Il settore C presenta una tipologia di arrampicata meno strapiombante e più in placca rispetto ai precedenti. E’ il più soleggiato di tutta la falesia e si arrampica anche nei periodi invernali senza patire troppo il freddo, a patto che ci sia un po’ di sole. Il blocco staccato sulla sinistra offre un’arrampicata di tipo plaisir dove la dificoltà più grande è superare il piccolo tetto che sta alla base delle vie. La parte destra del settore, invece, si sviluppa su grandiose placconate poco appigliate e leggermente strapiombanti con gradi abbastanza proibitivi.
Facile per Piera 6a+ / 16m
Cric 6a+ / 16m
Croc 5c / 16m
La Poiana 4c / 16m
La via più facile di tutta la falesia, un ottimo modo per prendere confidenza con la roccia presente. La via segue la logica linea definita dalla crepa gialla che taglia la parete verticalmente, da affrontare climber sulla sinistra e spit sulla destra della fessura. La parte iniziale non presenta grandi difficoltà e si sale agevolmente fino che la parete non acquista una certa verticalità. Qui è importante tenere i piedi belli alti per giungere con le mani alle prese migliori e superare il terrazzino sopra il quale è posta la catena.
La fessura sulla quale sale La Poiana, 4c.
Il Ghiro ? / 18m
Amici Miei 7c / 18m
Firoi di Zucca 7b / 18m
Il volo di Alba 6b+ / 20m
Linea particolarmente ostica per via della sua continuità. I primi 5 metri, sprotetti seppur facili, superano una serie di roccette che fungono da preambolo per la via. I successivi metri sono leggermente strapiombanti su piccole prese sempre taglienti e di conseguenza poco confortevoli. Si inizia con una fessura obliqua da navigare da sinistra a destra fino ad alzarsi abbastanza per giungere lo scomodo rovescio in alto per la mano destra. Un’adeguata postura corporea aiuta non poco a limitare gli sforzi per la spallata sucessiva. Subito sopra il rovescio c’è un bidito con il giusto spazio per 2 dita della mano sinistra. La mano destra va a quindi a cercare quel poco che offre la roccia giusto per mantenersi col corpo attaccato a parete, mentre la sinistra completa la serie di movimenti alla fessura soprastante. Dopo la rinviata ed il dovuto, seppur breve, riposo, si riparte stando abbastanza bassi, si traversa leggermente verso destra e si rimonta verticalmente, in delicato equilibrio, la pancia. Da qui la via continua severa in placca fino alla catena senza mai sgradare nè consentire alcun riposo. I movimenti sono sempre di equilibrio su piccole tacche ed è difficile riuscire a mettere bene i piedi per via dei numerosi cambi di pendenza. Gli ultimi metri per giungere alla catena, seppur facili, presentano roccia instabile e un po’ di vegetazione: prestare massima attenzione soprattutto a chi fa sicura.
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cof
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Nonna Ida 6a+ / 20m
A parte il primo tratto che richiede una certa atleticità nel rimontare il tettino iniziale, la via si sviluppa principalmente su placca magnifica, solida e compatta. Si parte su roccette facili ma diversamente stabili fin sotto il tetto dove la qualità della roccia migliora sensibilemente. Qui una pronunciata fessura ci guida verso il comodo svaso successivo, da tenere decisi per alzarsi bene con i piedi e sormontare l’asperità. La placca si palesa ora in tutto il suo splendore. Delicato è propio il primo movimento per rimettersi in “asse” con la linea degli spit, in aderenza su tacchette appena pronunciate. La via prosegue un pò più facile per qualche metro fino a sgradare completamente nel finale attraverso una serie di comodi, ma sporchi, terrazzini.
Nonna Ida, 6a+. Particolare del tetto in partenza.
Il settore sinistro, a differenza di quello destro, presenta una roccia molto più solida, sicura e compatta, un inaspettata sorpresa. Qui l’arrampicata si svolge su parete leggermente strapiombante arricchita da qualche canna soprattutto nella parte più alta. Lo stile di arrampicata è per lo più tecnico e boulderoso che, unito alla lunghezza dei tiri, rende la scalata particolarmente faticosa ed impegnativa.
