Attraversate

Seconda uscita di fila al Covolo di Butistone alla ricerca del refrigerio mattutino in questo primo maggio caratterizzato da tanto sole e soprattutto tanto caldo. Oggi siamo i primi ad arrivare e abbiamo dunque ampia scelta sul cosa salire. Ci tenta la linea “Attraversate”, nome che fa ben capire la tipologia dell’itinerario.

Il primo tiro inizia risalendo un breve e semplice diedrino che parte a destra della scritta che identifica la linea. Oltre questo la via prosegue verso sinistra su minuta cengetta e raggiunge un secondo diedrino, breve anche questo, che culmina su cengia alberata. Si attraversa verso destra quest’ultima per la sua interezza fino ad arrivare alla base di un evidente diedro/camino. Qui le difficoltà si fanno più rilevanti e la progressione richiede fisicità e capacità di incastro, almeno lungo i primi metri. La parte superiore è invece più docile e si sbuca su ennesimo terrazzino dopo una sequenza su roccette rotte. Qui si può sostare su coppia di chiodi rossastri oppure continuare altri 7 metri e raggiungere una sosta più comoda e meglio messa. 45m, 5c.

Enrico sul primo tiro, 5c.

Dai chiodi rossi inizia la descrizione della seconda lunghezza che segue, senza particolari difficoltà, la serie di terrazzini che si sviluppano verso destra. Al termine dell’ultimo è presente la sosta alternativa descritta precedentemente che si lascia sulla sinistra a favore di un traversino che supera la pancia alla sua destra. Le linee di protezioni verticali fanno parte di altri itinerari. Oltrepassata la pancia, facendo attenzione al terreno instabile, si prosegue lungo detriti in direzione dell’evidente diedro svasato protagonista del tiro successivo. Alla sua base si sosta comodamente. 20m, 4b.

La partenza della seconda lunghezza, 4b.

Il terzo tiro è molto bello e caratteristico. La prima parte risale il diedro smussato oltre la sosta, fino al tetto che lo chiude superiormente, mentre la seconda parte completa la lunghezza con un breve traverso discendente. Il diedro è fessurato centralmente ma nei primi metri spancia verso l’esterno costringendo a movimenti a spalmo lungo gli appoggi delle pareti laterali. La parte superiore invece sfrutta completamente la fessura che ospita appigli sempre buoni e solidi. Il tratto chiave lo si affronta in prossimità del tettino dove è necessario abbandonare il diedro a favore di un traverso verso destra. L’arrampicata qui richiede decisione e fiducia nei piedi che si muovono in aderenza su presette stondate. Al termine del tetto la linea discende qualche metro. La discesa non è tecnicamente difficile ma non essendoci vere e proprie prese da tenere si risolve attraverso movimenti d’equilibrio. Attenzione perchè il secondo di cordata qui è sprotetto. Terminata la discesa si giunge alla comoda terrazza di sosta. 25m, 6a.

La discesina finale del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza prosegue ancora in traverso verso destra per aggirare una minuta pancia e puntare all’evidente lama staccata poco più in alto. Si inizia come si è terminati sul tiro precedente: traversino discendente d’equilibrio. Una volta al di sotto della pancia il passo chiave del tiro affronta la bella placchetta di destra che si vince alzando bene i piedi e raggiungendo le buone fessure orizzontali alla sua sommità. Si rimonta dunque il pilastrino di destra e si prosegue fino alla base della lama staccata. Le prese per le mani qui sono sempre buone, solo i piedi si muovono su appoggi non molto definiti e polverosi. Al termine della lama, sulla destra, è presente la sosta. 25m, 6a+.

L’inizio della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro è l’ultimo a traversare verso destra. Dalla sosta si risale il breve diedrino e si inizia a traversare di netto per qualche metro. La distanza tra le protezioni qui non rende immediatamente evidente quale sia la linea da seguire che si perde nel grigio della roccia. Per orientarsi è però possibile fare affidamento ai rettangoli gialli e rossi disegnati, sbiaditi dal tempo ma ancora leggermente visibili. Senza attraversare troppo si risale in verticale immediatamente alla sinistra del grande tetto soprastante incontrando, dopo 5 metri, un fix. Ora la linea torna un po’ più evidente ed una volta raggiunto un secondo fix poco sopra si inizia a traversare nuovamente verso destra fino alla nicchia sotto il tetto. Per raggiungerla è necessario affrontare un ultimo passaggio ostico che si risolve attraverso una ricercata ribaltata. 25m, 5c.

