Super Barbiere

Un paio di anni fa avevamo già provato a salire il Terzo Apostolo attraverso la via “Cumbre” con scarso successo visto lo stato polveroso in cui vigeva all’epoca. A dire la verità non sarebbe stato nemmeno l’unico fallimento di giornata visto che neanche la “seconda scelta” si era rivelata essere azzeccata. Torniamo oggi alla base della parete per approcciare però un altro itinerario: “Super Barbiere” che si inerpica poco più a sinistra rispetto la “Cumbre”.

Il primo tiro inizia poco più a destra del centro del pilastrino che antecede la parete principale seguendolo per tutta la sua interezza fino al culmine. Si parte poco a sinistra della scritta che identifica la via muovendosi in direzione di vecchi chiodi. La linea è evidente anche se non proprio lineare serpeggiando qua e la alla ricerca della via più facile da arrampicare lungo il bel muretto verticale e compatto. I movimenti sono spesso in aderenza su buone ma piccole prese e solo qualche passo più fisico quà e là spezza il ritmo. Verso metà tiro si raggiunge la base di uno strapiombetto che si costeggia verso destra fino a rimontarlo con passo deciso. Questo è il tratto chiave del tiro che si vince atleticamente sfruttando le buone prese sommitali. La roccia sotto il tetto non è bellissima, fare quindi attenzione lungo quella sezione. Superate le difficoltà si continua lungo il muro che piano piano si adagia in vista del termine del pilastro. Qui si passano una serie di facili terrazzini, caratterizzati da roccia poco solida, che portano direttamente alla comoda sosta su 2 fix da attrezzare. 40m, VI.

Il muro verticale della prima lunghezza, VI.

La seconda lunghezza prosegue verso sinistra dirigendosi alla base del pilastro posto a sua volta a sinistra di un evidente placconata dove passa la via “delle Anguane”. Dalla sosta si traversa fino ad abbandonare il pilastro del primo tiro ritrovandosi così sulla paretina soprastante un grande strapiombo. Qui si continua procedendo lungo terrazzini erbosi, facendosi spazio tra qualche arbusto fastidioso nella parte iniziale, fino a raggiungere una placca compatta che si sale verticalmente con l’ausilio del caminetto di destra. Si giunge così sulla larga cengia che separa la parete principale e la si segue camminando verso sinistra in direzione di un grosso masso incastrato. Si rimonta quest’ultimo aggirandolo e si sosta su fix uniti da cordone in prossimità dello spigolo del pilastro. E’ possibile evitare il traverso iniziale rimontando direttamente sulla cengia oltre la sosta e seguendola senza difficoltà rilevanti (II) fino alla sosta. 25m, IV+.

Il traverso del secondo tiro, IV+.

Il terzo tiro attacca il muretto oltre la sosta arrampicando attraverso fasce rocciose compatte ma spesso intervallate da numerosi ciuffi d’erba che però non disturbano più di tanto la progressione. La linea da seguire è comunque evidente grazie ai numerosi fix e chiodi a parete. Il passo chiave del tiro, e dell’itinerario, si trova anche questa volta verso metà lunghezza dove è necessario superare un’orecchia strapiombante. Questa si vince rimanendo quanto più possibile alla sua destra e raggiungendo la bella fessura verticale che la solca nella parte posteriore, nascosta alla vista. Un passo bello atletico permette di rimontare sul terrazzino soprastante dove inizia una stupenda placconata che si sviluppa leggermente verso sinistra fino alla sosta. Qui l’arrampicata è puramente di aderenza con i piedi spesso a spalmo e le mani ad equilibrare la progressione. Si giunge infine alla sosta aerea posizionata al di sopra di un minuto terrazzino roccioso. 25m, VII-.

Martina lungo la bella placca finale del terzo tiro, VII-.

La quarta lunghezza è molto brutta sia per la qualità della roccia sia per la vegetazione che disturba prepotentemente l’arrampicata. Dalla sosta si traversa verso sinistra seguendo una simil-rampetta che si verticalizza solo nel tratto finale dove è presente un passaggio di non immediata risoluzione per raggiungere i mughetti soprastanti. Si passa a sinistra rispetto al masso che gli antecede e che viene in seguito sormontato per completare il traverso verso destra che porta ad una prima terrazza. Il traverso è costantemente disturbato dalla presenza dei mughi soprastanti che strusciano lungo il viso, le braccia ed il collo, ma di cui non è possibile fare a meno visto che sono anche le uniche “prese” a nostra disposizione. Raggiunta la terrazza si prosegue lungo le roccette rotte ed il canalino a destra di essa che conducono, attraverso passo non semplice, ai fix di sosta poco sopra su terreno detritico. 25m, IV+.