Anime Salve 7b / 20m
Panoramix 7a+ / 21m
Anda Pedro 7a+ / 21m
Il Re Scorpione 7c+ / 22m
Stop Racism 7c+ / 21m
Black Metal 8a+ / 23m
Linea Linéa ? / 24m
Sempre Miz 6c+ / 20m
Via di assoluta continuità per buona parte della sua lunghezza, con spostamenti, a volte, molto tecnici. La partenza rimonta un semplice ed ampio terrazzino per poi proseguire senza netti riposi fino alla catena. Da qui si riparte in verticale con leggero traverso verso sinistra per raggiungere la grande fessura svasata prima con una e poi con l’altra mano. Ci si alza bene con i piedi e ci si riaccentra con un passaggio delicato in aderenza su microtacche: la scomoda fessura che corre in diagonale verso destra anticipa la prossima asperità. Nascosta sulla sinistra, quasi a mimitizzarsi con il resto della parete, c’è una comoda tacca da tenere per alzare i piedi il più in alto possibile al fine di raggingere il buco in alto a destra, al limite dell’apertura alare di un umano medio. Rovesciando la mano sinistra e proseguendo sulla verticale si raggiunge una comoda presa con la mano destra da tenere per rimontare la pancia che sancisce la fine delle difficoltà. Per quest’ultimo passaggio è necessario studiare bene la posizione dei piedi prima di alzarsi troppo, in quanto la pancia rocciosa ostruisce la visuale. La catena è posta poco più in alto, dopo una serie di piccoli terrazzini.
Sempre Miz – 6c+
Wet Like Pussy 7b+ / 25m
Hammerhead 7a / 20m
Hammerhead Plus 7b+ / 25m
Made in Japan 7a+ / 20m
Made in Japan Plus ? / 25m
Moonshiner 6b / 21m
Bella linea che corre all’estrema destra della parete su pilastrino nero placcoso e leggermente appoggiato. Cambia faccia nella parte superiore dove si ricollega alla parete principale. Il grado alla via lo danno, infatti, gli ultimi 5 metri dove si affronta dapprima un piccolo, seppur molto fisico, tetto, ed in seguito la delicata uscita leggermente sporca e poco appigliata, che rende difficoltosa la rinviata “pulita” in catena.
Il settore destro presenta roccia particolarmente precaria, molto pericolosa a tratti, soprattutto quando la corda, nella discesa, “sfrega” sugli instabili massi soprastanti. La chiodatura di questa fascia rocciosa è stata una scommessa alquanto audace, ed ancora più audaci sono coloro che decidono di avventurarsi (almeno per quanto riguarda i gradi medio-bassi). Le vie centrali sembrano invece essere ben ripulite, ma ospitano tiri alquanto proibitivi.
Konig M. 6a / 21m
Un enorme pianta di fichi alla base ne sancisce la partenza. Il tratto più impegnativo sono i primi metri di boulder per uscire sul terrazzino soprastante. Da qui parte un bellissimo diedro in stile alpinistico, con mani in fessura, che prosegue per una ventina di metri fino alla catena. Ad interrompere la continuità della progressione è presente un’altra, abbastanza fastidiosa, pianta di fichi, nella quale è necessario entrarci completamente per superarla. Alla fine dei conti la via merita, nonostante il continuo senso di instabilità dato dalla roccia non ottima.
Konig M. Plus 7a+ / 26m
Besenello sempre in festa 7a / 21m
Besenello sempre in festa Plus 8a / 27m
Globe Runner 8a+ / 27m
12 Settembre 8a / 27m
Il sorpasso 8a+ / 28m
La prosperosa 8a+ / 32m
Animale Tropicale 8a+ / 32m
BR1 8b / 32m
La Fiesta dell’Acaro 8a+ / 32m
N.N. ? / 33m
Andrea 6a / 24m
La via non offre particolari difficoltà, se non nei primi metri quando è più verticale. Prosegue poi in un lungo camino da affrontare sull’appoggiata parete di destra. Solo negli ultimi metri ristabilisce la verticalità, quando si cambia versante e si arriva in catena. La catena è su cordone e ghiera vecchi, controllate bene lo stato prima di calarsi.
Il settore alla destra orografica dell’Avisio offre un arrampicata su porfido prevalentemente scaglionato, che si sviluppa verticalmente per oltre 40 metri ed ospita vie sia in placca che in strapiombo sugli affascinanti tetti che tappezzano la parte sinistra della parete. Sono state ricavate, inoltre, 6/7 lunghezze esclusivamente trad, per gli amanti del genere.
Il settore, visto dalla sponda opposta dell’Avisio.
