Via Maica con Variante dei Ciclamini

Interessante salita sul pilastro Est del Vajo Stretto, che sale poco a destra rispetto alla grande ed evidente frana gialla. La roccia non è sempre ottimale, in molti tratti è necessario prestare attenzione, ma nel complesso è buona. L’arrampicata invece è prevalentemente in placca molto lavorata, solo il secondo tiro sale un camino esposto dove sono concentrate le maggiori difficoltà dell’itinerario.

Il primo tiro, il più brutto senza ombra di dubbio, sale nel largo canale detritico che obliqua leggermente verso destra. Qui la roccia non è solida ma, vista la facilità del tratto, l’arrampicata prosegue abbastanza rapidamente. Piano piano il canale si restringe e continua più verticale. Attenzione a non farsi ingannare dalle corde e i chiodi visibili sulla placca di sinistra che fanno parte della “Via dell’Amico”. Una volta giunti dove il canale termina la via prosegue sulla placchetta di sinistra che, con arrampicata non semplice (soprattutto l’ultimo passaggio), conduce alla sosta posta su di un masso incastrato (ed abbastanza instabile e precario). 35m, V.

Simone prima del passaggio duro per raggiungere la sosta, V.

La seconda lunghezza vince il tratto soprastante passando attraverso un camino strapiombante lungo il quale sono presenti molteplici chiodi. L’arrampicata, fisica, costringe ad utilizzare saggiamente entrambe le pareti del camino con notevoli giochi di incastri e di equilibri, soprattutto nella prima parte. Più in alto il camino tende a chiudersi ed è quindi necessario uscire verso destra sulla bella placchetta che porta alle cenge sommitali e quindi ad una sosta su chiodi e mughetti. Tiro molto sostenuto sebbene le difficoltà siano limitate. Azzerare solo in caso di necessità in quanto i chiodi a parete non danno molta impressione di stabilità. 20m, V+.

In partenza al secondo tiro, V+.

Il terzo tiro prosegue a sinistra della sosta su placca molto bella e compatta. Non puntare verso l’evidente sosta, con anello di calata, posizionata sulla sinistra, ma piuttosto procedere diritti stando vicini alla fessura di destra. In breve si raggiunge un’ulteriore sosta che si può tranquillamente ignorare ed oltrepassare continuando sulla placca soprastante e seguendo l’evidente linea dettata dalle clessidre a parete. La roccia qui è molto lavorata a fessure ed incavi ed è un piacere arrampicarci. Dove la placca termina inizia un muretto verticale ben fessurato che in breve porta ad una zona più terrosa costituita da una serie di cenge che, percorse in obliquo verso sinistra, conducono dopo 7-8 metri alla sosta formata da due spit collegati con cordoni. 50m, V+.

La quarta lunghezza inizia con un bel traverso verso sinistra, in leggera discesa, con passi delicati per i piedi ma con buoni appigli per le mani. Alla fine del traverso un bel rovescio per la mano destra invita a tornare a salire verticalmente. A discapito del primo maniglione, rimontare il muretto non è semplicissimo. Tornati su parete più appoggiata si torna ad obliquare verso destra lungo una sequenza di roccia frastagliata che, a dire la verità, non suona benissimo al tatto e porta in breve verso un piccolo diedro che va rimontato. Sopra di esso è presente una sosta intermedia che è possibile ignorare e proseguire sulla sinistra lungo la linea di cordame fino a raggiungere 2 soste limitrofe dove ci si ferma. 35m, V-.

Terminato il breve traverso del quarto tiro, V-.

Il quinto tiro prosegue lungo il canalino che si forma oltre la sosta più a destra, su buona roccia e su difficoltà contenute. Proseguendo si lascia il canale sulla destra per salire un muretto compatto posto a sinistra di un piccolo tettino. La linea delle clessidre è comunque evidente lungo l’intera lunghezza. Superato il muretto si torna ad obliquare verso destra fino all’evidente sosta arricchita con il libro di via. 30m, IV+.

Simone dopo la sosta intermedia tra L5 e L6.

Ignorando il fondo e sconnesso canale di destra, la sesta lunghezza prosegue lungo le rocce rotte sulla sinistra che a loro volta formano un canalino più solido. Senza emozioni particolari si sbuca in territori che poco si prestano all’arrampicata su roccia: una serie di terrazzamenti porta in breve ad una grande cengia sommitale dove è presente un grosso masso su cui è allestita la sosta. Attenzione a non smuovere troppo i sassi mentre si recupera il compagno. 25m, III+.

Simone sull’ultimo tiro, III+.

Già qui è possibile slegarsi e procedere in conserva. Oltre il masso di sosta è presente un muretto roccioso, poco solido, che, una volta superato ed usciti sulla destra, conduce ad un sentiero di cresta che si segue fino ad un cordone bianco su cui è possibile attrezzare l’ultima sosta nel caso si voglia continuare in maggiore sicurezza. 50m, II.

Le facili ma friabili roccette oltre la sosta, II.

Oltre quest’ultima sosta inizia un canalino in discesa che porta ad un buco oltre il quale è presente la calata. Terminata la calata si aggira il pinnacolo verso sinistra, con progressione a tratti esposta, sempre seguendo i bolli rossi a parete. Anche qui è consigliato rimanere legati sfruttando anche i cordoni a parete come protezione rapida. Si arriva dunque al di sopra del Vajo Stretto che si raggiunge con un ultima breve calata.

Dopo un primo tiro piuttosto brutto la via migliora decisamente e regala belle soddisfazioni in più tratti. La seconda lunghezza fisica è un’eccezione alle belle e tecniche placconate che caratterizzano i tiri successivi. Unico neo è la roccia che, non sempre solida, costringe a valutare bene se prendere o meno alcune prese e spezzare così la spensieratezza di una tranquilla salita.

Spigolo Noaro con Attacco Diretto

Via classica che risale il pilastro est del Vajo Stretto lungo l’evidente spigolo. Vista la popolarità dell’itinerario attacchiamo molto presto, da essere verso le 7 a parete così da evitare la coda e salire in tranquillità, godendo anche dei 3 tiri aggiuntivi del, più recente, Attacco Diretto. A dire la verità lo Spigolo Noaro in sé non ci ha regalato grandissime emozioni e senza Attacco Diretto rimane una via più storica che di soddisfazione.

Il primo tiro dell’Attacco Diretto risale un bel muretto di solida roccia, seguendo dapprima una fessura a sinistra ed in seguito una bella placca appoggiata che termina al culmine del muretto. Si entra quindi in una zona caratterizzata da una serie di erbosi terrazzini, intervallati ogni tanto da qualche tratto roccioso. Si segue una logica linea che obliqua verso destra fino alla base di una parete dove è presente la sosta. Tiro discontinuo ma molto bello almeno nella prima parte. 40m, V-.

Simone sul primo tiro, V-.

