Spigolo Alpini

E’ da un paio di weekend che, per un motivo o per l’altro, non andiamo in Dolomiti. Sentendone già la mancanza ci dirigiamo verso il Falzarego sotto un sonoro diluvio. Arriviamo che fortunatamente ha smesso di piovere e la brezza che soffia sta già asciugando le pareti, un ottimo auspicio per la giornata di domani. Qualche goccia per la verità è scesa anche in nottata ma ci svegliamo con il sole che timido inizia a mostrarsi, carichi per passare una piacevole giornata. L’obiettivo di oggi è lo “Spigolo Alpini”, alla “Piramide Col dei Bos”, una divertente ascensione su roccia quasi sempre solida.

Il primo tiro affronta la prima metà della lunga rampa appoggiata che caratterizza la prima parte della salita. La roccia, molto compatta e lavorata, rende l’arrampicata piacevole e divertente lungo tutta la lunghezza. Senza percorso obbligato si inizia a risalire la rampa lungo bella placconata protetta solamente di rado da qualche chiodo, di non facile individuazione visto che il colore si mimetizza con la roccia, battuto o adirittura cementato. Verso metà lunghezza si abbandona la placca in favore di una fessura che sale poco sulla sinistra. Si segue quest’ultima fino a raggiungerne il termine dove si sosta su grosso chiodo cementato ben visibile. 30m, III.

Simone lungo il primo tiro, III.

La seconda lunghezza riparte oltre la sosta in direzione del muretto verticale dove è possibile scorgere un chiodo alla sua sinistra. Ignorare completamente il fix che si intravede in prossimità dello spigolo destro della parete che fa parte di un’altra linea. Superato il muretto iniziale, ben manigliato, si torna ad arrampicare lungo la rampa appoggiata con progressione analoga a quella del tiro precedente. La linea non è molto evidente, visto che a parete c’è poco o niente, ma come riferimento non scostarsi di molto rispetto alla verticale della sosta precedente. Mano a mano che si sale la parete si appoggia sempre di più attraversando zone più ghiaiose fino ad incontrare 2 chiodi dove poter attrezzare la sosta, posti una decina di metri sotto una forcella. 45m, III.

L’inizio della seconda lunghezza, III.

Il terzo tiro termina la rampa, che ci ha accompagnato fino a questo momento, rimanendo lungo la cresta, dove la roccia è migliore, ed evitando quindi di entrare nel detritico canale di sinistra. Giunti alla forcella si rimontano le roccette di sinistra fino a giungere ad una nicchia dove è presente un chiodo. Da qui si risale il muretto verticale rimanendo il più possibile sulla parte di sinistra fino ad aggirare la parete e cambiare versante appena possibile. Qui dovrebbe trovarsi la sosta che però noi non abbiamo visto sostando immediatamente poco più in alto rafforzando un grande chiodo rosso con il pilastro staccato sottostante. 25m, IV-.

In arrivo alla terza sosta, IV-.

La quarta lunghezza continua lungo la rampetta che sbuca su grande cengia detritica. Seguendo questa si arriva alla base della parete successiva: una lunga e larga placconata grigia che ci accompagnerà nella prossima lunghezza. Raggiunta la base della placca è ben visibile la sosta qualche metro più in alto. Questa si raggiunge facilmente dopo aver superato il muretto basale. 28m, III.

Simone in prossimità della quarta sosta, III.

Il quinto tiro risale totalmente la grande placconata appoggiata fino al termine con arrampicata divertente e di soddisfazione nonostante le difficoltà siano limitate. La parte inferiore della placca è incisa da una lunga fessura verticale che si tiene come riferimento alla progressione seguendola fino a che non si allarga. Qui si inizia a traversare leggermente verso sinistra in direzione di un chiodo che dovrebbe essere abbastanza evidente visto che sporge parecchio dalla parete. Raggiunto questo si rimonta il muretto verticale, con uscita resa difficoltosa dalle poche prese marcate, e si prosegue obliquando verso destra in direzione della sosta posta al termine di un canale che muta in diedro verso il termine. Lungo il percorso si incontra una coppia di cordoni che protegge l’entrata di quest’ultimo. Un paio di movimenti atletici consentono di raggiungere la cresta e quindi la sosta. 40m, III.

La bella placca iniziale del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza è molto panoramica in quanto segue, quasi per tutta la sua interezza, la cresta stretta ed esposta. Abbandonata la sosta si segue il fil di cresta rimanendone sulla parete di sinistra almeno per i primi metri. Proseguendo in verticale ci si avvicina sempre di più alla cresta fino a raggiungerla dopo aver superato un breve diedro fessurato. Si curva ora verso sinistra e si segue la linea fino ad incontrare la sosta poco prima di un marcato muretto verticale. 30m, III+.

Lo sviluppo in cresta della sesta lunghezza, III+.

Il settimo tiro riparte affrontando direttamente il muretto oltre la sosta al cui centro è ben visibile un chiodo. Il passaggio è breve ma fisico visto che la parete strapiomba leggermente. Anche le prese non sono delle migliori: stondate e scivolose fintanto che non si raggiungono quelle poste sul culmine della paretina. Una volta agguantate queste si rimonta senza difficoltà giungendo in cresta. La si segue lungo traccia tra l’erba, costeggiando i pinnacoli che di tanto in tanto si elevano, fino a che questa non collide con la verticalità della parete successiva. Qui è presente il chiodo di sosta all’estrema destra. 35m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza vince il breve muretto oltre la sosta prima di cambiare il versante di salita per l’ultima volta. Si parte salendo le roccette senza percorso obbligato fino a che la parete non si appoggia lasciando spazio a roccette lungo le quali si fa spazio una piccola traccia che traversa il canalino di sinistra con passaggio protetto da chiodo su grande masso. Eseguito il traverso si aggira la parete dove inizia una rampetta ascendente che si segue sempre verso sinistra, senza grandi difficoltà, fino a raggiungere l’anello di sosta. Attenzione a non tirare troppo il compagno lungo il traverso visto che il terreno è cedevole. 40m, III.

Il panorama dall’ottava sosta, III.

