Ardesio si Blocca 2020

Ardesio è un piccolo comune Lombardo situato in Val Seriana ed incastonato nelle Alpi Orobie. Il 19 Settembre 2020, nei caratteristici vicoli dell’omonimo paese, si è svolta la terza edizione di “Ardesio si Blocca”, manifestazione di street boulder e slackline. Di contorno all’evento c’è poco, giusto qualche stand in piazzetta perchè l’obiettivo vero è quello di far conoscere il territorio e, visto che era sabato, tutti i locali e negozi erano aperti, così da poter degustare qualche buon prodotto tipico.

Nonostante le ridotte dimensioni del paesino gli organizzatori sono riusciti a tracciare un totale di 45 blocchi molto variegati sia come stile di arrampicata che come strutture su cui arrampicarsi. I blocchi erano divisi in 5 zone e avevano 3 livelli di difficoltà diversi: 19 blocchi facili, 17 blocchi medi e 9 blocchi difficili, un bel pò con cui divertirsi e competere.

Partenza alle 10 di mattina ci dirigiamo verso la zona gialla, limitrofa alla chiesa di San Bernardino. Proprio sul lato più lungo della chiesa è stato tracciato un facile traverso verso destra con culmine alto sullo stipite del portone laterale. Sull’angolo del campanile si trova invece un blocco difficile: con arrampicata verticale si sale il campanile di pietra su piccole presine senza potersi aiutare con lo spigolo laterale. Il top è posto in alto ed ogni tanto qualche pezzo di pietra resta in mano, ma fa tutto parte del gioco, risolviamo comunque il boulder e ci spostiamo sul versante opposto della chiesa.

Sempre su muretto di pietra sono presenti un blocco facile ed uno difficile. Quello facile non presenta sostanziali problemi, ci accompagnano sempre buone prese. Quello un pò più complesso invece si svolge su piccole tacchettine e partenza sit, ma onestamente lo abbiamo trovato piuttosto semplice.

Fronte alla chiesa, all’angolo della strada, flashiamo rapidamente un traverso di media difficoltà con jump finale e ci dirigiamo nel parchetto dove, con altrettanta facilità, saliamo sul blocco tracciato su di un’albero. All’interno dell’oratorio, sul pilone che regge il canestro da basket è tracciato un’altro blocco medio con arrampicata che potremmo simpaticamente definire scimmiesca. Per concludere la zona gialla, lungo la strada principale completiamo un facile traverso ed un’arrampicata verticale su pali e ringhiere.

Ci spostiamo verso il paese per addentrarci nella zona viola. Su di un muretto è presente un facile traverso verso destra. Poco più in là si scala l’interno di una porta in pietra per giungere al top posto sul panoramico e spiovente balcone soprastante. Completa la parte bassa della zona un traverso sul sottoscala di una casa con spallata tutt’altro che banale, soprattutto per persone corte. Verso il centro del paese finalmente incontriamo anche un blocco meno fisico: una scacchiera di rettangoli marmorei costringe ad un’arrampicata d’equilibrio tra le fughe degli stessi. Più avanti, invece, altri 2 blocchi in cui è necessario un buon colpo di reni. L’ultimo blocco della zona è un facile lancetto diretto sul cornicione di una finestra.

La zona rossa è subito dietro l’angolo ed è quella che ospita la maggiore densità di tracciati. Lungo la stradina che porta al santuario della Madonna delle Grazie è presente un bellissimo ed impegnativo traverso su pietra con mani e piedi liberi, in cui è fondamentale capire bene come muoversi. Dopo un paio di tentativi per ricercare gli appoggi migliori finalmente lo chiudiamo. Lì vicino si trovano due facili blocchi: uno con arrampicata verticale su cornicioni e l’altro con partenza su palo e top lato alla casa.

Anche sul santuario della Madonna delle Grazie sono stati tracciati 3 blocchi. Il primo sale verticalmente una facciata del campanile senza difficoltà rilevanti. Il secondo consiste in un bellissimo traverso con mani e talloni sul cornicione e ribaltata finale per raggiungere l’uscita del boulder. L’ultimo si trova sul lato opposto: porta in opposozione, terrazzino intermedio sopra l’arco e top sul bordo della finestra. Proprio quest’ultimo blocco ci ha fatto dannare non poco, ma alla fine lo abbiamo fatto nostro.

Nelle viuzze limitrofe alla chiesa sono presenti altri problemi. Sull’angolo di una casa, su di un muretto di pietra, sono state segnate le prese obbligate di un blocco difficile. Tutto ciò che non era segnato col nastro non si poteva utilizzare. Il primo ed il secondo tentativo falliscono, ma al terzo capiamo il movimento e raggiungiamo il top. Dietro la casa un altro boulder difficile ci aspetta. Si tratta di un traverso verso sinistra su piccole tacche per le mani che ci costringe a mollare del tutto i piedi giunti in prossimità di una porta. Facciamo giusto un paio di tentativi ma sentiamo di non avercene abbastanza, e procediamo per la nostra strada.

Nel cortile davanti al santuario arrampichiamo un basso e non proprio semplice archetto di pietra e iniziamo a salire la stradina per incontrare altri 2 blocchi. Uno medio, troppo fisico per noi, ed uno difficile che risolviamo dopo parecchi tentativi e qualche ferita di guerra, come se avessimo litigato con un gatto. Completano la zona rossa 2 blocchi sparsi tra le vie: il primo è una facile arrampicata verticale, mentre il secondo costringe a salire un camino in opposizione su intonaco instabile e scivoloso per raggiungere il top su cornicione a 5 metri di altezza. Purtroppo non ce la siamo proprio sentita di salire quest’ultimo. E’ tempo di dirigersi verso la prossima zona.

Il primo blocco della zona viola è un facile e bellissimo traverso su solido muretto con, sullo sfondo, proprio il campanile del santuario. Poco più in basso un’altro facile traverso viziato dalla presenza di una macchina parcheggiata proprio accanto. Scesi in piazzetta è presente un ultimo traverso, sempre molto abbordabile ed una breve arrampicata verticale. La “poco popolosa” zona viola termina qui, scendiamo verso le scuole medie per la prossima.

Lungo le scale di emergenza della scuola sono tracciati i primi 2 blocchi della zona arancio. Il primo si tratta di un’arrampicata verticale su trave a “T”, mentre il secondo segue a testa in giù proprio il profilo delle scale per sbucare sul cornicione dal lato opposto che va rimontato per raggiungere l’uscita del boulder.