La seconda lunghezza, seppur breve, è sicuramente la più bella ed esposta di tutta la via. Dalla sosta si traversa brevemente verso destra cambiando versante di salita e ritrovandosi alla base di una bellissima placca lavorata, subito sopra al tetto sottostante. La roccia è decisamente compatta, intervallata da numerose fessure orizzontali che rendono l’arrampicata divertente ed entusiasmante. La placca viene affrontata diritti per diritti per alcuni metri fino a che torna protagonista lo spigolo di sinistra. Giusto per una manciata di metri però perchè in breve si giunge al terrazzino sommitale dove è presente un mughetto alla cui destra, nascosta dietro l’angolo roccioso, è presente la sosta. 20m, IV+.

Martina sulla bella placca della seconda lunghezza, IV+.

Il terzo tiro termina l’Attacco Diretto e ci porta alla larga cengia dove si trova l’attacco originale dello Spigolo Noaro. Per la verità quest’ultima lunghezza è tutt’altro che entusiasmante. Dopo aver superato un breve e facile muretto ci si ritrova in cresta dove è visibile, sulla parete in lontananza, il libro di vetta. Puntando ques’ultimo si cammina una ventina di metri fino al suo raggiungimento. Oltre il libro, la sosta. 30m, IV.

Il primo tiro dello Spigolo Noaro inizia spostandosi leggermente verso destra rispetto alla sosta per poi portarsi sul filo dello spigolo. Seguendo la cresta, sulla sinistra, si trovano svariati mughi. Su uno di essi è presente una clessidra nera. La linea prosegue tenendo i mughi sulla sinistra sino a giungere in prossimità della sosta, anch’essa su mugo. 30m, II+.

Martina sulla crestina del primo tiro dello Spigolo Noaro, II+.

La seconda lunghezza prosegue sullo spigolo che parte opposto rispetto alla sosta. Qui numerose guglie consentono di proteggersi senza troppe difficoltà. Si sale costeggiando sulla destra i mughetti presenti fino ad arrivare ad una cengietta dopo poco meno di 30 metri. Qui una traccia invita a seguirla verso destra dove però non passa la via. Si risale invece il muretto roccioso e si prosegue, in seguito, in cresta acuminata per ulteriori 20 metri fino ad intravedere e raggiungere due grossi golfari di sosta. Tiro poco intuitivo e poco interessante. 50m, II+.

Il primo tratto in cresta del secondo tiro, II+.

Dai golfari di sosta ci si sposta leggermente verso sinistra per aggirare la parete. Senza percorso obbligato si prosegue sul filo di cresta stando attenti a non rimanere troppo a destra. Piuttosto costeggiare i mughetti, sui quali è possibile proteggersi, e proseguire sui terrazzini fino a ritrovare la verticalità sancita da un cordone bianco, poco visibile dal sotto. Da qui è possibile intravedere il golfaro di sosta, sulla destra, facilmente raggiungibile in breve tempo. 30m, III+.

In arrivo alla sosta del terzo tiro, III+.

La quarta lunghezza torna a salire più verticale rispetto ai tiri precedenti. L’arrampicata si svolge su bei pilastri e belle placche di roccia assai compatta. Solo nell’ultimo tratto c’è da prestare attenzione alla roccia giallastra. Dalla sosta traversiamo verso destra ed entriamo nel camino uscendone immediatamente sulla parete di destra che si seguiamo fino a dove il camino termina. Tornando di poco verso sinistra si oltrepassa un chiodo e si prosegue ancora verso destra su placca fino ad un altro chiodo. Ora si obliqua verso sinistra in direzione di una nicchia dove è presente il golfaro di sosta. 30m, IV.

Martina sul quarto tiro, IV.

L’ultimo tiro prosegue verticale oltre la sosta su placca appoggiata, che si verticalizza di passo in passo, fino a scontrarsi contro il tetto soprastante. Senza troppe difficoltà si raggiunge quest’ultimo e lo si affronta nel suo punto più debole. Qui è presente il passo chiave della via, in leggero strapiombo ma su buone prese e con roccia discreta. Il singolo non è duro e ci proietta al di sopra del tetto ai piedi di un canaletto erboso che obliqua leggermente verso sinistra. Si segue quest’ultimo fino al raggiungimento di un grosso masso dove sono presenti 2 golfari per la sosta. Tiro tutto sommato carino ma non entusismante. 30m, V-.

Simone prima del passo chiave dell’ultima lunghezza, V-.

Dall’ultima sosta si aggira la parete verso destra e si risale, dapprima nel canale ed in seguito in cresta, per un centinaio di metri, seguendo i bolli rossi, fino a raggiungere un foro al di là del quale è presente la prima breve calata. Si consiglia di rimanere legati in conserva per questo tratto nonostante non ci sia ulteriore roccia da scalare. Terminata la calata si aggira il pinnacolo verso sinistra, con progressione a tratti esposta, sempre seguendo i bolli rossi a parete. Anche qui è consigliato rimanere legati sfruttando anche i cordoni a parete come protezione rapida. Si arriva dunque al di sopra del Vajo Stretto che si raggiunge con un ultima breve calata.

Ad essere sinceri ci aspettavamo di più da una classica così rinomata. Anche se qualche tiro è godibile, la maggior parte della progressione rimane piuttosto anonima. Carini invece i primi 2 tiri dell’Attacco Diretto.

Cavalcata delle Torri del Tricorno

Le Torri del Tricorno sono un gruppo di sommità distinte ed appuntite che sorge ad est dell’Emmele. La concatenazione di tutte le torri dà vita ad una bellissima cavalcata in un ambiente abbastanza isolato. Nonostante l’itinerario presenti tratti di arrampicata discontinua e numerosi sali e scendi, nel complesso risulta una via decisamente da non perdere capace di regalare belle emozioni. Alcuni tiri centrali sono poi particolarmente meritevoli di essere saliti! Per via della lunghezza non è una salita da sottovalutare e richiede il suo tempo nell’essere percorsa. In caso di emergenza è possibile rientrare in vari punti nel ripido vajo del tricorno anche se, in caso di pioggia, può risultare pericoloso.

Il primo tiro risale la facile placchetta rimanendo centrali alla parete. Dopo pochi metri si entra in un piccolo canale che obliqua verso destra. Qui è presente il passo più complesso della lunghezza che consiste nell’aggirare la parte superiore della parete sempre verso destra. Il tratto è breve e ben appigliato. Usciti dalla rampetta rimane solo da rimontare lo zoccoletto dove è presente la sosta. 25m, V-.

Simone sul primo tiro, V-.

La seconda lunghezza giunge in cima alla prima torre per poi discendere sul versante opposto fino alla forcella erbosa che separa le pareti. I primi metri salgono una bella e facile placchetta che in poco tempo si trasforma in una serie di terrazzini con numerose guglie, sparse quà e là, sulle quali proteggersi. Raggiunta la cima si prosegue in discesa nel canale di sinistra fino a raggiungere l’attacco della torre seguente dove è presente la comoda sosta. 20m, III.

Simone sul secondo tiro, III.

