Jean Jean

Le festività sono sempre un momento impegnativo a livello fisico, quale scusa migliore per digerire un po’ arrampicando? La giornata è gradevole ma dobbiamo rivedere un po’ lo stato di forma quindi si fa qualcosa di corto. L’antiscudo è perfetto, è vero c’è un po’ di giardinaggio da fare, ma almeno alla base non c’è coda. Decidiamo di salire la via “Jean Jean”.

Il primo tiro inizia rimontando la paretina verticale e compatta oltre la targhetta della via dapprima lungo bella e comoda fessura ed in seguito lungo parete lavorata ad alveare. Oltrepassato il muretto la linea si appoggia leggermente prima di tornare verticale in corrispondenza di un canalino. Si arrampica inizialmente rimanendo sullo spigolo di sinistra ed in seguito, quando la linea di fix piega verso destra, si entra nel canalino e si prosegue in traverso. Questo è piacevole con le mani costantemente in rovescio ed i piedi che si spostano lungo la rampetta sottostante. Al termine del traverso si vince un atletico muretto con prese decenti, vegetazione permettendo, e si giunge così ai 2 fix di sosta uniti da cordone nero. 28m, 6a.

Enrico sul passo chiave del primo tiro, 6a.

La seconda lunghezza riparte all’interno del canalino oltre la sosta che si raggiunge dopo aver salito per qualche metro su placchetta facile. Il canale è inizialmente largo e sporco e conviene risalirlo rimanendone il più possibile all’esterno sfruttando, a gambe aperte, le pareti laterali. Quando il canale si appoggia si inizia ad obliquare verso destra in direzione di un secondo canale altrettanto sporco e vegetativo. Qui è anche presente qualche pianta spinosa che disturba non poco la salita ostacolando il passaggio e ferendo l’arrampicatore. Anche qui il consiglio è quello di pulire bene gli appigli nel mentre si sale e di sfruttare il più possibile le pareti laterali. Si sosta a metà canale, quando questo si allarga notevolmente. 25m, 5c.

La linea della seconda lunghezza, 5c.

Il terzo tiro prosegue per i primi metri ancora all’interno del largo canale oltre la sosta. Questo, particolarmente disturbato da terriccio e vegetazione, non regala una progressione piacevole ma al contrario la sezione risulta essere pericolosa viste le protezioni distanziate e la roccia che non si tocca praticamente mai. Al termine del canale si prosegue lungo la fessura di destra che conduce in breve ad una placchetta verticale che corre a sinistra di un arbusto. Questa la si approccia rimanendo sulla fessura di sinistra dove le prese sono migliori. Arrivati sul terrazzino poco sopra l’arbusto si prosegue ancora senza lasciarsi ingannare dal cordone nero su fix che invita alla sosta. La parte superiore del tiro, al contrario di come è stato fino ad ora, è molto bella e si svolge lungo parete libera e pulita con protezioni ravvicinate. Si sosta infine subito sotto le evidenti placconate del tiro successivo. 28m, 6a.

Enrico impegnato sul terzo tiro, 6a.

La quarta lunghezza ospita i singoli più duri di tutto l’itinerario ma sono tutti ben protetti tanto che l’intero tiro, volendo, è azzerabile senza problemi. Si inizia spostandosi giusto un paio di metri sulla destra per raggiungere la placchetta con conformazioni ad alveare e che si estende fino alla breve cengia sommitale. I primi metri superano atleticamente il tettino basale che si lascia subito alle spalle continuando lungo la placca successiva attraverso arrampicata delicata e di equilibrio. Le prese ci sono tutte anche se sono piccole e poco marcate ed anche gli appoggi per i piedi non sono male, il difficile è posizionarle bene il baricentro per rimanere attaccati a parete. Raggiunto lo spigolo superiore del muretto si rimonta la cengia e si prosegue leggermente verso sinistra in direzione della sosta. 15m, 6c+ o A0.

La placca della quarta lunghezza, 6c+ o A0.

Il quinto ed ultimo tiro riparte lungo il muretto che si sviluppa a sinistra della sosta e che conduce, attraverso arrampicata semplice, ad una breve placchetta appoggiata. Qui una serie di piccole tacche facilita la progressione attenzione solamente alla qualità della roccia che in questo punto non è eccelsa. Si giunge quindi ad un terrazzino poco prima della sassaia finale. Si procede ora a quattro zampe lungo terreno instabile sino alla fascia alberata soprastante dove è possibile sostare attrezzando uno dei numerosi arbusti. 30m, 5b.

L’inizio dell’ultimo tiro, 5b.

Linea difficile da valutare oggettivamente per via dello stato in cui vige. I tiri inferiori sono spesso viziati da terra, erba e piccoli arbusti che occupano le prese chiave per la salita. Il quarto tiro è un po’ forzato e stona con il resto della via ma risulta comunque piacevole se si padroneggia il grado. Nel complesso non è una salita da buttare ma andrebbe un po’ ripresa in mano.

Artemis

Dopo una soddisfacente stagione estiva che ci ha tenuti incollati il più possibile ai piedi delle pareti dolomitiche torniamo per la prima volta dopo 3 mesi in zona Arco. Il caldo non ha ancora allentato la sua morsa permettendoci di arrampicare leggeri ancora per un po’. Per il ritorno in valle scegliamo un via il più possibile dallo stampo alpinistico che ritroviamo in “Artemis” alla parete di Padaro.

