Attraversate

Seconda uscita di fila al Covolo di Butistone alla ricerca del refrigerio mattutino in questo primo maggio caratterizzato da tanto sole e soprattutto tanto caldo. Oggi siamo i primi ad arrivare e abbiamo dunque ampia scelta sul cosa salire. Ci tenta la linea “Attraversate”, nome che fa ben capire la tipologia dell’itinerario.

Il primo tiro inizia risalendo un breve e semplice diedrino che parte a destra della scritta che identifica la linea. Oltre questo la via prosegue verso sinistra su minuta cengetta e raggiunge un secondo diedrino, breve anche questo, che culmina su cengia alberata. Si attraversa verso destra quest’ultima per la sua interezza fino ad arrivare alla base di un evidente diedro/camino. Qui le difficoltà si fanno più rilevanti e la progressione richiede fisicità e capacità di incastro, almeno lungo i primi metri. La parte superiore è invece più docile e si sbuca su ennesimo terrazzino dopo una sequenza su roccette rotte. Qui si può sostare su coppia di chiodi rossastri oppure continuare altri 7 metri e raggiungere una sosta più comoda e meglio messa. 45m, 5c.

Enrico sul primo tiro, 5c.

Dai chiodi rossi inizia la descrizione della seconda lunghezza che segue, senza particolari difficoltà, la serie di terrazzini che si sviluppano verso destra. Al termine dell’ultimo è presente la sosta alternativa descritta precedentemente che si lascia sulla sinistra a favore di un traversino che supera la pancia alla sua destra. Le linee di protezioni verticali fanno parte di altri itinerari. Oltrepassata la pancia, facendo attenzione al terreno instabile, si prosegue lungo detriti in direzione dell’evidente diedro svasato protagonista del tiro successivo. Alla sua base si sosta comodamente. 20m, 4b.

La partenza della seconda lunghezza, 4b.

Il terzo tiro è molto bello e caratteristico. La prima parte risale il diedro smussato oltre la sosta, fino al tetto che lo chiude superiormente, mentre la seconda parte completa la lunghezza con un breve traverso discendente. Il diedro è fessurato centralmente ma nei primi metri spancia verso l’esterno costringendo a movimenti a spalmo lungo gli appoggi delle pareti laterali. La parte superiore invece sfrutta completamente la fessura che ospita appigli sempre buoni e solidi. Il tratto chiave lo si affronta in prossimità del tettino dove è necessario abbandonare il diedro a favore di un traverso verso destra. L’arrampicata qui richiede decisione e fiducia nei piedi che si muovono in aderenza su presette stondate. Al termine del tetto la linea discende qualche metro. La discesa non è tecnicamente difficile ma non essendoci vere e proprie prese da tenere si risolve attraverso movimenti d’equilibrio. Attenzione perchè il secondo di cordata qui è sprotetto. Terminata la discesa si giunge alla comoda terrazza di sosta. 25m, 6a.

La discesina finale del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza prosegue ancora in traverso verso destra per aggirare una minuta pancia e puntare all’evidente lama staccata poco più in alto. Si inizia come si è terminati sul tiro precedente: traversino discendente d’equilibrio. Una volta al di sotto della pancia il passo chiave del tiro affronta la bella placchetta di destra che si vince alzando bene i piedi e raggiungendo le buone fessure orizzontali alla sua sommità. Si rimonta dunque il pilastrino di destra e si prosegue fino alla base della lama staccata. Le prese per le mani qui sono sempre buone, solo i piedi si muovono su appoggi non molto definiti e polverosi. Al termine della lama, sulla destra, è presente la sosta. 25m, 6a+.

L’inizio della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro è l’ultimo a traversare verso destra. Dalla sosta si risale il breve diedrino e si inizia a traversare di netto per qualche metro. La distanza tra le protezioni qui non rende immediatamente evidente quale sia la linea da seguire che si perde nel grigio della roccia. Per orientarsi è però possibile fare affidamento ai rettangoli gialli e rossi disegnati, sbiaditi dal tempo ma ancora leggermente visibili. Senza attraversare troppo si risale in verticale immediatamente alla sinistra del grande tetto soprastante incontrando, dopo 5 metri, un fix. Ora la linea torna un po’ più evidente ed una volta raggiunto un secondo fix poco sopra si inizia a traversare nuovamente verso destra fino alla nicchia sotto il tetto. Per raggiungerla è necessario affrontare un ultimo passaggio ostico che si risolve attraverso una ricercata ribaltata. 25m, 5c.

La linea del quinto tiro, 5c.

Dopo una lunga progressione verso destra la via ora cambia di netto direzione e la sesta lunghezza si svolge attraverso un lungo traverso verso sinistra. La partenza è semplice e ben manigliata così come il passo chiave qualche metro più avanti. Qui però gli appoggi per i piedi sono decisamente meno marcati ed i passaggi, di conseguenza, più aleatori. Superate le difficoltà è bene inserire un friend nell’evidente fessura per proteggere la progressione del secondo di cordata visto che la protezione successiva è distanziata. Si raggiunge dunque una larga cengia ascendente che si segue verso sinistra ora con difficoltà minori. L’ultimo passaggio un po’ ostico lo si trova in corrispondenza della sosta dove è necessario superare una liscia pancetta per raggiungerla. 50m, 6a+.

Enrico sul passo chiave della sesta lunghezza, 6a+.

Estremamente breve è il settimo tiro che si limita a superare il diedrino fessurato oltre la sosta prima di raggiungere la terrazza alberata successiva dove ci si ferma nuovamente a recuperare il compagno. I primi metri si svolgono comunque lungo facili roccette che conducono ad diedro senza difficoltà. Nonostante la brevità il diedro ospita passi interessanti e da ricercare, per essere superato, attraverso arrampicata un po’ fisica, per via della parete leggermente strapiombante di destra, ed un po’ di movimento, per il passo terminale che costringe ad un traverso tecnico per raggiungere un terrazzino. Da qui si procede facilmente in direzione dell’evidente arbusto poco sopra dove si attrezza la sosta. 15m, 5b.

La linea del settimo tiro, 5b.

L’ottava ed ultima lunghezza riparte a sinistra della sosta rimontando sull’arbusto che ostacola il passaggio e proseguendo lungo il breve diedrino successivo leggermente strapiombante. La linea prosegue poi lungo placca tecnica che obliqua verso destra in direzione di uno strapiombetto che si affronta con decisione. L’arrampicata fisica è facilitata dalle buone e generose prese che lo strapiombo offre. La fessura che lo fende conduce al boschetto sommitale dove si attrezza l’ultima sosta a piacimento su arbusti. 30m, 6a.

L’inizio dell’ultima lunghezza, 6a.

Via bella ed interessante che serpeggia sulla parete cercando i punti più deboli dove salire. L’arrampicata è prevalentemente tecnica e la chiodatura buona anche se a tratti distanziata. Particolarmente meritevoli sono le traversate lungo i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida e compatta.

Eliseo

La bella giornata di sole ci spinge verso le pareti della Valsugana dopo aver tentato, senza troppo successo, una linea al terzo pilastro di Martincelli il weekend precedente. Questa volta ci dirigiamo più a sud e più precisamente al Covolo di Butistone intenti a salire la via “Eliseo”.

Il primo tiro supera l’evidente diedro/camino che caratterizza la parte inferiore della parete attraverso arrampicata non banale e spesso fisica. Si inizia attraverando al di sotto dell’arcata di destra lungo placchetta di facile risoluzione fino ad entrare, all’incirca a metà lunghezza, all’interno del camino protagonista della seconda parte del tiro. Qui l’arrampicata inizia a farsi più fisica e meno scontata su prese comunque comode anche se spesso storte. Arrampicando con la schiena a parete è possibile di tanto in tanto riposare e spezzare la continuità. Poco prima che il camino termini si esce lungo il pulpito di destra attraverso movimenti ricercati. Qui la zona arborea e vegetativa non aiuta la progressione. Si rimontano ora le roccette seguenti, rotte ed un po’ precarie, che conducono al grosso anello di sosta. Attenzione agli ultimi 8 metri che non sono protetti ed è necessario integrare. Al nostro passaggio il primo tiro era bello bagnato nonostante non piovesse da una settimana, evitare dopo giorni di pioggia! 28m, 5c+.

Il diedro/camino del primo tiro, 5c+.