Nel prato fronte alla scuola sono presenti i rimanenti blocchi posti sui monumeti per i caduti di guerra. Sul primo e più minuto monumeto ci sono due boulder facili che corrono sui lati opposti: il primo è una semplice scalinata alla vetta, mentre il secondo corre su lama verticale. Tentiamo varie volte di scalarla senza successo. Solo quando siamo pronti a mollare troviamo la soluzione al problema e soddisfatti ci dirigiamo verso il monumento più imponente. Qui è tracciato un blocco verticale, bello alto ma allo stesso tempo ben appigliato. Conclude la zona un blocchetto con arrampicata ad incastro tra due piloni e top in cima ad uno di essi.

Terminati i blocchi presenti nelle varie “zone” colorate, rimangono ancora da salire un pò di blocchi sparsi per Ardesio. Due di questi, classificati come difficili, salgono un sassone posto lungo il torrente. Siamo quasi a fine giornata e le dita urlano pietà. Passiamo semplicemente oltre senza nemmeno provare. Andiamo verso una stradina privata dove è presente un lancio veramente lungo. Osserviamo qualche audace ragazzo provare ma capiamo che o sei alto a sufficienza, oppure ti attacchi. Di fronte alla strada c’è invece un caminetto di mattoni molto carino e facile da scalare.

Gli ultimi due blocchi della competizione sono posti nei pressi della chiesa di San Pietro Apostolo. Qui un’altra arrampicata “monkey style” su vecchi travetti in ferro ed una più verticale su finestrella chiudono le danze.

Sono le 16 e abbiamo scalato 19/19 blocchi facili, 15/17 blocchi medi e 5/9 blocchi difficili. Avremmo ancora un’ora di tempo per provare ancora qualche movimento ma ci riteniamo soddisfatti così e consegnamo i risultati di una bellissima giornata. Andiamo a rinfocillarci un pò e ci vestiamo per assistere alle finali alle 18, sul campanile del santualrio della Madonna Delle Grazie. Nonostante ci fossimo qualificati decidiamo, come nostro consueto, di non partecipare.

Come quarti di finale gli atleti qualificati dovevano dimostrare quanta forza nelle dita e resistenza è loro rimasta dopo un’estenuante giornata di arrampicata. La sfida consiste semplicemente nel rimanere appesi il più tempo possibile alla trave: a coppie di 2 chi molla per primo è eliminato. Le semifinali invece si sono svolte direttamente sul campanile con arrampicata verticale in top rope. Anche qui coppie di atleti dovevano raggiungere una campanella posta alla mezzana del campile, il primo che arrivava accedeva alla finale. Per la finale stesso discorso, solo che la campanella era proprio in cima al campanile, più o meno a 40 metri di altezza. Nel complesso è stata una bella battaglia!

Ardesio si Blocca è un’evento sano e simpatico che offre la possibilità a tutti di divertirsi a scalare sulle proprie difficoltà. Se anche voi capita di essere in zona per le prossime edizioni non esitate a farci un salto, è anche una buona occasione per esplorare un territorio nuovo ricco di opportunità. Un ringraziamento alla Pro Loco di Ardesio per averci ospitato, alla prossima!

Ascoli Piceno Street Boulder 2020

Nel weekend pre vacanze abbiamo partecipato all’Ascoli Piceno Street Boulder tenutosi Sabato 12 Settembre 2020 tra le mura circostanti il Parco dell’Annuanziata che domina il paese dall’alto della sua collina. La particolarità di quest’evento è stata la fascia oraria durante la quale si è tenuto il contest: dalle 18:00 alle 22:00. Scelta azzeccata visto la calura che ha accompagnato il resto della giornata! Il problema luce è stato risolto in alcuni punti con dei faretti e dove non è stato possibile piazzarli si è ricorsi a torce e frontalini, rendendo la salita di alcuni blocchi, poco illuminati, ancora più complessa ed entusiasmante.

In totale, nelle 3 macrozone in cui si svolgeva il festival, sono stati tracciati 41 boulder con 5 diversi livelli di difficoltà crescente, dettati dai colori bianco, giallo, verde, rosso e nero. Nel complesso le difficoltà erano ben distribuite dando agli oltre 100 partecipanti la possibilità di divertirsi ma anche di trovare del pane per i loro denti. A contornare gli 8 blocchi bianchi, i 10 blocchi gialli, i 10 blocchi verdi, i 9 blocchi rossi e i 4 blocchi neri c’era musica e cibo tipico della zona cucinato all’intenro di un’oliva all’ascolana gigante!

4 ore per scalare 41 blocchi non sono molte, meglio iniziare a darsi da fare. Scendiamo rapidi in fondo alla prima zona di gara dove è presente un blocco giallo su muretto verticale e top in ribaltata dentro una finestrella, ed un boulder rosso d’opposizione sullo spigolo delle mura.

Tutta la prima zona è caratterizzata da antri e rientranze arcuate che formano delle specie di grottine. All’interno di queste sono presenti numerosi boulder. Nella prima che si incontra salendo dal basso è stato tracciato un bellissimo traverso costringe ad arrampicare su tutti e 3 i lati della struttura per raggiungere il lato opposto della finestrella precedente. Nell’antro seguente altri 3 blocchi: un giallo con arrampicata verticale, un traverso verde basso verso destra con uscita verticale sullo spigolo ed un blocchetto rosso facile su tacchette.

Nella grotta successiva un giallo con partenza non proprio banale, un’altro giallo con traverso basso, un verde con facile arrampicata su mattonelle ed infine un lungo traverso rosso. Proprio quest’ultimo ci ha fatti sudare parecchio costringendoci a provare e riprovare diverse soluzioni per arrivare a chiuderlo. Le prossime 2 grotte ospitano i blocchi neri, decisamente più difficili. Ci fermiamo ad ammirare qualche movenza di arrampicatori più forti di noi e ci limitiamo a salire qulche masso più facile appena limitrofo.

Nell’ultima “grotta” aperta, in cima alla salita, sono stati tracciati 2 blocchi verdi strapiombianti e leggermente fisici, un lancio giallo e un bianco sullo spigolo. Tutti i percorsi in questa grotta prevedevano ribaltata e uscita dall’alto non sempre facile. Per completare tutti i percorsi della prima zona, tra una grotta e l’altra sono presenti due blocchi verdi su due diverse pareti appoggiate: il primo con movimento d’equilibrio ed il secondo più di dita.

Completata la prima zona ci spostiamo verso la seconda dove, all’interno delle suggestive logge nel parco dell’annunziata, si trovano tre traversi (uno bianco, uno giallo e rosso) da fare rigorosamente scalzi. I cornicioni bassi offrono infatti buonissimi appogi per i piedi mentre le tacchette ed i piccoli buchi mettono a dura prova le nostre dita ed i nostri polpastrelli. Togliesi le scarpette e camminare sul fresco travertino è comunque piacevole dopo un oretta comoda di arrampicata quasi continua.

