Via Adami/Bernardi

La “Parëi dl Ciastel” è una bassa fascia rocciosa poco oltre l’abitato di Selva Gardena, adatta a giornate incerte o per quando si ha poco tempo a disposizione. Una delle linee più facili è la via “Adami/Bernardi” che sale più o meno in centro alla parete in corrispondenza dell’evidente tetto, che viene aggirato sulla destra. I primi 3 tiri fanno parte della via “Rosa” e sono attrezzati a spit mentre gli ultimi 3 hanno uno stampo più alpinistico con cordoni e vecchi chiodi.

Il primo tiro risale una sequenza di facili roccette disturbate non poco dall’erba presente. Si giunge presto al di sotto di una paretina gialla che si aggira verso destra su roccia grigia e più solida. Ora l’arrampicata si fa più verticale e anche la roccia migliora in corrispondenza di un muretto nero che sale leggermente verso sinistra. Con passi ponderati e mai banali si giunge alla base di un diedro dove inizia un traverso verso destra che conduce alla sosta. Il primo passo del traverso, per rimontare la piccola cengia, è un po’ ricercato ma poi prosegue più facile. 33m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue a sinistra della sosta su parete nera verticale, almeno per il primo tratto. Anche qui la presenza di erbetta disturba la salita ma la roccia, seppur rotta, risulta solida. Dopo un difficile passo ben protetto si giunge ad una breve e facile rampetta che obliqua verso destra fino a collidere con il piccolo strapiombo soprastante che si supera nel punto di minore esposizione con passo atletico. Oltrepassato quest’ultimo si torna a sinistra, senza ulteriori difficoltà, fino alla sosta su anello e spit con maglia rapida. 19m, V.

Martina al termine della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro discende per pochi metri verso destra per poi tornare a salire su facili roccette con arrampicata per lo più monotona e poco interessante. Solo un breve tratto, nella prima parte della lunghezza, richiede un po’ di attenzione ma per il resto le difficoltà sono molto contenute. Dopo poco tempo si arriva, obliquando costantemente verso destra, alla sosta attrezzata con catena ed anello. 25m, V.

L’inizio del terzo tiro, V.

Inizia ora la parte alpinistica della salita: un bel traverso verso destra permette di aggirare elegantemente il grande strapiombo soprastante. La linea è abbastanza chiara ed evidente, dettata dai cordoni bianchi che si susseguono uno dopo l’altro. Per raggiungere il primo è necessario alzarsi leggermente verso destra fino alla base dello strapiombo. Da qui si prosegue in leggera discesa, sempre verso destra, superando dapprima un chiodo ed in seguito un altro cordone per finire con un ultimo chiodo. Aggirata la parete è presente la sosta su anello cementato. Nel complesso il traverso, particolarmente esposto, è molto bello seppur breve. Gli appigli sono ottimi sia per mani che per piedi. 15m, IV.

A metà del breve traverso, IV.

Il quinto tiro supera lo spigolo a destra della sosta con arrampicata atletica ma su buone prese. Prosegue rimanendo al di sotto del tettino e traversando la sua base fino a che muta in un muretto compatto che si sale senza troppe difficoltà fino alla base di uno stretto camino dove è presente un cordone bianco attorno ad un masso incastrato. Qui si può decidere se affrontare il camino direttamente oppure salire sulla paretina di destra con difficoltà analoghe. Si esce su prato e si oltrepassa, sulla sinistra, un gruppo di arbusti oltre il quale è presente un cordone bianco dove si sosta. 23m, IV+.

Simone all’inizio del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza non è altro che una rampetta erbosa che conduce al sentiero di discesa. Lungo la via è presente solamente un cordone. In generale si cerca di stare il più attaccati possibile alla roccia, almeno con le mani, e di sfruttare i terrazzini sassosi con i piedi. L’ultimo tratto abusa anche di un povero ginepro per raggiungere la sosta tanto è pendente e scivoloso il prato. 15m, I.