Il nono tiro riparte a sinistra della sosta entrando inizialmente nel largo canale che rampeggia velocemente fino a mutare prima in diedro ed in seguito in placca dove quest’ultimo viene chiuso dalla parete strapiombante di destra. La placca è molto bella, lavorata e sempre con buone prese sulle quali fare affidamento. Al termine di questa la linea prosegue lungo la parete di destra con arrampicata più semplice ma sempre divertente grazie alla roccia solida lungo tutto il percorso. Alla fine del muro si esce su cengia erbosa che si segue per qualche metro prima di arrivare ad un grosso masso, antecedente la forcella, dove è presente la sosta. 40m, IV.

L’ultima lunghezza completa la via raggiungendo la cresta della piramide dove passa la ferrata. Per raggiungerla è necessario superare un ultimo breve muretto che oppone le ultime resistenze. Dalla sosta si cammina verso la forcella aggirando un secondo masso sulla sinistra fino a giungere alla base di una fessurina dove un chiodo identifica la linea da seguire. Con movimenti decisi si superano le ultime difficoltà e si arriva in cresta dove, una sezione caratterizzata da rocce rotte e detriti, permette di raggiungere il culmine della piramide dove si sosta su singolo fix oppure attrezzando attorno ad un masso a piacimento. 30m, IV-.

Il muretto inizia dell’ultima lunghezza, IV-

Via molto bella e dalle difficoltà contenute. Nonostante la verticalità non sia quasi mai protagonista, se non in qualche sporadica sezione nei tratti finali, la roccia è comunque estremamente compatta. Nota a margine: il percorso è contrassegnato da bolli rossi ormai mimetizzati con la roccia che rendono la linea da seguire poco chiara visto anche che le protezioni a parete sono minimali. Nel complesso un percorso divertente in un ambiente davvero meritevole.

Via degli Ometti

Fine maggio, prima uscita di stagione in ambiente. Decidiamo di dirigerci verso il Pian delle Fugazze per incamminarci alle pendici del Monte Cornetto. Come prima linea su questa parete, a noi ancora sconosciuta, saliamo la “via degli Ometti” che si snoda principalmente lungo camini naturali. Ad avvalorare maggiormente la salita scegliamo di affrontare anche le due varianti: “Placca Aperta” e “Pilastro Meraviglioso” che aumentano leggermente le difficoltà effettive.

Il primo tiro inizia con un breve traverso verso sinistra che punta alla base del primo largo camino. Ci si entra rimontando un grosso masso e si prosegue al suo interno camminando su terreno detritico ed a tratti scivoloso. Passando al di sotto di un grosso sasso incastrato si raggiunge la seconda parte del camino, particolarmente umida al nostro passaggio nonostante non piovesse da giorni. Le difficoltà maggiori sono date proprio dal manto terroso che, bagnandosi, diventa melmoso e rende l’avanzamento difficoltoso. Nemmeno le pareti laterali del camino aiutano più di tanto visto che tutte le prese presenti sono svase e con l’umidità non c’è proprio grip. Raggiunto faticosamente il termine del camino non resta che rimontare sul terrazzino di sosta dopo un paio di metri in arrampicata finalmente verticale. Vista l’umidità incontrata sconsigliamo di approcciare questa via dopo forti piogge, lasciare almeno un paio di giorni perchè asciughi. 30m, III.

Simone prima di entrare nel camino del primo tiro, III.

La seconda lunghezza è piuttosto breve ma ospita qualche passaggio interessante. Si inizia a risalire il camino verticale oltre la sosta sfruttando entrambe le pareti con mani e piedi. Verso in termine del camino ci si sposta leggermente a destra per risalire gli ultimi metri fino al masso che lo chiude definitivamente. Da qui inizia un traversino verso destra protetto da 2 cordoni (quello più esterno può essere usato per azzerare) che, con passaggi fisici, porta ad un breve terrazzino prima che la parete torni a salire verticale. Ignorando il chiodo e le due maglie rapide, sulla placchetta principale, si punta al foro di sinistra dove è necessario infilarcisi dentro. Quest’operazione è tutt’altro che semplice visto che il diametro è piuttosto stretto e persone robuste rischiano seriamente di non passarci o rimanerci incastrati. La larghezza, dopo misure postume ed approssimative, potrebbe aggirarsi attorno ai 55cm scarsi. Usciti dal foro si sosta comodamente sopra larga cengia su cordone attorno a clessidra. 15m, V.

All’interno del camino del secondo tiro, V.

La linea originale segue ora il canale di sinistra, non molto interessante e particolarmente detritico, che nel giro di 3 brevi lunghezze conduce all’attacco del camino successivo. E’ possibile evitare questi tratti salendo la prima variante “Placca Aperta” che attacca direttamente sulla parete opposta alla sosta (soluzione che abbiamo seguito e consigliamo). Vista la lunghezza del tiro, che si ricollega all’originale direttamente alla base del camino, è consigliabile raggiungere la sosta ben evidente, tramite breve traverso verso destra, prima di iniziare a salire la placca.

Il terzo tiro risale quindi il muretto nero con roccia non ottima ma tutto sommato solida che migliora mano a mano che si sale. I primi metri ospitano le difficoltà maggiori ma superate quelle si prosegue con arrampicata più semplice fino al termine. Lungo la lunghezza numerosi sono i chiodi a parete che contribuiscono a rendere sicuro tutto il tratto. Proprio l’abbondanza di protezioni porta però ad un attrito eccessivo verso il termine del tiro, risolvibile allungandone più di qualcuna. Dopo i primi metri verticali si sterza leggermente verso destra per evitare i mughetti soprastanti raggiungendo così la lunga rampa finale che si dirige verso un evidente camino. L’arrampicata lungo gli ultimi metri è piuttosto tranquilla, senza passaggi degni di nota, visto che la parete tende ad appoggiarsi e a formare molti terrazzini. Poco prima del camino, sulla destra, si sosta su mugo. 50m, V+.

La bella placca del terzo tiro, V+.

Ci ricongiungiamo all’originale proseguendo lungo la quarta lunghezza che sale l’evidente camino fermandosi a metà. I primi metri continuano lungo gli ultimi terrazzini prima del camino senza difficoltà rilevanti. L’entrata nel camino, invece, presenta maggiori grattacapi con passo iniziale fisico su roccia da verificare. Una volta dentro si prosegue attraverso arrampicata più semplice sfruttando i numerosi appoggi che offrono entrambe le pareti laterali. Usciti dal primo tratto si entra in un secondo camino dove si predilige però la parete di destra che, con passaggi non proprio banali, permette di guadagnare lo spiazzo dove è attrezzata la sosta. 30m, IV+.

