Demetra

Con l’intenzione di salire una via sull’avancorpo del Piccolo Dain ci dirigiamo alle Sarche in una mattinata di inizio gennaio piuttosto fredda. Con nostro grande dispiacere proprio oggi sono però previsti lavori di disgaggio sulla parete e sulla ferrata vicina alla via designata ed i botti che udiamo non poi così distanti ci suggeriscono di arrampicare altrove. Senza un “piano B” a disposizione ci dirigiamo verso la parete di San Paolo, ormai di casa, per salire la via Demetra che avevamo adocchiato tempo fa.

Il primo tiro sale la breve placchetta oltre la scritta blu che identifica la via. Questa si interseca dopo poco con una fessura che corre verticalmente da sinistra verso destra e le cui belle prese consentono una progressione facile. Verso la fine della fessura, in corrispondenza del secondo cordone a parete, si rimonta verso sinistra e si prosegue fino a raggiungere il fix posto sotto il grande tetto soprastante. Inizia ora un breve traverso verso sinistra, con passo iniziale delicato, che conduce direttamente al terrazzino di sosta subito a destra dell’Eremo di San Paolo. Lungo il traverso è possibile proteggere il secondo di cordata con una fettuccia attorno ad uno spuntone. 20m, 5b.

Simone all’inizio della via, 5b.

La seconda lunghezza parte rimontando il muretto oltre la sosta, anch’esso chiuso da un piccolo tetto, per proseguire serpeggiando fino alla sosta successiva. Con passo non semplice si raggiunge l’orecchia posta poco sotto il tetto che si usa per raggiungere lo scomodo rovescio bianco per la mano sinistra. Un passo delicato, con incrocio di mano, permette di allungarsi verso sinistra e raggiungere la comoda fessura che si forma alla fine del tetto dove incrocia l’altra parete. Ignorando la linea di fix che vince gli strapiombi di sinistra, si torna verso destra lungo placconata d’equilibrio. Il passo iniziale è un po’ ostico con prese rovesce e stondate dall’acqua. Il seguito è invece più semplice e piacevole anche se comunque ingaggiante. A metà del traverso è possibile proteggersi con cordone attorno ad un grosso fungo visto che le protezioni in loco qui sono distanti. Oltre questa particolare conformazione rocciosa, un ultimo passo conduce alla sosta aerea. 15m, 6a+.

Martina si riposa sul fungo a metà del traverso di fine tiro, 6a+.

Il terzo tiro prosegue brevemente lungo il bel diedro fessurato a destra della sosta fino a che questo non termina. Proprio in uscita, per rimontare sulla placchetta di sinistra, è presente il passo chiave del tiro. Una volta sopra si prosegue in traverso a sinistra avendo l’accortezza di inserire un friend nella fessura staccata a metà di questo per evitare al secondo di cordata spiacevoli conseguenze in caso di caduta sul passo chiave. Al termine del traverso si torna a salire verticalmente, prima un po’ verso sinistra, ed in seguito diritti fino alla sosta. Il passo per raggiungerla non è semplice e richiede buon senso dell’equilibrio visto che le prese a disposizione sono tutt’altro che entusiasmanti ed anche i piedi faticano a trovare appoggi. Rimanendo sulla sinistra ci si riesce comunque ad alzare quanto basta per raggiungere una buona presa e vincere così le difficoltà. 15m, 6b.

Martina su passo finale della terza lunghezza, 6b.

La quarta lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella ed interessante dell’intera salita. Traversa da sinistra verso destra la lunga placconata che si sviluppa a destra della sosta con difficoltà crescenti. Il primo passo, oltre il primo fix, non è semplicissimo ma passato questo inizia una sezione più moderata e leggermente appoggiata che conduce alla placca principale. Qui è saggio proteggere il secondo di cordata con un friend piccolo all’interno di una fessura visto che la distanza tra lo spit precedente e quello successivo è notevole. Raggiunta la placca la si approccia orizzontalmente verso destra seguendo l’evidente linea di fix a parete che si dirige verso lo spigolo. L’arrampicata è bella ed entusiasmante, prevalentemente in aderenza. Raggiunto lo spigolo si cambia versante e con esso iniziano le difficoltà. Qui la parete, così come la linea, si verticalizza, le prese divengono più minute e lo stile più atletico. L’arrampicata continua permette di tirare il fiato solo una volta superato il cordone nero. Seguendo la fessura rovescia di destra si giunge ad una fonda e comoda fessura che consente di riposare ulteriormente prima di terminare sulla cengia di sosta. 35m, 6b.

Simone sul quarto tiro prima di oltrepassare lo spigolo della parete, 6b.

L’ultimo tiro prosegue verso sinistra in direzione dell’evidente albero. Avanzando lungo la cengia si lotta un po’ con il terreno erboso che rende la progressione un po’ complessa e si raggiunge l’arbusto dove si torna a salire, su roccia, in verticale aggirando lo spigolo e proseguendo lungo il muretto. Si segue poi la linea delle protezioni che si sviluppa leggermente verso sinistra senza emozioni particolari. Non appena il muro si appoggia, in vista del culmine della parete, si devia verso destra dove la roccia è ripulita e si raggiunge il terrazzino di sosta senza ulteriori difficoltà attraversando una sezione caratterizzata da semplici roccette rotte. 50m, 5b.

Gli ultimi metri della via, 5b.

Via corta ma intensa. L’arrampicata si svolge comunque sempre su roccia solida cercando di superare, nella maniera più semplice possibile, i pronunciati strapiombi che caratterizzano questa sezione di parete. Sebbene i gradi non siano esagerati, la progressione non risulta essere proprio banale e quindi nel complesso non è da sottovalutare. Non la consideriamo sicuramente una via plaisir, ma un corto allenamento per mezze giornate di tempo incerto.

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