Via Un posto al Sole – Crestone S/E dell’Emmele

Premessa: La via “Un posto al sole”, non sale alcuna cima particolare, ma segue il logico crestone che porta alla base della torre dell’Emmele sul versante sud/est. La via, di per sè corta, ed è usata soprattutto come concatenamento per il raggiungimento delle vie dell’Emmele stesso tra cui la “Via della Loffa”, “Ultime foglie d’autunno”, “Prime foglie d’autunno”, “Spigolo Daniele Scorzato”, e molte altre. Le prime tre lunghezze si sviluppano verticalmente su roccia molto buona e con arrampicata davvero piacevole. Il resto della via prosegue per cengette erbose intervallate da cornetti arrampicabili dove è possibile proseguire in conserva oppure continuare in alternata viste le numerose soste intermedie.

Il primo tiro inizia salendo la fessura a destra dove è subito visibile il primo chiodo. Successivamente si punta verso lo spigolo di sinistra e si traversa orizzontalmente fino a raggiungerlo, affrontando il passaggio chiave della lunghezza. Raggiunto lo spigolo lo si sale verso destra nella sua completezza con arrampicata più facile fino a raggiungere uno spiazzo, a destra, con grosso albero dove si sosta comodamente. La linea di tutto il tiro è molto logica e ben definita da numerosi chiodi e cordoni. 30m, V+.

Martina sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza sale la parete opposta all’albero di sosta seguendo la marcata fessurina che obliqua verso sinistra. I primi metri rimontano lo zoccolo verso destra fino all’attacco della fessura stessa. Circa alla metà del tiro si trova il passaggio chiave della via: la crepetta si interrompe lasciando spazio ad una placchetta da salire con passaggi d’equilibrio. Diverse guide e schizzi gradano questo passaggio come VI, ma a nostro parere è un pò esagerata come giudizio. La via prosegue fino a che si incontrano delle rocce gialle e rotte che si affrontano con arrampicata più agevole. Qui si traversa leggermente verso sinistra aggirando la parete che ci si trova di fronte fino ad incontrare la sosta. 30m, VI.

Simone sulla seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro risale la parete di fronte alla sosta fino al suo culmine seguendo un atletico diedro nei tratti finali. La prima parte della lunghezza non presenta grosse difficoltà e rimonta un terrazzino verso destra su cui sono presenti alcuni ciuffi d’erba. Pochi metri più in alto, dopo una placchetta leggermente appoggiata inizia il diedro. L’arrampicata è divertente e leggermente esposta, sempre su buone prese anche se alcune non sono troppo stabili. Al termine delle difficoltà, un traverso verso sinistra porta alla sosta posta sul culmine di un torrione. 30m, VI-.

Simone dopo l’atletico diedro del terzo tiro, VI-.

Da qui in poi mancano poco più di 200 metri di sviluppo per raggiungere l’uscita della via. Viste le numerose cengie erbose in cui l’arrampicata è inevitabilmente interrotta è consigliato affrontare questo tratto in conserva. Nonostante ciò tutto il tragitto è ben attrezzato con chiodi e clessidre in loco ed è facilmente integrabile. Non mancano neppure le soste che, per chi volesse procedere in maniera più sicura, definiscono logicamente gli ultimi tiri della via, di cui segue descrizione.

Il quarto tiro sale su facili roccette verso sinistra fino alla cima della cresta erbosa. Sulla vetta di quest’ultima è presente una sosta, ma è consigliabile sostare sul mugo sottostante (a destra) visto che in seguito sarà necessario riscendere per proseguire l’itinerario. 30m, II+.

La quinta lunghezza inizia oltre il mugo su roccia più verticale, per poi proseguire sulle solite roccette fino ad un altro mugo. 45m, IV-.

L’ultimo tiro riscende leggermente fino alla base di un pilastro e lo rimonta lungo logica linea. Da qui si prosegue in placca molto appoggiata fino alla sosta. E’ possibile evitare il pilastro infilandosi nella traccia tra i mughi di destra, giungendo brevemente sulla placchetta finale. 30m, V-.

