Via Jahn

Le Odle, con i loro iconici prati che fanno da tappeto alle pareti dolomitiche, sono una frequentata attrazione grazie ai panorami da favola che è possibile ammirare con poco sforzo. In un soleggiato weekend di inizio luglio decidiamo anche noi di godere delle loro bellezze salendo la via “Jahn” sul Sas de Mesdì.

Il primo tiro approccia il pilastro appoggiato che si erge tra il canale più a sinistra e quello centrale. L’attacco della via non è semplice da scorgere ma l’obiettivo è quello di salire qualche metro fino a che non si trova un grosso cordone bianco a parete dove termina il primo tiro e si sosta. A parete non ci sono ulteriori riferimenti e raggiungerlo può risultare complesso se si sbaglia strada. Il cordone si trova qualche metro a sinistra dall’entrata di un evidente canale ben visibile già dalla base della parete. La roccia in questi primi metri lascia molto a desiderare e sono più le prese che si staccano che quelle che rimangono salde a parete. Fortunatamente le difficoltà sono basse ed in qualche modo si prosegue. 20m, III+.

Il pilastro del primo tiro, III+.

La seconda lunghezza traversa dalla sosta verso destra rimanendo bassi per raggiungere l’ingresso di un camino. Questo è particolarmente sporco e detritico al suo interno ma almeno le pareti esterne sono migliori e si sfruttano per la progressione. Dopo qualche metro in verticale ci si entra dentro seguendo il terrazzino fino a che il camino torna a risalire. Qui si rimane sulla parete compatta di destra e si raggiunge un secondo terrazzo dove, sempre sulla parete di destra, è presente un cordone bianco. Superato questo la roccia migliora nettamente rendendo gli ultimi metri su placca belli e divertenti. Raggiunto il termine del muro una larga cengia va attraversata completamente al fine di raggiungere l’evidente chiodo con cordone viola dove si sosta. 30m, IV.

In arrivo alla seconda sosta, IV.

Il terzo tiro riparte seguendo l’evidente fessura che si sviluppa a sinistra della sosta. Con bella arramicata su roccia solida si raggiunge in breve il termine della fessura dove inizia ad essere visibile un trio di cordoni sulla placconata di destra. Qui inizia infatti un bellissimo traverso su roccia ottima che ascende in direzione della sosta. Passato il secondo cordone si oltrepassa in spaccata un minuto canalino e si prosegue ancora verso destra sulla placca successiva. L’arrampicata è prevalentemente in aderenza ma con prese ed appoggi abbastanza marcati che rendono la traversata divertente e piacevole. Sebbene ancora bassi anche l’esposizione inizia a farsi sentire visto che ci si muove al di sopra di uno strapiombetto. Terminato il traverso si raggiunge una nicchia gialla poco prima di un secondo canale più evidente dove si sosta su chiodi. 25m, IV-.

Martina sulla bella placca del terzo tiro, IV-.

La quarta lunghezza prosegue sulla falsa riga di quella precedente, ancora in traverso lungo bellissima placconata appoggiata. I primi metri affrontano però un breve diedro molto appigliato che si raggiunge dopo aver attraversato un piccolo canale subito a destra della sosta. La linea è ben visibile grazie ad un evidente cordone violaceo a metà diedro. Rimontati sul pilastro di destra inizia ora il traverso che subito supera un secondo cordone e si incammina verso lo spigolo della parete. Raggiunto uno spuntone si sale poco in verticale fino ad un chiodo dove si torna ancora a destra su minuta cengia fino a trovarsi al di sotto di uno strapiombo giallo decisamente marcio. Lo si raggiunge e si sosta sul chiodo prima del suo termine destro. 23m, IV.

L’inizio della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro ospita i passaggi più duri di tutto l’itinerario che si svolgono lungo roccia scadente ed aggirano sulla destra il marcato tettino sopra la sosta. Si inizia un breve traverso in direzione dello spigolo della parete fino a che il tetto termina in corrispondenza di un vecchio chiodo arrugginito che dovrebbe proteggere il passaggio successivo. Purtroppo la qualità della roccia è quella che è ed è arduo anche inserire protezioni rapide nella fessura sotto il tetto visto che si frantuma solo a guardarla. Fortunatamente la parete di destra è leggermente migliore ed una marcata lama aiuta a superare, con passaggio fisico, il muro verticale ed uscire sul terrazzino sommitale. A metà muro è presente un secondo chiodo che, a detta di alcune relazioni, si potrebbe usare per azzerare il passaggio. A nostro avviso sarebbe meglio non farci troppo affidamento. Giunti sul terrazzino si prosegue leggermente verso sinistra, senza risalire troppo il canale, fino ad incontrare un chiodo sulla parete di destra dove si sosta. 15m, V.

Gli ultimi metri del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza riparte concludendo il canale a sinistra della sosta raggiungendo così una bella placconata leggermente appoggiata. Questa si risale senza difficoltà particolari fino ad incontrare una piccola cengia che si segue verso sinistra per qualche metro prima di tornare a salire prima in verticale ed in seguito, raggiunto un chiodo alla base di una lama gialla, in traverso verso destra in direzione dello spigolo della parete. Molto bello è il passaggio finale che permette di aggirare e rimontare in cresta. Senza ulteriori difficoltà si raggiunge la sosta su chiodo da rinforzare. 24m, IV+.

Martina in uscita sulla cresta, IV+.

Il settimo tiro prosegue oltre la sosta in verticale lungo le facili roccette che in poco tempo conducono su di un terrazzino. Qui si inizia ad obliquare verso sinistra per aggirare l’evidente tetto soprastante raggiungendo una grande clessidra da attrezzare. Si lascia quest’ultima sulla sinistra per proseguire brevemente verso destra e ritornare verticali in corrispondenza di un pilastrino che conduce ad una nicchia detritica. Traversando ora verso sinistra si affronta un passo delicato che porta all’interno di un canalino ascendente verso destra che si segue fino al termine dove si esce sulla parete di destra. Si prosegue ora attraversando fino a tornare in prossimità dello spigolo della parete dove, prima di raggiungerlo, è possibile intravedere i due chiodi dove poter attrezzare la sosta. 35m, IV.

Il traverso alla fine del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza segue l’evidentissima fessura rossastra che si trova tra la verticale della sosta e lo spigolo di destra. La roccia dal basso potrebbe apparire marcia ma nella realtà è solida e tutta la progressione è sicura grazie al fatto che è possibile inserire molte protezioni rapide all’interno della fessura. Dalla sosta si traversa di poco verso destra e si raggiunge lo spigolo della parete che si abbandona praticamente subito in favore della fessura. Questa è molto bella e piacevole da salire ed anche l’esposizione inizia a farsi sentire visto che la sosta precedente è posta al di sopra di un tetto e sotto la parete non si vede. In breve si raggiunge il termine della fessura dove la roccia peggiora leggermente costringendo ad uscire sul pilastro di destra per salire sul terrazzino sommitale dove si attrezza la sosta. 30m, IV-.

La fessura rossastra dell’ottava lunghezza, IV-.

Il nono tiro riparte lungo la parete oltre il terrazzino di sosta formata per lo più da un susseguirsi di roccette compatte e molto manigliate. Proseguendo verso sinistra si costeggia un canalino rimanendo sulla placchetta laterale che, all’appoggiarsi della parete, muta in rampa mano a mano che si sale. Questa diviene presto più semplice proseguendo in direzione dello spigolo e giungendo ad una nicchia dove si sosta su chiodo. 40m, III.

La facile rampa al termine del nono tiro, III.

La decima lunghezza sale le ultime roccette prima della cresta che si raggiunge senza difficoltà proteggendosi, di tanto in tanto, sui molteplici spuntoni lungo il percorso. La cresta, inizialmente rocciosa, diviene presto prativa e pendente. La progressione risulta difficoltosa sia per il fondo scosceso ma soprattutto per via delle corde che, serpeggiando tra i cucuzzoli sommitali, generano un attrito importante. Alla fine della rampa prativa si sosta attorno a grosso masso. 40m, III.

La cresta sommitale, III.

Nonostante la linea termini ufficialmente qui è consigliabile rimanere legati e proseguire per un ulteriore tiro. Dalla sosta traversare verso destra aggirando le ultime rocce presenti. Si inizia quindi a discendere fino ad incontrare un canalino che si oltrepassa per giungere alla traccia del sentiero di discesa. Qui si attrezza la sosta e si recupera il compagno. 30m, II.

Gli ultimi metri prima del sentierino di discesa, II.

Bella via storica e poco frequentata con tratti interessanti. La qualità della roccia è mista e passa da tiri buoni a lunghezze più scadenti. Nel complesso però l’arrampicata è divertente e su difficoltà contenute anche se il percorso non è sempre evidente nonostante l’aggiunta di cordoni abbastanza recenti. Molto bello è il paesaggio a contorno, una meraviglia per gli occhi!