I prossimi blocchi del settore si trovano sulle mura esterne: un lungo e basso traverso verde mette a dura prova chiunque abbia una statura superiore al metro e 50. Sulla stessa parete è presente un problema giallo caratterizzato da un simpatico lancio con rincorsa. Svoltato l’angolo troviamo un altro percorso giallo molto divertente con tannollata iniziale e monoditi per tiarsi su. Completano questo settore un traverso rosso con tacchette molto impegnative ed un nero che non abbiamo provato. Passando lungo un muro, ormai completamente al buio, sono tracciati gli ultimi percorsi della zona: due bianchi verticali con top in alto sul cornicione ed un lancio orizzontale giallo molto estetico da vedere. Con le dita ormai distrutte siamo pronti per dirigerci verso l’ultima zona.

Scesi qualche gradino al di sotto del parco, a ridosso della strada sono stati tracciati altri due traversi abbastanza lunghi: uno bianco ed uno verde su muretti verticali. Poco più sotto, su un muretto a secco, sono presenti le ultime 4 fatiche della serata. Ad aprire le danze un blocco rosso molto facile, ed alla sua destra, a pochi passi, un bianco con analogo stile e top a metà muretto. Sull’altro versante del praticello un’altro blocco rosso ed un’altro blocco bianco, questa volta con top al bordo.

Senza nemmeno accorgersene sono giunte le 22:00, e dopo 4 ore di tour de force è ora di fare i conti: 5/8 bianchi, 10/10 gialli, 8/10 verdi, 8/9 rossi e 0/4 neri. Siamo soddisfatti, non ci resta che rinfocillarci un po’ e gustarci le finali che si tengono su un blocco di boulder bello altro e su un muretto con arrampicata in top rope. Gli atleti qualificati hanno mostrato le loro abilità ed è stato un piacere vederli arrampicare e mungere ogni tacchetta, ci sudavano le dita per loro!

Nel complesso quella di Ascoli è stata un’esperienze piacevole dove ci siamo divertiti e abbiamo potuto degustare qualche prodotto locale (ottima la focaccia all’olio offerta all’evento). Anche il centro di Ascoli Piceno merita senza dubbio una visita! Complimenti per il lavoro svolto, ci vediamo l’anno prossimo!

Frasassi Climbing Festival 2020

Dopo aver passato un estate intera circondati da dolomia questo weekend abbiamo optato per qualcosa di diverso. Abbiamo deciso di partecipare al Frasassi Climbing Festival 2020 che si è tenuto nel suggestivo borgo di Serra San Quirico (AN) tra il 5 ed il 6 Settembre. Come il nome suggerisce il festival è incentrato sull’arrampicata ma non solo: all’interno della kermesse sono in realtà presenti molteplici altre attività molto interessanti tra cui il trekking e la speleologia, la mountain bike e lo yoga nelle bellissime grotte di Frasassi. Il tutto è contornato da stand ed esposizioni, esibizioni di pole dance e calisthenics, cibo e musica. Insomma c’è qualcosa un pò per tutti i gusti. Tra le attività prettamente arrampicatorie ci sono invece la Frasassi challenge (una maratona di 24 ore nelle falesie limitrofe) oppure lo street boulder nel centro del paese. Personalmente ci siamo concentrati proprio su quest’ultima attività.

Scalare tra le vie di un centro abitato è un’esperienza sempre gradevole ed appagante che in generale consigliamo. Qui a Serra San Quirico, dove ogni casa, muro e strada del centro medievale sono costruiti con pietre e sassi, l’esperienza è ancora più soddisfacente. Esplorare e perdersi tra i stretti vicoli, sopravvissuti alle insidie del tempo, va poi al di là della semplice scalata.

Intorno al paese sono stati tracciati un totale di 50 blocchi divisi per 5 diversi livelli di difficoltà crescente identificati dai colori bianco, giallo, verde, rosso e nero. Con 8 blocchi bianchi, 12 blocchi gialli, 13 blocchi verdi, 12 blocchi rossi e 5 blocchi neri i tracciatori hanno sapientemente dato l’opportunità sia a principianti che ad atleti più esperti di confrontarsi sul grado a loro più consono.

Partenza alle 10:00 e mani sui primi blocchi, iniziamo con qualcosa di semplice giusto per scaldarsi. Nella zona adibita a camping per le tende sono allestiti dei blocchi abbordabili, un jump da seduti, un traverso su muretto pendente e la scalata di un albero. Il sole iniza già a farsi sentire nonostante sia mattina e già sotto le magliette si suda. Giusto il tempo di fare qualche altro traverso e risolvere alcuni blocchi gialli, verdi e rossi e corriamo a cercare qualcosa più fresco.

La prossima zona è perfetta: lungo un muretto alto 4 metri sono tracciati 3 blocchi verticali con top sul ciglio del muretto stesso. Qui il sole è appena arrivato e un’albero ombreggia ancora uno dei blocchi, tira un aria più fresca in generale. Risolviamo senza troppa difficoltà tutti i blocchi proposti caratterizzati da un’arrampicata su mattoncini con buone prese e ci avviamo verso i prossimi.

Questi finalmente sono puramente all’ombra, in uno stretto vicolo, ma come era immaginabile sono stati letteralmente presi d’assalto e per l’emergenza covid attuale abbiamo preferito saltarli per evitare ulteriori assembramenti. Siamo tornati nel pomeriggio per vedere se la gente si fosse un pò dispersa ma non abbiamo avuto fortuna. Forse l’unica critica costruttiva che ci sentiamo di muovere è proprio questa: in certe zone decisamente poco spaziose sono stati tracciati troppi blocchi contigui creando, inevitabilmente, code ed assembramenti.

Tornati sui nostri passi ci siamo spostati verso una via caratterizzata da blocchi leggermente più duri in cui abbiamo trovato poca gente ma soprattutto pane per i nostri denti. Dopo un paio di blocchi chiusi e un bel pò di tentativi a vuoto su altri boulder decidiamo di non bruciare tutte le energie qui e di spostarci verso un’altra zona.

Ci troviamo in poco tempo in cima al paese dove sono presenti diversi blocchi con arrampicata “classica” su muretti verticali ed un blocco molto divertente ed impegnativo con top a testa in giù, appesi con i piedi sul davanzale di una finestra. Abbiamo provato in tutti i modi, più o meno eleganti, a raggiungerlo, sia frontalmente faccia a muro, sia appesi con i talloni schiena a muro. Niente, quella dannata mano non si riesce a staccare dal davanzale, rinunciamo e passiamo oltre.

