Via dei Proiettili – Piccolo Lagazuoi

Via di facile accesso con soli 15-20 minuti di avvicinamento dal Passo Falzarego. Roccia ottima in tutti i punti, sempre solida. L’arrampicata si svolge su placchette compatte di roccia scura sempre ben proteggibile. Molto bello è il secondo tiro della via dove le difficoltà sono più sostenute e molto scenico è il quinto tiro per uscire in cresta.

All’attacco della via si trova un cordone viola. Alcune relazioni parlano di uno spit visibile pochi metri sopra il cordone ma noi personalmente non lo abbiamo notato. Parecchio più a sinistra del cordone, dietro l’angolo lungo la parete, effettivamente uno spit si intravede ma è di un’altra via. Dal cordone si sale verticalmente la placchetta rimanendo a destra della fessura dove, al suo termine, è incastonato un vecchio friend. Qui ci si sposta poi leggermente a sinistra su facili roccette fino all’evidente sosta alla base della parete principale. Non sono presenti protezioni sulla lunghezza ma tutto il tiro è facilmente proteggibile con cordoni su roccia ed eventualmente con qualche friend. 50m, IV.

L’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza sale leggermente a sinistra su placche molto compatte, ben protette da alcuni spit e proteggibili ulteriormente con qualche friend. Raggiunta la base del primo dei due, ben visibili, tetti giallastri si traversa verso destra puntando l’evidente chiodo vecchio incastonato nella fessura giallastra verticale. Qui è presente il breve passo chiave della via. Si rimonta la placchetta verticalmente, con spit alla base, su prese per le mani piccole ma buone. Da qui si rimonta verso destra il piccolo tettino con passo molto atletico ma ben protetto ed eventualmente integrabile con friend grande. Qui le difficoltà terminano e si procede verticalmente per pochi metri fino a raggiungere la comoda sosta. 35m, V+.

Simone sulla placca della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro inizia con una divertente arrampicata in fessura sempre ben proteggibile con friends. Una volta terminata la fessura si procede su roccette più facili ben proteggibili con cordoni fino ai piedi dell’evidente placca grigia dove si trova la sosta. 35m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è molto breve e semplice: risale la paretina verticale fronte alla sosta rimanendo a sinistra del canalino per evitare di smuovere troppi sassi. Terminata la paretina la sosta è ben visibile in alto verso destra alla base della parete gialla verticale. 25m, III+.

Simone sulla quarta lunghezza, III+.

Il quinto tiro traversa verso destra passando dapprima un canale detritico ed in seguito una cengia erbosa per risalire poi su roccia giallastra aggirando lo spigolo. Si trovano 2 spit sui passi chiave del traverso ben visibili già dalla sosta del tiro precedente. Oltre lo spigolo si trova un piccolo strapiombo su roccia grigia. Lo si risale verticalmente fino a quando il versante inizia ad obliquare verso sinistra su roccette rotte con arrampicata più facile. Si prosegue fino a sostare su uno dei numerosi spuntoni presenti prima che la rampa diventi erbosa. 45m, IV+.

Martina alla fine del traverso del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è pura formalità per raggiungere l’uscita della via. Si risale la cresta appoggiata molto erbosa ed intervallata da alcune solide roccette. Ci si mantiene sulla sinistra rispetto alla verticale della sosta precedente fino ad incontrare la sosta posta sotto un grosso sasso dopo una cinquantina di metri. 50m, II.

Le ultime rocce della via, II.

L’uscita della via si trova in prossimità dei resti di guerra sulla Cengia Martini, la più importante postazione fortificata del fronte che vedeva scontrarsi l’impero austro-ungarico ed il Regno d’Italia. Meritevole è anche il panorama che spazia in direzione sud-ovest, dove è possibile ammirare le Cinque Torri, il Nuvolau, il Sass de Stria ed, in lontananza, la Marmolada con il suo ghiacciaio. Da qui è possibile proseguire su una delle due vie che iniziano a ridosso delle fortificazioni e che terminano in vetta: “A Baby” e “Per non dimenticare”. Queste sono vie a stampo esplorativo su roccia decisamente meno solida, con chiodatura datata e soste attrezzate ma pericolose allo stato attuale. Lungo le lunghezze sono presenti parecchi detriti e spesso sono accompagnate da rigoli d’acqua e umidità: prestare molta attenzione nel caso le si volesse percorrere. L’uscita alternativa è seguire l’evidente tratto di sentiero attrezzato fino a tornare sul sentiero che riporta al Falzarego.

Via Ultime Foglie d’Autunno – Torre dell’Emmele

“Ultime foglie d’autunno” è una via breve ma intensa che corre lungo la parete sud della torre dell’Emmele. Dopo un primo tiro non entusiasmante la via cambia volto e le roccette erbose lasciano spazio ad una stupenda placconata compatta che ci accompagna quasi per tutto il resto della via, dapprima su difficoltà abbastanza sostenute, ed in seguito più appoggiata e meno protetta ma con passi decisamente più semplici.

L’attacco della via è facilmente distinguibile dalla presenza di un cordone bianco. Pochi metri sopra il cordone si trova il primo, ed unico, chiodo della lunghezza. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verso sinistra dove si trova una clessidra con cordone. La linea è abbastanza logica e cerca di evitare il più possibile le parti erbose che caratterizzano la parte bassa della torre. Da qui si vede la successiva clessidra con cordone sulla destra. Si risale quindi verticalmente fino alla sosta posta più in su. Quest’ultimo tratto è una facile placca proteggibile con cordoni nelle numerose clessidre.

