Diedro Rosso

Con gli europei di ciclismo a Trento aggiriamo il traffico cittadino accentuato dall’evento e ci dirigiamo verso Dro. Visto il caldo ancora pressante, per essere la seconda settimana di settembre, decidiamo di provare qualcosa di corto e tranquillo. L’occhio cade sul “Diedro Rosso” alla Piramide Lakshmi che dovrebbe offrire qualche tratto alpinistico misto a sezioni sportive sui tiri più duri.

Il primo tiro inizia salendo a destra della larga fessura verticale, su roccia scadente per i primi metri, fino a raggiungere un alberello con cordone. Qui inizia un lungo traverso verso destra, dove la roccia migliora sensibilmente, che si snoda orizzontalmente alla base dei tettini soprastanti. Le numerose clessidre offrono molteplici protezioni e rendono il traverso sicuro e divertente. Purtroppo le poche ripetizioni della linea fanno si che la roccia sia parecchio sporca soprattutto nel tratto verticale di fine lunghezza dove terra e foglie la fanno da padrone ed è spesso necessario soffiarle via per trovare le prese. Ultimato il traverso una serie di chiodi ben visibili definiscono la linea da seguire: con passo semplice si supera un primo tettino e si prosegue, prestando attenzione ai sassi mobili, leggermente verso destra in direzione di un canalino alla cui base è presente uno spit ed un anello per la sosta. 35m, V+.

Simone al termine del traverso del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue diritti oltre la sosta in direzione di un evidente chiodo arancio che si lascia sulla destra deviando nel canale di sinistra fino a raggiungere un terrazzino boscoso alla cui base penzola un cordone nero un po’ nascosto dalla vegetazione. Dal cordone, in verticale su bella placconata solida, si incontrano una serie di clessidre con cordoni il cui ultimo, bianco, suggerisce di iniziare un breve traverso verso sinistra, su cengetta terrosa, fino ai 2 spit di sosta posizionati al di sotto di un piccolo tettino. 37m, V.

Martina sul traverso finale della seconda lunghezza, V.

La linea del terzo tiro non è di facile individuazione. Si parte aggirando la nicchia di sosta verso sinistra per poi ritornare sulla verticale ignorando il diedro di sinistra e proseguendo piuttosto sulla placchetta fino ad una piccola cengia dove è possibile intravedere un cordone nero. Raggiunto quest’ultimo, e prestando attenzione alle roccette dove appoggiare i piedi, si rimonta il blocco e ci si districa tra gli ultimi arbusti fino alla facile rampetta che conduce alla sosta. 35m, IV.

La quarta lunghezza sale il bellissimo diedro arancio che si sviluppa a destra della sosta e che si raggiunge tramite un breve traverso. La roccia lungo tutta la lunghezza è ottima e solida, ruvida per via dei numerosi piccoli grumi che la caratterizzano. L’arrampicata è tranquilla e piacevole con passaggi divertenti e meritevoli, contornati da ottima chiodatura a spit che rende il tiro molto sicuro. Si parte nel diedro sfruttando, dove possibile, entrambe le pareti fino a rimontare un masso poco sotto la metà della lunghezza. Da qui ancora in diedro fino ad un cordone dove si sfrutta la placca di destra per 3-4 metri per poi rientrare nel diedro verso la fine. Unica nota dolente è che l’uscita del diedro è parecchio sporca e tutte le prese, al nostro passaggio, erano coperte da uno spesso strato di sabbia fine e assai fastidiosa. La sosta di fine tiro si trova pochi metri a destra della fine del diedro su comoda cengia alberata. 25m, VI.

Martina impegnata sul bel diedro della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro supera elegantemente la placchetta che si sviluppa verso destra, sempre su roccia ottima e grumosa. Il primo tratto è piuttosto facile ma mano a mano che si prosegue il grado inizia a farsi sentire. Si passa un delicato traverso con bella spaccata in equilibrio e si continua in verticale con squat delicato, belli spalmati a parete. Una volta in piedi le difficoltà sono pressochè terminate. Si prosegue quindi aggirando lo spigolo dove la linea scende per circa un metro su rampetta per i piedi e bei buchetti a gocce per le dita. Giunti sulla piccola cengia sottostante si torna in traverso verso destra raggiungendo la rampa placcosa che obliqua, sempre verso destra, senza difficoltà particolari. Si raggiunge in breve la sosta dove la pendenza è meno accentuata. 20m, VI+.

Simone sulla placca iniziale del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza prosegue verso destra seguendo il punto più debole della parete. Dapprima si aggira una piccola protuberanza per continuare poi lungo il facile diedro al cui centro è possibile vedere un cordone. Proseguendo ancora verso destra si giunge ad una placchetta su cui è presente un chiodo due metri sopra il quale si trova la sosta. Le difficoltà del tiro sono molto limitate e le protezioni scarseggiano. 18m, III.

Il facile traverso del settimo tiro, III.

La settima lunghezza risale il muretto oltre la sosta ed il ben visibile diedro manigliato per poi addentrarsi nel boschetto sommitale. Il primo tratto è poco protetto ed il primo chiodo si trova quasi alla fine del diedro. Le difficoltà, tuttavia, sono limitate se non fosse per un ostico passaggio atletico subito in partenza. Una volta entrati nella zona boschiva si prosegue leggermente a sinistra fino a raggiungere una pianta con cordone nero. Da qui ci si incammina verso destra lungo la fastidiosa rampa terrosa al cui termine una cengia, che si sviluppa verso sinistra, invita ad essere seguita. Sostare sull’albero prima della clessidra nera. 30m, V.

Simone all’inizio dell’ottava lunghezza, V.

