Spiderman

Primi giorni del 2025 particolarmente freddi, partenza da casa a -7°C nella speranza che verso Arco la temperatura sia più clemente. Partiamo con calma per arrivare con il sole che bacia la parete ma come sempre lo anticipiamo di qualche minuto. Poco male, ci scalderemo lungo il primo tiro. La via odierna è alla parete di San Paolo: Spiderman.

Il primo tiro parte subito forte ospitando i passaggi più delicati dell’intera salita. Salirlo a freddo, con la temperatura ancora sotto zero e senza sole, è una gioia. Si parte con bei movimenti su muretto verticale e caratterizzato da alveatura rocciosa e chiuso all’interno di minute fessurine laterali. La chiave è non spostarsi troppo dalla verticale sfruttando i buchetti nella roccia per mantenere l’equilibrio. Raggiunto un cordoncino si traversa qualche metro a destra in direzione di un fix dove la linea torna a salire verticale fintanto che uno strapiombo non la chiude. Inizia ora un traverso in obliquo verso sinistra molto sostenuto e delicato per via delle prese mai comode e degli appoggi per i piedi spesso scivolosi per l’obbligatorietà dei passaggi. L’arrampicata in ogni caso qui non è mai fisica ma è necessario destreggiarsi molto bene con l’equilibrio per uscirne in libera. Al termine del traverso un breve diedrino conduce ad altrettanto breve paretina fessurata oltre la quale si sosta un po’ scomodamente. 30m, 6c+ o 6b e A0.

Enrico al termine del primo tiro, 6c+ o 6b e Ao.

La seconda lunghezza riparte vincendo facilmente il muretto oltre la sosta che termina la parete sottostante e proietta su breve cengia. Si sale quindi il muro successivo seguendo l’evidente linea di fix a parete, inizialmente distanziata ma integrabile grazie alla fessura sulla verticale di salita. Si giunge al di sotto di uno strapiombetto che si supera atleticamente sfruttando le prese poste un po’ in alto e comunque scomode. Passo un po’ da ricercare. Superate le difficoltà si obliqua verso sinistra, su terreno ora più facile, e, attraverso arrampicata di movimento su prese mai marcate, si giunge al muretto finale dove compaiono fonde fessure che consentono di raggiungere agevolmente la sosta. 30m, 6a+.

Enrico sul passo chiave della seconda lunghezza, 6a+.

Il terzo tiro inizia con un facile traverso verso destra fino al raggiungimento della prima linea di fix che corre verticale. Il traverso si svolge con i piedi che si muovono lungo terrazzino roccioso a gocce e mani che equilibrano la progressione a parete. Il muretto successivo è breve ma molto esplosivo e caratterizzato da movimenti obbligati su prese mai entusiasmanti e spesso rese più accoglienti artificialmente. Solo una lama verso la fine del muro consente di riposare un po’ prima della ribaltata finale che conduce al terrazzino soprastante e quindi alla sosta da attrezzare. 20m, 6b+.

Il severo muretto del terzo tiro, 6b+.

La quarta lunghezza riparte affrontando un breve traverso verso sinistra che conduce, attraverso cengia erbosa, alla paretina successiva. La linea di fix è evidente ma il primo passo per rimontare lo zoccoletto basale è tutt’altro che banale e un po’ da ricercare. La linea prosegue ora in verticale affrontando una serie di risalti rocciosi che costringono a muoversi ripetutamente un po’ a sinistra e un po’ a destra rispetto alla linea delle protezioni. All’altezza di un arbusto lo si evita traversando verso sinistra e rimontando sulla cengia subito accanto dove si prosegue all’interno di un facile diedrino che in breve porta alla sosta poco prima del suo termine. 30m, 6a+.

L’inizio della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro prosegue lungo il diedro precedente terminandolo ed uscendo su breve terrazzino. L’uscita è un po’ fisica ma le prese ci sono tutte e sono comode. Le pareti laterali, inoltre, permettono di scaricare bene il peso sui piedi in spaccata. Giunti al terrazzino si rimonta una corta placchetta appoggiata rimanendo il più possibile sulla sinistra dove ci si riesce ad alzare meglio prima dello squat che consente di vincerla. Si prosegue ora leggermente a sinistra lungo fessurina di difficoltà conenute che conduce ad una cengia caratterizzata da roccette staccate e mobili. Attenzione! Rimontata quest’ultima la linea procede in direzione del boschetto poco più in alto dove si entra seguendo la traccia di sinistra che conduce al cordone di sosta. 25m, 5b.

Il diedro iniziale del quinto tiro, 5b.

La sesta lunghezza vince il muro verticale oltre la sosta intervallato da 2 evidenti e pronunciati strapiombetti. Si inizia rimontando una breve placchetta, con primo fix difficile da raggiungere se si è bassi, che conduce al primo strapiombetto. Questo si supera senza particolari difficoltà rimanendo all’interno del diedro sottostante fino a giungere alle marcate prese che consentono di rimontare sulla sinistra. Si è ora alla base dello strapiombo principale che ospita i singoli più duri del tiro. Le prese sono marcate ed evidenti ma è necessaria un po’ di forza e nervo per passare da un appiglio all’altro con la gravità che fa il suo lavoro in maniera eccelsa. Superate atleticamente le difficoltà la linea piega verso sinistra ora su terreno più facile ma comunque da non sottovalutare. Le belle gocce che compongono questo tratto roccioso conducono alla sosta poco prima di un evidente diedro sulla destra. 30m, 6b+.

Enrico impegnato sulla sesta lunghezza, 6b+.

Il settimo tiro rimonta inizialmente il bel diedrino oltre la sosta, un po’ fisico ma ben appigliato. Al termine di questo sono presenti 2 fix per un’eventuale sosta prima del traverso, che però sconsigliamo. Raggiunta la cengetta oltre il diedro si inizia una lunga traversata verso destra su roccia poco sana e, a volte, lungo tratti terrosi. I fix distanziati non rendono la linea visibile ma tendenzialmente si traversa per circa 35 metri. Le protezioni che si incontrano è sempre bene allungarle. Verso il termine del traverso si torna a toccare roccia decente caratterizzata da gocce giallastre e che conduce verso l’evidente parete strapiombate dove corre l’ultimo tiro. Si sosta subito sotto in prossimità del libro di via. 50m, 5a.

I primi metri del settimo tiro, 5a.

L’ottava ed ultima lunghezza è molto faticosa e vince il muro giallo strapiombate che si sviluppa oltre la sosta, poco più a destra. Il tiro è continuo e difficilmente si riesce a trovare un punto comodo dove riposare. I primi metri ospitano comunque buone prese anche se i passaggi sono un po’ lunghi ed obbligati. Le difficoltà aumentano sensibilmente in prossimità di un diedrino dove le maniglie sono più rare ed i passaggi un po’ da ricercare. Il tratto è azzerabile non senza qualche difficoltà. Superata la parte centrale ritornano ad essere presenti buone prese ed appoggi anche se l’inclinazione della parete, complice la stanchezza, continua a farsi sentire prepotentemente. Attraverso una serie di roccette rotte che compongono il diedrino finale, si raggiunge infine la cengia sommitale dove si sosta comodamente. 28m, 6c.

Enrico impegnato sull’ultimo tiro, 6c.

Via carina anche se leggermente forzata. Sembra che la linea cerchi di proposito sezioni di difficoltà marcata. Ad ogni modo offre passaggi e tiri interessanti attraverso una chiodatura prevalentemente sportiva. Purtroppo, soprattutto lungo i passi chiave ed obbligati, le prese e gli appoggi risultano leggermente consumati il che rende i movimenti alquanto aleatori e difficili da superare al primo tentativo.

