Campore

La falesia di Campore è una piccola perla situata sotto l’abitato di Cerna nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, sui monti Lessini, chiodata per la prima volta negli anni ’90. Il suo calcare, grigio e giallo, si presta bene alla carsificazione, offrendo ai fortunati climber che hanno il piacere di frequentarla, un’arrampicata molto varia, che spazia dalla placca su tacche allo strapiombo su solide canne. La roccia è uno splendore, sempre solida e compatta, ruvida e mai usurata, ridona il piacere dell’arrampicata a chi, per necessità, frequenta spesso falesie troppo conosciute e frequentate. Una singolare particolarità di questa falesia è che al suo interno, proprio dietro le linee delle vie, si snoda una grotta della lunghezza di circa 20 metri, che taglia trasversalmente il lato destro della parete. Questa conformazione naturale, dal notevole fascino geologico, pullula di stalattiti e stalagmiti e qualcuna delle sue cavità può essere osservata anche attraverso gli innumerevoli anfratti che tappezzano la parete, lungo i quali sono state disegnate molte vie.

 

Qui fa caldo, parecchio. Ce ne accorgiamo appena arrivati, è esposta completamente a Sud (Ottima per l’inverno), senza troppi alberi che ombreggiano la base della parete, ed il sole di Aprile che batte, ci costringe immediatamente alle maniche corte. Un altra cosa che ci affascina fin da subito è la lunghezza delle vie, tutte intorno ai 25 metri, a parte qualche vecchia via poco battuta sulla destra. In tutto la falesia ospita 26 itinerari compresi tra il 5c ed il 7a+, ottima per chi sguazza sul 6° grado. Di seguito il dettaglio di alcune vie (da sinistra a destra):

Motopico 5c / 25m

S.N. 6c / 25m

Titti 6a / 25m

S.N. 6c / 25m

La Ruspia 6b / 25m

Ocibei 6a / 25m

Mister Day 6a / 25m

Trapanspit 6a+ / 25m

Trapanspit è una via davvero elegante, ci è piaciuta parecchio. Non c’è uno spit sopra l’altro sulla verticale, ma ondeggiano prima verso destra e poi tornano verso sinistra sopra il tettino a metà parete, seguendo la linea più logica che offre la roccia. La parte inferiore del tiro è abbastanza semplice ed il grado lo fa il tetto stesso. Qui, alla base, c’è un comodissimo resting per prepararsi mentalmente alla sequenza di passaggi successiva. Senza pensarci troppo ci si alza bene con i piedi leggermente in spaccata, per raggiungere, a destra, un rovescio da tenere quel poco giusto per accoppiare i piedi sulla paretina di destra, raggiungere la presa più in alto e rimontare. Da qui in poi si gioca un pò con l’equilibrio, movimenti brevi e accorti permettono una lenta, ma efficace, progressione su listelli verso la catena.

 

Sole nascente 6a+ / 25m

Sole nascente parte subito a destra di Trapanspit e sembra essere la sua fotocopia. Stessa geometria oscillatoria, stesso tipo di arrampicata, stesse asperità, stesso fascino ed eleganza. Qui la partenza è leggermente delicata, con una prima rinviata non troppo comoda. Prosegue tranquilla fin sotto al tetto dove, a differenza della linea precedente, non c’è resting e va affrontato di getto. Le prese sono decisamente meno marcate e si lavora molto a livello di dita, con svasi leggermente stondati. Anche qui la catena la si raggiunge al termine di un leggero tratto in placca, in bilico su minute tacchette.

Luisa 6a+ / 25m

Sboro bisso 6b / 25m

Domenica delle palme 5c / 25m

Prima via della giornata per scaldarsi. Linea che parte senza troppe pretese, placca compatta e molto piacevole, con crepe che ricordano tanto quelle di Arco e della zona del Garda. Dalla metà in su inizia leggermente a strapiombare e le prese sono sempre meno visibili e più ricercate. Negli ultimi metri la chiodatura è leggermente distante rispetto allo standard della falesia. Questo, aggiunto alla continuità offerta dalla metà superiore del tiro, suggerisce un grado leggermente superiore alla via. Sarà stato il clima troppo caldo, a cui non eravamo minimamente abituati, ma abbiamo trovato questo tiro particolarmente ostico, fisicamente e mentalmente.

