Cuore d’Oro

Giornata un po’ nuvolosa in valle del Sarca caratterizzata da nebbiolina non molto fitta ma che non lascia comunque passare i raggi del sole che timidamente fa capolino dal Bondone. Tutto sommato meglio così visto che la temperatura, già di prima mattina, è elevata e se ci fosse anche il sole a picchiare si suderebbe abbastanza. E’ da tanto che volevamo andare a ripetere la via “Cuore d’Oro” alle Coste dell’Anglone ma per un motivo o per l’altro abbiamo sempre desistito. Oggi invece è la volta buona, motivati anche dall’innesto di un simpatico terzo elemento di cordata.

Il primo tiro rimonta le rocce staccate alla base della parete principale sfruttando per la progressione la spaccatura di destra. Sopra lo zoccolo iniziale è presente un cordone e sulla destra si sviluppa una breve rampetta che si segue per tutta la sua interezza. Circa a metà di questa è presente il passo più impegnativo del tiro con le mani in fessura ed i piedi alla ricerca degli appoggi migliori sullo spigolo destro della rampa. Superata la piccola pancia si prosegue fino a raggiungere un minuto terrazzino che antecede un breve muretto. Sfruttando la fessura di destra si risale senza particolari difficoltà rimontando al di sopra di un terrazzo decisamente più largo dove si sosta comodamente. 20m, V+.

Martina lungo il primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte seguendo il camminamento a destra della sosta, dapprima roccioso ed in seguito più vegetativo, che aggira la parete evitando gli strapiombi che la chiudono. Al termine della camminata è presente un comodo terrazzo dove è possibile effettuare una sosta intermedia su invitante clessidra con cordone. Vista la brevità del tiro, e di quello successivo, è però consigliato proseguire fino alla prossima sosta non molto lontana. Dal terrazzino si rimonta il muretto verticale sfruttando le buone prese di sinistra prima di intraprendere un traverso in direzione dello spigolo della parete. Le protezioni qui scarseggiano ma è possibile inserire un paio di friend nelle fessure. Aggirato lo spigolo si trova infine la sosta. 38m, IV+.

Il muretto del secondo tiro, IV+.

Il terzo tiro inizia la sequenza di traversi che caratterizza l’itinerario. Prima di iniziare il primo è però necessario superare un breve strapiombino sfruttando il comodo rovescio alla base ed allungandosi in alto a destra per raggiungere la tasca che permette di rimontare atleticamente. Si piega ora verso sinistra iniziando così una bella traversata che conduce alla cengia di sosta. Lungo il tratto i movimenti sono ricercati con i piedi che si spostano tra un appoggio e l’altro, spesso incrociando le gambe, e le mani che li seguono su prese non sempre comode anche per via della leggera usura di alcune di esse. La parte centrale del traverso è certamente la più delicata mentre una volta raggiunta una coppia di buchi rovesci si prosegue più agevolmente. Con passo esposto si rimonta infine sulla cengia di sosta dove si attrezza su coppia di fix. 20m, VI-.

Il bel traverso del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue il traverso iniziato con il tiro precedente aggirando così l’evidente tetto soprastante altrimenti molto difficile da superare. Si inizia proseguendo lungo la cengia per alcuni metri fino al raggiungimento di un muretto giallo verticale che si vince su buone prese giungendo alla base di un piccolo tettino. Spostandosi ancora verso sinistra, seguendo la linea dei cordoni a parete, si raggiunge la parte più debole dello strapiombo da dove penzola un evidente cordone attaccato allo spit soprastante. Con passo non semplice e deciso, sfruttando le minute tacchette e cercando di rimanere il più possibile sulla sinistra, si rimonta sopra il tetto raggiungendo così le buone fessure alte che antecedono la scomoda sosta aerea poco più a destra. 25m, VI.

Il traverso iniziale della quarta lunghezza, VI.

Molto bello e caratteristico è il quinto tiro che segue l’esposto traverso verso destra chiuso da pronunciato tetto. L’arrampicata è prevalentemente di movimento con buoni appoggi per i piedi e mani alla ricerca delle prese migliori per riequilibrare ogni spostamento. Le protezioni, cordoni attorno a canne forate, sono ben posizionate rendendo la progressione meno traumatica di quanto si possa immaginare, anche per il secondo di cordata. Tutt’altra storia è invece l’uscita dal traverso dove un passo delicato lungo tratto sprotetto richiede particolare attenzione. Con movimenti ponderati si traversa ancora un po’ fino quasi allo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale in direzione del fix con anello sotto un secondo tetto più minuto. Questo si supera in maniera atletica andando alla ricerca della buona tasca che è presente sopra sulla sinistra, nascosta dal basso. Questa consente di alzare bene i piedi e raggiungere un’altra coppia di buone prese. Si prosegue ora più facilmente obliquando leggermente verso destra fino a raggiungere la sosta dietro l’angolo. Tiro molto bello e di soddisfazione, prestare solamente attenzione all’uscita dal traverso dove una protezione in più avrebbe fatto comodo. 30m, VI+.

L’esposto traverso del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza continua lungo il breve diedro oltre la sosta che si sviluppa in obliquo verso sinistra. L’arrampicata è semplice grazie alle rocce rotte di cui è composto e che offrono buone prese ed appoggi. Al termine del diedro si esce sulla sinistra, oltre la chiusura, giungendo così alla base di una semplice placchetta compatta. Le fonde fessure permettono una progressione spensierata ed in men che non si dica si raggiunge una larga terrazza un po’ vegetativa dove, sulla parete successiva, è posizionata la sosta da attrezzare. 32m, V+.

Jacopo in arrivo alla sesta sosta, V+.

Il settimo tiro segue il muro grigio oltre la sosta per tutta la sua interezza. I traversi delicati ed esposti qui sono un lontano ricordo e l’arrampicata è prevalentemente verticale su tacche e buone fessure. La roccia è solida lungo tutto il tratto rendendo la progressione facile e piacevole. La parte inferiore del muretto è leggermente appoggiata e solcata da bella fessura verticale mentre la seconda parte è più verticale ma le prese rimangono buone ed in breve si raggiunge la cengia di sosta dopo aver superato una serie di roccette rotte, da verificare, ed un paio di arbusti. 35m, VI-.

Il muretto del settimo tiro, VI-.

L’ottava lunghezza è piuttosto breve ma è comunque necessario spezzare il tiro precedente per via dello zig-zagare della linea che genererebbe attrito eccessivo sulle corde. Dalla sosta si cammina senza alcuna difficoltà verso sinistra seguendo l’evidente corridoio tra la parete ed il boschetto. Dopo un po’ inizia sulla destra una placchetta bianca che si segue in direzione dei cordoni a parete. Fonde fessure rendono l’arrampicata rapida e dopo poco si raggiunge una sezione caratterizzata da roccette e terra. Prestando attenzione a non scivolare sul terriccio si continua fino alla paretina successiva dove si sosta comodamente. 30m, V-.

Martina al termine dell’ottava lunghezza, V-.

Il nono tiro riprende superando un breve muretto grigio e compatto con arrampicata semplice grazie alle numerose prese ed appoggi che costellano la parete. I molti cordoni attorno alle clessidre dettano la direzione di salita ed in poco tempo si giunge al termine del muro dove la linea prosegue leggermente verso sinistra lungo placconata appoggiata. Questa collide con il muro finale dove si sosta una volta raggiunto quest’ultimo. 25m, V-.

Gli ultimi metri del nono tiro, V-.

La decima lunghezza torna a salire in verticale lungo stupendo diedro, a grumi nella parte inferiore e lavorato a gocce in quella superiore. Per raggiungerlo è però necessario traversare prima leggermente veso sinistra per alcuni metri attraverso arrampicata semplice. Si entra quindi nel diedro che si risale sfruttando principalmente la fessura in mezzo alle pareti laterali, molto accogliente anche per inserire qualche protezione aggiuntiva. Verso metà diedro è presente un piccolo strapiombetto che si supera elegantemente grazie alle buone prese soprastanti ed agli appoggi laterali. Inizia ora una bella sezione con roccia lavorata a gocce che prosegue leggermente verso sinistra in direzione del bordo della parete. Superato quest’ultimo si giunge su di un piccolo terrazzino dove si sosta agevolmente. 25m, VI.

Il bel diedro della decima lunghezza, VI.

L’ultimo tiro termina una bellissima salita attraverso belle placconate compatte. Dalla sosta si superano i brevi risalti rocciosi oltre la sosta che dopo poco terminano costringendo a qualche passo verso sinistra per raggiungere la placconata finale. Questa si sale rimanendo in corrispondenza del bordo della parete dove le prese sono migliori. Si arrampica con passi in aderenza, piedi a spalmo e mani lungo fessurine e piacevoli buchetti che in poco tempo portano in cima alla fascia rocciosa. Qui, prima di raggiungere il boschetto, è presente una sosta sull’ultima cengia ma si può decidere di oltrepassare anche questa e sostare direttamente, e più comodamente, su di un albero a ridosso del sentiero di rientro. 40m, V+.

Martina sulla placca finale della via, V+.

Linea molto piacevole soprattutto lungo la prima metà dove si aggirano una serie di tettini tramite bei traversi esposti. La parte superiorie è più discontinua ed attraversa corridoi rocciosi tra la vegetazione e torna verticale lungo gli ultimi due tiri, anche questi molto belli. Nel complesso una bella salita divertente dove solo qualche singolo passo impegna veramente. Le protezioni a parete sono sufficienti, portare nell’eventualità qualche friend medio/piccolo per integrare di tanto in tanto.

