Il Bersaglio – Settore B

Il settore B è caratterizzato da calcare estremamente compatto e poco battuto. L’arrampicata varia sensibilmete da via a via, passando dall’equilibrio della placca, alla continuità del limestone lavorato a gocce. I tiri strapiombanti sono rari e prevale, in generale, la verticalità. Il panorama che si gode durante l’ascesa spazia dall’alta valle del sarca alle basse giudicarie con, ad ovest, le catene del Brenta e dell’Adamello, alle spalle il monte Casale e, verso est, il Piccolo Dain che sovrasta il paese di Sarche.

Enclave 7a+ / 15m

Senza Nome ? / 16m

Senza Nome ? / 17m

Daghe Dentro 7a+ / 18m

Bacia Micia 6c+ / 16m

Linea elegante e pulita, con singolo di non immediata comprensione in mezzo alla via, che si articola su roccia estremamente compatta e varia. La prima parte segue un muretto giallo, ben appigliato, caratterizzato da gocce. Si sale agevolmente su solide, sebbene piccole, tacche fino a raggiungere il rovescio di sinistra dove la roccia cambia colore e l’arrampicata diviene più delicata. Spostandosi sulla destra della verticale si giunge alla rinviata successiva dove inizia il crux della via: la sequenza di movimenti non è per niente banale e va ricercata. Restando sulla destra ci si alza quanto basta per arrivare ad un comodo rovescio da accoppiare con entrambe le mani. Rimanendo saldo con la mano sinistra, porto la mano destra sull’orecchia nera, rempre rovescia, appena sopra, alzo i piedi e ruoto il corpo completamente verso destra alla ricerca dell’equilibrio giusto per liberare la mano sinistra in tensione ed allungarla verso l’alto in direzione di una piccola e scomoda tacchetta segnata. Quest’ultima serve solo come appoggio intermedio per giungere ad una presa decisamente più comoda poco più un alto a sinistra, da dove è finalmente possibile rinviare. Qui non è possibile riposare più tanto ma alzando bene i piedi si giunge, in allungo, ad una più comoda fessura orizzontale dove scaricare la tensione accumulata. Gli ultimi metri per arrivare alla catena sono pura formalità.

IMG-20191110-WA0105
Simone su “Bacia Micia”, 6c+

13 Papi 6a+ / 20m

Er Pierde 6a+ / 21m

Senza Nome ? / 19m

Memory 6a / 17m

La Costola 5c / 17m

Cheliabinsk 5c / 17m

La Zeta di Ranzo 6a+ / 20m

Via discontinua, semplice per quanto riguarda la prima parte con duro singolo su placca in uscita alla catena. L’arrampicata si svolge agevole lungo la fessura che caratterizza il primo tratto, fino all’evidente placca che fa da padrona nella parte superiore. Qui sono due i passaggi delicati da affrontare. Il primo consiste nel trovare l’equilibrio giusto per portarsi con i piedi sul terrazzino dove inizia la placca vera e propria. Il secondo è il passaggio che, sostanzialmente, dà il grado a tutta la via. Ci sono diversi modi per interpretarlo. Uno di questi è prendere la lama verticale in centro alla parete con la mano destra, alzare il piede sinistro alto a sinistra, su marcato buchetto, e caricare il peso per allungarsi lentamente fino alla base della crepa verticale a lato della catena. Un’alternativa è invece quella di prendere la lama con la mano sinistra ed allungarsi, questa volta verso destra, dove un bidito aiuta a riequilibrare il corpo e a riposizionare bene i piedi prima di spostarsi nuovamente sulla crepa di sinistra. Ad ognuno il suo stile.

WhatsApp Image 2019-11-10 at 18.49.18 (2)
Fabio sul passo chiave di “La Zeta di Ranzo”, 6a+

Giorni Ardenti 5b / 20m

Bella via, lineare e continua nel grado ma intervallata da comodi riposi. In generale non compicata, di facile lettura e ben protetta. Perfetta per riscaldarsi prima prima di passare ad affrontare le altre salite del settore.

La Pietra di Damocle 5c / 18m

Buona via di riscaldamento, con chiodatura ravvicinata. I primi cinque metri sono i più delicati e richiedono un buon bilanciamento del corpo. La linea segue una serie di terrazzini fino alla catena. Poco prima della stessa è presente un breve tratto in placca che, se affrontato sulla sinistra, potrebbe causare qualche problema di troppo.

WhatsApp Image 2019-11-10 at 18.51.54
Fabio su “La Pietra di Damocle”, 5c

Pericolante 6a / 20m

Via molto divertente, leggermente strapiombante ma sempre su buoni appigli. Il primo tratto è semplice, su calcare grigio e compatto. Le difficoltà iniziano verso la metà della via, quando la roccia inizia ad assumere il caratteristico colore giallo. Il passaggio chiave é proprio qui. Due tacchette sulla verticale consentono di alzare i piedi, sul terrazzino di sinistra, quanto basta per raggiungere la, non troppo comoda, presa posta un po’ più in alto. Qui si traversa elegantemente verso destra, dapprima con i piedi ad incrociare ed in seguito con la mano destra a ricercare una comoda fessura verticale. Rimanendo sulla destra della via ci si alza leggermente fino a raggiungere una tacca che consente di alzare i piedi e raggiungere, con la mano sinistra, il rovescio sotto il tettino prima della catena. Ci si sposta per l’ultima volta verso destra dove una comoda fessura permette di rinviare in catena.