L’inizio della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro prosegue senza emozioni particolari risalendo l’evidente rampa appoggiata che canaleggia oltre la sosta. Qui il fondo detritico costringe a passi ballerini e non è raro vedere rotolare sassi di varie dimensione verso valle. L’arrampicata risulta essere comunque semplice ed in poco tempo si raggiunge una strozzatura laddove la parete si verticalizza leggermente. Si risale lungo il camino lottando con gli arbusti che lo popolano e con la fragilità della roccia. Terminato questo ci si trova su di un ampio terrazzino pendente che si abbandona sterzando in maniera netta verso destra puntando all’evidente diedro verticale protagonista della prossima lunghezza. Prima di raggiungerlo si sosta però su due fix posti su masso al di sopra di un terrazzino circondato da mughetti che si raggiunge con non poche difficoltà aggrappandosi a quello che c’è a disposizione. 50m, III.

La rampa del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza segue nella sua interezza l’evidente diedro a destra della sosta. Questo si raggiunge traversando leggermente attraverso semplici terrazzini. Si arrampica, nella prima parte del diedro, sfruttando entrambe le pareti laterali fino a che un canale conduce ai piedi di un grosso masso incastonato con cordone penzolante. Si sale ora sulla parete di destra alla cui base è presente un chiodo a protezione del passo iniziale. Dopo un paio di metri ci si trova di fronte al masso che si supera rientrando nel diedro con movimenti in aderenza spingendo in opposizione su entrambe le pareti. Superato un risalto si prosegue con arrampicata sempre in aderenza all’interno del piacevolissimo diedro che in poco tempo conduce su di un terrazzino dove si sosta. 30m, IV+.

Il bel diedro della sesta lunghezza, IV+.

Il settimo tiro traversa brevissimamente verso destra per raggiungere lo spigolo del tiro finale. Dalla sosta si risalgono i grossi massi di destra che formano una stretta cengia che si segue fino al termine. Lungo il tragitto si passa una linea di fix che corre verticale e che si ignora visto che fa parte della via “Delle Anguane”. Il fix più basso può essere comunque utilizzato per proteggersi visto che, oltre a questo, il tiro è sprovvisto di ulteriori protezioni e non è facile integrare. Mano a mano che si traversa la cengia questa diviene più larga raggiungendo il punto più ampio proprio in corrispondenza della sosta sita a sinistra del bordo della parete. 10m, III.

Il traverso della penultima lunghezza, III.

L’ultima lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella della salita ed una vera perla in questo angolo di dolomiti. Risale lo spigolo della parete nella sua interezza, con esposizione notevole, su roccia maestosamente lavorata. A differenza dei tiri precedenti qui le protezioni sono molto più distanziate richiedendo, in alcuni tratti, decisione nei passaggi e testa libera. Dopo i primi metri si giunge nei pressi di una nicchia dove è presente una sosta intermedia che può essere tranquillamente saltata. Una bellissima lama condue ad una lunga placconata che si segue con passi in aderenza in direzione dello spigolo destro, leggermente erboso, che si abbandona immediatamente per traversare verso sinistra qualche metro. Superato un leggero strapiombetto si prosegue verticalmente per gli ultimi metri fino a giungere in vetta dove si oltrepassa qualche mughetto e si sosta su grosso masso. 45m, V+.

Martina al termine della via, V+.

Via che alterna tiri davvero belli, come il terzo o l’ultimo, a lughezze più brutte, detritiche, erbose e su roccia non sempre ottima. Belli sono anche il camino del sesto tiro e la prima lunghezza. La chiodatura è buona lungo la porzione inferiore dell’itinerario, ottima nei primi due tiri chiave. La parte superiore è invece meno attrezzata con runout notevoli soprattutto lungo l’ultimo tiro, che da solo merita la salita, dove, sebbene le difficoltà siano limitate, l’esposizione si fa sentire. Nel complesso una via che si lascia arrampicare e tutto sommato ingaggiante e divertente se non si è troppo esigenti!

Via Predoni e Balossi

Stanchi dalle fatiche del giorno precedente ci dirigiamo verso la quinta torre del Tricorno per affrontare una vietta corta e dai gradi contenuti. La “Predoni e Balossi” attacca in prossimità dello spigolo destro della torre ed in sole 4 lunghezze di corda ne raggiunge la sommità dove, nebbia permettendo, è possibile osservare uno scorcio sul Pasubio e sui torrioni circostanti prima di calarsi e tornare a terra.

