Via degli Amici

Primo weekend di maggio all’insegna del bel tempo anche se domenica, nella serata, dovrebbe tornare a piovere per un bel po’. Decidiamo di sfruttare la mattinata per testare una delle nuove nate a San Paolo che, nonostante sia di recente realizzazione, è già bella trafficata. La linea in questione è la “Via degli Amici”, sportiva e plaisir.

Il primo tiro è breve ma interessante e si svolge lungo solida placconata generosamente fessurata. I passi iniziali sono di facile risoluzione grazie ai gradini basali che consentono di guadagnare i primi metri. La placchetta successiva obliqua verso sinistra seguendo le protezioni a parete che si dirigono in direzione di un minuto strapiombetto a forma di naso che si lascia sulla destra raggiungendo la placconata soprastante. Qui le difficoltà aumentano leggermente ma le fessure non mancano consentendo una progressione tranquilla e sicura anche quando i piedi spalmano su placca. Superato il muretto un largo terrazzino accoglie la sosta. 22m, VI-.

Simone sul primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza inizia con un traverso raso-cengia lungo la bella parete compatta a destra della sosta. Superate le prime protezioni la linea torna a svilupparsi verticalmente lungo interessante placconata, inizialmente d’aderenza, ed in seguito più appigliata con buone prese lavorate. La placconata è spezzata da un minuto terrazzino che non disturba però la continuità più di tanto. Il secondo tratto è interessante come il primo e continua lungo la sezione di roccia grigia e compatta soprastante. Le difficoltà contenute portano presto alla cengia comoda di sosta, poco più a destra della via “Gioia e Felicità”. 28m, VI.

Monica al termine della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro non offre emozioni particolari vista la zona boschiva lungo la quale si sviluppa. Seppur poche le roccette comunque ci sono e permettono di non sporcare troppo le scarpette di terriccio. Si inizia aggirando l’arbusto a destra della sosta per raggiungere le prime rocce rotte che conducono alla base di una placchetta minuta. Si rimane a destra di quest’ultima seguendo l’evidente corridoio che rimonta gli ultimi risalti di roccia e conduce alla sosta in comune con “Gioia e Felicità”. Attenzione lungo il tiro ai massi instabili. 32m, IV-.

Il corridoio del terzo tiro, IV-.

La quarta lughezza inizia similmente alla seconda con un bel traverso a pochi metri dalla cengia di sosta. La linea di fix indica la linea da seguire che si verticalizza presto lungo placca solida e compatta. Le difficoltà qui aumentano un po’ ma rimangono sempre molto contenute scemando mano a mano che si prosegue. La parete infatti si appoggia sensibilmente e la roccia diviene anche più lavorata. Al termine della parete si giunge ad una serie di risalti fino a proseguire lungo marcata traccia fino alla sosta. Ricordarsi di allungare bene le protezioni per evitare attriti eccessivi verso il termine. 42m, V.

L’inizio della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro è, nel complesso, poco interessante e segue un canale appoggiato e detritico fino alla sosta successiva. Le sezioni arrampicatorie sono rare e si è spesso con le scarpette sulla terra. Dalla sosta si traversa un paio di metri verso destra per raggiungere l’entrata di un canale e si prosegue lungo quest’ultimo attraverso un susseguirsi di roccette rotte e di terrazzini. Si oltrepassa quindi un arbusto che blocca il passaggio e si continua lungo gli ultimi metri del tiro composti da placchette appoggiate. In breve si giunge al terrazzino di sosta. 25m, III.

La linea del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza è breve e semplice ma torna a calcare la calcarea roccia arcernse. Il tiro è composto da una bella sezione su muretto verticale che in poco collide con minuto tettino estremamente ben appigliato e molto piacevole da rimontare. Si segue quindi, oltre il tetto, una parvenza i diedro composto da conglomerato grigio e giallo di buona qualità, solido sino agli ultimi metri. I terrazzamenti in uscita ospitano infatti un po’ di rocce mobili ed è quindi consigliato uscire verso sinistra quando possibile. Si giunge infine ad un terrazzino ove si sosta comodamente. 20m, V-.

Monica impegnata sulla sesta lunghezza, V-.

Molto bello è il settimo ed ultimo tiro che supera un tettino atletico prima di terminare lungo solida placconata lavorata. Il tetto è subito oltre la sosta e lo si affronta sfruttando le buone prese di cui è composto. L’arrampicata è atletica e di soddisfazione e conduce in poco tempo alla placca successiva dopo aver effettuato un breve traverso verso destra. Qui un’evidente fessura obliqua direziona la salita. Dopo i primi passi un po’ in aderenza la parete inizia a regalare fondi solchi dove potersi rilassare e godere il paesaggio. Si raggiunge quindi il termine della parete dove si sosta a piacimento su arbusto. 30m, VI-.

Simone sul tettino dell’ultimo tiro, VI-.

Via abbastanza discontinua ma tutto sommato piacevole, alla costante ricerca di quelle sezioni di parete sgombre da vegetazione. Belli soprattutto i primi due tiri e l’ultimo che si svolgono lungo solide placconate con roccia sana. Le difficoltà sono contenute e la chiodatura è amichevole.

Spiderman

Primi giorni del 2025 particolarmente freddi, partenza da casa a -7°C nella speranza che verso Arco la temperatura sia più clemente. Partiamo con calma per arrivare con il sole che bacia la parete ma come sempre lo anticipiamo di qualche minuto. Poco male, ci scalderemo lungo il primo tiro. La via odierna è alla parete di San Paolo: Spiderman.

Il primo tiro parte subito forte ospitando i passaggi più delicati dell’intera salita. Salirlo a freddo, con la temperatura ancora sotto zero e senza sole, è una gioia. Si parte con bei movimenti su muretto verticale e caratterizzato da alveatura rocciosa e chiuso all’interno di minute fessurine laterali. La chiave è non spostarsi troppo dalla verticale sfruttando i buchetti nella roccia per mantenere l’equilibrio. Raggiunto un cordoncino si traversa qualche metro a destra in direzione di un fix dove la linea torna a salire verticale fintanto che uno strapiombo non la chiude. Inizia ora un traverso in obliquo verso sinistra molto sostenuto e delicato per via delle prese mai comode e degli appoggi per i piedi spesso scivolosi per l’obbligatorietà dei passaggi. L’arrampicata in ogni caso qui non è mai fisica ma è necessario destreggiarsi molto bene con l’equilibrio per uscirne in libera. Al termine del traverso un breve diedrino conduce ad altrettanto breve paretina fessurata oltre la quale si sosta un po’ scomodamente. 30m, 6c+ o 6b e A0.

Enrico al termine del primo tiro, 6c+ o 6b e Ao.

La seconda lunghezza riparte vincendo facilmente il muretto oltre la sosta che termina la parete sottostante e proietta su breve cengia. Si sale quindi il muro successivo seguendo l’evidente linea di fix a parete, inizialmente distanziata ma integrabile grazie alla fessura sulla verticale di salita. Si giunge al di sotto di uno strapiombetto che si supera atleticamente sfruttando le prese poste un po’ in alto e comunque scomode. Passo un po’ da ricercare. Superate le difficoltà si obliqua verso sinistra, su terreno ora più facile, e, attraverso arrampicata di movimento su prese mai marcate, si giunge al muretto finale dove compaiono fonde fessure che consentono di raggiungere agevolmente la sosta. 30m, 6a+.

Enrico sul passo chiave della seconda lunghezza, 6a+.

Il terzo tiro inizia con un facile traverso verso destra fino al raggiungimento della prima linea di fix che corre verticale. Il traverso si svolge con i piedi che si muovono lungo terrazzino roccioso a gocce e mani che equilibrano la progressione a parete. Il muretto successivo è breve ma molto esplosivo e caratterizzato da movimenti obbligati su prese mai entusiasmanti e spesso rese più accoglienti artificialmente. Solo una lama verso la fine del muro consente di riposare un po’ prima della ribaltata finale che conduce al terrazzino soprastante e quindi alla sosta da attrezzare. 20m, 6b+.

