Hauenstein – Settore A

La falesia di Siusi allo Scillar è una perla incastonata nel bosco ai piedi dell’omonimo massiccio. E’ divisa in 3 settori con vie sia per principianti che per arrampicatori più esperti. Il settore A, esposto a nord/est, è il più facile dei tre, con gradi contenuti e chiodatura sempre ottima. La roccia è dolomia, estremamente compatta.

Klein Meise 4 / 10m

Karol 5a / 10m

Thekla 4 / 12m

Hofnarr 5c / 14m

La via si presenta prevalentemente appoggiata fino agli ultimi passaggi dove si deve sorpassare una piccola pancia prima di arrivare in catena. Il primo tratto ospita una sezione leggermente delicata per via dei piedi scivolosi e delle prese per le mani non ottimali. Nel complesso poi la linea ospita molteplici buchi per le mani mentre i piedi scarseggiano solamente sul passaggio finale. La via è ben protetta e pefetta come riscaldamento.

Simone su “Hofnarr”, 5c

Dämmerung 5b / 14m

Similemente alla precedente, le prese per le mani sono sempre buone e i piedi scarseggiano solo nella parte finale per passare la buombatura. Chiodatura molto buona come su tutta la parete e regala una bella visuale della valle una volta arrivati in cima.

Stehegereif 5a / 14m

Via con buone prese dall’inizio alla fine. Parte verticale fino al primo spit per poi continuare appoggiata fino in catena.

Martina, a sinistra, su “Dämmerung”, 5b. Marta, a destra, su “Stehegereif”, 5a.

Assl’s Fluch 5b / 14m

La via si presta bene ad un riscaldamento meno fisico, infatti, rispetto alle precedenti, il percorso è tutto appoggiato con buone prese per mani e piedi. Tuttavia alcuni passaggi richedono un po’ di flessibilità e qualche allungamento in cui qualche centimetro in più può fa sicuramente la differenza.

Klessydra 5a / 14m

Via con buone prese, un pò più lunga rispetto alle precedenti e sempre ben appigliata. La spittatura, forse un pò esagerata ad ogni metro, la rende ideale per bambini e pricipianti. Unico passaggio delicato nella parte finale in allungo per spostarsi verso destra dove è presente la catena.

Marta su “Klessydra”, 5a.

Ute kant’s 4 / 14m

Tukksack 6a / 13m

Ciccio 5c+ / 13m

Nerky 6a / 13m

Pelagia 6a+ / 15m

Die Leschte 6b / 15m

Simone 6a+ / 15m

Flotter 3er 6a+ / 15m

Psipsina 6a+ / 15m

L’Orto – Settore B

A differenza del settore A, il settore B presenta vie nel complesso più impegnative. Le linee presentano spesso un boulder in partenza, per poi proseguire verticalmente su stupenda placca compatta interrotta da alcune fessure e gocce. L’ombra del bosco e l’esposizione a nord est rendono questo settore fruibile anche d’estate.

Broccoli 6c / 22m

I primi due passaggi della via superano la piccola pancia alla base della parete. La difficoltà qui non è elevata in quanto sono sempre presenti buone prese per le mani e per i piedi. Proprio in uscita di pancia, all’altezza del terzo rinvio, è presente un passaggio delicato su due presine scomode da tenere e ormai completamente lisce e usurate (molto). Nemmeno i piedi sono troppo buoni. E’ necessaria molta decisione per raggiungere la tasca soprastante con la mano destra. Raggiunta questa ci si alza per raggiungere la lista che attraversa in obliquo la parete e la si segue fino a raggiungere la verticalità. La parte centrale della via non è mai banale nè scontata, è un’arrampicata parecchio di continuità. L’ultimo passaggio su placca, per arrivare alle ultime prese ben appigliate sotto la catena è leggermente lungo. Via nel complesso divertente e soddisfacente, peccato per usura nella parte inferiore.

Nosioli 7b / 22m

Radicchio 7c+ / 25m

Senza Nome 8a+ / 25m

Sedanorapa 6c+ / 23m

Linea tutta di continuità su placca caratterizzata da gocce e leggermente appoggiata. La prima parte della via è un boulder abbastanza severo e dinamico dove i piedi giocano un ruolo fondamentale nonostante, apparentemente, non ci siano appoggi validi. Tenendo i due vericali di sinistra e destra, si impunta il piede destro su una microtacchetta all’altezza del ginicchio sinistro e si spinge per portare il piede sinistro in alto su di un cuneo scavato. Questo consente di lanciare verso l’evidente presa in alto a sinistra, da raggiungere con la mano destra. Qui è necessario rallentare decisamente passo perchè d’ora in poi la continuità si farà sentire. Parte infatti una placconata di 20 metri a gocce che porta in catena. L’arrampicata, neanche a dirlo, è tutta di equilibrio su piccole presine e tacchette. Di per se i passaggi singoli non sono troppo complicati, solo che se si sbaglia approccio o finalizzazione si rischia di trovarsi in giochi d’equilibrio da cui è difficile uscirne vincitori. A metà placca si trova una fessura verticale dove è possibile rifiatare un attimino anche se non è proprio comodissima. Gli ultimi metri rispecchiano i precedenti, sempre in bilico tra il restare attaccati alla parete ed il cadere. Un bellissimo viaggio. Via estremamente consigliata.

Patate 7a / 23m

Carote 6c / 23m

Senza Nome ? / 22m

Senza Nome ? / 22m

Coste 6a / 13m

Bella via con varietà di stili. Partenza fisica in dulfer su un ampia crepa leggermente strapiombante con buone prese per le mani e piedi piccoli ma sempre presenti. Superato lo sforzo iniziale si trova un comodo terrazzino per riposare prima di traversare verso destra. Il passaggio chiave sta proprio qui, si può sfruttare un buon appoggio per il piede sinistro e raggiungere in allungo (dipende da quanto si è alti) una comoda presa per le mani. Da qui in poi la via è prevalentemente appoggiata con piccoli appigli per mani e piedi.

Marta su “Coste”, 6a

Peperoncino 6b+ / 18m

Peperoncino si risolve nei 5 metri di boulder iniziale. La roccia qui è abbastanza tagliente e buca facilmente i polpastrelli. Ci sono due possibili soluzioni in partenza. La prima affronta il boulder sulla destra, andando a prendere la visibile lama rovescia. La seconda opzione invece sale più centralmente su tacchette. La sequenza di movimenti è breve ma intensa. Con la mano destra si tiene la presa marcata all’altezza del viso, mentre la sinistra cerca un verticale giallo in alto. Alzandosi un po si raggiunge con la mano destra un buchetto appena accennato che ospita non più di una manciata di polpastrelli. Da qui si ruota il corpo alzando il pede sinistro e rilanciando la mano sinistra rapidamente sulla lama sopra di noi. Accoppiando le mani ci si alza ancora un pò per arrivare al rovescio con la mano sinistra. Qui è possibile rinviare abbastanza agevolmente, complice la presetta svasata sulla destra, ma per riposare è necessario aspettare il passaggio successivo. Tenendo lo svaso si alza la mano sinistra prima su delle goccette ed in seguito in alto sulla comoda orecchia che segna la fine delle asperità. Da qui in poi la lina prosegue dapprima su facileplacca appoggiata ed in seguito su roccia frastagliata fino alla catena.

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Simone su “Peperoncino”, 6b+

Verza 6a+ / 17m

L’Orto – Settore A

Il settore A presenta le linee più facili della falesia, anche se non mancano alcune vie che richiedono una certa forza nelle dita e di continuità. Il panorama che si può osservare dal top delle vie spazia su tutta la conca del Laghel e su Arco. Da qui è possibile ammirare chiaramente anche alcune falesie limitrofe come il Muro dell’Asino oppure la falesia, purtroppo off-limits, del Laghel.

Lucanica 6a+ / 13m

Barbabietole 6b+ / 13m

Via corta ma estremamente continua, praticamente un boulder di 8 metri con uscita su rampetta facile. E’ una linea che non da tregua alle dita, con prese non sempre immediate da vedere e decifrare. Partendo a sinistra si rimonta il piccolo terrazzino alla base della via mantenendo la linea degli spit alla sinistra. Si sale verticalmente il masso e ci si inizia a spostare verso sinistra rino a raggiungere la lametta gialla tagliente. Da qui si mantiene la verticale e, alzando a modo i piedi, ci si porta sullo scomodo rovescio soprastante. Da qui il boulder si fa più severo. Sulla destra del rinvio è presente una roccetta sporgente gialla, un po lontana da raggiungere, ma fondamentale. Il piede destro va alzato su una conchetta poco visibile per via del piccolo tettino subito sopra di essa. Equilibrandosi si sposta la mano sinistra 20 centimetri più in alto su una lametta nera e poi ancora più in sù sull’evidente verticale giallastra. Ora l’ultimo sforzo è quello di alzare bene il piede sinistro e balzare sulla comoda presa dimora di vegetazione verdeggiante. Da qui alla catena rimangono solamente 5 metri di comoda ed appigliata placca.

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Simone su “Barbabietole”, 6b+

Bietole 6c+ / 13m

Scarola 6a+ / 14m

Sedano 5c / 14m

Piselli 5c / 14m

Via divisa in due sezioni principali: la parte sottostante sale un diedro caratterizzato da roccette apparentemente non molto stabili ma solide nella realtà. Qui la difficoltà principale la si affronta nei primi 3-4 metri dove si trova il tratto più verticale di tutta la salita. Superato il diedro una corta placchetta ben fessurata porta in poco tempo alla catena.

