Calliope

Calliope è una via breve ma che ospita due tiri, i primi della linea, veramente particolari per gli standard della zona. Soprattutto il secondo è caratterizzato da un lungo, largo e fondo camino, con difficoltà sulla carta semplice ma in realtà non è da sottovalutare. L’arrampicata si sviluppa generalmente su buona roccia anche se la parte alta della via è un po’ frastagliata. Un consiglio, soprattutto se la si approccia in un periodo freddo: scaldarsi bene per le spaccate iniziali!

Il primo tiro è forse il più caratteristico della salita, un tipo di arrampicata che raramente si trova a San Paolo. La partenza della via si trova, infatti, all’interno di un camino che va salito in tutta la sua, breve, interezza fino al masso incastonato in cima di esso. Sebbene le relazioni lo gradino di IV grado non è assolutamente da sottovalutare e potrebbe creare più di qualche insidia. Oltretutto la roccia lisciata e sporca non aiuta affatto. Noi personalmente lo abbiamo affrontato viso a valle ma è possibile salire anche stando fronte alla grottina. Spalmando di quà e di là lentamente si sale fino a raggiungere la bella e comoda crepa posta alla sinistra del masso incastrato. Da qui si esce sulla cengia soprastante passando sempre a sinistra del masso e si può attrezzare una sosta sull’albero oppure fidarsi della vecchia clessidra sulla parete opposta. 15m, IV.

La strana partenza della via, IV.

Dal terrazzino di sosta è impossibile non notare l’obliquo camino della seconda lunghezza, mette timore solo a guardarlo, ma allo stesso tempo ti lascia positivamente meravigliato. Anche qui l’arrampicata si sviluppa prevalentemente in opposizione tra le due pareti, almeno fino a metà del camino stesso. Qui infatti le pareti si distanziano notevolmente rendendo la tecnica precedente difficile da attuare. Si è quindi costretti a spostarsi sulla parete di destra dove ci accoglie una polverosa placca che va seguita, in traverso obliquo, fino a quando le due pareti non tornano vicine ed è possibile ritornare a lavorare di opposizione. L’uscita dal camino non è semplice e richiede un pò d’attenzione. Una volta usciti si prosegue qualche metro su placca più tecnica fino ad una cengia con albero. Superato il facile muretto si giunge alla sosta. Tiro molto particolare, impegnativo e parecchio fisico che o piace oppure non piace. In ogni caso sicuramente da non sottovalutare anche per via della presenza di polverina scivolosa lungo tutta la sua interezza. Probabilmente uno o due gradi in più del V+ proposto dalle relazioni. 40m, V+.

Il largo camino della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro inizia traversando dalla sosta verso sinistra su rocce un po’ insatbili fino a raggiungere l’attacco di un diedro. Da qui si inizia a risalirlo verticalmente. In questo tratto non sono presenti protezioni ma è possibile integrare facilmente grazie alle numerose fessure ed altre opportunità presentate dalla roccia. Il passaggio più interessante si trova proprio all’uscita del diedro stesso dove è necessario mantenere la destra fino a raggiungere la bella fessura che circonda due sassi e percorrerla verso sinistra fino ad uscire sul sasso soprastante dove è locata la sosta. Nel complesso l’arrampicata è divertente e varia con passaggi interessanti, tuttavia è necessario prestare particolare attenzione ai numerosi sassi instabili lungo il percorso. 25m, V+.

Il traverso iniziale del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza è veramente poca cosa, un banale tiro di congiungimento. Superate le prime rocce rotte a sinistra della sosta precedente si continua su rampa erbosa fino ad un muretto più compatto. Qui lo si sale verticalmente stando sulla sinistra di esso fino a rimontarlo completamente e ritrovarsi su di un terrazzino dove, sulla parete opposta, è presente la comoda sosta. 25m, IV+.

Il quinto tiro presenta l’ultima difficoltà della via. Dalla sosta è evidente che deve essere superato un piccolo strapiombo prima di poter raggiungere le placche lavorate soprastanti. Dopo aver risalito i primi metri verticali su placca lavorata occorre spostarsi a sinistra per un paio di metri seguendo delle comode prese per le mani (le tracce di magnesite sono ben evidenti) fino a giungere sotto alla protezione successiva, alla destra della quale si trova una bella maniglia, fondamentale per superare lo strapiombo e ritrovarsi sulla placca. I movimenti non sono particolarmente difficili ma il passaggio richiede un po’ di atleticità. La roccia è ben compatta ed i passaggi chiave sono ben protetti. Il tiro prosegue verticalmente tra placche lavorate fino a giungere alla sosta posizionata su di un comodo terrazzino con qualche blocco instabile. 30m, V+.

Manuel in partenza al quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza non presenta particolari difficoltà e l’arrampicata non è entusiamante. La criticità maggiore è rappresentata dalle rocce instabili, anche di notevole grandezza, presenti lungo la salita. La lunghezza risale verticalmente dalla sosta del tiro precedente sfruttando le protezioni presenti. In alcuni tratti potrebbe tornare utile integrare con qualche friend o dado per sicurezza. Come per molte delle vie a San Paolo, l’ultima sosta si trova all’inizio del bosco dove è situato anche il libro di via (sia della via Calliope che della vicina Via per Luca). 35m, V.

Le rocce rotte dell’ultima lunghezza, V.

Nel complesso una via carina. Il largo diedro della seconda lunghezza non è affatto da sottovalutare nonostante sia gradato relativamente basso. Roccia solida nei primi tiri, un pò più frastagliata nella parte alta. Linea sempre loginca e ben visibile.

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