La seconda lunghezza prosegue verticalmente su placca stupenda. I primi metri seguono la falsa riga della conclusione del tiro precedente ma la musica cambia subito. Da qui, per i prossimi 30 metri, l’arrampicata sarà estremamente continua e leggermente esposta con pochissimi punti di rest. Si risale la placca seguendo l’evidente linea di chiodi e cordoni. Quasi al suo termine il passo chiave: subito sopra un tettino è presente una buona presa a lato del chiodo, che va tenuta con la sinistra. Porto la destra alla ricerca di una tacchetta orizzontale verso destra che e latengo per alzare i piedi. Con i piedi alti mi trovo faccia a faccia con la parete, con le mani basse all’altezza delle ginocchia. Qui, equilibrandomi quanto possibile, alzo la mano sinistra verso una non troppo comoda pinzata verticale. Rialzo infine i piedi porto la mano destra sulla crepa orizzontale posta sotto un ulteriore tettino. Anche uscire da quest’ultimo non è banale, visto anche l’attrito della corda a questo punto della lunghezza. Il passaggio è molto atletico. Giunti sopra il tettino si traversa verso destra fino alla sosta. 40m, VI+.

Martina prima del passaggio chiave del secondo tiro, VI+.

Il terzo tiro traversa legermente verso sinistra per poi tornare verticale. L’arrampicata si svolge sempre su buone prese, anche se la linea diventa meno logica mano a mano che si sale. Come riferimento proseguire verticale mantenendosi pochi metri a destra delle erbette fino a raggiungere la sosta. 45m, V-.

L’uscita del terzo tiro, con e senza nebbia, V-.

La quarta lunghezza obliqua verso destra in direzione dell’evidente colata nera. Qui un passo facile ma atletico permette di rimontare il terrazzino. Da qui seguire l’evidente rampa, leggermente detritica, traversando verso sinistra quasi al suo termine mantenendosi sotto la linea dei mughi. Si sosta su un grosso mugo posto prima di un canalone. 45m, V+.

Martina in uscita dal quarto tiro, V+.

L’ultimo tiro sale la parete al di là del canalone per una decina di metri su facile roccia fino ad un grosso masso su cui è posta la sosta. 10m, IV.

Da qui un evidente traccia, tra cengie erbose e mughi, porta in cima all’Emmele con ampio panorama sulle Valli del Pasubio, la pianura veneta ed il Pian delle Fugazze.

Gli ultimi metri prima della vetta

Approccio alla discesa

Dalla cima si scende sul versante opposto su evidente traccia di sentiero che, passando attraverso un canalino detritico, porta velocemente al sentiero principale da qui è possibile riscendere verso l’Ossario del Pasubio o proseguire verso Campogrosso.

Via Un posto al Sole – Crestone S/E dell’Emmele

Premessa: La via “Un posto al sole”, non sale alcuna cima particolare, ma segue il logico crestone che porta alla base della torre dell’Emmele sul versante sud/est. La via, di per sè corta, ed è usata soprattutto come concatenamento per il raggiungimento delle vie dell’Emmele stesso tra cui la “Via della Loffa”, “Ultime foglie d’autunno”, “Prime foglie d’autunno”, “Spigolo Daniele Scorzato”, e molte altre. Le prime tre lunghezze si sviluppano verticalmente su roccia molto buona e con arrampicata davvero piacevole. Il resto della via prosegue per cengette erbose intervallate da cornetti arrampicabili dove è possibile proseguire in conserva oppure continuare in alternata viste le numerose soste intermedie.

Il primo tiro inizia salendo la fessura a destra dove è subito visibile il primo chiodo. Successivamente si punta verso lo spigolo di sinistra e si traversa orizzontalmente fino a raggiungerlo, affrontando il passaggio chiave della lunghezza. Raggiunto lo spigolo lo si sale verso destra nella sua completezza con arrampicata più facile fino a raggiungere uno spiazzo, a destra, con grosso albero dove si sosta comodamente. La linea di tutto il tiro è molto logica e ben definita da numerosi chiodi e cordoni. 30m, V+.

Martina sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza sale la parete opposta all’albero di sosta seguendo la marcata fessurina che obliqua verso sinistra. I primi metri rimontano lo zoccolo verso destra fino all’attacco della fessura stessa. Circa alla metà del tiro si trova il passaggio chiave della via: la crepetta si interrompe lasciando spazio ad una placchetta da salire con passaggi d’equilibrio. Diverse guide e schizzi gradano questo passaggio come VI, ma a nostro parere è un pò esagerata come giudizio. La via prosegue fino a che si incontrano delle rocce gialle e rotte che si affrontano con arrampicata più agevole. Qui si traversa leggermente verso sinistra aggirando la parete che ci si trova di fronte fino ad incontrare la sosta. 30m, VI.

Simone sulla seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro risale la parete di fronte alla sosta fino al suo culmine seguendo un atletico diedro nei tratti finali. La prima parte della lunghezza non presenta grosse difficoltà e rimonta un terrazzino verso destra su cui sono presenti alcuni ciuffi d’erba. Pochi metri più in alto, dopo una placchetta leggermente appoggiata inizia il diedro. L’arrampicata è divertente e leggermente esposta, sempre su buone prese anche se alcune non sono troppo stabili. Al termine delle difficoltà, un traverso verso sinistra porta alla sosta posta sul culmine di un torrione. 30m, VI-.

Simone dopo l’atletico diedro del terzo tiro, VI-.

Da qui in poi mancano poco più di 200 metri di sviluppo per raggiungere l’uscita della via. Viste le numerose cengie erbose in cui l’arrampicata è inevitabilmente interrotta è consigliato affrontare questo tratto in conserva. Nonostante ciò tutto il tragitto è ben attrezzato con chiodi e clessidre in loco ed è facilmente integrabile. Non mancano neppure le soste che, per chi volesse procedere in maniera più sicura, definiscono logicamente gli ultimi tiri della via, di cui segue descrizione.

Il quarto tiro sale su facili roccette verso sinistra fino alla cima della cresta erbosa. Sulla vetta di quest’ultima è presente una sosta, ma è consigliabile sostare sul mugo sottostante (a destra) visto che in seguito sarà necessario riscendere per proseguire l’itinerario. 30m, II+.

