Pirata Samu

Dopo la coppia di vie semplici e corte del giorno precedente ci spostiamo una manciata di chilometri a Nord per affrontare qualcosa di un po’ più lungo ed impegnativo. Ci dirigiamo quindi nei pressi di Brentino-Belluno Veronese e ci incamminiamo verso la parete degli Spalti di Capitel d’Orsa che si affaccia lateralmente al “Santuario Madonna della Corona”. La via di oggi? Pirata Samu.

La prima lunghezza, così come la seconda concatenabile, si svolge senza particolari emozioni principalmente lungo fascia rocciosa estremamente boschiva e con roccia sempre da verificare. Il primo tratto, breve, risulta però piacevolmente verticale e supera, con passo iniziale fisico e boulderoso, il muretto poi fessurato e che conduce ad una larga terrazza. Proteggendosi attorno ai numerosi arbusti si inizia un traverso verso sinistra, con i piedi costantemente su terriccio, che si fa spazio tra la vegetazione e che supera una serie di canalini fino a giungere in corrispondenza di una nicchia gialla, con evidente cordone al suo interno, dove si attrezza la prima sosta. 20m, 6a+.

La seconda lunghezza riparte ancora verso sinistra ed ancora lungo il flebile corridoio che si fa spazio tra gli alberi questa volta più chiusi. Oltrepassato un grosso arbusto con cordoni usurati si intravede finalmente un po’ di roccia che, tuttavia, non è della migliore qualità. Bisogna prestare particolarmente attenzione in questo tratto perchè i passaggi obbligati si svolgono su macigni instabili che non danno la sensazione di stabilità. La linea da seguire non è immediatamente visibile a causa della vegetazione che nasconde il primo fix ma appena ci si alza un po’ lo si nota. Potrebbe tornare comodo anche un friend per proteggere il passaggio visto che il fix è in alto e cadere sulla cengia non è piacevole. Raggiunta la protezione si obliqua verso sinistra raggiungendo, senza ulteriori difficoltà, il terrazzino di sosta. 20m, 5b.

Steve al termine della seconda lunghezza, 5b.

Il terzo tiro riparte lungo bellissima placconata a gocce taglienti che si sviluppa a destra della sosta. L’arrampicata nel tratto iniziale è davvero piacevole nonostante il primo fix sia posto un po’ in alto. Dalla sosta si raggiunge verticalmente l’evidente lama che si abbandona quasi immediatamente una volta raggiunto un minuto ballatoio per i piedi. Si inizia ora un bel traverso verso destra con qualche passo un po’ in allungo per passare da un appoggio all’altro. Dopo poco si raggiungono una serie di fix che corrono verticali e che si seguono in direzione di un piccolo tettino. Attenzione a non proseguire lungo il traverso altrimenti ci si ritrova sulla via “Luce”. Il muretto verticale è leggermente lichenoso ma maniglie ed appoggi ci sono tutti. Raggiunto il tettino lo si rimonta atleticamente ma senza grosse difficoltà visto che le prese sommitali sono molto accoglienti. Rimontando sul terrazzino di sinistra si raggiunge infine la sosta un po’ aerea. 20m, 6a.

La linea del terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza alterna passi meritevoli a sezioni di collegamento che spezzano la verticalità della salita. Dalla sosta ci si muove verso sinistra lungo rampa terrosa e particolarmente scivolosa che rende ostici i passaggi costringendo, di fatto, a fare particolare affidamento sugli alberi che si incontrano. Terminato il tratto vegetativo si arrampica lungo bel muro placcoso e verticale che ospita marcate fessure. L’arrampicata è divertente e di movimento ed anche l’esposizione inizia a farsi sentire data la verticalità del muro. Lasciato sulla destra un piccolo arbusto, dove è possibile usare un cordone per una progressione più sicura, si raggiunge dapprima una sezione caratterizzata da molteplici clessidre ed in seguito la sosta, anche questa piuttosto aerea. 30m, 6a.

Martina in arrivo alla quarta sosta, 6a.

Il quinto tiro continua sulla falsa riga di quello precendente, inizialmente lungo tratto boschivo e solo in seguito lungo bella placca compatta. Si inizia obliquando leggermente verso sinistra fino a raggiungere il corridoio tra gli alberi. Attenzione lungo questo primo tratto perchè la roccia è quella che è. Raggiunta la seconda parete la si approccia rimanendo leggermente sulla destra dove i terrazzini basali consentono di guadagnare metri fino al primo fix. La parete si fa ora decisamente verticale ma anche qua le fessure facilitano la progressione. Solo verso il termine della placca una coppia di buchi distanziati costringono a passi obbligati di bloccaggio. Si giunge quindi ai piedi di una larga cengia arborea e, facendosi spazio rimontando letteralmente su questi ultimi, si arriva in sosta. 30m, 6a+.

La sesta lunghezza prosegue lungo la parete di destra del diedro che si sviluppa oltre la terrazza di sosta. Si arrampica anche qui lungo solida placca a fessure che in questo tratto sono meno evidenti e meno marcate. Le difficoltà sono abbastanza continue lungo tutto il tiro con un picco verso metà dove la placca è più verticale e le prese sono più difficili da tenere. Anche i piedi si muovono lungo appoggi meno netti e spesso verticali. Passato il tratto chiave le difficoltà diminuiscono ed in breve si raggiunge la base di un minuto strapiombetto che si supera in dulfer sfruttando lo spigolo del pilastrino che inizia oltre il tetto. Senza ulteriori difficoltà si prosegue lungo la fessura a destra del pilastro dove è possibile inserire qualche friend per proteggere ulteriormente la salita. Si giunge infine in sosta al cospetto del tiro chiave della via. 30m, 6a+.

Steve al termine della sesta lunghezza, 6a+.

Il settimo tiro è senza ombra di dubbio il più impegnativo di tutto l’itinerario sia a livello fisico per le difficoltà che a livello mentale soprattutto per la distanza dei primi fix. Dalla sosta si prosegue rimanendo leggermente a sinistra rispetto alla verticale cercando la linea di salita più agevole. Il primo fix è un po’ in alto ma lo si raggiunge senza problemi particolari. Di tutt’altro avviso è il secondo, immotivatamente distanziato, dove un’eventuale caduta porterebbe a conseguenze spiacevoli direttamente sulla cengia di sosta. Qui, tra l’altro, le difficoltà sono obbligatorie ed il grado non è regalato con la rinviata che deve essere fatta quasi obbligatoriamente solo una volta agguantata la comoda fessura orizzontale subito oltre il fix. Da qui si prosegue affrontando un diedrino strapiombante che si sviluppa verso destra oltrepassando una breve pancia. Qui sono racchiuse le difficoltà maggiori del tiro, ora protetto a modo, che, attraverso passi delicati su scomode prese, portano ad un tettino ben manigliato dove è possibile tirare un po’ il fiato prima della placca soprastante. Rimontato il tetto senza grosse difficoltà si segue con le mani la fine fessura che solca la placca mentre i piedi vi si incastrano all’interno con le punte o rimangono a spalmo lateralmente. Superato un molesto arbusto che nasconde un fix si continua, in vista della sosta, sempre lungo placca fessurata e, con un paio di passi in aderenza, si vincono le ultime difficoltà. Tiro bello e di soddisfazione, continuo dall’inizio alla fine e nel complesso da non sottovalutare per l’obbligatorietà dei passaggi. 25m, 6b+.

Simone ed Umberto lungo il settimo tiro, 6b+

L’ottava ed ultima lunghezza riparte obliquando verso destra rimontando preventivamente una fascia strapiombante. L’arrampicata lungo il primo tratto è di movimento ad eccezione di un breve tratto in prossimità degli strapiombi dove è richiesta un po’ di fisicità vista l’inclinazione della parete. Le prese sono comunque buone ed in breve si giunge al di sotto di un terrazzino dove un arbusto ostruisce il passaggio costringendo a rimontare prima del previsto. Piegando verso destra si aggira lo spigoletto della parete dove parte un bel pilastrino compatto che si segue fino al suo termine con qualche passo in aderenza. Giunti in prossimità di un diedrino panciuto si rimonta la parete di destra arrivando così in sosta poco prima del terrazzo sommitale. E’ possibile attrezzare la sosta qui oppure proseguire ancora per qualche metro fino a che la parete non spiana ed allestire attorno a grossi massi oppure a clessidre. 25m, 6a+.

Martina al termine della via, 6a+.