Martina nell’uscita dal camino della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro prosegue lungo il camino lasciato in precedenza che si raggiunge dopo aver traversato nuovamente verso sinistra a monte di una breve paretina. Si inizia risalendo in verticale poco a sinistra della sosta fino al raggiungimento di un primo cordoncino. Da qui inizia il traverso che riporta all’interno del camino senza grosse difficoltà. Raggiunto questo lo si inizia a risalire con arrampicata analoga a quella del tiro precedente sfruttando gli appoggi laterali fino a giungere in corrispodenza di un grosso masso con cordone penzolante. Da qui si esce sulla parete di destra abbandonando così il camino che continuerebbe ancora per una decina di metri. Si obliqua invece decisamente verso destra fino a raggiungere la crestina semplice che in breve conduce alla comoda sosta. 35m, IV+.

Lo sviluppo del quinto tiro, IV+.

La sesta lunghezza prosegue in cresta fino a che questa termina. Inizia quindi una sezione di trasferimento che costringe ad oltrepassare un buco profondo “saltando” da un masso all’altro ed aggirare quindi lo spigolo della parete dove è presente una sosta intermedia evitabile. Costeggiando la parete si risale faticosamente il canale fino a che è possibile attraversarlo verso destra in direzione di un grosso masso al suo centro con cordone bianco. Da qui, proseguendo ancora in direzione della parete, e superando alcune facili roccette, si raggiunge in breve la sosta alla sinistra di un ulteriore camino. 45m, III.

Canale della sesta lunghezza, III.

Dalla sosta è ora possibile proseguire per altri 2 tiri lungo il camino di destra oppure, se si vuole spezzare la monotonia di camini, avventurarsi lungo la seconda variante denominata “Pilastro Meraviglioso”. Noi decidiamo di continuare lungo la variante che offre bella arrampicata lungo muri verticali. Aggiriamo quindi lo spigolo della parete a sinistra della sosta per ritrovarsi all’inizio di una sezione caratterizzata da gradoni che si risalgono facilmente per alcuni metri fino a che si raggiunge una sosta, consigliata visto lo sviluppo delle lunghezze successive e per vedere il compagno lungo la progressione. 15m, IV+.

In arrivo alla settima sosta, IV+.

L’ottava lunghezza prosegue poco a sinistra dello spigolo della parete lungo muro verticale. Due chiodi abbastanza ravviciniati, uno sulla sinistra ed uno subito di seguito poco più a destra, sanciscono l’inizio del passo chiave dove la parete strapiomba leggermente per alcuni metri. Un paio di movimenti fisici ma su buone prese consentono di spostarsi verso destra e rimontare lo strapiombetto dove la parete torna ad appoggiarsi e l’arrampicata si fa via via più semplice mano a mano che si prosegue. Si punta verso lo spigolo di destra, senza però mai raggiungerlo, fino ad oltrepassare l’ultimo chiodo prima di giungere alla sosta aerea attrezzata su 2 chiodi e clessidra. Nonostante il tiro sia breve consigliamo comunque di fare sosta anche qui visto che il tiro successivo ha uno sviluppo importante e non è completamente lineare. 20m, VI-.

Martina dopo aver superato il passo chiave della via, VI-.

Il nono tiro abbandona la sosta obliquando verso sinistra in direzione di un evidente cordone nero. Qui la roccia non è delle migliori ed è necessario prestare particolare attenzione visto che il tratto non è proteggibile. Raggiunto il cordone si aggira lo spigoletto e si rimonta faticosamente il muro proseguendo in seguito lungo la lunga placconata appoggiata che conduce direttamente in cima al torrione. Le numerose prese in questo tratto rendono l’arrampicata semplice anche se la carenza di protezioni costringe comunque a mantenere alta la concentrazione. Giunti in corrispondenza di un piccolo mughetto si rimontano facilmente i blocchi di destra sopra i quali è presente un mugo più robusto dove un paio di cordini invitano alla sosta. 40m, V+.

Dalla cima della torre è possibile intravedere la cima del Cornetto e la sua croce sommitale. Per raggiungerlo è necessario però discendere prima per qualche metro e portarsi alla base della parete finale. La decima lunghezza inizia quindi rimontando le ultime roccette oltre la sosta per poi approcciare una leggera discesa verso sinistra che giunge alla selletta tra le pareti. Un solido mugo protegge il primo tratto mentre un grosso masso sancisce la fine della discesa. Spostandosi ora verso destra si rimonta un breve muretto che culmina su cengia oltre la quale è presente la sosta nonchè il libro di via. 25m, II.

Simone si appresta a discendere dal torrione, II.

L’ultimo tiro risale il canalino a sinistra della sosta attraverso arrampicata semplice. Entrambe le pareti sono infatti costellate di belle prese e buoni appoggi che permettono di uscire rapidamente sulla sua sommità. Da qui si prosegue lungo roccette appoggiate all’interno di un simil-canale che conduce ad una sosta. E’ possibile concludere qui la via oppure poseguire ancora qualche metro fino a giungere in cresta che, seguita verso sinistra, supera gli ultimi risalti ed arriva direttamente alla croce del Cornetto. Consigliamo di allungare sino a qui visto che comunque si deve raggiungere la croce per imboccare poi il sentiero di discesa ed almeno si affronta la cresta protetti. 55m, III.

Lungo l’ultimo camino, III.

Via senza infamia e senza lode che corre spesso lungo sezioni di roccia da verificare. La prima variante è quasi obbligata per evitare ravanate lungo anonimi canaloni e la seconda è una buona alternativa alla monotonia di camini che si susseguono lungo tutto l’itinerario. Assicurarsi che i giorni precedenti non abbia piovuto per evitare di trovare i primi due tiri completamente fradici e portare zaini poco ingombranti per garantirsi il passaggio attraverso la stretta cavità del secondo tiro. Nel complesso un itinerario alpinistico per chi ha già fatto tutto nei dintorni.

Via della Rampa

A Trento, come in tutta Italia, si muore dal caldo e l’unico refrigerio lo si può trovare in quota. Questa volta ci dirigiamo sul Passo Gardena cercando di evitare l’ondata di turisti del weekend di ferragosto. Visto che la giornata sarà splendida non risparmiamo di certo sulla lunghezza della via e la scelta ricade sulla “Via della Rampa” alla parete sud-ovest della cima occidentale del Sas Ciampac.