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Martina su “Piselli”, 5c

Rucola 5b / 17m

Bella ed elegante linea di riscaldamento su prese sempre buone e scavate. La prima parte supera un tettino molto ben appigliato, mentre la parte successiva si snoda su placca leggermente appoggiata. Delicato un passaggio in uscita di via dove o si è abbastanza lunghi oppure occorre fare un piccolo saltino per raggiungere il marcato buco sotto la catena.

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Simone su “Rucola”, 5b

Zucchine 5b / 17m

Bella via appoggiata con buone prese per mani e piedi fino all’ultimo passaggio che, al contrario, richiede un po’ di fiducia: buon piede a destra su cui spingere e piccole presette per le mani da tenere per arrivare ad una bella crepa. Forse proprio questo passaggio motiva il grado 5c riportato sulla parate (invece del 5b come da guida).

Rapa Rossa 5c / 16m

Ravanello 5c / 14m

Lamascioni 5a / 10m

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Marta sulla partenza di “Lamascioni”, 5a

Melanzana 6a / 18m

Zigole 6a / 17m

Partenza in leggero strapiombo su ottime prese poi placca appoggiata e ben
appigliata. Passaggi delicati su tacche tra ultimi due rinvii.

Spinaci 6a / 14m

Bella via anche se un pò unta nella sezione chiave. Si parte su rampetta appoggiata per i primi 5 metri dove una fessura laterale a sinistra ne agevola la salita. Dopo poco si incontra la parete verticale. Il primo tratto di quest’ultima è ben appigliato, sia sul lato destro che su quello sinistro e rimontare il primo terrazzino non presenta sostanziali difficoltà. Da qui le prese diventano meno scavate e meno visibili. In alto corre una crepa gialla obliqua che va da destra verso sinistra e nella quale sono presenti due fessure da tenere per alzare bene i piedi. Si giunge quindi ad una lametta verticale che ci consente di ruotare il corpo e giungere sotto catena.

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Martina su “Spinaci”, 6a

Rapa 6a / 14m

6a a nostro parere un po’ più facile rispetto alle altre vie presenti in questa falesia. Partenza in placca con buoni appigli seguendo la destra della linee di spit dopo circa 10 metri bisogna attraversare verso destra su piccole prese ma comunque buone. Per arrivare ad un evidente crepa strapiombante si rimane bassi lungo la fessura traversando in strapiombo sempre su ottime prese e aggirando il masso verso sinistra. Si giunge così alla stessa catena del tiro precedente.

Senza Nome ? / 40m

Sguarauunda

Con il caldo fuori stagione a fare da cornice ad una splendida giornata di metà Febbraio, decidiamo di andare a fare una via in valle. Dopo un’attenta analisi delle vie papabili, considerando difficoltà intorno al 6c e lunghezza conforme alla durata della luce nelle giornate invernali, la scelta ricade su Sguarauunda, 300 metri, alla Cà del Liscio sulle Coste dell’Anglone. Di buona mattina partiamo per Dro arrivando alla base della parete giusti in tempo perchè il sole faccia capolino da dietro il monte. Si parte.

Il primo tiro rimonta un piccolo muretto iniziale per poi traversare su placca molto appoggiata verso sinistra fino ad una cengia con un albero dove si sosta. (5a)

La seconda lunghezza sale obliquamente verso destra la placca soprastante fino a raggiungere la base di un piccolo diedro. Lo si sale in verticale per tutta la sua lunghezza sino a raggiungere la sosta posta al suo culmine. (5c)

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Umberto sulla seconda lunghezza (5c)

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Simone prima del diedro finale della seconda lunghezza (5c)

 

Il terzo tiro parte con un traverso in placca molto delicato che da il grado alla sezione. Sebbene la roccia sia leggermente appoggiata non è molto fessurata e bisogna fidarsi molto dei piedi. A rendere le cose più complesse si aggiungono due fattori: Il primo è l’arrampicata leggermente in discesa, il secondo è il movimento di apertura gambe per raggiungere la presetta per il piede destro. Questo infatti richiede notevole flessibilità nella parte inferiore del corpo e, una volta raggiunta una certa stabilità, la posizione a “X” in cui ci si ritrova non è proprio facile da sciogliere se si è corti. In caso di emergenza il passaggio può essere comunque azzerato utilizzando il cordone presente. Il resto del tiro non presenta difficoltà e si raggiunge la sosta obliquando verso destra. (6b o A0)

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Simone sul passo chiave della terza lunghezza (6b)

Il quarto tiro è senza dubbio il più intenso della via. Le difficoltà non sono mai troppo elevate, ma la componente psicologica gioca un ruolo fondamentale. Si tratta di un traverso lungo circa 35 metri in placca leggermente appoggiata in cui le protezioni sono distanti tra loro rispetto allo standard della via (circa 4-5 metri l’una dall’altra). In base al meteo dei giorni precedenti, e alle ripetizioni, la roccia può risultare più o meno pulita dalla sabbietta e dal muschio. Al momento della salita, metà Febbraio, le condizioni dello sporco sulla roccia non erano eccelse ma hanno reso l’arrampicata più briosa, ballerina e divertente. E’ stato più il tempo passato a spazzolare e soffiare le prese prima di carici peso con i piedi che quello utilizzato effettivamente per eseguire i singoli passaggi. (6a)

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Umberto verso la fine del quarto tiro (6a)

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Simone all’inizio del quarto tiro (6a)

 

Sul quinto tiro iniziano finalmente la verticalità e l’esposizione. La roccia, da solida, grigia e compatta, muta rapidamente in gialla, scaglionata e meno stabile. Si rimonta verso destra fino ad un terrazzino per poi tornare verso sinistra rimontando il tetto. Qui l’esposizione è massima e l’arrampicata continua e divertente su buone prese. Senza accorgercene passiamo la sosta e iniziamo direttamente il sesto tiro che in realtà è una continuazione naturale del precedente. Obliquando verso destra si rimonta un facile diedrino strapiombante e si prosegue in zona arborea sino alla sosta. (5c per il quinto tiro e 5a per il sesto)

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Umberto sul quinto tiro (5c)

Il settimo tiro sale una rampa obliqua caratterizzata da gocce dovute all’erosione dell’acqua che cola dalla parete soprastante. (3a)

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Umberto sulla rampa del settimo tiro (3a)

L’ottavo tiro presenta le difficoltà più alte di tutta la via. Entrambi i passaggi sono comunque azzerabili tramite cordone. La prima asperità arriva subito all’inizio della lunghezza, una volta rimontato il terrazzino sopra la sosta. Sulla parte centrale della parete è presente una lametta da prendere con la mano sinistra, mentre la mano destra va alla ricerca del bordo superiore della pancia. Una volta accoppiate le mani si alzano bene i piedi e ci si sposta verso destra alla ricerca di comodi buchi tondeggianti. Una volta rimontati è possibile riposare. La seconda parte della lunghezza è decisamente più continua e difficile da interpretare “a vista”. dopo un po le prese a maniglia lasciano spazio a svasi e a qualche canna da pinzare con la mano sinistra. Il singolo passaggio dove è posto il cordone di azzeramento non è troppo complesso se si rimane sulla sinistra del rinvio e si traversa poi a destra, ma la linea degli spit può trarre in inganno. subito sopra lo spit con cordone è presente una presina abbastanza comoda per alzare i piedi e portarsi al di fuori della difficoltà. La catena è pochi metri più sopra su comodo terrazzino. (6c o A0, 6b+ o A0)

Qui si trova il libro di vetta. Pronti ad approcciare il nono tiro osserviamo la linea di spit che sale verticale alla sosta, su canne marcate. Sembra molto fisica, ma sulla guida dovrebbe essere un 6a quindi parto senza troppi pensieri ad affrontarla. Dopo qualche tentativo e un bel volo al quarto rinvio inizio a capire che qualcosa non va. E’ troppo tosto per essere un semplice 6a, nonostante riposi sulla corda numerose volte non riesco comunque a fare i singoli passaggi in maniera tranquilla. Incolpando ingenuamente la stanchezza, dovuta ai tiri precedenti e al raffreddore in atto, mi faccio calare. Una volta a terra ricontrollo la guida. La variante verticale non è segnata. Dopo mezz’ora comoda di tentatitivi torno su a smontare il tiro (grazie alle numerose maglie rapide lasciate probabilemnte dai precedenti ignari salitori). Il nono tiro “originale” traversa verso destra per circa 10 metri per poi rimontare subito prima dell’alberello. Un’ultimo traverso, sempre verso destra, porta ad un comodo terrazzino dove è posta la sosta. Decisamente il grado corretto questa volta. (6a)

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Simone sul nono tiro – quello sbagliato (?)

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Simone sul nono tiro – quello corretto (6a)

L’ultimo tiro non presenta alcuna difficoltà. Sale obliquamente verso sinistra una rampa molto appoggiata che si avventura nella vegetazione della boscaglia soprastante. Si giunge dopo una trentina di metri all’uscita della via e al sentiero di rientro. (3a)

Nel complesso la via è stata varia e molto divertente. La prima metà è senza dubbio per gli amanti dell’aderenza, mentre la seconda, più fisica e verticale, trova daccordo chi vuole avere piedi un pò più saldi e lavorare un pò più di braccia. Consigliata.