Decima – Cimpellin

Con la voglia di esplorare qualcosa di nuovo ci allontaniamo dalle zone a noi note per raggiungere il passo Duran, base di partenza per molti itinerari sulla Moiazza. Come entry level della zona scegliamo di salire la via “Decima-Cimpellin” alla Pala del Bo, una via non troppo lunga e con alcuni tiri interessanti e divertenti. A dire la verità non è molto chiaro quale sia la linea originale in quanto relazioni differenti tracciano percorsi diversi. Noi abbiamo seguito quella che pare essere quella corretta visto anche lo stato dei chiodi che abbiamo rinvenuto durante il percorso.

Il primo tiro attacca subito a destra di un evidente canale lungo placchetta con cordone alla base. Si sale rimanendo tutto sommato vicini al canale in quanto la parete verso destra è molto erbosa e poco attraente. Senza percorso obbligato si vincono le facili placconate appoggiate iniziali fino a che si giunge ad un primo terrazzino. Si prosegue dunque costeggiando il canale lungo muretti, ora leggermente più verticali, raggiungendo la quota del grosso masso incastrato all’interno del camino. Rimanendo ora nella fascia rocciosa compresa tra il camino di sinistra ed un grosso mugo sulla destra si salgono le ultime roccette che conducono ad un terrazzino antecedente un minuto mughetto che si attrezza per la sosta. Tiro completamente da proteggere, su roccia buona anche se in alcuni punti è necessario prestare attenzione a quello che si prende. 50m, III.

Simone sulla prima lunghezza, III.

La seconda lunghezza riparte a sinistra rispetto al mughetto di sosta lungo placchetta appoggiata ed intervallata da numerosi tratti erbosi. Questo è senza dubbio il tiro meno interessante di tutto l’itinerario vista anche la qualità della roccia non eccelsa. Si arrampica tendenzialmente mantenendo la verticale fino a che non si sbuca su larga cengia chiusa da pronunciata parete strapiombante. Inizia ora un breve traverso verso destra che la aggira camminando lungo gli scalini terrosi che si susseguono uno dopo l’altro. Alla prima opportunità si torna a salire su roccia proseguendo leggermente verso sinistra fino a giungere sul pilastrino chiuso tra canale e mughetti. Si segue quest’ultimo fino che, appoggiandosi, incontra una serie di mughi che ostacolano leggermente il passaggio. Questi possono essere usati come protezioni rapide prima di essere superati puntando ad una larga nicchia su terrazzino di sinistra dove è ben visibile la sosta con fix recente e cordone. 55m, III.

L’inizio della seconda lunghezza, III.

Il terzo tiro è particolarmente breve ma consente di guadagnare la base di un bellissimo camino protagonista della lunghezza successiva. Dalla sosta si traversa verso destra sempre lungo prato seguendo la flebile traccia che inizialmente discende molto leggermente. Si giunge quindi, dopo essere passati al di sotto di un mugo, ad un terrazzino alla base del camino dove si attrezza la sosta dove torna più comodo. 10m, I.

La fine del traverso del terzo tiro, I.

La quarta lunghezza, davvero meritevole, vince il camino oltre la sosta seguendolo per tutta la sua interezza. Dalla sosta si superano però prima le roccette appoggiate che separano dall’entrata del camino. Favorendo la parete di destra ci si alza ora fino ad agguantare la bella e solida presa sporgente che, con passetto atletico, consente di superare il salto iniziale e rientrare poi verso sinistra in corrispondenza di un chiodo. Il camino prosegue ora obliquando costantemente verso sinistra attraverso arrampicata piuttosto fisica e continua, senza riposi veramente comodi. Si arrampica prevalentemente sfruttando le due pareti laterali sia per le mani che per i piedi prestando attenzione ogni tanto a qualche masso poco stabile. Qualche chiodo è presente lungo il percorso ma la maggior parte del tiro è da proteggere anche se i punti in cui inserire materiale non mancano rendendo la salita abbastanza sicura. Verso il termine il camino muta in diedro con bellissima placconata lisciata sulla sinistra. Qui la progressione avviene grazie alla fessurina centrale che inizialmente è svasata ma dopo qualche metro ospita prese migliori. I piedi sono invece quasi sempre a spalmo ed è necessario un movimento deciso per rimontare sul terrazzino soprastante dove si sosta attrezzando sulla coppia di chiodi di destra. 35m, IV+.

Martina lungo il diedro finale della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro prosegue lungo le roccette frastagliate, che si sviluppano a sinistra rispetto alla sosta, rimandendo sempre esterni rispetto all’evidente canale di destra e prediligendo le placchette che si susseguono. La linea da seguire non è chiara ma, obliquando leggermente verso sinistra, si trova un chiodo più o meno a metà lunghezza. Per il resto il tiro è da proteggere ma la roccia offre molti spunti dove inserire dadi e friends. Verso la fine del tiro la roccia si appoggia e ci si deve fare largo tra i mughi (qualcuno evidentemente tagliato per permettere il passaggio) che anticipano la larga cengia prativa dove è possibile sostare comodamente attorno ad un grosso masso attrezzato per l’occasione. 32m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Seppur breve la sesta lunghezza è molto bella e scenica. Trattasi di una traversata verso destra lungo stretta cengia particolarmente esposta che i pochi metri aggira la parete trovandosi così alla base di un evidente camino che si segue nel tiro successivo. L’arrampicata è tutto sommato semplice con i piedi che si spostano lentamente lungo la cengia ascendente e le mani alla ricerca di quelle prese che consentono di mantenere il corpo il più attaccato possibile alla parete. Lungo il traverso sono presenti una coppia di chiodi e ogni tanto è possibile anche integrare con protezioni rapide. Si sosta su 2 chiodi che non danno l’impressione di essere molto stabili ma anche qui c’è possibilità di rinforzo. 15m, III.

Simone sul traverso del sesto tiro, III.

L’ultimo tiro risale lungo il camino che si sviluppa a partire dalla sosta con arrampicata sempre verticale e divertente. Sebbene dal bosco sottostante il camino appaia piuttosto repulsivo in realtà si lascia scalare senza troppi problemi ospitando molteplici prese ed appoggi. Dalla sosta si riparte seguendo il breve muretto di destra che conduce al camino. Qui si risale preferendo la fascia rocciosa di sinistra fintanto che il camino è largo. Appena questo si restringe si possono iniziare ad utilizzare, in spaccata, entrambe le pareti per la progressione. Verso il termine del camino lo si abbandona favorendo ora la placconata di destra che, salita diritti per diritti, conduce ad un cordone incastrato attorno ad un masso. Questo segnala l’inizio di un traverso verso destra che segue la naturale fessura orizzontale che taglia la parete ed aggira il tettino soprastante. Si entra quindi in un canalino che si sviluppa verso sinistra e che porta, senza ulteriori difficoltà, direttamente al culmine della parete dove si attrezza la sosta finale su uno dei grossi mughi a disposizione. 45m, IV.

La linea dell’ultimo tiro, IV.

Via corta ma che ospita alcuni tiri interessanti. Molto belle sono la quarta e l’ultima lunghezza mentre le prime sono spesso intervallate dalla vegetazione che spesso ostacola la progressione. Nel complesso però, se non si è troppo esigenti, la salita merita sicuramente un giro! La chiodatura è essenziale ed è spesso necessario integrare anche lungo i tratti più ostici del percorso.

Cengia Martini

Le pareti del Piccolo Lagazuoi sono famose per le trincee e le postazioni di guerra ricavate nella roccia, nonchè per la rete di cunicoli e gallerie scavati per scopi bellici. La Cengia Martini taglia la parete a metà orizzontalmente ed anche qui è possibile trovare interessanti testimonianze di un triste passato. Sulle pareti al di sotto della cengia salgono un po’ di vie brevi ed una di queste si chiama proprio “Cengia Martini”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto, che conduce ad un piccolo tettino, rimanendo lungo il diedro di destra che offre buoni spunti per protezioni rapide e dove la progressione risulta essere più agevole. Giunti alla base del tetto lo si affronta direttamente con passo atletico ma su buone prese. Lungo tutto l’itinerario infatti la roccia è ottima, solida e lavorata ed arrampicare è veramente un piacere. Superato il tetto non lasciarsi ingannare dai fix luccicanti che proseguono in verticale ma, raggiunto un chiodo, si piega completamente verso sinistra seguendo una simil-rampa che obliqua in direzione dell’evidente canale. Tutto il traverso è sprotetto ma all’ingresso del canale è presente un vecchio chiodo ad accoglierci. Sfruttando entrambe le pareti si sale un paio di metri per poi uscire sulla destra dove è presente una clessidra, attrezzata con cordone e maglia rapida, dove si sosta. 30m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza riparte verticalmente rispetto alla sosta in direzione di un evidente lama. I primi metri si svolgono lungo paretina appoggiata che si verticalizza mano a mano che si sale. La lama è molto bella e la si segue per tutta la sua interezza piazzando, di tanto in tanto, qualche friend a protezione della progressione. Si giunge quindi ad un piccolo terrazzino con chiodo. La lama prosegue ora sulla sinistra diventando più larga, ma la linea sterza verso destra traversando per qualche metro costeggiando il piccolo tettino che chiude la parete fino a che è possibile rimontarlo in corrispondenza di una clessidra da attrezzare. Superato il tetto senza grandi difficoltà ci si trova dinnanzi ad una placconata appoggiata che si segue obliquando lievemente verso sinistra fino a raggiungere la sosta posizionata alla base di un largo camino dove prosegue il tiro successivo. Attenzione lungo gli ultimi metri della lunghezza perchè non è facile proteggersi e non c’è nulla a parete. 30m, IV.