La seconda lunghezza è breve ma interessante. Supera elegantemente il diedro fessurato oltre la sosta per raggiungere il caratteristico traverso del tiro successivo. Dalla sosta si rimontano le facili roccette che conducono ad un grottino che si lascia sulla destra per guadagnare il diedro giallo ed il primo fix. Dopo un tratto relativamente semplice, dove è possibile sfruttare entrambe le pareti come appoggi per i piedi, inizia una sezione centrale in dulfer un po’ più fisica ed impegnativa. La qualità delle prese e degli appoggi è comunque ottima e dopo una sequnza meritevole di passaggi si raggiunge la parte alta del diedro dove si torna a salire pancia alla parete. Qui ci si sposta leggermente verso destra per seguire un breve archetto che, tornando verso sinistra, conduce ad una sosta bella aerea. 20m, 5c+.

Enrico impegnato lungo il diedro fessurato della seconda lunghezza, 5c+.

Breve è anche il terzo tiro che si svolge interamente lungo l’interessantissimo e caratteristico traverso posto a metà parete. Si parte rimanendo con le mani sulla minuta cengia che taglia la parete orizzontalmente mentre i piedi cercano gli appoggi migliori su roccia verticale. Il secondo fix è un po’ distante ma è possibile proteggersi con solido friend. Superati i primi metri si rimonta su cengia attraverso passo complicato e da ricercare. L’arrampicata muta ora in una camminata laterale sempre in precario equilibrio dove sembra che la parete rigetti repulsivamente chi percorre questo tratto. Quando la cengia termina si discende leggermente continuando ad attraversare verso sinistra, ancora in equilibrio, sino a raggiungere la sosta poco sopra un arbusto. 20m, 6a.

Il caratteristico traverso del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza riparte oltre la sosta lungo placchetta leggermente appoggiata. Obliquando verso destra si raggiunge la linea di fix che si verticalizza quasi immediatamente e che prosegue in direzione di un archetto. L’arrampicata è prevalentemente d’aderenza con tacche ed appoggi mai veramente marcati. Purtroppo allo stato attuale questo tiro è sporco e polveroso rendendo i passi abbastanza ostici nonostante le difficoltà non siano mai elevate. Qualche metro al di sotto dell’arco inizia un breve traverso verso sinistra che conduce direttamente alla sosta su cengetta. 20m, 5c.

Il muretto della quarta lunghezza, 5c.

Il quinto tiro prosegue oltre la sosta superando una serie di facili roccette che conducono alla base di un piccolo strapiombetto. Questo è ben appigliato superiormente ma necessita comunque di un po’ d’impegno per essere superato. Qui le protezioni più ravvicinate rispetto allo standard della via aiutano psicologicamente la progressione. Oltrepassate le difficoltà si prosegue lungo rampa leggermente verso sinistra attraverso arrampicata ancora in aderenza. Al termine della rampa è presente la sosta subito al di sotto dello strapiombetto che chiude la parete. 30m, 5c+.

La linea del quinto tiro, 5c+

La sesta lunghezza vince inizialmente lo strapiombo poco sopra la sosta, a prima vista repulsivo ma che in realtà accoglie buone prese. Il tratto risulta comunque essere fisico ma le protezioni ravvicinate facilitano un po’ la progressione. Al termine delle difficoltà si entra in un diedro appena accennato che culmina lungo spigoletto. Qui sono concentrate le difficoltà maggiori del tiro con prese mai veramente nette su parete verticale. Usciti dallo spigolo si affronta la placca seguente che corre appoggiata verso sinistra ma sulla quale non sono presenti protezioni. La sequenza è resa ulteriormente difficoltosa dalla polverina fastidiosa che è presente lungo tutto il tratto e che costringe a movimenti, in aderenza, sempre attenti e ponderati. Raggiunto il boschetto, in alto a sinistra, si sosta. 30m, 6a+.

Enrico sul tetto della sesta lunghezza, 6a+.

L’ultima lunghezza allo stato attuale non è percorribile. La vegetazione ha purtroppo inglobato tutta la parte superiore della parete e la linea non è più visibile. E’ possibile in ogni caso uscire seguendo verso destra la cengia oltre la sosta fino a che non si raggiunge la radura sommitale zig-zagando dove il percorso lo consente.

Giardinaggio per raggiungere la vetta.

Via sicuramente da ripulire ma nel complesso offre spunti di arrampicata interessanti. Belli sono soprattutto i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida alla ricerca dei punti più deboli della parete. La chiodatura è un po’ datata ma buona, a tratti però distanziata e discutibilmente posizionata. Buona soluzione per una mezza giornata se si è in zona.

Sofia

La giornata promette tempo stabile solamente la mattina e optiamo quindi per qualcosa di corto giusto per mettere le mani sulla roccia senza dover aspettare un’altra settimana. Ci dirigiamo quindi alle Coste dell’Anglone nel settore della Piramide Lakshmi per affrontare una linea decisamente poco battuta: Sofia.

Il primo tiro inizia lungo breve ma solido pilastrino che si approccia rimanendo inizialmente in prossimità del suo spigolo di sinistra dove la parete è più libera da terra e fogliame. Superati una serie di risalti rocciosi, in prossimità di un flebile arbusto a metà parete, si traversa verso destra in direzione di un albero decisamente più grande alla cui sinistra inizia un diedro fessurato. Si segue quest’ultimo che prosegue lungo sezione caratterizzata da roccette abbastanza instabili e che lasciano presto spazio a ghiaione. Questo si affronta lentamente per evitare di scaricare troppa roba sul sentiero sottostante e puntando all’apertura tra gli alberi poco più a destra rispetto alla verticale. Poco prima della parete successiva si sosta su arbusto. 32m, IV+.

Simone lungo il primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza supera l’albero di sosta verso destra per giungere alla base di un evidente diedro fessurato, protagonista del tiro. Nonostante allo stato attuale sia abbastanza sporco, la polvere non disturba più di tanto visto che gli appoggi lungo le pareti laterali sono belli netti e la fessura centrale tutto sommato pulita. L’arrampicata è piacevole e mai difficile e solo un passo verso la fine del diedro impegna un po’ di più. Qui infatti la verticalità è maggiore e le pareti laterali un po’ più lisce, con quella di sinistra leggermente strapiombante. Superate le difficoltà si giunge alla piccola cengia di sosta, con il cordone un po’ nascosto alla base della vegetazione, prima dell’evidente placconata che ospita il traverso del tiro successivo. 22m, V+.

Monica alle prese con il diedro del secondo tiro, V+.

Il terzo tiro si svolge finalmente lungo placconata compatta e sgombra da vegetazione anche se la polverina presente sugli appoggi richiede un’arrampicata attenta visto anche che i passi sono spesso in aderenza. Dalla sosta si sale verticalmente rimontando una bella lama staccata e proseguendo lungo la fessura successiva. A questa si preferisce però un breve traverso verso destra che rappresenta il passo più duro della lunghezza. Le prese sono limitate ed è necessaria una bella apertura di gambe per superare le difficoltà. Da qui in poi la linea prosegue obliquando costantemente verso destra seguendo la placca chiusa dall’arco soprastante. Verso il termine è presente un secondo passo un po’ ostico, anche questo in aderenza ed apertura. Superata la rampetta finale si sosta alla base di un arbusto su minuto terrazzino. 30m, V+.

La bella placchetta del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza è breve e decisamente poco interessante sia per la qualità della roccia che per la linea che segue. In ogni caso permette di raggiungere la base del pilastrino successivo ed evitare attriti eccessivi. Si inizia con un lungo traverso verso destra che si risolve rimanendo bassi con i piedi che toccano più terriccio che roccia. Verso metà, attorno ad un arbusto, è presente un cordone nero. La linea non è molto evidente ma in generale si punta all’estrema destra della placca in direzione di un diedro poco prima di un albero la cui base si raggiunge discendendo leggermente. Il diedro lo si risale senza difficoltà particolari ma prestando attenzione alla qualità della roccia che qui non è il massimo. Al termine del diedro, in prossimità degli strapiombi gialli, si sosta. 23m, V.

Il traverso della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro è fino ad ora il più meritevole e si svolge lungo lo spigolo sinistro della parete successiva. Il passo chiave è all’inizio della lunghezza dove è necessario superare un piccolo strapiombo fisico con prese buone ma distanziate e raggiungibili solo in allungo a seguito di importante spallata. Oltre le difficoltà iniziali la linea prosegue più semplice seguendo i chiodi a parete che conducono, attraverso arrampicata divertente, alla base di una placconata compatta. Un pianerottolo alla base consente di alzarsi quel che basta, in equilibrio, per arrivare con la mano destra all’accogliente fessura poco sopra. Questa consente di spostarsi leggermente a destra e guadagnare il termine di un pilastrino dove la parete si appoggia. Seguendo il corridoio tra gli alberi si raggiunge, attraverso roccette rotte, il terrazzino foglioso di sosta. 35m, VI.

