Il profondo rispetto dell’Indria

Circa due settimane prima eravamo scesi a Dro per affrontare “Le scalette dell’Indria”, via mediocre con qualche pro ma con molti contro. Delusi dall’ascesa complessiva volevamo comunque dare un’altra possibilità all’Indria e questo weekend quindi siamo scesi nuovamente in valle per salire “Il profondo rispetto dell’Indria” che corre immediatamente alla destra delle scalette. “Immediatamente” forse è un po’ sproporzionato ma l’idea la si intuisce.

Il primo tiro parte su placchetta appoggiata che obliqua leggermente verso destra rispetto al nome della via scritto a parete. La prima protezione, un cordone bianco, è nascosta alla vista e si nota solo quando si giunge nelle vicinanze. E’ il preludio di una chiodatura mista ma a stampo decisamente alpinistico, a volte distanziata, in cui è necessario sapersi muovere bene nei tratti più sprotetti. Proseguendo sempre in obliquo verso destra si raggiunge una serie di roccette staccate dove la linea prosegue in verticale fino alla base di una placchetta con fix ora ben visibili. Attenzione in questo tratto perchè un eventuale scivolone renderebbe inutile anche la protezione precedente, destinazione suolo. L’arrampicata sulla placca è comunque semplice, grazie alle comode fessure che la solcano ed in breve si raggiunge un piccolo terrazzino dove è presente la sosta da attrezzare su spit e fix+anello. 40m, IV+.

Martina al termine del primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza punta inizialmente un cordone nero lungo la verticale, posto di poco sulla destra. Una volta raggiunto si torna a procedere verso sinistra, sempre in verticale, oltrepassando una coppia di spit tramite una serie di movimenti poco entusiasmanti su prese sporche. Piano piano ci si avvicina all’evidente tettino soprastante dal quale penzola un cordone nero attorno ad una bella canna. Raggiungere il cordone non è proprio banale e richiede sangue freddo. Da qui inizia un breve traverso verso sinistra che conduce direttamente al terrazzino di sosta. Al nostro passaggio il traverso era bagnato, cosa che lo ha reso tecnicamente più difficile ed aleatorio vista la sua natura placcosa. Nel complesso comunque le mani sono presenti ed in poco tempo si raggiunge la sosta. 30m, V+.

Simone sul traverso del secondo tiro, V+.

Il terzo tiro corre senza particolari difficoltà lungo il muretto oltre la sosta attraversando prima una serie di rocce rotte ed in seguito una bella placca che culmina con un liscio bombè. Questo è meglio affrontarlo alla sua estrema sinistra dove le prese consentono una progressione più agevole fino a che si rimonta sulla rampetta che fa da base ad una falesia di recente realizzazione. Superato un alberello, su cui è ancorata la corda fissa che permette di proteggere gli impavidi assicuratori in questa falesia “aerea”, si procede traversando la cengia fino alla sua estrema destra dove, in corrispondenza dello spigolo della parete, è presente la sosta. 30m, V+.

Martina si gode il panorama all’arrivo della terza lunghezza, V+.

La quarta lunghezza aggira lo spigolo e inizia ad avventurarsi nel diedro che parte facile, su grossi blocchi staccati, e continua più severo quando si verticalizza. Al termine dei blocchi la parete si divide divenendo canale sulla destra. Una freccia blu indica però la direzione corretta: si prosegue nel diedro di sinistra e non sarà per niente una passeggiata. Entrambe le pareti sono dannattamente lisce e l’unico modo per passare è letteralmente incastrandosi nella spaccatura che le divide. Il senso generale è quello di precaria instabilità ma buttando giù il rospo, e facendosi coraggio, si supera faticosamente un primo bombè, proteggibile con friend medio, raggiungendo la base di un secondo bombè. Questo presenta un’arrampicata fotocopia alla sequenza di passi precedenti e come protezione l’opportunità di inserire un altro friend medio/grande. Superata anche questa difficoltà si raggiunge l’unico spit a protezione dell’intera lunghezza, ormai in vista dell’uscita del tiro. Ad ogni modo ancorarsi su fix solidi è sempre un sollievo a livello mentale che dà la carica per concludere gli ultimi metri ed uscire sul pilastro di sinistra dove è presente la sosta. Tiro nel complesso molto fisico ed ingaggiante se non si è pratici con l’arrampicata ad incastro. 25m, V+.

Martina incastrata nel diedro del quarto tiro, V+.

Il quinto tiro aggira la sosta verso sinistra ritrovandosi così ad affrontare una bella placchetta che corre sullo spigolo della parete. I primi passi sono abbastanza semplici e consentono di raggiungere una rampetta che corre verso sinistra dove è presente il passo chiave del tiro in aderenza su piccole prese sia per mani che per piedi. Si esce sempre a sinistra su di un terrazzino che si abbandona subito a favore del muretto di destra lungo solide e compatte placche fessurate, molto piacevoli da scalare. Qualche passo in allungo, ma senza ulteriori difficoltà, consente di raggiungere il culmine del pilastro dove si sosta abbastanza scomodamente. Tiro molto meritevole, uno dei più belli della via. 30m, VI.

Il pilastro finale della quinta lunghezza, VI.

La sesta lunghezza attraversa la zona boschiva, presente al di là del pilastro di sosta, per giungere alla paretina successiva. I primi metri seguono una marcata traccia terrosa che termina al raggiungimento di una rampetta che sale su roccia staccata verso destra. L’arrampicata è facile ed in breve si raggiunge la parete successiva dove si sosta. Lungo il tiro è presente un cordone ed un chiodo sulla parete a sinistra della rampa che facilmente sfuggono alla vista in quanto al di fuori del raggio d’azione. 25m, IV.

Il poco entusiasmante sesto tiro, IV.

Il settimo tiro traversa verso destra aggirando il marciume sopra la sosta e proseguendo lungo un pilastro grigio più compatto. Lungo il traverso è necessario prestare attenzione in quanto la roccia non è delle migliori ma mano a mano che si prosegue diviene più stabile. Raggiunto il pilastro lo si supera sulla sinistra, su buone prese, fino ad entrare in una rampetta che obliqua leggermente a destra. Non lasciarsi ingannare dalla visione della sosta successiva, che invita a raggiungerla direttamente, ma continuare fino al termine della rampa e da qui iniziare a traversare verso sinistra, su cengia terrosa, fino alla base della parete successiva. Raggiunta la sosta si capisce perchè raggiungerla direttamente non sarebbe stata una grande idea. 25m, V+.

Martina sul pilastrino che conduce a S7, V+.

L’ottava lunghezza sale la bella fessura che parte a destra della sosta. Sebbene sia poco protetta risulta facilmente proteggibile con friends medi. L’arrampicata risulta comunque semplice, piacevole e mai fisica, come si potrebbe invece intuire ad un primo sguardo, con le pareti laterali che permettono di scaricare bene il peso sui piedi e riposare di tanto in tanto. Terminata la fessura la linea prosegue su di una bella placca, con qualche passaggio in allungo ma generalmente ben appigliato, fino ad un terrazzino dove è possibile attrezzare una sosta su di un albero prima di approcciare la parete successiva. 35m, VI.

Simone sulla fessura della settima lunghezza, VI.

Il nono tiro prosegue sulla parete opposta alla sosta. Qui ci aspetta un bel traverso che obliqua verso destra su buone prese e roccia ottima. Si parte salendo per un paio di metri in verticale fino al raggiungimento del primo spit. La marcata fessura soprastante ci permette di alzare i piedi su di una stretta cengia rocciosa che va seguita nella sua interezza verso destra superando un paio di cordoni ed un altro spit alla cui destra è presente un vecchio chiodo dove non è possibile inserire direttamente alcun rinvio ma un cordone può tornare utile. Il chiodo sancisce anche la fine delle protezioni a parete, nonostante la lunghezza prosegua ancora per altri 7 metri buoni su placca fessurata. L’arrampicata si rivela essere comunque facile e gradevole ed in breve si raggiunge il terrazzo di sosta. 30m, V+.

Simone all’inizio del bel traverso del nono tiro, V+.

La decima lunghezza è la meno entusiasmante di tutte. Si tratta di un traverso relativamente breve che, senza mai toccare la roccia nemmeno per sbaglio, conduce alla base della rampa del tiro successivo. 20m, I.

L’undicesima lunghezza sale la bella rampa appoggiata che obliqua verso destra. La parete destra di quest’ultima è particolarmente liscia e difatti la si sale sfruttando quanto più possibile la fessura/lama che corre sulla sinistra seguendola fino a quando termina e si trasforma in un diedro, alla metà del quale è presente un cordone. Qui si risale completamente in aderenza sfruttando i piccoli ma solidi conglomerati che caratterizzano la roccia in questo punto, in una goffa progressione a carponi. Si sosta sul terrazzino a fine rampa. 25m, IV+.