In arrivo alla seconda sosta, IV.

Il terzo tiro si inerpica all’interno dell’evidente camino subito oltre la sosta che si stringe verso il termine. L’arrampicata è semplice, agevolata da numerosi appigli sulle pareti laterali. Terminato il camino un chiodo protegge l’inizio di un breve traverso verso sinistra che sale in direzione di un secondo camino decisamente più fondo e compatto. Qui, in entrata sulla sinistra, è presente un altro chiodo rosso. I passaggi all’interno del camino sono davvero belli e meritevoli: rimanendo il più esterni possibile si sfrutta maggiormente la parete di destra, che ospita le prese migliori, fino ad arrivare al grosso masso che precede la cengia d’uscita. Con passo finale in dulfer ci si proietta al di fuori del camino dove si sosta comodamente. 35m, IV.

Martina sulle belle placche del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza ospita i passaggi più duri di tutto l’itinerario lungo muretto fessurato e strapiombante. Il passo chiave è ben visibile sin dalla sosta ma si raggiunge solo dopo aver superato la lunga placconata antecedente. Dalla sosta ci si sposta qualche metro verso destra per rimontare più agevolmente le roccette e giungere così in placca. Questa obliqua verso sinistra puntando alla fessura che divide la parete gialla da quella grigia. Giunti alla base è presente un chiodo e, nella fessura, è incastrato un friend. Questo ci ha tratti in inganno e ci ha indotto a salire il muro strapiombante in questo punto quando in realtà la linea originale qui traversa verso sinistra fino alla base di una seconda fessura che si risale con difficoltà attorno al V grado. La verticale da noi affrontata, a nostro parere, si aggira attorno VI/VI+ con difficile gioco di incastri sulla partenza (che al momento della nostra salita era tra l’altro fradicia) e continuità fino al termine. Nel complesso è però molto bella e ben proteggibile nella parte bassa, un po’ meno in quella alta. Si sbuca comunque praticamente a due passi dalla linea originale su buona cengia. Da qui si punta verso il corridoio di sinistra dove è ben visibile la coppia di chiodi dove attrezzare la sosta che si raggiunge senza ulteriori difficoltà. 40m, V (VI/VI+ la variante).

La linea della quarta lunghzza con la fessura della variante, VI/VI+.

L’ultimo tiro sale le ultime roccette oltre la sosta zigzagando dove la roccia è migliore. Dove muore la verticalità inizia un ultimo tratto appoggiato caratterizzato da numerosi detriti ballerini che prosegue praticamente fino alla Cengia Martini e quindi al termine della via. Il terreno particolarmente instabile rende la progressione lenta e solo qualche sporadica roccia quà e là riaffiora dando senso di maggiore stabilità. Si passa da uno scoglio all’altro fino a che anche questi terminano lasciando spazio all’ultima sezione prativa. Si sosta infine su cordone metallico che fa da parapetto al margine della cengia. 40m, III.

Le terrazze sommitali in arrivo all’ultima sosta, III.

Bell’itinerario, nonostante la brevità, che si svolge lungo roccia molto solida e compatta. Le difficoltà sono costanti lungo tutta la linea che non risulta sempre evidente visto che le protezioni a parete non sono molte. Molto bello anche l’ambiente che circonda la salita, sfondo perfetto per una piacevole giornata.

Spigolo Alpini

E’ da un paio di weekend che, per un motivo o per l’altro, non andiamo in Dolomiti. Sentendone già la mancanza ci dirigiamo verso il Falzarego sotto un sonoro diluvio. Arriviamo che fortunatamente ha smesso di piovere e la brezza che soffia sta già asciugando le pareti, un ottimo auspicio per la giornata di domani. Qualche goccia per la verità è scesa anche in nottata ma ci svegliamo con il sole che timido inizia a mostrarsi, carichi per passare una piacevole giornata. L’obiettivo di oggi è lo “Spigolo Alpini”, alla “Piramide Col dei Bos”, una divertente ascensione su roccia quasi sempre solida.

Il primo tiro affronta la prima metà della lunga rampa appoggiata che caratterizza la prima parte della salita. La roccia, molto compatta e lavorata, rende l’arrampicata piacevole e divertente lungo tutta la lunghezza. Senza percorso obbligato si inizia a risalire la rampa lungo bella placconata protetta solamente di rado da qualche chiodo, di non facile individuazione visto che il colore si mimetizza con la roccia, battuto o adirittura cementato. Verso metà lunghezza si abbandona la placca in favore di una fessura che sale poco sulla sinistra. Si segue quest’ultima fino a raggiungerne il termine dove si sosta su grosso chiodo cementato ben visibile. 30m, III.

Simone lungo il primo tiro, III.

La seconda lunghezza riparte oltre la sosta in direzione del muretto verticale dove è possibile scorgere un chiodo alla sua sinistra. Ignorare completamente il fix che si intravede in prossimità dello spigolo destro della parete che fa parte di un’altra linea. Superato il muretto iniziale, ben manigliato, si torna ad arrampicare lungo la rampa appoggiata con progressione analoga a quella del tiro precedente. La linea non è molto evidente, visto che a parete c’è poco o niente, ma come riferimento non scostarsi di molto rispetto alla verticale della sosta precedente. Mano a mano che si sale la parete si appoggia sempre di più attraversando zone più ghiaiose fino ad incontrare 2 chiodi dove poter attrezzare la sosta, posti una decina di metri sotto una forcella. 45m, III.

L’inizio della seconda lunghezza, III.

Il terzo tiro termina la rampa, che ci ha accompagnato fino a questo momento, rimanendo lungo la cresta, dove la roccia è migliore, ed evitando quindi di entrare nel detritico canale di sinistra. Giunti alla forcella si rimontano le roccette di sinistra fino a giungere ad una nicchia dove è presente un chiodo. Da qui si risale il muretto verticale rimanendo il più possibile sulla parte di sinistra fino ad aggirare la parete e cambiare versante appena possibile. Qui dovrebbe trovarsi la sosta che però noi non abbiamo visto sostando immediatamente poco più in alto rafforzando un grande chiodo rosso con il pilastro staccato sottostante. 25m, IV-.

In arrivo alla terza sosta, IV-.

La quarta lunghezza continua lungo la rampetta che sbuca su grande cengia detritica. Seguendo questa si arriva alla base della parete successiva: una lunga e larga placconata grigia che ci accompagnerà nella prossima lunghezza. Raggiunta la base della placca è ben visibile la sosta qualche metro più in alto. Questa si raggiunge facilmente dopo aver superato il muretto basale. 28m, III.

Simone in prossimità della quarta sosta, III.

Il quinto tiro risale totalmente la grande placconata appoggiata fino al termine con arrampicata divertente e di soddisfazione nonostante le difficoltà siano limitate. La parte inferiore della placca è incisa da una lunga fessura verticale che si tiene come riferimento alla progressione seguendola fino a che non si allarga. Qui si inizia a traversare leggermente verso sinistra in direzione di un chiodo che dovrebbe essere abbastanza evidente visto che sporge parecchio dalla parete. Raggiunto questo si rimonta il muretto verticale, con uscita resa difficoltosa dalle poche prese marcate, e si prosegue obliquando verso destra in direzione della sosta posta al termine di un canale che muta in diedro verso il termine. Lungo il percorso si incontra una coppia di cordoni che protegge l’entrata di quest’ultimo. Un paio di movimenti atletici consentono di raggiungere la cresta e quindi la sosta. 40m, III.

La bella placca iniziale del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza è molto panoramica in quanto segue, quasi per tutta la sua interezza, la cresta stretta ed esposta. Abbandonata la sosta si segue il fil di cresta rimanendone sulla parete di sinistra almeno per i primi metri. Proseguendo in verticale ci si avvicina sempre di più alla cresta fino a raggiungerla dopo aver superato un breve diedro fessurato. Si curva ora verso sinistra e si segue la linea fino ad incontrare la sosta poco prima di un marcato muretto verticale. 30m, III+.

Lo sviluppo in cresta della sesta lunghezza, III+.

