Hruschka

Tornati dopo un po’ di tempo in Dolomiti per il weekend di ferragosto decidiamo di salire qualcosa che ci occupi gran parte della giornata visto che anche il meteo sembra essere dalla nostra parte, con qualche nuvola sparsa prevista il primo mattino e più soleggiato in seguito. La scelta ricade sulla via “Hruschka” al Col Toronn, 17 tiri che conducono sul bellissimo e lunare altopiano del Puez dove si può godere di una bellissima vista a 360° sulle Dolomiti.

Il primo tiro rimonta le facili roccette a destra del canale che si passa immediatamente giungendo dalla clessidra di inizio via posta sulla parete opposta rispetto a quella di salita. I primi metri sono semplici ed in breve si raggiunge un pianerottolo detritico dove la linea prosegue di poco sulla sinistra, dettata da una coppia di clessidre non poco distanti dal canale. Il muretto che si intrapone tra noi e la prima sosta è bello e compatto, la roccia sana e l’arrampicata divertente. Raggiunto un chiodo si prosegue per vago diedro fino a raggiungere gli strapiombi gialli che impediscono di proseguire ulteriormente. Qui un ultimo cordoncino un po’ malandato invita ad un traverso verso sinistra dove è possibile intravedere il chiodo cementato della sosta al di sopra di un piccolo pulpito che si rimonta con qualche difficoltà visto che lo strapiombetto chiude leggermente il passaggio. 40m, III+.

Simone lungo il primo tiro, III+.

La seconda lunghezza riparte in direzione del canale di sinistra dove lo strapiombo è più dolce e si lascia superare facilmente. Il passaggio è molto bello su solide lame che permettono di rimontare obliquando leggermente verso destra senza però allontanarsi troppo dal canale. Questo infatti torna ad essere protagonista per il secondo tratto del tiro dove muta in un divertente camino bello appigliato che si raggiunge e si segue per la sua interezza fino a che termina all’interno di un secondo canale decisamente più largo. Si cammina ora verso sinistra seguendo il canale senza difficoltà fino ad incontrare, verso la fine, una clessidra dove è possibile sostare. 25m, IV-.

Martina infreddolita in arrivo alla seconda sosta, IV-.

Il terzo tiro oltrepassa il canale portandosi ai piedi di una placconata grigia. La progressione è davvero meritevole vista anche la qualità della roccia che trasmette sempre un piacevole senso di sicurezza. La linea delle clessidre, con cordone in loco, porta in prossimità di uno strapiombo nero che si evita parzialmente aggirandolo sulla destra e che si rimonta, in corrispondenza di un cordone, con passo deciso. Si prosegue ora rientrando sulla verticale di sinistra lungo muretto articolato, oltrepassando una coppia di cordoni su unica clessidra e raggiungendo lo spigoletto della parete che si affaccia su di un profondo canale. Dove quest’ultimo risulta traversabile è posizionata la sosta su cordone. 40m, IV.

Il bel muretto del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza supera il camino portandosi alla base di una grande lama dove penzola un evidente cordoncino. Superata questa si prosegue in verticale in direzione di un secondo cordone che si raggiunge attraverso una serie di brevi terrazzini detritici che non offrono particolare soddisfazione. Superata la clessidra gli ultimi terrazzini che conducono alla base di una coppia di placconate. Ignorando quella di destra si sale lungo quella più verticale seguendo la linea dettata dagli ultimi due cordoncini del tiro. Anche qui l’arrampicata è divertente e su buona roccia ed in breve si arriva alla coppia di evidenti spuntoni dove si attrezza la sosta attorno al primo dei due. 40m, IV-.

Gli ultimi metri della quarta lunghezza, IV-.

Il quinto tiro riparte raggiungendo il secondo spuntone dove, sulla parete subito alla sua destra, è presente un cordone nascosto. Si prosegue in verticale ancora per una manciata di metri prima di iniziare un lungo traverso verso sinistra che oltrepassa il largo canale detritico in direzione di un cordone arancio (visibile anche dalla sosta precedente). Inizialmente, lungo il traverso, si superano due cordoncini in serie prima di raggiungere il canale vero e proprio. Questo è composto quasi esclusivamente da massi mobili i quali rendono la progressione molto instabile ed abbastanza pericolosa. La pendenza fortunatamente non è troppo elevata ed al netto di qualche passo instabile si raggiunge la parete oltre il canale senza ulteriori difficoltà. Rimontato un piccolo pulpito si sosta su anello cementato con cordone arancio penzolante. 40m, III.

Simone in sosta una volta attraversato il canale, III.

