Passi Falsi

Il meteo incerto ultimamente è una costante: non ti consente di programmare grandi salite e ti costringe a decidere la giornata stessa cosa fare. Sebbene sia molto nuvolo almeno non dovrebbe piovere e ci dirigiamo verso Arco confidando nel fatto che, nonostante sia piena estate, qualche sguazzo qua e la la sera prima abbia rinfrescato la mattinata. Partiti da Trento con nuvole minacciose arriviamo ad Arco che splende il sole: un classico. Ma ormai siamo qui, qualcosa facciamo: Monte Colodri, Rupe Secca, via Primi Passi. All’attacco incontriamo una cordata che si sta calando dalla linea a fianco che ci guarda e ci dice: “oggi non ci sono proprio le condizioni giuste”. Nella nostra testa sapevamo perfettamente che avevano ragione ma attaccammo comunque la via nella speranza che il cielo si chiudesse e arrivasse un po’ di fresco.

Il primo tiro inizia salendo per due metri un diedro caratterizzato da vegetazione e sassi instabili che termina su di una cengia che si sviluppa verso sinistra. La si segue, oltrepassando uno spit senza particolari difficoltà, fino al suo termine dove la linea torna a salire in direzione della ben visibile sosta del primo tiro. Attenzione lungo la cengia a non passare troppo alti in quanto è presente un grosso masso completamente staccato ed instabile. 30m, IV.

Se il primo tiro è decisamente alpinistico da qui in poi la via cambia completamente faccia regalando uno spettaccolo di placconate che si susseguono una dietro l’altra. La linea da seguire è logica ed evidente grazie alla serie di numerosi spit che fà da guida. La seconda lunghezza sale inizialmente su minute tacche sormontando una piccola pancia, caratterizzata da prese leggermente svase, che si supera utilizzando bene i piedi ed alzandosì per uscire verso sinistra e trovarsi infine alla base di un vago diedro. Qui un passaggio ostico obbliga a tenere una piccola fessurina con la mano sinistra prima di allungarsi per raggiungere un rovescio di destro che permette di superare le difficoltà e giungere su di un tratto più facile con tacche decisamente più nette. Proseguendo in verticale si raggiunge in breve tempo la sosta posta su piccola cengia. 30m, 6b+.

Il secondo tiro di roccia, 6b+.

Il terzo tiro prosegue verso destra, rispetto alla sosta, puntando alla canna grigia a grumoli che si raggiunge tramite traversata su buone prese. La si sale fino al suo termine usufruendo i numerosi buoni bombè che offre, raggiungendo così il passaggio più duro del tiro. Qui è importante approcciare la sequenza nel modo corretto e non sbagliare la successione di mani per non trovarsi poi bloccati nella salita. Dall’ultima presa sulla canna per la mano destra ci si allunga sempre verso destra per raggiungere con la mano sinistra una buona, ma distante, presa da accoppiare in seguito e proseguire verticalmente su tacche. Ci si sposta leggermente verso destra dove i piedi sono più buoni ed è possibile riposare un po’ prima di proseguire: il prossimo tratto è infatti caratterizzato da una sequanza di movimenti mai banali, delicati e di equilibrio su piccole tacche sia per mani che per piedi. L’arrampicata è stupenda ed entusiasmante, unica pecca è che qui, a luglio, è decisamente caldo e, nonostante la giornata sia velata, ogni tanto il sole fa capolino. Terminate le difficoltà si risale sopra una cengia dove è presente la sosta. 35m, 6c+.

Sul finale della terza lunghezza, 6c+.

La quarta lunghezza continua a sinistra della sosta dapprima su piccole tacche, con passaggio delicato su di alcune pancie, ed in seguito nel diedro che obliqua verso sinistra. Il diedro offre un’arrampicata fisica, in quanto la maggior parte dei passaggi è strapiombante, ma nel complesso il tiro è veramente ben appigliato: ogni presa è al suo posto, ci sono buoni buchi per le mani su cui riposare e buone prese per i piedi dove scaricare il peso di tanto in tanto. Si continua fino alla fine del diedro, che mano a mano diviene più verticale, fino al raggiungimento della sosta. Veramente un bel tiro, mai banale ma allo stesso tempo mai complicato. 40m, 6b.

La bella linea del quarto tiro, 6b.

Il prossimo tiro incute timore solo a guardarlo: una placconata verticale, particolarmente liscia e compatta, si manifesta davanti ai nostri occhi. Si parte salendo verso destra giusto per un metro dalla sosta, con una sequenza su piccole tacche, fino raggiungere con lo sguardo una serie di buchi che proseguono verso sinistra. Si punta a questi ultimi e si superano senza troppi problemi, a tratti con arrampicata strapiombante, se si intuisce la giusta sequenza. All’ultimo buco si tira un po’ il fiato perchè da qui in poi inizia una vera e propria danza verticale: gli incavi sono terminati e ci aspetta una lunga sequenza in placca su piccole tacche dove è molto difficile trovare ulteriori punti dove riposare. Ci spostiamo leggermente verso destra dove ci accoglie una appena marcata fessurina ed una buona presa che obbliga però ad un passaggio in allungo per raggiungere una serie di piccole prese poste al termine della fessura stessa. Quella che dal sotto sembrava una piccola cengia che spezza un po’ il tiro si rivela essere invece un bombè bello stronzo in cui, per via dell’allungamento del corpo, è particolarmente difficile scaricare peso sui piedi. Traversiamo verso sinistra su minute tacche fino ad incontrare uno spigoletto. Sebbene lo spit presente inviti a rimanere bassi, lo spigolo ospita una buona presa per la mano sinistra che aiuta a raggiungere un presone, nascosto e non di facile individuazione, posto più in alto sulla destra. Questa è proprio una maniglia ma il tiro non è ancora concluso: si deve ora traversare verso sinistra fino alla catena superando lo spigolo ed uscendo su di una placchetta finale che, su piccole prese, porta alla cengia di sosta. Tiro veramente entusiasmante. probabilmente il più bello della via, in cui nessun passaggio è scontato. 35m, 6c+.

Sugli ultimi metri del quinto tiro, 6c+.

La sesta lunghezza prosegue verso destra per circa un metro fino a raggiungere un cordone bianco che penzola dalla parete. Da qui si torna a salire in verticale inizialmente su buchi leggermente svasi per arrivare in seguito ad un buco, questa voltà più marcato, posto più in alto. Il tratto presenta passaggi molto strapiombanti ma la difficoltà vera sta nell’uscire dallo strapiombo stesso. Tenendo il buco con entrambe le mani si alza il piede sinistro su una tacchetta che consente di effettuare un piccolo lancetto per raggiungere la tacca posta nel diedro. Dopo aver richiamato il piede destro si raggiungono le buone prese sotto il tetto. Inizia ora un bel traverso verso sinistra, sempre su buoni appigli, che termina al raggiungimento di qualche presa resinata dove un ulteriore passaggio in strapiombo permette di raggiungere un tratto più appoggiato. Qui le prese sono numerose ma la gravità è tutt’altro che a favore: è dunque necessario valutare bene quelle che più si adattano alla progressione. Superato lo strapiombo si spacca verso sinistra accoppiando un buon buco che porta alla sosta aerea. 30m, 7a.

La sosta aerea del sesto tiro, 7a.

Ci troviamo ora alla base di una placconata grigia che stona rispetto al resto della via. Gli alberi sommitali, abbastanza vicini, lasciano presumere ad un tiro piuttosto corto ma nella realtà la lunghezza si sviluppa per una quarantina di metri. L’ultimo tiro risale infatti la placca che obliqua leggermente verso sinistra con un difficile tratto iniziale, a nostro avviso, sottogradato. Le piccole prese svase richiedono infatti un notevole sforzo per essere vinte e nemmeno i piccoli buchi successivi lasciano spazio a grandi tirate di fiato. Solo dopo 10 metri il tiro si fa’ via via più clemente e regala, per il resto del tiro, un’arrampicata divertente su ottime prese e a volte qualche tasca e bucone fino alla cengia di uscita. 40m, 6b+.

Tralasciando il primo tiro, che è più da considerare parte del avvicinamento che non della via propria, dalla seconda lunghezza in poi la linea per noi è spettacolare. Le placconate sono un continuo susseguirsi di amore e sofferenza e ogni sosta che si raggiunge è un urlo di soddisfazione. Bellissima.

Punta Alpini – Spigolo Sud

Finalmente la neve inizia a sciogliersi anche in quota liberando così i canaloni di uscita tipici delle vie sulle dolomiti e consentendo perciò una più ampia scelta di itinerari. Questa volta ci dirigiamo sul passo Falzarego in un fresco e piovoso venerdì sera estivo. Di acqua ne sta scendendo parecchia, chissà se per l’indomani mattina la parete riesce ad asciugare… Ci svegliamo piuttosto presto e notiamo che quà e là qualche colata in parete è presente ma piuttosto isolata dopotutto. Visto che il meteo sembra essere clemente solo la mattina optiamo per lo spigolo sud della Punta Alpini, incastonata tra le torri del Falzarego.

