Spigolo Faccio

Dopo una primavera passata nell’attesa che la neve si sciogliesse torniamo finalmente in ambiente, più precisamente sulle Piccole Dolomiti. A dire la verità abbiamo un conto in sospeso con il Primo Apostolo, imminente vicino del più famoso Baffelan. L’anno scorso, in una torrida giornata d’estate, abbiamo tentato la salita di “Spigolo Faccio”, dopo esserci calati dalla prima sosta della via “Cumbre” sul Terzo Apostolo, molto polverosa e sporca al nostro passaggio. Dopo aver fatto un po’ di casino anche sullo Spigolo, sbagliando completamente partenza, abbiamo deciso di lasciare stare, anche perchè, verso mezzogiorno, iniziava a fare veramente caldo.

Ma questa volta andrà diversamente! Giungiamo convinti sotto la parete: è ora di prenderci la nostra piccola rivincita.

Il primo tiro inizia risalendo una placca subito a destra del muro di contenimento, molto bella e lavorata a buchi, il che rende la progressione divertente e mai veramente impegnativa, nonostante il V- dichiarato. Superati i primi metri in placca la linea si sposta leggermente verso sinistra per entrare in un canale appena accennato. Si esce sulla destra di quest’ultimo e si inizia ad obliquare, sempre verso destra, in maniera abbastanza decisa fino a trovarsi sotto una nicchia gialla ben visibile dove è presente un chiodo. Si sale giusto un paio di metri, con facile arrampicata, fino a raggiungerla. La sosta è posta proprio sulla sinistra della nicchia. 35m, V-.

Simone sulla placchetta del primo tiro, V-.

Martina nello stesso punto.

La seconda lunghezza prosegue nella rampetta subito sopra la sosta. Qui le difficoltà sono molto limitate ed in poco tempo si sbuca sulla crestina dello spigolo. Si traversa quindi verso destra, su comoda cengia, fino a raggiungere un chiodo sulla placca. Si prosegue verticalmente rimanendo nella parte più compatta e meno frastagliata della parete. Se si è in dubbio sul dove andare, mantenere la sinistra in quanto sulla destra passa una variante. La placconata è semplice e divertente, a tratti veramente rilassante. Appena anche la placca si inizia a frastagliare e terrazzare proseguire ancora diritti buttando però l’occhio, di tanto in tanto, sulla sinistra alla ricerca della sosta non di facile individuazione. Quest’ultima, infatti, è posta su di una cengietta sul versante laterale. 40m, IV.

La rampetta della seconda lunghezza con uscita sullo spigolo, IV.

Il terzo tiro, dopo essere usciti a destra della nicchia di sosta, sale leggermente verso sinistra entrando in una specie di canalino fino a raggiungere un tratto vegetativo che viene aggirato sulla sinistra. Da qui ci si riporta a destra raggiungendo una comoda sosta situata su di un terrazzino. Nonostante le contenute difficoltà anche questo tiro risulta molto piacevole: l’arrampicata è prevalentemente a gradini e la roccia risulta buona su tutta la lunghezza. 45m, III+.

Martina impegnata sul finire del terzo tiro, III+.

La quarta è la lunghezza chiave della via. E’ vero, è un po’ unta, ma non dà assolutamente fastidio, anzi! Quella che segue è proprio una bella serie di movimenti su roccia veramente solida. Dalla sosta si discende circa 1 metro verso destra per arrivare alla base di un piccolo tetto con evidente presona sulla sua sommità. Con passo atletico lo si rimonta e si prosegue sulla placca soprastante, a volte strapiombante. Niente panico però, tutto il tiro è ben manigliato con buchi, tasche e clessidre. Veramente piacevole e di soddisfazione, peccato solo che è troppo corto. Terminato il muretto si esce sulla sinistra dove si sosta comodamente su larga cengia. 15m, V.

Martina subito dopo lo strapiombetto della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro, l’ultimo veramente verticale, prosegue al di sopra della sosta per qualche metro, per poi sterzare verso sinistra aggirando la parte superiore della parete in prossimità dell’evidente tetto. Stando attenti all’attrito con le corde ci si destreggia tra gli ultimi terrazzini: profeti della vicinanza della cresta. In breve si raggiunge la cima e si sosta a fianco dei mughetti su golfaro. Il tiro nel complesso è molto facile e non presenta difficoltà particolari. 40m, IV.

Una volta raggiunta la cresta la via è fondamentalmente terminata, rimangono solo tre piacevoli e facili crestine da affrontare prima di raggiungere la traccia tra i mughi che riporta al sentiero di arroccamento. Sebbene le difficoltà siano limitate, l’esposizione non è indifferente. Meglio non rischiare e rimanere legati. La prima cresta va salita e ridiscesa dalla parte opposta. Le due creste sccessive vengono invece superate rimanendo bassi e facendo una specie di slalom tra esse. Sul tragitto, non facilmente proteggibile altrimenti se non la discesa dalla prima cresta, è presente un solo chiodo. 25m, II.