Il primo tiro inizia affrontando il bel muretto grigio e compatto, fenduto da lama verticale, che permette di superare le difficoltà iniziali e di raggiungere i primi cordoni dove potersi proteggere. Si piega ora leggermente verso destra per evitare le roccette instabili lungo il canalino di sinistra e proseguire lungo roccia leggermente più solida anche se nel complesso non entusiasmante. La linea da seguire è ben delineata da una serie di fix a parete che conducono ad un terrazzino alberato dove è possibile attrezzare una sosta intermedia, non necessaria. Seguendo il terrazzino verso sinistra si raggiunge la base di un pilastrino che si rimonta sfruttando il diedrino di destra e lo spigolo di sinistra. Al termine del pilastro inizia una bella placconata a gocce che si vince spostandosi leggermente a sinistra rispetto alla verticale di salita dove le prese sono migliori ed è possibile guadagnare qualche centimetro con i terrazzini per i piedi. Si giunge quindi su larga cengia sabbiosa dove si sosta comodamente. 40m, V+.

Martina al termine del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte in discesa verso sinistra seguendo la lunga cengia di sosta fino a raggiungere quella successiva. Le difficoltà tecniche, nel primo tratto, sono modeste e la progressione si limita ad una semplice camminata con le mani che scorrono lungo la parete a supporto. Il terreno non è stabile e la sabbietta che ricopre la cengia è piuttosto scivolosa. Prestare quindi attenzione. Verso il termine del tiro la cengia termina e si torna a toccare la roccia, continuando sempre il traverso verso sinistra, affrontando una breve paretina che si aggira per giungere al di sopra di una lama staccata, occhio a non finirci in mezzo, ed infine alla sosta alla base di un evidente diedro. 22m, V-.

La linea della seconda lunghezza, V-.

Il terzo tiro prosegue lungo la fessura oltre la sosta che muta presto in camino dopo un breve terrazzino. I passi iniziali sono fisici e boulderosi, lungo paretina leggermente strapiombante, e richiedono atleticità per essere vinti. Raggiunto il camino lo si sale nella sua interezza sfruttando le pareti laterali che, tuttavia, non offrono sempre buone prese e spesso infatti risultano liscie e scivolose. Attraverso arrampicata non semplice, ed integrando a friend le protezioni presenti, si raggiunge la cima del pulpito di sinistra che si aggira ora ancora verso sinistra oltrepassando un fix e ritrovandosi su cengetta discendente. Si segue quest’ultima fino a che non si giunge alla base di una grande lama staccata che si risale completamente attraverso arrampicata semplice ma sprotetta. Oltre ad un paio di fessurine alla base per una coppia di friend, ed un cordoncino in loco, è infatti difficile inserire ulteriore materiale lungo la placchetta a gocce che caratterizza tutta la parte superiore della lama. Prestare dunque particolare attenzione. Al termine della lama è presente la sosta aerea. 38m, VI-.

Il termine del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza inizia verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e cambiando così versante di salita. Qui si sviluppa una placchetta compatta che si affronta rimanendo vicini allo spigolo di destra dove le prese sono migliori. Si raggiunge in breve uno strapiombetto fessurato che si vince atleticamente in dulfer. Oltre questo la parete si appoggia leggermente e si prosegue lungo placchetta, anch’essa fessurata, più semplice. Qualche terrazzino interrompe la continuità tra un muretto e l’altro ed in breve si raggiunge la sosta su terrazza più pronunciata. 25m, V+.

Martina al termine della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro riparte in verticale lungo muretto dapprima compatto ma che presto cambia faccia entrando in una zona caratterizzata da numerose roccette rotte. Qui la linea, ben delineata dai fix a parete, piega ed obliqua verso destra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge oltrepassando una coppia di diedrini appoggiati. Qui la parete strapiomba leggermente ma le buone prese soprastanti consentono di rimontare le difficoltà agevolmente e ritrovarsi così su placchetta solida e lavorata. Al fine di evitare la vegetazione poco sopra si inizia un traverso, ancora verso destra, che conduce direttamente alla sosta aerea costituita da 3 lunghi cordoni. 20m, VI-.

La linea del quinto tiro, VI-.

La sesta lunghezza prosegue lungo la bellissima placconata oltre la sosta per poi addentrarsi nel boschetto soprastante fino alla base dell’ultimo muretto. Si parte in traverso verso destra con passi in equilibrio fino a che si giunge sotto la verticale delle protezioni. Si sale ora diritti con arrampicata bella e di aderenza fino ad una comoda e fonda orecchia sulla sinistra dove si inizia un secondo traversino verso destra lungo placca liscia. Raggiunto lo spigolo della parete si rimonta sul terrazzino poco sopra dove è possibile attrezzare una sosta intermedia assolutamente evitabile. Seguendo le roccette rotte si entra senza particolari difficoltà nella vegetazione che termina una volta raggiunto un largo terrazzino poco prima della parete finale dove si sosta comodamente. 32m, VI.

L’inizio della sesta lunghezza, VI.

Il settimo ed ultimo tiro affronta lo strapiombo oltre la sosta ricercano la linea che oppone meno resistenza. Inizialmente si rimonta un piccolo avancorpo che conduce alla parete principale dove, seguendo la linea dei fix, si prosegue lungo fessura svasa. Qui l’arrampicata è estreamente fisica e boulderosa, viziata dal fatto che le prese a disposizione non sono mai veramente comode. Il tratto può essere comunque azzerato in caso di bisogno. Superate le difficoltà iniziali la linea traversa verso destra in direzione dello spigolo dove è ben visibile un grosso masso. Il traverso è di equilibrio ed in breve si raggiungono le roccette in cima alla paretina che si seguono senza ulteriori difficoltà fino alla sosta poco prima del libro di via. 35m, VII+ o VI e A1.

Gli strapiombi dell’ultimo tiro, VII+ o VI e A1.

Linea nel complesso carina ma che non si svolge sempre lungo roccia solida. Alcuni punti, in particolare lungo i tiri inferiori, sono molto delicati e richiedono un occhio di riguardo anche per via della loro conformità. Un’eventuale caduta potrebbe portare a seri infortuni. La chiodatura è buona ma lo stampo alpinistico dell’itinerario rende sempre necessario integrare per una progressione più sicura.

