Via Dla Condles

Se avete di meglio da fare fatelo, se avete di peggio da fare, fatelo comunque! Via assolutamente anonima e molto esplorativa la cui roccia, qualititativamente parlando, lascia a dir poco a desiderare. Nel complesso non ci sentiamo di consigliarla, nei dintorni ci sono molte altre ascese decisamente più meritevoli.

Già riuscire ad indovinare l’attacco è una bella impresa, lungo tutta la via non è presente molto materiale, giusto una manciata di cordini ed un paio di chiodi, e il primo tiro non fa eccezione. Una volta giunti nel punto più basso della parete si sale leggermente a destra, lungo placche e risalti appoggiati senza percorso obbligato rimanendo comunque, come riferimento, a destra rispetto al grande canale giallo. Lungo il tiro dovrebbe essere presente un cordone su clessidra che però non abbiamo trovato. Rimanendo sulla verticale si raggiunge un piccolo tettino posto tra il canale giallo di sinistra ed un altro canalino grigio e sassoso di destra. Qui è presente un chiodo per la sosta da attrezzare con l’ausilio di uno spuntone proprio sopra di esso. 50m, IV-.

Simone sul primo tiro della via, IV-.

La seconda lunghezza riparte superando il tetto subito sopra la sosta, nel suo punto più debole e senza difficoltà rilevanti. Si prosegue quindi verso sinistra, su roccia abbastanza instabile, in direzione di una sosta intermedia, posta su grande sasso, che si può usare come ancoraggio. Da qui si oltrepassa un canalino franoso sulla destra e si prosegue su rampetta appoggiata fino a quando questa si divide e, sulla sua sinistra, inizia un canale giallo. Alla base del canale, sulla parete di destra, è presente un cordone su clessidra dove è possibile attrezzare la sosta. 25m, IV.

Martina prima di entrare nel caminetto della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue nel canale di sinistra tramite un susseguirsi di risalti via via più facili. A metà del canale è presente un cordone che si oltrepassa continuando fino a quando il canale non devia verso destra. Lo si segue senza ulteriori possibilità di proteggersi, su roccia friabile, per tutta la sua interezza fino a quando, nel punto in cui torna verticale, si esce su comoda cengia. Qui si sosta attrezzando su spuntone basso. Attenzione a non muovere troppo la corda nel recuperare il compagno per via dei numerosi detriti lungo il tiro. 45m, IV.

Martina al termine del canale del terzo tiro, IV.

A sinistra della sosta è presente un masso incastrato. Sulla destra è invece presente una lama. La quarta lunghezza prosegue proprio su di questa portandoci sulla crestina sommitale. Le prese intorno alla lama non sono delle migliori, prestare quindi attenzione. Una volta in cresta si prosegue su placca entrando nel canale di destra, anche qua su roccia discutibile, fino a raggiungere una seconda crestina che si sviluppa verso sinistra. Prima di raggiungere la parete opposta si cerca uno spuntone dove attrezzare la sosta. 25m, III.

Il quinto tiro risale la placchetta solida che si incontra alla fine della crestina e che porta ad una zona caratterizzata da una serie di cenge. Si seguono fino a raggiungere una forcella che si traversa verso sinistra per poi salire le roccette in direzione di un cordone blu dove si sosta. Alla forcella non lasciarsi ingannare dal canale che sale a destra. 30m, IV-.

Oltre la forcella, poco prima della sosta, IV-.

La sesta lunghezza prosegue sulla crestina che si sviluppa poco più a destra della sosta. Dopo qualche metro di facile progressione si incontra una cengia che aggira la parete verso sinistra. Ignorare la strettoia e proseguire sulla parete di destra che, dopo uno strapiombetto iniziale, prosegue lungo un diedro bello friabile a metà del quale è presente una nicchia gialla con evidente cordone. Oltre questa protezione, lungo il tiro, è estremamente difficile inserire ulteriore attrezzatura proprio per la scarsa qualità della roccia. Oltrepassata la nicchia si prosegue lungo il diedro fino a raggiungere un pulpito dove la roccia, come se non bastasse, peggiora sensibilmente. La sosta costituita da due chiodi, uno vecchio ed uno nuovo, va accuratamente controllata: potrebbero essere utili ulteriori chiodi per integrare meglio. 28m, IV.

L’inizio della sesta lunghezza, IV.

E’ evidente che proseguire sul marciume di destra è improponibile. L’unica uscita verticale dal pulpito è lungo la breve rampetta che corre verso sinistra, con passaggio iniziale delicato. Al termine della rampa si torna a salire la parete di destra lungo fessurina scadente e non proteggibile. Si giunge ad un tratto su rampa che porta alla base di uno stretto camino dentro il quale sono incastonati un paio di sassi. Qui il passaggio chiave del tiro e della via: sfruttando la parete di destra si riesce a vincere il canale rimanendo il più esterno possibile e cercando di evitare nella maniera più assoluta le invitanti rocce sopra i massi incastrati in quanto staccate e pericolose. Superate le difficoltà si prosegue nel canale di destra fino alla forcella dove un chiodo invita alla sosta, da integrare con qualche friend. 35m, IV+.

Martina subito oltre il passo chiave della via, IV+.

