Via Bortolo – Sojo del Fogo

Via corta, ben protetta e su roccia sempre ottima che sale la punta Cassa da Morto, subito sopra l’Ossario del Pasubio. La linea parte all’estrema destra del muro principale della falesia “Montagna Viva”, con nome alla base, raggiungibile in 20 minuti dal parcheggio dell’Ossario.

Marta all’attacco della via.

Il primo tiro, molto sportivo, segue l’evidente fessura che taglia la parete in obliquo da destra verso sinistra. La fessura, in leggero strapiombo, ospita prese per le mani sempre buone e la chiodatura è ravvicinata e sempre sicura, non sono necessarie integrazioni. Usciti sul terrazzino si sosta su catena. 25m, V+/VI-.

Marta sulla prima lunghezza.

La seconda lunghezza segue la cengia erbosa verso destra per tutta la sua breve lunghezza. Da qui è possibile notare numerose serie di spit che salgono verso destra e che rappresentano le uscite dei tiri della falesia sottostante. Ignorare tali vie e salire obliquando ancora verso sinitra in direzione degli evidenti cordoni sulle clessidre presenti nella roccia. Alla seconda cessidra proseguire verticalmente fino a poco prima dell’uscita del terrazzino. Qui è presente una sosta. Per comodità il consiglio è di oltrepassarla e di sostare su un’altra sosta posta subito sopra il terrazzino. 25m, V+.

Il terzo è il tiro chiave della via in quanto a difficoltà. Superata la fessura orizzontale che fa da spartiacque tra due costoni di roccia si prosegue verticalmene sulla linea degli spit. Il tratto è sempre ben protetto ed in sè non è difficile ma risulta strapiombante per tutta la sua lunghezza. Il consiglio è di non rimanere dentro il diedro di sinistra ma di affrontare direttamente lo spigolo. Le prese più comodo si possono infatti trovare alla destra dello stesso. 25m, V+/VI.

Martina sulla terza lunghezza.

La quarta lunghezza è di concatenamento. L’arrampicata è prevalentemente orizzontale ed è sempre possibile proteggersi con cordoni su spuntoni di roccia. 20m, III.

Il quinto tiro è in comune con la via “Le do more”. Dalla sosta del tiro precedente si osserva la parete veticale ben protetta con i cordoni già presenti sulla linea e con possibilità di integrare. La lunghezza termina su un terrazziono erboso ove si trova un grosso mugo su cui sono presenti i cordoni della sosta, sulla destra. 30m ,V+.

Marta e Simone sul quinto tiro.

Il sesto ed ultimo tiro è molto breve. La via continua in vertical dalla sosta lungo una fessura ben protetta con spit e cordoni, il passaggio chiave, un po’ più fisico rispetto al resto, si trova verso la metà del tiro. All’uscita si trova la sosta e subito accanto l’anello per la calata. 20m, V+.

Dalla cima è possibile ammirare il sottostante Ossario del Pasubio, il Pian delle Fugazze e le Valli del Pasubio. La discesa avviene tramite calata in doppia sul vesrante opposto, una corda da 60 metri è sufficiente. Da qui, seguendo una serie di ometti, si ritorna in poco tempo all’attacco della via.

Umberto in vetta.

Hohe Festung – Settore B

Quasi al confine con l’Austria, la falesia di Fortezza offre un ambiente molto curato e un avvicinamento breve, il posto ideale dove trascorrere una giornata con la famiglia. La zona è contornata da un’ampia area picnic e da molteplici ceppi dove poter attrezzare la slackline. Purtroppo sui gradi facili alcune rinviate risultano spesso lunghe e posizionate male, pericolose sia per l’arrampicatore che per la corda che nella maggior parte delle volte si trova a sfregare contro la parete. Le vie con gradi più difficili sono invece spittate a dovere. Nel complesso il posto è molto bello con i forti di Fortezza a fare da contorno e l’omonimo lago da ammirare dalla cima dei tiri.

Kindersorpresa 3 / 12m

La via si può definire una tranquilla passeggiata su gradoni di roccia adatta a bambini e principianti. Tuttavia gli spit sono abbastanza distanziati, comprensibile per una via di terzo grado ma potrebbe spaventare i più inesperti.

Fratelli Remy 6b / 12m

Fratelli Remy segue l’evidente fessura che sale leggermente obliqua. L’arrampicata è classica in opposizione, con le mani dentro la crepa e i piedi che spingono quasi sempre sulle tacche presenti sulla parete di destra. Il passaggio più complicato lo si trova all’incirca a metà salita dove è necessario fidarsi bene del piede destro. Le mani sono in alto. Conviene prima incastrare la mano sinistra e la destra subito sopra. Una volta spinto con la gamba si può riposizionare la mano sinistra sopra la destra e alzare finalmente il piede sinistro su tacchetta centrale vicino alla fessura. Rimontando ora con il piede destro su evidente terrazzino si può ritenere conclusa l’asperità. Negli ultimi metri l’arrampicata continua a seguire la fessura e viene agevolata dal diedro di sinistra.

Fabio su “Fratelli Remy”, 6b.

Wonderwall 6c+ / 15m

Wonderwall è forse la linea più interessante di tutta la falesia. Supera elegantemente la placconata all’estrema sinistra del settore seguendo una fessurina appena accennata e contornata da una serie di svasi e tacchette. L’arrampicata è continua e di equilibro per tutta la via. I primi 4 metri salgono verticali su piccole prese per le mani ma buoni piedi. Qui la via devia bruscamente in orizzontale verso destra seguendo la crepa che va tenuta a livello del ventre. Il traverso è tutt’altro che banale, molto delicato con prese facili da tenere solo se il corpo è equilibrato a dovere. Terminato il traverso si torna verticali sempre su piccole tacche talvolte nascoste, soprattutto sul versante sinistro della salita. Poco prima della catena, all’altezza dell’ultimo spit, è presente un buon riposo in fessura. Per l’ultimo passaggio è necessario non farsi tentare dall’evidente crepa di sinistra, sembra invitante, ma non è per niente comoda. La soluzione migliore è quella di affrontare gli ultimi 2 metri verticalmente rimanendo nella fessura principale. Sopra la catena è infatti presente un piccolo terrazzino che sancisce la fine della via. Per raggiungerlo è necessario salire in opposizione, con le gambe sul lato destra, e spingere bene per proiettarsi verso di esso. Linea stupenda, estremamente consigliata!

Umberto su “Wonderwall”, 6c+.

Variante Wonderwall 6c+ / 13m

Brummler 5a / 18m

Bella via appoggiata e costante su cui si riescono sempre a trovare buone prese per le mani. La via è lineare e non vi sono molti dubbi sui passaggi da eseguire, solo poco dopo la metà si potrebbe tendere ad andare verso lo spigolo di destra spaventati dalla placconata di sinistra. Tuttavia, lo spit sulla sinistra suggerisce la linea da tenere e dopo un piccolo passo in aderenza l’arrampicata riprende su buone prese. La via si presta per un riscaldamento leggero anche se le rinviate risultano un po’ lunghe. Arrivare in catena dopo 18 metri e poter ammirare la vallata circostante regala comunque una certa soddisfazione.

Grommler 4 / 18m

Spigolandia 5b+ / 18m

Lego 5a+ / 18m

Via nel complesso semplice che si risolve in un passaggio abbastanza lungo a metà di essa dove bisogna rimontare un masso. E’ necessario alzarsi in equilibrio su di esso caricando con il piede sinistro aiutandosi con un piccolo slancio. Il rinvio sottostante, basso e contornato da terrazzini, non aiuta sicuramente sul lato psicologico. Da qui si prosegue molto facilmente fino in catena.

Marta su “Lego”, 5a+.

Banzai 5b / 17m

Toblerone 5a / 17m

Partenza su spigolo salendo su semplici scalini a sinistra di esso, le mani sono in
appoggio. Verso metà della via ci si sposta verso destra seguendo la linea più facile della parete.
Nel finale la catena giace un tettino dove non ci si alza sopra di esso, ma salendoci in parte a sinistra si rinvia.

Vai col Liscio 6b / 12m

Già a guardarla dal basso si capisce la caratteristica principale di questa via: placconata appoggiata, poco appigliata per le mani e piedi che danzano labili su piccoli appoggi levigati da passaggi abbastanza obbligati. Si sale dritti per 2 metri per poi spostarsi sulla sinistra. Il passaggio risulta abbastanza lungo con le mani appena in appoggio su lievi grumoli. Il problema sta nel allargare il piede e caricarlo in quanto la zona di appoggio è lisciata dai tanti passaggi. Fidarsi di quel piede non è affatto banale. Ci si sposta ancora verso sinistra per raggiungere una presetta verticale che poi consente di ritornare verso destra sulla verticale della via. I passaggi da qui in poi sono tutti delicati su micro tacche e piedi quasi sempre in appoggio su piccoli grumoli. La via è costante e abbandona le sue difficoltà solo ad uno spit dalla catena.

Kara Kiri 5c / 22m

La via si trova su uno spigolo tra una bella placca e sporgenze di rocce frastagliate. La lettura non risulta facilissima e l’apparenza di via appoggiata viene subito smentita dai primi passaggi abbastanza fisici per superare un piccolo tetto iniziale. Il proseguire della via è abbastanza lineare: placca a sinistra e gradoni a destra in cui i riposi sono intervallati da passaggi non troppo fisici e con buone mani. Il tutto è reso interessante dal particolare stile d’arrampicata sempre nel diedro. L’ultimo tratto appare complicato, infatti, la catena è posizionata a sinistra e, a prima vista, sembrerebbe un passaggio da fare di aderenza in placca. Tuttavia, sfruttando bene le frastagliature sulla destra è possibile raggiungere una buona presa sporgente e sollevarsi fino a rinviare facilmente nella catena sulla sinistra. Forse 5c è più appropriato per questa via rispetto al 5b+ riportato sul tabellone della falesia. La via è adatta per un riscaldamento un po’ più intenso.

Martina su “Kara Kiri”, 5c.

