Giornata di fine novembre abbastanza velata ma le temperature non sono così basse e permettono un’uscita in valle. Si parte con calma direzione, ancora una volta, Pezol. Purtroppo al nostro arrivo la via che ci eravamo preposti di fare era presa d’assalto. Poco male, ci spostiamo sulla vicina “Cercando la Trincea”.
Il primo tiro risale la paretina leggermente appoggiata dove un’evidente susseguirsi di cordoni indica la linea da seguire che rimane comunque piuttosto logica lungo la parte più ripulita della parete. L’arrampicata è tranquilla per tutto il primo tratto che obliqua leggermente verso destra. In prossimità di un diedro, chiuso da arbusto, si piega verso destra per affrontare un breve traverso ben appigliato che porta alla base di una placchetta. Questa si raggiunge attraverso un contenuto passetto atletico. La placca è molto piacevole e conduce, senza ulteriori difficoltà , alla sosta poco più in alto. 35m, IV+.
Monica al termine del primo tiro, IV+.
La seconda lunghezza riparte a destra della sosta traversando un paio di metri fino ad un pulpito dove la linea torna a correre in verticale seguendo una bella placchetta compatta. Questa prosegue per gran parte del tiro e segue l’evidente linea di protezioni a parete. L’arrampicata è sempre piacevole e mai faticosa grazie al susseguirsi di una moltitudine di ottime prese lavorate. Obliquando leggermente verso destra si raggiunge un piccolo terrazzino oltre il quale è presente un muretto che ospita le difficoltà maggiori del tiro. Un passo in aderenza consente di superare la sezione e raggiungere così i gradoni sommitali che mutano presto in ampia cengia. Superato un arbusto si sosta ai piedi della parete successiva. 40m IV+.
La fine della seconda lunghezza, IV+.
Il terzo tiro è molto bello e meritevole. Vince elegantemente un lungo diedrino che si sviluppa subito oltre la sosta. Le protezioni, a volte distanziate, costringono ad una salita attenta dove è comunque sempre possibile integrare qualora se ne sentisse il bisogno. Si arrampica principalmente sfruttando gli appoggi su entrambe le pareti del diedro mentre le mani seguono la fessura centrale supportate dalle prese limitrofe. La verticalità della parete inizia a perdersi verso la trequarti del tiro dove il diedro si rilassa senza però snaturarsi. Gli ultimi metri portano direttamente alla sosta poco oltre un terrazzino. 30m, V+.
Il bel diedro del terzo tiro, V+.
Molto breve è la quarta lunghezza che si limita a superare la placchetta oltre la sosta e terminare sulla cengia soprastante. L’arrampicata è comunque piacevole ed interessante complici alcune sezioni in aderenza che impegnano nel finale. I primi metri si svolgono invece lungo parete lavorata dove si prosegue spediti fino alla base di una fessurina. Qui si risale decisi spostandosi leggermente verso sinistra prima di affrontare una placchetta che porta all’uscita del muro. Questa si vince verso destra fino ad arrivare ad agguantare lo spigolo della parete e rimontare così sulla terrazza soprastante. Raggiunta la parete successiva si sosta. 22m, V.
Monica impegnata sulla quarta lunghezza, V.
Il quinto tiro ospita passaggi interessanti attraverso arrampicata varia. Si inizia rimontando il facile muretto appoggiato oltre la sosta, chiuso da ampia pancia, che si segue verso destra aggirandone la base. Qui un passo in allungo consente di riprendere la verticalità in direzione della fessura obliqua poco più in alto. Raggiunta quest’ultima si rimonta sulla parete di sinistra, più verticale ma con ottime prese a contorno. Le difficoltà ora calano mano a mano che si raggiunge la cengia dove la linea prosegue lungo evidente traccia verso destra che culmina alla sosta poco dopo un arbusto. 33m, V.
I primi metri del quinto tiro, V.
La sesta ed ultima lunghezza ospita il passaggio più delicato dell’itinerario lungo placchetta liscia e lisciata dai passaggi. Si inizia risalendo le roccette basali e rimontando atleticamente un breve strapiombetto oltre il quale la linea prosegue lungo muro grigio, verticale e compatto. L’arrampicata è prevalentemente di movimento con buone prese ed appoggi lungo tutto il tratto. Si raggiunge presto una severa placchetta che si evita attraverso delicato passaggio in traverso verso destra. Si continua dunque in verticale per qualche metro fino ad incontrare i terrazzamenti che delimitano superiormente la fascia rocciosa. Qui si continua facilmente lungo gli ultimi metri fino a raggiungere i resti della trincea che dà il nome alla via. Si sosta su arbusti. 35m, VI.
Gli ultimi metri della via, VI.
Itinerario semplice e bello. La continuità della salita è spesso spezzata da cenge e terrazzini dove sono presenti le soste. Lungo i tiri, invece, l’arrampicata è più lineare. L’itinerario è ben protetto ed è facilmente integrabile qualora si ritenesse che le protezioni in loco non siano sufficienti.
Metà novembre sta registrando temperature gelide in Trentino, soprattutto durante la notte. Se il tempo è soleggiato però in parete, e senza vento, si sta bene e si riesce ad arrampicare senza patire troppo il freddo. Per non rischiare ci dirigiamo verso la parete del Pezol che prende il sole tutto il giorno e, nonostante i -3° al parcheggio, siamo stati abbastanza bene. La via del giorno è “Ciao Rita”.
