Primi giorni del 2025 particolarmente freddi, partenza da casa a -7°C nella speranza che verso Arco la temperatura sia più clemente. Partiamo con calma per arrivare con il sole che bacia la parete ma come sempre lo anticipiamo di qualche minuto. Poco male, ci scalderemo lungo il primo tiro. La via odierna è alla parete di San Paolo: Spiderman.
Il primo tiro parte subito forte ospitando i passaggi più delicati dell’intera salita. Salirlo a freddo, con la temperatura ancora sotto zero e senza sole, è una gioia. Si parte con bei movimenti su muretto verticale e caratterizzato da alveatura rocciosa e chiuso all’interno di minute fessurine laterali. La chiave è non spostarsi troppo dalla verticale sfruttando i buchetti nella roccia per mantenere l’equilibrio. Raggiunto un cordoncino si traversa qualche metro a destra in direzione di un fix dove la linea torna a salire verticale fintanto che uno strapiombo non la chiude. Inizia ora un traverso in obliquo verso sinistra molto sostenuto e delicato per via delle prese mai comode e degli appoggi per i piedi spesso scivolosi per l’obbligatorietà dei passaggi. L’arrampicata in ogni caso qui non è mai fisica ma è necessario destreggiarsi molto bene con l’equilibrio per uscirne in libera. Al termine del traverso un breve diedrino conduce ad altrettanto breve paretina fessurata oltre la quale si sosta un po’ scomodamente. 30m, 6c+ o 6b e A0.

La seconda lunghezza riparte vincendo facilmente il muretto oltre la sosta che termina la parete sottostante e proietta su breve cengia. Si sale quindi il muro successivo seguendo l’evidente linea di fix a parete, inizialmente distanziata ma integrabile grazie alla fessura sulla verticale di salita. Si giunge al di sotto di uno strapiombetto che si supera atleticamente sfruttando le prese poste un po’ in alto e comunque scomode. Passo un po’ da ricercare. Superate le difficoltà si obliqua verso sinistra, su terreno ora più facile, e, attraverso arrampicata di movimento su prese mai marcate, si giunge al muretto finale dove compaiono fonde fessure che consentono di raggiungere agevolmente la sosta. 30m, 6a+.

Il terzo tiro inizia con un facile traverso verso destra fino al raggiungimento della prima linea di fix che corre verticale. Il traverso si svolge con i piedi che si muovono lungo terrazzino roccioso a gocce e mani che equilibrano la progressione a parete. Il muretto successivo è breve ma molto esplosivo e caratterizzato da movimenti obbligati su prese mai entusiasmanti e spesso rese più accoglienti artificialmente. Solo una lama verso la fine del muro consente di riposare un po’ prima della ribaltata finale che conduce al terrazzino soprastante e quindi alla sosta da attrezzare. 20m, 6b+.

La quarta lunghezza riparte affrontando un breve traverso verso sinistra che conduce, attraverso cengia erbosa, alla paretina successiva. La linea di fix è evidente ma il primo passo per rimontare lo zoccoletto basale è tutt’altro che banale e un po’ da ricercare. La linea prosegue ora in verticale affrontando una serie di risalti rocciosi che costringono a muoversi ripetutamente un po’ a sinistra e un po’ a destra rispetto alla linea delle protezioni. All’altezza di un arbusto lo si evita traversando verso sinistra e rimontando sulla cengia subito accanto dove si prosegue all’interno di un facile diedrino che in breve porta alla sosta poco prima del suo termine. 30m, 6a+.

Il quinto tiro prosegue lungo il diedro precedente terminandolo ed uscendo su breve terrazzino. L’uscita è un po’ fisica ma le prese ci sono tutte e sono comode. Le pareti laterali, inoltre, permettono di scaricare bene il peso sui piedi in spaccata. Giunti al terrazzino si rimonta una corta placchetta appoggiata rimanendo il più possibile sulla sinistra dove ci si riesce ad alzare meglio prima dello squat che consente di vincerla. Si prosegue ora leggermente a sinistra lungo fessurina di difficoltà conenute che conduce ad una cengia caratterizzata da roccette staccate e mobili. Attenzione! Rimontata quest’ultima la linea procede in direzione del boschetto poco più in alto dove si entra seguendo la traccia di sinistra che conduce al cordone di sosta. 25m, 5b.

La sesta lunghezza vince il muro verticale oltre la sosta intervallato da 2 evidenti e pronunciati strapiombetti. Si inizia rimontando una breve placchetta, con primo fix difficile da raggiungere se si è bassi, che conduce al primo strapiombetto. Questo si supera senza particolari difficoltà rimanendo all’interno del diedro sottostante fino a giungere alle marcate prese che consentono di rimontare sulla sinistra. Si è ora alla base dello strapiombo principale che ospita i singoli più duri del tiro. Le prese sono marcate ed evidenti ma è necessaria un po’ di forza e nervo per passare da un appiglio all’altro con la gravità che fa il suo lavoro in maniera eccelsa. Superate atleticamente le difficoltà la linea piega verso sinistra ora su terreno più facile ma comunque da non sottovalutare. Le belle gocce che compongono questo tratto roccioso conducono alla sosta poco prima di un evidente diedro sulla destra. 30m, 6b+.

Il settimo tiro rimonta inizialmente il bel diedrino oltre la sosta, un po’ fisico ma ben appigliato. Al termine di questo sono presenti 2 fix per un’eventuale sosta prima del traverso, che però sconsigliamo. Raggiunta la cengetta oltre il diedro si inizia una lunga traversata verso destra su roccia poco sana e, a volte, lungo tratti terrosi. I fix distanziati non rendono la linea visibile ma tendenzialmente si traversa per circa 35 metri. Le protezioni che si incontrano è sempre bene allungarle. Verso il termine del traverso si torna a toccare roccia decente caratterizzata da gocce giallastre e che conduce verso l’evidente parete strapiombate dove corre l’ultimo tiro. Si sosta subito sotto in prossimità del libro di via. 50m, 5a.

L’ottava ed ultima lunghezza è molto faticosa e vince il muro giallo strapiombate che si sviluppa oltre la sosta, poco più a destra. Il tiro è continuo e difficilmente si riesce a trovare un punto comodo dove riposare. I primi metri ospitano comunque buone prese anche se i passaggi sono un po’ lunghi ed obbligati. Le difficoltà aumentano sensibilmente in prossimità di un diedrino dove le maniglie sono più rare ed i passaggi un po’ da ricercare. Il tratto è azzerabile non senza qualche difficoltà . Superata la parte centrale ritornano ad essere presenti buone prese ed appoggi anche se l’inclinazione della parete, complice la stanchezza, continua a farsi sentire prepotentemente. Attraverso una serie di roccette rotte che compongono il diedrino finale, si raggiunge infine la cengia sommitale dove si sosta comodamente. 28m, 6c.

Via carina anche se leggermente forzata. Sembra che la linea cerchi di proposito sezioni di difficoltà marcata. Ad ogni modo offre passaggi e tiri interessanti attraverso una chiodatura prevalentemente sportiva. Purtroppo, soprattutto lungo i passi chiave ed obbligati, le prese e gli appoggi risultano leggermente consumati il che rende i movimenti alquanto aleatori e difficili da superare al primo tentativo.