Webwerknecht 5c / 23m

Holbomittog 5c / 18m

Ribalton 6a+ / 24m

La salita si svolge prevalentemente su gradoni. A metà della via un orecchio ben visibile dal basso ospita la difficoltà del tiro. Lo si aggira dapprima verso sinistra e poi (secondo noi da qui il nome della via) bisogna effetturare una ribaltata con una buona presa di sinistro e con una tacchetta da raggiungere dinamicamente in alto di destra. I piedi sono in appoggio verso destra e una volta caricati si sormonta un terrazzino con il piede destro spostando in seguito il baricentro su quest’ultimo. Da lì la via prosegue fino in catena senza grandi difficoltà.

Adrenalin 6b+ / 24m

A differenza della via accanto, “Rush Hour” la parte bassa presenta un passaggio delicato con un allungo in aderenza per sormontare un piccola pancia piatta. Il passaggio probabilmente
risulta più scomodo alle persone piccole in quanto obbliga ad alzare molto il piede sinistro e
quindi è difficile caricarci il peso. Con un piccolo balzo deciso ci si porta al disopra della pancia. La parte verticale finale è invece molto simile sia alla linea precedente “Ribalton”, che a “Rush Hour”. Qui non è facile capire dove salire avendo più possibilità ma la logica del seguire la via più facile porta verso una sequenza di prese poste sulla linea di sinistra. Seguendo questa pista segue un passaggio in placca con buona presa verticale e bei piedi. Seppur non facilissimo il grado non sembra appropriato. Restando invece nella parte centrale della via si notano delle piccole presine con listelli e alcuni piccoli piedi, una sezione molto più interessante fatta di equilibrio e di polpastrelli conduce proprio sotto la verticale della catena. Linea più delicata, e allettante.

Rush Hour 6b / 24m

La via, almeno fino all’evidente placca verticale finale, rispecchia i tiri limitrofi. La
maggior parte di essa sale infatti una serie di gradoni e risalti fino agli ultimi 5 metri e i passaggi si risolvono facilmente utilizzando la spinta dei piedi sulla roccia con le mani sempre che servono solo a portarsi nella corretta posizione. La parte finale invece è molto più interessante. E’ necessario tenere una presa rovescia di sinistro, si alzano bene i piedi per andare a prendere un altro rovescio molto alto verso destra ben scavato. Una volta preso si accoppiano le mani portando i piedi sopra a 2 listelle verticali. Ci troviamo ora sotto un leggero tettino che si supera spostandosi verso sinistra su un bella presa. Dietro lo spigolo è presente la catena.

Pit Stop (1° tiro) 4 / 14m

Pit Stop (2° Tiro) 5c+ / 10m

Spongebob 3a / 10m

Hauenstein – Settore C

Il settore C si trova 10 minuti sopra i ruderi del castello, continuando sulla forestale fino a ragiungere l’evidente masso che ospita le vie. Qui l’arrampicata è più strapiombante rispetto al settore A ma sempre su buone prese. Molto interessante è il retro del masso dove salgono un paio di tiri su placca e altri molto boulderosi con tetto in partenza.

Groefenstoan 6a+ / 15m

Mergenduft 5c / 15m

Kanzi 5c / 15m

L’inizio della è via abbastanza facile con spostamenti evidenti su prese ben appigliate. La difficoltà si concentra invece dal quarto al sesto rinvio su placca. Si inizia da un monodito (nella giornata di oggi bagnato) da tenere di sinistro, con buona presa invece per la mano destra, alzare bene i piedi per portarsi ad un comoda mano a sinistra da li parte un passaggio in aderenza con piedi in appoggio per arrivare con la mano destra ad un tacca. Si sposta ora tutto il corpo verso destra fino ad incontrare una fessura che rimonta un leggero tettino. Da qui è tutta appoggiata e facile fino in catena.

Marta su “Kanzi”, 5c.

Pink Lady 4 / 12m

Fix 5c / 12m

Lucky Luke 6b / 12m

The Dalton’s 3 / 12m

Aprilscherzi 6b / 15m

Jolly jumper 6a+ / 15m

Foxi 4 / 13m

Skyline 6a / 17m

Doofnschmirz 6a / 8m

Dracula 6b / 8m

Teenager 6b+ / 8m

Bilch 6a / 17m

Partenza boulderosa con passaggio lungo su tettino pronunciato ma ben appigliato. Il tetto è traversato nella sua parte inferiore da una crepa che si tiene per alzare bene i piedi e portare la mano libera più in alto possibili alla ricerca del terrazzino soprastante. Da qui si rilancia verso sinistra due volte, dapprima verso un verticale non comodissimo ed in seguito dentro buco scavato. Rimontando il tetto anche con i piedi ci si può riposare. I prossimi metri sono facili su scalinata. Solo la parte finale torna leggermente strapiombante e, anche se su buone prese, il passaggio per raggiungere la catena risulta comunque delicato.

Martina su “Bilch”, 6a.

Streich 6a / 17m

Partenza su strapiombetto con buone prese. Ci si alza bene con i piedi e si tiene con la destra
un verticale che ti permette di alzare la mano sinistra su una tacca da tenere. Da li si alzano i piedi fino al raggiungere con la mani la spaccatura soprastante. La via rimane poi di continuità e sempre verticale fino alla catena, con le prese che abbondano.

Marta su “Streich”, 6a.

Spritzhutte 6b / 17m

La prima parte della salita sta nel superare tre tettini uno dietro l’altro su tacche appigliate
dove il non tirare e usare bene i piedi per spingere è fondamentale. L’ultimo tettino si sale su
tacca verticale quindi spostando molto il baricentro dal lato opposto per arrivar ad un bucone
dove infilarsi con tutto il corpo da li l’arrampicata cambia completamente e parte una
bellissima fessura finale ben appigliata ma comunque fisica che porta in catena.

Umberto su “Spritzhutte”, 6b.

Forst Weg 6b / 17m

Via abbastanza atletica, un susseguirsi di tettini e strapiombi da superare. La partenza parte in placca con un traverso verso sinistra su prese appena accennate. Da qui parte il tetto più pronunciato. Superarlo non è facile, ma soprattutto non è facile vedere dove sono gli appigli in quanto la nostra visuale è veramente limitata. Si cerca di stare il più alti possibili e si manda la mano in avanscoperta il più alto possibile alla ricerca di una comoda fessura che taglia la sommità del tetto. Da qui, atleticamente lo si sormonta. Pochi metri dopo il passaggio è simile, su una pancia meno severa della precedente. Gli ultimi 7 metri fino alla catena sono su strapiombo ben appigliato.

Simone su “Forst Weg”, 6b.

Fraun Traum 6a+ / 17m

Hefe Cola 5a / 17m

Greif 6a / 14m

Kaser Mandl 6a / 17m

Wackelzahn 6b / 15m

Kellerfenster 7b / 15m

Via breve, completamente in strapiombo e molto probabilmente sovragradata. I primi 2 spit si raggiungono comodamente grazie allo zoccolo di sinistra. Da qui si traversa verso destra fino a raggiungere un rovescio per la destra. La sinistra viene proiettata poco più sopra dentro comoda presa e rilanciata poco più in alto verso una fessura verticale. Rinviare. Qui il passo chiave della via: Sulla destra è presente una lametta nascosta che ci consente di spostare entrambi i piedi sulla parete di destra ritrovandoci così in posizione quasi orizzontale. Da qui si accoppiano le mani e si spalla cercando di raggiungere la presa evidenziata dalla congiunzione della roccia con il tettino soprastante. Sormontare quest’ultimo è abbastanza semplice in quanto sempre ben appigliato, l’unica difficoltà, da qui in poi, sta nel conservare abbastanza energie per raggiungere la catena, in quanto ci aspettano altri 5-6 metri di strapiombo bello bucato. Nel complesso la via la si risolve con un singolo a metà strapiombo, per il resto è tutta resistenza.

Rantanplan 6b / 15m

La prima metà della via è di facile lettura caratterizzata da un susseguirsi di passaggi obbligati su piccole tacchette e piccoli piedi. La parete è prevalentemente verticale con qualche passaggio più appoggiato. Il passo chiave si trova subito prima della catena (non visibile dal basso ma, come facilmente intuibile, non lontana dall’ultimo spit osservabile) è propro qui che la posizione dello spit e qualche piccola presa potrebbe ingannevolmente portare verso destra aumnetandone la difficoltà. A sinistra, invece, è presente una “scaletta” che termina in prossimità dello spit. Bella via, soprattutto per chi ama le tacche, non troppo fisica e capace di regalare qualche soddisfazione.

Marta su “Rantanplan”, 6b.

Gepuntz G… G… 6c+ / 15m

Linea molto elegante, tutta di continuità su placca con pochi punti per riposarsi. Già dai primi movimenti si capisce subito quale sarà lo stile di arrampicata: d’equilibrio su piccole tacche. Si parte traversando leggermente a destra con movimenti delicati fino ad un piccolo terrazzino dove riposare. Qui il passo chiave della via: alzarsi bene sulla destra e poi traversare in orizzontale a sinistra abbassandosi leggermente aiutandosi con la piccola tacca centrale. L’obiettivo è raggiungere la lametta verticale di sinistra. Afferrata la lama altri due passaggi portano sotto la pancia posta a tre quarti di tiro. Da qui sale una lama, ben visibile ma abbastanza scomoda, che obliqua da destra a sinistra. la si percorre quasi in tutta la sua lunghezza fino a raggiungere il terrazzino posto sotto la catena. Quest’ultimo tratto è un pò fisico, ricordarsi di riposare bene una volta terminata la placca.

Simone su “Gepuntz G… G…”, 6c+.

Goas Fuas 6c+ / 15m

Anocketepockete 6c / 15m

Anna 6b+ / 14m

Skorbut 6c / 14m

Vini Vidi Vici 7b / 14m

Quo Vadis 7b / 14m

Hauenstein – Settore A

La falesia di Siusi allo Scillar è una perla incastonata nel bosco ai piedi dell’omonimo massiccio. E’ divisa in 3 settori con vie sia per principianti che per arrampicatori più esperti. Il settore A, esposto a nord/est, è il più facile dei tre, con gradi contenuti e chiodatura sempre ottima. La roccia è dolomia, estremamente compatta.

Klein Meise 4 / 10m

Karol 5a / 10m

Thekla 4 / 12m

Hofnarr 5c / 14m

La via si presenta prevalentemente appoggiata fino agli ultimi passaggi dove si deve sorpassare una piccola pancia prima di arrivare in catena. Il primo tratto ospita una sezione leggermente delicata per via dei piedi scivolosi e delle prese per le mani non ottimali. Nel complesso poi la linea ospita molteplici buchi per le mani mentre i piedi scarseggiano solamente sul passaggio finale. La via è ben protetta e pefetta come riscaldamento.

