Giornata di fine novembre abbastanza velata ma le temperature non sono così basse e permettono un’uscita in valle. Si parte con calma direzione, ancora una volta, Pezol. Purtroppo al nostro arrivo la via che ci eravamo preposti di fare era presa d’assalto. Poco male, ci spostiamo sulla vicina “Cercando la Trincea”.
Il primo tiro risale la paretina leggermente appoggiata dove un’evidente susseguirsi di cordoni indica la linea da seguire che rimane comunque piuttosto logica lungo la parte più ripulita della parete. L’arrampicata è tranquilla per tutto il primo tratto che obliqua leggermente verso destra. In prossimità di un diedro, chiuso da arbusto, si piega verso destra per affrontare un breve traverso ben appigliato che porta alla base di una placchetta. Questa si raggiunge attraverso un contenuto passetto atletico. La placca è molto piacevole e conduce, senza ulteriori difficoltà , alla sosta poco più in alto. 35m, IV+.
Monica al termine del primo tiro, IV+.
La seconda lunghezza riparte a destra della sosta traversando un paio di metri fino ad un pulpito dove la linea torna a correre in verticale seguendo una bella placchetta compatta. Questa prosegue per gran parte del tiro e segue l’evidente linea di protezioni a parete. L’arrampicata è sempre piacevole e mai faticosa grazie al susseguirsi di una moltitudine di ottime prese lavorate. Obliquando leggermente verso destra si raggiunge un piccolo terrazzino oltre il quale è presente un muretto che ospita le difficoltà maggiori del tiro. Un passo in aderenza consente di superare la sezione e raggiungere così i gradoni sommitali che mutano presto in ampia cengia. Superato un arbusto si sosta ai piedi della parete successiva. 40m IV+.
La fine della seconda lunghezza, IV+.
Il terzo tiro è molto bello e meritevole. Vince elegantemente un lungo diedrino che si sviluppa subito oltre la sosta. Le protezioni, a volte distanziate, costringono ad una salita attenta dove è comunque sempre possibile integrare qualora se ne sentisse il bisogno. Si arrampica principalmente sfruttando gli appoggi su entrambe le pareti del diedro mentre le mani seguono la fessura centrale supportate dalle prese limitrofe. La verticalità della parete inizia a perdersi verso la trequarti del tiro dove il diedro si rilassa senza però snaturarsi. Gli ultimi metri portano direttamente alla sosta poco oltre un terrazzino. 30m, V+.
Il bel diedro del terzo tiro, V+.
Molto breve è la quarta lunghezza che si limita a superare la placchetta oltre la sosta e terminare sulla cengia soprastante. L’arrampicata è comunque piacevole ed interessante complici alcune sezioni in aderenza che impegnano nel finale. I primi metri si svolgono invece lungo parete lavorata dove si prosegue spediti fino alla base di una fessurina. Qui si risale decisi spostandosi leggermente verso sinistra prima di affrontare una placchetta che porta all’uscita del muro. Questa si vince verso destra fino ad arrivare ad agguantare lo spigolo della parete e rimontare così sulla terrazza soprastante. Raggiunta la parete successiva si sosta. 22m, V.
Monica impegnata sulla quarta lunghezza, V.
Il quinto tiro ospita passaggi interessanti attraverso arrampicata varia. Si inizia rimontando il facile muretto appoggiato oltre la sosta, chiuso da ampia pancia, che si segue verso destra aggirandone la base. Qui un passo in allungo consente di riprendere la verticalità in direzione della fessura obliqua poco più in alto. Raggiunta quest’ultima si rimonta sulla parete di sinistra, più verticale ma con ottime prese a contorno. Le difficoltà ora calano mano a mano che si raggiunge la cengia dove la linea prosegue lungo evidente traccia verso destra che culmina alla sosta poco dopo un arbusto. 33m, V.
I primi metri del quinto tiro, V.
La sesta ed ultima lunghezza ospita il passaggio più delicato dell’itinerario lungo placchetta liscia e lisciata dai passaggi. Si inizia risalendo le roccette basali e rimontando atleticamente un breve strapiombetto oltre il quale la linea prosegue lungo muro grigio, verticale e compatto. L’arrampicata è prevalentemente di movimento con buone prese ed appoggi lungo tutto il tratto. Si raggiunge presto una severa placchetta che si evita attraverso delicato passaggio in traverso verso destra. Si continua dunque in verticale per qualche metro fino ad incontrare i terrazzamenti che delimitano superiormente la fascia rocciosa. Qui si continua facilmente lungo gli ultimi metri fino a raggiungere i resti della trincea che dà il nome alla via. Si sosta su arbusti. 35m, VI.
Gli ultimi metri della via, VI.
Itinerario semplice e bello. La continuità della salita è spesso spezzata da cenge e terrazzini dove sono presenti le soste. Lungo i tiri, invece, l’arrampicata è più lineare. L’itinerario è ben protetto ed è facilmente integrabile qualora si ritenesse che le protezioni in loco non siano sufficienti.
La giornata è splendida in tutta la regione e la temperatura alquanto gradevole, a tratti pure calda. Si sente che la primavera sta piano piano arrivando nonostante le cime siano ancora belle bianche. Purtroppo però il tempo a nostra disposizione non è molto quest’oggi ma una toccata e fuga in zona Arco la facciamo lo stesso. Ai pilastri di Mandrea ci aspetta la linea “Davide Pinamonti”.
Il primo tiro approccia la parete risalendo una breve fessurina leggermente strapiombante ma con prese sempre buone ed accoglienti. La linea da seguire, dettata dai chiodi a parete, è evidente e conduce alla base di un poco pronunciato tetto che si rimonta senza difficoltà rilevanti sfruttando le ottime maniglie soprastanti. Obliquando leggermente verso sinistra si oltrepassa un arbusto e si raggiunge l’arcata che chiude la parete. Qui parte un breve traverso verso destra che conduce direttamente alla sosta. Il traverso è caratterizzato da movimento delicato con le prese per le mani minute e gli appoggi per i piedi buoni ma distanziati che costringono ad un riassestamento difficoltoso dopo l’allungo in spaccata. Oltre lo spigoletto è presente la comoda sosta. 25m, VI.
Enrico al termine del primo tiro, VI.
Breve è la seconda lunghezza che supera elegantemente la placchetta al di sotto del tetto soprastante la sosta e che viene rimontato all’estrema destra, quando questo termina. La placca si sviluppa in traverso verso destra attraverso arrampicata d’equilibrio e di movimento. Anche qui, come lungo il tratto precedente, le prese a disposizione sono molto poche e gli appoggi per i piedi giusto accennati. La porosità della parete, nonostante sia un po’ sporca, è comunque buona ed un attento riposizionamento del baricentro consente di superare le difficoltà . Al termine del traverso si prosegue in verticale lungo bel diedro fessurato dove è posibile inserire qualche friend a protezione della progressione. Terminato il diedro, che diviene più semplice mano a mano che si sale, è presente il terrazzino di sosta. 20m, VI.
Enrico in partenza della seconda lunghezza, VI.
Anche il terzo tiro è particolarmente breve e si limita al superamento di un corto diedro fessurato con conseguente traversino verso sinistra. La roccia lungo il diedro è bella e solida ma, oltre alla fessura centrale, le pareti laterali sono prive di prese ed appoggi significativi. Il passo chiave del tiro si trova più o meno in mezzo al diedro, in prossimità di un chiodo, che si supera con movimento deciso. Oltre questo il diedro si appoggia e prosegue fino al raggiungimento di una cengetta dove il diedro torna verticale. La linea qui però piega verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e traversando fin al di sotto di un arbusto dove è presente la sosta. La qualità della roccia lungo questi ultimi metri non è per nulla buona, prestare attenzione. 20m, V+.
Il corto diedro del terzo tiro, V+.
La quarta lunghezza oltrepassa faticosamente verso sinistra l’arbusto di sosta che ha completamente ostruito il passaggio costringendo a sfruttare i suoi rami per muoversi lungo il terreno instabile sottostante. Qui una facile ed appoggiata rampetta conduce senza difficoltà alla base di un bel diedro dove è presente un chiodo. Un secondo chiodo si trova a metà del diedro e si raggiunge comodamente sfruttando le pareti laterali come appoggi per i piedi e la fessura centrale per le mani. Qui la parete strapiomba leggermente ed i passaggi successivi tendono ad essere un po’ fisici anche se le prese somo comunque belle lavorate. Il passo un po’ più delicato è quello in uscita per rimontare il terrazzino oltre il diedro, dopo il quale la parete si appoggia sino all’evidente albero di sosta. 20m, V+.
Simone al termine della quarta lunghezza, V+.
Il quinto tiro parte esattamente come quello precedente: il grosso arbusto di sosta ostruisce il passaggio e va superato verso ovest. Questo però è molto più molesto del precedente e lo spazio di manovra è minore. Si passa cercando di rimanere in contatto con la roccia risalendo dunque un metro sopra la sosta. Superato l’ostacolo la linea prosegue a sinistra di una fessurina dove corre evidente la linea delle protezioni. Sebbene la placca dove risiede la fenditura sia bella e compatta, la si evita a favore dei più facili terrazzini limitrofi che agevolano e rendono più sicura la progressione. Si procede fino al raggiungimento di una terrazza dove scintillano un paio di fix uniti da cordame bluastro. Questa è la sosta della linea “Assedio alla parete” che corre sulla sinistra. La sosta corretta si trova alla destra dell’arbusto di destra e si raggiunge attraverso muretto composto da roccette rotte ed instabili. 25m, V+.