Il settimo tiro riparte affrontando direttamente il muretto oltre la sosta al cui centro è ben visibile un chiodo. Il passaggio è breve ma fisico visto che la parete strapiomba leggermente. Anche le prese non sono delle migliori: stondate e scivolose fintanto che non si raggiungono quelle poste sul culmine della paretina. Una volta agguantate queste si rimonta senza difficoltà giungendo in cresta. La si segue lungo traccia tra l’erba, costeggiando i pinnacoli che di tanto in tanto si elevano, fino a che questa non collide con la verticalità della parete successiva. Qui è presente il chiodo di sosta all’estrema destra. 35m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza vince il breve muretto oltre la sosta prima di cambiare il versante di salita per l’ultima volta. Si parte salendo le roccette senza percorso obbligato fino a che la parete non si appoggia lasciando spazio a roccette lungo le quali si fa spazio una piccola traccia che traversa il canalino di sinistra con passaggio protetto da chiodo su grande masso. Eseguito il traverso si aggira la parete dove inizia una rampetta ascendente che si segue sempre verso sinistra, senza grandi difficoltà, fino a raggiungere l’anello di sosta. Attenzione a non tirare troppo il compagno lungo il traverso visto che il terreno è cedevole. 40m, III.

Il panorama dall’ottava sosta, III.

Il nono tiro riparte a sinistra della sosta entrando inizialmente nel largo canale che rampeggia velocemente fino a mutare prima in diedro ed in seguito in placca dove quest’ultimo viene chiuso dalla parete strapiombante di destra. La placca è molto bella, lavorata e sempre con buone prese sulle quali fare affidamento. Al termine di questa la linea prosegue lungo la parete di destra con arrampicata più semplice ma sempre divertente grazie alla roccia solida lungo tutto il percorso. Alla fine del muro si esce su cengia erbosa che si segue per qualche metro prima di arrivare ad un grosso masso, antecedente la forcella, dove è presente la sosta. 40m, IV.

L’ultima lunghezza completa la via raggiungendo la cresta della piramide dove passa la ferrata. Per raggiungerla è necessario superare un ultimo breve muretto che oppone le ultime resistenze. Dalla sosta si cammina verso la forcella aggirando un secondo masso sulla sinistra fino a giungere alla base di una fessurina dove un chiodo identifica la linea da seguire. Con movimenti decisi si superano le ultime difficoltà e si arriva in cresta dove, una sezione caratterizzata da rocce rotte e detriti, permette di raggiungere il culmine della piramide dove si sosta su singolo fix oppure attrezzando attorno ad un masso a piacimento. 30m, IV-.

Il muretto inizia dell’ultima lunghezza, IV-

Via molto bella e dalle difficoltà contenute. Nonostante la verticalità non sia quasi mai protagonista, se non in qualche sporadica sezione nei tratti finali, la roccia è comunque estremamente compatta. Nota a margine: il percorso è contrassegnato da bolli rossi ormai mimetizzati con la roccia che rendono la linea da seguire poco chiara visto anche che le protezioni a parete sono minimali. Nel complesso un percorso divertente in un ambiente davvero meritevole.

Didirina

E’ inizio giugno e la neve sulle vette dolomitiche è già un lontano ricordo. La stagione è iniziata presto ed il sole di questo weekend invita a passare belle giornate in quota. Saliamo al passo Pordoi intanti ad affrontare la via “Didirina” sulla Torre dell’Antonio.

Il primo tiro ospita subito i passi chiave dell’itinerario. Si parte in corrispondenza di un cordoncino attorno a clessidra sulla verticale del terzo tiro di falesia a partire da destra. Senza particolari difficoltà si rimonta sullo zoccolo erboso che si segue verso destra oltrepassando un arbusto e raggiungendo la base di un marcato camino. Non si approccia direttamente ma i primi passi si svolgono lungo la compatta placchetta di destra, protetta a fix, su piccole prese e buchetti. Si incontra poco dopo un caminetto con cordone che si abbandona sulla destra continuando l’attraversata in direzione del canale principale. Una volta raggiunto lo si affronta con decisione con arrampicata delicata anche per via della qualità della roccia. Verso metà camino è possibile inserire due solidi friend che proteggono lo strapiombetto giallo prima del cordone penzolante. Con arrampicata fisica si vincono le difficoltà raggiungendo la parete superiore dove si esce sul pilastro di sinistra e si prosegue con arrampicata più semplice. Oltrepassato un cordoncino si arriva sui terrazzini sommitali che si rimontano, verso destra, fino alla prossima fascia rocciosa dove un cordone su clessidra invita alla sosta (possibilmente da rinforzare). Lunghezza sostenuta e da non sottovalutare soprattutto se il camino risulta bagnato. 34m, V-.

Simone lungo il primo tiro della via, V-.

Il percorso della seconda lunghezza non è di facile individuazione in quanto a parete è presente poco materiale e la linea si svolge lungo un susseguirsi di terrazzini rocciosi. In linea di massima continuare ad obliquare verso sinistra in direzione della lama che solca la parete scura. Dalla sosta si rimontano le roccette verticali che conducono ad ulteriori terrazzini che si seguono verso sinistra attraverso una serie di risalti senza percorso obbligato. Raggiunta la base della lama è presente un cordoncino che si oltrepassa per affrontare il bel muro verticale che si vince sfruttando anche la parete di destra. La lama ospita buoni spunti per protezioni rapide ed in breve si esce iniziando a traversare ancora a sinistra su roccette rotte e semplici. Anche qui si procede senza percorso obbligato in direzione del largo camino che però non si affronta preferendo le roccette di destra che senza difficoltà particolari conducono alla sosta costituita da singolo cordone all’altezza dell’uscita del camino. 45m, IV+.

Martina al termine della seconda lunghezza, IV+.

Il terzo tiro riparte verso sinistra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge attraversando una semplice sezione caratterizzata da roccette rotte che si sviluppa oltre il camino. L’arrampicata qui è semplice e la roccia offre molti spunti per proteggesi. In men che non si dica si raggiunge lo spigolo della parete dove un cordoncino protegge il passaggio esposto che consente di cambiare versante. Ci si trova quindi al di sopra di una cengia pendente composta principalmente da detriti di varie dimensioni che rendono la progresione abbastanza instabile. Prestare attenzione lungo questo tratto visto che è orfano di protezioni e, data la qualità della roccia che costeggia la cengia, non è facile inserirne. Superata una nicchia gialla si raggiunge la base di un diedro dove è presente la sosta su cordone (integrabile con una grossa clessidra poco sotto a sinistra). 32m, III.

L’inizio del terzo tiro, III.

La quarta lunghezza riparte verso sinistra aggirando nuovamente lo spigolo della parete. Dalla sosta si ridiscende per un paio di metri fino al passo esposto che permette di cambiare versante. Obliquando ora verso sinistra si affronta una serie di facili roccette prima di giungere ad un vago diedrino. Come riferimento mantenere la sinistra rispetto alla verticale dell’evidente lama/pilastro staccata in alto a destra. Dopo qualche metro si giunge ad un secondo diedro più marcato scavato da bella fessura, sulla cui parete di sinistra si sviluppa una bella e compatta placchetta grigia. Si sale lungo il diedro per qualche metro abbandonandolo verso la fine dove si inizia a traversare verso sinistra sulla placca con movimenti in aderenza. Qui le prese sono giusto accennate e si procede spostando i piedi tra un appiglio e l’altro mantenendo con le mani l’equilibrio. Traversando si punta allo spigolo della parete dove si sosta, su scomoda cengia, su vecchio chiodo con anello e chiodino più recente poco più in alto. 24m, IV+.

Martina in arrivo alla quarta sosta, IV+.

Il quinto tiro risale la coppia di bei diedri intervallati da larga cengia. Oltrepassato lo spigolo a sinistra della sosta si entra nel primo diedro con passo iniziale non semplice. Una volta dentro lo si risale con arrampicata più facile e divertente sfruttando bene entrambe le pareti. L’accogliente fessura centrale permette invece di proteggere la progressione con semplicità. Usciti dal primo diedro ci si ritrova sulla cengia che spezza la verticalità dove si risalgono le facili roccette in direzione della base del secondo diedro. Questo è davvero bello ed entusiasmante con le placche laterali assolute protagoniste. Si sale analogamente al diedro precedente con mani e piedi che sfruttano le conformazioni naturali delle pareti laterali e la fessura centrale che serve come protezione primaria. Giunti ad un masso incastrato, laddove il diedro inizia a stringersi, si esce sulla parete di sinistra, che in questo punto forma uno stretto pilastro, fino a rimontare sulla cengia soprastante dove si sosta comodamente su cordoncino attorno a clessidra. 33m, IV+.

Martina al termine del secondo camino del quinto tiro, IV+.

La sesta lunghezza prosegue verticalmente sul pilastrino oltre la sosta con difficoltà moderatamente facili. Al termine di questo si affronta una sezione caratterizzata da roccette rotte che si sviluppa principalmente verso destra. Il percorso da seguire non è chiaro ma bisogna evitare di entrare nel marcato diedro si sinistra e raggiungere la base della placconata ben visibile in alto a destra. Una volta raggiunta la si segue fino alla sua estrema destra dove la si inizia a salire sfruttando, nei primi metri, anche il pilastrino di destra. L’arrampicata lungo la placca è agevolata da una flebile fessurina che la solca verticalmente ma i movimenti rimangono puramente di aderenza. Superate le difficoltà si raggiunge la terrazza dove si sosta su cordoncino rafforzabile con grosso friend nella fessura di destra. 42m, IV.