Simone su “Hofnarr”, 5c

Dämmerung 5b / 14m

Similemente alla precedente, le prese per le mani sono sempre buone e i piedi scarseggiano solo nella parte finale per passare la buombatura. Chiodatura molto buona come su tutta la parete e regala una bella visuale della valle una volta arrivati in cima.

Stehegereif 5a / 14m

Via con buone prese dall’inizio alla fine. Parte verticale fino al primo spit per poi continuare appoggiata fino in catena.

Martina, a sinistra, su “Dämmerung”, 5b. Marta, a destra, su “Stehegereif”, 5a.

Assl’s Fluch 5b / 14m

La via si presta bene ad un riscaldamento meno fisico, infatti, rispetto alle precedenti, il percorso è tutto appoggiato con buone prese per mani e piedi. Tuttavia alcuni passaggi richedono un po’ di flessibilità e qualche allungamento in cui qualche centimetro in più può fa sicuramente la differenza.

Klessydra 5a / 14m

Via con buone prese, un pò più lunga rispetto alle precedenti e sempre ben appigliata. La spittatura, forse un pò esagerata ad ogni metro, la rende ideale per bambini e pricipianti. Unico passaggio delicato nella parte finale in allungo per spostarsi verso destra dove è presente la catena.

Marta su “Klessydra”, 5a.

Ute kant’s 4 / 14m

Tukksack 6a / 13m

Ciccio 5c+ / 13m

Nerky 6a / 13m

Pelagia 6a+ / 15m

Die Leschte 6b / 15m

Simone 6a+ / 15m

Flotter 3er 6a+ / 15m

Psipsina 6a+ / 15m

L’Orto – Settore B

A differenza del settore A, il settore B presenta vie nel complesso più impegnative. Le linee presentano spesso un boulder in partenza, per poi proseguire verticalmente su stupenda placca compatta interrotta da alcune fessure e gocce. L’ombra del bosco e l’esposizione a nord est rendono questo settore fruibile anche d’estate.

Broccoli 6c / 22m

I primi due passaggi della via superano la piccola pancia alla base della parete. La difficoltà qui non è elevata in quanto sono sempre presenti buone prese per le mani e per i piedi. Proprio in uscita di pancia, all’altezza del terzo rinvio, è presente un passaggio delicato su due presine scomode da tenere e ormai completamente lisce e usurate (molto). Nemmeno i piedi sono troppo buoni. E’ necessaria molta decisione per raggiungere la tasca soprastante con la mano destra. Raggiunta questa ci si alza per raggiungere la lista che attraversa in obliquo la parete e la si segue fino a raggiungere la verticalità. La parte centrale della via non è mai banale nè scontata, è un’arrampicata parecchio di continuità. L’ultimo passaggio su placca, per arrivare alle ultime prese ben appigliate sotto la catena è leggermente lungo. Via nel complesso divertente e soddisfacente, peccato per usura nella parte inferiore.

Nosioli 7b / 22m

Radicchio 7c+ / 25m

Senza Nome 8a+ / 25m

Sedanorapa 6c+ / 23m

Linea tutta di continuità su placca caratterizzata da gocce e leggermente appoggiata. La prima parte della via è un boulder abbastanza severo e dinamico dove i piedi giocano un ruolo fondamentale nonostante, apparentemente, non ci siano appoggi validi. Tenendo i due vericali di sinistra e destra, si impunta il piede destro su una microtacchetta all’altezza del ginicchio sinistro e si spinge per portare il piede sinistro in alto su di un cuneo scavato. Questo consente di lanciare verso l’evidente presa in alto a sinistra, da raggiungere con la mano destra. Qui è necessario rallentare decisamente passo perchè d’ora in poi la continuità si farà sentire. Parte infatti una placconata di 20 metri a gocce che porta in catena. L’arrampicata, neanche a dirlo, è tutta di equilibrio su piccole presine e tacchette. Di per se i passaggi singoli non sono troppo complicati, solo che se si sbaglia approccio o finalizzazione si rischia di trovarsi in giochi d’equilibrio da cui è difficile uscirne vincitori. A metà placca si trova una fessura verticale dove è possibile rifiatare un attimino anche se non è proprio comodissima. Gli ultimi metri rispecchiano i precedenti, sempre in bilico tra il restare attaccati alla parete ed il cadere. Un bellissimo viaggio. Via estremamente consigliata.

Patate 7a / 23m

Carote 6c / 23m

Senza Nome ? / 22m

Senza Nome ? / 22m

Coste 6a / 13m

Bella via con varietà di stili. Partenza fisica in dulfer su un ampia crepa leggermente strapiombante con buone prese per le mani e piedi piccoli ma sempre presenti. Superato lo sforzo iniziale si trova un comodo terrazzino per riposare prima di traversare verso destra. Il passaggio chiave sta proprio qui, si può sfruttare un buon appoggio per il piede sinistro e raggiungere in allungo (dipende da quanto si è alti) una comoda presa per le mani. Da qui in poi la via è prevalentemente appoggiata con piccoli appigli per mani e piedi.

Marta su “Coste”, 6a

Peperoncino 6b+ / 18m

Peperoncino si risolve nei 5 metri di boulder iniziale. La roccia qui è abbastanza tagliente e buca facilmente i polpastrelli. Ci sono due possibili soluzioni in partenza. La prima affronta il boulder sulla destra, andando a prendere la visibile lama rovescia. La seconda opzione invece sale più centralmente su tacchette. La sequenza di movimenti è breve ma intensa. Con la mano destra si tiene la presa marcata all’altezza del viso, mentre la sinistra cerca un verticale giallo in alto. Alzandosi un po si raggiunge con la mano destra un buchetto appena accennato che ospita non più di una manciata di polpastrelli. Da qui si ruota il corpo alzando il pede sinistro e rilanciando la mano sinistra rapidamente sulla lama sopra di noi. Accoppiando le mani ci si alza ancora un pò per arrivare al rovescio con la mano sinistra. Qui è possibile rinviare abbastanza agevolmente, complice la presetta svasata sulla destra, ma per riposare è necessario aspettare il passaggio successivo. Tenendo lo svaso si alza la mano sinistra prima su delle goccette ed in seguito in alto sulla comoda orecchia che segna la fine delle asperità. Da qui in poi la lina prosegue dapprima su facileplacca appoggiata ed in seguito su roccia frastagliata fino alla catena.

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Simone su “Peperoncino”, 6b+

Verza 6a+ / 17m

L’Orto – Settore A

Il settore A presenta le linee più facili della falesia, anche se non mancano alcune vie che richiedono una certa forza nelle dita e di continuità. Il panorama che si può osservare dal top delle vie spazia su tutta la conca del Laghel e su Arco. Da qui è possibile ammirare chiaramente anche alcune falesie limitrofe come il Muro dell’Asino oppure la falesia, purtroppo off-limits, del Laghel.

Lucanica 6a+ / 13m

Barbabietole 6b+ / 13m

Via corta ma estremamente continua, praticamente un boulder di 8 metri con uscita su rampetta facile. E’ una linea che non da tregua alle dita, con prese non sempre immediate da vedere e decifrare. Partendo a sinistra si rimonta il piccolo terrazzino alla base della via mantenendo la linea degli spit alla sinistra. Si sale verticalmente il masso e ci si inizia a spostare verso sinistra rino a raggiungere la lametta gialla tagliente. Da qui si mantiene la verticale e, alzando a modo i piedi, ci si porta sullo scomodo rovescio soprastante. Da qui il boulder si fa più severo. Sulla destra del rinvio è presente una roccetta sporgente gialla, un po lontana da raggiungere, ma fondamentale. Il piede destro va alzato su una conchetta poco visibile per via del piccolo tettino subito sopra di essa. Equilibrandosi si sposta la mano sinistra 20 centimetri più in alto su una lametta nera e poi ancora più in sù sull’evidente verticale giallastra. Ora l’ultimo sforzo è quello di alzare bene il piede sinistro e balzare sulla comoda presa dimora di vegetazione verdeggiante. Da qui alla catena rimangono solamente 5 metri di comoda ed appigliata placca.

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Simone su “Barbabietole”, 6b+

Bietole 6c+ / 13m

Scarola 6a+ / 14m

Sedano 5c / 14m

Piselli 5c / 14m

Via divisa in due sezioni principali: la parte sottostante sale un diedro caratterizzato da roccette apparentemente non molto stabili ma solide nella realtà. Qui la difficoltà principale la si affronta nei primi 3-4 metri dove si trova il tratto più verticale di tutta la salita. Superato il diedro una corta placchetta ben fessurata porta in poco tempo alla catena.

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Martina su “Piselli”, 5c

Rucola 5b / 17m

Bella ed elegante linea di riscaldamento su prese sempre buone e scavate. La prima parte supera un tettino molto ben appigliato, mentre la parte successiva si snoda su placca leggermente appoggiata. Delicato un passaggio in uscita di via dove o si è abbastanza lunghi oppure occorre fare un piccolo saltino per raggiungere il marcato buco sotto la catena.

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Simone su “Rucola”, 5b

Zucchine 5b / 17m

Bella via appoggiata con buone prese per mani e piedi fino all’ultimo passaggio che, al contrario, richiede un po’ di fiducia: buon piede a destra su cui spingere e piccole presette per le mani da tenere per arrivare ad una bella crepa. Forse proprio questo passaggio motiva il grado 5c riportato sulla parate (invece del 5b come da guida).

Rapa Rossa 5c / 16m

Ravanello 5c / 14m

Lamascioni 5a / 10m

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Marta sulla partenza di “Lamascioni”, 5a

Melanzana 6a / 18m

Zigole 6a / 17m

Partenza in leggero strapiombo su ottime prese poi placca appoggiata e ben
appigliata. Passaggi delicati su tacche tra ultimi due rinvii.