Il primo tiro della via risale verticalmente una bella placca che corre subito sopra alla nicchia gialla di inizio salita. La solida e compatta placchetta iniziale lascia subito spazio, purtroppo, a rocce più frastagliate e tratti erbosi. Alla ricerca del tracciato migliore si prosegue in direzione di un facile ed evidente canalino, sulla destra, al termine del quale si trova una clessidra con cordone. Da qui un breve e facile traverso verso sinistra conduce alla sosta su cordone. 34m, IV-.

Martina sul breve traverso finale del primo tiro, IV-.

La seconda lunghezza risale il diedro compatto oltre la sosta con bei movimenti su buona roccia. Anche qua l’illusione di una certa continuità dura poco e si torna subito a ravanare tra terrazzini e massi instabili. Oltre il diedro si piega leggermente a destra entrando in un paio di canali che si susseguono fino ad un trittico di spuntoni. I primi 2 staccati e precari, il terzo ospita un cordone ed una maglia rapida per la sosta. Per rendere il tiro più brioso noi siamo passati a sinistra dei canali su placchette più verticali e facilmente proteggibili. 32m, IV.

Simone all’inizio della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue a destra della sosta, oltre la nicchia ed in corrispondenza di una crestina caratterizzata da una serie di spuntoni appena accennati. Si raggiunge un’ulteriore nicchia che si oltrepassa verso destra e si continua in verticale fino ad una coppia di nicchie alla sinistra delle quali è presente un cordone per la sosta. Nel salire prestare attenzione a non spostarsi troppo a destra in quanto sono presenti altre 2 nicchie come quelle dove è attrezzata la sosta che possono trarre in inganno. Insomma, nicchie ovunque. 45m, III.

Martina al termine del terzo tiro, III.

La linea della quarta lunghezza è di facile individuazione: segue gli strapiombi soprastanti rimanendo sulla placchetta e seguendola verso destra fino a trovare una clessidra con cordone nero. Da qui in verticale fino a che la placca non termina ed incrocia un canale che sale dalla destra. Superato il canale nel punto più alto, che è anche quello più stretto, si termina la placchetta obliqua che ci si trova di fronte rimanendo il più a destra possibile per usufruire della roccia migliore. Oltrepassato lo spigolo della parete si trova il cordone di sosta. 50m, III+.

Giochi di luci ed ombre a metà della quarta lunghezza, III+.

Per roccette facili il quinto tiro prosegue alla destra della lama fino a mutarsi in terrazzino ghiaioso che porta al diedro posto sulla parete opposta. Ignorare il diedro di sinistra e proseguire su quello centrale, su roccia discutibile, fino ad incontrare un masso incastrato. Data la qualità della roccia è consigliabile proteggersi il più possibile prima di affrontare il passaggio oltre il masso (che probabilmente è più del IV dichiarato). Con passo non semplice in spalmo si raggiungono i terrazzini soprastanti che si seguono verso destra, obliquando, fino a raggiungere una cengia più ampia dove sono presenti due chiodi arancioni su cui poter attrezzare la sosta. 50m, IV.

Le facili roccette all’inizio del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza rimonta la piccola pancia nel suo punto più debole: completamente a destra. Da qui si prosegue in verticale, senza percorso obbligato, passando per una serie di canali fino a raggiungere una rampetta sassosa ed anonima che obliqua verso sinistra. Tra un’imprecazione e l’altra per l’attrito che producono le mezze strisciando contro le pareti si raggiunge la fine della rampa dove due spuntoni, alla sinistra del largo canale, invitano alla sosta. 40m, IV.

Il settimo tiro oltrepassa il canale e si dirige verso l’evidente nicchia gialla. La roccia nella nicchia è di scarsa qualità ma ospita due bei buchi che consentono di alzarsi quanto basta per spostarsi sulla placchetta di sinistra dove la roccia è decisamente migliore. Proseguendo ora verso destra si rimontano una serie di roccette e si giunge ad una larga cengia che si segue verso destra. Arrivati più o meno a metà si torna a salire sulla parete di sinistra per qualche metro fino ad intravedere un cordone sito all’interno di una nicchia. Qui si sosta rafforzando il cordone presente con le altre clessidre a parete. 35m, IV.

Simone superato il tratto marcio del settimo tiro, IV.

L’ottavo tiro sale per pochi metri verticalmente dalla sosta precedente per poi iniziare a traversare verso sinistra. La traversata non presenta particolari difficoltà e termina in una nicchia alla base di una canalino. Nella parte superiore della nicchia è presente un chiodo che indica l’inizio del tiro successivo. E’ possibile attrezzare la sosta nella nicchia o subito prima di essa. Tiro breve con difficoltà contenute. 20m, III+.

Il nono tiro è, assieme agli ultimi due, uno dei più belli di tutta la salita. Dalla sosta si discende verso sinistra, giusto un paio di metri, fino ad arrivare alla base del diedro/canale che sale verticale. Dopo un primo tratto poco proteggibile ma su buona roccia ci si trova alla base di uno stretto camino, con masso incastrato e cordone penzolante. Non lasciarsi ingannare da quest’ultimo e abbandonare appena possibile il camino verso sinistra per giungere ad una placca con chiodo alla base. Proseguendo su roccia molto solida si incontra in breve un altro chiodo che determina l’inizio di un passo più difficile rispetto alla media della via: con poche prese per le mani e con i piedi sul paretine opposte si sfrutta la fessura di destra per rimontare. La linea prosegue ora rientrando nel camino dove un trittico di sassi appoggiati aiuta ad uscire in cengia che si segue fino alla forcella dove è attrezzata la sosta. 33m, IV.

Il cordone penzolante della nona lunghezza, IV.

Ignorando il diedro di sinistra la decima lunghezza prosegue aggirando verso destra la parete e continuando lungo semplice rampa che porta ad un’altra forcelletta. Qui si discende per 2 metri e si prosegue in direzione dell’evidente diedro grigio. La sosta si trova circa 5 metri sopra l’attacco del diedro, nascosta dalla sua base. Tiro nel complesso facile, attenzione solo al tratto in discesa. 30m, II.