Aniechinius 6b / 20m

Via estremamente interessante con singolo a metà parete su piccole tacchette. I primi metri, come quasi tutte le vie del settore, presentano un’arrampicata semplice, caratterizzata da terrazzini facilmente rimontabili. Non passa molto prima che la roccia cambia stile e le prime difficoltà si fanno sentire. Il passaggio chiave è un bellissimo traverso verso sinistra, su due tacche appena accennate che permettono di riposizionare rapidamente i piedi ed il corpo e di giungere, più in alto, ad una presa poco più comoda su marcato bombè. Da qui ci si risposta verso destra per seguire, per alcuni metri, una fessura che termina con un rovescio per la mano destra. Da qui l’arrampicata risulta più facile su buone tasche fino alla catena.

Ladri di Stelle 5c / 20m

Via semplice e senza troppe pretese, su muro grigio e compatto, intervallato da una serie di terrazzini e fessure verticali. Unico passaggio delicato verso l’uscita della via, dove una placca liscia richiede un certo grado di confidenza per alzarsi bene e raggiungere la comoda presa soprastante.

WhatsApp Image 2019-11-10 at 18.52.52
Martina su “Ladri di Stelle”, 5c

La Cava 5b+ / 20m

Annunci

Cavehill

Tra le tante colline che dominano Belfast c’è Cavehill. E’ facilmente distinguibile dalle altre per la caratteristica conformazione in basalto che si trova alla sua sommità e che viene scherzosamente chiamata “Napoleon’s Nose”, il naso di Napoleone, visibile praticamente da qualsiasi zona di Belfast e, nelle giornate limpide, anche dalle coste della Scozia. Con un elevazione di circa 370 m.s.l.m. offre ampie vedute sulla parte orientale di Belfast e dei suoi sobborghi, tra cui Glengormley, Whiteabbey, Mossley, Monkstown e Carrickfergus, nonchè sul Belfast Lough, il canale che collega Belfast con il Canale del Nord ed il resto del Regno Unito.

sdr

Partendo dal Castello di Belfast, ricostruito qui tra il 1862 ed il 1870 dopo l’incendio che lo ha distrutto nel centro di Belfast nel 1708, è possibile seguire un anello di circa 7,2km che porta in cima a Cavehill. Approcciando il giro in senso antiorario (scelta consigliata), nella parte bassa del percorso si passa attraverso un ombreggiato e ripido boschetto dove non è raro incontrare qualche scoiattolo e fauna molto varia.

cof

Benchè ripido il tratto iniziale è relativamente breve, ed anche il bosco lascia rapidamente spazio ad un ambiente più aperto e con rada vegetazione. In compenso iniziano a scorgersi le prime timide vedute dell’area portuale e dei paesi che corsteggiano il canale. Poco distante dai numerosi punti panoramici che arricchiscono la salita, è presente anche l’entrata della più grande delle 5 caverne, probabilemente utilizzate per l’estrazione del ferro, che danno il nome all’intera collina.

sdr

sdr

Continuando a salire lungo il sentiero la vegetazione cessa completamente per lasciare spazio ad estese praterie collinari e decisamente ventose. In brevissimo tempo, con una ripida salita finale, si giunge quasi in vetta. Da qui è possibile ammirare il naso di Napoleone, sede del “McArt’s Fort”, di cui è rimasto ben poco, se non alcune mura di terra. Dalla sua base è possibile ammirare Belfast e i suoi dintorni a 180°.

sdrsdrsdrsdr

Il sentiero di ritorno scende più dolce e si affaccia su Divis, la più alta delle colline di Belfast con i suoi 478 m.s.l.m. e fino al 2005 sotto il controllo del minstero della difesa che la ha utilizzata come area per le esercitazioni per le armate Inglesi. In poco tempo si ritorna al punto di partenza rientrando piano piano nella boscaglia. Nel complesso il giro non presenta difficoltà ed offre degli scorci molto interessanti sulla parte più meridionale della contea di Antim (dove sorge Belfast).

Monte Altissimo di Nago

Il monte Altissimo di Nago è la vetta più elevata, sul fronte trentino, della catena del monte Baldo. La sua cima, posta a 2074 m.s.l.m., offre un incredibile terrazzo su Riva del Garda e sulla parte settentrionale del lago omonimo. L’accesso alla vetta può avvenire in svariati modi e da svariate quote, ma il più ricco di ambientazioni e paesaggi diversi lo si imbocca a partire dall’abitato di San Valentino, sull’altopiano di Brentonico a quota 1329 m.s.l.m., che, in circa 3 ore, porta alla vetta.

IMG-20190429-WA0050

Da qui, infatti, parte il “sentiero attrezzato delle vipere”, che offre ampie vedute sull’altopiano stesso. I primi 150 metri di dislivello sono particolarmente ripidi e salgono a zig zag nel fitto bosco ben ombreggiato. Successivamente, quando il bosco lascia spazio alla nuda roccia, inizia una piccola sequenza attrezzata con cordino metallico per facilitare la salita ed eventualmente tenersi nei tratti più esposti. Il tratto attrezzato è breve ed in pochi minuti porta alle Crone di Bes, punto panoramico sulla parte più meridionale dell’altopiano di Brentonico posto a quota 1540 m.s.l.m.