La bella placca termina della sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro si svolge lungo l’evidente cresta a destra della sosta che si segue fino al punto più alto dell’anticima della Torre dell’Antonio. Per raggiungere la crestina si oltrepassa il muretto appena a destra della sosta che, con facile arrampicata, consente di guadagnare la base di una breve placchetta che culmina proprio in cresta. Qui è possibile proteggersi a piacimento usufruendo dei molti spuntoni lungo la via. Seguendo la cresta in direzione della parete principale si raggiunge in breve lo spuntone sommitale dove si attrezza la sosta. Attenzione lungo questo ultimo tratto in quanto la roccia non è sempre solida. 25m, III.

L’evidente cresta del settimo tiro, III.

L’ottava lunghezza è estremamente breve ma consente di raggiungere la calata che conduce nella forcella tra le pareti. La camminata, in leggera discesa, verso la calata non è delle più entusiasmanti e si svolge prevalentemente lungo stretta cengia in cresta su roccia detritica rendendo il tratto particolarmente brutto e pericoloso. Raggiunta la sosta ci si cala una quindicina di metri fermandosi alla forcella. 10m, I + calata.

La calata nella forcella.

Il nono tiro attacca a sinistra della forcella subito oltre lo spigolo dove inizia un camino/diedro abbastanza evidente. Con bella arrampicata, lungo roccia solida, lo si segue fino a che risultano evidenti una coppia di guglie sulla destra. Le si raggiungono lasciando la prima sulla destra ed affrontando direttamente le seconda che offre passaggi sostenuti lungo placca delicata. Al termine di questa ci si sposta verso destra dove si trova un cordoncino all’interno di un canalino. Risalendo il canale fino quasi al termine questo si appoggia e si stringe. Prima della fine si piega ancora verso destra in favore di una fessurina che permette di superare il muretto verticale che conduce in cresta. Qui la roccia è da verificare, prestare quindi attenzione. Lungo tutta la lunghezza il percorso è poco chiaro ed è facile perdersi: come riferimento non scostarsi troppo a sinistra rispetto allo spigolo della parete. Si sosta sul primo spuntone disponibile. 40m, IV.

In uscita dal nono tiro con la torre della calata precedente sullo sfondo, IV.

L’ultima lunghezza riparte lungo la rampa di destra dirigendosi verso il culmine della torre attraverso camminata su fondo instabile e scosceso. Solo verso il termine si affrontano le facili roccette rotte di sinistra che si districano fino allo stretto culmine del pulpito finale dove si sosta attorno a grosso masso e ci si gode il panorama che spazia dalla Marmolada al Sassolungo fino alle Meisules. Tiro nel complesso poco interessante ma che permette di giungere in vetta alla Torre dell’Antonio. 30m, IV-.

Martina in vetta con il Sassolungo alle spalle, IV-.

Via ad alti e bassi. Alcuni tiri sono davvero belli e di soddisfazione, altri si svolgono lungo tratti caratterizzati da numerosi risalti dove l’arrampicata è spesso interrotta. La roccia comunque è quasi sempre buona, solo le creste presentano sezioni da verificare. Il percorso non è sempre chiaro ed è necessario un buon fiuto per ritrovare tutte le soste e non perdersi lungo la via.

I segreti del Baffelan

Per la festa della Repubblica ci dirigiamo verso Campogrosso intenti a salire una via sul Baffelan. Due anni fa avevamo già tentato di scalare questo monte ma una sonora lavata ci aveva costretti alla resa e alla calata. Visto che questa volta il meteo sembra reggere decidiamo di salire attraverso la via “I segreti del Baffelan”, quella forse con lo sviluppo maggiore tra quelle presenti.

Il primo tiro sale lungo uno stretto pilastrino compatto fino a raggiungere un breve terrazzino che porta alla placconata principale della lunghezza oltre la quale si sosta. Il pilastro iniziale è molto verticale e si approccia da destra a sinistra seguendo gli evidenti chiodi a parete. I movimenti sono principalmente di equilibrio, visto che la maggior parte delle prese sono stondate, e particolarmente soddisfacenti. Usciti dal pilastro si raggiunge la placca principale che si affronta diritta per diritta per il primo tratto fino ad una lama orizzontale che invita ad una breve traversata verso destra prima di tornare nuovamente a salire in verticale. Poco prima del traverso sono presenti i passi più difficili della sezione, quelli per giungere alla lama, che costringono a brevi movimenti in equilibrio ed allungo. Il traverso si svolge su buoni appoggi per i piedi ed ottima lama per le mani mentre gli ultimi metri superano facili roccette laddove la roccia si appoggia. 32m, V.

Simone lungo il primo tiro, V.

La seconda lunghezza segue il breve canale che si sviluppa oltre la sosta rimanendone sulla bastionata di destra dove la roccia è più sana. Questo impatta quasi subito contro i mughetti soprastanti costringendo ad un traverso verso sinistra per evitarli. Qui i piedi camminano lungo terrazzamenti erbosi mentre le mani seguono le prese nella roccia fino a che questa termina. Aiutandosi goffamente con i ciuffi d’erba pungente ai lati dei terrazzini li si risale obliquando leggermente verso sinistra puntando alle brevi sezioncine rocciose che permettono qualche passo che assomigli di più alla classica arrampicata. Senza ulteriori difficoltà si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta agevolmente. 23m, III.

La parte rocciosa della seconda lunghezza, III.

Il terzo tiro si sposta a destra della sosta per raggiungere la base di un camino che si segue fino al termine. I primi metri, tuttavia, si svolgono lungo la placchetta che sale subito a sinistra di questo. Qui l’arrampicata è agevole e divertente grazie alle buone prese e clessidre che si susseguono lungo il tratto ed al fatto che la parete è leggermente appoggiata. Si entra nel canale circa a metà dove si restringe un po’ ed è quindi possibile iniziare a sfruttare le pareti laterali per la progressione. Al termine del camino si continua lungo il muretto grigio che conduce, in obliquo verso destra, ad un pilastro staccato che si segue in cresta fino al termine dove muta in comoda cengia. Qui è presente la sosta. 22m, V.

Martina lungo il bel muro del terzo tiro, V.

La quarta lunghezza ospita il primo dei due passi chiave dell’itinerario. Si parte spostandosi a destra rispetto alla sosta in direzione del primo dei due cordoni visibili. Raggiunto questo si inizia a salire verticalmente lungo la paretina chiusa da pronunciato tetto. Superati agevolmente una coppia di chiodi si raggiunge proprio il tetto che si vince aggirandolo verso destra con arrampicata comunque fisica in quanto per oltrepassare lo spigoletto di destra bisogna prima rimontare un breve muretto leggermente strapiombante su prese tutto sommato buone. Molto bello ed esposto è il passo successivo che rientra verso sinistra al di sopra del tetto e continua verticalmente lungo il muretto che conduce al terrazzino di sosta. 20m, V+.

Martina in uscita dal passo chiave della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro continua in verticale oltre la sosta obliquando costantemente verso sinistra fino alla sosta successiva. L’arrampicata si svolge sempre lungo muretto appoggiato che forma un susseguirsi di risalti molto ben manigliati e facili da risalire. Nonostante le protezioni a parete non siano immediatamente visibili la linea da seguire risulta evidente in quanto la fascia rocciosa forma un corridoio stretto dalla vegetazione di sinistra e dal canale sassoso di destra. Le difficoltà limitate rendono questo tiro “rapido” ma allo stesso tempo godibile visto che la roccia è compatta. Solo qualche sasso mobile verso il termine richiede un po’ di attenzione. 30m, III+.

Le roccette finali della quinta lunghezza, III+.

La sesta lunghezza inizia sulla falsa riga della precedente, risalendo i risalti rocciosi lungo muretto ora più verticale. Anche la linea è più diritta e curva solamente al raggiungimento di una nicchia gialla costituita da roccia poco sana. Questa viene aggirata verso destra, anche qui su roccia da verificare, dove si raggiunge la base di una rampetta ascendente. Si segue quest’ultima verso sinistra oltrepassando una coppia di chiodi e raggiungendo il termine dove si abbandona in favore della parete di sinistra che, appoggiandosi ulteriormente, tende a formare ancora qualche breve risalto lungo terrazzini erbosi prima di giungere in sosta. 30m, IV+.

Simone lungo il muretto appoggiato della sesta lunghezza, IV+.

