Si prospetta una domenica poco soleggiata ma piuttosto calda. Alla ricerca di qualcosa di lungo ed allenante in vista della stagione estiva, poi non così lontana, addocchiamo una linea alle Placche Zebrata parete che, nonostante le innumerevoli vie salite in valle, non abbiamo ancora toccato. Ci dirigiamo all’attacco di “Luna 85”, classica della parete.
Il primo tiro sale il brevissimo muretto, oltre la scritta di inizio via, sfruttando l’orecchia di sinistra e raggiungendo, oltre il primo fix, un trittico di comodi buchi. Con passo deciso ed in equilibrio si entra nei buchi con i piedi ritrovandosi faccia a faccia con placconata priva di evidenti prese ed appoggi. Il primo passo in traverso verso destra per raggiungere il fix successivo è particolarmente delicato ed è necessario fidarsi bene dei piedi in allungo. Oltre questo la linea prosegue ancora in traverso per qualche metro ma questa volta gli appoggi per i piedi sono netti ed evidenti e la progressione procede rapida. Ignorando la prima linea di fix che corre verticale si raggiunge la seconda che si segue attraverso arrampicata in aderenza sino alla sosta posizionata nel canalino soprastante. Il tipo di arrampicata in aderenza e le protezioni particolarmente distanziate saranno una costante per tutto l’itinerario: valutare bene prima di proseguire perchè anche i gradi facili non sono per nulla regalati! 30m, 6a.

La seconda lunghezza prosegue lungo lo spigolo sinistro del canale di sosta dirigendosi verso il limite visibile della parete che si aggira cambiando versante di salita. I primi metri, complice l’inclinazione della parete favorevole, si svolgono tranquilli ma una volta aggirato lo spigolo iniziano le difficoltà. Qui si torna a salire lungo placca inizialmente fessurata la quale diviene più minuta fino a scomparire mano a mano che si prosegue. Il tratto centrale si vince attraverso arrampicata d’equilibrio mentre verso il termine la parete torna ad appoggiarsi. Si sosta una volta raggiunto un terrazzino al di sotto di una fascia alberata. 35m, 5c.

Il terzo tiro continua tra gli arbusti oltre la sosta in direzione di evidente cordame penzolante da tettino poco più in alto. La qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che durante la salita qualcosa rimanga in mano o scivoli sotto i piedi. Il tetto rappresenta il passo chiave del tiro. Gli appoggi per i piedi sono stranamente ed immotivatamente straunti, strano perchè per il resto della via l’usura non si rileva affatto. Le mani sono comunque buone ed attraverso passo fisico ed atletico si vincono le difficoltà. Inizia ora una placchetta d’aderenza che si segue fino alla sosta su cengetta. 35m, 5c.

La quarta lunghezza prosegue la salita inizialmente lungo il muretto compatto a destra della sosta, che si vince senza particolari difficoltà vista la conformità a gradoni della parete. Prima di entrare in un evidente canalino si traversa di netto verso sinistra passando al di sotto di un arbusto e raggiungendo così la base di un minuto strapiombetto. Le prese qui sono molto generose e quest’ultimo si supera agevolmente con un po’ di atleticismo. La placca successiva è molto breve e compatta e porta, in poco tempo, alla sosta posta subito a sinistra di un grosso albero. 30m, 5b.

Il quinto tiro inizia spostandosi di poco a sinistra della sosta per affrontare una bella placchetta fessurata. Dopo i primi metri in aderenza si raggiunge uno spigoletto che offre prese ed appoggi leggermente migliori. La linea piega ora nuovamente verso destra e nuovamente lungo placca delicata e di aderenza che vince una poco pronunciata pancia e conduce ad alberello cordonato dove si può attrezzare una sosta intermedia oppure, scelta preferibile, continuare lungo le placconate successive. I primi metri di queste ultime ospitano buone e fonde fessure e si sale tendenzialmente verso sinistra sino ad una coppia sequenziale di spit. Un passo delicato verso destra cambia direzione alla linea di salita che continua ora in obliquo verso oriente sino alla sosta attraverso arrampicata tecnica su placca d’equilibrio. 40m, 5c.

Molto bella ed impegnativa è la sesta lunghezza che vince una compattissima placconata di continuità. Dalla sosta si sale in direzione della linea di fix, molto distanziati tra loro, attraverso arrampicata sempre delicata e in aderenza. Le prese per le mani sono pressochè assenti il chè costringe ad un saggio ed attento utilizzo dei piedi che trovano poco sollievo visto che i punti per scaricarli sono rari. Terminata la parte più verticale la parete si appoggia leggermente continuando lungo una serie di pancette un po’ più semplici ma dove l’aderenza la fa ancora da padrona. Raggiunta una piccola cengetta si sosta. 30m, 6a.