Katl

Ultima via dell’anno da incastonare tra i pranzi natalizi ed il cenone di capodanno. Si preannuncia una giornata calda e nonostante avessimo puntato ad una linea sulla “Placconata” abbiamo pensato che il grip oggi non sarebbe stato dei migliori. Ripieghiamo poco più a destra, all’estrema sinistra della parete di San Paolo, per salire la via “Katl”: gradi UUIA ma assolutamente sportiva.

Il primo tiro sale lungo i piccoli strapiombetti verticali rispetto al nome della via. I primi metri si svolgono però lungo muretto fessurato che antecede la fascia rocciosa principale. Superato questo tratto l’arrampicata diviene via via più atletica ma sempre piacevole visto che i grandi blocchi che compongono la parete ospitano belle e fonde fessure. Raggiunto il tettino più pronunciato lo si affronta leggermente sulla destra dove è più facile alzare i piedi per arrivare alle alte prese che consentono di balzare sul terrazzo soprastante. Si prosegue quindi, ora senza difficoltà, su muretto appoggiato ed in seguito su larga cengia che, attraverso evidente corridoio tra gli alberi, conduce alla sosta da attrezzare. 28m, VI-.

Simone lungo gli strapiombetti del primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza segue la falsa riga di quella precedente: muretto iniziale seguito da blocchi leggermente strapiombanti. I primi metri si svolgono lungo bella placchetta compatta che si vince senza particolari difficoltà e che porta alla base degli strapiombetti. Come per il tiro precedente anche questi sono ben manigliati e salirli richiede solo un po’ di forza visto che le prese e gli appoggi ci sono tutti. Si giunge quindi ai piedi di una bella placchetta che si sviluppa verso sinistra e che conduce al muretto terminale prima di arrivare alla comoda terrazza di sosta. 30m, VI.

Enrico lungo gli strapiombetti della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro è uno dei più belli dell’itinerario e si snoda lungo belle e solide placche attraverso arrampicata di movimento. Si inizia affrontando il canalino di destra rimanendone però all’esterno sia con mani che con piedi. Si preferisce ora la parete di destra dove la linea inizia ad obliquare raggiungendo le placconate principali. Un passo difficile da interpretare nell’immediato permette di raggiungere delle solide prese in alto sulla sinistra che permettono di rimontare un piccolo terrazzino. Con breve traverso verso destra si raggiunge un secondo terrazzino prima di tornare ancora una volta a sinistra su placca che si vince attraverso movimenti d’equilibrio. Le comode fessure terminali consentono di raggiungere agevolmente la sosta da attrezzare su arbusto poco prima del sentiero di discesa che passa a metà della via. 30m, VI+.

La linea del terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza è di trasferimento e non regala emozioni. Dalla sosta si oltrepassa il sentiero e si raggiunge, leggermente verso sinistra, la base della parete successiva. 12m, I.

Breve è il quinto tiro che traversa su roccia verso destra fino a giungere alla base di una paretina molto verticale. I primi metri si svolgono lungo breve pancia che si vince rimanendone all’estrema sinistra dove gli appoggi sono migliori. Superato il primo tratto la linea piega verso destra traversando per alcuni metri al di sopra del boschetto sottostante. L’arrampicata, complice l’inclinazione della parete, è semplice ed in breve tempo, disarrampicando leggermente lungo gli ultimi metri, si raggiunge la comoda cengia di sosta. 20m, V.

La pancia iniziale del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza, anch’essa molto breve, vince il severo muretto verticale oltre la sosta attraverso arrampicata spesso in allungo per via delle prese obbligate che sono state con ogni probabilità scavate ad hoc al fine di poter superare in libera la parete. Si inizia rimontando il muretto iniziale sfruttando anche il pulpito di destra con i piedi. Raggiunto un terrazzino si prosegue ora in verticale lungo il muro principale dal quale si esce sulla sinistra seguendo le prese a parete. Si rimonta quindi lungo parete più appoggiata dove si sosta scomodamente. I passi più duri possono essere azzerati. 15m, VII o VI e A0.

Enrico sul passo chiave della sesta lunghezza, VII.

Il settimo ed ultimo tiro termina la parete attraverso arrampicata piacevole e a tratti atletica. Si procede lungo l’evidente diedro fessurato che porta a breve placchetta appoggiata. Al termine di questa si evita la fascia boschiva soprastante risalendo il muretto strapiombante di destra, sostenuto ma con buone prese. Si giunge quindi su di uno stretto terrazzino che si segue verso destra fino ad arrivare ad una paretina più aperta. Seguendo la linea di fix si obliqua ora verso destra lungo muro verticale dove le difficoltà diminuiscono mano a mano che si procede. In breve si giunge all’ultima sosta. 25m, VI.

Gli ultimi metri della via, VI.

Itinerario gradevole con ottimi spunti quà e là, peccato solo che l’esposizione è pressochè assente visti i numerosi terrazzini che spezzano la continuità. Bellissimo è il terzo tiro che corre lungo placconate con arrampicata di movimento. Le ottime protezioni rendono questa via decisamente sportiva: inutili dadi o friends.

Jean Jean

Le festività sono sempre un momento impegnativo a livello fisico, quale scusa migliore per digerire un po’ arrampicando? La giornata è gradevole ma dobbiamo rivedere un po’ lo stato di forma quindi si fa qualcosa di corto. L’antiscudo è perfetto, è vero c’è un po’ di giardinaggio da fare, ma almeno alla base non c’è coda. Decidiamo di salire la via “Jean Jean”.

Il primo tiro inizia rimontando la paretina verticale e compatta oltre la targhetta della via dapprima lungo bella e comoda fessura ed in seguito lungo parete lavorata ad alveare. Oltrepassato il muretto la linea si appoggia leggermente prima di tornare verticale in corrispondenza di un canalino. Si arrampica inizialmente rimanendo sullo spigolo di sinistra ed in seguito, quando la linea di fix piega verso destra, si entra nel canalino e si prosegue in traverso. Questo è piacevole con le mani costantemente in rovescio ed i piedi che si spostano lungo la rampetta sottostante. Al termine del traverso si vince un atletico muretto con prese decenti, vegetazione permettendo, e si giunge così ai 2 fix di sosta uniti da cordone nero. 28m, 6a.

Enrico sul passo chiave del primo tiro, 6a.

La seconda lunghezza riparte all’interno del canalino oltre la sosta che si raggiunge dopo aver salito per qualche metro su placchetta facile. Il canale è inizialmente largo e sporco e conviene risalirlo rimanendone il più possibile all’esterno sfruttando, a gambe aperte, le pareti laterali. Quando il canale si appoggia si inizia ad obliquare verso destra in direzione di un secondo canale altrettanto sporco e vegetativo. Qui è anche presente qualche pianta spinosa che disturba non poco la salita ostacolando il passaggio e ferendo l’arrampicatore. Anche qui il consiglio è quello di pulire bene gli appigli nel mentre si sale e di sfruttare il più possibile le pareti laterali. Si sosta a metà canale, quando questo si allarga notevolmente. 25m, 5c.

La linea della seconda lunghezza, 5c.

Il terzo tiro prosegue per i primi metri ancora all’interno del largo canale oltre la sosta. Questo, particolarmente disturbato da terriccio e vegetazione, non regala una progressione piacevole ma al contrario la sezione risulta essere pericolosa viste le protezioni distanziate e la roccia che non si tocca praticamente mai. Al termine del canale si prosegue lungo la fessura di destra che conduce in breve ad una placchetta verticale che corre a sinistra di un arbusto. Questa la si approccia rimanendo sulla fessura di sinistra dove le prese sono migliori. Arrivati sul terrazzino poco sopra l’arbusto si prosegue ancora senza lasciarsi ingannare dal cordone nero su fix che invita alla sosta. La parte superiore del tiro, al contrario di come è stato fino ad ora, è molto bella e si svolge lungo parete libera e pulita con protezioni ravvicinate. Si sosta infine subito sotto le evidenti placconate del tiro successivo. 28m, 6a.

