Eliseo

La bella giornata di sole ci spinge verso le pareti della Valsugana dopo aver tentato, senza troppo successo, una linea al terzo pilastro di Martincelli il weekend precedente. Questa volta ci dirigiamo più a sud e più precisamente al Covolo di Butistone intenti a salire la via “Eliseo”.

Il primo tiro supera l’evidente diedro/camino che caratterizza la parte inferiore della parete attraverso arrampicata non banale e spesso fisica. Si inizia attraverando al di sotto dell’arcata di destra lungo placchetta di facile risoluzione fino ad entrare, all’incirca a metà lunghezza, all’interno del camino protagonista della seconda parte del tiro. Qui l’arrampicata inizia a farsi più fisica e meno scontata su prese comunque comode anche se spesso storte. Arrampicando con la schiena a parete è possibile di tanto in tanto riposare e spezzare la continuità. Poco prima che il camino termini si esce lungo il pulpito di destra attraverso movimenti ricercati. Qui la zona arborea e vegetativa non aiuta la progressione. Si rimontano ora le roccette seguenti, rotte ed un po’ precarie, che conducono al grosso anello di sosta. Attenzione agli ultimi 8 metri che non sono protetti ed è necessario integrare. Al nostro passaggio il primo tiro era bello bagnato nonostante non piovesse da una settimana, evitare dopo giorni di pioggia! 28m, 5c+.

Il diedro/camino del primo tiro, 5c+.

La seconda lunghezza è breve ma interessante. Supera elegantemente il diedro fessurato oltre la sosta per raggiungere il caratteristico traverso del tiro successivo. Dalla sosta si rimontano le facili roccette che conducono ad un grottino che si lascia sulla destra per guadagnare il diedro giallo ed il primo fix. Dopo un tratto relativamente semplice, dove è possibile sfruttare entrambe le pareti come appoggi per i piedi, inizia una sezione centrale in dulfer un po’ più fisica ed impegnativa. La qualità delle prese e degli appoggi è comunque ottima e dopo una sequnza meritevole di passaggi si raggiunge la parte alta del diedro dove si torna a salire pancia alla parete. Qui ci si sposta leggermente verso destra per seguire un breve archetto che, tornando verso sinistra, conduce ad una sosta bella aerea. 20m, 5c+.

Enrico impegnato lungo il diedro fessurato della seconda lunghezza, 5c+.

Breve è anche il terzo tiro che si svolge interamente lungo l’interessantissimo e caratteristico traverso posto a metà parete. Si parte rimanendo con le mani sulla minuta cengia che taglia la parete orizzontalmente mentre i piedi cercano gli appoggi migliori su roccia verticale. Il secondo fix è un po’ distante ma è possibile proteggersi con solido friend. Superati i primi metri si rimonta su cengia attraverso passo complicato e da ricercare. L’arrampicata muta ora in una camminata laterale sempre in precario equilibrio dove sembra che la parete rigetti repulsivamente chi percorre questo tratto. Quando la cengia termina si discende leggermente continuando ad attraversare verso sinistra, ancora in equilibrio, sino a raggiungere la sosta poco sopra un arbusto. 20m, 6a.

Il caratteristico traverso del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza riparte oltre la sosta lungo placchetta leggermente appoggiata. Obliquando verso destra si raggiunge la linea di fix che si verticalizza quasi immediatamente e che prosegue in direzione di un archetto. L’arrampicata è prevalentemente d’aderenza con tacche ed appoggi mai veramente marcati. Purtroppo allo stato attuale questo tiro è sporco e polveroso rendendo i passi abbastanza ostici nonostante le difficoltà non siano mai elevate. Qualche metro al di sotto dell’arco inizia un breve traverso verso sinistra che conduce direttamente alla sosta su cengetta. 20m, 5c.

Il muretto della quarta lunghezza, 5c.

Il quinto tiro prosegue oltre la sosta superando una serie di facili roccette che conducono alla base di un piccolo strapiombetto. Questo è ben appigliato superiormente ma necessita comunque di un po’ d’impegno per essere superato. Qui le protezioni più ravvicinate rispetto allo standard della via aiutano psicologicamente la progressione. Oltrepassate le difficoltà si prosegue lungo rampa leggermente verso sinistra attraverso arrampicata ancora in aderenza. Al termine della rampa è presente la sosta subito al di sotto dello strapiombetto che chiude la parete. 30m, 5c+.

La linea del quinto tiro, 5c+

La sesta lunghezza vince inizialmente lo strapiombo poco sopra la sosta, a prima vista repulsivo ma che in realtà accoglie buone prese. Il tratto risulta comunque essere fisico ma le protezioni ravvicinate facilitano un po’ la progressione. Al termine delle difficoltà si entra in un diedro appena accennato che culmina lungo spigoletto. Qui sono concentrate le difficoltà maggiori del tiro con prese mai veramente nette su parete verticale. Usciti dallo spigolo si affronta la placca seguente che corre appoggiata verso sinistra ma sulla quale non sono presenti protezioni. La sequenza è resa ulteriormente difficoltosa dalla polverina fastidiosa che è presente lungo tutto il tratto e che costringe a movimenti, in aderenza, sempre attenti e ponderati. Raggiunto il boschetto, in alto a sinistra, si sosta. 30m, 6a+.

Enrico sul tetto della sesta lunghezza, 6a+.

L’ultima lunghezza allo stato attuale non è percorribile. La vegetazione ha purtroppo inglobato tutta la parte superiore della parete e la linea non è più visibile. E’ possibile in ogni caso uscire seguendo verso destra la cengia oltre la sosta fino a che non si raggiunge la radura sommitale zig-zagando dove il percorso lo consente.

Giardinaggio per raggiungere la vetta.

Via sicuramente da ripulire ma nel complesso offre spunti di arrampicata interessanti. Belli sono soprattutto i tiri centrali che si svolgono lungo roccia sempre solida alla ricerca dei punti più deboli della parete. La chiodatura è un po’ datata ma buona, a tratti però distanziata e discutibilmente posizionata. Buona soluzione per una mezza giornata se si è in zona.