IMG-20190429-WA0116

IMG-20190429-WA0118

Da qui, in 5 minuti di cammino sopra un vecchio muretto a secco, si raggiunge malga Bes, poco più bassa di quota a 1514 m.s.l.m. Gli alti e fitti alberi che fin’ora ombreggiavano le nostre teste lasciano spazio ad uno spoglio ambiente montano frastagliato da roccie ed intervallato da ampi pascoli. Qui iniziano a sentirsi i richiami delle marmotte ed in lontananza riusciamo ad avvistare anche un camoscio che bruca. Il silenzio, in questo posto aperto e poco battuto, regna sovrano.

IMG-20190429-WA0000IMG-20190429-WA0114IMG-20190429-WA0113

Proseguendo per la strada forestale ben segnalata, si incrocia, dopo poco tempo, il sentiero che parte dall’abitato di San Giacomo. Qui la strada torna a salire, sempre su verdeggianti prati, e, non molto distante, due marmotte si rincorrono come a corteggiarsi. Dove va una l’altra la segue, si avvicinano, si allontanano, sembrano baciarsi. E’ tutto molto bello, vorremmo stare ad osservarle ancora un po’, ma dobbiamo proseguire. Dopo 20 minuti di salita raggiungiamo l’albergo Graziani (raggiungibile anche in macchina e punto di accesso abituale per l’Altissimo) posto nella bocca del Creer a 1617 m.s.l.m. La cima dell’Altissimo è 400 metri più in alto ma, per via della sua particolare conformità collinosa, ancora non si vede, e non si vedrà fino a che non la si raggiunge. La strada che porta alla cima è sterrata e sale ondeggiante rimanendo sempre sulla stessa faccia del monte rivolta verso il Baldo, ancora innevato in questo periodo, e verso il parco regionale della Lessinia.

IMG-20190429-WA0008IMG-20190429-WA0016IMG-20190429-WA0021

Mano a mano che si sale inizia però ad intravedersi il lago di Garda in tutta la sua estensione. Le viste più suggestive si mostrano però a partire dalla Busa della Brodeghera, quasi in cima all’Altissimo, a quota 1990 m.s.l.m, dove iniziano ad intravedersi anche le maestose cime innevate dell’Adamello-Brenta, visto che, di tanto in tanto, anche il versante di salita inizia a cambiare.

IMG-20190429-WA0026IMG-20190429-WA0091IMG-20190429-WA0088

Dalla Brodeghera alla cima, passando per il rifugio Damiano Chiesa (2059 m.s.l.m), sono si e no 20 minuti. Il pomeriggio la cima è estremamente ventosa e la temperatura percepita può abbassarsi di parecchi gradi, ma il panorama vale anche quest’ultima sofferenza. Da qui è possibile ammirare praticamente a 360° tutti i monti e le vallate circostanti: Riva, Limone, Arco, il suo castello e la bassa valle dei Laghi. Poi ovviamente il lago di garda e le centinaia di vele che lo popolano quotidianamente e, più in lontananza, le cime innevate dell’Adamello e quelle verdeggianti delle prealpi Gardesane e Bresciane, di cui il Baldo e l’Altissimo fanno parte. Sull’altra sponda lo stesso monte Baldo, Rovereto e la Vallagarina, le cime innevate delle piccole dolomiti in Vallarsa, il Pasubio e, se l’occhio coglie, anche l’altopiano di Folgaria e Lavarone.

IMG-20190429-WA0029IMG-20190429-WA0038IMG-20190429-WA0039

Il percorso di ritorno si svolge lungo quello di andata. Per variare l’ultimo tratto ed evitare il sentiero attrezzato in discesa, è possibile, a partire da malga Bes, allungare un po’ il percorso e seguire la strada sterrata verso ovest che, in 15 minuti, porta alla strada asfaltata che collega San Valentino all’albergo Graziani. Seguendo quest’ultima in discesa si ritorna a San Valentino nel giro di altri 20 minuti passando attraverso corte gallerie scavate nella roccia e costeggiando una serie di cascatelle. Nel complesso il giro è durato intorno alle 4 ore e mezza di camminata percorrendo circa 23 chilometri e 700 metri di dislivello positivo. I paesaggi, le ambientazioni e le vedute sono forse le migliori che la zona può offrire, rendendo l’Altissimo un’autentica terrazza sul Garda.

IMG-20190429-WA0070

IMG-20190429-WA0045IMG-20190429-WA0057IMG-20190429-WA0065

Piste dei Dinosauri – Settore B

Il settore B presenta un’arrampicata tecnica e di equilibrio su splendide, e allo stesso tempo taglienti, gocce per le prime vie della parete, mentre nella parte destra prevale un’arrampicata più strapiombante su gocce e canne.