Il terzo segmento è più di collegamento che altro. Si sviluppa lungo tratti rocciosi, dove l’erba però la fa da padrona, seguendo la linea che permette di arrampicare rimanendo sulla roccia migliore. Con arrampicata poco entusiasmante si procede verticalmente per circa 5 metri e si supera quindi il muretto seguente aggirandolo brevemente verso destra. Terminato il tratto roccioso si prosegue risalendo il prato del canale di destra puntando alla prossima fascia rocciosa dove è presente una clessidra. Sulla cengia in cima a quest’ultimo muretto è presente il cordone di sosta. 30m, IV.

Il tratto poco entusiasmante del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza sale tra il masso sopra la sosta e lo spigolo della parete di sinistra, lungo la bella placca posta subito alla destra di un’evidente fessura. Si risale la placca fino al suo termine e si prosegue lungo lo spigolo di sinistra fino alla vetta della seconda torre che si raggiunge senza troppe difficoltà senza percorso obbligato. Si sosta e ci si prepara alla calata sul versante opposto rispetto a quello di salita. Come riferimento per la discesa indirizzare le corde verso la ripida zona prativa sottostante, cercando di rimanere più alti possibile in prossimità di una paretina dove prosegue la via. 35m, IV.

La quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro prosegue su roccia compatta ma intervallata da tratti erbosi. Si aggira la paretina rimanendo sulla destra, seguendo la crestina rocciosa finchè è possibile. Una volta aggirata si prosegue verticalmente su roccia buona e compatta. Qui è presente il passo più ostico del tiro: una serie di tacche permettono di alzarsi bene e raggiungere le comode prese sommitali. Un alberello sancisce il termine delle difficoltà. Si prosegue su prato dapprima in direzione di un’altro alberello ed in seguito verso destra, fino a raggiungere un’altra paretina dietro la quale è presente un fix sul quale è possibile sostare. 45m, V+.

Simone al termine del quinto tiro, V+.

La sesta lunghezza è forse quella con roccia meno bella di tutta la via. I primi metri proseguono su cengie erbose per giungere alla parete principale. Una volta raggiunta si sale in prossimità dello spigolo destro di quest’ultima obliquando verso sinistra in direzione dei mughetti. Proprio sul mughetto è presente la sosta. Anche se le difficoltà sono limitate, prestare particolarmente attenzione alla qualità della roccia e alle prese “mobili” che si trovano lungo il percorso. 25m, IV+.

Martina in arrivo alla sosta del sesto tiro, IV+.

Il settimo tiro traversa verso destra sotto lo strapiombino fino ad incontrare un canalino ben appigliato che si segue fino al raggiungimento di un’altra cengietta dove è presente il mughetto su cui è attrezzata la sosta. Tiro nel complesso facile, divertente e su buona roccia. 25m, IV+.

L’inizio della settima lunghezza, IV+.

L’ottava lunghezza presenta una roccia veramente super! Lavorata in maniera tale che è un autentico piacere arrampicarci, rende facili anche i passaggi più difficili. Il tiro infatti, tra un passaggio verso sinistra, uno verso destra e dopo aver superato un piccolo strapiombetto, vola e in un attimo ci si trova sul culmine della terza torre dove si sosta. Anche la linea di salita è evidente il che, unito alla roccia stratosferica, rende questo tratto uno dei più belli di tutta la salita. 30m, V-.

Il prossimo tratto è molto breve e ci porta alla forcella che separa la terza e la quarta torre. Il nono tiro discende quindi disarrampicando verso sinistra su facili roccette seguendo la linea dettata da una serie di saltini ben appigliati. In breve si giunge alla base della torre e si attrezza la sosta su uno dei mughi presenti. 15m, III.

In discesa dalla terza torre, III.

La decima lunghezza prosegue, dopo aver superato un primo facile muretto, lungo lo spigolo di sinistra per alcuni metri. In corrispondenza di un ampio terrazzino si traversa verso destra fino alla base di una fessura dove è incastonato un evidente cordone. Si risale atleticamente la prima parte della fessura per uscire in seguito sulla stupenda placca di destra che si segue per tutta la sua, breve, lunghezza fino in cima alla quarta torre. La sosta si trova su cordone incastonato attorno ad un grosso masso. Tiro veramente bello e di soddisfazione, soprattutto la fessura e la placchetta finale. 25m, V.

Martina sul bel tratto della decima lunghezza, V.

L’undicesimo tiro ritorna a scendere nella selletta che divide la quarta e la quinta torre. Si inizia scendendo sul versante sinistro e poi leggermente verso destra fino a raggiungere uno stretto canale (occhio a zaini o persone ingombranti) che in poco tempo riconduce a terra. Si attrezza la sosta sul primo mugo disponibile. 25m, II+.

Simone incastrato nel canale di discesa, II+.

Sulla parete opposta salgono diverse linee. La continuazione della cavalcata sale subito di fronte al canale da dove si è discesi, lungo l’evidente fessura per la prima parte e lungo la bella placconata, alla destra di quest’ultima, per la seconda metà. Proprio la fessura presenta le difficoltà maggiori, sia del dodicesimo tiro che dell’intero itinerario. Prima di raggiungerla, tuttavia, è necessario affrontare una brutta e scivolosa cengietta erbosa al termine della quale è presente una specie di sosta che è tranquillamente possibile ignorare. Si affronta quindi atleticamente la fessura con passo in uscita in placca non proprio banale. Continuando sulla placca di destra si rimane comunque vicini alla fessura seguendo la linea delle clessidre, all’inizio un po’ nascoste. La placca è molto bella e non è da sottovalutare: le difficoltà sono infatti costanti lungo tutta la lunghezza. Giunti sulla cengia, sotto ad un evidente mugo, si sosta. Il tiro è senza ombra di dubbio il più bello di tutta la salita. 40m, VI-.

Il dodicesimo tiro visto da entrambe le soste, VI-.

Il tredicesimo tiro conclude la parete principale della quinta torre raggiungendo il mughetto soprastante. Da qui una breve progressione in cresta conduce alla sosta ottimamente attrezzata posta sul culmine del torrione. 25m, III.

Discendere dalla torre è particolarmente semplice: una serie di passaggi di II grado, lungo evidente percorso, portano in breve a terra. Si risale ora, per pochi metri, il canalino che ci si trova di fronte per poi oltrepassare ed aggirare il masso verso destra in direzione della parete dove è presente l’evidente cordone di sosta. Si conclude così la quattordicesima lunghezza. 25m, II.

La discesa dalla torre, II.

Il quindicesimo tiro risale il muretto subito a destra della sosta. La roccia, anche in questo tratto, è ottima e le numerose prese lavorate rendono l’ascesa davvero piacevole. Dopo aver leggermente obliquato verso destra dalla sosta precedente, si prosegue verticalmente in direzione di un mughetto che si supera passandolo a destra e raggiungendo così una piccola cengia esposta. La sosta si trova circa 3 metri sulla destra, in prossimità di una fessura. 25m, III.

Simone alle prese con il quindicesimo tiro, III.