L’infido praticello dell’ultima lunghezza, I.

I primi 3 tiri della via si svolgono senza grandi emozioni su roccia buona ma troppo spesso disturbata dalla vegetazione. Gli ultimi 2, di roccia, sono invece meritevoli: bello ed estetico il traverso esposto del quarto tiro ed anche l’uscita sulla cengia erbosa finale merita. L’ultimo tiro è pressochè incolore. In ogni caso la via risulta essere una valida alternativa in previsione di salite più impegnative.

Via della Rampa

A Trento, come in tutta Italia, si muore dal caldo e l’unico refrigerio lo si può trovare in quota. Questa volta ci dirigiamo sul Passo Gardena cercando di evitare l’ondata di turisti del weekend di ferragosto. Visto che la giornata sarà splendida non risparmiamo di certo sulla lunghezza della via e la scelta ricade sulla “Via della Rampa” alla parete sud-ovest della cima occidentale del Sas Ciampac.

Il primo tiro della via risale verticalmente una bella placca che corre subito sopra alla nicchia gialla di inizio salita. La solida e compatta placchetta iniziale lascia subito spazio, purtroppo, a rocce più frastagliate e tratti erbosi. Alla ricerca del tracciato migliore si prosegue in direzione di un facile ed evidente canalino, sulla destra, al termine del quale si trova una clessidra con cordone. Da qui un breve e facile traverso verso sinistra conduce alla sosta su cordone. 34m, IV-.

Martina sul breve traverso finale del primo tiro, IV-.

La seconda lunghezza risale il diedro compatto oltre la sosta con bei movimenti su buona roccia. Anche qua l’illusione di una certa continuità dura poco e si torna subito a ravanare tra terrazzini e massi instabili. Oltre il diedro si piega leggermente a destra entrando in un paio di canali che si susseguono fino ad un trittico di spuntoni. I primi 2 staccati e precari, il terzo ospita un cordone ed una maglia rapida per la sosta. Per rendere il tiro più brioso noi siamo passati a sinistra dei canali su placchette più verticali e facilmente proteggibili. 32m, IV.

Simone all’inizio della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue a destra della sosta, oltre la nicchia ed in corrispondenza di una crestina caratterizzata da una serie di spuntoni appena accennati. Si raggiunge un’ulteriore nicchia che si oltrepassa verso destra e si continua in verticale fino ad una coppia di nicchie alla sinistra delle quali è presente un cordone per la sosta. Nel salire prestare attenzione a non spostarsi troppo a destra in quanto sono presenti altre 2 nicchie come quelle dove è attrezzata la sosta che possono trarre in inganno. Insomma, nicchie ovunque. 45m, III.

Martina al termine del terzo tiro, III.

La linea della quarta lunghezza è di facile individuazione: segue gli strapiombi soprastanti rimanendo sulla placchetta e seguendola verso destra fino a trovare una clessidra con cordone nero. Da qui in verticale fino a che la placca non termina ed incrocia un canale che sale dalla destra. Superato il canale nel punto più alto, che è anche quello più stretto, si termina la placchetta obliqua che ci si trova di fronte rimanendo il più a destra possibile per usufruire della roccia migliore. Oltrepassato lo spigolo della parete si trova il cordone di sosta. 50m, III+.

Giochi di luci ed ombre a metà della quarta lunghezza, III+.

Per roccette facili il quinto tiro prosegue alla destra della lama fino a mutarsi in terrazzino ghiaioso che porta al diedro posto sulla parete opposta. Ignorare il diedro di sinistra e proseguire su quello centrale, su roccia discutibile, fino ad incontrare un masso incastrato. Data la qualità della roccia è consigliabile proteggersi il più possibile prima di affrontare il passaggio oltre il masso (che probabilmente è più del IV dichiarato). Con passo non semplice in spalmo si raggiungono i terrazzini soprastanti che si seguono verso destra, obliquando, fino a raggiungere una cengia più ampia dove sono presenti due chiodi arancioni su cui poter attrezzare la sosta. 50m, IV.