Rampa Centrale

In una bella giornata soleggiata di inizio ottobre ci dirigiamo verso la Parete dei Due Laghi, sopra l’abitato di Santa Massenza, per tentare di salire la via “Rampa Centrale”. La fascia rocciosa inizia ad essere conosciuta tanto che al nostro arrivo c’è già qualche cordata che approccia la parete e durante la giornata, nel complesso, ne contiamo una dozzina in tutto. Fortunatamente la via scelta è libera, ci prepariamo ed iniziamo la salita.

Il primo tiro ci fa subito capire che arrivare in cima sarà tutt’altro che una passeggiata. Si parte salendo lungo la rampa solcata verticalmente da larga fessura ma che inizia solamente a 5 metri da terra. Raggiungerla non è per niente facile visto che quì si lavora esclusivamente in aderenza dato che le prese sono assenti. E’ necessario fare affidamento sui piedi e liberare bene la testa, con le mani che equilibriano solamente tenendo qualche grumo quà e là. Dopo un chiodo iniziale è necessario proteggersi a friend per il resto della lunghezza visto che, oltre a due cordoni belli alti, tutto il tiro è sprotetto. La progressione si svolge sempre con le mani in fessura ed i piedi lungo le placche laterali molto grippose e ruvide. Mano a mano che si sale la parete si appoggia leggermente e si raggiunge la sosta più agevolmente. Tenere a mente che la fessura è abbastanza costanze come dimensione e potrebbe essere quindi utile portarsi 2 set di friend medio/grandi per una protezione migliore. 33m, VI-.

Simone lungo la rampa fessurata del primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga di quella precedente seguendo la rampa che obliqua ancora verso destra. Le difficoltà qui sono minori, vista la pendenza della parete, ma è comunque necessario sapersi muovere bene ed inserire protezioni rapide di tanto in tanto. Verso metà la rampa è spezzata ed è necessario aggirare lo spigolo di destra prima di proseguire. Prestare attenzione alla qualità della roccia in questo tratto visto che sono evidenti le tracce di interventi rafforzativi e preventivi. Si risalgono gli ultimi metri, senza particolari difficoltà, sulla placchetta di destra che in breve conduce alla sosta da attrezzare in prossimità dello spigolo della parete. 30m, V.

Martina alla fine della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro abbandona la rampa principale traversando verso destra in direzione di un pilastrino staccato. I primi metri si svolgono in leggera discesa fino al raggiungimento della base di quest’ultimo che si segue per tutta la sua interezza. Giunti al culmine lo si oltrepassa verso destra trovandosi così alla base di una bella parete caratterizzata da numerose piccole canne ben formate. Seguendo la linea di cordame verso destra si traversa fino a raggiungere una grossa lama staccata che si supera più facilmente rimanendo bassi ed agguantando il culmine solo alla fine quando oramai è stata superata. Si giunge quindi alla base di una rampetta che si vince senza difficoltà rilevanti. Al termine di questa è presente invece un ostico passaggio, abbastanza fisico, che permette di rimontare lo strapiombetto finale ed arrivare in sosta. 30m, V+.

L’inizio della terza lunghezza, V+.

La quarta lunghezza inizia traversando verso destra ed oltrepassando un evidente colatoio sporco e polveroso. Il tratto è però facile e beve e si immette direttamente su rampetta gialla che obliqua sempre verso destra. La si segue fino al termine dove la parete torna decisamente verticale e la via prosegue lungo il muro di sinistra caratterizzato da buone prese. I passaggi sono invece fisici almeno fintanto che non si raggiunge lo strapiombo che chiude la parete dove si inizia a traversare verso sinistra sfruttando il buon rovescio per le mani alla base del tetto. Terminato il traverso si torna su rampa molto ruvida e grumosa. Qui uno spit protegge il passo più delicato del tiro: un breve traverso in aderenza per raggiungere lo spigolo e proseguire più facilmente fino alla sosta poco sopra. 30m, VI-.

Simone nella parte finale della quarta lunghezza, VI-.

Il quinto tiro è quello più sostenuto di tutto l’itinerario. Inizia rimontando sulla destra il pilastrino oltre la sosta che conduce alla base di un muretto molto verticale. Un passo fisico iniziale, rimanendo sulla destra del muro, consente di raggiungere un buchetto, subito oltre il primo fix, ed iniziare un traverso che porta all’estrema sinistra della parete. Qui il muro strapiomba e si sente ma le prese sono piuttosto buone. Superato un lungo cordone si rimonta e si inizia un breve traverso verso destra che porta su di una rampa dove è possibile raccogliere un po’ di energie prima di proseguire. Dopo qualche metro, infatti, un altro passaggio ostico: dalla rampa corrente è necessario raggiungere quella poco più a destra attraverso movimenti da ricercare su prese piuttosto storte. Si sale quindi per tutta la sua interezza anche quest’ultima rampa fino a raggiungere la sosta poco prima dell’evidente diedro che la chiude. 25m, VII-.

Martina al termine del tiro chiave, VII-.

La sesta lunghezza inizia subito con una bella sequenza intensa di movimenti che consentono di superare il tetto oltre la sosta. Dopo i primi due cordoni iniziali la linea prosegue lungo il muretto di sinistra dapprima ben manigliato e più spoglio di appigli più ci si avvicina alla base del tetto che chiude la parete. Gli ultimi metri, per raggiungere l’evidente fix con anello, sono i più delicati e si svolgono principalmente in aderenza con mani che equilibriano su piccoli appoggi e tacchette. Anche saltare fuori dal tetto non è affatto semplice visto che quest’ultimo è abbastanza pronunciato e le prese comode sono molto in alto. Per i metri iniziali si deve fare affidamento soprattutto al bordo destro, scomodo, che permette di alzarsi quel tanto che basta ad agguantare le maniglie soprastanti. Si entra quindi in un diedro che si segue qualche metro prima di iniziare a traversare verso sinistra in corrispondenza di un secondo fix con anello. Qui rimanere bassi aiuta ed in breve si raggiunge un muretto fessurato con una coppia di cordoni che indica il percorso da seguire. Superato questo tratto si piega verso sinistra raggiungendo la base della rampa finale dove si sosta. 33m, VI+.

La placca finale della sesta lunghezza, VI+.

Il settimo tiro continua ininterrottamente lungo la lunga rampa che si sviluppa oltre la sosta con arrampicata pressochè uguale dal primo all’ultimo passo. La particolarità di quest’ultima rampa è che è chiusa, sia lateralmente che spalle all’arrampicatore, da una coppia di muri che le corrono paralleli formando un camino aperto solo sul lato sinistro. A volte il camino è stretto e passare con lo zaino è piuttosto complicato, almeno lungo la prima metà. Nella seconda parte invece il camino si allarga leggermente ed anche la progressione risulta più libera e piacevole. Dopo un’arrampicata piuttosto monotona di 60 metri, con i piedi che iniziano a chiedere pietà, si raggiunge la sosta. Le protezioni lungo il tiro sono distanti, è quindi necessario integrarle spesso calcolando bene di non rimanerne senza nella parte finale dove le difficoltà sono maggiori. 55m, V+.

Martina incastrata nel camino del settimo tiro, V+.

L’ultima lunghezza è breve e non presenta difficoltà particolari. Dalla sosta si prosegue lungo la rampa fino al suo termine dove un passaggio verso destra conduce ad una zona caratterizzata da roccette rotte ed arbusti. Si continua facilmente per alcuni metri, prestando attenzione alla qualità della roccia che qui non è eccelsa, fino a che si incontra il boschetto sommitale e non è più possibile proseguire. Si piega quindi verso sinistra e si rimonta l’ultimo zoccolo roccioso che conduce direttamente in cima alla parete dove si sosta attrezzando su grosso albero. 20m, IV.

Le roccette finali della via, IV.

Via sostenuta e di soddisfazione con passaggi molto interessanti. Nel complesso una salita completa e varia, dai gradi onesti ed ingaggiante al punto giusto. Le protezioni in loco non sono mai sufficienti a garantire una progressione sicura ed è spesso necessario integrare con dadi e friend. I movimenti, che sulla carta sono i più duri, sono in qualche modo azzerabili ma nel complesso non è una salita da sottovalutare, insidie di vario tipo sono un po’ ovunque.

Fruit & Vegetables

Temperature quasi estive a metà maggio nonostante negli ultimi weekend le giornate piovose primaverili non hanno permesso al sole di irraggiare la valle. Nonostante sia prevista calura diffusa, lo sguazzo della nottata precedente ci fa sperare in un clima più mite, almeno nella prima mattinata. Ci dirigiamo al Transatlantico intenti ad affrontare una salita che, sulla carta, osserviamo da tempo: la “Fruit & Vegetable”.

Il primo tiro parte subito verticale e già dai primi passi si capisce l’entità della via: piccole tacche, piedi a spalmo e posizioni mai troppo comode dove trovare il meritato riposo dopo sequenze tirate. Attorno al terzo spit un movimento bello delicato in opposizione su tacche permette di raggiungere un vago diedrino posto sulla destra dove si sale più agevolmente per alcuni metri alla ricerca della famosa “grande presa per sghisare” che purtroppo su questo tiro sembra non esserci. Dopo qualche fix la parete torna infatti a strapiombare leggermente ed una sequanza su tacche conduce ad una presona piatta e piuttosto liscia che, rimontata con difficoltà, porta alla sosta. 25m, 6c+.

Umberto lungo la prima lunghezza, 6c+.

La seconda lunghezza è piuttosto corta ed ospita un solo singolo veramente ostico. Dalla sosta si continua in verticale per alcuni metri attraversando una zona piuttosto facile prima di giungere al passo chiave del tiro. Qui le prese per le mani scarseggiano ed i piedi sono costretti a spingere a spalmo sulla placconata liscia sottostante. Si lavora quindi in aderenza per superare il breve tratto e raggiungere le buone prese soprastanti che conducono senza ulteriori difficoltà alla grande cengia erbosa dove si sosta. 20m, 6b.