Spinaci 6a / 14m

Bella via anche se un pò unta nella sezione chiave. Si parte su rampetta appoggiata per i primi 5 metri dove una fessura laterale a sinistra ne agevola la salita. Dopo poco si incontra la parete verticale. Il primo tratto di quest’ultima è ben appigliato, sia sul lato destro che su quello sinistro e rimontare il primo terrazzino non presenta sostanziali difficoltà. Da qui le prese diventano meno scavate e meno visibili. In alto corre una crepa gialla obliqua che va da destra verso sinistra e nella quale sono presenti due fessure da tenere per alzare bene i piedi. Si giunge quindi ad una lametta verticale che ci consente di ruotare il corpo e giungere sotto catena.

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Martina su “Spinaci”, 6a

Rapa 6a / 14m

6a a nostro parere un po’ più facile rispetto alle altre vie presenti in questa falesia. Partenza in placca con buoni appigli seguendo la destra della linee di spit dopo circa 10 metri bisogna attraversare verso destra su piccole prese ma comunque buone. Per arrivare ad un evidente crepa strapiombante si rimane bassi lungo la fessura traversando in strapiombo sempre su ottime prese e aggirando il masso verso sinistra. Si giunge così alla stessa catena del tiro precedente.

Senza Nome ? / 40m

Sguarauunda

Con il caldo fuori stagione a fare da cornice ad una splendida giornata di metà Febbraio, decidiamo di andare a fare una via in valle. Dopo un’attenta analisi delle vie papabili, considerando difficoltà intorno al 6c e lunghezza conforme alla durata della luce nelle giornate invernali, la scelta ricade su Sguarauunda, 300 metri, alla Cà del Liscio sulle Coste dell’Anglone. Di buona mattina partiamo per Dro arrivando alla base della parete giusti in tempo perchè il sole faccia capolino da dietro il monte. Si parte.

Il primo tiro rimonta un piccolo muretto iniziale per poi traversare su placca molto appoggiata verso sinistra fino ad una cengia con un albero dove si sosta. (5a)

La seconda lunghezza sale obliquamente verso destra la placca soprastante fino a raggiungere la base di un piccolo diedro. Lo si sale in verticale per tutta la sua lunghezza sino a raggiungere la sosta posta al suo culmine. (5c)

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Umberto sulla seconda lunghezza (5c)

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Simone prima del diedro finale della seconda lunghezza (5c)

 

Il terzo tiro parte con un traverso in placca molto delicato che da il grado alla sezione. Sebbene la roccia sia leggermente appoggiata non è molto fessurata e bisogna fidarsi molto dei piedi. A rendere le cose più complesse si aggiungono due fattori: Il primo è l’arrampicata leggermente in discesa, il secondo è il movimento di apertura gambe per raggiungere la presetta per il piede destro. Questo infatti richiede notevole flessibilità nella parte inferiore del corpo e, una volta raggiunta una certa stabilità, la posizione a “X” in cui ci si ritrova non è proprio facile da sciogliere se si è corti. In caso di emergenza il passaggio può essere comunque azzerato utilizzando il cordone presente. Il resto del tiro non presenta difficoltà e si raggiunge la sosta obliquando verso destra. (6b o A0)

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Simone sul passo chiave della terza lunghezza (6b)

Il quarto tiro è senza dubbio il più intenso della via. Le difficoltà non sono mai troppo elevate, ma la componente psicologica gioca un ruolo fondamentale. Si tratta di un traverso lungo circa 35 metri in placca leggermente appoggiata in cui le protezioni sono distanti tra loro rispetto allo standard della via (circa 4-5 metri l’una dall’altra). In base al meteo dei giorni precedenti, e alle ripetizioni, la roccia può risultare più o meno pulita dalla sabbietta e dal muschio. Al momento della salita, metà Febbraio, le condizioni dello sporco sulla roccia non erano eccelse ma hanno reso l’arrampicata più briosa, ballerina e divertente. E’ stato più il tempo passato a spazzolare e soffiare le prese prima di carici peso con i piedi che quello utilizzato effettivamente per eseguire i singoli passaggi. (6a)

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Umberto verso la fine del quarto tiro (6a)

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Simone all’inizio del quarto tiro (6a)

 

Sul quinto tiro iniziano finalmente la verticalità e l’esposizione. La roccia, da solida, grigia e compatta, muta rapidamente in gialla, scaglionata e meno stabile. Si rimonta verso destra fino ad un terrazzino per poi tornare verso sinistra rimontando il tetto. Qui l’esposizione è massima e l’arrampicata continua e divertente su buone prese. Senza accorgercene passiamo la sosta e iniziamo direttamente il sesto tiro che in realtà è una continuazione naturale del precedente. Obliquando verso destra si rimonta un facile diedrino strapiombante e si prosegue in zona arborea sino alla sosta. (5c per il quinto tiro e 5a per il sesto)

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Umberto sul quinto tiro (5c)

Il settimo tiro sale una rampa obliqua caratterizzata da gocce dovute all’erosione dell’acqua che cola dalla parete soprastante. (3a)

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Umberto sulla rampa del settimo tiro (3a)

L’ottavo tiro presenta le difficoltà più alte di tutta la via. Entrambi i passaggi sono comunque azzerabili tramite cordone. La prima asperità arriva subito all’inizio della lunghezza, una volta rimontato il terrazzino sopra la sosta. Sulla parte centrale della parete è presente una lametta da prendere con la mano sinistra, mentre la mano destra va alla ricerca del bordo superiore della pancia. Una volta accoppiate le mani si alzano bene i piedi e ci si sposta verso destra alla ricerca di comodi buchi tondeggianti. Una volta rimontati è possibile riposare. La seconda parte della lunghezza è decisamente più continua e difficile da interpretare “a vista”. dopo un po le prese a maniglia lasciano spazio a svasi e a qualche canna da pinzare con la mano sinistra. Il singolo passaggio dove è posto il cordone di azzeramento non è troppo complesso se si rimane sulla sinistra del rinvio e si traversa poi a destra, ma la linea degli spit può trarre in inganno. subito sopra lo spit con cordone è presente una presina abbastanza comoda per alzare i piedi e portarsi al di fuori della difficoltà. La catena è pochi metri più sopra su comodo terrazzino. (6c o A0, 6b+ o A0)

Qui si trova il libro di vetta. Pronti ad approcciare il nono tiro osserviamo la linea di spit che sale verticale alla sosta, su canne marcate. Sembra molto fisica, ma sulla guida dovrebbe essere un 6a quindi parto senza troppi pensieri ad affrontarla. Dopo qualche tentativo e un bel volo al quarto rinvio inizio a capire che qualcosa non va. E’ troppo tosto per essere un semplice 6a, nonostante riposi sulla corda numerose volte non riesco comunque a fare i singoli passaggi in maniera tranquilla. Incolpando ingenuamente la stanchezza, dovuta ai tiri precedenti e al raffreddore in atto, mi faccio calare. Una volta a terra ricontrollo la guida. La variante verticale non è segnata. Dopo mezz’ora comoda di tentatitivi torno su a smontare il tiro (grazie alle numerose maglie rapide lasciate probabilemnte dai precedenti ignari salitori). Il nono tiro “originale” traversa verso destra per circa 10 metri per poi rimontare subito prima dell’alberello. Un’ultimo traverso, sempre verso destra, porta ad un comodo terrazzino dove è posta la sosta. Decisamente il grado corretto questa volta. (6a)

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Simone sul nono tiro – quello sbagliato (?)

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Simone sul nono tiro – quello corretto (6a)

L’ultimo tiro non presenta alcuna difficoltà. Sale obliquamente verso sinistra una rampa molto appoggiata che si avventura nella vegetazione della boscaglia soprastante. Si giunge dopo una trentina di metri all’uscita della via e al sentiero di rientro. (3a)

Nel complesso la via è stata varia e molto divertente. La prima metà è senza dubbio per gli amanti dell’aderenza, mentre la seconda, più fisica e verticale, trova daccordo chi vuole avere piedi un pò più saldi e lavorare un pò più di braccia. Consigliata.

San Vito Lo Capo

Visto le temperature usualmente rigidi dell’inverno Trentino quest’anno, per le vacanze natalizie, abbiamo deciso di spostarci al sud alla ricerca di mete più miti dove arrampicare. La scelta è ricaduta sulla Sicilia, San Vito Lo Capo per l’esattezza, molti ne parlano bene. Tra l’altro, per pura coincidenza, due anni fa come pacco gara dell’Arco Rock Stars, all’interno degli Adventure Awards Days (qui il link all’articolo), ci era stato consegnato anche un libricino sulle falesie della zona di San Vito. Emozionati dall’idea prenotiamo subito volo, macchina a noleggio ed alloggio per una settimana di pura arrampicata tra il 26 ed il 31 Dicembre. La mattina del 26 dicembre fa un freddo becco, la sveglia suona alle 3 e 45 di mattina, direzione Verona dove ci attende il volo Volotea delle 7 direzione Palermo. Il volo è tranquillo, snack a bordo come colazione e alle 8 e mezza atterriamo all’aeroporto Falcone e Borsellino con 14 gradi a darci il benvenuto. Ci affrettiamo a prendere la macchina e affrontare l’oretta e qualcosa di viaggio che ci separa dalla nostra meta finale. San Vito Lo Capo è una cittadina piccola e tranquilla sovrastata dal Monte Monaco, deserta durante il periodo invernale, ma molto attiva turisticamente d’estate visto che è anche una rinomata meta balneare. Il check-in all’alloggio è previsto per sera, non ci resta che andare direttamente in falesia. La strada che scende verso la costa non è delle migliori, sterrata, piena di buche e sassi che sporgono di parecchi centimetri dal terreno, e mette a dura prova il nostro mezzo di locomozione. Fortunatamente il tragitto non è lungo e alle 11 ci troviamo di fronte alla scogliera di Calamancina, col sole alto nel cielo, i gabbiani che garrucano e le onde che si infrangono sugli scogli. Classico ambiente marino. Dietro a noi la falesia, bella, gialla, arancio e rossa, a tratti liscissima, a tratti frastagliata, che si estende per circa 5 chilometri. Siamo arrivati, è ora di mettere mano sulla roccia.