Qualche metro più in là il sole picchia forte e le pietre a terra sono roventi a contatto con i piedi scalzi. Il sudore che gronda dalle nostre fronti però non ci ferma ed approcciamo un bellissimo traverso lungo una ventina di metri, inizialmente su piccole tacche per poi trovare prese più comode, un piccolo viaggio orizzontale. Al suo termine sono presenti altri 2 boulder, un sit start verticale in cui il colpo di reni iniziale rappresenta la difficoltà maggiore e un blocco in da arrampicare in opposizione tra le colonne di un arco.

Dopo un breve momento di ristoro per recuperare un pò di energie ci spostiamo finalmente all’ombra di un lungo sottopasso di pietra. Nell’arco di ingresso è tracciato un blocco molto estetico che lo percorre nella sua interezza. All’interno del tunnel invece sono presenti un paio di facili traversi e qualche trave di legno da traversare per intero. Sull’uscita nell’altro versante un bel traverso senza piedi su trave a “T” in ferro.

L’ultima zona che siamo andati ad esplorare è stata quella adibita a lanci. Dopo una giornata passata a torturare le falangi su tacche e microtacche è proprio quello che ci voleva. Qui sono proposti 2 tipi di lanci diversi, uno dinamico, da un anello di ferro al ciglio del muretto, ed uno più statico, partendo in equilibrio su una feritoria per raggiungere anche qui il culmine. Completamente a sinistra una simpatica rampa rigorosamente “no hands”. Poco più in su invece un bellissimo traverso diviso in 2 parti: la prima metà molto appigliata per le mani, mentre la seconda molto bella per i piedi ma su cui le mani erano vietate costringendo ad un traverso di 6-7 metri in equilibrio, petto alla parete. C’è giusto il tempo per un facile blocco isolato che sono giunte le 16:30, l’ora di termine attività per quanto riguarda lo street boulder. Soddisfatti torniamo al village per goderci la finale, ma prima un bel (e buon) gelato!

Alla fine della giornata, conti alla mano, abbiamo collezionato un buon bottino di 27 blocchi chiusi tra cui 6/8 bianchi, 6/12 gialli, 8/13 verdi, 7/12 rossi e 0/5 neri che sono valsi un sesto posto complessivo ed un ripescaggio per la finale a 5 a cui però ho personalmente scelto di non partecipare. Più che blocchi e punti alla fine abbiamo collezionato esperienze, sorrisi e tanto divertimento, tutto quello che ci aspettavamo da una giornata e da una manifestazione del genere.

Le finali dello street boulder si sono svolte su struttura montata all’interno del village e hanno visto competere i qualificati di entrambe le categorie (maschile e femminile) per la gloria al meglio di 3 blocchi. Non si può dire che lo spettacolo non sia mancato! Nel complesso quella del Frasassi Climbing Festival, per tutti gli amanti dell’outdoor, è una 2 giorni tutta da vivere in un ambiente sano ed amichevole. Grazie per averci ospitato e non vediamo l’ora di tornarci anche la prossima edizione!

Via Spit o Cipriani – Soglio Sandri/Menti

Il soglio Sandri-Menti è il torrione più a sinistra del Gruppo del Fumante ed ospita alcune vie brevi ma molto interessanti. Per raggiungerlo è necessario attraversare completamente il piazzale SUCAI caratterizzato da rimasugli di frane di scivolamento e pendenti sassare alquanto instabili. Per accederci consigliamo di rimanere un centinaio di metri più bassi della Guglia GEI e traversare il piazzale all’altezza degli ultimi mughi. Abbiamo provato ad attraversare più in alto ma lo abbiamo reputato troppo pericoloso.

Il primo tiro parte subito a destra di due evidenti golfari con lettera “C” disegnata a parete. Risale per un primo tratto l’evidente canalino con rocce precarie fino a raggiungere un ampio terrazzino. Qui è visibile il primo spit, abbastanza vecchio, poco più in alto. Stando sulla sinistra si rimontano le rocce incastrate fino ad arrivare sotto ad un’evidente lama. Il passaggio per superarla è molto fisico. Ci si trova quindi di fronte ad una placchetta solida dove sono visibili altri 3 spit. Al termine di quest’ultima è presente una cengia dove, pochi metri a sinistra, è presente la comoda sosta. 25m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza è la più interessante: con arrampicata continua ed entusiasmante, su roccia solidissima, si prosegue verticalmente sulla placca fronte alla sosta. Il tiro è davvero ben protetto (forse troppo) da un’infinita serie di vecchi spit e cordoni su clessidre ed è, in pochi punti, ulteriormente proteggibile. E’ quindi possibile azzerare a piacimento anche se farlo in libera è assolutamente appagante. La sosta si trova su un terrazzino leggermente più stretto del precedente. 25m, V+.

La placca compatta della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro sale a destra su roccette appoggiate, ed intervallate da alcune zone erbose, fino ad un cordone. Da qui è visibile il cordone successivo posto sulla sinistra. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verticalmente fino ad incontrare una sosta intermedia. Ignorarla e proseguire verticalmente fino a raggiungere un terrazzino. Un muretto facile porta in breve tempo alla sosta aerea. 25m, IV+.

Martina al termine del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza prosegue nel facile canale. A metà si incontra un cordone su chiodo. Terminato il canale si trova la sosta per la calata. La vetta, e la conclusione della via del tiro, è invece posta poco più in alto a destra. L’ultimo muretto da affrontare lo si passa atleticamente ed è ben protetto con uno spit nuovo. Qui sono presenti 2 golfari su cui attrezzare la sosta. 25m, IV.

Simone all’inizio del canale dell’ultima lunghezza, IV.

La discesa si svolge lungo la via. Dalla sosta sul masso sono sufficienti 2 calate da 45 metri per raggiungere la base della parete ma volendo è possibile rimanere più conservativi e sfruttare più soste. Sebbene corta la via è molto appagante su roccia sempre solida. Il panorama dalla vetta è discreto e spazia dalla Vallarsa, alle Valli del Pasubio fino alla piana di Campogrosso. Nelle giornate di bel tempo è possibile vedere anche la conca della Vallagarina dove sorge Rovereto.

Via del Buco – Piccolo Lagazuoi

La “Via del Buco” è una classica del Piccolo Lagazuoi, molto frequentata per via della sue difficoltà mai elevate e per la roccia quasi sempre ottima. Nel tempo sono state aperte due varianti, una bassa, che prende il nome di “Cuore T’oro”, ed un uscita alta che evita i canalini detritici degli ultimi tiri, ma spesso bagnata e su difficoltà maggiori (V+). Di seguito si descrive il percorso originale.

Dal passo del Falzarego si prende il sentiero dei Kaiserjäger fino sotto alle prime trincee. Si sale quindi i ghiaioni puntando la base della parete. L’attacco della via si trova poco più a destra della verticale dell’evidente buco che da il nome alla via, in prossimità di un diedro che sale obliquo verso destra.