La bella rampa dell’undicesima lunghezza, IV+.

Il dodicesimo tiro è quello che, sulla carta, presenta i passi più delicati di tutta la via. L’arrampicata si svolge lungo un diedro la cui parete di destra è particolarmente liscia mentre quella di sinistra offre prese migliori. Nel primo tratto le difficoltà non sono eccessive, nonostante sia comunque necessario sapersi muovere bene e inserire protezioni rapide, grazie anche al gioco di equilibri ed incastri che offre il diedro. A metà parete il diedro è chiuso da uno strapiombo che ne impedisce la progressione ed è quindi necessario spostarsi lungo la fessura di destra per proseguire. Un cordone bianco, posizionato attorno ad un sasso incastrato di piccole dimensioni, offre una parvenza di sicurezza prima di affrontare la famosa spaccata che caratterizza la salita. In verità eviterei di caderci su se possibile perchè non dà l’impressione di voler rimanere incastrato ancora per molto. La spaccata è quella che è, probabilmente un VI+ se sei alto oppure particolarmente snodato, ma se hai l’apertura gambale limitata di certo questo è il tratto più duro di tutta la salita. Allo stesso momento il cordone bianco è distante rispetto alla fessura da raggiungere e non si può contare su di lui nemmeno per un eventuale azzeramento. Raggiunta la fessura la linea prosegue verticale con difficoltà minori, sempre tutta da proteggere, fino a che si esce su rampetta terrosa, che si segue passando 2 spit. Al secondo si torna sulla placca di destra, bella fessurata, fino a raggiungere la sosta da attrezzare su fix ed anello. 35m, VI+.

Simone sulla dodicesima lunghezza, VI+.

L’ultimo tiro procede oltre la sosta seguendo la larga fessura composta da rocce rotte e massi incastrati. Questa termina in corrispondenza di un tetto, circa 10 metri più in alto, dove la linea prosegue in un lungo traverso verso destra fino alla sosta per evitare il tetto stesso. I primi metri verticali richiedono particolare attenzione vista l’instabilità del terreno su cui ci si sta muovendo ed al fatto che non sono protetti. Il primo cordone lo si incontra poco dopo l’inizio del traverso che si svolge su roccia decisamente più solida e compatta. Al termine del traverso un ultimo muretto verticale conduce al termine della parete e alla sosta. 40m, V+.

La linea dell’ultimo tiro, V+.

Bella via con alcuni tiri davvero meritevoli ed altri ingaggianti più mentalmente che fisicamente. Nel complesso, sebbene i gradi non sono mai elevati, non è una via da sottovalutare: è infatti spesso necessario sapersi muovere bene tra protezioni distanti ed integrare dove necessario. Particolarmente consigliata a chi ha almeno un po’ di esperienza alpinistica.

Esclusivamente per tutti

Di vie propedeutiche per l’approccio al multipitch sportivo, in Valle del Sarca, ce ne sono relativamente poche in confronto all’ampio panorama di proposte presenti. “Esclusivamente per tutti” è una di queste, non tanto per le difficoltà limitate (perchè qualche passo ostico qua e la è comunque presente) ma più per la chiodatura estremamente sicura e ravvicinata che consente di superare in artificiale i tratti più impegnativi, nell’eventualità. Anche la varietà di stili è ampia: placche, fessure e diedri si intervallano a sezioni più sporche e boschive, terreni su cui è comunque sempre necessario fare esperienza.

Il primo tiro inizia risalendo la placca di un corto muretto il cui primo passo, forse perchè a freddo, non è così semplice come si potrebbe pensare leggendo la relazione. Dopo questo strappetto l’arrampicata si fa più tranquilla, accompagnata da buone prese fino all’uscita del muro dove, sotto ad un albero, è presente un ostico passaggio in aderenza per uscire sulla cengia sommitale. Il passaggio in libera a nostro parere si aggira attorno al 6a ma è possibile usufruire dell’arbusto per una progressione più semplice. La cengia si sviluppa per pochi metri fino ad incontrare l’opposizione di alcune rocce rotte che, una volta risalite senza difficoltà, portano ad un altro pilastrino placcoso. La parte bassa è ben manigliata mentre il passo in uscita è di pura aderenza ed equilibrio, ed anche questo non è di immediata lettura. Oltre le difficoltà sono presenti 2 fix su cui poter attrezzare la sosta. 50m, 5c/6a.

La partenza della via, 5c/6a.

La seconda lunghezza prosegue per pochi metri nel canalino di fronte alla sosta fino a che non si incontra un pilastro grigio bello compatto. Questo lo si aproccia sulla sinistra seguendo l’evidente fessura che obliqua verso destra e porta verso lo spigolo del pilastro che va oltrepassato. Proprio questo movimento, particolarmente delicato per via dei piedi in aderenza e delle mani su prese mai nette, dà il grado al tiro. La faccia di destra del pilastro è più appigliata e profonde fessure consentono una facile progressione. Solo il passaggio in uscita richiede ulteriore sforzo fisico dove il bordo di sinistra si propone come ottimo sostengo per le mani nel mentre che i piedi spingono sulla parete per raggiungere il terrazzino oltre il muretto. Da qui si inizia un breve traverso verso sinistra che termina in corrispondenza di una pianta, con cordone nero alla base, dove si sosta. 40m, 6a.

Simone sul pilastro del secondo tiro, 6a.

Il terzo tiro permette di attraversare il terrazzino su cui è posta la sosta e di riguadagnare verticalità. Si inizia a traversare verso sinistra fino a scollinare e proseguire seguendo una traccia che sale in obliquo, sempre verso sinistra, passando in mezzo a 2 arbusti e raggiungendo un fix + cordone che fungono da sosta. 25m, I.

La terrazza di collegamento, I.

La quarta lunghezza prosegue, prima verso sinistra e poi verso destra, attraverso una serie di roccette rotte seguendo l’evidente linea degli spit a parete. Ad un certo punto si incontra un piccolo strapiombetto che va seguito verso sinistra, con i piedi sulla cengia che sta alla base, fino a quando questo non muta in placca. La progressione ritorna quindi verticale, su belle fessure fonde che rendono il tratto facile e piacevole, per poi riappoggiarsi verso la fine del tiro. Si raggiunge quindi in breve la sosta sita su masso staccato. 35m, 5a.

Martina alla fine del quarto tiro, 5a.

Il quinto tiro segue la facile traccia verso sinistra che attraversa la cengia erbosa e giunge ai piedi della parete dove si trova la sosta. Nonostante la brevità della lunghezza, a causa del potenziale attrito con le corde, consigliamo di non concatenarla con la precedente. 15m, I.

La seconda lunghezza di congiungimento, I.

La sesta lunghezza comincia risalendo il muretto oltre la sosta caratterizzato da una serie di rocce rotte, poste sulla destra, che disturbano un po’ la progressione. Fortunatamente questo tratto “instabile” è breve ed in poco tempo si raggiunge una bella lama staccata che corre verticale. L’arrampicata qui si fa più fisica con molteplici passi in dulfer tenendo i piedi a spalmo sulla liscia parete di destra. Poco oltre la metà della lama essa si inizia a distanziare notevolmente dalla parete principale consentendo di incastrarsi al suo interno. Decisamente un buon resting. Rimane solo da uscire sulla cengia soprastante tramite passo atletico e su tacchette da verificare. Qui sono presenti 2 fix dove poter attrezzare la sosta. 20m, 5b.

Martina sulla sesta lunghezza, 5b.

Il settimo tiro prosegue in placca oltre la sosta ed incontra le prime difficoltà solo dopo una decina di metri di progressione. Qui un ostico traverso verso destra, su prese storte, permette di raggiungere una serie di tacche più nette che in breve mutano in lama verticale che si sviluppa verso sinistra. Mano a mano che si sale le prese si fanno via via più sporche ed è spesso necessario dare una spazzolata ed una soffiata per far raffiorare quelle migliori. Si giunge in un tratto più appoggiato dove è visibile, sopra di noi, un tettino giallo con roccia marcia. Si punta alla sua base rimanendo nella parte di destra della sporca rampetta e, una volta raggiunta, si attrezza la sosta sui 3 fix disponibili la cui solidità è da verificare vista la qualità della roccia in questo punto. 30m, 5b.

Simone sulla bella placca del settimo tiro, 5b.

L’ottava lunghezza cerca di uscire da questa zona “marcia” traversando verso destra e passando oltre l’evidente albero che crea una strettoia con la parete. Qui la roccia non migliora di molto ma consente comunque di tornare a salire in verticale, prestando in ogni caso la massima attenzione. Un breve traverso verso sinistra riporta sulla verticale della sosta precedente e da qui, attraversando faticosamente una serie di arbusti molesti, alla placchetta che conduce alla fine del tiro. 2 spit consentono di attrezzare una sosta. 20m, 5b.