La partenza del quinto tiro, VI.

Bella è anche la sesta lunghezza che supera elegantemente una paretina fessurata. Prima di raggiungerla è però necessario superare la fascia basale composta da rocce mobili, terriccio e vegetazione. La linea non è evidente ma si punta al primo diedrino visibile, in line d’aria un paio di metri a destra della sosta, alla cui base è presente un chiodo con anello. Superato il diedrino si giunge in prossimità di un grosso arbusto. Sulla sinistra parte la fessurina dell’uscita originale non più percorribile a causa di crollo, mentre a destra dell’albero inizia una fessura più larga dove la linea prosegue. I primi metri sono sprotetti ma è facile inserire friend a protezione della progressione. La fessura offre sempre prese accoglienti ed arrampicarla è piacevole e divertente. Quasi in prossimità della cengia superiore si piega verso destra aggirando uno spigoletto e rimontando in seguito le roccette poco sopra. Qui si trova la sosta su albero. Attenzione a non smuovere troppi detriti visto il terreno instabile e la linea che passa proprio sotto la sosta. 37m, V+.

Monica in uscita dalla sesta lunghezza, V+.

Il settimo ed ultimo tiro non aggiunge nulla alla salita e si svolge principalmente lungo terreno ghiaioso ed instabile. Si prosegue quindi oltre la sosta camminando in obliquo verso destra, in direzione di un evindente boschetto, cercando di non impallinare troppo il povero assicuratore sottostante. Raggiunto il boschetto lo si supera verticalmente uscendo su terreno ancora ghiaioso ma questa volta più appoggiato. Si punta quindi ad un grosso masso poco più in alto con a fianco un cumulo di detriti, evidente seguito di attività umana. Qui passa il sentiero di rientro e si sosta a piacere su arbusto. 40m, II.

Gli ultimi metri della via, II.

Via che risente particolarmente delle poche ripetizioni. Nel complesso molto discontinua e forzata, solo un paio di tiri sono davvero meritevoli di essere saliti. Le protezioni ci sono ma è necessario integrare in molti punti per una progressione sicura. Rimane una linea alpinistica ed esplorativa, buon allenamento per vie più impegnative.

Davide Pinamonti

La giornata è splendida in tutta la regione e la temperatura alquanto gradevole, a tratti pure calda. Si sente che la primavera sta piano piano arrivando nonostante le cime siano ancora belle bianche. Purtroppo però il tempo a nostra disposizione non è molto quest’oggi ma una toccata e fuga in zona Arco la facciamo lo stesso. Ai pilastri di Mandrea ci aspetta la linea “Davide Pinamonti”.

Il primo tiro approccia la parete risalendo una breve fessurina leggermente strapiombante ma con prese sempre buone ed accoglienti. La linea da seguire, dettata dai chiodi a parete, è evidente e conduce alla base di un poco pronunciato tetto che si rimonta senza difficoltà rilevanti sfruttando le ottime maniglie soprastanti. Obliquando leggermente verso sinistra si oltrepassa un arbusto e si raggiunge l’arcata che chiude la parete. Qui parte un breve traverso verso destra che conduce direttamente alla sosta. Il traverso è caratterizzato da movimento delicato con le prese per le mani minute e gli appoggi per i piedi buoni ma distanziati che costringono ad un riassestamento difficoltoso dopo l’allungo in spaccata. Oltre lo spigoletto è presente la comoda sosta. 25m, VI.

Enrico al termine del primo tiro, VI.

Breve è la seconda lunghezza che supera elegantemente la placchetta al di sotto del tetto soprastante la sosta e che viene rimontato all’estrema destra, quando questo termina. La placca si sviluppa in traverso verso destra attraverso arrampicata d’equilibrio e di movimento. Anche qui, come lungo il tratto precedente, le prese a disposizione sono molto poche e gli appoggi per i piedi giusto accennati. La porosità della parete, nonostante sia un po’ sporca, è comunque buona ed un attento riposizionamento del baricentro consente di superare le difficoltà. Al termine del traverso si prosegue in verticale lungo bel diedro fessurato dove è posibile inserire qualche friend a protezione della progressione. Terminato il diedro, che diviene più semplice mano a mano che si sale, è presente il terrazzino di sosta. 20m, VI.

Enrico in partenza della seconda lunghezza, VI.

Anche il terzo tiro è particolarmente breve e si limita al superamento di un corto diedro fessurato con conseguente traversino verso sinistra. La roccia lungo il diedro è bella e solida ma, oltre alla fessura centrale, le pareti laterali sono prive di prese ed appoggi significativi. Il passo chiave del tiro si trova più o meno in mezzo al diedro, in prossimità di un chiodo, che si supera con movimento deciso. Oltre questo il diedro si appoggia e prosegue fino al raggiungimento di una cengetta dove il diedro torna verticale. La linea qui però piega verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e traversando fin al di sotto di un arbusto dove è presente la sosta. La qualità della roccia lungo questi ultimi metri non è per nulla buona, prestare attenzione. 20m, V+.

Il corto diedro del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza oltrepassa faticosamente verso sinistra l’arbusto di sosta che ha completamente ostruito il passaggio costringendo a sfruttare i suoi rami per muoversi lungo il terreno instabile sottostante. Qui una facile ed appoggiata rampetta conduce senza difficoltà alla base di un bel diedro dove è presente un chiodo. Un secondo chiodo si trova a metà del diedro e si raggiunge comodamente sfruttando le pareti laterali come appoggi per i piedi e la fessura centrale per le mani. Qui la parete strapiomba leggermente ed i passaggi successivi tendono ad essere un po’ fisici anche se le prese somo comunque belle lavorate. Il passo un po’ più delicato è quello in uscita per rimontare il terrazzino oltre il diedro, dopo il quale la parete si appoggia sino all’evidente albero di sosta. 20m, V+.

Simone al termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro parte esattamente come quello precedente: il grosso arbusto di sosta ostruisce il passaggio e va superato verso ovest. Questo però è molto più molesto del precedente e lo spazio di manovra è minore. Si passa cercando di rimanere in contatto con la roccia risalendo dunque un metro sopra la sosta. Superato l’ostacolo la linea prosegue a sinistra di una fessurina dove corre evidente la linea delle protezioni. Sebbene la placca dove risiede la fenditura sia bella e compatta, la si evita a favore dei più facili terrazzini limitrofi che agevolano e rendono più sicura la progressione. Si procede fino al raggiungimento di una terrazza dove scintillano un paio di fix uniti da cordame bluastro. Questa è la sosta della linea “Assedio alla parete” che corre sulla sinistra. La sosta corretta si trova alla destra dell’arbusto di destra e si raggiunge attraverso muretto composto da roccette rotte ed instabili. 25m, V+.

Gli ultimi metri del quinto tiro, V+.

La sesta ed ultima lunghezza è la più impegnativa dell’itinerario e supera una placca fessurata sino alla larga cengia dove la linea termina. Dalla sosta si traversa qualche metro verso destra per guadagnare la verticale dei chiodi a parete. Si procede verticali sino al raggiungimento di un evidente naso staccato dalla parete dove la linea piega verso destra. La severa placconata priva di prese si supera in artificiale raggiungendo così la base della fessura che accompagnerà la salita sino al termine. L’arrampicata qui non è semplice e si lavora spesso in dulfer con i piedi sulla rampetta obliqua ai piedi della fessura. Le protezioni sono ora assenti ed è necessario proteggersi a friend che è sempre possibile posizionare anche se a volte un po’ faticosamente. Il tratto non è lunghissimo ma non è per nulla banale. Le ultime roccette conducono infine alla cengia sommitale e quindi alla sosta su albero. 32m, VI+ e A0.

Enrico impegnato sull’ultima lunghezza, VI+ e A0.

Via allo stato attuale molto tralasciata con la vegetazione che spesso ostruisce il passaggio e nasconde le protezioni. E’ davvero un peccato perchè qualche tiro è interessante: il primo, il secondo e l’ultimo tra gli altri. Chiodatura buona ma che necessita di integrazioni lungo le fessure, soprattutto quella dell’ultimo tiro che impegna non poco dopo il tratto in A0. Vista la brevità è una possibile soluzione per giornate incerte oppure da integrare con qualcosa nelle vicinanze visto il rapido rientro.