Luce e Colori

21 Dicembre, la giornata più corta dell’anno. Il sole brilla alto nel cielo e le poche ore di luce vanno sfruttate al massimo. Anche le temperature sono buone, poco al di sotto dello zero all’ombra ma appena batte il sole sembra che la stagione cambi improvvisamente. E’ anche questa una delle magie della Valle del Sarca. Oggi ci dirigiamo verso le Coste dell’Anglone per salire “Luce e Colori”.

Il primo tiro inizia rimontando la rampetta basale che si appoggia in direzione della parete gialla principale lavorata a solidi conglomerati. Si sale agevolmente per i primi metri sino a giungere al cospetto della prima protezione, un cordone arancio, dove la linea inizia ad obliquare sensibilmente verso destra. Qui le difficoltà iniziano a farsi più severe visto che le prese non sono mai comode ed i passaggi ricercati. Prima di raggiungere un cordoncino bianco inizia il tratto più duro che costringe ad un allungo obbligato tenendo con una mano un rovescio basso mentre l’altra si proietta in alto alla ricerca delle prese più comode che rimangono tutt’altro che generose. Alzando bene i piedi si giunge al cordoncino e si prosegue a destra di questo per sfruttare le prese migliori. Raggiunta la cengetta per le mani, che corre orizzontalmente poco più in alto, si inizia un breve e delicato traverso, sempre verso destra, che conduce alla sosta su minuto terrazzino. Tiro molto continuo e sostenuto, abbastanza difficile da interpretare se non si conoscono i movimenti e le prese chiave. 25m, VII.

Enrico impegnato sul primo tiro, VII.

La seconda lunghezza riparte in verticale oltre la sosta ancora lungo muro giallo, verticale e leggermente strapiombante. Si sale inizialmente sfruttando una lama verticale composta da sezioni rocciose non sempre entusiasmanti e a volte evidentemente mobili. Prestare dunque attenzione lungo i primi metri. Seguendo l’evidente curvatura del tettino che chiude la parete si archeggia verso sinistra attraverso arrampicata fisica ma su prese ed appoggi decenti che consentono, ogni tanto, di tirare un po’ il fiato. Seguendo la linea dei cordoni a parete si prosegue più facilmente in direzione di un diedrino evidente che si approccia e si segue rimontando il terrazzino di sinistra. Qui la fascia rocciosa superiore costringe a proseguire rannicchiati giusto un paio di metri prima di potersi ergere nuovamente ed infine sostare. Bel tiro ma su roccia in generale non eccelsa. Le protezioni in loco non sono sufficienti a garantire una progressione sicura ed è quindi necessario integrare. Spesso anche accanto a quello che già c’è in quanto, ad occhio, molto materiale risulta essere obsoleto e poco affidabile. 25m, VI+.

Simone sulla seconda lunghezza, VI+.

Il terzo tiro prosegue per i primi metri verso sinistra terminando così la terrazza di sosta in prossimità dello spigolo della parete successiva. Questo si affronta direttamente, evitando di entrare nel canale limitrofo, attraverso passaggio boulderoso che consente di raggiungere prese più generose al di sotto di un poco pronunciato tettino. Si traversa quindi qualche metro verso destra per raggiungere il punto in cui la severa placca soprastante ospita prese idonee ad essere vinta. Un cordone penzolante da un anello indica la verticale di salita. Qui minute lamette consentono di alzarsi lungo la placca e di raggiungere così la cengia di sosta. 25m, VII.

L’inizio del terzo tiro, VII.

La quarta lunghezza è probabilmente la meno interessante di tutto l’itinerario e consiste in una lunga traversata verso sinistra per evitare le rocce rotte soprastanti la sosta e raggiungere così fasce rocciose più belle e compatte. Si inizia rimontando una serie di roccette sino ad un albero cordonato. Da qui ci si sposta verso sinistra seguendo per alcuni metri la cengia alberata. Appena possibile si torna sulla roccia della parete successiva continuando ad obliquare verso sinistra in direzione di una coppia di cordoni. Lasciati anche questi alle spalle si prosegue in direzione degli evidenti tetti di sinistra che si raggiungono rimontando il breve diedrino ben fessurato alla loro destra. Al termine di questo è presente la sosta un po’ aerea. 32m, V+.

Enrico lungo la quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro è uno dei più belli della via e si svolge lungo muro giallo caratterizzato da ottimi conglomerati. Dalla sosta si traversa un paio di metri verso destra per evitare di salire direttamente il difficile tetto soprastante. Oltrepassato un primo fix si punta ad un cordoncino che si raggiunge attraverso arrampicata prevalentemente d’equilibrio su prese ed appoggi non sempre netti. Superate anche le minute pance poco più in alto si raggiunge una fascia di tetti che si evita iniziando un traverso verso sinistra subito al di sotto. Le prese qui sono sempre buone ed anche per i piedi gli appoggi sono decenti. Solo un passo, verso la fine del traveso, impegna un po’ di più e costringe ad un’importante apertura gli arti inferiori per passare da un’appoggio all’altro con le mani che riequilibriano a parete. In breve si raggiunge infine la comoda sosta. 30m, VI+.

Il termine del quinto tiro, VI+.