San Vito Lo Capo

Visto le temperature usualmente rigidi dell’inverno Trentino quest’anno, per le vacanze natalizie, abbiamo deciso di spostarci al sud alla ricerca di mete più miti dove arrampicare. La scelta è ricaduta sulla Sicilia, San Vito Lo Capo per l’esattezza, molti ne parlano bene. Tra l’altro, per pura coincidenza, due anni fa come pacco gara dell’Arco Rock Stars, all’interno degli Adventure Awards Days (qui il link all’articolo), ci era stato consegnato anche un libricino sulle falesie della zona di San Vito. Emozionati dall’idea prenotiamo subito volo, macchina a noleggio ed alloggio per una settimana di pura arrampicata tra il 26 ed il 31 Dicembre. La mattina del 26 dicembre fa un freddo becco, la sveglia suona alle 3 e 45 di mattina, direzione Verona dove ci attende il volo Volotea delle 7 direzione Palermo. Il volo è tranquillo, snack a bordo come colazione e alle 8 e mezza atterriamo all’aeroporto Falcone e Borsellino con 14 gradi a darci il benvenuto. Ci affrettiamo a prendere la macchina e affrontare l’oretta e qualcosa di viaggio che ci separa dalla nostra meta finale. San Vito Lo Capo è una cittadina piccola e tranquilla sovrastata dal Monte Monaco, deserta durante il periodo invernale, ma molto attiva turisticamente d’estate visto che è anche una rinomata meta balneare. Il check-in all’alloggio è previsto per sera, non ci resta che andare direttamente in falesia. La strada che scende verso la costa non è delle migliori, sterrata, piena di buche e sassi che sporgono di parecchi centimetri dal terreno, e mette a dura prova il nostro mezzo di locomozione. Fortunatamente il tragitto non è lungo e alle 11 ci troviamo di fronte alla scogliera di Calamancina, col sole alto nel cielo, i gabbiani che garrucano e le onde che si infrangono sugli scogli. Classico ambiente marino. Dietro a noi la falesia, bella, gialla, arancio e rossa, a tratti liscissima, a tratti frastagliata, che si estende per circa 5 chilometri. Siamo arrivati, è ora di mettere mano sulla roccia.

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Calamancina e la sua grotta

Giorno 1

Come prima via scegliamo un 5a, del resto qui per noi è tutto nuovo, il viaggio è stato lungo e da qualcosa dobbiamo pur sempre cominciare. “Walk the Dinosaur” è stato un buon confronto con la roccia di Calamancina, compatta e molto lavorata, erosa, piena di fessure e di buchi. Subito sulla sinistra sale “April Skies”, un 5c+ con catena in comune. Questa via non ci ha entusiasmato, abbastanza strana nella parte centrale dove sale una rampetta obliqua. Non ci lasciamo abbattere da ciò e andiamo ad esplorare la prima delle tante grotte attrezzate che si susseguono lungo la costiera. Qui, in fondo ad essa, sale Canna Biologica un 6a+ che per un motivo o per l’altro mi ero imposto di provare visto qualche foto che mi è passata davanti. E’ una delle vie più salite del luogo, purtroppo inizia a farsi sentire, ma in generale la qualità della roccia è buona. Sale verticale per i primi metri dove subito inizia a farsi leggermente strapiombante. Qui si incontra la canna che da il nome alla via. E’ grande e compatta, molto lavorata e comoda da tenere in qualsiasi posizione. Corre verticale come appendice della parete, fino ad infilarsi in un grande buco. Qui la via guadagna notevolmente esposizione e diventa estremamente fisica. Gli ultimi metri sono su prese non ottime in quanto usurate e richiedono numerosi aggiustamenti di corpo con i piedi che spesso e volentieri danzano nel vuoto. Col senno di poi la reputo essere una via sopravvalutata, bella ma senza gloria.

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Affamati d’esplorazione ci spostiamo al prossimo settore: il Campo Base. Sulla sinistra di “La Rizzagliata (6c+)” parte una linea che non è presente sulla guida, ma che sembra estremamente divertente e non troppo complessa. Decidiamo di provarla. Sale una serie di strapiombetti, sempre ottimamente appigliati, fino ad arrivare in catena. La via in generale è più fisica che tecnica e non ci sentiamo di gradarla più di 6a+.

Mi sembra di aver preso abbastanza confidenza con la roccia da provare qualcosa di più audace tornando a Calamancina: “The Riddle 7a”. La linea l’avevo adocchiata già in mattinata, tra un riscaldamento e l’altro, bella placcosa, gialla e supercompatta, intervallata da qualche buco medio piccolo e qualche fessura per lo più orizzontale. La linea degli spit corre leggermente obliqua verso destra, con una pancia a metà dove si capisce subito che ci sarà il crux. La guardo dal basso, la studio un po’, cerco di capire come sarà possibile passare da sinistra a destra del bombè senza evidenti prese, nè per le mani, nè per i piedi. Sarò abbastanza lungo da raggiungere le prese agli estremi? Mi convinco sempre di più che nel dubbio lancerò. Ignoro il resto della via, mi sembra abbordabile. I primi metri iniziano abbastanza semplici fino a raggiungere due buconi sulla sinistra. Sopra di essi due monoditi. Il primo lo si raggiunge in allungo, è abbastanza comodo. Il secondo è leggermente più in alto, ci si arriva con un piccolo sforzo di tendini. In alto altri buchi, decisamente più capienti, ma arrivarci non è banale, i piedi non ci sono, sono spalmati sulla roccia a cercare l’aderenza migliore. Se voglio alzare i piedi mantenendo contatto con la parete devo per forza di cose rovesciare il monodito alto e spingere. Ci arrivo quasi al limite, ma la presa è comoda e la tengo senza grossi problemi. Sono a metà parete, arriva la difficoltà. Con i piedi che hanno preso il posto delle mani nel buco mi trovo pancia a pancia con il bombè e la presa successiva è larga a destra. Allungo la mano mantenendo l’equilibrio. Ci arrivo a malapena, la sento, ma non abbastanza da muovermi, sono una croce in mezzo alla parete. Lo sapevo che non sarei stato abbastanza lungo da passare agevolmente e quello mi pare l’unico movimento sensato da fare. Dal basso la fessura sembra molto pronunciata ma arrivandoci malapena se mollo la sinistra sbandiero al cento per cento. Beh, e che bandiera sia! Prendo un respiro profondo e mi butto spingendomi completamente a destra con un piccolo balzo che mi consente di incrociare la mano sinistra al di là della destra ed entrare nella stessa fessura. I piedi battono inevitabilmente sulla roccia ma nel frattempo mi sono rannicchiato e riesco a mantenere salda la presa. E’ fatta, manca ancora un piccolo sforzo di braccia per raggiungere il buco soprastante e poi posso tirare il fiato. Da qui in poi non sembra più esserci difficoltà evidente, solo un piccolo tratto di equilibrio prima di raggiungere la catena. Non contengo l’emozione, è il mio primo 7a a vista, anche se non lo ho trovato troppo impegnativo.

Nonostante l’euforia del momento l’ultima via della giornata è di scarico. Optiamo per “Topi Sfrattati 6a”. Qui la roccia è estremamente diversa rispetto a qualche metro più in la. E’ molto lavorata dall’acqua, tutta a goccie e leggermente appoggiata. E’ un’arrampicata molto divertente e di equilibrio, solo i polpastrelli e la gomma delle scarpette non sono proprio propensi a ringraziare. Il tramonto che saluta la giornata è qualcosa di spettacolare.

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Martina su “Topi Sfrattati”, 6a

Giorno 2

Il secondo giorno ci spostiamo più in giù sulla costiera con l’intento, nel primo pomeriggio, di visitare la tanto rinomata Grotta del Cavallo. Per la mattina però decidiamo di fermarci alla fine del settore B del “Campo Base” e di scaldarci su “My head hurts, my feet…”, un 5b corto, carino, e senza troppe pretese. Una ventina di metri più a sinistra sale “No drill no party 5b+”. Non ho mai scalato un 5b di così difficile lettura. I primi 15 metri salgono obliqui una facile rampa che segue la conformità della parete. Gli ultimi 5 metri rappresentano il vero problema. Lo spit successivo è verticale a noi e, sotto di esso, si intravedono una serie di prese leggermente smagnesate. Seppure salire verticalmente appaia come la scelta più logica, è abbastanza impensabile, almeno se si vuole stare su un 5b+. l’uscita corretta, anche se meno logica, corre sulla destra e aggira completamente l’ostacolo, quasi collidendo con il 6a a fianco. La prossima via che ci sentiamo di salire è “Calze Nere 6a+”. Questa, come suggerisce il nome, si inerpica su roccia prevalentemente di colore scuro, dapprima sormontando un tettino ben appigliato, in seguito su placca fino ad un secondo terrazzo. Le difficoltà principali sono proprio sulla parte più placcosa della via dove è richiesto un po’ di equilibrio e di decisione per superare le asperità.