Le facili roccette all’inizio del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza rimonta la piccola pancia nel suo punto più debole: completamente a destra. Da qui si prosegue in verticale, senza percorso obbligato, passando per una serie di canali fino a raggiungere una rampetta sassosa ed anonima che obliqua verso sinistra. Tra un’imprecazione e l’altra per l’attrito che producono le mezze strisciando contro le pareti si raggiunge la fine della rampa dove due spuntoni, alla sinistra del largo canale, invitano alla sosta. 40m, IV.

Il settimo tiro oltrepassa il canale e si dirige verso l’evidente nicchia gialla. La roccia nella nicchia è di scarsa qualità ma ospita due bei buchi che consentono di alzarsi quanto basta per spostarsi sulla placchetta di sinistra dove la roccia è decisamente migliore. Proseguendo ora verso destra si rimontano una serie di roccette e si giunge ad una larga cengia che si segue verso destra. Arrivati più o meno a metà si torna a salire sulla parete di sinistra per qualche metro fino ad intravedere un cordone sito all’interno di una nicchia. Qui si sosta rafforzando il cordone presente con le altre clessidre a parete. 35m, IV.

Simone superato il tratto marcio del settimo tiro, IV.

L’ottavo tiro sale per pochi metri verticalmente dalla sosta precedente per poi iniziare a traversare verso sinistra. La traversata non presenta particolari difficoltà e termina in una nicchia alla base di una canalino. Nella parte superiore della nicchia è presente un chiodo che indica l’inizio del tiro successivo. E’ possibile attrezzare la sosta nella nicchia o subito prima di essa. Tiro breve con difficoltà contenute. 20m, III+.

Il nono tiro è, assieme agli ultimi due, uno dei più belli di tutta la salita. Dalla sosta si discende verso sinistra, giusto un paio di metri, fino ad arrivare alla base del diedro/canale che sale verticale. Dopo un primo tratto poco proteggibile ma su buona roccia ci si trova alla base di uno stretto camino, con masso incastrato e cordone penzolante. Non lasciarsi ingannare da quest’ultimo e abbandonare appena possibile il camino verso sinistra per giungere ad una placca con chiodo alla base. Proseguendo su roccia molto solida si incontra in breve un altro chiodo che determina l’inizio di un passo più difficile rispetto alla media della via: con poche prese per le mani e con i piedi sul paretine opposte si sfrutta la fessura di destra per rimontare. La linea prosegue ora rientrando nel camino dove un trittico di sassi appoggiati aiuta ad uscire in cengia che si segue fino alla forcella dove è attrezzata la sosta. 33m, IV.

Il cordone penzolante della nona lunghezza, IV.

Ignorando il diedro di sinistra la decima lunghezza prosegue aggirando verso destra la parete e continuando lungo semplice rampa che porta ad un’altra forcelletta. Qui si discende per 2 metri e si prosegue in direzione dell’evidente diedro grigio. La sosta si trova circa 5 metri sopra l’attacco del diedro, nascosta dalla sua base. Tiro nel complesso facile, attenzione solo al tratto in discesa. 30m, II.

Martina si gode il panorama prima del traverso della decima lunghezza, II.

L’undicesimo tiro prosegue nel diedro, abbandonandolo dopo pochi metri a favore della parete di sinistra dove è evidente una coppia di cordoni neri penzolante ai piedi di una lama. Superati questi si prosegue seguendo la lama che riporta nel diedro seguendolo fino quasi al termine dove una fessura grigia inizia ad obliquare verso sinistra. Qui, un passaggio deciso, permette di seguire ed oltrepassare la fessura, poco proteggibile nella parte inferiore, e continuare su rampetta più facile che esce su cengia. Un grosso masso permette di attrezzare la sosta. Bel tiro, finalmente tutto o quasi su roccia solida. Per proteggere la fessura sono necessari friends molto grandi. 33m, IV.