Gli ultimi metri del quinto tiro, V+.
La sesta ed ultima lunghezza è la più impegnativa dell’itinerario e supera una placca fessurata sino alla larga cengia dove la linea termina. Dalla sosta si traversa qualche metro verso destra per guadagnare la verticale dei chiodi a parete. Si procede verticali sino al raggiungimento di un evidente naso staccato dalla parete dove la linea piega verso destra. La severa placconata priva di prese si supera in artificiale raggiungendo così la base della fessura che accompagnerà la salita sino al termine. L’arrampicata qui non è semplice e si lavora spesso in dulfer con i piedi sulla rampetta obliqua ai piedi della fessura. Le protezioni sono ora assenti ed è necessario proteggersi a friend che è sempre possibile posizionare anche se a volte un po’ faticosamente. Il tratto non è lunghissimo ma non è per nulla banale. Le ultime roccette conducono infine alla cengia sommitale e quindi alla sosta su albero. 32m, VI+ e A0.
Enrico impegnato sull’ultima lunghezza, VI+ e A0.
Via allo stato attuale molto tralasciata con la vegetazione che spesso ostruisce il passaggio e nasconde le protezioni. E’ davvero un peccato perchè qualche tiro è interessante: il primo, il secondo e l’ultimo tra gli altri. Chiodatura buona ma che necessita di integrazioni lungo le fessure, soprattutto quella dell’ultimo tiro che impegna non poco dopo il tratto in A0. Vista la brevità è una possibile soluzione per giornate incerte oppure da integrare con qualcosa nelle vicinanze visto il rapido rientro.
Si dice che non c’è 2 senza 3. Dopo aver salito le vie “Ibex” e “Laubensassa”, il terzo giorno rimaniamo sul tema arrampicatorio, questa volta in piacevole compagnia. Visto che il meteo sembra reggere optiamo per una via lunga per occupare a pieno la giornata. All’unanimità la scelta ricade sulla linea “Maurizio Speciale” al Trapezio del Lagazuoi.
Il primo tiro inizia rimontando una paretina piuttosto verticale che in breve entra nel diedrino dove è posizionato un cordone bianco ad indicare la via. Nonostante le difficoltà dichiarate siano limitate il tratto non è proprio banale e necessita attenta ricerca degli appigli migliori per essere superato. Raggiunto il diedro lo si segue con difficoltà minori fino a che non muta in rampetta che obliqua verso destra. Si segue quest’ultima raggiungendo così una larga cengia che spezza la verticalità e che conduce, verso sinistra, a resti di strutture militari. La via prosegue invece lungo il pilastrino, a destra dell’evidente parete gialla strapiombante, che si segue fino alla sua sommità dove è possibile attrezzare una sosta unendo una coppia di chiodi o sfruttando lo spuntone di destra. 26m, IV.
Martina lungo il primo tiro, IV.
La seconda lunghezza è estremamente breve ma consente di evitare attriti inutili lungo il tiro successivo. Dalla sosta si inizia a traversare verso sinistra passando un chiodo verso metà del traverso. Raggiunto un secondo la linea si verticalizza ed è possibile sfruttare clessidre e buchi a parete per posizionare ulteriori protezioni. Si punta ad un evidente terrazzino chiuso su 3 lati che si raggiunge senza difficoltà particolari grazie alle numerose prese che si susseguono. Raggiunto il terrazzino si sosta su cordone attorno a masso incastrato eventualmente rinforzabile con friend in fessura. 15m, IV.
Simone all’inizio della seconda lunghezza, IV.
Il terzo tiro è, senza ombra di dubbio, il più bello e caratteristico di tutto l’itinerario. Si tratta di arrampicata lungo un muro nero verticale, forse leggermente strapiombante in alcuni punti, estremamente compatto e lavorato a grossi buchi che formano prese piuttosto accoglienti per mani ed ottimi apoggi per i piedi. L’arrampicata è davvero bella e di incredibile soddisfazione, qualcosa che non si scorda facilmente. La direzione da seguire è evidente e segnalata da numerosi cordoni attorno a clessidre, qualcuno distante, eventualmente integrabili con altri visto che la parete abbonda di opportunità , attenzione solo a non farsi prendere troppo la mano perchè i rinvii non sono infiniti! La progressione è fluida, i posti dove riposare non mancano ed in men che non si dica si raggiunge la sosta dove è finalmente possibile guardarsi alle spalle ed apprezzare anche dall’alto questo magnifico tiro. La sosta è aerea ed è composta da una serie di cordoni attorno ad una coppia di solide clessidre. Altre clessidre “libere” possono essere usate come rinforzo. 40m, V.
Martina e Cristiano lungo il bel muro lavorato del terzo tiro, V.
La quarta lunghezza continua sulla falsa riga della precedente ancora lungo muro verticale molto lavorato. Si parte arrampicando leggermente verso destra in direzione del cordone a parete. Una volta raggiunto si continua in verticale senza linea obbligata proteggendosi a dadi, friend e cordoni fino a che la parete inizia ad appoggiarsi. Inizia quindi una flebile rampetta che obliqua verso destra per una decina di metri e che si segue fintanto che si raggiunge il cordone di sosta, da rinforzare a friend. Attenzione lungo la rampa in quanto è presente qualche detrito e lo sfregare della corda potrebbe smuoverlo. 45m, IV.
Monica lungo i metri finali della quarta lunghezza, IV.
Il quinto tiro è di collegamento e permette di superare la larga cengia che spezza la verticalità della parete. Dalla sosta si rimontano alcune facili roccette prima di raggiungere la terrazza vera e propria. Questa è piena di sassolini di ogni dimensione e la progressione risulta faticosa ed impegnativa visto il continuo scivolare ad ogni passo. La direzione da seguire è evidente e si punta ad un cordone bianco penzolante sulla parete successiva, leggermente a sinistra rispetto alla sosta precedente. Raggiunto il muro lo si scala per una decina di metri fino a che diviene più verticale. Qui si trova un cordone dove è possibile attrezzare la sosta. 45m, III.
Simone all’inizio del quinto tiro, III.
La sesta lunghezza torna a salire in verticale lungo muro compatto che ricorda i tiri sulla parte bassa della via. Si segue una fessurina che corre leggermente verso sinistra e che punta a muro più lavorato ma anche più appoggiato. L’arrampicata è molto bella e di soddisfazione e la linea è dettata dai cordoni a parete che si susseguono distanziati. Al termine del pilastro, poco prima di raggiungere una cengia, ci si sposta verso destra ritrovandosi al termine di un canale. Qui si rimonta un ultimo grosso masso prima di arrivare in cengia e sostare. Seguendo la cengia verso destra è possibile uscire dalla via. 50m, IV-.
Martina lungo la sesta lunghezza, IV-.
Il settimo tiro continua oltre la cengia ancora lungo un muretto verticale che canaleggia nella parte superiore giungendo nei pressi di una lunga terrazza detritica. La linea da seguire da qui in poi non è molto evidente ma come riferimento puntare alla placchetta appoggiata visibile sulla sinistra e da lì seguirla verso destra in direzione di un piccolo diedro dentro il quale è presente un chiodo con cordoncino, poco visibile. Superato il diedro ci si sposta ancora leggermente verso sinistra raggiungendo una coppia di spuntoni giallastri, poco rassicuranti, dove si sosta attrezzando su uno di questi ultimi e su friend nell’accogliente fessura di destra. 50m, IV-.
L’ottava lunghezza è molto breve e conduce alla base della paretina chiave della via. Dalla sosta ci si sposta verso sinistra superando gli spuntoni e proseguendo lungo camminatoio fino a raggiungere un canale che si sviluppa verso destra. Continuando verso sinistra si affronta la variante facile che evita il tiro successivo proseguendo lungo facili risalti rocciosi. Verso destra l’arrampicata continua invece dapprima lungo bella fessura proteggibile a friend ed in seguito lungo roccette rotte e frantumose arrampicando al di sotto di un evidente strapiombo. Al termine del canale si aggira lo strapiombo trovando così il cordone di sosta. 22m, IV.
Al termine dell’ottava lunghezza, IV.
Molto bello è il nono tiro che torna a salire in verticale affrontando dapprima un bel traverso seguito da strapiombetto boulderoso prima di raggiungere una simpatica placchetta che conduce alla cengia di sosta soprastante. Si inizia per un paio di metri in verticale fino a rimontare su di una placchetta appoggiata che si segue verso sinistra in direzione del bordo della parete. Qui sono presenti due chiodi a proteggere il passaggio boulderoso che conduce alla placchetta seguente. Il movimento è deciso ma tutto sommato fattibile grazie alle evidenti prese a parete. Superato il tratto ci si sposta leggermente a sinistra prima di affrontare, diritti per diritti, la splendida placconata caratterizzata da listelle piccole. L’arrampicata è prevalentemente di movimento ed equilibrio e la linea è dettata da chiodi rossi a parete. Superate le difficoltà si raggiunge una cengia dove si sosta su cordone rafforzando con una coppia di friend nei buchi limitrofi. 30m, V+.
Monica lungo la bella placca al termine del nono tiro, V+.
Traversando una decina di metri verso sinistra si raggiunge la base di una fessurina strapiombate dove è posta la sosta “originale” del nono tiro. A nostro avviso è meglio fermarsi prima ed arrivarci successivamente per evitare eccessivo attrito delle corde.
