Passi Falsi

Il meteo incerto ultimamente è una costante: non ti consente di programmare grandi salite e ti costringe a decidere la giornata stessa cosa fare. Sebbene sia molto nuvolo almeno non dovrebbe piovere e ci dirigiamo verso Arco confidando nel fatto che, nonostante sia piena estate, qualche sguazzo qua e la la sera prima abbia rinfrescato la mattinata. Partiti da Trento con nuvole minacciose arriviamo ad Arco che splende il sole: un classico. Ma ormai siamo qui, qualcosa facciamo: Monte Colodri, Rupe Secca, via Primi Passi. All’attacco incontriamo una cordata che si sta calando dalla linea a fianco che ci guarda e ci dice: “oggi non ci sono proprio le condizioni giuste”. Nella nostra testa sapevamo perfettamente che avevano ragione ma attaccammo comunque la via nella speranza che il cielo si chiudesse e arrivasse un po’ di fresco.

Il primo tiro inizia salendo per due metri un diedro caratterizzato da vegetazione e sassi instabili che termina su di una cengia che si sviluppa verso sinistra. La si segue, oltrepassando uno spit senza particolari difficoltà, fino al suo termine dove la linea torna a salire in direzione della ben visibile sosta del primo tiro. Attenzione lungo la cengia a non passare troppo alti in quanto è presente un grosso masso completamente staccato ed instabile. 30m, IV.

Se il primo tiro è decisamente alpinistico da qui in poi la via cambia completamente faccia regalando uno spettaccolo di placconate che si susseguono una dietro l’altra. La linea da seguire è logica ed evidente grazie alla serie di numerosi spit che fà da guida. La seconda lunghezza sale inizialmente su minute tacche sormontando una piccola pancia, caratterizzata da prese leggermente svase, che si supera utilizzando bene i piedi ed alzandosì per uscire verso sinistra e trovarsi infine alla base di un vago diedro. Qui un passaggio ostico obbliga a tenere una piccola fessurina con la mano sinistra prima di allungarsi per raggiungere un rovescio di destro che permette di superare le difficoltà e giungere su di un tratto più facile con tacche decisamente più nette. Proseguendo in verticale si raggiunge in breve tempo la sosta posta su piccola cengia. 30m, 6b+.

Il secondo tiro di roccia, 6b+.

Il terzo tiro prosegue verso destra, rispetto alla sosta, puntando alla canna grigia a grumoli che si raggiunge tramite traversata su buone prese. La si sale fino al suo termine usufruendo i numerosi buoni bombè che offre, raggiungendo così il passaggio più duro del tiro. Qui è importante approcciare la sequenza nel modo corretto e non sbagliare la successione di mani per non trovarsi poi bloccati nella salita. Dall’ultima presa sulla canna per la mano destra ci si allunga sempre verso destra per raggiungere con la mano sinistra una buona, ma distante, presa da accoppiare in seguito e proseguire verticalmente su tacche. Ci si sposta leggermente verso destra dove i piedi sono più buoni ed è possibile riposare un po’ prima di proseguire: il prossimo tratto è infatti caratterizzato da una sequanza di movimenti mai banali, delicati e di equilibrio su piccole tacche sia per mani che per piedi. L’arrampicata è stupenda ed entusiasmante, unica pecca è che qui, a luglio, è decisamente caldo e, nonostante la giornata sia velata, ogni tanto il sole fa capolino. Terminate le difficoltà si risale sopra una cengia dove è presente la sosta. 35m, 6c+.

Sul finale della terza lunghezza, 6c+.

La quarta lunghezza continua a sinistra della sosta dapprima su piccole tacche, con passaggio delicato su di alcune pancie, ed in seguito nel diedro che obliqua verso sinistra. Il diedro offre un’arrampicata fisica, in quanto la maggior parte dei passaggi è strapiombante, ma nel complesso il tiro è veramente ben appigliato: ogni presa è al suo posto, ci sono buoni buchi per le mani su cui riposare e buone prese per i piedi dove scaricare il peso di tanto in tanto. Si continua fino alla fine del diedro, che mano a mano diviene più verticale, fino al raggiungimento della sosta. Veramente un bel tiro, mai banale ma allo stesso tempo mai complicato. 40m, 6b.