Per quanto riguarda il primo tiro ci sono due opzioni per la salita: una più facile si addentra in un canalone decisamente sassoso, e per la verità poco invitante ed interessante, che corre sulla sinistra della parete principale. Qui le difficoltà si aggirano attorno al quarto grado. Più divertente, e leggermente più impegnativo, è invece l’attacco diretto che risale deciso lo spigoletto a destra del canale. Optiamo per questa soluzione. I primi passaggi, che conducono ad un piccolo diedro, sono probabilmente i più difficili del tiro e vanno affrontati con decisione. Una volta entrati nel diedro lo si segue fino al termine dove si incontra dapprima un terrazzino ed in seguito una bella placconata liscia con chiodo cementato. Quest’ultima si può scegliere se affrontarla usufruendo dello spigolo di sinistra oppure delle roccette di destra, in entrambi i casi il passaggio è delicato e da non sottovalutare. Oltre la placca un tratto su terrazzino conduce alla sosta. 30m, IV (il canale), V (la diretta).

Martina prima di raggiungere la placca del primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue sulla parete di sinistra fino allo spigolo della Punta Alpini. Come riferimento visivo si arrampica in prossimità dello stacco tra la roccia grigia e compatta e quella gialla e più friabile, rimanendo comunque dove la roccia è migliore. La roccia molto lavorata rende la progressione facile e piacevole lungo tutta la lunghezza. Circa a metà del tiro si passa alla destra di un alberello secco e si prosegue diritti senza accorgimenti particolari su rocce più erbose fino alla cresta dove due chiodi cementati invitano ad attrezzare la sosta. 35m, IV.

Simone sulla seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro segue l’evidente spigolo che si palesa di fronte alla sosta cambiando versante della parete. Anche qui l’arrampicata si svolge su roccia molto lavorata e solida e la progressione è sempre piacevole. Solamente in prossimità dell’uscita su di una cengia è presente un passo più difficile, in leggero strapiombo ma con buone prese per le mani che diventano tasche mano a mano che si raggiunge la cengia. Qui si sosta, subito sotto ad un’ulteriore cengia più grande dove è presente un evidente pilastro staccato sulla sinistra. 20m, V-.

Martina sul passo chiave del terzo tiro, V-.

La quarta lunghezza inizia rimontando il largo terrazzino seguente a quello di sosta. Lo si attraversa fino a raggiungere la parete successiva prestando attenzione alle rocce sommitali ed al canale che scivola sulla destra. Una bella, seppur breve, placca compatta porta alla sosta seguente caratterizzata da un cimitero di spit, chiodi ed anelli cementati, probabilmente utilizzati per esercitazioni. 25m, IV.

Sulla placca della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro riparte sulle facili roccette che compongono la cresta. Circa a metà di quest’ultima la si abbandona iniziando un lungo traverso verso sinistra che punta alla parete gialla. Lungo il traverso sono presenti due spit che direzionano la salita. All’altezza dell’ultimo spit si torna a salire verticalmente obliquando verso sinistra, legermente, fino a trovare un terzo spit prima di ritornare in cresta. Da qui si cammina, tirando un po’ la corda, verso la forcella dove le due pareti si ricongiungono nel punto più alto. Qui, oltre ad essere presente la sosta, una serie di bolli gialli indica un’eventuale uscita di emergenza. 50m, III.

Simone sul traverso del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza torna a salire più verticale rispetto alle precedenti. Si parte superando un bel muretto grigio e compatto proprio sopra la sosta, senza difficoltà rilevanti. Un breve traverso verso sinistra, a tratti erboso, porta in poco tempo alla base di un diedro che sale appoggiato verso destra. Lo si segue per tutta la sua lunghezza al termine della quale la linea prosegue verticalmente su roccia lavorata colma di buoni appigli sia per le mani che per i piedi. Raggiunta una forcelletta si sosta su un grosso spuntone giallo segnato con un bollo rosso sulla sua cima. 35m, IV-.

Martina sul sesto tiro, IV-.

L’ultima lunghezza porta alla cima della Punta Alpini. Per raggiungerla è necessario superare dapprima un pilastro che sale a destra della sosta per poi proseguire verticalmente, leggermente a sinistra, fino ad arrivare all’ennesima crestina della giornata. Un lungo canale che obliqua sulla destra conduce facilmente sulla sommità della parete. Raggiunto il punto più alto si discende per qualche metro in direzione della forcella, lungo evidente sentiero, fino a raggiungere la sosta con anello di calata. E’ possibile attrezzare una sosta anche sullo spuntone in vetta e discendere verso la sosta con calata soltanto in seguito. 40m, III+.

Simone in partenza al settimo tiro, III+.

Per la discesa calarsi nel canale sottostante avendo riguardo ad utilizzare tutte le soste disponibili onde evitare spiacevoli incastri. Salita breve ma nel complesso bella e su roccia solida, molto consigliata per una giornata plaisir. Bello il panorama sulle 5 torri anche se disturbato dal vociare proveniente dal formicaio umano che sale la ferrata sul “Col dei Bos”.

Cavalcata delle Torri del Tricorno

Le Torri del Tricorno sono un gruppo di sommità distinte ed appuntite che sorge ad est dell’Emmele. La concatenazione di tutte le torri dà vita ad una bellissima cavalcata in un ambiente abbastanza isolato. Nonostante l’itinerario presenti tratti di arrampicata discontinua e numerosi sali e scendi, nel complesso risulta una via decisamente da non perdere capace di regalare belle emozioni. Alcuni tiri centrali sono poi particolarmente meritevoli di essere saliti! Per via della lunghezza non è una salita da sottovalutare e richiede il suo tempo nell’essere percorsa. In caso di emergenza è possibile rientrare in vari punti nel ripido vajo del tricorno anche se, in caso di pioggia, può risultare pericoloso.

Il primo tiro risale la facile placchetta rimanendo centrali alla parete. Dopo pochi metri si entra in un piccolo canale che obliqua verso destra. Qui è presente il passo più complesso della lunghezza che consiste nell’aggirare la parte superiore della parete sempre verso destra. Il tratto è breve e ben appigliato. Usciti dalla rampetta rimane solo da rimontare lo zoccoletto dove è presente la sosta. 25m, V-.

Simone sul primo tiro, V-.

La seconda lunghezza giunge in cima alla prima torre per poi discendere sul versante opposto fino alla forcella erbosa che separa le pareti. I primi metri salgono una bella e facile placchetta che in poco tempo si trasforma in una serie di terrazzini con numerose guglie, sparse quà e là, sulle quali proteggersi. Raggiunta la cima si prosegue in discesa nel canale di sinistra fino a raggiungere l’attacco della torre seguente dove è presente la comoda sosta. 20m, III.

Simone sul secondo tiro, III.

Il terzo segmento è più di collegamento che altro. Si sviluppa lungo tratti rocciosi, dove l’erba però la fa da padrona, seguendo la linea che permette di arrampicare rimanendo sulla roccia migliore. Con arrampicata poco entusiasmante si procede verticalmente per circa 5 metri e si supera quindi il muretto seguente aggirandolo brevemente verso destra. Terminato il tratto roccioso si prosegue risalendo il prato del canale di destra puntando alla prossima fascia rocciosa dove è presente una clessidra. Sulla cengia in cima a quest’ultimo muretto è presente il cordone di sosta. 30m, IV.

Il tratto poco entusiasmante del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza sale tra il masso sopra la sosta e lo spigolo della parete di sinistra, lungo la bella placca posta subito alla destra di un’evidente fessura. Si risale la placca fino al suo termine e si prosegue lungo lo spigolo di sinistra fino alla vetta della seconda torre che si raggiunge senza troppe difficoltà senza percorso obbligato. Si sosta e ci si prepara alla calata sul versante opposto rispetto a quello di salita. Come riferimento per la discesa indirizzare le corde verso la ripida zona prativa sottostante, cercando di rimanere più alti possibile in prossimità di una paretina dove prosegue la via. 35m, IV.

La quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro prosegue su roccia compatta ma intervallata da tratti erbosi. Si aggira la paretina rimanendo sulla destra, seguendo la crestina rocciosa finchè è possibile. Una volta aggirata si prosegue verticalmente su roccia buona e compatta. Qui è presente il passo più ostico del tiro: una serie di tacche permettono di alzarsi bene e raggiungere le comode prese sommitali. Un alberello sancisce il termine delle difficoltà. Si prosegue su prato dapprima in direzione di un’altro alberello ed in seguito verso destra, fino a raggiungere un’altra paretina dietro la quale è presente un fix sul quale è possibile sostare. 45m, V+.

Simone al termine del quinto tiro, V+.

La sesta lunghezza è forse quella con roccia meno bella di tutta la via. I primi metri proseguono su cengie erbose per giungere alla parete principale. Una volta raggiunta si sale in prossimità dello spigolo destro di quest’ultima obliquando verso sinistra in direzione dei mughetti. Proprio sul mughetto è presente la sosta. Anche se le difficoltà sono limitate, prestare particolarmente attenzione alla qualità della roccia e alle prese “mobili” che si trovano lungo il percorso. 25m, IV+.

