La Cengia rossa

Dopo un lungo periodo di pausa dovuto al tempo non proprio clemente, finalmente venerdì sera ci siamo trovati per decidere l’itinerario della domenica. Tra i tanti nomi papabili è spiccato su tutti “La cengia rossa” sulla parete di San Paolo ai piedi del monte Colt, una via di 7 lunghezze tra il 5a e il 6a. La domenica il ritrovo è alle 13:15 pronti per il breve viaggio fino ad Arco che è durato 45 minuti, tranquillo e senza traffico eccessivo. Il sole ci ha accompagnati lungo tutto il tragitto di andata, stimolando le nostre aspettative di una bella giornata. Arrivati a destinazione parcheggiamo appena dopo del sentiero che sale zigzagando verso la falesia di San Paolo, e ci incamminiamo verso l’inizio della via. Purtroppo il sole ci sta già abbandonando in quanto la parete è completamente esposta ad ovest, ma non ci facciamo scoraggiare, caschetto, imbrago, moschettoni, fetucce e si parte.

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La via parte senza troppe pretese su gradini per 20 metri circa su roccia solida e aderente, per prendere un pò di confidenza con la via. La monotonia della scaletta viene interrotta a fine tiro da un pilastrino che esce prepotente dalla parete. La logica della via suggerisce il modo migliore per superarlo: rimontarlo centralmente per poi traversare verso destra per raggiungere l’anello di sosta. Per guadagnare quota al fine di raggiungere il comodo svaso posto in alto a destra del blocco, su un lato del pilastro, nascosta, c’è una buona lama per la mano sinistra. Qui il lavoro di spalla è esseziale, si alzano i piedi, si blocca e ci si allunga con la mano destra. Una volta giunti a prese più comode, un elegante traverso ci accompagna fino alla sosta. (4c, passo di 6a)

Il secondo tiro segue un bellissimo e logico diedro giallo per 20 metri, tutto ben scavato e appigliato. La progressione è facilitata dal fatto che la faccia sinistra è completamente a scalini, soprattutto nella parte superiore. La parte inferiore, invece, offre gradevoli oppsizioni tra i due lati del diedro. Un esposto traverso verso sinistra porta infine all’anello di sosta. (5b)

Il terzo tiro è il più impegnativo sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. E’ principalmente composto da 3 diverse difficoltà, la prima è il superamento di un tettino gradato 6a, lungo il quale le comode fessure incontrate fino a questo punto sulla salita, lasciano spazio a piccoli e minuti solchi da lavorare in aderenza. Su molte guide questo tratto è segnalato come A0, in quanto per non scervellarsi e consumare troppe energie, è possibile farsi scaletta con una fetuccia e rinviare sullo spit successivo. Dopo un pò di tentativi seguiamo il consiglio di azzerare il passaggio e di fronte a noi ci aspetta una bella placca che va traversata verso sinistra. Qui la roccia è leggermente consumata e unta per quanto riguarda gli appoggi per i piedi, per le mani, invece, ritornano a farsi vive profonde crepe nella roccia. Sebbene la difficoltà non sia eccessiva, il fattore psyco è altamente amplificato dal fatto che il prossimo spit è abbastanza distanziato per gli standard visti fino ad ora durante la salita. Superato questo tratto intermedio, si scollina su ampio terrazzo dopo un ultimo tratto di placca con grandi fessure. (6a/A0, 5c, 5b)

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Il quarto tiro è una semplice attraversata del manto erboso poco esposto di circa 10 metri.

Il quinto tiro parte col botto. Eliminata la “pressione” dovuta all’altezza siamo accolti da un bellissimo tratto boulderoso che in 7 metri ci invita al superamento, dapprima di una pronunciata pancia, ed in seguito di un piccolo tettino. Le difficoltà sono poche e gli svasi abbondano. Superato questo tratto ci si trova sopra un terrazzino, dal quale parte una bella placca appoggiata d superare in aderenza col corpo attaccato alla roccia per i primi metri, per poi ritrovare delle comode lamette in uscita di tiro. (5b)

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La sesta lunghezza parte con uno strano boulder in partenza poco logico. La naturale linea della salita ci porterebbe a destra, ma lo spit è distante a sinistra. Gli appigli sono comunque buoni su tutta la roccia. La via prosegue su facile scaletta rocciosa ben appigliata, fino a raggiungere il traverso che porta all’anello di sosta. (5a)

L’ultimo tiro è forse il più bello ed esposto. La grande cengia rossa ci sovrasta, ma per raggiungerla bisogna superiore un’ultima placca interrotta da grandi buconi. Si parte con un suggestivo traverso verso destra che rimonta un piccolo tetto sul vuoto. Qui la fatica si inizia a sentire, ed è veramente difficile cogliere la magnifica essenza della linea con tranquillità. La salita continua su svasi enormi fino all’uscita su roccia rossa. (5b)

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La vetta della via offre un magnifico panorama sulla valle del Sarca e sul castello di Arco.

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