La decima ed ultima lunghezza riparte lungo l’evidente fessura strapiombante oltre la sosta che si vince attraverso passaggi atletici e decisi. E’ richiesta un po’ di forza e resistenza èer affrontare questo tratto vista l’inclinazione sfavorevole della fascia rocciosa. La fessura è comunque accogliente. Oltrepassata quest’ultima si procede lungo parete più appoggiata ed in seguito verticalmente lungo un muro lavorato che piano piano muta in pronunciato diedro fessurato. Il diedro è di facile risoluzione ed in breve si raggiunge la sosta sulla cengia soprastante. 25m V/V+.
Simone all’inizio della decima lunghezza, V/V+.
Per uscire dalla via è necessario ancora un breve tiro di corda che, traversando verso destra lungo la cengia esposta, conduce alla traccia di rientro. A metà del traverso, nel tratto più stretto, è presente una coppia di chiodi. 18m, I.
Via bella e meritevole, soprattutto per il muraglione inferiore e la coppia di tiri finali. Le lunghezza centrali sono piuttosto detritiche e spezzano notevolmente la verticalità ma non danno troppo fastidio. Le protezioni lungo la via sono sufficienti ed è necessario integrare in più punti a dadi, friend e cordoni. Anche la linea da seguire, nei tiri superiori, non è sempre evidente ed è necessario saper leggere bene la parete. Nel complesso un’arrampicata di notevole gratificazione contornata da un panorama stupendo.
Dopo una bella giornata passata alle pareti del Piccolo Lagazuoi ci fermiamo a dormire al passo Valparola anche per il giorno successivo. Questa volta, complice meteo incerto nel pomeriggio, scegliamo qualcosa di più corto e con possibilità di ritirata, anche se leggermente più difficile della via del giorno precedente. La scelta ricade sulla linea “Laubensassa”, al Sass de Stria.
Il primo tiro ospita i passi chiave dell’itinerario che si concentrano lungo i primi metri della lunghezza. Qui infatti una parete verticale priva di evidenti rese dà il benvenuto all’arrampicatore. Una coppia di fix delinea la linea da seguire. Le prese sono piccole, spesso costituite da buchetti svasi, e anche gli appoggi per i piedi scarseggiano. Un inizio boulderoso insomma. Raggiunta l’altezza del secondo fix iniziano le prese “comode” e la progressione risulta più agevole. Si rimonta un breve terrazzino roccioso oltre il quale è presente un piccolo tettino che si supera atleticamente ma senza troppi problemi grazie alle buone prese sommitali. La via prosegue ora lungo placchetta molto appoggiata che lascia presto spazio a terrazzini arborei. Senza ulteriori difficoltà si punta alla base di un piccolo diedro fessurato dove è presente uno spit dove poter sostare, magari rinforzandolo con il masso incastrato sulla destra. 55m, VI+.
Simone all’inizio del primo tiro, VI+.
La seconda lunghezza riparte lungo il diedro fessurato attraverso arrampicata delicata per via della roccia non ottima. Durante la progressione si tende a rimanere sulla paretina di destra che offre prese migliori. Il tratto è completamente da attrezzare a dadi e friend. Al termine della fessura, sulla liscia parete di sinistra, è presente una coppia di fix, segno che è giunta l’ora di abbandonare il diedro ed iniziare a traversare verso sinistra in direzione di un mughetto. Il tratto superiore è ben appigliato anche se le zolle erbose disturbano un po’ il passaggio. Si giunge infine nei pressi di una nicchia dove si sosta agevolmente. 30m, V.
Simone lungo il diedro della seconda lunghezza, V.
Il terzo tiro si sposta di un paio di metri verso sinistra ripetto alla sosta prima di tornare a salire in verticale. Raggiunto una specie di canale erboso lo si abbandona a favore dello spigolo sinistro della parete arrampicando tra una fessura e l’altra fino a raggiungere un primo fix. Da qui la linea diviene più evidente obliquando verso destra in direzione della protezione successiva. Si continua ancora verso destra per qualche metro prima di tornare a piegare verso sinistra seguendo una terrazzina che rampeggia in direzione della vegetazione. Superati gli ultimi risalti si raggiunge la sosta dopo aver scavalcato un mugo, utilizzabile come protezione, ed oltrepassata una minuta cengia vegetativa. 28m, V+.
L’inizio del terzo tiro, V+.
La quarta lunghezza prosegue verticalmente alla sosta seguendo la fessurina dove è possibile intravedere un chiodo. Superato questo si continua lungo il pilastro di destra che, continuando ad obliquare, conduce ad una serie di placchette solide e verticali. Superato a destra il primo fix si prosegue in verticale per qualche metro arrampicando lungo roccia molto bella e lavorata. Raggiunto un secondo ed un terzo fix si torna verso sinistra in direzione di una lunga serie di spit che identifica la variante di uscita diretta. Poco prima di raggiungere il primo, nei pressi della vegetazione sulla sinistra, è presente la sosta. 25m, V.
La fessura iniziale della quarta lunghezza, V.
Il quinto tiro traversa ora di netto verso sinistra, attraverso il passaggio ricavato tra i mughetti, in direzione di un evidente cordone penzolante alla base di uno spigolo. La linea verticale di spit fa infatti parte della variante di uscita diretta con gradi più sostenuti. Raggiunto il cordone si prosegue verticalmente lungo il muretto fessurato a destra dello spigolo che conduce all’ingresso di un canalino appoggiato che obliqua verso destra. La qualità della roccia in questo tratto non è delle migliori ed è necessario prestare attenzione. Dopo qualche metro il canale si biforca ed è possibile proseguire in entrambe le direzioni anche se quella di destra, a nostro avviso, è più interessante ed ospita roccia più solida. Rimontate le facili roccette seguenti si giunge infine alla sosta. 40m, V.
Simone lungo lo spigolo del quinto tiro, V.
La sesta ed ultima lunghezza continua nel canale prima appoggiato e poi più verticale nella parte centrale. Qui sono concentrate le difficoltà del tiro composte da muretto leggermente strapiombante fenduto da larga fessura laterale. Lungo il primo tratto è necessario fare particolare attenzione visto che i detriti che compongono il canale sono grossi e mobili e non è facile proteggersi. Raggiunto il muretto, protetto a fix, lo si sale incastrandosi dapprima all’interno della fessura di destra e, dopo un paio di metri, uscirne sulla parete di sinistra seguendo una seconda fessura, questa volta orizzontale, che permette di rimontare atleticamente le difficoltà e di uscire su cengia. Si segue ora il canale di destra rimontando una coppia di grossi massi e procedendo con arrampicata più semplice. Anche questo canale è composto da numerosi detriti ed è quindi necessario prestare attenzione a quello che si prende. Giunti in cresta la si segue verso sinistra per qualche metro fino a raggiungere un fix per la sosta da rinforzare, 40m V+.
La linea dell’ultima lunghezza, V+.
Via breve ma carina. La roccia è tendenzialmente buona lungo l’itinerario anche se in alcuni tratti richiede attenzione. La chiodatura è essenziale nelle sezioni più difficili ed in generale necessita integrazione. La linea è logica ed è difficile perdersi mentre i tiri sono tutti godibili e caratterizzati da arrampicata divertente e di movimento. Poche sono le sezioni che impegnano veramente, composte prevalentemente da singoli boulderosi. In ogni caso rimane una via dallo stampo alpinistico da proteggere e non da sottovalutare.
Due mesi che non tocchiamo la roccia. La mancanza si sente. Vacanze di ferragosto itineranti ci conducono inizialmente al passo Valparola, pieno di gente, forse troppa. La voglia di arrampicare è comunque molta e, nei dintorni del parcheggio, sono molteplici le linee che non abbiamo ancora avuto il piacere di affrontare. Una di queste corre lungo la parete dello Spianarac: la via “Ibex”.
Il primo tiro parte verticalmente lungo bellissima placconata lavorata e caratterizzata da una serie di colate nere. Le difficoltà sono limitate ma la qualità della roccia è davvero meritevole rendendo il tratto estremamente piacevole da salire. La linea è inizialmente ben delineata da una coppia di cordoni che lasciano spazio a fix lungo i tratti più impegnativi. Nonostante questo il tiro non è da sottovalutare perchè mano a mano che si sale le protezioni diventano più rade ed è necessario integrare per una progressione più sicura. Dopo un tratto tendenzialmente verticale si prosegue lungo cengie detritiche fino alla sosta posta prima di una seconda parete verticale, leggermente a sinistra rispetto alla linea di salita. 55m, IV+.
Simone lungo il primo tiro, IV+.
La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga della prima con una bella placca verticale lungo i primi metri che lascia presto spazio a paretine più appoggiate e sassose. Superato atleticamente il muretto oltre la sosta, molto ben appigliato, si prosegue diritti per alcuni metri fino a che la verticalità scema ed iniziano una serie di rampette ascendenti che si seguono verso sinistra in direzione di un evidente diedro al termine di una larga cengia. Senza raggiungere quest’ultimo si prosegue lungo la rampa, scarsa di protezioni, fino a raggiungere la comoda sosta sopra la cengia. 40m, IV.
Martina in arrivo alla seconda sosta, IV.