Enrico impegnato sul terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza ospita i singoli più duri di tutto l’itinerario ma sono tutti ben protetti tanto che l’intero tiro, volendo, è azzerabile senza problemi. Si inizia spostandosi giusto un paio di metri sulla destra per raggiungere la placchetta con conformazioni ad alveare e che si estende fino alla breve cengia sommitale. I primi metri superano atleticamente il tettino basale che si lascia subito alle spalle continuando lungo la placca successiva attraverso arrampicata delicata e di equilibrio. Le prese ci sono tutte anche se sono piccole e poco marcate ed anche gli appoggi per i piedi non sono male, il difficile è posizionarle bene il baricentro per rimanere attaccati a parete. Raggiunto lo spigolo superiore del muretto si rimonta la cengia e si prosegue leggermente verso sinistra in direzione della sosta. 15m, 6c+ o A0.

La placca della quarta lunghezza, 6c+ o A0.

Il quinto ed ultimo tiro riparte lungo il muretto che si sviluppa a sinistra della sosta e che conduce, attraverso arrampicata semplice, ad una breve placchetta appoggiata. Qui una serie di piccole tacche facilita la progressione attenzione solamente alla qualità della roccia che in questo punto non è eccelsa. Si giunge quindi ad un terrazzino poco prima della sassaia finale. Si procede ora a quattro zampe lungo terreno instabile sino alla fascia alberata soprastante dove è possibile sostare attrezzando uno dei numerosi arbusti. 30m, 5b.

L’inizio dell’ultimo tiro, 5b.

Linea difficile da valutare oggettivamente per via dello stato in cui vige. I tiri inferiori sono spesso viziati da terra, erba e piccoli arbusti che occupano le prese chiave per la salita. Il quarto tiro è un po’ forzato e stona con il resto della via ma risulta comunque piacevole se si padroneggia il grado. Nel complesso non è una salita da buttare ma andrebbe un po’ ripresa in mano.

Artemis

Dopo una soddisfacente stagione estiva che ci ha tenuti incollati il più possibile ai piedi delle pareti dolomitiche torniamo per la prima volta dopo 3 mesi in zona Arco. Il caldo non ha ancora allentato la sua morsa permettendoci di arrampicare leggeri ancora per un po’. Per il ritorno in valle scegliamo un via il più possibile dallo stampo alpinistico che ritroviamo in “Artemis” alla parete di Padaro.

Il primo tiro inizia affrontando il bel muretto grigio e compatto, fenduto da lama verticale, che permette di superare le difficoltà iniziali e di raggiungere i primi cordoni dove potersi proteggere. Si piega ora leggermente verso destra per evitare le roccette instabili lungo il canalino di sinistra e proseguire lungo roccia leggermente più solida anche se nel complesso non entusiasmante. La linea da seguire è ben delineata da una serie di fix a parete che conducono ad un terrazzino alberato dove è possibile attrezzare una sosta intermedia, non necessaria. Seguendo il terrazzino verso sinistra si raggiunge la base di un pilastrino che si rimonta sfruttando il diedrino di destra e lo spigolo di sinistra. Al termine del pilastro inizia una bella placconata a gocce che si vince spostandosi leggermente a sinistra rispetto alla verticale di salita dove le prese sono migliori ed è possibile guadagnare qualche centimetro con i terrazzini per i piedi. Si giunge quindi su larga cengia sabbiosa dove si sosta comodamente. 40m, V+.

Martina al termine del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte in discesa verso sinistra seguendo la lunga cengia di sosta fino a raggiungere quella successiva. Le difficoltà tecniche, nel primo tratto, sono modeste e la progressione si limita ad una semplice camminata con le mani che scorrono lungo la parete a supporto. Il terreno non è stabile e la sabbietta che ricopre la cengia è piuttosto scivolosa. Prestare quindi attenzione. Verso il termine del tiro la cengia termina e si torna a toccare la roccia, continuando sempre il traverso verso sinistra, affrontando una breve paretina che si aggira per giungere al di sopra di una lama staccata, occhio a non finirci in mezzo, ed infine alla sosta alla base di un evidente diedro. 22m, V-.

La linea della seconda lunghezza, V-.

Il terzo tiro prosegue lungo la fessura oltre la sosta che muta presto in camino dopo un breve terrazzino. I passi iniziali sono fisici e boulderosi, lungo paretina leggermente strapiombante, e richiedono atleticità per essere vinti. Raggiunto il camino lo si sale nella sua interezza sfruttando le pareti laterali che, tuttavia, non offrono sempre buone prese e spesso infatti risultano liscie e scivolose. Attraverso arrampicata non semplice, ed integrando a friend le protezioni presenti, si raggiunge la cima del pulpito di sinistra che si aggira ora ancora verso sinistra oltrepassando un fix e ritrovandosi su cengetta discendente. Si segue quest’ultima fino a che non si giunge alla base di una grande lama staccata che si risale completamente attraverso arrampicata semplice ma sprotetta. Oltre ad un paio di fessurine alla base per una coppia di friend, ed un cordoncino in loco, è infatti difficile inserire ulteriore materiale lungo la placchetta a gocce che caratterizza tutta la parte superiore della lama. Prestare dunque particolare attenzione. Al termine della lama è presente la sosta aerea. 38m, VI-.

Il termine del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza inizia verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e cambiando così versante di salita. Qui si sviluppa una placchetta compatta che si affronta rimanendo vicini allo spigolo di destra dove le prese sono migliori. Si raggiunge in breve uno strapiombetto fessurato che si vince atleticamente in dulfer. Oltre questo la parete si appoggia leggermente e si prosegue lungo placchetta, anch’essa fessurata, più semplice. Qualche terrazzino interrompe la continuità tra un muretto e l’altro ed in breve si raggiunge la sosta su terrazza più pronunciata. 25m, V+.

Martina al termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro riparte in verticale lungo muretto dapprima compatto ma che presto cambia faccia entrando in una zona caratterizzata da numerose roccette rotte. Qui la linea, ben delineata dai fix a parete, piega ed obliqua verso destra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge oltrepassando una coppia di diedrini appoggiati. Qui la parete strapiomba leggermente ma le buone prese soprastanti consentono di rimontare le difficoltà agevolmente e ritrovarsi così su placchetta solida e lavorata. Al fine di evitare la vegetazione poco sopra si inizia un traverso, ancora verso destra, che conduce direttamente alla sosta aerea costituita da 3 lunghi cordoni. 20m, VI-.

La linea del quinto tiro, VI-.

La sesta lunghezza prosegue lungo la bellissima placconata oltre la sosta per poi addentrarsi nel boschetto soprastante fino alla base dell’ultimo muretto. Si parte in traverso verso destra con passi in equilibrio fino a che si giunge sotto la verticale delle protezioni. Si sale ora diritti con arrampicata bella e di aderenza fino ad una comoda e fonda orecchia sulla sinistra dove si inizia un secondo traversino verso destra lungo placca liscia. Raggiunto lo spigolo della parete si rimonta sul terrazzino poco sopra dove è possibile attrezzare una sosta intermedia assolutamente evitabile. Seguendo le roccette rotte si entra senza particolari difficoltà nella vegetazione che termina una volta raggiunto un largo terrazzino poco prima della parete finale dove si sosta comodamente. 32m, VI.

L’inizio della sesta lunghezza, VI.