Pedro tour 5b / 25m
Anda Pedro 7a / 28m
Buena Vista 6a / 25m
Social Club 6a+ / 25m
Spigolandia 6b / 25m
Spigolandia affronta il tetto principale su grandi e marcate prese e lastre. E’ una via imponente a guardarla dal sotto, ma che si rivela in realtà di non troppo difficile lettura ed esecuzione. I primi 15 metri si svolgono su placca molto ben fessurata e non presentano particolari problemi. Giunti alla base del tetto, lo si affronta con decisione rovesciando la mano destra sulla presa posta al bordo e la sinistra alta a bandiera, ad afferrare ciò che lo sguardo è incapace di cogliere per via dell’enorme ostacolo soprastante, una grossa presa posta a sinistra del rinvio. Da qui la via serpeggia tra i grandi massi incastonati, qualcuno leggermente instabile purtroppo, sempre contraria alla pura verticalità, ma comunque di piacevole ascensione senza troppi sforzi. L’ultimo tetto presenta l’ostacolo forse più rognoso di tutta la via. Va superato traversando e rimontando, delicatamente, il masso posto alla destra, in un valzer di precari equilibri. La catena è subito sopra. In fondo in fondo il tiro è un gigante buono, a volte le apparenze ingannano.
L’imponente tetto centrale, sul cui spigolo passano, da sinistra a destra: Social Club (6a+), Spigolandia (6b), Svasvadron (?), I due tassi (7a).
Svasvadron ? / 28m
Diedro 5b / 15m
I due tassi 6a / 15m
I due tassi (2nd pitch) 7a / 14m
The wall 6a+ / 15m
Elbusfagrado 6a / 15m
Elbusfagrado (2nd pitch) 6c+ / 13m
Pic Indolor 6b+ / 20m
Pic Indolor (2nd pitch) 6a / 18m
Pic Indolor (2nd pitch – variante) 6b+ / 18m
Totem 6b / 20m
Totem si risolve totalmente nei primi 3/4 spit, atti a superare il tetto di inizio via, sopra del quale sgrada completamente per 20 metri, fino alla catena. La difficoltà principale consiste nel traversare il tetto completamente da destra a sinistra, dove è poi più facile rimontarlo. Sono 5 metri abbastanza fisici, ma allo stesso tempo molto ben appigliati che, uniti ad una leggera componente atletica, portano al superamento dell’asperità con soddisfazione. Una volta rinviato sopra il tetto, il consiglio è di togliere il rinvio sotto a sinistra nel caso venisse usato (non quello fisso), per evitare che la corda frizioni troppo e renda faticosa e difficoltosa la progressione.
Il settore alla sinistra orografica dell’Avisio presenta un arrampicata prevalentemente su porfido liscio e molto stondato, che segue le crepe della roccia. Non mancano, sui gradi più duri, vie di “dita” su microtacche e con inclinazione leggermente strapiomante. Le vie, un pò anche per la tipologia di roccia, sono abbastanza severe ed i gradi non troppo generosi.
Baby 4 / 3m
Baby 4 / 4m
Vac 5a / 6m
Stadel 6b / 8m
Se questo è un 6b… La partenza di Stadel è tutt’altro che banale, da qualunque angolazione la guardi ti chiedi come è possibile arrivare al primo spit, soprattutto se sei corto. Il modo migliore sembra essere quello di iniziare già alti sul terrazzino di sinistra, rovesciare la presa sullo spigolo a destra e “balzare”, quasi letteramente, con il piede destro fino alla marcata rientranza. Da qui si riesce, in maniera quasi statica, a raggiungere, sempre con la mano destra, la presa a destra del rinvio. Rinviare è comunque tutt’altro che comodo.
“Mettere un sasso sotto al piede sinistro alla partenza non vale”
Stadel, facile 6b… (c’è chi dice che è un 6a!)
Poze 6a / 8m
Lagabrun 5c / 10m
Il passo chiave della via sta nel superare i primi 5 metri, su diedro bastardo con prese liscie e molto svasate. Per non ritrovarsi a fare un faticoso lavoro di braccia per rimanere attaccati, a ventosa, alla roccia, è necessario svolgere un grande lavoro di equilibrio ponderando bene tutti i movimenti. La parte superiore della via non presenta particolari difficoltà. Si tiene la lama con entrambe le mani e si alza bene il piede destro sul terrazzino. Un pò delicata è l’uscita, dove si rimonta senza grandi crepe ne appigli.
Lagabrun (5c), a sinistra e Mezon (6a), a destra.
Mezon 6a / 10m
Come la sua gemella Lagabrun, anche Mezon offre il passo chiave alla partenza. Qui si gioca di rovescio con la mano sinistra nell’enorme svaso al centro della roccia ed equilibrandosi con il piede destro alto lo si carica di peso, in maniera decisa, fino a raggiungere la diagonale della piramide. Da qui la via prosegue come la precedente.