Il nono tiro è un altro di quelli di “collegamento”. Dalla sosta si traversa verso sinistra fino a raggiungere una fascia rocciosa su cui si susseguono un paio di fix. Oltrepassati questi si continua a traversare verso sinistra fino ad un alberello dove si torna in verticale lasciandolo sulla destra. Si raggiunge quindi un altro arbusto, con cordone nero, e si prosegue per altri 10 metri il traverso verso sinistra, con le mani a parete ed i piedi costantemente sul terrazzino erboso sottostante. Una volta raggiunta la base dell’evidente diedro si sosta su 2 spit. 20m, II.

Martina si accinge a terminare il traverso boschivo del nono tiro, II.

La decima lunghezza è quella che ospita le difficoltà maggiori di tutto l’itinerario anche se a dire la verità passano abbastanza indolore grazie anche ai molteplici punti di resting gentilmente offerti qua e la. Senza ombra di dubbio è però il tiro più bello di tutta la linea e dopo gli ultimi 2 tiri decisamente mediocri ci voleva proprio una ventata d’aria migliore. Il diedro che si presenta oltre la sosta dal basso appare severo ma si lascia domare senza troppe difficoltà. Si parte su rocce staccate che non danno l’impressione di stabilità ma che subito lasciano spazio a blocchi più grandi e solidi. Con le mani costantemente sulla parete di sinistra ed i piedi un po’ su questa ed un po’ sulle rientranze della placca di destra si procede spediti fino ad oltrepassare un primo orecchio fisico sopra il quale è possibile riposare grazie alla profonda fenditura sulla parete. Si susseguono ora una serie di passaggi fisici in dulfer, intervallati da buoni resting, fino a che il diedro non piega verso sinistra e porta ad un primo pianerottolo. Un breve muretto permette di giungere ad un tratto più boschivo ed in seguito alla cengia dove si sosta. Al nostro arrivo in sosta ci ha accolto un bel serpentello che è rimasto a crogiolarsi al sole fino alla nostra ripartenza. 25m, 6b.

Simone lungo il bellissimo diedro fessurato del decimo tiro, 6b.

L’ultimo tiro sale il muretto a sinistra dell’albero che si trova sopra la sosta. Una volta oltrepassato quest’ultimo si inizia un bel traverso su cengia solida con passo finale, per oltrepassare un bombè, non scontato. Il trucco è procedere in equilibrio sulla cengia con una serie di micro movimenti fino a riuscire a raggiungere le buone prese poste più a destra. Completato il traverso si procede verticalmente leggermente a sinistra per rimontare l’ultimo muretto e giungere al culmine della parete dove, un po’ nascosti sulla sinistra, si trovano gli spit dell’ultima sosta. 25m, 5b.

Via un po’ discontinua ma carina nel complesso, non adatta a gente già “navigata” ma consigliata piuttosto come primo approccio al multipitch quando più che la prestazione e l’estetica si cerca tranquillità e sicurezza.

Anche le donne vogliono arrampicare

Alla ricerca di una linea dalle medie difficoltà e lunga abbastanza da poterci passare almeno la mattinata ci dirigiamo verso Ceniga intenti a salire “Anche le donne vogliono arrampicare” al Sass dela Vecia. La via è generalmente ben protetta anche se distanziata in alcuni punti dove è comunque possibile integrare con protezioni rapide che raccomandiamo di portare. Nel complesso, per lo stile di arrampicata sempre alla ricerca dei punti più deboli della parete, si può considerare una via alpinistica con molti tratti sportivi.

La prima lunghezza risale la facile rampetta in direzione dell’evidente cordone su pianta. Da qui si prosegue sfruttando la rampa sino a giungere su di un terrazzino dove è possibile proteggersi con cordone attorno ad un arbusto sporgente. Continuando diritti si giunge ad un altro terrazzino da dove è possibile intravedere un chiodo sulla placchetta successiva. Qui si trova il passaggio più difficile del tiro che si affronta mantenendosi bene sulla destra. Superata la difficoltà ci si ritrova sopra di un ampia cengia terrosa che si segue verso destra fino ad incontrare la sosta su fix e clessidra con cordone. 25m, IV.

Martina sul primo tiro, IV.

La seconda lunghezza riparte salendo il muretto di fronte alla sosta approcciandolo sulla destra dove l’arrampicata risulta più facile. Proseguendo alla destra dello spigoletto successivo si raggiunge senza difficoltà la fonda fessura orizzontale che sta alla base di un piccolo tettino. Qui, con passo in aderanza, si oltrepassa lo spigolo e si approccia lo strapiombo verticale particolarmente ostico. Solo con un saggio posizionamento del corpo si vincono le difficoltà e si raggiunge la placchetta finale del tiro, anche questa particolarmente repulsiva nonostante il grado basso. Di prese buone ce ne sono poche ed alte che si raggiungono a fatica solo dopo una serie di micro-aggiustamenti di mani e piedi sulle minute tacchette della placca. Raggiunta la cengia soprastante si sosta su anello. 20m, VI.

Martina alle prese con il passo difficile della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro è fisicamente il più impegnativo di tutta la linea e, soprattutto per il secondo di cordata, c’è un fattore psicologico non indifferente tanto che anche per azzerare è costretto in numeri da circo. Si tratta di un traverso verso sinistra tutto in leggero strapiombo con movimenti ricercati. Si parte traversando in cengia fino a superare il primo cordone penzolante che si raggiunge e supera. Da qui, senza alzarsi troppo, si procede al di sotto della linea degli spit, con notevoli allunghi, fino al raggiungimento di un secondo cordone penzolante. Tornando a salire in verticale si procede leggermente a destra del cordone alla ricerca delle prese migliori che si raggiungono soltanto in corrispondenza della base del tettino soprastante. Da qui una serie di movimenti decisi su prese rovesce, e generalmente non comode, consentono di continuare il traverso verso sinistra fino ad oltrepassare lo spigolo ed intravedere la sosta che si raggiunge con un ultimo allungo puntando alle fessure di sinistra. 20m, VI+.

Simone sul traverso fisico del terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza inizia proseguendo lungo il diedro giallo con arrampicata atletica. Si abbandona quest’ultimo solo al suo termine oltrepassando lo spigolo di destra e trovandosi alla base di una bellissima placca grigia. Si sale la placca sfruttando le numerose fessure a parete intervallando movimenti plaisir a tratti in equilibrio che danno il grado alla lunghezza. Usciti dalla placca ci si sposta sulla breve parete oltre lo stretto canale e la si sale senza grosse difficoltà. Quest’ultimo tratto necessita di essere protetto. Si sosta su spit ed anello. 30m, VI+.

Martina in arrivo alla paretina prima della sosta, VI+.

Il quinto tiro ospita il singolo più difficile dell’itinerario, sebbene questo sia azzerabile. Si parte traversando verso sinistra la cengia di sosta, rimanendo bassi, in direzione di uno spit. Senza lasciarsi ingannare dalle scalette per i piedi, che suggerirebbero una progressione più verticale, si raggiunge la base del diedro di sinistra. Qui si torna a salire sfruttando la crepa verticale in cui è possibile inserire anche un dado visto che la distanza tra le protezioni è notevole. Dopo pochi metri si raggiunge la prima difficoltà: una lama staccata da risalire con i piedi in opposizione e aderenza su entrambe le pareti laterali del diedro. Una volta rimontata si prosegue un paio di metri su placca fino a raggiungere il passo chiave della via. Qui una lama posta sullo spigolo di sinistra ed una fessura completamente a destra invitano la progressione ma le indicazioni degli apritori sono chiare: non si imbroglia, si procede in placca! E chi siamo noi per non rispettare questa scelta artistica? Alla base della difficoltà fortunatamente ci sono delle buone prese su cui riposare che consentono di prendersi il tempo per studiare i passaggi. All’incrocio delle pareti, nel diedro, è presente una fessurina che, spallata di destra, consente di rimontare la placchetta e proseguire su di essa fino alla sosta posta su di un terrazzino 5 metri sopra che si raggiunge grazie all’ausilio di una bella fessura verticale. 30m, VII.

Martina supera agevolmente l’iconico passo chiave della via, VII.

La sesta lunghezza permette di rifiatare un po’. Obliquando leggermente verso destra si raggiunge un piccolo strapiombo che si evita passando sulla sinistra e cambiando versante della parete. Qui si continua in verticale dapprima su roccia grigia e compatta ed in seguito su roccia gialla, rotta e meno solida. Raggiunto un cordone si traversa di poco sulla cengia di destra dove è presente il necessario per attrezzare la sosta. Tiro breve e senza difficoltà particolari. 20m, V.