L’inizio della crestina finale, II.

Linea decisamente bella e meritevole, su roccia sempre solida. Viste le difficoltà non elevate è molto ripetuta e spesso, purtroppo, c’è da fare la fila per salirla. E’ quindi indubbiamente meglio approcciarla nelle giornate infrasettimanali o con tempo incerto. Terminata la via ci si trova sul sentiero di arroccamento, la cima del Primo Apostolo è posta un centinaio di metri più in su e per completare l’ascesa è necessario salire una delle vie della parete ovest. Noi abbiamo optato per la via “Dagmy”, VI+, più sportiva e con difficoltà maggiori, in generale molto bella anch’essa.

Cavalcata Centrale dei Denti

La “Cavalcata centrale dei Denti” è il logico proseguimento della “Cavalcata bassa dei Denti”, e percorre in sequenza il “Dentone” ed il “Dentino” su roccia sempre molto buona, linea logica e difficoltà contenute. Come per la cavalcata bassa il libro di via, purtroppo, vede veramente poche ripetizioni, ma rimane un bell’itinerario, vario nell’arrampicata: dai traversi in placca, ai diedri verticali fino alle camminate in cresta.

Il primo tiro risale la placca compatta, che caratterizza la prima parte del “Dentone”, fronte alla sosta fino al suo termine. Da qui parte un caminetto verticale con difficoltà leggermente più sostenute e caratterizzato da roccia discreta e a tratti erbosa nella parte inferiore. La parte superiore invece è più solida, strapiombante ma più appigliata. Proseguendo ancora qualche metro in verticale, e superate una serie di cengiette, si giunge al culmine della torretta dove è presente la sosta su mugo e sasso. 35m, V-.

Simone dopo la placchetta del primo tiro, V-.

La seconda lunghezza riscende per 2 metri sul lato opposto. Qui è presente un cordone che consente di agevolare il difficile salto, azzerando il passaggio. Si rimonta ora il muretto di roccia fermandosi alla prima cengia. Si aggira ora la seconda parte della torretta verso destra, con passaggio non banale, oltrepassando un canalino. Giunti alla base di una paretina la si arrampica su roccia buona e con facili passaggi fino al comodo terrazzino dove è presente la sosta. 30m, A0, IV.

Sulla sosta della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello chiave della via. Le difficoltà sono comunque limitate ai primi 10 metri. Si inizia salendo la bellissima placca con passaggio non facile per i primi 2 metri. Da qui un traverso esposto, su discrete presine, porta, leggermente in discesa, verso una fessura verticale alla destra di un pilastrino staccato. La si segue con facili passaggi fino a ritrovarsi sul culmine del pilastrino stesso. Qui è presente il passaggio più ostico: sulla sinistra, nascosta, è presente una lametta verticale che permette di alzare i piedi. Con i piedi alti si rilancia la mano sinistra verso una presa più buona ed evidente che consente di alzarsi sul terrazzino. Tutto il passaggio è comunque azzerabile grazie ai numerosi vecchi chiodi presenti e ad un cordone allungato. Da qui si prosegue lungo il camino su facili rocce, rimontando sulla sinistra fino a giungere ad una comoda sosta. 30m, VI.

Simone al termine delle difficoltà del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale le roccette dopo la sosta passando in un camino leggermente detritico. Alla fine del canale spostarsi leggermente verso sinistra per poi giungere alla sosta su un masso, in prossimità di un mugo. Evitare di spostarsi troppo a destra nell’ultimo tratto. 30m, III.

Martina sulla quarta lunghezza, III.

Il quinto tiro continua lungo le creste successive. Molto bella è la prima di esse, lunga e piatta. Terminata la “camminata” si torna a salire brevemente per poi subito riscendere verso una sella dove è presente un mugo. Da qui si risale, su terreno erboso, l’ultima cresta fino alla sosta su altro mugo. 55m, III.

La cresta del quinto tiro, III.

Ci si cala dal “Dentone” sul versante opposto a quello di salita ritovandosi in mezzo ad un profondo canale. Attenzione a non calarsi troppo sulla sinistra, faccia a monte.

La sesta lunghezza sale verticalmente, su stupenda roccia, la partete grigia compatta del “Dentino”. Prima del culmine ci si sposta leggermente verso destra per scollinare e superare l’ultimo muretto verticale. Da qui una serie di terrazzini un pò erbosi porta comodamente alla sosta. 35m, V-.

Il settimo ed ultimo tiro si sviluppa lungo la cresta aggirando tre facili protuberanze sulla destra. Sull’ultimo corpo roccioso si trova il libro di via. Da qui si percorrono gli ultimi metri arrampicando in discesa con possibilità di proteggersi con cordoni grazie agli innumerevoli pinnacolini rocciosi presenti. 40m, II.

Martina in prossimità del libro di via, prima di iniziare la discesa, II.