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La Grotta del Cavallo

Ci spostiamo quindi alla Grotta del Cavallo. Che sia una grotta non ci piove, che fosse così suggestiva non ce lo aspettavamo! Lungo tutte le pareti e sul tetto si sono formati col tempo numerosi conglomerati, alcuni di dimensioni notevoli. Ovunque si guardi è uno spettacolo della natura. Sulla parete di sinistra, entrando, sono stati chiodati alcuni itinerari strapiombanti tra cui “Baldassarre 6b+”. La via è caratterizzata da una sequenza di colate e canne dalle forme più varie con anche qualche clessidra qua e la. L’arrampicata, neanche dirlo, è estremamente fisica e di movimento. La prima parte si svolge su roccia leggermente strapiombante e tutto sommato se ci si muove bene non è faticosa. Gli ultimi 5 metri l’inclinazione muta notevolmente rendendo ogni passaggio fisicamente più faticoso. L’ultimo passaggio per giungere in catena è il più complesso di tutta la via e staccare una mano per rinviare non è banale. Nel complesso non c’è nulla di tecnico, con un po’ di forza e soprattutto resistenza si scala senza grossi problemi.

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Dritti a noi sale Baldassarre

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Simone su “Baldassarre”, 6b+

Vorremmo rimanere dentro la grotta a provare qualche altro tiro ma decidiamo di non bruciarci completamente le braccia. Qualche metro a sinistra della grotta, su roccia sensibilmente più verticale che strapiombante, sale “Baywatching 6c”. Via corta, non più di 10 metri, ma estremamente continua su piccole tacche gialle. Non banale l’uscita atletica per arrivare in catena.

Una delle vie che prima di partire mi ero imposto di provare, un po’ per sentito dire meritare, un po’ perché il grado sembra abbordabile, è “Banana Biologica 7a+” al settore D di Calamancina. A vederla dal basso è magistrale, roccia gialla e rossa, estremamente liscia, leggermente strapiombante, intervallata solo da una serie di buchi di piccole/medie dimensioni che definiscono la linea da seguire. Solo una nota a sfavore, dopo la metà via, la distanza tra uno spit e l’altro inizia a farsi davvero importante. Sotto il passo chiave una maglia rapida suggerisce che superare quel tratto non sarà poi così semplice. I primi metri sono un continuo salto da un buco all’altro. L’arrampicata decisamente dinamica e divertente su prese estremamente comode da tenere, atletica in generale. Il passaggio sotto la ghiera è un po’ più delicato rispetto alla parte inferiore della via e si sintetizza con un incrocio spallato di destra per giungere la presa comoda in alto a sinistra. Da qui si nota subito che il prossimo passaggio sarà esplosivo. Il prossimo buco comodo visibile è estremamente in alto, a sinistra. E’ un salto, non c’è molto da pensare. Faccio in ogni caso un paio di tentativi statici ma niente, in qualunque modo posiziono il mio corpo, non ci arrivo. Finalmente mi decido ad alzare bene i piedi, rannicchiarmi a rana, caricare e saltare. Tengo la presa, non è scomoda, ma nemmeno comodissima. Provo a posizionarmi meglio ma niente, cedo dopo un paio di movimenti di transizione su un terrazzino pancioso. La rinviata qui è lunga, il prossimo rinvio ancora 3 metri sopra a dove arrivo. Rieseguo lancio più successivi movimenti altre 4-5 volte ma la fatica prende il sopravvento e per oggi posso ritenermi soddisfatto. Non avrò’ più modo di provarla nei giorni seguenti, ma mi piacerebbe tornarci un giorno.

sdr

Il sole sta già iniziando a tramontare ma decidiamo di scalare ancora una via di scarico. La scelta ricade su “Attenzione 6b”. Essendo a 5 metri dalla via della sera precedente l’arrampicata è la medesima: tecnica e di movimento su roccia a gocce, un ottimo compromesso quando le braccia sono ormai stanche.

Giorno 3

Le previsioni meteo per la mattinata non sono delle migliori e la pioggia a tratti ci spinge a visitare Erice, grazioso borgo posto sulla vetta dell’omonimo monte. Un tornante dopo l’altro saliamo sul monte fino a giungere a porta Trapani dove possiamo parcheggiare all’ingresso della cittadina. Un cartello illustra due percorsi suggeriti per visitare i luoghi di interesse del centro cittadino, optiamo per il percorso lungo che si estende lungo le mura esterne della città partendo dal Duomo dell’Assunta.

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Duomo dell’Assunta

Il tragitto è ben indicato con frequenti cartelli. Proseguiamo verso i quartieri spagnoli dove si apre una spettacolare vista sulla costa. Ci aggiriamo per l’edificio dei quartieri spagnoli all’interno del quale è presente una mostra di artigianato locale. Continuiamo il nostro percorso fino a giungere al castello di Venere posizionato sulla cima del monte e da dove è possibile osservare la città di Trapani. Purtroppo non è possibile accedere all’interno del castello ma possiamo comunque passeggiare per i giardini e parte delle mura esterne in tranquillità.

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Resti del Castello di Venere

Riprendiamo il nostro cammino che da qui in poi si dirama per i vicoli del borgo. Fortunatamente le strade non sono molto affollate in inverno e possiamo continuare la nostra visita tra una chiesa e l’altra, non facendoci scappare le numerose pasticcerie. Visto che è l’ora del dolce, optiamo per entrare in una di queste, molto probabilmente la più vicina in quel momento, dove assaggiamo le genovesi (tipico dolce siciliano ) e la torta delizia (come anticipa il nome, una deliziosa torta a base di pasta di mandorle). Nel frattempo il sole sta iniziando a fare capolino tra le nuvole allietando la fine della nostra visita.

Sulla strada di ritorno per San Vito Lo Capo decidiamo di fare una capatina alla falesia “Never Sleeping Wall”, ai piedi del Monte Cofano. La vista che offre è notevole, e spazia dalla campagna a due passi dalla parete, al mare poco più oltre, fino ad intravedere Erice, in cima al suo monte. La roccia qui è estremamente compatta ed è intervallata da numerosissime colate che formano bellissime canne verticali. Le vie sono in generale lunghe e i gradi sopra il 6b. Ci sono comunque un 5b ed un 6a per scaldarsi. Il primo, “Harissa”, è breve e senza troppe difficoltà, nonostante la roccia sia consumata dalle numerose ascensioni.

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Martina su “Peperoncini, 6a”

Poco più a destra sale invece il 6a, “Peperoncini”, sulla falsariga della precedente, molto verticale e un po’ più tecnica, con difficile uscita. Il tempo è poco e stanchi dai giorni precedenti decidiamo di non forzare troppo e buttarci su “Fun & Seitenstrang”, un 6b che corre completamente in obliquo, da destra a sinistra, per i primi 15 metri fino ad una grande fessura orizzontale, per poi finire in verticale gli ultimi 5 metri. Fino alla fessura l’arrampicata è di spostamento, tra una canna e l’altra, pendenza a sfavore ma niente di estremamente fisico. Arrivati alla fessura si riesce comunque a riposare agevolmente se necessario. Proprio quest’ultima spesso offre riparo ai nidi di qualche uccello e non è raro fare qualche incontro ravvicinato appena la si approccia. Da qui in poi l’arrampicata diventa fisicamente più impegnativa. Oltrepassare la fessura non è semplice e le canne superiori, seppur spettacolari, sono tendenzialmente più grosse rispetto a quelle presenti nella parte inferiore e richiedono maggiore pinzata e resistenza negli avambracci. Auguri poi a smontare la via!

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Martina su “Fun & Seitenstrang”, 6b

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Simone su “Fun & Seitenstrang”, 6b

Pochi metri sulla sinistra due ragazzi stanno provando “Tears of Freedom, 7a+”, sembra veramente uno spettacolo ma il sole ormai sta tramontando. Soddisfatti facciamo rientro a San Vito, pronti per il giorno successivo.

Giorno 4

Nonostante la giornata si preannuncia coperta e particolarmente ventosa scendiamo in falesia nella speranza che durante il giorno migliori. A Calamancina ci scaldiamo su “Lions, Tigers and Bears 5b”. La via è nel complesso scalabile, sempre su buone prese e leggermente appoggiata. L’uscita in catena è invece atletica su prese piccole e tacche per i piedi abbastanza usurate. E’ necessario un buon lavoro di testa più che altro. L’uscita è difficile per essere un 5b. Girato l’angolo della parete, a sinistra della grotta di Calamancina, un 6b, “Caldo Umido”, attira la nostra attenzione. La linea sale obliqua verso sinistra incontrando due enormi buchi nella parte inferiore e prosegue poi su fessura verticale fino ad oltrepassare la pancia soprastante. I primi metri sono semplici su placca appoggiata, ma comunque molto soddisfacenti. Giunti sotto la pancia si sale la comoda crepa tenendola con entrambe le mani e i piedi a spingere nella direzione opposta. Il passaggio non è fisico ma più di movimento. Si lascia infine la crepa per raggiungere due prese in alto, si alzano i piedi e si rimonta il terrazzino.

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Martina su “Caldo Umido”, 6b

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Cambiamo settore e andiamo al Campo Base per provare qualche via leggermente più impegnativa. La scelta ricade su due 6c uno accanto all’altro: “Nessuna conquista è per sempre” e “Scottys World”. Le due linee si assomigliano parecchio, hanno lo stesso stile di arrampicata, con tratti di pura placca verticale alternati da piccoli e atletici strapiombetti. Proprio la placca rappresenta il crux della prima via. Qui è necessario muoversi in maniera delicata cercando di rimanere quanto più in equilibrio possibile mentre ci si sposta continuamente da destra a sinistra e da sinistra a destra, seguendo la linea degli spit. Terminata la placca un ultimo passaggio per sormontare un terrazzino richiede un po’ di attenzione. Da qui la via cambia completamente e la roccia si fa più lavorata e tagliente, ogni presa è comoda ma molto dolorosa per le dita. Scotty’s World, invece, è tendenzialmente più atletica e di continuità. Si snoda a zig-zag passando dapprima a destra di un’enorme fessura, e poi a sinistra di un’altro grande buco posto poco più sopra. Come la linea precedente parte in placca la lo stile cambia quasi immediatamente. La prima fessura, al suo interno, offre buone prese solo molto al suo interno, il che costringe and un’arrampicata fisica dentro il camino. Usciti da esso ci si sposta leggermente a destra su prese piccole. Il grado della via lo fa proprio questo passaggio dove occorre avere presa salda ed effettuare un movimento deciso. da qui si sale alcuni metri per poi spostarsi nuovamente verso sinistra. Qui le difficoltà finiscono e si può godersi gli ultimi metri su buone prese.