Martina si gode il panorama prima del traverso della decima lunghezza, II.

L’undicesimo tiro prosegue nel diedro, abbandonandolo dopo pochi metri a favore della parete di sinistra dove è evidente una coppia di cordoni neri penzolante ai piedi di una lama. Superati questi si prosegue seguendo la lama che riporta nel diedro seguendolo fino quasi al termine dove una fessura grigia inizia ad obliquare verso sinistra. Qui, un passaggio deciso, permette di seguire ed oltrepassare la fessura, poco proteggibile nella parte inferiore, e continuare su rampetta più facile che esce su cengia. Un grosso masso permette di attrezzare la sosta. Bel tiro, finalmente tutto o quasi su roccia solida. Per proteggere la fessura sono necessari friends molto grandi. 33m, IV.

Martina negli ultimi metri dell’undicesimo tiro, IV.

La dodicesima ed ultima lunghezza segue la bella e lavorata placchetta che sale subito a sinistra dell’evidente diedro sulla parete opposta alla sosta. L’arrampicata è davvero piacevole, peccato solo che la placca sia corta. Giunti in vetta si procede verso destra in cresta, dapprima solida ed in seguito più delicata. Al termine della cresta è presente il cordone per la sosta. 38m, III+.

Simone giunto in cresta, III+.

Linea mediocre su cui solo pochi tiri si salvano. La roccia è sempre da valutare e nel complesso non ci sono passaggi che meritano di essere ricordati. Bello il panorama e la tranquillità della zona sia in parete che in uscita dove si sbuca in paesaggio lunare.

Via Stuflesser

Il gruppo del Cir è più famoso per le sue camminate tranquille e per le sue ferrate piuttosto che per l’arrampicata, eppure le sue pareti ospitano itinerari divertenti con avvicinamento relativamente breve. Uno di questi è la via “Stuflesser” che sale la parete ovest del Grande Piz da Cir tra belle placchette, canali, diedri ingaggianti ed un traverso delicato.

Il primo tiro sale il largo canale iniziale stando alla sua base fino a raggiungere il masso incastrato con annesso cordone. Qui inizia a salire verticalmente usando entrambe le pareti per una bella progressione in opposizione che permette di rimontare il masso e proseguire nel canale. Si passa sotto ad un altro sasso incastrato sopra il quale è presente la sosta su due chiodi recenti. Per raggiungerla è necessario girarsi di 180° e continuare in opposizione tra le pareti fino a rimontare. Attenzione ai sassi presenti nel canale detritico la cui traiettoia, in caso di smottamento, collide giusto giusto con la testa dell’assicuratore. 18m, IV.

Simone all’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza risale la placchetta sulla parete opposta rispetto ai chiodi di sosta per poi proseguire in traverso a sinistra fino a scollinare e cambiare versante. I primi metri in placca sono delicati, la roccia non è ottima e la prima protezione, una clessidra bianca, abbastanza distante. Raggiunta quest’ultima inizia il traverso su roccia gialla, anche questa poco stabile, ma ben protetto grazie a clessidre con cordoni e spit aggiunti di recente ex novo. Come per ogni traverso le attenzioni maggiori sono rivolte al secondo di cordata. Alla fine del traverso una bella rampa compatta porta sul versante opposto della parete dove è presente uno spit per la sosta. 12m, IV+.

Simone alla fine del traverso della seconda lunghezza, IV+.

Il terzo tiro torna a salire verticalmente lungo belle e solide placconate esposte. Dalla sosta ci si sposta ancora verso sinistra per un paio di metri fino ad una nicchia che si lascia sulla sinistra. Le belle placconate che si mostrano davanti a noi sono piacevoli da salire, caratterizzate da lame e buchetti, e portano in breve ad un’altra grande nicchia in prossimità dello spigolo della parete dove si sosta su due cordoni. Lungo il tiro sono presenti solo 2 cordoni su clessidre ma è possibile integrare. 24m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è estremamente breve ma consente di evitare di generare troppo attrito sul tiro precedente oppure lungo quello successivo. Si sale il diedro appoggiato, che si sviluppa di molto a sinistra rispetto alla sosta, al centro del quale penzola un evidente cordone nero. Qua le difficoltà maggiori: all’altezza del cordone si esce dal diedro sulla parete di sinistra con passo ricercato e leggermente atletico. Si giunge qindi sul terrazzo superiore dove è presente uno spit con maglia rapida. Si inizia ora un breve traverso sulla cengia e ci si ferma all’evidente cordone bianco da utilizzare come sosta. 15m, IV.

Simone all’inizio della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro conclude il breve traverso verso sinistra fino ad incontrare una clessidra con cordone. Da qui prosegue in verticale su ottima roccia e placconate fino alla base di un canale dove è presente un cordone rosso. La linea originale evita questo canale passando per la placca di destra ma come variante è possibile salire direttamente il canale senza particolari difficoltà. Abbiamo personalmente optato per quest’ultima soluzione visto che è anche facilmente proteggibile e dona all’itinerario anche una continuità come grado. Al termine del canale si prosegue in verticale puntando ai cordoni soprastanti senza però raggiungerli. Circa 5 metri più in basso di questi, infatti, è presente un golfaro con cordone bianco annesso, sulla destra, sul quale attrezzare la sosta. 32m, IV.

Martina in arrivo a S5, IV.

La sesta lunghezza è la più bella di tutto l’itinerario e risale l’evidente canale che a guardarlo dal basso incute leggero timore ma che nella realtà ospita numerose prese ed offre un’arrampicata atletica e di soddisfazione. Piuttosto delicata, a livello di passaggi, è invece la placchetta da affrontare per raggiungere il canale: dalla sosta non salire verticalmente ma spostarsi verso sinistra dove una solida rampetta conduce alla base della placca. Ignorando il chiodo nero in alto a destra ci si sposta sulla verticale del cordone bianco che si raggiunge con passi in aderenza. Si prosegue verso il prossimo cordone viola e quindi all’attacco del canale: qui un passo atletico consente di entrarci all’interno e continuare con una serie di balzi ben appigliati fino a che non muta in diedro più facile. Concluso anche il diedro ci si trova su di una rampetta sassosa che obliqua verso destra al termine della quale si trova un anello di sosta. Tiro davvero meritevole, da goderselo a fondo in ogni suo passaggio. 25m, IV+.