L’inizio del secondo tiro, 6b.

Il terzo tiro è di trasferimento sulla cengia che si segue verso sinistra fino a portarsi sotto la verticale del tiro successivo. 10m, I.

La quarta lunghezza torna a salire in verticale seguendo la parete leggermente appoggiata che si sviluppa oltre la sosta. I primi metri sono piuttosto semplici e conducono ad una sezione strapiombante solcata da alcune fessure gialle dove le difficoltà aumentano sensibilmente. Qui si aggiunge una bella lama verticale sulla destra che pemette di riposare un po’, anche se è difficile trovare una posizione del corpo veramente comoda, prima della sequenza di movimenti finale. Si arrampica lungo lo strapiombo su piccole tacche, con movimenti duri e boulderosi, uscendo infine su cengia dove si sosta comodamente. 25m, 7a.

La linea del quarto tiro, 7a.

Il quinto tiro prosegue obliquando verso sinistra per alcuni metri, attraverso passaggi delicati, fino a raggiungere un diedrino giallo composto da prese piuttosto scomode da tenere. Le piccole tacche che lo compongono rendono la progressione difficle e da ricercare con buona parte dei movimenti in puro equilibrio. Nascosta sulla sinistra è presente una lama ben appigliata che aiuta non poco ad alzarsi e raggiungere così i verticali posti poco più in alto. Nemmeno questi sono buoni ma muovendosi bene attraverso passi d’equilibrio si vince la precarietà della situazione proseguendo così in direzione della cengia di uscita dove, alcuni metri prima di raggiungerla, sono finalmente presenti un paio di buone prese che sanciscono la fine delle ostilità. 27m, 6c.

In uscita dal quinto tiro, 6c.

L’ultima lunghezza è corta ed abbastanza evidente, ben visibile dalla cengia di sosta. Si tratta di una placca compatta lunga una decina di metri che conduce direttamente al bosco in cima alla parete. Nonostante la brevità però l’arrampicata non è di facile lettura e costringe spesso a rinviate scomode ed a movimenti piuttosto duri su piccole tacche. Dopo qualche metro in verticale si obliqua verso sinistra dove finalmente iniziano prese migliori che consentono di uscire dalle difficoltà. Gradi a nostro parere un po’ stretti. 10m, 6b+.


Bella via su roccia sicuramente solida e bella. La spittatura è un po’ datata e va sempre valutata, soprattutto sulle soste. Noi sinceramente abbiamo trovato difficoltà nella lettura dei passaggi e di conseguenza abbiamo trovato la via più ingaggiante di quanto dichiarato. In ogni caso una salita carina e nel complesso da non sottovalutare.

Concordia

Scendiamo verso San Paolo con l’intento di provare a salire una via poco recensita e darle così un po’ di lustro ma dopo averci messo un’ora a fare il primo tiro decidiamo che “Per Ela” può aspettare. Nell’immediata destra, incredibilmente libera da cordate, sale la variante “Concordia” della via “Giù dalle Brande”, ripiego della giornata.

Il primo tiro inizia risalendo le roccette a destra della scritta oramai sbiadita alla base della parete. I primi metri, fintanto che il muro non guadagna verticalità, sono semplici su simil-rampa che culmina in cima ad un pilastrino dove è presente il primo cordone e dove la via inizia a salire in verticale lungo muretto fessurato e compatto. Dopo qualche metro si torna a piegare verso destra, seguendo la linea delle protezioni a parete, che conducono al tratto chiave del tiro dove il muro strapiomba leggermente e le prese per le mani iniziano a scarseggiare. Qui comincia anche un bel traverso che si sviluppa verso sinistra con movimenti in allungo sul placca priva di appoggi rilevanti. Si raggiunge un evidente cordone dove la linea torna ad obliquare ancora verso destra in direzione di un fix un po’ alto. La pendenza qui è più dolce ed in breve si raggiunge la sosta. 40m, 6a+.

Martina lungo la placca del primo tiro, 6a+.

La seconda lunghezza riparte lungo la solida placchetta fessurata oltre la sosta che si vince senza troppi problemi almeno fino a metà di quest’ultima dove un traverso verso sinistra impegna e non poco. Qui infatti le prese scarseggiano e si lavora principalmente in aderenza attraverso movimenti brevi e ponderati. Si raggiunge così una specie di canale che si segue verticalmente senza ulteriori difficoltà grazie alle buone prese che lo caratterizzano. Dopo poco si raggiunge la comoda sosta posta su di un terrazzino ai piedi della parete successiva. 25m, 5b.

Simone lungo il secondo tiro, 5b.

Il terzo tiro è molto bello ed offre un paio di passaggi interessanti ed impegnativi. Si parte aggirando verso destra lo spigolo oltre la sosta ritrovandosi così ai piedi di una bella placchetta che si segue fino a che un piccolo strapiombetto la chiude. Qui un delicato traverso in aderenza su minute prese permette di raggiungere lo spigolo sinistro che si oltrepassa, rimanendo bassi, con passo ricercato e non semplice. Una rampa si sviluppa ora verso sinistra con la linea da seguire evidente dettata dai cordoni a parete. Può essere utile un friend circa a metà di questa per proteggere l’uscita dallo spigolo del secondo di cordata visto che il cordone successivo è abbastanza lontano. Seguendo la rampa si arriva in cima ad un pilastro dove un ultimo passaggio, un po’ scomodo, porta alla cengia di sosta. 35m, 6a.

Martina in arrivo alla terza sosta, 6a.

La quarta lunghezza riparte esplosiva superando faticosamente la serie di strapiombi che caratterizzano la parete successiva. Le prese ci sono tutte ma la conformità del muo costringe sempre ad un’arrampicata fisica e sostenuta. Dopo il primo tratto verticale si giunge su parete più appoggiata dove inizia un breve traverso verso sinistra che conduce ai piedi dello strapiombo principale. Qui si raccolgono le forze ed alzando il più possibile i piedi ci si proietta verso le comode lame sommitali dove si traziona rimontando le difficoltà. Nemmeno il tempo di tirare il fiato che subito si palesa un secondo tetto, anche questo fisico, che si vince seguendolo verso destra fino a raggiungere il punto più debole dove è finalmente possibile rimontarlo. Senza ulteriori difficoltà si segue la lunga rampa che porta alla sosta ricongiungendosi così alla linea “Giù dalle Brande”. 45m, 6a.

Il muretto vericale all’inizio della quarta lunghezza, 6a.

Il quinto tiro è breve ma intenso. Sale un muretto verticale, e piuttosto privo di appigli, prima di iniziare un trasferimento verso la parete successiva. Dalla sosta si evitano verso sinistra gli alberelli approcciando così il muretto subito oltre. Questo si vince attraverso movimenti da ricercare su prese minute per le mani e piedi che spingono su appoggi obbligati ed oramai usurati che aumentano le difficoltà del passaggio. Superato in qualche modo il tratto iniziale si prosegue aggirando lo spigolo destro ed iniziando così una camminata lungo traccia che porta diettamente alla sosta dopo aver superato un breve e facile muretto finale. 25m, 6a/6a+.

Martina lungo il quinto tiro, 6a/6a+.

La sesta lunghezza supera per tutta la sua interezza un lungo diedro fisico con arrampicata prevalentemente in dulfer e senza punti dove poter veramente riposare. Dopo qualche passo su muretto verticale si raggiunge il diedro vero e proprio che costringe ad un’arrampicata continua e sostenuta attraverso movimenti meccanici: mani nella fessura centrale e piedi che spingono sulla parete di destra per guadagnare metri e su quella di sinistra per scaricare un po’ il peso permettendo così di rialzare le mani. A circa tre quarti il diedro forma un arco verso destra spezzando la monotonia attraverso un breve traversino su placca. Quando il diedro torna verticale lo si segue con passaggio fisico iniziale uscendone in seguito sulla sinistra raggiungendo così la sosta dopo aver attraversato qualche roccetta poco stabile. Tiro nel complesso faticoso con protezioni non sempre vicine e che non consentono quindi l’azzeramento se non integrando con friends. Da non sottovalutare! 25m, 6a/6a+.

Simone lungo il bel diedro della sesta lunghezza, 6a/6a+.

Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta che, chiusa da piccolo tettino, si segue verso sinistra fino ad aggirare lo spigolo. Dalla sosta si sale in verticale fino a raggiungere il rovescio alla base del tetto che si sfrutta per tutta la traversata. In breve si raggiunge lo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale seguendo la fessurina che lo taglia verticalmente. I primi metri sono delicati ma mano a mano che si sale la parete si appoggia fino al breve e facile muretto che permette di raggiungere una cengia alberata. Si rimontano dunque le semplici roccette basali della paretina successiva fino ad arrivare alla sosta non appena questa si verticalizza. 40m, 6a.

L’inizio del settimo tiro, 6a.

L’ultima lunghezza aggira verso destra lo spigolo della parete proseguendo poi in placca per alcuni metri. Terminata la placca rimangono da risalire i gradoni finali con arrampicata non sempre logica viziata da protezioni a parete difficili da raggiungere e che rendono la progressione più complicata di quella che è. Anche la qualità della roccia non è delle migliori in questo tratto, prestare quindi attenzione a quello che si prende. Si giunge quindi in cima alla parete dove si attrezza la sosta su fix. 35m, 5b.

Martina in uscita dalla via, 5b.

