Ernia

Usciti dalla via “Favola Ledrense” oltrepassiamo il boschetto oltre l’ultima sosta per ritrovarci al settore C della falesia “Regina del Lago” dove parte l’omonimo multipitch. Questo al nostro arrivo è risultato occupato, così come altre delle linee presenti. Decidiamo così, per non disturbare nessuno, di proseguire lungo l’unica via libera: “Ernia”.

Il primo tiro risale inizialmente le facili roccette oltre la targhetta che identifica la via e che portano, senza difficoltà rilevanti, ad una sezione caratterizzata da bella placconata appoggiata. L’arrampicata qui è prevalentemente di aderenza anche se l’inclinazione favorevole della parete non desta mai grandi preoccupazioni. Solo la chiodatura, un po’ distanziata, suggerisce comunque di prestare attenzione. In prossimità dell’evidente tetto si obliqua verso destra oltrepassando lo spigoletto e proseguendo facilmente fino alla catena di sosta posta giusto un metro sotto allo strapiombo. 25m, 5b.

Martina al termine del primo tiro, 5b.

La seconda lunghezza riparte con la sequenza di movimenti più ostica di tutta la via affrontando il tetto oltre la sosta di petto diritto per diritto. Le prese sotto di esse sono abbastanza buone mentre al di sopra sono presenti solo una coppia di biditi taglienti da utilizzare per alzare i piedi e rilanciare verso prese più accoglienti. Il passo è molto boulderoso ma può essere evitato grazie ad un cordone penzolante che ne permette l’azzeramento. Superate le difficoltà si torna ad arrampicare lungo placca spezzata, verso metà, da un minuto terrazzino. L’arrampicata è bella e di aderenza e senza ulteriori difficoltà si giunge alla sosta in prossimità di un diedro. 20m, 6b+ o A0.

Martina sulla seconda lunghezza, 6b+.

Il terzo tiro è abbastanza breve ed è caratterizzato da un diedro iniziale che presto lascia spazio ad una cengia alberata dove si trova la sosta successiva. Il passo più difficile è probabilmente in partenza dove un passo in aderenza permette di guadagnare il diedro dove la parete si appoggia e l’arrampicata risulta più semplice. Si sale tendenzialmente rimanendo lungo la parete di destra, molto ben appigliata a comode fessure, fintanto che la vegetazione non costringe ad entrare nel diedro lungo i metri finali. Qui quest’ultimo si trasforma in semplici roccette che si vincono agevolmente raggiungendo la cengia dove un corridoio tra gli alberi conduce alla sosta. 23m, 5a.

L’inizio del terzo tiro, 5a.

La quarta ed ultima lunghezza è molto bella e risale una sequenza di solide placconate fessurate con passo non banale verso la metà del tiro. Si risalgono facilmente i primi metri seguendo una fessurina verticale che accompagna la progressione fino a che questa non termina lasciando spazio a parete più liscia ma appoggiata. Qui la linea prosegue leggermente sulla destra andando incontro ad una seconda fessura lungo parete decisamente più verticale. Una serie di passi delicati ed in aderenza consentono di superare le dificoltà e di proseguire lungo muro compatto ed estremamente appigliato. Questo conduce, obliquando leggermente verso sinistra, al boschetto sommitale e quindi alla sosta. 32m, 5c.

La linea dell’ultima lunghezza, 5c.

Via tutto sommato carina, senza troppe pretese ma con alcuni passi godibili. Vista la bravità della linea è bene concatenarla con qualcun’altra della parete superiore per godersi a pieno la giornata. Bello l’ambiente con costante vista verso il lago di Garda.

Favola Ledrense

La giornata di Sabato, limpida e senza nuvole, ci permette di sfruttare una delle ultime giornate lunghe prima del cambio dell’ora. L’idea è quella di concatenare 3 linee che ci permettono di giungere poco sotto a cima Capi partendo dalla strada del Ponale. La prima via che attacchiamo sulla fascia inferiore è “Favola Ledrense” sportiva ma da non sottovalutare.