La sesta lunghezza prosegue all’interno del diedrino oltre la sosta che si raggiunge una volta superato un breve muretto verticale. Qui la parete si appoggia leggermente ed i primi metri del diedro risultano facili e divertenti. Si raggiunge però in breve una fascia più strapiombante chiusa da una coppia di piccoli tettini. Il primo lo si supera sulla destra attraverso passaggio deciso ma su buone prese mentre il secondo lo si affronta direttamente sfruttando la bellissima fessura verticale che corre alla sua sinistra. Questa può essere anche usata per inserire una coppia di friend a protezione del passaggio. Anche se dalla sosta sottostante questo tratto può apparire severo in realtà tutte le prese e gli appoggi sono comodi e l’intero tiro risulta essere davvero godibile. Superato il secondo tettino si traversa verso destra per uscire infine su piccola cengia. Qui si segue una larga fessura che conduce, senza ulteriori difficoltà, alla sosta su larga terrazza. 25m, VI+.

Simone all’inizio della sesta lunghezza, VI+.

Il settimo tiro corre lungo bellissimo muro giallo e verticale, chiuso superiormente da pronunciato tettino formato da belle canne. Rimontato un breve muretto grigio iniziale si prosegue leggermente verso sinistra in direzione di un fix difficilmente individuabile direttamente dalla sosta. La roccia in questo tratto è sempre solida e l’arrampicata estremamente piacevole. Si inizia quindi ad obliquare verso destra in direzione della sezione più pronunciata del tetto che si evita, una volta raggiunta, preferendo una traversata verso sinistra sino a che il tetto oppone meno resistenza. Il suo superamento però non è scontato e, a parte una comoda fessura subito sopra, le prese non sono delle migliori. Un’orecchia sulla destra consente di balzare con i piedi sopra il tetto con il corpo che, a suo malgrado, assume una posizione veramente poco bilanciata. Accoppiando faticosamente le mani si riesce a riportare in alto anche il piede sinistro e, rannicchiandosi, raggiungere prese più in alto che consentono di riequilibrarsi e di raggiungere la sosta poco più a destra. Il passaggio è azzerabile, il grado in libera si aggira attorno all’ VIII/VIII+. 25m, VI e A0.

Enrico poco prima del passo chiave del settimo tiro, VI e A0 oppure VIII/VIII+.

L’ottava ed ultima lunghezza riparte dalla sosta obliquando leggermente verso sinistra per affrontare il tettino soprastante nel suo punto più debole. L’uscita è completamente in dulfer con le mani nella fessura che fende lateralmente il tetto ed i piedi che spingono lungo la placca di sinistra. Il breve tratto conduce al di fuori delle difficoltà su parete più appoggiata e caratterizzata da brevi muretti alternati a brevi cengette. Si prosegue verso destra fino a che la parete non termina sostando su arbusti in prossimità del boschetto sommitale. Allungando bene le protezioni è possibile evitare la scomoda sosta precedente ed unire gli ultimi 2 tiri. 20m, VI.

Il termine della via, VI.

Linea bella e meritevole, continua nelle difficoltà e di stampo alpinistico con protezioni spesso lontane che richiedono integrazione costante. Dopo i tiri inferiori un po’ fisici quelli superiori si vincono con movimenti delicati e di equilibrio. Molto bello è il muro centrale, colorato e composto da solidi conglomerati. Attenzione solo che in qualche punto la roccia non è delle migliori.

Esculapio

Altra bella giornata, altra bella salita. Con il meteo favorevole ci dirigiamo anche questa volta in valle del Sarca a goderci il tepore del sole di metà dicembre. La sveglia è suonata presto questa mattina perchè la direzione è quella di Padaro, la prima fascia rocciosa a ricevere il buongiorno del sole in quel di Arco. La via? Esculapio.

Il primo tiro è abbastanza breve e sale un piccolo muretto fessurato che porta ad una coppia di comode terrazze. Si sale a destra della scritta blu che identifica la linea, oramai sbiadita e poco leggibile, seguendo l’evidente fessura che obliqua verso destra e dove solo un cordone alto protegge la progressione. Per il resto è necessario inserire qualche friend per garantirsi una salita sicura. Le difficoltà sono comunque limitate visto che la fessura è spesso generosa ed i piedi si spostano lungo buoni appoggi. Al termine della fessura si rimonta facilmente al di sopra del primo terrazzino dove ci si inizia a spostare verso sinistra per affrontare il muretto successivo dove lo sviluppo è minore e le prese più comode. Qui è anche possibile inserire un cordone in una clessidra per proteggere il passaggio. Rimontato anche il secondo terrazzino si sosta alla base del camino del tiro successivo. 20m, V+.

Simone impegnato sulla prima lunghezza, V+.

La seconda lunghezza si sviluppa all’interno di un grande camino, star indiscussa della via. L’arrampicata è principalmente ad incastro corporeo, visto l’esiguo spazio tra le pareti laterali, e nel complesso da ricercare ed interpretare dato che la natura tridimensionale della struttura rocciosa consente molteplici direzioni di salita, e non sta sicuramente a noi determinare quale sia quella più corretta. Si inizia con un passaggio in diedro che supera una coppia di cordoni e che permette di entrare nel camino. Qui, sfruttando bene le pareti laterali, si inizia a salire a piccoli passi in direzione di un cordone penzolante avendo cura di proteggersi a friend all’interno del camino. Raggiunto il cordone il camino si stringe e non passa molto tempo prima di essere costretti ad uscirne in favore della bella parete di sinistra che si segue per qualche metro prima del muretto finale. Mano a mano che si avanza le protezioni diventano più generose, attenzione solamente alla qualità dei blocchi staccati che si è costretti a tenere. Rimontato un comodo terrazzino si sosta. 32m, VI.

Enrico sul camino del secondo tiro, VI.