Luna 85

Si prospetta una domenica poco soleggiata ma piuttosto calda. Alla ricerca di qualcosa di lungo ed allenante in vista della stagione estiva, poi non così lontana, addocchiamo una linea alle Placche Zebrata parete che, nonostante le innumerevoli vie salite in valle, non abbiamo ancora toccato. Ci dirigiamo all’attacco di “Luna 85”, classica della parete.

Il primo tiro sale il brevissimo muretto, oltre la scritta di inizio via, sfruttando l’orecchia di sinistra e raggiungendo, oltre il primo fix, un trittico di comodi buchi. Con passo deciso ed in equilibrio si entra nei buchi con i piedi ritrovandosi faccia a faccia con placconata priva di evidenti prese ed appoggi. Il primo passo in traverso verso destra per raggiungere il fix successivo è particolarmente delicato ed è necessario fidarsi bene dei piedi in allungo. Oltre questo la linea prosegue ancora in traverso per qualche metro ma questa volta gli appoggi per i piedi sono netti ed evidenti e la progressione procede rapida. Ignorando la prima linea di fix che corre verticale si raggiunge la seconda che si segue attraverso arrampicata in aderenza sino alla sosta posizionata nel canalino soprastante. Il tipo di arrampicata in aderenza e le protezioni particolarmente distanziate saranno una costante per tutto l’itinerario: valutare bene prima di proseguire perchè anche i gradi facili non sono per nulla regalati! 30m, 6a.

Enrico sul traverso del primo tiro, 6a.

La seconda lunghezza prosegue lungo lo spigolo sinistro del canale di sosta dirigendosi verso il limite visibile della parete che si aggira cambiando versante di salita. I primi metri, complice l’inclinazione della parete favorevole, si svolgono tranquilli ma una volta aggirato lo spigolo iniziano le difficoltà. Qui si torna a salire lungo placca inizialmente fessurata la quale diviene più minuta fino a scomparire mano a mano che si prosegue. Il tratto centrale si vince attraverso arrampicata d’equilibrio mentre verso il termine la parete torna ad appoggiarsi. Si sosta una volta raggiunto un terrazzino al di sotto di una fascia alberata. 35m, 5c.

La linea della prima metà della seconda lunghezza, 5c.

Il terzo tiro continua tra gli arbusti oltre la sosta in direzione di evidente cordame penzolante da tettino poco più in alto. La qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che durante la salita qualcosa rimanga in mano o scivoli sotto i piedi. Il tetto rappresenta il passo chiave del tiro. Gli appoggi per i piedi sono stranamente ed immotivatamente straunti, strano perchè per il resto della via l’usura non si rileva affatto. Le mani sono comunque buone ed attraverso passo fisico ed atletico si vincono le difficoltà. Inizia ora una placchetta d’aderenza che si segue fino alla sosta su cengetta. 35m, 5c.

La fine del terzo tiro, 5c.

La quarta lunghezza prosegue la salita inizialmente lungo il muretto compatto a destra della sosta, che si vince senza particolari difficoltà vista la conformità a gradoni della parete. Prima di entrare in un evidente canalino si traversa di netto verso sinistra passando al di sotto di un arbusto e raggiungendo così la base di un minuto strapiombetto. Le prese qui sono molto generose e quest’ultimo si supera agevolmente con un po’ di atleticismo. La placca successiva è molto breve e compatta e porta, in poco tempo, alla sosta posta subito a sinistra di un grosso albero. 30m, 5b.

Enrico all’inizio della quarta lunghezza, 5b.

Il quinto tiro inizia spostandosi di poco a sinistra della sosta per affrontare una bella placchetta fessurata. Dopo i primi metri in aderenza si raggiunge uno spigoletto che offre prese ed appoggi leggermente migliori. La linea piega ora nuovamente verso destra e nuovamente lungo placca delicata e di aderenza che vince una poco pronunciata pancia e conduce ad alberello cordonato dove si può attrezzare una sosta intermedia oppure, scelta preferibile, continuare lungo le placconate successive. I primi metri di queste ultime ospitano buone e fonde fessure e si sale tendenzialmente verso sinistra sino ad una coppia sequenziale di spit. Un passo delicato verso destra cambia direzione alla linea di salita che continua ora in obliquo verso oriente sino alla sosta attraverso arrampicata tecnica su placca d’equilibrio. 40m, 5c.

Simone in partenza al quinto tiro, 5c.

Molto bella ed impegnativa è la sesta lunghezza che vince una compattissima placconata di continuità. Dalla sosta si sale in direzione della linea di fix, molto distanziati tra loro, attraverso arrampicata sempre delicata e in aderenza. Le prese per le mani sono pressochè assenti il chè costringe ad un saggio ed attento utilizzo dei piedi che trovano poco sollievo visto che i punti per scaricarli sono rari. Terminata la parte più verticale la parete si appoggia leggermente continuando lungo una serie di pancette un po’ più semplici ma dove l’aderenza la fa ancora da padrona. Raggiunta una piccola cengetta si sosta. 30m, 6a.

Al termine della sesta lunghezza, 6a.

La linea del settimo tiro non è immediatamente visibile visto che il primo fix è bello nascosto da ciuffi d’erba e quelli successivi sono lontani dalla vista. Si sale comunque diritti per diritti oltre la sosta superando una sezione caratterizzata da roccette un po’ da verificare. Qui è nascosto il primo fix mentre la linea prosegue leggermente verso sinistra ora lungo compatte placconate. Si punta ad un canalino al di sotto di un evidente arbusto che si vince senza particolari difficoltà fino alla pancia che lo chiude superiormente. Questa è un po’ ostica: prese per le mani assenti costringono ad alzare bene i piedi rimanendo in equilibrio prima della ribaltata che permette di rimontare le difficoltà. Da qui, spostandosi di netto verso sinistra, si raggiunge la sosta. 35m, 5c.

Enrico sulle belle pance del settimo tiro, 5c.

L’ottava lunghezza è senza ombra di dubbio la più impegnativa di tutto l’itinerario sia a livello tecnico che sul piano psicologico. Si tratta di una lunghissima placconata sulla falsa riga di quella del sesto tiro ma dove l’aderenza è ancora più spietata. Qui le mani risultano inutili per gran parte della progressione ed è quindi necessario padroneggiare bene i piedi che si muovono sempre in aderenza lungo appoggi all’apparenza inesistenti. Fortunatamente il grip della roccia è ottimo. La progressione è però inesorabilmente lenta ed ogni passo è attentamente ponderato. Le protezioni, anche qui molto distanziate, vanno sempre guadagnate visto che non c’è un vero e proprio passo chiave ma che ogni singolo movimento risulta essere molto tecnico ed impegnativo. Raggiunto lo spigolo della parete si sosta sotto uno strapiombetto. Tiro molto bello ma assolutamente da non sottovalutare. Nonostante il grado sulla carta sia “umano” l’impegno per salirlo è notevole e non c’è possibilità di azzerare. 35m, 6a.

La spietata placconata dell’ottava lunghezza, 6a.

Il nono tiro è abbastanza breve e supera una severa placchetta in aderenza con chiodatura però molto ravvicinata il che rende possibile azzerare qualora non si riesca a passare in libera. Nella realtà le difficoltà tecniche non sono poi così diverse rispetto ai tiri precedenti ed una così ampia differenza di grado non è giustificata. Ad ogni modo si inizia concludendo lo spigoletto oltre la sosta superando il minuto strapiombetto e ritrovandosi così alla base della placca. Questa si supera elegantemente attraverso passo in aderenza. Sembra quasi impossibile realizzare come appoggi così piccoli permettano una progressione tutto sommato solida ed agevole con le mani che risultano, per la maggior parte del tempo, del tutto inutili se non per rinviare. Oltre la placca è presente un terrazzino dove si sosta. 20m, 6c.

Simone sul tratto chiave della via, 6c.

La decima lunghezza riparte verso destra seguendo un lungo traverso che aggira per interezza la severa placconata soprastante dove passa una recente linea di fix scintillanti. Il traverso non presenta difficoltà eccessive ma le protezioni distanti e l’arrampicata principalmente in aderenza costringono comunque a prestare attenzione e a muoversi con cautela. Terminato il traverso si risale un canale composto da roccette rotte ed intervallato da qualche ciuffo d’erba dove le difficoltà terminano. La roccia qui non è il massimo ma il tratto è breve e si raggiunge rapidamente la sosta prima della placca successiva. 35m, 5c.

Enrico sulla decima lunghezza, 5c.