Pian Magior 6c / 12m
La parte sottostante della via è meno fisica di quanto si potrebbe immaginare, segue obliquamente la lama da destra a sinistra sempre su comodi appigli. Una volta rimontati sul blocco, si segue un’altra lama verticale per poi lasciarla alla propria destra fino a raggiungere la fessura svasa che taglia la parte alta della via in orizzontale. Da qui un breve e liscio traverso verso destra porta al passo chiave della via. Qui ci vuole molta decisione e grip sulla roccia. Dapprima ci si sposta centralmente con il corpo e soprattutto con il piede sinistro, il piede destro lo si alza generosamente sulla parete di destra sullo svaso leggermente unto. Si rovescia il bi-tridito della mano destra con pollicione a spingere violentemente sulla roccia per mantenere salda la presa. Ora si carica sulla gamba destra piegata ruotando leggermente il corpo per rimanere in equilibrio e si alza il piede sinistro centrale allo stesso livello del destro. Senza pensare troppo si stacca la mano sinistra e si lancia più o meno staticamente in alto, a sinistra della catena, per giungere al comodo terrazzino soprastante. Passaggio molto delicato e leggermente di forza.
Pian Magior, 6c
Dagan 6b / 14m
Via fisica, soprattutto nel tratto iniziale per passare il blocco di roccia staccato dalla parete. Sotto il blocco l’arrampicata segue prevalentemente la crepa ad incastro sino alla sua sommità, dove si rimonta con gesto particolarmente “atletico”. Da qui in poi l’arrampicata si fa più dolce tra fessure e rovesci fino al bombè finale da passare sulla destra.
Sauch 5b / 14m
Via piacevole, giusto per prendere confidenza con il porfido liscio di Prà. Segue il ben visibile diedro fessurato fino alla sommità della parete.
La falesia di Campore è una piccola perla situata sotto l’abitato di Cerna nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, sui monti Lessini, chiodata per la prima volta negli anni ’90. Il suo calcare, grigio e giallo, si presta bene alla carsificazione, offrendo ai fortunati climber che hanno il piacere di frequentarla, un’arrampicata molto varia, che spazia dalla placca su tacche allo strapiombo su solide canne. La roccia è uno splendore, sempre solida e compatta, ruvida e mai usurata, ridona il piacere dell’arrampicata a chi, per necessità, frequenta spesso falesie troppo conosciute e frequentate. Una singolare particolarità di questa falesia è che al suo interno, proprio dietro le linee delle vie, si snoda una grotta della lunghezza di circa 20 metri, che taglia trasversalmente il lato destro della parete. Questa conformazione naturale, dal notevole fascino geologico, pullula di stalattiti e stalagmiti e qualcuna delle sue cavità può essere osservata anche attraverso gli innumerevoli anfratti che tappezzano la parete, lungo i quali sono state disegnate molte vie.
Qui fa caldo, parecchio. Ce ne accorgiamo appena arrivati, è esposta completamente a Sud (Ottima per l’inverno), senza troppi alberi che ombreggiano la base della parete, ed il sole di Aprile che batte, ci costringe immediatamente alle maniche corte. Un altra cosa che ci affascina fin da subito è la lunghezza delle vie, tutte intorno ai 25 metri, a parte qualche vecchia via poco battuta sulla destra. In tutto la falesia ospita 26 itinerari compresi tra il 5c ed il 7a+, ottima per chi sguazza sul 6° grado. Di seguito il dettaglio di alcune vie (da sinistra a destra):
Motopico 5c / 25m
S.N. 6c / 25m
Titti 6a / 25m
S.N. 6c / 25m
La Ruspia 6b / 25m
Ocibei 6a / 25m
Mister Day 6a / 25m
Trapanspit 6a+ / 25m
Trapanspit è una via davvero elegante, ci è piaciuta parecchio. Non c’è uno spit sopra l’altro sulla verticale, ma ondeggiano prima verso destra e poi tornano verso sinistra sopra il tettino a metà parete, seguendo la linea più logica che offre la roccia. La parte inferiore del tiro è abbastanza semplice ed il grado lo fa il tetto stesso. Qui, alla base, c’è un comodissimo resting per prepararsi mentalmente alla sequenza di passaggi successiva. Senza pensarci troppo ci si alza bene con i piedi leggermente in spaccata, per raggiungere, a destra, un rovescio da tenere quel poco giusto per accoppiare i piedi sulla paretina di destra, raggiungere la presa più in alto e rimontare. Da qui in poi si gioca un pò con l’equilibrio, movimenti brevi e accorti permettono una lenta, ma efficace, progressione su listelli verso la catena.
Sole nascente 6a+ / 25m
Sole nascente parte subito a destra di Trapanspit e sembra essere la sua fotocopia. Stessa geometria oscillatoria, stesso tipo di arrampicata, stesse asperità, stesso fascino ed eleganza. Qui la partenza è leggermente delicata, con una prima rinviata non troppo comoda. Prosegue tranquilla fin sotto al tetto dove, a differenza della linea precedente, non c’è resting e va affrontato di getto. Le prese sono decisamente meno marcate e si lavora molto a livello di dita, con svasi leggermente stondati. Anche qui la catena la si raggiunge al termine di un leggero tratto in placca, in bilico su minute tacchette.