Il terzo tiro continua lungo il muretto compatto oltre la sosta solcato da evidente fessurina verticale che accompagna i primi metri di salita. Per raggiungerla ci si sposta verso destra a partire dalla sosta seguendo gli evidenti terrazzini rocciosi. Raggiunta la fessura la parete si verticalizza e l’arrampicata è più ricercata ed entusiasmante. Con le mani in fessura ed i piedi a spalmo sulle placche laterali si vincono le difficoltà del tiro che sono concentrate proprio lungo questi metri. Raggiunto un grosso cordone ci si sposta sulla placconata di sinistra, ricca di prese ed appoggi, che si segue per tutta la sua interezza attraverso arrampicata sempre piacevole e con difficoltà limitate. Dopo una serie di risalti rocciosi finali si giunge al terrazzino di sosta attrezzato con tronchetti alla base. 32m, VI-.

I primi metri del terzo tiro, VI-.

Molto bella è la quarta lunghezza che si sviluppa dapprima lungo fessura da proteggere a friend ed in seguito lungo muretto verticale più tecnico ma meglio protetto. I primi metri vincono un leggero strapiombetto che consente di uscire dal grottino di sosta e di approcciare al meglio la fessura successiva. Qui si arrampica rimanendo con i piedi sulla paretina di sinistra dove gli appoggi sono generosi. Mano a mano che si prosegue la parete si verticalizza e le difficoltà aumentano leggermente lasciando comunque la progressione perfettamente godibile. Al termine della fessura ci si sposta leggermente sulla sinistra per continuare lungo muro verticale seguedo le evidenti protezioni a parete che conducono al di sotto di un piccolo tettino. Qui la linea sterza verso sinistra con un bel traverso tecnico che ospita con ogni probabilità il passo più delicato del tiro. Gli appoggi per i piedi sono comunque buoni ed anche le mani navigano su appigli decenti e per giungere in sosta manca solo aggiungere un pizzico d’equilibrio. 30m, VI+.

La bella fessura della quarta lunghezza, VI+.

Il quinto tiro è breve ma bello ed interessante. Risale la parete verticale a destra della sosta sfruttando l’accogliente fessura che la solca sul lato sinistro. Qui l’arrampicata è un po’ fisica vista la verticalità della parete ma le mani si muovono sempre lungo ottime prese ed i piedi hanno i loro onorevoli appoggi. I primi metri sono sprotetti ed è necessario integrare a friend per una progressione sicura. Terminata la prima parte della fessura si rimonta un comodo terrazzino dove si prosegue sulla parete di destra, anch’essa fessurata, con difficoltà minori. Superato anche questo muretto si traversa per qualche metro a destra su cengia raggiungendo così la sosta con albero alla base. 23m, VI.

Il quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza affronta una bellissima placconata appoggiata e caratterizzata da fondi ed accoglienti buchi e fessure su tutta la superficie. Solo i primi metri iniziali presentano qualche difficoltà in più in quanto è necessario seguire un piccolo traverso verso destra con i piedi in aderenza. Da qui in poi la linea sale in obliquo verso sinistra seguendo gli evidenti cordoni a parete che si susseguono fino alla sosta. L’arrampicata è estremamente plaisir e piacevole e termina al cospetto di un breve terrazzino dove un trio di cordoni invita a fermarsi per attrezzare la sosta. 42m, V.

Le placche iniziali del sesto tiro, V.

Il settimo tiro, molto breve, termina la placca precedentemente salita affrontando gli ultimi risalti rocciosi che permettono di raggiungere il grande terrazzo poco sopra. L’arrampicata è sempre piacevole viste le generose prese a parete, attenzione solamente a quello che si tiene visto che gran parte delle roccette è mobile e staccata. Volendo è possibile concatenare questo tiro con il precedente con uno sviluppo totale di poco meno di 60 metri. Assicurarsi di avere corde lunghe a sufficenza e di allungare bene le protezioni. 14m, V-.

In uscita dal settimo tiro, V-.

L’ottava lunghezza è di collegamento e consiste in un traverso boscoso verso destra sino alla sosta successiva. Le difficoltà sono assenti così come le protezioni se non fosse per un cordoncino poco prima della sosta. In ogni caso l’esposizione è nulla e la pericolosità pure. 18m, I.

Il corridoio nel bosco dell’ottava lunghezza, I.

Il nono ed ultimo tiro si destreggia attraverso i tettini che caratterizzano la paretina finale sempre alla ricerca della linea più semlice da salire. Si inizia traversando verso sinistra ed affrontando un facile ed appigliato muretto che conduce alla base di un tetto pronunciato. La distanza tra questo e la paretina sottostante per i piedi è poca il chè costringe ad una progressione rannicchiata per alcuni metri. Ritrovata la posizione eretta si supera un secondo muretto delicato e si entra in un evidente canale appoggiato che obliqua verso destra in direzione di un terrazzino alberato. Qui inizia il muro finale che ospita le difficoltà maggiori proprio lungo i primi metri, eventualmente azzerabili utilizzando le radici degli alberi tagliati come rialzo. Si continua quindi attraverso arrampicata più semplice su parete appoggiata e fessurata fino alla sosta finale poco prima di giungere alla boscaglia sommitale. Tiro un po’ tortuoso che può eventualmente essere spezzato al terrazzo alberato intermedio. In caso contrario ricordarsi di allungare le protezioni. 40m, VI.

Enrico all’inizio dell’ultima lunghezza, VI.

Linea piacevole anche se a tratti discontinua soprattutto lungo i tiri superiori. Lo stampo è alpinistico ed è quindi necessario proteggersi laddove serve. Nel complesso le protezioni a parete sono solo sufficienti e, nonostante le difficoltà non estreme, non è una via da sottovalutare.

Lo Scansafatiche

Dopo circa un anno dall’ultima uscita in parete torniamo, vogliosi di roccia, in valle del Sarca per sfruttare una bellissima giornata di fine novembre. Ci dirigiamo verso la parete di San Paolo per salire “Lo Scansafatiche” che si sviluppa lungo il suggestivo muro nero verticale facilmente riconoscibile dalla strada e che, da sotto, mette un po’ di sana soggezione.