Martina in arrivo a S7, V.

Il settimo tiro prosegue nel diedro giallo che si sviluppa oltre la sosta per poi uscirne e continuare sulla parete successiva. L’arrampicata nel primo tratto è d’equilibrio su minute prese con unica fessura bella e scavata solo in corrispondenza del tetto che chiude il diedro. Qui un breve traverso verso destra permette di rimontare lo strapiombetto nel punto in cui pone meno opposizione. Un altro traverso, questa volta verso sinistra, conduce invece alla base di una lama che va salita atleticamente. Tutta la lama, seppur breve, risulta sprotetta ed un paio di friend medio/grandi risultano fondamentali per una progressione in sicurezza. Terminata la lama un ultimo facile muretto porta alla sosta posta su di una stretta cengia e composta da cordone e fix+anello. 30m, VI+.

Simone all’inizio del settimo tiro, VI+.

L’ultima lunghezza prosegue zigzagando tra le paretine finali che conducono al boschetto sopra la parete. Un primo facile traverso verso destra permette di raggiungere il primo spit dove, con passo atletico in allungo, si rimonta un piccolo strapiombo. Da qui si ritraversa verso sinistra, fino quasi a riportarsi sulla verticale della sosta precedente, dove ci accoglie un cordone ed un altro passaggio atletico per raggiungere le facili placche finali. Queste conducono senza difficoltà all’uscita della via, dopo aver oltrepassato un paio di cordoni su arbusti, e al sentiero di rientro dove è possibile sostare su di un albero con vecchio cordone nero. 33m, V+.

Il traverso iniziale dell’ultima lunghezza, V+.

Via nel complesso piacevole, non eccelsa ma sicuramente non da cestinare. Nello scegliere l’itinerario ci siamo imbattuti in un simpatico commento di una collega che si domandava cosa avessero fatto di male le donne al signor Grill… Beh, dopo aver percorso la via, anche la parte femminile della nostra cordata se lo sta chiedendo!

Le Scalette dell’Indria

La parte Nord delle Coste dell’Anglone ospita le linee mediamente più lunghe di tutta la fascia rocciosa. Una di queste, forse la più facile della parete, è la via “Le scalette dell’Indria” che intervalla belle placchette libere da vegetazione a tratti in diedri più sporchi.

Il primo tiro risale centralmente la paretina appoggiata fino al raggiungimento di un evidente cordone. Da qui si inizia a traversare di poco verso destra fino ad affrontare il muretto verticale soprastante nel suo punto più debole dove comode fessure per le mani e scalini per i piedi rendono la progressione agevole seppur richieda un pizzico di atleticità. Superato il muretto si punta al grosso blocco sulla destra che si supera grazie ai fondi buchi sommitali alzando bene i piedi. Giunti ora in una zona caratterizzata da cenge le si seguono obliquando verso destra fino a raggiungere un largo terrazzo dove è presente la comoda sosta. 30m, IV.

Simone sul primo tiro, IV.

Il secondo tiro risale la placchetta soprastante la sosta per poi proseguire su di un terrazzino erboso fino a giungere alla placchetta successiva ben segnalata dalla presenza di cordame. Una volta rimontata quest’ultima si giunge in sosta dove è possibile ammirare numerose corde fisse che penzolano dalla falesia che occupa tutta la paretona verticale di destra. La roccia lungo il tiro è solida, le difficoltà contenute e numerosi cordoni attorno alle clessidre rendono la progressione sempre sicura. 20m, IV.

Martina all’inizio della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro risale la lama a sinistra della sosta in tutta la sua interezza. La conformità della lama di per sè è molto bella ed offre un’arrampicata per lo più atletica in dulfer. Peccato però che le numerose ripetizioni abbiano reso questo tratto estremamente scivoloso rendendo ogni movimento più difficile di quello che è nella realtà. In compenso tutto il tiro è ben attrezzato ed è facile azzerare in caso di necessità. Si parte con un breve traverso verso sinistra fino al raggiungimento della lama che, in questo punto, è abbastanza larga tanto che per raggiungere le prime prese buone è necessario allungarsi molto aiutandosi con le minute tacche della parete di destra. Raggiunta la parte fine della lama la si segue, sempre con la sensazione di essere in leggero strapiombo, fino ad uscirne sulla sinistra con passo non facile per via dell’usura. Si prosegue ora per alcuni metri verso sinistra fino alla sosta su terrazzino. 20m, VI.

Simone a metà della lama del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale il diedro-colatoio proprio oltre la sosta. La roccia, lavorata da presumibili frequenti rigagnoli d’acqua, risulta essere particolarmente stondata tanto che la quasi totalità delle prese sono belle stondate. Oltretutto i frequenti depositi di materiale terroso uniti alla patina polverosa sempre presente rendono la salità più precaria. Superato il diedro iniziale si continua su placca alla cui sinistra corre una lama. Qui sono concentrati i movimenti più difficili della lunghezza: rimanendo con le mani in fessura ed i piedi sulla liscia placca di destra si prosegue in dulfer fino a raggiungere le stondate roccette soprastanti che, con passo difficile in uscita, conducono in breve alla sosta. 40m, V+/VI-.

Martina sulle rocce stondate della quarta lunghezza, V+/VI-.

Il quinto tiro prosegue traversando verso destra e seguendo la linea di protezioni a parete, per concludere lungo un diedro a blocchi. La prima parte della lunghezza è estremamente delicata per via dell’usura delle componenti obbligatorie che rendono i movimenti particolarmente faticosi. Superato il primo scoglio inizia un breve e facile traverso verso destra che aggira una piccola parete dove è presente un lungo cordone bianco. Si torna quindi a salire lungo il diedro ben appigliato. Al termine di quest’ultimo si risale la paretina di destra senza difficoltà rilevanti e si prosegue nel canalino appoggiato che culmina su di un largo terrazzino dove un paio di cordoni su albero invitano ala sosta. 45m, VI.

Il traverso iniziale del quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza risale la facile placchetta sopra alla sosta in direzione dell’evidente cordone. Una volta giunti sul terrazzino erboso si prosegue leggermente verso destra per superare altre facili roccette evidenziate da un altro cordone. Dopo averle superate si prosegue per pochi metri fino a raggiungere la sosta che può essere attrezzata sulle clessidre con cordoni a parete. 15m, III.

Martina sul sesto tiro, III.

Il settimo tiro prosegue il traverso, interrotto dalla sosta precedente, fino alla base di una bella placconata che corre verticale. Con arrampicata veramente piacevole la si risale nella sua interezza su roccia ottima, non usurata, ed estremamente fessurata. Come sempre il bello dura poco e senza rendersene conto si esce sul terrazzino sommitale dove si sosta su 2 cordoni. Finalmente un tiro che merita di essere scalato, ci stavamo quasi rassegnando. 30m, V+.

L’inizio della settima lunghezza, V+.

L’ottava lunghezza torna a salire su roccia più anonima, alla ricerca di una verticalità che non c’è, tra i numerosi arbusti che ostruiscono la vista. La linea, infatti, non è di immediata fruibilità e va ricercata evitando di entrare troppo nella boscaglia. Come riferimento obliquare verso destra dove la vegetazione è poco più rada e si riesce ad intravedere un pilastrino. Raggiunto quest’ultimo lo si risale, prestando attenzione alle roccette staccate quà e là, fino a raggiungere la base di una facile paretina appoggiata al cui centro è presente uno spit. Senza difficoltà la si risale e si raggiunge la sosta alla base dell’evidente diedro giallo che ci accompagnerà per i prossimi 2 tiri. 30m, IV+.

Le frasche dell’ottava lunghezza, IV+.

Il nono tiro affronta la prima metà del diedro giallo con arrampicata divertente e difficoltà contenute. I primi metri si svolgono su roccia grigia dove un passo delicato permette di entrare nel diedro vero e proprio. Qui l’arrampicata si fa via via più facile fino a che si raggiunge il terrazzino di sosta. 20m, V.

Martina sulla placchetta per arrivare al diedro del nono tiro, V.

La decima lunghezza prosegue e conclude il diedro con arrampicata prevalentemente d’equilibrio. I primi metri, fino al primo cordone azzurro, sono relativamente semplici su buone prese sia per mani che per piedi. Qui un passo atletico consente di proiettarsi sulla placchetta della parete di sinistra del diedro dove si avanza con fatica su prese minute e particolarmente usurate, purtroppo. L’ultimo traverso, per uscire dal diedro, è ostico ed aleatorio. Oltre questo una rampetta su rocce rotte conduce direttamente al terrazzino di sosta. Nonostante tutto il tiro risulta essere meritevole ed in caso di problemi qualche passaggio è azzerabile. 25m, V+/VI-.

In arrivo sul diedro finale, V+/VI-.