Via simpatica, continua nelle difficoltà dall’inizio alla fine e che richiede una certa resistenza. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario ma può essere comodo portare un set di friend per integrare quà e là. Nonostante i gradi dichiarati siano contenuti non è una via da sottovalutare perchè spesso stanno stretti. La progressione risulta invece molto varia e si affrontano placche, strapiombi, diedri e spigoli, ce ne è per tutti i gusti insomma!

Babilonia

Usciti dalla via “Plaisir” riscendiamo il sentierino che in breve riporta alla base della parete. Sono le quattro e mezza di pomeriggio, c’è ancora tempo di salire un’altra via corta prima di tornare verso Trento. La scelta ricade sulla vicina “Babilonia”, quattro lunghezze che promettono arrampicata divertente ed un terzo tiro emozionante su spigolo esposto vista lago di Garda.

Il primo tiro sale la parete oltre la scritta roccia con freccia che identifica la via. Sormontate le prime facili roccette ci si trova di fronte ad una bella placconata che si sviluppa verso destra. A protezione del passaggio iniziale c’è un fix con catenella penzolante. Ci si alza quanto basta per raggiungere alcune piccole fessurine che consentono di iniziare il traverso che, attraverso una serie di passi in aderenza con i piedi che spingono su placca, portano ad alcuni terrazzini dove scaricare un po’. Seguendo l’evidente linea di fix a parete si prosegue verso destra oltrepassando un canalino e rimontando un largo terrazzo. Da qui si risalgono le facili roccette che conducono alla cengia alberata dove si trova la catena della prima sosta. 25m, 6a.

Simone lungo il traverso della prima lunghezza, 6a.

La seconda lunghezza risale la placchetta soprastante la sosta obliquando leggermente verso destra seguendo la linea degli spit a parete. La prima parte della parete è appoggiata e conduce ad un terrazzino poco accennato da dove inizia la seconda parte della placca, leggermente più verticale ed impegnativa. La si affronta puntando ad una fessura sulla destra che si supera per raggiungere la lama sommitale rimontando così il terrazzino di sinistra prima di dirigersi nuovamente verso destra in corrispondenza dell’evidente catena di sosta. 20m, 5b.

Le belle placche della seconda lunghezza, 5b.

Il terzo tiro è senza dubbio il più bello di tutto l’itinerario. Si svolge lungo lo spigolo della parete, molto esposto e con bella vista sul lago di Garda. Dalla sosta si riparte verso destra traversando su placca liscia con movimenti in aderenza fino ad incontrare appoggi più marcati che permettono di scaricare il peso. Si sale ora in verticale seguendo un vago diedro che in breve porta ad un secondo traverso esposto. Qui le abbondanti tracce di magnesio ci portano ad evitare questo passo traversando verso destra solo in seguito, dopo aver superato il muretto verticale con bella lama orizzontale al culmine. Ritorando sulla retta via ci si trova davanti ad una bella placchetta compatta solcata da alcune fessure che facilitano la progressione. Terminata questa si giunge su larga cengia che si segue fino ad incontrare la sosta da attrezzare su 2 fix. 25m, 6a.

Simone lungo il terzo tiro, 6a.

L’ultima lunghezza riparte affrontando la facile rampa a destra della sosta. Al termine di questa troviamo il primo spit e si possono intravedere le protezioni sulla placchetta che verrà affrontata in seguito. Alla fine della rampa si raggiunge un’ampia cengia vegetativa che ci porta in prossimità della placca che va affrontata rimanendo quanto più possibile sulla destra. Infatti, sebbene le protezioni siano posizionate sul centro, salire diritti per diritti sarebbe decisamente più complicato del 5b dichiarato. Sulla destra si trovano invece belle, buone ed ampie buchette scavate che consentono di superare la placca senza grosse difficoltà. Al termine della placca si raggiunge lo spiazzo sommitale dove è possibile allestire facilmente una sosta sugli alberi. 30m, 5b.

Le roccette dell’ultima lunghezza, 5b.

Via corta ma interessante, sicuramente da affrontare in concatenazione con una delle tante linee adiacenti. L’arrampicata si svolge principalmente in aderenza lungo solide placconate grige mentre la progressione risulta sempre sicura grazie alle numerose protezioni a parete. Le difficoltà contenute rendono l’itinerario plaisir e il panorama sul lago di Garda fa da contorno ad una piacevole salita spensierata.

Via del Dottore

Scendiamo in valle del Sarca in direzione di Dro intenti ad affrontare una via alle Coste dell’Anglone di primo mattino. Le giornate di inizio settembre sono ancora calde ma non soffocanti ed il sistema di diedri di cui è composta la fascia rocciosa permette spesso di arrampicare in ombra. Anche la vegetazione presente aiuta a non soffrire troppo. L’intento è quello di salire la linea “Te lo do io il Colorado” ma sbagliando da subito il primo tiro ci ritroviamo alla prima sosta della via accanto, la “Via del Dottore”, che decidiamo di terminare.

Il primo tiro parte poco a destra rispetto all’attacco della via “Te lo do io il Colorado” di cui saliamo giusto i primi 5 metri per collegarci immediatamente alla base del corridoio ricavato in mezzo alla vegetazione. La parete qui è appoggiata e si arrampica prevalentemente su placca scaglionata. Le protezioni in questo tratto sono assenti ma è possibile usufruire degli arbusti laterali per rendere la progressione più sicura. Al termine del corridoio si giunge su di un terrazzino che anticipa un muretto da superare atleticamente sfruttando la rampetta che obliqua verso destra almeno per i primi metri. Al di sopra del muretto è presente la sosta su due chiodi uniti da cordone. 40m, III.

Martina in arrivo alla prima sosta, III.

La seconda lunghezza riparte oltre la sosta risalendo inizialmente il muretto di sinistra ed affrontando la placchetta seguente con decisione. Tramite arrampicata di aderenza, su parete leggermente appoggiata, si raggiunge un piccolo arbusto e si continua lungo la placconata successiva con progressione analoga. Al termine si sbuca su di una grande terrazza detritica che si oltrepassa dirigendosi in direzione di un grosso arbusto a destra di una serie di roccette rotte che conducono, senza ulteriori difficoltà, alla sosta posta all’interno di una nicchia. 45m, IV+.

Gli ultimi metri del secondo tiro, IV+.

Il terzo tiro prosegue lungo la bella placconata di destra dove sono ben visibili una coppia di cordoni a dettare la linea da seguire. Con arrampicata divertente si raggiunge il primo dei due e si prosegue in direzione del secondo posto al centro di una liscia placconata. Qui il passo chiave della lunghezza che obbliga a rimanere a braccia distese lungo le fessure laterali e a lavorare bene con i piedi in aderenza per vincere le difficoltà. Ci si trova così al di sopra di una larga cengia con evidente camminamento che conduce senza problemi all’albero di sosta. 25m, IV+.

Simone all’inizio della terza lunghezza, IV+.

La quarta lunghezza riparte a sinistra dell’albero di sosta raggiungendo, dopo un paio di metri di camminata su fondo detritico, la parete principale. Questa è molto bella da scalare, formata principalmente da un susseguirsi di pilastrini che si vincono seguendo la linea dettata dai chiodi a parete, obliquando costantemente verso sinistra fino a che non si sbuca alla base di una placconata chiusa da diedro giallo. Lungo la placca l’arrampicata è di aderenza ed equilibrio ed un cordone attorno a clessidra protegge i movimenti chiave. Poco dopo, prima di raggiungere il diedro, è possibile inserire un friend piccolo per garantire maggiore sicurezza. Giunti al diedro si continua al suo interno, su roccia a grumoli, fino a raggiungere, in breve, la sosta formata da cordone attorno a grossa clessidra. 40m, V.

Il bel diedro finale della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro termina il diedro proseguendo a destra della sosta ed aggirando un’evidente pancia. Si prosegue ora in verticale superando una coppia di cordoni e raggiungendo così un marcato strapiombo dove è presente il passo chiave del tiro. Lo strapiombo viene superato verso sinistra e rimontato con passo atletico su piccole prese per le mani. Se non si riesce a passare in libera è presente un lungo cordone adibito appositamente per azzerare. Ricordandosi di allungare bene le protezioni si continua ora lungo il diedrino di sinistra che si supera prestando attenzione alla qualità della roccia che in questo tratto è abbastanza scadente. Una volta al di sopra del terrazzino si supera un arbusto e si rimonta un secondo terrazzo al di sopra del quale è presente una comoda sosta. 20m, V+.

L’inizio del quinto tiro, V+.

La sesta lunghezza riparte per qualche metro lungo il diedro che si sviluppa a partire dalla sosta. Questo in breve termina lasciando spazio ad una placca compatta che aggira lo spigolo della parete fino a raggiungere un canale alberato. Si traversa in placca con arrampicata prevalentemente di equilibrio. I numerosi chiodi lungo il percorso rendono la progressione sicura e spensierata ed in men che non si dica si raggiunge la base del canale con passo finale leggermente più delicato. Il canale è ingombro di vegetazione e lo si abbandona quasi immediatamente in favore dello spigolo di sinistra decisamente più interessante anche se non sempre solido. A metà spigolo è presente un chiodo che si supera per affrontare la facile pancia che conduce alla sosta su grande arbusto. 25m, VI.

La partenza della sesta lunghezza, VI.

Il settimo tiro sale a sinistra dell’albero di sosta dove inizia un breve muretto che muta in rampa ascendente dopo poco. Si giunge presto su cengia terrosa prima di ripartire lungo la parete successiva. Qui la linea porta ad aggirare lo spigolo di destra della placca entrando così all’interno di un diedro con bella lama verticale sulla destra. La parete di sinistra è qualitativamente peggiore e si sfrutta solamente per qualche appoggio saltuario. Terminata la prima sezione del diedro si superano alcuni risalti rocciosi prima di giungere alla seconda parete. Qui, sulla parete di sinistra, è presente un chiodo rosso che si supera agguantando le comode prese subito sopra e rimontando il pilastrino. Un ultimo passaggio in aderenza, su placca polverosa, permette infine di raggiungere il terrazzino dove si sosta su cordini attorno a grande clessidra. 40m, V.