Martina in arrivo alla sosta del sesto tiro, IV+.

Il settimo tiro traversa verso destra sotto lo strapiombino fino ad incontrare un canalino ben appigliato che si segue fino al raggiungimento di un’altra cengietta dove è presente il mughetto su cui è attrezzata la sosta. Tiro nel complesso facile, divertente e su buona roccia. 25m, IV+.

L’inizio della settima lunghezza, IV+.

L’ottava lunghezza presenta una roccia veramente super! Lavorata in maniera tale che è un autentico piacere arrampicarci, rende facili anche i passaggi più difficili. Il tiro infatti, tra un passaggio verso sinistra, uno verso destra e dopo aver superato un piccolo strapiombetto, vola e in un attimo ci si trova sul culmine della terza torre dove si sosta. Anche la linea di salita è evidente il che, unito alla roccia stratosferica, rende questo tratto uno dei più belli di tutta la salita. 30m, V-.

Il prossimo tratto è molto breve e ci porta alla forcella che separa la terza e la quarta torre. Il nono tiro discende quindi disarrampicando verso sinistra su facili roccette seguendo la linea dettata da una serie di saltini ben appigliati. In breve si giunge alla base della torre e si attrezza la sosta su uno dei mughi presenti. 15m, III.

In discesa dalla terza torre, III.

La decima lunghezza prosegue, dopo aver superato un primo facile muretto, lungo lo spigolo di sinistra per alcuni metri. In corrispondenza di un ampio terrazzino si traversa verso destra fino alla base di una fessura dove è incastonato un evidente cordone. Si risale atleticamente la prima parte della fessura per uscire in seguito sulla stupenda placca di destra che si segue per tutta la sua, breve, lunghezza fino in cima alla quarta torre. La sosta si trova su cordone incastonato attorno ad un grosso masso. Tiro veramente bello e di soddisfazione, soprattutto la fessura e la placchetta finale. 25m, V.

Martina sul bel tratto della decima lunghezza, V.

L’undicesimo tiro ritorna a scendere nella selletta che divide la quarta e la quinta torre. Si inizia scendendo sul versante sinistro e poi leggermente verso destra fino a raggiungere uno stretto canale (occhio a zaini o persone ingombranti) che in poco tempo riconduce a terra. Si attrezza la sosta sul primo mugo disponibile. 25m, II+.

Simone incastrato nel canale di discesa, II+.

Sulla parete opposta salgono diverse linee. La continuazione della cavalcata sale subito di fronte al canale da dove si è discesi, lungo l’evidente fessura per la prima parte e lungo la bella placconata, alla destra di quest’ultima, per la seconda metà. Proprio la fessura presenta le difficoltà maggiori, sia del dodicesimo tiro che dell’intero itinerario. Prima di raggiungerla, tuttavia, è necessario affrontare una brutta e scivolosa cengietta erbosa al termine della quale è presente una specie di sosta che è tranquillamente possibile ignorare. Si affronta quindi atleticamente la fessura con passo in uscita in placca non proprio banale. Continuando sulla placca di destra si rimane comunque vicini alla fessura seguendo la linea delle clessidre, all’inizio un po’ nascoste. La placca è molto bella e non è da sottovalutare: le difficoltà sono infatti costanti lungo tutta la lunghezza. Giunti sulla cengia, sotto ad un evidente mugo, si sosta. Il tiro è senza ombra di dubbio il più bello di tutta la salita. 40m, VI-.

Il dodicesimo tiro visto da entrambe le soste, VI-.

Il tredicesimo tiro conclude la parete principale della quinta torre raggiungendo il mughetto soprastante. Da qui una breve progressione in cresta conduce alla sosta ottimamente attrezzata posta sul culmine del torrione. 25m, III.

Discendere dalla torre è particolarmente semplice: una serie di passaggi di II grado, lungo evidente percorso, portano in breve a terra. Si risale ora, per pochi metri, il canalino che ci si trova di fronte per poi oltrepassare ed aggirare il masso verso destra in direzione della parete dove è presente l’evidente cordone di sosta. Si conclude così la quattordicesima lunghezza. 25m, II.

La discesa dalla torre, II.

Il quindicesimo tiro risale il muretto subito a destra della sosta. La roccia, anche in questo tratto, è ottima e le numerose prese lavorate rendono l’ascesa davvero piacevole. Dopo aver leggermente obliquato verso destra dalla sosta precedente, si prosegue verticalmente in direzione di un mughetto che si supera passandolo a destra e raggiungendo così una piccola cengia esposta. La sosta si trova circa 3 metri sulla destra, in prossimità di una fessura. 25m, III.

Simone alle prese con il quindicesimo tiro, III.

La sedicesima lunghezza inizia rimontando il sassone subito sopra la sosta con passo decisamente atletico. Ignorare la serie di cordoni che si sviluppa sullo spigolo e sulla placca di destra in quanto appartengono alla “Via della Cortesia”. Salire invece sulla placca a sinistra dello spigolo, poco attrezzata ma comunque proteggibile. L’arrampicata, d’equilibrio, porta direttamente sulla vetta della sesta torre. Qui è possibile usufruire della sosta bassa presente in loco, oppure attrezzarne una su di uno spuntone. 25m, V.

Il diciasettesimo tiro ridiscende, con passaggi di III, verso la forcella che divide la sesta e la settima torre. Lungo il tragitto è possibile proteggersi tramite cordoni sugli spuntoni presenti (soprattutto per mettere in sicurezza il secondo di cordata) e usufruendo di una clessidra a metà parete. La sosta si trova su un mughetto ai piedi della parete opposta. Eventualmente è possibile calarsi in doppia usufruendo delle maglie rapide presenti in sosta. 15m, III.

La diciottesima lunghezza prosegue sulla parete opposta lungo lo spigolo di sinistra. Attenzione a non salire la placca di destra dove passa la “Via della Cortesia”. Al termine dello spigolo è presente una cengia che, percorsa nella sua interezza verso destra, porta proprio sopra alla sosta posizionata all’inizio di un profondo canale che divide le 2 pareti. Per raggiungerla è quindi necessario disarrampicare un paio di metri. Le difficoltà lungo il tiro non sono elevate e l’arrampicata prosegue tranquilla. Alla sosta è anche presente il libro di via. 25m, III+.

Sulla cresta della diciottesima lunghezza, III+.

Il diciannovesimo tiro discende nello stretto canale fino ad un masso incastonato. La discesca (IV) non è affatto semplice e la profondità del canale ne aumenta sicuramente la difficoltà percepita. Un passo falso, infatti, porterebbe il povero avventuriero malcapitato quasi in fondo alla stretta fessura dove, con ogni probabilità, rimarrebbe incastrato tra le 2 pareti. Giunti sul sasso si prosegue camminando alla base del canale fino ad un’altro masso incastrato. Qui l’umidità è veramente importante, tanto che le pareti risultano fradice. Lavorando in opposizione si sale, con non poche difficoltà, sopra il masso e lo si oltrepassa, verso destra, aggirando la parete. Appena si gira l’angolo è presente la sosta attrezzata con anello di calata. 20m, IV.

Il primo e l’ultimo tratto del canale, IV.

Dalla sosta è possibile proseguire lungo il ventesimo tiro che porta brevemente in cima alla settima, ed ultima, torre del tricorno (Punta Tricorno). Per raggiungerla è sufficiente superare un breve muretto in mezzo al quale è presente un’evidente cordone bianco. Una volta ammirato il panorama (nebbia permettendo) è possibile tornare sui propri passi fino alla sosta precedente. 10m, III.

Da qui parte la ventunesima lunghezza che discende (verso sinistra con fronte alla parete) una serie di terrazzini, prima di raggiungere un grosso masso con bollo rosso, visibile anche dalla sosta stessa. Superare il masso rimanendo a valle di esso e continuare fino al raggiungimento di un altro sasso con scritte rosse dove è possibile attrezzare l’ultima sosta. 40m, II.

La discesa dall’ultima torre, II.

Che dire, senza ombra di dubbio una bella via, lunga e di soddisfazione, impegnativa non tanto per le difficoltà quanto per la lunghezza. Nel complesso una bella cavalcata, una delle più lunghe delle Piccole Dolomiti, composta da 21 tiri, tra salite e discese, più un paio di calate, su roccia sempre buona, a tratti ottima. Qualche lunghezza è un pò discontinua ma non mancano tiri meritevoli come il dodicesimo. Sicuramente una linea consigliata!