Il primo tiro risale il diedro nella sua interezza su roccia molto solida ed appigliata. Lungo la lunghezza è presente un unico chiodo, poco visibile, ma in generale è sempre ben proteggibile. La sosta si trova poco sotto, sulla sinistra, il termine del diedro, prima di rimontare il terrazzino caratterizzato da evidente spuntone. 35m, III+.

Martina al termine del primo tiro, III+.

La seconda lunghezza obliqua leggermente verso sinistra su bella placca lavorata. Giunti ad un piccolo terrazzino si prosegue verticalmente su roccia solida fino a giungere alla sosta posta prima della cengia da cui parte l’evidente diedro del tiro successivo. 35m, IV.

Simone sulla partenza della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro risale i pochi metri che separano la sosta alla cengia soprastante puntando il fessurone che sale verso destra. Si arrampica su bella placca la parete destra della fessura fino sotto ad un piccolo strapiombo. Si evita quest’ultimo traversando di poco verso sinistra finche si giunge sotto la sua parte più debole. Da qui è visibile la prossima sosta. Con passo atletico si vincono le difficoltà e si giunge al terrazzino di sosta. Il passo per uscire dallo strapiombo non è banale e probabilmente è qualcosa di più del IV gradato su molte relazioni. 30m, IV/IV+.

Simone sul passo chiave del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza prosegue lungo la fessura. All’altezza del secondo anellino cementato si esce verso sinistra e si continua poi verticalmente su placca per alcuni metri. Appena possibile si rientra nella fessura ed in poco tempo si raggiunge la sosta. 30m, IV+.

L’uscita della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro si svolge ancora nella fessura che da un pò accompagna la nostra arrampicata. Si supera il primo tratto rimanendo sulla destra di essa (la fessura in questo tratto è solitamente bagnata). Si arrampica quindi tutta la placca fino quasi al termine. Da qui è possibile rientrare nella parte finale della fessura con semplice arrampicata, oppure proseguire in placca con passaggio più difficile (V). La sosta si trova a metà tra l’uscita della fessura e l’evidente cengia erbosa soprastante. 35m, IV/V.

L’inizio della placca del quinto tiro, IV/V.

La sesta lunghezza continua verticalmente su facili roccette sempre molto solide fino alla cengia erbosa. Da qui sempre diritti stando leggermente a sinistra per evitare le zone più erbose e sassose. Giunti in prossimità della parete verticale si sterza bruscamente verso destra fino al di sotto di una grottina con roccia gialla e alla base le clessidre di sosta. 30m, III+.

Le cenge erbose della sesta lunghezza, III+.

Il settimo tiro sale il canale che obliqua verso sinistra su rocce rotte e poco compatte, posto subito a sinistra della sosta (evitare di entrare nel largo canale posto ancora più a sinistra). Al termine del canale si trovano 2 vecchi chiodi per la sosta. Ignorare questi ultimi e proseguire puntando la placchetta in ferro. Lavorando in opposizione si supera questo divertente passo e si giunge alla sosta. E’ possibile sostare indistintamente sulle clessidre sotto il tetto oppure, più a destra, su spit e chiodo (da attrezzare). 35m, IV.

Simone sul canale del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza obliqua inizialmente verso destra fino all’attacco di una rampa erbosa che sale verso sinistra. Si arrampica su erba e terrazzini terrosi seguendo la rampa fino alla sosta che si trova dentro una grottina (1 spit). Questo è il tiro meno entusiasmante della via. 30m, II.

Alla fine del traverso verso destra, II.

L’ultimo tiro conclude la rampetta, questa volta però la roccia torna ad essere protagonista. Dopo un primo tratto terroso si risalgono le ultime roccette solide che ci separano dall’uscita della via. La sosta è posta sulla sinistra su spit e comodo spuntone. 30m, III.

Martina sull’ultimo tratto della via, III.

Dall’uscita della via ci si trova sul sentiero dei Kaiserjäger, di notevole interesse storico, che è possibile percorrere in salita fino al rifugio Lagazuoi, oppure in discesa per tornare al passo Falzarego. Entrambe le soluzioni percorrono un tratto di semplice ferrata. Proprio per la facilità di quest’ultima il sentiero è molto battuto ed è facile dover aspettare per attraversare i tratti attrezzati. Nel complesso la via è molto bella ed appagante. La roccia è ottima per i primi sei tiri e un pò meno bella negli ultimi tre ma mai pericolosa.

Cavalcata Centrale dei Denti

La “Cavalcata centrale dei Denti” è il logico proseguimento della “Cavalcata bassa dei Denti”, e percorre in sequenza il “Dentone” ed il “Dentino” su roccia sempre molto buona, linea logica e difficoltà contenute. Come per la cavalcata bassa il libro di via, purtroppo, vede veramente poche ripetizioni, ma rimane un bell’itinerario, vario nell’arrampicata: dai traversi in placca, ai diedri verticali fino alle camminate in cresta.

Il primo tiro risale la placca compatta, che caratterizza la prima parte del “Dentone”, fronte alla sosta fino al suo termine. Da qui parte un caminetto verticale con difficoltà leggermente più sostenute e caratterizzato da roccia discreta e a tratti erbosa nella parte inferiore. La parte superiore invece è più solida, strapiombante ma più appigliata. Proseguendo ancora qualche metro in verticale, e superate una serie di cengiette, si giunge al culmine della torretta dove è presente la sosta su mugo e sasso. 35m, V-.

Simone dopo la placchetta del primo tiro, V-.

La seconda lunghezza riscende per 2 metri sul lato opposto. Qui è presente un cordone che consente di agevolare il difficile salto, azzerando il passaggio. Si rimonta ora il muretto di roccia fermandosi alla prima cengia. Si aggira ora la seconda parte della torretta verso destra, con passaggio non banale, oltrepassando un canalino. Giunti alla base di una paretina la si arrampica su roccia buona e con facili passaggi fino al comodo terrazzino dove è presente la sosta. 30m, A0, IV.

Sulla sosta della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello chiave della via. Le difficoltà sono comunque limitate ai primi 10 metri. Si inizia salendo la bellissima placca con passaggio non facile per i primi 2 metri. Da qui un traverso esposto, su discrete presine, porta, leggermente in discesa, verso una fessura verticale alla destra di un pilastrino staccato. La si segue con facili passaggi fino a ritrovarsi sul culmine del pilastrino stesso. Qui è presente il passaggio più ostico: sulla sinistra, nascosta, è presente una lametta verticale che permette di alzare i piedi. Con i piedi alti si rilancia la mano sinistra verso una presa più buona ed evidente che consente di alzarsi sul terrazzino. Tutto il passaggio è comunque azzerabile grazie ai numerosi vecchi chiodi presenti e ad un cordone allungato. Da qui si prosegue lungo il camino su facili rocce, rimontando sulla sinistra fino a giungere ad una comoda sosta. 30m, VI.