Il severo muretto del terzo tiro, 6b+.

La quarta lunghezza riparte affrontando un breve traverso verso sinistra che conduce, attraverso cengia erbosa, alla paretina successiva. La linea di fix è evidente ma il primo passo per rimontare lo zoccoletto basale è tutt’altro che banale e un po’ da ricercare. La linea prosegue ora in verticale affrontando una serie di risalti rocciosi che costringono a muoversi ripetutamente un po’ a sinistra e un po’ a destra rispetto alla linea delle protezioni. All’altezza di un arbusto lo si evita traversando verso sinistra e rimontando sulla cengia subito accanto dove si prosegue all’interno di un facile diedrino che in breve porta alla sosta poco prima del suo termine. 30m, 6a+.

L’inizio della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro prosegue lungo il diedro precedente terminandolo ed uscendo su breve terrazzino. L’uscita è un po’ fisica ma le prese ci sono tutte e sono comode. Le pareti laterali, inoltre, permettono di scaricare bene il peso sui piedi in spaccata. Giunti al terrazzino si rimonta una corta placchetta appoggiata rimanendo il più possibile sulla sinistra dove ci si riesce ad alzare meglio prima dello squat che consente di vincerla. Si prosegue ora leggermente a sinistra lungo fessurina di difficoltà conenute che conduce ad una cengia caratterizzata da roccette staccate e mobili. Attenzione! Rimontata quest’ultima la linea procede in direzione del boschetto poco più in alto dove si entra seguendo la traccia di sinistra che conduce al cordone di sosta. 25m, 5b.

Il diedro iniziale del quinto tiro, 5b.

La sesta lunghezza vince il muro verticale oltre la sosta intervallato da 2 evidenti e pronunciati strapiombetti. Si inizia rimontando una breve placchetta, con primo fix difficile da raggiungere se si è bassi, che conduce al primo strapiombetto. Questo si supera senza particolari difficoltà rimanendo all’interno del diedro sottostante fino a giungere alle marcate prese che consentono di rimontare sulla sinistra. Si è ora alla base dello strapiombo principale che ospita i singoli più duri del tiro. Le prese sono marcate ed evidenti ma è necessaria un po’ di forza e nervo per passare da un appiglio all’altro con la gravità che fa il suo lavoro in maniera eccelsa. Superate atleticamente le difficoltà la linea piega verso sinistra ora su terreno più facile ma comunque da non sottovalutare. Le belle gocce che compongono questo tratto roccioso conducono alla sosta poco prima di un evidente diedro sulla destra. 30m, 6b+.

Enrico impegnato sulla sesta lunghezza, 6b+.

Il settimo tiro rimonta inizialmente il bel diedrino oltre la sosta, un po’ fisico ma ben appigliato. Al termine di questo sono presenti 2 fix per un’eventuale sosta prima del traverso, che però sconsigliamo. Raggiunta la cengetta oltre il diedro si inizia una lunga traversata verso destra su roccia poco sana e, a volte, lungo tratti terrosi. I fix distanziati non rendono la linea visibile ma tendenzialmente si traversa per circa 35 metri. Le protezioni che si incontrano è sempre bene allungarle. Verso il termine del traverso si torna a toccare roccia decente caratterizzata da gocce giallastre e che conduce verso l’evidente parete strapiombate dove corre l’ultimo tiro. Si sosta subito sotto in prossimità del libro di via. 50m, 5a.

I primi metri del settimo tiro, 5a.

L’ottava ed ultima lunghezza è molto faticosa e vince il muro giallo strapiombate che si sviluppa oltre la sosta, poco più a destra. Il tiro è continuo e difficilmente si riesce a trovare un punto comodo dove riposare. I primi metri ospitano comunque buone prese anche se i passaggi sono un po’ lunghi ed obbligati. Le difficoltà aumentano sensibilmente in prossimità di un diedrino dove le maniglie sono più rare ed i passaggi un po’ da ricercare. Il tratto è azzerabile non senza qualche difficoltà. Superata la parte centrale ritornano ad essere presenti buone prese ed appoggi anche se l’inclinazione della parete, complice la stanchezza, continua a farsi sentire prepotentemente. Attraverso una serie di roccette rotte che compongono il diedrino finale, si raggiunge infine la cengia sommitale dove si sosta comodamente. 28m, 6c.

Enrico impegnato sull’ultimo tiro, 6c.

Via carina anche se leggermente forzata. Sembra che la linea cerchi di proposito sezioni di difficoltà marcata. Ad ogni modo offre passaggi e tiri interessanti attraverso una chiodatura prevalentemente sportiva. Purtroppo, soprattutto lungo i passi chiave ed obbligati, le prese e gli appoggi risultano leggermente consumati il che rende i movimenti alquanto aleatori e difficili da superare al primo tentativo.

Katl

Ultima via dell’anno da incastonare tra i pranzi natalizi ed il cenone di capodanno. Si preannuncia una giornata calda e nonostante avessimo puntato ad una linea sulla “Placconata” abbiamo pensato che il grip oggi non sarebbe stato dei migliori. Ripieghiamo poco più a destra, all’estrema sinistra della parete di San Paolo, per salire la via “Katl”: gradi UUIA ma assolutamente sportiva.

Il primo tiro sale lungo i piccoli strapiombetti verticali rispetto al nome della via. I primi metri si svolgono però lungo muretto fessurato che antecede la fascia rocciosa principale. Superato questo tratto l’arrampicata diviene via via più atletica ma sempre piacevole visto che i grandi blocchi che compongono la parete ospitano belle e fonde fessure. Raggiunto il tettino più pronunciato lo si affronta leggermente sulla destra dove è più facile alzare i piedi per arrivare alle alte prese che consentono di balzare sul terrazzo soprastante. Si prosegue quindi, ora senza difficoltà, su muretto appoggiato ed in seguito su larga cengia che, attraverso evidente corridoio tra gli alberi, conduce alla sosta da attrezzare. 28m, VI-.

Simone lungo gli strapiombetti del primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza segue la falsa riga di quella precedente: muretto iniziale seguito da blocchi leggermente strapiombanti. I primi metri si svolgono lungo bella placchetta compatta che si vince senza particolari difficoltà e che porta alla base degli strapiombetti. Come per il tiro precedente anche questi sono ben manigliati e salirli richiede solo un po’ di forza visto che le prese e gli appoggi ci sono tutti. Si giunge quindi ai piedi di una bella placchetta che si sviluppa verso sinistra e che conduce al muretto terminale prima di arrivare alla comoda terrazza di sosta. 30m, VI.

Enrico lungo gli strapiombetti della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro è uno dei più belli dell’itinerario e si snoda lungo belle e solide placche attraverso arrampicata di movimento. Si inizia affrontando il canalino di destra rimanendone però all’esterno sia con mani che con piedi. Si preferisce ora la parete di destra dove la linea inizia ad obliquare raggiungendo le placconate principali. Un passo difficile da interpretare nell’immediato permette di raggiungere delle solide prese in alto sulla sinistra che permettono di rimontare un piccolo terrazzino. Con breve traverso verso destra si raggiunge un secondo terrazzino prima di tornare ancora una volta a sinistra su placca che si vince attraverso movimenti d’equilibrio. Le comode fessure terminali consentono di raggiungere agevolmente la sosta da attrezzare su arbusto poco prima del sentiero di discesa che passa a metà della via. 30m, VI+.

La linea del terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza è di trasferimento e non regala emozioni. Dalla sosta si oltrepassa il sentiero e si raggiunge, leggermente verso sinistra, la base della parete successiva. 12m, I.

Breve è il quinto tiro che traversa su roccia verso destra fino a giungere alla base di una paretina molto verticale. I primi metri si svolgono lungo breve pancia che si vince rimanendone all’estrema sinistra dove gli appoggi sono migliori. Superato il primo tratto la linea piega verso destra traversando per alcuni metri al di sopra del boschetto sottostante. L’arrampicata, complice l’inclinazione della parete, è semplice ed in breve tempo, disarrampicando leggermente lungo gli ultimi metri, si raggiunge la comoda cengia di sosta. 20m, V.