La sesta lnghezza entra nel canale a sinistra della sosta con passo iniziale fisico ma su buone prese. Il canale qui è molto ampio e lo si segue mantenendo sempre la sinistra e superando così un primo cordone verso metà ed un secondo cordone più minuto in vista del masso incastrato sul camino soprastante. Proprio in corrispondenza del masso si trovano le difficoltà maggiori della lunghezza. Qui è infatti necessario passare alla destra del masso entrando così all’interno dello stretto camino che si sale senza molte possibilità di manovra visto che ci si trova belli incastrati al suo interno. La progressione risulta quindi un continuo strusciare sulle pareti del camino fintanto che questo non si allarga leggermente consentendo di arrampicare con più facilità. Si prosegue lungo il muretto sprotetto fino a che non si vince uscendone sulla sinistra. Si risale ora il masso di destra per raggiungere la sosta da attrezzare unendo 2 cordoni. Visto lo stretto passaggio è bene valutare le dimensioni prima di rimanere incastrati ed in caso passare senza zaino recuperandolo in seguito! 34m, IV.

Martina in procinto di strisciare attraverso il caratteristico buco della sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta con bella arrampicata su roccia sempre ottima. Dopo un tratto iniziale abbastanza verticale la parete si appoggia leggermente entrando prima all’interno di un canalino appena accennato per poi uscirne sulla destra in corrispondenza di un bel diedro a lame che si segue rientrando così verso sinistra al di sotto di una nicchia. Senza ulteriori difficoltà si vincono gli ultimi metri che conducono al terrazzino di sosta. Tiro bello e con linea evidente grazie ai numerosi cordoni a parete. 43m, IV.

Martina sul settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza continua aggirando inizialmente il tettino sopra alla sosta passandoci alla destra. Rimontato nel punto meno pronunciato si entra in un canale ascendente che si sviluppa verso sinistra e che in breve muta in rampa portandosi verso lo spigolo della parete. Non lasciarsi ingannare dai camini verticali che si vedono dalla sosta che, seppur meritevoli ed invitanti, portano fuori via. Raggiunto lo spigolo della parete si trova un cordoncino nascosto che si lascia sulla sinistra per proseguire all’interno del diedro di destra. Molto bello è il passaggio che conduce sullo spigolo sinistro del diedro, all’altezza di un chiodo grigio, che consente di approcciare la placchetta finale che in breve porta alla nicchia di sosta dove è sito un chiodo cementato. Ricordarsi di allungare bene le protezioni a parete perchè, nonostante la brevità della lunghezza, l’attrito al termine è notevole visto il giro che fa la corda. 34m, IV.

Il termine dell’ottava lunghezza, IV.

Il nono tiro prosegue a destra della nicchia di sosta oltrepassando un semplice muretto che conduce ad una rampetta che ascende sempre verso destra.Qui si sale senza percorso obbligato per alcuni metri cercando sempre la roccia migliore che in questa sezione di via non è molto sana. La roccia più solida la si trova sulla crestina di sinistra che si segue con arrampicata facile fino a scorgere l’anello di sosta al di sopra di una stretta cengia chiusa da due muretti gialli. Spostandosi ora verso sinistra si aggirano a piacimento gli ultimi massi e si raggiunge la fine del tiro. 26m, III+.

In arrivo alla nona sosta, III+.

La decima lunghezza entra nell’evidente canale subito a sinistra della sosta che si abbandona quasi immediatamente a favore del pilastrino di destra, decisamente più interessante, dove è sito un cordone. Terminato il pilastro si oltrepassa la forcellina e si prosegue lungo la parete successiva in direzione di un secondo cordone. Raggiunto un breve pianoro si piega di molto verso destra puntando verso lo spigolo della parete. Anche qui la linea è dettata da una coppia di cordoni ben visibili ed in breve si esce sul pendio ghiaioso sommitale. Rimanendo bassi si traversa sino al bordo della parete dove si trova il cordone di sosta a ridosso della fonda gola che separa la parete principale dal torrione di destra. 35m, III+.

Martina in arrivo sulla cresta al termine della decima lunghezza, III+.

L’undicesimo tiro si avventura lungo il pendio in direzione del grosso masso che antecede la paretina successiva. Questo si raggiunge senza particolari difficoltà visto che la pendenza consente una camminata agevole nonostante il manto detritico che compone il pendio. Arrivati alla base del muretto lo si sale, senza percorso obbligato, prestando attenzione alla qualità della roccia non eccelsa e raggiungendo così la cima erbosa. Si cammina in direzione della cresta principale mantenendosi costantemente lungo il bordo destro della parete fino ad incontrare un cordone in corrispondenza di un ometto una decina di metri prima della parete successiva. 45m, III+.