L’ottava lunghezza prosegue oltre la sosta fino ad incrociare un evidente forcella che obbliga a deviare verso destra per seguire lo sporco diedro detritico che conduce ad un canale più grande. Non seguirlo verso sinistra ma oltrepassarlo e salire la parete opposta ritrovandosi così in cresta. Seguita quest’ultima per un breve tratto si incontra un chiodo di sosta all’interno di una nicchia sotto una punta gialla. 33m, IV.

Simone sull’ottava lunghezza, IV.

L’ultimo tiro non offre ulteriori emozioni: si segue la cresta fino alla cima dove si sosta su spuntone. 23m, II.

Linea che sconsigliamo sia per via della pessima qualità della roccia che per i numerosi camini che rendono l’arrampicata a dir poco monotona. Se decidete di salirla attenzione a qualsiasi cosa toccate e assicuratevi che chi fa sicura sia lontano dalla verticale di salita e laterale ai vari canali.

Anello del Sassolungo e del Sassopiatto

Ed eccoci di nuovo pronti per scoprire altre bellezze del nostro territorio. Oggi, zaino in spalla, decidiamo di affrontare il giro del Sassolungo e del Sassopiatto. Quasi 20 km di camminata tutta saliscendi che ci permette di ammirare in un’unica giornata tutte, o per meglio dire, buona parte delle bellezze dolomitiche.

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La città dei Sassi.

Partiamo da passo sella e dall’omonimo rifugio [2180 m. s.l.m.], carichi di energia anche se la giornata non è limpidissima ed il Sassolungo si fa vedere solo a tratti, coperto com’ è da nuvole basse e fitte. Il primo paesaggio che ammiriamo è una grande distesa di massi (zona particolarmente apprezzata da boulderisti e arrampicatori), chiamata appunto la Città dei Sassi, tra i quali dobbiamo svincolare, prima di arrivare alle pendici dell’imponente Sassolungo dove ci aspettano distese di prati verdi in cui pascolano moltissime mucche. Giungiamo in 40 minuti al rifugi E. Comici [2153 m. s.l.m.] (raggiungibile, volendo, anche grazie alla comoda seggiovia da Selva di val Gardena), dove la vista ci permette di spaziare su tutta la catena delle Odle che ci si para di fronte, e delle Torri del Sella, alla nostra destra.

Da qui iniziamo il vero percorso: tra ghiaioni lasciati dal ghiacciaio in ritirata (facili da percorrere con una buona scarpa) e cascatelle refrigeranti giriamo attorno alla nostra montagna, dove le pendici diventano sempre più scoscese ed imponenti. È incredibile vedere come in solo pochi minuti di facile camminata si possa passare da ambienti montani tanto diversi e spettacolari. Dopo aver costeggiato il versante nord del Sassolungo ed esserci incamminati per pochi minuti in un boschetto, giungiamo al bivio che permette agli escursionisti di raggiungere il rifugio Vicenza [2252 m. s.l.m.], arroccato nello spartiacque tra il Sassolungo ed il Sassopiatto.

Noi decidiamo invece di scendere di qualche metro e proseguire verso il Sassopiatto che si staglia alla nostra sinistra, costeggiandolo, anch’esso, per tutto il versante nord. A destra possiamo osservare gran parte della val Gardena, fino a scorgere la bella e verdeggiante Alpe di Siusi. L’emozione di tanta libertà dura poco: ci aspetta l’unica salita davvero seria dell’intero percorso, che si inerpica tra campi in cui si rilassano molte mucche ed anche qualche cavallo, e che ci permette di scavallare e vedere quindi un altro paesaggio ed un altro panorama: si staglia di fronte a noi la valle di Fassa con le sue catene tra cui spicca la Marmolada, con il suo bianco ghiacciaio, e finalmente capiamo del perché il Sassopiatto si chiama così. Praziamo all’omonimo rifugio [2300 m. s.l.m.] a più di metà percorso, dopo circa 11 chilometri e 3 ore e mezza di camminata complessiva, da dove si gode di una vista particolare sul monte, visto da questa zona completamente arido e poco in pendenza.

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Rifugio Sassopiatto.

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Il Sassopiatto visto dal rifugio.

Ripartiamo ben presto, incitati anche da dei nuvoloni poco promettenti all’orizzonte, per raggiungere, a breve e tramite continui sali e scendi, dapprima il rifugio S. Pertini [2300 m. s.l.m.] e poi il rifugio F. August [2298 m. s.l.m.], dove ci attende un’ottima merenda in compagnia degli yak. Il versante sud appena costeggiato offre scorci particolarmente suggestivi sulle cinque dita e sul dente del Sassolungo. L’ultimo tratto del percorso, che ci permette di completare il giro ad anello, riscende verso il passo Sella, regalandoci le ultime vedute sul Piz Boè, accompagnati dal stridulo grido delle marmotte.

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Veduta del dente del Sassolungo.

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Rifugio August e Piz Boè sullo sfondo.

Nel complesso il giro, anche se relativamente lungo ( 19 chilometri e dalle 5 alle 6 ore in totale), risulta facile e di grandissima soddisfazione, unica pecca, soprattutto dal lato fassano il tragitto è molto frequentato, oltremodo nella settimana di ferragosto, da famiglie in vacanza, data anche la facile percorrenza dei singoli tratti.

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Ritorno al passo Sella.