Il primo tiro inizia rimontando le roccette basali sulla destra fino ad entrare in una rampetta che si sviluppa verso sinistra. Qui la qualità della roccia non è delle migliori ed è necessario prestare un po’ di attenzione a quello che si tira visto che più di qualche appiglio si muove. L’arrampicata alterna passi di movimento e di equilibrio dapprima lungo fessurina ed in seguito lungo placca. Quest’ultima si appoggia mano a mano che si sale incrociando un po’ di vegetazione prima di collidere con un piccolo strapiombetto. Le buone prese di cui è composto permettono un superamento agevole delle difficoltà che si concludono una volta raggiunta la sosta aerea subito sopra al tettino. 25m, 6a.

Martina al termine del primo tiro, 6a.

La seconda lunghezza riparte diritta per diritta lungo placchetta tendenzialmente liscia. Lungo i primi metri una coppia di fessurine permettono di superare agevolmente le difficoltà che si fanno decisamente più complicate raggiunta una pancia. Questa si vince attraverso passi di equilibrio sfruttando con i piedi la fessura che ne solca la base ed allungandosi bene per raggiungere le prese in alto oltre la placca. Il passo non è banale e conduce all’inizio di un breve traverso che si svolge verso sinistra ancora lungo liscia placconata appoggiata. Si procede delicatamente in equilibrio con i piedi su stretta cengia e le mani a spalmo ad equilibrare la progressione. Raggiunto un alberello la linea torna a salire in verticale seguendo una flebile fessurina che presto lascia spazio a placca caratterizzata da goccioline appena accennate. Anche qui la progressione risulta di equilibrio ed il passaggio per raggiungere la comoda lama, in alto, non è regalato. Superate le difficoltà si raggiunge una nicchia dove si sosta comodamente. 30m, 6a+.

L’inizio della seconda lunghezza, 6a+.

Il terzo tiro continua a sinistra della nicchia di sosta lungo placchetta compatta ed inizialmente semplice. I buoni appoggi per i piedi e le accoglienti prese per le mani consentono una progressione agevole che termina su breve cengetta alberata prima di una placconata decisamente più severa. Qui si segue una minuta fessurina verticale con i piedi alla ricerca degli anfratti più marcati che in generale risultano appena accennati. Raggiunta una buona lama per riposare si affronta con decisione la parte finale della paretina dove sono concentrate le difficoltà maggiori. Qui le prese sono poche ed obbligate ed è necessario un notevole allungo per raggiungere quelle migliori poste in alto sulla sinistra. Le fessura successiva scarica infine la tensione accumulata ed in breve si arriva al boschetto soprastante dove si sosta all’ombra di un arbusto. 27m, 6b.

L’inizio del terzo tiro, 6b.

La quarta lunghezza è di trasferimento e segue un evidente traccia tra la vegetazione che, obliquando verso destra, conduce alla base della paretina finale. 20m, 3a.

Il quinto ed ultimo tiro è breve ma offre spunti interessanti di aderenza, almeno lungo il tratto inferiore. Dalla sosta si approccia il muretto rimanendone leggermente sulla destra dove le prese sono migliori. Qui l’usura dovuta alle numerose ripetizioni si sente e in alcuni punti la roccia risulta poco gripposa. Superato il tratto iniziale le difficoltà si riducono ed una fessura verticale conduce alle roccette sommitali che entrano nel bosco. Si cammina dunque fino a raggiungere il sentiero di rientro dove si sosta su arbusto a piacimento. 25m, 5c.

Il muretto dell’ultimo tiro, 5c.

Corta linea che offre però arrampicata sempre piacevole con alcuni passaggi da non sottovalutare. L’esposizione è minima visto che il percorso è spesso spezzato da terrazzini e vegetazione. La qualità della roccia è però ottima e la chiodatura tendenzialmente sicura anche se in alcuni punti va guadagnata.

Babilonia

Usciti dalla via “Plaisir” riscendiamo il sentierino che in breve riporta alla base della parete. Sono le quattro e mezza di pomeriggio, c’è ancora tempo di salire un’altra via corta prima di tornare verso Trento. La scelta ricade sulla vicina “Babilonia”, quattro lunghezze che promettono arrampicata divertente ed un terzo tiro emozionante su spigolo esposto vista lago di Garda.