Via che meriterebbe sicuramente un restyle ed una approfondita pulizia. Dove la parete è sgombra dalla vegetazione la roccia è molto bella ed arrampicare è davvero piacevole. Da dimenticare sono i primi 2 tiri ed alcune sezioni di quelli successivi dove si toccano più alberi e terra che roccia. Prestare particolare attenzione alla chiodatura a volte un po’ azzardata che, in più punti, non permette una progressione tranquilla rendendo i passi pericolosi. La seconda metà della linea risulta essere più arrampicabile ed ospita passi veramente interessanti. Nel complesso, al netto di una bella pulizia, “Pirata Samu” è un bell’itinerario in una zona tranquilla e silenziosa, messa al Santuario permettendo!

Datti una Mossa

Dopo la simpatica nevicata di metà aprile scendiamo in val d’Adige alla ricerca di climi più miti e temperature primaverili. Ad accoglierci c’è un bel rovescio inatteso che fortunatamente dura poco e la notte passa tranquilla. Siamo a Tessari con l’intento di divertirci alla Roda del Canal dove salgono linee brevi e di grado contenuto. La prima che approcciamo l’indomani è la via “Datti una mossa” che attacca poco lontano dal parcheggio.

Il primo tiro sale le facili roccette basali che si susseguono, oltre la scritta rossa che identifica la via, e che terminano in corrispondenza della parete principale. Questa, fessurata, è molto piacevole da salire e dopo qualche metro in verticale la linea piega decisamente verso destra per aggirare il tettino soprastante altrimenti troppo severo per essere affrontato direttamente. Inizia quindi un bel traverso leggermente ascendente che si sviluppa in direzione della falesia con arrampicata di movimento su prese oneste. Raggiunto il diedrino obliquo lo si segue per tutta la sua interezza fino a che si arriva in sosta costituita da catena ed anello, in comune con uno dei monotiri della falesia. 30m, 5c.

Martina lungo il primo tiro, 5c.

La seconda lunghezza riparte con i movimenti chiave del tiro e dell’intera via. Si tratta di vincere un pilastrino molto verticale con prese inizialmente storte e scomode. La chiodatura è molto buona e consente di provare i passaggi senza problemi. Una volta superati i primi metri si giunge al cospetto di una fonda e comoda lama che antecede un’ostica placchetta che porta ad un breve terrazzino. Qui le difficoltà scemano ma la chiodatura ora distanziata richiede attenzione ed è consigliabile integrare a friend visto anche che la qualità della roccia, composta principalmente da blocchi fessurati e crepati, non è il massimo. Giunti al fix successivo la parete torna brevemente a verticalizzarsi ma le prese sono ottime ed abbondanti consentendo di raggiungere rapidamente la sosta dopo aver passato le roccette appoggiate terminali senza difficoltà. 30m, 6a+.

Simone all’inizio della seconda lunghezza, 6a+.

Il terzo tiro è breve e non regala emozioni particolari. Si tratta di un traverso di concatenamento lungo cengia alberata per raggiungere il muretto finale in cima alla parete. Si parte risalendo diritti per diritti il grosso masso dove è posta la sosta che costituisce anche il passo più ostico del tiro. Passando attraverso una sezione leggermente detritica si raggiunge la larga cengia che si segue verso sinistra per una decina di metri fino ad arrivare alla sosta su anello con scritta rossa al di là di uno spigolo. Ignorare il cordame ed i fix a parete durante la traversata che fanno parte di altre linee. 25m, 5a.

La quarta ed ultima lunghezza è bella e si sviluppa lungo placca molto lavorata a fonde fessure che rendono la progressione piacevole e divertente. Dalla sosta si segue la linea di cordoni attorno ad alberi e clessidre tenendo il primo arbusto sulla sinistra e raggiungendo una sezione più appoggiata. La linea qui è molto evidente, grazie alle numerose ed evidenti protezioni a parete, passando di continuo da una fessura all’altra fino a che la parete non termina. Il passo in uscita è forse il più difficile, ma niente di drammatico. Raggiunte le roccette sommitali si intravede anche la sosta in comune con la via “Fessura Kiki”. In caso di affollamento le numerose clessidre si prestano bene ad essere attrezzate. 35m, 5a.

Simone sull’ultimo tiro, 5a.

Via molto simpatica nonostante sia breve. Ad esclusione del terzo tiro tutti gli altri sono meritevoli di essere saliti. L’arrampicata è varia ma si svolge prevalentemente lungo placca con passi di movimento e qualcuno in aderenza. Belli anche i movimenti sul tiro chiave che donano un po’ di brio ad una salita plaisir.

Guide Alpine

Questi primi giorni del 2023 ci stanno regalando giornate piuttosto miti dal punto di vista delle temperature. Anche oggi il cielo è coperto ma niente ci ferma dal scendere in valle per affrontare qualche ascesa. Ci è giunta voce che di recente è stata aperta qualche semplice linea sul Monte Baone, quale occasione migliore er farci un salto? La via che abbiamo scelto si chiama “Guide Alpine” ed inizia con 4 tiri lungo placca appoggiata per poi verticalizzarsi solamente nel finale.

Il primo tiro inizia rimontando verso sinistra le semplici roccette appoggiate e leggermente instabili che antecedono la paretina principale. Senza grandi difficoltà si raggiunge subito un terrazzino proseguendo poi lungo roccia più compatta. Inizia ora la lunga placconata che ci accompagnerà per i prossimi tiri. Questa, leggermente appoggiata, è molto fessurata e l’arrampicata è sempre facile grazie alle numerose prese che offre la parete ed alle protezioni, principalmente costituite da cordame attorno alle clessidre intervallato da qualche fix, che abbondano lungo tutto il percorso. Risalendo un po’ a destra ed un po’ a sinistra alla ricerca della linea più consona da seguire si rimontano in sequenza una serie di risalti che conducono ad un minuto terrazzino dove si sosta su coppia di cordoni. 32m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza sale sulla falsa riga della precedente sempre in verticale lungo la placchetta fessurata. Molto bello e divertente è il tratto iniziale che si svolge lungo roccia solida e compatta seguendo le naturali conformità della parete. Qui le protezioni potrebbero risultare un po’ distanziate ma è facile integrare con friends e cordoni in caso di necessità. Obliquando prima verso destra e poi verso sinistra si raggiunge una zona caratterizzata da rocce più rotte dove la continuità è spezzata. Il tratto è comunque breve ed in poco tempo si torna a seguire la placca successiva che, attraverso arrampicata analoga a quella precedente, conduce senza difficoltà rilevanti alla terrazza di sosta dopo essersi districati tra le belle fessure che compongono la sezione. 35m, IV.

La placca appoggiata della seconda lunghezza, IV.

Breve è il terzo tiro che si svolge principalmente lungo parete molto appoggiata ed onestamente poco interessante. Si fa spazio lungo il corridoio creatosi tra la vegetazione che si segue fino alla sosta successiva con difficoltà semplici ed omogenee ad eccezione di un singolo passo nel mezzo della lunghezza. Si parte gattonando lungo la sporca rampetta oltre la sosta raggiungendo in breve un arbusto che può essere utilizzato come protezione rapida visto che la prima a parete è posta un po’ in alto. Proseguendo con l’arrampicata si arriva alla base di un minuto risalto che rappresenta il passo chiave della lunghezza e che si rimonta con decisione sfruttando le buone prese sommitali ed alzando bene i piedi. Si prosegue ora verso sinistra lungo facili roccette fino ad incontrare la sosta su larga cengia. 20m, IV.

Il corridoio tra gli alberi del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue verso destra lungo la bella rampa fessurata. Per raggiungerla è però necessario superare alcuni risalti di non facile interpretazione. Il primo, nello specifico, non offre buone prese e rimontarlo è tutt’altro che banale. Si deve fare infatti affidamento molto sui piedi che spingono lungo gli appoggi e, mantendendo il corpo bello attaccato alla parete, permettono di alzarsi fino a raggiungere le buone prese in alto. Da qui in poi, dopo aver oltrepassato un cordicino nascosto, si prosegue lungo la rampa che caratterizza il tiro, completamente sprotetta ma ben proteggibile a friend. Al termine della rampa si rimontano gli ultimi risalti ritrovandosi così al di sopra di una larga cengia dove si sosta attorno ad arbusto. 22m, IV+.