La pancia iniziale del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza, anch’essa molto breve, vince il severo muretto verticale oltre la sosta attraverso arrampicata spesso in allungo per via delle prese obbligate che sono state con ogni probabilità scavate ad hoc al fine di poter superare in libera la parete. Si inizia rimontando il muretto iniziale sfruttando anche il pulpito di destra con i piedi. Raggiunto un terrazzino si prosegue ora in verticale lungo il muro principale dal quale si esce sulla sinistra seguendo le prese a parete. Si rimonta quindi lungo parete più appoggiata dove si sosta scomodamente. I passi più duri possono essere azzerati. 15m, VII o VI e A0.

Enrico sul passo chiave della sesta lunghezza, VII.

Il settimo ed ultimo tiro termina la parete attraverso arrampicata piacevole e a tratti atletica. Si procede lungo l’evidente diedro fessurato che porta a breve placchetta appoggiata. Al termine di questa si evita la fascia boschiva soprastante risalendo il muretto strapiombante di destra, sostenuto ma con buone prese. Si giunge quindi su di uno stretto terrazzino che si segue verso destra fino ad arrivare ad una paretina più aperta. Seguendo la linea di fix si obliqua ora verso destra lungo muro verticale dove le difficoltà diminuiscono mano a mano che si procede. In breve si giunge all’ultima sosta. 25m, VI.

Gli ultimi metri della via, VI.

Itinerario gradevole con ottimi spunti quà e là, peccato solo che l’esposizione è pressochè assente visti i numerosi terrazzini che spezzano la continuità. Bellissimo è il terzo tiro che corre lungo placconate con arrampicata di movimento. Le ottime protezioni rendono questa via decisamente sportiva: inutili dadi o friends.

Lo Scansafatiche

Dopo circa un anno dall’ultima uscita in parete torniamo, vogliosi di roccia, in valle del Sarca per sfruttare una bellissima giornata di fine novembre. Ci dirigiamo verso la parete di San Paolo per salire “Lo Scansafatiche” che si sviluppa lungo il suggestivo muro nero verticale facilmente riconoscibile dalla strada e che, da sotto, mette un po’ di sana soggezione.

Il primo tiro è estremamente breve ma evita attriti eccessivi che si andrebbero a creare vista la progressione tutt’altro che lineare del tiro successivo. Si rimontano facilmente le roccette basali, ben fessurate e leggermente appoggiate, fino a giungere al di sotto di una paretina breve e verticale. Qui si inizia un corto traverso che conduce, verso sinistra, in direzione di un evidente terrazzino dove penzola un cordone bianco. Qui la roccia non è delle migliori ed è necessario prestare attenzione a quello che si tiene. Raggiunto il terrazzino alberato si sosta. 18m, V.

Simone all’inizio della via sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza affronta un bel traverso manigliato per risalire successivamente lungo breve placchetta che porta a comoda cengia. Si inizia salendo in verticale per qualche metro, attraverso arrampicata un po’ fisica, fino a raggiungere l’accogliente e fonda lama orizzontale che fende la parete. Seguendola verso destra, in direzione di una coppia di cordoni ben visibili, si affronta un secondo tratto fisico che costringe a rimanere rannicchiati visto che poco sotto la fessura la parete rientra leggermente. Al termine del traverso si prosegue nuovamente in verticale lungo placchetta appoggiata e ben manigliata dove le difficoltà sono limitate. Raggiunta la cengia soprastante si sosta sulla destra prima della placchetta successiva. 25m, V+.

Enrico sul traverso della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro risale la placca oltre la sosta attraverso arrampicata semplice complice l’inclinazione altamente favorevole della parete. Due cordoni indirizzano la verticale di salita che si abbandona successivamente a favore di un albero, con cordone penzolante, sulla sinistra. Raggiunto quest’ultimo, ed allungata bene la protezione, si sterza bruscamente in direzione opposta per affrontare la parte terminale della placca e sormontare in cengia. Si prosegue camminando sempre verso destra fino a giungere alla sosta composta da cordone ed anello. 23m, IV.

La facile rampa del terzo tiro, IV.

Particolare è la quarta lunghezza che si snoda lungo un lungo traverso verso destra costeggiando la parete principale alla ricerca della sezione più debole dove salire successivamente. Ignorando la linea di spit che corre verticale si inizia la traversata lungo rampa semplice ma sprotetta e difficilmente proteggibile. Solo un arbusto tagliato, a circa metà rampa, consente di mettere un cordone. Terminata la rampa ci si trova in piedi sulla cresta di una grande lama staccata dove si prosegue costeggiando la parete per una quindicina di metri. Qui si sosta una volta raggiunto l’apposito anello. 25m, IV.

Enrico lungo la rampa della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro è decisamente il più bello e caratteristico di tutto l’itinerario e consiste in un lungo traverso obliquo verso sinistra. L’arrampicata è prevalentemente d’equilibrio anche se dal basso la sezione potrebbe sembrare più severa ed ingaggiosa. Le difficoltà sono comunque continue dal primo all’ultimo passaggio senza evidenti, nè comodi, punti di riposo nel mezzo. Si inizia risalendo per alcuni metri in verticale, lungo muretto a gocce, fino a giungere al primo cordone su chiodo vetusto. Attenzione lungo questi primi metri poichè il runout è notevole e non è possibile integrare. Si inizia quindi a traversare in obliquo sempre alla ricerca delle posizioni migliori che consentono di mantenere l’equilibrio senza gravare troppo sulla parte superiore del corpo visto che le prese per le mani non sono mai marcate e sono spesso rovesce. I piedi invece si muovono sempre lungo buoni appoggi che consentono di mantenere almeno le punte delle scarpette attaccate alla parete. Un tratto in leggera discesa conduce alla sezione finale dove, forse anche complice la stanchezza, le difficoltà paiono leggermente maggiori. Si giunge quindi a sosta aerea dove si tira finalmente il fiato. 25m, VII- o VI e A0.

Enrico impegnato sul caratteristico traverso del quinto tiro, VII-.

La sesta lunghezza riprende in verticale oltre la sosta attraverso arrampicata atletica su parete leggermente strapiombante. Qui una coppia di generose lame aiuta il superamento dei primi metri del tiro e conduce ad un minuto terrazzino dove la parete riprende a salire in maniera più docile ma senza evidenti prese su cui poter fare affidamento. Particolarmente ostici sono i primi metri subito oltre il terrazzino dove una coppia di rovesci non troppo comodi impegna l’arrampicatore. Alzando bene i piedi si raggiungono le comode fessure soprastanti e nascoste dal basso, dove le difficoltà calano decisamente. Si traversa quindi per qualche metro verso destra avendo cura di proteggere il secondo di cordata con uno o più friend. Raggiunto un evidente arbusto si sosta poco sopra. 22m, VI.

Simone sulla sesta lunghezza, VI.

Il settimo tiro continua la progressione tramite un passaggio in A0 per superare la severa placca iniziale. Per la verità qualche presina ci sarebbe e la libera non è proprio impossibile con difficoltà che si aggirano attorno al VIII/IX grado. Superato questo tratto ci si sposta verso sinistra, in direzione di un alberello, e si rimonta il bel muretto fessurato limitrofo. Si raggiunge una marcata cengia dove inizia una placchetta molto appoggiata che si vince senza particolari problemi arrivando così alla sosta poco prima della cengia alberata successiva. 30m, A0 e IV+.

La parte terminale del settimo tiro, A0 e IV+

L’ottava lunghezza è di trasferimento e si inoltra all’interno del boschetto, lungo traccia evidente, fino a raggiungere la base della parete successiva dove si sosta. 25m, I.