Il panorama visto dall’undicesima sosta, III+.

La dodicesima è una lunghezza di trasferimento. Dalla sosta ci si incammina in direzione della cresta principale lungo terreno prativo e, una volta raggiunta, si discende nel versante opposto fino ad incontrare un cordoncino subito prima di un canale che risale verso destra. Qui si sosta. 45m, I.

Il camminamento della dodicesima lunghezza, I.

Il tredicesimo tiro entra nel canale a sinistra della sosta lungo roccette rotte non molto stabili. Alla ricerca della roccia migliore si mantiene la destra del canale fino a che questo termina su breve terrazzino caratterizzato da una coppia di grossi massi incastonati. Sfruttandoli come protezioni rapide si oltrepassano entrando in un secondo canale che sale verso sinistra. Qui la roccia è quello che è e non è raro smuovere massi al passaggio o al solo strisciare delle corde. In breve si raggiunge una piccola cengia che si segue per la sua interezza fino a scorgere, sulla destra, un cordone dove ci si ferma ad attrezzare la sosta. 35m, III.

Martina lungo il tredicesimo tiro, III.

La quattordicesima lunghezza inizia a sinistra della sosta rimontando un breve muretto giallo immediatamente chiuso da pronunciato strapiombo che impedisce la progresione. Si esce quindi verso sinistra aggirando la parete con passo delicato che conduce prima ad un terrazzino ed in seguito sullo spigolo della parete successiva che si raggiunge vincendo il breve diedro di sinistra. Lo spigolo è molto esposto e scenico e l’arrampicata è tecnica lungo tutta la lunghezza. Raggiunta la crestina sommitale si attrezza la sosta attorno ad un grosso cucuzzolo sulla destra. 30m, IV.

Martina sullo spigolo della quattordicesima lunghezza, IV.

Il quindicesimo tiro prosegue lungo la crestina frastagliata rimanendone costantemente sulla sinistra fino a quando questa non termina in corrispondenza di una forcelletta. L’arrampicata consiste in un lungo traverso rasente lo spigolo della parete. La qualità della roccia non è nemmeno qui delle migliori ed è necessario prestare particolare attenzione a quello che si tiene ma soprattutto a dove si poggiano i piedi. Lungo il tratto non sono presenti protezioni ma è possibile mettere qualche cordino attorno ai pilastrini, più o meno stabili, presenti. Terminata la cresta si sosta su anello qualche metro prima della forcella che separa la paretina finale. 34m, II.

La sedicesima lunghezza non pone opposizioni particolari. Si tratta di una lunga camminata dove la difficoltà maggiore è rappresentata dal terreno detritico e scosceso. Dalla sosta si prosegue verso l’evidente forcella, che antecede l’ultimo tiro, oltrepassando un cordone attorno a clessidra prima di raggiungerla. Prestando attenzione a non perdere l’equilibrio si attraversa ora la stretta forcella e si raggiunge la base della parete successiva la cui roccia, almeno nella parte bassa, lascia molto a desiderare. Si risale lo zoccolo per alcuni metri fino a giungere in corrispondenza di un chiodo dove la parete si verticalizza. Qui si attrezza la sosta. 30m, II.

Simone poco prima della forcella della sedicesima lunghezza, II.

L’ultimo tiro torna a salire lungo roccia sana e compatta snodandosi attraverso il bellissimo spigolo aereo ed esposto che si sviluppa oltre la sosta. Si parte risalendo ancora qualche roccetta rotta prima di raggiungere una placca fessurata che si segue uscendo direttamente sullo spigolo di destra che rampeggia in direzione di una pancia strapiombante che si raggiunge attraverso arrampicata piacevole e discretamente protetta. Questa viene aggirata sulla destra tramite passaggio particolarmente esposto e scenico visti i metri di vuoto sottostante. Questo è anche il passo chiave del tiro che si vince con convinzione portandosi così sul versante di destra che in breve si appoggia formando un grande canale detritico. Si attraversa il canale verso sinistra puntando ad un pilastrino che aggira nuovamente la parete. La roccia non è delle migliori verso il termine del pilastro e rimontarlo non è semplicissimo. Sopra di esso, ormai in cresta, è presente la comoda sosta finale. 40m, IV-.

Simone lungo il bel spigolo dell’ultimo tiro, IV-.

Via dallo sviluppo notevole, impegnativa più per il numero dei tiri che per i gradi dei singoli passaggi. La parte inferiore dellalinea presenta bella roccia compatta che diventa instabile solo una volta raggiunti i tiri in cresta. La linea è sempre evidente e le protezioni non mancano nei tratti chiavi ma è comunque indispensabile integrare quà e là. Nel complesso un bel viaggio per passare una piacevole giornata estiva.