La linea del quinto tiro, 5c.

Dopo una lunga progressione verso destra la via ora cambia di netto direzione e la sesta lunghezza si svolge attraverso un lungo traverso verso sinistra. La partenza è semplice e ben manigliata così come il passo chiave qualche metro più avanti. Qui però gli appoggi per i piedi sono decisamente meno marcati ed i passaggi, di conseguenza, più aleatori. Superate le difficoltà è bene inserire un friend nell’evidente fessura per proteggere la progressione del secondo di cordata visto che la protezione successiva è distanziata. Si raggiunge dunque una larga cengia ascendente che si segue verso sinistra ora con difficoltà minori. L’ultimo passaggio un po’ ostico lo si trova in corrispondenza della sosta dove è necessario superare una liscia pancetta per raggiungerla. 50m, 6a+.

Enrico sul passo chiave della sesta lunghezza, 6a+.

Estremamente breve è il settimo tiro che si limita a superare il diedrino fessurato oltre la sosta prima di raggiungere la terrazza alberata successiva dove ci si ferma nuovamente a recuperare il compagno. I primi metri si svolgono comunque lungo facili roccette che conducono ad diedro senza difficoltà. Nonostante la brevità il diedro ospita passi interessanti e da ricercare, per essere superato, attraverso arrampicata un po’ fisica, per via della parete leggermente strapiombante di destra, ed un po’ di movimento, per il passo terminale che costringe ad un traverso tecnico per raggiungere un terrazzino. Da qui si procede facilmente in direzione dell’evidente arbusto poco sopra dove si attrezza la sosta. 15m, 5b.

La linea del settimo tiro, 5b.

L’ottava ed ultima lunghezza riparte a sinistra della sosta rimontando sull’arbusto che ostacola il passaggio e proseguendo lungo il breve diedrino successivo leggermente strapiombante. La linea prosegue poi lungo placca tecnica che obliqua verso destra in direzione di uno strapiombetto che si affronta con decisione. L’arrampicata fisica è facilitata dalle buone e generose prese che lo strapiombo offre. La fessura che lo fende conduce al boschetto sommitale dove si attrezza l’ultima sosta a piacimento su arbusti. 30m, 6a.

L’inizio dell’ultima lunghezza, 6a.

Via bella ed interessante che serpeggia sulla parete cercando i punti più deboli dove salire. L’arrampicata è prevalentemente tecnica e la chiodatura buona anche se a tratti distanziata. Particolarmente meritevoli sono le traversate lungo i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida e compatta.

Eliseo

La bella giornata di sole ci spinge verso le pareti della Valsugana dopo aver tentato, senza troppo successo, una linea al terzo pilastro di Martincelli il weekend precedente. Questa volta ci dirigiamo più a sud e più precisamente al Covolo di Butistone intenti a salire la via “Eliseo”.

Il primo tiro supera l’evidente diedro/camino che caratterizza la parte inferiore della parete attraverso arrampicata non banale e spesso fisica. Si inizia attraverando al di sotto dell’arcata di destra lungo placchetta di facile risoluzione fino ad entrare, all’incirca a metà lunghezza, all’interno del camino protagonista della seconda parte del tiro. Qui l’arrampicata inizia a farsi più fisica e meno scontata su prese comunque comode anche se spesso storte. Arrampicando con la schiena a parete è possibile di tanto in tanto riposare e spezzare la continuità. Poco prima che il camino termini si esce lungo il pulpito di destra attraverso movimenti ricercati. Qui la zona arborea e vegetativa non aiuta la progressione. Si rimontano ora le roccette seguenti, rotte ed un po’ precarie, che conducono al grosso anello di sosta. Attenzione agli ultimi 8 metri che non sono protetti ed è necessario integrare. Al nostro passaggio il primo tiro era bello bagnato nonostante non piovesse da una settimana, evitare dopo giorni di pioggia! 28m, 5c+.

Il diedro/camino del primo tiro, 5c+.