Il primo tiro è senza ombra di dubbio il più bello e meritevole di tutta la salita e l’unico con roccia veramente compatta e solida. Inizia risalendo lo spigolo roccioso a destra del torrione dove, poco in alto, è possibile scorgere un cordone nero particolarmente consumato dall’umidità della parete esposta a Nord, la quale garantisce comunque refrigerio anche durante le calde giornate estive. Dopo alcuni metri lungo lo spigoletto si raggiunge un secondo cordone più minuto e nascosto che si lascia sulla destra in favore della bella placchetta appoggiata che, obliquando leggermente a sinistra, conduce alla base di una parete decisamente più verticale dove è presente una possibile sosta su cordone nero attorno a clessidra. Questa si può tranquillamente evitare visto che il tiro è comunque breve e lineare. Dal cordone ci si sposta leggermente verso destra fino a raggiungere la verticale di una bella e larga fessura dove si torna a salire diritti per diritti. Prima di raggiungerla è possibile sfruttare un cornetto roccioso per proteggersi rapidamente con un cordone attorno prima di affrontare la sezione chiave del tiro e della via. Rimontati con i piedi sul pinnacolo si sfrutta il lato sinistro della fessura per alzarsi con i piedi sulla fessurina che taglia orizzontalmente la parete di sinistra e raggiungere così le belle lame poco più in alto. Ci si sposta ora lungo il pilastrino a destra della fessura che offre ottime prese ed appoggi. Seguendolo sino al culmine si trova infine la sosta su 2 fix uniti da cordone. Bella lunghezza, completamente sprotetta nel passo chiave e nella parte superiore dove è comunque sempre possibile inserire qualche friend a supporto della progressione. 28m, V+.

Martina lungo le belle placche del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte aggirando verso destra il pilastro di sosta entrando in un largo camino di cui si sfrutta prevalentemente la parete di destra che appare più solida e compatta. Mano a mano che si sale il camino si stringe leggermente fino a chiudersi verso il termine dove un cordone attorno ad un sasso incastrato costituisce l’unica protezione fissa della lunghezza. Si esce alla sua destra ritrovandosi così su terrazza pendente e terrosa che si segue in direzione di un pilastrino roccioso entrando in un canale che prosegue aggirando la parete principale (dove sono presenti evidenti soste appartenenti ad altre linee) lasciandola sulla sinistra. Risalendo il canale si incontra un cordoncino nero poco prima del fix di sosta rafforzato con cordone attorno a grosso pinnacolo. 28m, IV.

Simone al termine del camino della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue a destra della sosta lungo rampetta appoggiata. Il passo più duro consiste nel superare il muretto iniziale per accedervi visto che spancia leggermente verso l’esterno. Superato questo si segue la breve rampa solcata da fessura sulla sinistra dove è anche presente un cordone per proteggersi. L’arrampicata è semplice ed in pochi movimenti si raggiunge il termine della fascia rocciosa dove la linea aggira lo spigolo della parete cambiando versante e proseguendo lungo i terrazzamenti erbosi senza particolari emozioni. Raggiunta la selletta che separa la quinta dalla sesta torre si torna su roccia per rimontare il breve zoccolo di sinistra al cui culmine è presente una comoda sosta. 19m, IV+.

La rampa iniziale del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è piuttosto corta ma permette di raggiungere la cima del torrione. Dalla sosta si traversa verso sinistra aggirando nuovamente la parete per poi proseguire verticali fino al termine del tiro. Il primo traverso è delicato su roccia non ottima soprattutto per quanto riguarda gli appoggi per i piedi. Le mani si spostano invece a parete garantendo l’equilibrio. Aggirato lo spigolo sono visibili 2 cordoni che tracciano una linea verticale da seguire con bella arrampicata su roccia solida e prese marcate. Si raggiunge quindi senza difficoltà rilevanti la cima dove si sosta su catena attrezzata per la calata successiva. 18m, IV+.

Martina quasi in vetta, IV+.

Via corta di cui solamente la prima lunghezza fa veramente parlare di sè. Oltre questa la linea si svolge lungo roccia non sempre ottimale. Nel complesso buona se concatenata con qualcosa nelle vicinanze a completamento della giornata.

