Karlovacko

Tra il Pilastro Tibet ed il pilastro Poero, a Mandrea, si estende la parete Fabio Giacomelli: una breve fascia rocciosa, non molto alta, che ospita interessanti itinerari, soprattutto per le mezze giornate con tempo incerto. Karlovacko è uno di questi, capace di offrire un’arrampicata divertente e a tratti impegnativa, come la partenza del primo tiro e l’uscita dalla via. La chiodatura risulta essere ottima e ravvicinata e le difficoltà possono essere dunque livellate in qualsiasi momento.

Il primo tiro parte subito con un tratto di difficile lettura, su placca gialla costituita da buchetti e da piccoli conglomerati. Sebbene la linea degli spit si sussegue verso sinistra, almeno per i primi metri la progressione si svolge a destra rispetto quest’ultima, alla ricerca delle prese migliori. Inizio molto intenso ed impegnativo, soprattutto se affrontato a freddo. La chiodatura è comunque ottima e ravvicinata e permette un’eventuale azzeramento. Superato il terzo rinvio ci si riporta verso sinistra per proseguire su lama grigia che termina su di un piccolo terrazzino con alberello. Qui le difficoltà terminano e la linea continua pochi metri lungo un solido diedro, leggermente appoggiato verso destra, fino alla sosta ottimamente attrezzata. Forse perchè non ci siamo scaldati bene ma la placchetta iniziale ci è sembrata più severa del 6b dichiarato. 20m, 6b?/A0.

Il duro tratto subito in partenza alla via, 6b?/A0

La seconda lunghezza riparte verticale su muretto grigio leggermente strapiombante, ma ben manigliato lungo tutta la sua estensione. Il tratto in strapiombo è comunque molto corto e non pone troppa resistenza. In breve tempo ci si trova, quasi senza accorgersene, alla base di una placchetta grigia e compatta, lavorata a buchi belli fondi che è un piacere affondarci le mani. Solo l’ultimo tratto quest’ultima presenta qualche difficoltà aggiuntiva. Qui, infatti, la parete inizia a fare pancia e le prese si fanno via via più rare mano a mano che si sale fino all’uscita dove il terriccio e la vegetazione sommitale non aiutano di certo la progressione. La sosta è posta pochi metri a destra rispetto all’uscita dalla placca. 20m, 6a.

La partenza e l’uscita del secondo tiro, 6a.

Il terzo tiro inizia obliquando verso sinistra seguendo una piccola cengia che porta alla base di una semplice placchetta al cui termine è presente un piccolissimo tetto. La parte bassa di quest’ultimo è ben appigliata e di facile risalita, mentre il tratto superiore presenta difficoltà ben maggiori e movimenti più di equilibrio. L’arrampicata è intensa e piacevole. L’ultimo tratto del tiro, purtroppo, attraversa una fascia di rocce rotte abbastanza instabili su cui è necessario prestare massima attenzione, soprattutto se sono presenti altre cordate. Le difficoltà sono in ogni caso contenute e si giunge in breve alla comoda sosta. 15m, 6a.

Simone sulla terza lunghezza, 6a.

La quarta ed ultima lunghezza si sposta verso il diedro, posizionato leggermente a destra rispetto alla sosta, senza mai entrarci veramente, se non per un brevissimo tratto al suo ingresso, ma sfruttando piuttosto la bella e compatta placconata che ci corre affianco. I primi metri del tiro consentono infatti di raggiungere, tramite facile arrampicata, la base di questo bel muro. Nella parte inferiore di esso si usufruisce del diedro per una manciata di metri, fino a raggiungere una fessura che corre verticale sulla destra. Sfruttando quest’ultima si sale in aderenza la placca con passaggi a volte non semplici ma di grande soddisfazione fino a raggiungere un piccolo terrazzino. Qui la fessura termina e rimane da scalare un tratto severo in pura placca, con prese per le mani molto esigue e per i piedi quasi assenti. E’ possibile azzerare quest’ultimo tratto ma, viste anche le protezioni ravvicinate, almeno un tentativo in libera è d’obbligo! La difficoltà proposta qui è 6b+ ma è, con molta probabilità, sottostimata di qualche grado. Si esce su rampa terrosa e alberata che in breve porta alla comoda cengia soprastante dove si sosta. 30m, 6b+/A0.

Martina alle prese con la compatta placca dell’ultimo tiro, 6b+?/A0.