L’uscita del terzo tiro con sullo sfondo l’Emmele e la cengia erbosa della quarta lunghezza.

Nonostante la via sia corta offre comunque tratti di arrampicata di soddisfazione, su difficoltà sempre contenute. I passaggi gradati come VI e VI- sono abbastanza generosi. La via esce in concomittanza dello spigolo da cui parte la “Via della Loffa”, mentre proseguendo, tramite traccia e bolli rossi, nel canale detritico di sinistra si giunge alle altre vie della parete sud/est. Nel caso di maltempo è sempre possibile ultimare qui la salita e rinunciare all’Emmele proseguendo fino al termine del canalone fino ad incrociare la traccia del Boale Dente Rotto che sale fino all’omonima forcella e proseguendo poi verso sinistra per Campogrosso o verso destra per l’Ossario del Pasubio.

Via Mazzorana-Adler – Popena Basso

Via breve ma molto piacevole sempre su buona roccia. Tutti i passaggi sono ben protetti a spit o chiodi ed è sempre possibile integrare qualcosa ci fosse bisogno. Avvicinamento intenso per pendenza ma su comodo e ben visibile sentiero.

Il primo tiro si sviluppa lungo una fessura ben evidente che sale verso sinistra per circa 25m. Circa a metà fessura si trova il passaggio chiave della lunghezza ben proteggibile da 2 chiodi. Gli ultimi metri della scalata si sviluppano su un facile diedro che conduce alla sosta su un comodo terrazzino. 35m, III+.

Martina sulla prima lunghezza, III+.

La seconda lunghezza rimonta verticalmente per un paio di metri per poi proseguire su un bellissimo traverso verso sinistra, esposto. Le difficoltà sono sempre contenute e la fessura gialla che taglia orizzontalmente la parete offre innumerevoli punti per proteggersi, oltre agli ancoraggi già presenti. Finito il traverso ci si ritrova su un terrazzino che si segue per alcuni metri. A metà di esso è presente la sosta su clessidra. 20m, IV.

Il traverso della seconda lunghezza visto da entrambe le soste. IV.

Il terzo tiro costringe a tornare indietro un paio di metri sul terrazzino appena percorso fino ad incrociare la rampa erbosa che obliqua verso destra. La si segue finchè si trova la base di un diedro che va salito in tutta la sua breve lunghezza. La parte bassa è un po’ usurata dal passaggio, almeno per quanto riguarda gli appoggi per i piedi, mentre la parte alta è più atletica e ben fessurata. In cima al diedro è presente la sosta. 25m, IV.

Simone sul diedro del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza obliqua leggermente a sinistra per un paio di metri fino a che non ci si trova davanti ad un evidente placchetta che sale a sinistra in una crepa verticale. Si sale diritti per alcuni metri seguendo quest’ultima fino a che foggia in un diedro da superare abbastanza atleticamente. Sopra di esso è presente un punto di sosta. Il consiglio è però quello di continuare brevemente sul terrazzino verso destra e di risale le facili roccette per raggiungere l’evidente anello cementato poco più in alto. Qui si sosta. 35m, IV.

Simone prima della placca del quarto tiro, IV.

L’ultimo tiro prosegue verticalmente lungo l’evidente fessura. Questa è la lunghezza chiave dove le difficoltà sono leggermente superiori e sostenute. Tutta la fessura è atletica ma allo stesso tempo ben proteggibile in tutta la sua lunghezza. Il passo più tosto è proprio il primo sopra la sosta precedente, mentre poi il tiro prosegue continuo ma su asperità leggermente inferiori. Al termine della fessura una placca appoggiata ed intervallata da terrazzini erbosi porta all’uscita della via con sosta su grosso mugo. 25m, IV+.

Martina all’uscita della via, IV+.