Star Trek 6c / 20m

Broccoletti 6b+ / 18m

Via sostanzialmente di resistenza, tirata dalla prima all’ultima presa. Fin dalla partenza si capisce che non sarà per nulla tranquilla e dopo il primo spit giungiamo alla prima asperità. Qui inizia una sezione con passi su microtacche che, vuoi per la temperatura molto rigida di oggi, vuoi l’abrasività intrinseca della roccia che caratterizza l’intera parete, ti fa subito ululare i polpastrelli. volendo, stando 1 metro verso destra, si riesce a superare un po’ più agevolmente la difficoltà, su una roccia grigia e con passaggi meno ostici. La linea si snoda da qui in avanti senza veri e propri riposi, tra tacche ed elementi di aderenza fino a riuscire finalmente a respirare giusto prima dell’ultimo passaggio in catena. L’ultimo passaggio è un po’ boulderoso. Tenendo con entrambe le mani due bidita ci si alza bene con i piedi fino a giungere ad un rovescio centrale. Qui con fare deciso, e con un leggero ma dovuto slacio, ci si proietta infine in catena.

 

Lo Scultore 7b / 20m

Al Settimo Gelo 6a / 14m

Via corta ma molto divertente con due difficoltà principali: una alla partenza ed una in uscita, intervallate da un comodo rest. La difficoltà in partenza è rappresentata da un traverso verso sinistra su piccole goccie, ma buone abbastanza per tenersi il più possibile a contatto con la parete e spostare bene il corpo mantenendolo in equilibrio.
Una volta superata la piccola pancia ci si riposa prima che la via riprenda la sua verticalità originaria. Qui divertenti buchetti rovesci consentono di alzare bene i piedi e raggiungere in alto due brufoli tondeggianti da tenere per giungere sul terazzino sopra il quale è posta la catena.

img-20190120-wa0022
Al settimo gelo – 6a

Raggi di Sole 6a / 14m

Come per tutti i 6a della parete la partenza presenta movimenti molto belli e delicati da fare in equilibrio su tacche molto taglienti. Anche qui la difficoltà maggiore risiede nei primi metri. Nella parte alta la linea perde la sua verticalità originaria e sgrada fino alla catena. L’unica difficoltà è data dal terrazzino che precede la catena da sormontare con movimento deciso su tacche comunque ben scavate.

L’Ora del Garda 6a / 14m

Crocus 6a / 14m

Sullo stesso stampo delle precedenti, la difficoltà maggiore la troviamo nei primi metri della lunghezza con una piccola differenza. Se bene o male nei tre 6a precedenti c’era l’imbarazzo dela scelta sulle goccie da tenere, qui il passaggio è un po’ più obbligato ed è rappresentato da un traverso da destra a sinistra per risalire il terrazzino. Qui ci attendono cinque metri di facile arrampicata appoggiata, questa volta in obliquo verso destra. Per rimontare, infine, il terrazzino posto sotto la catena, c’è una comoda fessura verticale per la mano destra.

Cuore di Mestruo 8c / 20m

Drakar ? / 20m

Wind of Change 8b / 20m

Vento di Tramontana 8b+ / 20m

La Prima di Tutte 6a+ / 14m

Bonsai 6c / 18m

Via molto bella e allo stesso tempo assai delicata nei passaggi decisivi. La partenza, fin sotto il piccolo strapiombo, non presenta troppe difficoltà, un giusto riscaldamento. La parte centrale della via è in leggero strapiombo e qui inizia a definirsi il grado. Per il prosieguo si possono individuare facilmente quattro/cinque taschine su cui fare affidamento, nessuna veramente comoda. La difficoltà maggiore sta nel decidere quale di esse sia la migliore da tenere per alzarsi sopra il piccolo terrazzino dove ad attenderci c’è poco nulla. Questo è il passo chiave della via, di non facile lettura: sulla destra c’è una poco marcata fessura in cui alloggiano non più di 3 dita che si usa, spingendo con i piedi in contrasto sulla parete opposta, per portare, in leggero allungamento, la mano sinistra a raggiungere uno scomodo bidito posto sopra il rinvio. Da qui, senza tergiversare troppo, si rilancia la mano sinistra sulla tacca soprastante leggermente più comoda (questa volta in completo allungamento) e si alzano finalmente i piedi. Accoppiando la mano destra si presenta ora sulla sinistra, un po’ più in alto, un grande e comodo buco che sancisce la fine delle ostilità. Finalmente un po’ di riposo. La via continua più facile su tacche fino in catena.

sdr
Bonsai – 6c

Piccolo Diavolo 7a+ / 20m

Moscolin 7b+ / 32m

Gatto Silvestro 7a / 16m

Iris 7a+ / 32m

Parente Mic 7b / 28m

La via del Bepi ? / 30m

Il Dilemma ? / 30m

Piste dei Dinosauri – Settore C

Il settore C presenta una tipologia di arrampicata meno strapiombante e più in placca rispetto ai precedenti. E’ il più soleggiato di tutta la falesia e si arrampica anche nei periodi invernali senza patire troppo il freddo, a patto che ci sia un po’ di sole. Il blocco staccato sulla sinistra offre un’arrampicata di tipo plaisir dove la dificoltà più grande è superare il piccolo tetto che sta alla base delle vie. La parte destra del settore, invece, si sviluppa su grandiose placconate poco appigliate e leggermente strapiombanti con gradi abbastanza proibitivi.