Il primo tiro inizia rimontando sulla sinsitra la rampetta basale della parete che conduce, dopo una manciata di metri, alla placchetta compatta che accompagna per buona metà della lunghezza iniziale. Le protezioni qui sono generose e ravvicinate come generose sono anche le prese per le mani che, nonostante non siano mai veramente scavate, sono accoglienti a sufficienza da garantire una progressione sempre sicura e sotto controllo. Terminata la placchetta ci si sposta sulla destra dove si prosegue lungo delineata fessura verticale che conduce allo spigoletto della parete. Si oltrepassa quest’ultimo sulla destra tornando a salire lungo semplice placchetta appoggiata fino ad un evidente arbusto oltre il quale è presente la sosta. 20m, VI.
Monica alle prese con il primo tiro, VI.
La seconda lunghezza continua sulla parete oltre la cengia di sosta con evidente linea di fix ad indicare la linea da seguire. Il tiro è molto corto ed inizia affrontando un breve muretto verticale, forse leggermente strapiombante, dove le prese sono da ricercare e tutto sommato mai veramente comode. Si sale prediligendo il lato sinistro dove si trovano appoggi migliori per i piedi che consentono di alzarsi bene ed oltrepassare le difficoltà . Da qui in poi le difficoltà terminano e si prosegue in obliquo verso destra lungo placca molto appoggiata e con tasche nette per le mani. Superato un piccolo pulpito sulla destra si raggiunge la comoda sosta. 18m, V.
Simone al termine della seconda lunghezza, V.
Il terzo tiro è ancora più breve del precedente e si limita a superare la paretina oltre la sosta per poi avventurarsi su sentierino fino a quella successiva. Il muretto non pone grande resistenza e si verticalizza solamente lungo il tratto finale dove è possibile integrare con un friend il passaggio in uscita, semplice ma su terreno soprastante un po’ delicato. Oltrepassato il muretto un’evidente traccia conduce in breve alla paretina successiva dove è attrezzata la sosta. 15m, V-.
Il breve terzo tiro, V-.
La quarta lunghezza prosegue completamente in traverso verso destra per evitare la severa parete soprastante la sosta e raggiungere fasce rocciose più coerenti con le difficoltà complessive dell’itinerario. Il traverso parte lungo roccia estremamente lavorata con bei buchi sia per mani che per piedi. Le clessidre a parete indicano la linea da seguire che rimane comunque logica ed evidente raggiungendo dapprima un terrazzino alberato ed in seguito, sempre continuando verso destra, un passaggio nel bosco che conduce alla sosta. 28m, IV.
Il traverso della quarta lunghezza, IV.
Il quinto tiro ospita i singoli più impegnativi di tutta la linea e nel complesso l’arrampicata risulta essere più continua. Si tratta di una bella placchetta che si sviluppa poco a destra della sosta e che si raggiunge una volta oltrepassato agevolmente lo spigolo della parete. Si prosegue dunque lungo sezioni rocciose scarsamente appigliate, con prese a volte obbligate e poco accoglienti. L’inclinazione della parete è comunque tale da garantire un’arrampicata agevole fintanto che si mantiene il naturale equilibrio baricentrico. Superata la sezione centrale le difficoltà diminuiscono e le prese diventano più accoglienti permettendo di superare lo strapiombetto finale agevolmente. Attenzione solamente a quello che si tira perchè non tutto pare essere solido. Si sosta sulla cengia soprastante. 23m, VI.
Il bel muretto del quinto tiro, VI.
Breve è la sesta lunghezza che vince la placca compatta a sinistra della sosta sino a raggiungere un terrazzino ornato da cranio scheletrico di uno sfortunato ungulato. Vista l’inclinazione della parete estremamente favorevole l’arrampicata si svolge senza particolari difficoltà e la progressione risulta fluida e piacevole. La placca ospita inoltre prese ed appigli molto lavorati per tutta la sua interezza ed anche le protezioni sono ravvicinate. Si obliqua quindi verso sinistra per una decina di metri per poi tornare a salire verticalmente raggiungendo così la sosta. 20m, IV.
Le placche appoggiate della sesta lunghezza, IV.
Il settimo ed ultimo tiro è molto simile al precedente: belle placchette compatte ed appoggiate dalle difficoltà molto contenute. Anche qui la lunghezza è breve e si può tranquillamente concatenare con il tiro precedente. La parete qui è intervallata da una minuta cengia che spezza la continuità ma che non dà troppo fastidio. Senza difficoltà si raggiunge quindi il boschetto sommitale dove è presente l’ultima sosta ed il libro di via. 30m, IV.
Gli ultimi metri della via, IV.
Via che nonostante l’evidente discontinuità trova comunque il suo perchè grazie alla qualità della roccia ottima ed alle piacevoli sezioni in placca. Rimane comunque una linea molto semplice ed estremamente ben protetta con un’esposizione ottima per i mesi invernali.
Il weekend con temperature da inizio primaversa ci spinge in valle per godere a pieno del sole che scalda le pareti. Ci dirigiamo verso la sempre affollata parete di Pezol certi comunque che la via che abbiamo scelto fosse libera per via delle difficoltà poco consuete rispetto alle altre linee della parete e per il fatto che si trovino poche informazioni al riguardo. Siamo alla base di “Castagnarte”.