Via Dagmy

Dopo essere usciti dallo “Spigolo Faccio” verso ora di pranzo ci rifocilliamo per bene: rimane ancora un pomeriggio da sfruttare. Visto che l’uscita della via precedente ci proietta giusto a pochi passi di distanza dalla sella che discende verso il versante Ovest del Primo Apostolo decidiamo di proseguire verso la vetta attraverso la via “Dagmy”. Via breve e con gradi abbordabili, VI+ massimo ed in caso azzerabile. Oltretutto, da quanto riportato, tutta la linea è ben attrezzata e per scendere ci si cala in doppia da dove si sale. Quindi tutto il materiale superfluo (dadi, cordoni, friends, chiodi, scarpe, vestiario, … ) si può tranquillamente lasciare nello zaino in una nicchia alla base della parete. Si sale così più scarichi, top! Noi per sicurezza qualche protezione rapida ce la siamo portata ma non c’è assolutamente bisogno di integrare.

Il primo tiro risale il muretto fronte al nome della via, a sinistra del mugo, per poi obliquare verso destra alcuni metri. Qui i risalti rocciosi sono di facile interpretazione ed esecuzione e si giunge presto ad una placchetta che porta in corrispondenza di un ulteriore mughetto dove è presente il tratto più ostico, sebbene non difficile, del tiro. Un bel traverso verso destra, un pò delicato per via della vegetazione presente sulla cengietta soprastante, porta alla sosta. 15m, V.

Simone sul primo tiro della via, V.

La seconda lunghezza è molto breve: dalla sosta precedente si risale il muretto di destra prestando attenzione alla qualità della roccia non sempre ottima. Una volta raggiunto lo spigoletto si obliqua leggermente verso destra seguendo l’evidente linea delle protezioni a parete. Si prosegue su placchetta superando un ulteriore spigoletto e giungendo infine su di un terrazzino dove è presente la comoda sosta. 10m, IV.

Martina sulla seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello che presenta le difficoltà maggiori. Si parte in placca, leggermente verso sinistra e senza grandi difficoltà, fino ad arrivare alla base di uno strapiombo. Qui il passo chiave: una serie di tacchette invitano ad un’atletica progressione sul tettino che termina con una buona presa al suo culmine. Il tratto di per sè è breve, un piccolo boulderino, e le numerose protezioni presenti consentono, nell’eventualità, di azzerare le difficoltà. Il tiro prosegue verso sinistra, ignorando una prima sosta intermedia facoltativa, su placca appoggiata fino a raggiungere, dopo una ventina di metri, un’altra sosta attrezzata con cordoni ed anelli di calata. 30m, VI+ o VI/A0.

Martina superato il tratto chiave della via.

La quarta lunghezza risale ancora verticalmente verso il leggero tratto in strapiombo che si supera senza troppi problemi con le buone prese poste sulla sinistra. Il V+ proposto ci pare abbastanza esagerato a dire la verità, mezzo grado in meno è sicuramente più consono. Superato il muretto si inizia a traversare verso destra fino a giungere sotto il terrazzino dove è posta la sosta che si raggiunge con un unltimo passettino atletico. Attenzione in quest’ultimo tratto solo a qualche roccetta instabile. 15m, V/V+.

Simone all’inizio della quarta lunghezza, V/V+.

L’ultimo tiro non offre emozioni nuove. Si limita a salire le ultime roccette che ci separano dalla vetta su difficoltà modeste. Si sale leggermente a destra rispetto alla verticale, aggirando verso destra i mughi sommitali e rimontando un pilastrino ben appigliato. Sopra di esso c’è la sosta, oltre un piccolo saltino che divide il pilastro dalla parete principale. 20m, IV+.

Il rientro avviene dalla stessa via: con 3 calate si torna a terra. Prestare la massima attenzione nel caso ci siano altre cordate lungo la linea perchè è veramente facile smuovere sassi, anche di notevoli dimensioni, durante la calata.

La linea nel complesso è chiara e sempre ben protetta nei passaggi più difficili. La roccia è tendenzialmente buona, solo nella parte superiore è necessario prestare attenzione sia alle prese che ai numerosi detriti cosparsi sui vari terrazzini. Vista l’ubicazione e la lunghezza piuttosto limitata della via stessa non ci sentiamo di consigliarla come salita a se stante, nonostante presenti un paio di passaggi interessanti, ma piuttosto come concatenamento ad uno degli itinerari sul Baffelan oppure sulla parete est del Primo Apostolo.

Spigolo Faccio

Dopo una primavera passata nell’attesa che la neve si sciogliesse torniamo finalmente in ambiente, più precisamente sulle Piccole Dolomiti. A dire la verità abbiamo un conto in sospeso con il Primo Apostolo, imminente vicino del più famoso Baffelan. L’anno scorso, in una torrida giornata d’estate, abbiamo tentato la salita di “Spigolo Faccio”, dopo esserci calati dalla prima sosta della via “Cumbre” sul Terzo Apostolo, molto polverosa e sporca al nostro passaggio. Dopo aver fatto un po’ di casino anche sullo Spigolo, sbagliando completamente partenza, abbiamo deciso di lasciare stare, anche perchè, verso mezzogiorno, iniziava a fare veramente caldo.

Ma questa volta andrà diversamente! Giungiamo convinti sotto la parete: è ora di prenderci la nostra piccola rivincita.

Il primo tiro inizia risalendo una placca subito a destra del muro di contenimento, molto bella e lavorata a buchi, il che rende la progressione divertente e mai veramente impegnativa, nonostante il V- dichiarato. Superati i primi metri in placca la linea si sposta leggermente verso sinistra per entrare in un canale appena accennato. Si esce sulla destra di quest’ultimo e si inizia ad obliquare, sempre verso destra, in maniera abbastanza decisa fino a trovarsi sotto una nicchia gialla ben visibile dove è presente un chiodo. Si sale giusto un paio di metri, con facile arrampicata, fino a raggiungerla. La sosta è posta proprio sulla sinistra della nicchia. 35m, V-.

Simone sulla placchetta del primo tiro, V-.

Martina nello stesso punto.

La seconda lunghezza prosegue nella rampetta subito sopra la sosta. Qui le difficoltà sono molto limitate ed in poco tempo si sbuca sulla crestina dello spigolo. Si traversa quindi verso destra, su comoda cengia, fino a raggiungere un chiodo sulla placca. Si prosegue verticalmente rimanendo nella parte più compatta e meno frastagliata della parete. Se si è in dubbio sul dove andare, mantenere la sinistra in quanto sulla destra passa una variante. La placconata è semplice e divertente, a tratti veramente rilassante. Appena anche la placca si inizia a frastagliare e terrazzare proseguire ancora diritti buttando però l’occhio, di tanto in tanto, sulla sinistra alla ricerca della sosta non di facile individuazione. Quest’ultima, infatti, è posta su di una cengietta sul versante laterale. 40m, IV.

La rampetta della seconda lunghezza con uscita sullo spigolo, IV.

Il terzo tiro, dopo essere usciti a destra della nicchia di sosta, sale leggermente verso sinistra entrando in una specie di canalino fino a raggiungere un tratto vegetativo che viene aggirato sulla sinistra. Da qui ci si riporta a destra raggiungendo una comoda sosta situata su di un terrazzino. Nonostante le contenute difficoltà anche questo tiro risulta molto piacevole: l’arrampicata è prevalentemente a gradini e la roccia risulta buona su tutta la lunghezza. 45m, III+.

Martina impegnata sul finire del terzo tiro, III+.

La quarta è la lunghezza chiave della via. E’ vero, è un po’ unta, ma non dà assolutamente fastidio, anzi! Quella che segue è proprio una bella serie di movimenti su roccia veramente solida. Dalla sosta si discende circa 1 metro verso destra per arrivare alla base di un piccolo tetto con evidente presona sulla sua sommità. Con passo atletico lo si rimonta e si prosegue sulla placca soprastante, a volte strapiombante. Niente panico però, tutto il tiro è ben manigliato con buchi, tasche e clessidre. Veramente piacevole e di soddisfazione, peccato solo che è troppo corto. Terminato il muretto si esce sulla sinistra dove si sosta comodamente su larga cengia. 15m, V.

Martina subito dopo lo strapiombetto della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro, l’ultimo veramente verticale, prosegue al di sopra della sosta per qualche metro, per poi sterzare verso sinistra aggirando la parte superiore della parete in prossimità dell’evidente tetto. Stando attenti all’attrito con le corde ci si destreggia tra gli ultimi terrazzini: profeti della vicinanza della cresta. In breve si raggiunge la cima e si sosta a fianco dei mughetti su golfaro. Il tiro nel complesso è molto facile e non presenta difficoltà particolari. 40m, IV.

Una volta raggiunta la cresta la via è fondamentalmente terminata, rimangono solo tre piacevoli e facili crestine da affrontare prima di raggiungere la traccia tra i mughi che riporta al sentiero di arroccamento. Sebbene le difficoltà siano limitate, l’esposizione non è indifferente. Meglio non rischiare e rimanere legati. La prima cresta va salita e ridiscesa dalla parte opposta. Le due creste sccessive vengono invece superate rimanendo bassi e facendo una specie di slalom tra esse. Sul tragitto, non facilmente proteggibile altrimenti se non la discesa dalla prima cresta, è presente un solo chiodo. 25m, II.

L’inizio della crestina finale, II.