Cavalcata Bassa dei Denti

La cavalcata integrale dei denti è un itinerario meritevole che, dal sentiero della Loffa, porta, con circa 21 tiri di corda e 5/6 calate, alla parte alta del sentiero dell’Emmele, in corrispondenza del Boale del Dente Rotto. La salita integrale può essere divisa logicamente in 3 parti, la cavalcata bassa, quella centrale e quella alta. La cavalcata bassa presenta roccia sempre solida e nel complesso è appagante. Peccato per le poche ripetizioni registrate sul libro di via, perchè questo itinerariomerita veramente, magari concatenato con una, o entrambe se avanza abbastanza tempo, le cavalcate successive. L’attacco è facilmente individuabile grazie alla scritta “denti” presente su un sasso lungo il sentiero della Loffa.

Il primo tiro sale il diedro posto sullo spigolo sinistro del “dente da latte”. Dalla base della parete è già possibile intuire quale sarà il prossimo passo: un breve traverso verso destra porta alla base di un ulteriore diedro leggermente più sostenuto del precedente (passo chiave) ma su buona roccia e ben protetto. Una serie di roccette rotta porta poi rapidamente alla sosta posta su di un terrazzino subito sotto ad una parete grigia verticale. 30m, V+.

I diedri del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue logicamente lungo il bellissimo e solidissimo dietro, leggermente fisico, che sale subito oltre la sosta. A difficoltà terminate, un’altra serie di rocce rotte, ma compatte, porta in breve in cima al dente dove si sosta comodamente. 25m, V.

Martina in uscita dalla seconda lunghezza, V.

Dalla sommità del “dente da latte” è possibile calarsi oppure come abbiamo fatto noi, viste le difficoltà contenute, arrampicare in discesa su facili roccette fino ad arrivare alla base del “dente grande”. Lungo la discesa è presente un cordone ed è sempre possibile proteggersi su guglie. 25m, II+.

Il terzo tiro sale dalla sosta con clessidra e cordone alla base del “dente grande” all’interno di un atletico camino fino a giungere alla base dello spigolo che va aggirato verso destra. L’arrampicata è molto divertente e tecnica in questo tratto ben protetto e facilmente integrabile. E’ possibile sostare su chiodo e clessidra subito dopo ad un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina superato il caminetto del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza parte rimontando il diedrino a sinistra della sosta. Da qui puntare nuovamete verso lo spigolo di destra dove è presente il passo chiave del tiro. Lo spigolo va rimontato mantenendosi a destra di esso dove è possibile lavorare bene con i piedi sulle tacchette presenti. Le prese per le mani sono comunque buone anche se non proprio scavate. Una volta terminate le difficoltà ci si riporta verso sinistra dove è chiaramente visibile la sosta. 25m, V-.

L’uscita della quarta lunghezza, V-.

Il quinto tiro prosegue verticalmente su roccia molto compatta e solida, superando un breve diedrino. Successivamente ci si sposta verso sinistra lungo un evidente spigolo esi risale puntando ad un ben visibile chiodo. Sopradiesso ci si trova sopra ad un sasso piatto da dove si risalgono delle facili roccette per raggiungere la sosta in cima al dente. 40m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Da qui ci si cala per 35 metri sul versante opposto. La calata risulta particolarmente scenica in quanto più di metà di essa si svolge nel vuoto.

La calata nel vuoto.

Il sesto tiro è probabilmente il meno entusiasmante di tutta la via. Si sale il camino verso destra ignorando sia il canale di sinistra (detritico ed instabile già ad occhio), sia la placca verticale. Si prosegue in direzione di un albero e lo si supera giungendo alla base di un breve muretto verticale con chiodo e cordone. Questo è il passo più bello della lunghezza. La sosta si trova in cima al “dente piccolo” su sassone staccato ed instabile (potrebbe essere utile portare del materiale per attrezzare una calata più seria). 40m, IV+.

Simone sul poco entusiasmante “dente piccolo”, IV+.

Data la precarietà della sosta è consigliato arrampicare in discesa, piuttosto che calarsi, per raggiungere la base del “dente cariato”. Le difficoltà non superano il III grado.

La settima ed ultima lunghezza della cavalcata bassa risale verticalmente la placchetta appoggiata fino a quando non torna più verticale. Qui si traversa leggermente verso destra e si aggira lo spigolo. Si prosegue verticalmente su roccia molto bella e con buone prese fino al culmine della torre. Qui si trova la sosta e il libro di via. 30m, V-.

Simone in cima al “dente cariato”, V-.

Ci si cala sul versante opposto dove un’evidente traccia porta all’inizio della cavalcata centrale. Da qui è possibile proseguire l’arrampicata oppure rientrare sul sentiero della Loffa attraverso il ripido boale.