In memoria di Ugo Ischia

Che lusso andare a San Paolo e trovare una via di ormai 14 anni che non soffre di usura, quasi un sogno. “In memoria di Ugo Ischia” è una di queste rarità. Nove tiri di arrampicata varia prevalentemente in placca, anche se non mancano diedrini e tratti leggermente strapiombanti. La roccia è sempre solida, solo nei tiri superiori c’è da prestare attenzione, la chiodatura è buona lungo tutto il percorso e solo qualche breve tratto è da integrare. Nel complesso una piacevole sorpresa.

Il primo tiro sale il diedro a sinistra della targhetta con il nome della via. Sebbene le difficoltà in questo tratto non siano molto elevate, i primi movimenti un po’ incastrati nel diedro rendono l’arrampicata divertente. La linea prosegue molto evidente seguendo spit e cordoni verticali, visibili anche dall’attacco, fino all’uscita dal diedro. Da qui inizia un traverso verso sinistra che si prolunga per una decina di metri prima di iniziare a risalire nuovamente in verticale fino a giungere alla sosta situata su comoda cengia. 30m, V+.

Simone in partenza alla via, V+.

La seconda lunghezza offre parecchie emozioni. Si parte traversando verso sinistra su placca gialla lavorata a buchi, lungo l’evidente traccia di clessidre. Dopo alcuni passi d’equilibrio ci si trova ad affrontare uno strapiombetto verticale ai piedi di un chiodo con lungo cordone annesso. Le prese sono comode ed evidenti e, con un pò di atleticismo, si supera agevolmente il passaggio. Giunti in piedi sopra lo strapiombo si notano, sulla sinistra, una serie di clessidre non troppo lontane che però fanno parte di un’altra via. Nascosto, e decisamente lontano, è presente sulla destra un anello che si riesce a cogliere soltanto sporgendosi un po’ dalla roccia. Per arrivarci occorre seguire la rampa fessurata fino al culmine e iniziare a traversare poi verso destra. Per proteggersi in questo tratto sono sicuramente comodi un paio di dadi piccoli ed è possibile integrare anche con un cordone attorno al spuntone roccioso posto al termine della rampa. Arrivati all’anello inizia un bellissimo traverso, parecchio esposto, con buone mani e piedi in aderenza, che porta direttamente alla sosta. Questo è sicuramente uno dei passaggi più belli di tutto l’itinerario. 20m, VI.

Il bellissimo traverso della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro continua per un breve tratto il traverso precedente, giusto quanto basta per aggirare lo spigoletto e trovarsi di fronte ad un diedro molto ben manigliato. La moltitudine di buone fessure rende questo tratto facile da scalare giungendo, in un attimo, alla base di una bellissima placconata. Con piacevolissima arrampicata si segue la linea suggerita dalle clessidre fino a ritrovarsi su una piccola cengia a pochi metri dal culmine della parete. Qui è presente il passo chiave del tiro: alzandosi bene, prima con il piede sinistro e poi con il piede destro nella grande ed evidente fessura verticale, si riesce ad arrivare ad una lametta per la mano destra che si tiene per riposizionare i piedi il placca e raggiungere la comoda fessura dove è incastonata la clessidra. Qui si può riposare un po’ prima di alzarsi per raggiungere il ben visibile bidito per la mano destra che consente di raggiungere la fessurona finale che sancisce la fine delle ostilità. Da qui si rimonta facilmente la cengia e si sosta. 30m, VI+.

Martina impegnata sulla placconata del terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza è molto breve. Inizia risalendo il leggero strapiombo verticale sopra la sosta per poi continuare in placca. Il primo passaggio non presenta particolari difficoltà tecniche, tuttavia qualche centimetro in più può rivelarsi utile per raggiungere le comode prese presenti all’altezza del primo cordone. Qui è presente un breve passo delicato per raggiungere la prossima lama a destra. tenendo la fessurina centrale si spostano i piedi su placca liscia, stando attenti a non scivolare (le lunghe linee di gomma nera rendono bene l’idea), e ci si alza verso destra fino alle comode prese. Da qui in poi le difficoltà calano sensibilmente. Al termine della placca occorre attraversare una breve cengia erbosa dirigendosi verso la parete dove è collocata la sosta. 15m, V+.