Linea decisamente bella e meritevole, su roccia sempre solida. Viste le difficoltà non elevate è molto ripetuta e spesso, purtroppo, c’è da fare la fila per salirla. E’ quindi indubbiamente meglio approcciarla nelle giornate infrasettimanali o con tempo incerto. Terminata la via ci si trova sul sentiero di arroccamento, la cima del Primo Apostolo è posta un centinaio di metri più in su e per completare l’ascesa è necessario salire una delle vie della parete ovest. Noi abbiamo optato per la via “Dagmy”, VI+, più sportiva e con difficoltà maggiori, in generale molto bella anch’essa.

Rizzolaga – La Ronc

Il settore “La Ronc”, a Rizzolaga, è un muretto che si apre ad anfiteatro con tratti caratterizati da placche, tratti strapiombanti e sezioni a gradoni. Il porfido che compone la roccia è generalmente di buona qualità e solido. Solo in alcune linee nella parte centrale è di qualità inferiore e tende a sgretolarsi. Le vie sono tendenzialmente corte, le difficoltà basse e l’arrampicata varia. Un bel posto dove trascorrere una piacevole giornata in famiglia lontani dalle calure della città.

Pinocchio 5a / 8m

Il Grillo 4c / 8m

Breve e facile tiro che si sviluppa su solida placca molto appoggiata. Appigli per mani e piedi sono sempre abbondanti e la chiodatura è ottima. Nonostante le difficoltà siano limitate la linea è piacevole ed ottima per iniziare la sessione.

Lucignolo 5a / 10m

Mangiafuoco 4b / 10m

Analogalmente alle linee vicine, il tiro si sviulppa su roccia solida in placca. L’abbondanza di prese per le mani e i numerosi terrazzini su cui appoggiare i piedi limitano le difficoltà della salita, per la verità non particolarmente interessante. Tuttavia, l’ottima chiodatura e la brevità dell’itinerario lo rende adatto per i principianti.

La Fata 5a / 12m

Le difficoltà di questo tiro sono molto limitate, simili a quelle dei tiri alla sua sinistra. La placca è caratterizzata da roccia solida su cui si possono facilmente individuare gli appigli. La chiodatura è buona come sulle vie limitrofe. La linea è un buon riscaldamento prima di iniziare la sessione.

La Volpe 5b / 14m

Nonostante il grado faccia presumere una facile “passeggiata in placca”, il tiro risulta essere abbastanza interessante. Dopo aver raggiunto senza troppa difficoltà un comodo terrazzino, si trova il passo chiave che costringe i più bassi a dover far affidamento su una piccola tacca per il piede sinistro ed alzarsi fino a raggiungere la comoda tacca soprastante. Con qualche centimetro in più di altezza si riesce ad arrivare comodamente alla tacca riducendo così la difficoltà del tiro. Giunti sopra il tettino la via prosegue dapprima verticale dopodichè un breve traverso verso destra conduce alla catena posta nel diedro, con passaggio finale delicato. Il tiro è piacevole e regala qualche soddisfazione in più rispetto alle linee che lo precedono alla sua sinistra.

Il Gatto 6b / 14m

Fin dall’inizio è evidente che il passaggio chiave della linea si trova in prossimità dell’evidente tetto. Tuttavia, la placca per raggiungere quest’ultimo non deve essere sottovalutata. Infatti, i passaggi di equilibrio sono delicati e sfruttano piccole tacchette sia per mani che per piedi. Una volta giunti in prossimità del tetto, una piccola presa centrale consente di alzare i piedi per raggiungere lo scomodo spigolo di sinistra. Da qui, con convinzione, si rilancia la mano destra sopra il tetto e lo si risale facilmente. Ora la via entra nel diedro di destra percorrendolo in tutta la sua lunghezza fino alla sosta in comune con il tiro precedente.

Botto 5a / 22m

Linea varia e particolarmente storta sempre alla ricerca della progressione più semplice che, inevitabilmente, disegna curvature che ricordano più tiri multipitch che tiri in falesia. Si parte salendo in muretto a sinistra di un grosso masso fino a rimontarlo completamente. Da qui si prosegue in traverso seguendo la marcata fessura, leggermente obliqua, che taglia di netto la parete da sinistra verso destra. Con semplice arrampicata in traverso si raggiunge la fine della fessura e si rimonta una piccola cengia. Ora la linea prosegue lungo il diedro appoggiato e solitamente sporco fino a raggiungere la catena rimontando una serie di terrazzini.

Spigolo Martino 6a / 22m

La via nel complesso molto particolare. I primi metri salgono verticalmente un facile muretto a tacche dove le difficoltà sono contenute. Si arriva presto alla fessura che taglia orizzontalmente la parete che si segue sulla destra per un paio di metri. Ora inizia l’aereo spigolo che obliqua verso sinistra. L’arrampicata qui è strana ed anomala e la spittatura è distanziata e abbastanza pericolosa, soprattutto se si cerca di rimanere sulla placca di destra. Un’eventuale caduta, infatti, obbliga la corda a grattare pericolosamente proprio sullo spigolo. In tutto questo secondo tratto si ha la sensazione di cadere nel vuoto del lato sinistro ad ogni passo. Dopo l’ultimo terrazzino si rientra sulla placca di destra e si giunge alla catena.

Botto Tieni 6b / 22m

Via interessante che nella parte inferiore supera un muretto verticale, mentre in quella superiore prosegue su placca leggermente appoggiata. La prima parte del tiro si svolge contando su prese buone e dove è però necessario saper muoversi bene per proseguire agevolmente. Arrivati sulla prima cengia la storia cambia. Da qui in poi le prese sono più minute e saper posizionare i piedi bene in placca risulta fondamentale. Soprattutto il primo tratto obbliga a passaggi di equilibrio non semplici con labili bloccaggi di dita. Attenzione a non entrare troppo nel diedro (via Botto) di destra per non rendere la salita troppo facile rispetto al grado proposto.

Urlo 7a+ / 15m

La Balena 5a / 15m

E’ Pericoloso Sporgersi 6b / 12m

Da Finestrino 6b / 8m

Via corta ma intensa e tutta leggermente strapiombante. Non di facile lettura ad un primo sguardo per via delle prese che dal sotto non sono ben visibili. Si parte abbracciando il salame poco a sinistra rispetto il primo spit fino a trovare una comoda presa dove quest’ultimo si ricollega alla parete principale. Qui si rientra sulla destra ritrovandosi in precario equilibrio lungo un muretto appena appoggiato. Si progredisce sfruttando un po’ la fessura di destra ed un po’ le prese poco visibili situate sulla sinistra. Una volta usciti da questa sezione, sulla sinistra, ci si appresta ad arrampicare gli ultimi metri che superano il tettino soprastante dopo averlo traversato verso destra. Sulla cengia sommitale è posta la catena.

Paleo 5c / 25m

Secondo Tiro 4a / 12m

Fessura Trad 4b / 12m

Genesi 5c / 15m

Hemigway 4b / 15m

La linea si sviluppa lungo il diedro tra la placca di sinistra e i terrazzini di destra fino ad arrivare alla sosta prima di procedere con il tiro successivo (Gio). Le difficoltà sono molto limitate e l’arrampicata tra placca e diedro rende i passaggi piacevoli. La chiodatura è buona e la roccia è tendenziamente solida, solo ogni tanto si potrebbe trovare qualche passaggio un po’ sporco. Un buon riscaldamento prima di affrontare il tiro successivo.

Gio 5b / 10m

Una volta raggiunta la sosta di Hemigway è possibile continuare spostandosi verso il diedro a sinistra. Il tiro è breve ma, tuttavia non privo di interesse, lo stile di arrampicata è quello tipico dei diedri e la leggera pendenza negativa rendono i passaggi ancora più interessanti. Una volta superato il diedro pochi passi permettono di raggiungere la catena. Via breve ma interessante che, insieme al tiro precedente, offrono un buon inizio di sessione.

Smondolina 5b / 20m

Boulder iniziale fisico e abbastanza difficile che da il grado all’intera via. Una volta passato si prosegue su di un susseguirsi di facili terrazzini, fino alla catena. Via veramente poco entusiasmante se non per giungere al tiro superiore “Testa del Fuhrer”.

Testa del Fuhrer 6c / 7m

Secondo tiro, corto e boulderoso, della linea precedente. Si parte rimanendo sulla destra alla linea degli spit giusto per alzarsi qualche metro a prendere un discreto rovescio. Da qui si comincia a traversare verso sinistra con mani in cengietta e piedi sul liscio porfido intervallato da alcune piccole, e poco visibili, tacche. Il traverso non è banale e costringe ad allungamenti notevoli che, complici la direzione delle prese e degli appoggi, porta facilmente a sbandierare. Serve un buon lavoro di addominali per rimanere in parete. Una volta che si è completamente a sinistra dello spit si risale, con un ultimo sforzo, il terrazzino e si prosegue senza ulteriori difficoltà fino alla catena.