Il settimo ed ultimo tiro affronta lo strapiombo oltre la sosta ricercano la linea che oppone meno resistenza. Inizialmente si rimonta un piccolo avancorpo che conduce alla parete principale dove, seguendo la linea dei fix, si prosegue lungo fessura svasa. Qui l’arrampicata è estreamente fisica e boulderosa, viziata dal fatto che le prese a disposizione non sono mai veramente comode. Il tratto può essere comunque azzerato in caso di bisogno. Superate le difficoltà iniziali la linea traversa verso destra in direzione dello spigolo dove è ben visibile un grosso masso. Il traverso è di equilibrio ed in breve si raggiungono le roccette in cima alla paretina che si seguono senza ulteriori difficoltà fino alla sosta poco prima del libro di via. 35m, VII+ o VI e A1.

Gli strapiombi dell’ultimo tiro, VII+ o VI e A1.

Linea nel complesso carina ma che non si svolge sempre lungo roccia solida. Alcuni punti, in particolare lungo i tiri inferiori, sono molto delicati e richiedono un occhio di riguardo anche per via della loro conformità. Un’eventuale caduta potrebbe portare a seri infortuni. La chiodatura è buona ma lo stampo alpinistico dell’itinerario rende sempre necessario integrare per una progressione più sicura.

Luce e Colori

21 Dicembre, la giornata più corta dell’anno. Il sole brilla alto nel cielo e le poche ore di luce vanno sfruttate al massimo. Anche le temperature sono buone, poco al di sotto dello zero all’ombra ma appena batte il sole sembra che la stagione cambi improvvisamente. E’ anche questa una delle magie della Valle del Sarca. Oggi ci dirigiamo verso le Coste dell’Anglone per salire “Luce e Colori”.

Il primo tiro inizia rimontando la rampetta basale che si appoggia in direzione della parete gialla principale lavorata a solidi conglomerati. Si sale agevolmente per i primi metri sino a giungere al cospetto della prima protezione, un cordone arancio, dove la linea inizia ad obliquare sensibilmente verso destra. Qui le difficoltà iniziano a farsi più severe visto che le prese non sono mai comode ed i passaggi ricercati. Prima di raggiungere un cordoncino bianco inizia il tratto più duro che costringe ad un allungo obbligato tenendo con una mano un rovescio basso mentre l’altra si proietta in alto alla ricerca delle prese più comode che rimangono tutt’altro che generose. Alzando bene i piedi si giunge al cordoncino e si prosegue a destra di questo per sfruttare le prese migliori. Raggiunta la cengetta per le mani, che corre orizzontalmente poco più in alto, si inizia un breve e delicato traverso, sempre verso destra, che conduce alla sosta su minuto terrazzino. Tiro molto continuo e sostenuto, abbastanza difficile da interpretare se non si conoscono i movimenti e le prese chiave. 25m, VII.

Enrico impegnato sul primo tiro, VII.

La seconda lunghezza riparte in verticale oltre la sosta ancora lungo muro giallo, verticale e leggermente strapiombante. Si sale inizialmente sfruttando una lama verticale composta da sezioni rocciose non sempre entusiasmanti e a volte evidentemente mobili. Prestare dunque attenzione lungo i primi metri. Seguendo l’evidente curvatura del tettino che chiude la parete si archeggia verso sinistra attraverso arrampicata fisica ma su prese ed appoggi decenti che consentono, ogni tanto, di tirare un po’ il fiato. Seguendo la linea dei cordoni a parete si prosegue più facilmente in direzione di un diedrino evidente che si approccia e si segue rimontando il terrazzino di sinistra. Qui la fascia rocciosa superiore costringe a proseguire rannicchiati giusto un paio di metri prima di potersi ergere nuovamente ed infine sostare. Bel tiro ma su roccia in generale non eccelsa. Le protezioni in loco non sono sufficienti a garantire una progressione sicura ed è quindi necessario integrare. Spesso anche accanto a quello che già c’è in quanto, ad occhio, molto materiale risulta essere obsoleto e poco affidabile. 25m, VI+.

Simone sulla seconda lunghezza, VI+.

Il terzo tiro prosegue per i primi metri verso sinistra terminando così la terrazza di sosta in prossimità dello spigolo della parete successiva. Questo si affronta direttamente, evitando di entrare nel canale limitrofo, attraverso passaggio boulderoso che consente di raggiungere prese più generose al di sotto di un poco pronunciato tettino. Si traversa quindi qualche metro verso destra per raggiungere il punto in cui la severa placca soprastante ospita prese idonee ad essere vinta. Un cordone penzolante da un anello indica la verticale di salita. Qui minute lamette consentono di alzarsi lungo la placca e di raggiungere così la cengia di sosta. 25m, VII.

L’inizio del terzo tiro, VII.

La quarta lunghezza è probabilmente la meno interessante di tutto l’itinerario e consiste in una lunga traversata verso sinistra per evitare le rocce rotte soprastanti la sosta e raggiungere così fasce rocciose più belle e compatte. Si inizia rimontando una serie di roccette sino ad un albero cordonato. Da qui ci si sposta verso sinistra seguendo per alcuni metri la cengia alberata. Appena possibile si torna sulla roccia della parete successiva continuando ad obliquare verso sinistra in direzione di una coppia di cordoni. Lasciati anche questi alle spalle si prosegue in direzione degli evidenti tetti di sinistra che si raggiungono rimontando il breve diedrino ben fessurato alla loro destra. Al termine di questo è presente la sosta un po’ aerea. 32m, V+.

Enrico lungo la quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro è uno dei più belli della via e si svolge lungo muro giallo caratterizzato da ottimi conglomerati. Dalla sosta si traversa un paio di metri verso destra per evitare di salire direttamente il difficile tetto soprastante. Oltrepassato un primo fix si punta ad un cordoncino che si raggiunge attraverso arrampicata prevalentemente d’equilibrio su prese ed appoggi non sempre netti. Superate anche le minute pance poco più in alto si raggiunge una fascia di tetti che si evita iniziando un traverso verso sinistra subito al di sotto. Le prese qui sono sempre buone ed anche per i piedi gli appoggi sono decenti. Solo un passo, verso la fine del traveso, impegna un po’ di più e costringe ad un’importante apertura gli arti inferiori per passare da un’appoggio all’altro con le mani che riequilibriano a parete. In breve si raggiunge infine la comoda sosta. 30m, VI+.

Il termine del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza prosegue all’interno del diedrino oltre la sosta che si raggiunge una volta superato un breve muretto verticale. Qui la parete si appoggia leggermente ed i primi metri del diedro risultano facili e divertenti. Si raggiunge però in breve una fascia più strapiombante chiusa da una coppia di piccoli tettini. Il primo lo si supera sulla destra attraverso passaggio deciso ma su buone prese mentre il secondo lo si affronta direttamente sfruttando la bellissima fessura verticale che corre alla sua sinistra. Questa può essere anche usata per inserire una coppia di friend a protezione del passaggio. Anche se dalla sosta sottostante questo tratto può apparire severo in realtà tutte le prese e gli appoggi sono comodi e l’intero tiro risulta essere davvero godibile. Superato il secondo tettino si traversa verso destra per uscire infine su piccola cengia. Qui si segue una larga fessura che conduce, senza ulteriori difficoltà, alla sosta su larga terrazza. 25m, VI+.

Simone all’inizio della sesta lunghezza, VI+.

Il settimo tiro corre lungo bellissimo muro giallo e verticale, chiuso superiormente da pronunciato tettino formato da belle canne. Rimontato un breve muretto grigio iniziale si prosegue leggermente verso sinistra in direzione di un fix difficilmente individuabile direttamente dalla sosta. La roccia in questo tratto è sempre solida e l’arrampicata estremamente piacevole. Si inizia quindi ad obliquare verso destra in direzione della sezione più pronunciata del tetto che si evita, una volta raggiunta, preferendo una traversata verso sinistra sino a che il tetto oppone meno resistenza. Il suo superamento però non è scontato e, a parte una comoda fessura subito sopra, le prese non sono delle migliori. Un’orecchia sulla destra consente di balzare con i piedi sopra il tetto con il corpo che, a suo malgrado, assume una posizione veramente poco bilanciata. Accoppiando faticosamente le mani si riesce a riportare in alto anche il piede sinistro e, rannicchiandosi, raggiungere prese più in alto che consentono di riequilibrarsi e di raggiungere la sosta poco più a destra. Il passaggio è azzerabile, il grado in libera si aggira attorno all’ VIII/VIII+. 25m, VI e A0.

