Linea Grigia

Allontanandosi il più possibile dalle previsioni piovose attorno a Trento ci ritroviamo a Tessari con il sole a picchiare prepotente. Il caldo è sensibilmente fastidioso segno che la stagione in valle sta per giungere al termine e per le prossime volte sarà meglio migrare più in quota. Ad ogni modo ora siamo qui, che si fa? Ci dirigiamo verso la parete della “Roda del Canal” intenti a salire una delle più difficili della fascia rocciosa: “Linea Grigia”.

Il primo tiro inizia subito severo ospitando, verso metà, il passo più ostico di tutta la salita. Si inizia però rimontando le semplici roccette basali che si sviluppano leggermente verso destra rispetto alla scritta rossa che identifica la via, seguendo l’evidente linea di fix. Terminate le roccette si traversa piacevolmente verso sinistra e, tramite arrampicata principalmente di movimento, si raggiunge il diedrino fessurato che accoglie le difficoltà. Le prese qui sono minute e scomode ma sulla sinistra, inizialmente nascosta, è presente una bella lama che si sfrutta, in dulfer, per alzarsi i primi metri e giungere a tacche leggermente migliori. Con un ultimo sforzo si supera il diedro e si giunge su placca fessurata che, seguita verso destra in direzione di un arbusto, porta direttamente alla sosta su minuto terrazzino. 30m, 6b+.

Simone sulla prima lunghezza, 6b+.

Bella è anche la seconda lunghezza che corre lungo la placca oltre la sosta sempre alla ricerca della linea più semplice da salire. Si inizia arrampicando lungo le roccette rotte a destra della sosta che si vincono facilmente. Dove queste terminano si sale un pilastrino verticale che collide, in breve, con la severa placconata soprastante. Qui la via devia verso destra per evitare quest’ultima iniziando così un bel traverso su roccia solida. L’arrampicata è di equilibrio con i piedi lungo gli appoggi placcosi e le mani ad agguantare piccole tacchette e fessure per tenere il corpo ben attaccato alla parete. Terminato il traverso si torna a salire in verticale lungo diedrino appena accennato che conduce alla sosta poco prima di un evidente diedro rosso. 20m, 6a.

Martina impegnata sulla seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro prosegue inizialmente all’interno del diedro fessurato con arrampicata tecnica e sfruttando bene gli appoggi sulle pareti laterali. La roccia qua è un po’ staccata e frastagliata ed è bene prestare attenzione a quello che si tiene cercando di lavorare bene con i piedi e non tirare solo con le mani. Poco prima che il diedro termina se ne esce sulla destra a favore di una bella placchetta lavorata che si raggiunge attraverso passo delicato. Inizia ora la sequanza chiave della lunghezza che si svolge lungo muro compatto e verticale. Evitando di raggiungere le fessurone di destra si arrampica seguendo la linea dei fix diritti per diritti cercando le prese migliori che si trovano, come lungo il primo tiro, a sinistra rispetto alle protezioni. Anche qui una comoda fessura permette di alzarsi e raggiungere le lame sommitali dove le difficoltà terminano e la parete si appoggia notevolmente. Rimontando le ultime roccette si giunge sulla larga cengia che separa dalla paretina finale dove si sosta a piacimento su albero. 30m, 6b.

L’inizio del terzo tiro, 6b.

La quarta ed ultima lunghezza riparte oltre la scritta rossa “Linea Grigia” lungo facili roccette frastagliate. Qui le protezioni sono assenti ma è sempre possibile inserire qualcosa di rapido. Raggiunto un terrazzino si inizia a seguire la linea di fix che corre ora verso sinistra obliquando lungo la parete sempre di sinistra. Il primo passo è probabilmente il più tosto del tiro: un movimento atletico su prese poco marcate per giungere a fessure migliori. Da qui in poi le difficoltà scemano e l’arrampicata prosegue plaisir lungo placca appoggiata ed estremamente lavorata dall’acqua a fonde fessure. In breve e senza difficoltà rilevanti si giunge al culmine della parete dove si attrezza la sosta su fix ed anello. 35m, 6a.

Martina in uscita dalla via, 6a.