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Simone su “Scotty’s World”, 6c

Prima di lasciare il settore decidiamo di salire anche “Le Sirene di Calamancina”, un 6a+ poco più a sinistra. La parte inferiore si svolge su roccia appoggiata e molto appigliata mentre quella superiore sale un pilastro verticale con un naso subito sotto la sua sommità. Proprio qui si palesa l’unica difficoltà della via. Arrampicare il pilastro è tutt’altro che semplice, non si capisce bene come approcciarlo, se a destra, centrale oppure a sinistra. Nonostante la linea degli spit sale leggermente verso destra, la scelta migliore sembra essere quella di salire a sinistra per poi traversare in seguito. Il passaggio è tutt’altro che scontato ma una volta sopra la via può ritenersi conclusa.

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Nei giorni precedenti siamo spesso passati di fronte ad “Alfa Romeo, 7a+” ed ogni volta il mio sguardo si alzava per capire se rientrasse nelle mie possibilità e cercare di immaginare i movimenti chiave. Finalmente mi faccio coraggio e decido di provarla. La via parte a destra di una canna nera che si raggiunge dopo un paio di metri di arrampicata abbastanza tranquilla. I segni della magnesite lasciata dai precedenti salitori è evidente e cancella un po’ il fascino della lettura che solitamente caratterizza l’arrampicata di una nuova via. In effetti però qui il tempo per esplorare diverse soluzioni è poco, la via strapiomba e le prese non consentono di tergiversare troppo. Agguantata la clessidra la si segue giusto qualche metro fino ad incontrarne un’altra, posta poco più a destra, gialla questa volta. La si segue fino al suo culmine, dove si incontra il primo passo chiave della via. L’obiettivo è spostarsi su di un’altra clessidra nera, posta poco più in alto, ma molto più a destra. Il passaggio per raggiungerla è molto delicato. Consiste principalmente nel tenere un bidito rovescio con la mano sinistra, alzare bene i piedi sulla canna precedente portandosi in posizione quasi orizzontale e spingere bene per raggiungere in allungo, oppure leggermente saltando, la base del conglomerato cannoso. Qui si riesce a riposare leggermente seppure la gravità continua a farsi sentire. in poco tempo ci troviamo alla base di un tetto che va traversato completamente da sinistra a destra per poi essere rimontato nella sua parte più debole. Qui il secondo passaggio chiave della via. La base del tetto non presenta alcuna crepa né presa utile per gli arti superiori, solo qualcosa di piccolo dove appoggiare i piedi. Per le mani c’è invece una scomoda presa giusto a metà del tetto, orizzontalmente parlando, subito dove la roccia riprende la sua verticalità. Tengo la presa salda con la mano sinistra e provo il movimento per raggiungere l’estrema destra del tetto che sembra comodo. niente fallisco un paio di volte, devo riposare, l’avambraccio non regge e la mano si apre. Dopo un po’ di resting su corda ritento, questa volta il movimento viene, non rimane altro che catapultarsi con le mani sul comodo terrazzino un metro sopra il tetto e rimontarlo. Qui effettivamente si riesce a riposare completamente prima dell’ultimo passaggio per giungere in catena. Non è niente di particolarmente difficile ma le numerose prese smagnesate confondono le idee e non si riesce bene a capire quali sono quelle corrette da prendere. La soluzione migliore, a mio parere, è quella di traversare verso destra fin sotto la catena e rimontare il pilastrino. Ci metto un po’ per capirlo ma finalmente metto la corda in catena e contento mi faccio calare.

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Simone su “Alfa Romeo”, 7a+

Come ultima via della giornata ci buttiamo nuovamente sul solito settore che ospita le placconate nere a gocce. La via di oggi è “Giornata Ecologica 6b”. Lo stile di arrampicata è abbastanza monotono, si passa da una fessura orizzontale all’altra alzando ogni volta bene i piedi. Alcuni passaggi richiedono di tenere presette non ottimali ma il fatto che la via sia leggermente appoggiata rende l’arrampicata più di piacere che di fatica.

Giorno 5

La pioggia inaspettata dell’ultimo giorno ci costringe a trovare un’alternativa alla falesia. Due opzioni catturano la nostra attenzione: un’escursione presso “La Riserva dello Zingaro” situata a sud-est di San Vito oppure una passeggiata sul Monte Monaco che si erge ad est del paese con i suoi 528 m di altitudine. Il lancio della monetina ci porterà in cima al Monte Monaco. La passeggiata non si preannuncia troppo impegnativa durata complessiva è stimata attorno alle 2 ore e mezza. La pioggia ci costringe a raggiungere l’attacco del sentiero in macchina, la salita al Monte comincia appena fuori dal paese dove ha inizio la campagna siciliana (circa 20-25 minuti di cammino dal centro di San Vito). Iniziamo la camminata nel primo pomeriggio sperando di avere una finestra di bel tempo sufficientemente lunga.

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La destinazione è ben visibile fin dall’inizio così come il percorso da seguire, ben evidente tra la bassa vegetazione caratteristica dell’isola. È visibile come la pendenza del sentiero sia più ripida nei primi metri salendo lungo il versante ovest per poi addolcirsi lungo la cresta del monte in prossimità della vetta. Saliamo i primi metri senza troppa fatica, la vegetazione iniziale si presenta cespugliosa ed arida per poi aprirsi in un verde “prato”. Il vero divertimento qui lo troveremo durante la discesa quando potremmo correre giù salterellando, cosa non raccomandabile nel resto del percorso a causa del terreno sassoso non molto adeguato ad una corsetta. Poco prima di raggiungere la cresta del monte, dove la pendenza del percorso si addolcisce, è situata una cava di marmo, decidiamo di esplorarla. Restiamo meravigliati dalle pareti lisce intervallate da qualche crepa più o meno larga, più o meno solida, anche ad altezze accessibili che potrebbero invogliare ad un’audace arrampicata.

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Finita l’esplorazione della piccola cava continuiamo la nostra passeggiata raggiungendo la cima del monte da cui è possibile osservare non solo la costa di San Vito ma anche il Monte Cofano e, più in lontananza, anche Erice. Scendiamo qualche decina di metri dopo la croce situata in cima al Monte ed osserviamo il paesaggio marino reso particolarmente suggestivo dalle nuvole temporalesche in avvicinamento.

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È evidente che le nuvole si muovono rapidamente, ma fortunatamente la pioggia, e qualche chicco di grandine, ci accompagnano solo per pochi metri. Il vento inizia a soffiare più prepotentemente e decidiamo di iniziare la nostra discesa. Dopo aver salterellato giù per i prati il cielo si riapre leggermente e ci offre la possibilità di ammirare un flebile arcobaleno che nasce proprio ai piedi del monte. E’ solo la quiete prima della tempesta vera e propria. Ci affrettiamo a scendere concludendo così la nostra escursione e facendo ritorno in paese bagnati ma soddisfatti della giornata.

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Giorno 6

La vacanza sta ormai giungendo al termine, prima di abbandonare il clima mite della Sicilia che ci regala le ultime ore di sole facciamo sosta al Castello di Carini prima di prendere l’aereo e tornare a casa. La fortezza medioevale si trova nell’omonima cittadina, Carini, situata su un promontorio e facilmente raggiungibile in macchina, circa 20 minuti in macchina dall’aeroporto di Palermo in direzione sud-est. A differenza di San Vito Lo Capo ed Erice, non assaltate dal turismo dal turismo invernale e particolarmente tranquille a fine dicembre, Carini risulta più affollata. Tuttavia, riusciamo a parcheggiare in prossimità del castello di cui siamo i primi visitatori della giornata.

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Cominciamo la nostra visita dalla cappella a piano terra, continuiamo ad esplorare le stanze attigue dove è stata installata una mostra di arte moderna prima di salire al piano superiore da dove possiamo accedere nuovamente alla cappella ed ammirarla dall’alto. Non ci lasciamo sfuggire la mostra dei famosi pupi siciliani le cui tematiche spaziano dalla mitologia alla politica moderna. Ci spostiamo infine all’esterno sui bastioni del castello, da qui possiamo dare un ultimo sguardo al paesaggio e salutare, solo per il momento, il territorio di cui abbiamo iniziato la scoperta.


E’ sempre triste dover tornare con i piedi per terra, alla quotidianità, ma l’aereo riparte alle 14 e dobbiamo anche riconsegnare la macchina. Avremmo tempo per ripensare alla fantastica settimana appena conclusa, piena di emozioni, poche delusioni e tante soddisfazioni. San Vito è proprio un bel posto dove arrampicare, è stata una piacevole esperienza che porteremo dietro per molto tempo e sia mai che un futuro non torneremo a calcare nuovamente le pareti Siciliane, circondati da sole, mare e pasticcini.