La quinta lunghezza inizia oltre il mugo su roccia più verticale, per poi proseguire sulle solite roccette fino ad un altro mugo. 45m, IV-.

L’ultimo tiro riscende leggermente fino alla base di un pilastro e lo rimonta lungo logica linea. Da qui si prosegue in placca molto appoggiata fino alla sosta. E’ possibile evitare il pilastro infilandosi nella traccia tra i mughi di destra, giungendo brevemente sulla placchetta finale. 30m, V-.

L’uscita del terzo tiro con sullo sfondo l’Emmele e la cengia erbosa della quarta lunghezza.

Nonostante la via sia corta offre comunque tratti di arrampicata di soddisfazione, su difficoltà sempre contenute. I passaggi gradati come VI e VI- sono abbastanza generosi. La via esce in concomittanza dello spigolo da cui parte la “Via della Loffa”, mentre proseguendo, tramite traccia e bolli rossi, nel canale detritico di sinistra si giunge alle altre vie della parete sud/est. Nel caso di maltempo è sempre possibile ultimare qui la salita e rinunciare all’Emmele proseguendo fino al termine del canalone fino ad incrociare la traccia del Boale Dente Rotto che sale fino all’omonima forcella e proseguendo poi verso sinistra per Campogrosso o verso destra per l’Ossario del Pasubio.

Via Mazzorana-Adler – Popena Basso

Via breve ma molto piacevole sempre su buona roccia. Tutti i passaggi sono ben protetti a spit o chiodi ed è sempre possibile integrare qualcosa ci fosse bisogno. Avvicinamento intenso per pendenza ma su comodo e ben visibile sentiero.

Il primo tiro si sviluppa lungo una fessura ben evidente che sale verso sinistra per circa 25m. Circa a metà fessura si trova il passaggio chiave della lunghezza ben proteggibile da 2 chiodi. Gli ultimi metri della scalata si sviluppano su un facile diedro che conduce alla sosta su un comodo terrazzino. 35m, III+.

Martina sulla prima lunghezza, III+.

La seconda lunghezza rimonta verticalmente per un paio di metri per poi proseguire su un bellissimo traverso verso sinistra, esposto. Le difficoltà sono sempre contenute e la fessura gialla che taglia orizzontalmente la parete offre innumerevoli punti per proteggersi, oltre agli ancoraggi già presenti. Finito il traverso ci si ritrova su un terrazzino che si segue per alcuni metri. A metà di esso è presente la sosta su clessidra. 20m, IV.

Il traverso della seconda lunghezza visto da entrambe le soste. IV.

Il terzo tiro costringe a tornare indietro un paio di metri sul terrazzino appena percorso fino ad incrociare la rampa erbosa che obliqua verso destra. La si segue finchè si trova la base di un diedro che va salito in tutta la sua breve lunghezza. La parte bassa è un po’ usurata dal passaggio, almeno per quanto riguarda gli appoggi per i piedi, mentre la parte alta è più atletica e ben fessurata. In cima al diedro è presente la sosta. 25m, IV.

Simone sul diedro del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza obliqua leggermente a sinistra per un paio di metri fino a che non ci si trova davanti ad un evidente placchetta che sale a sinistra in una crepa verticale. Si sale diritti per alcuni metri seguendo quest’ultima fino a che foggia in un diedro da superare abbastanza atleticamente. Sopra di esso è presente un punto di sosta. Il consiglio è però quello di continuare brevemente sul terrazzino verso destra e di risale le facili roccette per raggiungere l’evidente anello cementato poco più in alto. Qui si sosta. 35m, IV.

Simone prima della placca del quarto tiro, IV.

L’ultimo tiro prosegue verticalmente lungo l’evidente fessura. Questa è la lunghezza chiave dove le difficoltà sono leggermente superiori e sostenute. Tutta la fessura è atletica ma allo stesso tempo ben proteggibile in tutta la sua lunghezza. Il passo più tosto è proprio il primo sopra la sosta precedente, mentre poi il tiro prosegue continuo ma su asperità leggermente inferiori. Al termine della fessura una placca appoggiata ed intervallata da terrazzini erbosi porta all’uscita della via con sosta su grosso mugo. 25m, IV+.

Martina all’uscita della via, IV+.

Arrivati in cima ci si ritrova in mezzo ad una distesa di mughi che fanno da base alle creste nei dintorni tra cui il Monte Cristallo, le Cime del Laudo e ovviamente gli spettacolari Cadini di Misurina. Il sentiero di rientro è estremamente visibile e logico e porta in un quatro d’ora alla base della parete ed in 45 minuti a valle.

Via Colbertaldo – Sass de Stria

Premessa: il chiodo in partenza, tanto decantato da recensione terze, non c’è, evitate di diventare stupidi nel cercarlo. Via dalle difficoltà contenute, su roccia di ottima solidità, lisciata in alcuni tratti dalle innumerevoli ripetizioni. Già ripetizioni: fortuna che alle 7 di prima mattina eravamo all’attacco, perchè nel giro di un ora sono arrivate altre 6 cordate. Valutate bene a che ora partire.

Il Sass de Stria con l’evidente spigolo a sinistra su cui sale la via.

Il primo tiro risale la rampa immediatamente a sinistra del canale. Tutto il tratto è ben proteggibile a clessidre su spuntoni e presenta poche difficoltà. La sosta si trova oltre il primo terrazzino. 25m, III.

La rampetta del primo tiro. III.

La seconda lunghezza inizia risalendo il diedro subito sopra la sosta dove si trova subito il passaggio di IV, proteggibile con un friend grande. Il resto del tiro si sviluppa verticalmente fino ad un chiodo cementato, oltre cui si trova un breve strapiombo facilmente aggirabile a sinistra. Subito dopo si trova la sosta su un comodo terrazzino. 30m, IV.