Simone al termine delle difficoltà del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale le roccette dopo la sosta passando in un camino leggermente detritico. Alla fine del canale spostarsi leggermente verso sinistra per poi giungere alla sosta su un masso, in prossimità di un mugo. Evitare di spostarsi troppo a destra nell’ultimo tratto. 30m, III.

Martina sulla quarta lunghezza, III.

Il quinto tiro continua lungo le creste successive. Molto bella è la prima di esse, lunga e piatta. Terminata la “camminata” si torna a salire brevemente per poi subito riscendere verso una sella dove è presente un mugo. Da qui si risale, su terreno erboso, l’ultima cresta fino alla sosta su altro mugo. 55m, III.

La cresta del quinto tiro, III.

Ci si cala dal “Dentone” sul versante opposto a quello di salita ritovandosi in mezzo ad un profondo canale. Attenzione a non calarsi troppo sulla sinistra, faccia a monte.

La sesta lunghezza sale verticalmente, su stupenda roccia, la partete grigia compatta del “Dentino”. Prima del culmine ci si sposta leggermente verso destra per scollinare e superare l’ultimo muretto verticale. Da qui una serie di terrazzini un pò erbosi porta comodamente alla sosta. 35m, V-.

Il settimo ed ultimo tiro si sviluppa lungo la cresta aggirando tre facili protuberanze sulla destra. Sull’ultimo corpo roccioso si trova il libro di via. Da qui si percorrono gli ultimi metri arrampicando in discesa con possibilità di proteggersi con cordoni grazie agli innumerevoli pinnacolini rocciosi presenti. 40m, II.

Martina in prossimità del libro di via, prima di iniziare la discesa, II.

Giunti alla base del “Dentino”, se avanza tempo, è possibile continuare con la “Cavalcata alta dei Denti” che sale il “Dente Rotto” sul lato opposto della forcella, oppure risalire il “Boale Dente Rotto” che, dopo pochi minuti su ripida traccia, porta al sentiero dell’Emmele da dove è possibile tornare a valle. Nel complesso la via è varia e divertente, su roccia sempre buona, consigliata.

Cavalcata Bassa dei Denti

La cavalcata integrale dei denti è un itinerario meritevole che, dal sentiero della Loffa, porta, con circa 21 tiri di corda e 5/6 calate, alla parte alta del sentiero dell’Emmele, in corrispondenza del Boale del Dente Rotto. La salita integrale può essere divisa logicamente in 3 parti, la cavalcata bassa, quella centrale e quella alta. La cavalcata bassa presenta roccia sempre solida e nel complesso è appagante. Peccato per le poche ripetizioni registrate sul libro di via, perchè questo itinerariomerita veramente, magari concatenato con una, o entrambe se avanza abbastanza tempo, le cavalcate successive. L’attacco è facilmente individuabile grazie alla scritta “denti” presente su un sasso lungo il sentiero della Loffa.

Il primo tiro sale il diedro posto sullo spigolo sinistro del “dente da latte”. Dalla base della parete è già possibile intuire quale sarà il prossimo passo: un breve traverso verso destra porta alla base di un ulteriore diedro leggermente più sostenuto del precedente (passo chiave) ma su buona roccia e ben protetto. Una serie di roccette rotta porta poi rapidamente alla sosta posta su di un terrazzino subito sotto ad una parete grigia verticale. 30m, V+.

I diedri del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue logicamente lungo il bellissimo e solidissimo dietro, leggermente fisico, che sale subito oltre la sosta. A difficoltà terminate, un’altra serie di rocce rotte, ma compatte, porta in breve in cima al dente dove si sosta comodamente. 25m, V.

Martina in uscita dalla seconda lunghezza, V.

Dalla sommità del “dente da latte” è possibile calarsi oppure come abbiamo fatto noi, viste le difficoltà contenute, arrampicare in discesa su facili roccette fino ad arrivare alla base del “dente grande”. Lungo la discesa è presente un cordone ed è sempre possibile proteggersi su guglie. 25m, II+.

Il terzo tiro sale dalla sosta con clessidra e cordone alla base del “dente grande” all’interno di un atletico camino fino a giungere alla base dello spigolo che va aggirato verso destra. L’arrampicata è molto divertente e tecnica in questo tratto ben protetto e facilmente integrabile. E’ possibile sostare su chiodo e clessidra subito dopo ad un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina superato il caminetto del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza parte rimontando il diedrino a sinistra della sosta. Da qui puntare nuovamete verso lo spigolo di destra dove è presente il passo chiave del tiro. Lo spigolo va rimontato mantenendosi a destra di esso dove è possibile lavorare bene con i piedi sulle tacchette presenti. Le prese per le mani sono comunque buone anche se non proprio scavate. Una volta terminate le difficoltà ci si riporta verso sinistra dove è chiaramente visibile la sosta. 25m, V-.

L’uscita della quarta lunghezza, V-.

Il quinto tiro prosegue verticalmente su roccia molto compatta e solida, superando un breve diedrino. Successivamente ci si sposta verso sinistra lungo un evidente spigolo esi risale puntando ad un ben visibile chiodo. Sopradiesso ci si trova sopra ad un sasso piatto da dove si risalgono delle facili roccette per raggiungere la sosta in cima al dente. 40m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Da qui ci si cala per 35 metri sul versante opposto. La calata risulta particolarmente scenica in quanto più di metà di essa si svolge nel vuoto.

La calata nel vuoto.

Il sesto tiro è probabilmente il meno entusiasmante di tutta la via. Si sale il camino verso destra ignorando sia il canale di sinistra (detritico ed instabile già ad occhio), sia la placca verticale. Si prosegue in direzione di un albero e lo si supera giungendo alla base di un breve muretto verticale con chiodo e cordone. Questo è il passo più bello della lunghezza. La sosta si trova in cima al “dente piccolo” su sassone staccato ed instabile (potrebbe essere utile portare del materiale per attrezzare una calata più seria). 40m, IV+.

Simone sul poco entusiasmante “dente piccolo”, IV+.

Data la precarietà della sosta è consigliato arrampicare in discesa, piuttosto che calarsi, per raggiungere la base del “dente cariato”. Le difficoltà non superano il III grado.

La settima ed ultima lunghezza della cavalcata bassa risale verticalmente la placchetta appoggiata fino a quando non torna più verticale. Qui si traversa leggermente verso destra e si aggira lo spigolo. Si prosegue verticalmente su roccia molto bella e con buone prese fino al culmine della torre. Qui si trova la sosta e il libro di via. 30m, V-.