Facile per Piera 6a+ / 16m

Cric 6a+ / 16m

Croc 5c / 16m

La Poiana 4c / 16m

La via più facile di tutta la falesia, un ottimo modo per prendere confidenza con la roccia presente. La via segue la logica linea definita dalla crepa gialla che taglia la parete verticalmente, da affrontare climber sulla sinistra e spit sulla destra della fessura. La parte iniziale non presenta grandi difficoltà e si sale agevolmente fino che la parete non acquista una certa verticalità. Qui è importante tenere i piedi belli alti per giungere con le mani alle prese migliori e superare il terrazzino sopra il quale è posta la catena.

cof
La fessura sulla quale sale La Poiana, 4c.

Il Ghiro ? / 18m

Amici Miei 7c / 18m

Firoi di Zucca 7b / 18m

Il volo di Alba 6b+ / 20m

Linea particolarmente ostica per via della sua continuità. I primi 5 metri, sprotetti seppur facili, superano una serie di roccette che fungono da preambolo per la via. I successivi metri sono leggermente strapiombanti su piccole prese sempre taglienti e di conseguenza poco confortevoli. Si inizia con una fessura obliqua da navigare da sinistra a destra fino ad alzarsi abbastanza per giungere lo scomodo rovescio in alto per la mano destra. Un’adeguata postura corporea aiuta non poco a limitare gli sforzi per la spallata sucessiva. Subito sopra il rovescio c’è un bidito con il giusto spazio per 2 dita della mano sinistra. La mano destra va a quindi a cercare quel poco che offre la roccia giusto per mantenersi col corpo attaccato a parete, mentre la sinistra completa la serie di movimenti alla fessura soprastante. Dopo la rinviata ed il dovuto, seppur breve, riposo, si riparte stando abbastanza bassi, si traversa leggermente verso destra e si rimonta verticalmente, in delicato equilibrio, la pancia. Da qui la via continua severa in placca fino alla catena senza mai sgradare nè consentire alcun riposo. I movimenti sono sempre di equilibrio su piccole tacche ed è difficile riuscire a mettere bene i piedi per via dei numerosi cambi di pendenza. Gli ultimi metri per giungere alla catena, seppur facili, presentano roccia instabile e un po’ di vegetazione: prestare massima attenzione soprattutto a chi fa sicura.

Nonna Ida 6a+ / 20m

A parte il primo tratto che richiede una certa atleticità nel rimontare il tettino iniziale, la via si sviluppa principalmente su placca magnifica, solida e compatta. Si parte su roccette facili ma diversamente stabili fin sotto il tetto dove la qualità della roccia migliora sensibilemente. Qui una pronunciata fessura ci guida verso il comodo svaso successivo, da tenere decisi per alzarsi bene con i piedi e sormontare l’asperità. La placca si palesa ora in tutto il suo splendore. Delicato è propio il primo movimento per rimettersi in “asse” con la linea degli spit, in aderenza su tacchette appena pronunciate. La via prosegue un pò più facile per qualche metro fino a sgradare completamente nel finale attraverso una serie di comodi, ma sporchi, terrazzini.

cof
Nonna Ida, 6a+. Particolare del tetto in partenza.

Vecio Beco 6a+ / 18m

Bay Blade 5c+ / 18m

Cola Grant – Settore Sinistro

Il settore sinistro, a differenza di quello destro, presenta una roccia molto più solida, sicura e compatta, un inaspettata sorpresa. Qui l’arrampicata si svolge su parete leggermente strapiombante arricchita da qualche canna soprattutto nella parte più alta. Lo stile di arrampicata è per lo più tecnico e boulderoso che, unito alla lunghezza dei tiri, rende la scalata particolarmente faticosa ed impegnativa.

Anime Salve 7b / 20m

Panoramix 7a+ / 21m

Anda Pedro 7a+ / 21m

Il Re Scorpione 7c+ / 22m

Stop Racism 7c+ / 21m

Black Metal 8a+ / 23m

Linea Linéa ? / 24m

Sempre Miz 6c+ / 20m

Via di assoluta continuità per buona parte della sua lunghezza, con spostamenti, a volte, molto tecnici. La partenza rimonta un semplice ed ampio terrazzino per poi proseguire senza netti riposi fino alla catena. Da qui si riparte in verticale con leggero traverso verso sinistra per raggiungere la grande fessura svasata prima con una e poi con l’altra mano. Ci si alza bene con i piedi e ci si riaccentra con un passaggio delicato in aderenza su microtacche: la scomoda fessura che corre in diagonale verso destra anticipa la prossima asperità. Nascosta sulla sinistra, quasi a mimitizzarsi con il resto della parete, c’è una comoda tacca da tenere per alzare i piedi il più in alto possibile al fine di raggingere il buco in alto a destra, al limite dell’apertura alare di un umano medio. Rovesciando la mano sinistra e proseguendo sulla verticale si raggiunge una comoda presa con la mano destra da tenere per rimontare la pancia che sancisce la fine delle difficoltà. Per quest’ultimo passaggio è necessario studiare bene la posizione dei piedi prima di alzarsi troppo, in quanto la pancia rocciosa ostruisce la visuale. La catena è posta poco più in alto, dopo una serie di piccoli terrazzini.