La sedicesima lunghezza inizia rimontando il sassone subito sopra la sosta con passo decisamente atletico. Ignorare la serie di cordoni che si sviluppa sullo spigolo e sulla placca di destra in quanto appartengono alla “Via della Cortesia”. Salire invece sulla placca a sinistra dello spigolo, poco attrezzata ma comunque proteggibile. L’arrampicata, d’equilibrio, porta direttamente sulla vetta della sesta torre. Qui è possibile usufruire della sosta bassa presente in loco, oppure attrezzarne una su di uno spuntone. 25m, V.

Il diciasettesimo tiro ridiscende, con passaggi di III, verso la forcella che divide la sesta e la settima torre. Lungo il tragitto è possibile proteggersi tramite cordoni sugli spuntoni presenti (soprattutto per mettere in sicurezza il secondo di cordata) e usufruendo di una clessidra a metà parete. La sosta si trova su un mughetto ai piedi della parete opposta. Eventualmente è possibile calarsi in doppia usufruendo delle maglie rapide presenti in sosta. 15m, III.

La diciottesima lunghezza prosegue sulla parete opposta lungo lo spigolo di sinistra. Attenzione a non salire la placca di destra dove passa la “Via della Cortesia”. Al termine dello spigolo è presente una cengia che, percorsa nella sua interezza verso destra, porta proprio sopra alla sosta posizionata all’inizio di un profondo canale che divide le 2 pareti. Per raggiungerla è quindi necessario disarrampicare un paio di metri. Le difficoltà lungo il tiro non sono elevate e l’arrampicata prosegue tranquilla. Alla sosta è anche presente il libro di via. 25m, III+.

Sulla cresta della diciottesima lunghezza, III+.

Il diciannovesimo tiro discende nello stretto canale fino ad un masso incastonato. La discesca (IV) non è affatto semplice e la profondità del canale ne aumenta sicuramente la difficoltà percepita. Un passo falso, infatti, porterebbe il povero avventuriero malcapitato quasi in fondo alla stretta fessura dove, con ogni probabilità, rimarrebbe incastrato tra le 2 pareti. Giunti sul sasso si prosegue camminando alla base del canale fino ad un’altro masso incastrato. Qui l’umidità è veramente importante, tanto che le pareti risultano fradice. Lavorando in opposizione si sale, con non poche difficoltà, sopra il masso e lo si oltrepassa, verso destra, aggirando la parete. Appena si gira l’angolo è presente la sosta attrezzata con anello di calata. 20m, IV.

Il primo e l’ultimo tratto del canale, IV.

Dalla sosta è possibile proseguire lungo il ventesimo tiro che porta brevemente in cima alla settima, ed ultima, torre del tricorno (Punta Tricorno). Per raggiungerla è sufficiente superare un breve muretto in mezzo al quale è presente un’evidente cordone bianco. Una volta ammirato il panorama (nebbia permettendo) è possibile tornare sui propri passi fino alla sosta precedente. 10m, III.

Da qui parte la ventunesima lunghezza che discende (verso sinistra con fronte alla parete) una serie di terrazzini, prima di raggiungere un grosso masso con bollo rosso, visibile anche dalla sosta stessa. Superare il masso rimanendo a valle di esso e continuare fino al raggiungimento di un altro sasso con scritte rosse dove è possibile attrezzare l’ultima sosta. 40m, II.

La discesa dall’ultima torre, II.

Che dire, senza ombra di dubbio una bella via, lunga e di soddisfazione, impegnativa non tanto per le difficoltà quanto per la lunghezza. Nel complesso una bella cavalcata, una delle più lunghe delle Piccole Dolomiti, composta da 21 tiri, tra salite e discese, più un paio di calate, su roccia sempre buona, a tratti ottima. Qualche lunghezza è un pò discontinua ma non mancano tiri meritevoli come il dodicesimo. Sicuramente una linea consigliata!

Via Dagmy

Dopo essere usciti dallo “Spigolo Faccio” verso ora di pranzo ci rifocilliamo per bene: rimane ancora un pomeriggio da sfruttare. Visto che l’uscita della via precedente ci proietta giusto a pochi passi di distanza dalla sella che discende verso il versante Ovest del Primo Apostolo decidiamo di proseguire verso la vetta attraverso la via “Dagmy”. Via breve e con gradi abbordabili, VI+ massimo ed in caso azzerabile. Oltretutto, da quanto riportato, tutta la linea è ben attrezzata e per scendere ci si cala in doppia da dove si sale. Quindi tutto il materiale superfluo (dadi, cordoni, friends, chiodi, scarpe, vestiario, … ) si può tranquillamente lasciare nello zaino in una nicchia alla base della parete. Si sale così più scarichi, top! Noi per sicurezza qualche protezione rapida ce la siamo portata ma non c’è assolutamente bisogno di integrare.

Il primo tiro risale il muretto fronte al nome della via, a sinistra del mugo, per poi obliquare verso destra alcuni metri. Qui i risalti rocciosi sono di facile interpretazione ed esecuzione e si giunge presto ad una placchetta che porta in corrispondenza di un ulteriore mughetto dove è presente il tratto più ostico, sebbene non difficile, del tiro. Un bel traverso verso destra, un pò delicato per via della vegetazione presente sulla cengietta soprastante, porta alla sosta. 15m, V.

Simone sul primo tiro della via, V.

La seconda lunghezza è molto breve: dalla sosta precedente si risale il muretto di destra prestando attenzione alla qualità della roccia non sempre ottima. Una volta raggiunto lo spigoletto si obliqua leggermente verso destra seguendo l’evidente linea delle protezioni a parete. Si prosegue su placchetta superando un ulteriore spigoletto e giungendo infine su di un terrazzino dove è presente la comoda sosta. 10m, IV.

Martina sulla seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello che presenta le difficoltà maggiori. Si parte in placca, leggermente verso sinistra e senza grandi difficoltà, fino ad arrivare alla base di uno strapiombo. Qui il passo chiave: una serie di tacchette invitano ad un’atletica progressione sul tettino che termina con una buona presa al suo culmine. Il tratto di per sè è breve, un piccolo boulderino, e le numerose protezioni presenti consentono, nell’eventualità, di azzerare le difficoltà. Il tiro prosegue verso sinistra, ignorando una prima sosta intermedia facoltativa, su placca appoggiata fino a raggiungere, dopo una ventina di metri, un’altra sosta attrezzata con cordoni ed anelli di calata. 30m, VI+ o VI/A0.

Martina superato il tratto chiave della via.

La quarta lunghezza risale ancora verticalmente verso il leggero tratto in strapiombo che si supera senza troppi problemi con le buone prese poste sulla sinistra. Il V+ proposto ci pare abbastanza esagerato a dire la verità, mezzo grado in meno è sicuramente più consono. Superato il muretto si inizia a traversare verso destra fino a giungere sotto il terrazzino dove è posta la sosta che si raggiunge con un unltimo passettino atletico. Attenzione in quest’ultimo tratto solo a qualche roccetta instabile. 15m, V/V+.

