Via Spit o Cipriani – Soglio Sandri/Menti

Il soglio Sandri-Menti è il torrione più a sinistra del Gruppo del Fumante ed ospita alcune vie brevi ma molto interessanti. Per raggiungerlo è necessario attraversare completamente il piazzale SUCAI caratterizzato da rimasugli di frane di scivolamento e pendenti sassare alquanto instabili. Per accederci consigliamo di rimanere un centinaio di metri più bassi della Guglia GEI e traversare il piazzale all’altezza degli ultimi mughi. Abbiamo provato ad attraversare più in alto ma lo abbiamo reputato troppo pericoloso.

Il primo tiro parte subito a destra di due evidenti golfari con lettera “C” disegnata a parete. Risale per un primo tratto l’evidente canalino con rocce precarie fino a raggiungere un ampio terrazzino. Qui è visibile il primo spit, abbastanza vecchio, poco più in alto. Stando sulla sinistra si rimontano le rocce incastrate fino ad arrivare sotto ad un’evidente lama. Il passaggio per superarla è molto fisico. Ci si trova quindi di fronte ad una placchetta solida dove sono visibili altri 3 spit. Al termine di quest’ultima è presente una cengia dove, pochi metri a sinistra, è presente la comoda sosta. 25m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza è la più interessante: con arrampicata continua ed entusiasmante, su roccia solidissima, si prosegue verticalmente sulla placca fronte alla sosta. Il tiro è davvero ben protetto (forse troppo) da un’infinita serie di vecchi spit e cordoni su clessidre ed è, in pochi punti, ulteriormente proteggibile. E’ quindi possibile azzerare a piacimento anche se farlo in libera è assolutamente appagante. La sosta si trova su un terrazzino leggermente più stretto del precedente. 25m, V+.

La placca compatta della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro sale a destra su roccette appoggiate, ed intervallate da alcune zone erbose, fino ad un cordone. Da qui è visibile il cordone successivo posto sulla sinistra. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verticalmente fino ad incontrare una sosta intermedia. Ignorarla e proseguire verticalmente fino a raggiungere un terrazzino. Un muretto facile porta in breve tempo alla sosta aerea. 25m, IV+.

Martina al termine del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza prosegue nel facile canale. A metà si incontra un cordone su chiodo. Terminato il canale si trova la sosta per la calata. La vetta, e la conclusione della via del tiro, è invece posta poco più in alto a destra. L’ultimo muretto da affrontare lo si passa atleticamente ed è ben protetto con uno spit nuovo. Qui sono presenti 2 golfari su cui attrezzare la sosta. 25m, IV.

Simone all’inizio del canale dell’ultima lunghezza, IV.

La discesa si svolge lungo la via. Dalla sosta sul masso sono sufficienti 2 calate da 45 metri per raggiungere la base della parete ma volendo è possibile rimanere più conservativi e sfruttare più soste. Sebbene corta la via è molto appagante su roccia sempre solida. Il panorama dalla vetta è discreto e spazia dalla Vallarsa, alle Valli del Pasubio fino alla piana di Campogrosso. Nelle giornate di bel tempo è possibile vedere anche la conca della Vallagarina dove sorge Rovereto.

Cavalcata Centrale dei Denti

La “Cavalcata centrale dei Denti” è il logico proseguimento della “Cavalcata bassa dei Denti”, e percorre in sequenza il “Dentone” ed il “Dentino” su roccia sempre molto buona, linea logica e difficoltà contenute. Come per la cavalcata bassa il libro di via, purtroppo, vede veramente poche ripetizioni, ma rimane un bell’itinerario, vario nell’arrampicata: dai traversi in placca, ai diedri verticali fino alle camminate in cresta.

Il primo tiro risale la placca compatta, che caratterizza la prima parte del “Dentone”, fronte alla sosta fino al suo termine. Da qui parte un caminetto verticale con difficoltà leggermente più sostenute e caratterizzato da roccia discreta e a tratti erbosa nella parte inferiore. La parte superiore invece è più solida, strapiombante ma più appigliata. Proseguendo ancora qualche metro in verticale, e superate una serie di cengiette, si giunge al culmine della torretta dove è presente la sosta su mugo e sasso. 35m, V-.