Il primo tiro rimonta inizialmente i terrazzini terrosi che conducono alla base della parete principale dove è presente una coppia di evidenti cordoni bianchi. Un fix poco più a destra indirizza la salita che supera lo strapiombetto basale laddove questo è meno pronunciato. La roccia è caratterizzata da conformazioni ad alveare che non sono mai comode e dove si è sempre alla ricerca delle prese migliori. Il passo per superare le difficoltà è da ricercare e non è per nulla banale richiedendo forza, equilibrio e soprattutto decisione. Superato lo strapiombetto la parete si appoggia leggermente proseguendo lungo placchetta di movimento con prese migliori. Dopo qualche metro di arrampicata verticale inizia un traverso verso sinistra, con passo iniziale d’equilibrio, che scema rapidamente una volta raggiunte le cengette terrose. Qui si punta allo spigolo sinistro della parete oltre il quale è presente la sosta sotto un tettino. Tiro carino anche se un po’ sporco: le prese sono infatti spesso ricoperte da fastidiosa polverina. Il passo iniziale è probabilmente il più difficile di tutta la linea nonostante il grado proposto non gli renda totalmente giustizia. 30m, 6b+.
Simone sul passo chiave del primo tiro, 6b+.
La seconda lunghezza è senza dubbio la più interessante e si snoda lungo compattissima placconata fessurata. Si parte leggermente a destra della sosta per sfruttare la rampa basale ed alzarsi i primi metri sino a raggiungere un bel buco rovescio al di sotto del tettino. Alzando bene i piedi ci si allunga di molto verso destra raggiungendo una coppia di comode e fonde fessure che permette, attraverso passo d’equilibrio, di rimontare le difficoltà . Senza alzarsi troppo si inizia ora un traverso verso sinistra sfruttando le sempre buone prese per le mani con i piedi, al contrario, spesso a spalmo su placca liscia. Si conquista quindi lo spigolo sinistro della parete dove si torna a progredire in verticale attraverso arrampicata ora più semplice. Solo un passo verso il termine del tiro torna ad impegnare la progressione dove le prese non sono più così buone e gli appoggi per i piedi quasi assenti, costringendo a movimenti in aderenza. Si raggiunge dunque il culmine della paretina che si rimonta sostando in seguito sulla destra. Durante la nostra salita una fastidiosa pianta di spine ostacolava la progressione verso metà lunghezza, un coltellino avrebbe fatto comodo. 35m, 6c.
Enrico sulla bella placca della seconda lunghezza, 6c.
Il terzo tiro continua sulla destra ancora lungo placca inizialmente priva di evidenti prese ed in seguito molto frastagliata. Si inizia spostandosi di un paio di metri verso destra fino a raggiungere la base della placchetta che si rimonta attraverso passo d’equilibrio e facendo squat sulla gamba destra. Si continua ora su paretina appoggiata attraverso arrampicata di movimento e puntando all’evidente ed accogliente lama di sinistra che si segue sino al suo termine. La linea ora si semplifica seguendo la serie di fessure alternate da qualche minuta cengetta. Superato un arbusto con cordone ci si sposta leggermente sulla sinistra fino ad incontrare 2 fix sui quali attrezzare la sosta. 30m, 6b.
Il muretto del terzo tiro, 6b.
Breve è la quarta lunghezza che evita comunque eccessivi attriti delle corde visto che il tiro successivo è poco lineare. La linea è evidente ed obliqua costantemente verso destra seguendo gli altrettanto evidenti cordoni a parete. I primi metri sono facili e caratterizzati da una serie di terrazzini che si vincono agevolmente grazie alle numerose ed accoglienti fessure che compongono questo tratto di fascia rocciosa. Si giunge quindi a una breve ma piacevole placchetta verticale che si vince sfruttando le buone fessure un po’ nascoste dalla vegetazione. Con un breve traverso finale in aderenza si arriva infine alla sosta. 20m, 6a+.
La linea della quarta lunghezza, 6a+.
Il quinto tiro non offre particolari emozioni e si limita a salire le ultime roccette che separano dalla larga cengia soprastante. Si inizia vincendo la breve rampetta di sinistra attraverso arrampicata semplice e raggiungendo così un primo cordone. Proseguendo lungo una serie di risalti rocciosi, intervallati da terrazzini terrosi, si termina la parete senza difficoltà rilevanti. Giunti al boschetto lo si attraversa verso destra ed in leggera discesa raggiungendo così la base della parete successiva in prossimità di un grottino dove è evidente la linea di fix del tiro successivo. 35m, 5a.
Simone sul quinto tiro, 5a.
La sesta lunghezza risale l’evidente parete strapiombante oltre la sosta. A parte i metri iniziali la roccia lungo il tiro è decisamente scadente ed è necessario prestare particolare attenzione sia a prese che appoggi. Arrampicati i primi facili metri si supera in A0 una pancia severa, e priva di appigli, per giungere alla base di un diedro strapiombante e fessurato. Qui la distanza tra le protezioni costringe a tornare ad arrampicare attraverso movimenti particolarmente fisici su roccia discutibile. L’azzeramento non è semplice ma con una coppia di friend è fattibile. Mano a mano che si sale il diedro questo si appoggia e diviene più arrampicabile fino all’uscita su cengetta. Qui si sosta a piacimento su albero o clessidre da attrezzare. Tiro nel complesso forzato, brutto e poco interessante: la linea poteva tranquillamente fermarsi prima ed uscire a piedi in cengia verso sinistra. 22m, 7a e A0 oppure A1.
L’impegnativo strapiombo del sesto tiro, 7a e A0 o A1
Anche il settimo ed ultimo tiro non regala emozioni particolari concludendo la parete attraversando brevi muretti intervallati da sporchi terrazzini. Le difficoltà sono limitate e i problemi maggiori si incontrano per via del terreno vegetativo e poco stabile. Si raggiunge infine una larga terrazza poco a sinistra rispetto alla verticale di salita dove si attrezza l’ultima sosta su albero in prossimità dell’uscita della linea “Claudia 22”. 20m, 6a.