Martina impegnata sulla rampa della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro torna a salire in verticale lungo bella paretina compatta. Dall’albero di sosta si percorre qualche metro lungo la cengia in direzione di un evidente cordoncino alla base della parete. Si segue ora la bella fessura che corre verticale, e che obliqua leggermente verso sinistra, attraverso arrampicata continua e con qualche movimento fisico. Le prese ci sono comunque tutte sia per mani che per piedi e le protezioni sono sempre ravvicinate. Al termine della fessura inizia un esposto traverso verso destra lungo roccia lavorata a belle gocce taglienti. Per la progressione è meglio rimanere piuttosto bassi così da sfruttare i chiari appoggi per i piedi e le gocce per le mani. L’arrampicata qui è principalmente di movimento e senza particolari difficoltà si raggiunge l’ingresso della rampa finale dove si attrezza una sosta aerea. 20m, V+.

Il bel traverso del quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza prosegue lungo la bella rampa appoggiata che si sviluppa a partire dalla sosta. Superato lo zoccoletto iniziale, prima di raggiungere la rampa vera e propria, ci si trova al cospetto di una larga fessura che taglia orizzontalmente la parete. Rimontata con i piedi la si segue qualche centimetro verso sinistra al fine di raggiungere una coppia di buone prese, una delle quali scavata, che consentono, attraverso passo deciso, di salire sulla rampa. Si prosegue ora, con arrampicata molto bella, lungo il diedro di destra dove sono posizionati tutti i cordoni a protezione della progressione. La roccia è solida ed estremamente porosa ed in breve si raggiunge il culmine della parete che si rimonta senza difficoltà. Si superano ora una serie di facili roccette fino a quando la parete si appoggia ed è necessario proseguire camminando verso destra fino al cordone di sosta posto poco a sinistra rispetto ad un grosso arbusto. 30m, VI-.

Simone lungo l’ultimo tiro, VI-.

Via molto didattica e consigliata a chi muove i primi passi per fare le prime esperienze. La roccia è da buona ad ottima lungo tutto l’itinerario e le protezioni sono abbondanti ed abbastanza ravvicinate. Molto belli sono i 2 tiri finali dove la via guadagna finalmente verticalità lungo roccia ruvida e grumosa. Anche il panorama, che spazia dal castello di Arco al lago di Garda, merita una visita!

Claudia ’22

Oggi è il 2 gennaio 2023 ed è caldo. Raggiungiamo Arco con il termometro che segna gli 8°C alle 8:00 di mattina. Fortuna che il cielo è coperto e le previsioni non mettono sole per la giornata altrimenti sarebbe quasi da stare in maniche corte. L’obiettivo è quello di riniziare a muovere i primi pasi dopo le festività, quindi qualcosa di tranquillo. Ci dirigiamo verso la Parete di Pezol per salire una delle ultime realizzazioni: Claudia ’22.

Il primo tiro è particolarmente breve e consente di superare lo zoccoletto basale e di raggiungere così la parete principale. L’arrampicata è sempre semplice grazie all’inclinazione favorevole e dalle buone prese presenti. Si inizia approcciando la breve placchetta subito a destra della scritta, che identifica la via, che si vince agevolmente grazie alle accoglienti fessure orizzontali ancora un po’ sporche dal terriccio. Superato il primo tratto si prosegue lungo roccette frastagliate prima verso destra, raggiungendo un cordone attorno ad alberello, e poi verso sinistra fino ad arrivare al terrazino di sosta che si rimonta con qualche difficoltà sfruttando anche gli arbusti presenti visto che questo è particolarmente terroso e scivoloso. 15m, III+.

Martina lungo il primo tiro, III+.

La seconda lunghezza riparte lungo la parete principale che si verticalizza offrendo arrampicata interessante su roccia piuttosto solida. I primi metri del tiro sono decisamente i più difficili costringendo ad un delicato traverso verso destra dopo aver inserito il primo rinvio. Le prese qui sono minute ed appena accennate e la placca su cui poggiano i piedi è liscia. Con passo deciso, fidandosi bene dei propri mezzi, si raggiunge il muretto di destra che consente di tornare a salire in verticale. Le prese ora ci sono e sono abbondanti rendendo la progressione più semplice. Potrebbe tuttavia tornare comoda una coppia di friend medio-piccoli visto che le protezioni in loco sono distanziate in questo tratto. Puntando all’ultimo cordone penzolante visibile si vince la verticale giungendo ad un tratto più appoggiato che conduce senza ulteriori difficoltà alla cengia di sosta. 27m, V+.

I primi metri della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro continua lungo il muro fessurato oltre la sosta. Si inizia portandosi di poco sulla sinistra e raggiungendo un primo esile cordoncino attorno a clessidra che si supera ritornando sulla verticale e proseguendo lungo placca compatta e facile. Le molteplici fessure a parete, fonde ed accoglienti, e le protezioni solide e ravvicinate rendono la progressione semplice e piacevole almeno fino alla placchetta finale. Questa rappresenta il passo chiave del tiro e si vince attraverso arrampicata di equilibrio e di aderenza raggiungendo le buone prese sommitali che consentono di rimontare sul terrazzino di sosta. Vista la lunghezza del tiro limitata e la linearità di quello successivo, allungando qualche protezione, si può saltare la sosta e proseguire fino a quella successiva. 20m, V+.

La linea del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza si avventura all’interno del diedro/canale che prosegue fino al terrazzino successivo. Lungo tutto l’itinerario la roccia è frastagliata e la progressione risulta essere sempre semplice anche se la qualità non eccelsa della roccia in questo tratto costringe a rimanere sempre sull’attenti e valutare bene quello che si prende. Dalla sosta ci si immette direttamente nel canale che obliqua verso destra preferendo la parte interna almeno per il tratto inferiore. La linea è ben evidente, grazie alle numerose clessidre adornate da altrettanti cordoncini, ed in breve si raggiunge un arbusto evidentemente potato per permettere il passaggio. Lasciato quest’ultimo sulla destra si prosegue sulla parete compatta alla sinistra del canale dove la roccia è più solida e l’arrampicata più entusiasmante. Senza particolari difficoltà si raggiunge infine il terrazzino di sosta. 28m, V-.

Martina la termine della quarta lunghezza, V-.

Molto bello ed elegante è il quinto tiro che vince la bellissima ed estetica placconata leggermente appoggiata che si estende oltre il terrazzino di sosta. Dopo un movimento in allungo per immettersi sulla placca si inizia a seguire il bordo sinistro che ospita le prese migliori. Si abbandona quest’ultimo dopo qualche metro tornando così ad arrampicare sulla placconata principale seguendo la linea delle protezioni a parete. Passando da una fessura all’altra si raggiunge l’ultimo tratto del muro grigio dove, in un unico movimento, sono concentrate le difficoltà del tiro. Un tagliente bidito permette di agguantare il bordo di una cavità che consente di alzare bene i piedi e, spingendo lungo la liscia placca, proiettarsi all’insopra del terrazzino di sosta. 30m, V.

La bella placca del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza prosegue lungo l’evidente corridoio tra gli alberi attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte. Strappo alla regola sono i primi tre metri che si svolgono ancora lungo placca compatta e che costituiscono l’ostacolo maggiore del tiro. Qui infatti le prese non sono particolarmente comode e l’arbusto sulla destra ostacola un po’ il passaggio. Raggiunto il primo cordone la parete si appoggia e l’arrampicata risulta essere più semplice. Si prosegue in verticale fino a che il corridoio è chiuso da vegetazione imponendo una brusca sterzata verso sinistra che, attraverso un po’ di terriccio e cercando di rimanerne al di sopra, porta alla comoda terrazza di sosta. 22m, IV.

Martina sulla sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro è breve e poco entusiasmante. Supera il breve muretto oltre la sosta che conduce ad una larga terrazza detritica che si segue camminando verso destra fino a che si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta a fianco alla scritta “Claudia”. Lungo il muretto iniziale la qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che rimanga in mano più di qualche appiglio. Fortunatamente il tratto è breve e semplice ma è comunque fondamentale prestare attenzione. Un occhio di riguardo anche durante il traverso e quando si recupera la corda perchè è facile smuovere qualche detrito che arriva direttamente sulla sosta sottostante. 22m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza torna a salire in verticale all’interno di un largo diedro composto principalmente da roccette rotte e poco stabili. Prima di giungere nel diedro vero e proprio si rimonta il facile muretto basale e si prosegue mantenendo la parete di sinistra quasi fino al termine. Ignorare ora la linea di protezioni che continua ancora a sinistra (fanno parte della via “Cercando la Trincea”) e spostarsi invece lungo la parete destra del diedro rimontando il pilastro ed oltrepassando l’arbusto posto sul suo culmine. Un breve traverso verso destra porta alla base di una placchetta compatta che si vince verticalmente raggiungendo così il terrazzino di sosta. 24m, V.

Il diedro dell’ottava lunghezza, V.

