Via Crucis

Stanchi dalla scalata del giorno precedente scendiamo in valle del Sarca alla ricerca di qualcosa di semplice e ben chiodato che non abbiamo ancora salito. Il meteo non è bellissimo ma tutto sommato sembra reggere e le nuvole basse proteggono dal sole che farebbe sudare visto le temperature previste comunque alte. La scelta ricade sulla via “Crucis”, alla parete della “Croce di Ceniga”, aperta oramai già da un po’ di tempo ma poco recensita.

Il primo tiro inizia risalendo la bella placca compatta che si sviluppa oltre il nome a parete che indica la via. I primi metri sono i più difficili ed obbligano a movimenti delicati per mantenere l’equilibrio su apoggi poco marcati e con le mani sempre alla ricerca delle prese migliori, piuttosto storte in questo tratto. Dopo la placca ci si immette in un diedro dove l’arrampicata risulta essere più semplice grazie alle buone maniglie di cui è composto. La progresione è davvero bella su roccia ottima, solida e gripposa al massimo, con i piedi che si muovono alternati lungo le pareti del diedro e le mani sempre comode. Anche la chiodatura è molto ravvicinata rendendo questo tratto piacevole da salire per tutti. Si segue il diedro per tutta la sua interezza, piegando leggermente verso sinistra nel finale, e si esce su larga cengia alberata dove, proprio attorno ad un grosso arbusto, è posizionata la prima sosta. 30m, 6a+.

Simone lungo la prima lunghezza, 6a+.

La seconda lunghezza prosegue lungo la placchetta oltre la sosta composta principalmente da roccia frastagliata ma nel complesso solida. L’arrampicata è semplice e le numerose protezioni lungo il percorso, tra fix e cordoni attorno a clessidre, rendono la progressione molto sicura. Solo lungo gli ultimi metri della placca la roccia è più frastagliata ed è necessario prestare maggiore attenzione a quello che si tiene. Si raggiunge infine un terrazzino alberato dove si sosta comodamente. 25m, 5b.

I primi metri della seconda lunghezza, 5b.

Molto bello è il terzo tiro che ospita anche i passi più duri della salita. Si inizia rimontando una breve placchetta a grumoli con passaggio iniziale non semplicissimo vista la scarsità di prese a parete. Si giunge quindi alla base di un arco che si sviluppa verso sinistra e che si segue per tutta la lunghezza sfruttandone principalmente la fessura basale. Verso metà di questo il passo chiave per superare un pilastrino. Qui la fessura è poco marcata ed è necessario andare alla ricerca delle prese migliori altrove, dapprima lungo lo spigolo di sinistra ed in seguito alte oltre il pilastro. A rendere più complicata la sequenza è l’inclinazione della parete che qui risulta essere bella verticale. Le protezioni, anche in questo tiro, in ogni caso abbondano ed è sempre possibile azzerare qualora fosse necessario. Superato il pilastro inizia un traverso verso sinistra che conduce al termine dell’archetto dove un passaggio fisico, ma su buone prese, permette di superare lo strapiombetto finale e giungere così alla sosta aerea. 23m, 6b.

Jacopo e Martina alle prese con il tiro chiave, 6b.

La quarta lunghezza inizia una lunga traversata, ancora verso sinistra, su rampa appoggiata. I primi metri sono abbastanza terrosi visto che i terrazzini superiori ospitano qualche arbusto mentre dalla metà in poi si torna a procedere lungo roccia. Dalla sosta si supera la verticale dove passa “Linea Magica” rimanendo bassi nel corridoio creato dai due terrazzini. Si arrampica senza difficoltà particolari fino a che si raggiunge uno scudo giallo che si oltrepassa attraverso movimenti di equilibrio visto che le prese qui non sono molte e la parte superiore dello scudo ospita qualche rovo non proprio simpatico. Superato il tratto si traversa ancora un po’ verso sinistra ritornando su roccia grigia ed incontrando la sosta appena si incrocia la verticale della “Via dell’Arco”. 33m, 5b.

Jacopo lungo il traverso della quarta lunghezza, 5b.