Via dalle 3 facce: belli e meritevoli i primi 2 tiri anche se allo stato attuale un po’ sporchi. I 3 tiri successivi fino alla larga cengia perdono interesse mano a mano che si procede mentre gli ultimi 2 tiri per raggiungere la vetta sono troppo forzati e non aggiungono nulla alla salita. Rimane comunque un buon allenamento con una notevole vista sul lago di Garda che salva la giornata.
Oggi è il 2 gennaio 2023 ed è caldo. Raggiungiamo Arco con il termometro che segna gli 8°C alle 8:00 di mattina. Fortuna che il cielo è coperto e le previsioni non mettono sole per la giornata altrimenti sarebbe quasi da stare in maniche corte. L’obiettivo è quello di riniziare a muovere i primi pasi dopo le festività , quindi qualcosa di tranquillo. Ci dirigiamo verso la Parete di Pezol per salire una delle ultime realizzazioni: Claudia ’22.
Il primo tiro è particolarmente breve e consente di superare lo zoccoletto basale e di raggiungere così la parete principale. L’arrampicata è sempre semplice grazie all’inclinazione favorevole e dalle buone prese presenti. Si inizia approcciando la breve placchetta subito a destra della scritta, che identifica la via, che si vince agevolmente grazie alle accoglienti fessure orizzontali ancora un po’ sporche dal terriccio. Superato il primo tratto si prosegue lungo roccette frastagliate prima verso destra, raggiungendo un cordone attorno ad alberello, e poi verso sinistra fino ad arrivare al terrazino di sosta che si rimonta con qualche difficoltà sfruttando anche gli arbusti presenti visto che questo è particolarmente terroso e scivoloso. 15m, III+.
Martina lungo il primo tiro, III+.
La seconda lunghezza riparte lungo la parete principale che si verticalizza offrendo arrampicata interessante su roccia piuttosto solida. I primi metri del tiro sono decisamente i più difficili costringendo ad un delicato traverso verso destra dopo aver inserito il primo rinvio. Le prese qui sono minute ed appena accennate e la placca su cui poggiano i piedi è liscia. Con passo deciso, fidandosi bene dei propri mezzi, si raggiunge il muretto di destra che consente di tornare a salire in verticale. Le prese ora ci sono e sono abbondanti rendendo la progressione più semplice. Potrebbe tuttavia tornare comoda una coppia di friend medio-piccoli visto che le protezioni in loco sono distanziate in questo tratto. Puntando all’ultimo cordone penzolante visibile si vince la verticale giungendo ad un tratto più appoggiato che conduce senza ulteriori difficoltà alla cengia di sosta. 27m, V+.
I primi metri della seconda lunghezza, V+.
Il terzo tiro continua lungo il muro fessurato oltre la sosta. Si inizia portandosi di poco sulla sinistra e raggiungendo un primo esile cordoncino attorno a clessidra che si supera ritornando sulla verticale e proseguendo lungo placca compatta e facile. Le molteplici fessure a parete, fonde ed accoglienti, e le protezioni solide e ravvicinate rendono la progressione semplice e piacevole almeno fino alla placchetta finale. Questa rappresenta il passo chiave del tiro e si vince attraverso arrampicata di equilibrio e di aderenza raggiungendo le buone prese sommitali che consentono di rimontare sul terrazzino di sosta. Vista la lunghezza del tiro limitata e la linearità di quello successivo, allungando qualche protezione, si può saltare la sosta e proseguire fino a quella successiva. 20m, V+.
La linea del terzo tiro, V+.
La quarta lunghezza si avventura all’interno del diedro/canale che prosegue fino al terrazzino successivo. Lungo tutto l’itinerario la roccia è frastagliata e la progressione risulta essere sempre semplice anche se la qualità non eccelsa della roccia in questo tratto costringe a rimanere sempre sull’attenti e valutare bene quello che si prende. Dalla sosta ci si immette direttamente nel canale che obliqua verso destra preferendo la parte interna almeno per il tratto inferiore. La linea è ben evidente, grazie alle numerose clessidre adornate da altrettanti cordoncini, ed in breve si raggiunge un arbusto evidentemente potato per permettere il passaggio. Lasciato quest’ultimo sulla destra si prosegue sulla parete compatta alla sinistra del canale dove la roccia è più solida e l’arrampicata più entusiasmante. Senza particolari difficoltà si raggiunge infine il terrazzino di sosta. 28m, V-.
Martina la termine della quarta lunghezza, V-.
Molto bello ed elegante è il quinto tiro che vince la bellissima ed estetica placconata leggermente appoggiata che si estende oltre il terrazzino di sosta. Dopo un movimento in allungo per immettersi sulla placca si inizia a seguire il bordo sinistro che ospita le prese migliori. Si abbandona quest’ultimo dopo qualche metro tornando così ad arrampicare sulla placconata principale seguendo la linea delle protezioni a parete. Passando da una fessura all’altra si raggiunge l’ultimo tratto del muro grigio dove, in un unico movimento, sono concentrate le difficoltà del tiro. Un tagliente bidito permette di agguantare il bordo di una cavità che consente di alzare bene i piedi e, spingendo lungo la liscia placca, proiettarsi all’insopra del terrazzino di sosta. 30m, V.
La bella placca del quinto tiro, V.