Molto breve è il nono tiro che, allungando qualche protezione in precedenza, si può decidere di concatenare. Si tratta principalmente di una anonima camminata verso destra che in breve tempo porta all’uscita della via ed al libro di vetta. Solamente gli ultimi 3 metri si svolgono su roccette ma non aggiungono particolari emozioni ad un tiro sostanzialmente di collegamento. Si sosta sulla roccetta al di sotto del libro di vetta oppure, più comodamente, sull’arbusto subito sopra. 18m, II.

Gli ultimi metri del nono tiro, II.

La via si può terminare qui, seguendo il sentiero di sinistra, oppure raggiungere il breve tiro finale che consente di raggiungere la cima del Pezol arrampicando. In questo caso si segue per una decina di metri la traccia di destra fino alla parete successiva. Di seguito la descrizione.

La decima lunghezza è corta ma piacevole e si svolge lungo il muretto che termina poco prima del traliccio dell’alta tensione. Si risale la bella parete fessurata con difficoltà pressochè costanti raggiungendo dapprima un arbusto, da cui penzola un cordone, ed in seguito proseguendo a zig zag lungo la placchetta successiva. Spostandosi prima verso sinistra ed in seguito verso destra si segue la linea delle protezioni che si sviluppa lungo il bel muretto compatto alla ricerca della linea più facile ed intuitiva. Anche qui le fonde fessure aiutano la progressione che termina con un facile traversino verso sinistra che permette di rimontare in vetta. Oltrepassate le ultime roccette, ormai camminando, si raggiunge la coppia di fix che si attrezzano per l’ultima sosta. 25m, V.

Simone lungo l’ultimo tiro, V.

Via semplice e particolarmente didattica. Adatta a chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. Le protezioni sono abbondanti lungo tutto l’itinerario, solo nel secondo tiro può essere utile inserire qualche friend. La roccia è buona anche se in alcuni tratti necessita di una controllata considerando anche che la via è recente e bisogna aspettare ancora qualche salita per il consolidamento.

Premiata Forneria Pfitscher

L’antiscudo è una fascia rocciosa decisamente poco frequentata, lo abbiamo scoperto a nostre spese circa un anno fa quando abbiamo salito la linea “Cane Cico” trovandola particolarmente erbosa ed abbandonata. Il che è un peccato perchè le placconate che compongono la fascia rocciosa ispirano parecchio. Tant’è che anche alla fine del 2022, per terminare l’annata in bellezza, torniamo a farci un salto per salire un’altra via, “Premiata Forneria Pfitscher”, nella speranza di trovarla in buone condizioni.

Il primo tiro è davvero bello e meritevole nonostante in alcuni punti la vegetazione disturba e non poco. Sale lungo compattissima placca tagliata verticalmente da fessurina che si segue per circa metà lunghezza. La parte superiore si svolge sempre in placca con arrampicata più delicata e di movimento visto che le prese scarseggiano. Si inizia risalendo il muretto compatto, oltre la targhetta che identifica la via, che si approccia con movimento non semplice prima di raggiungere le evidenti gocce che antecedono prese migliori. Facendosi spazio tra i primi segni di vegetazione abusiva si giunge ai piedi della fessura principale che si segue completamente. Qui l’arrampicata non è semplice e richiede particolare sforzo con le mani che tengono sempre piccole tacche taglienti ed i piedi spesso a spalmo lungo le placche laterali alla fessura. Vinte le difficoltà si raggiunge un grosso arbusto che ostacola il passaggio e che si oltrepassa lottando con i suoi rami particolarmente spessi e quindi difficili da spostare. Oltre l’albero è presente un terrazzino che spezza la verticalità prima della placconata finale. Questa inizia abbastanza semplice ma mano a mano che si sale diviene più ardua e continua lasciando poco spazio per respirare e riposare. Gli ultimi passi sono decisamente i più difficili e si svolgono lungo specchio liscio con arrampicata prevalentemente di equilibrio su piccoli appoggi dove è necessario fidarsi bene dei piedi. Obliquando verso sinistra si giunge infine al terrazzo alberato dove si sosta. Tiro molto bello ed ingaggiante, non regalato e da non sottovalutare soprattutto per via della vegetazione e del terriccio che si insidiano nelle prese. 35m, 6b.

Simone lungo i primi metri della via, 6b.

La seconda lunghezza prosegue lungo le placche frastagliate, ed incise da larghe fessure, che si formano a partire dalla sosta. La progressione qui è resa particolarmente difficoltosa dall’erba che è cresciuta all’interno delle fessure e che non agevola la ricerca delle prese impedendo addirittura di raggiungerne alcune. I fix allo stesso tempo non sono ben visibili ma la linea da seguire è abbastanza evidente e tendenzialmente corre in verticale lungo la fessura principale e sulla placca immediatamente alla sua destra. Le difficoltà maggiori della lunghezza si trovano verso il termine dove è necessario superare una bella placca compatta che si vince attraverso movimenti delicati in equilibrio. Si raggiunge così un terrazzino erboso dove si sosta. 20m, 6a.

Jacopo impegnato sul passo chiave della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro prosegue verso destra ancora lungo placca fessurata. Anche qui purtroppo la vegetazione si è ripresa il suo spazio e tutto il tiro è una lotta continua. Dopo essersi spostati qualche metro verso destra si oltrepassa un fastidioso arbusto e si entra così in un diedro che si segue verticalmente per tutta la sua interezza sfruttando entrambe le pareti laterali sia con le mani che con i piedi. Terminato il diedro si torna su placchetta che si segue verticalmente arrampicando lungo la piccola fessurina che la solca. Particolarmente ostico è il passaggio finale, in aderenza su prese scomode. Raggiunto un arbusto si sosta appena alla sua sisnistra. 20m, 5c.

Martina lungo il terzo tiro, 5c.

La quarta ed ultima lunghezza continua dapprima in verticale ed in seguito leggermente verso sinistra per raggiungere la sosta finale e la cima dell’Antiscudo. Individuando un corridoio tra i ciuffi d’erba si sale verticalmente lungo una serie di brevi pilastri fino a che si raggiunge la base di un alberello. Qui una placchetta compatta e stranamente sgombra da vegetazione permette di guadagnare gli ultimi metri della via che termina in corrispondenza di un cordone nero che olbiqua verso sinistra in direzione del boschetto. Vista la natura cedevole del terreno detritico è consigliabile seguire il cordone e sostare più tranquillamente su di un albero alla base del boschetto dove è anche più comodo e sicuro slegarsi e mettere via l’attrezzatura prima di iniziare la discesa. 30m, 5b.

La linea dell’ultima lunghezza, 5b.

Via che allo stato attuale delle cose è poco raccomandabile: troppo sporca e vegetativa. Un vero peccato perchè la prima lunghezza è davvero bella ed anche quelle successive, in condizioni diverse, sicuramente avrebbero da dire la loro. Ci vorrebbe un bel lavoro di pulizia ed una frequentazione più assidua un po’ di tutta la parete. Rimandata.

La Piccola Verticalità

In una bella temperata giornata di fine novembre ci dirigiamo verso le Coste dell’Anglone per salire “La Piccola Verticalità”, una linea adocchiata da tempo ma che non avevamo ancora avuto modo di arrampicare. Le giornate sono corte e per non rischiare alle 8:30 siamo già a parete pronti ad affrontare le sfide della giornata.

Il primo tiro è piuttosto breve e supera, senza difficoltà rilevanti, le roccette scaglionate che caratterizzano la parte inferiore della parete. Si sale prestando attenzione soprattutto al terriccio che, depositandosi, rende scivolosi gli appoggi per i piedi e nasconde le prese per le mani. Le protezioni sono buone lungo tutta la lunghezza, composte prevalentemente da cordame attorno alle clessidre, e la progressione risulta essere lineare e piacevole. L’unico passo un po’ più ostico lo si trova all’incirca a metà del tiro dove si rimonta un piccolo strapiombetto per poi dirigersi verso sinistra alla base di un secondo. Questo, molto più agevole, conduce al terrazzo di sosta, posizionata sulla destra. 25m, IV+.

Martina lungo il primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza traversa sotto l’evidente tetto soprastante la sosta che si rimonta completamente a sinistra nel suo punto più debole. Prima del traverso ci si alza comunque qualche metro, lungo la rampetta ascendente di destra, attraverso movimenti non immediati e da ricercare per raggiungere le comode prese poste un po’ più in alto. Raggiunta la base del tetto si inizia a traversare. La progressione richiede un po’ di attenzione in quanto la fessurina che segue il tetto inizialmente è stretta e ci entrano solo le punte delle dita mentre i piedi si muovono lungo appoggi che evidentemente iniziano ad usurarsi. Verso la fine del traverso la fessura si allarga e diviene più accogliente e comoda ed anche la parete inizia a strapiombare un po’. Si rimonta quindi il tetto riportandosi verso destra, evitando di alzarsi troppo per non complicarsi la vita, fino al raggiungimento della sosta su cordoni. 20m, VI.