Luisa 6a+ / 25m
Sboro bisso 6b / 25m
Domenica delle palme 5c / 25m
Prima via della giornata per scaldarsi. Linea che parte senza troppe pretese, placca compatta e molto piacevole, con crepe che ricordano tanto quelle di Arco e della zona del Garda. Dalla metà in su inizia leggermente a strapiombare e le prese sono sempre meno visibili e più ricercate. Negli ultimi metri la chiodatura è leggermente distante rispetto allo standard della falesia. Questo, aggiunto alla continuità offerta dalla metà superiore del tiro, suggerisce un grado leggermente superiore alla via. Sarà stato il clima troppo caldo, a cui non eravamo minimamente abituati, ma abbiamo trovato questo tiro particolarmente ostico, fisicamente e mentalmente.
Partenza (un po erbosa) di Domenica delle palme (5c)
L’ora del vampiro 6c / 25m
Nomolock 6c+ / 25m
Lodvik 6c+ / 25m
Sottovuotospinto 6b+ / 25m
Questo tiro ci ha letteralmente stregati, molto bella la linea che attacca il tetto a tre quarti parete, nel suo punto più debole con uno stupendo, e abbastanza lungo, traverso obliquo (da sinistra verso destra), fino alla sommità della falesia. Partenza non banale, su calcare giallo tappezzato dalle aperture che danno sulla grotta interna. Una di queste, in particolare, rende l’idea della sua profondità e spettacolarità. L’eco delle goccie d’acqua che ricadono dalle satlattiti sulle stalagmiti, ed il rumore della fauna che si è adattata a vivere nell’oscurità, vengono amplificati da questa particolare cavità, ed il suono che giunge alle nostre orecchie, mentre arrampichiamo, è semplicemente magico. Dopo una decina di metri si giunge sotto il tetto, che dal sotto pare severo, ma che in realtà si lascia salire, a suo modo. Da qui parte l’infinito traverso esposto verso destra, con un simpatico rovescio iniziale da tenere basso con la mano destra. I piedi si alzano più che possono in spaccata, al limite della mia apertura gambale in realtà, e la mano sistra va alla ricerca di una tacchetta grande abbastanza da riuscire a tenerla quel tanto da portare la mano destra a livello, su un rovescio abbastanza nascosto, di non facile lettura.
Riportati i piedi in una posizione più consona, ci si sposta verso destra, su un mix di prese più o meno comode, più o meno friendly, più o meno scavate. Verso la fine del traverso, in uscita, gli avambracci iniziano a cedere, mancano pochi metri, ma la catena è sempre nascosta e non si vede fino a quando non si arriva, urge riposare. In realtà qualche punto di resting lungo il traverso c’è, ma non è sempre facile rimanere calmi e lucidi mentalmente, da generare la situazione giusta per scaricare la fatica.
L’uscita è quella tipica di tutte le linee della falesia, placconata intervallata di tanto in tanto da tacche scavate, accennate, bombate, sempre più o meno. Bella, niente da aggiungere, complimenti a chi la ha immaginata e realizzata.
Cernabil 6c / 25m
Culi e catene 7a+ / 25m
Vecchia volpe 6b / 25m
Heinz 5c / 25m
Andre 6a+ / 25m
Primo figlio 6a / 25m
Acinaticus 5b / 20m 5b… L’unico della falesia, nonché il grado più facile presente sulla guida alla base della parete. Già guardandolo dal basso si capisce che qualcosa non va, la parte iniziale infatti presenta, dopo alcuni metri, un tetto da oltrepassare. Si sale tranquillamente fino al di sotto di esso , ma poi tra vegetazione, terriccio e prese appena accennate, ci si accorge che lo sforzo per oltrepassarlo non è poi cosi banale. Tenere la tacca soprastante e sbracciare per rimontarlo richiede forza e decisione. Poi l’ arrampicata inizia a farsi più divertente su roccia molto più compatta, con buoni piedi e buone mani. Purtroppo il tiro non è molto pulito al momento, presenta qualche rovo ed alcuna vegetazione sparsa qua e la. Per il passaggio iniziale fisico e l’arrampicata comunque sempre sostenuta per tutta la sua lunghezza, circa 20 metri, questa via merita sicuramente un grado leggermente più alto.