Via corta ma estremamente meritevole di essere salita. Le difficoltà sono pressochè continue attorno al 6a con passi isolati di 6b e 6b+. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario permettendo di azzerare i passi più duri se necessario. Solo l’ultima lunghezza ospita chiodatura più allegra ma le numerose fessure consentono di integrare alla bisogna. Linea divertente e decisamente consigliata.

Dolce Sorpresa

Usciti dalla via “Ne vale la pena” alla parete in località “Ca’ di Sopra”, raggiungiamo la parete del “Salto del Faraone”, una fascia rocciosa a noi ancora sconosciuta. Gli imponenti strapiombi basali incutono un po’ di timore ma fortunatamente le linee tendono ad evitarli attaccando a sinistra o a destra della fascia rocciosa. “Dolce Sorpresa” non fa differenza.

Il primo tiro si svolge lungo roccia rossastra estremamente instabile dove è necessario muoversi con cautela ed evitare di tirare troppo le prese. Dal nome rosso che identifica la linea si sale diritti per diritti rimanendo leggermente a sinistra fino a raggiungere il primo fix. Qui è presente il passo più duro e delicato del tiro e dell’itinerario che si svolge lungo parete leggermente strapiombante e che si vince atleticamente. Segue un traverso molto aleatorio, su roccia che si sgretola solo a guardarla, che conduce all’ingresso di un diedro più solido che si segue per tutta la sua interezza, con difficoltà contenute, fino al raggiungimento di un largo e comodo terrazzino dove si attrezza la sosta a sinistra di una nicchia. 20m, VI-.

Simone all’inizio della via, VI-.

La seconda lunghezza continua ancora lungo roccia scadente almeno lungo i primi metri che si svolgono lungo delicato traverso verso sinistra. Dalla sosta si inizia subito a traversare un paio di metri prima di rimontare un piccolo terrazzino e continuare in traverso. Si prosegue fintanto che non si imbocca l’entrata di un brevissimo diedro che conduce ad una larga cengia dove la roccia migliora sensibilmente. Seguendo la cengia verso destra si rimontano una serie di facili roccette aggirando così un piccolo tettino che si risale una volta che questo termina proseguendo lungo placca appoggiata fino alla sosta in corrispondenza di un alberello. Tiro tortuoso dove è indispensabile allungare le protezioni per evitare eccessivo attrito lungo i metri finali. 30m, V+.

L’inizio della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro è senza dubbio il più bello di tutto l’itinerario e si svolge principalmente lungo muro grigio e compatto. Dalla sosta si obliqua leggermente verso sinistra in direzione di un grosso arbusto dove si rimonta il terrazzino di destra e si prosegue lungo placconata fessurata. La linea da seguire è evidente e dettata da cordoni e chiodi a parete ma le protezioni in loco sono spesso distanziate costringendo ad integrare parecchio. Le difficoltà sono comunque limitate e la progressione risulta essere davvero piacevole. Si segue la fessura che fende verticalmente la parete fintanto che questa non va a collidere contro un minuto pilastro che si evita uscendo lungo la parete di destra, con massima esposizione, giungendo così su sosta aerea da attrezzare. 38m, V-.

Martina lungo la bella placca del terzo tiro, V-.

La quarta lunghezza riparte affrontando la bella placca che si sviluppa verso destra a partire dalla sosta e che culmina su larga cengia detritica. Evitando il canale boschivo soprastante si inizia spostandosi qualche metro verso destra con arrampicata di movimento fino a raggiungere la verticale dello spigolo della parete dove si torna a salire seguendo gli evidenti chiodi nelle fessure. In breve, e senza particolari difficoltà, si rimonta sulla cengia sommitale che si segue identificando un corridoio sulla sinistra che, seguendo una serie di bolli rossi, conduce alla comoda sosta da attrezzare su fix e clessidra, poco prima della parete successiva, in comune con la linea “Obiettore”. 25m, V.

I primi metri della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro continua superando facilmente un breve muretto che conduce ad un’altra larga cengia. Qui ignorare completamente la linea di cordoni che si sviluppa verso sinistra e che fa parte della via “Obiettore”. Seguire invece gli evidenti bolli rossi che proseguono leggermente verso destra lungo muretto frastagliato e proteggibile tramite cordoni attorno a clessidre e che conduce, senza particolari difficoltà, all’ombra di un grosso arbusto. Lasciato sulla sinistra si continua lungo la parete successiva dove un breve passo in aderenza impegna più del dovuto. Superato questo ostacolo le prese tornano ad essere comode ed abbondanti e si raggiunge presto un terrazzino dove si attrezza la sosta. 25m, IV.