Simone dopo la placchetta del primo tiro, V-.

La seconda lunghezza riscende per 2 metri sul lato opposto. Qui è presente un cordone che consente di agevolare il difficile salto, azzerando il passaggio. Si rimonta ora il muretto di roccia fermandosi alla prima cengia. Si aggira ora la seconda parte della torretta verso destra, con passaggio non banale, oltrepassando un canalino. Giunti alla base di una paretina la si arrampica su roccia buona e con facili passaggi fino al comodo terrazzino dove è presente la sosta. 30m, A0, IV.

Sulla sosta della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello chiave della via. Le difficoltà sono comunque limitate ai primi 10 metri. Si inizia salendo la bellissima placca con passaggio non facile per i primi 2 metri. Da qui un traverso esposto, su discrete presine, porta, leggermente in discesa, verso una fessura verticale alla destra di un pilastrino staccato. La si segue con facili passaggi fino a ritrovarsi sul culmine del pilastrino stesso. Qui è presente il passaggio più ostico: sulla sinistra, nascosta, è presente una lametta verticale che permette di alzare i piedi. Con i piedi alti si rilancia la mano sinistra verso una presa più buona ed evidente che consente di alzarsi sul terrazzino. Tutto il passaggio è comunque azzerabile grazie ai numerosi vecchi chiodi presenti e ad un cordone allungato. Da qui si prosegue lungo il camino su facili rocce, rimontando sulla sinistra fino a giungere ad una comoda sosta. 30m, VI.

Simone al termine delle difficoltà del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale le roccette dopo la sosta passando in un camino leggermente detritico. Alla fine del canale spostarsi leggermente verso sinistra per poi giungere alla sosta su un masso, in prossimità di un mugo. Evitare di spostarsi troppo a destra nell’ultimo tratto. 30m, III.

Martina sulla quarta lunghezza, III.

Il quinto tiro continua lungo le creste successive. Molto bella è la prima di esse, lunga e piatta. Terminata la “camminata” si torna a salire brevemente per poi subito riscendere verso una sella dove è presente un mugo. Da qui si risale, su terreno erboso, l’ultima cresta fino alla sosta su altro mugo. 55m, III.

La cresta del quinto tiro, III.

Ci si cala dal “Dentone” sul versante opposto a quello di salita ritovandosi in mezzo ad un profondo canale. Attenzione a non calarsi troppo sulla sinistra, faccia a monte.

La sesta lunghezza sale verticalmente, su stupenda roccia, la partete grigia compatta del “Dentino”. Prima del culmine ci si sposta leggermente verso destra per scollinare e superare l’ultimo muretto verticale. Da qui una serie di terrazzini un pò erbosi porta comodamente alla sosta. 35m, V-.

Il settimo ed ultimo tiro si sviluppa lungo la cresta aggirando tre facili protuberanze sulla destra. Sull’ultimo corpo roccioso si trova il libro di via. Da qui si percorrono gli ultimi metri arrampicando in discesa con possibilità di proteggersi con cordoni grazie agli innumerevoli pinnacolini rocciosi presenti. 40m, II.

Martina in prossimità del libro di via, prima di iniziare la discesa, II.

Giunti alla base del “Dentino”, se avanza tempo, è possibile continuare con la “Cavalcata alta dei Denti” che sale il “Dente Rotto” sul lato opposto della forcella, oppure risalire il “Boale Dente Rotto” che, dopo pochi minuti su ripida traccia, porta al sentiero dell’Emmele da dove è possibile tornare a valle. Nel complesso la via è varia e divertente, su roccia sempre buona, consigliata.

Cavalcata Bassa dei Denti

La cavalcata integrale dei denti è un itinerario meritevole che, dal sentiero della Loffa, porta, con circa 21 tiri di corda e 5/6 calate, alla parte alta del sentiero dell’Emmele, in corrispondenza del Boale del Dente Rotto. La salita integrale può essere divisa logicamente in 3 parti, la cavalcata bassa, quella centrale e quella alta. La cavalcata bassa presenta roccia sempre solida e nel complesso è appagante. Peccato per le poche ripetizioni registrate sul libro di via, perchè questo itinerariomerita veramente, magari concatenato con una, o entrambe se avanza abbastanza tempo, le cavalcate successive. L’attacco è facilmente individuabile grazie alla scritta “denti” presente su un sasso lungo il sentiero della Loffa.