La seconda lunghezza è breve ma interessante. Supera elegantemente il diedro fessurato oltre la sosta per raggiungere il caratteristico traverso del tiro successivo. Dalla sosta si rimontano le facili roccette che conducono ad un grottino che si lascia sulla destra per guadagnare il diedro giallo ed il primo fix. Dopo un tratto relativamente semplice, dove è possibile sfruttare entrambe le pareti come appoggi per i piedi, inizia una sezione centrale in dulfer un po’ più fisica ed impegnativa. La qualità delle prese e degli appoggi è comunque ottima e dopo una sequnza meritevole di passaggi si raggiunge la parte alta del diedro dove si torna a salire pancia alla parete. Qui ci si sposta leggermente verso destra per seguire un breve archetto che, tornando verso sinistra, conduce ad una sosta bella aerea. 20m, 5c+.

Enrico impegnato lungo il diedro fessurato della seconda lunghezza, 5c+.

Breve è anche il terzo tiro che si svolge interamente lungo l’interessantissimo e caratteristico traverso posto a metà parete. Si parte rimanendo con le mani sulla minuta cengia che taglia la parete orizzontalmente mentre i piedi cercano gli appoggi migliori su roccia verticale. Il secondo fix è un po’ distante ma è possibile proteggersi con solido friend. Superati i primi metri si rimonta su cengia attraverso passo complicato e da ricercare. L’arrampicata muta ora in una camminata laterale sempre in precario equilibrio dove sembra che la parete rigetti repulsivamente chi percorre questo tratto. Quando la cengia termina si discende leggermente continuando ad attraversare verso sinistra, ancora in equilibrio, sino a raggiungere la sosta poco sopra un arbusto. 20m, 6a.

Il caratteristico traverso del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza riparte oltre la sosta lungo placchetta leggermente appoggiata. Obliquando verso destra si raggiunge la linea di fix che si verticalizza quasi immediatamente e che prosegue in direzione di un archetto. L’arrampicata è prevalentemente d’aderenza con tacche ed appoggi mai veramente marcati. Purtroppo allo stato attuale questo tiro è sporco e polveroso rendendo i passi abbastanza ostici nonostante le difficoltà non siano mai elevate. Qualche metro al di sotto dell’arco inizia un breve traverso verso sinistra che conduce direttamente alla sosta su cengetta. 20m, 5c.

Il muretto della quarta lunghezza, 5c.

Il quinto tiro prosegue oltre la sosta superando una serie di facili roccette che conducono alla base di un piccolo strapiombetto. Questo è ben appigliato superiormente ma necessita comunque di un po’ d’impegno per essere superato. Qui le protezioni più ravvicinate rispetto allo standard della via aiutano psicologicamente la progressione. Oltrepassate le difficoltà si prosegue lungo rampa leggermente verso sinistra attraverso arrampicata ancora in aderenza. Al termine della rampa è presente la sosta subito al di sotto dello strapiombetto che chiude la parete. 30m, 5c+.

La linea del quinto tiro, 5c+

La sesta lunghezza vince inizialmente lo strapiombo poco sopra la sosta, a prima vista repulsivo ma che in realtà accoglie buone prese. Il tratto risulta comunque essere fisico ma le protezioni ravvicinate facilitano un po’ la progressione. Al termine delle difficoltà si entra in un diedro appena accennato che culmina lungo spigoletto. Qui sono concentrate le difficoltà maggiori del tiro con prese mai veramente nette su parete verticale. Usciti dallo spigolo si affronta la placca seguente che corre appoggiata verso sinistra ma sulla quale non sono presenti protezioni. La sequenza è resa ulteriormente difficoltosa dalla polverina fastidiosa che è presente lungo tutto il tratto e che costringe a movimenti, in aderenza, sempre attenti e ponderati. Raggiunto il boschetto, in alto a sinistra, si sosta. 30m, 6a+.

Enrico sul tetto della sesta lunghezza, 6a+.

L’ultima lunghezza allo stato attuale non è percorribile. La vegetazione ha purtroppo inglobato tutta la parte superiore della parete e la linea non è più visibile. E’ possibile in ogni caso uscire seguendo verso destra la cengia oltre la sosta fino a che non si raggiunge la radura sommitale zig-zagando dove il percorso lo consente.

Giardinaggio per raggiungere la vetta.

Via sicuramente da ripulire ma nel complesso offre spunti di arrampicata interessanti. Belli sono soprattutto i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida alla ricerca dei punti più deboli della parete. La chiodatura è un po’ datata ma buona, a tratti però distanziata e discutibilmente posizionata. Buona soluzione per una mezza giornata se si è in zona.