Bello è il nono tiro che torna a salire lungo parete verticale e compatta. Dalla terrazza di sosta si sale un paio di metri fino a giungere al di sotto di un piccolo tetto dove sono concentrate le difficoltà della lunghezza. Alcuni passi d’equilibrio consentono di raggiungere la fenditura posta tra il tetto e la parete verticale, poco sopra lo spit cordonato. Si rimonta ora verso destra raggiungendo prese più comode ed accoglienti. L’arrampicata prosegue ora lungo bel muretto fessurato caratterizzato da roccia particolarmente porosa che dole i polpastrelli. Le ottime prese sia per mani che per piedi conducono facilmente alla placchetta terminale che, molto appoggiata, porta alla sosta. 40m, VI.

La linea del nono tiro, VI.

La decima ed ultima lunghezza si destreggia attraverso i blocchi staccati che compongono la parte terminale della fascia rocciosa. L’arrampicata è semplice e la linea da seguire evidente. Le protezioni distanziate costringono comunque ad una progressione attenta. Le occasioni per inserire protezioni rapide comunque non mancano. Si sale tendenzialmente in verticale superando una serie di risalti rocciosi fino a giungere al cospetto di una paretina verticale più continua. Qui si obliqua verso destra fino a scorgere un cordoncino nascosto. Si risale quindi il terrazzino finale e si prosegue ancora qualche metro superando prima un cordone e raggiungendo infine la sosta ed il libro di via. 40m, IV+.

Simone sull’ultima lunghezza, IV+.

Bella linea che segue il percorso più debole su una parete molto verticale e compatta. Belli sono soprattutto i tiri centrali dove la continuità è maggiore e l’esposizione massima. Nonostante si alternino tiri duri a lunghezze più facili tutta la salita è molto godibile e divertente. Lo stampo alpinistico richiede comunque esperienza e disinvoltura nonostante i passaggi chiave siano protetti abbastanza bene.

Manuines

Dopo 2 mesi di stop per motivi traversi torniamo in valle del Sarca per rimettere mani sul caratteristico calcare. Per l’occasione ci dirigiamo alla parete della croce di Ceniga intenti a salire la via “Manuines”, una linea ancora poco frequentata anche se aperta già da un po’. Le informazioni al riguardo effettivamente scarseggiano ma siamo in vena di avventura e di buona mattina, con il sole che inizia a fare capolino, siamo alla base della parete.

Il primo tiro risale inizialmente un muretto fessurato, leggermente strapiombante nella parte finale, che si vince rimanendo sulla paretina di destra fino a che si raggiunge il cordolo dove un movimento deciso permette di rimontare. Inizia ora un breve tratto vegetativo che conduce, senza particolari difficoltà, alla base di una rampetta rocciosa. Qui è possibile attrezzare una sosta intermedia su coppia di cordoni attorno a clessidre oppure affrontare la rampa, per una decina di metri, fino alla sosta vera e propria. La rampa è molto bella ed interessante e si sviluppa verso destra con arrampicata di movimento. Il lavoro dei piedi è semre in aderenza alla ricerca degli appoggi migliori mentre le mani corrono lungo la parete verticale di sinistra dove le prese ci sono ma non sono sempre comode. Alla fine della rampa un vecchio golfaro cementato invita alla sosta. 25m, V+.

Martina lungo la rampa finale del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte con un lungo traverso verso sinistra che aggira gli strapiombetti soprastanti. L’arrampicata è bella e di movimento lungo tutto il tratto e le prese non mancano. Solo verso metà traverso è necessario discendere leggermente qualche passo per seguire gli evidenti appoggi. Una volta terminato si torna a salire in verticale seguendo un simil-diedro che si abbandona quasi immediatamente all’altezza dell’ultimo fix visibile. Ci si sposta ora verso destra e, attraverso movimenti delicati su tacchette, si raggiunge lo spigolo destro della paretina dove si rimontano le difficoltà e si prosegue lungo sezione più semplice ed appoggiata. Continuando lungo il bel pilastro a margine della parete si raggiunge brevemente un terrazzino dove si sosta. 23m, VI.

Il bel traverso della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro prosegue in verticale lungo muro solido e continuo. Dopo un risalto iniziale la parete si verticalizza notevolmente e le difficoltà aumentano. Dopo qualche metro si incontra il passo chiave per raggiungere un’evidente fessura orizzontale. Con movimenti in allungo si raggiunge prima un’orecchia staccata e, rialzando bene i piedi lungo placca, ci si proietta infine verso destra raggiungendo il punto più basso della fessura. Ora, con arrampicata fisica, si segue la fessura verso sinistra sino al termine. Le prese per le mani tendenzialmente ci sono mentre i piedi sono costantemente alla ricerca di qualche appoggio che, trovandosi sempre abbastanza in alto, costringe ad una progressione scomoda e rannicchiata. Al termine della fessura, sulla sinistra, una coppia di cordoni invita alla sosta. 20m, VI+.

Martina impegnata lungo il terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza prosegue ora verso destra traversando lungo placca seguendo la linea di fix a parete. Dopo il primo passo più complicato, per raggiungere l’evidente lama orizzontale, il traverso si svolge più rilassato almeno fino a quando la linea torna a salire in verticale. Qui le belle prese, sia per mani che per piedi, lasciano spazio a tacche più minute e scomode e ad appoggi più rari. I primi metri sono i più difficili ed una volta entrati nel simil-diedro soprastante, all’altezza di un cordone arancio, la progressione diviene più semplice. Si risale quindi l’intero spigolo di destra fino a che termina. Qui lo si oltrepassa verso destra e, attraverso passi delicati e di equilibrio, si agguanta la bella lama che conduce al golfaro di sosta. 20m, VI+.

Simone lungo il passo chiave della quarta lunghezza, VI+.

Il quinto tiro è molto interessante ed ospita un traverso piuttosto delicato circa a metà. Dalla sosta si risale in verticale per qualche metro in direzione dell’unico fix visibile. Si piega ora decisamente verso destra iniziando il traverso all’altezza di un cordone nascosto. I primi metri si svolgono senza particolari problemi ma dopo qualche passo la storia cambia. La parete frontale inizia a strapiombare mentre, al contempo, la cengia dove si muovono i piedi si restringe. Rimanere attaccati al muro è un gioco di puro equilibrio anche considerando il fatto che le prese disponibili sono davvero poche e piccole. Terminato il traverso si rimonta un piccolo strapiombo, questa volta ben appigliato, e si prosegue in verticale lungo placca. Un ultimo passaggio in allungo consente di raggiungere prima una tasca e poi la sosta. 20m, VI+.

Martina lungo il quinto tiro, VI+.

La sesta ed ultima lunghezza non regala emozioni particolari ma permette di raggiungere la vetta a pochi passi dalla Croce di Ceniga. Dalla sosta si traversa leggermente verso destra lungo cengia in direzione dell’evidente fix sullo spigolo che si aggira per ritornare a salire verticalmente. Dopo alcuni semplici balzi la parete torna a guadagnare un po’ di verticalità. La roccia qui è molto fessurata e lavorata dall’acqua e dal tempo e la progressione risulta facilitata. Al termine del muro verticale non rimane che superare gli ultimi risalti prima di raggiungere la sosta in comune con le vie adiacenti: “Catia” e “Super Catia”. 20m, IV.

Gli ultimi metri della via, IV.

Partiti con l’incognita di non sapere cosa si sarebbe trovato ne è uscita una piacevole sorpresa. La linea non è diritta ma si fa spazio tra numerosi tettini e strapiombetti alla ricerca delle difficoltà più contenute. Ne esce un itinerario bello e completo con quattro tiri centrali veramente meritevoli su difficoltà continue. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso con molti fix e qualche cordone aggiuntivo, portare comunque una serie di friend medio-piccoli per rafforzare le soste ed integrare nei passaggi più lunghi.