Martina in arrivo alla settima sosta, V.

L’ottava lunghezza supera la bella placconata appoggiata e molto fessurata che si sviluppa a sinistra della sosta. L’arrampicata qui è semplice e non ci si mette molto a raggiungere il termine della paretina. Qui un cordone sancisce l’inizio di un traverso che si svolge all’interno di un corridoio boschivo dove la difficoltà maggiore sta nel non scivolare ad ogni passo visto il fondo inclinato e composto di terriccio e fogliame. Ogni tanto qualche roccia quà e là garantisce maggiore stabilità. Faticosamente si raggiunge la base di un diedro dove si sosta. 40m, III.

La placca appoggiata dell’ottava lunghezza, III.

Il nono tiro affronta il bel diedro fessurato che parte dalla sosta. L’arrampicata è fisica ma piacevole, con i piedi costantemente lungo la rampa della parete di destra e le mani che si spostano all’interno dell’accogliente fessura. Verso il termine di questa è presente il passo più sostenuto del tiro. Qui infatti la rampa si fa più verticale e la fessura lascia spazio a presette meno nette e più scomode. Con passo deciso si raggiunge il terrazzino che prosegue in direzione di una placchetta che si aggira verso destra rimontandola lungo il tratto più semplice. Un alberello può essere utilizzato per proteggere l’uscita sulla cengia successiva dove si sosta su solido arbusto. 35m, V+.

L’inizio del nono tiro, V+.

La decima lunghezza prosegue lungo la placchetta appoggiata oltre la sosta. Si arrampica in direzione di un cordoncino azzurro che si raggiunge senza troppe difficoltà. Dal cordone si continua obliquando verso sinistra, in direzione del grande diedro, giungendo su di una breve cengia. Qui la parete si verticalizza sensibilmente ed iniziano le difficoltà. La linea non è evidente visto che non sono presenti protezioni visibili, e comoe riferimento si sale il pilastro fessurato subito a destra del diedro. Ci si protegge a friend fino a che si giunge ad un cordone bianco al termine del diedro dove si inizia a salire la placca subito a destra passando tre cordoni neri e raggiungendo il cordone di sosta. 45m, IV+.

Le roccette all’inizio della decima lunghezza, IV+

L’ultimo tiro è breve e permette di raggiungere il culmine della parete attraverso placchetta finale. L’arrampicata è semplice complice anche la pendenza della fascia rocciosa in questo tratto. Terminata la placca si piega verso sinistra in direzione di un evidente cordone bianco che anticipa la sosta finale. Per raggiungerlo si supera un muretto caratterizzato da roccia instabile ma con difficoltà limitate. Un ultimo passo verso sinistra permette di guadagnare il terrazzone finale e sostare su di un arbusto. 20m, IV.

In arrivo in cima alla parete, IV.

Via piuttosto discontinua con molti terrazzamenti che si alternano a numerose paretine rocciose le quali offrono però punti di arrampicata interessanti. Le difficoltà sono piuttosto omogenee lungo tutto l’itinerario e solo alcuni sassi isolati impegnano più della media. Questi risultano comunque ben protetti ed azzerabili se necessario. La guida di Arco le assegna una sola stella su cinque ma a nostro parare è una valutazione che non rende giustizia agli apritori. Risulta essere nel complesso una salita plaisir interessante per passare una bella giornata in parete.

Giubileo

Dopo qualche weekend di tempo incerto torniamo in valle del Sarca per rimettere le mani sulla roccia. Di buon mattino ci dirigiamo verso la parete dei “Due Laghi”, sopra l’abitato di Santa Massenza, dove la primavera scorsa avevamo salito la via “Gran Diedro” apprezzandola particolarmente. Sicuri che nemmeno stavolta saremmo tornati a casa delusi ci dirigiamo verso l’attacco della via “Giubileo” che sale la placconata all’estrema destra della parete.

Il primo tiro sale la lunga placconata fessurata e leggermente appoggiata che crea un corridoio tra gli alberi alla fine del bosco. L’arrampicata è prevalentemente di aderenza con i piedi che si spostano su piccoli appoggi. Le mani seguono invece le fessure verticali che incidono la parete e che vanno utilizzate per l’inserimento di dadi e friend a protezione della progressione, visto che il materiale a parete è decisamente raro e distanziato. Si sale senza troppe difficoltà fino ad un primo cordone che si supera raggiungendo un fix qualche metro più in alto. Qui è presente il tratto chiave del tiro: un breve traverso verso destra, in aderenza su rientranze, che porta allo spigolo della parete dove si prosegue più agevolmente in fessura. Dopo poco si raggiunge un terrazzino che spezza la continuità ma si riprende subito lungo la placca successiva seguendo, anche qui, la fessura che la solca. Ancora qualche passo in aderenza, passando una coppia di cordoni, e si arriva sulla comoda terrazza dove è possibile attrezzare la sosta unendo fix e fix+anello. 50m, VI.

Simone lungo la prima lunghezza, VI.

La seconda lunghezza prosegue lungo la placca successiva con arrampicata analoga a quella del tiro precedente visto che pendenza e conformità della roccia sono simili. I primi metri, tuttavia, non sono caratterizzati da fonde fessure ma si arrampica piuttosto su piccole tacche ed appoggi. Le fessure arrivano solo dopo una decina di metri dove è possibile iniziare ad inserire anche le prime protezioni sfruttando anche qualche clessidra quà e là. Giunti in corrispondenza di un alberello sulla destra il muro diviene più verticale e l’arrampicata più impegnativa. Superato un chiodo si rimane sulla destra per vincere gli ultimi metri che antecedono la sosta posta al di sopra di un tronco. 30m, V+.

La placca della seconda lunghezza, V+.

Molto bello è il terzo tiro che ospita, almeno su placca, i passi più sostenuti dell’itinerario. Qui infatti il muro si verticalizza notevolmente e gli appoggi tendono a scarseggiare costringendo spesso ad incastrare i piedi all’interno delle fessure. Anche le protezioni sono allegre e psicologicamente si sente nonostante sia possibile integrare con friends. Vista la grandezza pressochè lineare della fessura che solca questo tatto è consigliato raddoppiare almeno i friends verde, rosso e viola. Verso metà del muretto è presente un fix che antecede qualche presa comoda dove è possibile riposare a turno i piedi prima del passo chiave: un traverso verso destra con piedi in aderenza e mani alla ricerca di minute tacchette che permettono di mantenere l’equilibrio. L’obiettivo è quello di raggiungere la larga fessura di destra che prosegue poi obliquando verso sinistra fino alla sosta successiva. Attenzione alla base della fessura perchè sono presenti dei massi non proprio stabili. Si sosta una volta raggiunto un terrazzino alberato su fix e fix+anello. 35m, VI.

L’impegnativa fessura del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza completa la placconata che ci ha fatto compagnia fino ad ora. L’arrampicata, rispetto al tiro precedente, è più semplice grazie alla roccia frastagliata che compone i primi metri. Terminata questa inizia una larga fessura molto accogliente per le mani con i piedi che rimangono invece a spalmo lungo le placchette laterali. Si raggiunge un cordone bianco dove si inizia a traversare verso sinistra in direzione del punto più debole del tetto che chiude la placca. Qui è presente un fix a protezione del passaggio, non semplice, che permette di rimontarlo uscendone poi a sinistra. Si incontra quindi un secondo fix e si prosegue con il traverso sulla parete successiva. Raggiunto un arbusto si torna a salire verticalmente giungendo alla base di uno strapiombetto che si rimonta atleticamente sfruttando le belle prese in alto a sinistra. Si giunge così al terrazzino di sosta dove si attrezza su solido albero. 40m, VI.

Simone sulla quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro è di collegamento e permette di raggiungere il diedro successivo. La lunghezza si sviluppa verso sinistra attraversando dapprima una larga cengia per giungere poi ad uno zoccoletto roccioso che si risale senza difficoltà. Più arduo è invece salire il muretto successivo dove è necessario inerpicarsi sugli arbusti che lo antecedono per raggiungere la sommità dove penzola un cordone non visibile dal basso. Da qui si inizia un traverso in direzione del diedro su roccia a terrazzini che si seguono, in leggera discesa, fino alla base del diedro. Risalendo per alcuni metri si incontra la sosta. 25m, V.

Martina al termine del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza riprende a salire più verticale lungo il bellissimo diedro fessurato oltre la sosta. Questo, di roccia solida e compatta, è veramente un piacere da salire vista la fessura accogliente e i buoni appoggi per i piedi che si susseguono lungo tutto il tratto. Il diedro è quasi completamente da attrezzare ma gli spunti per inserire dadi e friends sono molteplici e la progressione risulta piacevole e sicura. Quando il diedro termina ostacolato dalla vegetazione è il momento per abbandonarlo in favore della paretina di sinistra con evidente chiodo nel mezzo. Un passo deciso su tacche consente di raggiungere il bordo superiore del muretto che si rimonta attraverso semplice ribaltata raggiungendo così la sosta da attrezzare. 30m, V+.

Il muretto finale della sesta lunghezza, V+.