L’ultimo tiro inizia affrontando un pilastrino staccato subito a sinistra della sosta. Sebbene nel complesso l’arrampicata non sia estremamente difficile, il passaggio per rimontare il pilastro è delicato perchè non protetto ed allo stesso tempo difficilmente proteggibile se non con friends enormi. Prestare quindi massima attenzione perchè una caduta qui porta serie conseguenze. Una volta in piedi sul pilastro è l’ora di affrontare una liscia placchetta che si supera grazie alle fessurine sulla destra che si raggiungono con elegante spaccata. Raggiunta la parte sommitale della placca l’arrampicata si fa via via più facile su rocce rotte fino al boschetto dove si conclude la via. Il percorso non è particolarmente evidente ma qualsiasi muretto si decide di salire conduce in vetta. 50m, V+.

Simone sui primi metri dell’ultimo tiro, V+.

Nel complesso una via senza infamia ne gloria, con pochi tiri veramente belli, molti sporchi, alcuni di trasferimento e qualcuno forse troppo usurato. Non è sicuramente una bocciatura ma nelle vicinanze c’è di meglio. Rimane comunque un buon allenamento per via della numerosa varietà di passaggi diversi.

Via Della Rondine

Romagnano è una falesia storica della città di Trento. Recentemente risistemata a nuovo ospita sia monotiri che brevi multipitch che venivano utilizzati come allenamento alle salite Dolomitiche. Uno di questi è la “via della Rondine” che sale sulla parete che si affaccia alla cascata dell’acquedotto. Sebbene risenta dell’usura del tempo conserva a pieno il suo fascino: una breve classica da non perdere.

Il primo tiro risale il diedro per tutta la sua lunghezza con arrampicata atletica dovuta più alle prese lisce che ai passaggi che nel complesso non presentano troppe difficoltà. Nonostrante l’aderenza limitata le pareti laterali del diedro ospitano numerose fessure orizzontali e buone prese che aiutano la progressione. Poco oltre la metà della lunghezza ci si sposta sulla parete di destra e si prosegue tramite una rampetta fino alla base di un canale con la faccia di destra piuttosto liscia. Si continua dunque su quella di sinistra e quella centrale, in spaccata tra le pareti, fino alla cengia che taglia a metà il muro verticale dove sale la via. Qui si trova la sosta con anello. 30m, 5c.

Simone sul diedro della prima lunghezza, 5c.

La seconda lunghezza si sviluppa completamente in traverso lungo la larga cengia che corre verso sinistra. La traversata è particolarmente divertente e spensierata grazie alle molteplici protezioni presenti in loco. L’esposizione si sente, nonostante l’altezza non sia elevata, ma le buone prese a parete consentono di procedere spediti verso la prossima sosta sita alla base di un ulteriore diedro. Davvero una bella traversata, peccato sia così corta. 20m, 4c.

Il facile traverso del secondo tiro, 4c.

Il terzo tiro prosegue in verticale lungo il bellissimo diedro che conduce quasi in cima alla parete. Sebbene a vederlo dal basso appaia severo e repulsivo, nella realtà le difficoltà sono contenute e la salita risulta piuttosto piacevole ed estetica. Solo il primo tratto oppone lieve resistenza costringendo ad un passo atletico. Una volta nel diedro l’arrampicata si svolge senza difficoltà sfruttando le numerose prese ed appoggi che caratterizzano entrambe le pareti. Anche la chiodatura lungo tutta la lunghezza è abbondante e presente nei punti giusti il che rende la progressione sicura. Un singolo, poco oltre la metà del diedro, costringe ad un paio di passi in dulfer con i piedi su placchetta consumata, ma oltre a questo non c’è molto altro da segnalare. Si esce dal diedro su di un terrazzino a sinistra dove è evidente la sosta. 30m, 5b.

Il bel diedro del terzo tiro da due punti di vista, 5b.

La quarta lunghezza termina la salita uscendo in vetta al pilastro. Si parte entrando nel canalino sopra la sosta con passo iniziale atletico ma su buone prese. Senza difficoltà particolari si sale il diedro fino al termine dove è chiuso da un piccolo tetto. Qui si esce sulla sinistra puntando alla cengia che si raggiunge con spaccata in allungo. Poco oltre la cengia è presente un albero sul quale sono presenti i cordoni per sostare. 15m, 5a.

Simone in uscita dalla via, 5a.

Bella via storica veramente piacevole da riscoprire. Sebbene la maggior parte dei passaggi, soprattutto lungo il primo tiro, risultino usurati, l’arrampicata scorre spensierata dall’inizio alla fine. La recente riattrezzatura dell’itinerario rende inutile portarsi a presso ulteriori sistemi di protezione rapida al netto di qualche cordino sempre utile. Un bel tuffo nel passato che ci sentiamo vivamente di consigliare per un post-lavoro non impegnativo.

Diedro Rosso

Con gli europei di ciclismo a Trento aggiriamo il traffico cittadino accentuato dall’evento e ci dirigiamo verso Dro. Visto il caldo ancora pressante, per essere la seconda settimana di settembre, decidiamo di provare qualcosa di corto e tranquillo. L’occhio cade sul “Diedro Rosso” alla Piramide Lakshmi che dovrebbe offrire qualche tratto alpinistico misto a sezioni sportive sui tiri più duri.

Il primo tiro inizia salendo a destra della larga fessura verticale, su roccia scadente per i primi metri, fino a raggiungere un alberello con cordone. Qui inizia un lungo traverso verso destra, dove la roccia migliora sensibilmente, che si snoda orizzontalmente alla base dei tettini soprastanti. Le numerose clessidre offrono molteplici protezioni e rendono il traverso sicuro e divertente. Purtroppo le poche ripetizioni della linea fanno si che la roccia sia parecchio sporca soprattutto nel tratto verticale di fine lunghezza dove terra e foglie la fanno da padrone ed è spesso necessario soffiarle via per trovare le prese. Ultimato il traverso una serie di chiodi ben visibili definiscono la linea da seguire: con passo semplice si supera un primo tettino e si prosegue, prestando attenzione ai sassi mobili, leggermente verso destra in direzione di un canalino alla cui base è presente uno spit ed un anello per la sosta. 35m, V+.

Simone al termine del traverso del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue diritti oltre la sosta in direzione di un evidente chiodo arancio che si lascia sulla destra deviando nel canale di sinistra fino a raggiungere un terrazzino boscoso alla cui base penzola un cordone nero un po’ nascosto dalla vegetazione. Dal cordone, in verticale su bella placconata solida, si incontrano una serie di clessidre con cordoni il cui ultimo, bianco, suggerisce di iniziare un breve traverso verso sinistra, su cengetta terrosa, fino ai 2 spit di sosta posizionati al di sotto di un piccolo tettino. 37m, V.

Martina sul traverso finale della seconda lunghezza, V.

La linea del terzo tiro non è di facile individuazione. Si parte aggirando la nicchia di sosta verso sinistra per poi ritornare sulla verticale ignorando il diedro di sinistra e proseguendo piuttosto sulla placchetta fino ad una piccola cengia dove è possibile intravedere un cordone nero. Raggiunto quest’ultimo, e prestando attenzione alle roccette dove appoggiare i piedi, si rimonta il blocco e ci si districa tra gli ultimi arbusti fino alla facile rampetta che conduce alla sosta. 35m, IV.

La quarta lunghezza sale il bellissimo diedro arancio che si sviluppa a destra della sosta e che si raggiunge tramite un breve traverso. La roccia lungo tutta la lunghezza è ottima e solida, ruvida per via dei numerosi piccoli grumi che la caratterizzano. L’arrampicata è tranquilla e piacevole con passaggi divertenti e meritevoli, contornati da ottima chiodatura a spit che rende il tiro molto sicuro. Si parte nel diedro sfruttando, dove possibile, entrambe le pareti fino a rimontare un masso poco sotto la metà della lunghezza. Da qui ancora in diedro fino ad un cordone dove si sfrutta la placca di destra per 3-4 metri per poi rientrare nel diedro verso la fine. Unica nota dolente è che l’uscita del diedro è parecchio sporca e tutte le prese, al nostro passaggio, erano coperte da uno spesso strato di sabbia fine e assai fastidiosa. La sosta di fine tiro si trova pochi metri a destra della fine del diedro su comoda cengia alberata. 25m, VI.

Martina impegnata sul bel diedro della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro supera elegantemente la placchetta che si sviluppa verso destra, sempre su roccia ottima e grumosa. Il primo tratto è piuttosto facile ma mano a mano che si prosegue il grado inizia a farsi sentire. Si passa un delicato traverso con bella spaccata in equilibrio e si continua in verticale con squat delicato, belli spalmati a parete. Una volta in piedi le difficoltà sono pressochè terminate. Si prosegue quindi aggirando lo spigolo dove la linea scende per circa un metro su rampetta per i piedi e bei buchetti a gocce per le dita. Giunti sulla piccola cengia sottostante si torna in traverso verso destra raggiungendo la rampa placcosa che obliqua, sempre verso destra, senza difficoltà particolari. Si raggiunge in breve la sosta dove la pendenza è meno accentuata. 20m, VI+.