Il terzo tiro prosegue verso sinistra rispetto alla sosta in direzione di un cordoncino blu abbastanza malmesso. La parete ora torna a guadagnare verticalità ed uno spit, poco sopra, indica la linea da seguire. Si procede dunque lungo solide colate nere con movimenti piacevoli su belle prese. Ora tendenzialmente diritti incontrando, di tanto in tanto, un fix quà e là . Anche questa volta, lungo gli ultimi metri, la parete si appoggia leggermente e le difficoltà diminuiscono. Si raggiunge infine una terza cengia, poco prima di una paretina evidentemente verticale, dove si sosta tranquillamente. 50m, IV+.
La partenza del terzo tiro, IV+.
La quarta lunghezza ospita passaggi molto belli e meritevoli lungo il bel muretto iniziale. La verticalità qui si fa sentire ma le prese ci sono tutte, sia per tirarsi su che per riposare. L’arrampicata è oltremodo gradevole ed il tratto è ben protetto a fix anche se la loro distanza suggerisce qualche integrazione quà e là . Terminato il primo muretto si sormonta una breve cengietta dove parte un secondo muretto, anche questo molto bello sebbene dalle difficoltà più contenute. Si giunge quindi su larga terrazza detritica dove si piega decisamente verso destra in direzione di un fix con cordoncino bianco dove si sosta. 40m, V.
Il bel muro iniziale della quarta lunghezza, V.
Il quinto tiro riparte verso destra obliquando leggermente fino a raggiungere un evidente cordone attorno a clessidra. Superato questo si procede verticalmente fino ad una piccola cengia che spezza la verticalità del tiro. Si riparte ancora diritti in direzione di un primo spit, che si supera, e continuando in seguito fintanto che la parete non si appoggia. Sterzare ora verso sinistra seguendo le rampette ascendenti in direzione di un piccolo pilastro compatto. Poco prima di raggiungerlo, sulla destra, è presente una coppia di spit dove poter attrezzare la sosta. Anche questo tiro come il precedente risulta molto piacevole da salire: roccia ottima a buchi e parete tendenzialmente verticale. 55m, V.
L’inizio del quinto tiro, V.
La sesta lunghezza inizia spostandosi alla base del pilastro di sinistra che si approccia arrampicando inizialmente lungo il diedro di destra. Si segue questo giusto qualche metro, seguendo la linea delle protezioni a parete, per abbandonarlo a favore del pilastro di sinistra che permette di uscire su piccola cengia. Si vince quindi un breve muretto verticale prima di raggiungere una terrazzina detritica. Proseguendo ancora lungo la parete successiva si obliqua verso sinistra in direzione dello spigolo della parete. Poco prima di raggiungere il canale oltre lo spigolo si sosta scomodamente su coppia di cordoni. 50m, V.
Simone lungo il pilastro della sesta lunghezza, V.
Il settimo tiro prosegue lungo il bello spigolo che ospita, lungo il tratto iniziale, i passi più delicati. Mano a mano che si sale la parete si appoggia e la progressione risulta essere più agevole anche se è necessario prestare particolare attenzione alla qualità della roccia in questo tratto non eccelsa. Si giunge quindi su cengetta che si supera entrando in un evidente diedro che si vince sfruttando le pareti laterali sia con le mani che con i piedi. Una coppia di cordoni indica la linea da seguire. Al termine del diedro si continua verso sinistra in direzione di un secondo diedro più verticale alla cui base è presente la sosta. 50m IV, eventuale sosta intermedia.
Simone nella parte finale del settimo tiro, IV.
L’ottava lunghezza prosegue con arrampicata inizialmente fisica lungo il diedro a sinistra della sosta. Un paio di passi boulderosi, su roccia da verificare, consentono di superare le difficoltà e di iniziare un traverso verso destra, abbondonando il diedro dopo una manciata di metri, per evitare i marci strapiombi soprastanti e continuare la progressione dove la roccia è migliore. Superato un fix un po’ nascosto si torna un po’ in verticale obliquando comunque ancora un po’ verso destra fino a raggiungere una larga terrazza detritica che si supera prestando attenzione a non muovere troppi sassi che finirebbero prima nel diedro e poi nei pressi della sosta sottostante. Oltre la cengia la comoda sosta. 30m, IV+.
L’inizio fisico dell’ottava lunghezza, IV+.
Il nono ed ultimo tiro non regala particolari emozioni ma consente di giungere in cima alla fascia rocciosa dove il panorama che si apre merita veramente. Dalla sosta ci si incammina verso sinistra rimanendo più alti possibile fino a raggiungere una traccia che costeggia la parete. Il fondo detritico rende la progressione delicata e faticosa e l’arrampicata si limita ai primi 5 metri della lunghezza. Camminando verso sinistra si raggiungono infine due fix su cui poter attrezzare la sosta. Il camminamento in realtà prosegue ancora per una ventina di metri fino al raggiungimento della vetta. E’ consigliato rimanere legati anche lungo questo tratto allungando il tiro precedente o sostando e proseguire successivamente. 40/60m, III.
Via bella con alcuni passaggi interessanti lungo belle placconate solide e lavorate. Alcuni terrazzini spezzano la continuità ma tutto sommato non danno troppo fastidio. La chiodatura lungo tutto l’itinerario è a cordoni e fix, essenziale dove serve, ma per una progressione sicura è necessario integrare. Buone sono anche le soste. A volte la linea da seguire non è del tutto chiara ma le difficoltà omogenee rendono eventuali “fuori pista” meno drammatici. Consigliata!
Dopo un maggio ed un inizio giugno assai piovosi, l’estate inizia finalmente a fare capolino e di conseguenza inizia anche la stagione in ambiente. Come prima via di quest’anno scegliamo di seguire la “Cavalcata Alta della Kora”, partendo dal Pilastro Dalai Lama con la via “Kora” e proseguendo poi lungo le torri sommitali. La partenza, come di consueto, è prossima all’alba così da poter sfruttare a pieno la tranquillità della mattinata ed essere avvolti dai suoni della natura.
Il primo tiro inizia lungo bella placchetta compatta con passo iniziale in aderenza ma con mani che accarezzano prese molto buone. Dopo alcuni metri la verticalità si fa meno marcata e si inizia un breve traverso verso destra per aggirare un mughetto poco sopra la verticale. Proseguendo ora diritti si affronta una paretina appoggiata corredata di cordoni a segnalare la linea da seguire i quali rendono la progressione piuttosto sicura. Le difficoltà per questo primo tiro sono oramai concluse ed in breve si raggiunge un secondo mughetto dove si prosegue brevemente verso destra fino ad un minuto terrazzino dove un cordone attorno a pilastro, rinforzato con chiodo, invita alla sosta. 25m, V+.
Simone lungo i primi metri della via, V+.
La seconda lunghezza continua lungo la rampetta che costeggia il canalino a destra della sosta. Terminata quest’ultima si traversa di poco verso sinistra per oltrepassare un secondo canale raggiungendo così la base di una bella placchetta. Al termine della rampa iniziale evitare di andare a destra verso il cordame a parete visto che fa parte della via “AUM”. La placca è molto bella e si vince attraverso arrampicata di movimento seguendo le fessure parallele che obliquano lievemente in direzione dello spigolo sinistro della parete. Particolarmente interessanti sono gli ultimi metri, maggiormente esposti, che culminano su largo terrazzino. Seguendolo lungo l’evidente camminatoio si raggiunge un grosso mugo dove si attrezza infine la sosta. 30m, V.
La linea della seconda lunghezza, V.
Ignorando ora il cordone sullo spigolo di destra, facente sempre parte della via “AUM”, si continua verso sinistra discendendo un paio di metri prima di attraversare un largo canale. Ci si trova quindi ai piedi di una bella parete lavorata e leggermente appoggiata dove si torna a salire in verticale seguendo i cordoni a parete che lungo questo tratto risultano inizialmente distanziati. Nonostante le difficoltà siano contenute prestare comunque attenzione visto che non è nemmeno facile proteggersi con materiale proprio. In prossimità del culmine della parete si piega verso destra, ignorando la sosta della via “Vecchie Tracce” sulla sinistra, seguendo i cordoni, ora generosi, che conducono nei pressi dello spigolo destro della parete dove è presente un evidente spuntone. Superato questo si rimontano gli ultimi balzi prima di raggiungere una coppia di chiodi dove si attrezza la sosta. 40m, IV.
Martina in arrivo alla terza sosta, IV.
La quarta lunghezza inizia con il passo più fisico della salita che vince la paretina leggermente strapiombante subito oltre la sosta. Si inizia quindi rimontando una serie di facili roccette fino a giungere alla parete principale che si supera con passo atletico e deciso. Le prese sono piuttosto storte ma in caso di necessità è presente un lungo cordone che permette l’azzeramento. Superate le difficoltà si raggiunge una piccola paretina sulla destra che porta dapprima ad un mughetto ed in seguito lungo una piccola crestina che si segue per qualche metro inizialmente discendendo verso sinistra e risalendo poi verso destra in direzione di un evidente cordone bluastro. Terminato il pilastrino finale si sosta sfruttando uno spuntone ed incastrando qualche friend lungo le fessure. 30m, V+.
L’inizio della quarta lunghezza, V+.
Poco entusiasmante è il quinto ed ultimo tiro che, attraverso una camminata verso destra lungo cengia erbosa, permette di raggiungere il sentiero da dove è possibile rientrare oppure proseguire lungo la “Cavalcata Alta della Kora”. Dalla sosta, seguendo gli evidenti cordoni, si disarrampica facilmente raggiungendo così l’inizio della cengia che si segue in direzione di un arbusto che si supera senza difficoltà finendo sulla seconda parte di cengia, questa volta più larga, che si addentra nel boschetto di destra. Si termina discendendo un paio di metri e raggiungendo così una larga terrazza dove un grosso masso con 2 fix consente di attrezzare l’ultima sosta. 40m, IV.