Simone all’inizio della quarta lunghezza, V/V+.

L’ultimo tiro non offre emozioni nuove. Si limita a salire le ultime roccette che ci separano dalla vetta su difficoltà modeste. Si sale leggermente a destra rispetto alla verticale, aggirando verso destra i mughi sommitali e rimontando un pilastrino ben appigliato. Sopra di esso c’è la sosta, oltre un piccolo saltino che divide il pilastro dalla parete principale. 20m, IV+.

Il rientro avviene dalla stessa via: con 3 calate si torna a terra. Prestare la massima attenzione nel caso ci siano altre cordate lungo la linea perchè è veramente facile smuovere sassi, anche di notevoli dimensioni, durante la calata.

La linea nel complesso è chiara e sempre ben protetta nei passaggi più difficili. La roccia è tendenzialmente buona, solo nella parte superiore è necessario prestare attenzione sia alle prese che ai numerosi detriti cosparsi sui vari terrazzini. Vista l’ubicazione e la lunghezza piuttosto limitata della via stessa non ci sentiamo di consigliarla come salita a se stante, nonostante presenti un paio di passaggi interessanti, ma piuttosto come concatenamento ad uno degli itinerari sul Baffelan oppure sulla parete est del Primo Apostolo.

Spigolo Faccio

Dopo una primavera passata nell’attesa che la neve si sciogliesse torniamo finalmente in ambiente, più precisamente sulle Piccole Dolomiti. A dire la verità abbiamo un conto in sospeso con il Primo Apostolo, imminente vicino del più famoso Baffelan. L’anno scorso, in una torrida giornata d’estate, abbiamo tentato la salita di “Spigolo Faccio”, dopo esserci calati dalla prima sosta della via “Cumbre” sul Terzo Apostolo, molto polverosa e sporca al nostro passaggio. Dopo aver fatto un po’ di casino anche sullo Spigolo, sbagliando completamente partenza, abbiamo deciso di lasciare stare, anche perchè, verso mezzogiorno, iniziava a fare veramente caldo.

Ma questa volta andrà diversamente! Giungiamo convinti sotto la parete: è ora di prenderci la nostra piccola rivincita.

Il primo tiro inizia risalendo una placca subito a destra del muro di contenimento, molto bella e lavorata a buchi, il che rende la progressione divertente e mai veramente impegnativa, nonostante il V- dichiarato. Superati i primi metri in placca la linea si sposta leggermente verso sinistra per entrare in un canale appena accennato. Si esce sulla destra di quest’ultimo e si inizia ad obliquare, sempre verso destra, in maniera abbastanza decisa fino a trovarsi sotto una nicchia gialla ben visibile dove è presente un chiodo. Si sale giusto un paio di metri, con facile arrampicata, fino a raggiungerla. La sosta è posta proprio sulla sinistra della nicchia. 35m, V-.

Simone sulla placchetta del primo tiro, V-.

Martina nello stesso punto.

La seconda lunghezza prosegue nella rampetta subito sopra la sosta. Qui le difficoltà sono molto limitate ed in poco tempo si sbuca sulla crestina dello spigolo. Si traversa quindi verso destra, su comoda cengia, fino a raggiungere un chiodo sulla placca. Si prosegue verticalmente rimanendo nella parte più compatta e meno frastagliata della parete. Se si è in dubbio sul dove andare, mantenere la sinistra in quanto sulla destra passa una variante. La placconata è semplice e divertente, a tratti veramente rilassante. Appena anche la placca si inizia a frastagliare e terrazzare proseguire ancora diritti buttando però l’occhio, di tanto in tanto, sulla sinistra alla ricerca della sosta non di facile individuazione. Quest’ultima, infatti, è posta su di una cengietta sul versante laterale. 40m, IV.

La rampetta della seconda lunghezza con uscita sullo spigolo, IV.

Il terzo tiro, dopo essere usciti a destra della nicchia di sosta, sale leggermente verso sinistra entrando in una specie di canalino fino a raggiungere un tratto vegetativo che viene aggirato sulla sinistra. Da qui ci si riporta a destra raggiungendo una comoda sosta situata su di un terrazzino. Nonostante le contenute difficoltà anche questo tiro risulta molto piacevole: l’arrampicata è prevalentemente a gradini e la roccia risulta buona su tutta la lunghezza. 45m, III+.

Martina impegnata sul finire del terzo tiro, III+.

La quarta è la lunghezza chiave della via. E’ vero, è un po’ unta, ma non dà assolutamente fastidio, anzi! Quella che segue è proprio una bella serie di movimenti su roccia veramente solida. Dalla sosta si discende circa 1 metro verso destra per arrivare alla base di un piccolo tetto con evidente presona sulla sua sommità. Con passo atletico lo si rimonta e si prosegue sulla placca soprastante, a volte strapiombante. Niente panico però, tutto il tiro è ben manigliato con buchi, tasche e clessidre. Veramente piacevole e di soddisfazione, peccato solo che è troppo corto. Terminato il muretto si esce sulla sinistra dove si sosta comodamente su larga cengia. 15m, V.

Martina subito dopo lo strapiombetto della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro, l’ultimo veramente verticale, prosegue al di sopra della sosta per qualche metro, per poi sterzare verso sinistra aggirando la parte superiore della parete in prossimità dell’evidente tetto. Stando attenti all’attrito con le corde ci si destreggia tra gli ultimi terrazzini: profeti della vicinanza della cresta. In breve si raggiunge la cima e si sosta a fianco dei mughetti su golfaro. Il tiro nel complesso è molto facile e non presenta difficoltà particolari. 40m, IV.

Una volta raggiunta la cresta la via è fondamentalmente terminata, rimangono solo tre piacevoli e facili crestine da affrontare prima di raggiungere la traccia tra i mughi che riporta al sentiero di arroccamento. Sebbene le difficoltà siano limitate, l’esposizione non è indifferente. Meglio non rischiare e rimanere legati. La prima cresta va salita e ridiscesa dalla parte opposta. Le due creste sccessive vengono invece superate rimanendo bassi e facendo una specie di slalom tra esse. Sul tragitto, non facilmente proteggibile altrimenti se non la discesa dalla prima cresta, è presente un solo chiodo. 25m, II.

L’inizio della crestina finale, II.

Linea decisamente bella e meritevole, su roccia sempre solida. Viste le difficoltà non elevate è molto ripetuta e spesso, purtroppo, c’è da fare la fila per salirla. E’ quindi indubbiamente meglio approcciarla nelle giornate infrasettimanali o con tempo incerto. Terminata la via ci si trova sul sentiero di arroccamento, la cima del Primo Apostolo è posta un centinaio di metri più in su e per completare l’ascesa è necessario salire una delle vie della parete ovest. Noi abbiamo optato per la via “Dagmy”, VI+, più sportiva e con difficoltà maggiori, in generale molto bella anch’essa.

