Eliseo

La bella giornata di sole ci spinge verso le pareti della Valsugana dopo aver tentato, senza troppo successo, una linea al terzo pilastro di Martincelli il weekend precedente. Questa volta ci dirigiamo più a sud e più precisamente al Covolo di Butistone intenti a salire la via “Eliseo”.

Il primo tiro supera l’evidente diedro/camino che caratterizza la parte inferiore della parete attraverso arrampicata non banale e spesso fisica. Si inizia attraverando al di sotto dell’arcata di destra lungo placchetta di facile risoluzione fino ad entrare, all’incirca a metà lunghezza, all’interno del camino protagonista della seconda parte del tiro. Qui l’arrampicata inizia a farsi più fisica e meno scontata su prese comunque comode anche se spesso storte. Arrampicando con la schiena a parete è possibile di tanto in tanto riposare e spezzare la continuità. Poco prima che il camino termini si esce lungo il pulpito di destra attraverso movimenti ricercati. Qui la zona arborea e vegetativa non aiuta la progressione. Si rimontano ora le roccette seguenti, rotte ed un po’ precarie, che conducono al grosso anello di sosta. Attenzione agli ultimi 8 metri che non sono protetti ed è necessario integrare. Al nostro passaggio il primo tiro era bello bagnato nonostante non piovesse da una settimana, evitare dopo giorni di pioggia! 28m, 5c+.

Il diedro/camino del primo tiro, 5c+.

La seconda lunghezza è breve ma interessante. Supera elegantemente il diedro fessurato oltre la sosta per raggiungere il caratteristico traverso del tiro successivo. Dalla sosta si rimontano le facili roccette che conducono ad un grottino che si lascia sulla destra per guadagnare il diedro giallo ed il primo fix. Dopo un tratto relativamente semplice, dove è possibile sfruttare entrambe le pareti come appoggi per i piedi, inizia una sezione centrale in dulfer un po’ più fisica ed impegnativa. La qualità delle prese e degli appoggi è comunque ottima e dopo una sequnza meritevole di passaggi si raggiunge la parte alta del diedro dove si torna a salire pancia alla parete. Qui ci si sposta leggermente verso destra per seguire un breve archetto che, tornando verso sinistra, conduce ad una sosta bella aerea. 20m, 5c+.

Enrico impegnato lungo il diedro fessurato della seconda lunghezza, 5c+.

Breve è anche il terzo tiro che si svolge interamente lungo l’interessantissimo e caratteristico traverso posto a metà parete. Si parte rimanendo con le mani sulla minuta cengia che taglia la parete orizzontalmente mentre i piedi cercano gli appoggi migliori su roccia verticale. Il secondo fix è un po’ distante ma è possibile proteggersi con solido friend. Superati i primi metri si rimonta su cengia attraverso passo complicato e da ricercare. L’arrampicata muta ora in una camminata laterale sempre in precario equilibrio dove sembra che la parete rigetti repulsivamente chi percorre questo tratto. Quando la cengia termina si discende leggermente continuando ad attraversare verso sinistra, ancora in equilibrio, sino a raggiungere la sosta poco sopra un arbusto. 20m, 6a.

Il caratteristico traverso del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza riparte oltre la sosta lungo placchetta leggermente appoggiata. Obliquando verso destra si raggiunge la linea di fix che si verticalizza quasi immediatamente e che prosegue in direzione di un archetto. L’arrampicata è prevalentemente d’aderenza con tacche ed appoggi mai veramente marcati. Purtroppo allo stato attuale questo tiro è sporco e polveroso rendendo i passi abbastanza ostici nonostante le difficoltà non siano mai elevate. Qualche metro al di sotto dell’arco inizia un breve traverso verso sinistra che conduce direttamente alla sosta su cengetta. 20m, 5c.

Il muretto della quarta lunghezza, 5c.

Il quinto tiro prosegue oltre la sosta superando una serie di facili roccette che conducono alla base di un piccolo strapiombetto. Questo è ben appigliato superiormente ma necessita comunque di un po’ d’impegno per essere superato. Qui le protezioni più ravvicinate rispetto allo standard della via aiutano psicologicamente la progressione. Oltrepassate le difficoltà si prosegue lungo rampa leggermente verso sinistra attraverso arrampicata ancora in aderenza. Al termine della rampa è presente la sosta subito al di sotto dello strapiombetto che chiude la parete. 30m, 5c+.

La linea del quinto tiro, 5c+

La sesta lunghezza vince inizialmente lo strapiombo poco sopra la sosta, a prima vista repulsivo ma che in realtà accoglie buone prese. Il tratto risulta comunque essere fisico ma le protezioni ravvicinate facilitano un po’ la progressione. Al termine delle difficoltà si entra in un diedro appena accennato che culmina lungo spigoletto. Qui sono concentrate le difficoltà maggiori del tiro con prese mai veramente nette su parete verticale. Usciti dallo spigolo si affronta la placca seguente che corre appoggiata verso sinistra ma sulla quale non sono presenti protezioni. La sequenza è resa ulteriormente difficoltosa dalla polverina fastidiosa che è presente lungo tutto il tratto e che costringe a movimenti, in aderenza, sempre attenti e ponderati. Raggiunto il boschetto, in alto a sinistra, si sosta. 30m, 6a+.

Enrico sul tetto della sesta lunghezza, 6a+.

L’ultima lunghezza allo stato attuale non è percorribile. La vegetazione ha purtroppo inglobato tutta la parte superiore della parete e la linea non è più visibile. E’ possibile in ogni caso uscire seguendo verso destra la cengia oltre la sosta fino a che non si raggiunge la radura sommitale zig-zagando dove il percorso lo consente.

Giardinaggio per raggiungere la vetta.

Via sicuramente da ripulire ma nel complesso offre spunti di arrampicata interessanti. Belli sono soprattutto i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida alla ricerca dei punti più deboli della parete. La chiodatura è un po’ datata ma buona, a tratti però distanziata e discutibilmente posizionata. Buona soluzione per una mezza giornata se si è in zona.

Artemis

Dopo una soddisfacente stagione estiva che ci ha tenuti incollati il più possibile ai piedi delle pareti dolomitiche torniamo per la prima volta dopo 3 mesi in zona Arco. Il caldo non ha ancora allentato la sua morsa permettendoci di arrampicare leggeri ancora per un po’. Per il ritorno in valle scegliamo un via il più possibile dallo stampo alpinistico che ritroviamo in “Artemis” alla parete di Padaro.

Il primo tiro inizia affrontando il bel muretto grigio e compatto, fenduto da lama verticale, che permette di superare le difficoltà iniziali e di raggiungere i primi cordoni dove potersi proteggere. Si piega ora leggermente verso destra per evitare le roccette instabili lungo il canalino di sinistra e proseguire lungo roccia leggermente più solida anche se nel complesso non entusiasmante. La linea da seguire è ben delineata da una serie di fix a parete che conducono ad un terrazzino alberato dove è possibile attrezzare una sosta intermedia, non necessaria. Seguendo il terrazzino verso sinistra si raggiunge la base di un pilastrino che si rimonta sfruttando il diedrino di destra e lo spigolo di sinistra. Al termine del pilastro inizia una bella placconata a gocce che si vince spostandosi leggermente a sinistra rispetto alla verticale di salita dove le prese sono migliori ed è possibile guadagnare qualche centimetro con i terrazzini per i piedi. Si giunge quindi su larga cengia sabbiosa dove si sosta comodamente. 40m, V+.

Martina al termine del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte in discesa verso sinistra seguendo la lunga cengia di sosta fino a raggiungere quella successiva. Le difficoltà tecniche, nel primo tratto, sono modeste e la progressione si limita ad una semplice camminata con le mani che scorrono lungo la parete a supporto. Il terreno non è stabile e la sabbietta che ricopre la cengia è piuttosto scivolosa. Prestare quindi attenzione. Verso il termine del tiro la cengia termina e si torna a toccare la roccia, continuando sempre il traverso verso sinistra, affrontando una breve paretina che si aggira per giungere al di sopra di una lama staccata, occhio a non finirci in mezzo, ed infine alla sosta alla base di un evidente diedro. 22m, V-.

