Pirata Samu

Dopo la coppia di vie semplici e corte del giorno precedente ci spostiamo una manciata di chilometri a Nord per affrontare qualcosa di un po’ più lungo ed impegnativo. Ci dirigiamo quindi nei pressi di Brentino-Belluno Veronese e ci incamminiamo verso la parete degli Spalti di Capitel d’Orsa che si affaccia lateralmente al “Santuario Madonna della Corona”. La via di oggi? Pirata Samu.

La prima lunghezza, così come la seconda concatenabile, si svolge senza particolari emozioni principalmente lungo fascia rocciosa estremamente boschiva e con roccia sempre da verificare. Il primo tratto, breve, risulta però piacevolmente verticale e supera, con passo iniziale fisico e boulderoso, il muretto poi fessurato e che conduce ad una larga terrazza. Proteggendosi attorno ai numerosi arbusti si inizia un traverso verso sinistra, con i piedi costantemente su terriccio, che si fa spazio tra la vegetazione e che supera una serie di canalini fino a giungere in corrispondenza di una nicchia gialla, con evidente cordone al suo interno, dove si attrezza la prima sosta. 20m, 6a+.

La seconda lunghezza riparte ancora verso sinistra ed ancora lungo il flebile corridoio che si fa spazio tra gli alberi questa volta più chiusi. Oltrepassato un grosso arbusto con cordoni usurati si intravede finalmente un po’ di roccia che, tuttavia, non è della migliore qualità. Bisogna prestare particolarmente attenzione in questo tratto perchè i passaggi obbligati si svolgono su macigni instabili che non danno la sensazione di stabilità. La linea da seguire non è immediatamente visibile a causa della vegetazione che nasconde il primo fix ma appena ci si alza un po’ lo si nota. Potrebbe tornare comodo anche un friend per proteggere il passaggio visto che il fix è in alto e cadere sulla cengia non è piacevole. Raggiunta la protezione si obliqua verso sinistra raggiungendo, senza ulteriori difficoltà, il terrazzino di sosta. 20m, 5b.

Steve al termine della seconda lunghezza, 5b.

Il terzo tiro riparte lungo bellissima placconata a gocce taglienti che si sviluppa a destra della sosta. L’arrampicata nel tratto iniziale è davvero piacevole nonostante il primo fix sia posto un po’ in alto. Dalla sosta si raggiunge verticalmente l’evidente lama che si abbandona quasi immediatamente una volta raggiunto un minuto ballatoio per i piedi. Si inizia ora un bel traverso verso destra con qualche passo un po’ in allungo per passare da un appoggio all’altro. Dopo poco si raggiungono una serie di fix che corrono verticali e che si seguono in direzione di un piccolo tettino. Attenzione a non proseguire lungo il traverso altrimenti ci si ritrova sulla via “Luce”. Il muretto verticale è leggermente lichenoso ma maniglie ed appoggi ci sono tutti. Raggiunto il tettino lo si rimonta atleticamente ma senza grosse difficoltà visto che le prese sommitali sono molto accoglienti. Rimontando sul terrazzino di sinistra si raggiunge infine la sosta un po’ aerea. 20m, 6a.

La linea del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza alterna passi meritevoli a sezioni di collegamento che spezzano la verticalità della salita. Dalla sosta ci si muove verso sinistra lungo rampa terrosa e particolarmente scivolosa che rende ostici i passaggi costringendo, di fatto, a fare particolare affidamento sugli alberi che si incontrano. Terminato il tratto vegetativo si arrampica lungo bel muro placcoso e verticale che ospita marcate fessure. L’arrampicata è divertente e di movimento ed anche l’esposizione inizia a farsi sentire data la verticalità del muro. Lasciato sulla destra un piccolo arbusto, dove è possibile usare un cordone per una progressione più sicura, si raggiunge dapprima una sezione caratterizzata da molteplici clessidre ed in seguito la sosta, anche questa piuttosto aerea. 30m, 6a.

Martina in arrivo alla quarta sosta, 6a.

Il quinto tiro continua sulla falsa riga di quello precendente, inizialmente lungo tratto boschivo e solo in seguito lungo bella placca compatta. Si inizia obliquando leggermente verso sinistra fino a raggiungere il corridoio tra gli alberi. Attenzione lungo questo primo tratto perchè la roccia è quella che è. Raggiunta la seconda parete la si approccia rimanendo leggermente sulla destra dove i terrazzini basali consentono di guadagnare metri fino al primo fix. La parete si fa ora decisamente verticale ma anche qua le fessure facilitano la progressione. Solo verso il termine della placca una coppia di buchi distanziati costringono a passi obbligati di bloccaggio. Si giunge quindi ai piedi di una larga cengia arborea e, facendosi spazio rimontando letteralmente su questi ultimi, si arriva in sosta. 30m, 6a+.