Il settimo tiro continua a destra della sosta lungo il camminamento che conduce ad una rampa inizialmente terrosa ed arborea ma che mano a mano che si prosegue diventa rocciosa e verticale. Si oltrepassa una grande orecchia staccata, che suona a vuoto, e si giunge alla base di una placchetta che si aproccia rimanendone sul bordo di destra e proseguendo lungo il diedro successivo. Quando questo è chiuso dalla vegetazione si piega verso sinistra per affrontare il muretto vertiale e fisico che conduce all’inizio del caratteristico traverso su placconata. Con arrampicata di equilibrio si affrontano i primi metri del traverso che discendono leggermente seguendo gli evidenti appoggi per i piedi che terminano in corrispondenza di un fix con cordone penzolante. Qui la placca è troppo severa per essere affrontata in libera ed è necessario fare affidamento al cordoncino su fix per pendolare quanto basta a raggiungere lo spigolo sinistro della placca e proiettarsi così sulla sosta poco più in là. 40m, VI e A0.

Il traverso finale del settimo tiro, VI e A0.

L’ultima lunghezza riparte in leggera discesa rispetto alla sosta attraverso breve traverso in aderenza e non proprio semplice. Si raggiunge quindi un piccolo terrazzino dove si torna a salire in verticale, lungo placchetta grigia e compatta, fino a trovarsi a ridosso dello strapiombo che la chiude. Qui si prosegue all’interno di un diedro che si vince uscendo sullo spigolo e continuando senza ulteriori difficoltà fino al raggiungimento del boschetto sommitale dove si attrezza l’ultima sosta. Attenzione lungo i primi metri della lunghezza visto che sono sprotetti e non facilmente proteggibili. 35m, VI.

Martina al termine della via, VI.

Via molto interessante dallo stile vario e su difficoltà costanti. La parte inferiore si svolge lungo solide placconate incise da fessure dove è fondamentale sapersi proteggere bene a dadi e friend. La parte superiore invece si destreggia attraverso una serie di diedri fino in vetta. Nel complesso una linea divertente e piacevole, molto consigliata!

Plaisir

Ritornati qualche giorno prima del previsto da un’intensa vacanza sul Gran Sasso ci rimane qualche giorno libero prima di tornare alla monotonia quotidiana. Decidiamo di sfruttare il pomeriggio del venerdì per esplorare una parete che ancora non abbiamo avuto il piacere di toccare con mano nonostante abbiamo spesso arrampicato sulla falesia subito sopra. Si tratta della parete che sovrasta la strada del Ponale su cui abbiamo adocchiato una coppia di linee che ci occuperanno il pomeriggio. La prima di queste è la via “Plaisir”, un nome una garanzia anche se qualche passaggio presenta chiodatura distanziata che richiede particolare attenzione.

Il primo tiro si sviluppa dapprima lungo roccette rotte per poi affrontare una breve placchetta. Il primo ed il secondo spit sono ben evidenti fin dall’attacco anche se ben distanziati tra loro. Qui, infatti, uno scivolone imprevisto prima di aver rinviato il secondo porta direttamente a terra. Le roccette iniziali conducono ad un caminetto dal quale si esce sulla destra verso la metà di questo. Le protezioni, ora più vicine, invitano a proseguire lungo placca appoggiata fino a raggiungere un terrazzino poco pronunciato dove un cordone, un po’ basso, ci suggerisce di traversare verso sinistra prima di affrontare le ultime difficoltà. Dopo aver traversato brevemente sfruttando buoni buchi e lame si torna infatti a salire in verticale affrontando la placca soprastante, prima leggermente sulla sinistra ed in seguito sulla destra, fino a guadagnare l’ampia cengia dove si sosta comodamente su albero. 25m, 5b.

Martina impegnata sul primo tiro, 5b.

La seconda lunghezza riparte oltrepassando il boschetto oltre la sosta per raggiungere un breve terrazzino che antecede la placca che caratterizza il tiro. Rimontando le roccette basali si giunge in prossimità del primo fix che identifica anche il passo chiave della sezione. Qui è infatti necessario lavorare bene con l’equilibrio alzando i piedi quanto basta per arrivare alle fonde lame soprastanti che si utilizzano per vincere la liscia placconata puntando i piedi in aderenza e camminando col culo all’infuori per mantenere il grip fino ai primi buchi disponibili. Qui la parete si appoggia un po’ e tornano più frequenti le belle e fonde fessure che hanno caratterizzato il primo tiro. Passando a sinistra degli alberelli si affrontano gli ultimi passi sprotetti che conducono senza ulteriori difficoltà al terrazzino sottostante i due fix dove attrezzare la sosta. 20m, 5c.

In arrivo alla seconda sosta, 5c.

Molto bello è l’ultimo tiro che affronta elegantemente le placche conclusive della fascia rocciosa prima di immettersi nel boschetto sommitale. La partenza è particolarmente ostica, su muretto verticale, che costringe a movimenti in aderenza prima che questo si appoggi leggermente in corrispondenza del primo cordone. Si prosegue ora con arrampicata più semplice seguendo il bordo sinistro della paretina. Qui è possibile integrare le protezioni presenti attrezzando qualche clessidra quà e là prima di arrivare ai 2 fix quasi al termine della fascia rocciosa. Ignorare completamente il chiodo battuto sulla destra ed iniziare quindi ad aggirare lo spigolo di sinistra che, tramite movimento d’equilibrio, conduce alle buone lame che si usano per rimontare verticalmente in corrispondenza di un cordone. La parete ora si appoggia completamente permettendo di camminare in cresta in direzione di un cordone giallo attorno ad un alberello. Qui si piega verso destra entrando nel bosco ed attrezzando la sosta su di un albero prima del sentierino di rientro. 30m, 5c+.

La bella placca dell’ultimo tiro, 5c+.

Via corta ma molto carina,soprattutto per chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. La roccia è ottima e le fonde fessure donano sempre un piacevole senso di sicurezza. La chiodatura è buona anche se lunga in alcuni punti dove è consigliato integrare con protezioni rapide. Una bella linea con passaggi interessanti che consigliamo, vista la brevità, di concatenare con qualcun’altra sulla stessa parete. Noi ad esempio abbiamo optato per la vicina “Babilonia”.

Il Gran Diedro

Un caldo torrido accomagna la nostra discesa in Valle del Sarca già nelle prime ore della mattina. E giusto che i temporali dell sera precedente qualcosa hanno rinfrescato! Questa volta la meta è Santa Massenza, la parete è quella dei “Due Laghi” e la via è “Il Gran Diedro”. Il sole, bello alto nel cielo, ci ha fatto sudare durante il breve avvicinamento ma alla base della parete soffia una leggera brezza rinsaviente che ci fa ben sperare ma che si rivelerà illusoria. Oramai siamo qui, si sale!

Il primo tiro, molto corto, sale la breve fessura verticale, particolarmente svasa e stondata per via dell’erosione dell’acqua che la ha lisciata. Questo rende la progressione ostica soprattutto dalla metà del muretto in poi dove la parete si verticalizza maggiormente ed il grip viene meno. L’arrampicata si svolge prevalentemente con le mani all’interno della fessura alla ricerca degli incastri più sostenibili mentre i piedi spingono ed equilibriano lungo le pareti laterali intervallate, quà e là, da incavi stondati dove appoggiare la punta delle scarpette. Verso il termine la fessura spancia verso l’interno ed un piccolo arbusto, con cordone penzolante, ostruisce il passaggio rendendolo difficoltoso da affrontare senza usufruire dell’arbusto stesso in quanto le prese “comode” sono abbastanza lontane dalle ultime prima della pancia. Ci si trova dunque al di sopra di un evidente terrazza che si segue senza difficoltà fino al raggiungimento della base del diedro dove si sosta agevolmente. 15m, VI-.

Simone lungo il primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza segue brevemente la rampa appoggiata, che corre sulla parete di destra del diedro, fino ad un evidente arbusto. Da qui si prosegue verso sinistra lungo muri più verticali fino alla sosta. I primi metri risultano facili grazie ai molteplici appigli che offre la roccia lungo entrambe le pareti del diedro. Raggiunto l’albero ci si sposta leggermente verso destra per superarlo e montarci inevitabilmente sopra prima di approcciare la parete successiva. Questa, molto breve, conduce ad un primo terrazzino roccioso che si segue fino alla base del muretto finale del tiro. Nonostante la linea di chiodi segua l’evidente fessurina di sinistra si tende con il corpo a rimanere piuttosto centrali, almeno nella parte iniziale, così da sfruttare a pieno l’appoggio del muretto di destra che consente di guadagnare i primi metri. Rientrando verso sinistra si esce su cengia terrosa oltre la quale è presente la sosta. 30m, VI-.

L’inizio della seconda lunghezza, VI-.

Il terzo tiro prosegue lungo il diedro oltre la sosta attraverso arrampicata bella ma piuttosto monotona alla lunga. Si inizia approcciando una rampetta che, obliquando verso sinistra, conduce al diedro vero e proprio. Questo tratto è poco protetto ma è possibile inserire qualcosa quà e là. Tutt’altra storia è invece il proseguo del diedro dove i chiodi abbondano anche se il loro stato non è certo dei migliori e qualcuno non avrà vita lunga. Nonostante questo la progressione risulta essere sicura se integrata, ogni tanto, con qualche protezione rapida lungo la fessura che separa le pareti. L’arrampicata risulta essere un automatismo che presto si padroneggia: mani lungo le fessure o sulle presette di sinistra e piedi che si alzano in modo alternato lungo le pareti laterali sfruttando gli appoggi naturali della roccia. Si prosegue in questo modo fino a che si giunge ad un albero che spezza la continuità. Superato si continua ancora con lo stesso stile fino ad intravedere la sosta sulla destra che si raggiunge abbandonando la fessura ed arrampicando lungo la placchetta per gli ultimi metri. 30m, VI-.

