Minuetto a Ceniga

Il primo tiro parte subito con un passaggio duro, giusto perchè riscaldarsi è ormai una cosa troppo mainstream, bisogna essere un po’ alternativi. Risale verticalmente la placca per alcuni metri per poi iniziare ad obliquerare verso destra, su roccia sempre più facile ma delicata, fino a raggiungere la comoda sosta. (6a)

DCIM100GOPRO

La seconda lunghezza non presenta particolari difficoltà, si sale leggermente verso destra fino al livello degli arbusti soprastanti, dove si inizia a traversare verso sinistra e passando indifferentemente sopra o sotto l’arbusto situato al centro della parete (il rinvio è stato posto esattamente alla sua sinistra, passando sopra lo si evita ma si evita anche strani giri di corde su difficoltà tutto sommato contenute). La sosta è sulla cengia subito sopra. (5b)

Il terzo tiro è breve ma veramente intenso. Sono si e no 15 metri di pura fisicità su svasi e grandi sassi incastrati che, ad essere sinceri, non danno la sensazione di totale stabilità. Si parte scollinando verso sinistra per risalire poi di alcuni metri in verticale. Da qui la difficoltà maggiore è trovare un modo “semplice” per ritornare verso destra. Il traverso è delicato, su piccole tacche, molto di equilibrio. Le grandi prese tenute fino ad ora non ci sono più e la piccola pancia da oltrepassare sposta il baricentro verso l’esterno. Solo all’estrema destra, vicino alla sosta c’è una comoda lama per rimontare il terrazzino e tirare un respiro di sollievo. (6a+)

DCIM100GOPRO
Umberto sul passaggio chiave del terzo tiro (6a+)

Il quarto tiro consente di scaricare un po la tensione accumulata precedentemente per prepararsi alla parte centrale della via, decisamente atletica e continua. Si sale dritti, leggermente verso destra per riportarsi poi verso sinistra sino ad una pianta con cordone. Qui la quida segnala una sosta su pianta, ma 15 metri più in alto ne è presente un’altra meglio attrezzata e facilmente raggiungibile. (5a)

La quinta lunghezza rimonta il bel diedro che parte a destra della sosta. Tutto il diedro è ottimamente appigliato su roccia molto solida, richiede solamente un po’ di atleticità. Al termine parte una bellissima placca a goccie che obliqua verso sinistra, al termine della quale è presente la sosta. (6a+)

Il sesto tiro è uno dei più belli della via. Si rimonta il diedro soprastante con partenza non banale fino a raggiungere il bordo verso sinistra dove ci attende un traverso verso su placca liscia, totalmente di equilibrio. (6b/6b+)

IMG-20180527-WA0088
Sul passaggio chiave del sesto tiro (6b+)

Anche il settimo tiro è degno di nota. Spettacolare è il senso di instabilità che ci accompagna per tutto il tratto. Si costeggia il tetto fino al suo termine, dove lo si rimonta nel tratto in cui è più debole, con passaggi decisi, di forza, su prese ben scavate. (6b)

IMG-20180527-WA0039
Al termine della settima lunghezza (6b)

L’ottava lunghezza rimonta inizialmente una delicata fessura, per poi sgradare su placca ben appigliata (6a+)

Gli ultimi tiri non presentano particolari difficoltà, se non quella di aggirare la vegetazione varia che anticipa il raggiungimento della vetta. (max. 5a)

Fiaba nel bosco

Bell’itinerario sportivo che si snoda alla sinistra del sentiero dell’Anglone su roccia molto solida per i primi 7 tiri, e un po’ meno per i rimanenti 3. Il tratto boschivo di circa 70 metri nell’intermezzo ostacola decisamente la continuità della via, ma non la sua bellezza.

Il primo tiro è abbastanza breve ma parte deciso, su fessura fisica e leggermente strapiombante. Il leggero bombè a metà lunghezza richiede una certa altezza per raggiungere il comodo rovescio soprastante. Da qui, tramite un altro passo lungo e con le ginocchia alla gola, si rimonta la pancia e si raggiunge, in breve e su placca appoggiata, la sosta. Personalmente mi sono sentito davvero goffo a superare questo passaggio, c’è molto da lavorare sulla flessibilità in generale. (5c)

IMG-20180501-WA0009
La fessura del primo tiro.