Simone lungo il traverso iniziale della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro continua lungo il muretto grigio oltre la sosta. Si inizia spostandosi leggermente verso destra affrontando la bella placchetta fessurata che ospita i movimenti più duri della lunghezza. Attraverso movimenti in aderenza ci si risposta verso sinistra raggiungendo così una bella lama staccata eventualmente proteggibile con friend grande. Si procede rimanendo tendenzialmente lungo la parete di destra dove si raggiunge un piccolo terrazzino dove è incastrato un dado. Proseguendo ora in verticale si arrampica lungo un bel pilastrino, con movimento non banale per raggiungerlo, prima a sinistra e poi, in corrispondenza di un cordone, verso destra, fino ad arrivare alla comoda cengia di sosta. 40m, VI-.

Jacopo al termine del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza è anch’essa molto breve e non è immediatamente chiara la linea di salita visto che a parete non ci sono protezioni. La parte sinistra della parete, tuttavia, è evidentemente più sporca rispetto a quella di destra ed infatti si procede in quest’ultima direzione. Dalla sosta ci si sposta quindi leggermente verso destra fino a raggiungere una fascia sgombra da vegetazione che si segue attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte sempre però da verificare in quanto abbastanza instabili. Si raggiunge presto una fessurina più compatta dove è possibile inserire qualche protezione prima di proseguire. Oltre la fessura si raggiunge una larga cengia che si segue in direzione della parete successiva dove è posizionata la sosta. 20m, IV.

Martina impegnata sulla quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro riparte lungo il muretto di destra che, attraverso arrampicata continua, conduce alla base della parte superiore della parete caratterizzata da roccia gialla a gocce e grumi e da un susseguirsi di tettini brevi. L’arrampicata si svolge lungo il muro compatto e verticale seguendo la linea di fix non sempre evidenti, almeno lungo la parte inferiore. Qui infatti, oltre ad un fix iniziale, il tiro è abbastanza privo di protezioni incontrando un chiodo solo dopo una decina di metri. Da qui in poi le protezioni risultano più evidenti e così anche la linea da seguire che obliqua verso destra evitando la piccola pancia che ostacola la progressione. Si giunge quindi alla base di un piccolo pilastro che si rimonta verticalmente rimanendo sulla destra dove le prese sono maggiori. Oltre questo è presente il terrazzino di sosta. 30m, VI.

La linea del quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza inizia la bella danza verticale che si snoda attraverso i molteplici tettini gialli alla ricerca dei loro punti deboli. Dalla sosta si rimonta, con passo iniziale non semplice, il bel muretto a gocce che in breve porta al primo tettino dove un evidente cordone invita a spostarsi leggermente verso sinistra prima di rimontarlo. Una volta al di sopra si inizia un bel traverso esposto verso destra con le mani sempre su buoni appigli sporgenti mentre i piedi si spostano lungo i numerosi appoggi a cavallo con il limite orizzontale del tetto sottostante. Le protezioni a parete sono numerose e ravvicinate rendendo il tratto piuttosto piacevole da affrontare. Al termine del traverso si rimonta il tetto con passo atletico ma su buone prese che consentono di superare agevolmente le difficoltà e di raggiungere la sosta aerea subito sotto ad un terzo tetto questa volta più pronunciato. 25m, VI.

Simone all’inizio dei tetti della sesta lunghezza, VI.

Il settimo tiro è molto breve ma al contempo intenso. In pochi metri sono infatti concentrate le difficoltà maggiori dell’itinerario che consistono nel superamento del pronunciato tettino soprastante la sosta e nei delicati passi di riassestamento seguenti. Dalla sosta si traversa un paio di metri verso sinistra per raggiungere la parte più debole dello strapiombo attraverso arrampicata esposta ma facile anche se l’usura delle prese in questo tratto risulta essere un po’ fastidiosa. All’altezza del primo fix si affronta il tetto diritti per diritti con passi fisici ed atletici ma eventualmente azzerabili grazie alla distanza ravviciniata delle protezioni. Con un passo verso destra si esce dalla fascia strapiombante a favore di un bel muro verticale lavorato a gocce e grumi che si segue, ora con difficoltà minori, fino ad una stretta cengia dove si sosta. Nonostante le relazioni mettano il passo chiave come A0 in realtà è superabile in libera con difficoltà che a nostro parere si attestano attorno al VII+. 22m, VII+ o VI- e A0.

Cordata Steve e Jacopo superato il passo chiave del settimo tiro, VII+ o VI- e A0.

L’ottava lunghezza riparte lungo il muretto strapiombante oltre la sosta con passaggi piuttosto fisici almeno per quanto riguarda i primi metri. Seguendo l’evidente linea di protezioni a parete si sale verso sinistra sfruttando le discrete prese che tendono a scomparire nel mentre si raggiunge la pancia al termine dello strapiombetto. Qui è presente il passo chiave del tiro che costringe ad un’arrampicata delicata su prese scomode e particolarmente minute. Rimontare la pancia non è semplice ma una volta al di sopra la progressione si fa via via più agevole. Si prosegue ora obliquando verso sinistra seguendo la rampetta che evita il tettino soprastante. Questa conduce ad un bel diedro che si raggiunge con passo da ricercare. Il diedro termina infine su di un minuto terrazzino alberato dove si attrezza la sosta. 40m, VII o VI e A0.

Steve sul passo chiave dell’ottava lunghezza, VII o VI e A0.

L’ultimo tiro è particolarmente lungo ma, volendo, è possibile spezzarlo attrezzando una sosta intermendia. Le difficoltà tuttavia non sono eccessive e se si allungano bene le protezioni si riesce a giungere direttamente in cima alla parete evitando di lottare troppo con l’attrito delle corde. Dalla sosta si supera la facile placchetta compatta che conduce ad una zona caratterizzata da roccette rotte e frastagliate. Oltrepassando una serie di terrazzini facili si giunge ad una larga cengia dove una coppia di cordoni attorno a clessidre invita ad una sosta intermedia prima della paretina finale. Si prosegue dunque lungo bella placchetta fessurata che crea un corridoio attraverso la vegetazione finale. La sezione più difficile è probabilmente quella per giungere in sosta dove terriccio e fogliame la fanno da padroni. Poco prima di giungere al boschetto sommitale si sosta su roccia. 55m, V.

Martina sull’ultima lunghezza, V.

Linea bella e divertente che serpeggia alla ricerca del percorso che presenta meno ostacoli. La prima parte si svolge principalmente lungo placconate e muretti verticali mentre la seconda ospita passaggi più fisici ed atletici. La linea è ben protetta lungo i tiri chiave, è invece necessario integrare con dadi e friends lungo il resto della via. Nel complesso una bella avventura, raccomandabile.

Bella e Cattiva

Usciti dalla via “Sol Minore” il sole è ancora alto nel cielo, segnale che c’è ancora tempo per approcciare una seconda linea. Le vie della prima fascia sono tutte occupate, facciamo quindi qualche passo in più e ci dirigiamo in fondo alla parete. Qui c’è meno gente e tra le linee libere decidiamo di salire “Bella e Cattiva”, con bello scorcio sul lago di Garda.

Il primo tiro è senza dubbio il più impegnativo di tutta la salita e si svolge lungo rampa ascendente con passo iniziale tutt’altro che banale. Per raggiungere questa si superano prima una serie di facili roccette basali che senza particolari difficoltà conducono al passo chiave per salire sulla rampa. Qui un movimento in dulfer bello tosto, su piccole tacche verticali, permette di vincere le prime difficoltà. Si prosegue dunque lungo la rampa appoggiata muovendo bene i piedi lungo i pochi appoggi presenti e lavorando bene d’equilibrio. Verso la fine del tiro è possibile iniziare a sfruttare anche la fessura di sinistra che facilita la progressione fino alla sosta. Tiro impegnativo e da non sottovalutare nonostante i passi più duri possono essere azzerati. 30m, 6b.

Martina lungo la rampa della prima lunghezza, 6b.