Il quinto tiro riparte ancora verso sinistra lungo la bella placca impegnativa chiusa da breve tettino. Qui l’arrampicata è di movimento sempre alla ricerca dell’equilibrio dopo ogni singolo passo, con i piedi che si muovono su piccoli appoggi e le mani sempre alla ricerca delle prese migliori, non sempre comode. Raggiunto il termine della placca si rimonta atleticamente il tettino, ben manigliato, ritrovandosi così al di sopra di un terrazzino alberato. Si prosegue quindi lungo lo spigolo del pilastrino di sinistra che, senza ulteriori difficoltà e dopo un breve traverso su parete appoggiata, porta ad un secondo terrazzino più ampio dove si sosta su arbusto. 25m, 6a+.

Martina lungo gli ultimi metri del quinto tiro, 6a+.

L’ultima lunghezza è abbastanza corta ma permette di arrivare in vetta dove è presente la “Croce di Ceniga”. Dalla sosta si traversa brevemente verso sinistra dapprima su cengia ed in seguito lungo placchetta semplice ed appoggiata. Quando la placca collide con il diedro di sinistra si torna a salire in verticale lungo roccette rotte seguendo la linea dei fix a parete. Sebbene la roccia qui sia frastagliata è solida e la progressione risulta essere tranquilla. Si prosegue fino a che la parete non spiana trovandosi sulla cengia sommitale dove si sosta comodamente attorno a grosso arbusto. 32m, 5a.

Jacopo in arrivo in vetta, 5a.

Via corta ma da non perdere. Si svolge sempre lungo roccia estremamente solida, principalmente lungo placconate e diedri. La chiudatura è molto ravvicinata lungo tutto il percorso il che permette di azzerare i passi più difficili in caso di necessità rendendo la via ideale per muovere i primi passi sui multipitch sportivi della valle.

Cuore d’Oro

Giornata un po’ nuvolosa in valle del Sarca caratterizzata da nebbiolina non molto fitta ma che non lascia comunque passare i raggi del sole che timidamente fa capolino dal Bondone. Tutto sommato meglio così visto che la temperatura, già di prima mattina, è elevata e se ci fosse anche il sole a picchiare si suderebbe abbastanza. E’ da tanto che volevamo andare a ripetere la via “Cuore d’Oro” alle Coste dell’Anglone ma per un motivo o per l’altro abbiamo sempre desistito. Oggi invece è la volta buona, motivati anche dall’innesto di un simpatico terzo elemento di cordata.

Il primo tiro rimonta le rocce staccate alla base della parete principale sfruttando per la progressione la spaccatura di destra. Sopra lo zoccolo iniziale è presente un cordone e sulla destra si sviluppa una breve rampetta che si segue per tutta la sua interezza. Circa a metà di questa è presente il passo più impegnativo del tiro con le mani in fessura ed i piedi alla ricerca degli appoggi migliori sullo spigolo destro della rampa. Superata la piccola pancia si prosegue fino a raggiungere un minuto terrazzino che antecede un breve muretto. Sfruttando la fessura di destra si risale senza particolari difficoltà rimontando al di sopra di un terrazzo decisamente più largo dove si sosta comodamente. 20m, V+.

Martina lungo il primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte seguendo il camminamento a destra della sosta, dapprima roccioso ed in seguito più vegetativo, che aggira la parete evitando gli strapiombi che la chiudono. Al termine della camminata è presente un comodo terrazzo dove è possibile effettuare una sosta intermedia su invitante clessidra con cordone. Vista la brevità del tiro, e di quello successivo, è però consigliato proseguire fino alla prossima sosta non molto lontana. Dal terrazzino si rimonta il muretto verticale sfruttando le buone prese di sinistra prima di intraprendere un traverso in direzione dello spigolo della parete. Le protezioni qui scarseggiano ma è possibile inserire un paio di friend nelle fessure. Aggirato lo spigolo si trova infine la sosta. 38m, IV+.

Il muretto del secondo tiro, IV+.

Il terzo tiro inizia la sequenza di traversi che caratterizza l’itinerario. Prima di iniziare il primo è però necessario superare un breve strapiombino sfruttando il comodo rovescio alla base ed allungandosi in alto a destra per raggiungere la tasca che permette di rimontare atleticamente. Si piega ora verso sinistra iniziando così una bella traversata che conduce alla cengia di sosta. Lungo il tratto i movimenti sono ricercati con i piedi che si spostano tra un appoggio e l’altro, spesso incrociando le gambe, e le mani che li seguono su prese non sempre comode anche per via della leggera usura di alcune di esse. La parte centrale del traverso è certamente la più delicata mentre una volta raggiunta una coppia di buchi rovesci si prosegue più agevolmente. Con passo esposto si rimonta infine sulla cengia di sosta dove si attrezza su coppia di fix. 20m, VI-.