Via Spit o Cipriani – Soglio Sandri/Menti

Il soglio Sandri-Menti è il torrione più a sinistra del Gruppo del Fumante ed ospita alcune vie brevi ma molto interessanti. Per raggiungerlo è necessario attraversare completamente il piazzale SUCAI caratterizzato da rimasugli di frane di scivolamento e pendenti sassare alquanto instabili. Per accederci consigliamo di rimanere un centinaio di metri più bassi della Guglia GEI e traversare il piazzale all’altezza degli ultimi mughi. Abbiamo provato ad attraversare più in alto ma lo abbiamo reputato troppo pericoloso.

Il primo tiro parte subito a destra di due evidenti golfari con lettera “C” disegnata a parete. Risale per un primo tratto l’evidente canalino con rocce precarie fino a raggiungere un ampio terrazzino. Qui è visibile il primo spit, abbastanza vecchio, poco più in alto. Stando sulla sinistra si rimontano le rocce incastrate fino ad arrivare sotto ad un’evidente lama. Il passaggio per superarla è molto fisico. Ci si trova quindi di fronte ad una placchetta solida dove sono visibili altri 3 spit. Al termine di quest’ultima è presente una cengia dove, pochi metri a sinistra, è presente la comoda sosta. 25m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza è la più interessante: con arrampicata continua ed entusiasmante, su roccia solidissima, si prosegue verticalmente sulla placca fronte alla sosta. Il tiro è davvero ben protetto (forse troppo) da un’infinita serie di vecchi spit e cordoni su clessidre ed è, in pochi punti, ulteriormente proteggibile. E’ quindi possibile azzerare a piacimento anche se farlo in libera è assolutamente appagante. La sosta si trova su un terrazzino leggermente più stretto del precedente. 25m, V+.

La placca compatta della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro sale a destra su roccette appoggiate, ed intervallate da alcune zone erbose, fino ad un cordone. Da qui è visibile il cordone successivo posto sulla sinistra. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verticalmente fino ad incontrare una sosta intermedia. Ignorarla e proseguire verticalmente fino a raggiungere un terrazzino. Un muretto facile porta in breve tempo alla sosta aerea. 25m, IV+.

Martina al termine del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza prosegue nel facile canale. A metà si incontra un cordone su chiodo. Terminato il canale si trova la sosta per la calata. La vetta, e la conclusione della via del tiro, è invece posta poco più in alto a destra. L’ultimo muretto da affrontare lo si passa atleticamente ed è ben protetto con uno spit nuovo. Qui sono presenti 2 golfari su cui attrezzare la sosta. 25m, IV.

Simone all’inizio del canale dell’ultima lunghezza, IV.

La discesa si svolge lungo la via. Dalla sosta sul masso sono sufficienti 2 calate da 45 metri per raggiungere la base della parete ma volendo è possibile rimanere più conservativi e sfruttare più soste. Sebbene corta la via è molto appagante su roccia sempre solida. Il panorama dalla vetta è discreto e spazia dalla Vallarsa, alle Valli del Pasubio fino alla piana di Campogrosso. Nelle giornate di bel tempo è possibile vedere anche la conca della Vallagarina dove sorge Rovereto.

Cavalcata Centrale dei Denti

La “Cavalcata centrale dei Denti” è il logico proseguimento della “Cavalcata bassa dei Denti”, e percorre in sequenza il “Dentone” ed il “Dentino” su roccia sempre molto buona, linea logica e difficoltà contenute. Come per la cavalcata bassa il libro di via, purtroppo, vede veramente poche ripetizioni, ma rimane un bell’itinerario, vario nell’arrampicata: dai traversi in placca, ai diedri verticali fino alle camminate in cresta.

Il primo tiro risale la placca compatta, che caratterizza la prima parte del “Dentone”, fronte alla sosta fino al suo termine. Da qui parte un caminetto verticale con difficoltà leggermente più sostenute e caratterizzato da roccia discreta e a tratti erbosa nella parte inferiore. La parte superiore invece è più solida, strapiombante ma più appigliata. Proseguendo ancora qualche metro in verticale, e superate una serie di cengiette, si giunge al culmine della torretta dove è presente la sosta su mugo e sasso. 35m, V-.

Simone dopo la placchetta del primo tiro, V-.

La seconda lunghezza riscende per 2 metri sul lato opposto. Qui è presente un cordone che consente di agevolare il difficile salto, azzerando il passaggio. Si rimonta ora il muretto di roccia fermandosi alla prima cengia. Si aggira ora la seconda parte della torretta verso destra, con passaggio non banale, oltrepassando un canalino. Giunti alla base di una paretina la si arrampica su roccia buona e con facili passaggi fino al comodo terrazzino dove è presente la sosta. 30m, A0, IV.

Sulla sosta della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello chiave della via. Le difficoltà sono comunque limitate ai primi 10 metri. Si inizia salendo la bellissima placca con passaggio non facile per i primi 2 metri. Da qui un traverso esposto, su discrete presine, porta, leggermente in discesa, verso una fessura verticale alla destra di un pilastrino staccato. La si segue con facili passaggi fino a ritrovarsi sul culmine del pilastrino stesso. Qui è presente il passaggio più ostico: sulla sinistra, nascosta, è presente una lametta verticale che permette di alzare i piedi. Con i piedi alti si rilancia la mano sinistra verso una presa più buona ed evidente che consente di alzarsi sul terrazzino. Tutto il passaggio è comunque azzerabile grazie ai numerosi vecchi chiodi presenti e ad un cordone allungato. Da qui si prosegue lungo il camino su facili rocce, rimontando sulla sinistra fino a giungere ad una comoda sosta. 30m, VI.

Simone al termine delle difficoltà del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale le roccette dopo la sosta passando in un camino leggermente detritico. Alla fine del canale spostarsi leggermente verso sinistra per poi giungere alla sosta su un masso, in prossimità di un mugo. Evitare di spostarsi troppo a destra nell’ultimo tratto. 30m, III.

Martina sulla quarta lunghezza, III.

Il quinto tiro continua lungo le creste successive. Molto bella è la prima di esse, lunga e piatta. Terminata la “camminata” si torna a salire brevemente per poi subito riscendere verso una sella dove è presente un mugo. Da qui si risale, su terreno erboso, l’ultima cresta fino alla sosta su altro mugo. 55m, III.

La cresta del quinto tiro, III.

Ci si cala dal “Dentone” sul versante opposto a quello di salita ritovandosi in mezzo ad un profondo canale. Attenzione a non calarsi troppo sulla sinistra, faccia a monte.

La sesta lunghezza sale verticalmente, su stupenda roccia, la partete grigia compatta del “Dentino”. Prima del culmine ci si sposta leggermente verso destra per scollinare e superare l’ultimo muretto verticale. Da qui una serie di terrazzini un pò erbosi porta comodamente alla sosta. 35m, V-.

Il settimo ed ultimo tiro si sviluppa lungo la cresta aggirando tre facili protuberanze sulla destra. Sull’ultimo corpo roccioso si trova il libro di via. Da qui si percorrono gli ultimi metri arrampicando in discesa con possibilità di proteggersi con cordoni grazie agli innumerevoli pinnacolini rocciosi presenti. 40m, II.