Inizio della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro presenta i passi chiave di tutta la via. Sono due principalmente i tratti in cui le difficoltà sono maggiori: all’inizio e alla fine della placconata. Il tiro però inizia con il superamento di un semplice muretto verticale e prosegue in obliquo sulla rampa placcosa che sale verso destra. Al termine di quest’ultima è presente una piccola cengia che fa da base alla placca soprastante. Qui i primi movimenti risultano essere molto delicati. L’unico appiglio per la mano sinistra dopo il primo spit è un monodito che va tenuto, con i piedi in placca, per raggiungere un’altro monodito con la mano destra e finalmente una fessura più larga che consente di riposare. Qui la via sale leggermente a destra fino sotto ad un appena accennato tettino. Qui è possibile proteggersi, con un friend medio ed inserire un cordone in un’esile clessidra (meglio usare entrambi), visto che il prossimo cordone è un po’ distante. Il traverso verso sinistra per raggiungerlo non è nel complesso difficile ma i piedi in placca psicologicamente non aiutano. Arrivati al cordone si prosegue verticale giusto qualche manciata di metri fino a ritrovarsi in piedi su una roccetta staccata. Qui è presente il secondo tratto chiave: alzando bene i piedi, dapprima quello sinistro ed in seguito quello destro dentro ad una delle evidenti fessure orizzontali, si alzano le mani centralmente alla ricerca di qualche esile tacchetta da tenere per spostare tutto il peso sulla gamba destra e stabilizzarsi. Personalmente abbiamo trovato particolarmente delicato questo movimento. Da qui, allungandosi un pò, si riesce a raggiungere la fessura appena sopra la clessidra e proseguire verso la cengia soprastante dove è presente la sosta. 35m, VI+.

Passaggi non banali sulla placca del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza inizia risalendo le roccette rotte fronte alla sosta per poi iniziare un lungo traverso in obliquo verso destra. A metà del traverso è presente una cengia comoda con spit e cordone ma non si notano altre protezioni nè guardando a destra, nè guardando a sinistra. Qui è importante non farsi ingannare dal diedrino e dagli spuntoni che si vedono guardando a sinistra, anche se sembrano quelli segnati nelle relazioni. La linea corretta prosegue ancora a destra verso la vegetazione per poi salire verticalmente in corrispondenza di un diedro fino alla sosta su altra cengia. Come riferimento passare a destra rispetto gli alberelli visibili sulla verticale della cengia con cordone. 20m, V.

Obliquo traverso della sesta lunghezza, V.

Il settimo tiro parte traversando leggermente a sinistra in direzione dell’evidente cordone per poi proseguire verticale verso l’anello soprastante. Qui c’è da fare un po’ di attenzione alla qualità della parete che molto spesso presenta roccia rotta e sassi staccati. L’arrampicata in questo tratto offre comunque molteplici alternative a livello di prese, valutate bene cosa è più stabile. Mano a mano che si sale la roccia si compatta un pò e superare il tettino soprastante non è difficile in quanto ben appigliato. I metri che ci separano dalla cengia soprastante non presentano ulteriori difficoltà. Attraversata tutta la cengia si trova infine la sosta. 25m, V+.

La partenza del settimo tiro, V+.

L’ottava lunghezza risale la breve placca al di sopra della sosta con un passaggio delicato di equilibrio. La linea è ben definita da cordoni presenti sulle clessidre della placca. Terminata la placca il tiro continua risalendo dei facili rocce a gradoni su cui è necessario prestare molta attenzione. Infatti, questo tratto è caratterizzato da massi instabili e precari. La sosta è posizionata oltre una lunga cengia erbosa su roccia gialla ben solida, tuttavia bisogna prestare attenzione al terrazzino sottostante, instabile come l’ultimo tratto del tiro. Qui è presente anche il libro di via. 30m, V.

Ottavo tiro, V.

L’ultimo tiro inizia traversando verso sinistra in direzione dell’evidente anello, in questo primo tratto è necessario prestare ancora attenzione ai massi non instabili presenti sul percorso. Dopo essree risaliti verticalmente per pochi metri si supera il solido spigolo verso sinistra per proseguire poi verticalmente fino alla sosta. L’ultimo tatto si sviluppa su bella e solida placca lavorata fino a giungere all’uscita della via. 25m, V.

Soddisfatti in uscita dalla via, V.

Nel complesso una bella via, con alcuni tiri veramente meritevoli di essere saliti. Chiodatura buona lungo tutta la via, solo qualche punto è sprotetto ma eventualmente proteggibile. I passaggi di VI+ sono in generale azzerabili, la roccia è ottima nella parte inferiore e un po’ più frastagliata negli ultimi tiri. E’ necessario un occhio di riguardo soptattutto nel settimo ed ottavo tiro. Consigliata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...