Seconda uscita di fila al Covolo di Butistone alla ricerca del refrigerio mattutino in questo primo maggio caratterizzato da tanto sole e soprattutto tanto caldo. Oggi siamo i primi ad arrivare e abbiamo dunque ampia scelta sul cosa salire. Ci tenta la linea “Attraversate”, nome che fa ben capire la tipologia dell’itinerario.
Il primo tiro inizia risalendo un breve e semplice diedrino che parte a destra della scritta che identifica la linea. Oltre questo la via prosegue verso sinistra su minuta cengetta e raggiunge un secondo diedrino, breve anche questo, che culmina su cengia alberata. Si attraversa verso destra quest’ultima per la sua interezza fino ad arrivare alla base di un evidente diedro/camino. Qui le difficoltà si fanno più rilevanti e la progressione richiede fisicità e capacità di incastro, almeno lungo i primi metri. La parte superiore è invece più docile e si sbuca su ennesimo terrazzino dopo una sequenza su roccette rotte. Qui si può sostare su coppia di chiodi rossastri oppure continuare altri 7 metri e raggiungere una sosta più comoda e meglio messa. 45m, 5c.

Dai chiodi rossi inizia la descrizione della seconda lunghezza che segue, senza particolari difficoltà, la serie di terrazzini che si sviluppano verso destra. Al termine dell’ultimo è presente la sosta alternativa descritta precedentemente che si lascia sulla sinistra a favore di un traversino che supera la pancia alla sua destra. Le linee di protezioni verticali fanno parte di altri itinerari. Oltrepassata la pancia, facendo attenzione al terreno instabile, si prosegue lungo detriti in direzione dell’evidente diedro svasato protagonista del tiro successivo. Alla sua base si sosta comodamente. 20m, 4b.

Il terzo tiro è molto bello e caratteristico. La prima parte risale il diedro smussato oltre la sosta, fino al tetto che lo chiude superiormente, mentre la seconda parte completa la lunghezza con un breve traverso discendente. Il diedro è fessurato centralmente ma nei primi metri spancia verso l’esterno costringendo a movimenti a spalmo lungo gli appoggi delle pareti laterali. La parte superiore invece sfrutta completamente la fessura che ospita appigli sempre buoni e solidi. Il tratto chiave lo si affronta in prossimità del tettino dove è necessario abbandonare il diedro a favore di un traverso verso destra. L’arrampicata qui richiede decisione e fiducia nei piedi che si muovono in aderenza su presette stondate. Al termine del tetto la linea discende qualche metro. La discesa non è tecnicamente difficile ma non essendoci vere e proprie prese da tenere si risolve attraverso movimenti d’equilibrio. Attenzione perchè il secondo di cordata qui è sprotetto. Terminata la discesa si giunge alla comoda terrazza di sosta. 25m, 6a.

La quarta lunghezza prosegue ancora in traverso verso destra per aggirare una minuta pancia e puntare all’evidente lama staccata poco più in alto. Si inizia come si è terminati sul tiro precedente: traversino discendente d’equilibrio. Una volta al di sotto della pancia il passo chiave del tiro affronta la bella placchetta di destra che si vince alzando bene i piedi e raggiungendo le buone fessure orizzontali alla sua sommità. Si rimonta dunque il pilastrino di destra e si prosegue fino alla base della lama staccata. Le prese per le mani qui sono sempre buone, solo i piedi si muovono su appoggi non molto definiti e polverosi. Al termine della lama, sulla destra, è presente la sosta. 25m, 6a+.

Il quinto tiro è l’ultimo a traversare verso destra. Dalla sosta si risale il breve diedrino e si inizia a traversare di netto per qualche metro. La distanza tra le protezioni qui non rende immediatamente evidente quale sia la linea da seguire che si perde nel grigio della roccia. Per orientarsi è però possibile fare affidamento ai rettangoli gialli e rossi disegnati, sbiaditi dal tempo ma ancora leggermente visibili. Senza attraversare troppo si risale in verticale immediatamente alla sinistra del grande tetto soprastante incontrando, dopo 5 metri, un fix. Ora la linea torna un po’ più evidente ed una volta raggiunto un secondo fix poco sopra si inizia a traversare nuovamente verso destra fino alla nicchia sotto il tetto. Per raggiungerla è necessario affrontare un ultimo passaggio ostico che si risolve attraverso una ricercata ribaltata. 25m, 5c.

Dopo una lunga progressione verso destra la via ora cambia di netto direzione e la sesta lunghezza si svolge attraverso un lungo traverso verso sinistra. La partenza è semplice e ben manigliata così come il passo chiave qualche metro più avanti. Qui però gli appoggi per i piedi sono decisamente meno marcati ed i passaggi, di conseguenza, più aleatori. Superate le difficoltà è bene inserire un friend nell’evidente fessura per proteggere la progressione del secondo di cordata visto che la protezione successiva è distanziata. Si raggiunge dunque una larga cengia ascendente che si segue verso sinistra ora con difficoltà minori. L’ultimo passaggio un po’ ostico lo si trova in corrispondenza della sosta dove è necessario superare una liscia pancetta per raggiungerla. 50m, 6a+.

Estremamente breve è il settimo tiro che si limita a superare il diedrino fessurato oltre la sosta prima di raggiungere la terrazza alberata successiva dove ci si ferma nuovamente a recuperare il compagno. I primi metri si svolgono comunque lungo facili roccette che conducono ad diedro senza difficoltà. Nonostante la brevità il diedro ospita passi interessanti e da ricercare, per essere superato, attraverso arrampicata un po’ fisica, per via della parete leggermente strapiombante di destra, ed un po’ di movimento, per il passo terminale che costringe ad un traverso tecnico per raggiungere un terrazzino. Da qui si procede facilmente in direzione dell’evidente arbusto poco sopra dove si attrezza la sosta. 15m, 5b.

L’ottava ed ultima lunghezza riparte a sinistra della sosta rimontando sull’arbusto che ostacola il passaggio e proseguendo lungo il breve diedrino successivo leggermente strapiombante. La linea prosegue poi lungo placca tecnica che obliqua verso destra in direzione di uno strapiombetto che si affronta con decisione. L’arrampicata fisica è facilitata dalle buone e generose prese che lo strapiombo offre. La fessura che lo fende conduce al boschetto sommitale dove si attrezza l’ultima sosta a piacimento su arbusti. 30m, 6a.

Via bella ed interessante che serpeggia sulla parete cercando i punti più deboli dove salire. L’arrampicata è prevalentemente tecnica e la chiodatura buona anche se a tratti distanziata. Particolarmente meritevoli sono le traversate lungo i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida e compatta.


































