Martina negli ultimi metri dell’undicesimo tiro, IV.

La dodicesima ed ultima lunghezza segue la bella e lavorata placchetta che sale subito a sinistra dell’evidente diedro sulla parete opposta alla sosta. L’arrampicata è davvero piacevole, peccato solo che la placca sia corta. Giunti in vetta si procede verso destra in cresta, dapprima solida ed in seguito più delicata. Al termine della cresta è presente il cordone per la sosta. 38m, III+.

Simone giunto in cresta, III+.

Linea mediocre su cui solo pochi tiri si salvano. La roccia è sempre da valutare e nel complesso non ci sono passaggi che meritano di essere ricordati. Bello il panorama e la tranquillità della zona sia in parete che in uscita dove si sbuca in paesaggio lunare.

Via Giulia

Alla ricerca di una facile ascesa con poco tempo a nostra disposizione puntiamo lo sguardo verso le Mëisules alla ricerca di una corta proposta per passare una bella mattinata. Sulla Torre Orientale sale la “Via Giulia”, breve ma divertente salita prevalentemente lungo solide e compatte placconate su roccia per lo più ottima e difficoltà contenute. Cosa chiedere di meglio?

Il primo tiro risale verso le placchette fronte il chiodo con cordone che sancisce l’inizio della via, leggermente verso destra in direzione di un chiodo abbastanza visibile. Dal chiodo si rimonta il terrazzino di sinistra e si prosegue verticalmente seguendo la linea dettata da chiodi e cordoni. Si può sostare indistintamente qualche metro prima della grottina su due clessidre, oppure nella grottina stessa, altre due clessidre. Consigliamo la prima soluzione in quanto sarà visibile il compagno durante la rosecuzione del tiro successivo. 30m, IV+.

Martina sul primo tiro, IV+.

Il secondo tiro risale le rocce a destra della sosta attrezzata con cordoni su clessidre e poi prosegue su facili roccette verticali ben proteggibili fino ad arrivare alla sosta. Questa è attrezzata con cordone su 2 clessidre, lì vicino si trova anche un chiodo che può essere eventualmente sfruttato. 40m, IV-.

Martina sul secondo tiro, IV-.

Il terzo tiro sale verso sinistra in direzione di un cordone. Da qui sempre in verticale su rocce rotte fino alla base di una placchetta dove è presente una clessidra per la sosta. La guida riporta questa sosta più in alto e a destra di un alberello ma in realtà è sita qualche metro più sotto. E’ comunque possibile proseguire e concatenare questo tiro con quello successivo e sostare alla base di un camino. 20m, IV-.

Simone all’inizio del terzo tiro, IV-.

La quarta lunghezza vince la placchetta verticale e prosegue poi su terrazzini, a tratti erbosi, seguendo la linea dei cordoni a parete. Come riferimento puntare verso il canale che inizia sulla destra della parete verticale. Si sosta alla base di esso su due chiodi con cordone. 25m, IV.

Il quinto tiro entra nel canale ben appigliato stando il più possibile sulla cresta di destra. Dalla sua sommità si traversa per qualche metro verso destra in leggera discesa passando tra la parete ed un masso. Raggiunta la base di un altro camino lo si risale evitando il masso incastrato e salendo in cresta tramite bella arrampicata con passo fisico. Si sosta al termine di quest’ultimo canale. 30m, IV+.

Simone all’inizio del quinto tiro, IV+.

Martina al termine della quinta lunghezza, IV+.

La sesta lunghezza sale leggermente destra fino ad una clessidra con cordone per poi continuare la progressione verso sinistra lungo canalino caratterizzato da rocce rotte in direzione della sosta evidente su cordone. 25m, IV-.

Il settimo tiro risale le facili roccette verticali proteggendosi con cordoni su clessidre da attrezzare fino a giungere all’evidente sosta con cordone. 20m, III+.