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Calamancina e la sua grotta

Giorno 1

Come prima via scegliamo un 5a, del resto qui per noi è tutto nuovo, il viaggio è stato lungo e da qualcosa dobbiamo pur sempre cominciare. “Walk the Dinosaur” è stato un buon confronto con la roccia di Calamancina, compatta e molto lavorata, erosa, piena di fessure e di buchi. Subito sulla sinistra sale “April Skies”, un 5c+ con catena in comune. Questa via non ci ha entusiasmato, abbastanza strana nella parte centrale dove sale una rampetta obliqua. Non ci lasciamo abbattere da ciò e andiamo ad esplorare la prima delle tante grotte attrezzate che si susseguono lungo la costiera. Qui, in fondo ad essa, sale Canna Biologica un 6a+ che per un motivo o per l’altro mi ero imposto di provare visto qualche foto che mi è passata davanti. E’ una delle vie più salite del luogo, purtroppo inizia a farsi sentire, ma in generale la qualità della roccia è buona. Sale verticale per i primi metri dove subito inizia a farsi leggermente strapiombante. Qui si incontra la canna che da il nome alla via. E’ grande e compatta, molto lavorata e comoda da tenere in qualsiasi posizione. Corre verticale come appendice della parete, fino ad infilarsi in un grande buco. Qui la via guadagna notevolmente esposizione e diventa estremamente fisica. Gli ultimi metri sono su prese non ottime in quanto usurate e richiedono numerosi aggiustamenti di corpo con i piedi che spesso e volentieri danzano nel vuoto. Col senno di poi la reputo essere una via sopravvalutata, bella ma senza gloria.

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Affamati d’esplorazione ci spostiamo al prossimo settore: il Campo Base. Sulla sinistra di “La Rizzagliata (6c+)” parte una linea che non è presente sulla guida, ma che sembra estremamente divertente e non troppo complessa. Decidiamo di provarla. Sale una serie di strapiombetti, sempre ottimamente appigliati, fino ad arrivare in catena. La via in generale è più fisica che tecnica e non ci sentiamo di gradarla più di 6a+.

Mi sembra di aver preso abbastanza confidenza con la roccia da provare qualcosa di più audace tornando a Calamancina: “The Riddle 7a”. La linea l’avevo adocchiata già in mattinata, tra un riscaldamento e l’altro, bella placcosa, gialla e supercompatta, intervallata da qualche buco medio piccolo e qualche fessura per lo più orizzontale. La linea degli spit corre leggermente obliqua verso destra, con una pancia a metà dove si capisce subito che ci sarà il crux. La guardo dal basso, la studio un po’, cerco di capire come sarà possibile passare da sinistra a destra del bombè senza evidenti prese, nè per le mani, nè per i piedi. Sarò abbastanza lungo da raggiungere le prese agli estremi? Mi convinco sempre di più che nel dubbio lancerò. Ignoro il resto della via, mi sembra abbordabile. I primi metri iniziano abbastanza semplici fino a raggiungere due buconi sulla sinistra. Sopra di essi due monoditi. Il primo lo si raggiunge in allungo, è abbastanza comodo. Il secondo è leggermente più in alto, ci si arriva con un piccolo sforzo di tendini. In alto altri buchi, decisamente più capienti, ma arrivarci non è banale, i piedi non ci sono, sono spalmati sulla roccia a cercare l’aderenza migliore. Se voglio alzare i piedi mantenendo contatto con la parete devo per forza di cose rovesciare il monodito alto e spingere. Ci arrivo quasi al limite, ma la presa è comoda e la tengo senza grossi problemi. Sono a metà parete, arriva la difficoltà. Con i piedi che hanno preso il posto delle mani nel buco mi trovo pancia a pancia con il bombè e la presa successiva è larga a destra. Allungo la mano mantenendo l’equilibrio. Ci arrivo a malapena, la sento, ma non abbastanza da muovermi, sono una croce in mezzo alla parete. Lo sapevo che non sarei stato abbastanza lungo da passare agevolmente e quello mi pare l’unico movimento sensato da fare. Dal basso la fessura sembra molto pronunciata ma arrivandoci malapena se mollo la sinistra sbandiero al cento per cento. Beh, e che bandiera sia! Prendo un respiro profondo e mi butto spingendomi completamente a destra con un piccolo balzo che mi consente di incrociare la mano sinistra al di là della destra ed entrare nella stessa fessura. I piedi battono inevitabilmente sulla roccia ma nel frattempo mi sono rannicchiato e riesco a mantenere salda la presa. E’ fatta, manca ancora un piccolo sforzo di braccia per raggiungere il buco soprastante e poi posso tirare il fiato. Da qui in poi non sembra più esserci difficoltà evidente, solo un piccolo tratto di equilibrio prima di raggiungere la catena. Non contengo l’emozione, è il mio primo 7a a vista, anche se non lo ho trovato troppo impegnativo.

Nonostante l’euforia del momento l’ultima via della giornata è di scarico. Optiamo per “Topi Sfrattati 6a”. Qui la roccia è estremamente diversa rispetto a qualche metro più in la. E’ molto lavorata dall’acqua, tutta a goccie e leggermente appoggiata. E’ un’arrampicata molto divertente e di equilibrio, solo i polpastrelli e la gomma delle scarpette non sono proprio propensi a ringraziare. Il tramonto che saluta la giornata è qualcosa di spettacolare.

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Martina su “Topi Sfrattati”, 6a

Giorno 2

Il secondo giorno ci spostiamo più in giù sulla costiera con l’intento, nel primo pomeriggio, di visitare la tanto rinomata Grotta del Cavallo. Per la mattina però decidiamo di fermarci alla fine del settore B del “Campo Base” e di scaldarci su “My head hurts, my feet…”, un 5b corto, carino, e senza troppe pretese. Una ventina di metri più a sinistra sale “No drill no party 5b+”. Non ho mai scalato un 5b di così difficile lettura. I primi 15 metri salgono obliqui una facile rampa che segue la conformità della parete. Gli ultimi 5 metri rappresentano il vero problema. Lo spit successivo è verticale a noi e, sotto di esso, si intravedono una serie di prese leggermente smagnesate. Seppure salire verticalmente appaia come la scelta più logica, è abbastanza impensabile, almeno se si vuole stare su un 5b+. l’uscita corretta, anche se meno logica, corre sulla destra e aggira completamente l’ostacolo, quasi collidendo con il 6a a fianco. La prossima via che ci sentiamo di salire è “Calze Nere 6a+”. Questa, come suggerisce il nome, si inerpica su roccia prevalentemente di colore scuro, dapprima sormontando un tettino ben appigliato, in seguito su placca fino ad un secondo terrazzo. Le difficoltà principali sono proprio sulla parte più placcosa della via dove è richiesto un po’ di equilibrio e di decisione per superare le asperità.

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La Grotta del Cavallo

Ci spostiamo quindi alla Grotta del Cavallo. Che sia una grotta non ci piove, che fosse così suggestiva non ce lo aspettavamo! Lungo tutte le pareti e sul tetto si sono formati col tempo numerosi conglomerati, alcuni di dimensioni notevoli. Ovunque si guardi è uno spettacolo della natura. Sulla parete di sinistra, entrando, sono stati chiodati alcuni itinerari strapiombanti tra cui “Baldassarre 6b+”. La via è caratterizzata da una sequenza di colate e canne dalle forme più varie con anche qualche clessidra qua e la. L’arrampicata, neanche dirlo, è estremamente fisica e di movimento. La prima parte si svolge su roccia leggermente strapiombante e tutto sommato se ci si muove bene non è faticosa. Gli ultimi 5 metri l’inclinazione muta notevolmente rendendo ogni passaggio fisicamente più faticoso. L’ultimo passaggio per giungere in catena è il più complesso di tutta la via e staccare una mano per rinviare non è banale. Nel complesso non c’è nulla di tecnico, con un po’ di forza e soprattutto resistenza si scala senza grossi problemi.

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Dritti a noi sale Baldassarre

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Simone su “Baldassarre”, 6b+

Vorremmo rimanere dentro la grotta a provare qualche altro tiro ma decidiamo di non bruciarci completamente le braccia. Qualche metro a sinistra della grotta, su roccia sensibilmente più verticale che strapiombante, sale “Baywatching 6c”. Via corta, non più di 10 metri, ma estremamente continua su piccole tacche gialle. Non banale l’uscita atletica per arrivare in catena.

Una delle vie che prima di partire mi ero imposto di provare, un po’ per sentito dire meritare, un po’ perché il grado sembra abbordabile, è “Banana Biologica 7a+” al settore D di Calamancina. A vederla dal basso è magistrale, roccia gialla e rossa, estremamente liscia, leggermente strapiombante, intervallata solo da una serie di buchi di piccole/medie dimensioni che definiscono la linea da seguire. Solo una nota a sfavore, dopo la metà via, la distanza tra uno spit e l’altro inizia a farsi davvero importante. Sotto il passo chiave una maglia rapida suggerisce che superare quel tratto non sarà poi così semplice. I primi metri sono un continuo salto da un buco all’altro. L’arrampicata decisamente dinamica e divertente su prese estremamente comode da tenere, atletica in generale. Il passaggio sotto la ghiera è un po’ più delicato rispetto alla parte inferiore della via e si sintetizza con un incrocio spallato di destra per giungere la presa comoda in alto a sinistra. Da qui si nota subito che il prossimo passaggio sarà esplosivo. Il prossimo buco comodo visibile è estremamente in alto, a sinistra. E’ un salto, non c’è molto da pensare. Faccio in ogni caso un paio di tentativi statici ma niente, in qualunque modo posiziono il mio corpo, non ci arrivo. Finalmente mi decido ad alzare bene i piedi, rannicchiarmi a rana, caricare e saltare. Tengo la presa, non è scomoda, ma nemmeno comodissima. Provo a posizionarmi meglio ma niente, cedo dopo un paio di movimenti di transizione su un terrazzino pancioso. La rinviata qui è lunga, il prossimo rinvio ancora 3 metri sopra a dove arrivo. Rieseguo lancio più successivi movimenti altre 4-5 volte ma la fatica prende il sopravvento e per oggi posso ritenermi soddisfatto. Non avrò’ più modo di provarla nei giorni seguenti, ma mi piacerebbe tornarci un giorno.

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Il sole sta già iniziando a tramontare ma decidiamo di scalare ancora una via di scarico. La scelta ricade su “Attenzione 6b”. Essendo a 5 metri dalla via della sera precedente l’arrampicata è la medesima: tecnica e di movimento su roccia a gocce, un ottimo compromesso quando le braccia sono ormai stanche.