Il primo tiro sale il diedro posto sullo spigolo sinistro del “dente da latte”. Dalla base della parete è già possibile intuire quale sarà il prossimo passo: un breve traverso verso destra porta alla base di un ulteriore diedro leggermente più sostenuto del precedente (passo chiave) ma su buona roccia e ben protetto. Una serie di roccette rotta porta poi rapidamente alla sosta posta su di un terrazzino subito sotto ad una parete grigia verticale. 30m, V+.

I diedri del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue logicamente lungo il bellissimo e solidissimo dietro, leggermente fisico, che sale subito oltre la sosta. A difficoltà terminate, un’altra serie di rocce rotte, ma compatte, porta in breve in cima al dente dove si sosta comodamente. 25m, V.

Martina in uscita dalla seconda lunghezza, V.

Dalla sommità del “dente da latte” è possibile calarsi oppure come abbiamo fatto noi, viste le difficoltà contenute, arrampicare in discesa su facili roccette fino ad arrivare alla base del “dente grande”. Lungo la discesa è presente un cordone ed è sempre possibile proteggersi su guglie. 25m, II+.

Il terzo tiro sale dalla sosta con clessidra e cordone alla base del “dente grande” all’interno di un atletico camino fino a giungere alla base dello spigolo che va aggirato verso destra. L’arrampicata è molto divertente e tecnica in questo tratto ben protetto e facilmente integrabile. E’ possibile sostare su chiodo e clessidra subito dopo ad un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina superato il caminetto del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza parte rimontando il diedrino a sinistra della sosta. Da qui puntare nuovamete verso lo spigolo di destra dove è presente il passo chiave del tiro. Lo spigolo va rimontato mantenendosi a destra di esso dove è possibile lavorare bene con i piedi sulle tacchette presenti. Le prese per le mani sono comunque buone anche se non proprio scavate. Una volta terminate le difficoltà ci si riporta verso sinistra dove è chiaramente visibile la sosta. 25m, V-.

L’uscita della quarta lunghezza, V-.

Il quinto tiro prosegue verticalmente su roccia molto compatta e solida, superando un breve diedrino. Successivamente ci si sposta verso sinistra lungo un evidente spigolo esi risale puntando ad un ben visibile chiodo. Sopradiesso ci si trova sopra ad un sasso piatto da dove si risalgono delle facili roccette per raggiungere la sosta in cima al dente. 40m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Da qui ci si cala per 35 metri sul versante opposto. La calata risulta particolarmente scenica in quanto più di metà di essa si svolge nel vuoto.

La calata nel vuoto.

Il sesto tiro è probabilmente il meno entusiasmante di tutta la via. Si sale il camino verso destra ignorando sia il canale di sinistra (detritico ed instabile già ad occhio), sia la placca verticale. Si prosegue in direzione di un albero e lo si supera giungendo alla base di un breve muretto verticale con chiodo e cordone. Questo è il passo più bello della lunghezza. La sosta si trova in cima al “dente piccolo” su sassone staccato ed instabile (potrebbe essere utile portare del materiale per attrezzare una calata più seria). 40m, IV+.

Simone sul poco entusiasmante “dente piccolo”, IV+.

Data la precarietà della sosta è consigliato arrampicare in discesa, piuttosto che calarsi, per raggiungere la base del “dente cariato”. Le difficoltà non superano il III grado.

La settima ed ultima lunghezza della cavalcata bassa risale verticalmente la placchetta appoggiata fino a quando non torna più verticale. Qui si traversa leggermente verso destra e si aggira lo spigolo. Si prosegue verticalmente su roccia molto bella e con buone prese fino al culmine della torre. Qui si trova la sosta e il libro di via. 30m, V-.

Simone in cima al “dente cariato”, V-.

Ci si cala sul versante opposto dove un’evidente traccia porta all’inizio della cavalcata centrale. Da qui è possibile proseguire l’arrampicata oppure rientrare sul sentiero della Loffa attraverso il ripido boale.