Simone superata la placca iniziale del sesto tiro, IV+.

L’ultimo tiro è breve e conduce all’uscita della via poco sotto il sentiero della ferrata che porta in cima al Grande Piz da Cir. Si parte oltre la sosta su bella placchetta compatta, senza particolari difficoltà, fino a raggiungere uno spit. Si entra ora in un poco accennato canale che si segue giusto qualche metro per uscirne subito sulla sinistra dove una placca compatta e bella conduce al terrazzino sommitale dove è presente la sosta oltre l’ultimo spit. 12m, IV+.

L’ultimo tiro, IV+.

Nel complesso una linea divertente dalle difficoltà tutto sommato contenute anche se il IV+ sta stretto su qualche passaggio. A parte il secondo tiro, sul resto della via la roccia è ottima, bisogna solo prestare attenzione qua e la a qualche presa ballerina.

Via del Buco – Piccolo Lagazuoi

La “Via del Buco” è una classica del Piccolo Lagazuoi, molto frequentata per via della sue difficoltà mai elevate e per la roccia quasi sempre ottima. Nel tempo sono state aperte due varianti, una bassa, che prende il nome di “Cuore T’oro”, ed un uscita alta che evita i canalini detritici degli ultimi tiri, ma spesso bagnata e su difficoltà maggiori (V+). Di seguito si descrive il percorso originale.

Dal passo del Falzarego si prende il sentiero dei Kaiserjäger fino sotto alle prime trincee. Si sale quindi i ghiaioni puntando la base della parete. L’attacco della via si trova poco più a destra della verticale dell’evidente buco che da il nome alla via, in prossimità di un diedro che sale obliquo verso destra.

Il primo tiro risale il diedro nella sua interezza su roccia molto solida ed appigliata. Lungo la lunghezza è presente un unico chiodo, poco visibile, ma in generale è sempre ben proteggibile. La sosta si trova poco sotto, sulla sinistra, il termine del diedro, prima di rimontare il terrazzino caratterizzato da evidente spuntone. 35m, III+.

Martina al termine del primo tiro, III+.

La seconda lunghezza obliqua leggermente verso sinistra su bella placca lavorata. Giunti ad un piccolo terrazzino si prosegue verticalmente su roccia solida fino a giungere alla sosta posta prima della cengia da cui parte l’evidente diedro del tiro successivo. 35m, IV.

Simone sulla partenza della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro risale i pochi metri che separano la sosta alla cengia soprastante puntando il fessurone che sale verso destra. Si arrampica su bella placca la parete destra della fessura fino sotto ad un piccolo strapiombo. Si evita quest’ultimo traversando di poco verso sinistra finche si giunge sotto la sua parte più debole. Da qui è visibile la prossima sosta. Con passo atletico si vincono le difficoltà e si giunge al terrazzino di sosta. Il passo per uscire dallo strapiombo non è banale e probabilmente è qualcosa di più del IV gradato su molte relazioni. 30m, IV/IV+.

Simone sul passo chiave del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza prosegue lungo la fessura. All’altezza del secondo anellino cementato si esce verso sinistra e si continua poi verticalmente su placca per alcuni metri. Appena possibile si rientra nella fessura ed in poco tempo si raggiunge la sosta. 30m, IV+.

L’uscita della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro si svolge ancora nella fessura che da un pò accompagna la nostra arrampicata. Si supera il primo tratto rimanendo sulla destra di essa (la fessura in questo tratto è solitamente bagnata). Si arrampica quindi tutta la placca fino quasi al termine. Da qui è possibile rientrare nella parte finale della fessura con semplice arrampicata, oppure proseguire in placca con passaggio più difficile (V). La sosta si trova a metà tra l’uscita della fessura e l’evidente cengia erbosa soprastante. 35m, IV/V.

L’inizio della placca del quinto tiro, IV/V.

La sesta lunghezza continua verticalmente su facili roccette sempre molto solide fino alla cengia erbosa. Da qui sempre diritti stando leggermente a sinistra per evitare le zone più erbose e sassose. Giunti in prossimità della parete verticale si sterza bruscamente verso destra fino al di sotto di una grottina con roccia gialla e alla base le clessidre di sosta. 30m, III+.

Le cenge erbose della sesta lunghezza, III+.

Il settimo tiro sale il canale che obliqua verso sinistra su rocce rotte e poco compatte, posto subito a sinistra della sosta (evitare di entrare nel largo canale posto ancora più a sinistra). Al termine del canale si trovano 2 vecchi chiodi per la sosta. Ignorare questi ultimi e proseguire puntando la placchetta in ferro. Lavorando in opposizione si supera questo divertente passo e si giunge alla sosta. E’ possibile sostare indistintamente sulle clessidre sotto il tetto oppure, più a destra, su spit e chiodo (da attrezzare). 35m, IV.

Simone sul canale del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza obliqua inizialmente verso destra fino all’attacco di una rampa erbosa che sale verso sinistra. Si arrampica su erba e terrazzini terrosi seguendo la rampa fino alla sosta che si trova dentro una grottina (1 spit). Questo è il tiro meno entusiasmante della via. 30m, II.

Alla fine del traverso verso destra, II.

L’ultimo tiro conclude la rampetta, questa volta però la roccia torna ad essere protagonista. Dopo un primo tratto terroso si risalgono le ultime roccette solide che ci separano dall’uscita della via. La sosta è posta sulla sinistra su spit e comodo spuntone. 30m, III.

Martina sull’ultimo tratto della via, III.

Dall’uscita della via ci si trova sul sentiero dei Kaiserjäger, di notevole interesse storico, che è possibile percorrere in salita fino al rifugio Lagazuoi, oppure in discesa per tornare al passo Falzarego. Entrambe le soluzioni percorrono un tratto di semplice ferrata. Proprio per la facilità di quest’ultima il sentiero è molto battuto ed è facile dover aspettare per attraversare i tratti attrezzati. Nel complesso la via è molto bella ed appagante. La roccia è ottima per i primi sei tiri e un pò meno bella negli ultimi tre ma mai pericolosa.

Cavalcata Centrale dei Denti

La “Cavalcata centrale dei Denti” è il logico proseguimento della “Cavalcata bassa dei Denti”, e percorre in sequenza il “Dentone” ed il “Dentino” su roccia sempre molto buona, linea logica e difficoltà contenute. Come per la cavalcata bassa il libro di via, purtroppo, vede veramente poche ripetizioni, ma rimane un bell’itinerario, vario nell’arrampicata: dai traversi in placca, ai diedri verticali fino alle camminate in cresta.