Il settimo tiro è estremamente breve ed anonimo. Inizia risalendo il muretto dove è posta la sosta per poi giungere ad una sezione caratterizzata da ulteriori terrazzamenti erbosi chiusi lateralmente dai mughi. Arrangiandosi con quello che c’è a disposizione si rimontano precariamente e si raggiunge la sosta su di un muretto poco prima della parete successiva. 16m, IV.

L’ottava lunghezza è bella e si svolge principalmente lungo diedro. Dalla sosta si risalgono le ultime facili roccette fino alla base della parete principale che si approccia salendo a sinistra rispetto alla grande orecchia staccata e ben visibile. Oltre l’orecchia inizia il diedro spezzato in due parti ed intervallato da breve muretto verticale. Il primo diedro ospita, sulla parete di sinistra, una bella placca compatta che può rappresentare una buona alternativa in aderenza ai classici movimenti da “diedro” visto che sia questa che il diedro accolgono un paio di chiodi. Comunque si scelga si giunge nell’intermezzo dove un altro chiodo precede di poco l’ingresso nella seconda parte del diedro questa volta più verticale e frastagliato. La prima sezione è semplice grazie ai molteplici appoggi ed alle buone prese mentre più complessa è l’uscita sulla cengia soprastante. L’ultimo tratto costringe infatti ad una serie di movimenti fisici, su buone prese per le mani e piedi in aderenza, lungo diedro appena strapiombante visto che la paretina di sinistra spancia leggermente. Usciti dalle difficoltà si affronta un ultimo breve muretto prima di spostarsi verso destra per seguire i terrazzini che conducono alla sosta. 35m, V+.

Simone sull’ottava lunghezza, V+.

Il nono tiro si svolge in traverso verso sinistra per aggirare la fascia vegetativa soprastante. La linea è evidente ed è dettata da numerosi cordoncini e chiodi, almeno per quanto rigurada il primo tratto. Si inizia abbandonando la nicchia di sosta oltrepassando prima un cordoncino bianco ed in seguito uno nero fino ad aggirare lo spigoletto e ritrovarsi alla base di una rampetta dove una coppia di chiodi invita a proseguire qualche metro in verticale. Raggiunto il secondo si torna in traverso sempre a sinistra e, superato qualche pilastrino, si giunge in vista della sosta su grosso pinnacolo. Per raggiungerla è necessario superare un canalino rimanendo belli alti dove la roccia è migliore. Questo secondo tratto del traverso è difficilmente proteggibile e in alcuni punti la roccia non è sana, prestare quindi particolare attenzione. 30m, V.

Martina in arrivo alla nona sosta, V.

La decima lunghezza prosegue verticalmente oltre il pinnacolo di sosta mantenendo la sua sinistra. La linea non è immediatamente visibile ma appena si sale qualche metro è possibile intravedere i primi chiodi con cordoncini. Dopo i primi metri su buona roccia compatta si entra in un terreno più scosceso. Qui l’arrampicata si svolge prevalentemente lungo terrazzini erbosi dove la roccia è presente solo parzialmente grazie alla fascia di destra dove sono inseriti i chiodi e le varie protezioni. La qualità è comunque scarsa e la solidità è da prendere con le pinze. Al termine dei terrazzini è presente la sosta sulla sinistra. 28m, IV+.

Gli ultimi risalti al termine della decima lunghezza, IV+.

L’undicesimo tiro riparte oltre la sosta aggirando verso sinistra l’ultima fascia rocciosa presente su terreno particolarmente scosceso. Oltre questa si prosegue ancora lungo terrazzini erbosi particolarmente ostici in quanto per la progressione bisogna arrampicarsi con quello che c’è: labili radici, ciuffi d’erba pungenti, unghie nel terriccio… Si continua con arrampicata maccheronica zigzagando seguendo la traccia che si sviluppa disegnando una saetta e toccando lungo i vertici le poche fasce rocciose dove sono inseriti i chiodi a protezione della salita. In vista della sosta si aggira l’ultima zolla verso sinistra per raggiungere il comodo terrazzo finale. 29m, IV.

Simone in partenza all’undicesimo tiro, IV.

La dodicesima lunghezza torna finalmente a svilupparsi lungo roccia solida e sana per tutta la sua lunghezza. Dalla sosta si rimonta il muretto obliquando verso sinistra in direzione del chiodo adiacente lo spigolo della parete. Si continua ora in verticale fino quasi a metà lunghezza dove piano piano si inizia a spostarsi verso destra in direzione di una coppia di nicchie. Gli ultimi metri rimontano una coppia di bei pilastrini molto godibili fino a che sono stretti dalla vegetazione. Qui un ultimo passo deciso verso destra, sovrastando le radici di un mughetto, conduce al terrazzo di sosta dove, nella nicchia di destra, è visibile la scatoletta contenente il libro di via. 30m, IV.

Gli ultimi metri prima della sosta, IV.

Il tredicesimo tiro prosegue fino a raggiungere la cresta del Baffelan con arrampicata divertente e su buona roccia. Inizia risalendo brevemente il caminetto a destra della nicchia uscendone sulla parete di destra aggirando lo spigoletto. Da qui, per evitare il canale detritico di destra, si inizia ad obliquare verso sinistra lungo muretto appoggiato vincendo, di tanto in tanto, qualche breve risalto. Giunti in prossimità della cresta la parete spiana completamente e si inizia ad incamminarsi verso destra in direzione del fittone di sosta. 30m, IV+.

Martina arriva sulla cresta del Baffelan al termine del tredicesimo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza si limita a seguire la cresta fino a che si incontra il sentiero della normale del Baffelan. Dopo aver rimontato il muretto di sosta si prosegue salendo e scendendo i pulpiti che formano la cresta. L’arrampicata è semplice ed in breve si raggiunge il sentiero dove si sosta a piacimento attrezzando uno dei massi presenti. 50m, II.

Lo sviluppo dell’ultima lunghezza, II.

Via a due facce: bella la parte inferiore dove ci si muove principalmente su roccia solida e verticale, mentre la parte superiore serpeggia alla ricerca di una verticalità che non sempre è presente ed è spesso necessario farsi largo con denti ed unghie attraverso terrazzini erbosi. Nel complesso la salita appaga se non si è troppo esigenti.

Via Predoni e Balossi

Stanchi dalle fatiche del giorno precedente ci dirigiamo verso la quinta torre del Tricorno per affrontare una vietta corta e dai gradi contenuti. La “Predoni e Balossi” attacca in prossimità dello spigolo destro della torre ed in sole 4 lunghezze di corda ne raggiunge la sommità dove, nebbia permettendo, è possibile osservare uno scorcio sul Pasubio e sui torrioni circostanti prima di calarsi e tornare a terra.

Il primo tiro è senza ombra di dubbio il più bello e meritevole di tutta la salita e l’unico con roccia veramente compatta e solida. Inizia risalendo lo spigolo roccioso a destra del torrione dove, poco in alto, è possibile scorgere un cordone nero particolarmente consumato dall’umidità della parete esposta a Nord, la quale garantisce comunque refrigerio anche durante le calde giornate estive. Dopo alcuni metri lungo lo spigoletto si raggiunge un secondo cordone più minuto e nascosto che si lascia sulla destra in favore della bella placchetta appoggiata che, obliquando leggermente a sinistra, conduce alla base di una parete decisamente più verticale dove è presente una possibile sosta su cordone nero attorno a clessidra. Questa si può tranquillamente evitare visto che il tiro è comunque breve e lineare. Dal cordone ci si sposta leggermente verso destra fino a raggiungere la verticale di una bella e larga fessura dove si torna a salire diritti per diritti. Prima di raggiungerla è possibile sfruttare un cornetto roccioso per proteggersi rapidamente con un cordone attorno prima di affrontare la sezione chiave del tiro e della via. Rimontati con i piedi sul pinnacolo si sfrutta il lato sinistro della fessura per alzarsi con i piedi sulla fessurina che taglia orizzontalmente la parete di sinistra e raggiungere così le belle lame poco più in alto. Ci si sposta ora lungo il pilastrino a destra della fessura che offre ottime prese ed appoggi. Seguendolo sino al culmine si trova infine la sosta su 2 fix uniti da cordone. Bella lunghezza, completamente sprotetta nel passo chiave e nella parte superiore dove è comunque sempre possibile inserire qualche friend a supporto della progressione. 28m, V+.

Martina lungo le belle placche del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte aggirando verso destra il pilastro di sosta entrando in un largo camino di cui si sfrutta prevalentemente la parete di destra che appare più solida e compatta. Mano a mano che si sale il camino si stringe leggermente fino a chiudersi verso il termine dove un cordone attorno ad un sasso incastrato costituisce l’unica protezione fissa della lunghezza. Si esce alla sua destra ritrovandosi così su terrazza pendente e terrosa che si segue in direzione di un pilastrino roccioso entrando in un canale che prosegue aggirando la parete principale (dove sono presenti evidenti soste appartenenti ad altre linee) lasciandola sulla sinistra. Risalendo il canale si incontra un cordoncino nero poco prima del fix di sosta rafforzato con cordone attorno a grosso pinnacolo. 28m, IV.