Simone in cima al “dente cariato”, V-.

Ci si cala sul versante opposto dove un’evidente traccia porta all’inizio della cavalcata centrale. Da qui è possibile proseguire l’arrampicata oppure rientrare sul sentiero della Loffa attraverso il ripido boale.

Via dei Proiettili – Piccolo Lagazuoi

Via di facile accesso con soli 15-20 minuti di avvicinamento dal Passo Falzarego. Roccia ottima in tutti i punti, sempre solida. L’arrampicata si svolge su placchette compatte di roccia scura sempre ben proteggibile. Molto bello è il secondo tiro della via dove le difficoltà sono più sostenute e molto scenico è il quinto tiro per uscire in cresta.

All’attacco della via si trova un cordone viola. Alcune relazioni parlano di uno spit visibile pochi metri sopra il cordone ma noi personalmente non lo abbiamo notato. Parecchio più a sinistra del cordone, dietro l’angolo lungo la parete, effettivamente uno spit si intravede ma è di un’altra via. Dal cordone si sale verticalmente la placchetta rimanendo a destra della fessura dove, al suo termine, è incastonato un vecchio friend. Qui ci si sposta poi leggermente a sinistra su facili roccette fino all’evidente sosta alla base della parete principale. Non sono presenti protezioni sulla lunghezza ma tutto il tiro è facilmente proteggibile con cordoni su roccia ed eventualmente con qualche friend. 50m, IV.

L’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza sale leggermente a sinistra su placche molto compatte, ben protette da alcuni spit e proteggibili ulteriormente con qualche friend. Raggiunta la base del primo dei due, ben visibili, tetti giallastri si traversa verso destra puntando l’evidente chiodo vecchio incastonato nella fessura giallastra verticale. Qui è presente il breve passo chiave della via. Si rimonta la placchetta verticalmente, con spit alla base, su prese per le mani piccole ma buone. Da qui si rimonta verso destra il piccolo tettino con passo molto atletico ma ben protetto ed eventualmente integrabile con friend grande. Qui le difficoltà terminano e si procede verticalmente per pochi metri fino a raggiungere la comoda sosta. 35m, V+.

Simone sulla placca della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro inizia con una divertente arrampicata in fessura sempre ben proteggibile con friends. Una volta terminata la fessura si procede su roccette più facili ben proteggibili con cordoni fino ai piedi dell’evidente placca grigia dove si trova la sosta. 35m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è molto breve e semplice: risale la paretina verticale fronte alla sosta rimanendo a sinistra del canalino per evitare di smuovere troppi sassi. Terminata la paretina la sosta è ben visibile in alto verso destra alla base della parete gialla verticale. 25m, III+.

Simone sulla quarta lunghezza, III+.

Il quinto tiro traversa verso destra passando dapprima un canale detritico ed in seguito una cengia erbosa per risalire poi su roccia giallastra aggirando lo spigolo. Si trovano 2 spit sui passi chiave del traverso ben visibili già dalla sosta del tiro precedente. Oltre lo spigolo si trova un piccolo strapiombo su roccia grigia. Lo si risale verticalmente fino a quando il versante inizia ad obliquare verso sinistra su roccette rotte con arrampicata più facile. Si prosegue fino a sostare su uno dei numerosi spuntoni presenti prima che la rampa diventi erbosa. 45m, IV+.

Martina alla fine del traverso del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è pura formalità per raggiungere l’uscita della via. Si risale la cresta appoggiata molto erbosa ed intervallata da alcune solide roccette. Ci si mantiene sulla sinistra rispetto alla verticale della sosta precedente fino ad incontrare la sosta posta sotto un grosso sasso dopo una cinquantina di metri. 50m, II.

Le ultime rocce della via, II.

L’uscita della via si trova in prossimità dei resti di guerra sulla Cengia Martini, la più importante postazione fortificata del fronte che vedeva scontrarsi l’impero austro-ungarico ed il Regno d’Italia. Meritevole è anche il panorama che spazia in direzione sud-ovest, dove è possibile ammirare le Cinque Torri, il Nuvolau, il Sass de Stria ed, in lontananza, la Marmolada con il suo ghiacciaio. Da qui è possibile proseguire su una delle due vie che iniziano a ridosso delle fortificazioni e che terminano in vetta: “A Baby” e “Per non dimenticare”. Queste sono vie a stampo esplorativo su roccia decisamente meno solida, con chiodatura datata e soste attrezzate ma pericolose allo stato attuale. Lungo le lunghezze sono presenti parecchi detriti e spesso sono accompagnate da rigoli d’acqua e umidità: prestare molta attenzione nel caso le si volesse percorrere. L’uscita alternativa è seguire l’evidente tratto di sentiero attrezzato fino a tornare sul sentiero che riporta al Falzarego.

Via Ultime Foglie d’Autunno – Torre dell’Emmele

“Ultime foglie d’autunno” è una via breve ma intensa che corre lungo la parete sud della torre dell’Emmele. Dopo un primo tiro non entusiasmante la via cambia volto e le roccette erbose lasciano spazio ad una stupenda placconata compatta che ci accompagna quasi per tutto il resto della via, dapprima su difficoltà abbastanza sostenute, ed in seguito più appoggiata e meno protetta ma con passi decisamente più semplici.

L’attacco della via è facilmente distinguibile dalla presenza di un cordone bianco. Pochi metri sopra il cordone si trova il primo, ed unico, chiodo della lunghezza. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verso sinistra dove si trova una clessidra con cordone. La linea è abbastanza logica e cerca di evitare il più possibile le parti erbose che caratterizzano la parte bassa della torre. Da qui si vede la successiva clessidra con cordone sulla destra. Si risale quindi verticalmente fino alla sosta posta più in su. Quest’ultimo tratto è una facile placca proteggibile con cordoni nelle numerose clessidre.

La seconda lunghezza prosegue verticalmente su placca stupenda. I primi metri seguono la falsa riga della conclusione del tiro precedente ma la musica cambia subito. Da qui, per i prossimi 30 metri, l’arrampicata sarà estremamente continua e leggermente esposta con pochissimi punti di rest. Si risale la placca seguendo l’evidente linea di chiodi e cordoni. Quasi al suo termine il passo chiave: subito sopra un tettino è presente una buona presa a lato del chiodo, che va tenuta con la sinistra. Porto la destra alla ricerca di una tacchetta orizzontale verso destra che e latengo per alzare i piedi. Con i piedi alti mi trovo faccia a faccia con la parete, con le mani basse all’altezza delle ginocchia. Qui, equilibrandomi quanto possibile, alzo la mano sinistra verso una non troppo comoda pinzata verticale. Rialzo infine i piedi porto la mano destra sulla crepa orizzontale posta sotto un ulteriore tettino. Anche uscire da quest’ultimo non è banale, visto anche l’attrito della corda a questo punto della lunghezza. Il passaggio è molto atletico. Giunti sopra il tettino si traversa verso destra fino alla sosta. 40m, VI+.