Martina lungo la cengia finale, IV.
Via simpatica su roccia molto buona. Alterna tratti verticali a sezioni di collegamento che, tuttavia, non disturbano più di tanto la progressione. Le protezioni lungo tutto il percorso sono generose ed abbondanti e raramente è necessario integrare con ulteriore materiale. Le difficoltà sono contenute, sono infatti pochi i passi che impegnano veramente. Nel complesso una via piacevole, buon concatenamento con i torrioni soprastanti.
La stagione di ghiaccio, come negli ultimi anni, è difficoltosa e le cascate formate sono putroppo poche. Tutti sono alla ricerca delle poche disponibili e basta che qualcuno condivida, su qualche social, una foto di una bella cascata che il giorno dopo ti ritrovi alla base una coda chilometrica di potenziali salitori. Noi non siamo da meno ed assicuratoci che le condizioni fossero quelle ideali partiamo alla volta della “Cascata dello Spallone”. Ci svegliamo di prima mattina nella speranza di non imbatterci in altre cordare e con la frontale ci incamminiamo di buon passo verso la forcella Demetz. La salita è ripida ma fortunatamente la traccia è battuta e quindi proseguiamo abbastanza spediti. Nonostante l’ora mattiniera scorgiamo davanti a noi altre frontali, presagio che la giornata si rivelerà affollata. Arrivati al rifugio Demetz decidiamo di predisporci già per la salita così da avere i ramponi ai piedi per percorrere in sicurezza la cengia dei Fassani. Arriviamo all’attacco mentre altre frontali si apprestano a raggiungerci.
L’avvicinamento lungo la “Cengia dei Fassani”.
La salita inizia al cospetto di una facile sezione di ghiaccio che porta verso destra all’interno di un canale. Dopo qualche metro, sulla sinistra, si trova un muretto verticale lungo giusto un paio di metri, che si sormonta per uscire su nevaio alla base dell’ingresso del canale della lunghezza successiva. Qui si trova la sosta sulla sinistra composta da chiodi. 40m, III.
In arrivo alla prima sosta, III.
La seconda lunghezza è quella chiave. Una volta scaldate un po’ le braccia ci si incammina lungo il nevaio per alcuni metri raggiungendo in breve la sezione di ghiaccio. Dopo aver salito alcuni facili metri ad 80° ci si trova sopra un risalto. Già dal basso si capisce che la poca presenza di ghiaccio non avrebbe aiutato nel proteggersi durante la progressione e non ci resta che affidarci a quello che è presente: qualche chiodo da allungare sulla parete di sinistra. Si prosegue lungo la cascata salendo meduse e cavolfiori. Il passaggio di cordate precedente aiuta a capire dove posizionare picche e ramponi al meglio, trovando sempre buchi già fatti. Sormontata una sporgenza di ghiaccio ci si sposta, con movimento non banale, verso sinistra evitando così gli strapiombi soprastanti. Allungando un ulteriore chiodo ci si appresta ad affrontare la parte più verticale e difficile del tiro che va salita delicatamente sfruttando le piccole meduse disponibili e cercando di essere i più leggiadri possibile. Anche qui inserire protezioni nel ghiaccio è complicato e facciamo affidamento su qualche friend lungo la parete rocciosa. Usciti sul manto nevoso si affronta un grosso masso che porta ad un secondo nevaio dove, al suo termine, è posizionata la sosta su chiodi. 40m, V.
Lungo il camino della seconda lunghezza, V.
Si prosegue ora lungo il nevaio giungendo alla coorte di una corta e facile sezione di ghiaccio che passa al di sotto del tipico masso incastrato che caratterizza la linea. Usciti dal tratto ghiacciato ci si trova ad un bivio: sulla destra una bellissima sezione verticale di ghiaccio, mentre sulla sinistra corre il canale, al momento poco innevato, della linea “Goulotte raggio di sole”. Al cospetto del bivio è presente anche la sosta all’interno di una nicchia alta. 50m, III.
Il caratteristico passagio nel buco lungo il terzo tiro, III.
Dalla sosta si scende alcuni metri per raggiungere la base della parete di ghiaccio sulla destra che si sale in verticale per alcuni metri. Vista la fotogenità della sezione, le istantanee di rito sono d’obbligo. Proseguendo lungo ghiaccio lavorato dai passaggi precedenti, lungo pendenze contenute, si giunge al cospetto di un enorme colata di ghiaccio che si sviluppa ancora per una ventina di metri. Una sezione più appoggiata ci permette di raggiungere un tratto con pendenza di circa 85°. La progressione qui è davvero meritevole, le picche entrano senza problemi e la qualità del ghiaccio dona un senso di sicurezza alla salita. Terminato il ghiaccio si giunge al nevaio sommitale dove si sosta sulla sinistra. 50m, IV.
Lungo il tratto iniziale della quarta lunghezza, IV.
Si prosegue ora lungo bel muro di 80° che è interrotto da un risalto verso metà prima di tornare a salire con caratteristiche analoghe al tratto precedente. Il ghiaccio al nostro passaggio è un po’ spaccoso ma le difficoltà decisamente contenute aiutano nella progressione. Si esce su neve e rocce e si sosta attrezzando con viti oppure sfruttando i chiodi ed il cordone sulla parete di destra. 40m, IV.
La linea del quinto tiro, IV.
Si continua approcciando verso destra un diedro fessurato, non molto largo, e con pendenza attorno ai 70°. La neve poco consistente e la larghezza minuta del passaggio rendono difficoltosa la salita ma in questo tratto ci si riesce a proteggere bene a friends su roccia. In generale la progressione non risulta banale e costringe spesso a movimenti delicati lungo i numerosi risalti che si incontrano lungo il percorso. Al termine del canale è resente la sosta a chiodi. 50m, M4.
Il tratto ghiacciato della sesta lunghezza, M4.
Il persorso da seguire ora non è di facile intuizione. Noi siamo saliti affrontando una serie di facili roccette che dal basso sembravano abbordabili ma che in realtà , complice anche la roccia non molto solida in alcuni tratti, si sono rivelate più ostiche del previsto. Col senno di poi sarebbe stato più semplice mettere via le picche ed uscire sul nevaio, al momento del nostro passaggio inconsistente, fino alla sosta di fine via. 20m, M5.
Lungo l’ultimo tiro, M5.
La via terminerebbe qui ma risalendo alla destra della sosta, faccia a valle, si raggiunge il pendio nevoso che conduce fino in vetta. Il panorama è mozzafiato e vale in pieno la fatica degli ultimi 200 metri di dislivello saliti! Siamo in cima allo spallone del Sassolungo con vista a 360° in mezzo alle Dolomiti. Mangiato qualcosa e fotografato ogni centimetro attorno a noi ci incamminiamo per la lunga discesa, costituita principalmente da doppie, che ci riporta dapprima a terra, poi alla Forcella Demetz ed infine alla macchina.
Il panorama dalla vetta.
Ci avevano detto in molti che questa salita merita il lungo avvicinamento necessario per affrontarla e non possiamo che confermare. Un avventura bella piena, ricca di emozioni e con paesaggi fantastici. Una sfaticata complessa che merita e ripaga appieno però tutti gli sforzi.
Tornati dopo un po’ di tempo in Dolomiti per il weekend di ferragosto decidiamo di salire qualcosa che ci occupi gran parte della giornata visto che anche il meteo sembra essere dalla nostra parte, con qualche nuvola sparsa prevista il primo mattino e più soleggiato in seguito. La scelta ricade sulla via “Hruschka” al Col Toronn, 17 tiri che conducono sul bellissimo e lunare altopiano del Puez dove si può godere di una bellissima vista a 360° sulle Dolomiti.
Il primo tiro rimonta le facili roccette a destra del canale che si passa immediatamente giungendo dalla clessidra di inizio via posta sulla parete opposta rispetto a quella di salita. I primi metri sono semplici ed in breve si raggiunge un pianerottolo detritico dove la linea prosegue di poco sulla sinistra, dettata da una coppia di clessidre non poco distanti dal canale. Il muretto che si intrapone tra noi e la prima sosta è bello e compatto, la roccia sana e l’arrampicata divertente. Raggiunto un chiodo si prosegue per vago diedro fino a raggiungere gli strapiombi gialli che impediscono di proseguire ulteriormente. Qui un ultimo cordoncino un po’ malandato invita ad un traverso verso sinistra dove è possibile intravedere il chiodo cementato della sosta al di sopra di un piccolo pulpito che si rimonta con qualche difficoltà visto che lo strapiombetto chiude leggermente il passaggio. 40m, III+.
Simone lungo il primo tiro, III+.
La seconda lunghezza riparte in direzione del canale di sinistra dove lo strapiombo è più dolce e si lascia superare facilmente. Il passaggio è molto bello su solide lame che permettono di rimontare obliquando leggermente verso destra senza però allontanarsi troppo dal canale. Questo infatti torna ad essere protagonista per il secondo tratto del tiro dove muta in un divertente camino bello appigliato che si raggiunge e si segue per la sua interezza fino a che termina all’interno di un secondo canale decisamente più largo. Si cammina ora verso sinistra seguendo il canale senza difficoltà fino ad incontrare, verso la fine, una clessidra dove è possibile sostare. 25m, IV-.