Il terzo tiro prosegue lungo la linea precedente giungendo in poco tempo ad una fessura verticale. La via originale sale la placca posta alla sua immediata sinistra, mentre la fessura (consigliata) è una variante di V-. Al culmine del muretto una facile rampetta porta alla sosta. 25m, IV o V-.

Simone prima del passaggio chiave del terzo tiro. IV o V-.

La quarta lunghezza traversa per pochi metri verso destra fino alla base di un camino che va percorso in tutta la sua lunghezza. Al termine ci si sposta, dapprima leggermente verso destra, per poi salire la rampa evidente verso sinistra su facili rocce. La sosta si trova al suo termine sulla sinistra. 25m, IV.

Simone al termine del camino della quarta lunghezza. IV.

Il quinto tiro sale la parete immediatamente opposta alla sosta fino ad entrare in un canalino detritico che si segue nella sua interezza fino ad un masso incastonato tra la parete principale ed una guglia secondaria. Prima che il canalino curvi verso destra, salendo verticalmente, si trova la sosta “originale”. Sconsiglio questa soluzione che renderebbe complessa la partenza del tiro successivo. 40m, IV.

Martina al termine del canale del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza prosegue verso est seguendo l’evidente camino detritico fino a che quest’ultimo torna verticale. Qui si risale per pochi metri, stando sulla destra ed aggirando il masso incastrato. La sosta si trova proprio dietro quest’ultimo. 25m, IV-.

Martina sotto il masso incastrato alla sosta del quinto tiro, in procinto di affrontare la sesta lunghezza, IV-.

L’ultimo tiro è il tiro chiave della via. Segue la logica fessura di fronte alla sosta per tutta la sua lunghezza. Lungo lo sviluppo sono presenti 3 chiodi ma è possibile integrare con qualche friend grande e con qualche cordone. Terminata la fessura si prosegue verso sinistra su placca più facile al termine della quale è presente un buon masso per attrezzare la sosta. 40m, IV+.

Simone a metà dell’ultimo tiro, IV+.

E’ possibile evitare l’ultimo tiro uscendo subito a destra lungo il canale detritico. 40m, III.

Il panorama che si palesa in vetta spazia a 360° sui rilievi circostanti dal Lagazuoi a nord, alle Cinque Torri ad est e al Nuvolao a sud est, dal Col di Lana e la Marmolada a sud, fino al Piz Boè e alle Odle ad ovest. Uno spettacolo per gli occhi. La discesa si svolge tra le strette trincee di guerra sul versante opposto, bellissimo museo all’aperto tra feritoie, anguste gallerie e salette scavate nella roccia.

Panoramica in vetta.

Via dei Sassi – Crestone dei Sassi

Bella via che si sviluppa su 8 lunghezze. La roccia è prevalentemente molto buona e di qualità non buonissima sulle due creste, tuttavia tratti detriti sono abbastanza frequenti e danno, per l’appunto, il nome alla via. L’itinerario è ben protetto dalle numerose clessidre e non mancano chiodi e cunei sui passaggi chiave, tuttavia, in alcuni casi, l’integrazione con protezioni veloci è facile e sempre possibile.

Il primo tiro sale verticalmente la marcata fessura che parte dalla base della parete, mantenendosi sulla sua sinistra. A fessura terminata ci si sposta verso destra per evitare di cambiare versante e si risale un breve diedro. Sulla sua sommità si intravede la sosta sulla destra su comodo terrazzino. 25m, IV+.

Martina sul primo tiro.

La seconda lunghezza parte entrando orizzontalmente nel camino, stando attenti a stare bassi e non aggirarlo nè da sinistra, nè da destra. Alla fine del camino si sale verso destra vincendo un piccolo strapiombino ben fessurato. Continuare nel diedro fino ad una sosta resinata. Questa è la sosta della via “Luisa” che sale immediatamente a destra della nostra. Oltrepassarla tenendola sulla destra e rimontare pochi metri fino a raggiungere la sosta corretta con cordone su clessidra e chiodo, posta su un terrazzino. 35m, IV.

Martina dopo lo strapiombino della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è di congiungimento: sale dapprima verticalmente, per poi proseguire sulla cresta passando sulla destra dei mughi. Si sosta su un grosso mugo 3 metri prima che la parete ritorni verticale. 20m, III.

Il quarto tiro è il più bello di tutta la salita. Si rimonta il terrazzino erboso fino al raggiungimento dell’evidente fessura che obliqua verso sinistra. Si prosegue verticalmente lasciandosi la fessura appena sulla destra. Dopo una decina di metri, in corrispondenza di una serie di cunei lignei incastonati nella crepa, si esce verso sinistra ritrovandosi sul tratto più esposto della via. Da qui si prosegue verticali uscendo su comodo terrazzo dove è presente la sosta. 30m, IV+.

Martina sul quarto tiro.

La quinta lunghezza prosegue verticale per una trentina di metri lungo i diedri fronte alla sosta. Qui la roccia inizia a perdere qualità e solidità e i chiodi nella roccia diventano più radi. Al termine della verticalità si prosegue in cresta verso destra per pochi metri fino ad incontrare la sosta dove è presente il libro di via. 35m, IV.

Simone tra le nubi del quinto tiro.

Il sesto tiro continua in equilibrio su cresta proteggibile tramite cordini su guglie. All’apice della cresta mantenere la sinistra per proseguire in discesa lungo un canalino poco evidente. E’ possibile oltrepassare stando a destra aumentando di poco le difficoltà di discesa. Giunti ad un terrazzo si scala in discesa per qualche metro fino a giungere alla sosta posta su un masso incastonato tra due pareti. 25m, IV.

Il settimo tiro risale la paretina stando leggermente a sinistra fino a raggiungere la sommità. Da qui si prosegue in cresta sulla falsa riga della lunghezza precedente fino ad un cordone fisso che è possibile utilizzare per azzerare il passo di IV+ in discesa. Al termine della discesa è possibile sostare su un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina sulla cresta della settima lunghezza.