Lorenzo 3a / 24m

Girardengo 6b / 24m

Bartali 6a / 14m

Linea che non regala molte soddisfazioni, soprattutto nella parte bassa dove supera una serie di facili terrazzini. Solo nella parte alta si torna ad arrampicare più verticalmente. Il grado della via è dato dagli ultimi passaggi per giungere in catena che costringono ad un bel traverso verso destra su roccia però discutibile.

Via del ciolt 4b / 22m

Conte 3a / 22m

Zazarazaz 4c / 22m

Karlovacko

Tra il Pilastro Tibet ed il pilastro Poero, a Mandrea, si estende la parete Fabio Giacomelli: una breve fascia rocciosa, non molto alta, che ospita interessanti itinerari, soprattutto per le mezze giornate con tempo incerto. Karlovacko è uno di questi, capace di offrire un’arrampicata divertente e a tratti impegnativa, come la partenza del primo tiro e l’uscita dalla via. La chiodatura risulta essere ottima e ravvicinata e le difficoltà possono essere dunque livellate in qualsiasi momento.

Il primo tiro parte subito con un tratto di difficile lettura, su placca gialla costituita da buchetti e da piccoli conglomerati. Sebbene la linea degli spit si sussegue verso sinistra, almeno per i primi metri la progressione si svolge a destra rispetto quest’ultima, alla ricerca delle prese migliori. Inizio molto intenso ed impegnativo, soprattutto se affrontato a freddo. La chiodatura è comunque ottima e ravvicinata e permette un’eventuale azzeramento. Superato il terzo rinvio ci si riporta verso sinistra per proseguire su lama grigia che termina su di un piccolo terrazzino con alberello. Qui le difficoltà terminano e la linea continua pochi metri lungo un solido diedro, leggermente appoggiato verso destra, fino alla sosta ottimamente attrezzata. Forse perchè non ci siamo scaldati bene ma la placchetta iniziale ci è sembrata più severa del 6b dichiarato. 20m, 6b?/A0.

Il duro tratto subito in partenza alla via, 6b?/A0

La seconda lunghezza riparte verticale su muretto grigio leggermente strapiombante, ma ben manigliato lungo tutta la sua estensione. Il tratto in strapiombo è comunque molto corto e non pone troppa resistenza. In breve tempo ci si trova, quasi senza accorgersene, alla base di una placchetta grigia e compatta, lavorata a buchi belli fondi che è un piacere affondarci le mani. Solo l’ultimo tratto quest’ultima presenta qualche difficoltà aggiuntiva. Qui, infatti, la parete inizia a fare pancia e le prese si fanno via via più rare mano a mano che si sale fino all’uscita dove il terriccio e la vegetazione sommitale non aiutano di certo la progressione. La sosta è posta pochi metri a destra rispetto all’uscita dalla placca. 20m, 6a.

La partenza e l’uscita del secondo tiro, 6a.

Il terzo tiro inizia obliquando verso sinistra seguendo una piccola cengia che porta alla base di una semplice placchetta al cui termine è presente un piccolissimo tetto. La parte bassa di quest’ultimo è ben appigliata e di facile risalita, mentre il tratto superiore presenta difficoltà ben maggiori e movimenti più di equilibrio. L’arrampicata è intensa e piacevole. L’ultimo tratto del tiro, purtroppo, attraversa una fascia di rocce rotte abbastanza instabili su cui è necessario prestare massima attenzione, soprattutto se sono presenti altre cordate. Le difficoltà sono in ogni caso contenute e si giunge in breve alla comoda sosta. 15m, 6a.

Simone sulla terza lunghezza, 6a.

La quarta ed ultima lunghezza si sposta verso il diedro, posizionato leggermente a destra rispetto alla sosta, senza mai entrarci veramente, se non per un brevissimo tratto al suo ingresso, ma sfruttando piuttosto la bella e compatta placconata che ci corre affianco. I primi metri del tiro consentono infatti di raggiungere, tramite facile arrampicata, la base di questo bel muro. Nella parte inferiore di esso si usufruisce del diedro per una manciata di metri, fino a raggiungere una fessura che corre verticale sulla destra. Sfruttando quest’ultima si sale in aderenza la placca con passaggi a volte non semplici ma di grande soddisfazione fino a raggiungere un piccolo terrazzino. Qui la fessura termina e rimane da scalare un tratto severo in pura placca, con prese per le mani molto esigue e per i piedi quasi assenti. E’ possibile azzerare quest’ultimo tratto ma, viste anche le protezioni ravvicinate, almeno un tentativo in libera è d’obbligo! La difficoltà proposta qui è 6b+ ma è, con molta probabilità, sottostimata di qualche grado. Si esce su rampa terrosa e alberata che in breve porta alla comoda cengia soprastante dove si sosta. 30m, 6b+/A0.

Martina alle prese con la compatta placca dell’ultimo tiro, 6b+?/A0.

Karlovacko è una via breve ma interessante, peccato che in alcuni tratti, molto probabilmente a causa delle poche ripetizioni, la roccia risulta essere un po’ polverosa. Noi ci siamo divertiti nel salirla e ci sentiamo di consigliarla. Seppur breve è in grado di regalare una piacevole mezza giornata e se non bastasse è sempre possibile avventurarsi sulle altre linee della parete.

Nonni Sprint

Con la riapertura dei confini comunali siamo finalmente riusciti a spostarci in valle del Sarca per effettuare la prima salita stagionale. La meta è Dro, la parete è quella della Piramide Lakshmi. Nonni Sprint è una di quelle vie che da tempo era segnata nel taccuino dei possibili itinerari da salire come ripiego nel caso quelli limitrofi, e più interessanti, fossero presi d’assalto. Questa volta però è toccato proprio a questa alternativa visto che sulla prima scelta della giornata erano gia presenti alcune cordate. La guida la valuta 3 stelle su 5, almeno un pò di fascino dovrebbe averlo no?

Il primo tiro inizia, con arrampicata semplice e prevalentemente di movimento, salendo l’evidente rampetta che obliqua verso destra. Al termine di essa una placchetta in leggero strapiombo, abbastanza ben appigliata, ci riporta verso sinistra dove sono presenti 3 chiodi uniti da un lungo cordone nero come rinforzo. Da qui inizia un breve traverso, ancora verso sinistra, che passa sotto ad un albero con cordone penzolante e riporta sulla verticale rispetto all’assicuratore sottostante. Oltrepassato l’albero la linea prosegue verticalmente giungendo ad un tratto delicato in placca un po’ sprotetto e con pochi appigli sia per mani che per piedi. Qui prestare attenzione perchè quel poco che c’è non è proprio stabile. L’ultimo tratto del tiro continua lungo una poco marcata fessura che in breve porta ad un terrazzino molto sporco sopra il quale è presente un grosso albero per la sosta. Il tiro è abbastanza contorto e sporco, si capisce subito che la via è stata ripetuta poche volte. L’attrito delle corde si sente notevolmente già a partire dalla placchetta finale, consigliamo quindi di rinviare le doppie intelligentemente! Anche il grado a nostro parere è un pò stretto, potrebbe essere tranquillamente almeno mezzo grado in più. 35m, VI.

L’inizio della prima lunghezza, VI.

Il percorso della seconda lunghezza non è chiaro, complice la vegetazione che sta iniziando a prendere il possesso della poca roccia nuda permasta. Si supera l’albero di sosta sulla sinistra e si risale la rampa puntando ad un grosso albero dove è possibile scorgere un paio di cordoni. Sotto l’albero la rampa è completamente coperta di terra, prestare attenzione a non scivolare. Oltrepassata la vegetazione, secondo la recensione, dovrebbe esserci una traccia che entra nella boscaglia di sinistra fino alla prossima sosta. Purtroppo al momento del nostro passaggio la vegetazione era veramente folta e non abbiamo identificato nessun passaggio tra le frasche. Siamo quindi proseguiti verso destra sulla rampa rocciosa fino ad aggirare completamente il boschetto. Raggiunto un masso staccato abbiamo facilmente traversato 3 metri verso sinistra fino a giungere ad un albero da dove è visibile il proseguo del tiro successivo (chiodo brillante piantato di recente). Qui abbiamo atrezzato una sosta. Guardando verso il basso si riesce a scorgere un cordone nero su un muretto in mezzo al bosco, presumiamo quindi che questa sia effettivamente la sosta corretta. 35m, III.

Simone in partenza e Martina in uscita al secondo tiro, III.