Martina infreddolita in arrivo alla seconda sosta, IV-.
Il terzo tiro oltrepassa il canale portandosi ai piedi di una placconata grigia. La progressione è davvero meritevole vista anche la qualità della roccia che trasmette sempre un piacevole senso di sicurezza. La linea delle clessidre, con cordone in loco, porta in prossimità di uno strapiombo nero che si evita parzialmente aggirandolo sulla destra e che si rimonta, in corrispondenza di un cordone, con passo deciso. Si prosegue ora rientrando sulla verticale di sinistra lungo muretto articolato, oltrepassando una coppia di cordoni su unica clessidra e raggiungendo lo spigoletto della parete che si affaccia su di un profondo canale. Dove quest’ultimo risulta traversabile è posizionata la sosta su cordone. 40m, IV.
Il bel muretto del terzo tiro, IV.
La quarta lunghezza supera il camino portandosi alla base di una grande lama dove penzola un evidente cordoncino. Superata questa si prosegue in verticale in direzione di un secondo cordone che si raggiunge attraverso una serie di brevi terrazzini detritici che non offrono particolare soddisfazione. Superata la clessidra gli ultimi terrazzini che conducono alla base di una coppia di placconate. Ignorando quella di destra si sale lungo quella più verticale seguendo la linea dettata dagli ultimi due cordoncini del tiro. Anche qui l’arrampicata è divertente e su buona roccia ed in breve si arriva alla coppia di evidenti spuntoni dove si attrezza la sosta attorno al primo dei due. 40m, IV-.
Gli ultimi metri della quarta lunghezza, IV-.
Il quinto tiro riparte raggiungendo il secondo spuntone dove, sulla parete subito alla sua destra, è presente un cordone nascosto. Si prosegue in verticale ancora per una manciata di metri prima di iniziare un lungo traverso verso sinistra che oltrepassa il largo canale detritico in direzione di un cordone arancio (visibile anche dalla sosta precedente). Inizialmente, lungo il traverso, si superano due cordoncini in serie prima di raggiungere il canale vero e proprio. Questo è composto quasi esclusivamente da massi mobili i quali rendono la progressione molto instabile ed abbastanza pericolosa. La pendenza fortunatamente non è troppo elevata ed al netto di qualche passo instabile si raggiunge la parete oltre il canale senza ulteriori difficoltà . Rimontato un piccolo pulpito si sosta su anello cementato con cordone arancio penzolante. 40m, III.
Simone in sosta una volta attraversato il canale, III.
La sesta lnghezza entra nel canale a sinistra della sosta con passo iniziale fisico ma su buone prese. Il canale qui è molto ampio e lo si segue mantenendo sempre la sinistra e superando così un primo cordone verso metà ed un secondo cordone più minuto in vista del masso incastrato sul camino soprastante. Proprio in corrispondenza del masso si trovano le difficoltà maggiori della lunghezza. Qui è infatti necessario passare alla destra del masso entrando così all’interno dello stretto camino che si sale senza molte possibilità di manovra visto che ci si trova belli incastrati al suo interno. La progressione risulta quindi un continuo strusciare sulle pareti del camino fintanto che questo non si allarga leggermente consentendo di arrampicare con più facilità . Si prosegue lungo il muretto sprotetto fino a che non si vince uscendone sulla sinistra. Si risale ora il masso di destra per raggiungere la sosta da attrezzare unendo 2 cordoni. Visto lo stretto passaggio è bene valutare le dimensioni prima di rimanere incastrati ed in caso passare senza zaino recuperandolo in seguito! 34m, IV.
Martina in procinto di strisciare attraverso il caratteristico buco della sesta lunghezza, IV.
Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta con bella arrampicata su roccia sempre ottima. Dopo un tratto iniziale abbastanza verticale la parete si appoggia leggermente entrando prima all’interno di un canalino appena accennato per poi uscirne sulla destra in corrispondenza di un bel diedro a lame che si segue rientrando così verso sinistra al di sotto di una nicchia. Senza ulteriori difficoltà si vincono gli ultimi metri che conducono al terrazzino di sosta. Tiro bello e con linea evidente grazie ai numerosi cordoni a parete. 43m, IV.
Martina sul settimo tiro, IV.
L’ottava lunghezza continua aggirando inizialmente il tettino sopra alla sosta passandoci alla destra. Rimontato nel punto meno pronunciato si entra in un canale ascendente che si sviluppa verso sinistra e che in breve muta in rampa portandosi verso lo spigolo della parete. Non lasciarsi ingannare dai camini verticali che si vedono dalla sosta che, seppur meritevoli ed invitanti, portano fuori via. Raggiunto lo spigolo della parete si trova un cordoncino nascosto che si lascia sulla sinistra per proseguire all’interno del diedro di destra. Molto bello è il passaggio che conduce sullo spigolo sinistro del diedro, all’altezza di un chiodo grigio, che consente di approcciare la placchetta finale che in breve porta alla nicchia di sosta dove è sito un chiodo cementato. Ricordarsi di allungare bene le protezioni a parete perchè, nonostante la brevità della lunghezza, l’attrito al termine è notevole visto il giro che fa la corda. 34m, IV.
Il termine dell’ottava lunghezza, IV.
Il nono tiro prosegue a destra della nicchia di sosta oltrepassando un semplice muretto che conduce ad una rampetta che ascende sempre verso destra.Qui si sale senza percorso obbligato per alcuni metri cercando sempre la roccia migliore che in questa sezione di via non è molto sana. La roccia più solida la si trova sulla crestina di sinistra che si segue con arrampicata facile fino a scorgere l’anello di sosta al di sopra di una stretta cengia chiusa da due muretti gialli. Spostandosi ora verso sinistra si aggirano a piacimento gli ultimi massi e si raggiunge la fine del tiro. 26m, III+.
In arrivo alla nona sosta, III+.
La decima lunghezza entra nell’evidente canale subito a sinistra della sosta che si abbandona quasi immediatamente a favore del pilastrino di destra, decisamente più interessante, dove è sito un cordone. Terminato il pilastro si oltrepassa la forcellina e si prosegue lungo la parete successiva in direzione di un secondo cordone. Raggiunto un breve pianoro si piega di molto verso destra puntando verso lo spigolo della parete. Anche qui la linea è dettata da una coppia di cordoni ben visibili ed in breve si esce sul pendio ghiaioso sommitale. Rimanendo bassi si traversa sino al bordo della parete dove si trova il cordone di sosta a ridosso della fonda gola che separa la parete principale dal torrione di destra. 35m, III+.
Martina in arrivo sulla cresta al termine della decima lunghezza, III+.
L’undicesimo tiro si avventura lungo il pendio in direzione del grosso masso che antecede la paretina successiva. Questo si raggiunge senza particolari difficoltà visto che la pendenza consente una camminata agevole nonostante il manto detritico che compone il pendio. Arrivati alla base del muretto lo si sale, senza percorso obbligato, prestando attenzione alla qualità della roccia non eccelsa e raggiungendo così la cima erbosa. Si cammina in direzione della cresta principale mantenendosi costantemente lungo il bordo destro della parete fino ad incontrare un cordone in corrispondenza di un ometto una decina di metri prima della parete successiva. 45m, III+.
Il panorama visto dall’undicesima sosta, III+.
La dodicesima è una lunghezza di trasferimento. Dalla sosta ci si incammina in direzione della cresta principale lungo terreno prativo e, una volta raggiunta, si discende nel versante opposto fino ad incontrare un cordoncino subito prima di un canale che risale verso destra. Qui si sosta. 45m, I.
Il camminamento della dodicesima lunghezza, I.
Il tredicesimo tiro entra nel canale a sinistra della sosta lungo roccette rotte non molto stabili. Alla ricerca della roccia migliore si mantiene la destra del canale fino a che questo termina su breve terrazzino caratterizzato da una coppia di grossi massi incastonati. Sfruttandoli come protezioni rapide si oltrepassano entrando in un secondo canale che sale verso sinistra. Qui la roccia è quello che è e non è raro smuovere massi al passaggio o al solo strisciare delle corde. In breve si raggiunge una piccola cengia che si segue per la sua interezza fino a scorgere, sulla destra, un cordone dove ci si ferma ad attrezzare la sosta. 35m, III.
Martina lungo il tredicesimo tiro, III.
La quattordicesima lunghezza inizia a sinistra della sosta rimontando un breve muretto giallo immediatamente chiuso da pronunciato strapiombo che impedisce la progresione. Si esce quindi verso sinistra aggirando la parete con passo delicato che conduce prima ad un terrazzino ed in seguito sullo spigolo della parete successiva che si raggiunge vincendo il breve diedro di sinistra. Lo spigolo è molto esposto e scenico e l’arrampicata è tecnica lungo tutta la lunghezza. Raggiunta la crestina sommitale si attrezza la sosta attorno ad un grosso cucuzzolo sulla destra. 30m, IV.
Martina sullo spigolo della quattordicesima lunghezza, IV.
Il quindicesimo tiro prosegue lungo la crestina frastagliata rimanendone costantemente sulla sinistra fino a quando questa non termina in corrispondenza di una forcelletta. L’arrampicata consiste in un lungo traverso rasente lo spigolo della parete. La qualità della roccia non è nemmeno qui delle migliori ed è necessario prestare particolare attenzione a quello che si tiene ma soprattutto a dove si poggiano i piedi. Lungo il tratto non sono presenti protezioni ma è possibile mettere qualche cordino attorno ai pilastrini, più o meno stabili, presenti. Terminata la cresta si sosta su anello qualche metro prima della forcella che separa la paretina finale. 34m, II.