L’ultima lunghezza prosegue sulla cengia fino a che la parete torna a salire, dapprima attraverso tratti erbosi ed in seguito obliquando verso destra su ottima roccia. Si prosegue per pochi metri fino ad incontrare la sosta posta su un mugo. 20m, III.

Martina in uscita dalla via.

Per la discesa, scendere pochi metri lungo il ripido prato erboso (possibilità di calata direttamente dall’ultima sosta), ed entrare nel canale di sinistra seguendo la traccia di ometti. Al termine del canale si incontra il “Vajo del Cengio” che va percorso mantenendosi sulla destra a costeggiare la Guglia Cesareo (anche qui possibilità di calata visto la pendenza della sassara che compone il vajo). Da qui si scende pochi metri su facili roccette erbose portandosi sulla destra fino a tornare sul sentiero che si percorre a ritroso.

Nel complesso la salita è divertente e ben protetta in tutta la sua lunghezza. Attenzione ai passaggi in cresta e agli ultimi tiri dove la roccia non è ottima.

Via Bortolo – Sojo del Fogo

Via corta, ben protetta e su roccia sempre ottima che sale la punta Cassa da Morto, subito sopra l’Ossario del Pasubio. La linea parte all’estrema destra del muro principale della falesia “Montagna Viva”, con nome alla base, raggiungibile in 20 minuti dal parcheggio dell’Ossario.

Marta all’attacco della via.

Il primo tiro, molto sportivo, segue l’evidente fessura che taglia la parete in obliquo da destra verso sinistra. La fessura, in leggero strapiombo, ospita prese per le mani sempre buone e la chiodatura è ravvicinata e sempre sicura, non sono necessarie integrazioni. Usciti sul terrazzino si sosta su catena. 25m, V+/VI-.

Marta sulla prima lunghezza.

La seconda lunghezza segue la cengia erbosa verso destra per tutta la sua breve lunghezza. Da qui è possibile notare numerose serie di spit che salgono verso destra e che rappresentano le uscite dei tiri della falesia sottostante. Ignorare tali vie e salire obliquando ancora verso sinitra in direzione degli evidenti cordoni sulle clessidre presenti nella roccia. Alla seconda cessidra proseguire verticalmente fino a poco prima dell’uscita del terrazzino. Qui è presente una sosta. Per comodità il consiglio è di oltrepassarla e di sostare su un’altra sosta posta subito sopra il terrazzino. 25m, V+.

Il terzo è il tiro chiave della via in quanto a difficoltà. Superata la fessura orizzontale che fa da spartiacque tra due costoni di roccia si prosegue verticalmene sulla linea degli spit. Il tratto è sempre ben protetto ed in sè non è difficile ma risulta strapiombante per tutta la sua lunghezza. Il consiglio è di non rimanere dentro il diedro di sinistra ma di affrontare direttamente lo spigolo. Le prese più comodo si possono infatti trovare alla destra dello stesso. 25m, V+/VI.

Martina sulla terza lunghezza.

La quarta lunghezza è di concatenamento. L’arrampicata è prevalentemente orizzontale ed è sempre possibile proteggersi con cordoni su spuntoni di roccia. 20m, III.

Il quinto tiro è in comune con la via “Le do more”. Dalla sosta del tiro precedente si osserva la parete veticale ben protetta con i cordoni già presenti sulla linea e con possibilità di integrare. La lunghezza termina su un terrazziono erboso ove si trova un grosso mugo su cui sono presenti i cordoni della sosta, sulla destra. 30m ,V+.

Marta e Simone sul quinto tiro.

Il sesto ed ultimo tiro è molto breve. La via continua in vertical dalla sosta lungo una fessura ben protetta con spit e cordoni, il passaggio chiave, un po’ più fisico rispetto al resto, si trova verso la metà del tiro. All’uscita si trova la sosta e subito accanto l’anello per la calata. 20m, V+.

Dalla cima è possibile ammirare il sottostante Ossario del Pasubio, il Pian delle Fugazze e le Valli del Pasubio. La discesa avviene tramite calata in doppia sul vesrante opposto, una corda da 60 metri è sufficiente. Da qui, seguendo una serie di ometti, si ritorna in poco tempo all’attacco della via.

Umberto in vetta.

Hohe Festung – Settore B

Quasi al confine con l’Austria, la falesia di Fortezza offre un ambiente molto curato e un avvicinamento breve, il posto ideale dove trascorrere una giornata con la famiglia. La zona è contornata da un’ampia area picnic e da molteplici ceppi dove poter attrezzare la slackline. Purtroppo sui gradi facili alcune rinviate risultano spesso lunghe e posizionate male, pericolose sia per l’arrampicatore che per la corda che nella maggior parte delle volte si trova a sfregare contro la parete. Le vie con gradi più difficili sono invece spittate a dovere. Nel complesso il posto è molto bello con i forti di Fortezza a fare da contorno e l’omonimo lago da ammirare dalla cima dei tiri.

Kindersorpresa 3 / 12m

La via si può definire una tranquilla passeggiata su gradoni di roccia adatta a bambini e principianti. Tuttavia gli spit sono abbastanza distanziati, comprensibile per una via di terzo grado ma potrebbe spaventare i più inesperti.

Fratelli Remy 6b / 12m

Fratelli Remy segue l’evidente fessura che sale leggermente obliqua. L’arrampicata è classica in opposizione, con le mani dentro la crepa e i piedi che spingono quasi sempre sulle tacche presenti sulla parete di destra. Il passaggio più complicato lo si trova all’incirca a metà salita dove è necessario fidarsi bene del piede destro. Le mani sono in alto. Conviene prima incastrare la mano sinistra e la destra subito sopra. Una volta spinto con la gamba si può riposizionare la mano sinistra sopra la destra e alzare finalmente il piede sinistro su tacchetta centrale vicino alla fessura. Rimontando ora con il piede destro su evidente terrazzino si può ritenere conclusa l’asperità. Negli ultimi metri l’arrampicata continua a seguire la fessura e viene agevolata dal diedro di sinistra.