Martina in prossimità del libro di via, prima di iniziare la discesa, II.

Giunti alla base del “Dentino”, se avanza tempo, è possibile continuare con la “Cavalcata alta dei Denti” che sale il “Dente Rotto” sul lato opposto della forcella, oppure risalire il “Boale Dente Rotto” che, dopo pochi minuti su ripida traccia, porta al sentiero dell’Emmele da dove è possibile tornare a valle. Nel complesso la via è varia e divertente, su roccia sempre buona, consigliata.

Cavalcata Bassa dei Denti

La cavalcata integrale dei denti è un itinerario meritevole che, dal sentiero della Loffa, porta, con circa 21 tiri di corda e 5/6 calate, alla parte alta del sentiero dell’Emmele, in corrispondenza del Boale del Dente Rotto. La salita integrale può essere divisa logicamente in 3 parti, la cavalcata bassa, quella centrale e quella alta. La cavalcata bassa presenta roccia sempre solida e nel complesso è appagante. Peccato per le poche ripetizioni registrate sul libro di via, perchè questo itinerariomerita veramente, magari concatenato con una, o entrambe se avanza abbastanza tempo, le cavalcate successive. L’attacco è facilmente individuabile grazie alla scritta “denti” presente su un sasso lungo il sentiero della Loffa.

Il primo tiro sale il diedro posto sullo spigolo sinistro del “dente da latte”. Dalla base della parete è già possibile intuire quale sarà il prossimo passo: un breve traverso verso destra porta alla base di un ulteriore diedro leggermente più sostenuto del precedente (passo chiave) ma su buona roccia e ben protetto. Una serie di roccette rotta porta poi rapidamente alla sosta posta su di un terrazzino subito sotto ad una parete grigia verticale. 30m, V+.

I diedri del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue logicamente lungo il bellissimo e solidissimo dietro, leggermente fisico, che sale subito oltre la sosta. A difficoltà terminate, un’altra serie di rocce rotte, ma compatte, porta in breve in cima al dente dove si sosta comodamente. 25m, V.

Martina in uscita dalla seconda lunghezza, V.

Dalla sommità del “dente da latte” è possibile calarsi oppure come abbiamo fatto noi, viste le difficoltà contenute, arrampicare in discesa su facili roccette fino ad arrivare alla base del “dente grande”. Lungo la discesa è presente un cordone ed è sempre possibile proteggersi su guglie. 25m, II+.

Il terzo tiro sale dalla sosta con clessidra e cordone alla base del “dente grande” all’interno di un atletico camino fino a giungere alla base dello spigolo che va aggirato verso destra. L’arrampicata è molto divertente e tecnica in questo tratto ben protetto e facilmente integrabile. E’ possibile sostare su chiodo e clessidra subito dopo ad un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina superato il caminetto del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza parte rimontando il diedrino a sinistra della sosta. Da qui puntare nuovamete verso lo spigolo di destra dove è presente il passo chiave del tiro. Lo spigolo va rimontato mantenendosi a destra di esso dove è possibile lavorare bene con i piedi sulle tacchette presenti. Le prese per le mani sono comunque buone anche se non proprio scavate. Una volta terminate le difficoltà ci si riporta verso sinistra dove è chiaramente visibile la sosta. 25m, V-.

L’uscita della quarta lunghezza, V-.

Il quinto tiro prosegue verticalmente su roccia molto compatta e solida, superando un breve diedrino. Successivamente ci si sposta verso sinistra lungo un evidente spigolo esi risale puntando ad un ben visibile chiodo. Sopradiesso ci si trova sopra ad un sasso piatto da dove si risalgono delle facili roccette per raggiungere la sosta in cima al dente. 40m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Da qui ci si cala per 35 metri sul versante opposto. La calata risulta particolarmente scenica in quanto più di metà di essa si svolge nel vuoto.

La calata nel vuoto.

Il sesto tiro è probabilmente il meno entusiasmante di tutta la via. Si sale il camino verso destra ignorando sia il canale di sinistra (detritico ed instabile già ad occhio), sia la placca verticale. Si prosegue in direzione di un albero e lo si supera giungendo alla base di un breve muretto verticale con chiodo e cordone. Questo è il passo più bello della lunghezza. La sosta si trova in cima al “dente piccolo” su sassone staccato ed instabile (potrebbe essere utile portare del materiale per attrezzare una calata più seria). 40m, IV+.

Simone sul poco entusiasmante “dente piccolo”, IV+.

Data la precarietà della sosta è consigliato arrampicare in discesa, piuttosto che calarsi, per raggiungere la base del “dente cariato”. Le difficoltà non superano il III grado.

La settima ed ultima lunghezza della cavalcata bassa risale verticalmente la placchetta appoggiata fino a quando non torna più verticale. Qui si traversa leggermente verso destra e si aggira lo spigolo. Si prosegue verticalmente su roccia molto bella e con buone prese fino al culmine della torre. Qui si trova la sosta e il libro di via. 30m, V-.

Simone in cima al “dente cariato”, V-.

Ci si cala sul versante opposto dove un’evidente traccia porta all’inizio della cavalcata centrale. Da qui è possibile proseguire l’arrampicata oppure rientrare sul sentiero della Loffa attraverso il ripido boale.

Via Ultime Foglie d’Autunno – Torre dell’Emmele

“Ultime foglie d’autunno” è una via breve ma intensa che corre lungo la parete sud della torre dell’Emmele. Dopo un primo tiro non entusiasmante la via cambia volto e le roccette erbose lasciano spazio ad una stupenda placconata compatta che ci accompagna quasi per tutto il resto della via, dapprima su difficoltà abbastanza sostenute, ed in seguito più appoggiata e meno protetta ma con passi decisamente più semplici.

L’attacco della via è facilmente distinguibile dalla presenza di un cordone bianco. Pochi metri sopra il cordone si trova il primo, ed unico, chiodo della lunghezza. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verso sinistra dove si trova una clessidra con cordone. La linea è abbastanza logica e cerca di evitare il più possibile le parti erbose che caratterizzano la parte bassa della torre. Da qui si vede la successiva clessidra con cordone sulla destra. Si risale quindi verticalmente fino alla sosta posta più in su. Quest’ultimo tratto è una facile placca proteggibile con cordoni nelle numerose clessidre.