I massi di Prabi sono un insieme di blocchi calcarei posti alle pendici orientali del Monte Colodri, alla base della omonima via ferrata. Qui, sui massi più importanti, sono stati tracciati diversi itinerari medio-facili di breve lunghezza ma di intensità sostenuta, contornati da numerose linee di boulder sui sassi più minuti. La roccia, sempre compatta anche se a tratti leggermente usurata, e l’ambiente molto soleggiato e panoramico sulla valle del sarca, ne fanno un luogo di relax e di arrampicata plaisir. Ad nord est si innalza il Colodri e, in particolare, l’inconfondibile pilastro Zanzara, mentre più a sud la Rupe Secca, ultimo baluardo prima del castello di Arco. I due massi principali (A e B) hanno una altezza che varia dai 12 e i 15 metri, mentre i massi minori (dall’ 1 all’ 11) variano dai 6 ai 10 metri.
Masso 1:
Il primo masso è ubicato subito a lato della capanna degli alpini e ospita due brevi tiri ben protetti ed appigliati, un 5a ed un 5b.
Passaggio di 5b sul masso 1.
Masso 2:
Il secondo masso è completamente appoggiato ed intervallato da profonde scanalature, dedicato soprattutto ai corsi roccia per bambini presenta 3 itinerari di 4a e 3 itinerari di 4b. Purtoroppo, proprio a causa di questa peculiarità, è abbastanza unto, ma pur sempre frequentabile.
Masso 4:
Il masso 4 è breve, ma particolarmente intenso. Il 6a+ posto a destra presenta un arrampicata estremamente continua ed un uscita per niente banale. Più a sinistra è chiodato un 6b+ dello stesso calibro.
Masso 7:
Il masso 7 è probabilmente il più soleggiato. Posto nel punto più alto della piccola falesia, lontano dalle chiome sottostanti, offre un ampia vista della vallata. I due 5b posti rispettivamente alla sinistra e alla destra dell’albero a metà parete presentano movimenti di equilibrio su placca leggermente appoggiata. I due 6b sulla destra hanno invece partenze abbastanza severe e delicate, sempre alla ricerca delle tacche migliori per le dita. Le parti superiori, più facili, richiedono ad ogni modo di non essere sottovalutate.
Dettagli del masso 7 (5b)
Dettagli del masso 7
Dettagli del masso 7 (5b)
Dettagli del masso 7 (6b)
Masso 8:
Il masso 8 è situato alla destra del precedente, leggermente più in basso. Qui sono presenti 2 facili e ben appigliati 3c.
Masso 10:
Il masso 10 è uno dei più ombreggiati, esposto a nord prende il sole solo le prime ore del mattino. Al centro ospita 2 vie facili, molto ben appigliate, un 4b ed un 5a. Sullo spigolo invece sale un 5b+ dalla linea molto bella e ricercata, con partenza boulderosa ed uscita molto svasata.
Il masso 10, con il castello di Arco sullo sfondo.
Masso A:
Il masso A presenta 10 itinerari, dal 4a al 7a. L’arrampicata è in generale su roccia molto buona, compatta e poco usurata per le vie di grado medio-basso, mentre i 7a risentono di più il tempo per quanto riguarda le prese sui passaggi chiave. Molto bella è la via “Strane idee“, un 6b che sale centrale alla parete, leggermente strapiombante nella parte superiore, ma che offre una arrampicata sempre divertente e che si lascia studiare volentieri tra buoni resting.
Masso B:
Il masso è posto in alto, proprio ai piedi del Colodri, l’arrampicata è prevalentemente su placca, a meno delle vie più defilate verso sinistra, dove la componente boulderistica la fa da padrona. I gradi qui vanno dal 5a al 7c.
Nel complesso i massi di Prabi offrono un bell’ambiente, soprattutto per famiglie con bambini. Non per ultima, la possibilità di mettere praticamente sempre la corda dall’alto rende l’arrampicata da primo meno stressante per chi è alle prime armi. La vicinanza con il paese di Arco ed i suoi negozi, rende il post attività ancora più interessante.
Linea che inizia facile su grandi svasi scavati, per poi aumentare di grado verso metà parete. Qui prevale una continua ricerca di equilibrio ma sopratutto di aderenza, le prese per le mani sono poco scavate e per i piedi ancora meno. La prima parte della difficoltà consiste in un traverso da destra a sinistra, da affrontare con decisione incastrando il piede sinistro nel grande buco scavato. Ora, cercando di tenere le micro-tacche migliori, si effettua un poco banale cambio piede per completare il traverso, equilibrandosi alla bene e meglio con il sinistro alto. La seconda parte dell’insidia è a dir poco spettacolare. Una volta rinviato ci si alza quanto basta per tenere un monodito con la falange di un dito della mano destra, si alzano bene i piedi, prima il destro su svasetto, e poi il sinistro su pura placca, per raggiungere la comoda crepa soprastante. Qui la forza nel singolo dito, la rapidità d’azione e la fiducia nei propri mezzi sono fondamentali per il superamento dell’asperità. Una sequenza da oscar, da fare tutta in un fiato.