Simone sulla placca iniziale del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza prosegue verso destra seguendo il punto più debole della parete. Dapprima si aggira una piccola protuberanza per continuare poi lungo il facile diedro al cui centro è possibile vedere un cordone. Proseguendo ancora verso destra si giunge ad una placchetta su cui è presente un chiodo due metri sopra il quale si trova la sosta. Le difficoltà del tiro sono molto limitate e le protezioni scarseggiano. 18m, III.

Il facile traverso del settimo tiro, III.

La settima lunghezza risale il muretto oltre la sosta ed il ben visibile diedro manigliato per poi addentrarsi nel boschetto sommitale. Il primo tratto è poco protetto ed il primo chiodo si trova quasi alla fine del diedro. Le difficoltà, tuttavia, sono limitate se non fosse per un ostico passaggio atletico subito in partenza. Una volta entrati nella zona boschiva si prosegue leggermente a sinistra fino a raggiungere una pianta con cordone nero. Da qui ci si incammina verso destra lungo la fastidiosa rampa terrosa al cui termine una cengia, che si sviluppa verso sinistra, invita ad essere seguita. Sostare sull’albero prima della clessidra nera. 30m, V.

Simone all’inizio dell’ottava lunghezza, V.

Le difficoltà sono ormai terminate e l’ultimo tiro è quasi una formalità. Dalla sosta si procede verso sinistra su facili roccette dove si trova un bullone senza spit. Terminate le rocce si comincia a risalire verticalmente e, dopo poco, si iniziano ad intravedere i bolli rossi che indicano il sentiero di uscita. Consigliamo di attrezzare la sosta su di un albero il prima possibile per evitare l’eccessivo attrito delle corde. 15m, III.

Gli ultimi balzi rocciosi al termine della via, III.

Nel complesso una via che guadagna un senso solo grazie ai 2 tiri centrali e parzialmente per il traverso del primo tiro. Per il resto l’arrampicata si svolge lungo rocce sporche intervallate da numerosi terrazzini. Nonostante questo ci sentiamo di consigliarla almeno a chi è alla ricerca di qualcosa di particolare e che ha già fatto quasi tutto in valle.

Orfeo

Giornata estremamente calda, quasi che ci pentiamo della scelta di tornare in Valle del Sarca questo weekend. Ci diregiamo a San Paolo che ormai conosciamo abbastanza bene. La via della giornata? Orfeo, una bella linea continua nel complesso con due tiri davvero sostenuti.

Il primo tiro inizia salendo il diedro, alla destra del nome della via, fino a che si arriva ad una cengia che si sviluppa verso sinistra. Si prosegue su di questa seguendo la linea di cordoni che penzolano a parete fino a risalire la placchetta a sinistra di un lungo cordone rosso che può essere utilizzato per azzerare il passaggio successivo. Si tratta di un traverso in aderenza verso destra le cui prese per le mani sono belle distanziate tra di loro e costringono ad allungamenti non semplici. Tenendo la verticale di sinistra in prossimità del cordone ci si spalma viso a parete per raggiungere, con notevole apertura alare, la lama al di là della placca che consente di passare, piedi in aderenza, sulla parete di destra raggiungendo così l’infida lama verticale che porta alla prima sosta. Qui le protezioni scompaiono e una serie di friends medi è d’obbligo per poter proseguire in sicurezza. La lama è molto fisica e non è per niente da sottovalutare data anche l’usura che si sente parecchio. Una volta superato l’ultimo tratto con balzetto atletico ci si sposta verso destra fino alla sosta su spit ed anello. 35m, VI.

Matteo sulla fessura del primo tiro, VI.

La seconda lunghezza traversa verso sinistra per circa 7 metri su placca caratterizzata da profonde lame orizzontali veramente piacevoli al tatto. Tutto il traverso, leggermente in discesa per un tratto intermadio, è ben protetto con numerosi cordoni attorno alle clessidre. Giunti ad un diedro lo si risale verticalmente con passo chiave in uscita dove scivolose pinzate, sia di destra che di sinistra, consentono di raggiungere una lama decisamente migliore e conquistare così la cengia soprastante. Sulla parete opposta è presente la sosta. 30m, VI.

Martina sul traverso all’inizio del secondo tiro, VI.

Il terzo tiro prosegue lungo la nitida rampa che obliqua verso sinistra alla metà della quale è visibile un cordone nero. Giunti al suo termine si inizia un leggero traverso verso sinistra che consente di salire sulle placche soprastanti aggirandole. Le placchette offrono un’arrampicata prevalentemente in aderenza con buone prese per le mani e piedi a parete. Attenzione alla rientranza orizzontale posta a metà della placca perchè è composta da sassi che si muovono vistosamente. Nonostante siano invitanti e si è tentati a tenerli consigliamo di stare sulla sinistra su prese più solide. L’ultima parte in placca si supera senza grosse difficoltà sfruttando le chiare ed evidenti ronchie a parete e giungendo così alla cengia di sosta. 25m, VI.

La quarta lunghezza risale le facili placchette oltre la sosta, ben appoggiate e protette, fino a che sono interrotte dalla vegetazione. Si oltrepassa quindi lo spigolo di sinistra ritrovandosi alla base di un piccolo diedrino stretto tra i tetti di sinistra e la placca di destra. Con arrampicata continua si segue quest’ultimo fino alla cengia soprastante che prosegue verso sinistra, senza ulteriori difficoltà, fino alla sosta. Parecchio attrito alla fine di questo tiro! 30m, V+.

Simone sulla quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro non presenta difficoltà particolari se non un breve tratto in partenza. La placca iniziale va risalita diritti per diritti in direzione di un chiodo ed in seguito leggermente verso sinistra fino ad incontrare un tratto più appoggiato che conduce ad un pilastro verticale. Si sale quest’ultimo standone sulla facciata di destra per il breve tratto iniziale e uscendone solo in seguito verso sinistra dove un’ultima paretina solida porta in breve alla sosta. 30m, V+.

L’inizio del quinto tiro, V+.

La sesta lunghezza, molto breve, prosegue per un tratto in placca, leggermente verso sinistra, oltrepassando un evidente rovescio ed entrando in un diedro appena accennato. Mano a mano che si sale le roccette si fanno via via più rotte e frastagliate ed è necessario prestare particolare attenzione. Al culmine della paretina c’è una grande cengia e, attorno alle radici di un basso arbusto, la sosta. 20m, V+.

L’evidente rovescio da superare all’inizio della sesta lunghezza, V+.

Il settimo tiro oltrepassa il canale terroso, dove è possibile proteggersi grazie ai cordoni in loco sugli alberelli, che corre a metà della cengia e prosegue sulla parete opposta. Raggiunta la parete la si sale rimanendo leggermente sulla sinistra fino ad incontrare una freccia azzurra disegnata a parete con la lettera ‘O’. A dire la verità questa freccia punta decisamente troppo a sinistra rispetto alla linea che, nella realtà, procede verticalmente in direzione di un evidente cordone che penzola attaccato ad uno spit posto sotto ad un tettino. Si evita quest’ultimo salendo di poco a destra, su rocce rotte, e rientrando solo in seguito sulla verticale. Da qui, facili ma mobili roccette conducono alla sosta sotto un grande tetto strapiombante. 30m, V+.

Le rocce frastagliate del settimo tiro, V+.

L’ottava lunghezza traversa verso sinistra con estetico panorama in sottofondo sul castello di Arco. Si inizia scendendo oltre il grosso masso, in discesa per un paio di metri, fino a raggiungere la cengia sottostante che si segue fino alla serie di grossi massi incastrati. A metà della cengia è presente uno spit. Prestando attenzione alla stabilità della roccia si risale, senza difficoltà, i massi trovandosi così alla base dela paretina finale dove si sosta su spit ed anello. Dalla sosta è sempre possibile vedere il compagno lungo tutto il traverso. 20m, IV+.

Matteo discende da S7, IV+.

L’ultimo tiro è il più sostenuto di tutto l’itinerario e, sebbene azzerabile nei punti più critici, richiede notevole impegno fisico. Si inizia verso destra su tratto leggermente strapiombante e caratterizzato da una sequenza di bloccaggi su prese mai nette e decisamente usurate. Superato il muretto iniziale si prosegue nella fessura verticale di destra che consente di riposare un po’ fino a sotto al tetto. Questo lo si evita traversando verso sinistra alla sua base sfruttando il comodo rovescio per la mano destra. Si sale quindi la fisica fessura soprastante a destra del lungo cordone per l’azzeramento fino a rimontare sopra il tettino precedente. Da qui un breve traverso verso sinistra conduce ad un tratto più facile che porta direttamente nel boschetto sommitale dove è possibile attrezzare una sosta su una pianta. 30m, VI+.