Arrivati in cima ci si ritrova in mezzo ad una distesa di mughi che fanno da base alle creste nei dintorni tra cui il Monte Cristallo, le Cime del Laudo e ovviamente gli spettacolari Cadini di Misurina. Il sentiero di rientro è estremamente visibile e logico e porta in un quatro d’ora alla base della parete ed in 45 minuti a valle.

Via Colbertaldo – Sass de Stria

Premessa: il chiodo in partenza, tanto decantato da recensione terze, non c’è, evitate di diventare stupidi nel cercarlo. Via dalle difficoltà contenute, su roccia di ottima solidità, lisciata in alcuni tratti dalle innumerevoli ripetizioni. Già ripetizioni: fortuna che alle 7 di prima mattina eravamo all’attacco, perchè nel giro di un ora sono arrivate altre 6 cordate. Valutate bene a che ora partire.

Il Sass de Stria con l’evidente spigolo a sinistra su cui sale la via.

Il primo tiro risale la rampa immediatamente a sinistra del canale. Tutto il tratto è ben proteggibile a clessidre su spuntoni e presenta poche difficoltà. La sosta si trova oltre il primo terrazzino. 25m, III.

La rampetta del primo tiro. III.

La seconda lunghezza inizia risalendo il diedro subito sopra la sosta dove si trova subito il passaggio di IV, proteggibile con un friend grande. Il resto del tiro si sviluppa verticalmente fino ad un chiodo cementato, oltre cui si trova un breve strapiombo facilmente aggirabile a sinistra. Subito dopo si trova la sosta su un comodo terrazzino. 30m, IV.

Il terzo tiro prosegue lungo la linea precedente giungendo in poco tempo ad una fessura verticale. La via originale sale la placca posta alla sua immediata sinistra, mentre la fessura (consigliata) è una variante di V-. Al culmine del muretto una facile rampetta porta alla sosta. 25m, IV o V-.

Simone prima del passaggio chiave del terzo tiro. IV o V-.

La quarta lunghezza traversa per pochi metri verso destra fino alla base di un camino che va percorso in tutta la sua lunghezza. Al termine ci si sposta, dapprima leggermente verso destra, per poi salire la rampa evidente verso sinistra su facili rocce. La sosta si trova al suo termine sulla sinistra. 25m, IV.

Simone al termine del camino della quarta lunghezza. IV.

Il quinto tiro sale la parete immediatamente opposta alla sosta fino ad entrare in un canalino detritico che si segue nella sua interezza fino ad un masso incastonato tra la parete principale ed una guglia secondaria. Prima che il canalino curvi verso destra, salendo verticalmente, si trova la sosta “originale”. Sconsiglio questa soluzione che renderebbe complessa la partenza del tiro successivo. 40m, IV.

Martina al termine del canale del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza prosegue verso est seguendo l’evidente camino detritico fino a che quest’ultimo torna verticale. Qui si risale per pochi metri, stando sulla destra ed aggirando il masso incastrato. La sosta si trova proprio dietro quest’ultimo. 25m, IV-.

Martina sotto il masso incastrato alla sosta del quinto tiro, in procinto di affrontare la sesta lunghezza, IV-.

L’ultimo tiro è il tiro chiave della via. Segue la logica fessura di fronte alla sosta per tutta la sua lunghezza. Lungo lo sviluppo sono presenti 3 chiodi ma è possibile integrare con qualche friend grande e con qualche cordone. Terminata la fessura si prosegue verso sinistra su placca più facile al termine della quale è presente un buon masso per attrezzare la sosta. 40m, IV+.

Simone a metà dell’ultimo tiro, IV+.

E’ possibile evitare l’ultimo tiro uscendo subito a destra lungo il canale detritico. 40m, III.