La linea della seconda lunghezza, V-.

Il terzo tiro prosegue lungo la fessura oltre la sosta che muta presto in camino dopo un breve terrazzino. I passi iniziali sono fisici e boulderosi, lungo paretina leggermente strapiombante, e richiedono atleticità per essere vinti. Raggiunto il camino lo si sale nella sua interezza sfruttando le pareti laterali che, tuttavia, non offrono sempre buone prese e spesso infatti risultano liscie e scivolose. Attraverso arrampicata non semplice, ed integrando a friend le protezioni presenti, si raggiunge la cima del pulpito di sinistra che si aggira ora ancora verso sinistra oltrepassando un fix e ritrovandosi su cengetta discendente. Si segue quest’ultima fino a che non si giunge alla base di una grande lama staccata che si risale completamente attraverso arrampicata semplice ma sprotetta. Oltre ad un paio di fessurine alla base per una coppia di friend, ed un cordoncino in loco, è infatti difficile inserire ulteriore materiale lungo la placchetta a gocce che caratterizza tutta la parte superiore della lama. Prestare dunque particolare attenzione. Al termine della lama è presente la sosta aerea. 38m, VI-.

Il termine del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza inizia verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e cambiando così versante di salita. Qui si sviluppa una placchetta compatta che si affronta rimanendo vicini allo spigolo di destra dove le prese sono migliori. Si raggiunge in breve uno strapiombetto fessurato che si vince atleticamente in dulfer. Oltre questo la parete si appoggia leggermente e si prosegue lungo placchetta, anch’essa fessurata, più semplice. Qualche terrazzino interrompe la continuità tra un muretto e l’altro ed in breve si raggiunge la sosta su terrazza più pronunciata. 25m, V+.

Martina al termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro riparte in verticale lungo muretto dapprima compatto ma che presto cambia faccia entrando in una zona caratterizzata da numerose roccette rotte. Qui la linea, ben delineata dai fix a parete, piega ed obliqua verso destra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge oltrepassando una coppia di diedrini appoggiati. Qui la parete strapiomba leggermente ma le buone prese soprastanti consentono di rimontare le difficoltà agevolmente e ritrovarsi così su placchetta solida e lavorata. Al fine di evitare la vegetazione poco sopra si inizia un traverso, ancora verso destra, che conduce direttamente alla sosta aerea costituita da 3 lunghi cordoni. 20m, VI-.

La linea del quinto tiro, VI-.

La sesta lunghezza prosegue lungo la bellissima placconata oltre la sosta per poi addentrarsi nel boschetto soprastante fino alla base dell’ultimo muretto. Si parte in traverso verso destra con passi in equilibrio fino a che si giunge sotto la verticale delle protezioni. Si sale ora diritti con arrampicata bella e di aderenza fino ad una comoda e fonda orecchia sulla sinistra dove si inizia un secondo traversino verso destra lungo placca liscia. Raggiunto lo spigolo della parete si rimonta sul terrazzino poco sopra dove è possibile attrezzare una sosta intermedia assolutamente evitabile. Seguendo le roccette rotte si entra senza particolari difficoltà nella vegetazione che termina una volta raggiunto un largo terrazzino poco prima della parete finale dove si sosta comodamente. 32m, VI.

L’inizio della sesta lunghezza, VI.

Il settimo ed ultimo tiro affronta lo strapiombo oltre la sosta ricercano la linea che oppone meno resistenza. Inizialmente si rimonta un piccolo avancorpo che conduce alla parete principale dove, seguendo la linea dei fix, si prosegue lungo fessura svasa. Qui l’arrampicata è estreamente fisica e boulderosa, viziata dal fatto che le prese a disposizione non sono mai veramente comode. Il tratto può essere comunque azzerato in caso di bisogno. Superate le difficoltà iniziali la linea traversa verso destra in direzione dello spigolo dove è ben visibile un grosso masso. Il traverso è di equilibrio ed in breve si raggiungono le roccette in cima alla paretina che si seguono senza ulteriori difficoltà fino alla sosta poco prima del libro di via. 35m, VII+ o VI e A1.

Gli strapiombi dell’ultimo tiro, VII+ o VI e A1.

Linea nel complesso carina ma che non si svolge sempre lungo roccia solida. Alcuni punti, in particolare lungo i tiri inferiori, sono molto delicati e richiedono un occhio di riguardo anche per via della loro conformità. Un’eventuale caduta potrebbe portare a seri infortuni. La chiodatura è buona ma lo stampo alpinistico dell’itinerario rende sempre necessario integrare per una progressione più sicura.

Aquarius

Un altro bel weekend ci aspetta in val d’Adige ed abbiamo già pernottato 3 giorni a Tessari come campo base. L’idea è quella di esplorare una zona a noi ancora poco conosciuta cercando il divertimento in vie facili e plaisir. Il primo giorno ci dirigiamo verso la parete in località “Ca’ di Sopra” dove si sviluppano vie brevi concatenabili poi con quelle presenti nelle fasce rocciose soprastanti. La nostra scelta ricade sulla via “Aquarius”, abbastanza recente.

Il primo tiro parte subito con un bel passo fisico e boulderoso lungo muretto leggermente strapiombante che, a freddo, non risulta essere semplicissimo da vincere. Per la verità le prese per le mani ci sono tutte e sono generose ma è necessario alzare di molto i piedi per raggiugere i primi appoggi utili ed effettuare un bel squat che consente di rimontare sul terrazzo successivo. Un po’ di elasticità aiuta. Piegando verso sinistra si raggiunge la paretina successiva, molto fessurata, che si vince senza molte difficoltà arrivando così su di una seconda terrazza da dove parte una traccia che si infila in un corridoio arboreo. Si segue questa fino a giungere alla base di un diedro appoggiato dove si sosta su albero. 20m, IV+.

Simone lungo il primo tiro, IV+.

Bella è la seconda lunghezza che riparte affrontando direttamente il diedro fessurato inizialmente sprotetto ma integrabile tranquillamente a friend. Dopo i primi metri si lascia il diedro in favore di una piacevole placconata, anch’essa bella fessurata, che prosegue in direzione di un alberello, con cordone penzolante, poco prima di un minuto terrazzino. Rimontato il masso sulla destra si raggiunge una seconda placca, più appoggiata rispetto alla precedente ma con meno fessure. Si procede con arrampicata di movimento lungo belle tacche e listelle fino a che si raggiunge un tettino poco pronunciato. Le buone prese sommitali rendono il passo meno difficoltoso ed in breve si raggiunge la sosta da attrezzare su fix e fix+anello. 30m, V+

Il diedro della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro prosegue traversando un paio di metri a sinistra della sosta per raggiungere un breve diedro che si segue per tutta la sua interezza, posizionando un friend a protezione della salita, fino ad uscirne rimontando sopra al pilastro di destra. Da qui si segue il tetto soprastante aggirandolo verso sinistra e superando una coppia di arbusti prima di incontrare una rampetta ascendente. Si procede su quest’ultima fino ad intravedere una coppia di cordoni attorno a grossa clessidra lungo lo strapiombetto di destra. Si lascia quindi la rampa e, con movimento atletico ma piuttosto semplice, si oltrepassa lo strapiombo e quindi lo spigolo della parete dove la via prosegue lungo placca estremamente fessurata sino alla sosta posta pochi metri al di sotto di un grande arbusto. 30m, V.

Martina al termine del terzo tiro, V.

La quarta lunghezza si può ritenere puramente di collegamento e non regala particolari emozioni. Anzi, può al contrario risultare particolarmente pericolosa per via dell’innumerevole quantità di grossi detriti di cui è composta. Dalla sosta si prosegue verso destra puntando al varco tra gli alberi dove la verticalità termina ed inizia la zona di trasferimento. Si “arrampica” lungo le rocce instabili per tutto il tempo con una corda fissa a supporto della progressione. Attenzione a non smuovere troppo materiale in quanto la sosta precedente è poco lontana rispetto alla verticale di salita. In breve si raggiunge la sosta su albero. 20m, III+.