Fabio su “Fratelli Remy”, 6b.

Wonderwall 6c+ / 15m

Wonderwall è forse la linea più interessante di tutta la falesia. Supera elegantemente la placconata all’estrema sinistra del settore seguendo una fessurina appena accennata e contornata da una serie di svasi e tacchette. L’arrampicata è continua e di equilibro per tutta la via. I primi 4 metri salgono verticali su piccole prese per le mani ma buoni piedi. Qui la via devia bruscamente in orizzontale verso destra seguendo la crepa che va tenuta a livello del ventre. Il traverso è tutt’altro che banale, molto delicato con prese facili da tenere solo se il corpo è equilibrato a dovere. Terminato il traverso si torna verticali sempre su piccole tacche talvolte nascoste, soprattutto sul versante sinistro della salita. Poco prima della catena, all’altezza dell’ultimo spit, è presente un buon riposo in fessura. Per l’ultimo passaggio è necessario non farsi tentare dall’evidente crepa di sinistra, sembra invitante, ma non è per niente comoda. La soluzione migliore è quella di affrontare gli ultimi 2 metri verticalmente rimanendo nella fessura principale. Sopra la catena è infatti presente un piccolo terrazzino che sancisce la fine della via. Per raggiungerlo è necessario salire in opposizione, con le gambe sul lato destra, e spingere bene per proiettarsi verso di esso. Linea stupenda, estremamente consigliata!

Umberto su “Wonderwall”, 6c+.

Variante Wonderwall 6c+ / 13m

Brummler 5a / 18m

Bella via appoggiata e costante su cui si riescono sempre a trovare buone prese per le mani. La via è lineare e non vi sono molti dubbi sui passaggi da eseguire, solo poco dopo la metà si potrebbe tendere ad andare verso lo spigolo di destra spaventati dalla placconata di sinistra. Tuttavia, lo spit sulla sinistra suggerisce la linea da tenere e dopo un piccolo passo in aderenza l’arrampicata riprende su buone prese. La via si presta per un riscaldamento leggero anche se le rinviate risultano un po’ lunghe. Arrivare in catena dopo 18 metri e poter ammirare la vallata circostante regala comunque una certa soddisfazione.

Grommler 4 / 18m

Spigolandia 5b+ / 18m

Lego 5a+ / 18m

Via nel complesso semplice che si risolve in un passaggio abbastanza lungo a metà di essa dove bisogna rimontare un masso. E’ necessario alzarsi in equilibrio su di esso caricando con il piede sinistro aiutandosi con un piccolo slancio. Il rinvio sottostante, basso e contornato da terrazzini, non aiuta sicuramente sul lato psicologico. Da qui si prosegue molto facilmente fino in catena.

Marta su “Lego”, 5a+.

Banzai 5b / 17m

Toblerone 5a / 17m

Partenza su spigolo salendo su semplici scalini a sinistra di esso, le mani sono in
appoggio. Verso metà della via ci si sposta verso destra seguendo la linea più facile della parete.
Nel finale la catena giace un tettino dove non ci si alza sopra di esso, ma salendoci in parte a sinistra si rinvia.

Vai col Liscio 6b / 12m

Già a guardarla dal basso si capisce la caratteristica principale di questa via: placconata appoggiata, poco appigliata per le mani e piedi che danzano labili su piccoli appoggi levigati da passaggi abbastanza obbligati. Si sale dritti per 2 metri per poi spostarsi sulla sinistra. Il passaggio risulta abbastanza lungo con le mani appena in appoggio su lievi grumoli. Il problema sta nel allargare il piede e caricarlo in quanto la zona di appoggio è lisciata dai tanti passaggi. Fidarsi di quel piede non è affatto banale. Ci si sposta ancora verso sinistra per raggiungere una presetta verticale che poi consente di ritornare verso destra sulla verticale della via. I passaggi da qui in poi sono tutti delicati su micro tacche e piedi quasi sempre in appoggio su piccoli grumoli. La via è costante e abbandona le sue difficoltà solo ad uno spit dalla catena.

Kara Kiri 5c / 22m

La via si trova su uno spigolo tra una bella placca e sporgenze di rocce frastagliate. La lettura non risulta facilissima e l’apparenza di via appoggiata viene subito smentita dai primi passaggi abbastanza fisici per superare un piccolo tetto iniziale. Il proseguire della via è abbastanza lineare: placca a sinistra e gradoni a destra in cui i riposi sono intervallati da passaggi non troppo fisici e con buone mani. Il tutto è reso interessante dal particolare stile d’arrampicata sempre nel diedro. L’ultimo tratto appare complicato, infatti, la catena è posizionata a sinistra e, a prima vista, sembrerebbe un passaggio da fare di aderenza in placca. Tuttavia, sfruttando bene le frastagliature sulla destra è possibile raggiungere una buona presa sporgente e sollevarsi fino a rinviare facilmente nella catena sulla sinistra. Forse 5c è più appropriato per questa via rispetto al 5b+ riportato sul tabellone della falesia. La via è adatta per un riscaldamento un po’ più intenso.

Martina su “Kara Kiri”, 5c.

Webwerknecht 5c / 23m

Holbomittog 5c / 18m

Ribalton 6a+ / 24m

La salita si svolge prevalentemente su gradoni. A metà della via un orecchio ben visibile dal basso ospita la difficoltà del tiro. Lo si aggira dapprima verso sinistra e poi (secondo noi da qui il nome della via) bisogna effetturare una ribaltata con una buona presa di sinistro e con una tacchetta da raggiungere dinamicamente in alto di destra. I piedi sono in appoggio verso destra e una volta caricati si sormonta un terrazzino con il piede destro spostando in seguito il baricentro su quest’ultimo. Da lì la via prosegue fino in catena senza grandi difficoltà.