La seconda lunghezza prosegue verticalmente su placca stupenda. I primi metri seguono la falsa riga della conclusione del tiro precedente ma la musica cambia subito. Da qui, per i prossimi 30 metri, l’arrampicata sarà estremamente continua e leggermente esposta con pochissimi punti di rest. Si risale la placca seguendo l’evidente linea di chiodi e cordoni. Quasi al suo termine il passo chiave: subito sopra un tettino è presente una buona presa a lato del chiodo, che va tenuta con la sinistra. Porto la destra alla ricerca di una tacchetta orizzontale verso destra che e latengo per alzare i piedi. Con i piedi alti mi trovo faccia a faccia con la parete, con le mani basse all’altezza delle ginocchia. Qui, equilibrandomi quanto possibile, alzo la mano sinistra verso una non troppo comoda pinzata verticale. Rialzo infine i piedi porto la mano destra sulla crepa orizzontale posta sotto un ulteriore tettino. Anche uscire da quest’ultimo non è banale, visto anche l’attrito della corda a questo punto della lunghezza. Il passaggio è molto atletico. Giunti sopra il tettino si traversa verso destra fino alla sosta. 40m, VI+.

Martina prima del passaggio chiave del secondo tiro, VI+.

Il terzo tiro traversa legermente verso sinistra per poi tornare verticale. L’arrampicata si svolge sempre su buone prese, anche se la linea diventa meno logica mano a mano che si sale. Come riferimento proseguire verticale mantenendosi pochi metri a destra delle erbette fino a raggiungere la sosta. 45m, V-.

L’uscita del terzo tiro, con e senza nebbia, V-.

La quarta lunghezza obliqua verso destra in direzione dell’evidente colata nera. Qui un passo facile ma atletico permette di rimontare il terrazzino. Da qui seguire l’evidente rampa, leggermente detritica, traversando verso sinistra quasi al suo termine mantenendosi sotto la linea dei mughi. Si sosta su un grosso mugo posto prima di un canalone. 45m, V+.

Martina in uscita dal quarto tiro, V+.

L’ultimo tiro sale la parete al di là del canalone per una decina di metri su facile roccia fino ad un grosso masso su cui è posta la sosta. 10m, IV.

Da qui un evidente traccia, tra cengie erbose e mughi, porta in cima all’Emmele con ampio panorama sulle Valli del Pasubio, la pianura veneta ed il Pian delle Fugazze.

Gli ultimi metri prima della vetta

Approccio alla discesa

Dalla cima si scende sul versante opposto su evidente traccia di sentiero che, passando attraverso un canalino detritico, porta velocemente al sentiero principale da qui è possibile riscendere verso l’Ossario del Pasubio o proseguire verso Campogrosso.

Via Un posto al Sole – Crestone S/E dell’Emmele

Premessa: La via “Un posto al sole”, non sale alcuna cima particolare, ma segue il logico crestone che porta alla base della torre dell’Emmele sul versante sud/est. La via, di per sè corta, ed è usata soprattutto come concatenamento per il raggiungimento delle vie dell’Emmele stesso tra cui la “Via della Loffa”, “Ultime foglie d’autunno”, “Prime foglie d’autunno”, “Spigolo Daniele Scorzato”, e molte altre. Le prime tre lunghezze si sviluppano verticalmente su roccia molto buona e con arrampicata davvero piacevole. Il resto della via prosegue per cengette erbose intervallate da cornetti arrampicabili dove è possibile proseguire in conserva oppure continuare in alternata viste le numerose soste intermedie.

Il primo tiro inizia salendo la fessura a destra dove è subito visibile il primo chiodo. Successivamente si punta verso lo spigolo di sinistra e si traversa orizzontalmente fino a raggiungerlo, affrontando il passaggio chiave della lunghezza. Raggiunto lo spigolo lo si sale verso destra nella sua completezza con arrampicata più facile fino a raggiungere uno spiazzo, a destra, con grosso albero dove si sosta comodamente. La linea di tutto il tiro è molto logica e ben definita da numerosi chiodi e cordoni. 30m, V+.

Martina sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza sale la parete opposta all’albero di sosta seguendo la marcata fessurina che obliqua verso sinistra. I primi metri rimontano lo zoccolo verso destra fino all’attacco della fessura stessa. Circa alla metà del tiro si trova il passaggio chiave della via: la crepetta si interrompe lasciando spazio ad una placchetta da salire con passaggi d’equilibrio. Diverse guide e schizzi gradano questo passaggio come VI, ma a nostro parere è un pò esagerata come giudizio. La via prosegue fino a che si incontrano delle rocce gialle e rotte che si affrontano con arrampicata più agevole. Qui si traversa leggermente verso sinistra aggirando la parete che ci si trova di fronte fino ad incontrare la sosta. 30m, VI.

Simone sulla seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro risale la parete di fronte alla sosta fino al suo culmine seguendo un atletico diedro nei tratti finali. La prima parte della lunghezza non presenta grosse difficoltà e rimonta un terrazzino verso destra su cui sono presenti alcuni ciuffi d’erba. Pochi metri più in alto, dopo una placchetta leggermente appoggiata inizia il diedro. L’arrampicata è divertente e leggermente esposta, sempre su buone prese anche se alcune non sono troppo stabili. Al termine delle difficoltà, un traverso verso sinistra porta alla sosta posta sul culmine di un torrione. 30m, VI-.

Simone dopo l’atletico diedro del terzo tiro, VI-.

Da qui in poi mancano poco più di 200 metri di sviluppo per raggiungere l’uscita della via. Viste le numerose cengie erbose in cui l’arrampicata è inevitabilmente interrotta è consigliato affrontare questo tratto in conserva. Nonostante ciò tutto il tragitto è ben attrezzato con chiodi e clessidre in loco ed è facilmente integrabile. Non mancano neppure le soste che, per chi volesse procedere in maniera più sicura, definiscono logicamente gli ultimi tiri della via, di cui segue descrizione.

Il quarto tiro sale su facili roccette verso sinistra fino alla cima della cresta erbosa. Sulla vetta di quest’ultima è presente una sosta, ma è consigliabile sostare sul mugo sottostante (a destra) visto che in seguito sarà necessario riscendere per proseguire l’itinerario. 30m, II+.

La quinta lunghezza inizia oltre il mugo su roccia più verticale, per poi proseguire sulle solite roccette fino ad un altro mugo. 45m, IV-.

L’ultimo tiro riscende leggermente fino alla base di un pilastro e lo rimonta lungo logica linea. Da qui si prosegue in placca molto appoggiata fino alla sosta. E’ possibile evitare il pilastro infilandosi nella traccia tra i mughi di destra, giungendo brevemente sulla placchetta finale. 30m, V-.

L’uscita del terzo tiro con sullo sfondo l’Emmele e la cengia erbosa della quarta lunghezza.

Nonostante la via sia corta offre comunque tratti di arrampicata di soddisfazione, su difficoltà sempre contenute. I passaggi gradati come VI e VI- sono abbastanza generosi. La via esce in concomittanza dello spigolo da cui parte la “Via della Loffa”, mentre proseguendo, tramite traccia e bolli rossi, nel canale detritico di sinistra si giunge alle altre vie della parete sud/est. Nel caso di maltempo è sempre possibile ultimare qui la salita e rinunciare all’Emmele proseguendo fino al termine del canalone fino ad incrociare la traccia del Boale Dente Rotto che sale fino all’omonima forcella e proseguendo poi verso sinistra per Campogrosso o verso destra per l’Ossario del Pasubio.