Il bel traverso del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue il traverso iniziato con il tiro precedente aggirando così l’evidente tetto soprastante altrimenti molto difficile da superare. Si inizia proseguendo lungo la cengia per alcuni metri fino al raggiungimento di un muretto giallo verticale che si vince su buone prese giungendo alla base di un piccolo tettino. Spostandosi ancora verso sinistra, seguendo la linea dei cordoni a parete, si raggiunge la parte più debole dello strapiombo da dove penzola un evidente cordone attaccato allo spit soprastante. Con passo non semplice e deciso, sfruttando le minute tacchette e cercando di rimanere il più possibile sulla sinistra, si rimonta sopra il tetto raggiungendo così le buone fessure alte che antecedono la scomoda sosta aerea poco più a destra. 25m, VI.

Il traverso iniziale della quarta lunghezza, VI.

Molto bello e caratteristico è il quinto tiro che segue l’esposto traverso verso destra chiuso da pronunciato tetto. L’arrampicata è prevalentemente di movimento con buoni appoggi per i piedi e mani alla ricerca delle prese migliori per riequilibrare ogni spostamento. Le protezioni, cordoni attorno a canne forate, sono ben posizionate rendendo la progressione meno traumatica di quanto si possa immaginare, anche per il secondo di cordata. Tutt’altra storia è invece l’uscita dal traverso dove un passo delicato lungo tratto sprotetto richiede particolare attenzione. Con movimenti ponderati si traversa ancora un po’ fino quasi allo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale in direzione del fix con anello sotto un secondo tetto più minuto. Questo si supera in maniera atletica andando alla ricerca della buona tasca che è presente sopra sulla sinistra, nascosta dal basso. Questa consente di alzare bene i piedi e raggiungere un’altra coppia di buone prese. Si prosegue ora più facilmente obliquando leggermente verso destra fino a raggiungere la sosta dietro l’angolo. Tiro molto bello e di soddisfazione, prestare solamente attenzione all’uscita dal traverso dove una protezione in più avrebbe fatto comodo. 30m, VI+.

L’esposto traverso del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza continua lungo il breve diedro oltre la sosta che si sviluppa in obliquo verso sinistra. L’arrampicata è semplice grazie alle rocce rotte di cui è composto e che offrono buone prese ed appoggi. Al termine del diedro si esce sulla sinistra, oltre la chiusura, giungendo così alla base di una semplice placchetta compatta. Le fonde fessure permettono una progressione spensierata ed in men che non si dica si raggiunge una larga terrazza un po’ vegetativa dove, sulla parete successiva, è posizionata la sosta da attrezzare. 32m, V+.

Jacopo in arrivo alla sesta sosta, V+.

Il settimo tiro segue il muro grigio oltre la sosta per tutta la sua interezza. I traversi delicati ed esposti qui sono un lontano ricordo e l’arrampicata è prevalentemente verticale su tacche e buone fessure. La roccia è solida lungo tutto il tratto rendendo la progressione facile e piacevole. La parte inferiore del muretto è leggermente appoggiata e solcata da bella fessura verticale mentre la seconda parte è più verticale ma le prese rimangono buone ed in breve si raggiunge la cengia di sosta dopo aver superato una serie di roccette rotte, da verificare, ed un paio di arbusti. 35m, VI-.

Il muretto del settimo tiro, VI-.

L’ottava lunghezza è piuttosto breve ma è comunque necessario spezzare il tiro precedente per via dello zig-zagare della linea che genererebbe attrito eccessivo sulle corde. Dalla sosta si cammina senza alcuna difficoltà verso sinistra seguendo l’evidente corridoio tra la parete ed il boschetto. Dopo un po’ inizia sulla destra una placchetta bianca che si segue in direzione dei cordoni a parete. Fonde fessure rendono l’arrampicata rapida e dopo poco si raggiunge una sezione caratterizzata da roccette e terra. Prestando attenzione a non scivolare sul terriccio si continua fino alla paretina successiva dove si sosta comodamente. 30m, V-.

Martina al termine dell’ottava lunghezza, V-.