Martina impegnata sul quinto tiro, IV.

La sesta ed ultima lunghezza è breve e facile e vince la paretina grigia finale attraverso arrampicata puramente plaisir. Le numerose fessure che solcano la roccia creano ottime prese estremamente piacevoli al tatto regalando una sensazione di sicurezza durante tutta la progressione. Un evidente bollo rosso indica la linea da seguire e senza nemmeno accorgersene si raggiunge la sommità della parete dove si attrezza la sosta su arbusto, 20m, III.

Il muretto finale, III.

Via carina che offre spunti interessanti soprattutto lungo i tiri centrali. Quelli inferiori sono invece dimora di roccia scadente, dazio da pagare per raggiungere le placconate soprastanti. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso ma è sempre bene integrare dove manca.

Zig Zag

Usciti dalla via “Datti una mossa” la giornata è ancora lunga e c’è il tempo di salire un’altra linea prima di riposarsi per il giorno successivo. In breve ci ritroviamo alla base della parete ad osservare le numerose cordate impegnate lungo vari itinerari. Alla ricerca di uno non ancora preso d’assedio il nostro occhio cade sul traverso della via “Zig Zag” che sembra libera. Alla base non c’è nessuno, saliamo!

Il primo tiro inizia subito con un traverso verso destra quasi a filo terreno probabilmente per aggirare lo strapiombetto al di sotto della rampa seguente che avrebbe aumentato decisamente le difficoltà. Dalla scritta che identifica la via si sale giusto un paio di metri, con passo iniziale boulderoso, prima di intraprendere il traverso. Questo è molto appigliato anche se la conformità della roccia rende difficoltosa l’individuazione degli appoggi per i piedi. Si raggiunge quindi la rampa che si segue per tutta la sua interezza oltrepassando un molesto arbusto verso metà. Al termine la parete si verticalizza costringendo ad un paio di passi più fisici prima di raggiungere la placchetta appoggiata successiva. Obliquando verso sinistra si raggiunge, attraverso passettini in aderenza, la sosta. 28m, 6a.

Martina al termine della prima lunghezza, 6a.

La seconda lunghezza è la più caratteristica dell’itinerario e traversa, almeno lungo la prima parte, al di sotto di uno strapiombetto caratterizzato da solide canne. Dalla sosta si risale un po’ fino a raggiungere l’attaccatura del tetto che si segue ora verso sinistra con arrampicata semplice: mani sulle canne e piedi lungo gli evidenti appoggi un po’ più in basso. Solo il passo finale, in uscita dal traverso, presenta qualche grattacapo in più. Qui la roccia è estremamente lisciata dall’acqua costringendo ad ampia apertura per raggiungere appoggi migliori. Al contempo le mani tengono rovesci non entusiasmanti. Superate le difficoltà la linea prosegue in verticale lungo canale detritico che si abbandona quasi immediatamente in favore dello spigoletto di destra, decisamente più stabile e divertente. Seguendo la line di clessidre si giunge al di sotto di una placchetta appoggiata che crea un corridoio tra la vegetazione e che conduce, senza ulteriori difficoltà, fino alla sosta. In quest’ultimo tratto un cordone, al nostro passaggio, risultava evidentemente tranciato ma la conformità della roccia ha permesso un reintegro sicuro. 30m, 6a.

Il caratteristico traverso della seconda lunghezza, 6a.

Molto bello è anche il terzo tiro che risale il pilastro grigio a sinistra della sosta attraverso arrampicata continua ma su buone prese. Si inizia traversando notevolmente verso sinistra fino ad entrare in un camino tra le pareti. Qui si preferisce rimanere un po’ all’interno per sfruttare bene entrambe le pareti ed alzarsi i primi metri. All’altezza del secondo fix si esce sul pilastro di sinistra dove iniziano le difficoltà. Con arrampicata di movimento si seguono le varie fessure che solcano la roccia fino a che la parte più strapiombante della parete non termina. Si prosegue ora su inclinazione più favorevole per alcuni metri per poi tornare in verticale nel finale. Qualche passo in aderenza permette di guadagnare le roccette soprastanti che conducono direttamente al comodo terrazzino di sosta. Tiro molto bello ed onesto nelle difficoltà anche se dalla sosta precedente appare decisamente più severo. 20m, 6a+.

