Sindrome da Makita

Prima via dell’anno, giusto per rimettere le mani sulla roccia dopo gli stop più o meno forzati per pranzi, cene e visite ai cari durante le festività natalizie. Nonostante sia il 2 gennaio oggi in valle sembra una giornata di inizio primavera, altro che inverno! Poco male, riesumiamo l’attrezzatura e ci dirigiamo verso San Paolo. La via di oggi? Sindrome da Makita.

Il primo tiro è un’aggiunta postuma alla realizzazione della via che non la avvalora di molto ma che evita una gita tra la boscaglia per raggiungere l’attacco originale. Inoltre è un buon riscaldo per le difficoltà che arriveranno nei tiri successivi. Si inizia risalendo un diedro fessurato con arrampicata prevalentemente tecnica sfruttando entrambe le pareti con i piedi e la fessura con le mani. Terminato il breve diedro si affronta lo strapiombo soprastante passando sulla parete di sinistra attraverso passaggio non proprio semplice. Ci si allunga quindi in verticale per raggiungere le comode fessure oltre il tetto che consentono di superarlo ora più agevolmente. L’ultimo tratto consiste in un breve traverso d’equilbrio su placca che conduce direttamente all’albero di sosta. Nonostante la guida a nostra disposizione valuti questo tiro come 5c, a nostro parere la difficoltà più consona si aggira attorno al 6a/6a+. 20m, 5c?

Simone all’inizio della via, 5c.

Oltrepassando la zona boschiva oltre la sosta si raggiunge l’attacco originale della via. Prestare attenzione a non seguire l’evidente traccia sulla destra che porta ad altre vie. Salire piuttosto diritti per diritti, leggermente verso sinistra, fino a raggiungere la base della parete successiva. Noi purtroppo ci siamo lasciati ingannare dall’ampio corridoio e abbiamo salito erroneamente il primo tiro della via “I 3 moschettieri” (nel complesso 6c+, RS4), che descriviamo qui di seguito.

Dopo aver salito il breve muretto a sinistra della sosta, una bella placca di puro equilibrio costringe ad un passo non banale per raggiungere le comode fessure successive. Queste mutano in breve in un tetto che si supera con passo atletico sfruttando una scomoda pinzata per la mano destra ed alzando bene i piedi fino a raggiungere le prese più comode poste più in alto. Inizia ora una placconata che obliqua verso destra e termina in corrispondenza di una cengia appena accennata dove una coppia di strapiombetti indica l’inizio del tratto chiave della lunghezza. Oltre ad essere particolarmente difficile questo tratto è anche piuttosto pericoloso per via della lontananza delle protezione e della loro posizione, soprattutto la prima, dove eventuali cadute non si possono sicuramente considerare “dolci”. Le scomode prese rovesce consentono di superare, con molto sforzo ed impegno, entrambi i tettini e raggiungere così fessure più “umane”. Si traversa ora verso sinistra superando un cordoncino azzurro ed arrivando in prossimità di un alberello su cui penzola un cordone nero. Qui l’attrito delle corde si fa importante e raggiungere la sosta poco più in alto a destra richiede parecchio sforzo nonostante le difficoltà siano oramai terminate. 35m, 6b+, RS4.

Martina a metà della difficile lunghezza della via “I 3 moschettieri”, 6b+.

Dalla sosta rientriamo verso sinistra ritornando sulla via corretta in prossimità di S2.

Il terzo tiro della via “Sindrome da Makita” inizia superando il pilastrino di sinistra oltre il quale si traversa brevemente, sempre verso sinistra, fino a raggiungere un masso staccato. Questo consente di alzarsi bene per raggiungere il bidito rovescio sulla sinistra che diventa comodo solo dopo essersi alzati ulteriormente sfruttando le prese per i piedi della parete di destra. Il passo non è in ogni caso facile e rappresenta il crux della lunghezza. Superate le prime difficoltà si prosegue lungo una sezione caratterizzata da conglomerati rocciosi che escono dalla parete, particolarmente estetici e comodi da pinzare. Inizia quindi una lunga fessura verticale, leggermente strapiombante, che si segue fino a raggiungere la sosta. L’arrampicata è molto fisica e sostenuta ed è quindi importante sfruttare al meglio i punti di riposo che ogni tanto consentono di riposare e tirare il fiato. Verso il termine la fessura scema in roccette rotte dove è necessario prestare particolare attenzione durante la progressione. Tiro molto bello e di soddisfazione. 35m, 6c.