Il primo tiro sale la parete oltre la scritta roccia con freccia che identifica la via. Sormontate le prime facili roccette ci si trova di fronte ad una bella placconata che si sviluppa verso destra. A protezione del passaggio iniziale c’è un fix con catenella penzolante. Ci si alza quanto basta per raggiungere alcune piccole fessurine che consentono di iniziare il traverso che, attraverso una serie di passi in aderenza con i piedi che spingono su placca, portano ad alcuni terrazzini dove scaricare un po’. Seguendo l’evidente linea di fix a parete si prosegue verso destra oltrepassando un canalino e rimontando un largo terrazzo. Da qui si risalgono le facili roccette che conducono alla cengia alberata dove si trova la catena della prima sosta. 25m, 6a.

Simone lungo il traverso della prima lunghezza, 6a.

La seconda lunghezza risale la placchetta soprastante la sosta obliquando leggermente verso destra seguendo la linea degli spit a parete. La prima parte della parete è appoggiata e conduce ad un terrazzino poco accennato da dove inizia la seconda parte della placca, leggermente più verticale ed impegnativa. La si affronta puntando ad una fessura sulla destra che si supera per raggiungere la lama sommitale rimontando così il terrazzino di sinistra prima di dirigersi nuovamente verso destra in corrispondenza dell’evidente catena di sosta. 20m, 5b.

Le belle placche della seconda lunghezza, 5b.

Il terzo tiro è senza dubbio il più bello di tutto l’itinerario. Si svolge lungo lo spigolo della parete, molto esposto e con bella vista sul lago di Garda. Dalla sosta si riparte verso destra traversando su placca liscia con movimenti in aderenza fino ad incontrare appoggi più marcati che permettono di scaricare il peso. Si sale ora in verticale seguendo un vago diedro che in breve porta ad un secondo traverso esposto. Qui le abbondanti tracce di magnesio ci portano ad evitare questo passo traversando verso destra solo in seguito, dopo aver superato il muretto verticale con bella lama orizzontale al culmine. Ritorando sulla retta via ci si trova davanti ad una bella placchetta compatta solcata da alcune fessure che facilitano la progressione. Terminata questa si giunge su larga cengia che si segue fino ad incontrare la sosta da attrezzare su 2 fix. 25m, 6a.

Simone lungo il terzo tiro, 6a.

L’ultima lunghezza riparte affrontando la facile rampa a destra della sosta. Al termine di questa troviamo il primo spit e si possono intravedere le protezioni sulla placchetta che verrà affrontata in seguito. Alla fine della rampa si raggiunge un’ampia cengia vegetativa che ci porta in prossimità della placca che va affrontata rimanendo quanto più possibile sulla destra. Infatti, sebbene le protezioni siano posizionate sul centro, salire diritti per diritti sarebbe decisamente più complicato del 5b dichiarato. Sulla destra si trovano invece belle, buone ed ampie buchette scavate che consentono di superare la placca senza grosse difficoltà. Al termine della placca si raggiunge lo spiazzo sommitale dove è possibile allestire facilmente una sosta sugli alberi. 30m, 5b.

Le roccette dell’ultima lunghezza, 5b.

Via corta ma interessante, sicuramente da affrontare in concatenazione con una delle tante linee adiacenti. L’arrampicata si svolge principalmente in aderenza lungo solide placconate grige mentre la progressione risulta sempre sicura grazie alle numerose protezioni a parete. Le difficoltà contenute rendono l’itinerario plaisir e il panorama sul lago di Garda fa da contorno ad una piacevole salita spensierata.

Plaisir

Ritornati qualche giorno prima del previsto da un’intensa vacanza sul Gran Sasso ci rimane qualche giorno libero prima di tornare alla monotonia quotidiana. Decidiamo di sfruttare il pomeriggio del venerdì per esplorare una parete che ancora non abbiamo avuto il piacere di toccare con mano nonostante abbiamo spesso arrampicato sulla falesia subito sopra. Si tratta della parete che sovrasta la strada del Ponale su cui abbiamo adocchiato una coppia di linee che ci occuperanno il pomeriggio. La prima di queste è la via “Plaisir”, un nome una garanzia anche se qualche passaggio presenta chiodatura distanziata che richiede particolare attenzione.