Via Un posto al Sole – Crestone S/E dell’Emmele

Premessa: La via “Un posto al sole”, non sale alcuna cima particolare, ma segue il logico crestone che porta alla base della torre dell’Emmele sul versante sud/est. La via, di per sè corta, ed è usata soprattutto come concatenamento per il raggiungimento delle vie dell’Emmele stesso tra cui la “Via della Loffa”, “Ultime foglie d’autunno”, “Prime foglie d’autunno”, “Spigolo Daniele Scorzato”, e molte altre. Le prime tre lunghezze si sviluppano verticalmente su roccia molto buona e con arrampicata davvero piacevole. Il resto della via prosegue per cengette erbose intervallate da cornetti arrampicabili dove è possibile proseguire in conserva oppure continuare in alternata viste le numerose soste intermedie.

Il primo tiro inizia salendo la fessura a destra dove è subito visibile il primo chiodo. Successivamente si punta verso lo spigolo di sinistra e si traversa orizzontalmente fino a raggiungerlo, affrontando il passaggio chiave della lunghezza. Raggiunto lo spigolo lo si sale verso destra nella sua completezza con arrampicata più facile fino a raggiungere uno spiazzo, a destra, con grosso albero dove si sosta comodamente. La linea di tutto il tiro è molto logica e ben definita da numerosi chiodi e cordoni. 30m, V+.

Martina sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza sale la parete opposta all’albero di sosta seguendo la marcata fessurina che obliqua verso sinistra. I primi metri rimontano lo zoccolo verso destra fino all’attacco della fessura stessa. Circa alla metà del tiro si trova il passaggio chiave della via: la crepetta si interrompe lasciando spazio ad una placchetta da salire con passaggi d’equilibrio. Diverse guide e schizzi gradano questo passaggio come VI, ma a nostro parere è un pò esagerata come giudizio. La via prosegue fino a che si incontrano delle rocce gialle e rotte che si affrontano con arrampicata più agevole. Qui si traversa leggermente verso sinistra aggirando la parete che ci si trova di fronte fino ad incontrare la sosta. 30m, VI.

Simone sulla seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro risale la parete di fronte alla sosta fino al suo culmine seguendo un atletico diedro nei tratti finali. La prima parte della lunghezza non presenta grosse difficoltà e rimonta un terrazzino verso destra su cui sono presenti alcuni ciuffi d’erba. Pochi metri più in alto, dopo una placchetta leggermente appoggiata inizia il diedro. L’arrampicata è divertente e leggermente esposta, sempre su buone prese anche se alcune non sono troppo stabili. Al termine delle difficoltà, un traverso verso sinistra porta alla sosta posta sul culmine di un torrione. 30m, VI-.

Simone dopo l’atletico diedro del terzo tiro, VI-.

Da qui in poi mancano poco più di 200 metri di sviluppo per raggiungere l’uscita della via. Viste le numerose cengie erbose in cui l’arrampicata è inevitabilmente interrotta è consigliato affrontare questo tratto in conserva. Nonostante ciò tutto il tragitto è ben attrezzato con chiodi e clessidre in loco ed è facilmente integrabile. Non mancano neppure le soste che, per chi volesse procedere in maniera più sicura, definiscono logicamente gli ultimi tiri della via, di cui segue descrizione.

Il quarto tiro sale su facili roccette verso sinistra fino alla cima della cresta erbosa. Sulla vetta di quest’ultima è presente una sosta, ma è consigliabile sostare sul mugo sottostante (a destra) visto che in seguito sarà necessario riscendere per proseguire l’itinerario. 30m, II+.

La quinta lunghezza inizia oltre il mugo su roccia più verticale, per poi proseguire sulle solite roccette fino ad un altro mugo. 45m, IV-.

L’ultimo tiro riscende leggermente fino alla base di un pilastro e lo rimonta lungo logica linea. Da qui si prosegue in placca molto appoggiata fino alla sosta. E’ possibile evitare il pilastro infilandosi nella traccia tra i mughi di destra, giungendo brevemente sulla placchetta finale. 30m, V-.

L’uscita del terzo tiro con sullo sfondo l’Emmele e la cengia erbosa della quarta lunghezza.

