Archai

Giornata che stando alle previsioni metereologiche doveva essere bella e soleggiata ma che invece si è rivelata coperta e fredda, complice anche un fastidioso venticello. Oramai siamo scesi in valle e non ci resta che soffrire in silenzio e sfruttare la mattinata. Ci dirigiamo alle Coste dell’Anglone intenti a salire “Archai”.

Il primo tiro inizia risalendo la rampetta appoggiata, e caratterizzata da rocce rotte, che si sviluppa oltre la scritta blu che identifica la linea. Un breve traverso verso sinistra porta al di sotto della verticale di salita identificabile da chiodi a parete e da cordone poco più in alto. La roccia ora è migliore e solida. Si sale lungo il muretto ben manigliato che conduce alla base di uno strapiombetto con prese superiori molto accoglienti. Queste permettono, attraverso passo leggermente atletico, di superare le difficoltà e di rimontare sulla terrazza soprastante caratterizzata da roccia instabile e sassi staccati. Muovendosi con cautela per evitare di impallinare l’assicuratore sottostante ci si dirige poco più a destra fino a raggiungere l’anello di sosta. 25m, V+.

Simone lungo il primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte ancora verso destra per terminare la terrazza e raggiungere così una placchetta leggermente appoggiata da affrontare in aderenza. Il primo passo, per raggiungere la comoda fessura orizzontale, è probabilmente il più complesso e richiede equilibrio e decisione. La linea piega ora verso destra giusto un paio di metri dove risale un diedrino per tornare in seguto lungo bella placconata compatta. Si inizia ora ad obliquare verso sinistra fintanto che un tettino non chiude la parete e costringe ad un traverso orizzontale. Senza appoggi netti nè buone prese per le mani ci si muove in aderenza sino alla sosta. Al nostro passaggio, lungo questo ultimo tratto, erano presenti 2 fastidiose colate che hanno reso il tutto più aleatorio. Evitare dopo periodi di abbontanti piogge. 25m, VI.

La delicata placca all’inizio della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro traversa di netto verso sinistra per rimontare lo strapiombetto che chiude la parete nel punto in cui oppone meno resistenza. L’arrampicata, vista l’inclinazione della parete, è semplice e ci si muove sempre lungo buoni appoggi. Prestare solo attenzione al fatto che non ci sono protezioni e che non è possibile integrare. Raggiunto un cordone penzolante si torna a salire verticali lungo muretto breve ma esplosivo. Le prese ci sono tutte ma è necessario un piccolo lancetto per raggiungere quelle a filo di bordo che permettono di rimontare sulla cengia successiva. Procedendo in direzione della parete seguente si giunge alla sosta. 25m, VI+.

Simone prima del passo chiave del terzo tiro, VI+.

Molto interessante è la quarta lunghezza che vince in sequenza una serie di diedri fessurati. Il primo parte subito oltre la sosta ed è caratterizzato da stretta fessurina dove è possibile inserire friend a protezione della progressione. Le difficoltà qui sono tutto sommato contenute complici i buoni appoggi lungo le pareti laterali. Un passaggino leggermente fisico permette di terminare il diedro e passare alla fessura successiva. Questa è molto più larga ed i primi metri si vincono in dulfer. La chiodatura qui è essenziale ed un po’ distanziata, richiedendo decisione nei movimenti. Terminata anche questa fessura ci si sposta a sinistra ora lungo bella placca compatta dove le difficoltà diminuiscono. Raggiunta una minuta terrazzina si sosta comodamente. 30m, VI.

L’inizio della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro segue la falsa linea di quello precedente ancora lungo fessura iniziale e placca successiva. Il passo per raggiungere la fessura però si svolge lungo muretto scarno di buone prese e le difficoltà si fanno sentire. Un movimento delicato su verticali svasi permette di guadagnare lo zoccolo di sinistra e di continuare lungo terreno più semplice. Il tratto può essere azzerato, noi in libera lo abbiamo trovato abbastanza ostico, attorno al VII/VII+ vista anche l’usura degli appoggi per i piedi. La fessura successiva si stringe solo verso il termine dove è possibile inserire un friend grande per proteggere la delicata ribaltata successiva. Una seconda fessura più breve conduce ad una placchetta, attraversata da liste orizzontali abbastanza svase, che si vince attraverso arrampicata di movimento. Si rimonta quindi su breve cengia dove inizia un bel traverso verso sinistra lungo muro compatto ed abbastanza manigliato. Le protezioni sono distanziate ma è sempre possibile integrare inserendo materiale nelle fessure orizzontali. Al termine del traverso una larga cengia invita alla sosta. 35m, VII/VII+ oppure VI e A0.

Enrico al termine del quinto tiro, VII/VII+ o VI e A0.

La sesta lunghezza prosegue a destra della sosta lungo muretto verticale ben appigliato. Si raggiunge in breve la base di una bella placconata dove la linea piega prepotentemente verso sinistra in direzione dello spigolo della parete. I primi passi si svolgono lungo buone fessure, soprattutto a destra del cordoncino bianco, mentre prese ed appigli vanno via via scomparendo mano a mano che si prosegue con il traverso. L’arrampicata diviene principalmente di movimento ed equilibrio e le difficoltà si fanno massime in prossimità dello spigolo dove è presente un ostico passaggio su minute tacchette con appoggi per lo più assenti. Solo il bordo dello spigolo, una volta raggiunto, permette di respirare un po’ e vincere il facile muretto terminale. Quest’ultimo passaggio può essere azzerato, in libera si aggira attorno al VII grado. 30m, VII oppure VI e A0.