Bifora (passa a destra del cespuglio per traversare poi a sinistra), 6c+.
Rizzi, orsi zizzi e stravizi 5c / 25m
Bella placca compatta piena di svasi, per nulla complicata. Chiodatura al limite della legalità da quanto è ravvicinata, direi che più di 15 spit per appena 25 metri sono veramente eccessivi, una via di palestra all’aperto.
L’erotomane 5b / 14m
Via strana e storta che regala veramente poche emozioni. La linea degli spit segue una naturale crepa nella roccia e costringe l’arrampicatore a continui e poco sensati traversi.
Piccola dolce Ale 6b+ / 15m
Sinfonia d’emozioni 6b / 15m
Zoi way 7a / 20m
Zoy way è un capolavoro d’aderenza, una di quelle vie i cui problemi più grandi da superare sono i limiti che si pone la tua mente. Parte da subito con un singolo bastardo tra il secondo ed il terzo spit, da affrontare stando sulla parte sinistra della parete. Segue un traverso verso destra su placca un per lo più appoggiata. La seconda difficoltà si presenta tra il quarto ed il quinto spit: sulla destra scorre una sequenza di rocce rotte, parecchio sporche e con molta vegetazione, mentre sulla sinistra la placca è troppo compatta per offrire qualche appiglio. In realtà le difficoltà non sono elevatissime qua, ma la sensazione di sporco altera il senso di sicurezza percepito dalla mente. In seguito la via si sposta sulla placca di destra dove trova l’ultima difficoltà proprio negli ultimi passaggi per giungere alla catena. Qui scorre una comoda fessura sulla destra che invita la salita, ma seguirla porta fuori via. Centralmente la placca sembra dura ma in realtà ha tutto quello che serve per affrontarla senza troppi problemi.
Dubbi esistenziali 6a+ / 10m
Peccato per la lunghezza limitata della via, perché merita proprio. Arrampicata sempre di equilibrio in un continuo traverso verso sinistra, una costante gara di aderenza contro una roccia fantastica.
Alice in Wonderland 6b+ / 22m
Mescalisio 5c / 10m
Rastrello 5b / 10m
Mescalisio Plus 6a+ / 25m
Greenstone 5c / 25m
La via inizialmente segue una crepa verticale, per poi finire su bella placca bucherellata di lettura ambigua. Nel complesso una salita divertente senza troppe pretese
Bella linea di riscaldamento, un pò sporca per via della poca frequenza, ma nel complesso divertente. La parte inferiore si snoda su un muretto verticale e leggermente appoggiato, con un masso laterale a sinistra che da supporto alla salita. La parte superiore, invece, rimonta atleticamente un piccolo tetto, dopo del quale la via si conclude.
La Fata 5b / 12m
Pinocchio 5c / 12m
Toro Loco 5b / 8m
La partenza fa il grado della via. Le prese migliori seguono la logica della via a sinistra dei primi spit. Dopo il secondo spit un bellissimo traverso verso destra su pronunciata bombè obbliga a cambiare il senso di salita. Da qui si sale su facile gradonata fino all’anello di catena.
Toro Lochissimo 7b / 12m
Pizza Baby 4a / 8m
Via facile e senza troppe difficoltà dalla linea obliqua da sinistra a destra. Si sale a scaletta fino a quando si incontra , a 3/4 del percorso, l’unico passaggio che richiede attenzione: un passo lungo con la gamba destra e si arriva ad un terrazzino erboso. Da qui è fatta: in 3 passaggi si è in catena.
Pink 5c / 8m
Arrampicata corta ma intensa. I primi 4 metri seguono un traverso da sinistra a destra leggermente strapiombante, ma sempre su buone lame. Solo in uscita dal muretto giallo è richiesta un pò di forza e di equlibrio per rimontare in seguito il terrazzino soprastante. Da qui la via prosegue verso la catena di destra obliquando su placca fessurata senza particolari difficoltà.
Pink 2° Catena 6b? / 4m
Dopo la catena di Pink sono presenti altri 3 spit sull’enorme tetto soprasante, con catena che penzola nel mezzo di esso. Il primo spit è decisamente recente, mentre gli altri 2, molto ravvicinati, sono più datati. L’arrampicata è un susseguirsi di 3 maniglioni, il primo dritto, il secondo rovescio ed il terzo di nuovo dritto, La difficoltà maggiore è data dalla gravità, ma con una serie di incastri si giunge senza troppa fatica in catena.
Pink 2° Catena – Dettaglio del tetto.