Nonostante la via sia corta offre comunque tratti di arrampicata di soddisfazione, su difficoltà sempre contenute. I passaggi gradati come VI e VI- sono abbastanza generosi. La via esce in concomittanza dello spigolo da cui parte la “Via della Loffa”, mentre proseguendo, tramite traccia e bolli rossi, nel canale detritico di sinistra si giunge alle altre vie della parete sud/est. Nel caso di maltempo è sempre possibile ultimare qui la salita e rinunciare all’Emmele proseguendo fino al termine del canalone fino ad incrociare la traccia del Boale Dente Rotto che sale fino all’omonima forcella e proseguendo poi verso sinistra per Campogrosso o verso destra per l’Ossario del Pasubio.

Via dei Sassi – Crestone dei Sassi

Bella via che si sviluppa su 8 lunghezze. La roccia è prevalentemente molto buona e di qualità non buonissima sulle due creste, tuttavia tratti detriti sono abbastanza frequenti e danno, per l’appunto, il nome alla via. L’itinerario è ben protetto dalle numerose clessidre e non mancano chiodi e cunei sui passaggi chiave, tuttavia, in alcuni casi, l’integrazione con protezioni veloci è facile e sempre possibile.

Il primo tiro sale verticalmente la marcata fessura che parte dalla base della parete, mantenendosi sulla sua sinistra. A fessura terminata ci si sposta verso destra per evitare di cambiare versante e si risale un breve diedro. Sulla sua sommità si intravede la sosta sulla destra su comodo terrazzino. 25m, IV+.

Martina sul primo tiro.

La seconda lunghezza parte entrando orizzontalmente nel camino, stando attenti a stare bassi e non aggirarlo nè da sinistra, nè da destra. Alla fine del camino si sale verso destra vincendo un piccolo strapiombino ben fessurato. Continuare nel diedro fino ad una sosta resinata. Questa è la sosta della via “Luisa” che sale immediatamente a destra della nostra. Oltrepassarla tenendola sulla destra e rimontare pochi metri fino a raggiungere la sosta corretta con cordone su clessidra e chiodo, posta su un terrazzino. 35m, IV.

Martina dopo lo strapiombino della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è di congiungimento: sale dapprima verticalmente, per poi proseguire sulla cresta passando sulla destra dei mughi. Si sosta su un grosso mugo 3 metri prima che la parete ritorni verticale. 20m, III.

Il quarto tiro è il più bello di tutta la salita. Si rimonta il terrazzino erboso fino al raggiungimento dell’evidente fessura che obliqua verso sinistra. Si prosegue verticalmente lasciandosi la fessura appena sulla destra. Dopo una decina di metri, in corrispondenza di una serie di cunei lignei incastonati nella crepa, si esce verso sinistra ritrovandosi sul tratto più esposto della via. Da qui si prosegue verticali uscendo su comodo terrazzo dove è presente la sosta. 30m, IV+.

Martina sul quarto tiro.

La quinta lunghezza prosegue verticale per una trentina di metri lungo i diedri fronte alla sosta. Qui la roccia inizia a perdere qualità e solidità e i chiodi nella roccia diventano più radi. Al termine della verticalità si prosegue in cresta verso destra per pochi metri fino ad incontrare la sosta dove è presente il libro di via. 35m, IV.

Simone tra le nubi del quinto tiro.

Il sesto tiro continua in equilibrio su cresta proteggibile tramite cordini su guglie. All’apice della cresta mantenere la sinistra per proseguire in discesa lungo un canalino poco evidente. E’ possibile oltrepassare stando a destra aumentando di poco le difficoltà di discesa. Giunti ad un terrazzo si scala in discesa per qualche metro fino a giungere alla sosta posta su un masso incastonato tra due pareti. 25m, IV.

Il settimo tiro risale la paretina stando leggermente a sinistra fino a raggiungere la sommità. Da qui si prosegue in cresta sulla falsa riga della lunghezza precedente fino ad un cordone fisso che è possibile utilizzare per azzerare il passo di IV+ in discesa. Al termine della discesa è possibile sostare su un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina sulla cresta della settima lunghezza.

