Artemis

Dopo una soddisfacente stagione estiva che ci ha tenuti incollati il più possibile ai piedi delle pareti dolomitiche torniamo per la prima volta dopo 3 mesi in zona Arco. Il caldo non ha ancora allentato la sua morsa permettendoci di arrampicare leggeri ancora per un po’. Per il ritorno in valle scegliamo un via il più possibile dallo stampo alpinistico che ritroviamo in “Artemis” alla parete di Padaro.

Il primo tiro inizia affrontando il bel muretto grigio e compatto, fenduto da lama verticale, che permette di superare le difficoltà iniziali e di raggiungere i primi cordoni dove potersi proteggere. Si piega ora leggermente verso destra per evitare le roccette instabili lungo il canalino di sinistra e proseguire lungo roccia leggermente più solida anche se nel complesso non entusiasmante. La linea da seguire è ben delineata da una serie di fix a parete che conducono ad un terrazzino alberato dove è possibile attrezzare una sosta intermedia, non necessaria. Seguendo il terrazzino verso sinistra si raggiunge la base di un pilastrino che si rimonta sfruttando il diedrino di destra e lo spigolo di sinistra. Al termine del pilastro inizia una bella placconata a gocce che si vince spostandosi leggermente a sinistra rispetto alla verticale di salita dove le prese sono migliori ed è possibile guadagnare qualche centimetro con i terrazzini per i piedi. Si giunge quindi su larga cengia sabbiosa dove si sosta comodamente. 40m, V+.

Martina al termine del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte in discesa verso sinistra seguendo la lunga cengia di sosta fino a raggiungere quella successiva. Le difficoltà tecniche, nel primo tratto, sono modeste e la progressione si limita ad una semplice camminata con le mani che scorrono lungo la parete a supporto. Il terreno non è stabile e la sabbietta che ricopre la cengia è piuttosto scivolosa. Prestare quindi attenzione. Verso il termine del tiro la cengia termina e si torna a toccare la roccia, continuando sempre il traverso verso sinistra, affrontando una breve paretina che si aggira per giungere al di sopra di una lama staccata, occhio a non finirci in mezzo, ed infine alla sosta alla base di un evidente diedro. 22m, V-.

La linea della seconda lunghezza, V-.

Il terzo tiro prosegue lungo la fessura oltre la sosta che muta presto in camino dopo un breve terrazzino. I passi iniziali sono fisici e boulderosi, lungo paretina leggermente strapiombante, e richiedono atleticità per essere vinti. Raggiunto il camino lo si sale nella sua interezza sfruttando le pareti laterali che, tuttavia, non offrono sempre buone prese e spesso infatti risultano liscie e scivolose. Attraverso arrampicata non semplice, ed integrando a friend le protezioni presenti, si raggiunge la cima del pulpito di sinistra che si aggira ora ancora verso sinistra oltrepassando un fix e ritrovandosi su cengetta discendente. Si segue quest’ultima fino a che non si giunge alla base di una grande lama staccata che si risale completamente attraverso arrampicata semplice ma sprotetta. Oltre ad un paio di fessurine alla base per una coppia di friend, ed un cordoncino in loco, è infatti difficile inserire ulteriore materiale lungo la placchetta a gocce che caratterizza tutta la parte superiore della lama. Prestare dunque particolare attenzione. Al termine della lama è presente la sosta aerea. 38m, VI-.

Il termine del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza inizia verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e cambiando così versante di salita. Qui si sviluppa una placchetta compatta che si affronta rimanendo vicini allo spigolo di destra dove le prese sono migliori. Si raggiunge in breve uno strapiombetto fessurato che si vince atleticamente in dulfer. Oltre questo la parete si appoggia leggermente e si prosegue lungo placchetta, anch’essa fessurata, più semplice. Qualche terrazzino interrompe la continuità tra un muretto e l’altro ed in breve si raggiunge la sosta su terrazza più pronunciata. 25m, V+.

Martina al termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro riparte in verticale lungo muretto dapprima compatto ma che presto cambia faccia entrando in una zona caratterizzata da numerose roccette rotte. Qui la linea, ben delineata dai fix a parete, piega ed obliqua verso destra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge oltrepassando una coppia di diedrini appoggiati. Qui la parete strapiomba leggermente ma le buone prese soprastanti consentono di rimontare le difficoltà agevolmente e ritrovarsi così su placchetta solida e lavorata. Al fine di evitare la vegetazione poco sopra si inizia un traverso, ancora verso destra, che conduce direttamente alla sosta aerea costituita da 3 lunghi cordoni. 20m, VI-.

La linea del quinto tiro, VI-.

La sesta lunghezza prosegue lungo la bellissima placconata oltre la sosta per poi addentrarsi nel boschetto soprastante fino alla base dell’ultimo muretto. Si parte in traverso verso destra con passi in equilibrio fino a che si giunge sotto la verticale delle protezioni. Si sale ora diritti con arrampicata bella e di aderenza fino ad una comoda e fonda orecchia sulla sinistra dove si inizia un secondo traversino verso destra lungo placca liscia. Raggiunto lo spigolo della parete si rimonta sul terrazzino poco sopra dove è possibile attrezzare una sosta intermedia assolutamente evitabile. Seguendo le roccette rotte si entra senza particolari difficoltà nella vegetazione che termina una volta raggiunto un largo terrazzino poco prima della parete finale dove si sosta comodamente. 32m, VI.

L’inizio della sesta lunghezza, VI.

Il settimo ed ultimo tiro affronta lo strapiombo oltre la sosta ricercano la linea che oppone meno resistenza. Inizialmente si rimonta un piccolo avancorpo che conduce alla parete principale dove, seguendo la linea dei fix, si prosegue lungo fessura svasa. Qui l’arrampicata è estreamente fisica e boulderosa, viziata dal fatto che le prese a disposizione non sono mai veramente comode. Il tratto può essere comunque azzerato in caso di bisogno. Superate le difficoltà iniziali la linea traversa verso destra in direzione dello spigolo dove è ben visibile un grosso masso. Il traverso è di equilibrio ed in breve si raggiungono le roccette in cima alla paretina che si seguono senza ulteriori difficoltà fino alla sosta poco prima del libro di via. 35m, VII+ o VI e A1.

Gli strapiombi dell’ultimo tiro, VII+ o VI e A1.

Linea nel complesso carina ma che non si svolge sempre lungo roccia solida. Alcuni punti, in particolare lungo i tiri inferiori, sono molto delicati e richiedono un occhio di riguardo anche per via della loro conformità. Un’eventuale caduta potrebbe portare a seri infortuni. La chiodatura è buona ma lo stampo alpinistico dell’itinerario rende sempre necessario integrare per una progressione più sicura.

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