Il nono tiro riprende superando un breve muretto grigio e compatto con arrampicata semplice grazie alle numerose prese ed appoggi che costellano la parete. I molti cordoni attorno alle clessidre dettano la direzione di salita ed in poco tempo si giunge al termine del muro dove la linea prosegue leggermente verso sinistra lungo placconata appoggiata. Questa collide con il muro finale dove si sosta una volta raggiunto quest’ultimo. 25m, V-.

Gli ultimi metri del nono tiro, V-.

La decima lunghezza torna a salire in verticale lungo stupendo diedro, a grumi nella parte inferiore e lavorato a gocce in quella superiore. Per raggiungerlo è però necessario traversare prima leggermente veso sinistra per alcuni metri attraverso arrampicata semplice. Si entra quindi nel diedro che si risale sfruttando principalmente la fessura in mezzo alle pareti laterali, molto accogliente anche per inserire qualche protezione aggiuntiva. Verso metà diedro è presente un piccolo strapiombetto che si supera elegantemente grazie alle buone prese soprastanti ed agli appoggi laterali. Inizia ora una bella sezione con roccia lavorata a gocce che prosegue leggermente verso sinistra in direzione del bordo della parete. Superato quest’ultimo si giunge su di un piccolo terrazzino dove si sosta agevolmente. 25m, VI.

Il bel diedro della decima lunghezza, VI.

L’ultimo tiro termina una bellissima salita attraverso belle placconate compatte. Dalla sosta si superano i brevi risalti rocciosi oltre la sosta che dopo poco terminano costringendo a qualche passo verso sinistra per raggiungere la placconata finale. Questa si sale rimanendo in corrispondenza del bordo della parete dove le prese sono migliori. Si arrampica con passi in aderenza, piedi a spalmo e mani lungo fessurine e piacevoli buchetti che in poco tempo portano in cima alla fascia rocciosa. Qui, prima di raggiungere il boschetto, è presente una sosta sull’ultima cengia ma si può decidere di oltrepassare anche questa e sostare direttamente, e più comodamente, su di un albero a ridosso del sentiero di rientro. 40m, V+.

Martina sulla placca finale della via, V+.

Linea molto piacevole soprattutto lungo la prima metà dove si aggirano una serie di tettini tramite bei traversi esposti. La parte superiorie è più discontinua ed attraversa corridoi rocciosi tra la vegetazione e torna verticale lungo gli ultimi due tiri, anche questi molto belli. Nel complesso una bella salita divertente dove solo qualche singolo passo impegna veramente. Le protezioni a parete sono sufficienti, portare nell’eventualità qualche friend medio/piccolo per integrare di tanto in tanto.

Diedro Baldessarini

Ci sono giornate in cui ti svegli carico per salire qualche bella via suggestiva ed impegnativa, una di quelle che hanno fatto la storia e invece il tuo partner te ne propone una che solitamente non prenderesti nemmeno in considerazione perchè non la ritieni abbastanza fascinosa per i tuoi gusti e quindi, un po’ ingiustamente, la snobbi. Alla fine accetti la proposta, anche se un po’ di malavoglia, prepari il materiale e parti all’avventura. Una cosa pero’ è certa: le cose inaspettate sono sempre poi in realtà le più belle.

La via in questione, “Diedro Baldessarini”, ha subito notevoli mutamenti nel corso del tempo, con l’apertura di svariate varianti che hanno reso la salita più continua e su roccia più solida, rendendola nel complesso molto più godibile.

Il primo tiro non è comunque dei migliori: sale su rocce frastagliate dove bisogna fare molta attenzione a qualsiasi cosa si tocca ed ogni protezione che si prova a piazzare onestamente risulta abbastanza precaria. Come riferimento si punta verso un cordone bianco situato circa una decina di metri più in alto dove si rinvia. Poco più in alto è presente un altro chiodo che, nonostante le difficoltà siano limitate, ci fa sentire più tranquilli. Si continua verso la base di un alberello dove si attraversa, infine, verso sinistra fino alla sosta su fix. 35m, V-.

Stefano sul primo tiro, V-.