Simone in partenza sul terzo tiro, 6c.

La quarta lunghezza si fa spazio in una zona di roccia poco solida dove è bene verificare tutti i punti d’appoggio. L’arrampicata è tutt’altro che entusiasmante. Si sale lungo l’evidente corridoio ripulito senza particolari difficoltà fino al terrazzino di sosta, poco più a destra del caratteristico traverso in placca della via “Selene”. L’ultimo passo, per raggiungere il terrazzo, è particolarmente brutto visto che tutti i massi disponibili, che permetterebbero di rimontarlo, sono mobili. Lo strato terroso di cui è composta la terrazza, inoltre, non aiuta. 25m, 5a.

Martina sulla poco entusiasmante quarta lunghezza, 5a.

Il quinto tiro prosegue verso destra raggiungendo gli strapiombetti gialli che si intravedono dalla sosta. Repulsivi all’apparenza sono in realtà percorsi orizzontalmente da una coppia di fonde lame rosse che corrono parallelamente una all’altra. Superate queste verticalmente si torna brevemente verso destra in direzione dell’evidente albero senza però raggiungerlo. In corrispondenza di uno spigolo si torna infatti a salire rimanendo di poco alla sua destra e raggiungendo, con passo atletico su buone prese, una terza lama che sale in obliquo verso destra fino ad adagiarsi orizzontalmente in corrispondenza di un diedro-canale. Si segue la lama fino a raggiungere quest’ultimo che si lascia sulla destra proseguendo lungo la fessura che lo accompagna verticalmente per tutta la sua lunghezza. Qui l’arrampicata è più sostenuta, con prese più minute, e sfrutta da un lato la parete di sinistra e dall’altro il bordo esterno del canale. Verso il termine della fessura si abbandona completamente il canale di destra uscendone sulla sinistra con passo d’equilibrio. La cengia pendente soprastante conduce direttamente alla sosta attrezzata su 3 fix. Tiro bello e vario, attenzione all’attrito delle corde. 35m, 6b.

Sugli strapiombi della quinta lunghezza, 6b.

La sesta lunghezza è molto breve e permette di raggiungere il muretto finale. Senza particolari difficoltà si traversa verso destra sulla cengia di sosta fino ad aggirare lo spigolo della parete. Qui si intravede la sosta su di un terrazzino terroso raggiungibile aiutandosi con gli arbusti presenti per superare i rovi che lo perimetrano. 10m, II.

Il breve traverso del sesto tiro, II.

L’ultimo tiro, anche questo poco interessante, giunge in sommità della parete attraversando gli ultimi balzi rocciosi che condividono lo spazio con numerosi e fastidiosi arbusti. Anche la roccia, dal suo canto, è qualitativamente povera ed è formata principalmente da massi incastonati uno con l’altro, con del terriccio come labile legante. Non lasciarsi ingannare dalla linea di spit che sale a destra ma affrontare direttamente il muretto subito a destra della sosta fino a raggiungere la placca appoggiata soprastante che si rimonta con non poche difficoltà. Da qui si segue il simil-canale che si avventura tra gli arbusti fino alle rocce rotte che, con percorso un po’ da ricercare, conducono senza difficoltà rilevanti all’uscita della via. 45m, 5b.

L’uscita della via, 5b.

Via che non ci ha soddisfatto a pieno, alterna tiri solidi e meritevoli a sezioni più discontinue ed instabili. Belli sicuramente il 3° ed il 5° tiro che offrono arrampicata sostenuta con passaggi interessanti. Da dimenticare invece sia il 4° che il 6° che si svolgono su roccia scadente. Avendo sbagliato la seconda lunghezza non possiamo dire nulla in merito se non augurarci che nessun altro faccia il nostro stesso errore: sicuramente il 2° tiro corretto avrebbe avvalorato di più la salita.

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