Molto bella è la seconda lunghezza che traversa verso destra per aggirare il severo strapiombo soprastante. Dalla sosta si continua ancora per qualche metro lungo la rampa, che ci ha accompagnato nel tiro precedente, fino a che questa non termina in corrispondenza dello spigolo della parete. Rimanendo abbastanza alti si oltrepassa quest’ultimo portandosi all’inizio del traverso esposto che caratterizza il tiro. Per tutta la progressione si sfruttano le prese alla base del tetto per le mani, spostando i piedi da un appoggio all’altro fino ad aggirare un secondo spigolo e raggiungere così la sosta. Tiro molto estetico e dalle difficoltà omogenee, attenzione solo quando si oltrepassa il primo spigoletto visto che il fix successivo è un po’ distanziato. 25m, 6a.

Martina impegnata sul traverso della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro torna a salire in verticale lungo il diedro che si sviluppa oltre la sosta. Questo, ben manigliato, si supera senza grandi difficoltà rimanendo comunque sull’attenti visto che i grandi massi di cui è composto non danno l’idea di essere molto stabili. Tirare quindi con delicatezza. Superato il diedro si giunge ad una stretta cengia che si segue verso sinistra fino ad incontrare la verticale di un secondo diedro, più compatto, che si sale completamente attraverso passi più difficili rispetto al precedente. Giunti sulla terrazza sommitale si prosegue lungo semplice rampetta che obliqua verso sinistra fino al culmine del pilastro roccioso dove si sosta comodamente. 30m, 6a.

Martina si gode il panorama al termine del terzo tiro, 6a.

Bella è la quarta lunghezza che vince il muretto oltre la sosta attraverso un bel traverso ascendente. Dalla sosta si segue l’evidente fessurina che obliqua verso destra e taglia quasi interamente l’ultima paretina prima del bosco. La verticalità qui è massima e la progressione richiede una buona dose di forza su prese non sempre ottime. Al termine della fessura si rimonta verso sinistra su rampetta vegetativa che si segue entrando nel corridoio che conduce direttamente al comodo terrazzino di sosta. 35m, 6a+.

L’ultimo tiro è breve e permette di raggiungere il sentiero di rientro. Dalla sosta ci si sposta verso destra in direzione delle ultime roccette visibili che si superano agevolmente grazie ai numerosi appigli disponibili. Oltrepassato il tratto roccioso si piega verso destra nel corridoio tra gli alberi che si segue fino a che si raggiunge l’ultima sosta sul culmine della parete. 32m, IV-.

Le roccette finali dell’ultimo tiro, IV-.

Bella via, da non sottovalutare nonostante le difficoltà non siano mai eccessive. Ospita passaggi interessanti anche se la qualità della roccia in alcuni punti della parte centrale e superiore non è eccelsa. Nel complesso una salita meritevole da concatenare con qualcosa nelle vicinanze.

Sol Minore

Dopo una via piuttosto impegnativa il giorno precedente ci dirigiamo verso le pareti che sovrastano la vecchia strada del Ponale per salire qualcosa di più tranquillo. In questo lungo ponte di Halloween le parete è letteralmente presa d’assalto ed alla base di ogni via c’è almeno una coppia di cordate a fare la fila. Nonostante questo affollamento selvaggio la via “Sol Minore” sembra essere libera e così senza pensarci due volte ci prepariamo e la attacchiamo.

Il primo tiro sale lungo la bella placchetta che si fa spazio attraverso la vegetazione creando un corridoio arrampicabile. Si inizia risalendo le facili roccette rotte che antecedono la placca principale la quale si raggiunge senza difficoltà dopo alcuni metri. Questa è composta principalmente da fonde fessure che rendono l’arrampicata semplice e piacevole. Anche la chiodatura è buona e ravvicinata. Si obliqua leggermente verso destra fino a raggiungere uno spigoletto dove si torna a salire in verticale fino ad un comodo terrazzino dove si sosta su catenella. 38m, 5b.

Martina lungo la prima lunghezza, 5b.

La seconda lunghezza è la più impegnativa di tutto l’itinerario e si svolge lungo solide placconate con arrampicata prevalentemente in aderenza. Dalla sosta si rimonta con passo deciso la piccola pancia che antecede la placca sfruttando ad incastro l’evidente fessura verticale. Superata la pancia si inizia un breve traverso verso destra per raggiungere la paretina successiva. Il passo per arrivarci è tutt’altro che immediato e richiede un po’ di fiducia con i piedi che spingono su placca liscia e con le mani che equilibriano alla ricerca delle prese migliori. Si torna quindi a salire in verticale seguendo la linea dei fix a parete e sfruttando le belle fessure che caratterizzano questa sezione di via. Quando la placca è chiusa da vegetazione si torna verso destra dove è presente la sosta su catena. 25m, 6a.

Martina lungo la bella placca fessurata della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo ed ultimo tiro riparte diritto per diritto lungo il muretto appoggiato oltre la sosta. I primi metri si svolgono in corrispondenza di un diedrino fessurato che si sfrutta per la progressione. Questo lascia in breve spazio ad una placchetta che si segue fino ad un comodo terrazzino che antecede il muretto finale. Gli ultimi metri della parete sono belli fessurati e l’arrampicata è piacevole e plaisir. Si giunge ad una zona alberata dove è possibile attrezzare una sosta oppure, visto che l’attrito delle corde è pressochè nullo, proseguire per altri 5 metri e raggiungere il sentiero di rientro dopo aver sormontato le ultime facili roccette. 25m, 5b.

Martina alle prese con l’ultimo tiro, 5b.

Via molto corta e didattica, adatta per chi muove i primi passi sui multipitch. L’arrampicata è sempre piacevole grazie alle fessure che caratterizzano la fascia rocciosa ed alle protezioni che sono sempre abbondanti. Il tiro più impegnativo è quello centrale che insegna a fidarsi bene dei piedi lavorando lungo placca appoggiata. Molto bello anche il panorama laterale sul lago di Garda.

Sulle pance del Pezol

Il sabato del lungo weekend di Halloween scendiamo verso Arco nonostante le temperature siano torride per il periodo. 27° di massima a fine ottobre inzia veramente ad essere preoccupante! Ci dirigiamo comunque alla Parete del Pezol di buona mattina arrivando alla base della fascia rocciosa con il sole che inizia già a scaldare la parete. La via? “Sulle pance del Pezol”.

Il primo tiro supera lo zoccoletto iniziale tramite un breve traverso verso destra su rampetta semplice ed appoggiata. Una volta aggirata la parete ci si trova su cengia che si segue costeggiando il piccolo strapiombetto sommitale fino ad incontrare il muretto successivo. Qui inizia un diedrino che si risale agevolmente, grazie alle numerose prese ed appigli quà e là, lungo roccia gialla, solida e grumosa. Al termine del diedrino ci si sposta leggermente sulla destra per raggiungere la sosta aerea da attrezzare. 27m, V.

Simone all’inizio della via, V.

La seconda lunghezza riparte con un breve traverso, ancora verso est, in aderenza su bella placchetta. Aggirato lo spigolo della parete si torna a salire verticalmente all’interno di un secondo diedro più severo e fisico rispetto a quello precedente. Le prese sono comunque abbondanti lungo tutto il tratto e giocando bene con gli appoggi laterali si riesce sempre a scaricare il peso dopo ogni movimento. Al termine del diedro si inizia un ulteriore traverso rimanendo al di sotto dello strapiombo che chiude la parete. Gli appoggi per i piedi, piuttosto alti, costringono a rimanenre quasi sempre rannicchiati rendendo così la progressione più ricercata. Se si è particolarmente alti si possono invece sfruttare le prese al di sopra dello strapiombetto, nascoste alla vista. Al termine del traverso, in corrispondenza del primo arbusto, si trova la sosta da attrezzare su 2 cordoni attorno a clessidre. 30m, VI.

Steve al termine della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro riparte ancora verso destra oltrepassando così gli alberi sopra la sosta rimanendone al di sotto. Si raggiunge così una rampetta obliqua che torna a salire in verticale dopo pochi metri. Oltrepassato qualche cordone si giunge ad una placchetta priva di ulteriori protezioni. Qui la linea da seguire non è evidente ma come riferimento continuare lungo lo spigoletto di sinistra fino alla base di un tettino sopra il quale è presente un fix non visibile dal basso. Con passo semplice si rimonta raggiungendo così un lungo terrazzino che, seguito verso destra per tutta la sua interezza, conduce alla sosta. 30m, V.