Adrenalin 6b+ / 24m

A differenza della via accanto, “Rush Hour” la parte bassa presenta un passaggio delicato con un allungo in aderenza per sormontare un piccola pancia piatta. Il passaggio probabilmente
risulta più scomodo alle persone piccole in quanto obbliga ad alzare molto il piede sinistro e
quindi è difficile caricarci il peso. Con un piccolo balzo deciso ci si porta al disopra della pancia. La parte verticale finale è invece molto simile sia alla linea precedente “Ribalton”, che a “Rush Hour”. Qui non è facile capire dove salire avendo più possibilità ma la logica del seguire la via più facile porta verso una sequenza di prese poste sulla linea di sinistra. Seguendo questa pista segue un passaggio in placca con buona presa verticale e bei piedi. Seppur non facilissimo il grado non sembra appropriato. Restando invece nella parte centrale della via si notano delle piccole presine con listelli e alcuni piccoli piedi, una sezione molto più interessante fatta di equilibrio e di polpastrelli conduce proprio sotto la verticale della catena. Linea più delicata, e allettante.

Rush Hour 6b / 24m

La via, almeno fino all’evidente placca verticale finale, rispecchia i tiri limitrofi. La
maggior parte di essa sale infatti una serie di gradoni e risalti fino agli ultimi 5 metri e i passaggi si risolvono facilmente utilizzando la spinta dei piedi sulla roccia con le mani sempre che servono solo a portarsi nella corretta posizione. La parte finale invece è molto più interessante. E’ necessario tenere una presa rovescia di sinistro, si alzano bene i piedi per andare a prendere un altro rovescio molto alto verso destra ben scavato. Una volta preso si accoppiano le mani portando i piedi sopra a 2 listelle verticali. Ci troviamo ora sotto un leggero tettino che si supera spostandosi verso sinistra su un bella presa. Dietro lo spigolo è presente la catena.

Pit Stop (1° tiro) 4 / 14m

Pit Stop (2° Tiro) 5c+ / 10m

Spongebob 3a / 10m

Hauenstein – Settore C

Il settore C si trova 10 minuti sopra i ruderi del castello, continuando sulla forestale fino a ragiungere l’evidente masso che ospita le vie. Qui l’arrampicata è più strapiombante rispetto al settore A ma sempre su buone prese. Molto interessante è il retro del masso dove salgono un paio di tiri su placca e altri molto boulderosi con tetto in partenza.

Groefenstoan 6a+ / 15m

Mergenduft 5c / 15m

Kanzi 5c / 15m

L’inizio della è via abbastanza facile con spostamenti evidenti su prese ben appigliate. La difficoltà si concentra invece dal quarto al sesto rinvio su placca. Si inizia da un monodito (nella giornata di oggi bagnato) da tenere di sinistro, con buona presa invece per la mano destra, alzare bene i piedi per portarsi ad un comoda mano a sinistra da li parte un passaggio in aderenza con piedi in appoggio per arrivare con la mano destra ad un tacca. Si sposta ora tutto il corpo verso destra fino ad incontrare una fessura che rimonta un leggero tettino. Da qui è tutta appoggiata e facile fino in catena.

Marta su “Kanzi”, 5c.

Pink Lady 4 / 12m

Fix 5c / 12m

Lucky Luke 6b / 12m

The Dalton’s 3 / 12m

Aprilscherzi 6b / 15m

Jolly jumper 6a+ / 15m

Foxi 4 / 13m

Skyline 6a / 17m

Doofnschmirz 6a / 8m

Dracula 6b / 8m

Teenager 6b+ / 8m

Bilch 6a / 17m

Partenza boulderosa con passaggio lungo su tettino pronunciato ma ben appigliato. Il tetto è traversato nella sua parte inferiore da una crepa che si tiene per alzare bene i piedi e portare la mano libera più in alto possibili alla ricerca del terrazzino soprastante. Da qui si rilancia verso sinistra due volte, dapprima verso un verticale non comodissimo ed in seguito dentro buco scavato. Rimontando il tetto anche con i piedi ci si può riposare. I prossimi metri sono facili su scalinata. Solo la parte finale torna leggermente strapiombante e, anche se su buone prese, il passaggio per raggiungere la catena risulta comunque delicato.

Martina su “Bilch”, 6a.

Streich 6a / 17m

Partenza su strapiombetto con buone prese. Ci si alza bene con i piedi e si tiene con la destra
un verticale che ti permette di alzare la mano sinistra su una tacca da tenere. Da li si alzano i piedi fino al raggiungere con la mani la spaccatura soprastante. La via rimane poi di continuità e sempre verticale fino alla catena, con le prese che abbondano.

Marta su “Streich”, 6a.

Spritzhutte 6b / 17m

La prima parte della salita sta nel superare tre tettini uno dietro l’altro su tacche appigliate
dove il non tirare e usare bene i piedi per spingere è fondamentale. L’ultimo tettino si sale su
tacca verticale quindi spostando molto il baricentro dal lato opposto per arrivar ad un bucone
dove infilarsi con tutto il corpo da li l’arrampicata cambia completamente e parte una
bellissima fessura finale ben appigliata ma comunque fisica che porta in catena.

Umberto su “Spritzhutte”, 6b.

Forst Weg 6b / 17m

Via abbastanza atletica, un susseguirsi di tettini e strapiombi da superare. La partenza parte in placca con un traverso verso sinistra su prese appena accennate. Da qui parte il tetto più pronunciato. Superarlo non è facile, ma soprattutto non è facile vedere dove sono gli appigli in quanto la nostra visuale è veramente limitata. Si cerca di stare il più alti possibili e si manda la mano in avanscoperta il più alto possibile alla ricerca di una comoda fessura che taglia la sommità del tetto. Da qui, atleticamente lo si sormonta. Pochi metri dopo il passaggio è simile, su una pancia meno severa della precedente. Gli ultimi 7 metri fino alla catena sono su strapiombo ben appigliato.

Simone su “Forst Weg”, 6b.