Il terzo tiro risale le rocce rotte soprastanti gli alberelli di sosta fino a raggiungere una piccola cengia dove si prosegue lungo un’evidente fessura in placca in cui sono ben visibili una serie di chiodi arruginiti. La roccia nel primo tratto non è bella e bisogna fare attenzione a quello che si tiene. Giunti alla placca la storia cambia: la roccia si fa più solida e anche la qualità dell’arrampicata migliora notevolmente. La fessura che corre verticalmente offre discreti appigli per le mani, mentre per i piedi è presente qualche tacca qua e là. All’altezza dell’ultimo chiodo è importante non farsi ingennare dal cordone nero che si scorge in alto a destra: affrontando questa sezione puntando direttamente a quest’ultimo, infatti, le difficoltà aumentano notevolmente. Un po’ nascosto in una conchetta sulla sinistra è invece presente un altro cordone che, tramite traverso ben appigliato verso sinistra, rende l’uscita dalla placca più agevole e di grado consono a quanto dichiarato. Superati entrambi i cordoni ci si ritrova ad un bivio. Sulla sinistra, in direzione di un boschetto (sul quale al nostro passaggio faceva capolino un camoscio), rocce rotte. Sulla destra, invece, un invitante muretto che porta su un terrazzino alberato. Decidiamo di proseguire sulla destra e fermarci all’albero dove è possibile allestire una sosta comoda. 30m, VI.

La placchetta d’uscita della terza lunghezza, VI.

Fronte a noi si palesa un’ampia rampetta che si infrange nella boscaglia soprastante. Anche qui la linea non è per niente chiara con molteplici possibilità di progressione. L’unica cosa certa è che sarà necessario entrare nel bosco prima o poi. Puntiamo quindi verso lo scorcio tra gli alberi posto leggeremente sulla sinistra rispetto alla sosta precedente. Una volta entrati nel boschetto manteniamo la destra fino a scorgere un cordone nero su di una pianta. Raggiungerlo non è semplice per via della rampa pendente costituita da 15cm comodi di terra: ogni 3 passi in avanti sono 2 passi in dietro. Il cordone si rivela essere con molta probabilità l’originale S3, una quindicina di metri più in alto di dove la abbiamo allestita noi.

Nella scivolosa zona boschiva prima di S3.

La quarta lunghezza è totalmente esplorativa ed allo stato attuale non è onestamente possibile fornire delle indicazioni accurate. Tendenzialmente l’arrampicata si svolge nel canale boschivo in cui si entra subito sopra la sosta. Le fitte ramaglie, le spine ed i molteplici rami secchi sparsi lungo tutto il percorso rendono l’individuazione dell’itinerario complesso e l’arrampicata si muta in una lotta continua con la vegetazione. In linea di massima nel primo tratto bisogna proseguire in obliquo verso sinistra senza andare troppo in orizzontale verso la parete. La roccia la si inizia a toccare nuovamente soltanto dopo circa 30 metri di faticosa progressione, dove il canale inizia a stringersi e farsi via via più pendente. Qui è possibile scorgere finalmente un cordone nero che direziona la salita. Superato quest’ultimo è presente una piccola cengia posta sotto un canale/diedro dove è possibile allestire una sosta. 40m, IV.

Il quinto tiro prosegue nel canalino sporco. Il disegno della relazione suggerisce di percorrerlo tutto per poi uscire sulla sinistra una volta terminato. Seguiamo le indicazioni ma ci accorgiamo presto di essere decisamente fuori via. Giunti sotto un’alberello infatti notiamo lontano sulla sinistra una clessidra con cordone nero. In definitiva la via non segue il canale per tutta la sua interezza ma lo interrompe neanche a metà salendo il muretto di sinistra. I chiodi per la verità sono presenti ma incassati a parete e veramente poco visibili. Noi ormai continuiamo per la nostra strada raggiungendo in breve un’altro albero questa volta con cordone blu abbastanza recente. Rincuorati di non essere stati gli unici a perdere la retta via facciamo sosta qui. 25m, IV (V+ il tiro originale).

Il diedro/canale del quinto tiro, IV/V+.

Fortunatamente il terrazzino su cui siamo permette un’agevole traversata verso sinistra al fine di ricongiungersi all’originale. Si giunge alla base della placchetta finale. La placca non è niente di entusiasmante, un lungo lastrone appoggiato formato da roccia prevalentemente rotta e condito con molti fastidiosi sassolini che rotolano che è un piacere. Nonostante la roccia compatta sembra andare verso destra, la via esce diritta, leggermente a sinistra fino ad incrociare la traccia di sentiero che porta a quello principale. Noi siamo stati costretti a fare una sosta intermedia per via del giro panoramico sul tiro precedente, ma se si segue l’itinerario corretto non è necessario. 40m, III.

Martina in uscita dalla via su placche di dubbia bellezza, III.

La via nel complesso non ci è piaciuta e non ci sentiamo di consigliarla. Allo stato attuale necessita un gran lavoro di pulizia, sia delle zone rocciose, sia di quelle boschive. Sebbene il primo ed il terzo tiro tutto sommato siano arrampicabili e a tratti divertenti, questi due da soli, secondo il nostro parere, non bastano a giustificare l’intera salita.

Lo Scudo

Sull’assolato Calisio una placca liscia e compatta, ben visibile dal fondovalle e la cui forma ricorda vagamente uno scudo, fa da palcoscenico all’omonima falesia, scoperta tempo addietro ma rivalorizzata solo di recente. La solida placca calcarea offre linee tendenzialmente verticali e corte, con qualche eccezione, che offrono un’arrampicata prevalentemente tecnica e in aderenza. La chiodatura è super, nuova e ravvicinata per tutte le vie di nuova realizzazione. Alcune delle vecchie linee originali sono ancora presenti ma andrebbero quantomeno rispittate prima di essere provate.

Fuckini Verdi 5c / 14m

La via è la prima della parete e non si trova sulla evidente placca che dà il nome alla parete stessa, pertanto anche lo stile di arrampicata non è quello caratteristico della placca. Fuckini Verdi si sviluppa lungo una rampa all’interno del diedro la cui parete di sinistra risulta essere appoggiata. La prima parte della via è di facile lettura e lo stile di arrampicata è quello caratteristico dei diedri. Gli ultimi metri richiedono invece di spostarsi sulla sporgenza a destra, sebbene gli spit rimangano sempre sulla parete di sinistra, sulla quale sono ben evidenti gli appigli che permettono di raggiungere la catena. A nostro avviso il passaggio chiave si trova proprio qui dove è necessario spostarsi nuovamente verso sinistra per poter raggiungere la catena. La roccia compatta e la chiodatura buona rendono questa via gradevole.

La rampa/diedro di Fuckini Verdi, 5c.

Fuckoltà 6a+ / 22m

Bella via con singolo nella parte alta della parete. La partenza si svolge su placca molto fessurata e piacevole da arrampicare. Circa a metà lunghezza un tettino ostacola leggermente la visuale e le prese migliori per rimontarlo vanno un po’ ricercate a tatto. Da qui la placca si fa meno fessurata fino a giungere ad un paio di metri sotto il terrazzino dove è posta la catena. Si può scegliere ora se affrontare il passaggio stando poco a destra dello spit (passo probabilmente di un grado in più rispetto al 6a+ proposto e roccia da verificare) oppure spostarsi completamente a sinistra dello spit e puntare ad una fessurina verticale che corre alla destra degli evidenti arbusti. Si rimonta lo zoccolo e si torna sulla verticale della via per poi salire sopra il terrazzino finale.

Parte iniziale di Fuckoltà, 6a+.

Fuckoltativo ? / 30m

Fuckocero 4c / 15m

Facile placca ben appigliata su roccia solida, come il resto della parete. Le difficoltà del tiro sono molto contenute, in accordo con il grado, e la spittatura è ottima. Il tronco di un albero tagliato, difficilmente aggirabile, potrebbe dare un po’ di fastidio in partenza.

Fuckoltoso 5a / 15m

Un “dolce” riscaldamento in preparazione alle vie che si sviluppano alla sua destra. La salita in placca lavorata risulta nel complesso ben appigliata, continua e senza particolari difficoltà in tutta la sua lunghezza. La spittatura, come in tutta la falesia, è molto buona e ravvicinata e la roccia è decisamente solida e compatta.

Fucktotum 6b / 15m

Come il resto delle vie di questa bellissima parete l’arrampicata si svolge prevalentemente su placca appoggiata. Le difficoltà maggiori si trovano all’inizio, giusto i primi metri, dove è necessario lavorare bene d’equilibrio per traversare verso sinistra alla ricerca di prese comode. Da qui in poi si prosegue su rocce più frastagliate con molteplici appigli fino alla placchetta finale. Quest’ultima va affrontata con decisione, traversando leggermente verso destra fino alla lama, ma nel complesso non presenta troppe difficoltà.

Fucks 6c+ / 15m

Rispetto al 6c+ successivo questo probabilmente è mezzo grado in meno. Stile molto simile ma con unico passo più complicato, rispetto al reso della via, solo in uscita in catena. Qui infatti sono presenti solo una serie di microtacche, sia per mani che per piedi, che non offrono un comodo avvicinamento alla rinviata finale.