L’ultima lunghezza prosegue sulla cengia fino a che la parete torna a salire, dapprima attraverso tratti erbosi ed in seguito obliquando verso destra su ottima roccia. Si prosegue per pochi metri fino ad incontrare la sosta posta su un mugo. 20m, III.

Martina in uscita dalla via.

Per la discesa, scendere pochi metri lungo il ripido prato erboso (possibilità di calata direttamente dall’ultima sosta), ed entrare nel canale di sinistra seguendo la traccia di ometti. Al termine del canale si incontra il “Vajo del Cengio” che va percorso mantenendosi sulla destra a costeggiare la Guglia Cesareo (anche qui possibilità di calata visto la pendenza della sassara che compone il vajo). Da qui si scende pochi metri su facili roccette erbose portandosi sulla destra fino a tornare sul sentiero che si percorre a ritroso.

Nel complesso la salita è divertente e ben protetta in tutta la sua lunghezza. Attenzione ai passaggi in cresta e agli ultimi tiri dove la roccia non è ottima.

Via Bortolo – Sojo del Fogo

Via corta, ben protetta e su roccia sempre ottima che sale la punta Cassa da Morto, subito sopra l’Ossario del Pasubio. La linea parte all’estrema destra del muro principale della falesia “Montagna Viva”, con nome alla base, raggiungibile in 20 minuti dal parcheggio dell’Ossario.

Marta all’attacco della via.

Il primo tiro, molto sportivo, segue l’evidente fessura che taglia la parete in obliquo da destra verso sinistra. La fessura, in leggero strapiombo, ospita prese per le mani sempre buone e la chiodatura è ravvicinata e sempre sicura, non sono necessarie integrazioni. Usciti sul terrazzino si sosta su catena. 25m, V+/VI-.

Marta sulla prima lunghezza.

La seconda lunghezza segue la cengia erbosa verso destra per tutta la sua breve lunghezza. Da qui è possibile notare numerose serie di spit che salgono verso destra e che rappresentano le uscite dei tiri della falesia sottostante. Ignorare tali vie e salire obliquando ancora verso sinitra in direzione degli evidenti cordoni sulle clessidre presenti nella roccia. Alla seconda cessidra proseguire verticalmente fino a poco prima dell’uscita del terrazzino. Qui è presente una sosta. Per comodità il consiglio è di oltrepassarla e di sostare su un’altra sosta posta subito sopra il terrazzino. 25m, V+.

Il terzo è il tiro chiave della via in quanto a difficoltà. Superata la fessura orizzontale che fa da spartiacque tra due costoni di roccia si prosegue verticalmene sulla linea degli spit. Il tratto è sempre ben protetto ed in sè non è difficile ma risulta strapiombante per tutta la sua lunghezza. Il consiglio è di non rimanere dentro il diedro di sinistra ma di affrontare direttamente lo spigolo. Le prese più comodo si possono infatti trovare alla destra dello stesso. 25m, V+/VI.

Martina sulla terza lunghezza.

La quarta lunghezza è di concatenamento. L’arrampicata è prevalentemente orizzontale ed è sempre possibile proteggersi con cordoni su spuntoni di roccia. 20m, III.

Il quinto tiro è in comune con la via “Le do more”. Dalla sosta del tiro precedente si osserva la parete veticale ben protetta con i cordoni già presenti sulla linea e con possibilità di integrare. La lunghezza termina su un terrazziono erboso ove si trova un grosso mugo su cui sono presenti i cordoni della sosta, sulla destra. 30m ,V+.

Marta e Simone sul quinto tiro.

Il sesto ed ultimo tiro è molto breve. La via continua in vertical dalla sosta lungo una fessura ben protetta con spit e cordoni, il passaggio chiave, un po’ più fisico rispetto al resto, si trova verso la metà del tiro. All’uscita si trova la sosta e subito accanto l’anello per la calata. 20m, V+.

Dalla cima è possibile ammirare il sottostante Ossario del Pasubio, il Pian delle Fugazze e le Valli del Pasubio. La discesa avviene tramite calata in doppia sul vesrante opposto, una corda da 60 metri è sufficiente. Da qui, seguendo una serie di ometti, si ritorna in poco tempo all’attacco della via.

Umberto in vetta.