Il Bersaglio – Settore A

Il settore A, rispetto al settore soprastante presenta un’arrampicata molto più fisica, su roccia prettamente gialla, a gocce e leggermente strapiombante. Nella parte centrale del settore è comunque presente una serie di vie dove l’equilibro rimane la componente principale, per gli amanti della placca.

Missiva di Pietra 6a+ / 20m

Il Ruba Cuori 6a / 18m

Via molto divertente, con singolo atletico a metà lunghezza. La prima parte si inerpica su una serie di terrazzini abbastanza solidi ma su cui è comunque necessario prestare la massima attenzione. Arrivati sull’ultimo terrazzino, dove la verticalità prende il soppravvento, inizia l’unica difficoltà della via. Qui un tacca sul diedro di destra permette di rinviare abbastanza comodamente e proseguire poi con decisione fino a raggiungere la colata a gocce poco più in alto. Alzati i piedi si affrontano senza troppi problemi gli ultimi metri che ci separano dalla catena, su roccia gialla a tacche.

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Umberto su Il Ruba Cuori – 6a

Canyamel 6a / 20m

Poetica 6c / 20m

Poetica è una via estremamente interessante, con singolo passaggio da studiare e lavorare. La prima parte è leggermente appoggiata e caratterizzata da una serie di lame orientate in vari modi. Arrivati alla sezione gialla, ci accolgono una serie di colate verticali, solidificate a squame, molto particolari. Da qui l’arrampicata continua su tacchette obbligate che o si tengono o non si sale. Qui il singolo è da capire e soprattutto tenere, senza andare troppo sulla destra per non uscire dalla via! La parte superiore non presenta sostanziali difficoltà.

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Umberto su Poetica – 6c

L’uomo dietro la Porta 6b+ / 20m

Gioie e Motori 6b / 20m

Se dalla base la via vi sembra fisica avete ragione. La prima parte, come la maggior parte delle lunghezze di questo settore, offre un’arrampicata semplice e divertente. I primi problemi iniziano quando la roccia inizia a cambiare colore. La sezione gialla a gocce va affrontata con intelligenza perchè se si sbaglia approccio è dura rimediare. Inizialmente è consigliato stare sulla destra il più possibile per poi rientrare sulla sinistra subito sopra lo spit. Sulla sinistra partono ora due piccolo fessure verticali, la prima molto stretta mentre la seconda, più larga, permette di superare il muretto grigio successivo. Un terrazzino permette ora di riposare prima dell’ultimo passaggio fisico su tetto appena accennato. Qui il passaggio è abbastanza obbligato, si alzano bene i piedi fino a raggiungere, con la mano destra un comodo verticale, da accoppiare in seguito con la mano sinistra. Con passaggio atletico si raggiunge l’evidente lama soprastante ed in poco tempo si giunge in catena.

La Fricona 6a+ / 20m

Apparizioni 6a+ / 20m

Mini Cooper 6a+ / 20m

Presenze Oscure 6b+ / 20m

Topkapi 6b / 20m

Giacomela 6a+ / 20m

Diversamente dalle altre vie della parete, questa linea offre un’arrampicata meno fisica e più di equilibrio su spettacolare placca, soprattutto nella parte superiore. I primi metri, seppur non semplicissimi, sono pura formalità per raggiungere la base del muretto grigio compattissimo. Affrontare verticalmente questa sezione è impensabile vista la completa mancanza di appigli. Sulla sinistra è invece presente una serie di piccole tasche taglienti per le mani di supporto mentre i piedi iniziano ad affrontare i primi problemi di aderenza. In alto scorre orizzontalmente una fessura comoda abbastanza per rinviare e alzarsi rapidamente sul prossimo terrazzino. La prossima sezione è una copia della precedente: fessurine e aderenza fino alla catena.

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Umberto su Giacomela – 6a+

Mera Perti 6b / 20m

Deggiavù 6a+ / 20m

Caos a Bankok 6c / 20m

Cei Cei 6c+ / 25m

La stanza del desiderio 6a+ / 20m

Matilde Eleven 6c / 20m

L’erba del Vicino 7a / 20m

Guardando la linea dal basso non ci vuole molto a capire dove sarà il crux della via. Subito sopra una placca gialla è infatti presente un tratto grigio, compatto ma poco appigliato dove a farla dapadrone sono 5-6 passi boulderosi dove i movimenti sono pressochè obbligati e la forza nelle dita è fondamentale. Il primo tratto della via sale un compatto muretto grigio con fessura verticale sulla destra, senza troppe difficoltà. Superato il muretto, un piccolo terrazzino introduce una bellissima placca gialla estremamente compatta che si affronta inizialmente seguendo la verticale della linea ed in seguito, subito sotto lo spit posto al centro della placca, ci si sposta a seinistra nell’evidente fessura, per poi rientrare, dopo qualche movimento, sulla destra, su comoda tasca rovescia da dove è possibile rinviare e riposare comodamente. Ora sono problemi. In alto sulla verticale è evidente un piccolo svaso, fottutamente stondato, che accoglie al massimo due dita. Tenendo il rovescio con la sinistra, ed alzando in maniera intelligente, dapprima il piede destro e in seguito quello sinistro sul piccolo terrazzino a sinistra, si raggiunge il bidito con la mano destra. Qui la forza nelle dita è essenziale, ma ancora più essenziale è la posizione dei piedi e del corpo che devono trovare il loro equilibrio. Il bidito, infatti, è veramente difficile da tenere per alzarsi ulteriormente, ma è fondamentale per rimanere attaccati alla parete mentre lentamente la mano sinistra si stacca dal rovescio e va a cercare, in alto a sinistra, una crepetta verticale molto tagliente, che permette di rinviare ma non di stare a lungo. Il passaggio successivo è altrettanto duro e soddisfacente. Qui l’obiettivo è raggiungere inizialmente un piccolo ed evidente rovescio in cui solo mezza falange riesce a farsi spazio, ed in seguito una comoda tasca soprastante. Per fare ciò, tenendo la crepa tagliente con la sinistra, si raggiunge con la mano destra una serie di gocce abbastanza scomode, si alza il piede sinistro molto in alto e si scarica tutto il peso su di esso, lasciando ondeggiare il destro. A questo punto si stacca la mano destra dalla roccia e, prima di sbandierare, si infilano le falangi nel rovescio soprastante, si riporta il piede destro sulla roccia e si spinge per raggiungere il comodo svaso soprastante. Qui le difficoltà terminano e la parte finale della via serve solo per realizzare a pieno quanto è stata figa la sezione precedente.

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Simone su L’erba del Vicino – 7a

Benazir 6b / 20m

Top Gam 5c / 20m

Ottima via di riscaldamento che segue due fessure verticali. La prima, larga e facile, si segue per i primi 6 metri fino a quando, sulla destra, inizia la seconda, di dimensioni più ridotte ma pur sempre ben appigliata.

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Umberto su Top Gam – 5c

Santany 6a / 18m

Mica Male 6a / 18m

Il Bersaglio – Settore B

Il settore B è caratterizzato da calcare estremamente compatto e poco battuto. L’arrampicata varia sensibilmete da via a via, passando dall’equilibrio della placca, alla continuità del limestone lavorato a gocce. I tiri strapiombanti sono rari e prevale, in generale, la verticalità. Il panorama che si gode durante l’ascesa spazia dall’alta valle del sarca alle basse giudicarie con, ad ovest, le catene del Brenta e dell’Adamello, alle spalle il monte Casale e, verso est, il Piccolo Dain che sovrasta il paese di Sarche.

Enclave 7a+ / 15m

Accanto al nome della via qualcuno ha graffiato la parete incidendo, forse da monito ai futuri salitori, un chiaro ed evidente 7b. La roccia della prima sezione non è delle migliori, non è compatta e si sgretola con facilità. Per i primi tre rinvii la fessura da seguire è ad ogni modo ben appigliata, ma il suono della roccia che si sgretola sotto i propri piedi non dona una sensazione piacevole. Di tanto in tanto un’altro suono, dato dal metallico rumore del moschettone che si chiude al passare della corda, si unisce alle danze regalando attimi di tranquillità. Da qui la musica però cambia bruscamente, la roccia si fa più compatta ed iniziano le difficoltà. Si esce dalla fessura spallando con la sinistra e, tenendo un bidito con la mano destra, ci si sposta con i piedi a sinistra. A questo punto si molla il bidito e si raggiunge, spallando anche con la mano destra, una fessurina che scorre parallela alla precedente. Si alza il piede destro e si sblocca la spallata di sinistra per raggiungere una fessura verticale poco più in alto. Una volta raggiunta la fessura si sblocca anche la spallata di destra per ritornare sul precedente bidito, questa volta rovesciandolo. Spingendo con convinzione ci si alza ora quanto basta per andare a prendere una tacca subito alla destra del rinvio soprastante. La rinviata qui non è comoda ma è resa più facile allargando il piede destro su una piccola tacca. L’asperità si conclude con il prossimo passaggio: sopra di noi corre una piccola crepa che consente di ruotare bene il corpo ed allungarsi fino alle grosse prese soprastanti dove è finalmente possibile tirare il fiato. Da qui fino alla catena la via rimane delicata ma molto più semplice e ben appigliata . A nostro papere, se capisci la sequenza di movimenti del crux della via, il 7a+ è un grado più che onesto.