La sesta lunghezza prosegue lungo l’evidente corridoio tra gli alberi attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte. Strappo alla regola sono i primi tre metri che si svolgono ancora lungo placca compatta e che costituiscono l’ostacolo maggiore del tiro. Qui infatti le prese non sono particolarmente comode e l’arbusto sulla destra ostacola un po’ il passaggio. Raggiunto il primo cordone la parete si appoggia e l’arrampicata risulta essere più semplice. Si prosegue in verticale fino a che il corridoio è chiuso da vegetazione imponendo una brusca sterzata verso sinistra che, attraverso un po’ di terriccio e cercando di rimanerne al di sopra, porta alla comoda terrazza di sosta. 22m, IV.
Martina sulla sesta lunghezza, IV.
Il settimo tiro è breve e poco entusiasmante. Supera il breve muretto oltre la sosta che conduce ad una larga terrazza detritica che si segue camminando verso destra fino a che si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta a fianco alla scritta “Claudia”. Lungo il muretto iniziale la qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che rimanga in mano più di qualche appiglio. Fortunatamente il tratto è breve e semplice ma è comunque fondamentale prestare attenzione. Un occhio di riguardo anche durante il traverso e quando si recupera la corda perchè è facile smuovere qualche detrito che arriva direttamente sulla sosta sottostante. 22m, IV.
L’inizio del settimo tiro, IV.
L’ottava lunghezza torna a salire in verticale all’interno di un largo diedro composto principalmente da roccette rotte e poco stabili. Prima di giungere nel diedro vero e proprio si rimonta il facile muretto basale e si prosegue mantenendo la parete di sinistra quasi fino al termine. Ignorare ora la linea di protezioni che continua ancora a sinistra (fanno parte della via “Cercando la Trincea”) e spostarsi invece lungo la parete destra del diedro rimontando il pilastro ed oltrepassando l’arbusto posto sul suo culmine. Un breve traverso verso destra porta alla base di una placchetta compatta che si vince verticalmente raggiungendo così il terrazzino di sosta. 24m, V.
Il diedro dell’ottava lunghezza, V.
Molto breve è il nono tiro che, allungando qualche protezione in precedenza, si può decidere di concatenare. Si tratta principalmente di una anonima camminata verso destra che in breve tempo porta all’uscita della via ed al libro di vetta. Solamente gli ultimi 3 metri si svolgono su roccette ma non aggiungono particolari emozioni ad un tiro sostanzialmente di collegamento. Si sosta sulla roccetta al di sotto del libro di vetta oppure, più comodamente, sull’arbusto subito sopra. 18m, II.
Gli ultimi metri del nono tiro, II.
La via si può terminare qui, seguendo il sentiero di sinistra, oppure raggiungere il breve tiro finale che consente di raggiungere la cima del Pezol arrampicando. In questo caso si segue per una decina di metri la traccia di destra fino alla parete successiva. Di seguito la descrizione.
La decima lunghezza è corta ma piacevole e si svolge lungo il muretto che termina poco prima del traliccio dell’alta tensione. Si risale la bella parete fessurata con difficoltà pressochè costanti raggiungendo dapprima un arbusto, da cui penzola un cordone, ed in seguito proseguendo a zig zag lungo la placchetta successiva. Spostandosi prima verso sinistra ed in seguito verso destra si segue la linea delle protezioni che si sviluppa lungo il bel muretto compatto alla ricerca della linea più facile ed intuitiva. Anche qui le fonde fessure aiutano la progressione che termina con un facile traversino verso sinistra che permette di rimontare in vetta. Oltrepassate le ultime roccette, ormai camminando, si raggiunge la coppia di fix che si attrezzano per l’ultima sosta. 25m, V.
Simone lungo l’ultimo tiro, V.
Via semplice e particolarmente didattica. Adatta a chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. Le protezioni sono abbondanti lungo tutto l’itinerario, solo nel secondo tiro può essere utile inserire qualche friend. La roccia è buona anche se in alcuni tratti necessita di una controllata considerando anche che la via è recente e bisogna aspettare ancora qualche salita per il consolidamento.
Il sabato del lungo weekend di Halloween scendiamo verso Arco nonostante le temperature siano torride per il periodo. 27° di massima a fine ottobre inzia veramente ad essere preoccupante! Ci dirigiamo comunque alla Parete del Pezol di buona mattina arrivando alla base della fascia rocciosa con il sole che inizia già a scaldare la parete. La via? “Sulle pance del Pezol”.
Il primo tiro supera lo zoccoletto iniziale tramite un breve traverso verso destra su rampetta semplice ed appoggiata. Una volta aggirata la parete ci si trova su cengia che si segue costeggiando il piccolo strapiombetto sommitale fino ad incontrare il muretto successivo. Qui inizia un diedrino che si risale agevolmente, grazie alle numerose prese ed appigli quà e là , lungo roccia gialla, solida e grumosa. Al termine del diedrino ci si sposta leggermente sulla destra per raggiungere la sosta aerea da attrezzare. 27m, V.
Simone all’inizio della via, V.
La seconda lunghezza riparte con un breve traverso, ancora verso est, in aderenza su bella placchetta. Aggirato lo spigolo della parete si torna a salire verticalmente all’interno di un secondo diedro più severo e fisico rispetto a quello precedente. Le prese sono comunque abbondanti lungo tutto il tratto e giocando bene con gli appoggi laterali si riesce sempre a scaricare il peso dopo ogni movimento. Al termine del diedro si inizia un ulteriore traverso rimanendo al di sotto dello strapiombo che chiude la parete. Gli appoggi per i piedi, piuttosto alti, costringono a rimanenre quasi sempre rannicchiati rendendo così la progressione più ricercata. Se si è particolarmente alti si possono invece sfruttare le prese al di sopra dello strapiombetto, nascoste alla vista. Al termine del traverso, in corrispondenza del primo arbusto, si trova la sosta da attrezzare su 2 cordoni attorno a clessidre. 30m, VI.