Martina a metà del settimo tiro, III+.

L’ultima lunghezza vince la paretina finale zigzagando per affrontare i tratti meno difficili della parete. Si parte alzandosi verso sinistra fino a raggiungere la verticalità. Qui si rimonta prima verso destra, poi verso sinistra ed infine ancora verso destra per affrontare il passaggio chiave che porta all’ultima sosta. Questo è il tiro più bello di tutta la via. 25m, IV+.

Simone sull’ultima lunghezza, IV+.

Dall’ultima sosta si prosegue su facili roccette fino al pianoro erboso con alberi ai lati. Si risale quindi il prato pendente fino a giungere alla cresta che si segue fino al libro di vetta.

Una via veramente per tutti, semplice e di facile lettura, ben protetta grazie ai numerosi cordoni in loco. Il tratto centrale è un po’ discontinuo ma nel complesso non disturba la progressione che si svolge sempre spensierata. Attenzione soltanto al sentiero di rientro che attraversa un canale sassoso che termina con un bel salto nel vuoto. Da evitare assolutamente in caso di pioggia o se è presente neve in uscita.

Via Dla Condles

Se avete di meglio da fare fatelo, se avete di peggio da fare, fatelo comunque! Via assolutamente anonima e molto esplorativa la cui roccia, qualititativamente parlando, lascia a dir poco a desiderare. Nel complesso non ci sentiamo di consigliarla, nei dintorni ci sono molte altre ascese decisamente più meritevoli.

Già riuscire ad indovinare l’attacco è una bella impresa, lungo tutta la via non è presente molto materiale, giusto una manciata di cordini ed un paio di chiodi, e il primo tiro non fa eccezione. Una volta giunti nel punto più basso della parete si sale leggermente a destra, lungo placche e risalti appoggiati senza percorso obbligato rimanendo comunque, come riferimento, a destra rispetto al grande canale giallo. Lungo il tiro dovrebbe essere presente un cordone su clessidra che però non abbiamo trovato. Rimanendo sulla verticale si raggiunge un piccolo tettino posto tra il canale giallo di sinistra ed un altro canalino grigio e sassoso di destra. Qui è presente un chiodo per la sosta da attrezzare con l’ausilio di uno spuntone proprio sopra di esso. 50m, IV-.

Simone sul primo tiro della via, IV-.

La seconda lunghezza riparte superando il tetto subito sopra la sosta, nel suo punto più debole e senza difficoltà rilevanti. Si prosegue quindi verso sinistra, su roccia abbastanza instabile, in direzione di una sosta intermedia, posta su grande sasso, che si può usare come ancoraggio. Da qui si oltrepassa un canalino franoso sulla destra e si prosegue su rampetta appoggiata fino a quando questa si divide e, sulla sua sinistra, inizia un canale giallo. Alla base del canale, sulla parete di destra, è presente un cordone su clessidra dove è possibile attrezzare la sosta. 25m, IV.

Martina prima di entrare nel caminetto della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue nel canale di sinistra tramite un susseguirsi di risalti via via più facili. A metà del canale è presente un cordone che si oltrepassa continuando fino a quando il canale non devia verso destra. Lo si segue senza ulteriori possibilità di proteggersi, su roccia friabile, per tutta la sua interezza fino a quando, nel punto in cui torna verticale, si esce su comoda cengia. Qui si sosta attrezzando su spuntone basso. Attenzione a non muovere troppo la corda nel recuperare il compagno per via dei numerosi detriti lungo il tiro. 45m, IV.

Martina al termine del canale del terzo tiro, IV.

A sinistra della sosta è presente un masso incastrato. Sulla destra è invece presente una lama. La quarta lunghezza prosegue proprio su di questa portandoci sulla crestina sommitale. Le prese intorno alla lama non sono delle migliori, prestare quindi attenzione. Una volta in cresta si prosegue su placca entrando nel canale di destra, anche qua su roccia discutibile, fino a raggiungere una seconda crestina che si sviluppa verso sinistra. Prima di raggiungere la parete opposta si cerca uno spuntone dove attrezzare la sosta. 25m, III.