Il primo tiro è estremamente breve ma evita attriti eccessivi che si andrebbero a creare vista la progressione tutt’altro che lineare del tiro successivo. Si rimontano facilmente le roccette basali, ben fessurate e leggermente appoggiate, fino a giungere al di sotto di una paretina breve e verticale. Qui si inizia un corto traverso che conduce, verso sinistra, in direzione di un evidente terrazzino dove penzola un cordone bianco. Qui la roccia non è delle migliori ed è necessario prestare attenzione a quello che si tiene. Raggiunto il terrazzino alberato si sosta. 18m, V.

Simone all’inizio della via sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza affronta un bel traverso manigliato per risalire successivamente lungo breve placchetta che porta a comoda cengia. Si inizia salendo in verticale per qualche metro, attraverso arrampicata un po’ fisica, fino a raggiungere l’accogliente e fonda lama orizzontale che fende la parete. Seguendola verso destra, in direzione di una coppia di cordoni ben visibili, si affronta un secondo tratto fisico che costringe a rimanere rannicchiati visto che poco sotto la fessura la parete rientra leggermente. Al termine del traverso si prosegue nuovamente in verticale lungo placchetta appoggiata e ben manigliata dove le difficoltà sono limitate. Raggiunta la cengia soprastante si sosta sulla destra prima della placchetta successiva. 25m, V+.

Enrico sul traverso della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro risale la placca oltre la sosta attraverso arrampicata semplice complice l’inclinazione altamente favorevole della parete. Due cordoni indirizzano la verticale di salita che si abbandona successivamente a favore di un albero, con cordone penzolante, sulla sinistra. Raggiunto quest’ultimo, ed allungata bene la protezione, si sterza bruscamente in direzione opposta per affrontare la parte terminale della placca e sormontare in cengia. Si prosegue camminando sempre verso destra fino a giungere alla sosta composta da cordone ed anello. 23m, IV.

La facile rampa del terzo tiro, IV.

Particolare è la quarta lunghezza che si snoda lungo un lungo traverso verso destra costeggiando la parete principale alla ricerca della sezione più debole dove salire successivamente. Ignorando la linea di spit che corre verticale si inizia la traversata lungo rampa semplice ma sprotetta e difficilmente proteggibile. Solo un arbusto tagliato, a circa metà rampa, consente di mettere un cordone. Terminata la rampa ci si trova in piedi sulla cresta di una grande lama staccata dove si prosegue costeggiando la parete per una quindicina di metri. Qui si sosta una volta raggiunto l’apposito anello. 25m, IV.

Enrico lungo la rampa della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro è decisamente il più bello e caratteristico di tutto l’itinerario e consiste in un lungo traverso obliquo verso sinistra. L’arrampicata è prevalentemente d’equilibrio anche se dal basso la sezione potrebbe sembrare più severa ed ingaggiosa. Le difficoltà sono comunque continue dal primo all’ultimo passaggio senza evidenti, nè comodi, punti di riposo nel mezzo. Si inizia risalendo per alcuni metri in verticale, lungo muretto a gocce, fino a giungere al primo cordone su chiodo vetusto. Attenzione lungo questi primi metri poichè il runout è notevole e non è possibile integrare. Si inizia quindi a traversare in obliquo sempre alla ricerca delle posizioni migliori che consentono di mantenere l’equilibrio senza gravare troppo sulla parte superiore del corpo visto che le prese per le mani non sono mai marcate e sono spesso rovesce. I piedi invece si muovono sempre lungo buoni appoggi che consentono di mantenere almeno le punte delle scarpette attaccate alla parete. Un tratto in leggera discesa conduce alla sezione finale dove, forse anche complice la stanchezza, le difficoltà paiono leggermente maggiori. Si giunge quindi a sosta aerea dove si tira finalmente il fiato. 25m, VII- o VI e A0.

Enrico impegnato sul caratteristico traverso del quinto tiro, VII-.

La sesta lunghezza riprende in verticale oltre la sosta attraverso arrampicata atletica su parete leggermente strapiombante. Qui una coppia di generose lame aiuta il superamento dei primi metri del tiro e conduce ad un minuto terrazzino dove la parete riprende a salire in maniera più docile ma senza evidenti prese su cui poter fare affidamento. Particolarmente ostici sono i primi metri subito oltre il terrazzino dove una coppia di rovesci non troppo comodi impegna l’arrampicatore. Alzando bene i piedi si raggiungono le comode fessure soprastanti e nascoste dal basso, dove le difficoltà calano decisamente. Si traversa quindi per qualche metro verso destra avendo cura di proteggere il secondo di cordata con uno o più friend. Raggiunto un evidente arbusto si sosta poco sopra. 22m, VI.

Simone sulla sesta lunghezza, VI.

Il settimo tiro continua la progressione tramite un passaggio in A0 per superare la severa placca iniziale. Per la verità qualche presina ci sarebbe e la libera non è proprio impossibile con difficoltà che si aggirano attorno al VIII/IX grado. Superato questo tratto ci si sposta verso sinistra, in direzione di un alberello, e si rimonta il bel muretto fessurato limitrofo. Si raggiunge una marcata cengia dove inizia una placchetta molto appoggiata che si vince senza particolari problemi arrivando così alla sosta poco prima della cengia alberata successiva. 30m, A0 e IV+.

La parte terminale del settimo tiro, A0 e IV+

L’ottava lunghezza è di trasferimento e si inoltra all’interno del boschetto, lungo traccia evidente, fino a raggiungere la base della parete successiva dove si sosta. 25m, I.