L’undicesimo tiro è abbastanza breve e torna a salire lungo placconata solida e priva di appigli. I primi passi non destano troppa preoccupazione ma presto la parete si verticalizza e le difficoltà aumentano. L’arrampicata è la stessa dei tiri precedenti così come lo stile di chiodatura: movimenti lenti e delicati in aderenza si alternano tra protezioni distanti. La linea sale tendenzialmente in verticale anche se non tutti i fix sono immediatamente visibili per via della vegetazione a parete. Raggiunta una piccola cengia si sosta comodamente. 20m, 6a.

L’inizio dell’undicesimo tiro, 6a.

La dodicesima lunghezza parte con un traverso verso sinistra un po’ in obliquo e supera una serie di placchette appoggiate e tendenzialmente sporche che rendono la progressione più difficoltosa di quanto non lo sia realmente. Al termine del traverso si riguadagna la verticalità proseguendo in direzione di un piccolo tettino che chiude la placca. Qui inizia una sezione caratterizzata da rocce rotte e particolarmente instabili che si seguono in obliquo verso destra fino ad una sosta aerea. 30m, 5b.

La linea del dodicesimo tiro, 5b.

Il tredicesimo ed ultimo tiro è lungo e permette di guadagnare la cima della fascia rocciosa e quindi il sentiero di rientro. Dalla sosta ci si sposta verso destra in direzione di un diedrino che si supera facilmente. Segue un’ultima placchetta che si vince con il solito passo in aderenza. Da qui in poi la linea segue dapprima un diedro costellato da generose prese ed in seguito una serie di semplici risalti rocciosi. Proseguendo ora senza difficoltà si percorrono gli ultimi metri che separano dalla larga cengia di sosta dove inizia anche la traccia per il rientro. 45m, 5a.

Le facili roccette terminali, 5a.

Via da non sottovalutare. Nonostante i gradi sulla carta siano contenuti, la chiodatura distanziata e la tipologia di arrampicata richiedono assoluta padronanza del grado e dello stile in placca pura. Nel complesso è una linea che offre bellissimi passaggi in aderenza dove fidarsi bene dei piedi è spesso l’unica alternativa. L’impegno e l’ingaggio sono elevati e la soddisfazione, una volta in cima, è tanta, così come la fatica, la stanchezza ed il dolore ai piedi!

Archai

Giornata che stando alle previsioni metereologiche doveva essere bella e soleggiata ma che invece si è rivelata coperta e fredda, complice anche un fastidioso venticello. Oramai siamo scesi in valle e non ci resta che soffrire in silenzio e sfruttare la mattinata. Ci dirigiamo alle Coste dell’Anglone intenti a salire “Archai”.

Il primo tiro inizia risalendo la rampetta appoggiata, e caratterizzata da rocce rotte, che si sviluppa oltre la scritta blu che identifica la linea. Un breve traverso verso sinistra porta al di sotto della verticale di salita identificabile da chiodi a parete e da cordone poco più in alto. La roccia ora è migliore e solida. Si sale lungo il muretto ben manigliato che conduce alla base di uno strapiombetto con prese superiori molto accoglienti. Queste permettono, attraverso passo leggermente atletico, di superare le difficoltà e di rimontare sulla terrazza soprastante caratterizzata da roccia instabile e sassi staccati. Muovendosi con cautela per evitare di impallinare l’assicuratore sottostante ci si dirige poco più a destra fino a raggiungere l’anello di sosta. 25m, V+.

Simone lungo il primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte ancora verso destra per terminare la terrazza e raggiungere così una placchetta leggermente appoggiata da affrontare in aderenza. Il primo passo, per raggiungere la comoda fessura orizzontale, è probabilmente il più complesso e richiede equilibrio e decisione. La linea piega ora verso destra giusto un paio di metri dove risale un diedrino per tornare in seguto lungo bella placconata compatta. Si inizia ora ad obliquare verso sinistra fintanto che un tettino non chiude la parete e costringe ad un traverso orizzontale. Senza appoggi netti nè buone prese per le mani ci si muove in aderenza sino alla sosta. Al nostro passaggio, lungo questo ultimo tratto, erano presenti 2 fastidiose colate che hanno reso il tutto più aleatorio. Evitare dopo periodi di abbontanti piogge. 25m, VI.

La delicata placca all’inizio della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro traversa di netto verso sinistra per rimontare lo strapiombetto che chiude la parete nel punto in cui oppone meno resistenza. L’arrampicata, vista l’inclinazione della parete, è semplice e ci si muove sempre lungo buoni appoggi. Prestare solo attenzione al fatto che non ci sono protezioni e che non è possibile integrare. Raggiunto un cordone penzolante si torna a salire verticali lungo muretto breve ma esplosivo. Le prese ci sono tutte ma è necessario un piccolo lancetto per raggiungere quelle a filo di bordo che permettono di rimontare sulla cengia successiva. Procedendo in direzione della parete seguente si giunge alla sosta. 25m, VI+.

Simone prima del passo chiave del terzo tiro, VI+.

Molto interessante è la quarta lunghezza che vince in sequenza una serie di diedri fessurati. Il primo parte subito oltre la sosta ed è caratterizzato da stretta fessurina dove è possibile inserire friend a protezione della progressione. Le difficoltà qui sono tutto sommato contenute complici i buoni appoggi lungo le pareti laterali. Un passaggino leggermente fisico permette di terminare il diedro e passare alla fessura successiva. Questa è molto più larga ed i primi metri si vincono in dulfer. La chiodatura qui è essenziale ed un po’ distanziata, richiedendo decisione nei movimenti. Terminata anche questa fessura ci si sposta a sinistra ora lungo bella placca compatta dove le difficoltà diminuiscono. Raggiunta una minuta terrazzina si sosta comodamente. 30m, VI.

L’inizio della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro segue la falsa linea di quello precedente ancora lungo fessura iniziale e placca successiva. Il passo per raggiungere la fessura però si svolge lungo muretto scarno di buone prese e le difficoltà si fanno sentire. Un movimento delicato su verticali svasi permette di guadagnare lo zoccolo di sinistra e di continuare lungo terreno più semplice. Il tratto può essere azzerato, noi in libera lo abbiamo trovato abbastanza ostico, attorno al VII/VII+ vista anche l’usura degli appoggi per i piedi. La fessura successiva si stringe solo verso il termine dove è possibile inserire un friend grande per proteggere la delicata ribaltata successiva. Una seconda fessura più breve conduce ad una placchetta, attraversata da liste orizzontali abbastanza svase, che si vince attraverso arrampicata di movimento. Si rimonta quindi su breve cengia dove inizia un bel traverso verso sinistra lungo muro compatto ed abbastanza manigliato. Le protezioni sono distanziate ma è sempre possibile integrare inserendo materiale nelle fessure orizzontali. Al termine del traverso una larga cengia invita alla sosta. 35m, VII/VII+ oppure VI e A0.

Enrico al termine del quinto tiro, VII/VII+ o VI e A0.

La sesta lunghezza prosegue a destra della sosta lungo muretto verticale ben appigliato. Si raggiunge in breve la base di una bella placconata dove la linea piega prepotentemente verso sinistra in direzione dello spigolo della parete. I primi passi si svolgono lungo buone fessure, soprattutto a destra del cordoncino bianco, mentre prese ed appigli vanno via via scomparendo mano a mano che si prosegue con il traverso. L’arrampicata diviene principalmente di movimento ed equilibrio e le difficoltà si fanno massime in prossimità dello spigolo dove è presente un ostico passaggio su minute tacchette con appoggi per lo più assenti. Solo il bordo dello spigolo, una volta raggiunto, permette di respirare un po’ e vincere il facile muretto terminale. Quest’ultimo passaggio può essere azzerato, in libera si aggira attorno al VII grado. 30m, VII oppure VI e A0.

Simone sul passo chiave della sesta lunghezza, VII o VI e A0.

La settima lunghezza è breve e raggiunge la base del diedro rosso che accompagna il tiro successivo. Dalla sosta si segue verso sinistrala terrazza alberata in direzione di un cordone sullo spigolo. Si oltrepassa quest’ultimo facilmente facendo però attenzione alla qualità della roccia che in questo tratto non è per niente eccelsa. Un canalino conduce alla parete successiva dove si supera un breve muretto e si arriva, muovendosi ancora un po’ verso sinistra, alla sosta. Alcune relazioni mostrano la linea di questo tiro leggermente diversa avventurandosi lungo gli sfasciumi rocciosi verticali alla sosta e procedendo in seguito verso sinistra fino ad un diedro in cui sono presenti dei vecchi cordoni per la sosta. Noi abbiamo optato per questa soluzione avendo come riferimento una di queste guide ma lo sconsigliamo assolutamente: i vecchi fix e chiodi sono visibilmente stati rimossi lasciano solamente i filetti ad uscire dalla parete ed anche la vegetazione è divenuta molesta. 20m, V.