Il primo tiro risale la placca compatta, che caratterizza la prima parte del “Dentone”, fronte alla sosta fino al suo termine. Da qui parte un caminetto verticale con difficoltà leggermente più sostenute e caratterizzato da roccia discreta e a tratti erbosa nella parte inferiore. La parte superiore invece è più solida, strapiombante ma più appigliata. Proseguendo ancora qualche metro in verticale, e superate una serie di cengiette, si giunge al culmine della torretta dove è presente la sosta su mugo e sasso. 35m, V-.

Simone dopo la placchetta del primo tiro, V-.

La seconda lunghezza riscende per 2 metri sul lato opposto. Qui è presente un cordone che consente di agevolare il difficile salto, azzerando il passaggio. Si rimonta ora il muretto di roccia fermandosi alla prima cengia. Si aggira ora la seconda parte della torretta verso destra, con passaggio non banale, oltrepassando un canalino. Giunti alla base di una paretina la si arrampica su roccia buona e con facili passaggi fino al comodo terrazzino dove è presente la sosta. 30m, A0, IV.

Sulla sosta della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello chiave della via. Le difficoltà sono comunque limitate ai primi 10 metri. Si inizia salendo la bellissima placca con passaggio non facile per i primi 2 metri. Da qui un traverso esposto, su discrete presine, porta, leggermente in discesa, verso una fessura verticale alla destra di un pilastrino staccato. La si segue con facili passaggi fino a ritrovarsi sul culmine del pilastrino stesso. Qui è presente il passaggio più ostico: sulla sinistra, nascosta, è presente una lametta verticale che permette di alzare i piedi. Con i piedi alti si rilancia la mano sinistra verso una presa più buona ed evidente che consente di alzarsi sul terrazzino. Tutto il passaggio è comunque azzerabile grazie ai numerosi vecchi chiodi presenti e ad un cordone allungato. Da qui si prosegue lungo il camino su facili rocce, rimontando sulla sinistra fino a giungere ad una comoda sosta. 30m, VI.

Simone al termine delle difficoltà del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale le roccette dopo la sosta passando in un camino leggermente detritico. Alla fine del canale spostarsi leggermente verso sinistra per poi giungere alla sosta su un masso, in prossimità di un mugo. Evitare di spostarsi troppo a destra nell’ultimo tratto. 30m, III.

Martina sulla quarta lunghezza, III.

Il quinto tiro continua lungo le creste successive. Molto bella è la prima di esse, lunga e piatta. Terminata la “camminata” si torna a salire brevemente per poi subito riscendere verso una sella dove è presente un mugo. Da qui si risale, su terreno erboso, l’ultima cresta fino alla sosta su altro mugo. 55m, III.

La cresta del quinto tiro, III.

Ci si cala dal “Dentone” sul versante opposto a quello di salita ritovandosi in mezzo ad un profondo canale. Attenzione a non calarsi troppo sulla sinistra, faccia a monte.

La sesta lunghezza sale verticalmente, su stupenda roccia, la partete grigia compatta del “Dentino”. Prima del culmine ci si sposta leggermente verso destra per scollinare e superare l’ultimo muretto verticale. Da qui una serie di terrazzini un pò erbosi porta comodamente alla sosta. 35m, V-.

Il settimo ed ultimo tiro si sviluppa lungo la cresta aggirando tre facili protuberanze sulla destra. Sull’ultimo corpo roccioso si trova il libro di via. Da qui si percorrono gli ultimi metri arrampicando in discesa con possibilità di proteggersi con cordoni grazie agli innumerevoli pinnacolini rocciosi presenti. 40m, II.

Martina in prossimità del libro di via, prima di iniziare la discesa, II.

Giunti alla base del “Dentino”, se avanza tempo, è possibile continuare con la “Cavalcata alta dei Denti” che sale il “Dente Rotto” sul lato opposto della forcella, oppure risalire il “Boale Dente Rotto” che, dopo pochi minuti su ripida traccia, porta al sentiero dell’Emmele da dove è possibile tornare a valle. Nel complesso la via è varia e divertente, su roccia sempre buona, consigliata.

Via dei Proiettili – Piccolo Lagazuoi

Via di facile accesso con soli 15-20 minuti di avvicinamento dal Passo Falzarego. Roccia ottima in tutti i punti, sempre solida. L’arrampicata si svolge su placchette compatte di roccia scura sempre ben proteggibile. Molto bello è il secondo tiro della via dove le difficoltà sono più sostenute e molto scenico è il quinto tiro per uscire in cresta.

All’attacco della via si trova un cordone viola. Alcune relazioni parlano di uno spit visibile pochi metri sopra il cordone ma noi personalmente non lo abbiamo notato. Parecchio più a sinistra del cordone, dietro l’angolo lungo la parete, effettivamente uno spit si intravede ma è di un’altra via. Dal cordone si sale verticalmente la placchetta rimanendo a destra della fessura dove, al suo termine, è incastonato un vecchio friend. Qui ci si sposta poi leggermente a sinistra su facili roccette fino all’evidente sosta alla base della parete principale. Non sono presenti protezioni sulla lunghezza ma tutto il tiro è facilmente proteggibile con cordoni su roccia ed eventualmente con qualche friend. 50m, IV.

L’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza sale leggermente a sinistra su placche molto compatte, ben protette da alcuni spit e proteggibili ulteriormente con qualche friend. Raggiunta la base del primo dei due, ben visibili, tetti giallastri si traversa verso destra puntando l’evidente chiodo vecchio incastonato nella fessura giallastra verticale. Qui è presente il breve passo chiave della via. Si rimonta la placchetta verticalmente, con spit alla base, su prese per le mani piccole ma buone. Da qui si rimonta verso destra il piccolo tettino con passo molto atletico ma ben protetto ed eventualmente integrabile con friend grande. Qui le difficoltà terminano e si procede verticalmente per pochi metri fino a raggiungere la comoda sosta. 35m, V+.