Bello è il nono tiro che torna a salire lungo parete verticale e compatta. Dalla terrazza di sosta si sale un paio di metri fino a giungere al di sotto di un piccolo tetto dove sono concentrate le difficoltà della lunghezza. Alcuni passi d’equilibrio consentono di raggiungere la fenditura posta tra il tetto e la parete verticale, poco sopra lo spit cordonato. Si rimonta ora verso destra raggiungendo prese più comode ed accoglienti. L’arrampicata prosegue ora lungo bel muretto fessurato caratterizzato da roccia particolarmente porosa che dole i polpastrelli. Le ottime prese sia per mani che per piedi conducono facilmente alla placchetta terminale che, molto appoggiata, porta alla sosta. 40m, VI.

La linea del nono tiro, VI.

La decima ed ultima lunghezza si destreggia attraverso i blocchi staccati che compongono la parte terminale della fascia rocciosa. L’arrampicata è semplice e la linea da seguire evidente. Le protezioni distanziate costringono comunque ad una progressione attenta. Le occasioni per inserire protezioni rapide comunque non mancano. Si sale tendenzialmente in verticale superando una serie di risalti rocciosi fino a giungere al cospetto di una paretina verticale più continua. Qui si obliqua verso destra fino a scorgere un cordoncino nascosto. Si risale quindi il terrazzino finale e si prosegue ancora qualche metro superando prima un cordone e raggiungendo infine la sosta ed il libro di via. 40m, IV+.

Simone sull’ultima lunghezza, IV+.

Bella linea che segue il percorso più debole su una parete molto verticale e compatta. Belli sono soprattutto i tiri centrali dove la continuità è maggiore e l’esposizione massima. Nonostante si alternino tiri duri a lunghezze più facili tutta la salita è molto godibile e divertente. Lo stampo alpinistico richiede comunque esperienza e disinvoltura nonostante i passaggi chiave siano protetti abbastanza bene.

Manuines

Dopo 2 mesi di stop per motivi traversi torniamo in valle del Sarca per rimettere mani sul caratteristico calcare. Per l’occasione ci dirigiamo alla parete della croce di Ceniga intenti a salire la via “Manuines”, una linea ancora poco frequentata anche se aperta già da un po’. Le informazioni al riguardo effettivamente scarseggiano ma siamo in vena di avventura e di buona mattina, con il sole che inizia a fare capolino, siamo alla base della parete.

Il primo tiro risale inizialmente un muretto fessurato, leggermente strapiombante nella parte finale, che si vince rimanendo sulla paretina di destra fino a che si raggiunge il cordolo dove un movimento deciso permette di rimontare. Inizia ora un breve tratto vegetativo che conduce, senza particolari difficoltà, alla base di una rampetta rocciosa. Qui è possibile attrezzare una sosta intermedia su coppia di cordoni attorno a clessidre oppure affrontare la rampa, per una decina di metri, fino alla sosta vera e propria. La rampa è molto bella ed interessante e si sviluppa verso destra con arrampicata di movimento. Il lavoro dei piedi è semre in aderenza alla ricerca degli appoggi migliori mentre le mani corrono lungo la parete verticale di sinistra dove le prese ci sono ma non sono sempre comode. Alla fine della rampa un vecchio golfaro cementato invita alla sosta. 25m, V+.

Martina lungo la rampa finale del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte con un lungo traverso verso sinistra che aggira gli strapiombetti soprastanti. L’arrampicata è bella e di movimento lungo tutto il tratto e le prese non mancano. Solo verso metà traverso è necessario discendere leggermente qualche passo per seguire gli evidenti appoggi. Una volta terminato si torna a salire in verticale seguendo un simil-diedro che si abbandona quasi immediatamente all’altezza dell’ultimo fix visibile. Ci si sposta ora verso destra e, attraverso movimenti delicati su tacchette, si raggiunge lo spigolo destro della paretina dove si rimontano le difficoltà e si prosegue lungo sezione più semplice ed appoggiata. Continuando lungo il bel pilastro a margine della parete si raggiunge brevemente un terrazzino dove si sosta. 23m, VI.

Il bel traverso della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro prosegue in verticale lungo muro solido e continuo. Dopo un risalto iniziale la parete si verticalizza notevolmente e le difficoltà aumentano. Dopo qualche metro si incontra il passo chiave per raggiungere un’evidente fessura orizzontale. Con movimenti in allungo si raggiunge prima un’orecchia staccata e, rialzando bene i piedi lungo placca, ci si proietta infine verso destra raggiungendo il punto più basso della fessura. Ora, con arrampicata fisica, si segue la fessura verso sinistra sino al termine. Le prese per le mani tendenzialmente ci sono mentre i piedi sono costantemente alla ricerca di qualche appoggio che, trovandosi sempre abbastanza in alto, costringe ad una progressione scomoda e rannicchiata. Al termine della fessura, sulla sinistra, una coppia di cordoni invita alla sosta. 20m, VI+.

Martina impegnata lungo il terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza prosegue ora verso destra traversando lungo placca seguendo la linea di fix a parete. Dopo il primo passo più complicato, per raggiungere l’evidente lama orizzontale, il traverso si svolge più rilassato almeno fino a quando la linea torna a salire in verticale. Qui le belle prese, sia per mani che per piedi, lasciano spazio a tacche più minute e scomode e ad appoggi più rari. I primi metri sono i più difficili ed una volta entrati nel simil-diedro soprastante, all’altezza di un cordone arancio, la progressione diviene più semplice. Si risale quindi l’intero spigolo di destra fino a che termina. Qui lo si oltrepassa verso destra e, attraverso passi delicati e di equilibrio, si agguanta la bella lama che conduce al golfaro di sosta. 20m, VI+.

Simone lungo il passo chiave della quarta lunghezza, VI+.

