Castagnarte

Il weekend con temperature da inizio primaversa ci spinge in valle per godere a pieno del sole che scalda le pareti. Ci dirigiamo verso la sempre affollata parete di Pezol certi comunque che la via che abbiamo scelto fosse libera per via delle difficoltà poco consuete rispetto alle altre linee della parete e per il fatto che si trovino poche informazioni al riguardo. Siamo alla base di “Castagnarte”.

Il primo tiro rimonta inizialmente i terrazzini terrosi che conducono alla base della parete principale dove è presente una coppia di evidenti cordoni bianchi. Un fix poco più a destra indirizza la salita che supera lo strapiombetto basale laddove questo è meno pronunciato. La roccia è caratterizzata da conformazioni ad alveare che non sono mai comode e dove si è sempre alla ricerca delle prese migliori. Il passo per superare le difficoltà è da ricercare e non è per nulla banale richiedendo forza, equilibrio e soprattutto decisione. Superato lo strapiombetto la parete si appoggia leggermente proseguendo lungo placchetta di movimento con prese migliori. Dopo qualche metro di arrampicata verticale inizia un traverso verso sinistra, con passo iniziale d’equilibrio, che scema rapidamente una volta raggiunte le cengette terrose. Qui si punta allo spigolo sinistro della parete oltre il quale è presente la sosta sotto un tettino. Tiro carino anche se un po’ sporco: le prese sono infatti spesso ricoperte da fastidiosa polverina. Il passo iniziale è probabilmente il più difficile di tutta la linea nonostante il grado proposto non gli renda totalmente giustizia. 30m, 6b+.

Simone sul passo chiave del primo tiro, 6b+.

La seconda lunghezza è senza dubbio la più interessante e si snoda lungo compattissima placconata fessurata. Si parte leggermente a destra della sosta per sfruttare la rampa basale ed alzarsi i primi metri sino a raggiungere un bel buco rovescio al di sotto del tettino. Alzando bene i piedi ci si allunga di molto verso destra raggiungendo una coppia di comode e fonde fessure che permette, attraverso passo d’equilibrio, di rimontare le difficoltà. Senza alzarsi troppo si inizia ora un traverso verso sinistra sfruttando le sempre buone prese per le mani con i piedi, al contrario, spesso a spalmo su placca liscia. Si conquista quindi lo spigolo sinistro della parete dove si torna a progredire in verticale attraverso arrampicata ora più semplice. Solo un passo verso il termine del tiro torna ad impegnare la progressione dove le prese non sono più così buone e gli appoggi per i piedi quasi assenti, costringendo a movimenti in aderenza. Si raggiunge dunque il culmine della paretina che si rimonta sostando in seguito sulla destra. Durante la nostra salita una fastidiosa pianta di spine ostacolava la progressione verso metà lunghezza, un coltellino avrebbe fatto comodo. 35m, 6c.

Enrico sulla bella placca della seconda lunghezza, 6c.

Il terzo tiro continua sulla destra ancora lungo placca inizialmente priva di evidenti prese ed in seguito molto frastagliata. Si inizia spostandosi di un paio di metri verso destra fino a raggiungere la base della placchetta che si rimonta attraverso passo d’equilibrio e facendo squat sulla gamba destra. Si continua ora su paretina appoggiata attraverso arrampicata di movimento e puntando all’evidente ed accogliente lama di sinistra che si segue sino al suo termine. La linea ora si semplifica seguendo la serie di fessure alternate da qualche minuta cengetta. Superato un arbusto con cordone ci si sposta leggermente sulla sinistra fino ad incontrare 2 fix sui quali attrezzare la sosta. 30m, 6b.

Il muretto del terzo tiro, 6b.

Breve è la quarta lunghezza che evita comunque eccessivi attriti delle corde visto che il tiro successivo è poco lineare. La linea è evidente ed obliqua costantemente verso destra seguendo gli altrettanto evidenti cordoni a parete. I primi metri sono facili e caratterizzati da una serie di terrazzini che si vincono agevolmente grazie alle numerose ed accoglienti fessure che compongono questo tratto di fascia rocciosa. Si giunge quindi a una breve ma piacevole placchetta verticale che si vince sfruttando le buone fessure un po’ nascoste dalla vegetazione. Con un breve traverso finale in aderenza si arriva infine alla sosta. 20m, 6a+.

La linea della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro non offre particolari emozioni e si limita a salire le ultime roccette che separano dalla larga cengia soprastante. Si inizia vincendo la breve rampetta di sinistra attraverso arrampicata semplice e raggiungendo così un primo cordone. Proseguendo lungo una serie di risalti rocciosi, intervallati da terrazzini terrosi, si termina la parete senza difficoltà rilevanti. Giunti al boschetto lo si attraversa verso destra ed in leggera discesa raggiungendo così la base della parete successiva in prossimità di un grottino dove è evidente la linea di fix del tiro successivo. 35m, 5a.

Simone sul quinto tiro, 5a.

La sesta lunghezza risale l’evidente parete strapiombante oltre la sosta. A parte i metri iniziali la roccia lungo il tiro è decisamente scadente ed è necessario prestare particolare attenzione sia a prese che appoggi. Arrampicati i primi facili metri si supera in A0 una pancia severa, e priva di appigli, per giungere alla base di un diedro strapiombante e fessurato. Qui la distanza tra le protezioni costringe a tornare ad arrampicare attraverso movimenti particolarmente fisici su roccia discutibile. L’azzeramento non è semplice ma con una coppia di friend è fattibile. Mano a mano che si sale il diedro questo si appoggia e diviene più arrampicabile fino all’uscita su cengetta. Qui si sosta a piacimento su albero o clessidre da attrezzare. Tiro nel complesso forzato, brutto e poco interessante: la linea poteva tranquillamente fermarsi prima ed uscire a piedi in cengia verso sinistra. 22m, 7a e A0 oppure A1.

L’impegnativo strapiombo del sesto tiro, 7a e A0 o A1

Anche il settimo ed ultimo tiro non regala emozioni particolari concludendo la parete attraversando brevi muretti intervallati da sporchi terrazzini. Le difficoltà sono limitate e i problemi maggiori si incontrano per via del terreno vegetativo e poco stabile. Si raggiunge infine una larga terrazza poco a sinistra rispetto alla verticale di salita dove si attrezza l’ultima sosta su albero in prossimità dell’uscita della linea “Claudia 22”. 20m, 6a.

Via dalle 3 facce: belli e meritevoli i primi 2 tiri anche se allo stato attuale un po’ sporchi. I 3 tiri successivi fino alla larga cengia perdono interesse mano a mano che si procede mentre gli ultimi 2 tiri per raggiungere la vetta sono troppo forzati e non aggiungono nulla alla salita. Rimane comunque un buon allenamento con una notevole vista sul lago di Garda che salva la giornata.