Simone lungo il pilastro del terzo tiro, 6a+.

La quarta lunghezza risale brevemente le facili roccette appoggiate oltre la sosta in direzione di un cordoncino bianco. L’arrampicata è semplice ed in breve si raggiunge un piccolo terrazzino. Sulla sinistra si sviluppa un minuto pilastrino con cordone alla base che si vince senza grosse difficoltà giungendo così su panettone appoggiato e con roccia lavorata dall’acqua. Camminando si punta ora ad un valico tra gli alberi che conduce ad un largo terrazzino boschivo che si segue fino alla parete successiva dove si attrezza la sosta su singolo fix da rinforzare. Tiro di collegamento, senza troppe pretese. 30m, 3a.

Martina all’inizio della quarta lunghezza, 3a.

La linea del quinto tiro non è molto chiara dalla sosta in quanto sono presenti sulla parete 3 distinte verticali di fix. Portano tutte sullo stesso terrazzo sommitale ma capire quale è quella originale non è semplice. Noi siamo saliti lungo quella di sinistra che ci è sembrata più consona rispetto allo schizzo a nostra disposizione. Dalla sosta si sale quindi qualche metro in direzione di un grosso cordone dove si inizia ad obliquare verso sinistra oltrepassando un secondo cordone e raggiungendo il primo fix. Qui la parete si verticalizza ed anche le difficoltà aumentano leggermente. Si sale lungo muretto compatto e fessurato con qualche passo più fisico quà e là. Al termine del muro ci si trova sulla larga cengia rocciosa che si segue facilmente, rimanendo in prossimità dello spigolo di sinistra, fino ad incontrare l’anello di sosta in prossimità di un arbusto. 22m, 5b.

Simone lungo il quinto tiro, 5b.

La sesta lunghezza traversa inizialmente verso destra lungo larga cengia sassosa aggirando un po’ di vegetazione e giungendo alla paretina finale. Questa è molto breve e si vince con difficoltà limitate grazie alle fonde fessure che la fendono. In breve ci si trova in cima alla parete che spiana notevolmente fino a toccare il boschetto sommitale dove si attrezza la sosta su di un arbusto a piacimento. Il tratto iniziale può essere spezzato camminando in conserva lungo la cengia. 30m, 5b.

Martina sul muretto finale, 5b.

Linea piacevole con qualche passo interessante soprattutto lungo la parte centrale dell’itinerario. L’arrampicata è varia e sempre divertente ed anche la chiodatura è buona e posizionata nei punti giusti. Un’ascesa sicuramente consigliata per una mezza giornata senza tropo impegno!

Occhi di Falco

In una fredda e ventosa mattinata di inizio Gennaio ci dirigiamo in Val d’Adige con l’intento di esplorare zone a noi ancora poco familiari nonostante non siano molto lontane da casa. Arriviamo al paesino di Tessari che il parcheggio è ancora vuoto e ci dirigiamo alla parete della “Roda del Canal”. Il vento soffia fastidiosamente ed il freddo non mette tanta voglia di arrampicare ma stringiamo i denti ed approcciamo la via “Occhi di Falco”.

Il primo tiro parte lungo il muretto grigio e compatto che si sviluppa oltre la scritta rossa che identifica la linea. Il primo fix è posto un po’ in alto ma la chiodatura è buona lungo tutta la salita. Sfruttando le buone fessure orizzontali ed i buchetti quà e là si giunge senza difficoltà rilevanti ad un breve muretto leggermente strapiombante che si vince alzandosi bene alla ricerca delle accoglienti fessure poste leggermente sulla destra rispetto alla verticale fino a questo momento seguita. Rimontato il muretto inizia un bellissimo traversino che conduce direttamente alla prima sosta. Il traverso è abbastanza manigliato a buchi mentre i piedi sono sempre alla ricerca degli appoggi migliori che si trovano piuttosto in basso. Al termine del traverso si torna a salire in verticale obliquando verso destra fino alla sosta che si raggiunge senza ulteriori difficoltà. 23m, 6a.