Lety

Il sole splende alto nel cielo in questa epifania 2023. Dopo un trio di vie abbastanza semplici per riprendere a mettere le mani sulla roccia dopo le feste decidiamo di salire qualcosa di leggermente più impegnativo anche se sempre contenuto. Ci dirigiamo alla parete di San Paolo sicuri di trovare qualcosa di libero e che non abbiamo ancora avuto il piacere di salire. La linea che scegliamo è una delle ultime arrivate sulla fascia rocciosa: “Lety”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto oltre il nome della via che vince dapprima una bella placchetta ed in seguito una pronunciata pancia che permette di rimontare il pilastro di destra e proseguire, ora su difficoltà minori, lungo l’evidente rampa ascendente. Questa collide con un piccolo strapiombo scalonato. Il primo risalto lo si supera spostandosi verso il fix di destra con passaggio delicato e di movimento. Si prosegue ora verso sinistra aggirando il secondo risalto e rimontandolo, infine, laddove questo oppone meno resistenza. Il passaggio è fisico ma al di sopra del terrazzino è presente, un po’ nascosta, una fessurina che permette di alzare bene i piedi e raggiungere una larga e comoda spaccatura. Con questa tra le mani si rimonta agevolmente trovandosi così al di sopra del comodo terrazzino di sosta. 25m, VI-.

Simone lungo il primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza riparte verso destra attraversando interamente la cengia di sosta fino a raggiungere una fessurina verticale ben segnalata da cordame alla base. Si torna ora a salire in verticale lungo muretto bello compatto che spancia leggermente. L’uscita dalla pancia rappresenta anche il passo chiave del tiro su piccole tacchette per le mani e minuti appoggi per i piedi. La distanza tra le protezioni qui è tale che è possibile azzerare in caso di necessità. Inizia ora un bellissimo traverso verso sinistra che taglia di netto il liscio paretone soprastante. L’arrampicata è sempre di movimento con numerosi appoggi evidenti per i piedi e con mani tutto sommato buone. Raggiunta l’estrema sinistra della parete si torna in verticale per gli ultimi metri che conducono alla sosta posta in cima al pilastro che antecede la parete principale e su cui siamo saliti fino ad ora. Attenzione alla roccia lungo gli ultimi metri visto che suona un po’ a vuoto in alcuni punti. 30m, VI.

I primi metri della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro attraversa il canalone che divide il pilastro iniziale dalla parete successiva. Questo è molto largo ed è stato creato un evidente camminamento per oltrepassarlo. Raggiunta la parete si tora a salire su roccia seguendo l’evidente rampa che si sviluppa verso sinistra e che conduce, senza difficoltà rilevanti, al cospetto di un muro grigio che si affronta diritti per diritti. Le prese disponibili qui non sono molte e quindi abbastanza obbligate. Il passo per vincere le difficoltà non è di immediata lettura ma una volta superato la parete si appoggia e le difficoltà scemano. Si risalgono senza problemi le ultime roccette che portano ad un terrazzino dove si sosta comodamente. 30m, VI-.

Il passo chiave del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue lungo l’evidente muro rosso e frastagliato che si sviluppa oltre la sosta e che si risale rimanendone leggermente lungo la parete di destra dove la roccia pare essere più sana e solida. Dopo i primi metri leggermente appoggiati si guadagna presto verticalità ma le prese sono molto buone lungo tutto il tiro rendendo la progressione piuttosto rapida. L’unico passo un po’ più sostenuto lo si ha in uscita dal muro dove l’inclinazione della parete costringe ad una arrampicata fisica con ribaltata non banale per raggiungere il terrazzino che spezza a metà la lunghezza. Il secondo muro è molto simile al primo con arrampicata semplice nel primo tratto e passo chiave in uscita. Quest’ultimo è molto bello ed è uno dei pochi punti in cui è veramente necessario inserire un friend a protezione della progressione. Si tratta di un piccolo strapiombetto solcato, nella parte superiore, da accogliente fessura che si usa per rimontarlo. Subito sopra è presente la cengia di sosta. 30m, VI.

I primi metri della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro non è molto lungo e raggiunge senza particolari difficoltà il sentiero di discesa che interrompe la verticalità della parete. Si inizia risalendo la paretina qualche metro prima di iniziare un bel traverso verso sinistra in direzione dello spigolo. Poco prima di raggiungerlo si torna però a salire verticalmente questa volta lungo parete più appoggiata ed estremamente fessurata il che rende la progressione piacevole e spensierata. La roccia solida permette di raggiungere rapidamente il borso superiore del muretto e di rimontare sulla cengia dove si sosta alla base della parete finale. 25m, IV.

Il bel traverso del quinto tiro, IV.

Molto bella è anche la sesta lunghezza, nonostante sia estremamente breve. Risale la prima parte del muretto finale, molto friabile alla base ma che migliora notevolmente mano a mano che si sale. Il primo tratto è infatti composto da roccia scaglionata che si sbriciola facilmente ma che, dopo un paio di metri, torna più compatta. Dalla sosta si obliqua leggermente verso sinistra per evitare il tettino soprastante e che si rimonta solo in seguito una volta raggiunta la parte più debole. Inizia ora un bel traverso verso destra, al di sotto di un secondo tetto, che si svolge su buoni appoggi per i piedi e con le mani che riequilibriano i vari passaggi. Terminato il traverso si segue brevemente un diedro che esce direttamente su sosta aerea con passaggio finale delicato per via delle piccole prese disponibili. 20m, VI/VI+.

Simone prima del traverso della sesta lunghezza, VI/VI+.

L’ultimo tiro riparte severo su piccole listelle ed appoggi appena accennati. La verticalità della parete rende il tratto piuttosto boulderoso ed ostico ma fortunatamente è breve ed in poco tempo si giunge su breve cengia che antecede il muretto finale. Questo è composto principalmente da roccette rotte che rendono la progressione semplice grazie alle numerose prese presenti. Si raggiunge una seconda cengia, ora più grande, dove un’ultima placchetta completamente appoggiata permette di raggiungere la sosta di fine itinerario da attrezzare su albero a pochi passi dal sentiero di rientro. 20m, VI+.

Il muretto leggermente strapiombante dell’ultimo tiro, VI+.

Via piacevole anche se molto discontinua per via dei numerosi terrazzini che spezzano la verticalità. Particolarmente bella è la seconda lunghezza che si svolge lungo solida placconata mentre negli altri tiri è sempre bene verificare quello che si prende. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario e solo in pochi punti isolati è necessario integrare con qualcosa di rapido. Attenzione lungo gli ultimi 2 tiri dove la roccia è quello che è e dove, subito sotto, passa il sentiero di rientro che serve molteplici itinerari.

Crono

Torniamo ancora una volta a San Paolo, ora che le giornate non sono poi più così lunghe, per fare qualcosa il più alpinistico possibile. Tra le ultime creazioni della parete spicca la via “Crono” che promette di essere una linea divertente ed ingaggiante il giusto dove, a tratti, è necessario sapersi muovere bene ed inserire qualche protezione.

Il primo tiro rimonta facilmente il muretto basale che antecede la parete principale. Le buone fessure di cui è costellato rendono la progressione semplice e possono essere utilizzate per inserire qualche cordone di protezione nelle clessidre. Oltrte il muretto inizia una breve cengia che conduce direttamente alla parete successiva dove si sviluppa un bel diedro leggermente strapiombante nella parte superiore. L’arrampicata è molto bella e costringe ad utilizzare entrambe le pareti laterali per la progressione. Al termine del diedro si esce sulla destra traversando leggermente fino ad un cordoncino. Qui si torna a salire in verticale fino al raggiungimento di un evidente terrazzino dove si sosta agevolmente. 35m, VI+.

Martina lungo il primo tiro, VI+.

La seconda lunghezza riparte lungo il muretto successivo seguendo l’evidente spigolo verticale per tutta la sua interezza. Si inizia rimanendo leggermente sulla sinistra dove l’arrampicata risulta essere più semplice grazie alle roccette frastagliate. Si oltrepassa lo spigolo verso la metà di questo dove, sulla parete di destra, penzola un cordoncino. Si sale ora la parete fessurata, ben proteggibile a dadi e friend, fino a che questa collide con un grosso blocco squadrato che si rimonta diritti per diritti fino a che si raggiunge il comodo terrazzo di sosta. 25m, V+.