Enrico poco prima del passo chiave del settimo tiro, VI e A0 oppure VIII/VIII+.

L’ottava ed ultima lunghezza riparte dalla sosta obliquando leggermente verso sinistra per affrontare il tettino soprastante nel suo punto più debole. L’uscita è completamente in dulfer con le mani nella fessura che fende lateralmente il tetto ed i piedi che spingono lungo la placca di sinistra. Il breve tratto conduce al di fuori delle difficoltà su parete più appoggiata e caratterizzata da brevi muretti alternati a brevi cengette. Si prosegue verso destra fino a che la parete non termina sostando su arbusti in prossimità del boschetto sommitale. Allungando bene le protezioni è possibile evitare la scomoda sosta precedente ed unire gli ultimi 2 tiri. 20m, VI.

Il termine della via, VI.

Linea bella e meritevole, continua nelle difficoltà e di stampo alpinistico con protezioni spesso lontane che richiedono integrazione costante. Dopo i tiri inferiori un po’ fisici quelli superiori si vincono con movimenti delicati e di equilibrio. Molto bello è il muro centrale, colorato e composto da solidi conglomerati. Attenzione solo che in qualche punto la roccia non è delle migliori.

Manuines

Dopo 2 mesi di stop per motivi traversi torniamo in valle del Sarca per rimettere mani sul caratteristico calcare. Per l’occasione ci dirigiamo alla parete della croce di Ceniga intenti a salire la via “Manuines”, una linea ancora poco frequentata anche se aperta già da un po’. Le informazioni al riguardo effettivamente scarseggiano ma siamo in vena di avventura e di buona mattina, con il sole che inizia a fare capolino, siamo alla base della parete.

Il primo tiro risale inizialmente un muretto fessurato, leggermente strapiombante nella parte finale, che si vince rimanendo sulla paretina di destra fino a che si raggiunge il cordolo dove un movimento deciso permette di rimontare. Inizia ora un breve tratto vegetativo che conduce, senza particolari difficoltà, alla base di una rampetta rocciosa. Qui è possibile attrezzare una sosta intermedia su coppia di cordoni attorno a clessidre oppure affrontare la rampa, per una decina di metri, fino alla sosta vera e propria. La rampa è molto bella ed interessante e si sviluppa verso destra con arrampicata di movimento. Il lavoro dei piedi è semre in aderenza alla ricerca degli appoggi migliori mentre le mani corrono lungo la parete verticale di sinistra dove le prese ci sono ma non sono sempre comode. Alla fine della rampa un vecchio golfaro cementato invita alla sosta. 25m, V+.

Martina lungo la rampa finale del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte con un lungo traverso verso sinistra che aggira gli strapiombetti soprastanti. L’arrampicata è bella e di movimento lungo tutto il tratto e le prese non mancano. Solo verso metà traverso è necessario discendere leggermente qualche passo per seguire gli evidenti appoggi. Una volta terminato si torna a salire in verticale seguendo un simil-diedro che si abbandona quasi immediatamente all’altezza dell’ultimo fix visibile. Ci si sposta ora verso destra e, attraverso movimenti delicati su tacchette, si raggiunge lo spigolo destro della paretina dove si rimontano le difficoltà e si prosegue lungo sezione più semplice ed appoggiata. Continuando lungo il bel pilastro a margine della parete si raggiunge brevemente un terrazzino dove si sosta. 23m, VI.

Il bel traverso della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro prosegue in verticale lungo muro solido e continuo. Dopo un risalto iniziale la parete si verticalizza notevolmente e le difficoltà aumentano. Dopo qualche metro si incontra il passo chiave per raggiungere un’evidente fessura orizzontale. Con movimenti in allungo si raggiunge prima un’orecchia staccata e, rialzando bene i piedi lungo placca, ci si proietta infine verso destra raggiungendo il punto più basso della fessura. Ora, con arrampicata fisica, si segue la fessura verso sinistra sino al termine. Le prese per le mani tendenzialmente ci sono mentre i piedi sono costantemente alla ricerca di qualche appoggio che, trovandosi sempre abbastanza in alto, costringe ad una progressione scomoda e rannicchiata. Al termine della fessura, sulla sinistra, una coppia di cordoni invita alla sosta. 20m, VI+.

Martina impegnata lungo il terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza prosegue ora verso destra traversando lungo placca seguendo la linea di fix a parete. Dopo il primo passo più complicato, per raggiungere l’evidente lama orizzontale, il traverso si svolge più rilassato almeno fino a quando la linea torna a salire in verticale. Qui le belle prese, sia per mani che per piedi, lasciano spazio a tacche più minute e scomode e ad appoggi più rari. I primi metri sono i più difficili ed una volta entrati nel simil-diedro soprastante, all’altezza di un cordone arancio, la progressione diviene più semplice. Si risale quindi l’intero spigolo di destra fino a che termina. Qui lo si oltrepassa verso destra e, attraverso passi delicati e di equilibrio, si agguanta la bella lama che conduce al golfaro di sosta. 20m, VI+.

Simone lungo il passo chiave della quarta lunghezza, VI+.

Il quinto tiro è molto interessante ed ospita un traverso piuttosto delicato circa a metà. Dalla sosta si risale in verticale per qualche metro in direzione dell’unico fix visibile. Si piega ora decisamente verso destra iniziando il traverso all’altezza di un cordone nascosto. I primi metri si svolgono senza particolari problemi ma dopo qualche passo la storia cambia. La parete frontale inizia a strapiombare mentre, al contempo, la cengia dove si muovono i piedi si restringe. Rimanere attaccati al muro è un gioco di puro equilibrio anche considerando il fatto che le prese disponibili sono davvero poche e piccole. Terminato il traverso si rimonta un piccolo strapiombo, questa volta ben appigliato, e si prosegue in verticale lungo placca. Un ultimo passaggio in allungo consente di raggiungere prima una tasca e poi la sosta. 20m, VI+.

Martina lungo il quinto tiro, VI+.

La sesta ed ultima lunghezza non regala emozioni particolari ma permette di raggiungere la vetta a pochi passi dalla Croce di Ceniga. Dalla sosta si traversa leggermente verso destra lungo cengia in direzione dell’evidente fix sullo spigolo che si aggira per ritornare a salire verticalmente. Dopo alcuni semplici balzi la parete torna a guadagnare un po’ di verticalità. La roccia qui è molto fessurata e lavorata dall’acqua e dal tempo e la progressione risulta facilitata. Al termine del muro verticale non rimane che superare gli ultimi risalti prima di raggiungere la sosta in comune con le vie adiacenti: “Catia” e “Super Catia”. 20m, IV.

Gli ultimi metri della via, IV.

Partiti con l’incognita di non sapere cosa si sarebbe trovato ne è uscita una piacevole sorpresa. La linea non è diritta ma si fa spazio tra numerosi tettini e strapiombetti alla ricerca delle difficoltà più contenute. Ne esce un itinerario bello e completo con quattro tiri centrali veramente meritevoli su difficoltà continue. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso con molti fix e qualche cordone aggiuntivo, portare comunque una serie di friend medio-piccoli per rafforzare le soste ed integrare nei passaggi più lunghi.