Giorno 3

Le previsioni meteo per la mattinata non sono delle migliori e la pioggia a tratti ci spinge a visitare Erice, grazioso borgo posto sulla vetta dell’omonimo monte. Un tornante dopo l’altro saliamo sul monte fino a giungere a porta Trapani dove possiamo parcheggiare all’ingresso della cittadina. Un cartello illustra due percorsi suggeriti per visitare i luoghi di interesse del centro cittadino, optiamo per il percorso lungo che si estende lungo le mura esterne della città partendo dal Duomo dell’Assunta.

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Duomo dell’Assunta

Il tragitto è ben indicato con frequenti cartelli. Proseguiamo verso i quartieri spagnoli dove si apre una spettacolare vista sulla costa. Ci aggiriamo per l’edificio dei quartieri spagnoli all’interno del quale è presente una mostra di artigianato locale. Continuiamo il nostro percorso fino a giungere al castello di Venere posizionato sulla cima del monte e da dove è possibile osservare la città di Trapani. Purtroppo non è possibile accedere all’interno del castello ma possiamo comunque passeggiare per i giardini e parte delle mura esterne in tranquillità.

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Resti del Castello di Venere

Riprendiamo il nostro cammino che da qui in poi si dirama per i vicoli del borgo. Fortunatamente le strade non sono molto affollate in inverno e possiamo continuare la nostra visita tra una chiesa e l’altra, non facendoci scappare le numerose pasticcerie. Visto che è l’ora del dolce, optiamo per entrare in una di queste, molto probabilmente la più vicina in quel momento, dove assaggiamo le genovesi (tipico dolce siciliano ) e la torta delizia (come anticipa il nome, una deliziosa torta a base di pasta di mandorle). Nel frattempo il sole sta iniziando a fare capolino tra le nuvole allietando la fine della nostra visita.

Sulla strada di ritorno per San Vito Lo Capo decidiamo di fare una capatina alla falesia “Never Sleeping Wall”, ai piedi del Monte Cofano. La vista che offre è notevole, e spazia dalla campagna a due passi dalla parete, al mare poco più oltre, fino ad intravedere Erice, in cima al suo monte. La roccia qui è estremamente compatta ed è intervallata da numerosissime colate che formano bellissime canne verticali. Le vie sono in generale lunghe e i gradi sopra il 6b. Ci sono comunque un 5b ed un 6a per scaldarsi. Il primo, “Harissa”, è breve e senza troppe difficoltà, nonostante la roccia sia consumata dalle numerose ascensioni.

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Martina su “Peperoncini, 6a”

Poco più a destra sale invece il 6a, “Peperoncini”, sulla falsariga della precedente, molto verticale e un po’ più tecnica, con difficile uscita. Il tempo è poco e stanchi dai giorni precedenti decidiamo di non forzare troppo e buttarci su “Fun & Seitenstrang”, un 6b che corre completamente in obliquo, da destra a sinistra, per i primi 15 metri fino ad una grande fessura orizzontale, per poi finire in verticale gli ultimi 5 metri. Fino alla fessura l’arrampicata è di spostamento, tra una canna e l’altra, pendenza a sfavore ma niente di estremamente fisico. Arrivati alla fessura si riesce comunque a riposare agevolmente se necessario. Proprio quest’ultima spesso offre riparo ai nidi di qualche uccello e non è raro fare qualche incontro ravvicinato appena la si approccia. Da qui in poi l’arrampicata diventa fisicamente più impegnativa. Oltrepassare la fessura non è semplice e le canne superiori, seppur spettacolari, sono tendenzialmente più grosse rispetto a quelle presenti nella parte inferiore e richiedono maggiore pinzata e resistenza negli avambracci. Auguri poi a smontare la via!

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Martina su “Fun & Seitenstrang”, 6b

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Simone su “Fun & Seitenstrang”, 6b

Pochi metri sulla sinistra due ragazzi stanno provando “Tears of Freedom, 7a+”, sembra veramente uno spettacolo ma il sole ormai sta tramontando. Soddisfatti facciamo rientro a San Vito, pronti per il giorno successivo.

Giorno 4

Nonostante la giornata si preannuncia coperta e particolarmente ventosa scendiamo in falesia nella speranza che durante il giorno migliori. A Calamancina ci scaldiamo su “Lions, Tigers and Bears 5b”. La via è nel complesso scalabile, sempre su buone prese e leggermente appoggiata. L’uscita in catena è invece atletica su prese piccole e tacche per i piedi abbastanza usurate. E’ necessario un buon lavoro di testa più che altro. L’uscita è difficile per essere un 5b. Girato l’angolo della parete, a sinistra della grotta di Calamancina, un 6b, “Caldo Umido”, attira la nostra attenzione. La linea sale obliqua verso sinistra incontrando due enormi buchi nella parte inferiore e prosegue poi su fessura verticale fino ad oltrepassare la pancia soprastante. I primi metri sono semplici su placca appoggiata, ma comunque molto soddisfacenti. Giunti sotto la pancia si sale la comoda crepa tenendola con entrambe le mani e i piedi a spingere nella direzione opposta. Il passaggio non è fisico ma più di movimento. Si lascia infine la crepa per raggiungere due prese in alto, si alzano i piedi e si rimonta il terrazzino.

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Martina su “Caldo Umido”, 6b

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Cambiamo settore e andiamo al Campo Base per provare qualche via leggermente più impegnativa. La scelta ricade su due 6c uno accanto all’altro: “Nessuna conquista è per sempre” e “Scottys World”. Le due linee si assomigliano parecchio, hanno lo stesso stile di arrampicata, con tratti di pura placca verticale alternati da piccoli e atletici strapiombetti. Proprio la placca rappresenta il crux della prima via. Qui è necessario muoversi in maniera delicata cercando di rimanere quanto più in equilibrio possibile mentre ci si sposta continuamente da destra a sinistra e da sinistra a destra, seguendo la linea degli spit. Terminata la placca un ultimo passaggio per sormontare un terrazzino richiede un po’ di attenzione. Da qui la via cambia completamente e la roccia si fa più lavorata e tagliente, ogni presa è comoda ma molto dolorosa per le dita. Scotty’s World, invece, è tendenzialmente più atletica e di continuità. Si snoda a zig-zag passando dapprima a destra di un’enorme fessura, e poi a sinistra di un’altro grande buco posto poco più sopra. Come la linea precedente parte in placca la lo stile cambia quasi immediatamente. La prima fessura, al suo interno, offre buone prese solo molto al suo interno, il che costringe and un’arrampicata fisica dentro il camino. Usciti da esso ci si sposta leggermente a destra su prese piccole. Il grado della via lo fa proprio questo passaggio dove occorre avere presa salda ed effettuare un movimento deciso. da qui si sale alcuni metri per poi spostarsi nuovamente verso sinistra. Qui le difficoltà finiscono e si può godersi gli ultimi metri su buone prese.

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Simone su “Scotty’s World”, 6c

Prima di lasciare il settore decidiamo di salire anche “Le Sirene di Calamancina”, un 6a+ poco più a sinistra. La parte inferiore si svolge su roccia appoggiata e molto appigliata mentre quella superiore sale un pilastro verticale con un naso subito sotto la sua sommità. Proprio qui si palesa l’unica difficoltà della via. Arrampicare il pilastro è tutt’altro che semplice, non si capisce bene come approcciarlo, se a destra, centrale oppure a sinistra. Nonostante la linea degli spit sale leggermente verso destra, la scelta migliore sembra essere quella di salire a sinistra per poi traversare in seguito. Il passaggio è tutt’altro che scontato ma una volta sopra la via può ritenersi conclusa.

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Nei giorni precedenti siamo spesso passati di fronte ad “Alfa Romeo, 7a+” ed ogni volta il mio sguardo si alzava per capire se rientrasse nelle mie possibilità e cercare di immaginare i movimenti chiave. Finalmente mi faccio coraggio e decido di provarla. La via parte a destra di una canna nera che si raggiunge dopo un paio di metri di arrampicata abbastanza tranquilla. I segni della magnesite lasciata dai precedenti salitori è evidente e cancella un po’ il fascino della lettura che solitamente caratterizza l’arrampicata di una nuova via. In effetti però qui il tempo per esplorare diverse soluzioni è poco, la via strapiomba e le prese non consentono di tergiversare troppo. Agguantata la clessidra la si segue giusto qualche metro fino ad incontrarne un’altra, posta poco più a destra, gialla questa volta. La si segue fino al suo culmine, dove si incontra il primo passo chiave della via. L’obiettivo è spostarsi su di un’altra clessidra nera, posta poco più in alto, ma molto più a destra. Il passaggio per raggiungerla è molto delicato. Consiste principalmente nel tenere un bidito rovescio con la mano sinistra, alzare bene i piedi sulla canna precedente portandosi in posizione quasi orizzontale e spingere bene per raggiungere in allungo, oppure leggermente saltando, la base del conglomerato cannoso. Qui si riesce a riposare leggermente seppure la gravità continua a farsi sentire. in poco tempo ci troviamo alla base di un tetto che va traversato completamente da sinistra a destra per poi essere rimontato nella sua parte più debole. Qui il secondo passaggio chiave della via. La base del tetto non presenta alcuna crepa né presa utile per gli arti superiori, solo qualcosa di piccolo dove appoggiare i piedi. Per le mani c’è invece una scomoda presa giusto a metà del tetto, orizzontalmente parlando, subito dove la roccia riprende la sua verticalità. Tengo la presa salda con la mano sinistra e provo il movimento per raggiungere l’estrema destra del tetto che sembra comodo. niente fallisco un paio di volte, devo riposare, l’avambraccio non regge e la mano si apre. Dopo un po’ di resting su corda ritento, questa volta il movimento viene, non rimane altro che catapultarsi con le mani sul comodo terrazzino un metro sopra il tetto e rimontarlo. Qui effettivamente si riesce a riposare completamente prima dell’ultimo passaggio per giungere in catena. Non è niente di particolarmente difficile ma le numerose prese smagnesate confondono le idee e non si riesce bene a capire quali sono quelle corrette da prendere. La soluzione migliore, a mio parere, è quella di traversare verso destra fin sotto la catena e rimontare il pilastrino. Ci metto un po’ per capirlo ma finalmente metto la corda in catena e contento mi faccio calare.