Martina verso il termine del primo tiro, 6a.

Molto bella è anche la seconda lunghezza che prosegue zig-zagando lungo il muretto verticale oltre la sosta. Si inizia risalendo su buconi leggermente verso destra fino a che questi non terminano. Un bel movimento in aderenza verso sinistra permette di raggiungere le prossime lame verticali dove si torna a salire per qualche metro fino al raggiungimento di uno strapiombetto. Quest’ultimo si vince con passo deciso trovandosi ora all’inizio di un secondo traverso, questa volta verso destra, ancora in aderenza. Il movimento è delicato e consiste in un allungo per agguantare la comoda lama verticale che si usa per riequilibrarsi. Inizia ora un breve muretto ben appigliato che si abbandona dopo pochi metri in favore dell’ultimo traverso del tiro. Buoni buchi per le mani permettono di spingere con i piedi a spalmo in placca e spostarsi piano piano in direzione dell’evidente terrazzino dove si sosta comodamente. Tiro bello e divertente, continuo nelle difficoltà. Assicurarsi di allungare qualche protezione per evitare eccessivo attrito verso il termine. 30m, 6a.

Lo sviluppo della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro prosegue lungo le roccette rotte ed appoggiate che giacciono oltre la sosta prima di incontrare nuovamente la verticalità della parete successiva. Senza particolari difficoltà si vincono i primi metri che in breve tempo conducono ad una cengetta. Qui il passo chiave del tiro e dell’itinerario. Il muro si fa ora decisamente verticale e dopo le prime lame rimangono solamente minute tacche taglienti sulle quali fare affidamento. Movimenti rapidi e decisi consentono di raggiungere il bordo superiore della paretina che si rimonta ora con minore deifficoltà. Spostandosi leggermente verso destra si guadagna ancora qualche metro prima di affrontare l’ultimo muretto semplice e goduriosamente lavorato a fonde e taglienti fessure. In poco tempo si raggiunge l’apice anche di quest’ultimo trovando la sosta ad anello su di un masso poco oltre. 30m, 6a+.

Martina superate le difficoltà del terzo tiro, 6a+.

La quarta lunghezza è di collegamento e si limita ad attraversare il boschetto fino a raggaiungere la paretina finale dove si sosta su fix e clessidra. 10m, I.

Il quinto ed ultimo tiro vince la paretina finale molto appoggiata e semplice grazie alle fessurone di cui è composta. Dalla sosta si rimontano una serie di roccette che portano ad una piccola cengia che antecede la parete principale. La linea da seguire è sempre ben evidente visti i numerosi cordoni che penzolano quà e là e che rendono l’arrampicata sicura e spensierata. Nel caso si senta la necessità di integrare è comunque possibile farlo in quanto clessidre libere abbondano così come fessure per dadi e friends. Con bella arrampicata si salgono gli ultimi metri che separano dalla vetta con la parete che tende ad appoggiarsi mano a mano che si sale. Poco prima di raggiungere la terrazza sommitale ci si ferma a fare sosta su due cordoni. 35m, 4b.

I primi metri dell’ultimo tiro, 4b.

Via breve ma molto carina con i primi 2 tiri davvero belli e meritevoli. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso e non è necessario portare molto altro. Un’ottima salita soprattutto se concatenata, vista la brevità, con qualche via nelle vicinanze.

Balla sui buchi

La parete del Salto del Faraone è ben visibile anche dall’autostrada nella zona di Tessari e ciò che la contraddistingue è il grande tetto che attraversa tutta la parete. La via Balla sui Buchi sale sormontando il tetto nella parte più meridionale. La scritta in rosso B.s.B sancisce la partenza. Sotto il grande tetto una grande cengia fa da comodo piano per la preparazione del materiale per la salita.