Il quinto tiro risale la placchetta solida che si incontra alla fine della crestina e che porta ad una zona caratterizzata da una serie di cenge. Si seguono fino a raggiungere una forcella che si traversa verso sinistra per poi salire le roccette in direzione di un cordone blu dove si sosta. Alla forcella non lasciarsi ingannare dal canale che sale a destra. 30m, IV-.

Oltre la forcella, poco prima della sosta, IV-.

La sesta lunghezza prosegue sulla crestina che si sviluppa poco più a destra della sosta. Dopo qualche metro di facile progressione si incontra una cengia che aggira la parete verso sinistra. Ignorare la strettoia e proseguire sulla parete di destra che, dopo uno strapiombetto iniziale, prosegue lungo un diedro bello friabile a metà del quale è presente una nicchia gialla con evidente cordone. Oltre questa protezione, lungo il tiro, è estremamente difficile inserire ulteriore attrezzatura proprio per la scarsa qualità della roccia. Oltrepassata la nicchia si prosegue lungo il diedro fino a raggiungere un pulpito dove la roccia, come se non bastasse, peggiora sensibilmente. La sosta costituita da due chiodi, uno vecchio ed uno nuovo, va accuratamente controllata: potrebbero essere utili ulteriori chiodi per integrare meglio. 28m, IV.

L’inizio della sesta lunghezza, IV.

E’ evidente che proseguire sul marciume di destra è improponibile. L’unica uscita verticale dal pulpito è lungo la breve rampetta che corre verso sinistra, con passaggio iniziale delicato. Al termine della rampa si torna a salire la parete di destra lungo fessurina scadente e non proteggibile. Si giunge ad un tratto su rampa che porta alla base di uno stretto camino dentro il quale sono incastonati un paio di sassi. Qui il passaggio chiave del tiro e della via: sfruttando la parete di destra si riesce a vincere il canale rimanendo il più esterno possibile e cercando di evitare nella maniera più assoluta le invitanti rocce sopra i massi incastrati in quanto staccate e pericolose. Superate le difficoltà si prosegue nel canale di destra fino alla forcella dove un chiodo invita alla sosta, da integrare con qualche friend. 35m, IV+.

Martina subito oltre il passo chiave della via, IV+.

L’ottava lunghezza prosegue oltre la sosta fino ad incrociare un evidente forcella che obbliga a deviare verso destra per seguire lo sporco diedro detritico che conduce ad un canale più grande. Non seguirlo verso sinistra ma oltrepassarlo e salire la parete opposta ritrovandosi così in cresta. Seguita quest’ultima per un breve tratto si incontra un chiodo di sosta all’interno di una nicchia sotto una punta gialla. 33m, IV.

Simone sull’ottava lunghezza, IV.

L’ultimo tiro non offre ulteriori emozioni: si segue la cresta fino alla cima dove si sosta su spuntone. 23m, II.

Linea che sconsigliamo sia per via della pessima qualità della roccia che per i numerosi camini che rendono l’arrampicata a dir poco monotona. Se decidete di salirla attenzione a qualsiasi cosa toccate e assicuratevi che chi fa sicura sia lontano dalla verticale di salita e laterale ai vari canali.

Anello del Sassolungo e del Sassopiatto

Ed eccoci di nuovo pronti per scoprire altre bellezze del nostro territorio. Oggi, zaino in spalla, decidiamo di affrontare il giro del Sassolungo e del Sassopiatto. Quasi 20 km di camminata tutta saliscendi che ci permette di ammirare in un’unica giornata tutte, o per meglio dire, buona parte delle bellezze dolomitiche.

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La città dei Sassi.