La seconda lunghezza sale verticale dalla sosta precedente oltrepassando un chiodo a pressione e seguendo la progressione di clessidre e chiodi presenti. Qui si arrampica su bella placca compatta, ben protetta e con movimenti davvero meritevoli. Si giunge presto alla base di uno strapiombetto, posto leggermente più a sinistra della verticale, costituito da rocce rotte ma belle solide. Una volta sormontato quest’ultimo si esce in direzione di un piccolo arbusto che, una volta sorpassato, rivela i fix della sosta posta alla base dell’evidente diedro. 20m, VI.

In uscita dalla seconda lunghezza, VI.

Questi primi due tiri sono in realtà una variante della linea originale che saliva poco più a sinistra della nostra sosta su roccia molto precaria.

Il terzo tiro segue il diedro rosso e giallo in tutta la sua interezza. Sale obliquando verso sinistra costringendo ad alcuni classici movimenti in spaccata tra le due facce. Verso la metà è presente un allungo non proprio semplice per arrivare ad una buona presa in alto. Alzare bene i piedi è di fondamentale importanza. Anche l’ultimo passo, prima di uscire dal diedro, ospita qualche difficoltà: con decisione si portano i piedi sulla placconata di sinistra per poi rientrare nel diedro e seguirlo fino al suo termine dove si sosta su di un albero. Il tiro è completamente da proteggere. 25m, VI.

Il diedro rosso della terza lunghezza, VI.

La quarta lunghezza sale verso destra dove un diedro grigio, con al suo interno una appena accennata fessura, obbliga a passaggi atletici su prese non ottime per le mani. Ogni passaggio va attentamente ponderato ed eseguito con decisione. Nemmeno i piedi sono molto buoni ma osservando bene si trova sempre qualche tacchetta qua e la dove poter caricare il peso. Passata la metà del diedro si riesce ad usufruire di una fessura posta sulla destra con mani decisamente più comode rispetto alla precedente. Al di sopra del diedro si continua dritti su rocce rotte uscendo infine su una grande cengia. Qui è necessario fare molta attenzione sia ai massi instabili che al possibile fogliame presente (essendo alla nostra ripetizione autunno inoltrato) che rende la progressione più instabile. Con percorso non obbligato si punta verso destra alla base del grande diedro. 35m, VI+.

Anche quest’ultimo tiro in realtà è un variante della linea originale.

Il quinto tiro sale, almeno per i primi 7 metri, la placchetta con roccia gialla posta a sinistra del diedro. A dire la verità non dà la sensazione di non essere molto solida, ma al nostro passaggio fortunatamente è rimasto tutto al suo posto. Passati i primi tre chiodi sembrano ora esserci 2 varianti: un cordone rosso ancora a sinistra del diedro ed un chiodo all’interno del diedro stesso. Optiamo di proiettarci all’interno dove c’è abbondanza di prese ma la roccia è sempre un po’ da valutare. Saliamo fino all’altezza di un fico dove, sopra di esso, è presente la sosta su 3 chiodi. Ad ogni modo consigliamo di integrare la sosta con il fico in quanto la roccia sotto i chiodi non è delle migliori. 20m, VI.

L’inizio del quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza è a nostro parere la più bella di tutta la via. Sale ancora a tratti interna al diedro, questa volta grigio e molto compatto, e a tratti esterna su placca plasmata da gocce stupende. Proprio quest’ultima presenta movimenti molto belli e tutti diversi tra loro con la possibilità di riposare dopo ogni singolo passaggio. L’unica nota negativa è che lo spazio dove poter posizionare protezioni non è molto. Si arriva quindi al di sotto di un tetto che si sale aggirandolo sulla sinistra, con comoda presa al di sopra di esso da spallare di destro per giungere in sosta composta da 1 fix e 2 chiodi. Bellissimo movimento. 25m, VI+.

La sesta lunghezza vista dall’alto, VI+.

Il settimo tiro continua in verticale fino alla base di un tetto dove inizia un bel traverso esposto verso destra su buone prese. A metà del traverso è presente un passo in allungo dove con una spaccata, su piccoli appoggi per i piedi, ci si porta al di fuori delle difficoltà. Passo non banale. Usciti dal traverso si continua a salire su buone prese fino ad uscire dalla via con sosta da attrezzare su albero. 25m, VI.

Stefano sul traverso per uscire dalla via, VI.

La via originale a metà del traverso salirebbe in verticale su rocce rotte. Evitate.