Molto bella, per via della particolare conformità della roccia, è la quarta lunghezza che, tramite traverso ascendente, porta ai piedi di un grande tetto ad arco. Si parte su solida placconata che si vince senza troppe difficoltà e che permette di raggiungere una grande canna attorno alla quale penzola un cordone bianco. Con passo atletico e meritevole si raggiunge la parete di destra maestosamente lavorata a taglienti gocce. Si traversa quindi leggermente mantenendosi il più possibile bassi, per sfruttare le prese migliori per le mani e gli evidenti appoggi per i piedi, fino alla verticale di un arbusto tagliato ed ornato da cordoncino. Qui si torna a salire sempre lungo parete gialla a gocce fino a che non lo si raggiunge. Sul terrazzino poco sopra è presente infine la sosta da attrezzare. 23m, V+.

La bella roccia a gocce a termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro segue, per tutta la sua lunghezza, l’arcata che chiude la parete inferiore che dapprima ascende fino al culmine per poi discendere fino alla sosta successiva posta più in basso rispetto a quella attuale. La sicurezza è garantita dai numerosi cordoni attorno alle clessidre ricavate sulle molteplici canne alla base dell’arco, qualcona posta però un po’ in alto rispetto al livello del traverso. La progressione risulta comunque semplice grazie all’inclinazione favorevole della parete e all’abbondanza di appoggi su cui muovere i piedi. Raggiunto il punto più alto dell’arco si inizia lentamente a scendere disarrampicando fino alla sosta posta poco prima di raggiungere l’evidente canale che separa le pareti. 30m, IV.

Il traverso discendente del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza è corta ma intensa, la prima veramente ingaggiante della salita. Dalla sosta si affronta diritti per diritti il tetto soprastante, molto fisico lungo il primo tratto ma su prese comode. Tutt’altro discorso è invece il traverso successivo, puramente d’aderenza e senza prese nette per le mani. Il passo chiave è proprio questo: corpo bello attaccato alla parete e movimento lento ed estremamente delicato verso sinistra per arrivare alla fonda lama che consente di spostarsi definitivamente verso rocce più frastagliate e semplici da salire. Si continua ancora per qualche metro verso sinistra, integrando le protezioni presenti con qualche friend per agevolare la progressione del secondo di cordata. Raggiunto un diedrino lo si sale prestando attenzione alla qualità della roccia, abbastanza scadente in questo punto. Rimontato il pulpito al termine del diedro si attrezza la sosta aerea. 20m, VI+.

Jacopo lungo il passo chiave della sesta lunghezza, VI+.

Il settimo tiro riparte risalendo la breve placchetta che si sviluppa oltre la sosta leggermente sulla sinistra. Dopo un primo fix si raggiunge un facile strapiombetto che si vince senza particolari difficoltà grazie alle fonde ed accoglienti lame sommitali. Si giunge così su rampetta ascendente verso destra, particolarmente compatta e lavorata anch’essa da bei buchi e fessure. Al termine della rampa si discende per qualche metro, con passetti delicati, fino ad un cordone alla base di un piccolo tettino. Questo si supera atleticamente con movimento non semlice e si raggiunge così la sosta sul terrazzino subito oltre. 27m, V-.

La facile rampa del settimo tiro, V-.

L’ottava lunghezza riprende risalendo la placchetta oltre la sosta attraverso arrampicata piacevole e di equilibrio. Solo i primi metri, un po’ scarsi d’appoggi rilevanti, impegnano un po’ di più l’arrampicatore. Circa a metà della placca, per evitare le evidenti roccette pericolanti poco sopra, la linea piega decisamente verso sinistra fino a portarsi alla base di un pulpito. Anche qui la roccia non è il massimo ma le prese principali sembrano reggere e con un paio di passi fisici ed atletici, qui la parete straiomba un po’, si rimonta il pulpito trovandosi sul terrazzino sommitale dove è presente una sosta intermedia, ma consigliata, per evitare l’eccessivo attrito delle corde lungo il delicato muretto del tiro successivo. 25m, VI.

La placchetta iniziale dell’ottava lunghezza, VI.

Il nono tiro, se si è scelto di sfruttare la sosta intermedia, è particolarmente breve ed intenso. Si tratta di vincere la pacchetta chiusa da pronunciato tetto attraverso arrampicata elegante ma delicata. Dalla sosta si raggiungono senza difficoltà le fonde lame basali della placca e si continua, da qui in poi, arrangiandosi con le poche tacchette a disposizione obliquando leggermente verso destra. Il passo centrale è quello più ostico: qui le tacche sono storte ed appena accennate ed è fondamentale trovare gli equilibri giusti fidandosi bene dei piedi che spingono bene sulla placca. Una volta raggiunta la presa sotto il cordone si prosegue più agevolmente fino alla scomoda sosta aerea sotto il tetto. 12m, VI.

Steve alle prese con la delicata placchetta del nono tiro, VI.

La decima lunghezza ospita i singoli più duri di tutto l’itinerario e nel complesso è bella e sostenuta. Si inizia con un breve traverso verso destra che aggira lo spigolo della parete immettendosi su placchetta rossa. I primi metri del traverso sono i più delicati ma raggiunte le prime canne la progressione diviene più facile grazie anche ai numerosi appoggi per i piedi. La placchetta oltre lo spigolo invece è tutt’altro che semplice da interpretare visto che le prese a parete, a parte il vascone iniziale, sono rare e quelle presenti sono appena accennate. Il passaggio per raggiungere il cordone che penzola dal tetto soprastante è quindi molto delicato e richiede una buona dose di fiducia, sia nelle mani che nei piedi, per essere superato. Raggiunto lo strapiombo la soddisfazione è massima ma rimangono ancora alcuni metri prima di poter cantare vittoria. Lo strapiombo è faticoso sì ma tutto sommato ben appigliato e se si sono conservate un po’ di forze si passa senza troppi patemi considerando che i cordoni permettono comunque di azzerare in caso di necessità. Un breve traverso verso sinistra conduce infine alla sosta. Tiro bello e meritevole, a nostro avviso le difficoltà reali risiedono nella placca sottostante il tetto più che nel superare il tetto in sè. 28m, VII.

Simone lungo il traverso prima del passo chiave della via, VII.

L’undicesimo tiro si sviluppa lungo le belle placconate finali della parete zigzagando alla ricerca dei punti che oppongono minor resistenza. Dalla sosta si risale lungo la bella lama di sinistra fino al suo termine dove ci si sposta verso destra iniziando così un bel traverso in direzione del grande diedro che si segue per qualche metro in verticale una volta raggiunto. Per evitare la severa placchetta soprastante si torna ancora una volta verso sinistra raggiungendo lo spigolo della parete prima di tornare verso destra un’ultima volta rimontando la breve pancia che conduce alla sosta. Nonostante il tiro sia poco lineare è molto bello, ricordarsi solo di allungare qualche protezione per evitare eccessivo attrito lungo i metri finali. 40m, VI.

La bella placconata del penultimo tiro, V+.

L’ultima lunghezza riparte, traversando su cengetta, a sinistra della sosta e raggiungendo lo spigoletto finale. La qualità della roccia lascia molto a desiderare in questo tratto, prestare quindi attenzione a quello che si prende. Le difficoltà sono comunque limitate ed in breve si raggiungono i prati sopra la parete che, dopo una serie di terrazzini, portano ai piedi di una vecchia trincea. Oltrepassata anche quest’ultima si sosta comodamente al suo interno. 30m, V+.

Steve lungo gli ultimi metri della via, V+.

Via molto bella che offre molteplici spunti interessanti lungo placche, diedri e brevi strapiombetti. Le protezioni a parete sono abbondanti e posizionate intelligentemente nei punti giusti anche se ogni tanto è bene integrare la progressione per una maggiore sicurezza soprattutto del secondo di cordata. La linea è piuttosto storta ma divertente, assolutamente da non perdere!

Cuore d’Oro

Giornata un po’ nuvolosa in valle del Sarca caratterizzata da nebbiolina non molto fitta ma che non lascia comunque passare i raggi del sole che timidamente fa capolino dal Bondone. Tutto sommato meglio così visto che la temperatura, già di prima mattina, è elevata e se ci fosse anche il sole a picchiare si suderebbe abbastanza. E’ da tanto che volevamo andare a ripetere la via “Cuore d’Oro” alle Coste dell’Anglone ma per un motivo o per l’altro abbiamo sempre desistito. Oggi invece è la volta buona, motivati anche dall’innesto di un simpatico terzo elemento di cordata.

Il primo tiro rimonta le rocce staccate alla base della parete principale sfruttando per la progressione la spaccatura di destra. Sopra lo zoccolo iniziale è presente un cordone e sulla destra si sviluppa una breve rampetta che si segue per tutta la sua interezza. Circa a metà di questa è presente il passo più impegnativo del tiro con le mani in fessura ed i piedi alla ricerca degli appoggi migliori sullo spigolo destro della rampa. Superata la piccola pancia si prosegue fino a raggiungere un minuto terrazzino che antecede un breve muretto. Sfruttando la fessura di destra si risale senza particolari difficoltà rimontando al di sopra di un terrazzo decisamente più largo dove si sosta comodamente. 20m, V+.