Catia

Le belle giornate in questo inizio 2023 non mancano di certo ed il sole splende anche questo weekend. Le giornate sono comunque ancora corte, a meno che non si sfidi il gelo del primo mattino, ed anche noi non abbiamo voglia di salire vie estremamente lunghe. Ci dirigiamo quindi verso la parete della Croce di Ceniga per affrontare la via “Catia”, un misto tra sportivo ed alpinistico con una lunghezza centrale bella ingaggiante lungo placca di continuità.

Il primo tiro si sviluppa lungo la bella rampa ascendente molto lavorata a gocce e grumi. La progressione è continua e su difficoltà contenute anche se al nostro passaggio un paio di colate d’acqua hanno reso le cose più complicate del dovuto. Strano perchè i giorni precedenti non ha nemmeno piovuto! Si segue la rampa per tutta la sua interezza, costeggiando l’imponente parete verticale a canne dove corrono alcuni recenti monotiri di falesia. Al termine della rampa si inizia a spostarsi verso sinistra seguendo un poco accennato archetto che tende a discendere nei metri finali. Qui una pancia ostacola il passaggio costringendo ad un movimento molto fisico e su prese scomode per essere superata. Il tratto può essere comunque azzerato se non si riesce a passare in libera. Si raggiunge così la sosta posizionata subito oltre la pancia. 25m, VII+/VIII oppure V+ e A0.

La rampa del primo tiro, V+ e A0 oppure VII+/VIII.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga della precedente: ancora in traverso verso sinistra lungo rampetta appoggiata. Dalla sosta si arrampica in direzione dell’evidente diedro di sinistra che si raggiunge senza troppe difficoltà anche se le protezioni distanziate e non integrabili richiedono una certa attenzione. Raggiunto il diedro lo si sale per tutta la sua lunghezza uscendone sulla sinistra con passo fisico ma breve. Seguendo la fessura che si sviluppa ora orizzontalmente verso sinistra si giunge su terreno più semplice ed appoggiato che muta in larga cengia in prossimità della sosta all’ombra di un grosso arbusto. 30m, VI-.

L’inizio della seconda lunghezza, VI-.

Il terzo tiro è molto impegnativo, soprattutto lungo la placconata finale, e rappresenta la lunghezza chiave della salita. Inizia lungo roccia giallastra in direzione di un evidente diedro, poco più a destra rispetto alla verticale di sosta, che si raggiunge seguendo le scomode tacche a parete. Una volta alla base lo si segue fino al termine dove, un fastidioso arbusto, ostruisce il passaggio ed è necessario cavalcarlo per proseguire lungo la parete grigia principale. Qui, complice il tettino sottostante, l’esposizione è massima ed inizia un traverso verso destra che evita la verticalità, in questo tratto molto severa. Seguendo la linea di fix e cordame a parete si inizia ad obliquare leggermente in direzione di un piccolo strapiombetto che si raggiunge attraverso passi di aderenza su minute prese, spesso storte. Lo strapiombo si supera fisicamente cercando le maniglie migliori ma che in generale lasciano a desiderare. Rimontate le difficoltà non c’è spazio per respirare in quanto inizia subito una liscia placconata di difficile lettura che conduce molto faticosamente alla sosta dopo una mezza dozzina di metri. Tiro impegnativo e da non sottovalutare, possibili azzeramenti. 26m, VII.

Il tratto iniziale del terzo tiro, VII.

La quarta lunghezza prosegue lungo la fessura che si sviluppa in verticale poco a sinistra rispetto alla sosta. Rispetto al tiro precedente qui le protezioni sono distanziate ed è necessario prestare particolare attenzione vista l’erba ed i rovi che si sono impossessati della fessura. Al termine di questa si giunge su di un terrazzamento dove la linea prosegue ancora in verticale lungo una seconda fessura che archeggia verso destra. Il passo iniziale è il più complicato ma mano a mano che si sale la progressione risulta essere più agevole. Raggiunta una comoda cengia la linea da seguire diviene meno evidente visto anche che a parete non c’è più nessuna protezione da prendere come riferimento. La sosta è da attrezzare sui grossi arbusti in alto a sinistra che si raggiungono però rimanendo sulla parete di destra, dove è più sgombro da vegetazione, e traversando a sinistra solo all’ultimo. 32m, V.

Martina lungo gli ultimi metri della quarta lunghezza, V.

Breve è l’ultimo tiro che si limita a rimontare le ultime facili roccette prima di uscire nei pressi della “Croce di Ceniga”. Dalla sosta si rimonta lungo la placchetta di destra che si segue fino a che muta in una sequenza di facili terrazzini un po’ erbosi. Questi conducono senza difficoltà alla base di una paretina verticale che si evita piegando verso sinistra e risalendo la rampetta fessurata che conduce alle lavorate roccette sommitali. Si prosegue ora lungo parete appoggiata fino a raggiungere una grande e larga cengia dove si attrezza la sosta finale a piacimento su clessidre. Tiro non molto bello con roccia a tratti da verificare. Le protezioni sono quasi assenti lungo tutta la lunghezza ma non è difficile inserire dadi e friend nelle fessure che si trovano. 30m, IV+.

Martina al termine della via, IV+.

Via corta ma che ospita tiri nel complesso interessanti. Molto difficile è passare in libera lungo la prima lunghezza per via del passo chiave severo e spesso bagnato dopo piogge. Il terzo tiro è il più bello e non è assolutamente da sottovalutare nonostante le difficoltà non siano estreme. L’impegno è continuo fin dai primi metri e lungo il tratto chiave finale si arriva stanchi. E’ comunque possibile azzerare di tanto in tanto anche se al nostro passaggio i cordoni atti allo scopo non vigevano in buone condizioni. Attenzione alla chiodatura lungo la parte alta della via perchè è abbastanza allegra.

Lety

Il sole splende alto nel cielo in questa epifania 2023. Dopo un trio di vie abbastanza semplici per riprendere a mettere le mani sulla roccia dopo le feste decidiamo di salire qualcosa di leggermente più impegnativo anche se sempre contenuto. Ci dirigiamo alla parete di San Paolo sicuri di trovare qualcosa di libero e che non abbiamo ancora avuto il piacere di salire. La linea che scegliamo è una delle ultime arrivate sulla fascia rocciosa: “Lety”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto oltre il nome della via che vince dapprima una bella placchetta ed in seguito una pronunciata pancia che permette di rimontare il pilastro di destra e proseguire, ora su difficoltà minori, lungo l’evidente rampa ascendente. Questa collide con un piccolo strapiombo scalonato. Il primo risalto lo si supera spostandosi verso il fix di destra con passaggio delicato e di movimento. Si prosegue ora verso sinistra aggirando il secondo risalto e rimontandolo, infine, laddove questo oppone meno resistenza. Il passaggio è fisico ma al di sopra del terrazzino è presente, un po’ nascosta, una fessurina che permette di alzare bene i piedi e raggiungere una larga e comoda spaccatura. Con questa tra le mani si rimonta agevolmente trovandosi così al di sopra del comodo terrazzino di sosta. 25m, VI-.

Simone lungo il primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza riparte verso destra attraversando interamente la cengia di sosta fino a raggiungere una fessurina verticale ben segnalata da cordame alla base. Si torna ora a salire in verticale lungo muretto bello compatto che spancia leggermente. L’uscita dalla pancia rappresenta anche il passo chiave del tiro su piccole tacchette per le mani e minuti appoggi per i piedi. La distanza tra le protezioni qui è tale che è possibile azzerare in caso di necessità. Inizia ora un bellissimo traverso verso sinistra che taglia di netto il liscio paretone soprastante. L’arrampicata è sempre di movimento con numerosi appoggi evidenti per i piedi e con mani tutto sommato buone. Raggiunta l’estrema sinistra della parete si torna in verticale per gli ultimi metri che conducono alla sosta posta in cima al pilastro che antecede la parete principale e su cui siamo saliti fino ad ora. Attenzione alla roccia lungo gli ultimi metri visto che suona un po’ a vuoto in alcuni punti. 30m, VI.