Via Jahn

Le Odle, con i loro iconici prati che fanno da tappeto alle pareti dolomitiche, sono una frequentata attrazione grazie ai panorami da favola che è possibile ammirare con poco sforzo. In un soleggiato weekend di inizio luglio decidiamo anche noi di godere delle loro bellezze salendo la via “Jahn” sul Sas de Mesdì.

Il primo tiro approccia il pilastro appoggiato che si erge tra il canale più a sinistra e quello centrale. L’attacco della via non è semplice da scorgere ma l’obiettivo è quello di salire qualche metro fino a che non si trova un grosso cordone bianco a parete dove termina il primo tiro e si sosta. A parete non ci sono ulteriori riferimenti e raggiungerlo può risultare complesso se si sbaglia strada. Il cordone si trova qualche metro a sinistra dall’entrata di un evidente canale ben visibile già dalla base della parete. La roccia in questi primi metri lascia molto a desiderare e sono più le prese che si staccano che quelle che rimangono salde a parete. Fortunatamente le difficoltà sono basse ed in qualche modo si prosegue. 20m, III+.

Il pilastro del primo tiro, III+.

La seconda lunghezza traversa dalla sosta verso destra rimanendo bassi per raggiungere l’ingresso di un camino. Questo è particolarmente sporco e detritico al suo interno ma almeno le pareti esterne sono migliori e si sfruttano per la progressione. Dopo qualche metro in verticale ci si entra dentro seguendo il terrazzino fino a che il camino torna a risalire. Qui si rimane sulla parete compatta di destra e si raggiunge un secondo terrazzo dove, sempre sulla parete di destra, è presente un cordone bianco. Superato questo la roccia migliora nettamente rendendo gli ultimi metri su placca belli e divertenti. Raggiunto il termine del muro una larga cengia va attraversata completamente al fine di raggiungere l’evidente chiodo con cordone viola dove si sosta. 30m, IV.

In arrivo alla seconda sosta, IV.

Il terzo tiro riparte seguendo l’evidente fessura che si sviluppa a sinistra della sosta. Con bella arramicata su roccia solida si raggiunge in breve il termine della fessura dove inizia ad essere visibile un trio di cordoni sulla placconata di destra. Qui inizia infatti un bellissimo traverso su roccia ottima che ascende in direzione della sosta. Passato il secondo cordone si oltrepassa in spaccata un minuto canalino e si prosegue ancora verso destra sulla placca successiva. L’arrampicata è prevalentemente in aderenza ma con prese ed appoggi abbastanza marcati che rendono la traversata divertente e piacevole. Sebbene ancora bassi anche l’esposizione inizia a farsi sentire visto che ci si muove al di sopra di uno strapiombetto. Terminato il traverso si raggiunge una nicchia gialla poco prima di un secondo canale più evidente dove si sosta su chiodi. 25m, IV-.

Martina sulla bella placca del terzo tiro, IV-.

La quarta lunghezza prosegue sulla falsa riga di quella precedente, ancora in traverso lungo bellissima placconata appoggiata. I primi metri affrontano però un breve diedro molto appigliato che si raggiunge dopo aver attraversato un piccolo canale subito a destra della sosta. La linea è ben visibile grazie ad un evidente cordone violaceo a metà diedro. Rimontati sul pilastro di destra inizia ora il traverso che subito supera un secondo cordone e si incammina verso lo spigolo della parete. Raggiunto uno spuntone si sale poco in verticale fino ad un chiodo dove si torna ancora a destra su minuta cengia fino a trovarsi al di sotto di uno strapiombo giallo decisamente marcio. Lo si raggiunge e si sosta sul chiodo prima del suo termine destro. 23m, IV.

L’inizio della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro ospita i passaggi più duri di tutto l’itinerario che si svolgono lungo roccia scadente ed aggirano sulla destra il marcato tettino sopra la sosta. Si inizia un breve traverso in direzione dello spigolo della parete fino a che il tetto termina in corrispondenza di un vecchio chiodo arrugginito che dovrebbe proteggere il passaggio successivo. Purtroppo la qualità della roccia è quella che è ed è arduo anche inserire protezioni rapide nella fessura sotto il tetto visto che si frantuma solo a guardarla. Fortunatamente la parete di destra è leggermente migliore ed una marcata lama aiuta a superare, con passaggio fisico, il muro verticale ed uscire sul terrazzino sommitale. A metà muro è presente un secondo chiodo che, a detta di alcune relazioni, si potrebbe usare per azzerare il passaggio. A nostro avviso sarebbe meglio non farci troppo affidamento. Giunti sul terrazzino si prosegue leggermente verso sinistra, senza risalire troppo il canale, fino ad incontrare un chiodo sulla parete di destra dove si sosta. 15m, V.