Partiamo da passo sella e dall’omonimo rifugio [2180 m. s.l.m.], carichi di energia anche se la giornata non è limpidissima ed il Sassolungo si fa vedere solo a tratti, coperto com’ è da nuvole basse e fitte. Il primo paesaggio che ammiriamo è una grande distesa di massi (zona particolarmente apprezzata da boulderisti e arrampicatori), chiamata appunto la Città dei Sassi, tra i quali dobbiamo svincolare, prima di arrivare alle pendici dell’imponente Sassolungo dove ci aspettano distese di prati verdi in cui pascolano moltissime mucche. Giungiamo in 40 minuti al rifugi E. Comici [2153 m. s.l.m.] (raggiungibile, volendo, anche grazie alla comoda seggiovia da Selva di val Gardena), dove la vista ci permette di spaziare su tutta la catena delle Odle che ci si para di fronte, e delle Torri del Sella, alla nostra destra.

Da qui iniziamo il vero percorso: tra ghiaioni lasciati dal ghiacciaio in ritirata (facili da percorrere con una buona scarpa) e cascatelle refrigeranti giriamo attorno alla nostra montagna, dove le pendici diventano sempre più scoscese ed imponenti. È incredibile vedere come in solo pochi minuti di facile camminata si possa passare da ambienti montani tanto diversi e spettacolari. Dopo aver costeggiato il versante nord del Sassolungo ed esserci incamminati per pochi minuti in un boschetto, giungiamo al bivio che permette agli escursionisti di raggiungere il rifugio Vicenza [2252 m. s.l.m.], arroccato nello spartiacque tra il Sassolungo ed il Sassopiatto.

Noi decidiamo invece di scendere di qualche metro e proseguire verso il Sassopiatto che si staglia alla nostra sinistra, costeggiandolo, anch’esso, per tutto il versante nord. A destra possiamo osservare gran parte della val Gardena, fino a scorgere la bella e verdeggiante Alpe di Siusi. L’emozione di tanta libertà dura poco: ci aspetta l’unica salita davvero seria dell’intero percorso, che si inerpica tra campi in cui si rilassano molte mucche ed anche qualche cavallo, e che ci permette di scavallare e vedere quindi un altro paesaggio ed un altro panorama: si staglia di fronte a noi la valle di Fassa con le sue catene tra cui spicca la Marmolada, con il suo bianco ghiacciaio, e finalmente capiamo del perché il Sassopiatto si chiama così. Praziamo all’omonimo rifugio [2300 m. s.l.m.] a più di metà percorso, dopo circa 11 chilometri e 3 ore e mezza di camminata complessiva, da dove si gode di una vista particolare sul monte, visto da questa zona completamente arido e poco in pendenza.

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Rifugio Sassopiatto.

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Il Sassopiatto visto dal rifugio.

Ripartiamo ben presto, incitati anche da dei nuvoloni poco promettenti all’orizzonte, per raggiungere, a breve e tramite continui sali e scendi, dapprima il rifugio S. Pertini [2300 m. s.l.m.] e poi il rifugio F. August [2298 m. s.l.m.], dove ci attende un’ottima merenda in compagnia degli yak. Il versante sud appena costeggiato offre scorci particolarmente suggestivi sulle cinque dita e sul dente del Sassolungo. L’ultimo tratto del percorso, che ci permette di completare il giro ad anello, riscende verso il passo Sella, regalandoci le ultime vedute sul Piz Boè, accompagnati dal stridulo grido delle marmotte.

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Veduta del dente del Sassolungo.

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Rifugio August e Piz Boè sullo sfondo.

Nel complesso il giro, anche se relativamente lungo ( 19 chilometri e dalle 5 alle 6 ore in totale), risulta facile e di grandissima soddisfazione, unica pecca, soprattutto dal lato fassano il tragitto è molto frequentato, oltremodo nella settimana di ferragosto, da famiglie in vacanza, data anche la facile percorrenza dei singoli tratti.

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Ritorno al passo Sella.