Simone lungo lo spigolo della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro riparte rimontando il breve muretto oltre la sosta. Evitando di proseguire verticlamente lungo la via “Bon Ton” si piega quasi immediatamente verso sinistra raggiungendo una seconda paretina dove si torna a salire verticalmente fino a giungere alla base di un piccolo strapiombetto che si rimonta atleticamente su buone prese. Si arriva quindi alla base di una placconata appoggiata seguendo l’evidente fessura che si sviluppa in obliquo verso destra con arrampicata semplice vista la pendenza favorevole. Al termine della fessura ci si sposta nuovamente verso sinistra lungo placca e, tramite movimenti in aderenza, si raggiunge infine la sosta posta alla base di un muro verticale. 25m, VI-.

Lo sviluppo del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza traversa ora verso sinistra su muretto verticale. Ignorare la linea di fix che si sviluppa immediatamente sopra la sosta in quanto fa parte della linea “Simpatiche Canaglie”. Il traverso termina in corrispondenza di un cordoncino penzolante dal muretto strapiombante soprastante. Si torna quindi a salire in verticale raggiungendo il cordone e la lama fissata che, attraverso movimento atletico ma piuttosto semplice, permette di superare le difficoltà e ritornare ad arrampicare lungo parete più appoggiata e semplice. Ci si sposta quindi prima verso sinistra ed in seguito verso destra zigzagando attraverso una zona caratterizzata da facili roccette rotte seguendo l’evidente linea di cordoni e chiodi a parete. Si raggiunge quindi un terrazzino alberato dove si attrezza una comoda sosta. 25m, VI.

Il muretto iniziale della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro segue il bellissimo diedro fessurato che si sviluppa in obliquo a sinistra della sosta. Tutta la lunghezza è completamente sprotetta ed è necessario inserire friend lungo le molteplici fessure che si incontrano. La prima è anche la più larga e culmina alla fine del diedro dove ne inizia una seconda che corre lungo la placca di destra. Si sale con bella arrampicata senza difficoltà particolari fino a che anche questa fessura non termina. Qui si segue la fessura di sinistra che forma una specie di rampa e che conduce direttamente alla sosta aerea da attrezzare su anello e cordone. 30m, VI-.

Martina e Jacopo lungo il quinto tiro, VI-.

La sesta lunghezza è la più sostenuta sia fisicamente che mentalmente. Inizialmente segue una fessura larga e rettangolare che spancia fino a raggiungere la pancia di un tetto giallo che si supera, sempre in fessura, proseguendo in verticale fino alla sosta. Si inizia risalendo il breve muretto oltre la sosta che porta alla base della fessura. Questa è molto scomoda da tenere in quanto tende ad incurvarsi verso l’esterno e, contemporaneamente, a spanciare verso l’alto. La soluzione migliore è andare ad incastro fidandosi bene dei piedi sulla placca laterale e proteggendo il movimento con un friend grande ed eventualmente con un cordone attorno ad un sasso incastrato all’interno della fessura, un po’ mobile per la verità. Superato il primo tratto si prosegue agevolmente fino alla base del tetto. Questo si supera atleticamente sfruttando gli appoggi lungo le pareti laterali del diedro che permettono anche di riposare se ci si posiziona bene con il corpo. Da qui in poi l’arrampicata si fa via via più semplice fino a che, un traverso finale verso destra, conduce alla sosta. Bel tiro, da non sottovalutare soprattutto lungo i metri iniziali. 30m, VI+.

Simone impegnato sul tetto della sesta lunghezza, VI+.

L’ultimo tiro prosegue lungo le facili roccette rotte che conducono in cima alla fascia rocciosa. Dalla sosta si riparte verso destra raggiungendo la verticale dei cordoni che si raggiungono facilmente integrando la salita con qualche friend tra le fessure. Si continua senza difficoltà rilevanti finchè non si incontra un piccolo tettino dove sono concentrati i movimenti più complessi della lunghezza. Raccogliendo le ultime forze si rimonta fisicamente sfruttando le fessure sommitali. Una volta superate le difficoltà la parete si appoggia e si continua agevolmente fino alla sommità del pilastro finale dove si attrezza l’ultima sosta. 30m, V+.

Le roccette dell’ultimo tiro, V+.

Via molto carina su roccia sempre buona e con alcuni tiri interessanti. Fondamentale un set di friend per la protezione dei tiri centrali dove le protezioni scarseggiano o sono completamente assenti. Nel complesso un bell’itinerario che merita una salita.

Amicizia Continua

Dopo la sguazzata del giorno precedente, che fortunatamente si è interrotta ancora in mattinata, scendiamo verso Arco a dare un occhio alla situazione per capire se c’è qualcosa di arrampicabile. Le pareti sono, tutto sommato, piuttosto asciutte e solo qualche colata quà e là annerisce la roccia. Buon segno ma come prevedibile a San Paolo c’è già un gran viavai nonostante la giornata sia appena cominciata. Poco male, di vie ce ne sono tante e qualcuna è ancora poco conosciuta. La scelta ricade sulla linea “Amicizia Continua” che, a discapito del nome, sale abbastanza discontinua passando tra un muretto e l’altro attraverso tratti vegetativi e di congiungimento.

Il primo tiro è corto e rimonta il muretto che antecede la parete principale. Dalla scritta che identifica la via si sale obliquando leggermente verso destra, e passando un cordoncino nero, fino alla base di un piccolo tettino. Questo si supera agilmente spostandosi di poco verso sinistra alla ricerca delle prese più comode che permettono di rimontarlo. Una volta al di sopra ci accoglie un lungo terrazzo che si segue verso destra fino al muretto successivo. Questo, molto appoggiato, si vince facilmente ma è necessario fare particolarmente attenzione alla roccia frastagliata che non è molto solida. Al termine della paretina si sosta sul grande anello. 25m, V.

Simone lungo i primi metri della via, V.

La seconda lunghezza riparte a destra della sosta rimontando subito un piccolo strapiombetto con buone maniglie anche se leggermente distanziate tra loro. Rimontato il pilastrino di destra si giunge alla base di un bel diedro, che obliqua costantemente verso sinistra, completamente sprotetto. Il passo iniziale per immetersi nel diedro è il più ingaggiante: si sfrutta la bella fessura per le mani e con i piedi che spingono lungo il muretto di sinistra si entra in una zona più appoggiata dove si procede sempre con le mani in fessura ma con i piedi che si muovono ora lungo la bella placconata di sinistra. Terminata la parte inferiore del diedro si raggiunge un cordone prima di una piccola cengia dove parte un secondo diedro, questa volta più breve, decisamente più verticale del precedente. Anche questo è sprotetto ma le belle fessure verticali accolgono una coppia di friend medio-piccoli facilmente. Rimontati i primi metri le difficoltà scemano ed in breve si raggiunge la sosta da attrezare. 30m, VI.

Jacopo al termine del secondo tiro, VI.

Il terzo tiro riparte verso sinistra dove si sviluppa un breve traverso che segue i fix a parete. Si procede più facilmente rimanendo un po’ bassi sfruttando la fessurina che permette di terminare il traverso. Si inizia ora a salire in verticale con passo atletico, lungo muretto leggermente strapiombante, e si raggiunge così una bella ed accogliente fessura che si segue per tutta la sua lunghezza. Al termine di questa si ignora la linea di fix che prosegue verso sinistra e che si collega alla sosta della linea limitrofa “Sulle tracce di Dario” ma piuttosto si entra nel diedro fessurato di destra, completamente da proteggere a friend, che in poco tempo conduce al terrazzino di sosta poco prima di un evidente boschetto. 25m, VI.

Simone sul terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza entra nel bosco a destra della sosta seguendo l’evidente corridoio tra gli alberi fino a raggiungere una paretina gialla. Qui la roccia è estremamente frastagliata ed onestamente poco sana il che rende la progressione lenta e delicata. Dopo qualche metro si affronta una placchetta compatta prima di tornare ad arramicare lungo roccette rotte. Seguendo la linea delle protezioni a parete si raggiunge, senza difficoltà rilevanti, la sosta poco prima che la parete torni a verticalizzarsi notevolmente. 50m, V.

