Via ferrata Giulio Segata

La pioggia di questi giorni d’agosto ci tiene lontani dalle salite alpinistiche in Dolomiti. Approfittiamo del fatto che le previsioni sono incerte anche in valle per goderci un giro panoramico sulle tre cime del Bondone con la speranza che il meteo regga e ci permetta di affrontare la ferrata Giulio Segata. Partiamo al mattino presto cercando di evitare la calca di turisti che in questo periodo tende ad invadere le nostre cime, con ogni probabilità comunque già disincentivati dal meteo non molto promettente.

Dopo aver parcheggiato alle Viote (1550 m s.l.m.) attacchiamo il sentiero numero 636 seguendo le indicazioni per il sentiero delle tre Cime fino al raggiungimento di un bivio dove ci attende un piccolo cerbiatto che non perde tempo a nascondersi non appena entriamo nel suo raggio visivo. Qui si entra nel bosco seguendo il sentiero che sale ripido e, dopo una bella scarpinata verticale tra sassi e radici rese scivolose dalla pioggia del giorno precedente, usciamo alla base di Cima Verde. Si continua a salire per ripidi pendii erbosi, mantenendo la destra, in direzione Doss d’Abramo, congiunto a Cima Verde da un evidente sentiero. Volendo, e facendo un piccolo sforzo in più, si può salire ancora qualche metro prima di raggiungere il Doss d’Abramo e raggiungere così proprio la vetta di Cima Verde (2102 m s.l.m.). Un po’ provati dalla salita terminata da poco, e con le nuvole all’orizzonte, decidiamo di non perdere tempo e di dirigerci subito verso la via ferrata. Giunti in prossimità del Doss d’Abramo iniziamo ad aggirarlo alla ricerca dell’attacco ma ci accorgiamo dopo breve di essere giunti sulla cengia a metà della salita dove si trova una possibile via di fuga dopo il primo tratto attrezzato. Torniamo indietro e scendiamo costeggiando la parete raggiungendo così l’attacco. Qualche indicazione ci era sfuggita di vista. 

Ci troviamo davanti la targhetta commemorativa ed il caratteristico foro che caratterizza l’inizio della ferrata: la salita è molto divertente e si svolge all’interno del buco che si sviluppa in una sorta di breve spirale verticale e culmina su di un minuto terrazzino. I numerosi pioli ed appigli naturali sulla roccia garantiscono una progressione continua, un po’ fisica ma sempre sicura con esposizione quasi nulla in questo tratto visto che le pareti ti avvolgono a 360°. Una volta usciti si affronta un tratto nel quale l’utilizzo del cavo di sicurezza e dei pioli a parete risulta praticamente indispensabile per il prosieguo che rimane comunque abbastanza faticoso vista la verticalità della parete, in alcuni tratti leggermente strapiombante. Si raggiunge una comoda cengia, la stessa su cui ci eravamo trovati poco prima sbagliando attacco, che permette un’eventuale fuga nel caso questa prima sezione di ferrata sia risultata troppo difficile, in quanto la seconda parte della ferrata è più lunga ed altrettanto impegnativa.

La ferrata prosegue quindi verticalmente con progressione sempre fisica e faticosa, agevolata dai pioli e dal cavo, fondamentali visto anche la roccia risulta particolarmente avara di appoggi per i piedi e prese per le mani. Dopo aver affrontato il primo canalino si esce verso destra su placchetta molto liscia che, mano a mano che si sale, diviene più appoggiata ed agevole da affrontare. Si raggiunge in breve un comodo terrazzino che fa da base al camino finale, più lungo rispetto a quello iniziale, anche questo molto caratteristicamente chiuso su tutti i lati. La salita si sviluppa principalmente lungo i pioli a parete con il cavo di protezione che corre alla loro destra. Anche qui la progressione è fisica e l’umidtà all’interno del foro, un po’ per via della giornata e un po’ per il fatto che funge anche da colatoio, non semplifica di certo le cose rendendolo abbastanza scivoloso. Si esce direttamente sulla cima del Doss d’Abramo (2140 m s.l.m.) dove è possibile godere di un bel panorama, oggi limitato dalle nuvole.

Terminata la ferrata il meteo sembra riservarci anche un po’ di sole e ci concediamo il lusso di terminare il giro ad anello raggiungendo prima la rocciosa cima del Monte Cornetto (2180 m s.l.m.) ed in seguito in discesa verso valle e quindi al parcheggio per terminare il giro ad anello.


Escursione bella e divertente con interessanti scorci sulla valle dell’adige e i promontori circostanti. Data l’altitudine il percorso si presta ad essere affrontato anche in periodi più caldi. Ci sentiamo di consigliare la ferrata a chi ha già esperienza: seppur breve questo tratto ferrato presenta difficoltà tecniche, esposizione ed impegno fisico da non sottovalutare.

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