Gli ultimi metri del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza riparte concludendo il canale a sinistra della sosta raggiungendo così una bella placconata leggermente appoggiata. Questa si risale senza difficoltà particolari fino ad incontrare una piccola cengia che si segue verso sinistra per qualche metro prima di tornare a salire prima in verticale ed in seguito, raggiunto un chiodo alla base di una lama gialla, in traverso verso destra in direzione dello spigolo della parete. Molto bello è il passaggio finale che permette di aggirare e rimontare in cresta. Senza ulteriori difficoltà si raggiunge la sosta su chiodo da rinforzare. 24m, IV+.

Martina in uscita sulla cresta, IV+.

Il settimo tiro prosegue oltre la sosta in verticale lungo le facili roccette che in poco tempo conducono su di un terrazzino. Qui si inizia ad obliquare verso sinistra per aggirare l’evidente tetto soprastante raggiungendo una grande clessidra da attrezzare. Si lascia quest’ultima sulla sinistra per proseguire brevemente verso destra e ritornare verticali in corrispondenza di un pilastrino che conduce ad una nicchia detritica. Traversando ora verso sinistra si affronta un passo delicato che porta all’interno di un canalino ascendente verso destra che si segue fino al termine dove si esce sulla parete di destra. Si prosegue ora attraversando fino a tornare in prossimità dello spigolo della parete dove, prima di raggiungerlo, è possibile intravedere i due chiodi dove poter attrezzare la sosta. 35m, IV.

Il traverso alla fine del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza segue l’evidentissima fessura rossastra che si trova tra la verticale della sosta e lo spigolo di destra. La roccia dal basso potrebbe apparire marcia ma nella realtà è solida e tutta la progressione è sicura grazie al fatto che è possibile inserire molte protezioni rapide all’interno della fessura. Dalla sosta si traversa di poco verso destra e si raggiunge lo spigolo della parete che si abbandona praticamente subito in favore della fessura. Questa è molto bella e piacevole da salire ed anche l’esposizione inizia a farsi sentire visto che la sosta precedente è posta al di sopra di un tetto e sotto la parete non si vede. In breve si raggiunge il termine della fessura dove la roccia peggiora leggermente costringendo ad uscire sul pilastro di destra per salire sul terrazzino sommitale dove si attrezza la sosta. 30m, IV-.

La fessura rossastra dell’ottava lunghezza, IV-.

Il nono tiro riparte lungo la parete oltre il terrazzino di sosta formata per lo più da un susseguirsi di roccette compatte e molto manigliate. Proseguendo verso sinistra si costeggia un canalino rimanendo sulla placchetta laterale che, all’appoggiarsi della parete, muta in rampa mano a mano che si sale. Questa diviene presto più semplice proseguendo in direzione dello spigolo e giungendo ad una nicchia dove si sosta su chiodo. 40m, III.

La facile rampa al termine del nono tiro, III.

La decima lunghezza sale le ultime roccette prima della cresta che si raggiunge senza difficoltà proteggendosi, di tanto in tanto, sui molteplici spuntoni lungo il percorso. La cresta, inizialmente rocciosa, diviene presto prativa e pendente. La progressione risulta difficoltosa sia per il fondo scosceso ma soprattutto per via delle corde che, serpeggiando tra i cucuzzoli sommitali, generano un attrito importante. Alla fine della rampa prativa si sosta attorno a grosso masso. 40m, III.

La cresta sommitale, III.

Nonostante la linea termini ufficialmente qui è consigliabile rimanere legati e proseguire per un ulteriore tiro. Dalla sosta traversare verso destra aggirando le ultime rocce presenti. Si inizia quindi a discendere fino ad incontrare un canalino che si oltrepassa per giungere alla traccia del sentiero di discesa. Qui si attrezza la sosta e si recupera il compagno. 30m, II.

Gli ultimi metri prima del sentierino di discesa, II.

Bella via storica e poco frequentata con tratti interessanti. La qualità della roccia è mista e passa da tiri buoni a lunghezze più scadenti. Nel complesso però l’arrampicata è divertente e su difficoltà contenute anche se il percorso non è sempre evidente nonostante l’aggiunta di cordoni abbastanza recenti. Molto bello è il paesaggio a contorno, una meraviglia per gli occhi!