Il secondo tiro presenta un arrampicata in placca su ottime prese e senza difficoltà particolari, arricchito comunque da un simpatico passaggio di quinto. Dalla sosta precedente si rimonta il muretto sulla sinistra, con un occhio di riguardo ai sassi incastrati, e si prosegue poi verticalmente fino alla sosta soprastante. (5c)

La terza lunghezza sale uno spettacolare diedro che obliqua verso destra, su buone prese per le mani e i piedi in aderenza sulla roccia. La difficoltà è continua lungo tutto il tiro e la chiodatura ravvicinata. Nonostante sulla parete siano presenti palesi tentativi di superare le asperità in maniera alternativa, a nostro parere qui azzerare è illegale, è un tiro che non può che essere scalato e, conseguentemente, goduto. (6a)

IMG-20180501-WA0019
Partenza del terzo tiro

La quarta lunghezza sale dapprima un muretto verticale, per poi effettuare una lunga traversata verso sinistra. La fine del muretto ospita un po’ di vegetazione e soprattutto molto terriccio che ci accompagna per tutto il traverso. Qui, ad osservare le nostre incredibili gesta, abbiamo incontrato anche un serpentello che si è subito dileguato tra le radici di piccoli arbusti. (5c)

Il quinto tiro semplicemente collega il tiro precedente a quello successivo. L’arrampicata è in placca, su rampa decisamente appoggiata e le difficoltà sono basse. (4c)

IMG-20180501-WA0002

Il sesto tiro si risolve nei primi 6 metri di un profondo camino. La guida questo passaggio lo da come 6a, altre relazioni lo mettono come 6b, spesso da azzerare. Noi sinceramente non abbiamo trovato alcuna difficoltà in questo tratto e non ci sentiamo di gradarlo più di un 5c/6a. Effettivamente sembrano esserci 2 diversi modi per affrontare il camino, cosa che potrebbe giustificare le diverse gradazioni. Il primo, più diretto, partendo alla base di esso e spalmando il corpo su entrambe le pareti, sembra in realtà poco logico. Il secondo, invece, suggerisce di rimanere con tutto il corpo sulla parete di destra e spaccare sulla parete di sinistra solamente a metà camino. Dopo una rapida lettura e consultazione abbiamo optato per questa seconda soluzione rivelatasi poi molto naturale. La parte superiore del tiro non presenta ulteriori ostaticoli e si giunge rapidamente in sosta. (5c?/6a?/6b?)

La settima lunghezza sale, con arrampicata non troppo entusiasmante, a zigzag attraverso placche e muretti evitando la vegetazione alla base del ripido boschetto soprastante, intermezzo della via. Vista la folta vegetazione e la ripidità contenuta del tratto boschivo, la soluzione adottata è stata quella di affrontarlo in conserva. (5c)

L’ottavo tiro si inerpica tra placche e diedrini obliquando di qua e di la fino alla sosta. Le difficoltà sono sempre contenute. (5b)

IMG-20180501-WA0051
Sulla sosta dell’ottavo tiro

La nona lunghezza è una delle più interessanti di tutta la via. La progressione è prevalentemente su roccia gialla compatta e la difficoltà è pressochè continua. Nella parte alta del tiro, in uscita alla carena, ci sono un po’ di massi instabili (fare attenzione!) Qui la chiodatura è molto distante rispetto agli standard dei tiri precedenti, ma è comunque integrabile con qualche friend medio/piccolo. Il tiro è da fare tutto di un fiato, non molla neanche un po’ per riposare, 30 metri di grande soddisfazione. (6a)

Il decimo tiro è veramente tanto forzato, si addentra in un camino molto friabile per uscire dalla parete nel bosco soprastante. Con un po’ di accorgimenti probabilmente sarebbe possibile tracciare un’uscita alternativa continuando sulla verticale del tiro precedente, peccato. Solo i 5 metri dell’ultimo muretto giustificano questa scelta, per il resto, l’unico tiro anonimo dell’intera via. (3a, 5b)

Nel complesso la via presenta un’ arrampicata gradevole, senza troppe difficoltà, con chiodatura ravvicinata e soste veramente ben attrezzate. Una via plaisir che sovrasta il centro sportivo di Dro.