Senza Nome ? / 16m

Senza Nome ? / 17m

Daghe Dentro 7a+ / 18m

Bacia Micia 6c+ / 16m

Linea elegante e pulita, con singolo di non immediata comprensione in mezzo alla via, che si articola su roccia estremamente compatta e varia. La prima parte segue un muretto giallo, ben appigliato, caratterizzato da gocce. Si sale agevolmente su solide, sebbene piccole, tacche fino a raggiungere il rovescio di sinistra dove la roccia cambia colore e l’arrampicata diviene più delicata. Spostandosi sulla destra della verticale si giunge alla rinviata successiva dove inizia il crux della via: la sequenza di movimenti non è per niente banale e va ricercata. Restando sulla destra ci si alza quanto basta per arrivare ad un comodo rovescio da accoppiare con entrambe le mani. Rimanendo saldo con la mano sinistra, porto la mano destra sull’orecchia nera, rempre rovescia, appena sopra, alzo i piedi e ruoto il corpo completamente verso destra alla ricerca dell’equilibrio giusto per liberare la mano sinistra in tensione ed allungarla verso l’alto in direzione di una piccola e scomoda tacchetta segnata. Quest’ultima serve solo come appoggio intermedio per giungere ad una presa decisamente più comoda poco più un alto a sinistra, da dove è finalmente possibile rinviare. Qui non è possibile riposare più tanto ma alzando bene i piedi si giunge, in allungo, ad una più comoda fessura orizzontale dove scaricare la tensione accumulata. Gli ultimi metri per arrivare alla catena sono pura formalità.

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Simone su “Bacia Micia”, 6c+

13 Papi 6a+ / 20m

Una delle vie più lunghe della parete, molto appigliata ed appoggiata, facile fino a tre rinvii sotto catena. Qui, un traverso in bilanciamento su piccole tacche definisce il grado dell’intera linea. Nonostante non presenti troppe difficoltà tecniche, segue una linea molto logica e divertente e vale comunque la pena farci un giro.

Er Pierde 6a+ / 21m

Senza Nome ? / 19m

Memory 6a / 17m

La Costola 5c / 17m

Cheliabinsk 5c / 17m

La Zeta di Ranzo 6a+ / 20m

Via discontinua, semplice per quanto riguarda la prima parte con duro singolo su placca in uscita alla catena. L’arrampicata si svolge agevole lungo la fessura che caratterizza il primo tratto, fino all’evidente placca che fa da padrona nella parte superiore. Qui sono due i passaggi delicati da affrontare. Il primo consiste nel trovare l’equilibrio giusto per portarsi con i piedi sul terrazzino dove inizia la placca vera e propria. Il secondo è il passaggio che, sostanzialmente, dà il grado a tutta la via. Ci sono diversi modi per interpretarlo. Uno di questi è prendere la lama verticale in centro alla parete con la mano destra, alzare il piede sinistro alto a sinistra, su marcato buchetto, e caricare il peso per allungarsi lentamente fino alla base della crepa verticale a lato della catena. Un’alternativa è invece quella di prendere la lama con la mano sinistra ed allungarsi, questa volta verso destra, dove un bidito aiuta a riequilibrare il corpo e a riposizionare bene i piedi prima di spostarsi nuovamente sulla crepa di sinistra. Ad ognuno il suo stile.

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Fabio sul passo chiave di “La Zeta di Ranzo”, 6a+

Giorni Ardenti 5b / 20m

Bella via, lineare e continua nel grado ma intervallata da comodi riposi. In generale non compicata, di facile lettura e ben protetta. Perfetta per riscaldarsi prima prima di passare ad affrontare le altre salite del settore.

La Pietra di Damocle 5c / 18m

Buona via di riscaldamento, con chiodatura ravvicinata. I primi cinque metri sono i più delicati e richiedono un buon bilanciamento del corpo. La linea segue una serie di terrazzini fino alla catena. Poco prima della stessa è presente un breve tratto in placca che, se affrontato sulla sinistra, potrebbe causare qualche problema di troppo.

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Fabio su “La Pietra di Damocle”, 5c

Pericolante 6a / 20m

Via molto divertente, leggermente strapiombante ma sempre su buoni appigli. Il primo tratto è semplice, su calcare grigio e compatto. Le difficoltà iniziano verso la metà della via, quando la roccia inizia ad assumere il caratteristico colore giallo. Il passaggio chiave é proprio qui. Due tacchette sulla verticale consentono di alzare i piedi, sul terrazzino di sinistra, quanto basta per raggiungere la, non troppo comoda, presa posta un po’ più in alto. Qui si traversa elegantemente verso destra, dapprima con i piedi ad incrociare ed in seguito con la mano destra a ricercare una comoda fessura verticale. Rimanendo sulla destra della via ci si alza leggermente fino a raggiungere una tacca che consente di alzare i piedi e raggiungere, con la mano sinistra, il rovescio sotto il tettino prima della catena. Ci si sposta per l’ultima volta verso destra dove una comoda fessura permette di rinviare in catena.

Aniechinius 6b / 20m

Via estremamente interessante con singolo a metà parete su piccole tacchette. I primi metri, come quasi tutte le vie del settore, presentano un’arrampicata semplice, caratterizzata da terrazzini facilmente rimontabili. Non passa molto prima che la roccia cambia stile e le prime difficoltà si fanno sentire. Il passaggio chiave è un bellissimo traverso verso sinistra, su due tacche appena accennate che permettono di riposizionare rapidamente i piedi ed il corpo e di giungere, più in alto, ad una presa poco più comoda su marcato bombè. Da qui ci si risposta verso destra per seguire, per alcuni metri, una fessura che termina con un rovescio per la mano destra. Da qui l’arrampicata risulta più facile su buone tasche fino alla catena.

Ladri di Stelle 5c / 20m

Via semplice e senza troppe pretese, su muro grigio e compatto, intervallato da una serie di terrazzini e fessure verticali. Unico passaggio delicato verso l’uscita della via, dove una placca liscia richiede un certo grado di confidenza per alzarsi bene e raggiungere la comoda presa soprastante.

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Martina su “Ladri di Stelle”, 5c

La Cava 5b+ / 20m

Cavehill

Tra le tante colline che dominano Belfast c’è Cavehill. E’ facilmente distinguibile dalle altre per la caratteristica conformazione in basalto che si trova alla sua sommità e che viene scherzosamente chiamata “Napoleon’s Nose”, il naso di Napoleone, visibile praticamente da qualsiasi zona di Belfast e, nelle giornate limpide, anche dalle coste della Scozia. Con un elevazione di circa 370 m.s.l.m. offre ampie vedute sulla parte orientale di Belfast e dei suoi sobborghi, tra cui Glengormley, Whiteabbey, Mossley, Monkstown e Carrickfergus, nonchè sul Belfast Lough, il canale che collega Belfast con il Canale del Nord ed il resto del Regno Unito.

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Partendo dal Castello di Belfast, ricostruito qui tra il 1862 ed il 1870 dopo l’incendio che lo ha distrutto nel centro di Belfast nel 1708, è possibile seguire un anello di circa 7,2km che porta in cima a Cavehill. Approcciando il giro in senso antiorario (scelta consigliata), nella parte bassa del percorso si passa attraverso un ombreggiato e ripido boschetto dove non è raro incontrare qualche scoiattolo e fauna molto varia.

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Benchè ripido il tratto iniziale è relativamente breve, ed anche il bosco lascia rapidamente spazio ad un ambiente più aperto e con rada vegetazione. In compenso iniziano a scorgersi le prime timide vedute dell’area portuale e dei paesi che corsteggiano il canale. Poco distante dai numerosi punti panoramici che arricchiscono la salita, è presente anche l’entrata della più grande delle 5 caverne, probabilemente utilizzate per l’estrazione del ferro, che danno il nome all’intera collina.

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Continuando a salire lungo il sentiero la vegetazione cessa completamente per lasciare spazio ad estese praterie collinari e decisamente ventose. In brevissimo tempo, con una ripida salita finale, si giunge quasi in vetta. Da qui è possibile ammirare il naso di Napoleone, sede del “McArt’s Fort”, di cui è rimasto ben poco, se non alcune mura di terra. Dalla sua base è possibile ammirare Belfast e i suoi dintorni a 180°.

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Il sentiero di ritorno scende più dolce e si affaccia su Divis, la più alta delle colline di Belfast con i suoi 478 m.s.l.m. e fino al 2005 sotto il controllo del minstero della difesa che la ha utilizzata come area per le esercitazioni per le armate Inglesi. In poco tempo si ritorna al punto di partenza rientrando piano piano nella boscaglia. Nel complesso il giro non presenta difficoltà ed offre degli scorci molto interessanti sulla parte più meridionale della contea di Antim (dove sorge Belfast).

Monte Altissimo di Nago

Il monte Altissimo di Nago è la vetta più elevata, sul fronte trentino, della catena del monte Baldo. La sua cima, posta a 2074 m.s.l.m., offre un incredibile terrazzo su Riva del Garda e sulla parte settentrionale del lago omonimo. L’accesso alla vetta può avvenire in svariati modi e da svariate quote, ma il più ricco di ambientazioni e paesaggi diversi lo si imbocca a partire dall’abitato di San Valentino, sull’altopiano di Brentonico a quota 1329 m.s.l.m., che, in circa 3 ore, porta alla vetta.