Il primo tiro sale verticale per i primi due spit spostandosi poi verso destra puntando a due alberi. Da qui è ben visibile il prossimo spit che ci obbliga a passare proprio in mezzo agli arbusti per poi continuare in verticale ancora un paio di metri. Non si può non far caso alla stranezza della roccia in questo tratto: sembra quasi come se un operaio, che stava lavorando sul tetto, abbia distrattamente fatto cadere un paio di secchi di cemento armato sparso un po’ qua e un po’ là. Molto particolare. Dal prossimo spit iniza un lungo ma molto facile ed appoggiato traverso verso sinistra che porta fino alla comoda sosta su una cengia con alberello dove sono presenti 2 fix ed un anello. 35m, 6a.

La particolare roccia della prima lunghezza, con passaggio tra i 2 alberi, 6a.

Dalla sosta si sormonta l’alberello presente e si prosegue in verticale dove, poco dopo, si trova forse il passaggio chiave della via: dopo il primo spit si nota una clessidra con cordone rosso, eventualmente per azzerare il passaggio. Qui, rispetto al resto della salita, le mani non trovano grossi buchi, giusto qualche tacchetta. Spostandosi bene con i piedi e utilizzando dei piccoli appigli si vince senza troppa difficoltà la verticalità del passaggio che ci porta sotto il prossimo spit dal quale si sale verso sinistra per uscire su una paretina più appoggiata. Qui la roccia cambia nuovamente con piccoli buchi scavati dall’acqua, l’arrampicata è di equilibrio con dei bei spostamenti su queste belle gocce. Si prosegue salendo verso destra alla base di un diedro dove si trova la sosta attrezzata con 2 fix e con anello. 20m, 6a.

Stefano dopo il passaggio chiave della via, 6a.

Il terzo tiro a nostro parere merita l’intera salita della via: un diedro verticale di circa 15 metri con passaggi delicati ma su ottime prese e nel quale, dopo ogni movimento, si trova sempre la possibilità di riposare mettendosi nella posizione corretta. Già osservando il primo di cordata ci si rende conto dell’eleganza e del divertimento della lunghezza, non si vede l’ora di partire. Alla fine del diedro si esce verso sinistra entrando in una parte boschiva. Dopo un paio di metri si traversa verso destra fino alla sosta alla base di una parete di massi appoggiati dove sono presenti 2 fix ed 1 anello per la sosta. 20m, 6a.

Il lavorato diedro del terzo tiro, 6a.

Subito in partenza alla quarta lunghezza si obliqua verso destra puntando la roccia più solida e compatta dove alcuni fix ci indicano la retta via. Continuando ad attraversare verso destra oltrepassando alcuni spigoli. Alla fine si sale in verticale al termine di essi e si esce su di un un’altra zona boschiva dove si prosegue fino alla base di una parete compatta. Qui ci sono i 2
fix e l’anello di sosta. 45m, 4c.

Il traverso iniziale della quarta lunghezza, 4c.

Da qui in poi la roccia cambia nuovamente. In realtà già dagli ultimi passaggi del tiro precedente la roccia rotta lasciava spazio ad una più compatta, grigia e a buchi con una rugosità che a guardarla ricorda un mix tra la pelle di drago e la cresta di certi camaleonti. Vista dall’alto dona un’impatto incredibile di rigagnoli che si presentano molto taglienti e per questo è necessario prestare attenzione. Si sale in verticale lungo tutta la parete con chiodatura notevolmente lunga (circa uno ogni 7 metri) ma con numerosissime opportunità di integrazione. Tutti i passaggi sono comunque di facile esecuzione e l’arrampicata risulta essere divertente su roccia ottima. La sosta si trova alla base del prossimo muro su comoda cengia. Purtroppo fix e anello sono posti un pò in alto e una persona piccola potrebbe faticare ad attrezzare. 35m, 4a.

I rigagnoli del quinto tiro, 4a.

Nell’ultimo tiro l’arrampicata non cambia e la roccia rimane la stessa del tiro precedente. Su ottime prese per mani e piedi si segue un susseguirsi di clessidre fino all’uscita della via dove è presente uno spit con anello. Noi consigliamo di rinviare ed attrezzare l’ultima sosta poco sopra, su di un albero, appena entrati nel bosco. 25m, 4a.

La salita è breve e ogni tiro corre via velocemente. La particolarità della roccia, l’arrampicata sempre divertente e la varietà dei movimenti la rendono, a nostro parere, una ripetizione valida e di interesse.