Il traverso iniziale, corretto, del settimo tiro, V.

L’ottava lunghezza segue il diedro giallo oltre la sosta per tutta la sua interezza fino a che un pronunciato tetto non lo chiude superiormente. Il diedro è fessurato ed è sempre possibile integrare le protezioni in loco distanziate tra loro. L’arrampicta è sempre piacevole e mai fisica se si riescono a sfruttare bene le pareti laterali ricche di appoggi. Le difficoltà si fanno leggermente più marcate lungo il tratto superiore del diedro dove la parete si verticalizza poco al di sotto di un evidente cordone sullo spigolo. Un passo deciso permette di raggiungerlo e di proseguire, ora attraverso arrampicata più semplice, fino alla sosta sulla destra. 23m, VI.

Simone al termine del diedro rosso dell’ottava lunghezza, VI.

Il nono tiro traversa al di sotto del pronunciato tetto per uscirne sulla sinistra dove questo sporge meno. Si inizia aggirando un grosso blocco con freccia bianca ad indicare la linea di passaggio. La roccia qui non è buona, attenzione soprattutto agli appoggi per i piedi. Aggirato il masso si procede lungo placchetta gialla, appoggiata e proteggibile a dadi nella fessurina che corre immediatamente alla sua destra. Si raggiunge in breve anche una fessura più ampia, proprio all’attacco del tetto, dove è possibile inserire un friend più solido. Aggirato lo spigolo di sinistra si prosegue lungo bella lama che purtroppo presenta evidenti segni di usura sugli appoggi per i piedi il chè rende questa sezione più difficile di quanto lo sia. Le protezioni distanziate e l’impossibilità di integrare richiedono una progressione decisa e convinta. Al termine della lama si piega leggermente verso destra raggiungendo così la terrazzina di sosta. 30m, VI.

La lama finale del nono tiro, VI.

La decima lunghezza vince la bella placca compatta oltre la sosta. I primi metri passano senza difficoltà rilevanti, almeno fino al primo fix dove inizia un breve traverso verso destra. Qui la placca è fessurata e le mani trovano sempre buoni appigli mentre i piedi si affidano, in aderenza, all’attrito tra le scarpette e la roccia. Continuando ancora verso destra si raggiunge una cengetta dove la linea prosegue, ora verso sinistra, lungo il muretto successivo. Le generose prese a parete permettono una progressione agevole ed in breve si raggiunge una terrazzina alberata dove si sosta. 25m, VI.

Enrico impegnato sulla placca della decima lunghezza, VI.

Bello è l’undicesimo ed ultimo tiro che si svolge inizialmente lungo evidente diedro fessurato per poi proseguire lungo placca intervallata da tettino. L’inclinazione della parete e gli ottimi appoggi laterali rendono il diedro molto piacevole da salire e le protezioni distanziate possono essere spesso integrate. Al termine del diedrino un breve traverso verso destra conduce alla placchetta successiva che collide con pronunciato strapiombetto. Le prese superiori sono buone ma è necessario alzare bene i piedi per superare il tetto con l’appoggio chiave che è leggermente liscio. Una volta al di sopra si termina la placconata che si fa via via più semplice mano a mano che si prosegue. Un ultimo muretto finale conduce alla terrazza sommitale e quindi alla sosta. Tiro un po’ tortuoso nella parte centrale, assicurarsi di allungare bene le protezioni. 32m, VI.

La linea dell’ultimo tiro, VI.

Via meritevole, continua nelle difficoltà e ben ripulita dalla vegetazione. La linea serpeggia alla ricerca del percorso che offre meno opposizione e vince elegantemente le difficoltà che incontra. Le protezioni ci sono ma è spesso necessario integrare e, laddove questo non è possibile, è necesario sapersi muovere bene attraverso arrampicata ponderata ma decisa. I passaggi più difficili possono essere azzerati, come specificato nelle relazioni, anche se possono essere tranquillamente superati in libera. Peccato solo che in alcuni punti gli appoggi risultano essere leggermente consumati dal tempo.

X-Files

Settimana particolarmente brutta e piovosa ed anche il sabato non ha regalato che nubi, chissà se c’è qualcosa di asciutto da qualche parte… Per sicurezza e non rischiare di fare un viaggio a vuoto optiamo domenica per qualcosa di corto e sportivo così che nell’evenienza che non si riesca a proseguire ci si cala. Ci dirigiamo dunque pieni di speranze al monte Colt per affrontare la via “X-Files”.

Il primo tiro è molto bello e segue l’evidente fessura leggermente strapiombante che obliqua verso sinistra. I primi metri si vincono attraverso passi decisi ma su prese sempre decenti che consentono di guadagnare terreno ed entrare nel diedro fessurato che caratterizza questa lunghezza. Qui l’arrampicata è molto piacevole con i piedi che si muovono lungo gli appoggi delle pareti laterali e le mani che corrono nella fessura con buone prese. Terminato il diedro si rimonta un piccolo pulpito dove la parete si apre e la linea si verticalizza. Si vince quindi un secondo diedro, più breve e delicato, dal quale si esce sulla destra per raggiungere la terrazzina di sosta. Tiro sulla guida a nostra disposizione gradato 6b+, probabilmente dovuto al boulderino iniziale, ma oltre questo si arrampica sempre almeno mezzo grado in meno. 30m, 6b+.

Simone impegnato sul primo tiro, 6b+.

La seconda lunghezza riparte lungo fascia rocciosa molto delicata e particolarmente instabile. Dalla sosta si procede in verticale giusto un paio di metri per poi iniziare un breve traverso verso destra fino alla verticale di un evidente diedro fessurato. Qui la roccia migliora sensibilmente e l’arrampicata prosegue lungo placchetta che collide direttamente con il diedro. Questo è molto bello ed inizia con passo atletico ma su prese buone. Si continua sfruttando la bella fessura che lo fende e consente di arrampicare a gambe aperte con i piedi che poggiano lungo le pareti laterali. Il diedro termina su piccolo terrazzino dove si sosta agevolmente. 25m, 6a.

La partenza della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro è molto fisico e strapiombante ed ospita, a nostro parere, i passi chiave della via. La parte iniziale si svolge su bella placchetta compatta che si vince senza difficoltà rilevanti. In breve si raggiunge la fascia strapiombante con passo iniziale molto boulderoso e di difficile interpretazione: si sfruttano le roccette a sinistra della placchetta che consentono di azarsi e raggiungere con le mani le scomode prese sopra il tettino che si tengono quanto possibile per spallare ed arrivare ad una buona presa sulla destra poco sopra al fix. Da qui la linea si sposta verso sinistra passando attraverso le naturali aperture tra gli strapiombetti che ospitano prese decenti ma che mettono a dura prova la resistenza. Si giunge quindi su di una breve placchetta con uscita delicata per via del cornicione superiore molto svaso. Oltre questa è presente la cengia di sosta. 25m, 6b.

Il muretto strapiombante del terzo tiro, 6b.

La quarta ed ultima lunghezza affronta il tetto soprastante la sosta aggirandolo sulla destra dove un breve diedrino permette di vincerlo. Per raggiungerlo è però necessario salire prima una breve placchetta appoggiata senza difficoltà rilevanti. Raggiunto il diedrino lo si segue per poi traversare verso sinistra e rimontare al di sopra del tetto attraverso passo strano ma di soddisfazione. Inizia ora una bella placchetta che collide con diedro fessurato e che si segue fino ad un secondo tettino questa volta più minuto. Il movimento per superarlo non è comunque banale ed è necessaria una scalata in dulfer lungo la fessura di sinistra. Al termine delle difficoltà la parete si appoggia ed in breve si raggiunge il culmine della fascia rocciosa dove si sosta. 35m, 6b.

Enrico poco prima del passo chiave dell’ultima lunghezza, 6b.

Bella linea seppur breve. L’arrampicata si svolge su roccia quasi sempre buona, tranne il tratto iniziale del secondo tiro, e la chiodatura è corretta, non necessita di integrazione alcuna. La difficoltà maggiori si incontrano nel terzo tiro dove l’arrampicata è di continuità lungo strapiombetto. Passi interessanti e meritevoli sono cosparsi lungo tutto l’itinerario rendendo l’arrampicata sempre godibile.

Poison Ivy

In una fredda e ventosa giornata di inizio novembre ci dirigiamo in val d’Adige alla ricerca di quel tepore che rimane illusorio. La mattinata non invoglia a mettere le mani sulla roccia ma ormai il viaggio lo abbiamo fatto e gli zaini sono già in spalla. Ci rechiamo alla parete in zona “Cà di Sopra” per salire la via “Poison Ivy”.