Il panorama che si palesa in vetta spazia a 360° sui rilievi circostanti dal Lagazuoi a nord, alle Cinque Torri ad est e al Nuvolao a sud est, dal Col di Lana e la Marmolada a sud, fino al Piz Boè e alle Odle ad ovest. Uno spettacolo per gli occhi. La discesa si svolge tra le strette trincee di guerra sul versante opposto, bellissimo museo all’aperto tra feritoie, anguste gallerie e salette scavate nella roccia.

Panoramica in vetta.

Via dei Sassi – Crestone dei Sassi

Bella via che si sviluppa su 8 lunghezze. La roccia è prevalentemente molto buona e di qualità non buonissima sulle due creste, tuttavia tratti detriti sono abbastanza frequenti e danno, per l’appunto, il nome alla via. L’itinerario è ben protetto dalle numerose clessidre e non mancano chiodi e cunei sui passaggi chiave, tuttavia, in alcuni casi, l’integrazione con protezioni veloci è facile e sempre possibile.

Il primo tiro sale verticalmente la marcata fessura che parte dalla base della parete, mantenendosi sulla sua sinistra. A fessura terminata ci si sposta verso destra per evitare di cambiare versante e si risale un breve diedro. Sulla sua sommità si intravede la sosta sulla destra su comodo terrazzino. 25m, IV+.

Martina sul primo tiro.

La seconda lunghezza parte entrando orizzontalmente nel camino, stando attenti a stare bassi e non aggirarlo nè da sinistra, nè da destra. Alla fine del camino si sale verso destra vincendo un piccolo strapiombino ben fessurato. Continuare nel diedro fino ad una sosta resinata. Questa è la sosta della via “Luisa” che sale immediatamente a destra della nostra. Oltrepassarla tenendola sulla destra e rimontare pochi metri fino a raggiungere la sosta corretta con cordone su clessidra e chiodo, posta su un terrazzino. 35m, IV.

Martina dopo lo strapiombino della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è di congiungimento: sale dapprima verticalmente, per poi proseguire sulla cresta passando sulla destra dei mughi. Si sosta su un grosso mugo 3 metri prima che la parete ritorni verticale. 20m, III.

Il quarto tiro è il più bello di tutta la salita. Si rimonta il terrazzino erboso fino al raggiungimento dell’evidente fessura che obliqua verso sinistra. Si prosegue verticalmente lasciandosi la fessura appena sulla destra. Dopo una decina di metri, in corrispondenza di una serie di cunei lignei incastonati nella crepa, si esce verso sinistra ritrovandosi sul tratto più esposto della via. Da qui si prosegue verticali uscendo su comodo terrazzo dove è presente la sosta. 30m, IV+.

Martina sul quarto tiro.

La quinta lunghezza prosegue verticale per una trentina di metri lungo i diedri fronte alla sosta. Qui la roccia inizia a perdere qualità e solidità e i chiodi nella roccia diventano più radi. Al termine della verticalità si prosegue in cresta verso destra per pochi metri fino ad incontrare la sosta dove è presente il libro di via. 35m, IV.

Simone tra le nubi del quinto tiro.

Il sesto tiro continua in equilibrio su cresta proteggibile tramite cordini su guglie. All’apice della cresta mantenere la sinistra per proseguire in discesa lungo un canalino poco evidente. E’ possibile oltrepassare stando a destra aumentando di poco le difficoltà di discesa. Giunti ad un terrazzo si scala in discesa per qualche metro fino a giungere alla sosta posta su un masso incastonato tra due pareti. 25m, IV.

Il settimo tiro risale la paretina stando leggermente a sinistra fino a raggiungere la sommità. Da qui si prosegue in cresta sulla falsa riga della lunghezza precedente fino ad un cordone fisso che è possibile utilizzare per azzerare il passo di IV+ in discesa. Al termine della discesa è possibile sostare su un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina sulla cresta della settima lunghezza.

L’ultima lunghezza prosegue sulla cengia fino a che la parete torna a salire, dapprima attraverso tratti erbosi ed in seguito obliquando verso destra su ottima roccia. Si prosegue per pochi metri fino ad incontrare la sosta posta su un mugo. 20m, III.