La linea del settimo tiro non è immediatamente visibile visto che il primo fix è bello nascosto da ciuffi d’erba e quelli successivi sono lontani dalla vista. Si sale comunque diritti per diritti oltre la sosta superando una sezione caratterizzata da roccette un po’ da verificare. Qui è nascosto il primo fix mentre la linea prosegue leggermente verso sinistra ora lungo compatte placconate. Si punta ad un canalino al di sotto di un evidente arbusto che si vince senza particolari difficoltà fino alla pancia che lo chiude superiormente. Questa è un po’ ostica: prese per le mani assenti costringono ad alzare bene i piedi rimanendo in equilibrio prima della ribaltata che permette di rimontare le difficoltà. Da qui, spostandosi di netto verso sinistra, si raggiunge la sosta. 35m, 5c.

L’ottava lunghezza è senza ombra di dubbio la più impegnativa di tutto l’itinerario sia a livello tecnico che sul piano psicologico. Si tratta di una lunghissima placconata sulla falsa riga di quella del sesto tiro ma dove l’aderenza è ancora più spietata. Qui le mani risultano inutili per gran parte della progressione ed è quindi necessario padroneggiare bene i piedi che si muovono sempre in aderenza lungo appoggi all’apparenza inesistenti. Fortunatamente il grip della roccia è ottimo. La progressione è però inesorabilmente lenta ed ogni passo è attentamente ponderato. Le protezioni, anche qui molto distanziate, vanno sempre guadagnate visto che non c’è un vero e proprio passo chiave ma che ogni singolo movimento risulta essere molto tecnico ed impegnativo. Raggiunto lo spigolo della parete si sosta sotto uno strapiombetto. Tiro molto bello ma assolutamente da non sottovalutare. Nonostante il grado sulla carta sia “umano” l’impegno per salirlo è notevole e non c’è possibilità di azzerare. 35m, 6a.

Il nono tiro è abbastanza breve e supera una severa placchetta in aderenza con chiodatura però molto ravvicinata il che rende possibile azzerare qualora non si riesca a passare in libera. Nella realtà le difficoltà tecniche non sono poi così diverse rispetto ai tiri precedenti ed una così ampia differenza di grado non è giustificata. Ad ogni modo si inizia concludendo lo spigoletto oltre la sosta superando il minuto strapiombetto e ritrovandosi così alla base della placca. Questa si supera elegantemente attraverso passo in aderenza. Sembra quasi impossibile realizzare come appoggi così piccoli permettano una progressione tutto sommato solida ed agevole con le mani che risultano, per la maggior parte del tempo, del tutto inutili se non per rinviare. Oltre la placca è presente un terrazzino dove si sosta. 20m, 6c.

La decima lunghezza riparte verso destra seguendo un lungo traverso che aggira per interezza la severa placconata soprastante dove passa una recente linea di fix scintillanti. Il traverso non presenta difficoltà eccessive ma le protezioni distanti e l’arrampicata principalmente in aderenza costringono comunque a prestare attenzione e a muoversi con cautela. Terminato il traverso si risale un canale composto da roccette rotte ed intervallato da qualche ciuffo d’erba dove le difficoltà terminano. La roccia qui non è il massimo ma il tratto è breve e si raggiunge rapidamente la sosta prima della placca successiva. 35m, 5c.

L’undicesimo tiro è abbastanza breve e torna a salire lungo placconata solida e priva di appigli. I primi passi non destano troppa preoccupazione ma presto la parete si verticalizza e le difficoltà aumentano. L’arrampicata è la stessa dei tiri precedenti così come lo stile di chiodatura: movimenti lenti e delicati in aderenza si alternano tra protezioni distanti. La linea sale tendenzialmente in verticale anche se non tutti i fix sono immediatamente visibili per via della vegetazione a parete. Raggiunta una piccola cengia si sosta comodamente. 20m, 6a.

La dodicesima lunghezza parte con un traverso verso sinistra un po’ in obliquo e supera una serie di placchette appoggiate e tendenzialmente sporche che rendono la progressione più difficoltosa di quanto non lo sia realmente. Al termine del traverso si riguadagna la verticalità proseguendo in direzione di un piccolo tettino che chiude la placca. Qui inizia una sezione caratterizzata da rocce rotte e particolarmente instabili che si seguono in obliquo verso destra fino ad una sosta aerea. 30m, 5b.

Il tredicesimo ed ultimo tiro è lungo e permette di guadagnare la cima della fascia rocciosa e quindi il sentiero di rientro. Dalla sosta ci si sposta verso destra in direzione di un diedrino che si supera facilmente. Segue un’ultima placchetta che si vince con il solito passo in aderenza. Da qui in poi la linea segue dapprima un diedro costellato da generose prese ed in seguito una serie di semplici risalti rocciosi. Proseguendo ora senza difficoltà si percorrono gli ultimi metri che separano dalla larga cengia di sosta dove inizia anche la traccia per il rientro. 45m, 5a.

Via da non sottovalutare. Nonostante i gradi sulla carta siano contenuti, la chiodatura distanziata e la tipologia di arrampicata richiedono assoluta padronanza del grado e dello stile in placca pura. Nel complesso è una linea che offre bellissimi passaggi in aderenza dove fidarsi bene dei piedi è spesso l’unica alternativa. L’impegno e l’ingaggio sono elevati e la soddisfazione, una volta in cima, è tanta, così come la fatica, la stanchezza ed il dolore ai piedi!