Il primo tiro inizia risalendo una rampetta appoggiata che si fa faticosamente spazio attraverso la pronunciata vegetazione che ricopre la parte inferiore della parete. Raggiunto un evidente terrazzino si prosegue senza difficoltà lungo una seconda paretina appoggiata sulla falsa riga di quella precedente. Anche questa è molto breve ed in poco tempo si raggiunge un terrazzino più largo dove la linea prosegue verso destra e dove ci si incammina fino ad incontrare un caratteristico tunnel formato da grosso masso appoggiato alla parete principale. Si entra nel tunnel e si sbuca rimontando un piccolo masso che conduce direttamente alla comoda cengia di sosta. 30m, III.

Martina al termine del primo tiro, III.

Bella è la seconda lunghezza che sale finalmente lungo paretina verticale seguendo inizialmente un breve diedro appoggiato che si abbandona in prossimità dell’evidente tettino a forma di naso. L’arrampicata è bella su roccia solida anche se al nostro passaggio la prima parte del tiro era abbastanza bagnato sul passo chiave. Le protezioni sono invece in stile alpinistico e distanziate tra loro, è quindi necessario integrare per una progressione sicura. Raggiunto il tettino un difficile passo in aderenza verso sinistra conduce alla base di una placchettina di movimento dove le difficoltà sono tutt’altro che terminate. Le prese sono infatti inizialmente storte e scomode ma mano a mano che si sale si aprono fessure e gli appoggi per i piedi migliorano. Al termine della placca è presente la sosta un po’ aerea. 25m, V+.

La linea della seconda lunghezza, V+.

Del terzo tiro si salvano i primi metri che si svolgono lungo diedro appoggiato di interpretazione non immediata. Il resto della lunghezza ospita sì i passi chiave ma si svolge lungo roccia discutibile. Dalla sosta si traversa leggermente verso destra fino alla base del diedro che si risale sfruttando la fessura di destra sia per la progressione che per inserire protezioni rapide. Si giunge quindi su parete più appoggiata e frastagliata che porta, senza difficoltà rilevanti, fino ad un muretto più verticale che si vince attraverso arrampicata di movimento prestando particolare attenzione a ciò che si tiene. Il tratto è fortunatamente protetto a fix e, dopo un breve traverso verso destra, si giunge alla sosta. 25m, V.

Martina al termine del terzo tiro, V.

L’ultima lunghezza riparte con passo non banale per rimontare lo strapiombetto iniziale. Sfruttando il pilastrino di sinistra si guadagnano i primi metri che consentono di raggiungere, attraverso un breve traverso, lo spigolo della parete. Questo è ben appigliato e le difficoltà scemano mano a mano che si prosegue. In prossimità della fine della parete si entra in un corridoio sulla sinistra dove si affrontano le ultime roccette prima di raggiungere il boschetto sommitale dove si attrezza l’ultima sosta su arbusto a piacimento. 20m, IV+.

L’inizio dell’ultima lunghezza, IV+.

Via breve con solo le due lunghezze centrali veramente interessanti. Lo stile tendente all’alpinistico necessita di saper integrare le protezioni presenti laddove necessario ma nel complesso la progressione risulta essere sicura. Buona soluzione per giungere alle pareti superiori e concatenare con qualcos’altro.

Castagnarte

Il weekend con temperature da inizio primaversa ci spinge in valle per godere a pieno del sole che scalda le pareti. Ci dirigiamo verso la sempre affollata parete di Pezol certi comunque che la via che abbiamo scelto fosse libera per via delle difficoltà poco consuete rispetto alle altre linee della parete e per il fatto che si trovino poche informazioni al riguardo. Siamo alla base di “Castagnarte”.

Il primo tiro rimonta inizialmente i terrazzini terrosi che conducono alla base della parete principale dove è presente una coppia di evidenti cordoni bianchi. Un fix poco più a destra indirizza la salita che supera lo strapiombetto basale laddove questo è meno pronunciato. La roccia è caratterizzata da conformazioni ad alveare che non sono mai comode e dove si è sempre alla ricerca delle prese migliori. Il passo per superare le difficoltà è da ricercare e non è per nulla banale richiedendo forza, equilibrio e soprattutto decisione. Superato lo strapiombetto la parete si appoggia leggermente proseguendo lungo placchetta di movimento con prese migliori. Dopo qualche metro di arrampicata verticale inizia un traverso verso sinistra, con passo iniziale d’equilibrio, che scema rapidamente una volta raggiunte le cengette terrose. Qui si punta allo spigolo sinistro della parete oltre il quale è presente la sosta sotto un tettino. Tiro carino anche se un po’ sporco: le prese sono infatti spesso ricoperte da fastidiosa polverina. Il passo iniziale è probabilmente il più difficile di tutta la linea nonostante il grado proposto non gli renda totalmente giustizia. 30m, 6b+.

Simone sul passo chiave del primo tiro, 6b+.

La seconda lunghezza è senza dubbio la più interessante e si snoda lungo compattissima placconata fessurata. Si parte leggermente a destra della sosta per sfruttare la rampa basale ed alzarsi i primi metri sino a raggiungere un bel buco rovescio al di sotto del tettino. Alzando bene i piedi ci si allunga di molto verso destra raggiungendo una coppia di comode e fonde fessure che permette, attraverso passo d’equilibrio, di rimontare le difficoltà. Senza alzarsi troppo si inizia ora un traverso verso sinistra sfruttando le sempre buone prese per le mani con i piedi, al contrario, spesso a spalmo su placca liscia. Si conquista quindi lo spigolo sinistro della parete dove si torna a progredire in verticale attraverso arrampicata ora più semplice. Solo un passo verso il termine del tiro torna ad impegnare la progressione dove le prese non sono più così buone e gli appoggi per i piedi quasi assenti, costringendo a movimenti in aderenza. Si raggiunge dunque il culmine della paretina che si rimonta sostando in seguito sulla destra. Durante la nostra salita una fastidiosa pianta di spine ostacolava la progressione verso metà lunghezza, un coltellino avrebbe fatto comodo. 35m, 6c.

Enrico sulla bella placca della seconda lunghezza, 6c.

Il terzo tiro continua sulla destra ancora lungo placca inizialmente priva di evidenti prese ed in seguito molto frastagliata. Si inizia spostandosi di un paio di metri verso destra fino a raggiungere la base della placchetta che si rimonta attraverso passo d’equilibrio e facendo squat sulla gamba destra. Si continua ora su paretina appoggiata attraverso arrampicata di movimento e puntando all’evidente ed accogliente lama di sinistra che si segue sino al suo termine. La linea ora si semplifica seguendo la serie di fessure alternate da qualche minuta cengetta. Superato un arbusto con cordone ci si sposta leggermente sulla sinistra fino ad incontrare 2 fix sui quali attrezzare la sosta. 30m, 6b.

Il muretto del terzo tiro, 6b.

Breve è la quarta lunghezza che evita comunque eccessivi attriti delle corde visto che il tiro successivo è poco lineare. La linea è evidente ed obliqua costantemente verso destra seguendo gli altrettanto evidenti cordoni a parete. I primi metri sono facili e caratterizzati da una serie di terrazzini che si vincono agevolmente grazie alle numerose ed accoglienti fessure che compongono questo tratto di fascia rocciosa. Si giunge quindi a una breve ma piacevole placchetta verticale che si vince sfruttando le buone fessure un po’ nascoste dalla vegetazione. Con un breve traverso finale in aderenza si arriva infine alla sosta. 20m, 6a+.

La linea della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro non offre particolari emozioni e si limita a salire le ultime roccette che separano dalla larga cengia soprastante. Si inizia vincendo la breve rampetta di sinistra attraverso arrampicata semplice e raggiungendo così un primo cordone. Proseguendo lungo una serie di risalti rocciosi, intervallati da terrazzini terrosi, si termina la parete senza difficoltà rilevanti. Giunti al boschetto lo si attraversa verso destra ed in leggera discesa raggiungendo così la base della parete successiva in prossimità di un grottino dove è evidente la linea di fix del tiro successivo. 35m, 5a.

Simone sul quinto tiro, 5a.