Martina in uscita dalla via.

Per la discesa, scendere pochi metri lungo il ripido prato erboso (possibilità di calata direttamente dall’ultima sosta), ed entrare nel canale di sinistra seguendo la traccia di ometti. Al termine del canale si incontra il “Vajo del Cengio” che va percorso mantenendosi sulla destra a costeggiare la Guglia Cesareo (anche qui possibilità di calata visto la pendenza della sassara che compone il vajo). Da qui si scende pochi metri su facili roccette erbose portandosi sulla destra fino a tornare sul sentiero che si percorre a ritroso.

Nel complesso la salita è divertente e ben protetta in tutta la sua lunghezza. Attenzione ai passaggi in cresta e agli ultimi tiri dove la roccia non è ottima.

Via Bortolo – Sojo del Fogo

Via corta, ben protetta e su roccia sempre ottima che sale la punta Cassa da Morto, subito sopra l’Ossario del Pasubio. La linea parte all’estrema destra del muro principale della falesia “Montagna Viva”, con nome alla base, raggiungibile in 20 minuti dal parcheggio dell’Ossario.

Marta all’attacco della via.

Il primo tiro, molto sportivo, segue l’evidente fessura che taglia la parete in obliquo da destra verso sinistra. La fessura, in leggero strapiombo, ospita prese per le mani sempre buone e la chiodatura è ravvicinata e sempre sicura, non sono necessarie integrazioni. Usciti sul terrazzino si sosta su catena. 25m, V+/VI-.

Marta sulla prima lunghezza.

La seconda lunghezza segue la cengia erbosa verso destra per tutta la sua breve lunghezza. Da qui è possibile notare numerose serie di spit che salgono verso destra e che rappresentano le uscite dei tiri della falesia sottostante. Ignorare tali vie e salire obliquando ancora verso sinitra in direzione degli evidenti cordoni sulle clessidre presenti nella roccia. Alla seconda cessidra proseguire verticalmente fino a poco prima dell’uscita del terrazzino. Qui è presente una sosta. Per comodità il consiglio è di oltrepassarla e di sostare su un’altra sosta posta subito sopra il terrazzino. 25m, V+.

Il terzo è il tiro chiave della via in quanto a difficoltà. Superata la fessura orizzontale che fa da spartiacque tra due costoni di roccia si prosegue verticalmene sulla linea degli spit. Il tratto è sempre ben protetto ed in sè non è difficile ma risulta strapiombante per tutta la sua lunghezza. Il consiglio è di non rimanere dentro il diedro di sinistra ma di affrontare direttamente lo spigolo. Le prese più comodo si possono infatti trovare alla destra dello stesso. 25m, V+/VI.

Martina sulla terza lunghezza.

La quarta lunghezza è di concatenamento. L’arrampicata è prevalentemente orizzontale ed è sempre possibile proteggersi con cordoni su spuntoni di roccia. 20m, III.

Il quinto tiro è in comune con la via “Le do more”. Dalla sosta del tiro precedente si osserva la parete veticale ben protetta con i cordoni già presenti sulla linea e con possibilità di integrare. La lunghezza termina su un terrazziono erboso ove si trova un grosso mugo su cui sono presenti i cordoni della sosta, sulla destra. 30m ,V+.

Marta e Simone sul quinto tiro.

Il sesto ed ultimo tiro è molto breve. La via continua in vertical dalla sosta lungo una fessura ben protetta con spit e cordoni, il passaggio chiave, un po’ più fisico rispetto al resto, si trova verso la metà del tiro. All’uscita si trova la sosta e subito accanto l’anello per la calata. 20m, V+.

Dalla cima è possibile ammirare il sottostante Ossario del Pasubio, il Pian delle Fugazze e le Valli del Pasubio. La discesa avviene tramite calata in doppia sul vesrante opposto, una corda da 60 metri è sufficiente. Da qui, seguendo una serie di ometti, si ritorna in poco tempo all’attacco della via.