Il primo tiro si sviluppa dapprima lungo roccette rotte per poi affrontare una breve placchetta. Il primo ed il secondo spit sono ben evidenti fin dall’attacco anche se ben distanziati tra loro. Qui, infatti, uno scivolone imprevisto prima di aver rinviato il secondo porta direttamente a terra. Le roccette iniziali conducono ad un caminetto dal quale si esce sulla destra verso la metà di questo. Le protezioni, ora più vicine, invitano a proseguire lungo placca appoggiata fino a raggiungere un terrazzino poco pronunciato dove un cordone, un po’ basso, ci suggerisce di traversare verso sinistra prima di affrontare le ultime difficoltà. Dopo aver traversato brevemente sfruttando buoni buchi e lame si torna infatti a salire in verticale affrontando la placca soprastante, prima leggermente sulla sinistra ed in seguito sulla destra, fino a guadagnare l’ampia cengia dove si sosta comodamente su albero. 25m, 5b.

Martina impegnata sul primo tiro, 5b.

La seconda lunghezza riparte oltrepassando il boschetto oltre la sosta per raggiungere un breve terrazzino che antecede la placca che caratterizza il tiro. Rimontando le roccette basali si giunge in prossimità del primo fix che identifica anche il passo chiave della sezione. Qui è infatti necessario lavorare bene con l’equilibrio alzando i piedi quanto basta per arrivare alle fonde lame soprastanti che si utilizzano per vincere la liscia placconata puntando i piedi in aderenza e camminando col culo all’infuori per mantenere il grip fino ai primi buchi disponibili. Qui la parete si appoggia un po’ e tornano più frequenti le belle e fonde fessure che hanno caratterizzato il primo tiro. Passando a sinistra degli alberelli si affrontano gli ultimi passi sprotetti che conducono senza ulteriori difficoltà al terrazzino sottostante i due fix dove attrezzare la sosta. 20m, 5c.

In arrivo alla seconda sosta, 5c.

Molto bello è l’ultimo tiro che affronta elegantemente le placche conclusive della fascia rocciosa prima di immettersi nel boschetto sommitale. La partenza è particolarmente ostica, su muretto verticale, che costringe a movimenti in aderenza prima che questo si appoggi leggermente in corrispondenza del primo cordone. Si prosegue ora con arrampicata più semplice seguendo il bordo sinistro della paretina. Qui è possibile integrare le protezioni presenti attrezzando qualche clessidra quà e là prima di arrivare ai 2 fix quasi al termine della fascia rocciosa. Ignorare completamente il chiodo battuto sulla destra ed iniziare quindi ad aggirare lo spigolo di sinistra che, tramite movimento d’equilibrio, conduce alle buone lame che si usano per rimontare verticalmente in corrispondenza di un cordone. La parete ora si appoggia completamente permettendo di camminare in cresta in direzione di un cordone giallo attorno ad un alberello. Qui si piega verso destra entrando nel bosco ed attrezzando la sosta su di un albero prima del sentierino di rientro. 30m, 5c+.

La bella placca dell’ultimo tiro, 5c+.

Via corta ma molto carina,soprattutto per chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. La roccia è ottima e le fonde fessure donano sempre un piacevole senso di sicurezza. La chiodatura è buona anche se lunga in alcuni punti dove è consigliato integrare con protezioni rapide. Una bella linea con passaggi interessanti che consigliamo, vista la brevità, di concatenare con qualcun’altra sulla stessa parete. Noi ad esempio abbiamo optato per la vicina “Babilonia”.