Il muretto iniziale della quarta lunghezza, III+.

Allungando bene le protezioni è possibile, e consigliabile, ignorare la sosta e proseguire lungo il quinto tiro che si sviluppa su bella placconata grigia leggermente appoggiata. Le protezioni sono inizialmente assenti ma mano a mano che si procede si intravede la linea di cordoni attorno a clessidre. Il primo tratto è comunque proteggibile a friend. La placca è ben fessurata e l’arrampicata risulta piacevole e plaisir. Le difficoltà limitate consentono di raggiungere rapidamente il culmine della paretina dove è posizionata l’ultima sosta. E’ possibile anche ignorare quest’ultima e rimontare le ultime roccette che portano ad una larga cengia attrezzando poi una comoda sosta su albero. 15m, III.

Bella vietta in stile alpinistico con chiodatura tradizionale a chiodi e cordoni, integrabile alla bisogna. La progressione risulta essere sempre sicura e piacevole e la roccia, escludendo la quarta lunghezza, è bella e solida. Ottima linea per chi muove i primi passi o per chi vuole raggiungere le pareti sommitali arrampicando.

Ibex

Due mesi che non tocchiamo la roccia. La mancanza si sente. Vacanze di ferragosto itineranti ci conducono inizialmente al passo Valparola, pieno di gente, forse troppa. La voglia di arrampicare è comunque molta e, nei dintorni del parcheggio, sono molteplici le linee che non abbiamo ancora avuto il piacere di affrontare. Una di queste corre lungo la parete dello Spianarac: la via “Ibex”.

Il primo tiro parte verticalmente lungo bellissima placconata lavorata e caratterizzata da una serie di colate nere. Le difficoltà sono limitate ma la qualità della roccia è davvero meritevole rendendo il tratto estremamente piacevole da salire. La linea è inizialmente ben delineata da una coppia di cordoni che lasciano spazio a fix lungo i tratti più impegnativi. Nonostante questo il tiro non è da sottovalutare perchè mano a mano che si sale le protezioni diventano più rade ed è necessario integrare per una progressione più sicura. Dopo un tratto tendenzialmente verticale si prosegue lungo cengie detritiche fino alla sosta posta prima di una seconda parete verticale, leggermente a sinistra rispetto alla linea di salita. 55m, IV+.

Simone lungo il primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga della prima con una bella placca verticale lungo i primi metri che lascia presto spazio a paretine più appoggiate e sassose. Superato atleticamente il muretto oltre la sosta, molto ben appigliato, si prosegue diritti per alcuni metri fino a che la verticalità scema ed iniziano una serie di rampette ascendenti che si seguono verso sinistra in direzione di un evidente diedro al termine di una larga cengia. Senza raggiungere quest’ultimo si prosegue lungo la rampa, scarsa di protezioni, fino a raggiungere la comoda sosta sopra la cengia. 40m, IV.

Martina in arrivo alla seconda sosta, IV.

Il terzo tiro prosegue verso sinistra rispetto alla sosta in direzione di un cordoncino blu abbastanza malmesso. La parete ora torna a guadagnare verticalità ed uno spit, poco sopra, indica la linea da seguire. Si procede dunque lungo solide colate nere con movimenti piacevoli su belle prese. Ora tendenzialmente diritti incontrando, di tanto in tanto, un fix quà e là. Anche questa volta, lungo gli ultimi metri, la parete si appoggia leggermente e le difficoltà diminuiscono. Si raggiunge infine una terza cengia, poco prima di una paretina evidentemente verticale, dove si sosta tranquillamente. 50m, IV+.

La partenza del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza ospita passaggi molto belli e meritevoli lungo il bel muretto iniziale. La verticalità qui si fa sentire ma le prese ci sono tutte, sia per tirarsi su che per riposare. L’arrampicata è oltremodo gradevole ed il tratto è ben protetto a fix anche se la loro distanza suggerisce qualche integrazione quà e là. Terminato il primo muretto si sormonta una breve cengietta dove parte un secondo muretto, anche questo molto bello sebbene dalle difficoltà più contenute. Si giunge quindi su larga terrazza detritica dove si piega decisamente verso destra in direzione di un fix con cordoncino bianco dove si sosta. 40m, V.

Il bel muro iniziale della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro riparte verso destra obliquando leggermente fino a raggiungere un evidente cordone attorno a clessidra. Superato questo si procede verticalmente fino ad una piccola cengia che spezza la verticalità del tiro. Si riparte ancora diritti in direzione di un primo spit, che si supera, e continuando in seguito fintanto che la parete non si appoggia. Sterzare ora verso sinistra seguendo le rampette ascendenti in direzione di un piccolo pilastro compatto. Poco prima di raggiungerlo, sulla destra, è presente una coppia di spit dove poter attrezzare la sosta. Anche questo tiro come il precedente risulta molto piacevole da salire: roccia ottima a buchi e parete tendenzialmente verticale. 55m, V.

L’inizio del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza inizia spostandosi alla base del pilastro di sinistra che si approccia arrampicando inizialmente lungo il diedro di destra. Si segue questo giusto qualche metro, seguendo la linea delle protezioni a parete, per abbandonarlo a favore del pilastro di sinistra che permette di uscire su piccola cengia. Si vince quindi un breve muretto verticale prima di raggiungere una terrazzina detritica. Proseguendo ancora lungo la parete successiva si obliqua verso sinistra in direzione dello spigolo della parete. Poco prima di raggiungere il canale oltre lo spigolo si sosta scomodamente su coppia di cordoni. 50m, V.

Simone lungo il pilastro della sesta lunghezza, V.

Il settimo tiro prosegue lungo il bello spigolo che ospita, lungo il tratto iniziale, i passi più delicati. Mano a mano che si sale la parete si appoggia e la progressione risulta essere più agevole anche se è necessario prestare particolare attenzione alla qualità della roccia in questo tratto non eccelsa. Si giunge quindi su cengetta che si supera entrando in un evidente diedro che si vince sfruttando le pareti laterali sia con le mani che con i piedi. Una coppia di cordoni indica la linea da seguire. Al termine del diedro si continua verso sinistra in direzione di un secondo diedro più verticale alla cui base è presente la sosta. 50m IV, eventuale sosta intermedia.

Simone nella parte finale del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza prosegue con arrampicata inizialmente fisica lungo il diedro a sinistra della sosta. Un paio di passi boulderosi, su roccia da verificare, consentono di superare le difficoltà e di iniziare un traverso verso destra, abbondonando il diedro dopo una manciata di metri, per evitare i marci strapiombi soprastanti e continuare la progressione dove la roccia è migliore. Superato un fix un po’ nascosto si torna un po’ in verticale obliquando comunque ancora un po’ verso destra fino a raggiungere una larga terrazza detritica che si supera prestando attenzione a non muovere troppi sassi che finirebbero prima nel diedro e poi nei pressi della sosta sottostante. Oltre la cengia la comoda sosta. 30m, IV+.

L’inizio fisico dell’ottava lunghezza, IV+.

Il nono ed ultimo tiro non regala particolari emozioni ma consente di giungere in cima alla fascia rocciosa dove il panorama che si apre merita veramente. Dalla sosta ci si incammina verso sinistra rimanendo più alti possibile fino a raggiungere una traccia che costeggia la parete. Il fondo detritico rende la progressione delicata e faticosa e l’arrampicata si limita ai primi 5 metri della lunghezza. Camminando verso sinistra si raggiungono infine due fix su cui poter attrezzare la sosta. Il camminamento in realtà prosegue ancora per una ventina di metri fino al raggiungimento della vetta. E’ consigliato rimanere legati anche lungo questo tratto allungando il tiro precedente o sostando e proseguire successivamente. 40/60m, III.