Umberto in vetta.

Monte Baone – Via del 92° Congresso

Il risveglio stamattina è stato semplice, senza troppe sveglie, eccitato all’idea di fare qualcosa di entusiamante, sfruttando la previsione di una soleggiatissima giornata. La destinazione è Chiarano di Arco, la vetta è il monte Baone. Dal parcheggio di Chiarano imbocchiamo il sentiero in salita che dal paese porta brevemente ad alcuni spettacolari terrazzamenti di uliveti che caratterizzano tutta la zona di Arco e del Sarca in particolare. Qui il paesaggio ricorda tutt’altro che le spioventi vette trentine. Da un lato c’è il lago, dall’altro la pianura, ma le montagne sono sempre lì, a 360 gradi tutto intorno, con le loro placche di roccia viva intervallate dagli intrepidi arbusti che hanno scelto di mettere radici tra le crepe. Il sentiero prosegue fino in cima ad una collina dove spicca un pilastro di roccia mista a vegetazione, da dove inizia la via vera e propria. Il primo tratto è un misto di roccia e vegetazione, la salita è facile a gradinate, senza bisogno protezioni e senza troppe indicazioni. La particolarità della via stessa è che può essere salita da più angolazioni, lasciando all’alpinista carta bianca sulla quale esprimere la propria arte. Di tanto in tanto dei bolli bianchi e rossi sono comunque visibli sulla roccia per segnalare rispettivamente il percorso facile e quello un pò più impegnativo. Spavaldi e sicuri delle nostre capacità decidiamo di seguire il più possibile la via rossa per tutto il tempo.

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La verticaltà si fa meno prorompente mano a mano che si prosegue, ma l’esposizione si fa sempre sentire per via dello strapiombo a destra che da qui alla cima accompagnerà l’intero itinerario. Dopo 10 minuti di arrampicata su roccette e terrazzini, arriva una delle parti più divertenti dell’itinerario. Sopra di noi si ergono 25 metri di parete compatta. Il tiro, di III+ al massimo, non è protetto, e la possibilità di integrare con friends e dadi è quasi nulla. Solo due alberi consentono l’utilizzo di altrettante fetuccie. Apro le danze, scarpette ai piedi, elevandomi sopra la pancia del primo boulderoso tratto della via. L’arrampicata è piacevole su tacche e fessure orizzontali con naturali punti di sosta qualora necessari. Non manca mai l’aderenza e in poco tempo raggiungo il punto di sosta. Sebbene la difficoltà non sia mai elevata, la via naturale sale lungo il bordo del precipizio il quale rende la salita più cauta e soprattutto divertente. La sosta è assente, ma è possibile recuperare tramite clessidra quasi in cima su comodo pianerottolo.

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Proseguiamo su placche e terrazze fino a raggiungere un esposto traverso verso destra più protetto rispetto alla precedente difficoltà. Sono presenti in tutto 2 chiodi e la possibilità di integrare con una clessidra, su un totale di 15 metri di progressione. Gli appigli sono tutti buoni e la roccia dà molta sicurezza, a tal punto da dimenticarci del vuoto sottostante. La linea obbliga l’assunzione di una posizione non proprio comoda e distesa, ma il tratto è breve e il peso sulle gambe quasi non si sente. Superato il traverso un facile muretto verticale di 3 metri si interpone tra di noi e il punto di sosta posto su un albero in cima ad un terrazzino.

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L’ultimo tratto della via è caratterizzato da un susseguirsi di conformazioni rocciose fino a raggiungere la vetta a quota 480 m s.l.m. Qui il panorama è stupendo. Ad est è possibile ammirare Arco e il suo castello. A nord la valle del Sarca con le marocche di Dro, a sud, infine, Garda e il lago. E’ quasi d’obbligo riporre le nostre emozioni sul libro di vetta, per consolidare un’altra bella avventura.

 

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