Simone sull’ultimo tiro, VI+.

Via bella, da non prendere sotto gamba, continua nei gradi con il primo e l’ultimo tiro particolarmente sostenuti. Necessaria una buona capacità di sapersi proteggere nella fessura del primo tiro, per il resto le protezioni in loco sono sempre sufficienti e la linea da seguire è sempre logica ed evidente. Consigliata.

Via dei Bolognesi

La grande parete Ovest dei Lastoi di Formin è facilmente identificabile da Passo Giau guardano a destra di Cortina. Sulle sue fasce rocciose salgono belle vie su roccia solida con una lunghezza che si aggira attorno ai 300 metri. Una di queste è la “Via dei Bolognesi” che sale nel mezzo della parete.

Il primo tiro inizia risalendo la placchetta compatta che sale leggermente a destra oltre il chiodo che identifica l’inizio della via. La si supera usufruendo anche della minuta lametta che corre alla sua destra fino ad entrare in un largo canale da cui si esce sulla sinistra appena i massi incastrati al suo interno rendono la salita meno agevole. Si prosegue quindi per qualche metro sulla paretina laterale fino a rientrare decisi nel canale in corrispondenza di un sottopassaggio, che va superato fino a collidere con il fondo dello stesso. Con passo ad incastro, su roccia sporca per via delle inevitabili colate, si torna a salire verticale sopra il sasso incastrato che forma la grottina. Qui si sosta su spit con maglia rapida. Lungo il tiro non abbiamo trovato protezioni a parete. 50m, IV.

Varie angolazioni della prima lunghezza, IV.

La seconda lunghezza prosegue pochi metri nel canale oltre la sosta fino a superare un grosso masso apparentemente instabile ma ben incastrato nella realtà. Oltre il masso la linea entra nel profondo canale dove è presente un passo a dir poco particolare per vincere il muretto opposto. Dall’estrema destra del canale si risale giusto un metro fino ad incastrarsi con lo zaino contro la parete sul retro. Da qui si inizia a traversare per circa 5 metri verso sinistra sfruttando sempre l’incastro di zaino, o schiena, e i piedi sulla parete opposta su placchetta appena appoggiata. Si esce dal traverso con passo atletico e si continua sul muretto di sinistra fino ad incontrare i due chiodi di sosta. Il traverso non è banale, probabilmente è più del IV proposto. Attenzione a non portare zaini troppo ingombranti, c’è il serio rischio di non passarci. 22m, IV.

Simone prima di entrare nel canale della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro inizia risalendo la placchetta verticale sulla quale corre una fessurina nel mezzo dove è presente un chiodo con cordone. La roccia è ottima e l’arrampicata, in questo tratto, particolarmente elegante e di soddisfazione. Si prosegue nel facile camino che si restringe mano a mano che si sale fino ad un chiodo nel punto più stretto. La via originale ignora questa strettoia aggirando verso sinistra poco prima ma noi, ingolositi dal chiodo a parete, siamo andati ad incastrarci nel camino (soluzione altamente sconsigliata in caso di ingombri importanti). Beh, auguri a disincastrarvi! Oltre la strettoia ci ricongiungiamo con l’originale all’altezza di un cordone bianco e proseguiamo sulla partete di sinistra del diedro soprastante fino alla cengia con i due chiodi di sosta. L’attrito delle corde nell’ultimo tratto non è da sottovalutare. 50m, IV.

Simone sulla bella placca del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue sulle rocce rotte di sinistra (qualcuna instabile, prestare attenzione) fino ad incontrare una bella placchetta compatta che sale verticale su piccole ma solide tacche. Si esce sulla grande cengia che taglia a metà la parete e si prosegue leggermente verso sinistra in direzione di una guglia staccata che si supera sulla destra iniziando così un breve traverso obliquo che, in circa 10 metri, conduce ad uno spuntone sul quale è possibile sostare. Come riferimento, subito sopra lo spuntone, è presente un cordone nero su clessidra. Importante non sbagliare via a questo punto perchè da qui in poi tutte le varianti si assomigliano. 35m, IV-.

Martina in arriva a S4, IV-.

Il quinto tiro aggira lo spigoletto a destra della sosta ed entra nel facile canalino che si segue fino al suo termine in corrispondenza di una stretta cengia da cui parte, sulla sinistra, uno stretto camino dove si trova quello che dovrebbe essere il passaggio chiave della via, con chiodo alla base ad identificarlo. Nella realtà salire il camino non è affatto complesso grazie anche alle numerose prese presenti ai lati di esso che consentono di rimontare il muretto iniziale con discreta facilità. A nostro avviso i quarti della parte inferiore della via sono nettamente più difficili. In ogni caso si prosegue fino alla cengia soprastante dove parte un’evidente rampetta che sale facile verso destra fino ad incrociare due grandi clessidre (senza cordone) su cui poter attrezzare la sosta, proprio sotto ad un’altra cengietta. 38m, IV+?

Simone in partenza della quinta lunghezza, IV+.

La sesta lunghezza conclude la rampetta risalendo sopra la cengia. Qui si prende la fessura di destra che sale senza grandi difficoltà dapprima ad una cengia scendente verso destra ed in seguito ad un’ulteriore cengia, questa volta, piana. Inizia ora un breve diedro che prosegue verso sinistra, alla base del quale è presente un vecchio chiodo. Si segue il diedro aiutandosi con il salame di sinistra che, tramite una sequenza di passaggi ben appigliati, conduce ad un terrazzino alla destra del quale è possibile intravedere i 2 vecchi chiodi per la sosta qualche metro più a destra. 35m, IV-.

La rampetta del sesto tiro, IV-.

Il settimo tiro prosegue lungo il breve canale che sale diritto per diritto oltre la sosta e che giunge ad una prima cengia. Qui bisogna prestare massima attenzione ai blocchi che si prendono in quanto molti sono instabili. Giunti alla cengia inizia una bella placca che obliqua verso sinistra con difficoltà sostenute: l’arrampicata risulta comunque piacevole grazie ai molteplici punti dove inserire le protezioni rapide. Superata la placca ci si trova su una larga cengia che sale marcata verso destra e che si ignora proseguendo invece a sinistra in direzione dell’entrata di un canalino alla cui base sono presenti terrazzamenti erbosi. Qui sono ben visibili 4/5 clessidre che si possono attrezzare con cordoni per sostare. 30m, IV.

Simone all’uscita del canale del settimo tiro, IV.

L’ultima lunghezza sale diritta oltre la sosta, obliquando leggermente verso destra fino a raggiungere lo strapiombo giallo soprastante. Si aggira quest’ultimo verso destra fino a raggiungere il diedro finale. La lunga lama verticale che fende la parete di sinistra è davvero uno spettacolo: fina per cui tutte le dita la possano avvolgere ma abbastanza spessa da reggere anche le protezioni che mano a mano vengono inserite. L’arrampicata in questo ultimo tratto è in dülfer ma scorre piacevole fino al pianolo sommitale. Qui si sosta sugli spuntoni più solidi a disposizione. 20m, IV-.

Martina alle prese con la fessura dell’ultima lunghezza, IV-.

Questa salita sulla Grande parete Costeana ci è proprio piaciuta. La roccia è solida lungo quasi tutto l’itinerario e le difficoltà, contenute ma mai da sottovalutare, rendono l’arrampicata divertente, grazie anche alla diversità di passaggi e alla particolarità di alcuni di loro. Molto consigliata.

Via Adami/Bernardi

La “Parëi dl Ciastel” è una bassa fascia rocciosa poco oltre l’abitato di Selva Gardena, adatta a giornate incerte o per quando si ha poco tempo a disposizione. Una delle linee più facili è la via “Adami/Bernardi” che sale più o meno in centro alla parete in corrispondenza dell’evidente tetto, che viene aggirato sulla destra. I primi 3 tiri fanno parte della via “Rosa” e sono attrezzati a spit mentre gli ultimi 3 hanno uno stampo più alpinistico con cordoni e vecchi chiodi.