I primi metri della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro attraversa il canalone che divide il pilastro iniziale dalla parete successiva. Questo è molto largo ed è stato creato un evidente camminamento per oltrepassarlo. Raggiunta la parete si tora a salire su roccia seguendo l’evidente rampa che si sviluppa verso sinistra e che conduce, senza difficoltà rilevanti, al cospetto di un muro grigio che si affronta diritti per diritti. Le prese disponibili qui non sono molte e quindi abbastanza obbligate. Il passo per vincere le difficoltà non è di immediata lettura ma una volta superato la parete si appoggia e le difficoltà scemano. Si risalgono senza problemi le ultime roccette che portano ad un terrazzino dove si sosta comodamente. 30m, VI-.

Il passo chiave del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue lungo l’evidente muro rosso e frastagliato che si sviluppa oltre la sosta e che si risale rimanendone leggermente lungo la parete di destra dove la roccia pare essere più sana e solida. Dopo i primi metri leggermente appoggiati si guadagna presto verticalità ma le prese sono molto buone lungo tutto il tiro rendendo la progressione piuttosto rapida. L’unico passo un po’ più sostenuto lo si ha in uscita dal muro dove l’inclinazione della parete costringe ad una arrampicata fisica con ribaltata non banale per raggiungere il terrazzino che spezza a metà la lunghezza. Il secondo muro è molto simile al primo con arrampicata semplice nel primo tratto e passo chiave in uscita. Quest’ultimo è molto bello ed è uno dei pochi punti in cui è veramente necessario inserire un friend a protezione della progressione. Si tratta di un piccolo strapiombetto solcato, nella parte superiore, da accogliente fessura che si usa per rimontarlo. Subito sopra è presente la cengia di sosta. 30m, VI.

I primi metri della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro non è molto lungo e raggiunge senza particolari difficoltà il sentiero di discesa che interrompe la verticalità della parete. Si inizia risalendo la paretina qualche metro prima di iniziare un bel traverso verso sinistra in direzione dello spigolo. Poco prima di raggiungerlo si torna però a salire verticalmente questa volta lungo parete più appoggiata ed estremamente fessurata il che rende la progressione piacevole e spensierata. La roccia solida permette di raggiungere rapidamente il borso superiore del muretto e di rimontare sulla cengia dove si sosta alla base della parete finale. 25m, IV.

Il bel traverso del quinto tiro, IV.

Molto bella è anche la sesta lunghezza, nonostante sia estremamente breve. Risale la prima parte del muretto finale, molto friabile alla base ma che migliora notevolmente mano a mano che si sale. Il primo tratto è infatti composto da roccia scaglionata che si sbriciola facilmente ma che, dopo un paio di metri, torna più compatta. Dalla sosta si obliqua leggermente verso sinistra per evitare il tettino soprastante e che si rimonta solo in seguito una volta raggiunta la parte più debole. Inizia ora un bel traverso verso destra, al di sotto di un secondo tetto, che si svolge su buoni appoggi per i piedi e con le mani che riequilibriano i vari passaggi. Terminato il traverso si segue brevemente un diedro che esce direttamente su sosta aerea con passaggio finale delicato per via delle piccole prese disponibili. 20m, VI/VI+.

Simone prima del traverso della sesta lunghezza, VI/VI+.

L’ultimo tiro riparte severo su piccole listelle ed appoggi appena accennati. La verticalità della parete rende il tratto piuttosto boulderoso ed ostico ma fortunatamente è breve ed in poco tempo si giunge su breve cengia che antecede il muretto finale. Questo è composto principalmente da roccette rotte che rendono la progressione semplice grazie alle numerose prese presenti. Si raggiunge una seconda cengia, ora più grande, dove un’ultima placchetta completamente appoggiata permette di raggiungere la sosta di fine itinerario da attrezzare su albero a pochi passi dal sentiero di rientro. 20m, VI+.

Il muretto leggermente strapiombante dell’ultimo tiro, VI+.

Via piacevole anche se molto discontinua per via dei numerosi terrazzini che spezzano la verticalità. Particolarmente bella è la seconda lunghezza che si svolge lungo solida placconata mentre negli altri tiri è sempre bene verificare quello che si prende. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario e solo in pochi punti isolati è necessario integrare con qualcosa di rapido. Attenzione lungo gli ultimi 2 tiri dove la roccia è quello che è e dove, subito sotto, passa il sentiero di rientro che serve molteplici itinerari.

Guide Alpine

Questi primi giorni del 2023 ci stanno regalando giornate piuttosto miti dal punto di vista delle temperature. Anche oggi il cielo è coperto ma niente ci ferma dal scendere in valle per affrontare qualche ascesa. Ci è giunta voce che di recente è stata aperta qualche semplice linea sul Monte Baone, quale occasione migliore er farci un salto? La via che abbiamo scelto si chiama “Guide Alpine” ed inizia con 4 tiri lungo placca appoggiata per poi verticalizzarsi solamente nel finale.

Il primo tiro inizia rimontando verso sinistra le semplici roccette appoggiate e leggermente instabili che antecedono la paretina principale. Senza grandi difficoltà si raggiunge subito un terrazzino proseguendo poi lungo roccia più compatta. Inizia ora la lunga placconata che ci accompagnerà per i prossimi tiri. Questa, leggermente appoggiata, è molto fessurata e l’arrampicata è sempre facile grazie alle numerose prese che offre la parete ed alle protezioni, principalmente costituite da cordame attorno alle clessidre intervallato da qualche fix, che abbondano lungo tutto il percorso. Risalendo un po’ a destra ed un po’ a sinistra alla ricerca della linea più consona da seguire si rimontano in sequenza una serie di risalti che conducono ad un minuto terrazzino dove si sosta su coppia di cordoni. 32m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza sale sulla falsa riga della precedente sempre in verticale lungo la placchetta fessurata. Molto bello e divertente è il tratto iniziale che si svolge lungo roccia solida e compatta seguendo le naturali conformità della parete. Qui le protezioni potrebbero risultare un po’ distanziate ma è facile integrare con friends e cordoni in caso di necessità. Obliquando prima verso destra e poi verso sinistra si raggiunge una zona caratterizzata da rocce più rotte dove la continuità è spezzata. Il tratto è comunque breve ed in poco tempo si torna a seguire la placca successiva che, attraverso arrampicata analoga a quella precedente, conduce senza difficoltà rilevanti alla terrazza di sosta dopo essersi districati tra le belle fessure che compongono la sezione. 35m, IV.

La placca appoggiata della seconda lunghezza, IV.

Breve è il terzo tiro che si svolge principalmente lungo parete molto appoggiata ed onestamente poco interessante. Si fa spazio lungo il corridoio creatosi tra la vegetazione che si segue fino alla sosta successiva con difficoltà semplici ed omogenee ad eccezione di un singolo passo nel mezzo della lunghezza. Si parte gattonando lungo la sporca rampetta oltre la sosta raggiungendo in breve un arbusto che può essere utilizzato come protezione rapida visto che la prima a parete è posta un po’ in alto. Proseguendo con l’arrampicata si arriva alla base di un minuto risalto che rappresenta il passo chiave della lunghezza e che si rimonta con decisione sfruttando le buone prese sommitali ed alzando bene i piedi. Si prosegue ora verso sinistra lungo facili roccette fino ad incontrare la sosta su larga cengia. 20m, IV.