sdr
Sempre Miz – 6c+

Wet Like Pussy 7b+ / 25m

Hammerhead 7a / 20m

Hammerhead Plus 7b+ / 25m

Made in Japan 7a+ / 20m

Made in Japan Plus ? / 25m

Moonshiner 6b / 21m

Bella linea che corre all’estrema destra della parete su pilastrino nero placcoso e leggermente appoggiato. Cambia faccia nella parte superiore dove si ricollega alla parete principale. Il grado alla via lo danno, infatti, gli ultimi 5 metri dove si affronta dapprima un piccolo, seppur molto fisico, tetto, ed in seguito la delicata uscita leggermente sporca e poco appigliata, che rende difficoltosa la rinviata “pulita” in catena.

sdr
Moonshiner – 6b

Cola Grant – Settore Destro

Il settore destro presenta roccia particolarmente precaria, molto pericolosa a tratti, soprattutto quando la corda, nella discesa, “sfrega” sugli instabili massi soprastanti. La chiodatura di questa fascia rocciosa è stata una scommessa alquanto audace, ed ancora più audaci sono coloro che decidono di avventurarsi (almeno per quanto riguarda i gradi medio-bassi). Le vie centrali sembrano invece essere ben ripulite, ma ospitano tiri alquanto proibitivi.

Konig M. 6a / 21m

Un enorme pianta di fichi alla base ne sancisce la partenza. Il tratto più impegnativo sono i primi metri di boulder per uscire sul terrazzino soprastante. Da qui parte un bellissimo diedro in stile alpinistico, con mani in fessura, che prosegue per una ventina di metri fino alla catena. Ad interrompere la continuità della progressione è presente un’altra, abbastanza fastidiosa, pianta di fichi, nella quale è necessario entrarci completamente per superarla. Alla fine dei conti la via merita, nonostante il continuo senso di instabilità dato dalla roccia non ottima.

IMG-20180826-WA0074

Konig M. Plus 7a+ / 26m

Besenello sempre in festa 7a / 21m

Besenello sempre in festa Plus 8a / 27m

Globe Runner 8a+ / 27m

12 Settembre 8a / 27m

Il sorpasso 8a+ / 28m

La prosperosa 8a+ / 32m

Animale Tropicale 8a+ / 32m

BR1 8b / 32m

La Fiesta dell’Acaro 8a+ / 32m

N.N. ? / 33m

Andrea 6a / 24m

La via non offre particolari difficoltà, se non nei primi metri quando è più verticale. Prosegue poi in un lungo camino da affrontare sull’appoggiata parete di destra. Solo negli ultimi metri ristabilisce la verticalità, quando si cambia versante e si arriva in catena. La catena è su cordone e ghiera vecchi, controllate bene lo stato prima di calarsi.

IMG-20180826-WA0069

Andrea Plus 7b / 30m

E i sgombri 6b / 25m

Votantonio la trippa 6b+ / 25m

Grandi Grosi e Balosi 6c / 27m

Fantozzi Life 7c+ / 28m

Operai 7b+ / 27m

Chiodo schiaccia chiodo 7b / 26m

Oro bel moro 7a / 26m

We love Tanaceto 6a+ / 20m

Anello del Sassolungo e del Sassopiatto

Ed eccoci di nuovo pronti per scoprire altre bellezze del nostro territorio. Oggi, zaino in spalla, decidiamo di affrontare il giro del Sassolungo e del Sassopiatto. Quasi 20 km di camminata tutta saliscendi che ci permette di ammirare in un’unica giornata tutte, o per meglio dire, buona parte delle bellezze dolomitiche.

cof
La città dei Sassi.

Partiamo da passo sella e dall’omonimo rifugio [2180 m. s.l.m.], carichi di energia anche se la giornata non è limpidissima ed il Sassolungo si fa vedere solo a tratti, coperto com’ è da nuvole basse e fitte. Il primo paesaggio che ammiriamo è una grande distesa di massi (zona particolarmente apprezzata da boulderisti e arrampicatori), chiamata appunto la Città dei Sassi, tra i quali dobbiamo svincolare, prima di arrivare alle pendici dell’imponente Sassolungo dove ci aspettano distese di prati verdi in cui pascolano moltissime mucche. Giungiamo in 40 minuti al rifugi E. Comici [2153 m. s.l.m.] (raggiungibile, volendo, anche grazie alla comoda seggiovia da Selva di val Gardena), dove la vista ci permette di spaziare su tutta la catena delle Odle che ci si para di fronte, e delle Torri del Sella, alla nostra destra.

Da qui iniziamo il vero percorso: tra ghiaioni lasciati dal ghiacciaio in ritirata (facili da percorrere con una buona scarpa) e cascatelle refrigeranti giriamo attorno alla nostra montagna, dove le pendici diventano sempre più scoscese ed imponenti. È incredibile vedere come in solo pochi minuti di facile camminata si possa passare da ambienti montani tanto diversi e spettacolari. Dopo aver costeggiato il versante nord del Sassolungo ed esserci incamminati per pochi minuti in un boschetto, giungiamo al bivio che permette agli escursionisti di raggiungere il rifugio Vicenza [2252 m. s.l.m.], arroccato nello spartiacque tra il Sassolungo ed il Sassopiatto.