La sedicesima lunghezza non pone opposizioni particolari. Si tratta di una lunga camminata dove la difficoltà maggiore è rappresentata dal terreno detritico e scosceso. Dalla sosta si prosegue verso l’evidente forcella, che antecede l’ultimo tiro, oltrepassando un cordone attorno a clessidra prima di raggiungerla. Prestando attenzione a non perdere l’equilibrio si attraversa ora la stretta forcella e si raggiunge la base della parete successiva la cui roccia, almeno nella parte bassa, lascia molto a desiderare. Si risale lo zoccolo per alcuni metri fino a giungere in corrispondenza di un chiodo dove la parete si verticalizza. Qui si attrezza la sosta. 30m, II.
Simone poco prima della forcella della sedicesima lunghezza, II.
L’ultimo tiro torna a salire lungo roccia sana e compatta snodandosi attraverso il bellissimo spigolo aereo ed esposto che si sviluppa oltre la sosta. Si parte risalendo ancora qualche roccetta rotta prima di raggiungere una placca fessurata che si segue uscendo direttamente sullo spigolo di destra che rampeggia in direzione di una pancia strapiombante che si raggiunge attraverso arrampicata piacevole e discretamente protetta. Questa viene aggirata sulla destra tramite passaggio particolarmente esposto e scenico visti i metri di vuoto sottostante. Questo è anche il passo chiave del tiro che si vince con convinzione portandosi così sul versante di destra che in breve si appoggia formando un grande canale detritico. Si attraversa il canale verso sinistra puntando ad un pilastrino che aggira nuovamente la parete. La roccia non è delle migliori verso il termine del pilastro e rimontarlo non è semplicissimo. Sopra di esso, ormai in cresta, è presente la comoda sosta finale. 40m, IV-.
Simone lungo il bel spigolo dell’ultimo tiro, IV-.
Via dallo sviluppo notevole, impegnativa più per il numero dei tiri che per i gradi dei singoli passaggi. La parte inferiore dellalinea presenta bella roccia compatta che diventa instabile solo una volta raggiunti i tiri in cresta. La linea è sempre evidente e le protezioni non mancano nei tratti chiavi ma è comunque indispensabile integrare quà e là . Nel complesso un bel viaggio per passare una piacevole giornata estiva.
Un paio di anni fa avevamo già provato a salire il Terzo Apostolo attraverso la via “Cumbre” con scarso successo visto lo stato polveroso in cui vigeva all’epoca. A dire la verità non sarebbe stato nemmeno l’unico fallimento di giornata visto che neanche la “seconda scelta” si era rivelata essere azzeccata. Torniamo oggi alla base della parete per approcciare però un altro itinerario: “Super Barbiere” che si inerpica poco più a sinistra rispetto la “Cumbre”.
Il primo tiro inizia poco più a destra del centro del pilastrino che antecede la parete principale seguendolo per tutta la sua interezza fino al culmine. Si parte poco a sinistra della scritta che identifica la via muovendosi in direzione di vecchi chiodi. La linea è evidente anche se non proprio lineare serpeggiando qua e la alla ricerca della via più facile da arrampicare lungo il bel muretto verticale e compatto. I movimenti sono spesso in aderenza su buone ma piccole prese e solo qualche passo più fisico quà e là spezza il ritmo. Verso metà tiro si raggiunge la base di uno strapiombetto che si costeggia verso destra fino a rimontarlo con passo deciso. Questo è il tratto chiave del tiro che si vince atleticamente sfruttando le buone prese sommitali. La roccia sotto il tetto non è bellissima, fare quindi attenzione lungo quella sezione. Superate le difficoltà si continua lungo il muro che piano piano si adagia in vista del termine del pilastro. Qui si passano una serie di facili terrazzini, caratterizzati da roccia poco solida, che portano direttamente alla comoda sosta su 2 fix da attrezzare. 40m, VI.
Il muro verticale della prima lunghezza, VI.
La seconda lunghezza prosegue verso sinistra dirigendosi alla base del pilastro posto a sua volta a sinistra di un evidente placconata dove passa la via “delle Anguane”. Dalla sosta si traversa fino ad abbandonare il pilastro del primo tiro ritrovandosi così sulla paretina soprastante un grande strapiombo. Qui si continua procedendo lungo terrazzini erbosi, facendosi spazio tra qualche arbusto fastidioso nella parte iniziale, fino a raggiungere una placca compatta che si sale verticalmente con l’ausilio del caminetto di destra. Si giunge così sulla larga cengia che separa la parete principale e la si segue camminando verso sinistra in direzione di un grosso masso incastrato. Si rimonta quest’ultimo aggirandolo e si sosta su fix uniti da cordone in prossimità dello spigolo del pilastro. E’ possibile evitare il traverso iniziale rimontando direttamente sulla cengia oltre la sosta e seguendola senza difficoltà rilevanti (II) fino alla sosta. 25m, IV+.
Il traverso del secondo tiro, IV+.
Il terzo tiro attacca il muretto oltre la sosta arrampicando attraverso fasce rocciose compatte ma spesso intervallate da numerosi ciuffi d’erba che però non disturbano più di tanto la progressione. La linea da seguire è comunque evidente grazie ai numerosi fix e chiodi a parete. Il passo chiave del tiro, e dell’itinerario, si trova anche questa volta verso metà lunghezza dove è necessario superare un’orecchia strapiombante. Questa si vince rimanendo quanto più possibile alla sua destra e raggiungendo la bella fessura verticale che la solca nella parte posteriore, nascosta alla vista. Un passo bello atletico permette di rimontare sul terrazzino soprastante dove inizia una stupenda placconata che si sviluppa leggermente verso sinistra fino alla sosta. Qui l’arrampicata è puramente di aderenza con i piedi spesso a spalmo e le mani ad equilibrare la progressione. Si giunge infine alla sosta aerea posizionata al di sopra di un minuto terrazzino roccioso. 25m, VII-.
Martina lungo la bella placca finale del terzo tiro, VII-.
La quarta lunghezza è molto brutta sia per la qualità della roccia sia per la vegetazione che disturba prepotentemente l’arrampicata. Dalla sosta si traversa verso sinistra seguendo una simil-rampetta che si verticalizza solo nel tratto finale dove è presente un passaggio di non immediata risoluzione per raggiungere i mughetti soprastanti. Si passa a sinistra rispetto al masso che gli antecede e che viene in seguito sormontato per completare il traverso verso destra che porta ad una prima terrazza. Il traverso è costantemente disturbato dalla presenza dei mughi soprastanti che strusciano lungo il viso, le braccia ed il collo, ma di cui non è possibile fare a meno visto che sono anche le uniche “prese” a nostra disposizione. Raggiunta la terrazza si prosegue lungo le roccette rotte ed il canalino a destra di essa che conducono, attraverso passo non semplice, ai fix di sosta poco sopra su terreno detritico. 25m, IV+.
L’inizio della quarta lunghezza, IV+.
Il quinto tiro prosegue senza emozioni particolari risalendo l’evidente rampa appoggiata che canaleggia oltre la sosta. Qui il fondo detritico costringe a passi ballerini e non è raro vedere rotolare sassi di varie dimensione verso valle. L’arrampicata risulta essere comunque semplice ed in poco tempo si raggiunge una strozzatura laddove la parete si verticalizza leggermente. Si risale lungo il camino lottando con gli arbusti che lo popolano e con la fragilità della roccia. Terminato questo ci si trova su di un ampio terrazzino pendente che si abbandona sterzando in maniera netta verso destra puntando all’evidente diedro verticale protagonista della prossima lunghezza. Prima di raggiungerlo si sosta però su due fix posti su masso al di sopra di un terrazzino circondato da mughetti che si raggiunge con non poche difficoltà aggrappandosi a quello che c’è a disposizione. 50m, III.
La rampa del quinto tiro, III.
La sesta lunghezza segue nella sua interezza l’evidente diedro a destra della sosta. Questo si raggiunge traversando leggermente attraverso semplici terrazzini. Si arrampica, nella prima parte del diedro, sfruttando entrambe le pareti laterali fino a che un canale conduce ai piedi di un grosso masso incastonato con cordone penzolante. Si sale ora sulla parete di destra alla cui base è presente un chiodo a protezione del passo iniziale. Dopo un paio di metri ci si trova di fronte al masso che si supera rientrando nel diedro con movimenti in aderenza spingendo in opposizione su entrambe le pareti. Superato un risalto si prosegue con arrampicata sempre in aderenza all’interno del piacevolissimo diedro che in poco tempo conduce su di un terrazzino dove si sosta. 30m, IV+.
Il bel diedro della sesta lunghezza, IV+.
Il settimo tiro traversa brevissimamente verso destra per raggiungere lo spigolo del tiro finale. Dalla sosta si risalgono i grossi massi di destra che formano una stretta cengia che si segue fino al termine. Lungo il tragitto si passa una linea di fix che corre verticale e che si ignora visto che fa parte della via “Delle Anguane”. Il fix più basso può essere comunque utilizzato per proteggersi visto che, oltre a questo, il tiro è sprovvisto di ulteriori protezioni e non è facile integrare. Mano a mano che si traversa la cengia questa diviene più larga raggiungendo il punto più ampio proprio in corrispondenza della sosta sita a sinistra del bordo della parete. 10m, III.