Simone sulla placca della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro inizia con una divertente arrampicata in fessura sempre ben proteggibile con friends. Una volta terminata la fessura si procede su roccette più facili ben proteggibili con cordoni fino ai piedi dell’evidente placca grigia dove si trova la sosta. 35m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è molto breve e semplice: risale la paretina verticale fronte alla sosta rimanendo a sinistra del canalino per evitare di smuovere troppi sassi. Terminata la paretina la sosta è ben visibile in alto verso destra alla base della parete gialla verticale. 25m, III+.

Simone sulla quarta lunghezza, III+.

Il quinto tiro traversa verso destra passando dapprima un canale detritico ed in seguito una cengia erbosa per risalire poi su roccia giallastra aggirando lo spigolo. Si trovano 2 spit sui passi chiave del traverso ben visibili già dalla sosta del tiro precedente. Oltre lo spigolo si trova un piccolo strapiombo su roccia grigia. Lo si risale verticalmente fino a quando il versante inizia ad obliquare verso sinistra su roccette rotte con arrampicata più facile. Si prosegue fino a sostare su uno dei numerosi spuntoni presenti prima che la rampa diventi erbosa. 45m, IV+.

Martina alla fine del traverso del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è pura formalità per raggiungere l’uscita della via. Si risale la cresta appoggiata molto erbosa ed intervallata da alcune solide roccette. Ci si mantiene sulla sinistra rispetto alla verticale della sosta precedente fino ad incontrare la sosta posta sotto un grosso sasso dopo una cinquantina di metri. 50m, II.

Le ultime rocce della via, II.

L’uscita della via si trova in prossimità dei resti di guerra sulla Cengia Martini, la più importante postazione fortificata del fronte che vedeva scontrarsi l’impero austro-ungarico ed il Regno d’Italia. Meritevole è anche il panorama che spazia in direzione sud-ovest, dove è possibile ammirare le Cinque Torri, il Nuvolau, il Sass de Stria ed, in lontananza, la Marmolada con il suo ghiacciaio. Da qui è possibile proseguire su una delle due vie che iniziano a ridosso delle fortificazioni e che terminano in vetta: “A Baby” e “Per non dimenticare”. Queste sono vie a stampo esplorativo su roccia decisamente meno solida, con chiodatura datata e soste attrezzate ma pericolose allo stato attuale. Lungo le lunghezze sono presenti parecchi detriti e spesso sono accompagnate da rigoli d’acqua e umidità: prestare molta attenzione nel caso le si volesse percorrere. L’uscita alternativa è seguire l’evidente tratto di sentiero attrezzato fino a tornare sul sentiero che riporta al Falzarego.

Via Colbertaldo – Sass de Stria

Premessa: il chiodo in partenza, tanto decantato da recensione terze, non c’è, evitate di diventare stupidi nel cercarlo. Via dalle difficoltà contenute, su roccia di ottima solidità, lisciata in alcuni tratti dalle innumerevoli ripetizioni. Già ripetizioni: fortuna che alle 7 di prima mattina eravamo all’attacco, perchè nel giro di un ora sono arrivate altre 6 cordate. Valutate bene a che ora partire.

Il Sass de Stria con l’evidente spigolo a sinistra su cui sale la via.

Il primo tiro risale la rampa immediatamente a sinistra del canale. Tutto il tratto è ben proteggibile a clessidre su spuntoni e presenta poche difficoltà. La sosta si trova oltre il primo terrazzino. 25m, III.

La rampetta del primo tiro. III.

La seconda lunghezza inizia risalendo il diedro subito sopra la sosta dove si trova subito il passaggio di IV, proteggibile con un friend grande. Il resto del tiro si sviluppa verticalmente fino ad un chiodo cementato, oltre cui si trova un breve strapiombo facilmente aggirabile a sinistra. Subito dopo si trova la sosta su un comodo terrazzino. 30m, IV.

Il terzo tiro prosegue lungo la linea precedente giungendo in poco tempo ad una fessura verticale. La via originale sale la placca posta alla sua immediata sinistra, mentre la fessura (consigliata) è una variante di V-. Al culmine del muretto una facile rampetta porta alla sosta. 25m, IV o V-.

Simone prima del passaggio chiave del terzo tiro. IV o V-.

La quarta lunghezza traversa per pochi metri verso destra fino alla base di un camino che va percorso in tutta la sua lunghezza. Al termine ci si sposta, dapprima leggermente verso destra, per poi salire la rampa evidente verso sinistra su facili rocce. La sosta si trova al suo termine sulla sinistra. 25m, IV.

Simone al termine del camino della quarta lunghezza. IV.

Il quinto tiro sale la parete immediatamente opposta alla sosta fino ad entrare in un canalino detritico che si segue nella sua interezza fino ad un masso incastonato tra la parete principale ed una guglia secondaria. Prima che il canalino curvi verso destra, salendo verticalmente, si trova la sosta “originale”. Sconsiglio questa soluzione che renderebbe complessa la partenza del tiro successivo. 40m, IV.

Martina al termine del canale del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza prosegue verso est seguendo l’evidente camino detritico fino a che quest’ultimo torna verticale. Qui si risale per pochi metri, stando sulla destra ed aggirando il masso incastrato. La sosta si trova proprio dietro quest’ultimo. 25m, IV-.

Martina sotto il masso incastrato alla sosta del quinto tiro, in procinto di affrontare la sesta lunghezza, IV-.

L’ultimo tiro è il tiro chiave della via. Segue la logica fessura di fronte alla sosta per tutta la sua lunghezza. Lungo lo sviluppo sono presenti 3 chiodi ma è possibile integrare con qualche friend grande e con qualche cordone. Terminata la fessura si prosegue verso sinistra su placca più facile al termine della quale è presente un buon masso per attrezzare la sosta. 40m, IV+.

Simone a metà dell’ultimo tiro, IV+.

E’ possibile evitare l’ultimo tiro uscendo subito a destra lungo il canale detritico. 40m, III.

Il panorama che si palesa in vetta spazia a 360° sui rilievi circostanti dal Lagazuoi a nord, alle Cinque Torri ad est e al Nuvolao a sud est, dal Col di Lana e la Marmolada a sud, fino al Piz Boè e alle Odle ad ovest. Uno spettacolo per gli occhi. La discesa si svolge tra le strette trincee di guerra sul versante opposto, bellissimo museo all’aperto tra feritoie, anguste gallerie e salette scavate nella roccia.

Panoramica in vetta.