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Simone su “Alfa Romeo”, 7a+

Come ultima via della giornata ci buttiamo nuovamente sul solito settore che ospita le placconate nere a gocce. La via di oggi è “Giornata Ecologica 6b”. Lo stile di arrampicata è abbastanza monotono, si passa da una fessura orizzontale all’altra alzando ogni volta bene i piedi. Alcuni passaggi richiedono di tenere presette non ottimali ma il fatto che la via sia leggermente appoggiata rende l’arrampicata più di piacere che di fatica.

Giorno 5

La pioggia inaspettata dell’ultimo giorno ci costringe a trovare un’alternativa alla falesia. Due opzioni catturano la nostra attenzione: un’escursione presso “La Riserva dello Zingaro” situata a sud-est di San Vito oppure una passeggiata sul Monte Monaco che si erge ad est del paese con i suoi 528 m di altitudine. Il lancio della monetina ci porterà in cima al Monte Monaco. La passeggiata non si preannuncia troppo impegnativa durata complessiva è stimata attorno alle 2 ore e mezza. La pioggia ci costringe a raggiungere l’attacco del sentiero in macchina, la salita al Monte comincia appena fuori dal paese dove ha inizio la campagna siciliana (circa 20-25 minuti di cammino dal centro di San Vito). Iniziamo la camminata nel primo pomeriggio sperando di avere una finestra di bel tempo sufficientemente lunga.

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La destinazione è ben visibile fin dall’inizio così come il percorso da seguire, ben evidente tra la bassa vegetazione caratteristica dell’isola. È visibile come la pendenza del sentiero sia più ripida nei primi metri salendo lungo il versante ovest per poi addolcirsi lungo la cresta del monte in prossimità della vetta. Saliamo i primi metri senza troppa fatica, la vegetazione iniziale si presenta cespugliosa ed arida per poi aprirsi in un verde “prato”. Il vero divertimento qui lo troveremo durante la discesa quando potremmo correre giù salterellando, cosa non raccomandabile nel resto del percorso a causa del terreno sassoso non molto adeguato ad una corsetta. Poco prima di raggiungere la cresta del monte, dove la pendenza del percorso si addolcisce, è situata una cava di marmo, decidiamo di esplorarla. Restiamo meravigliati dalle pareti lisce intervallate da qualche crepa più o meno larga, più o meno solida, anche ad altezze accessibili che potrebbero invogliare ad un’audace arrampicata.

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Finita l’esplorazione della piccola cava continuiamo la nostra passeggiata raggiungendo la cima del monte da cui è possibile osservare non solo la costa di San Vito ma anche il Monte Cofano e, più in lontananza, anche Erice. Scendiamo qualche decina di metri dopo la croce situata in cima al Monte ed osserviamo il paesaggio marino reso particolarmente suggestivo dalle nuvole temporalesche in avvicinamento.

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È evidente che le nuvole si muovono rapidamente, ma fortunatamente la pioggia, e qualche chicco di grandine, ci accompagnano solo per pochi metri. Il vento inizia a soffiare più prepotentemente e decidiamo di iniziare la nostra discesa. Dopo aver salterellato giù per i prati il cielo si riapre leggermente e ci offre la possibilità di ammirare un flebile arcobaleno che nasce proprio ai piedi del monte. E’ solo la quiete prima della tempesta vera e propria. Ci affrettiamo a scendere concludendo così la nostra escursione e facendo ritorno in paese bagnati ma soddisfatti della giornata.

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Giorno 6

La vacanza sta ormai giungendo al termine, prima di abbandonare il clima mite della Sicilia che ci regala le ultime ore di sole facciamo sosta al Castello di Carini prima di prendere l’aereo e tornare a casa. La fortezza medioevale si trova nell’omonima cittadina, Carini, situata su un promontorio e facilmente raggiungibile in macchina, circa 20 minuti in macchina dall’aeroporto di Palermo in direzione sud-est. A differenza di San Vito Lo Capo ed Erice, non assaltate dal turismo dal turismo invernale e particolarmente tranquille a fine dicembre, Carini risulta più affollata. Tuttavia, riusciamo a parcheggiare in prossimità del castello di cui siamo i primi visitatori della giornata.

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Cominciamo la nostra visita dalla cappella a piano terra, continuiamo ad esplorare le stanze attigue dove è stata installata una mostra di arte moderna prima di salire al piano superiore da dove possiamo accedere nuovamente alla cappella ed ammirarla dall’alto. Non ci lasciamo sfuggire la mostra dei famosi pupi siciliani le cui tematiche spaziano dalla mitologia alla politica moderna. Ci spostiamo infine all’esterno sui bastioni del castello, da qui possiamo dare un ultimo sguardo al paesaggio e salutare, solo per il momento, il territorio di cui abbiamo iniziato la scoperta.


E’ sempre triste dover tornare con i piedi per terra, alla quotidianità, ma l’aereo riparte alle 14 e dobbiamo anche riconsegnare la macchina. Avremmo tempo per ripensare alla fantastica settimana appena conclusa, piena di emozioni, poche delusioni e tante soddisfazioni. San Vito è proprio un bel posto dove arrampicare, è stata una piacevole esperienza che porteremo dietro per molto tempo e sia mai che un futuro non torneremo a calcare nuovamente le pareti Siciliane, circondati da sole, mare e pasticcini.

Il Bersaglio – Settore A

Il settore A, rispetto al settore soprastante presenta un’arrampicata molto più fisica, su roccia prettamente gialla, a gocce e leggermente strapiombante. Nella parte centrale del settore è comunque presente una serie di vie dove l’equilibro rimane la componente principale, per gli amanti della placca.

Missiva di Pietra 6a+ / 20m

Il Ruba Cuori 6a / 18m

Via molto divertente, con singolo atletico a metà lunghezza. La prima parte si inerpica su una serie di terrazzini abbastanza solidi ma su cui è comunque necessario prestare la massima attenzione. Arrivati sull’ultimo terrazzino, dove la verticalità prende il soppravvento, inizia l’unica difficoltà della via. Qui un tacca sul diedro di destra permette di rinviare abbastanza comodamente e proseguire poi con decisione fino a raggiungere la colata a gocce poco più in alto. Alzati i piedi si affrontano senza troppi problemi gli ultimi metri che ci separano dalla catena, su roccia gialla a tacche.

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Umberto su Il Ruba Cuori – 6a

Canyamel 6a / 20m

Poetica 6c / 20m

Poetica è una via estremamente interessante, con singolo passaggio da studiare e lavorare. La prima parte è leggermente appoggiata e caratterizzata da una serie di lame orientate in vari modi. Arrivati alla sezione gialla, ci accolgono una serie di colate verticali, solidificate a squame, molto particolari. Da qui l’arrampicata continua su tacchette obbligate che o si tengono o non si sale. Qui il singolo è da capire e soprattutto tenere, senza andare troppo sulla destra per non uscire dalla via! La parte superiore non presenta sostanziali difficoltà.

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Umberto su Poetica – 6c

L’uomo dietro la Porta 6b+ / 20m

Gioie e Motori 6b / 20m

Se dalla base la via vi sembra fisica avete ragione. La prima parte, come la maggior parte delle lunghezze di questo settore, offre un’arrampicata semplice e divertente. I primi problemi iniziano quando la roccia inizia a cambiare colore. La sezione gialla a gocce va affrontata con intelligenza perchè se si sbaglia approccio è dura rimediare. Inizialmente è consigliato stare sulla destra il più possibile per poi rientrare sulla sinistra subito sopra lo spit. Sulla sinistra partono ora due piccolo fessure verticali, la prima molto stretta mentre la seconda, più larga, permette di superare il muretto grigio successivo. Un terrazzino permette ora di riposare prima dell’ultimo passaggio fisico su tetto appena accennato. Qui il passaggio è abbastanza obbligato, si alzano bene i piedi fino a raggiungere, con la mano destra un comodo verticale, da accoppiare in seguito con la mano sinistra. Con passaggio atletico si raggiunge l’evidente lama soprastante ed in poco tempo si giunge in catena.

La Fricona 6a+ / 20m

Apparizioni 6a+ / 20m

Mini Cooper 6a+ / 20m

Presenze Oscure 6b+ / 20m

Topkapi 6b / 20m

Giacomela 6a+ / 20m

Diversamente dalle altre vie della parete, questa linea offre un’arrampicata meno fisica e più di equilibrio su spettacolare placca, soprattutto nella parte superiore. I primi metri, seppur non semplicissimi, sono pura formalità per raggiungere la base del muretto grigio compattissimo. Affrontare verticalmente questa sezione è impensabile vista la completa mancanza di appigli. Sulla sinistra è invece presente una serie di piccole tasche taglienti per le mani di supporto mentre i piedi iniziano ad affrontare i primi problemi di aderenza. In alto scorre orizzontalmente una fessura comoda abbastanza per rinviare e alzarsi rapidamente sul prossimo terrazzino. La prossima sezione è una copia della precedente: fessurine e aderenza fino alla catena.

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Umberto su Giacomela – 6a+

Mera Perti 6b / 20m

Deggiavù 6a+ / 20m

Caos a Bankok 6c / 20m

Cei Cei 6c+ / 25m

La stanza del desiderio 6a+ / 20m

Matilde Eleven 6c / 20m

L’erba del Vicino 7a / 20m

Guardando la linea dal basso non ci vuole molto a capire dove sarà il crux della via. Subito sopra una placca gialla è infatti presente un tratto grigio, compatto ma poco appigliato dove a farla dapadrone sono 5-6 passi boulderosi dove i movimenti sono pressochè obbligati e la forza nelle dita è fondamentale. Il primo tratto della via sale un compatto muretto grigio con fessura verticale sulla destra, senza troppe difficoltà. Superato il muretto, un piccolo terrazzino introduce una bellissima placca gialla estremamente compatta che si affronta inizialmente seguendo la verticale della linea ed in seguito, subito sotto lo spit posto al centro della placca, ci si sposta a seinistra nell’evidente fessura, per poi rientrare, dopo qualche movimento, sulla destra, su comoda tasca rovescia da dove è possibile rinviare e riposare comodamente. Ora sono problemi. In alto sulla verticale è evidente un piccolo svaso, fottutamente stondato, che accoglie al massimo due dita. Tenendo il rovescio con la sinistra, ed alzando in maniera intelligente, dapprima il piede destro e in seguito quello sinistro sul piccolo terrazzino a sinistra, si raggiunge il bidito con la mano destra. Qui la forza nelle dita è essenziale, ma ancora più essenziale è la posizione dei piedi e del corpo che devono trovare il loro equilibrio. Il bidito, infatti, è veramente difficile da tenere per alzarsi ulteriormente, ma è fondamentale per rimanere attaccati alla parete mentre lentamente la mano sinistra si stacca dal rovescio e va a cercare, in alto a sinistra, una crepetta verticale molto tagliente, che permette di rinviare ma non di stare a lungo. Il passaggio successivo è altrettanto duro e soddisfacente. Qui l’obiettivo è raggiungere inizialmente un piccolo ed evidente rovescio in cui solo mezza falange riesce a farsi spazio, ed in seguito una comoda tasca soprastante. Per fare ciò, tenendo la crepa tagliente con la sinistra, si raggiunge con la mano destra una serie di gocce abbastanza scomode, si alza il piede sinistro molto in alto e si scarica tutto il peso su di esso, lasciando ondeggiare il destro. A questo punto si stacca la mano destra dalla roccia e, prima di sbandierare, si infilano le falangi nel rovescio soprastante, si riporta il piede destro sulla roccia e si spinge per raggiungere il comodo svaso soprastante. Qui le difficoltà terminano e la parte finale della via serve solo per realizzare a pieno quanto è stata figa la sezione precedente.