Il traverso della penultima lunghezza, III.
L’ultima lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella della salita ed una vera perla in questo angolo di dolomiti. Risale lo spigolo della parete nella sua interezza, con esposizione notevole, su roccia maestosamente lavorata. A differenza dei tiri precedenti qui le protezioni sono molto più distanziate richiedendo, in alcuni tratti, decisione nei passaggi e testa libera. Dopo i primi metri si giunge nei pressi di una nicchia dove è presente una sosta intermedia che può essere tranquillamente saltata. Una bellissima lama condue ad una lunga placconata che si segue con passi in aderenza in direzione dello spigolo destro, leggermente erboso, che si abbandona immediatamente per traversare verso sinistra qualche metro. Superato un leggero strapiombetto si prosegue verticalmente per gli ultimi metri fino a giungere in vetta dove si oltrepassa qualche mughetto e si sosta su grosso masso. 45m, V+.
Martina al termine della via, V+.
Via che alterna tiri davvero belli, come il terzo o l’ultimo, a lughezze più brutte, detritiche, erbose e su roccia non sempre ottima. Belli sono anche il camino del sesto tiro e la prima lunghezza. La chiodatura è buona lungo la porzione inferiore dell’itinerario, ottima nei primi due tiri chiave. La parte superiore è invece meno attrezzata con runout notevoli soprattutto lungo l’ultimo tiro, che da solo merita la salita, dove, sebbene le difficoltà siano limitate, l’esposizione si fa sentire. Nel complesso una via che si lascia arrampicare e tutto sommato ingaggiante e divertente se non si è troppo esigenti!
Con il meteo minaccioso sia sulle catene delle Dolomiti Orientali che su quelle Occidentali ci dirigiamo verso le Piccole Dolomiti, per la precisione a Campogrosso. La giornata di sabato si preannuncia particolarmente calda e così decidiamo di svegliarci presto ed affrontare la via “Dedicata a Sergio e Carla”, sul Primo Apostolo, quando il sole scalda meno. La via è composta da 7/8 tiri, in base a come si decide di approcciare il tratto finale, di lunghezza contenuta.
Il primo tiro segue inizialmente la rampetta che si sviluppa verso sinistra con arrampicata delicata vista la qualità della roccia non ottima e le poche prese marcate a disposizione. Si procede dunque in equilibrio fintanto che non si raggiunge un cordoncino, abbastanza malmesso, sul tettino di destra. Qui si inizia ad approcciare il tetto in maniera più diretta spostandosi sulla verticale dell’assicuratore sottostante. Lo strapiombo costringe ad un paio di movimenti fisici su prese non entusiasmanti che conducono al di fuori delle difficoltà al di sopra di una netta cengia detritica dove non è raro far cadere sassi anche di modeste dimensioni. Terminata la cengia sono presenti due fix su cui poter attrezzare una comoda sosta. 18m V+.
Simone sulla prima lunghezza, V+.
La seconda lunghezza riparte raggiungendo senza difficoltà rilevanti lo spigoletto sinistro della paretina leggermente strapiombante oltre la sosta. Qui è presente la sequenza di movimenti chiave dell’itinerario lungo piccole lame e tacche minute. Molto bello è il primo passaggio che si vince con un incrocio tecnico sulle tre lame consecutive. Raggiunta la terza si rinvia e si studia il passaggio successivo, visto che è la più comoda ed accogliente. Una solida placchetta compatta si interpone tra noi ed il termine delle difficoltà . Qui le prese sono minute, appena accennate, ed i piedi e l’equilibrio giocano un ruolo fondamentale per rimanere attaccati alla parete. Ci si sposta leggermente verso destra fino a rimontare una piccola cengetta con bei buchi per le mani che consentono di raggiungere il muretto più semplice che in breve conduce in prossimità di un canalino sulla destra. Sebbene il muretto sia bello compatto l’uscita non è altrettanto bella e si svolge lungo pianoro erboso difficile da rimontare. Il consiglio è quindi quello di entrare nel canalino e raggiungere la terrazza di sosta tramite questo. 20m, VI+.
Il passo chiave della seconda lunghezza, VI+.
Il terzo tiro prosegue oltre la sosta lungo muro verticale che si sviluppa prima a sinistra e poi a destra per evitare un piccolo tettino. I primi metri risultano essere quelli più ostici visto che la verticalità è maggiore. Come supporto alla progressione è possibile utilizzare il pilastrino di sinistra che consente di scaricare bene il peso sui piedi grazie ai buoni appoggi. Superati i primi metri si prosegue seguendo l’evidente linea di fix a parete con arrampicata più semplice fino a giungere ai piedi di una larga cengia, anche questa particolarmente erbosa, difficile da risalire. Qui infatti è necessario aggrapparsi letteralmente ai ciuffi d’erba per poterla rimontare. Una volta al di sopra ci si sposta verso destra dove si sosta all’interno di una nicchia. 25m, V.
L’inizio del terzo tiro, V.
La quarta lungheza è particolarmente brutta in quanto si svolge quasi esclusivamente lungo terrazze erbose. Dalla sosta si rimonta per pochi metri il muretto a sinistra della nicchia di sosta uscendone poi verso destra e rimontando il primo terrazzino. Inizia ora un traverso ascendente verso sinistra costantemente con i piedi e le caviglie in mezzo all’erba e le mani in appoggio sulla roccia ad accompagnare la progressione. Oltrepassato un alberello molesto si continua ancora verso sinistra fino a raggiungere un ultimo canalino che porta alla sosta. Invece di risalire il canale è possibile rimanere sul pilastrino di sinistra che ospita roccia compatta ed offre un valido stacco all’arrampicata vegetale. 20m, IV.
L’erboso traverso della quarta lunghezza, IV.
Il quinto tiro torna a salire lungo roccia e parete verticale affrontando un’altra sezione bella sostenuta. Dalla sosta ci si sposta un paio di metri verso sinistra per giungere ai piedi di un bel muretto che si segue diritti per diritti fino a che non inizia a strapiombare leggermente. Qui il passo chiave che riporta verso destra con movimenti fisici e di resistenza su prese da ricercare. La continuità del tiro viene spezzata solamente verso il termine dello stesso dove si rincontrano i terrazzini erbosi e la progressione scema in gogliardiche ribaltate aggrappandosi a ciò che è disponibile: ciuffi d’erba, terriccio e qualche roccetta in prossimità della sosta. 15m, VI.
Martina al termine del quinto tiro, VI.
La sesta lunghezza inizia risalendo lo zoccolo erboso di destra che forma una rampetta ascendente. Si segue questa giusto qualche metro fino a giungere al di sotto della verticale di una linea di fix che indica il tragitto da seguire. La placconata che si apre è molto bella e costringe a movimenti d’equilibrio nella parte inferiore mentre più in alto si sale più la verticalità si fa sentire fino a strapiombare leggermente. Qui l’aderenza lascia spazio a passaggi più fisici ma su prese nette. Il tiro è molto continuo: sono infatti rari se non nulli i momenti dove è possibile rifiatare un po’. Al termine della placca ci si sposta leggermente sulla destra fino a ricollegarsi con la via “Spigolo Faccio” e si sosta su una coppia di fix uniti da cordoncino. 20m, V+.
Martina lungo l’impegnativo muretto finale del sesto tiro, V+.
Da qui è possibile scegliere di proseguire uscendo dalla via “Spigolo Faccio” oppure proseguire verso sinistra lungo terrazza detritica ed erbosa per poi risalire verticalmente ricongiungendosi nuovamente in seguito. Noi abbiamo optato per la prima opzione visto che a primo acchito il traverso non ci ispirava molto dato che passa attraverso una serie di mughi piuttosto chiusi. Di seguito descriviamo quindi l’uscita dalla via “Spigolo Faccio”.
Il settimo tiro, l’ultimo veramente verticale, prosegue al di sopra della sosta cercando di individuare la linea dettata da chiodi arancio che si susseguono all’interno dello spigoletto di destra. Prestando attenzione all’attrito delle corde ci si destreggia tra gli ultimi terrazzini: profeti della vicinanza della cresta. In breve si raggiunge la cima e si sosta a fianco dei mughetti su golfaro. Il tiro nel complesso è molto facile e non presenta difficoltà particolari, attenzione solo alla roccia che a tratti non è ottima. 30m, IV.
Gli ultimi metri prima della cresta, IV.
Una volta raggiunta la cresta la via è fondamentalmente terminata, rimangono solo tre piacevoli e facili crestine da affrontare prima di raggiungere la traccia tra i mughi che riporta al sentiero di arroccamento. Sebbene le difficoltà siano limitate, l’esposizione non è indifferente. Meglio non rischiare e rimanere legati. La prima cresta va salita e ridiscesa dalla parte opposta. Le due creste sccessive vengono invece superate rimanendo bassi e facendo una specie di slalom tra esse. Sul tragitto, non facilmente proteggibile altrimenti se non la discesa dalla prima cresta, è presente un solo chiodo. 25m, II.
Simone lungo i primi metri della cresta, II.
Via con alti e bassi, alcuni tiri sono davvero belli su roccia solida e con passaggi meritevoli, altri invece lasciano un po’ a desiderare dove i protagonisti sono l’erba e l’instabilità . Nel complesso però l’ingaggio non manca se non si è troppo esigenti!