La bella linea del quarto tiro, 6b.

Il prossimo tiro incute timore solo a guardarlo: una placconata verticale, particolarmente liscia e compatta, si manifesta davanti ai nostri occhi. Si parte salendo verso destra giusto per un metro dalla sosta, con una sequenza su piccole tacche, fino raggiungere con lo sguardo una serie di buchi che proseguono verso sinistra. Si punta a questi ultimi e si superano senza troppi problemi, a tratti con arrampicata strapiombante, se si intuisce la giusta sequenza. All’ultimo buco si tira un po’ il fiato perchè da qui in poi inizia una vera e propria danza verticale: gli incavi sono terminati e ci aspetta una lunga sequenza in placca su piccole tacche dove è molto difficile trovare ulteriori punti dove riposare. Ci spostiamo leggermente verso destra dove ci accoglie una appena marcata fessurina ed una buona presa che obbliga però ad un passaggio in allungo per raggiungere una serie di piccole prese poste al termine della fessura stessa. Quella che dal sotto sembrava una piccola cengia che spezza un po’ il tiro si rivela essere invece un bombè bello stronzo in cui, per via dell’allungamento del corpo, è particolarmente difficile scaricare peso sui piedi. Traversiamo verso sinistra su minute tacche fino ad incontrare uno spigoletto. Sebbene lo spit presente inviti a rimanere bassi, lo spigolo ospita una buona presa per la mano sinistra che aiuta a raggiungere un presone, nascosto e non di facile individuazione, posto più in alto sulla destra. Questa è proprio una maniglia ma il tiro non è ancora concluso: si deve ora traversare verso sinistra fino alla catena superando lo spigolo ed uscendo su di una placchetta finale che, su piccole prese, porta alla cengia di sosta. Tiro veramente entusiasmante. probabilmente il più bello della via, in cui nessun passaggio è scontato. 35m, 6c+.

Sugli ultimi metri del quinto tiro, 6c+.

La sesta lunghezza prosegue verso destra per circa un metro fino a raggiungere un cordone bianco che penzola dalla parete. Da qui si torna a salire in verticale inizialmente su buchi leggermente svasi per arrivare in seguito ad un buco, questa voltà più marcato, posto più in alto. Il tratto presenta passaggi molto strapiombanti ma la difficoltà vera sta nell’uscire dallo strapiombo stesso. Tenendo il buco con entrambe le mani si alza il piede sinistro su una tacchetta che consente di effettuare un piccolo lancetto per raggiungere la tacca posta nel diedro. Dopo aver richiamato il piede destro si raggiungono le buone prese sotto il tetto. Inizia ora un bel traverso verso sinistra, sempre su buoni appigli, che termina al raggiungimento di qualche presa resinata dove un ulteriore passaggio in strapiombo permette di raggiungere un tratto più appoggiato. Qui le prese sono numerose ma la gravità è tutt’altro che a favore: è dunque necessario valutare bene quelle che più si adattano alla progressione. Superato lo strapiombo si spacca verso sinistra accoppiando un buon buco che porta alla sosta aerea. 30m, 7a.

La sosta aerea del sesto tiro, 7a.

Ci troviamo ora alla base di una placconata grigia che stona rispetto al resto della via. Gli alberi sommitali, abbastanza vicini, lasciano presumere ad un tiro piuttosto corto ma nella realtà la lunghezza si sviluppa per una quarantina di metri. L’ultimo tiro risale infatti la placca che obliqua leggermente verso sinistra con un difficile tratto iniziale, a nostro avviso, sottogradato. Le piccole prese svase richiedono infatti un notevole sforzo per essere vinte e nemmeno i piccoli buchi successivi lasciano spazio a grandi tirate di fiato. Solo dopo 10 metri il tiro si fa’ via via più clemente e regala, per il resto del tiro, un’arrampicata divertente su ottime prese e a volte qualche tasca e bucone fino alla cengia di uscita. 40m, 6b+.

Tralasciando il primo tiro, che è più da considerare parte del avvicinamento che non della via propria, dalla seconda lunghezza in poi la linea per noi è spettacolare. Le placconate sono un continuo susseguirsi di amore e sofferenza e ogni sosta che si raggiunge è un urlo di soddisfazione. Bellissima.

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