La Regina del Lago – Settore A

Due Sfere 6c+ / 18m

Via dalla linea sinuosa, delicata, tutta di equilibrio, dalle movenze raffinate, per nulla di forza. Il passaggio chiave è sopra il tettino, una bellissima placca, compatta e liscia. La partenza non è difficile, dopo un breve tratto di rampa non protetta si giunge alla base della parete decisamente verticale. La logica della via prevede il superamento del tetto sulla destra, per poi rimontarlo. Da qui in poi le prese scolpite diventano sempre più rare lasciando spazio a microtacche. La pendenza è quella giusta per rimanere in equilibrio facendo aderenza con i polpastrelli nei naturali buchetti scavati e tenendo il corpo il più possibile attaccato alla parete. Il traverso per raggiungere la sommità del tetto è tutto un viaggio, servirebbero delle ventose. La lentezza di esecuzione per non perdere aderenza unita alla meticolosa ricerca di un appiglio un pò più scavato di un altro, rendono questo passaggio e il resto della via, che ne condivide lo stampo, veramente divertente. Il passaggio subito sopra il tetto è abbastanza obbligato, leggermente più appoggiato del precedente, ma anche più liscio. Nella parte più bassa si trova un comodissimo bidito scavato per la mano sinistra e poco sopra una crepa ingiallita per la mano destra. Per i piedi c’è poco nulla, giusto qualche pancietta di roccia levigata sulla destra. Appoggio il piede e spingo, lascio rapidamente il bidito sinistro per portare la mano nella crepa assieme alla destra, alzo il piede sinistro nel buco liberato e mi riequilibrio. L’ultimo tratto si fa un pò fisico per le dita. Sulla destra in alto c’è una pinzata delicata su liste verticali decisamente poco marcate. Qui l’unica è tenere stretto e spingere, anche in questo caso sul liscio della placca, fino a giungere con la mano sinistra su una comodissima e scavata presa dove la via si conclude.

 

Illusione 6a+ / 20m

Via tecnica con bella e pronunciata pancia che spinge all’infuori e fa il grado della via. La partenza è su roccia scavata e appoggiata, con l’unica pecca della eccessiva distanza del primo spit a circa 6 metri dal suolo, all’attacco della verticalità. La progressione è su lame e rovesci abbastanza marcati fino alla pancia centrale. Una crepa poco scava accompagna verso destra la parte inferiore della difficoltà, formando un ultimo buon punto di resting. Sopra la crepa la parete è caratterizzata da piccoli svasi e goccie su cui fare aderenza. Il gioco è quello di far tastare ai polpastrelli quali siano le goccie più pronunciate. In particolare per la mano destra c’è una pinzata non troppo lontana, e per la sinistra qualche piccolo svaso sul quale aderire. La velocità di esecuzione è essenziale per non bruciare troppe energie che faranno comodo più avanti. Con le mani incollate sulla roccia si alzano bene i piedi, prima il sinistro e poi il destro e spingendo si entra con le dita, con la mano, con l’avambraccio oppure con tutto il corpo all’interno dell’enorme buco soprastante. Si rinvia rapidamente perchè qua la gravità si fà sentire parecchio e il resting è molto limitato. La soluzione migliore è rimontare completamente la pancia facendo atenzione a non scivolare nello svaso rimanendo incastrati. Un ultimo e facile tratto ci separa dalla catena.

 

Sotto Zero 5b / 20m

Without Name 5c / 32m

Gaudì 6a / 30m

Tachicardia 6b+ / 30m

Antibiotico 5c / 25m

Tannino 6b / 15m

Pettirosso 6a / 28m

Biancaneve 6a / 25m

Esmeralda 6b / 25m

Sassi e Sesso 6a+ / 20m

C.N.S.A.S. Val di Ledro 6b / 20m

9 Febbraio 6a / 30m

Nuovi Poveri 6b / 30m

2 Cinghiali 6a / 32m

Gli invisibili 5c / 25m

Via senza troppe difficoltà su marcati svasi e comodi appigli. Ben chiodata e ottima come riscaldamento.

Senza Nome ? / ?m

Il tempo che passa 6a+ / 22m

Bella via, un pò tettosa, un pò panciosa e un pò placcosa. Il tettosa comporta passaggi rapidi e precisi ma senza bisogno di grande tecnica mentre il pancioso al contrario gioca tutto sull’equilibrio da spingere al massimo contro la roccia. Il placcoso, infine, richiede molta aderenza sulla roccia. Il tettino in partenza è agevolmente superato ringraziando i maniglioni subito sopra di esso. La forza bruta non serve, in quanto breve e poco esposto, al contrario molto atletico e divertente. Il tratto chiave è subito sopra. Una bellissima panciona, liscia e compatta attende di essere salita. Qui c’è poco, sia per le mani che per i piedi, passettini corti vengono alternati al fine di raggiungere il maniglione di destra. Da qui in poi si alternano comodi terrazzini a placche corte la cui unica difficoltà è il riuscire ad alzarsi bene con i piedi per allungarsi verso i buconi in alto.

 

Geisha 6a / 22m

Sulla falsa riga della via precedente che le scorre accanto sulla sinistra, senza tetti e senza pancie ma con più placche e terrazzini.