Martina lungo il tratto friabile della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro è il più ingaggiante di tutto l’itinerario anche se le molteplici protezioni a parete consentono un agevole azzeramento lungo i tratti più complessi in caso di necessità. Si sale lungo gli strapiombi che si sviluppano oltre la sosta con arrampicata atletica ma su buone prese, qualcuna rinforzata e cementata. Un friend piccolo può essere utile per proteggere l’uscita dal primo tetto oltre il quale è presente il passo chiave della lunghezza. Qui un difficile ribilanciamento consente di raggiungere una tacchetta artificiale e proseguire lungo il muro successivo, anch’esso strapiombante e con movimenti atletici. La sosta è posta subito prima del tetto che chiude la parete. Tiro molto bello e di soddisfazione nonostante qualche presa sia stata creata ad hoc. 20m, VII.

Gli strapiombetti iniziali del quinto tiro, VII.

La sesta lunghezza prosegue leggermente verso destra per raggiungere la verticale che consente di uscire dal tetto soprastante nella maniera più agevole possibile. Nel primo tratto il tiro non è molto lineare ed è quindi consigliabile allungare qualche protezione. Usciti dal tetto si segue una bella fessura verticale che culmina su di una placca compatta. Qui un passaggio in aderenza permette di raggiungere il muretto di destra. Con bella arrampicata si segue quest’ultimo fino a che si giunge su larga cengia rossastra dove, sulla parete opposta, è presente la sosta. 25m, VI+.

Jacopo sfoggia una posa plastica prima di giungere alla sesta sosta. VI+.

Il settimo tiro è molto breve ma evita attriti eccessivi visto che la lunghezza corrente, e quella successiva, non sono molto lineari. Dalla sosta si risalgono le roccette che antecedono un diedro appoggiato. Queste sono estremamente fragili ed è quindi necessario procedere delicatamente lungo il tratto iniziale. Raggiunto il diedrino lo si segue giusto per alcuni metri per uscirne subito lungo lo spigolo di sinistra rimontando l’evidente cengia verso la fine del muretto. Attenzione a non tirare il grosso sasso al di sopra di esso perchè è completamente staccato. Si rimonta dunque il pilastro raggiungendo la terrazza sommitale che si segue fino all’anello di sosta. 15m, VI.

Martina impegnata sul pilastro della settima lunghezza, VI.

L’ultima lunghezza inizia terminando la terrazza di sosta raggiungendo così la paretina finale separata da largo fossato. Un breve traverso esposto permette di arrivare alla base del muretto dove si torna a salire in verticale con arrampicata continua su tacche piccole ma abbastanza comode. Più si sale e più le prese sono buone fino a diventare maniglie verso la fine del tiro. Una volta rimontate le roccette finali si raggiunge la boscaglia sopra la parete e quindi la sosta. Volendo il tiro può essere concatenato con il precedente se si ha l’accortezza di allungare le protezioni. 15m, VI.

Jacopo lungo i metri finali della via, VI.

Via piuttosto discontinua e forzata con solo un paio di tiri davvero meritevoli. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario anche se è indispensabile una serie di friend per integrare lungo i tiri con le fessure. Anche la roccia a tratti non è bella ed è spesso necessario verificare bene quello che si tiene. Nel complesso risulta però un buon allenamento in vista di salite più belle.

Concordia

Scendiamo verso San Paolo con l’intento di provare a salire una via poco recensita e darle così un po’ di lustro ma dopo averci messo un’ora a fare il primo tiro decidiamo che “Per Ela” può aspettare. Nell’immediata destra, incredibilmente libera da cordate, sale la variante “Concordia” della via “Giù dalle Brande”, ripiego della giornata.

Il primo tiro inizia risalendo le roccette a destra della scritta oramai sbiadita alla base della parete. I primi metri, fintanto che il muro non guadagna verticalità, sono semplici su simil-rampa che culmina in cima ad un pilastrino dove è presente il primo cordone e dove la via inizia a salire in verticale lungo muretto fessurato e compatto. Dopo qualche metro si torna a piegare verso destra, seguendo la linea delle protezioni a parete, che conducono al tratto chiave del tiro dove il muro strapiomba leggermente e le prese per le mani iniziano a scarseggiare. Qui comincia anche un bel traverso che si sviluppa verso sinistra con movimenti in allungo sul placca priva di appoggi rilevanti. Si raggiunge un evidente cordone dove la linea torna ad obliquare ancora verso destra in direzione di un fix un po’ alto. La pendenza qui è più dolce ed in breve si raggiunge la sosta. 40m, 6a+.

Martina lungo la placca del primo tiro, 6a+.

La seconda lunghezza riparte lungo la solida placchetta fessurata oltre la sosta che si vince senza troppi problemi almeno fino a metà di quest’ultima dove un traverso verso sinistra impegna e non poco. Qui infatti le prese scarseggiano e si lavora principalmente in aderenza attraverso movimenti brevi e ponderati. Si raggiunge così una specie di canale che si segue verticalmente senza ulteriori difficoltà grazie alle buone prese che lo caratterizzano. Dopo poco si raggiunge la comoda sosta posta su di un terrazzino ai piedi della parete successiva. 25m, 5b.

Simone lungo il secondo tiro, 5b.

Il terzo tiro è molto bello ed offre un paio di passaggi interessanti ed impegnativi. Si parte aggirando verso destra lo spigolo oltre la sosta ritrovandosi così ai piedi di una bella placchetta che si segue fino a che un piccolo strapiombetto la chiude. Qui un delicato traverso in aderenza su minute prese permette di raggiungere lo spigolo sinistro che si oltrepassa, rimanendo bassi, con passo ricercato e non semplice. Una rampa si sviluppa ora verso sinistra con la linea da seguire evidente dettata dai cordoni a parete. Può essere utile un friend circa a metà di questa per proteggere l’uscita dallo spigolo del secondo di cordata visto che il cordone successivo è abbastanza lontano. Seguendo la rampa si arriva in cima ad un pilastro dove un ultimo passaggio, un po’ scomodo, porta alla cengia di sosta. 35m, 6a.

Martina in arrivo alla terza sosta, 6a.

La quarta lunghezza riparte esplosiva superando faticosamente la serie di strapiombi che caratterizzano la parete successiva. Le prese ci sono tutte ma la conformità del muo costringe sempre ad un’arrampicata fisica e sostenuta. Dopo il primo tratto verticale si giunge su parete più appoggiata dove inizia un breve traverso verso sinistra che conduce ai piedi dello strapiombo principale. Qui si raccolgono le forze ed alzando il più possibile i piedi ci si proietta verso le comode lame sommitali dove si traziona rimontando le difficoltà. Nemmeno il tempo di tirare il fiato che subito si palesa un secondo tetto, anche questo fisico, che si vince seguendolo verso destra fino a raggiungere il punto più debole dove è finalmente possibile rimontarlo. Senza ulteriori difficoltà si segue la lunga rampa che porta alla sosta ricongiungendosi così alla linea “Giù dalle Brande”. 45m, 6a.

Il muretto vericale all’inizio della quarta lunghezza, 6a.

Il quinto tiro è breve ma intenso. Sale un muretto verticale, e piuttosto privo di appigli, prima di iniziare un trasferimento verso la parete successiva. Dalla sosta si evitano verso sinistra gli alberelli approcciando così il muretto subito oltre. Questo si vince attraverso movimenti da ricercare su prese minute per le mani e piedi che spingono su appoggi obbligati ed oramai usurati che aumentano le difficoltà del passaggio. Superato in qualche modo il tratto iniziale si prosegue aggirando lo spigolo destro ed iniziando così una camminata lungo traccia che porta diettamente alla sosta dopo aver superato un breve e facile muretto finale. 25m, 6a/6a+.

Martina lungo il quinto tiro, 6a/6a+.