Steve al termine della seconda lunghezza, VI.
Il terzo tiro riparte ancora verso destra oltrepassando così gli alberi sopra la sosta rimanendone al di sotto. Si raggiunge così una rampetta obliqua che torna a salire in verticale dopo pochi metri. Oltrepassato qualche cordone si giunge ad una placchetta priva di ulteriori protezioni. Qui la linea da seguire non è evidente ma come riferimento continuare lungo lo spigoletto di sinistra fino alla base di un tettino sopra il quale è presente un fix non visibile dal basso. Con passo semplice si rimonta raggiungendo così un lungo terrazzino che, seguito verso destra per tutta la sua interezza, conduce alla sosta. 30m, V.
Molto bella, per via della particolare conformità della roccia, è la quarta lunghezza che, tramite traverso ascendente, porta ai piedi di un grande tetto ad arco. Si parte su solida placconata che si vince senza troppe difficoltà e che permette di raggiungere una grande canna attorno alla quale penzola un cordone bianco. Con passo atletico e meritevole si raggiunge la parete di destra maestosamente lavorata a taglienti gocce. Si traversa quindi leggermente mantenendosi il più possibile bassi, per sfruttare le prese migliori per le mani e gli evidenti appoggi per i piedi, fino alla verticale di un arbusto tagliato ed ornato da cordoncino. Qui si torna a salire sempre lungo parete gialla a gocce fino a che non lo si raggiunge. Sul terrazzino poco sopra è presente infine la sosta da attrezzare. 23m, V+.
La bella roccia a gocce a termine della quarta lunghezza, V+.
Il quinto tiro segue, per tutta la sua lunghezza, l’arcata che chiude la parete inferiore che dapprima ascende fino al culmine per poi discendere fino alla sosta successiva posta più in basso rispetto a quella attuale. La sicurezza è garantita dai numerosi cordoni attorno alle clessidre ricavate sulle molteplici canne alla base dell’arco, qualcona posta però un po’ in alto rispetto al livello del traverso. La progressione risulta comunque semplice grazie all’inclinazione favorevole della parete e all’abbondanza di appoggi su cui muovere i piedi. Raggiunto il punto più alto dell’arco si inizia lentamente a scendere disarrampicando fino alla sosta posta poco prima di raggiungere l’evidente canale che separa le pareti. 30m, IV.
Il traverso discendente del quinto tiro, IV.
La sesta lunghezza è corta ma intensa, la prima veramente ingaggiante della salita. Dalla sosta si affronta diritti per diritti il tetto soprastante, molto fisico lungo il primo tratto ma su prese comode. Tutt’altro discorso è invece il traverso successivo, puramente d’aderenza e senza prese nette per le mani. Il passo chiave è proprio questo: corpo bello attaccato alla parete e movimento lento ed estremamente delicato verso sinistra per arrivare alla fonda lama che consente di spostarsi definitivamente verso rocce più frastagliate e semplici da salire. Si continua ancora per qualche metro verso sinistra, integrando le protezioni presenti con qualche friend per agevolare la progressione del secondo di cordata. Raggiunto un diedrino lo si sale prestando attenzione alla qualità della roccia, abbastanza scadente in questo punto. Rimontato il pulpito al termine del diedro si attrezza la sosta aerea. 20m, VI+.
Jacopo lungo il passo chiave della sesta lunghezza, VI+.
Il settimo tiro riparte risalendo la breve placchetta che si sviluppa oltre la sosta leggermente sulla sinistra. Dopo un primo fix si raggiunge un facile strapiombetto che si vince senza particolari difficoltà grazie alle fonde ed accoglienti lame sommitali. Si giunge così su rampetta ascendente verso destra, particolarmente compatta e lavorata anch’essa da bei buchi e fessure. Al termine della rampa si discende per qualche metro, con passetti delicati, fino ad un cordone alla base di un piccolo tettino. Questo si supera atleticamente con movimento non semlice e si raggiunge così la sosta sul terrazzino subito oltre. 27m, V-.
La facile rampa del settimo tiro, V-.
L’ottava lunghezza riprende risalendo la placchetta oltre la sosta attraverso arrampicata piacevole e di equilibrio. Solo i primi metri, un po’ scarsi d’appoggi rilevanti, impegnano un po’ di più l’arrampicatore. Circa a metà della placca, per evitare le evidenti roccette pericolanti poco sopra, la linea piega decisamente verso sinistra fino a portarsi alla base di un pulpito. Anche qui la roccia non è il massimo ma le prese principali sembrano reggere e con un paio di passi fisici ed atletici, qui la parete straiomba un po’, si rimonta il pulpito trovandosi sul terrazzino sommitale dove è presente una sosta intermedia, ma consigliata, per evitare l’eccessivo attrito delle corde lungo il delicato muretto del tiro successivo. 25m, VI.
La placchetta iniziale dell’ottava lunghezza, VI.