Martina al termine del terzo tiro, VI-.

Abbandonata la sosta sulla destra la quarta lunghezza rientra nel diedro lasciato da poco, ora più appoggiato e ricco di appoggi. Le numerose protezioni del tiro precedente sono un lontano miraggio e, a parte per un friend incastrato, è necessario proteggersi lungo tutto lo sviluppo. L’arrampicata è la medesima del tratto sottostante ma agevolata da una larga fessura accogliente e da inclinazione piuttosto favorevole. Dopo i primi metri, ancora verticali, la parete infatti si appoggia fino alla sosta successiva posizionata su di un grosso arbusto al termine del muro. 20m, V+.

Martina verso il termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro evita la vegetazione soprastante aggirandola verso destra al fine di riportarsi all’interno del diedro successivamente. Dalla sosta si cammina lungo la cengia per qualche metro oltrepassando un primo chiodo e giungendo sotto la verticale di un cordone dove si sale il breve muretto e si inizia un traverso su placca verso sinistra. Ritornati all’interno del diedro lo si segue per tutta la sua lunghezza, con arramicata analoga a quella dei tiri precedenti, senza particolari emozioni. Anche qui le protezioni scarseggiano ma inserirne di rapide non è difficile e la progressione risulta tranquilla grazie anche alle difficoltà non elevate del tratto. Solamente verso metà diedro una sporgenza da aggirare verso destra impegna maggiormente l’arrampicata che prosegue in seguito spensierata fino alla sosta posizionata sulla parete di destra prima che la vegetazione blocchi ulteriormente il passaggio. 30m, V+.

Martina sfoggia la sua elasticità lungo il diedro del quinto tiro, V+.

La sesta lunghezza traversa brevemente verso destra lungo la bella placca fessurata in direzione dello spigolo della parete. Dopo il primo cordone si obliqua leggermente verso l’alto ignorando un secondo cordone dove risale la linea “Due Spigoli”. L’arrampicata è facile e piacevole ed in poco tempo si giunge in prossimità dello spigolo dove si inizia a salire in verticale lungo facili roccette rotte. Queste conducono direttamente al terrazzino di sosta costituita da una coppia di cordoni all’ombra di un alberello. 12m, IV.

La placchetta della sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro, in comune con la via “Due Spigoli”, inizia approcciando il muretto che fa da base ad una breve placconata leggermente appoggiata che si supera attraverso arrampicata in aderenza. Il tratto è semplice e conduce sullo spigolo della parete di destra che muta presto in crestina iniziando così una lunga cavalcata, su roccette sempre da verificare, che si sviluppa verso sinistra. Tutto il tratto è sprotetto e difficilmente si riesce ad inserire qualcosa, prestare quindi attenzione nonostante le difficoltà siano limitate. Verso la fine, in corrispondenza del punto in cui la cresta termina, la linea si divide in 2: sulla sinistra (chiodo + cordone evidente) prosegue la via “Due Spigoli”, mentre verso destra, oltre un breve terrazzino, è presente la sosta del nostro itinerario, ai piedi di un diedro giallo. 25m, V-.

Lo spigoletto del settimo tiro, V-.

L’ottava lunghezza inizia portandosi alla base del diedro giallo che dalla sosta precedente appare bello strapiombante ma che nella realtà risulta essere piacevolmente verticale ed appigliato grazie alle numerose rocce rotte di cui è composto. Verso la metà del diedro un cordone offre una prima protezione prima di raggiungere la placca sommitale. Questa risulta essere leggermente appogiata ma è tutt’altro che da sottovalutare. L’arrampicata è infatti in aderenza per gran parte dello sviluppo e le protezioni sono molto distanziate tra loro tanto che un eventuale volo può risultare davvero pericoloso. Mano a mano che si sale le prese tornano a palesarsi più di frequente e le fonde fessure verso il termine della placca spezzano la tensione accumulatasi rendendo gli ultimi metri piacevoli e spensierati. Raggiunto il bordo della parete si sterza di netto verso sinistra per raggiungere finalmente la sosta su di un alberello prima di una minuta cengia. 45m, V.

Martina in arrivo all’ottava sosta, V.

L’ultimo tiro risale lungo la lunga placconata appoggiata chiusa a sinistra da un diedro e a destra da vegetazione. Anche qui le protezioni in loco sono belle distanziate ma lungo il tratto si trovano numerose clessidre dove poter avvolgere qualche cordone. Dopo i primi metri tendenzialmente verticali si inizia ad obliquare verso sinistra in direzione dell’evidente diedro che si sfrutta per pochi metri verso il termine della placca. Lo si abbandona poco dopo per iniziare un breve traverso verso destra che permette di lasciarsi la placca alle spalle a favore del muretto finale che culmina in cima alla parete. All’inizio del muretto è presente l’ultima difficoltà della giornata: una pancia placcosa che si supera rimanendo leggermente sulla destra. Da qui in poi la roccia si appoggia e frastaglia fino a diventare sentiero detritico negli ultimi metri. Raggiunto il terrazzo si sosta su arbusto. 50m, IV+.

Simone verso il termine della via, IV+.

Via che offre spunti interessanti ma che alla lunga può risultare monotona visto che il lungo diedro che si segue è lineare e non ospita molta varietà nei passaggi. Solo dalla metà in su la via cambia un po’ aria grazie alle placche che conducono in cima alla parete. La chiodatura a tratti distanziata, e non sempre integrabile, da’ quel pepe in più a questa via di stampo alpinistico. Nel complesso non da sottovalutare visto anche che difficilmente è possibile calarsi oltre la metà.

Hruschka

Tornati dopo un po’ di tempo in Dolomiti per il weekend di ferragosto decidiamo di salire qualcosa che ci occupi gran parte della giornata visto che anche il meteo sembra essere dalla nostra parte, con qualche nuvola sparsa prevista il primo mattino e più soleggiato in seguito. La scelta ricade sulla via “Hruschka” al Col Toronn, 17 tiri che conducono sul bellissimo e lunare altopiano del Puez dove si può godere di una bellissima vista a 360° sulle Dolomiti.

Il primo tiro rimonta le facili roccette a destra del canale che si passa immediatamente giungendo dalla clessidra di inizio via posta sulla parete opposta rispetto a quella di salita. I primi metri sono semplici ed in breve si raggiunge un pianerottolo detritico dove la linea prosegue di poco sulla sinistra, dettata da una coppia di clessidre non poco distanti dal canale. Il muretto che si intrapone tra noi e la prima sosta è bello e compatto, la roccia sana e l’arrampicata divertente. Raggiunto un chiodo si prosegue per vago diedro fino a raggiungere gli strapiombi gialli che impediscono di proseguire ulteriormente. Qui un ultimo cordoncino un po’ malandato invita ad un traverso verso sinistra dove è possibile intravedere il chiodo cementato della sosta al di sopra di un piccolo pulpito che si rimonta con qualche difficoltà visto che lo strapiombetto chiude leggermente il passaggio. 40m, III+.

Simone lungo il primo tiro, III+.

La seconda lunghezza riparte in direzione del canale di sinistra dove lo strapiombo è più dolce e si lascia superare facilmente. Il passaggio è molto bello su solide lame che permettono di rimontare obliquando leggermente verso destra senza però allontanarsi troppo dal canale. Questo infatti torna ad essere protagonista per il secondo tratto del tiro dove muta in un divertente camino bello appigliato che si raggiunge e si segue per la sua interezza fino a che termina all’interno di un secondo canale decisamente più largo. Si cammina ora verso sinistra seguendo il canale senza difficoltà fino ad incontrare, verso la fine, una clessidra dove è possibile sostare. 25m, IV-.

Martina infreddolita in arrivo alla seconda sosta, IV-.

Il terzo tiro oltrepassa il canale portandosi ai piedi di una placconata grigia. La progressione è davvero meritevole vista anche la qualità della roccia che trasmette sempre un piacevole senso di sicurezza. La linea delle clessidre, con cordone in loco, porta in prossimità di uno strapiombo nero che si evita parzialmente aggirandolo sulla destra e che si rimonta, in corrispondenza di un cordone, con passo deciso. Si prosegue ora rientrando sulla verticale di sinistra lungo muretto articolato, oltrepassando una coppia di cordoni su unica clessidra e raggiungendo lo spigoletto della parete che si affaccia su di un profondo canale. Dove quest’ultimo risulta traversabile è posizionata la sosta su cordone. 40m, IV.

Il bel muretto del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza supera il camino portandosi alla base di una grande lama dove penzola un evidente cordoncino. Superata questa si prosegue in verticale in direzione di un secondo cordone che si raggiunge attraverso una serie di brevi terrazzini detritici che non offrono particolare soddisfazione. Superata la clessidra gli ultimi terrazzini che conducono alla base di una coppia di placconate. Ignorando quella di destra si sale lungo quella più verticale seguendo la linea dettata dagli ultimi due cordoncini del tiro. Anche qui l’arrampicata è divertente e su buona roccia ed in breve si arriva alla coppia di evidenti spuntoni dove si attrezza la sosta attorno al primo dei due. 40m, IV-.

Gli ultimi metri della quarta lunghezza, IV-.

Il quinto tiro riparte raggiungendo il secondo spuntone dove, sulla parete subito alla sua destra, è presente un cordone nascosto. Si prosegue in verticale ancora per una manciata di metri prima di iniziare un lungo traverso verso sinistra che oltrepassa il largo canale detritico in direzione di un cordone arancio (visibile anche dalla sosta precedente). Inizialmente, lungo il traverso, si superano due cordoncini in serie prima di raggiungere il canale vero e proprio. Questo è composto quasi esclusivamente da massi mobili i quali rendono la progressione molto instabile ed abbastanza pericolosa. La pendenza fortunatamente non è troppo elevata ed al netto di qualche passo instabile si raggiunge la parete oltre il canale senza ulteriori difficoltà. Rimontato un piccolo pulpito si sosta su anello cementato con cordone arancio penzolante. 40m, III.