Karlovacko è una via breve ma interessante, peccato che in alcuni tratti, molto probabilmente a causa delle poche ripetizioni, la roccia risulta essere un po’ polverosa. Noi ci siamo divertiti nel salirla e ci sentiamo di consigliarla. Seppur breve è in grado di regalare una piacevole mezza giornata e se non bastasse è sempre possibile avventurarsi sulle altre linee della parete.

Ego Trip

Giornata grandiosa sulla fantastica parete di Mandrea. Star indiscussa la via Ego Trip, 300 metri adrenalinici di arrampicata mai banale, tra placche compattissime e qualche breve tratto strapiombante. Stupende sono le due lunghezze di 6b+ intermedie ed il penultimo tiro della via con panorama di tutto rispetto.

Il primo tiro si articola su un lieve traverso in aderenza da sinistra verso destra, su roccia ottima e senza troppe difficoltà tecniche sino a raggiungere i 2 spit della sosta. (5b).

La seconda lunghezza segue la falsa riga della precedente, con arrampicata divertente in aderenza su gocce. (5b).

Il terzo tiro richiede decisione e rapidità di movimento, essendo il più “fisico” di tutta la via. Arrivati sotto il tetto si riposa quanto basta per affrontare l’asperità e con passi atletici lo si rimonta. Le prese sono comunque buone e lo sforzo è abbastanza contenuto. La parte superiore del tiro procede tranquilla fino alla sosta. Il tetto è scalabile anche in A0 senza difficoltà. (6a+ oppure A0).

La quarta lunghezza rimonta un muretto grigio verticale molto aderente dove lo spostamento di equilibri fa la differenza tra le imprecazioni e la chiusura in scioltezza. (6a).

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Spoiler: Umberto all’uscita della via.

La quinta lunghezza parte facile su placca tanto appoggiata quanto anonima per poi terminare con 6 metri di muretto grigio abbastanza difficile da decifrare. Alla sua base l’impressione che si ha è che la linea più logica da seguire sia proseguire stando quanto più a destra possibile fino a quasi la sua sommità, per poi traversare a sinistra e rimontarlo. In realtà il traverso da destra a sinistra è tutt’altro che semplice e richiede molta resistenza e precisione nei movimenti. La soluzione migliore è quella di procedere dritti per dritti tralasciando la crepa sulla destra. In questo caso l’arrampicata è più lineare ed elegante e consente l’uscita dalla difficoltà con meno passaggi e più energie (6b oppure A0).

Il sesto tiro è secondo noi il tiro chiave della via, nonostante molte relazioni attribuiscono tale etichetta alla lunghezza successiva. La costanza nella difficoltà e l’asperità del singolo di 6b+ rendono il tiro veramente bello e divertente. Data la vicinanza delle protezioni si può decidere di salire in artificiale in caso di non riuscita in libera. Il traverso ad inizio lunghezza vale tutto il giro, è bastardo e non ti regala nulla, se non la soddisfazione di averlo superato. Da qui alla sosta ci sono altri 15 metri comodi di arrampicata su bellissimo muretto strapiombante che concede a chi li cerca, tutti i resting necessari per recuperare le energie tra un passaggio boulderoso e l’altro. (6b+ oppure A0).

La settima lunghezza ricalca le orme della precedente, arrampicata sempre di attenzione e di ricerca del migliore equilibrio possibile per non spendere troppe energie e non sentirsi sempre in tiro. Rispetto al sesto tiro le difficoltà sono leggermente inferiori se si riesce a leggere bene i passaggi chiave, per tutti gli altri è comunque (non) arrampicabile in A0. (6b/6b+ oppure A0).

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Simone superata l’asperità del 7° tiro.

L’ottava lunghezza è un zigzag tra un albero e l’altro, tra zone erbose e rocciose. La difficoltà più grande è recuperare le mezze corde una volta giunti alla sosta. (5c/6a).

Le meraviglie del nono tiro sono indescrivibili. Meravigliosa è la roccia, meravigliosi sono i buchi erosi dall’acqua, meravigliosa è la linea, meravigliosa è l’esposizione e meraviglioso è il panorama. E’ un tiro indescrivibile, assolutamente da goderselo in intimità. (6a).

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Simone sul 9° tiro.

L’ultima lunghezza è lì solo perché calarsi dalla via risulterebbe difficoltoso. Non avvalora la via in sè, ma l’ideale di raggiungere la vetta. (5b).

La via nel complesso è molto divertente e vale la pena salirla almeno una volta, soprattutto per coloro a cui piacciono le soste volanti. Il sesto, il settimo ed il nono tiro sono quello che ogni arrampicatore cerca.