Fucktory 6c+ / 15m

Bella via in placca con passo finale decisamente aleatorio. Anche la partenza non è banale e rinviare il primo spit non è comodissimo. Si parte su placchetta intervallata da una piccola ma discretamente lunga presa obliqua che corre verso destra. Una volta rimontata, nella parte più alta, ci si inizia a spostare verso sinistra su prese più buone e piedi in placca fino a raggiungere un tratto di roccia meno solida subito al di sotto di una leggera pancia. Superata quest’ultima passando sulla sinistra ci si trova in piedi sopra di essa, di fronte al passo chiave della via: un piccolo buchetto sulla destra aiuta ad alzare i piedi fino ad arrivare alla scomoda lama sulla sinistra. Per la mano destra invece c’è una piccola tacchetta centrale. Si spinge con il sinistro su placca fino a giungere alla presa appena accennata a destra della catena. Passaggio estremamente aleatorio, scivolare nel mentre si spinge è facile, a lungo andare ci si fà l’abitudine.

Martina poco prima del passaggio chiave di Fucktory, 6c+.

Fuck Simile 6c / 25m

Via lunga rispetto allo standard della falesia con passo in uscita veramente lungo. La partenza è quella classica di tutta la fascia rocciosa, aderenza e movimenti delicati. Segue un tratto centrale con appigli più marcati, roccia più frastagliata ed arrampicata più semplice, che traversa per un ampio tratto in obliquo verso sinistra. Da qui alla catena, spostata sulla destra rispetto alla verticale, solo un marcato buco, difficile da raggiungere e difficile da infilarci i piedi per alzarsi. Una volta nel buco anche il passaggio successivo, per raggiungere la scomoda lama sotto la catena, è veramente tosto, con i piedi su placca bianca, liscia e scivolosa. Esclusivamente per gli amanti dell’aderenza.

Dettaglio della difficile placca finale di Fuck Simile, 6c.

S.N. ? / 26m

S.N. ? / 26m

Via del Missile

Il monte Casale gode di molteplici itinerari, di diversa difficoltà, sviluppati in vari periodi alpinistici. Uno di questi, nonchè uno dei più famosi della parete, è la “via del missile”, aperta da Giuliano Stenghel e Alessandro Baldessarini ormai nel lontano 1981. Si tratta di una linea molto logica, mai banale, caratterizzata da diedri, fessure, placche e traversi, il tutto concentrato in sole 9 lunghezze.

La parete con l’evidente sagoma del missile in arancio sulla destra.

L’attacco della via, giunti in prossimità della base del “missile”, non è di facile individuazione perché non è ben segnalato e tutto il primo tiro non ospita alcuna protezione che aiuterebbe quantomeno ad orientare la salita. In linea di massima si sale, verso sinistra, lungo un canale abbastanza erboso fino a dove esso termina. Da qui inizia un traverso, sempre verso sinistra, con i primi passi non semplici e su roccia instabile, per poi proseguire, senza ulteriori difficoltà, fino a raggiungere una comoda cengia. Qui, un ramo di un arbusto, oppone un pò di resistenza nell’essere oltrepassato. Oltre ad esso si trova la sosta, posta su di uno spuntone con cordone viola penzolante. 35 metri, IV+.

Il secondo tiro continua brevemente il traverso iniziato in precedenza fino a sorpassare uno spigolo esposto che invita ad entrare nell’evidente diedro rosso. Qui, visivamente parlando, sembra che tutto sia poco stabile e la prima impressione è quella di prestare attenzione e cercare di non tirare le prese. In realtà la roccia, anche se scaglionata, è stata oramai ripulita dalle numerose ripetizioni e risulta abbastanza solida. Si continua nel diedro oltrepassando un grande e lungo tetto sulla destra e, dopo un passaggio in leggero strapiombo, si sosta sopra un pulpito da dove inizia il traverso del prossimo tiro. 40 metri, V.

La terza lunghezza consiste in un bel traverso verso sinistra prendendo come riferimento per le mani la marcata fessura orizzontale. E’ incredibile, e un po’ triste, constatare il quanto la roccia sia stata logorata e levigata nel corso degli innumerevoli passaggi prima di noi, tanto da dare fastidio e costringere a passare rimanendo il più rannicchiati possibile con il corpo per evitare di scivolare ad ogni passo. Tuttavia questo tiro, anche rispetto all’intera salita, risulta essere ben protetto a chiodi per tutta la sua lunghezza. All’altezza di un chiodo con cordone penzolante ci si abbassa leggermente su piccole tacche e si traversa su di esse ancora qualche metro prima di raggiungere la sosta posizionata poco più in alto. Il passo finale non è di facile lettura, ma una volta capito si giunge in sosta senza problemi. Il tiro nel complesso richiede un certo sforzo fisico e mentale. La sosta, inoltre, è costituita da chiodi vecchi e logorati dal tempo e vanno quindi valutati bene prima di essere congiunti. 25 metri, VI+.

Il caratteristico traverso del terzo tiro, VI+.

Il quarto tiro prosegue lungo la verticale, con passaggio iniziale in placca non facile, per poi rientrare verso destra all’interno di un bellissimo diedro grigio completamente da proteggere. Qui l’arrampicata, nonostante la roccia non dia molta sicurezza di stabilità, risulta invece essere molto divertente. Al termine del diedro si trova la sosta. 45 metri, V+.

Il diedro della quarta lunghezza, V+.

La quinta lunghezza prosegue su diedro poco a destra della sosta. Già alla partenza è possibile identificare dove si troverà il passo chiave: dopo una serie di chiodi un cordone bianco e lungo invita all’azzeramento. Quasi una certezza che l’asperità del tiro si trovi proprio in corrispondenza di questa sequenza di protezioni. Tutto il diedro è infatti notevolmente levigato e l’arrampicata si svolge prevalentemente su tacchette per le mani e appoggi minimali per i piedi. Bisogna sicuaramente capire bene come posizionarsi e muoversi lungo i primi metri, è un gioco di equilibrio e di resistenza e le prese comode arrivano solo dopo aver superato tutte le protezioni iniziali. Da qui in poi le difficoltà tornano ad essere contenute. Sormontato un ultimo masso si esce verso sinistra dove è presente una comoda sosta su 2 chiodi distanziati tra loro. 35 metri, VII- o A0.

Il sesto tiro è veramente meritevole: dalla sosta si puntano una serie di rocce rotte fino a raggiungere una lama staccata. Qui le numerose fessure presenti potrebbero far perdere un po’ la linea ma una bellissima lama grigia, solida, compatta e leggermente strapiombante, non lascia dubbi sulla direzione da prendere. L’arramicata in questo tratto è leggermente fisica ma spettacolare, almeno per gli amanti del dulfer. Il tiro è completamente da proteggere, è presente solo un chiodo all’inizio della lama. Due serie di friends medi rendono il tiro facilmente proteggibile. E’ importante comunque non farsi ipnotizzare dalla possibilità di piazzare materiale ovunque in quanto i 45 metri del tiro richiedono una certa dosatura della ferraglia a disposizione. 45 metri, VI+.

Umberto sul sesto tiro, VI+.

La settima lunghezza risale uno stretto camino, incastrarsi è molto facile. Pari o dispari per decidere lo sfortunato che porterà lo zaino e si parte. Nei primi metri l’unica protezione disponibile è un cordone penzolante attorno ad un masso incastonato. In alternativa portare friends enormi. In generale bisogna cercare di rimane più esterni possibili rispetto al camino usciendone infine sulla destra in prossimità della “testa del missile” che da il nome alla via. Qui c’è la possibilità di una sosta (vivamente consigliata per via dell’attrito della corda in prossimità della sosta successiva). Noi la abbiamo invece lasciata stupidamente alle spalle e abbiamo subito affrontato in verticale la variante del tiro originale che prosegue su placca. Sfruttando una lama che ci corre nel mezzo, si sale con passaggi tecnici in arrampicata sublime fino alla base di un tetto dove è presente uno spit da allungare per bene. Da qui, infatti, parte un traverso delicato, ma su buone prese, in obliquo verso destra fino ad uno spuntone su cui atrezzare la sosta (1 chiodo originale). 45m, VI alla prima sosta. 10m, V+ il secondo tratto.

L’ottavo tiro prosegue in corrispondenza di una fessura atletica sulla sinistra. Al suo termine si traversa verso destra per circa 8 metri puntando ad una zona boschiva fino a trovarsi al cospetto di un albero dove è posta la sosta. 35 metri, V+.

Stefano su uno dei tiri finali.

L’ultima lunghezza non ha nulla di diverso rispetto alle precendi. Si sale l’evidente grossa fessura puntando a 2 chiodi. I passaggi non sono mai di semplice esecuzione e, vista anche la stanchezza accumulata, devono essere sempre ben ragionati. Si oltrepassa un piccolo strapiombo per uscire su placca liscia e non proteggibile. Da qui si traversa delicatamente fino alla grossa fessura risalendola fino al suo culmine per entrare infine nel tratto boschivo in cima alla parete e sostare su pianta. 35 metri, VI.

La salita è una perla di rara bellezza. I pochissimi chiodi presenti la rendono senza ombra di dubbio una via dallo stampo puramente alpinistico. Diedri, fessure, lame, traversi e qualche passo in strampiombo rendono la linea completa di ogni stile di arrampicata. Richiede sicuramente un bel sforzo sia dal punto di vista fisico che mentale, ma una volta in cima ne vale veramente la pena.