Noi decidiamo invece di scendere di qualche metro e proseguire verso il Sassopiatto che si staglia alla nostra sinistra, costeggiandolo, anch’esso, per tutto il versante nord. A destra possiamo osservare gran parte della val Gardena, fino a scorgere la bella e verdeggiante Alpe di Siusi. L’emozione di tanta libertà dura poco: ci aspetta l’unica salita davvero seria dell’intero percorso, che si inerpica tra campi in cui si rilassano molte mucche ed anche qualche cavallo, e che ci permette di scavallare e vedere quindi un altro paesaggio ed un altro panorama: si staglia di fronte a noi la valle di Fassa con le sue catene tra cui spicca la Marmolada, con il suo bianco ghiacciaio, e finalmente capiamo del perché il Sassopiatto si chiama così. Praziamo all’omonimo rifugio [2300 m. s.l.m.] a più di metà percorso, dopo circa 11 chilometri e 3 ore e mezza di camminata complessiva, da dove si gode di una vista particolare sul monte, visto da questa zona completamente arido e poco in pendenza.

cof
Rifugio Sassopiatto.
cof
Il Sassopiatto visto dal rifugio.

Ripartiamo ben presto, incitati anche da dei nuvoloni poco promettenti all’orizzonte, per raggiungere, a breve e tramite continui sali e scendi, dapprima il rifugio S. Pertini [2300 m. s.l.m.] e poi il rifugio F. August [2298 m. s.l.m.], dove ci attende un’ottima merenda in compagnia degli yak. Il versante sud appena costeggiato offre scorci particolarmente suggestivi sulle cinque dita e sul dente del Sassolungo. L’ultimo tratto del percorso, che ci permette di completare il giro ad anello, riscende verso il passo Sella, regalandoci le ultime vedute sul Piz Boè, accompagnati dal stridulo grido delle marmotte.

cof
Veduta del dente del Sassolungo.
cof
Rifugio August e Piz Boè sullo sfondo.

Nel complesso il giro, anche se relativamente lungo ( 19 chilometri e dalle 5 alle 6 ore in totale), risulta facile e di grandissima soddisfazione, unica pecca, soprattutto dal lato fassano il tragitto è molto frequentato, oltremodo nella settimana di ferragosto, da famiglie in vacanza, data anche la facile percorrenza dei singoli tratti.

cof
Ritorno al passo Sella.

 

Al Prà – Settore Destro

Il settore alla destra orografica dell’Avisio offre un arrampicata su porfido prevalentemente scaglionato, che si sviluppa verticalmente per oltre 40 metri ed ospita vie sia in placca che in strapiombo sugli affascinanti tetti che tappezzano la parte sinistra della parete. Sono state ricavate, inoltre, 6/7 lunghezze esclusivamente trad, per gli amanti del genere.

cof
Il settore, visto dalla sponda opposta dell’Avisio.

Pedro tour 5b / 25m

Anda Pedro 7a / 28m

Buena Vista 6a / 25m

Social Club 6a+ / 25m

Spigolandia 6b / 25m

Spigolandia affronta il tetto principale su grandi e marcate prese e lastre. E’ una via imponente a guardarla dal sotto, ma che si rivela in realtà di non troppo difficile lettura ed esecuzione. I primi 15 metri si svolgono su placca molto ben fessurata e non presentano particolari problemi. Giunti alla base del tetto, lo si affronta con decisione rovesciando la mano destra sulla presa posta al bordo e la sinistra alta a bandiera, ad afferrare ciò che lo sguardo è incapace di cogliere per via dell’enorme ostacolo soprastante, una grossa presa posta a sinistra del rinvio. Da qui la via serpeggia tra i grandi massi incastonati, qualcuno leggermente instabile purtroppo, sempre contraria alla pura verticalità, ma comunque di piacevole ascensione senza troppi sforzi. L’ultimo tetto presenta l’ostacolo forse più rognoso di tutta la via. Va superato traversando e rimontando, delicatamente, il masso posto alla destra, in un valzer di precari equilibri. La catena è subito sopra. In fondo in fondo il tiro è un gigante buono, a volte le apparenze ingannano.

cof
L’imponente tetto centrale, sul cui spigolo passano, da sinistra a destra: Social Club (6a+), Spigolandia (6b), Svasvadron (?), I due tassi (7a).

Svasvadron ? / 28m

Diedro 5b / 15m

I due tassi 6a / 15m

I due tassi (2nd pitch) 7a / 14m

The wall 6a+ / 15m

Elbusfagrado 6a / 15m

Elbusfagrado (2nd pitch) 6c+ / 13m

Pic Indolor 6b+ / 20m

Pic Indolor (2nd pitch) 6a / 18m

Pic Indolor (2nd pitch – variante) 6b+ / 18m

Totem 6b / 20m

Totem si risolve totalmente nei primi 3/4 spit, atti a superare il tetto di inizio via, sopra del quale sgrada completamente per 20 metri, fino alla catena. La difficoltà principale consiste nel traversare il tetto completamente da destra a sinistra, dove è poi più facile rimontarlo. Sono 5 metri abbastanza fisici, ma allo stesso tempo molto ben appigliati che, uniti ad una leggera componente atletica, portano al superamento dell’asperità con soddisfazione. Una volta rinviato sopra il tetto, il consiglio è di togliere il rinvio sotto a sinistra nel caso venisse usato (non quello fisso), per evitare che la corda frizioni troppo e renda faticosa e difficoltosa la progressione.

cof
Totem (6b).