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Da qui, infatti, parte il “sentiero attrezzato delle vipere”, che offre ampie vedute sull’altopiano stesso. I primi 150 metri di dislivello sono particolarmente ripidi e salgono a zig zag nel fitto bosco ben ombreggiato. Successivamente, quando il bosco lascia spazio alla nuda roccia, inizia una piccola sequenza attrezzata con cordino metallico per facilitare la salita ed eventualmente tenersi nei tratti più esposti. Il tratto attrezzato è breve ed in pochi minuti porta alle Crone di Bes, punto panoramico sulla parte più meridionale dell’altopiano di Brentonico posto a quota 1540 m.s.l.m.

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Da qui, in 5 minuti di cammino sopra un vecchio muretto a secco, si raggiunge malga Bes, poco più bassa di quota a 1514 m.s.l.m. Gli alti e fitti alberi che fin’ora ombreggiavano le nostre teste lasciano spazio ad uno spoglio ambiente montano frastagliato da roccie ed intervallato da ampi pascoli. Qui iniziano a sentirsi i richiami delle marmotte ed in lontananza riusciamo ad avvistare anche un camoscio che bruca. Il silenzio, in questo posto aperto e poco battuto, regna sovrano.

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Proseguendo per la strada forestale ben segnalata, si incrocia, dopo poco tempo, il sentiero che parte dall’abitato di San Giacomo. Qui la strada torna a salire, sempre su verdeggianti prati, e, non molto distante, due marmotte si rincorrono come a corteggiarsi. Dove va una l’altra la segue, si avvicinano, si allontanano, sembrano baciarsi. E’ tutto molto bello, vorremmo stare ad osservarle ancora un po’, ma dobbiamo proseguire. Dopo 20 minuti di salita raggiungiamo l’albergo Graziani (raggiungibile anche in macchina e punto di accesso abituale per l’Altissimo) posto nella bocca del Creer a 1617 m.s.l.m. La cima dell’Altissimo è 400 metri più in alto ma, per via della sua particolare conformità collinosa, ancora non si vede, e non si vedrà fino a che non la si raggiunge. La strada che porta alla cima è sterrata e sale ondeggiante rimanendo sempre sulla stessa faccia del monte rivolta verso il Baldo, ancora innevato in questo periodo, e verso il parco regionale della Lessinia.

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Mano a mano che si sale inizia però ad intravedersi il lago di Garda in tutta la sua estensione. Le viste più suggestive si mostrano però a partire dalla Busa della Brodeghera, quasi in cima all’Altissimo, a quota 1990 m.s.l.m, dove iniziano ad intravedersi anche le maestose cime innevate dell’Adamello-Brenta, visto che, di tanto in tanto, anche il versante di salita inizia a cambiare.

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Dalla Brodeghera alla cima, passando per il rifugio Damiano Chiesa (2059 m.s.l.m), sono si e no 20 minuti. Il pomeriggio la cima è estremamente ventosa e la temperatura percepita può abbassarsi di parecchi gradi, ma il panorama vale anche quest’ultima sofferenza. Da qui è possibile ammirare praticamente a 360° tutti i monti e le vallate circostanti: Riva, Limone, Arco, il suo castello e la bassa valle dei Laghi. Poi ovviamente il lago di garda e le centinaia di vele che lo popolano quotidianamente e, più in lontananza, le cime innevate dell’Adamello e quelle verdeggianti delle prealpi Gardesane e Bresciane, di cui il Baldo e l’Altissimo fanno parte. Sull’altra sponda lo stesso monte Baldo, Rovereto e la Vallagarina, le cime innevate delle piccole dolomiti in Vallarsa, il Pasubio e, se l’occhio coglie, anche l’altopiano di Folgaria e Lavarone.

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Il percorso di ritorno si svolge lungo quello di andata. Per variare l’ultimo tratto ed evitare il sentiero attrezzato in discesa, è possibile, a partire da malga Bes, allungare un po’ il percorso e seguire la strada sterrata verso ovest che, in 15 minuti, porta alla strada asfaltata che collega San Valentino all’albergo Graziani. Seguendo quest’ultima in discesa si ritorna a San Valentino nel giro di altri 20 minuti passando attraverso corte gallerie scavate nella roccia e costeggiando una serie di cascatelle. Nel complesso il giro è durato intorno alle 4 ore e mezza di camminata percorrendo circa 23 chilometri e 700 metri di dislivello positivo. I paesaggi, le ambientazioni e le vedute sono forse le migliori che la zona può offrire, rendendo l’Altissimo un’autentica terrazza sul Garda.

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Piste dei Dinosauri – Settore B

Il settore B presenta un’arrampicata tecnica e di equilibrio su splendide, e allo stesso tempo taglienti, gocce per le prime vie della parete, mentre nella parte destra prevale un’arrampicata più strapiombante su gocce e canne.

Star Trek 6c / 20m

Broccoletti 6b+ / 18m

Via sostanzialmente di resistenza, tirata dalla prima all’ultima presa. Fin dalla partenza si capisce che non sarà per nulla tranquilla e dopo il primo spit giungiamo alla prima asperità. Qui inizia una sezione con passi su microtacche che, vuoi per la temperatura molto rigida di oggi, vuoi l’abrasività intrinseca della roccia che caratterizza l’intera parete, ti fa subito ululare i polpastrelli. volendo, stando 1 metro verso destra, si riesce a superare un po’ più agevolmente la difficoltà, su una roccia grigia e con passaggi meno ostici. La linea si snoda da qui in avanti senza veri e propri riposi, tra tacche ed elementi di aderenza fino a riuscire finalmente a respirare giusto prima dell’ultimo passaggio in catena. L’ultimo passaggio è un po’ boulderoso. Tenendo con entrambe le mani due bidita ci si alza bene con i piedi fino a giungere ad un rovescio centrale. Qui con fare deciso, e con un leggero ma dovuto slacio, ci si proietta infine in catena.

 

Lo Scultore 7b / 20m

Al Settimo Gelo 6a / 14m

Via corta ma molto divertente con due difficoltà principali: una alla partenza ed una in uscita, intervallate da un comodo rest. La difficoltà in partenza è rappresentata da un traverso verso sinistra su piccole goccie, ma buone abbastanza per tenersi il più possibile a contatto con la parete e spostare bene il corpo mantenendolo in equilibrio.
Una volta superata la piccola pancia ci si riposa prima che la via riprenda la sua verticalità originaria. Qui divertenti buchetti rovesci consentono di alzare bene i piedi e raggiungere in alto due brufoli tondeggianti da tenere per giungere sul terazzino sopra il quale è posta la catena.

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Al settimo gelo – 6a

Raggi di Sole 6a / 14m

Come per tutti i 6a della parete la partenza presenta movimenti molto belli e delicati da fare in equilibrio su tacche molto taglienti. Anche qui la difficoltà maggiore risiede nei primi metri. Nella parte alta la linea perde la sua verticalità originaria e sgrada fino alla catena. L’unica difficoltà è data dal terrazzino che precede la catena da sormontare con movimento deciso su tacche comunque ben scavate.

L’Ora del Garda 6a / 14m

Crocus 6a / 14m

Sullo stesso stampo delle precedenti, la difficoltà maggiore la troviamo nei primi metri della lunghezza con una piccola differenza. Se bene o male nei tre 6a precedenti c’era l’imbarazzo dela scelta sulle goccie da tenere, qui il passaggio è un po’ più obbligato ed è rappresentato da un traverso da destra a sinistra per risalire il terrazzino. Qui ci attendono cinque metri di facile arrampicata appoggiata, questa volta in obliquo verso destra. Per rimontare, infine, il terrazzino posto sotto la catena, c’è una comoda fessura verticale per la mano destra.

Cuore di Mestruo 8c / 20m

Drakar ? / 20m

Wind of Change 8b / 20m

Vento di Tramontana 8b+ / 20m

La Prima di Tutte 6a+ / 14m

Bonsai 6c / 18m

Via molto bella e allo stesso tempo assai delicata nei passaggi decisivi. La partenza, fin sotto il piccolo strapiombo, non presenta troppe difficoltà, un giusto riscaldamento. La parte centrale della via è in leggero strapiombo e qui inizia a definirsi il grado. Per il prosieguo si possono individuare facilmente quattro/cinque taschine su cui fare affidamento, nessuna veramente comoda. La difficoltà maggiore sta nel decidere quale di esse sia la migliore da tenere per alzarsi sopra il piccolo terrazzino dove ad attenderci c’è poco nulla. Questo è il passo chiave della via, di non facile lettura: sulla destra c’è una poco marcata fessura in cui alloggiano non più di 3 dita che si usa, spingendo con i piedi in contrasto sulla parete opposta, per portare, in leggero allungamento, la mano sinistra a raggiungere uno scomodo bidito posto sopra il rinvio. Da qui, senza tergiversare troppo, si rilancia la mano sinistra sulla tacca soprastante leggermente più comoda (questa volta in completo allungamento) e si alzano finalmente i piedi. Accoppiando la mano destra si presenta ora sulla sinistra, un po’ più in alto, un grande e comodo buco che sancisce la fine delle ostilità. Finalmente un po’ di riposo. La via continua più facile su tacche fino in catena.

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Bonsai – 6c

Piccolo Diavolo 7a+ / 20m

Moscolin 7b+ / 32m

Gatto Silvestro 7a / 16m

Iris 7a+ / 32m

Parente Mic 7b / 28m

La via del Bepi ? / 30m

Il Dilemma ? / 30m