Le difficoltà sono ormai terminate e l’ultimo tiro è quasi una formalità. Dalla sosta si procede verso sinistra su facili roccette dove si trova un bullone senza spit. Terminate le rocce si comincia a risalire verticalmente e, dopo poco, si iniziano ad intravedere i bolli rossi che indicano il sentiero di uscita. Consigliamo di attrezzare la sosta su di un albero il prima possibile per evitare l’eccessivo attrito delle corde. 15m, III.

Gli ultimi balzi rocciosi al termine della via, III.

Nel complesso una via che guadagna un senso solo grazie ai 2 tiri centrali e parzialmente per il traverso del primo tiro. Per il resto l’arrampicata si svolge lungo rocce sporche intervallate da numerosi terrazzini. Nonostante questo ci sentiamo di consigliarla almeno a chi è alla ricerca di qualcosa di particolare e che ha già fatto quasi tutto in valle.

Fiaba nel bosco

Bell’itinerario sportivo che si snoda alla sinistra del sentiero dell’Anglone su roccia molto solida per i primi 7 tiri, e un po’ meno per i rimanenti 3. Il tratto boschivo di circa 70 metri nell’intermezzo ostacola decisamente la continuità della via, ma non la sua bellezza.

Il primo tiro è abbastanza breve ma parte deciso, su fessura fisica e leggermente strapiombante. Il leggero bombè a metà lunghezza richiede una certa altezza per raggiungere il comodo rovescio soprastante. Da qui, tramite un altro passo lungo e con le ginocchia alla gola, si rimonta la pancia e si raggiunge, in breve e su placca appoggiata, la sosta. Personalmente mi sono sentito davvero goffo a superare questo passaggio, c’è molto da lavorare sulla flessibilità in generale. (5c)

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La fessura del primo tiro.

Il secondo tiro presenta un arrampicata in placca su ottime prese e senza difficoltà particolari, arricchito comunque da un simpatico passaggio di quinto. Dalla sosta precedente si rimonta il muretto sulla sinistra, con un occhio di riguardo ai sassi incastrati, e si prosegue poi verticalmente fino alla sosta soprastante. (5c)

La terza lunghezza sale uno spettacolare diedro che obliqua verso destra, su buone prese per le mani e i piedi in aderenza sulla roccia. La difficoltà è continua lungo tutto il tiro e la chiodatura ravvicinata. Nonostante sulla parete siano presenti palesi tentativi di superare le asperità in maniera alternativa, a nostro parere qui azzerare è illegale, è un tiro che non può che essere scalato e, conseguentemente, goduto. (6a)

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Partenza del terzo tiro

La quarta lunghezza sale dapprima un muretto verticale, per poi effettuare una lunga traversata verso sinistra. La fine del muretto ospita un po’ di vegetazione e soprattutto molto terriccio che ci accompagna per tutto il traverso. Qui, ad osservare le nostre incredibili gesta, abbiamo incontrato anche un serpentello che si è subito dileguato tra le radici di piccoli arbusti. (5c)

Il quinto tiro semplicemente collega il tiro precedente a quello successivo. L’arrampicata è in placca, su rampa decisamente appoggiata e le difficoltà sono basse. (4c)

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Il sesto tiro si risolve nei primi 6 metri di un profondo camino. La guida questo passaggio lo da come 6a, altre relazioni lo mettono come 6b, spesso da azzerare. Noi sinceramente non abbiamo trovato alcuna difficoltà in questo tratto e non ci sentiamo di gradarlo più di un 5c/6a. Effettivamente sembrano esserci 2 diversi modi per affrontare il camino, cosa che potrebbe giustificare le diverse gradazioni. Il primo, più diretto, partendo alla base di esso e spalmando il corpo su entrambe le pareti, sembra in realtà poco logico. Il secondo, invece, suggerisce di rimanere con tutto il corpo sulla parete di destra e spaccare sulla parete di sinistra solamente a metà camino. Dopo una rapida lettura e consultazione abbiamo optato per questa seconda soluzione rivelatasi poi molto naturale. La parte superiore del tiro non presenta ulteriori ostaticoli e si giunge rapidamente in sosta. (5c?/6a?/6b?)

La settima lunghezza sale, con arrampicata non troppo entusiasmante, a zigzag attraverso placche e muretti evitando la vegetazione alla base del ripido boschetto soprastante, intermezzo della via. Vista la folta vegetazione e la ripidità contenuta del tratto boschivo, la soluzione adottata è stata quella di affrontarlo in conserva. (5c)

L’ottavo tiro si inerpica tra placche e diedrini obliquando di qua e di la fino alla sosta. Le difficoltà sono sempre contenute. (5b)

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Sulla sosta dell’ottavo tiro

La nona lunghezza è una delle più interessanti di tutta la via. La progressione è prevalentemente su roccia gialla compatta e la difficoltà è pressochè continua. Nella parte alta del tiro, in uscita alla carena, ci sono un po’ di massi instabili (fare attenzione!) Qui la chiodatura è molto distante rispetto agli standard dei tiri precedenti, ma è comunque integrabile con qualche friend medio/piccolo. Il tiro è da fare tutto di un fiato, non molla neanche un po’ per riposare, 30 metri di grande soddisfazione. (6a)

Il decimo tiro è veramente tanto forzato, si addentra in un camino molto friabile per uscire dalla parete nel bosco soprastante. Con un po’ di accorgimenti probabilmente sarebbe possibile tracciare un’uscita alternativa continuando sulla verticale del tiro precedente, peccato. Solo i 5 metri dell’ultimo muretto giustificano questa scelta, per il resto, l’unico tiro anonimo dell’intera via. (3a, 5b)

Nel complesso la via presenta un’ arrampicata gradevole, senza troppe difficoltà, con chiodatura ravvicinata e soste veramente ben attrezzate. Una via plaisir che sovrasta il centro sportivo di Dro.