Perla Nera

Il nostro approccio alla via “Perla Nera”, alla Parete Centrale del Monte Colt, è avvenuto in due fasi. Sei mesi fa circa il primo tentativo che si era infranto alla sosta del primo tiro per via delle condizioni avverse del momento: tanto caldo, tanto unto (che per noi puristi senza magnesite crea ulteriori problemi) e relativamente poca voglia. In una mezza giornata di fine marzo decidiamo di ritentare la salita e col senno di poi per fortuna visto che la linea è una vera perla, del resto lo suggerisce anche il nome!

Il primo tiro parte semplice rimontando le facili roccette subito oltre la targhetta che identifica la via. Queste terminano in corrispondenza di un piccolo terrazzino dove la vegetazione disturba un po’ la progressione ma che termina immediatamente al raggiungimento di un diedrino giallo con fix sulla parete di destra. A discapito di ciò si sale però lungo la parete di sinistra che offre appigli migliori e conduce al di sotto di un piccolo tetto. Questo, fessurato alla base, si sviluppa verso sinistra obbligando ad un delicato traverso, su roccia ormai usurata, con le mani in rovescio sotto il tetto ed i piedi che si spostano lentamente alla ricerca degli appigli migliori. Terminato il traverso una serie di buone prese consentono di scaricare la tensione e procedere ora in verticale fino al muretto giallo sotto la sosta. Le belle gocce che lo compongono non sono però taglienti come una volta e tendono a scappare via dai polpastrelli per via dell’usura. Con un ultimo piccolo sforzo si affrontano gli ultimi metri rimanendo di poco sulla sinistra dove una coppia di marcate tacche consente di rimontare sulla cengia ed attrezzare la sosta su catena sostituita di recente. 25m, 5b.

Simone sul primo tiro prima del delicato traverso verso sinistra, 5b.

La seconda lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella di tutta la via. L’usura del primo tiro permane ma non dà assolutamente fastidio e permette un’arrampicata sempre sicura e divertente. Il tiro inizia rimontando atleticamente il piccolo strapiombetto di destra molto ben ammanigliato che conduce ad una placca bella compatta. Si sale questo obliquando leggermente verso destra fino a trovarsi al di sotto di un poco pronunciato tettino dove, rispostandosi ora verso sinistra, si riguadagna la verticale di salita laddove il tetto termina. Qui una bella fessura permette di rimontare atleticamente lo strapiombo e proseguire in verticale lungo il breve diedro che, salito in dulfer, termina su di un breve pulpito. La fessura continua ora sempre in verticale tagliando di netto la compatta placca che precede la sosta. I passi qui sono prevalentemente in aderenza con poche alternative sia per mani che per piedi. Si approccia la paretina sulla destra fino a giungere al punto in cui proseguire risulta difficoltoso. Un marcato appoggio sulla sinistra invita a spostare il peso e spingere bene fino ad arrivare con le mani sul bordo superiore della parete, marcato quel tanto da consentire di alzare i piedi a spalmo in placca e superare le difficoltà. Un ultimo tettino si frappone tra noi ed il termine del tiro. La sommità di questo è stondata ma aderente e con un piccolo rilancio si raggiungono fessure più nette e marcate. Un colpo di reni bello e deciso permette di rimontare e raggiungere la sosta. Bel tiro che ospita passaggi e sezioni di arrampicata interessanti alternati a momenti di scarico. 30m, 6b.

Simone oltre il tettino della seconda lunghezza, 6b.

Il terzo tiro evita il muro strapiombante oltre la sosta traversando verso sinistra lungo l’evidente cengia. Questa corre orizzontalmente rispetto alla parete e non presenta difficoltà particolari. Per raggiungerla si supera un breve muretto compatto e si prosegue poi in traverso, forse leggermente discendente, fino allo spigolo della parete che si aggira trovandosi così alla base di un breve e largo camino giallastro. Dopo qualche metro piuttosto appoggiato si guadagna verticalità sfruttando le pareti laterali fino a raggiungere il termine dove un passo delicato consente di giungere al di sopra del pilastro di sosta. Qui è infatti necessario uscire dal camino sfruttando il culmine frastagliato dello zoccolo di sinistra e qualche presa centrale poco marcata che permettono una ribaltata al di sotto della sosta. 23m, 5a.

Martina alle prese con il camino finale del terzo tiro, 5a.

L’ultima lunghezza inizia aggirando sulla sinistra la nicchia di sosta con quello che con tutta probabilità risulta essere il passo più duro del tiro. Non lasciarsi fuorviare dalla verticalità della linea dei fix a parete ma traversare bassi fino ad oltrepassarla e raggiungere le comode prese che consentono di guadagnare metri e ritornare verso destra in corrispondenza della prima protezione. Si prosegue ora lungo la bella placconata fessurata che, con arrampicata sempre divertente e piacevole, termina una volta raggiunto lo spigolo della parete che si cavalca continuando lungo muro verticale ben manigliato. Il tratto è molto esposto e, nonostante le difficoltà siano limitate, è molto soddisfacente da salire. Seguendo la linea di fix si abbandona lo spigolo a favore del versante di destra dove la linea inizia ad obliquare per evitare la fitta vegetazione soprastante. Anche la verticalità qui lascia spazio a muretti più appoggiati e frastagliati che proseguono fino al termine della fascia rocciosa. L’unico ostacolo è dato da un arbusto subito a sinistra della linea di salita i cui rami disturbano parzialmente il passaggio. Oltrepassato questo in breve si raggiunge la vetta dove si sosta su due fix. 38m, 5c.

La partenza dell’ultima lunghezza, 5c.

Via veramente bella e di soddisfazione. Nonostante risenta pesantemente delle numerose ripetizioni passate rimane una perla della valle da salire almeno una volta. Non importa se è tanto sotto il vostro grado!

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