La via nel complesso presenta roccia buona, ottima a tratti, con ormai le parti meno solide ripulite dalle numerose ripetizioni. Non presenta ancora usura nei passaggi chiave. Anche se all’apparenza può sembrare una via che sale prevalentemente in diedro, con arrampicata monotona, presenta invece passaggi in placca, in fessura ed in generale mai banali ne ripetitivi. Le protezioni lungo la via sono presenti in quantità sufficiente ma alcuni tratti necessitano di essere integrati. A nostro avviso una bella via che merita sicuramente di essere ripetuta con entusiasmo.

Minuetto a Ceniga

Il primo tiro parte subito con un passaggio duro, giusto perchè riscaldarsi è ormai una cosa troppo mainstream, bisogna essere un po’ alternativi. Risale verticalmente la placca per alcuni metri per poi iniziare ad obliquerare verso destra, su roccia sempre più facile ma delicata, fino a raggiungere la comoda sosta. (6a)

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La seconda lunghezza non presenta particolari difficoltà, si sale leggermente verso destra fino al livello degli arbusti soprastanti, dove si inizia a traversare verso sinistra e passando indifferentemente sopra o sotto l’arbusto situato al centro della parete (il rinvio è stato posto esattamente alla sua sinistra, passando sopra lo si evita ma si evita anche strani giri di corde su difficoltà tutto sommato contenute). La sosta è sulla cengia subito sopra. (5b)

Il terzo tiro è breve ma veramente intenso. Sono si e no 15 metri di pura fisicità su svasi e grandi sassi incastrati che, ad essere sinceri, non danno la sensazione di totale stabilità. Si parte scollinando verso sinistra per risalire poi di alcuni metri in verticale. Da qui la difficoltà maggiore è trovare un modo “semplice” per ritornare verso destra. Il traverso è delicato, su piccole tacche, molto di equilibrio. Le grandi prese tenute fino ad ora non ci sono più e la piccola pancia da oltrepassare sposta il baricentro verso l’esterno. Solo all’estrema destra, vicino alla sosta c’è una comoda lama per rimontare il terrazzino e tirare un respiro di sollievo. (6a+)

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Umberto sul passaggio chiave del terzo tiro (6a+)

Il quarto tiro consente di scaricare un po la tensione accumulata precedentemente per prepararsi alla parte centrale della via, decisamente atletica e continua. Si sale dritti, leggermente verso destra per riportarsi poi verso sinistra sino ad una pianta con cordone. Qui la quida segnala una sosta su pianta, ma 15 metri più in alto ne è presente un’altra meglio attrezzata e facilmente raggiungibile. (5a)

La quinta lunghezza rimonta il bel diedro che parte a destra della sosta. Tutto il diedro è ottimamente appigliato su roccia molto solida, richiede solamente un po’ di atleticità. Al termine parte una bellissima placca a goccie che obliqua verso sinistra, al termine della quale è presente la sosta. (6a+)

Il sesto tiro è uno dei più belli della via. Si rimonta il diedro soprastante con partenza non banale fino a raggiungere il bordo verso sinistra dove ci attende un traverso verso su placca liscia, totalmente di equilibrio. (6b/6b+)

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Sul passaggio chiave del sesto tiro (6b+)

Anche il settimo tiro è degno di nota. Spettacolare è il senso di instabilità che ci accompagna per tutto il tratto. Si costeggia il tetto fino al suo termine, dove lo si rimonta nel tratto in cui è più debole, con passaggi decisi, di forza, su prese ben scavate. (6b)

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Al termine della settima lunghezza (6b)

L’ottava lunghezza rimonta inizialmente una delicata fessura, per poi sgradare su placca ben appigliata (6a+)

Gli ultimi tiri non presentano particolari difficoltà, se non quella di aggirare la vegetazione varia che anticipa il raggiungimento della vetta. (max. 5a)

La Cengia rossa

Dopo un lungo periodo di pausa dovuto al tempo non proprio clemente, finalmente venerdì sera ci siamo trovati per decidere l’itinerario della domenica. Tra i tanti nomi papabili è spiccato su tutti “La cengia rossa” sulla parete di San Paolo ai piedi del monte Colt, una via di 7 lunghezze tra il 5a e il 6a. La domenica il ritrovo è alle 13:15 pronti per il breve viaggio fino ad Arco che è durato 45 minuti, tranquillo e senza traffico eccessivo. Il sole ci ha accompagnati lungo tutto il tragitto di andata, stimolando le nostre aspettative di una bella giornata. Arrivati a destinazione parcheggiamo appena dopo del sentiero che sale zigzagando verso la falesia di San Paolo, e ci incamminiamo verso l’inizio della via. Purtroppo il sole ci sta già abbandonando in quanto la parete è completamente esposta ad ovest, ma non ci facciamo scoraggiare, caschetto, imbrago, moschettoni, fetucce e si parte.