Via bella con alcuni passaggi interessanti lungo belle placconate solide e lavorate. Alcuni terrazzini spezzano la continuità ma tutto sommato non danno troppo fastidio. La chiodatura lungo tutto l’itinerario è a cordoni e fix, essenziale dove serve, ma per una progressione sicura è necessario integrare. Buone sono anche le soste. A volte la linea da seguire non è del tutto chiara ma le difficoltà omogenee rendono eventuali “fuori pista” meno drammatici. Consigliata!

Lety

Il sole splende alto nel cielo in questa epifania 2023. Dopo un trio di vie abbastanza semplici per riprendere a mettere le mani sulla roccia dopo le feste decidiamo di salire qualcosa di leggermente più impegnativo anche se sempre contenuto. Ci dirigiamo alla parete di San Paolo sicuri di trovare qualcosa di libero e che non abbiamo ancora avuto il piacere di salire. La linea che scegliamo è una delle ultime arrivate sulla fascia rocciosa: “Lety”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto oltre il nome della via che vince dapprima una bella placchetta ed in seguito una pronunciata pancia che permette di rimontare il pilastro di destra e proseguire, ora su difficoltà minori, lungo l’evidente rampa ascendente. Questa collide con un piccolo strapiombo scalonato. Il primo risalto lo si supera spostandosi verso il fix di destra con passaggio delicato e di movimento. Si prosegue ora verso sinistra aggirando il secondo risalto e rimontandolo, infine, laddove questo oppone meno resistenza. Il passaggio è fisico ma al di sopra del terrazzino è presente, un po’ nascosta, una fessurina che permette di alzare bene i piedi e raggiungere una larga e comoda spaccatura. Con questa tra le mani si rimonta agevolmente trovandosi così al di sopra del comodo terrazzino di sosta. 25m, VI-.

Simone lungo il primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza riparte verso destra attraversando interamente la cengia di sosta fino a raggiungere una fessurina verticale ben segnalata da cordame alla base. Si torna ora a salire in verticale lungo muretto bello compatto che spancia leggermente. L’uscita dalla pancia rappresenta anche il passo chiave del tiro su piccole tacchette per le mani e minuti appoggi per i piedi. La distanza tra le protezioni qui è tale che è possibile azzerare in caso di necessità. Inizia ora un bellissimo traverso verso sinistra che taglia di netto il liscio paretone soprastante. L’arrampicata è sempre di movimento con numerosi appoggi evidenti per i piedi e con mani tutto sommato buone. Raggiunta l’estrema sinistra della parete si torna in verticale per gli ultimi metri che conducono alla sosta posta in cima al pilastro che antecede la parete principale e su cui siamo saliti fino ad ora. Attenzione alla roccia lungo gli ultimi metri visto che suona un po’ a vuoto in alcuni punti. 30m, VI.

I primi metri della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro attraversa il canalone che divide il pilastro iniziale dalla parete successiva. Questo è molto largo ed è stato creato un evidente camminamento per oltrepassarlo. Raggiunta la parete si tora a salire su roccia seguendo l’evidente rampa che si sviluppa verso sinistra e che conduce, senza difficoltà rilevanti, al cospetto di un muro grigio che si affronta diritti per diritti. Le prese disponibili qui non sono molte e quindi abbastanza obbligate. Il passo per vincere le difficoltà non è di immediata lettura ma una volta superato la parete si appoggia e le difficoltà scemano. Si risalgono senza problemi le ultime roccette che portano ad un terrazzino dove si sosta comodamente. 30m, VI-.

Il passo chiave del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue lungo l’evidente muro rosso e frastagliato che si sviluppa oltre la sosta e che si risale rimanendone leggermente lungo la parete di destra dove la roccia pare essere più sana e solida. Dopo i primi metri leggermente appoggiati si guadagna presto verticalità ma le prese sono molto buone lungo tutto il tiro rendendo la progressione piuttosto rapida. L’unico passo un po’ più sostenuto lo si ha in uscita dal muro dove l’inclinazione della parete costringe ad una arrampicata fisica con ribaltata non banale per raggiungere il terrazzino che spezza a metà la lunghezza. Il secondo muro è molto simile al primo con arrampicata semplice nel primo tratto e passo chiave in uscita. Quest’ultimo è molto bello ed è uno dei pochi punti in cui è veramente necessario inserire un friend a protezione della progressione. Si tratta di un piccolo strapiombetto solcato, nella parte superiore, da accogliente fessura che si usa per rimontarlo. Subito sopra è presente la cengia di sosta. 30m, VI.

I primi metri della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro non è molto lungo e raggiunge senza particolari difficoltà il sentiero di discesa che interrompe la verticalità della parete. Si inizia risalendo la paretina qualche metro prima di iniziare un bel traverso verso sinistra in direzione dello spigolo. Poco prima di raggiungerlo si torna però a salire verticalmente questa volta lungo parete più appoggiata ed estremamente fessurata il che rende la progressione piacevole e spensierata. La roccia solida permette di raggiungere rapidamente il borso superiore del muretto e di rimontare sulla cengia dove si sosta alla base della parete finale. 25m, IV.

Il bel traverso del quinto tiro, IV.

Molto bella è anche la sesta lunghezza, nonostante sia estremamente breve. Risale la prima parte del muretto finale, molto friabile alla base ma che migliora notevolmente mano a mano che si sale. Il primo tratto è infatti composto da roccia scaglionata che si sbriciola facilmente ma che, dopo un paio di metri, torna più compatta. Dalla sosta si obliqua leggermente verso sinistra per evitare il tettino soprastante e che si rimonta solo in seguito una volta raggiunta la parte più debole. Inizia ora un bel traverso verso destra, al di sotto di un secondo tetto, che si svolge su buoni appoggi per i piedi e con le mani che riequilibriano i vari passaggi. Terminato il traverso si segue brevemente un diedro che esce direttamente su sosta aerea con passaggio finale delicato per via delle piccole prese disponibili. 20m, VI/VI+.

Simone prima del traverso della sesta lunghezza, VI/VI+.

L’ultimo tiro riparte severo su piccole listelle ed appoggi appena accennati. La verticalità della parete rende il tratto piuttosto boulderoso ed ostico ma fortunatamente è breve ed in poco tempo si giunge su breve cengia che antecede il muretto finale. Questo è composto principalmente da roccette rotte che rendono la progressione semplice grazie alle numerose prese presenti. Si raggiunge una seconda cengia, ora più grande, dove un’ultima placchetta completamente appoggiata permette di raggiungere la sosta di fine itinerario da attrezzare su albero a pochi passi dal sentiero di rientro. 20m, VI+.

Il muretto leggermente strapiombante dell’ultimo tiro, VI+.

Via piacevole anche se molto discontinua per via dei numerosi terrazzini che spezzano la verticalità. Particolarmente bella è la seconda lunghezza che si svolge lungo solida placconata mentre negli altri tiri è sempre bene verificare quello che si prende. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario e solo in pochi punti isolati è necessario integrare con qualcosa di rapido. Attenzione lungo gli ultimi 2 tiri dove la roccia è quello che è e dove, subito sotto, passa il sentiero di rientro che serve molteplici itinerari.

Guide Alpine

Questi primi giorni del 2023 ci stanno regalando giornate piuttosto miti dal punto di vista delle temperature. Anche oggi il cielo è coperto ma niente ci ferma dal scendere in valle per affrontare qualche ascesa. Ci è giunta voce che di recente è stata aperta qualche semplice linea sul Monte Baone, quale occasione migliore er farci un salto? La via che abbiamo scelto si chiama “Guide Alpine” ed inizia con 4 tiri lungo placca appoggiata per poi verticalizzarsi solamente nel finale.