Makkia Style 4b / 7m
Floyd 5b / 7m
Il giardino degli zombie 8a / 18m
Lombrico Felice 6a / 7m
Via corta ma estremamente elegante e divertente su roccia fratturata orizzontalmente. La partenza è molto boulderosa, ma sempre su buone prese, ed obbliga il superamento di un piccolo tettino. Rimanendo con i piedi sulla sinistra, l’ascesa risulta più semplice, ma per non snaturare troppo la via il consiglio è quello di salirla verticalmente, tallonando con il piede sinistro sull’appiglio che sporge a metà tetto. Superata questa difficoltà un comodo terrazzino invita a riposo. Qui la roccia spinge un pò verso l’esterno, ma gli appigli consentono un buon resting qualora necessario. Da qui in poi gli appigli sono un pò meno marcati ma sempre presenti fino in catena. Il tetto iniziale può risultare ostico per chi non è dotato di lunghe leve.
Facile via di riscaldamento senza troppe pretese, con prese abbondanti.
Zawinol 7a / 5m
Gelbe Nase 5a / 8m
Ciccio 6a / 8m
Cicciolina 5a / 8m
Pornostar 6c / 10m
Communion e Libertà 7a / 10m
Avanzi 5c / 11m
Buona via di riscaldamento che sale la placca destra di un marcato dietro. Prese sempre comode ed abbondanti, il grado lo da la lieve pendenza negativa.
S. Pool 6b / 12m
Links-rechts 6a+ / 15m
Alcune guide lo danno 6b+, ma decisamente 6a+ è il grado giusto. Arrampicata di equilibrio su tacche abbastanza comode da tenere e con buon attrito. Passaggio chiave a metà via, superabile senza troppi grattacapi.
Gracias Fidel 6b / 14m
Liza 5a+ / 12m
Superissimi 6a+ / 14m
Cimbalis Bauch 6b / 13m
LMAA 6b / 11m
Via che si risolve nei primi 3-4 metri. Sovrastare il boulder iniziale non è banale, richiede molto controllo del baricentro su prese orientate in maniera non ottimale ed un pò usurate. Qua bisogna svuotare la testa dai pensieri e prefissarsi come obiettivo il raggiungimento della comoda crepa a metà parete dove è possibile rifiatare. Rinviare prima è un optional…
La Pupa 5c / 11m
Bionda 5c+ / 10m
Bolero 6a+ / 10m
Die Ploderer 6b / 10m
Bellissima linea di difficoltà continua con piccolo resting dopo il primo passo boulderoso. Il tetto iniziale è da passare con movimenti delicati e decisi, qui lo spostamento del baricentro è essenziale per non lavorare troppo di braccia. Le prese sono ben scavate anche se leggermente storte rispetto alla verticalità della via. Superato il tetto si apre una stupenda placca d’equilibrio. Qui il corpo danza da destra a sinistra e da sinistra a destra alla costante ricerca di stabilità. La roccia, infatti, strapiomba leggermente e le prese non sono ben scavate. La fine della via è rappresentata da un fantastico traverso verso destra su apparenti microtacche, che impegnano non poco il progredire verso la catena. Nascosta completamente a destra dietro un piccolo diedro che ne ostacola la vista, si trova una piccola maniglia che agevola il superamento della difficoltà.
Die Ploderer 6b
Lilly Lady 5a / 13m
Schmorn 5c / 10m
Via corta ma molto divertente, su roccia purtroppo non sempre stabile. La salita inizia con un semplice diedro che porta ad un terrazzino dove inizia l’unica difficoltà. Una lama gialla permette di fare opposizione e alzarsi di quanto basta per afferrare la comoda presa in alto a sinistra.
Schmorm 5c
Schlecker Wecker 6a / 8m
Sogni di Skrondo 6a / 9m
Linea leggermente strapiombante sul tratto iniziale. La velocità qui è fondamentale in quanto le prese sono solo leggermente accennate e non consentono troppo tempo ai pensieri. Superato questa difficoltà si giunge comodamente in catena.
Napalm 6a+ / 8m
Un traverso molto ricercato a metà via rende questo itinerario veramente interessante. Come il suo simile di sinistra spinge all’infuori per i primi metri. La differenza è che la salita è accompagnata sulla destra da una stranissima bombè verticale che si tramuterà in crepa solo quando la via si è allontanata da tempo verso sinistra. Con buona aderenza sulla mano si salgono i primi 3 metri e quando l’esposizione aumenta leggermente è ora di traversare. Con la mano sinistra si prende la piccola tacca lievemente levigata, si alzano i piedi e si accoppia la mano destra per raggiungere con la sinistra un comodo terrazzino che consente spittaggio e resting. Qui la via si fa più rilassante fino in catena.