Il nono tiro, se si è scelto di sfruttare la sosta intermedia, è particolarmente breve ed intenso. Si tratta di vincere la pacchetta chiusa da pronunciato tetto attraverso arrampicata elegante ma delicata. Dalla sosta si raggiungono senza difficoltà le fonde lame basali della placca e si continua, da qui in poi, arrangiandosi con le poche tacchette a disposizione obliquando leggermente verso destra. Il passo centrale è quello più ostico: qui le tacche sono storte ed appena accennate ed è fondamentale trovare gli equilibri giusti fidandosi bene dei piedi che spingono bene sulla placca. Una volta raggiunta la presa sotto il cordone si prosegue più agevolmente fino alla scomoda sosta aerea sotto il tetto. 12m, VI.
Steve alle prese con la delicata placchetta del nono tiro, VI.
La decima lunghezza ospita i singoli più duri di tutto l’itinerario e nel complesso è bella e sostenuta. Si inizia con un breve traverso verso destra che aggira lo spigolo della parete immettendosi su placchetta rossa. I primi metri del traverso sono i più delicati ma raggiunte le prime canne la progressione diviene più facile grazie anche ai numerosi appoggi per i piedi. La placchetta oltre lo spigolo invece è tutt’altro che semplice da interpretare visto che le prese a parete, a parte il vascone iniziale, sono rare e quelle presenti sono appena accennate. Il passaggio per raggiungere il cordone che penzola dal tetto soprastante è quindi molto delicato e richiede una buona dose di fiducia, sia nelle mani che nei piedi, per essere superato. Raggiunto lo strapiombo la soddisfazione è massima ma rimangono ancora alcuni metri prima di poter cantare vittoria. Lo strapiombo è faticoso sì ma tutto sommato ben appigliato e se si sono conservate un po’ di forze si passa senza troppi patemi considerando che i cordoni permettono comunque di azzerare in caso di necessità . Un breve traverso verso sinistra conduce infine alla sosta. Tiro bello e meritevole, a nostro avviso le difficoltà reali risiedono nella placca sottostante il tetto più che nel superare il tetto in sè. 28m, VII.
Simone lungo il traverso prima del passo chiave della via, VII.
L’undicesimo tiro si sviluppa lungo le belle placconate finali della parete zigzagando alla ricerca dei punti che oppongono minor resistenza. Dalla sosta si risale lungo la bella lama di sinistra fino al suo termine dove ci si sposta verso destra iniziando così un bel traverso in direzione del grande diedro che si segue per qualche metro in verticale una volta raggiunto. Per evitare la severa placchetta soprastante si torna ancora una volta verso sinistra raggiungendo lo spigolo della parete prima di tornare verso destra un’ultima volta rimontando la breve pancia che conduce alla sosta. Nonostante il tiro sia poco lineare è molto bello, ricordarsi solo di allungare qualche protezione per evitare eccessivo attrito lungo i metri finali. 40m, VI.
La bella placconata del penultimo tiro, V+.
L’ultima lunghezza riparte, traversando su cengetta, a sinistra della sosta e raggiungendo lo spigoletto finale. La qualità della roccia lascia molto a desiderare in questo tratto, prestare quindi attenzione a quello che si prende. Le difficoltà sono comunque limitate ed in breve si raggiungono i prati sopra la parete che, dopo una serie di terrazzini, portano ai piedi di una vecchia trincea. Oltrepassata anche quest’ultima si sosta comodamente al suo interno. 30m, V+.
Steve lungo gli ultimi metri della via, V+.
Via molto bella che offre molteplici spunti interessanti lungo placche, diedri e brevi strapiombetti. Le protezioni a parete sono abbondanti e posizionate intelligentemente nei punti giusti anche se ogni tanto è bene integrare la progressione per una maggiore sicurezza soprattutto del secondo di cordata. La linea è piuttosto storta ma divertente, assolutamente da non perdere!
Sulla parete del Pezol, alle pendici del Monte Velo, nel versante Arcense, le prime vie sono state tracciate agli inizi degli anni ’80. La scarsa frequentazione ed il tempo hanno gettato nel dimenticatoio questi itinerari, riscoperti solo di recente e rivalorizzati con interventi di ammodernamento. Un esempio è la via “Dante Dassati” che siamo andati a ripercorrere una cupa mattinata di inizio febbraio.
Il primo tiro si svolge lungo roccette poco solide, sintomo di una fascia rocciosa non sempre sana, che si alternano a pilastrini leggermente più compatti per tutta la lunghezza. Dalla base della parete si segue l’evidente linea di cordoni che sale leggermente verso destra rispetto alla partenza della via. Proprio il muretto iniziale presenta la roccia meno compatta e spesso mobile al solo tatto ed è quindi necessario valutare bene le prese che si decidono di prendere. Superare il primo muretto risulta essere anche la difficoltà maggiore della lunghezza in quanto, una volta sulla parete soprastante, la linea si appoggia ed i solidi pilastrini fessurati consentono una progressione agevole fino alla sosta costituita di anello e cordone. Rimanere comunque sull’attenti anche sulla parte superiore del tiro in quanto al di fuori dei pilastri di salita la roccia rimane friabile. 25m, V.
Simone all’inizio del primo tiro, V.
La seconda lunghezza prosegue a destra della sosta su bella placca compatta. L’arrampicata è prevalentemente di aderenza con buone prese per le mani e piedi a spalmo sulla parete. La prima parte della placca si supera sfruttando lo spigolo di sinistra che permette di raggiungere la fonda e comoda fessura che taglia la parete orizzontalmente. Rimontata questa una seconda placchetta ci divide dai terrazzini prima della sosta. Questa si supera con movimenti delicati in equilibrio che permettono di afferrare una comoda presa sullo spigolo di destra, posta un po’ in alto, ed oltrepassare così le difficoltà . Si prosegue ora lungo una successione di brevi pilastrini alternati a cenge, sulla falsa riga del tiro precedente, che, senza ulteriori difficoltà , conducono in breve alla sosta. 30m, VI.