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Simone su L’erba del Vicino – 7a

Benazir 6b / 20m

Top Gam 5c / 20m

Ottima via di riscaldamento che segue due fessure verticali. La prima, larga e facile, si segue per i primi 6 metri fino a quando, sulla destra, inizia la seconda, di dimensioni più ridotte ma pur sempre ben appigliata.

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Umberto su Top Gam – 5c

Santany 6a / 18m

Mica Male 6a / 18m

Il Bersaglio – Settore B

Il settore B è caratterizzato da calcare estremamente compatto e poco battuto. L’arrampicata varia sensibilmete da via a via, passando dall’equilibrio della placca, alla continuità del limestone lavorato a gocce. I tiri strapiombanti sono rari e prevale, in generale, la verticalità. Il panorama che si gode durante l’ascesa spazia dall’alta valle del sarca alle basse giudicarie con, ad ovest, le catene del Brenta e dell’Adamello, alle spalle il monte Casale e, verso est, il Piccolo Dain che sovrasta il paese di Sarche.

Enclave 7a+ / 15m

Accanto al nome della via qualcuno ha graffiato la parete incidendo, forse da monito ai futuri salitori, un chiaro ed evidente 7b. La roccia della prima sezione non è delle migliori, non è compatta e si sgretola con facilità. Per i primi tre rinvii la fessura da seguire è ad ogni modo ben appigliata, ma il suono della roccia che si sgretola sotto i propri piedi non dona una sensazione piacevole. Di tanto in tanto un’altro suono, dato dal metallico rumore del moschettone che si chiude al passare della corda, si unisce alle danze regalando attimi di tranquillità. Da qui la musica però cambia bruscamente, la roccia si fa più compatta ed iniziano le difficoltà. Si esce dalla fessura spallando con la sinistra e, tenendo un bidito con la mano destra, ci si sposta con i piedi a sinistra. A questo punto si molla il bidito e si raggiunge, spallando anche con la mano destra, una fessurina che scorre parallela alla precedente. Si alza il piede destro e si sblocca la spallata di sinistra per raggiungere una fessura verticale poco più in alto. Una volta raggiunta la fessura si sblocca anche la spallata di destra per ritornare sul precedente bidito, questa volta rovesciandolo. Spingendo con convinzione ci si alza ora quanto basta per andare a prendere una tacca subito alla destra del rinvio soprastante. La rinviata qui non è comoda ma è resa più facile allargando il piede destro su una piccola tacca. L’asperità si conclude con il prossimo passaggio: sopra di noi corre una piccola crepa che consente di ruotare bene il corpo ed allungarsi fino alle grosse prese soprastanti dove è finalmente possibile tirare il fiato. Da qui fino alla catena la via rimane delicata ma molto più semplice e ben appigliata . A nostro papere, se capisci la sequenza di movimenti del crux della via, il 7a+ è un grado più che onesto.

Senza Nome ? / 16m

Senza Nome ? / 17m

Daghe Dentro 7a+ / 18m

Bacia Micia 6c+ / 16m

Linea elegante e pulita, con singolo di non immediata comprensione in mezzo alla via, che si articola su roccia estremamente compatta e varia. La prima parte segue un muretto giallo, ben appigliato, caratterizzato da gocce. Si sale agevolmente su solide, sebbene piccole, tacche fino a raggiungere il rovescio di sinistra dove la roccia cambia colore e l’arrampicata diviene più delicata. Spostandosi sulla destra della verticale si giunge alla rinviata successiva dove inizia il crux della via: la sequenza di movimenti non è per niente banale e va ricercata. Restando sulla destra ci si alza quanto basta per arrivare ad un comodo rovescio da accoppiare con entrambe le mani. Rimanendo saldo con la mano sinistra, porto la mano destra sull’orecchia nera, rempre rovescia, appena sopra, alzo i piedi e ruoto il corpo completamente verso destra alla ricerca dell’equilibrio giusto per liberare la mano sinistra in tensione ed allungarla verso l’alto in direzione di una piccola e scomoda tacchetta segnata. Quest’ultima serve solo come appoggio intermedio per giungere ad una presa decisamente più comoda poco più un alto a sinistra, da dove è finalmente possibile rinviare. Qui non è possibile riposare più tanto ma alzando bene i piedi si giunge, in allungo, ad una più comoda fessura orizzontale dove scaricare la tensione accumulata. Gli ultimi metri per arrivare alla catena sono pura formalità.

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Simone su “Bacia Micia”, 6c+

13 Papi 6a+ / 20m

Una delle vie più lunghe della parete, molto appigliata ed appoggiata, facile fino a tre rinvii sotto catena. Qui, un traverso in bilanciamento su piccole tacche definisce il grado dell’intera linea. Nonostante non presenti troppe difficoltà tecniche, segue una linea molto logica e divertente e vale comunque la pena farci un giro.

Er Pierde 6a+ / 21m

Senza Nome ? / 19m

Memory 6a / 17m

La Costola 5c / 17m

Cheliabinsk 5c / 17m

La Zeta di Ranzo 6a+ / 20m

Via discontinua, semplice per quanto riguarda la prima parte con duro singolo su placca in uscita alla catena. L’arrampicata si svolge agevole lungo la fessura che caratterizza il primo tratto, fino all’evidente placca che fa da padrona nella parte superiore. Qui sono due i passaggi delicati da affrontare. Il primo consiste nel trovare l’equilibrio giusto per portarsi con i piedi sul terrazzino dove inizia la placca vera e propria. Il secondo è il passaggio che, sostanzialmente, dà il grado a tutta la via. Ci sono diversi modi per interpretarlo. Uno di questi è prendere la lama verticale in centro alla parete con la mano destra, alzare il piede sinistro alto a sinistra, su marcato buchetto, e caricare il peso per allungarsi lentamente fino alla base della crepa verticale a lato della catena. Un’alternativa è invece quella di prendere la lama con la mano sinistra ed allungarsi, questa volta verso destra, dove un bidito aiuta a riequilibrare il corpo e a riposizionare bene i piedi prima di spostarsi nuovamente sulla crepa di sinistra. Ad ognuno il suo stile.

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Fabio sul passo chiave di “La Zeta di Ranzo”, 6a+

Giorni Ardenti 5b / 20m

Bella via, lineare e continua nel grado ma intervallata da comodi riposi. In generale non compicata, di facile lettura e ben protetta. Perfetta per riscaldarsi prima prima di passare ad affrontare le altre salite del settore.

La Pietra di Damocle 5c / 18m

Buona via di riscaldamento, con chiodatura ravvicinata. I primi cinque metri sono i più delicati e richiedono un buon bilanciamento del corpo. La linea segue una serie di terrazzini fino alla catena. Poco prima della stessa è presente un breve tratto in placca che, se affrontato sulla sinistra, potrebbe causare qualche problema di troppo.

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Fabio su “La Pietra di Damocle”, 5c

Pericolante 6a / 20m

Via molto divertente, leggermente strapiombante ma sempre su buoni appigli. Il primo tratto è semplice, su calcare grigio e compatto. Le difficoltà iniziano verso la metà della via, quando la roccia inizia ad assumere il caratteristico colore giallo. Il passaggio chiave é proprio qui. Due tacchette sulla verticale consentono di alzare i piedi, sul terrazzino di sinistra, quanto basta per raggiungere la, non troppo comoda, presa posta un po’ più in alto. Qui si traversa elegantemente verso destra, dapprima con i piedi ad incrociare ed in seguito con la mano destra a ricercare una comoda fessura verticale. Rimanendo sulla destra della via ci si alza leggermente fino a raggiungere una tacca che consente di alzare i piedi e raggiungere, con la mano sinistra, il rovescio sotto il tettino prima della catena. Ci si sposta per l’ultima volta verso destra dove una comoda fessura permette di rinviare in catena.

Aniechinius 6b / 20m

Via estremamente interessante con singolo a metà parete su piccole tacchette. I primi metri, come quasi tutte le vie del settore, presentano un’arrampicata semplice, caratterizzata da terrazzini facilmente rimontabili. Non passa molto prima che la roccia cambia stile e le prime difficoltà si fanno sentire. Il passaggio chiave è un bellissimo traverso verso sinistra, su due tacche appena accennate che permettono di riposizionare rapidamente i piedi ed il corpo e di giungere, più in alto, ad una presa poco più comoda su marcato bombè. Da qui ci si risposta verso destra per seguire, per alcuni metri, una fessura che termina con un rovescio per la mano destra. Da qui l’arrampicata risulta più facile su buone tasche fino alla catena.

Ladri di Stelle 5c / 20m

Via semplice e senza troppe pretese, su muro grigio e compatto, intervallato da una serie di terrazzini e fessure verticali. Unico passaggio delicato verso l’uscita della via, dove una placca liscia richiede un certo grado di confidenza per alzarsi bene e raggiungere la comoda presa soprastante.

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Martina su “Ladri di Stelle”, 5c

La Cava 5b+ / 20m