Simone al termine del camino della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue a destra della sosta lungo rampetta appoggiata. Il passo più duro consiste nel superare il muretto iniziale per accedervi visto che spancia leggermente verso l’esterno. Superato questo si segue la breve rampa solcata da fessura sulla sinistra dove è anche presente un cordone per proteggersi. L’arrampicata è semplice ed in pochi movimenti si raggiunge il termine della fascia rocciosa dove la linea aggira lo spigolo della parete cambiando versante e proseguendo lungo i terrazzamenti erbosi senza particolari emozioni. Raggiunta la selletta che separa la quinta dalla sesta torre si torna su roccia per rimontare il breve zoccolo di sinistra al cui culmine è presente una comoda sosta. 19m, IV+.

La rampa iniziale del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è piuttosto corta ma permette di raggiungere la cima del torrione. Dalla sosta si traversa verso sinistra aggirando nuovamente la parete per poi proseguire verticali fino al termine del tiro. Il primo traverso è delicato su roccia non ottima soprattutto per quanto riguarda gli appoggi per i piedi. Le mani si spostano invece a parete garantendo l’equilibrio. Aggirato lo spigolo sono visibili 2 cordoni che tracciano una linea verticale da seguire con bella arrampicata su roccia solida e prese marcate. Si raggiunge quindi senza difficoltà rilevanti la cima dove si sosta su catena attrezzata per la calata successiva. 18m, IV+.

Martina quasi in vetta, IV+.

Via corta di cui solamente la prima lunghezza fa veramente parlare di sè. Oltre questa la linea si svolge lungo roccia non sempre ottimale. Nel complesso buona se concatenata con qualcosa nelle vicinanze a completamento della giornata.

Via Flavia

Ultimamente il meteo, in questo inizio di Novembre, non è dei migliori e la pioggia immininente, prevista però a qualche ora non meglio precisata della giornata, suggerisce di provare a sfruttare almeno la mattina per tentare una vietta corta. Con le nuvole grigie sopra le nostra teste ci dirigiamo di buona lena verso la Parete Centrale del Monte Colt per salire “Via Flavia”, dallo stampo alpinistico e ripulita di recente. Nonostante tutto il tempo sembra reggere e carichi attacchiamo la via.

Il primo tiro sale il diedrino composto da rocce rotte alla sinistra di una placconata decisamente più compatta. La prima lunghezza è in comune con la via sportiva “Nove Dita” di cui è possibile sfruttare i primi 2 fix a parete per l’assicurazione nel primo tratto. Larrampicata qui, seppur facile, è molto delicata per via della qualità della roccia piuttosto scarsa dove non è raro smuovere massi anche di grandezze consistenti. Fortunatamente la sezione è breve e si giunge presto su di un terrazzino dove 2 grossi arbusti offrono solide protezioni. Saliti i risalti rocciosi ci si ritrova alla base di uno stretto, e piuttosto fondo, camino che va salito stando quanto più possibile sullo spigolo e seguendo, come riferimento, l’evidente fessura che si sviluppa sulla parete di sinistra giusto un paio di metri oltre l’ingresso. Questa può essere anche sfruttata per l’inserimento di piccoli dadi e friends visto che le protezioni “fisse” sono piuttosto in alto. Una volta risalita la prima parte del camino si procede sullo spigolo per pochi metri per rientrare in seguito ancora nel camino all’altezza di un cordone penzolante sulla parete di destra. Si affrontano gli ultimi facili metri verticali fino ad uscire sul pilastro dove è presente la sosta. Non lasciarsi ingannare dalle difficoltà sulla carta limitate, il camino incute un po’ di timore e nel complesso non è da sottovalutare. 40m, IV?.

Martina alle prese con il camino del primo tiro, IV.

La seconda lunghezza evita i muraglioni verticali, che si ergono oltre la sosta e dove corrono le linee delle vie “La Cigogna” e “Nove Dita”, e prosegue piuttosto in orizzontale verso sinistra per portarsi ai piedi di una parete che si presta più ad essere salita alpinisticamente che sportivamente. Il primo tratto del traverso si svolge senza particolari difficoltà su larga cengia alla fine della quale si supera un grosso masso incastrato. Oltre questo si segue la fessura che obliqua verso sinistra, verticale alla quale prosegue la via “La Cicogna”, fino a raggiungere un piccolo terrazzino dove un solido arbusto invita alla sosta (abbastanza scomoda). Il tiro è breve e poco protetto ma si può sfruttare comodamente la fessura per inserirci protezioni rapide. 25m, V-.

Simone all’inizio del traverso del secondo tiro, V-.

Il terzo tiro rimonta il muretto oltre la sosta per poi proseguire sulla rampa che si sviluppa verso destra e termina con un bel tratto all’interno di un diedro bianco. Il passo chiave del tiro, e della via in generale, si trova proprio sul muretto iniziale dove è necessario sfruttare bene le poche prese a disposizione per rimontare una beffarda pancia. Sulla destra è ben visibile un buon rovescio e poco sopra, un po’ più nascosto, un bidito migliore. Sulla sinistra si sfrutta invece la piccola clessidra dove è inserito un cordoncino. Superata la pancetta si trova un chiodo ed in seguito un cordone bianco a preannunciare l’inizio di una lunga rampa. Si segue quest’ultima fino a che non si verticalizza e muta in diedro ben fessurato al cui termine si esce verso destra sfruttando la bella placchetta lavorata dove l’arrampicata risulta essere più facile. Continuando verso destra si oltrepassa un piccolo arbusto e, aggirando lo spigolo della parete, si raggiunge la catena di sosta in comune con la via “La Cicogna”. 30m, VI.

L’inizio della terza lunghezza, VI.

La quarta lunghezza prosegue in obliquo ancora verso destra, tra diedri e placchette, per evitare la severità del muro compatto soprastante. Si inizia risalendo per alcuni metri lungo la fessura, a sinistra rispetto la placca dove è posizionata la sosta, fino a che si conclude ed inizia un bel traverso, in corrispondenza di una vecchia sosta oramai arruginita e non più sicura, che porta, con una serie di passaggi esposti ma ben appigliati, alla base di un diedro rosso dove sono immediatamente visibili 2 chiodi (uno vecchio ed uno nuovo) mentre un altro più recente è nascosto oltre lo spigolo. Si risale il diedro uscendo appena possibile proprio sullo spigolo e si continua fino a che questo è chiuso da un piccolo tettino. Qui è presente un cordone bianco che sancisce l’inizio di un breve traverso, sempre verso destra, in direzione di quel che resta di un fico e di un arbusto più “vivo”. Quest’ultimo è anche abbastanza solido da poter essere utilizzato per avvolgerci un cordone come protezione rapida. Oltrepassati entrambi gli arbusti, ed aggirato l’ennesimo spigolo, ci si ritrova sulla cengia rocciosa dove è presente la catena di sosta, in comune con la via “Nove Dita”. 30m, V+.

Simone sulla quarta lunghezza, V+.

L’ultimo tiro esce sulla sommità della parete attraverso un facile diedro che si raggiunge solo dopo aver percorso una breve rampa appoggiata che, oltre che essere semplice, è anche molto bella. Alla sua destra corre una bella fessura che può essere utilizzata per proteggersi con friends medi. Al termine della rampa, che saliva a sinistra della sosta, la via piega fortemente verso destra e, con passo atletico, si immette nel diedro finale dapprima molto appoggiato ed in seguito più verticale ma comunque senza particolari difficoltà. Al termine della fascia rocciosa sono presenti 2 fix su cui poter attrezzare l’ultima sosta. 25m, IV+.

Martina al termine della via, IV+.

Via corta ma molto bella e meritevole. Cerca la linea più facile serpeggiando su una parete che ospita vie sportive decisamente più difficili: un’ottima intuizione da parte dei primi salitori. La chiodatura, al di fuori dei tratti in comune con le altre vie, è essenziale e necessita di essere integrata. Consigliata.

Via Adami/Bernardi

La “Parëi dl Ciastel” è una bassa fascia rocciosa poco oltre l’abitato di Selva Gardena, adatta a giornate incerte o per quando si ha poco tempo a disposizione. Una delle linee più facili è la via “Adami/Bernardi” che sale più o meno in centro alla parete in corrispondenza dell’evidente tetto, che viene aggirato sulla destra. I primi 3 tiri fanno parte della via “Rosa” e sono attrezzati a spit mentre gli ultimi 3 hanno uno stampo più alpinistico con cordoni e vecchi chiodi.