Simone in sosta una volta attraversato il canale, III.

La sesta lnghezza entra nel canale a sinistra della sosta con passo iniziale fisico ma su buone prese. Il canale qui è molto ampio e lo si segue mantenendo sempre la sinistra e superando così un primo cordone verso metà ed un secondo cordone più minuto in vista del masso incastrato sul camino soprastante. Proprio in corrispondenza del masso si trovano le difficoltà maggiori della lunghezza. Qui è infatti necessario passare alla destra del masso entrando così all’interno dello stretto camino che si sale senza molte possibilità di manovra visto che ci si trova belli incastrati al suo interno. La progressione risulta quindi un continuo strusciare sulle pareti del camino fintanto che questo non si allarga leggermente consentendo di arrampicare con più facilità. Si prosegue lungo il muretto sprotetto fino a che non si vince uscendone sulla sinistra. Si risale ora il masso di destra per raggiungere la sosta da attrezzare unendo 2 cordoni. Visto lo stretto passaggio è bene valutare le dimensioni prima di rimanere incastrati ed in caso passare senza zaino recuperandolo in seguito! 34m, IV.

Martina in procinto di strisciare attraverso il caratteristico buco della sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta con bella arrampicata su roccia sempre ottima. Dopo un tratto iniziale abbastanza verticale la parete si appoggia leggermente entrando prima all’interno di un canalino appena accennato per poi uscirne sulla destra in corrispondenza di un bel diedro a lame che si segue rientrando così verso sinistra al di sotto di una nicchia. Senza ulteriori difficoltà si vincono gli ultimi metri che conducono al terrazzino di sosta. Tiro bello e con linea evidente grazie ai numerosi cordoni a parete. 43m, IV.

Martina sul settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza continua aggirando inizialmente il tettino sopra alla sosta passandoci alla destra. Rimontato nel punto meno pronunciato si entra in un canale ascendente che si sviluppa verso sinistra e che in breve muta in rampa portandosi verso lo spigolo della parete. Non lasciarsi ingannare dai camini verticali che si vedono dalla sosta che, seppur meritevoli ed invitanti, portano fuori via. Raggiunto lo spigolo della parete si trova un cordoncino nascosto che si lascia sulla sinistra per proseguire all’interno del diedro di destra. Molto bello è il passaggio che conduce sullo spigolo sinistro del diedro, all’altezza di un chiodo grigio, che consente di approcciare la placchetta finale che in breve porta alla nicchia di sosta dove è sito un chiodo cementato. Ricordarsi di allungare bene le protezioni a parete perchè, nonostante la brevità della lunghezza, l’attrito al termine è notevole visto il giro che fa la corda. 34m, IV.

Il termine dell’ottava lunghezza, IV.

Il nono tiro prosegue a destra della nicchia di sosta oltrepassando un semplice muretto che conduce ad una rampetta che ascende sempre verso destra.Qui si sale senza percorso obbligato per alcuni metri cercando sempre la roccia migliore che in questa sezione di via non è molto sana. La roccia più solida la si trova sulla crestina di sinistra che si segue con arrampicata facile fino a scorgere l’anello di sosta al di sopra di una stretta cengia chiusa da due muretti gialli. Spostandosi ora verso sinistra si aggirano a piacimento gli ultimi massi e si raggiunge la fine del tiro. 26m, III+.

In arrivo alla nona sosta, III+.

La decima lunghezza entra nell’evidente canale subito a sinistra della sosta che si abbandona quasi immediatamente a favore del pilastrino di destra, decisamente più interessante, dove è sito un cordone. Terminato il pilastro si oltrepassa la forcellina e si prosegue lungo la parete successiva in direzione di un secondo cordone. Raggiunto un breve pianoro si piega di molto verso destra puntando verso lo spigolo della parete. Anche qui la linea è dettata da una coppia di cordoni ben visibili ed in breve si esce sul pendio ghiaioso sommitale. Rimanendo bassi si traversa sino al bordo della parete dove si trova il cordone di sosta a ridosso della fonda gola che separa la parete principale dal torrione di destra. 35m, III+.

Martina in arrivo sulla cresta al termine della decima lunghezza, III+.

L’undicesimo tiro si avventura lungo il pendio in direzione del grosso masso che antecede la paretina successiva. Questo si raggiunge senza particolari difficoltà visto che la pendenza consente una camminata agevole nonostante il manto detritico che compone il pendio. Arrivati alla base del muretto lo si sale, senza percorso obbligato, prestando attenzione alla qualità della roccia non eccelsa e raggiungendo così la cima erbosa. Si cammina in direzione della cresta principale mantenendosi costantemente lungo il bordo destro della parete fino ad incontrare un cordone in corrispondenza di un ometto una decina di metri prima della parete successiva. 45m, III+.

Il panorama visto dall’undicesima sosta, III+.

La dodicesima è una lunghezza di trasferimento. Dalla sosta ci si incammina in direzione della cresta principale lungo terreno prativo e, una volta raggiunta, si discende nel versante opposto fino ad incontrare un cordoncino subito prima di un canale che risale verso destra. Qui si sosta. 45m, I.

Il camminamento della dodicesima lunghezza, I.

Il tredicesimo tiro entra nel canale a sinistra della sosta lungo roccette rotte non molto stabili. Alla ricerca della roccia migliore si mantiene la destra del canale fino a che questo termina su breve terrazzino caratterizzato da una coppia di grossi massi incastonati. Sfruttandoli come protezioni rapide si oltrepassano entrando in un secondo canale che sale verso sinistra. Qui la roccia è quello che è e non è raro smuovere massi al passaggio o al solo strisciare delle corde. In breve si raggiunge una piccola cengia che si segue per la sua interezza fino a scorgere, sulla destra, un cordone dove ci si ferma ad attrezzare la sosta. 35m, III.

Martina lungo il tredicesimo tiro, III.

La quattordicesima lunghezza inizia a sinistra della sosta rimontando un breve muretto giallo immediatamente chiuso da pronunciato strapiombo che impedisce la progresione. Si esce quindi verso sinistra aggirando la parete con passo delicato che conduce prima ad un terrazzino ed in seguito sullo spigolo della parete successiva che si raggiunge vincendo il breve diedro di sinistra. Lo spigolo è molto esposto e scenico e l’arrampicata è tecnica lungo tutta la lunghezza. Raggiunta la crestina sommitale si attrezza la sosta attorno ad un grosso cucuzzolo sulla destra. 30m, IV.

Martina sullo spigolo della quattordicesima lunghezza, IV.

Il quindicesimo tiro prosegue lungo la crestina frastagliata rimanendone costantemente sulla sinistra fino a quando questa non termina in corrispondenza di una forcelletta. L’arrampicata consiste in un lungo traverso rasente lo spigolo della parete. La qualità della roccia non è nemmeno qui delle migliori ed è necessario prestare particolare attenzione a quello che si tiene ma soprattutto a dove si poggiano i piedi. Lungo il tratto non sono presenti protezioni ma è possibile mettere qualche cordino attorno ai pilastrini, più o meno stabili, presenti. Terminata la cresta si sosta su anello qualche metro prima della forcella che separa la paretina finale. 34m, II.

La sedicesima lunghezza non pone opposizioni particolari. Si tratta di una lunga camminata dove la difficoltà maggiore è rappresentata dal terreno detritico e scosceso. Dalla sosta si prosegue verso l’evidente forcella, che antecede l’ultimo tiro, oltrepassando un cordone attorno a clessidra prima di raggiungerla. Prestando attenzione a non perdere l’equilibrio si attraversa ora la stretta forcella e si raggiunge la base della parete successiva la cui roccia, almeno nella parte bassa, lascia molto a desiderare. Si risale lo zoccolo per alcuni metri fino a giungere in corrispondenza di un chiodo dove la parete si verticalizza. Qui si attrezza la sosta. 30m, II.

Simone poco prima della forcella della sedicesima lunghezza, II.

L’ultimo tiro torna a salire lungo roccia sana e compatta snodandosi attraverso il bellissimo spigolo aereo ed esposto che si sviluppa oltre la sosta. Si parte risalendo ancora qualche roccetta rotta prima di raggiungere una placca fessurata che si segue uscendo direttamente sullo spigolo di destra che rampeggia in direzione di una pancia strapiombante che si raggiunge attraverso arrampicata piacevole e discretamente protetta. Questa viene aggirata sulla destra tramite passaggio particolarmente esposto e scenico visti i metri di vuoto sottostante. Questo è anche il passo chiave del tiro che si vince con convinzione portandosi così sul versante di destra che in breve si appoggia formando un grande canale detritico. Si attraversa il canale verso sinistra puntando ad un pilastrino che aggira nuovamente la parete. La roccia non è delle migliori verso il termine del pilastro e rimontarlo non è semplicissimo. Sopra di esso, ormai in cresta, è presente la comoda sosta finale. 40m, IV-.

Simone lungo il bel spigolo dell’ultimo tiro, IV-.

Via dallo sviluppo notevole, impegnativa più per il numero dei tiri che per i gradi dei singoli passaggi. La parte inferiore dellalinea presenta bella roccia compatta che diventa instabile solo una volta raggiunti i tiri in cresta. La linea è sempre evidente e le protezioni non mancano nei tratti chiavi ma è comunque indispensabile integrare quà e là. Nel complesso un bel viaggio per passare una piacevole giornata estiva.