Simone sul passo chiave della sesta lunghezza, VII o VI e A0.

La settima lunghezza è breve e raggiunge la base del diedro rosso che accompagna il tiro successivo. Dalla sosta si segue verso sinistrala terrazza alberata in direzione di un cordone sullo spigolo. Si oltrepassa quest’ultimo facilmente facendo però attenzione alla qualità della roccia che in questo tratto non è per niente eccelsa. Un canalino conduce alla parete successiva dove si supera un breve muretto e si arriva, muovendosi ancora un po’ verso sinistra, alla sosta. Alcune relazioni mostrano la linea di questo tiro leggermente diversa avventurandosi lungo gli sfasciumi rocciosi verticali alla sosta e procedendo in seguito verso sinistra fino ad un diedro in cui sono presenti dei vecchi cordoni per la sosta. Noi abbiamo optato per questa soluzione avendo come riferimento una di queste guide ma lo sconsigliamo assolutamente: i vecchi fix e chiodi sono visibilmente stati rimossi lasciano solamente i filetti ad uscire dalla parete ed anche la vegetazione è divenuta molesta. 20m, V.

Il traverso iniziale, corretto, del settimo tiro, V.

L’ottava lunghezza segue il diedro giallo oltre la sosta per tutta la sua interezza fino a che un pronunciato tetto non lo chiude superiormente. Il diedro è fessurato ed è sempre possibile integrare le protezioni in loco distanziate tra loro. L’arrampicta è sempre piacevole e mai fisica se si riescono a sfruttare bene le pareti laterali ricche di appoggi. Le difficoltà si fanno leggermente più marcate lungo il tratto superiore del diedro dove la parete si verticalizza poco al di sotto di un evidente cordone sullo spigolo. Un passo deciso permette di raggiungerlo e di proseguire, ora attraverso arrampicata più semplice, fino alla sosta sulla destra. 23m, VI.

Simone al termine del diedro rosso dell’ottava lunghezza, VI.

Il nono tiro traversa al di sotto del pronunciato tetto per uscirne sulla sinistra dove questo sporge meno. Si inizia aggirando un grosso blocco con freccia bianca ad indicare la linea di passaggio. La roccia qui non è buona, attenzione soprattutto agli appoggi per i piedi. Aggirato il masso si procede lungo placchetta gialla, appoggiata e proteggibile a dadi nella fessurina che corre immediatamente alla sua destra. Si raggiunge in breve anche una fessura più ampia, proprio all’attacco del tetto, dove è possibile inserire un friend più solido. Aggirato lo spigolo di sinistra si prosegue lungo bella lama che purtroppo presenta evidenti segni di usura sugli appoggi per i piedi il chè rende questa sezione più difficile di quanto lo sia. Le protezioni distanziate e l’impossibilità di integrare richiedono una progressione decisa e convinta. Al termine della lama si piega leggermente verso destra raggiungendo così la terrazzina di sosta. 30m, VI.

La lama finale del nono tiro, VI.

La decima lunghezza vince la bella placca compatta oltre la sosta. I primi metri passano senza difficoltà rilevanti, almeno fino al primo fix dove inizia un breve traverso verso destra. Qui la placca è fessurata e le mani trovano sempre buoni appigli mentre i piedi si affidano, in aderenza, all’attrito tra le scarpette e la roccia. Continuando ancora verso destra si raggiunge una cengetta dove la linea prosegue, ora verso sinistra, lungo il muretto successivo. Le generose prese a parete permettono una progressione agevole ed in breve si raggiunge una terrazzina alberata dove si sosta. 25m, VI.

Enrico impegnato sulla placca della decima lunghezza, VI.

Bello è l’undicesimo ed ultimo tiro che si svolge inizialmente lungo evidente diedro fessurato per poi proseguire lungo placca intervallata da tettino. L’inclinazione della parete e gli ottimi appoggi laterali rendono il diedro molto piacevole da salire e le protezioni distanziate possono essere spesso integrate. Al termine del diedrino un breve traverso verso destra conduce alla placchetta successiva che collide con pronunciato strapiombetto. Le prese superiori sono buone ma è necessario alzare bene i piedi per superare il tetto con l’appoggio chiave che è leggermente liscio. Una volta al di sopra si termina la placconata che si fa via via più semplice mano a mano che si prosegue. Un ultimo muretto finale conduce alla terrazza sommitale e quindi alla sosta. Tiro un po’ tortuoso nella parte centrale, assicurarsi di allungare bene le protezioni. 32m, VI.

La linea dell’ultimo tiro, VI.

Via meritevole, continua nelle difficoltà e ben ripulita dalla vegetazione. La linea serpeggia alla ricerca del percorso che offre meno opposizione e vince elegantemente le difficoltà che incontra. Le protezioni ci sono ma è spesso necessario integrare e, laddove questo non è possibile, è necesario sapersi muovere bene attraverso arrampicata ponderata ma decisa. I passaggi più difficili possono essere azzerati, come specificato nelle relazioni, anche se possono essere tranquillamente superati in libera. Peccato solo che in alcuni punti gli appoggi risultano essere leggermente consumati dal tempo.