Fraun Traum 6a+ / 17m

Hefe Cola 5a / 17m

Greif 6a / 14m

Kaser Mandl 6a / 17m

Wackelzahn 6b / 15m

Kellerfenster 7b / 15m

Via breve, completamente in strapiombo e molto probabilmente sovragradata. I primi 2 spit si raggiungono comodamente grazie allo zoccolo di sinistra. Da qui si traversa verso destra fino a raggiungere un rovescio per la destra. La sinistra viene proiettata poco più sopra dentro comoda presa e rilanciata poco più in alto verso una fessura verticale. Rinviare. Qui il passo chiave della via: Sulla destra è presente una lametta nascosta che ci consente di spostare entrambi i piedi sulla parete di destra ritrovandoci così in posizione quasi orizzontale. Da qui si accoppiano le mani e si spalla cercando di raggiungere la presa evidenziata dalla congiunzione della roccia con il tettino soprastante. Sormontare quest’ultimo è abbastanza semplice in quanto sempre ben appigliato, l’unica difficoltà, da qui in poi, sta nel conservare abbastanza energie per raggiungere la catena, in quanto ci aspettano altri 5-6 metri di strapiombo bello bucato. Nel complesso la via la si risolve con un singolo a metà strapiombo, per il resto è tutta resistenza.

Rantanplan 6b / 15m

La prima metà della via è di facile lettura caratterizzata da un susseguirsi di passaggi obbligati su piccole tacchette e piccoli piedi. La parete è prevalentemente verticale con qualche passaggio più appoggiato. Il passo chiave si trova subito prima della catena (non visibile dal basso ma, come facilmente intuibile, non lontana dall’ultimo spit osservabile) è propro qui che la posizione dello spit e qualche piccola presa potrebbe ingannevolmente portare verso destra aumnetandone la difficoltà. A sinistra, invece, è presente una “scaletta” che termina in prossimità dello spit. Bella via, soprattutto per chi ama le tacche, non troppo fisica e capace di regalare qualche soddisfazione.

Marta su “Rantanplan”, 6b.

Gepuntz G… G… 6c+ / 15m

Linea molto elegante, tutta di continuità su placca con pochi punti per riposarsi. Già dai primi movimenti si capisce subito quale sarà lo stile di arrampicata: d’equilibrio su piccole tacche. Si parte traversando leggermente a destra con movimenti delicati fino ad un piccolo terrazzino dove riposare. Qui il passo chiave della via: alzarsi bene sulla destra e poi traversare in orizzontale a sinistra abbassandosi leggermente aiutandosi con la piccola tacca centrale. L’obiettivo è raggiungere la lametta verticale di sinistra. Afferrata la lama altri due passaggi portano sotto la pancia posta a tre quarti di tiro. Da qui sale una lama, ben visibile ma abbastanza scomoda, che obliqua da destra a sinistra. la si percorre quasi in tutta la sua lunghezza fino a raggiungere il terrazzino posto sotto la catena. Quest’ultimo tratto è un pò fisico, ricordarsi di riposare bene una volta terminata la placca.

Simone su “Gepuntz G… G…”, 6c+.

Goas Fuas 6c+ / 15m

Anocketepockete 6c / 15m

Anna 6b+ / 14m

Skorbut 6c / 14m

Vini Vidi Vici 7b / 14m

Quo Vadis 7b / 14m

Hauenstein – Settore A

La falesia di Siusi allo Scillar è una perla incastonata nel bosco ai piedi dell’omonimo massiccio. E’ divisa in 3 settori con vie sia per principianti che per arrampicatori più esperti. Il settore A, esposto a nord/est, è il più facile dei tre, con gradi contenuti e chiodatura sempre ottima. La roccia è dolomia, estremamente compatta.

Klein Meise 4 / 10m

Karol 5a / 10m

Thekla 4 / 12m

Hofnarr 5c / 14m

La via si presenta prevalentemente appoggiata fino agli ultimi passaggi dove si deve sorpassare una piccola pancia prima di arrivare in catena. Il primo tratto ospita una sezione leggermente delicata per via dei piedi scivolosi e delle prese per le mani non ottimali. Nel complesso poi la linea ospita molteplici buchi per le mani mentre i piedi scarseggiano solamente sul passaggio finale. La via è ben protetta e pefetta come riscaldamento.

Simone su “Hofnarr”, 5c

Dämmerung 5b / 14m

Similemente alla precedente, le prese per le mani sono sempre buone e i piedi scarseggiano solo nella parte finale per passare la buombatura. Chiodatura molto buona come su tutta la parete e regala una bella visuale della valle una volta arrivati in cima.

Stehegereif 5a / 14m

Via con buone prese dall’inizio alla fine. Parte verticale fino al primo spit per poi continuare appoggiata fino in catena.

Martina, a sinistra, su “Dämmerung”, 5b. Marta, a destra, su “Stehegereif”, 5a.

Assl’s Fluch 5b / 14m

La via si presta bene ad un riscaldamento meno fisico, infatti, rispetto alle precedenti, il percorso è tutto appoggiato con buone prese per mani e piedi. Tuttavia alcuni passaggi richedono un po’ di flessibilità e qualche allungamento in cui qualche centimetro in più può fa sicuramente la differenza.

Klessydra 5a / 14m

Via con buone prese, un pò più lunga rispetto alle precedenti e sempre ben appigliata. La spittatura, forse un pò esagerata ad ogni metro, la rende ideale per bambini e pricipianti. Unico passaggio delicato nella parte finale in allungo per spostarsi verso destra dove è presente la catena.

Marta su “Klessydra”, 5a.

Ute kant’s 4 / 14m

Tukksack 6a / 13m

Ciccio 5c+ / 13m

Nerky 6a / 13m

Pelagia 6a+ / 15m

Die Leschte 6b / 15m

Simone 6a+ / 15m

Flotter 3er 6a+ / 15m

Psipsina 6a+ / 15m