Il primo tiro risale una sequenza di facili roccette disturbate non poco dall’erba presente. Si giunge presto al di sotto di una paretina gialla che si aggira verso destra su roccia grigia e più solida. Ora l’arrampicata si fa più verticale e anche la roccia migliora in corrispondenza di un muretto nero che sale leggermente verso sinistra. Con passi ponderati e mai banali si giunge alla base di un diedro dove inizia un traverso verso destra che conduce alla sosta. Il primo passo del traverso, per rimontare la piccola cengia, è un po’ ricercato ma poi prosegue più facile. 33m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue a sinistra della sosta su parete nera verticale, almeno per il primo tratto. Anche qui la presenza di erbetta disturba la salita ma la roccia, seppur rotta, risulta solida. Dopo un difficile passo ben protetto si giunge ad una breve e facile rampetta che obliqua verso destra fino a collidere con il piccolo strapiombo soprastante che si supera nel punto di minore esposizione con passo atletico. Oltrepassato quest’ultimo si torna a sinistra, senza ulteriori difficoltà, fino alla sosta su anello e spit con maglia rapida. 19m, V.

Martina al termine della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro discende per pochi metri verso destra per poi tornare a salire su facili roccette con arrampicata per lo più monotona e poco interessante. Solo un breve tratto, nella prima parte della lunghezza, richiede un po’ di attenzione ma per il resto le difficoltà sono molto contenute. Dopo poco tempo si arriva, obliquando costantemente verso destra, alla sosta attrezzata con catena ed anello. 25m, V.

L’inizio del terzo tiro, V.

Inizia ora la parte alpinistica della salita: un bel traverso verso destra permette di aggirare elegantemente il grande strapiombo soprastante. La linea è abbastanza chiara ed evidente, dettata dai cordoni bianchi che si susseguono uno dopo l’altro. Per raggiungere il primo è necessario alzarsi leggermente verso destra fino alla base dello strapiombo. Da qui si prosegue in leggera discesa, sempre verso destra, superando dapprima un chiodo ed in seguito un altro cordone per finire con un ultimo chiodo. Aggirata la parete è presente la sosta su anello cementato. Nel complesso il traverso, particolarmente esposto, è molto bello seppur breve. Gli appigli sono ottimi sia per mani che per piedi. 15m, IV.

A metà del breve traverso, IV.

Il quinto tiro supera lo spigolo a destra della sosta con arrampicata atletica ma su buone prese. Prosegue rimanendo al di sotto del tettino e traversando la sua base fino a che muta in un muretto compatto che si sale senza troppe difficoltà fino alla base di uno stretto camino dove è presente un cordone bianco attorno ad un masso incastrato. Qui si può decidere se affrontare il camino direttamente oppure salire sulla paretina di destra con difficoltà analoghe. Si esce su prato e si oltrepassa, sulla sinistra, un gruppo di arbusti oltre il quale è presente un cordone bianco dove si sosta. 23m, IV+.

Simone all’inizio del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza non è altro che una rampetta erbosa che conduce al sentiero di discesa. Lungo la via è presente solamente un cordone. In generale si cerca di stare il più attaccati possibile alla roccia, almeno con le mani, e di sfruttare i terrazzini sassosi con i piedi. L’ultimo tratto abusa anche di un povero ginepro per raggiungere la sosta tanto è pendente e scivoloso il prato. 15m, I.

L’infido praticello dell’ultima lunghezza, I.

I primi 3 tiri della via si svolgono senza grandi emozioni su roccia buona ma troppo spesso disturbata dalla vegetazione. Gli ultimi 2, di roccia, sono invece meritevoli: bello ed estetico il traverso esposto del quarto tiro ed anche l’uscita sulla cengia erbosa finale merita. L’ultimo tiro è pressochè incolore. In ogni caso la via risulta essere una valida alternativa in previsione di salite più impegnative.

Via Stuflesser

Il gruppo del Cir è più famoso per le sue camminate tranquille e per le sue ferrate piuttosto che per l’arrampicata, eppure le sue pareti ospitano itinerari divertenti con avvicinamento relativamente breve. Uno di questi è la via “Stuflesser” che sale la parete ovest del Grande Piz da Cir tra belle placchette, canali, diedri ingaggianti ed un traverso delicato.

Il primo tiro sale il largo canale iniziale stando alla sua base fino a raggiungere il masso incastrato con annesso cordone. Qui inizia a salire verticalmente usando entrambe le pareti per una bella progressione in opposizione che permette di rimontare il masso e proseguire nel canale. Si passa sotto ad un altro sasso incastrato sopra il quale è presente la sosta su due chiodi recenti. Per raggiungerla è necessario girarsi di 180° e continuare in opposizione tra le pareti fino a rimontare. Attenzione ai sassi presenti nel canale detritico la cui traiettoia, in caso di smottamento, collide giusto giusto con la testa dell’assicuratore. 18m, IV.

Simone all’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza risale la placchetta sulla parete opposta rispetto ai chiodi di sosta per poi proseguire in traverso a sinistra fino a scollinare e cambiare versante. I primi metri in placca sono delicati, la roccia non è ottima e la prima protezione, una clessidra bianca, abbastanza distante. Raggiunta quest’ultima inizia il traverso su roccia gialla, anche questa poco stabile, ma ben protetto grazie a clessidre con cordoni e spit aggiunti di recente ex novo. Come per ogni traverso le attenzioni maggiori sono rivolte al secondo di cordata. Alla fine del traverso una bella rampa compatta porta sul versante opposto della parete dove è presente uno spit per la sosta. 12m, IV+.

Simone alla fine del traverso della seconda lunghezza, IV+.

Il terzo tiro torna a salire verticalmente lungo belle e solide placconate esposte. Dalla sosta ci si sposta ancora verso sinistra per un paio di metri fino ad una nicchia che si lascia sulla sinistra. Le belle placconate che si mostrano davanti a noi sono piacevoli da salire, caratterizzate da lame e buchetti, e portano in breve ad un’altra grande nicchia in prossimità dello spigolo della parete dove si sosta su due cordoni. Lungo il tiro sono presenti solo 2 cordoni su clessidre ma è possibile integrare. 24m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è estremamente breve ma consente di evitare di generare troppo attrito sul tiro precedente oppure lungo quello successivo. Si sale il diedro appoggiato, che si sviluppa di molto a sinistra rispetto alla sosta, al centro del quale penzola un evidente cordone nero. Qua le difficoltà maggiori: all’altezza del cordone si esce dal diedro sulla parete di sinistra con passo ricercato e leggermente atletico. Si giunge qindi sul terrazzo superiore dove è presente uno spit con maglia rapida. Si inizia ora un breve traverso sulla cengia e ci si ferma all’evidente cordone bianco da utilizzare come sosta. 15m, IV.

Simone all’inizio della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro conclude il breve traverso verso sinistra fino ad incontrare una clessidra con cordone. Da qui prosegue in verticale su ottima roccia e placconate fino alla base di un canale dove è presente un cordone rosso. La linea originale evita questo canale passando per la placca di destra ma come variante è possibile salire direttamente il canale senza particolari difficoltà. Abbiamo personalmente optato per quest’ultima soluzione visto che è anche facilmente proteggibile e dona all’itinerario anche una continuità come grado. Al termine del canale si prosegue in verticale puntando ai cordoni soprastanti senza però raggiungerli. Circa 5 metri più in basso di questi, infatti, è presente un golfaro con cordone bianco annesso, sulla destra, sul quale attrezzare la sosta. 32m, IV.

Martina in arrivo a S5, IV.

La sesta lunghezza è la più bella di tutto l’itinerario e risale l’evidente canale che a guardarlo dal basso incute leggero timore ma che nella realtà ospita numerose prese ed offre un’arrampicata atletica e di soddisfazione. Piuttosto delicata, a livello di passaggi, è invece la placchetta da affrontare per raggiungere il canale: dalla sosta non salire verticalmente ma spostarsi verso sinistra dove una solida rampetta conduce alla base della placca. Ignorando il chiodo nero in alto a destra ci si sposta sulla verticale del cordone bianco che si raggiunge con passi in aderenza. Si prosegue verso il prossimo cordone viola e quindi all’attacco del canale: qui un passo atletico consente di entrarci all’interno e continuare con una serie di balzi ben appigliati fino a che non muta in diedro più facile. Concluso anche il diedro ci si trova su di una rampetta sassosa che obliqua verso destra al termine della quale si trova un anello di sosta. Tiro davvero meritevole, da goderselo a fondo in ogni suo passaggio. 25m, IV+.

Simone superata la placca iniziale del sesto tiro, IV+.

L’ultimo tiro è breve e conduce all’uscita della via poco sotto il sentiero della ferrata che porta in cima al Grande Piz da Cir. Si parte oltre la sosta su bella placchetta compatta, senza particolari difficoltà, fino a raggiungere uno spit. Si entra ora in un poco accennato canale che si segue giusto qualche metro per uscirne subito sulla sinistra dove una placca compatta e bella conduce al terrazzino sommitale dove è presente la sosta oltre l’ultimo spit. 12m, IV+.

L’ultimo tiro, IV+.

Nel complesso una linea divertente dalle difficoltà tutto sommato contenute anche se il IV+ sta stretto su qualche passaggio. A parte il secondo tiro, sul resto della via la roccia è ottima, bisogna solo prestare attenzione qua e la a qualche presa ballerina.