La sesta lunghezza prosegue lungo la parete di destra del diedro che si sviluppa oltre la terrazza di sosta. Si arrampica anche qui lungo solida placca a fessure che in questo tratto sono meno evidenti e meno marcate. Le difficoltà sono abbastanza continue lungo tutto il tiro con un picco verso metà dove la placca è più verticale e le prese sono più difficili da tenere. Anche i piedi si muovono lungo appoggi meno netti e spesso verticali. Passato il tratto chiave le difficoltà diminuiscono ed in breve si raggiunge la base di un minuto strapiombetto che si supera in dulfer sfruttando lo spigolo del pilastrino che inizia oltre il tetto. Senza ulteriori difficoltà si prosegue lungo la fessura a destra del pilastro dove è possibile inserire qualche friend per proteggere ulteriormente la salita. Si giunge infine in sosta al cospetto del tiro chiave della via. 30m, 6a+.

Steve al termine della sesta lunghezza, 6a+.

Il settimo tiro è senza ombra di dubbio il più impegnativo di tutto l’itinerario sia a livello fisico per le difficoltà che a livello mentale soprattutto per la distanza dei primi fix. Dalla sosta si prosegue rimanendo leggermente a sinistra rispetto alla verticale cercando la linea di salita più agevole. Il primo fix è un po’ in alto ma lo si raggiunge senza problemi particolari. Di tutt’altro avviso è il secondo, immotivatamente distanziato, dove un’eventuale caduta porterebbe a conseguenze spiacevoli direttamente sulla cengia di sosta. Qui, tra l’altro, le difficoltà sono obbligatorie ed il grado non è regalato con la rinviata che deve essere fatta quasi obbligatoriamente solo una volta agguantata la comoda fessura orizzontale subito oltre il fix. Da qui si prosegue affrontando un diedrino strapiombante che si sviluppa verso destra oltrepassando una breve pancia. Qui sono racchiuse le difficoltà maggiori del tiro, ora protetto a modo, che, attraverso passi delicati su scomode prese, portano ad un tettino ben manigliato dove è possibile tirare un po’ il fiato prima della placca soprastante. Rimontato il tetto senza grosse difficoltà si segue con le mani la fine fessura che solca la placca mentre i piedi vi si incastrano all’interno con le punte o rimangono a spalmo lateralmente. Superato un molesto arbusto che nasconde un fix si continua, in vista della sosta, sempre lungo placca fessurata e, con un paio di passi in aderenza, si vincono le ultime difficoltà. Tiro bello e di soddisfazione, continuo dall’inizio alla fine e nel complesso da non sottovalutare per l’obbligatorietà dei passaggi. 25m, 6b+.

Simone ed Umberto lungo il settimo tiro, 6b+

L’ottava ed ultima lunghezza riparte obliquando verso destra rimontando preventivamente una fascia strapiombante. L’arrampicata lungo il primo tratto è di movimento ad eccezione di un breve tratto in prossimità degli strapiombi dove è richiesta un po’ di fisicità vista l’inclinazione della parete. Le prese sono comunque buone ed in breve si giunge al di sotto di un terrazzino dove un arbusto ostruisce il passaggio costringendo a rimontare prima del previsto. Piegando verso destra si aggira lo spigoletto della parete dove parte un bel pilastrino compatto che si segue fino al suo termine con qualche passo in aderenza. Giunti in prossimità di un diedrino panciuto si rimonta la parete di destra arrivando così in sosta poco prima del terrazzo sommitale. E’ possibile attrezzare la sosta qui oppure proseguire ancora per qualche metro fino a che la parete non spiana ed allestire attorno a grossi massi oppure a clessidre. 25m, 6a+.

Martina al termine della via, 6a+.

Via che meriterebbe sicuramente un restyle ed una approfondita pulizia. Dove la parete è sgombra dalla vegetazione la roccia è molto bella ed arrampicare è davvero piacevole. Da dimenticare sono i primi 2 tiri ed alcune sezioni di quelli successivi dove si toccano più alberi e terra che roccia. Prestare particolare attenzione alla chiodatura a volte un po’ azzardata che, in più punti, non permette una progressione tranquilla rendendo i passi pericolosi. La seconda metà della linea risulta essere più arrampicabile ed ospita passi veramente interessanti. Nel complesso, al netto di una bella pulizia, “Pirata Samu” è un bell’itinerario in una zona tranquilla e silenziosa, messa al Santuario permettendo!