La sesta lunghezza supera per tutta la sua interezza un lungo diedro fisico con arrampicata prevalentemente in dulfer e senza punti dove poter veramente riposare. Dopo qualche passo su muretto verticale si raggiunge il diedro vero e proprio che costringe ad un’arrampicata continua e sostenuta attraverso movimenti meccanici: mani nella fessura centrale e piedi che spingono sulla parete di destra per guadagnare metri e su quella di sinistra per scaricare un po’ il peso permettendo così di rialzare le mani. A circa tre quarti il diedro forma un arco verso destra spezzando la monotonia attraverso un breve traversino su placca. Quando il diedro torna verticale lo si segue con passaggio fisico iniziale uscendone in seguito sulla sinistra raggiungendo così la sosta dopo aver attraversato qualche roccetta poco stabile. Tiro nel complesso faticoso con protezioni non sempre vicine e che non consentono quindi l’azzeramento se non integrando con friends. Da non sottovalutare! 25m, 6a/6a+.

Simone lungo il bel diedro della sesta lunghezza, 6a/6a+.

Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta che, chiusa da piccolo tettino, si segue verso sinistra fino ad aggirare lo spigolo. Dalla sosta si sale in verticale fino a raggiungere il rovescio alla base del tetto che si sfrutta per tutta la traversata. In breve si raggiunge lo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale seguendo la fessurina che lo taglia verticalmente. I primi metri sono delicati ma mano a mano che si sale la parete si appoggia fino al breve e facile muretto che permette di raggiungere una cengia alberata. Si rimontano dunque le semplici roccette basali della paretina successiva fino ad arrivare alla sosta non appena questa si verticalizza. 40m, 6a.

L’inizio del settimo tiro, 6a.

L’ultima lunghezza aggira verso destra lo spigolo della parete proseguendo poi in placca per alcuni metri. Terminata la placca rimangono da risalire i gradoni finali con arrampicata non sempre logica viziata da protezioni a parete difficili da raggiungere e che rendono la progressione più complicata di quella che è. Anche la qualità della roccia non è delle migliori in questo tratto, prestare quindi attenzione a quello che si prende. Si giunge quindi in cima alla parete dove si attrezza la sosta su fix. 35m, 5b.

Martina in uscita dalla via, 5b.

Via simpatica, continua nelle difficoltà dall’inizio alla fine e che richiede una certa resistenza. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario ma può essere comodo portare un set di friend per integrare quà e là. Nonostante i gradi dichiarati siano contenuti non è una via da sottovalutare perchè spesso stanno stretti. La progressione risulta invece molto varia e si affrontano placche, strapiombi, diedri e spigoli, ce ne è per tutti i gusti insomma!

Perla Nera

Il nostro approccio alla via “Perla Nera”, alla Parete Centrale del Monte Colt, è avvenuto in due fasi. Sei mesi fa circa il primo tentativo che si era infranto alla sosta del primo tiro per via delle condizioni avverse del momento: tanto caldo, tanto unto (che per noi puristi senza magnesite crea ulteriori problemi) e relativamente poca voglia. In una mezza giornata di fine marzo decidiamo di ritentare la salita e col senno di poi per fortuna visto che la linea è una vera perla, del resto lo suggerisce anche il nome!

Il primo tiro parte semplice rimontando le facili roccette subito oltre la targhetta che identifica la via. Queste terminano in corrispondenza di un piccolo terrazzino dove la vegetazione disturba un po’ la progressione ma che termina immediatamente al raggiungimento di un diedrino giallo con fix sulla parete di destra. A discapito di ciò si sale però lungo la parete di sinistra che offre appigli migliori e conduce al di sotto di un piccolo tetto. Questo, fessurato alla base, si sviluppa verso sinistra obbligando ad un delicato traverso, su roccia ormai usurata, con le mani in rovescio sotto il tetto ed i piedi che si spostano lentamente alla ricerca degli appigli migliori. Terminato il traverso una serie di buone prese consentono di scaricare la tensione e procedere ora in verticale fino al muretto giallo sotto la sosta. Le belle gocce che lo compongono non sono però taglienti come una volta e tendono a scappare via dai polpastrelli per via dell’usura. Con un ultimo piccolo sforzo si affrontano gli ultimi metri rimanendo di poco sulla sinistra dove una coppia di marcate tacche consente di rimontare sulla cengia ed attrezzare la sosta su catena sostituita di recente. 25m, 5b.

Simone sul primo tiro prima del delicato traverso verso sinistra, 5b.

La seconda lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella di tutta la via. L’usura del primo tiro permane ma non dà assolutamente fastidio e permette un’arrampicata sempre sicura e divertente. Il tiro inizia rimontando atleticamente il piccolo strapiombetto di destra molto ben ammanigliato che conduce ad una placca bella compatta. Si sale questo obliquando leggermente verso destra fino a trovarsi al di sotto di un poco pronunciato tettino dove, rispostandosi ora verso sinistra, si riguadagna la verticale di salita laddove il tetto termina. Qui una bella fessura permette di rimontare atleticamente lo strapiombo e proseguire in verticale lungo il breve diedro che, salito in dulfer, termina su di un breve pulpito. La fessura continua ora sempre in verticale tagliando di netto la compatta placca che precede la sosta. I passi qui sono prevalentemente in aderenza con poche alternative sia per mani che per piedi. Si approccia la paretina sulla destra fino a giungere al punto in cui proseguire risulta difficoltoso. Un marcato appoggio sulla sinistra invita a spostare il peso e spingere bene fino ad arrivare con le mani sul bordo superiore della parete, marcato quel tanto da consentire di alzare i piedi a spalmo in placca e superare le difficoltà. Un ultimo tettino si frappone tra noi ed il termine del tiro. La sommità di questo è stondata ma aderente e con un piccolo rilancio si raggiungono fessure più nette e marcate. Un colpo di reni bello e deciso permette di rimontare e raggiungere la sosta. Bel tiro che ospita passaggi e sezioni di arrampicata interessanti alternati a momenti di scarico. 30m, 6b.

Simone oltre il tettino della seconda lunghezza, 6b.

Il terzo tiro evita il muro strapiombante oltre la sosta traversando verso sinistra lungo l’evidente cengia. Questa corre orizzontalmente rispetto alla parete e non presenta difficoltà particolari. Per raggiungerla si supera un breve muretto compatto e si prosegue poi in traverso, forse leggermente discendente, fino allo spigolo della parete che si aggira trovandosi così alla base di un breve e largo camino giallastro. Dopo qualche metro piuttosto appoggiato si guadagna verticalità sfruttando le pareti laterali fino a raggiungere il termine dove un passo delicato consente di giungere al di sopra del pilastro di sosta. Qui è infatti necessario uscire dal camino sfruttando il culmine frastagliato dello zoccolo di sinistra e qualche presa centrale poco marcata che permettono una ribaltata al di sotto della sosta. 23m, 5a.

Martina alle prese con il camino finale del terzo tiro, 5a.

L’ultima lunghezza inizia aggirando sulla sinistra la nicchia di sosta con quello che con tutta probabilità risulta essere il passo più duro del tiro. Non lasciarsi fuorviare dalla verticalità della linea dei fix a parete ma traversare bassi fino ad oltrepassarla e raggiungere le comode prese che consentono di guadagnare metri e ritornare verso destra in corrispondenza della prima protezione. Si prosegue ora lungo la bella placconata fessurata che, con arrampicata sempre divertente e piacevole, termina una volta raggiunto lo spigolo della parete che si cavalca continuando lungo muro verticale ben manigliato. Il tratto è molto esposto e, nonostante le difficoltà siano limitate, è molto soddisfacente da salire. Seguendo la linea di fix si abbandona lo spigolo a favore del versante di destra dove la linea inizia ad obliquare per evitare la fitta vegetazione soprastante. Anche la verticalità qui lascia spazio a muretti più appoggiati e frastagliati che proseguono fino al termine della fascia rocciosa. L’unico ostacolo è dato da un arbusto subito a sinistra della linea di salita i cui rami disturbano parzialmente il passaggio. Oltrepassato questo in breve si raggiunge la vetta dove si sosta su due fix. 38m, 5c.

La partenza dell’ultima lunghezza, 5c.

Via veramente bella e di soddisfazione. Nonostante risenta pesantemente delle numerose ripetizioni passate rimane una perla della valle da salire almeno una volta. Non importa se è tanto sotto il vostro grado!