Il primo tiro inizia rimontando verso sinistra le semplici roccette appoggiate e leggermente instabili che antecedono la paretina principale. Senza grandi difficoltà si raggiunge subito un terrazzino proseguendo poi lungo roccia più compatta. Inizia ora la lunga placconata che ci accompagnerà per i prossimi tiri. Questa, leggermente appoggiata, è molto fessurata e l’arrampicata è sempre facile grazie alle numerose prese che offre la parete ed alle protezioni, principalmente costituite da cordame attorno alle clessidre intervallato da qualche fix, che abbondano lungo tutto il percorso. Risalendo un po’ a destra ed un po’ a sinistra alla ricerca della linea più consona da seguire si rimontano in sequenza una serie di risalti che conducono ad un minuto terrazzino dove si sosta su coppia di cordoni. 32m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza sale sulla falsa riga della precedente sempre in verticale lungo la placchetta fessurata. Molto bello e divertente è il tratto iniziale che si svolge lungo roccia solida e compatta seguendo le naturali conformità della parete. Qui le protezioni potrebbero risultare un po’ distanziate ma è facile integrare con friends e cordoni in caso di necessità. Obliquando prima verso destra e poi verso sinistra si raggiunge una zona caratterizzata da rocce più rotte dove la continuità è spezzata. Il tratto è comunque breve ed in poco tempo si torna a seguire la placca successiva che, attraverso arrampicata analoga a quella precedente, conduce senza difficoltà rilevanti alla terrazza di sosta dopo essersi districati tra le belle fessure che compongono la sezione. 35m, IV.

La placca appoggiata della seconda lunghezza, IV.

Breve è il terzo tiro che si svolge principalmente lungo parete molto appoggiata ed onestamente poco interessante. Si fa spazio lungo il corridoio creatosi tra la vegetazione che si segue fino alla sosta successiva con difficoltà semplici ed omogenee ad eccezione di un singolo passo nel mezzo della lunghezza. Si parte gattonando lungo la sporca rampetta oltre la sosta raggiungendo in breve un arbusto che può essere utilizzato come protezione rapida visto che la prima a parete è posta un po’ in alto. Proseguendo con l’arrampicata si arriva alla base di un minuto risalto che rappresenta il passo chiave della lunghezza e che si rimonta con decisione sfruttando le buone prese sommitali ed alzando bene i piedi. Si prosegue ora verso sinistra lungo facili roccette fino ad incontrare la sosta su larga cengia. 20m, IV.

Il corridoio tra gli alberi del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue verso destra lungo la bella rampa fessurata. Per raggiungerla è però necessario superare alcuni risalti di non facile interpretazione. Il primo, nello specifico, non offre buone prese e rimontarlo è tutt’altro che banale. Si deve fare infatti affidamento molto sui piedi che spingono lungo gli appoggi e, mantendendo il corpo bello attaccato alla parete, permettono di alzarsi fino a raggiungere le buone prese in alto. Da qui in poi, dopo aver oltrepassato un cordicino nascosto, si prosegue lungo la rampa che caratterizza il tiro, completamente sprotetta ma ben proteggibile a friend. Al termine della rampa si rimontano gli ultimi risalti ritrovandosi così al di sopra di una larga cengia dove si sosta attorno ad arbusto. 22m, IV+.

Martina impegnata sulla rampa della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro torna a salire in verticale lungo bella paretina compatta. Dall’albero di sosta si percorre qualche metro lungo la cengia in direzione di un evidente cordoncino alla base della parete. Si segue ora la bella fessura che corre verticale, e che obliqua leggermente verso sinistra, attraverso arrampicata continua e con qualche movimento fisico. Le prese ci sono comunque tutte sia per mani che per piedi e le protezioni sono sempre ravvicinate. Al termine della fessura inizia un esposto traverso verso destra lungo roccia lavorata a belle gocce taglienti. Per la progressione è meglio rimanere piuttosto bassi così da sfruttare i chiari appoggi per i piedi e le gocce per le mani. L’arrampicata qui è principalmente di movimento e senza particolari difficoltà si raggiunge l’ingresso della rampa finale dove si attrezza una sosta aerea. 20m, V+.

Il bel traverso del quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza prosegue lungo la bella rampa appoggiata che si sviluppa a partire dalla sosta. Superato lo zoccoletto iniziale, prima di raggiungere la rampa vera e propria, ci si trova al cospetto di una larga fessura che taglia orizzontalmente la parete. Rimontata con i piedi la si segue qualche centimetro verso sinistra al fine di raggiungere una coppia di buone prese, una delle quali scavata, che consentono, attraverso passo deciso, di salire sulla rampa. Si prosegue ora, con arrampicata molto bella, lungo il diedro di destra dove sono posizionati tutti i cordoni a protezione della progressione. La roccia è solida ed estremamente porosa ed in breve si raggiunge il culmine della parete che si rimonta senza difficoltà. Si superano ora una serie di facili roccette fino a quando la parete si appoggia ed è necessario proseguire camminando verso destra fino al cordone di sosta posto poco a sinistra rispetto ad un grosso arbusto. 30m, VI-.

Simone lungo l’ultimo tiro, VI-.

Via molto didattica e consigliata a chi muove i primi passi per fare le prime esperienze. La roccia è da buona ad ottima lungo tutto l’itinerario e le protezioni sono abbondanti ed abbastanza ravvicinate. Molto belli sono i 2 tiri finali dove la via guadagna finalmente verticalità lungo roccia ruvida e grumosa. Anche il panorama, che spazia dal castello di Arco al lago di Garda, merita una visita!

Claudia ’22

Oggi è il 2 gennaio 2023 ed è caldo. Raggiungiamo Arco con il termometro che segna gli 8°C alle 8:00 di mattina. Fortuna che il cielo è coperto e le previsioni non mettono sole per la giornata altrimenti sarebbe quasi da stare in maniche corte. L’obiettivo è quello di riniziare a muovere i primi pasi dopo le festività, quindi qualcosa di tranquillo. Ci dirigiamo verso la Parete di Pezol per salire una delle ultime realizzazioni: Claudia ’22.

Il primo tiro è particolarmente breve e consente di superare lo zoccoletto basale e di raggiungere così la parete principale. L’arrampicata è sempre semplice grazie all’inclinazione favorevole e dalle buone prese presenti. Si inizia approcciando la breve placchetta subito a destra della scritta, che identifica la via, che si vince agevolmente grazie alle accoglienti fessure orizzontali ancora un po’ sporche dal terriccio. Superato il primo tratto si prosegue lungo roccette frastagliate prima verso destra, raggiungendo un cordone attorno ad alberello, e poi verso sinistra fino ad arrivare al terrazino di sosta che si rimonta con qualche difficoltà sfruttando anche gli arbusti presenti visto che questo è particolarmente terroso e scivoloso. 15m, III+.

Martina lungo il primo tiro, III+.

La seconda lunghezza riparte lungo la parete principale che si verticalizza offrendo arrampicata interessante su roccia piuttosto solida. I primi metri del tiro sono decisamente i più difficili costringendo ad un delicato traverso verso destra dopo aver inserito il primo rinvio. Le prese qui sono minute ed appena accennate e la placca su cui poggiano i piedi è liscia. Con passo deciso, fidandosi bene dei propri mezzi, si raggiunge il muretto di destra che consente di tornare a salire in verticale. Le prese ora ci sono e sono abbondanti rendendo la progressione più semplice. Potrebbe tuttavia tornare comoda una coppia di friend medio-piccoli visto che le protezioni in loco sono distanziate in questo tratto. Puntando all’ultimo cordone penzolante visibile si vince la verticale giungendo ad un tratto più appoggiato che conduce senza ulteriori difficoltà alla cengia di sosta. 27m, V+.

I primi metri della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro continua lungo il muro fessurato oltre la sosta. Si inizia portandosi di poco sulla sinistra e raggiungendo un primo esile cordoncino attorno a clessidra che si supera ritornando sulla verticale e proseguendo lungo placca compatta e facile. Le molteplici fessure a parete, fonde ed accoglienti, e le protezioni solide e ravvicinate rendono la progressione semplice e piacevole almeno fino alla placchetta finale. Questa rappresenta il passo chiave del tiro e si vince attraverso arrampicata di equilibrio e di aderenza raggiungendo le buone prese sommitali che consentono di rimontare sul terrazzino di sosta. Vista la lunghezza del tiro limitata e la linearità di quello successivo, allungando qualche protezione, si può saltare la sosta e proseguire fino a quella successiva. 20m, V+.

