La giornata è splendida in tutta la regione e la temperatura alquanto gradevole, a tratti pure calda. Si sente che la primavera sta piano piano arrivando nonostante le cime siano ancora belle bianche. Purtroppo però il tempo a nostra disposizione non è molto quest’oggi ma una toccata e fuga in zona Arco la facciamo lo stesso. Ai pilastri di Mandrea ci aspetta la linea “Davide Pinamonti”.
Il primo tiro approccia la parete risalendo una breve fessurina leggermente strapiombante ma con prese sempre buone ed accoglienti. La linea da seguire, dettata dai chiodi a parete, è evidente e conduce alla base di un poco pronunciato tetto che si rimonta senza difficoltà rilevanti sfruttando le ottime maniglie soprastanti. Obliquando leggermente verso sinistra si oltrepassa un arbusto e si raggiunge l’arcata che chiude la parete. Qui parte un breve traverso verso destra che conduce direttamente alla sosta. Il traverso è caratterizzato da movimento delicato con le prese per le mani minute e gli appoggi per i piedi buoni ma distanziati che costringono ad un riassestamento difficoltoso dopo l’allungo in spaccata. Oltre lo spigoletto è presente la comoda sosta. 25m, VI.

Breve è la seconda lunghezza che supera elegantemente la placchetta al di sotto del tetto soprastante la sosta e che viene rimontato all’estrema destra, quando questo termina. La placca si sviluppa in traverso verso destra attraverso arrampicata d’equilibrio e di movimento. Anche qui, come lungo il tratto precedente, le prese a disposizione sono molto poche e gli appoggi per i piedi giusto accennati. La porosità della parete, nonostante sia un po’ sporca, è comunque buona ed un attento riposizionamento del baricentro consente di superare le difficoltà . Al termine del traverso si prosegue in verticale lungo bel diedro fessurato dove è posibile inserire qualche friend a protezione della progressione. Terminato il diedro, che diviene più semplice mano a mano che si sale, è presente il terrazzino di sosta. 20m, VI.

Anche il terzo tiro è particolarmente breve e si limita al superamento di un corto diedro fessurato con conseguente traversino verso sinistra. La roccia lungo il diedro è bella e solida ma, oltre alla fessura centrale, le pareti laterali sono prive di prese ed appoggi significativi. Il passo chiave del tiro si trova più o meno in mezzo al diedro, in prossimità di un chiodo, che si supera con movimento deciso. Oltre questo il diedro si appoggia e prosegue fino al raggiungimento di una cengetta dove il diedro torna verticale. La linea qui però piega verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e traversando fin al di sotto di un arbusto dove è presente la sosta. La qualità della roccia lungo questi ultimi metri non è per nulla buona, prestare attenzione. 20m, V+.

La quarta lunghezza oltrepassa faticosamente verso sinistra l’arbusto di sosta che ha completamente ostruito il passaggio costringendo a sfruttare i suoi rami per muoversi lungo il terreno instabile sottostante. Qui una facile ed appoggiata rampetta conduce senza difficoltà alla base di un bel diedro dove è presente un chiodo. Un secondo chiodo si trova a metà del diedro e si raggiunge comodamente sfruttando le pareti laterali come appoggi per i piedi e la fessura centrale per le mani. Qui la parete strapiomba leggermente ed i passaggi successivi tendono ad essere un po’ fisici anche se le prese somo comunque belle lavorate. Il passo un po’ più delicato è quello in uscita per rimontare il terrazzino oltre il diedro, dopo il quale la parete si appoggia sino all’evidente albero di sosta. 20m, V+.

Il quinto tiro parte esattamente come quello precedente: il grosso arbusto di sosta ostruisce il passaggio e va superato verso ovest. Questo però è molto più molesto del precedente e lo spazio di manovra è minore. Si passa cercando di rimanere in contatto con la roccia risalendo dunque un metro sopra la sosta. Superato l’ostacolo la linea prosegue a sinistra di una fessurina dove corre evidente la linea delle protezioni. Sebbene la placca dove risiede la fenditura sia bella e compatta, la si evita a favore dei più facili terrazzini limitrofi che agevolano e rendono più sicura la progressione. Si procede fino al raggiungimento di una terrazza dove scintillano un paio di fix uniti da cordame bluastro. Questa è la sosta della linea “Assedio alla parete” che corre sulla sinistra. La sosta corretta si trova alla destra dell’arbusto di destra e si raggiunge attraverso muretto composto da roccette rotte ed instabili. 25m, V+.

La sesta ed ultima lunghezza è la più impegnativa dell’itinerario e supera una placca fessurata sino alla larga cengia dove la linea termina. Dalla sosta si traversa qualche metro verso destra per guadagnare la verticale dei chiodi a parete. Si procede verticali sino al raggiungimento di un evidente naso staccato dalla parete dove la linea piega verso destra. La severa placconata priva di prese si supera in artificiale raggiungendo così la base della fessura che accompagnerà la salita sino al termine. L’arrampicata qui non è semplice e si lavora spesso in dulfer con i piedi sulla rampetta obliqua ai piedi della fessura. Le protezioni sono ora assenti ed è necessario proteggersi a friend che è sempre possibile posizionare anche se a volte un po’ faticosamente. Il tratto non è lunghissimo ma non è per nulla banale. Le ultime roccette conducono infine alla cengia sommitale e quindi alla sosta su albero. 32m, VI+ e A0.

Via allo stato attuale molto tralasciata con la vegetazione che spesso ostruisce il passaggio e nasconde le protezioni. E’ davvero un peccato perchè qualche tiro è interessante: il primo, il secondo e l’ultimo tra gli altri. Chiodatura buona ma che necessita di integrazioni lungo le fessure, soprattutto quella dell’ultimo tiro che impegna non poco dopo il tratto in A0. Vista la brevità è una possibile soluzione per giornate incerte oppure da integrare con qualcosa nelle vicinanze visto il rapido rientro.




