La sesta lunghezza risale l’evidente parete strapiombante oltre la sosta. A parte i metri iniziali la roccia lungo il tiro è decisamente scadente ed è necessario prestare particolare attenzione sia a prese che appoggi. Arrampicati i primi facili metri si supera in A0 una pancia severa, e priva di appigli, per giungere alla base di un diedro strapiombante e fessurato. Qui la distanza tra le protezioni costringe a tornare ad arrampicare attraverso movimenti particolarmente fisici su roccia discutibile. L’azzeramento non è semplice ma con una coppia di friend è fattibile. Mano a mano che si sale il diedro questo si appoggia e diviene più arrampicabile fino all’uscita su cengetta. Qui si sosta a piacimento su albero o clessidre da attrezzare. Tiro nel complesso forzato, brutto e poco interessante: la linea poteva tranquillamente fermarsi prima ed uscire a piedi in cengia verso sinistra. 22m, 7a e A0 oppure A1.

L’impegnativo strapiombo del sesto tiro, 7a e A0 o A1

Anche il settimo ed ultimo tiro non regala emozioni particolari concludendo la parete attraversando brevi muretti intervallati da sporchi terrazzini. Le difficoltà sono limitate e i problemi maggiori si incontrano per via del terreno vegetativo e poco stabile. Si raggiunge infine una larga terrazza poco a sinistra rispetto alla verticale di salita dove si attrezza l’ultima sosta su albero in prossimità dell’uscita della linea “Claudia 22”. 20m, 6a.

Via dalle 3 facce: belli e meritevoli i primi 2 tiri anche se allo stato attuale un po’ sporchi. I 3 tiri successivi fino alla larga cengia perdono interesse mano a mano che si procede mentre gli ultimi 2 tiri per raggiungere la vetta sono troppo forzati e non aggiungono nulla alla salita. Rimane comunque un buon allenamento con una notevole vista sul lago di Garda che salva la giornata.

L’Ombra e l’Apparizione del Mondo

Altro weekend di gennaio all’insegna del bel tempo, almeno a sentire le previsioni. Il cielo però rimane velato ed il sole promesso è solo un miraggio al di là delle nubi. Poco male, ci si scalderà arrampicando. Scendiamo in valle del Sarca e parcheggiamo in centro a Dro. Direzione Coste dell’Anglone, Anglone Nord, via “L’ombra e l’apparizione del mondo”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto grigio oltre il nome della via che si vince rimanendo il più possibile sulla destra. Si raggiunge una larga cengia dove la linea prosegue lungo la parete successiva obliquando decisamente verso sinistra. La qualità della roccia e le protezioni distanziate costringono ad un’arrampicata oltremodo attenta e ponderata. Dopo un lungo traverso con chiodo nel mezzo iniziano ad apparire un po’ di cordoni che invitano a proseguire più in verticale. Si supera infatti un muretto leggermente strapiombante ma con buone prese e, attraverso un breve passaggio atletico, si raggiunge un piccolo tettino dove la linea torna a traversare verso sinistra. L’arrampicata qui è di movimento ed equilibrio ed in breve si raggiunge la sosta da attrezzare. 30m, VI.

Gli ultimi metri del primo tiro, VI.

La seconda lunghezza prosegue in verticale lungo bel muretto con passaggi tecnici ma mai faticosi. Si inizia però rimontando i primi metri atleticamente per superare lo strapiombetto subito oltre la sosta. Gli appigli ci sono tutti e sono anche generosi garantendo il superamento del tratto in maniera agevole. La parete successiva del tiro richiede invece un’arrampicata delicata e sempre di movimento alla ricerca delle sezioni più deboli della parete. Le difficoltà si incontrano nella parte superiore dove si affronta una placchetta tecnica chiusa da piccolo tettino. Questo si evita iniziando un traverso verso destra che conduce in prossimità dello spigolo della parete il quale si oltrepassa abbassandosi leggermente e proiettandosi oltre. Qui si sosta. 25m, VII.

Enrico impegnato sulla seconda lunghezza, VII.

Il terzo tiro è il più caratteristico dell’itinerario e supera un lungo e stretto camino claustrofobico. Si parte però vincendo il diedrino oltre la sosta che, spostandosi verso destra, conduce ad un minuto terrazzino. Qui la linea prosegue attraverso una serie di risaltini rocciosi sino all’interno del camino. Questo è estremamente stretto e se si ha con sè lo zaino è anche molto difficile da interpretare visto che si è praticamente impossibilitati a lavorare d’opposizione con la schiena su di una parete e gli arti sull’altra. Lungo il camino si trovano poche protezioni molto distanziate tra loro ed è difficile integrare rendendo l’arrampicata psicologicamente provante se non si è abituati a calpestare questi tipi di terreno. Lo sporco e la polverina che inevitabilmente si formano su entrambe le pareti sicuramente non aiuta. Attenzione anche a non entrare troppo all’interno del camino per non rimanerci incastrati, meglio stare un po’ più all’esterno dove lo spazio di manovra è migliore. Il camino si allarga solo verso il termine dove finalmente si esce sul pilastro di sinistra, si superano le ultime roccette e si sosta. 40m, V.

La partenza del terzo tiro prima del camino, V.

Bella e sostenuta è la quarta lunghezza che vince inizialmente un muro strapiombante e prosegue infine su placca tecnica. Dalla sosta ci si alza leggermente per iniziare un breve traverso verso destra rimanendo al di sotto del tettino soprastante. Ci si muove lungo belle fessure verticali attraverso arrampicata atletica. Nel punto più debole si supera lo strapiombetto e si prosegue ancora in verticale per alcuni metri seguendo le protezioni a parete. Si inizia dunque ad obliquare verso sinistra superando gli strapiombetti successivi ancora atleticamente ma con, ogni tanto, qualche buon punto dove poter riposare un po’. Quando la parete si appoggia leggermente inizia una placchetta tecnica con movimenti un po’ in allungo ma su buone fessure che consentono di rimontare la cengia soprastante. Qui una serie di roccette rotte ed abbastanza instabili porta alla comoda sosta su terrazza. Tiro meritevole ma un po’ tortuoso, ricordarsi di allungare bene le protezioni per evitare eccessivi attriti verso il termine. 35m, VII.

Simone impegnato all’inizio della quarta lunghezza, VII.

Il quinto tiro è breve e supera l’evidente placconata grigia che si sviluppa a sinistra della sosta. I primi metri si vincono grazie ai buchi ed alle fessure di cui è costellata la parte inferiore della placca che permettono di guadagnare rapidamente metri. Nella parte superiore si arrampica invece lungo il pilastro che forma lo spigolo di sinistra al di sopra del quale inizia un passaggino tecnico e non banale d’equilibrio. Si alzano i piedi quanto basta per raggiungere il culmine superiore della parete che consente di ribaltarsi su cengia. Si procede dunque verso la parete gialla successiva dove si continua in facile traverso verso destra sino al raggiungimento della sosta. 25m, VI.

La placconata del quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza è molto elegante ed obliqua costantenemente verso destra al di sotto degli evidenti tetti per poi superarli in maniera più agevole. Dalla sosta si vince lo strapiombetto iniziale attraverso passo boulderoso e fisico che slega un po’ dal contesto arrampicatorio seguente. Qui infatti ci si inizia a muovere educatamente, seguendo le evidenti protezioni a parete, lungo gocce e piccoli conglomerati. La progressione richiede spesso equilibrio e sono rari i punti in cui serve un po’ di forza per progredire. Al termine della fascia gialla si rimonta un piccolo terrazzino che fa da base ad un diedrino grigio appoggiato e fessurato. Il passo per superarlo è un po’ da ricercare uscendone poi sul pulpito di destra. A difficoltà oramai terminate si continua superando una serie di roccette rotte e raggiungendo infine il terrazzino di sosta. 35m, VI+.

Enrico impegnato sulla sesta lunghezza, VI+.

Il settimo ed ultimo tiro riparte sullo spigolo a destra della sosta che si vince attraverso passo delicato e non banale raggiungendo così una più semplice rampetta che obliqua verso sinistra. Si raggiunge presto anche la base di un contenuto strapiombetto con ottime prese sommitali che permettono un superamento agevole. Inizia ora la parte terminale del tiro e della via caratterizzata da bella placchetta compatta con qualche sasso mobile solo verso la fine quando è necessario rimontare una terrazza e raggiungere così la boscaglia. Qui si sosta a piacimento su arbusto. 35m, VI-.

L’inizio dell’ultimo tiro, VI-.

Linea bella che offre vari spunti lungo l’itinerario. Molto particolare e caratteristico è lo stretto camino del terzo tiro dove è necessario avere una certa esperienza con lo stile di arrampicata nonostante le difficoltà dichiarate siano limitate. La chiodatura solo sufficiente richiede spesso di integrare. Consigliata!