La linea del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza si avventura all’interno del diedro/canale che prosegue fino al terrazzino successivo. Lungo tutto l’itinerario la roccia è frastagliata e la progressione risulta essere sempre semplice anche se la qualità non eccelsa della roccia in questo tratto costringe a rimanere sempre sull’attenti e valutare bene quello che si prende. Dalla sosta ci si immette direttamente nel canale che obliqua verso destra preferendo la parte interna almeno per il tratto inferiore. La linea è ben evidente, grazie alle numerose clessidre adornate da altrettanti cordoncini, ed in breve si raggiunge un arbusto evidentemente potato per permettere il passaggio. Lasciato quest’ultimo sulla destra si prosegue sulla parete compatta alla sinistra del canale dove la roccia è più solida e l’arrampicata più entusiasmante. Senza particolari difficoltà si raggiunge infine il terrazzino di sosta. 28m, V-.

Martina la termine della quarta lunghezza, V-.

Molto bello ed elegante è il quinto tiro che vince la bellissima ed estetica placconata leggermente appoggiata che si estende oltre il terrazzino di sosta. Dopo un movimento in allungo per immettersi sulla placca si inizia a seguire il bordo sinistro che ospita le prese migliori. Si abbandona quest’ultimo dopo qualche metro tornando così ad arrampicare sulla placconata principale seguendo la linea delle protezioni a parete. Passando da una fessura all’altra si raggiunge l’ultimo tratto del muro grigio dove, in un unico movimento, sono concentrate le difficoltà del tiro. Un tagliente bidito permette di agguantare il bordo di una cavità che consente di alzare bene i piedi e, spingendo lungo la liscia placca, proiettarsi all’insopra del terrazzino di sosta. 30m, V.

La bella placca del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza prosegue lungo l’evidente corridoio tra gli alberi attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte. Strappo alla regola sono i primi tre metri che si svolgono ancora lungo placca compatta e che costituiscono l’ostacolo maggiore del tiro. Qui infatti le prese non sono particolarmente comode e l’arbusto sulla destra ostacola un po’ il passaggio. Raggiunto il primo cordone la parete si appoggia e l’arrampicata risulta essere più semplice. Si prosegue in verticale fino a che il corridoio è chiuso da vegetazione imponendo una brusca sterzata verso sinistra che, attraverso un po’ di terriccio e cercando di rimanerne al di sopra, porta alla comoda terrazza di sosta. 22m, IV.

Martina sulla sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro è breve e poco entusiasmante. Supera il breve muretto oltre la sosta che conduce ad una larga terrazza detritica che si segue camminando verso destra fino a che si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta a fianco alla scritta “Claudia”. Lungo il muretto iniziale la qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che rimanga in mano più di qualche appiglio. Fortunatamente il tratto è breve e semplice ma è comunque fondamentale prestare attenzione. Un occhio di riguardo anche durante il traverso e quando si recupera la corda perchè è facile smuovere qualche detrito che arriva direttamente sulla sosta sottostante. 22m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza torna a salire in verticale all’interno di un largo diedro composto principalmente da roccette rotte e poco stabili. Prima di giungere nel diedro vero e proprio si rimonta il facile muretto basale e si prosegue mantenendo la parete di sinistra quasi fino al termine. Ignorare ora la linea di protezioni che continua ancora a sinistra (fanno parte della via “Cercando la Trincea”) e spostarsi invece lungo la parete destra del diedro rimontando il pilastro ed oltrepassando l’arbusto posto sul suo culmine. Un breve traverso verso destra porta alla base di una placchetta compatta che si vince verticalmente raggiungendo così il terrazzino di sosta. 24m, V.

Il diedro dell’ottava lunghezza, V.

Molto breve è il nono tiro che, allungando qualche protezione in precedenza, si può decidere di concatenare. Si tratta principalmente di una anonima camminata verso destra che in breve tempo porta all’uscita della via ed al libro di vetta. Solamente gli ultimi 3 metri si svolgono su roccette ma non aggiungono particolari emozioni ad un tiro sostanzialmente di collegamento. Si sosta sulla roccetta al di sotto del libro di vetta oppure, più comodamente, sull’arbusto subito sopra. 18m, II.

Gli ultimi metri del nono tiro, II.

La via si può terminare qui, seguendo il sentiero di sinistra, oppure raggiungere il breve tiro finale che consente di raggiungere la cima del Pezol arrampicando. In questo caso si segue per una decina di metri la traccia di destra fino alla parete successiva. Di seguito la descrizione.

La decima lunghezza è corta ma piacevole e si svolge lungo il muretto che termina poco prima del traliccio dell’alta tensione. Si risale la bella parete fessurata con difficoltà pressochè costanti raggiungendo dapprima un arbusto, da cui penzola un cordone, ed in seguito proseguendo a zig zag lungo la placchetta successiva. Spostandosi prima verso sinistra ed in seguito verso destra si segue la linea delle protezioni che si sviluppa lungo il bel muretto compatto alla ricerca della linea più facile ed intuitiva. Anche qui le fonde fessure aiutano la progressione che termina con un facile traversino verso sinistra che permette di rimontare in vetta. Oltrepassate le ultime roccette, ormai camminando, si raggiunge la coppia di fix che si attrezzano per l’ultima sosta. 25m, V.

Simone lungo l’ultimo tiro, V.

Via semplice e particolarmente didattica. Adatta a chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. Le protezioni sono abbondanti lungo tutto l’itinerario, solo nel secondo tiro può essere utile inserire qualche friend. La roccia è buona anche se in alcuni tratti necessita di una controllata considerando anche che la via è recente e bisogna aspettare ancora qualche salita per il consolidamento.

Tredicesima Luna

La “Parete Centrale” al “Monte Colt” ospita itinerari sportivi brevi ma interessanti, aperti a metà degli anni ’90 e recentemente rivalorizzati. L’anno scorso avevamo già provato a salire “Tredicesima Luna” ma ci siamo calati dopo il primo tiro per via dell’eccessiva usura. La situzione non è di certo migliorata ma questa volta ce la sentiamo di continuare, e per fortuna col senno di poi, riscoprendo una bellissima salita assolutamente da non perdere!

Il primo tiro inizia risalendo lo spigoletto, totalmente a sinistra rispetto alla falesia, attraverso arrampicata divertente e su buone prese. Qui infatti la roccia è molto frastagliata e facilita notevolmente la progressione. Dopo poco si approccia il muretto di destra dove l’arrampicata diventa più delicata con movimenti obbligati su prese scomode per le mani e i piedi che cercano gli appoggi meno scivolosi. Traversando leggermente verso destra si raggiunge la base di un bel diedro giallo che si segue per tutta la sua lunghezza. La progressione sarebbe semplice ma è resa difficoltosa dall’usura degli appoggi, soprattutto lungo i passaggi obbligati a metà del diedro. Una volta terminato si procede più agevolmente fino a raggiungere la comoda sosta dove un tetto chiude la parete principale. 30m, 6a.

Martina lungo il bel diedro giallo del primo tiro, 6a.

La seconda lunghezza riparte in traverso sulla destra in direzione dell’evidente cordone. Si traversa fino a che si giunge sotto la verticale di una bellissima fessura che va a collidere sul tetto soprastante. Per raggiungerla è necessario proseguire per qualche metro su facile placchetta, ben appigliata, che porta al terrazzino dove parte la fessura stessa. Questa si affronta diritti per diritti sfruttando entrambe le pareti laterali, per i piedi, che offrono sempre buoni appoggi dove poter scaricare il peso. Al termine della fessura si esce sulla parete di destra con passaggio molto bello ed esposto. Attraverso movimenti di equilibrio si rimonta infine il balcone di sinistra dove si sosta comodamente. 25m, 5c.

Martina lungo la fessura della seconda lunghezza mentre Simone la attende in sosta, 5c.