Martina prima del passaggio chiave del secondo tiro, VI+.

Il terzo tiro traversa legermente verso sinistra per poi tornare verticale. L’arrampicata si svolge sempre su buone prese, anche se la linea diventa meno logica mano a mano che si sale. Come riferimento proseguire verticale mantenendosi pochi metri a destra delle erbette fino a raggiungere la sosta. 45m, V-.

L’uscita del terzo tiro, con e senza nebbia, V-.

La quarta lunghezza obliqua verso destra in direzione dell’evidente colata nera. Qui un passo facile ma atletico permette di rimontare il terrazzino. Da qui seguire l’evidente rampa, leggermente detritica, traversando verso sinistra quasi al suo termine mantenendosi sotto la linea dei mughi. Si sosta su un grosso mugo posto prima di un canalone. 45m, V+.

Martina in uscita dal quarto tiro, V+.

L’ultimo tiro sale la parete al di là del canalone per una decina di metri su facile roccia fino ad un grosso masso su cui è posta la sosta. 10m, IV.

Da qui un evidente traccia, tra cengie erbose e mughi, porta in cima all’Emmele con ampio panorama sulle Valli del Pasubio, la pianura veneta ed il Pian delle Fugazze.

Gli ultimi metri prima della vetta

Approccio alla discesa

Dalla cima si scende sul versante opposto su evidente traccia di sentiero che, passando attraverso un canalino detritico, porta velocemente al sentiero principale da qui è possibile riscendere verso l’Ossario del Pasubio o proseguire verso Campogrosso.

Via Un posto al Sole – Crestone S/E dell’Emmele

Premessa: La via “Un posto al sole”, non sale alcuna cima particolare, ma segue il logico crestone che porta alla base della torre dell’Emmele sul versante sud/est. La via, di per sè corta, ed è usata soprattutto come concatenamento per il raggiungimento delle vie dell’Emmele stesso tra cui la “Via della Loffa”, “Ultime foglie d’autunno”, “Prime foglie d’autunno”, “Spigolo Daniele Scorzato”, e molte altre. Le prime tre lunghezze si sviluppano verticalmente su roccia molto buona e con arrampicata davvero piacevole. Il resto della via prosegue per cengette erbose intervallate da cornetti arrampicabili dove è possibile proseguire in conserva oppure continuare in alternata viste le numerose soste intermedie.

Il primo tiro inizia salendo la fessura a destra dove è subito visibile il primo chiodo. Successivamente si punta verso lo spigolo di sinistra e si traversa orizzontalmente fino a raggiungerlo, affrontando il passaggio chiave della lunghezza. Raggiunto lo spigolo lo si sale verso destra nella sua completezza con arrampicata più facile fino a raggiungere uno spiazzo, a destra, con grosso albero dove si sosta comodamente. La linea di tutto il tiro è molto logica e ben definita da numerosi chiodi e cordoni. 30m, V+.

Martina sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza sale la parete opposta all’albero di sosta seguendo la marcata fessurina che obliqua verso sinistra. I primi metri rimontano lo zoccolo verso destra fino all’attacco della fessura stessa. Circa alla metà del tiro si trova il passaggio chiave della via: la crepetta si interrompe lasciando spazio ad una placchetta da salire con passaggi d’equilibrio. Diverse guide e schizzi gradano questo passaggio come VI, ma a nostro parere è un pò esagerata come giudizio. La via prosegue fino a che si incontrano delle rocce gialle e rotte che si affrontano con arrampicata più agevole. Qui si traversa leggermente verso sinistra aggirando la parete che ci si trova di fronte fino ad incontrare la sosta. 30m, VI.

Simone sulla seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro risale la parete di fronte alla sosta fino al suo culmine seguendo un atletico diedro nei tratti finali. La prima parte della lunghezza non presenta grosse difficoltà e rimonta un terrazzino verso destra su cui sono presenti alcuni ciuffi d’erba. Pochi metri più in alto, dopo una placchetta leggermente appoggiata inizia il diedro. L’arrampicata è divertente e leggermente esposta, sempre su buone prese anche se alcune non sono troppo stabili. Al termine delle difficoltà, un traverso verso sinistra porta alla sosta posta sul culmine di un torrione. 30m, VI-.

Simone dopo l’atletico diedro del terzo tiro, VI-.

Da qui in poi mancano poco più di 200 metri di sviluppo per raggiungere l’uscita della via. Viste le numerose cengie erbose in cui l’arrampicata è inevitabilmente interrotta è consigliato affrontare questo tratto in conserva. Nonostante ciò tutto il tragitto è ben attrezzato con chiodi e clessidre in loco ed è facilmente integrabile. Non mancano neppure le soste che, per chi volesse procedere in maniera più sicura, definiscono logicamente gli ultimi tiri della via, di cui segue descrizione.

Il quarto tiro sale su facili roccette verso sinistra fino alla cima della cresta erbosa. Sulla vetta di quest’ultima è presente una sosta, ma è consigliabile sostare sul mugo sottostante (a destra) visto che in seguito sarà necessario riscendere per proseguire l’itinerario. 30m, II+.

La quinta lunghezza inizia oltre il mugo su roccia più verticale, per poi proseguire sulle solite roccette fino ad un altro mugo. 45m, IV-.

L’ultimo tiro riscende leggermente fino alla base di un pilastro e lo rimonta lungo logica linea. Da qui si prosegue in placca molto appoggiata fino alla sosta. E’ possibile evitare il pilastro infilandosi nella traccia tra i mughi di destra, giungendo brevemente sulla placchetta finale. 30m, V-.

L’uscita del terzo tiro con sullo sfondo l’Emmele e la cengia erbosa della quarta lunghezza.

Nonostante la via sia corta offre comunque tratti di arrampicata di soddisfazione, su difficoltà sempre contenute. I passaggi gradati come VI e VI- sono abbastanza generosi. La via esce in concomittanza dello spigolo da cui parte la “Via della Loffa”, mentre proseguendo, tramite traccia e bolli rossi, nel canale detritico di sinistra si giunge alle altre vie della parete sud/est. Nel caso di maltempo è sempre possibile ultimare qui la salita e rinunciare all’Emmele proseguendo fino al termine del canalone fino ad incrociare la traccia del Boale Dente Rotto che sale fino all’omonima forcella e proseguendo poi verso sinistra per Campogrosso o verso destra per l’Ossario del Pasubio.