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La via parte senza troppe pretese su gradini per 20 metri circa su roccia solida e aderente, per prendere un pò di confidenza con la via. La monotonia della scaletta viene interrotta a fine tiro da un pilastrino che esce prepotente dalla parete. La logica della via suggerisce il modo migliore per superarlo: rimontarlo centralmente per poi traversare verso destra per raggiungere l’anello di sosta. Per guadagnare quota al fine di raggiungere il comodo svaso posto in alto a destra del blocco, su un lato del pilastro, nascosta, c’è una buona lama per la mano sinistra. Qui il lavoro di spalla è esseziale, si alzano i piedi, si blocca e ci si allunga con la mano destra. Una volta giunti a prese più comode, un elegante traverso ci accompagna fino alla sosta. (4c, passo di 6a)

Il secondo tiro segue un bellissimo e logico diedro giallo per 20 metri, tutto ben scavato e appigliato. La progressione è facilitata dal fatto che la faccia sinistra è completamente a scalini, soprattutto nella parte superiore. La parte inferiore, invece, offre gradevoli oppsizioni tra i due lati del diedro. Un esposto traverso verso sinistra porta infine all’anello di sosta. (5b)

Il terzo tiro è il più impegnativo sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. E’ principalmente composto da 3 diverse difficoltà, la prima è il superamento di un tettino gradato 6a, lungo il quale le comode fessure incontrate fino a questo punto sulla salita, lasciano spazio a piccoli e minuti solchi da lavorare in aderenza. Su molte guide questo tratto è segnalato come A0, in quanto per non scervellarsi e consumare troppe energie, è possibile farsi scaletta con una fetuccia e rinviare sullo spit successivo. Dopo un pò di tentativi seguiamo il consiglio di azzerare il passaggio e di fronte a noi ci aspetta una bella placca che va traversata verso sinistra. Qui la roccia è leggermente consumata e unta per quanto riguarda gli appoggi per i piedi, per le mani, invece, ritornano a farsi vive profonde crepe nella roccia. Sebbene la difficoltà non sia eccessiva, il fattore psyco è altamente amplificato dal fatto che il prossimo spit è abbastanza distanziato per gli standard visti fino ad ora durante la salita. Superato questo tratto intermedio, si scollina su ampio terrazzo dopo un ultimo tratto di placca con grandi fessure. (6a/A0, 5c, 5b)

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Il quarto tiro è una semplice attraversata del manto erboso poco esposto di circa 10 metri.

Il quinto tiro parte col botto. Eliminata la “pressione” dovuta all’altezza siamo accolti da un bellissimo tratto boulderoso che in 7 metri ci invita al superamento, dapprima di una pronunciata pancia, ed in seguito di un piccolo tettino. Le difficoltà sono poche e gli svasi abbondano. Superato questo tratto ci si trova sopra un terrazzino, dal quale parte una bella placca appoggiata d superare in aderenza col corpo attaccato alla roccia per i primi metri, per poi ritrovare delle comode lamette in uscita di tiro. (5b)

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La sesta lunghezza parte con uno strano boulder in partenza poco logico. La naturale linea della salita ci porterebbe a destra, ma lo spit è distante a sinistra. Gli appigli sono comunque buoni su tutta la roccia. La via prosegue su facile scaletta rocciosa ben appigliata, fino a raggiungere il traverso che porta all’anello di sosta. (5a)

L’ultimo tiro è forse il più bello ed esposto. La grande cengia rossa ci sovrasta, ma per raggiungerla bisogna superiore un’ultima placca interrotta da grandi buconi. Si parte con un suggestivo traverso verso destra che rimonta un piccolo tetto sul vuoto. Qui la fatica si inizia a sentire, ed è veramente difficile cogliere la magnifica essenza della linea con tranquillità. La salita continua su svasi enormi fino all’uscita su roccia rossa. (5b)

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La vetta della via offre un magnifico panorama sulla valle del Sarca e sul castello di Arco.

Considerazioni