Il terzo tiro è senza ombra di dubbio il più bello di tutto l’itinerario e sale l’aereo spigolo che si sviluppa a sinistra del terrazzino di sosta. Si inzia traversando in direzione dello spigolo raggiungendo prima una breve placchetta fessurata che si supera senza grossi problemi. Il passo per uscirne è forse il più complicato: di equilibrio su bidito rovescio. Si sale ora lungo il bel spigolo che si vince, senza paura, rimanendo lungo il tratto più esposto dove le prese sono decisamente migliori. Superate le difficoltà si rimonta un breve tettino verso sinistra ritrovandosi così al cospetto di una compatta placchetta che si segue in vericale seguendo la linea dettata dai fix a parete, inizialmente nascosti. Con arrampicata in aderenza si vince il muretto e si giunge al comodo terrazzo di sosta. 35m, 6b.

Simone lungo lo spigolo esposto del terzo tiro, 6b.

L’ultima lunghezza prosegue verso destra approcciando la bella e compatta placconata finale che conduce direttamente in cima alla parete. Dopo qualche metro laterale si torna in verticale seguendo una bella fessura prima di raggiungere la placconata principale. Le tasche orizzontali permettono di riposare nel mentre si studia il passaggio chiave del tiro, posto poco più sopra. Qui la parete è completamente liscia e l’unica presa decente si trova parecchio in alto. Attraverso passo molto delicato si alzano i piedi sulle ultime fessure disponibili e, tenendo un piccolo rovescio con la sinistra, ci si allunga al massimo fino alla presa sopra lo spit. Il movimento non è per nulla banale ma è comunque possibile azzerarlo. Superate le difficoltà si salgono verso destra gli ultimi metri che separano dalla vetta dove si sosta comodamente attrezzando su due resinati. 30m, 6a.

Jacopo impegnato sul passo chiave dell’ultima lunghezza, 6a.

Nonostante l’usura dei molteplici passaggi inizi a dare un po’ di fastidio in alcuni punti, soprattutto lungo la prima lunghezza, la via rimane veramente bella e meritevole di essere salita. Le protezioni sono buone lungo tutto il percorso e la progressione risulta essere sempre sicura. Salita consigliata e, visto la brevità, suggerita se concatenata a qualcuna nelle vicinanze.

Rampa Centrale

In una bella giornata soleggiata di inizio ottobre ci dirigiamo verso la Parete dei Due Laghi, sopra l’abitato di Santa Massenza, per tentare di salire la via “Rampa Centrale”. La fascia rocciosa inizia ad essere conosciuta tanto che al nostro arrivo c’è già qualche cordata che approccia la parete e durante la giornata, nel complesso, ne contiamo una dozzina in tutto. Fortunatamente la via scelta è libera, ci prepariamo ed iniziamo la salita.

Il primo tiro ci fa subito capire che arrivare in cima sarà tutt’altro che una passeggiata. Si parte salendo lungo la rampa solcata verticalmente da larga fessura ma che inizia solamente a 5 metri da terra. Raggiungerla non è per niente facile visto che quì si lavora esclusivamente in aderenza dato che le prese sono assenti. E’ necessario fare affidamento sui piedi e liberare bene la testa, con le mani che equilibriano solamente tenendo qualche grumo quà e là. Dopo un chiodo iniziale è necessario proteggersi a friend per il resto della lunghezza visto che, oltre a due cordoni belli alti, tutto il tiro è sprotetto. La progressione si svolge sempre con le mani in fessura ed i piedi lungo le placche laterali molto grippose e ruvide. Mano a mano che si sale la parete si appoggia leggermente e si raggiunge la sosta più agevolmente. Tenere a mente che la fessura è abbastanza costanze come dimensione e potrebbe essere quindi utile portarsi 2 set di friend medio/grandi per una protezione migliore. 33m, VI-.

Simone lungo la rampa fessurata del primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga di quella precedente seguendo la rampa che obliqua ancora verso destra. Le difficoltà qui sono minori, vista la pendenza della parete, ma è comunque necessario sapersi muovere bene ed inserire protezioni rapide di tanto in tanto. Verso metà la rampa è spezzata ed è necessario aggirare lo spigolo di destra prima di proseguire. Prestare attenzione alla qualità della roccia in questo tratto visto che sono evidenti le tracce di interventi rafforzativi e preventivi. Si risalgono gli ultimi metri, senza particolari difficoltà, sulla placchetta di destra che in breve conduce alla sosta da attrezzare in prossimità dello spigolo della parete. 30m, V.

Martina alla fine della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro abbandona la rampa principale traversando verso destra in direzione di un pilastrino staccato. I primi metri si svolgono in leggera discesa fino al raggiungimento della base di quest’ultimo che si segue per tutta la sua interezza. Giunti al culmine lo si oltrepassa verso destra trovandosi così alla base di una bella parete caratterizzata da numerose piccole canne ben formate. Seguendo la linea di cordame verso destra si traversa fino a raggiungere una grossa lama staccata che si supera più facilmente rimanendo bassi ed agguantando il culmine solo alla fine quando oramai è stata superata. Si giunge quindi alla base di una rampetta che si vince senza difficoltà rilevanti. Al termine di questa è presente invece un ostico passaggio, abbastanza fisico, che permette di rimontare lo strapiombetto finale ed arrivare in sosta. 30m, V+.

L’inizio della terza lunghezza, V+.

La quarta lunghezza inizia traversando verso destra ed oltrepassando un evidente colatoio sporco e polveroso. Il tratto è però facile e beve e si immette direttamente su rampetta gialla che obliqua sempre verso destra. La si segue fino al termine dove la parete torna decisamente verticale e la via prosegue lungo il muro di sinistra caratterizzato da buone prese. I passaggi sono invece fisici almeno fintanto che non si raggiunge lo strapiombo che chiude la parete dove si inizia a traversare verso sinistra sfruttando il buon rovescio per le mani alla base del tetto. Terminato il traverso si torna su rampa molto ruvida e grumosa. Qui uno spit protegge il passo più delicato del tiro: un breve traverso in aderenza per raggiungere lo spigolo e proseguire più facilmente fino alla sosta poco sopra. 30m, VI-.

Simone nella parte finale della quarta lunghezza, VI-.

Il quinto tiro è quello più sostenuto di tutto l’itinerario. Inizia rimontando sulla destra il pilastrino oltre la sosta che conduce alla base di un muretto molto verticale. Un passo fisico iniziale, rimanendo sulla destra del muro, consente di raggiungere un buchetto, subito oltre il primo fix, ed iniziare un traverso che porta all’estrema sinistra della parete. Qui il muro strapiomba e si sente ma le prese sono piuttosto buone. Superato un lungo cordone si rimonta e si inizia un breve traverso verso destra che porta su di una rampa dove è possibile raccogliere un po’ di energie prima di proseguire. Dopo qualche metro, infatti, un altro passaggio ostico: dalla rampa corrente è necessario raggiungere quella poco più a destra attraverso movimenti da ricercare su prese piuttosto storte. Si sale quindi per tutta la sua interezza anche quest’ultima rampa fino a raggiungere la sosta poco prima dell’evidente diedro che la chiude. 25m, VII-.

Martina al termine del tiro chiave, VII-.

La sesta lunghezza inizia subito con una bella sequenza intensa di movimenti che consentono di superare il tetto oltre la sosta. Dopo i primi due cordoni iniziali la linea prosegue lungo il muretto di sinistra dapprima ben manigliato e più spoglio di appigli più ci si avvicina alla base del tetto che chiude la parete. Gli ultimi metri, per raggiungere l’evidente fix con anello, sono i più delicati e si svolgono principalmente in aderenza con mani che equilibriano su piccoli appoggi e tacchette. Anche saltare fuori dal tetto non è affatto semplice visto che quest’ultimo è abbastanza pronunciato e le prese comode sono molto in alto. Per i metri iniziali si deve fare affidamento soprattutto al bordo destro, scomodo, che permette di alzarsi quel tanto che basta ad agguantare le maniglie soprastanti. Si entra quindi in un diedro che si segue qualche metro prima di iniziare a traversare verso sinistra in corrispondenza di un secondo fix con anello. Qui rimanere bassi aiuta ed in breve si raggiunge un muretto fessurato con una coppia di cordoni che indica il percorso da seguire. Superato questo tratto si piega verso sinistra raggiungendo la base della rampa finale dove si sosta. 33m, VI+.

