L’Ombra e l’Apparizione del Mondo

Altro weekend di gennaio all’insegna del bel tempo, almeno a sentire le previsioni. Il cielo però rimane velato ed il sole promesso è solo un miraggio al di là delle nubi. Poco male, ci si scalderà arrampicando. Scendiamo in valle del Sarca e parcheggiamo in centro a Dro. Direzione Coste dell’Anglone, Anglone Nord, via “L’ombra e l’apparizione del mondo”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto grigio oltre il nome della via che si vince rimanendo il più possibile sulla destra. Si raggiunge una larga cengia dove la linea prosegue lungo la parete successiva obliquando decisamente verso sinistra. La qualità della roccia e le protezioni distanziate costringono ad un’arrampicata oltremodo attenta e ponderata. Dopo un lungo traverso con chiodo nel mezzo iniziano ad apparire un po’ di cordoni che invitano a proseguire più in verticale. Si supera infatti un muretto leggermente strapiombante ma con buone prese e, attraverso un breve passaggio atletico, si raggiunge un piccolo tettino dove la linea torna a traversare verso sinistra. L’arrampicata qui è di movimento ed equilibrio ed in breve si raggiunge la sosta da attrezzare. 30m, VI.

Gli ultimi metri del primo tiro, VI.

La seconda lunghezza prosegue in verticale lungo bel muretto con passaggi tecnici ma mai faticosi. Si inizia però rimontando i primi metri atleticamente per superare lo strapiombetto subito oltre la sosta. Gli appigli ci sono tutti e sono anche generosi garantendo il superamento del tratto in maniera agevole. La parete successiva del tiro richiede invece un’arrampicata delicata e sempre di movimento alla ricerca delle sezioni più deboli della parete. Le difficoltà si incontrano nella parte superiore dove si affronta una placchetta tecnica chiusa da piccolo tettino. Questo si evita iniziando un traverso verso destra che conduce in prossimità dello spigolo della parete il quale si oltrepassa abbassandosi leggermente e proiettandosi oltre. Qui si sosta. 25m, VII.

Enrico impegnato sulla seconda lunghezza, VII.

Il terzo tiro è il più caratteristico dell’itinerario e supera un lungo e stretto camino claustrofobico. Si parte però vincendo il diedrino oltre la sosta che, spostandosi verso destra, conduce ad un minuto terrazzino. Qui la linea prosegue attraverso una serie di risaltini rocciosi sino all’interno del camino. Questo è estremamente stretto e se si ha con sè lo zaino è anche molto difficile da interpretare visto che si è praticamente impossibilitati a lavorare d’opposizione con la schiena su di una parete e gli arti sull’altra. Lungo il camino si trovano poche protezioni molto distanziate tra loro ed è difficile integrare rendendo l’arrampicata psicologicamente provante se non si è abituati a calpestare questi tipi di terreno. Lo sporco e la polverina che inevitabilmente si formano su entrambe le pareti sicuramente non aiuta. Attenzione anche a non entrare troppo all’interno del camino per non rimanerci incastrati, meglio stare un po’ più all’esterno dove lo spazio di manovra è migliore. Il camino si allarga solo verso il termine dove finalmente si esce sul pilastro di sinistra, si superano le ultime roccette e si sosta. 40m, V.

La partenza del terzo tiro prima del camino, V.

Bella e sostenuta è la quarta lunghezza che vince inizialmente un muro strapiombante e prosegue infine su placca tecnica. Dalla sosta ci si alza leggermente per iniziare un breve traverso verso destra rimanendo al di sotto del tettino soprastante. Ci si muove lungo belle fessure verticali attraverso arrampicata atletica. Nel punto più debole si supera lo strapiombetto e si prosegue ancora in verticale per alcuni metri seguendo le protezioni a parete. Si inizia dunque ad obliquare verso sinistra superando gli strapiombetti successivi ancora atleticamente ma con, ogni tanto, qualche buon punto dove poter riposare un po’. Quando la parete si appoggia leggermente inizia una placchetta tecnica con movimenti un po’ in allungo ma su buone fessure che consentono di rimontare la cengia soprastante. Qui una serie di roccette rotte ed abbastanza instabili porta alla comoda sosta su terrazza. Tiro meritevole ma un po’ tortuoso, ricordarsi di allungare bene le protezioni per evitare eccessivi attriti verso il termine. 35m, VII.

Simone impegnato all’inizio della quarta lunghezza, VII.

Il quinto tiro è breve e supera l’evidente placconata grigia che si sviluppa a sinistra della sosta. I primi metri si vincono grazie ai buchi ed alle fessure di cui è costellata la parte inferiore della placca che permettono di guadagnare rapidamente metri. Nella parte superiore si arrampica invece lungo il pilastro che forma lo spigolo di sinistra al di sopra del quale inizia un passaggino tecnico e non banale d’equilibrio. Si alzano i piedi quanto basta per raggiungere il culmine superiore della parete che consente di ribaltarsi su cengia. Si procede dunque verso la parete gialla successiva dove si continua in facile traverso verso destra sino al raggiungimento della sosta. 25m, VI.

La placconata del quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza è molto elegante ed obliqua costantenemente verso destra al di sotto degli evidenti tetti per poi superarli in maniera più agevole. Dalla sosta si vince lo strapiombetto iniziale attraverso passo boulderoso e fisico che slega un po’ dal contesto arrampicatorio seguente. Qui infatti ci si inizia a muovere educatamente, seguendo le evidenti protezioni a parete, lungo gocce e piccoli conglomerati. La progressione richiede spesso equilibrio e sono rari i punti in cui serve un po’ di forza per progredire. Al termine della fascia gialla si rimonta un piccolo terrazzino che fa da base ad un diedrino grigio appoggiato e fessurato. Il passo per superarlo è un po’ da ricercare uscendone poi sul pulpito di destra. A difficoltà oramai terminate si continua superando una serie di roccette rotte e raggiungendo infine il terrazzino di sosta. 35m, VI+.

Enrico impegnato sulla sesta lunghezza, VI+.

Il settimo ed ultimo tiro riparte sullo spigolo a destra della sosta che si vince attraverso passo delicato e non banale raggiungendo così una più semplice rampetta che obliqua verso sinistra. Si raggiunge presto anche la base di un contenuto strapiombetto con ottime prese sommitali che permettono un superamento agevole. Inizia ora la parte terminale del tiro e della via caratterizzata da bella placchetta compatta con qualche sasso mobile solo verso la fine quando è necessario rimontare una terrazza e raggiungere così la boscaglia. Qui si sosta a piacimento su arbusto. 35m, VI-.

L’inizio dell’ultimo tiro, VI-.

Linea bella che offre vari spunti lungo l’itinerario. Molto particolare e caratteristico è lo stretto camino del terzo tiro dove è necessario avere una certa esperienza con lo stile di arrampicata nonostante le difficoltà dichiarate siano limitate. La chiodatura solo sufficiente richiede spesso di integrare. Consigliata!