Giunti alla base del “Dentino”, se avanza tempo, è possibile continuare con la “Cavalcata alta dei Denti” che sale il “Dente Rotto” sul lato opposto della forcella, oppure risalire il “Boale Dente Rotto” che, dopo pochi minuti su ripida traccia, porta al sentiero dell’Emmele da dove è possibile tornare a valle. Nel complesso la via è varia e divertente, su roccia sempre buona, consigliata.

Cavalcata Bassa dei Denti

La cavalcata integrale dei denti è un itinerario meritevole che, dal sentiero della Loffa, porta, con circa 21 tiri di corda e 5/6 calate, alla parte alta del sentiero dell’Emmele, in corrispondenza del Boale del Dente Rotto. La salita integrale può essere divisa logicamente in 3 parti, la cavalcata bassa, quella centrale e quella alta. La cavalcata bassa presenta roccia sempre solida e nel complesso è appagante. Peccato per le poche ripetizioni registrate sul libro di via, perchè questo itinerariomerita veramente, magari concatenato con una, o entrambe se avanza abbastanza tempo, le cavalcate successive. L’attacco è facilmente individuabile grazie alla scritta “denti” presente su un sasso lungo il sentiero della Loffa.

Il primo tiro sale il diedro posto sullo spigolo sinistro del “dente da latte”. Dalla base della parete è già possibile intuire quale sarà il prossimo passo: un breve traverso verso destra porta alla base di un ulteriore diedro leggermente più sostenuto del precedente (passo chiave) ma su buona roccia e ben protetto. Una serie di roccette rotta porta poi rapidamente alla sosta posta su di un terrazzino subito sotto ad una parete grigia verticale. 30m, V+.

I diedri del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue logicamente lungo il bellissimo e solidissimo dietro, leggermente fisico, che sale subito oltre la sosta. A difficoltà terminate, un’altra serie di rocce rotte, ma compatte, porta in breve in cima al dente dove si sosta comodamente. 25m, V.

Martina in uscita dalla seconda lunghezza, V.

Dalla sommità del “dente da latte” è possibile calarsi oppure come abbiamo fatto noi, viste le difficoltà contenute, arrampicare in discesa su facili roccette fino ad arrivare alla base del “dente grande”. Lungo la discesa è presente un cordone ed è sempre possibile proteggersi su guglie. 25m, II+.

Il terzo tiro sale dalla sosta con clessidra e cordone alla base del “dente grande” all’interno di un atletico camino fino a giungere alla base dello spigolo che va aggirato verso destra. L’arrampicata è molto divertente e tecnica in questo tratto ben protetto e facilmente integrabile. E’ possibile sostare su chiodo e clessidra subito dopo ad un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina superato il caminetto del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza parte rimontando il diedrino a sinistra della sosta. Da qui puntare nuovamete verso lo spigolo di destra dove è presente il passo chiave del tiro. Lo spigolo va rimontato mantenendosi a destra di esso dove è possibile lavorare bene con i piedi sulle tacchette presenti. Le prese per le mani sono comunque buone anche se non proprio scavate. Una volta terminate le difficoltà ci si riporta verso sinistra dove è chiaramente visibile la sosta. 25m, V-.

L’uscita della quarta lunghezza, V-.

Il quinto tiro prosegue verticalmente su roccia molto compatta e solida, superando un breve diedrino. Successivamente ci si sposta verso sinistra lungo un evidente spigolo esi risale puntando ad un ben visibile chiodo. Sopradiesso ci si trova sopra ad un sasso piatto da dove si risalgono delle facili roccette per raggiungere la sosta in cima al dente. 40m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Da qui ci si cala per 35 metri sul versante opposto. La calata risulta particolarmente scenica in quanto più di metà di essa si svolge nel vuoto.

La calata nel vuoto.

Il sesto tiro è probabilmente il meno entusiasmante di tutta la via. Si sale il camino verso destra ignorando sia il canale di sinistra (detritico ed instabile già ad occhio), sia la placca verticale. Si prosegue in direzione di un albero e lo si supera giungendo alla base di un breve muretto verticale con chiodo e cordone. Questo è il passo più bello della lunghezza. La sosta si trova in cima al “dente piccolo” su sassone staccato ed instabile (potrebbe essere utile portare del materiale per attrezzare una calata più seria). 40m, IV+.

Simone sul poco entusiasmante “dente piccolo”, IV+.

Data la precarietà della sosta è consigliato arrampicare in discesa, piuttosto che calarsi, per raggiungere la base del “dente cariato”. Le difficoltà non superano il III grado.

La settima ed ultima lunghezza della cavalcata bassa risale verticalmente la placchetta appoggiata fino a quando non torna più verticale. Qui si traversa leggermente verso destra e si aggira lo spigolo. Si prosegue verticalmente su roccia molto bella e con buone prese fino al culmine della torre. Qui si trova la sosta e il libro di via. 30m, V-.

Simone in cima al “dente cariato”, V-.

Ci si cala sul versante opposto dove un’evidente traccia porta all’inizio della cavalcata centrale. Da qui è possibile proseguire l’arrampicata oppure rientrare sul sentiero della Loffa attraverso il ripido boale.