Il corridoio tra gli alberi del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue verso destra lungo la bella rampa fessurata. Per raggiungerla è però necessario superare alcuni risalti di non facile interpretazione. Il primo, nello specifico, non offre buone prese e rimontarlo è tutt’altro che banale. Si deve fare infatti affidamento molto sui piedi che spingono lungo gli appoggi e, mantendendo il corpo bello attaccato alla parete, permettono di alzarsi fino a raggiungere le buone prese in alto. Da qui in poi, dopo aver oltrepassato un cordicino nascosto, si prosegue lungo la rampa che caratterizza il tiro, completamente sprotetta ma ben proteggibile a friend. Al termine della rampa si rimontano gli ultimi risalti ritrovandosi così al di sopra di una larga cengia dove si sosta attorno ad arbusto. 22m, IV+.

Martina impegnata sulla rampa della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro torna a salire in verticale lungo bella paretina compatta. Dall’albero di sosta si percorre qualche metro lungo la cengia in direzione di un evidente cordoncino alla base della parete. Si segue ora la bella fessura che corre verticale, e che obliqua leggermente verso sinistra, attraverso arrampicata continua e con qualche movimento fisico. Le prese ci sono comunque tutte sia per mani che per piedi e le protezioni sono sempre ravvicinate. Al termine della fessura inizia un esposto traverso verso destra lungo roccia lavorata a belle gocce taglienti. Per la progressione è meglio rimanere piuttosto bassi così da sfruttare i chiari appoggi per i piedi e le gocce per le mani. L’arrampicata qui è principalmente di movimento e senza particolari difficoltà si raggiunge l’ingresso della rampa finale dove si attrezza una sosta aerea. 20m, V+.

Il bel traverso del quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza prosegue lungo la bella rampa appoggiata che si sviluppa a partire dalla sosta. Superato lo zoccoletto iniziale, prima di raggiungere la rampa vera e propria, ci si trova al cospetto di una larga fessura che taglia orizzontalmente la parete. Rimontata con i piedi la si segue qualche centimetro verso sinistra al fine di raggiungere una coppia di buone prese, una delle quali scavata, che consentono, attraverso passo deciso, di salire sulla rampa. Si prosegue ora, con arrampicata molto bella, lungo il diedro di destra dove sono posizionati tutti i cordoni a protezione della progressione. La roccia è solida ed estremamente porosa ed in breve si raggiunge il culmine della parete che si rimonta senza difficoltà. Si superano ora una serie di facili roccette fino a quando la parete si appoggia ed è necessario proseguire camminando verso destra fino al cordone di sosta posto poco a sinistra rispetto ad un grosso arbusto. 30m, VI-.

Simone lungo l’ultimo tiro, VI-.

Via molto didattica e consigliata a chi muove i primi passi per fare le prime esperienze. La roccia è da buona ad ottima lungo tutto l’itinerario e le protezioni sono abbondanti ed abbastanza ravvicinate. Molto belli sono i 2 tiri finali dove la via guadagna finalmente verticalità lungo roccia ruvida e grumosa. Anche il panorama, che spazia dal castello di Arco al lago di Garda, merita una visita!

Premiata Forneria Pfitscher

L’antiscudo è una fascia rocciosa decisamente poco frequentata, lo abbiamo scoperto a nostre spese circa un anno fa quando abbiamo salito la linea “Cane Cico” trovandola particolarmente erbosa ed abbandonata. Il che è un peccato perchè le placconate che compongono la fascia rocciosa ispirano parecchio. Tant’è che anche alla fine del 2022, per terminare l’annata in bellezza, torniamo a farci un salto per salire un’altra via, “Premiata Forneria Pfitscher”, nella speranza di trovarla in buone condizioni.

Il primo tiro è davvero bello e meritevole nonostante in alcuni punti la vegetazione disturba e non poco. Sale lungo compattissima placca tagliata verticalmente da fessurina che si segue per circa metà lunghezza. La parte superiore si svolge sempre in placca con arrampicata più delicata e di movimento visto che le prese scarseggiano. Si inizia risalendo il muretto compatto, oltre la targhetta che identifica la via, che si approccia con movimento non semplice prima di raggiungere le evidenti gocce che antecedono prese migliori. Facendosi spazio tra i primi segni di vegetazione abusiva si giunge ai piedi della fessura principale che si segue completamente. Qui l’arrampicata non è semplice e richiede particolare sforzo con le mani che tengono sempre piccole tacche taglienti ed i piedi spesso a spalmo lungo le placche laterali alla fessura. Vinte le difficoltà si raggiunge un grosso arbusto che ostacola il passaggio e che si oltrepassa lottando con i suoi rami particolarmente spessi e quindi difficili da spostare. Oltre l’albero è presente un terrazzino che spezza la verticalità prima della placconata finale. Questa inizia abbastanza semplice ma mano a mano che si sale diviene più ardua e continua lasciando poco spazio per respirare e riposare. Gli ultimi passi sono decisamente i più difficili e si svolgono lungo specchio liscio con arrampicata prevalentemente di equilibrio su piccoli appoggi dove è necessario fidarsi bene dei piedi. Obliquando verso sinistra si giunge infine al terrazzo alberato dove si sosta. Tiro molto bello ed ingaggiante, non regalato e da non sottovalutare soprattutto per via della vegetazione e del terriccio che si insidiano nelle prese. 35m, 6b.

Simone lungo i primi metri della via, 6b.

La seconda lunghezza prosegue lungo le placche frastagliate, ed incise da larghe fessure, che si formano a partire dalla sosta. La progressione qui è resa particolarmente difficoltosa dall’erba che è cresciuta all’interno delle fessure e che non agevola la ricerca delle prese impedendo addirittura di raggiungerne alcune. I fix allo stesso tempo non sono ben visibili ma la linea da seguire è abbastanza evidente e tendenzialmente corre in verticale lungo la fessura principale e sulla placca immediatamente alla sua destra. Le difficoltà maggiori della lunghezza si trovano verso il termine dove è necessario superare una bella placca compatta che si vince attraverso movimenti delicati in equilibrio. Si raggiunge così un terrazzino erboso dove si sosta. 20m, 6a.

Jacopo impegnato sul passo chiave della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro prosegue verso destra ancora lungo placca fessurata. Anche qui purtroppo la vegetazione si è ripresa il suo spazio e tutto il tiro è una lotta continua. Dopo essersi spostati qualche metro verso destra si oltrepassa un fastidioso arbusto e si entra così in un diedro che si segue verticalmente per tutta la sua interezza sfruttando entrambe le pareti laterali sia con le mani che con i piedi. Terminato il diedro si torna su placchetta che si segue verticalmente arrampicando lungo la piccola fessurina che la solca. Particolarmente ostico è il passaggio finale, in aderenza su prese scomode. Raggiunto un arbusto si sosta appena alla sua sisnistra. 20m, 5c.

Martina lungo il terzo tiro, 5c.

La quarta ed ultima lunghezza continua dapprima in verticale ed in seguito leggermente verso sinistra per raggiungere la sosta finale e la cima dell’Antiscudo. Individuando un corridoio tra i ciuffi d’erba si sale verticalmente lungo una serie di brevi pilastri fino a che si raggiunge la base di un alberello. Qui una placchetta compatta e stranamente sgombra da vegetazione permette di guadagnare gli ultimi metri della via che termina in corrispondenza di un cordone nero che olbiqua verso sinistra in direzione del boschetto. Vista la natura cedevole del terreno detritico è consigliabile seguire il cordone e sostare più tranquillamente su di un albero alla base del boschetto dove è anche più comodo e sicuro slegarsi e mettere via l’attrezzatura prima di iniziare la discesa. 30m, 5b.

La linea dell’ultima lunghezza, 5b.

Via che allo stato attuale delle cose è poco raccomandabile: troppo sporca e vegetativa. Un vero peccato perchè la prima lunghezza è davvero bella ed anche quelle successive, in condizioni diverse, sicuramente avrebbero da dire la loro. Ci vorrebbe un bel lavoro di pulizia ed una frequentazione più assidua un po’ di tutta la parete. Rimandata.