Martina lungo il primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte seguendo il camminamento a destra della sosta, dapprima roccioso ed in seguito più vegetativo, che aggira la parete evitando gli strapiombi che la chiudono. Al termine della camminata è presente un comodo terrazzo dove è possibile effettuare una sosta intermedia su invitante clessidra con cordone. Vista la brevità del tiro, e di quello successivo, è però consigliato proseguire fino alla prossima sosta non molto lontana. Dal terrazzino si rimonta il muretto verticale sfruttando le buone prese di sinistra prima di intraprendere un traverso in direzione dello spigolo della parete. Le protezioni qui scarseggiano ma è possibile inserire un paio di friend nelle fessure. Aggirato lo spigolo si trova infine la sosta. 38m, IV+.

Il muretto del secondo tiro, IV+.

Il terzo tiro inizia la sequenza di traversi che caratterizza l’itinerario. Prima di iniziare il primo è però necessario superare un breve strapiombino sfruttando il comodo rovescio alla base ed allungandosi in alto a destra per raggiungere la tasca che permette di rimontare atleticamente. Si piega ora verso sinistra iniziando così una bella traversata che conduce alla cengia di sosta. Lungo il tratto i movimenti sono ricercati con i piedi che si spostano tra un appoggio e l’altro, spesso incrociando le gambe, e le mani che li seguono su prese non sempre comode anche per via della leggera usura di alcune di esse. La parte centrale del traverso è certamente la più delicata mentre una volta raggiunta una coppia di buchi rovesci si prosegue più agevolmente. Con passo esposto si rimonta infine sulla cengia di sosta dove si attrezza su coppia di fix. 20m, VI-.

Il bel traverso del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue il traverso iniziato con il tiro precedente aggirando così l’evidente tetto soprastante altrimenti molto difficile da superare. Si inizia proseguendo lungo la cengia per alcuni metri fino al raggiungimento di un muretto giallo verticale che si vince su buone prese giungendo alla base di un piccolo tettino. Spostandosi ancora verso sinistra, seguendo la linea dei cordoni a parete, si raggiunge la parte più debole dello strapiombo da dove penzola un evidente cordone attaccato allo spit soprastante. Con passo non semplice e deciso, sfruttando le minute tacchette e cercando di rimanere il più possibile sulla sinistra, si rimonta sopra il tetto raggiungendo così le buone fessure alte che antecedono la scomoda sosta aerea poco più a destra. 25m, VI.

Il traverso iniziale della quarta lunghezza, VI.

Molto bello e caratteristico è il quinto tiro che segue l’esposto traverso verso destra chiuso da pronunciato tetto. L’arrampicata è prevalentemente di movimento con buoni appoggi per i piedi e mani alla ricerca delle prese migliori per riequilibrare ogni spostamento. Le protezioni, cordoni attorno a canne forate, sono ben posizionate rendendo la progressione meno traumatica di quanto si possa immaginare, anche per il secondo di cordata. Tutt’altra storia è invece l’uscita dal traverso dove un passo delicato lungo tratto sprotetto richiede particolare attenzione. Con movimenti ponderati si traversa ancora un po’ fino quasi allo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale in direzione del fix con anello sotto un secondo tetto più minuto. Questo si supera in maniera atletica andando alla ricerca della buona tasca che è presente sopra sulla sinistra, nascosta dal basso. Questa consente di alzare bene i piedi e raggiungere un’altra coppia di buone prese. Si prosegue ora più facilmente obliquando leggermente verso destra fino a raggiungere la sosta dietro l’angolo. Tiro molto bello e di soddisfazione, prestare solamente attenzione all’uscita dal traverso dove una protezione in più avrebbe fatto comodo. 30m, VI+.

L’esposto traverso del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza continua lungo il breve diedro oltre la sosta che si sviluppa in obliquo verso sinistra. L’arrampicata è semplice grazie alle rocce rotte di cui è composto e che offrono buone prese ed appoggi. Al termine del diedro si esce sulla sinistra, oltre la chiusura, giungendo così alla base di una semplice placchetta compatta. Le fonde fessure permettono una progressione spensierata ed in men che non si dica si raggiunge una larga terrazza un po’ vegetativa dove, sulla parete successiva, è posizionata la sosta da attrezzare. 32m, V+.

Jacopo in arrivo alla sesta sosta, V+.

Il settimo tiro segue il muro grigio oltre la sosta per tutta la sua interezza. I traversi delicati ed esposti qui sono un lontano ricordo e l’arrampicata è prevalentemente verticale su tacche e buone fessure. La roccia è solida lungo tutto il tratto rendendo la progressione facile e piacevole. La parte inferiore del muretto è leggermente appoggiata e solcata da bella fessura verticale mentre la seconda parte è più verticale ma le prese rimangono buone ed in breve si raggiunge la cengia di sosta dopo aver superato una serie di roccette rotte, da verificare, ed un paio di arbusti. 35m, VI-.

Il muretto del settimo tiro, VI-.

L’ottava lunghezza è piuttosto breve ma è comunque necessario spezzare il tiro precedente per via dello zig-zagare della linea che genererebbe attrito eccessivo sulle corde. Dalla sosta si cammina senza alcuna difficoltà verso sinistra seguendo l’evidente corridoio tra la parete ed il boschetto. Dopo un po’ inizia sulla destra una placchetta bianca che si segue in direzione dei cordoni a parete. Fonde fessure rendono l’arrampicata rapida e dopo poco si raggiunge una sezione caratterizzata da roccette e terra. Prestando attenzione a non scivolare sul terriccio si continua fino alla paretina successiva dove si sosta comodamente. 30m, V-.

Martina al termine dell’ottava lunghezza, V-.

Il nono tiro riprende superando un breve muretto grigio e compatto con arrampicata semplice grazie alle numerose prese ed appoggi che costellano la parete. I molti cordoni attorno alle clessidre dettano la direzione di salita ed in poco tempo si giunge al termine del muro dove la linea prosegue leggermente verso sinistra lungo placconata appoggiata. Questa collide con il muro finale dove si sosta una volta raggiunto quest’ultimo. 25m, V-.

Gli ultimi metri del nono tiro, V-.

La decima lunghezza torna a salire in verticale lungo stupendo diedro, a grumi nella parte inferiore e lavorato a gocce in quella superiore. Per raggiungerlo è però necessario traversare prima leggermente veso sinistra per alcuni metri attraverso arrampicata semplice. Si entra quindi nel diedro che si risale sfruttando principalmente la fessura in mezzo alle pareti laterali, molto accogliente anche per inserire qualche protezione aggiuntiva. Verso metà diedro è presente un piccolo strapiombetto che si supera elegantemente grazie alle buone prese soprastanti ed agli appoggi laterali. Inizia ora una bella sezione con roccia lavorata a gocce che prosegue leggermente verso sinistra in direzione del bordo della parete. Superato quest’ultimo si giunge su di un piccolo terrazzino dove si sosta agevolmente. 25m, VI.

Il bel diedro della decima lunghezza, VI.

L’ultimo tiro termina una bellissima salita attraverso belle placconate compatte. Dalla sosta si superano i brevi risalti rocciosi oltre la sosta che dopo poco terminano costringendo a qualche passo verso sinistra per raggiungere la placconata finale. Questa si sale rimanendo in corrispondenza del bordo della parete dove le prese sono migliori. Si arrampica con passi in aderenza, piedi a spalmo e mani lungo fessurine e piacevoli buchetti che in poco tempo portano in cima alla fascia rocciosa. Qui, prima di raggiungere il boschetto, è presente una sosta sull’ultima cengia ma si può decidere di oltrepassare anche questa e sostare direttamente, e più comodamente, su di un albero a ridosso del sentiero di rientro. 40m, V+.

Martina sulla placca finale della via, V+.

Linea molto piacevole soprattutto lungo la prima metà dove si aggirano una serie di tettini tramite bei traversi esposti. La parte superiorie è più discontinua ed attraversa corridoi rocciosi tra la vegetazione e torna verticale lungo gli ultimi due tiri, anche questi molto belli. Nel complesso una bella salita divertente dove solo qualche singolo passo impegna veramente. Le protezioni a parete sono sufficienti, portare nell’eventualità qualche friend medio/piccolo per integrare di tanto in tanto.