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Partenza (un po erbosa) di Domenica delle palme (5c)

L’ora del vampiro 6c / 25m

Nomolock 6c+ / 25m

Lodvik 6c+ / 25m

Sottovuotospinto 6b+ / 25m

Questo tiro ci ha letteralmente stregati, molto bella la linea che attacca il tetto a tre quarti parete, nel suo punto più debole con uno stupendo, e abbastanza lungo, traverso obliquo (da sinistra verso destra), fino alla sommità della falesia. Partenza non banale, su calcare giallo tappezzato dalle aperture che danno sulla grotta interna. Una di queste, in particolare, rende l’idea della sua profondità e spettacolarità. L’eco delle goccie d’acqua che ricadono dalle satlattiti sulle stalagmiti, ed il rumore della fauna che si è adattata a vivere nell’oscurità, vengono amplificati da questa particolare cavità, ed il suono che giunge alle nostre orecchie, mentre arrampichiamo, è semplicemente magico. Dopo una decina di metri si giunge sotto il tetto, che dal sotto pare severo, ma che in realtà si lascia salire, a suo modo. Da qui parte l’infinito traverso esposto verso destra, con un simpatico rovescio iniziale da tenere basso con la mano destra. I piedi si alzano più che possono in spaccata, al limite della mia apertura gambale in realtà, e la mano sistra va alla ricerca di una tacchetta grande abbastanza da riuscire a tenerla quel tanto da portare la mano destra a livello, su un rovescio abbastanza nascosto, di non facile lettura.
Riportati i piedi in una posizione più consona, ci si sposta verso destra, su un mix di prese più o meno comode, più o meno friendly, più o meno scavate. Verso la fine del traverso, in uscita, gli avambracci iniziano a cedere, mancano pochi metri, ma la catena è sempre nascosta e non si vede fino a quando non si arriva, urge riposare. In realtà qualche punto di resting lungo il traverso c’è, ma non è sempre facile rimanere calmi e lucidi mentalmente, da generare la situazione giusta per scaricare la fatica.
L’uscita è quella tipica di tutte le linee della falesia, placconata intervallata di tanto in tanto da tacche scavate, accennate, bombate, sempre più o meno. Bella, niente da aggiungere, complimenti a chi la ha immaginata e realizzata.

 

Cernabil 6c / 25m

Culi e catene 7a+ / 25m

Vecchia volpe 6b / 25m

Heinz 5c / 25m

Andre 6a+ / 25m

Primo figlio 6a / 25m

Acinaticus 5b / 20m
5b… L’unico della falesia, nonché il grado più facile presente sulla guida alla base della parete. Già guardandolo dal basso si capisce che qualcosa non va, la parte iniziale infatti presenta, dopo alcuni metri, un tetto da oltrepassare. Si sale tranquillamente fino al di sotto di esso , ma poi tra vegetazione, terriccio e prese appena accennate, ci si accorge che lo sforzo per oltrepassarlo non è poi cosi banale. Tenere la tacca soprastante e sbracciare per rimontarlo richiede forza e decisione. Poi l’ arrampicata inizia a farsi più divertente su roccia molto più compatta, con buoni piedi e buone mani. Purtroppo il tiro non è molto pulito al momento, presenta qualche rovo ed alcuna vegetazione sparsa qua e la. Per il passaggio iniziale fisico e l’arrampicata comunque sempre sostenuta per tutta la sua lunghezza, circa 20 metri, questa via merita sicuramente un grado leggermente più alto.

Descanta bauchi 5c / 20m

S.N. 5c / 20m

Miriam 5c / 20m