La giornata promette tempo stabile solamente la mattina e optiamo quindi per qualcosa di corto giusto per mettere le mani sulla roccia senza dover aspettare un’altra settimana. Ci dirigiamo quindi alle Coste dell’Anglone nel settore della Piramide Lakshmi per affrontare una linea decisamente poco battuta: Sofia.
Il primo tiro inizia lungo breve ma solido pilastrino che si approccia rimanendo inizialmente in prossimità del suo spigolo di sinistra dove la parete è più libera da terra e fogliame. Superati una serie di risalti rocciosi, in prossimità di un flebile arbusto a metà parete, si traversa verso destra in direzione di un albero decisamente più grande alla cui sinistra inizia un diedro fessurato. Si segue quest’ultimo che prosegue lungo sezione caratterizzata da roccette abbastanza instabili e che lasciano presto spazio a ghiaione. Questo si affronta lentamente per evitare di scaricare troppa roba sul sentiero sottostante e puntando all’apertura tra gli alberi poco più a destra rispetto alla verticale. Poco prima della parete successiva si sosta su arbusto. 32m, IV+.

La seconda lunghezza supera l’albero di sosta verso destra per giungere alla base di un evidente diedro fessurato, protagonista del tiro. Nonostante allo stato attuale sia abbastanza sporco, la polvere non disturba più di tanto visto che gli appoggi lungo le pareti laterali sono belli netti e la fessura centrale tutto sommato pulita. L’arrampicata è piacevole e mai difficile e solo un passo verso la fine del diedro impegna un po’ di più. Qui infatti la verticalità è maggiore e le pareti laterali un po’ più lisce, con quella di sinistra leggermente strapiombante. Superate le difficoltà si giunge alla piccola cengia di sosta, con il cordone un po’ nascosto alla base della vegetazione, prima dell’evidente placconata che ospita il traverso del tiro successivo. 22m, V+.

Il terzo tiro si svolge finalmente lungo placconata compatta e sgombra da vegetazione anche se la polverina presente sugli appoggi richiede un’arrampicata attenta visto anche che i passi sono spesso in aderenza. Dalla sosta si sale verticalmente rimontando una bella lama staccata e proseguendo lungo la fessura successiva. A questa si preferisce però un breve traverso verso destra che rappresenta il passo più duro della lunghezza. Le prese sono limitate ed è necessaria una bella apertura di gambe per superare le difficoltà . Da qui in poi la linea prosegue obliquando costantemente verso destra seguendo la placca chiusa dall’arco soprastante. Verso il termine è presente un secondo passo un po’ ostico, anche questo in aderenza ed apertura. Superata la rampetta finale si sosta alla base di un arbusto su minuto terrazzino. 30m, V+.

La quarta lunghezza è breve e decisamente poco interessante sia per la qualità della roccia che per la linea che segue. In ogni caso permette di raggiungere la base del pilastrino successivo ed evitare attriti eccessivi. Si inizia con un lungo traverso verso destra che si risolve rimanendo bassi con i piedi che toccano più terriccio che roccia. Verso metà , attorno ad un arbusto, è presente un cordone nero. La linea non è molto evidente ma in generale si punta all’estrema destra della placca in direzione di un diedro poco prima di un albero la cui base si raggiunge discendendo leggermente. Il diedro lo si risale senza difficoltà particolari ma prestando attenzione alla qualità della roccia che qui non è il massimo. Al termine del diedro, in prossimità degli strapiombi gialli, si sosta. 23m, V.

Il quinto tiro è fino ad ora il più meritevole e si svolge lungo lo spigolo sinistro della parete successiva. Il passo chiave è all’inizio della lunghezza dove è necessario superare un piccolo strapiombo fisico con prese buone ma distanziate e raggiungibili solo in allungo a seguito di importante spallata. Oltre le difficoltà iniziali la linea prosegue più semplice seguendo i chiodi a parete che conducono, attraverso arrampicata divertente, alla base di una placconata compatta. Un pianerottolo alla base consente di alzarsi quel che basta, in equilibrio, per arrivare con la mano destra all’accogliente fessura poco sopra. Questa consente di spostarsi leggermente a destra e guadagnare il termine di un pilastrino dove la parete si appoggia. Seguendo il corridoio tra gli alberi si raggiunge, attraverso roccette rotte, il terrazzino foglioso di sosta. 35m, VI.

Bella è anche la sesta lunghezza che supera elegantemente una paretina fessurata. Prima di raggiungerla è però necessario superare la fascia basale composta da rocce mobili, terriccio e vegetazione. La linea non è evidente ma si punta al primo diedrino visibile, in line d’aria un paio di metri a destra della sosta, alla cui base è presente un chiodo con anello. Superato il diedrino si giunge in prossimità di un grosso arbusto. Sulla sinistra parte la fessurina dell’uscita originale non più percorribile a causa di crollo, mentre a destra dell’albero inizia una fessura più larga dove la linea prosegue. I primi metri sono sprotetti ma è facile inserire friend a protezione della progressione. La fessura offre sempre prese accoglienti ed arrampicarla è piacevole e divertente. Quasi in prossimità della cengia superiore si piega verso destra aggirando uno spigoletto e rimontando in seguito le roccette poco sopra. Qui si trova la sosta su albero. Attenzione a non smuovere troppi detriti visto il terreno instabile e la linea che passa proprio sotto la sosta. 37m, V+.

Il settimo ed ultimo tiro non aggiunge nulla alla salita e si svolge principalmente lungo terreno ghiaioso ed instabile. Si prosegue quindi oltre la sosta camminando in obliquo verso destra, in direzione di un evindente boschetto, cercando di non impallinare troppo il povero assicuratore sottostante. Raggiunto il boschetto lo si supera verticalmente uscendo su terreno ancora ghiaioso ma questa volta più appoggiato. Si punta quindi ad un grosso masso poco più in alto con a fianco un cumulo di detriti, evidente seguito di attività umana. Qui passa il sentiero di rientro e si sosta a piacere su arbusto. 40m, II.

Via che risente particolarmente delle poche ripetizioni. Nel complesso molto discontinua e forzata, solo un paio di tiri sono davvero meritevoli di essere saliti. Le protezioni ci sono ma è necessario integrare in molti punti per una progressione sicura. Rimane una linea alpinistica ed esplorativa, buon allenamento per vie più impegnative.
