La bella placchetta della seconda lunghezza, VI.
Il terzo tiro cotinua ancora lungo la parete a destra del pilastro di sosta che si raggiunge con passo discendente. La placchetta che si presenta davanti è di facile risoluzione e, uscendone sulla destra, si giunge al di sopra di un terrazzino roccioso chiuso da un piccolo tettino. Da qui si traversa per un paio di metri verso sinistra fino a trovare delle buone e marcate prese che consentono di superarlo agevolmente. Continuando ancora verso sinistra si passa attraverso una zona caratterizzata da rocce rotte che evitano gli arbusti di destra. Il tratto non è protetto ma la progressione è semplice, complice la pendenza della parete tutt’altro che verticale. Giunti in prossimità dello spigolo di sinistra si torna ad obliquare verso destra in direzione di un evidente canale alla cui base è presente la sosta costituita da singolo anello. 30m, V+.
Martina al termine del terzo tiro, V+.
La quarta lunghezza rimonta le rocce staccate subito a destra della sosta proiettandoci all’interno di una largo camino particolarmente terroso. Fortunatamente i primi metri si svolgono lungo la placca fessurata della parete di sinistra, decisamente più pulita e compatta, che mano a mano che si sale diviene più severa e costringe a ripiegare all’interno del canale. Questo, oltre ad importanti accumoli di terra, è caratterizzato da numerosi massi appoggiati ed incastrati, anche di grosse dimensioni, e non è raro smuovere qualcosa durante la progressione. La sosta sottostante è comunque al riparo dalla verticale di caduta ed eventuali massi volanti impattano direttamente nel boschetto sottostante. Il camino non presenta particolari difficoltà e lo si supera sfruttando le pareti laterali un po’ ad incastro. L’arrampicata non è comunque emozionante e la sensazione è quella di volerne uscire al più presto. Il camino termina su di una piccola cengia pendente dove è presente una sosta scomoda. 20m, V-.
Il camino del quarto tiro, V-.
Il quinto tiro è molto breve e sale il muretto fessurato che si sviluppa oltre la sosta fino a raggiungere il tetto posto più in alto. L’arrampicata si svolge principalmente lungo la fessura cha fa arco verso destra, dove è possibile inserire qualche protezione rapida in aggiunta a quelle esistenti qui distanziate. Il tratto è particolarmente sostenuto per via della verticalità della parete e del fatto che le prese non sono mai belle nette. Quando la fessura inizia a curvare ci si sposta sulla placchetta di destra proseguendo con movimenti più semplici fino a raggiungere il termine delle asperità . Qui la roccia muta di forma e colore e dalle lame grige passiamo a gocce su parete rossastra. Senza grosse difficoltà inizia un breve traverso verso destra che conduce alla sosta composta da 2 cordoni posti proprio sotto lo strapiombo (c’è anche la possibilità di aggiungere un 3° cordone nella clessidra artificiale subito sotto a destra dei primi 2). 20m, VI-.
Simone sulla quinta lunghezza, VI-.
La sesta lunghezza inizia traversando verso destra per aggirare il marcato tetto sopra la sosta. Qui è anche presente il passo più difficile della via: con arrampicata fisica ed atletica si rimonta il terrazzino di destra chiuso da un piccolo strapiombo che si supera in allungo raggiungendo con le mani l’inizio della fessura che incide la placca soprastante le difficoltà . Raggiunta questa si prosegue con arrampicata più semplice seguendo la linea dei cordoni a parete che, obliquando verso destra, supera un piccolo arbusto e porta alla base della placca terminale. Qui si torna a salire verticali sfruttando le belle e fonde fessure a parete che, mano a mano che si sale, tendono a scomparire. Un ultimo passo su placca d’equilibrio conduce infine ad una sosta aerea ben evidente. 30m, VI+.
La placca finale del sesto tiro, VI+.
L’ultimo tiro non presenta difficoltà rilevanti ma la qualità della roccia, almeno lungo il primo tratto, costringe quantomeno a non abbassare l’attenzione, Con breve traverso ci si sposta verso sinstra su di un ampio terrazzino e si approccia il muretto finale. Qui qualsiasi cosa si tocchi si muove quindi delicatamente si prosegue fino a che la roccia non migliora ed un ultimo passo in placca conduce alla cresta sommitale. Si cammina raggiungendone il punto più alto dove è sito un cordone. Da qui è possibile traversare verso destra e continuare lungo l’ultimo tiro della via “Cercando la trincea”, oppure proseguire nel boschetto e sostare su di un albero per raggiungere la vetta a piedi. Per non rovinarci la sorpresa per quando andremo ad affrontare l’altra via noi abbiamo deciso di fermarci qui. 30m, IV+.
Le roccette finali, IV+.
Via modesta che alterna roccia molto solida a tratti più scabrosi. L’arrampicata è comunque divertente e continua, mai interrotta da arbusti e zone boschive, ed il bel panorama sul lago di Garda regala uno sfondo magico che ci si ferma ad ammirare ad ogni sosta. L’esposizione fa sì che il sole baci la parete per molte ore, la chiodatura è buona e solo in pochi punti è necessario integrare. Ingredienti ideali per un inevitabile affollamento.