La placca finale della sesta lunghezza, VI+.

Il settimo tiro continua ininterrottamente lungo la lunga rampa che si sviluppa oltre la sosta con arrampicata pressochè uguale dal primo all’ultimo passo. La particolarità di quest’ultima rampa è che è chiusa, sia lateralmente che spalle all’arrampicatore, da una coppia di muri che le corrono paralleli formando un camino aperto solo sul lato sinistro. A volte il camino è stretto e passare con lo zaino è piuttosto complicato, almeno lungo la prima metà. Nella seconda parte invece il camino si allarga leggermente ed anche la progressione risulta più libera e piacevole. Dopo un’arrampicata piuttosto monotona di 60 metri, con i piedi che iniziano a chiedere pietà, si raggiunge la sosta. Le protezioni lungo il tiro sono distanti, è quindi necessario integrarle spesso calcolando bene di non rimanerne senza nella parte finale dove le difficoltà sono maggiori. 55m, V+.

Martina incastrata nel camino del settimo tiro, V+.

L’ultima lunghezza è breve e non presenta difficoltà particolari. Dalla sosta si prosegue lungo la rampa fino al suo termine dove un passaggio verso destra conduce ad una zona caratterizzata da roccette rotte ed arbusti. Si continua facilmente per alcuni metri, prestando attenzione alla qualità della roccia che qui non è eccelsa, fino a che si incontra il boschetto sommitale e non è più possibile proseguire. Si piega quindi verso sinistra e si rimonta l’ultimo zoccolo roccioso che conduce direttamente in cima alla parete dove si sosta attrezzando su grosso albero. 20m, IV.

Le roccette finali della via, IV.

Via sostenuta e di soddisfazione con passaggi molto interessanti. Nel complesso una salita completa e varia, dai gradi onesti ed ingaggiante al punto giusto. Le protezioni in loco non sono mai sufficienti a garantire una progressione sicura ed è spesso necessario integrare con dadi e friend. I movimenti, che sulla carta sono i più duri, sono in qualche modo azzerabili ma nel complesso non è una salita da sottovalutare, insidie di vario tipo sono un po’ ovunque.

Cengia Martini

Le pareti del Piccolo Lagazuoi sono famose per le trincee e le postazioni di guerra ricavate nella roccia, nonchè per la rete di cunicoli e gallerie scavati per scopi bellici. La Cengia Martini taglia la parete a metà orizzontalmente ed anche qui è possibile trovare interessanti testimonianze di un triste passato. Sulle pareti al di sotto della cengia salgono un po’ di vie brevi ed una di queste si chiama proprio “Cengia Martini”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto, che conduce ad un piccolo tettino, rimanendo lungo il diedro di destra che offre buoni spunti per protezioni rapide e dove la progressione risulta essere più agevole. Giunti alla base del tetto lo si affronta direttamente con passo atletico ma su buone prese. Lungo tutto l’itinerario infatti la roccia è ottima, solida e lavorata ed arrampicare è veramente un piacere. Superato il tetto non lasciarsi ingannare dai fix luccicanti che proseguono in verticale ma, raggiunto un chiodo, si piega completamente verso sinistra seguendo una simil-rampa che obliqua in direzione dell’evidente canale. Tutto il traverso è sprotetto ma all’ingresso del canale è presente un vecchio chiodo ad accoglierci. Sfruttando entrambe le pareti si sale un paio di metri per poi uscire sulla destra dove è presente una clessidra, attrezzata con cordone e maglia rapida, dove si sosta. 30m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza riparte verticalmente rispetto alla sosta in direzione di un evidente lama. I primi metri si svolgono lungo paretina appoggiata che si verticalizza mano a mano che si sale. La lama è molto bella e la si segue per tutta la sua interezza piazzando, di tanto in tanto, qualche friend a protezione della progressione. Si giunge quindi ad un piccolo terrazzino con chiodo. La lama prosegue ora sulla sinistra diventando più larga, ma la linea sterza verso destra traversando per qualche metro costeggiando il piccolo tettino che chiude la parete fino a che è possibile rimontarlo in corrispondenza di una clessidra da attrezzare. Superato il tetto senza grandi difficoltà ci si trova dinnanzi ad una placconata appoggiata che si segue obliquando lievemente verso sinistra fino a raggiungere la sosta posizionata alla base di un largo camino dove prosegue il tiro successivo. Attenzione lungo gli ultimi metri della lunghezza perchè non è facile proteggersi e non c’è nulla a parete. 30m, IV.

In arrivo alla seconda sosta, IV.

Il terzo tiro si inerpica all’interno dell’evidente camino subito oltre la sosta che si stringe verso il termine. L’arrampicata è semplice, agevolata da numerosi appigli sulle pareti laterali. Terminato il camino un chiodo protegge l’inizio di un breve traverso verso sinistra che sale in direzione di un secondo camino decisamente più fondo e compatto. Qui, in entrata sulla sinistra, è presente un altro chiodo rosso. I passaggi all’interno del camino sono davvero belli e meritevoli: rimanendo il più esterni possibile si sfrutta maggiormente la parete di destra, che ospita le prese migliori, fino ad arrivare al grosso masso che precede la cengia d’uscita. Con passo finale in dulfer ci si proietta al di fuori del camino dove si sosta comodamente. 35m, IV.

Martina sulle belle placche del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza ospita i passaggi più duri di tutto l’itinerario lungo muretto fessurato e strapiombante. Il passo chiave è ben visibile sin dalla sosta ma si raggiunge solo dopo aver superato la lunga placconata antecedente. Dalla sosta ci si sposta qualche metro verso destra per rimontare più agevolmente le roccette e giungere così in placca. Questa obliqua verso sinistra puntando alla fessura che divide la parete gialla da quella grigia. Giunti alla base è presente un chiodo e, nella fessura, è incastrato un friend. Questo ci ha tratti in inganno e ci ha indotto a salire il muro strapiombante in questo punto quando in realtà la linea originale qui traversa verso sinistra fino alla base di una seconda fessura che si risale con difficoltà attorno al V grado. La verticale da noi affrontata, a nostro parere, si aggira attorno VI/VI+ con difficile gioco di incastri sulla partenza (che al momento della nostra salita era tra l’altro fradicia) e continuità fino al termine. Nel complesso è però molto bella e ben proteggibile nella parte bassa, un po’ meno in quella alta. Si sbuca comunque praticamente a due passi dalla linea originale su buona cengia. Da qui si punta verso il corridoio di sinistra dove è ben visibile la coppia di chiodi dove attrezzare la sosta che si raggiunge senza ulteriori difficoltà. 40m, V (VI/VI+ la variante).

La linea della quarta lunghzza con la fessura della variante, VI/VI+.

L’ultimo tiro sale le ultime roccette oltre la sosta zigzagando dove la roccia è migliore. Dove muore la verticalità inizia un ultimo tratto appoggiato caratterizzato da numerosi detriti ballerini che prosegue praticamente fino alla Cengia Martini e quindi al termine della via. Il terreno particolarmente instabile rende la progressione lenta e solo qualche sporadica roccia quà e là riaffiora dando senso di maggiore stabilità. Si passa da uno scoglio all’altro fino a che anche questi terminano lasciando spazio all’ultima sezione prativa. Si sosta infine su cordone metallico che fa da parapetto al margine della cengia. 40m, III.

Le terrazze sommitali in arrivo all’ultima sosta, III.

Bell’itinerario, nonostante la brevità, che si svolge lungo roccia molto solida e compatta. Le difficoltà sono costanti lungo tutta la linea che non risulta sempre evidente visto che le protezioni a parete non sono molte. Molto bello anche l’ambiente che circonda la salita, sfondo perfetto per una piacevole giornata.