Il primo tiro risale una sequenza di facili roccette disturbate non poco dall’erba presente. Si giunge presto al di sotto di una paretina gialla che si aggira verso destra su roccia grigia e più solida. Ora l’arrampicata si fa più verticale e anche la roccia migliora in corrispondenza di un muretto nero che sale leggermente verso sinistra. Con passi ponderati e mai banali si giunge alla base di un diedro dove inizia un traverso verso destra che conduce alla sosta. Il primo passo del traverso, per rimontare la piccola cengia, è un po’ ricercato ma poi prosegue più facile. 33m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue a sinistra della sosta su parete nera verticale, almeno per il primo tratto. Anche qui la presenza di erbetta disturba la salita ma la roccia, seppur rotta, risulta solida. Dopo un difficile passo ben protetto si giunge ad una breve e facile rampetta che obliqua verso destra fino a collidere con il piccolo strapiombo soprastante che si supera nel punto di minore esposizione con passo atletico. Oltrepassato quest’ultimo si torna a sinistra, senza ulteriori difficoltà, fino alla sosta su anello e spit con maglia rapida. 19m, V.

Martina al termine della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro discende per pochi metri verso destra per poi tornare a salire su facili roccette con arrampicata per lo più monotona e poco interessante. Solo un breve tratto, nella prima parte della lunghezza, richiede un po’ di attenzione ma per il resto le difficoltà sono molto contenute. Dopo poco tempo si arriva, obliquando costantemente verso destra, alla sosta attrezzata con catena ed anello. 25m, V.

L’inizio del terzo tiro, V.

Inizia ora la parte alpinistica della salita: un bel traverso verso destra permette di aggirare elegantemente il grande strapiombo soprastante. La linea è abbastanza chiara ed evidente, dettata dai cordoni bianchi che si susseguono uno dopo l’altro. Per raggiungere il primo è necessario alzarsi leggermente verso destra fino alla base dello strapiombo. Da qui si prosegue in leggera discesa, sempre verso destra, superando dapprima un chiodo ed in seguito un altro cordone per finire con un ultimo chiodo. Aggirata la parete è presente la sosta su anello cementato. Nel complesso il traverso, particolarmente esposto, è molto bello seppur breve. Gli appigli sono ottimi sia per mani che per piedi. 15m, IV.

A metà del breve traverso, IV.

Il quinto tiro supera lo spigolo a destra della sosta con arrampicata atletica ma su buone prese. Prosegue rimanendo al di sotto del tettino e traversando la sua base fino a che muta in un muretto compatto che si sale senza troppe difficoltà fino alla base di uno stretto camino dove è presente un cordone bianco attorno ad un masso incastrato. Qui si può decidere se affrontare il camino direttamente oppure salire sulla paretina di destra con difficoltà analoghe. Si esce su prato e si oltrepassa, sulla sinistra, un gruppo di arbusti oltre il quale è presente un cordone bianco dove si sosta. 23m, IV+.

Simone all’inizio del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza non è altro che una rampetta erbosa che conduce al sentiero di discesa. Lungo la via è presente solamente un cordone. In generale si cerca di stare il più attaccati possibile alla roccia, almeno con le mani, e di sfruttare i terrazzini sassosi con i piedi. L’ultimo tratto abusa anche di un povero ginepro per raggiungere la sosta tanto è pendente e scivoloso il prato. 15m, I.

L’infido praticello dell’ultima lunghezza, I.

I primi 3 tiri della via si svolgono senza grandi emozioni su roccia buona ma troppo spesso disturbata dalla vegetazione. Gli ultimi 2, di roccia, sono invece meritevoli: bello ed estetico il traverso esposto del quarto tiro ed anche l’uscita sulla cengia erbosa finale merita. L’ultimo tiro è pressochè incolore. In ogni caso la via risulta essere una valida alternativa in previsione di salite più impegnative.

Concatenamento Parete S/O

Con l’idea di salire la “via del Pesce” sullo Spallone Irene siamo finiti per scalare una triade di linee, che corrono una parallela all’altra, attraverso un concatenamento divertente e su roccia ottima.

Il primo tiro è quello della “via del Pesce” che sale facili pilastrini di roccia grigia assai compatta. Solo qualche masso più piccolo risulta instabile ma non inficia assolutamente la qualità della salita. Si parte quindi alla sinistra si un canale giallastro fino a giungere sulla cengia soprastante, evidente dalla base della parete, dove ci attende un vecchio chiodo con cordone viola come sosta. Lungo il tiro non sono presenti protezioni ma è facile inserirne di rapide. 20m, III.

Simone all’inizio della “via del Pesce”, III.

Proseguiamo lungo la “via del Pesce” che traversa lungo la larga rampa obliqua verso destra. Lungo il tragitto si passa attraverso due canalini: il primo subito sopra la sosta si può evitare passando sulla bella placca di destra, il secondo, poco oltre il primo, lo si raggiunge dopo aver attraversato la rampetta. Questo ospita i passaggi più belli del tiro su roccia gialla lavorata a fessure magnifiche che consentono di superare le difficoltà lavorando anche in opposizione tra le due pareti. Si procede attraversando la larga cengia fino ad un cordone attorno ad un masso (più chiodo) che identifica la sosta corretta della “via del Pesce”. Fin qua abbiamo traversato per circa 25 metri dalla sosta precedente e visto che la guida a disposizione dichiarava che la lunghezza del secondo tiro sarebbe stata di 50 metri siamo stati tratti in inganno e abbiamo proseguito per un’altra decina di metri finchè la cengia non è finita in corrispondenza di un largo camino soto il quale è presente una sosta a cordoni verdi e gialli. 35m, III.

Martina lungo il traverso del secondo tiro, III.

Saliamo ora il caminetto, subito alla destra del camino grande, che scopriamo in seguito fare parte della “via Didattica”. Con passo non banale si raggiunge la base di quest’ultimo dove è possibile identificare un cordone penzolante nel mezzo. Mano a mano che si sale il camino si fa più stretto ed ostico fino quasi ad incastrarsi in corrispondenza del cordone. Sopra di questo è presente un chiodo ed anche il passo chiave del tiro: le due fessure che corrono verticali sulla parete centrale del camino sono leggermente svase ed i piedi rimangono in aderenza senza mai poggiarsi su prese marcate. Superate le difficoltà ci si sposta verso la comoda cengia di sinistra dove è presente la sosta su spuntoni collegati con cordone. 20m, IV+.

Lungo la “via Didattica”, IV+.

Dalla sosta proseguiamo ancora lungo il canale, questa volta rimanendo sulla parete di sinistra dove ci accolgono una serie di fessure comode ma leggermente strapiombanti. Posizionare friends qui è particolarmente semplice e sicuro e, dopo qualche passo di continuità, si raggiungono 2 cordoni all’interno di una nicchia. Superati anche questi si prosegue lungo il camino, rimanendo sulla parete di sinistra, su facili roccette e terrazzini, fino ad arrivare ad una cengia con cordone arancio dove sostiamo. 18m, IV+.

Simone subito oltre le difficoltà, IV+.

Seguiamo la linea di clessidre che sale sulle belle placche grige soprastanti superando un cordone nero sulla sinistra ed un altro, sempre nero, un po’ più a destra posto sopra due vecchi chiodi adiacenti. Continuiamo leggermente verso destra fino ad un cordone verde e nero sopra una cengia con mughetti secchi, 10 metri a sinistra del grande canale. Proseguendo in verticale per altri 15 metri si raggiungerebbe la sosta originale di L4 della “via Didattica”. 33m, III.

Martina si gode il panorama.

Volendo evitare i tratti di V della “via Didattica” decidiamo di cambiare rotta e proseguire su rocce più facili. Dalla sosta saliamo in verticale per circa 10 metri fino a raggiungere la cengia rocciosa sopra il tettino che si trovava alla destra della sosta precedente. La attraversiamo tutta fino al culmine del grande ed evidente diedro e proseguiamo, sempre in traverso, arrampicando sulle rocce a filo di cengia. Quasi al termine di quest’ultima torniamo verticali lungo belle e solide placconate fino a raggiungere uno stupendo salame che superiamo con ammirazione. Oltre questo deviamo verso sinistra puntando le guglie evidenti sulle quali attrezziamo una sosta. 50m, III.

Simone oltre il traverso alla ricerca della linea da seguire, III.

Per giungere in vetta traversiamo la cengia erbosa verso destra fino alla base di un diedro che superiamo senza difficoltà. Ci troviamo in corrispondenza della parete dell’ultimo tiro della “via delle Morose” che sale senza percorso obbligatorio in questo tratto. Anche noi quindi, artisti di giornata, disegnamo la nostra linea quasi in corrispondenza dello spigolo di destra, su bella roccia, con passaggio finale ingaggiante. Sostiamo sugli spuntoni in cima allo spigolo e ci godiamo il paesaggio. 45m, III+.

Martina sulle placchette finali della “via delle Morose”, III+.

Nonostante abbiamo perso la linea prestabilita ancora in partenza non ci siamo abbattuti e quello che ne è uscito è un bel concatenamento di vie sulla parete S/O dello Spallone Irene. Lungo l’itinerario la roccia è sempre ottima e le difficoltà sempre contenute. Una variante senza troppe pretese.