La Cros 5c / 17m

La Cros (2nd pitch) 6c / 10m

N.N. 5c / 17m

Ciao Darwin 6a / 17m

Spigolo 6a / 17m

Via delle terrazze 6a / 25m

Via delle terrazze (2nd pitch) 6b / 15m

Plake Danze 6c / 40m

Blob 6b / 17m

Blob (2nd pitch) 6b / 13m

Naryka 6a / 17m

Naryka (2nd pitch) 7a+ / 13m

Instabilmentestabile 6b / 35m

Nido dell’anatra 6a+ / 32m

Teleferica 6a / 34m

Al Prà – Settore Sinistro

Il settore alla sinistra orografica dell’Avisio presenta un arrampicata prevalentemente su porfido liscio e molto stondato, che segue le crepe della roccia. Non mancano, sui gradi più duri, vie di “dita” su microtacche e con inclinazione leggermente strapiomante. Le vie, un pò anche per la tipologia di roccia, sono abbastanza severe ed i gradi non troppo generosi.

Baby 4 / 3m

Baby 4 / 4m

Vac 5a / 6m

Stadel 6b / 8m

Se questo è un 6b… La partenza di Stadel è tutt’altro che banale, da qualunque angolazione la guardi ti chiedi come è possibile arrivare al primo spit, soprattutto se sei corto. Il modo migliore sembra essere quello di iniziare già alti sul terrazzino di sinistra, rovesciare la presa sullo spigolo a destra e “balzare”, quasi letteramente, con il piede destro fino alla marcata rientranza. Da qui si riesce, in maniera quasi statica, a raggiungere, sempre con la mano destra, la presa a destra del rinvio. Rinviare è comunque tutt’altro che comodo.

“Mettere un sasso sotto al piede sinistro alla partenza non vale”

cof
Stadel, facile 6b… (c’è chi dice che è un 6a!)

Poze 6a / 8m

Lagabrun 5c / 10m

Il passo chiave della via sta nel superare i primi 5 metri, su diedro bastardo con prese liscie e molto svasate. Per non ritrovarsi a fare un faticoso lavoro di braccia per rimanere attaccati, a ventosa, alla roccia, è necessario svolgere un grande lavoro di equilibrio ponderando bene tutti i movimenti. La parte superiore della via non presenta particolari difficoltà. Si tiene la lama con entrambe le mani e si alza bene il piede destro sul terrazzino. Un pò delicata è l’uscita, dove si rimonta senza grandi crepe ne appigli.

sdr
Lagabrun (5c), a sinistra e Mezon (6a), a destra.

Mezon 6a / 10m

Come la sua gemella Lagabrun, anche Mezon offre il passo chiave alla partenza. Qui si gioca di rovescio con la mano sinistra nell’enorme svaso al centro della roccia ed equilibrandosi con il piede destro alto lo si carica di peso, in maniera decisa, fino a raggiungere la diagonale della piramide. Da qui la via prosegue come la precedente.

Pian Magior 6c / 12m

La parte sottostante della via è meno fisica di quanto si potrebbe immaginare, segue obliquamente la lama da destra a sinistra sempre su comodi appigli. Una volta rimontati sul blocco, si segue un’altra lama verticale per poi lasciarla alla propria destra fino a raggiungere la fessura svasa che taglia la parte alta della via in orizzontale. Da qui un breve e liscio traverso verso destra porta al passo chiave della via. Qui ci vuole molta decisione e grip sulla roccia. Dapprima ci si sposta centralmente con il corpo e soprattutto con il piede sinistro, il piede destro lo si alza generosamente sulla parete di destra sullo svaso leggermente unto. Si rovescia il bi-tridito della mano destra con pollicione a spingere violentemente sulla roccia per mantenere salda la presa. Ora si carica sulla gamba destra piegata ruotando leggermente il corpo per rimanere in equilibrio e si alza il piede sinistro centrale allo stesso livello del destro. Senza pensare troppo si stacca la mano sinistra e si lancia più o meno staticamente in alto, a sinistra della catena, per giungere al comodo terrazzino soprastante. Passaggio molto delicato e leggermente di forza.

sdr
Pian Magior, 6c

Dagan 6b / 14m

Via fisica, soprattutto nel tratto iniziale per passare il blocco di roccia staccato dalla parete. Sotto il blocco l’arrampicata segue prevalentemente la crepa ad incastro sino alla sua sommità, dove si rimonta con gesto particolarmente “atletico”. Da qui in poi l’arrampicata si fa più dolce tra fessure e rovesci fino al bombè finale da passare sulla destra.

Sauch 5b / 14m

Via piacevole, giusto per prendere confidenza con il porfido liscio di Prà. Segue il ben visibile diedro fessurato fino alla sommità della parete.

cof
Dagan (6b), a sinistra e Sauch (5b), a destra.

Pradole 5c / 14m

Saosent 6c+ / 12m

Cercenal 6c / 14m

Moinac 7a / 14m

Mezatrad 6b+ / 14m

Sere 6c / 14m

Ischioni 6c / 14m

Valmorta 7a / 14m

Forche 4 / 12m

Val Fredata sx 5b / 13m

Val Fredata dx 5c / 13m

Castion 6a / 10m

N.N. ? / 10m

Vadron 6b / 12m

Piastol 6a / 12m