Il quinto tiro è molto interessante ed ospita un traverso piuttosto delicato circa a metà. Dalla sosta si risale in verticale per qualche metro in direzione dell’unico fix visibile. Si piega ora decisamente verso destra iniziando il traverso all’altezza di un cordone nascosto. I primi metri si svolgono senza particolari problemi ma dopo qualche passo la storia cambia. La parete frontale inizia a strapiombare mentre, al contempo, la cengia dove si muovono i piedi si restringe. Rimanere attaccati al muro è un gioco di puro equilibrio anche considerando il fatto che le prese disponibili sono davvero poche e piccole. Terminato il traverso si rimonta un piccolo strapiombo, questa volta ben appigliato, e si prosegue in verticale lungo placca. Un ultimo passaggio in allungo consente di raggiungere prima una tasca e poi la sosta. 20m, VI+.

Martina lungo il quinto tiro, VI+.

La sesta ed ultima lunghezza non regala emozioni particolari ma permette di raggiungere la vetta a pochi passi dalla Croce di Ceniga. Dalla sosta si traversa leggermente verso destra lungo cengia in direzione dell’evidente fix sullo spigolo che si aggira per ritornare a salire verticalmente. Dopo alcuni semplici balzi la parete torna a guadagnare un po’ di verticalità. La roccia qui è molto fessurata e lavorata dall’acqua e dal tempo e la progressione risulta facilitata. Al termine del muro verticale non rimane che superare gli ultimi risalti prima di raggiungere la sosta in comune con le vie adiacenti: “Catia” e “Super Catia”. 20m, IV.

Gli ultimi metri della via, IV.

Partiti con l’incognita di non sapere cosa si sarebbe trovato ne è uscita una piacevole sorpresa. La linea non è diritta ma si fa spazio tra numerosi tettini e strapiombetti alla ricerca delle difficoltà più contenute. Ne esce un itinerario bello e completo con quattro tiri centrali veramente meritevoli su difficoltà continue. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso con molti fix e qualche cordone aggiuntivo, portare comunque una serie di friend medio-piccoli per rafforzare le soste ed integrare nei passaggi più lunghi.

Catia

Le belle giornate in questo inizio 2023 non mancano di certo ed il sole splende anche questo weekend. Le giornate sono comunque ancora corte, a meno che non si sfidi il gelo del primo mattino, ed anche noi non abbiamo voglia di salire vie estremamente lunghe. Ci dirigiamo quindi verso la parete della Croce di Ceniga per affrontare la via “Catia”, un misto tra sportivo ed alpinistico con una lunghezza centrale bella ingaggiante lungo placca di continuità.

Il primo tiro si sviluppa lungo la bella rampa ascendente molto lavorata a gocce e grumi. La progressione è continua e su difficoltà contenute anche se al nostro passaggio un paio di colate d’acqua hanno reso le cose più complicate del dovuto. Strano perchè i giorni precedenti non ha nemmeno piovuto! Si segue la rampa per tutta la sua interezza, costeggiando l’imponente parete verticale a canne dove corrono alcuni recenti monotiri di falesia. Al termine della rampa si inizia a spostarsi verso sinistra seguendo un poco accennato archetto che tende a discendere nei metri finali. Qui una pancia ostacola il passaggio costringendo ad un movimento molto fisico e su prese scomode per essere superata. Il tratto può essere comunque azzerato se non si riesce a passare in libera. Si raggiunge così la sosta posizionata subito oltre la pancia. 25m, VII+/VIII oppure V+ e A0.

La rampa del primo tiro, V+ e A0 oppure VII+/VIII.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga della precedente: ancora in traverso verso sinistra lungo rampetta appoggiata. Dalla sosta si arrampica in direzione dell’evidente diedro di sinistra che si raggiunge senza troppe difficoltà anche se le protezioni distanziate e non integrabili richiedono una certa attenzione. Raggiunto il diedro lo si sale per tutta la sua lunghezza uscendone sulla sinistra con passo fisico ma breve. Seguendo la fessura che si sviluppa ora orizzontalmente verso sinistra si giunge su terreno più semplice ed appoggiato che muta in larga cengia in prossimità della sosta all’ombra di un grosso arbusto. 30m, VI-.

L’inizio della seconda lunghezza, VI-.

Il terzo tiro è molto impegnativo, soprattutto lungo la placconata finale, e rappresenta la lunghezza chiave della salita. Inizia lungo roccia giallastra in direzione di un evidente diedro, poco più a destra rispetto alla verticale di sosta, che si raggiunge seguendo le scomode tacche a parete. Una volta alla base lo si segue fino al termine dove, un fastidioso arbusto, ostruisce il passaggio ed è necessario cavalcarlo per proseguire lungo la parete grigia principale. Qui, complice il tettino sottostante, l’esposizione è massima ed inizia un traverso verso destra che evita la verticalità, in questo tratto molto severa. Seguendo la linea di fix e cordame a parete si inizia ad obliquare leggermente in direzione di un piccolo strapiombetto che si raggiunge attraverso passi di aderenza su minute prese, spesso storte. Lo strapiombo si supera fisicamente cercando le maniglie migliori ma che in generale lasciano a desiderare. Rimontate le difficoltà non c’è spazio per respirare in quanto inizia subito una liscia placconata di difficile lettura che conduce molto faticosamente alla sosta dopo una mezza dozzina di metri. Tiro impegnativo e da non sottovalutare, possibili azzeramenti. 26m, VII.

Il tratto iniziale del terzo tiro, VII.

La quarta lunghezza prosegue lungo la fessura che si sviluppa in verticale poco a sinistra rispetto alla sosta. Rispetto al tiro precedente qui le protezioni sono distanziate ed è necessario prestare particolare attenzione vista l’erba ed i rovi che si sono impossessati della fessura. Al termine di questa si giunge su di un terrazzamento dove la linea prosegue ancora in verticale lungo una seconda fessura che archeggia verso destra. Il passo iniziale è il più complicato ma mano a mano che si sale la progressione risulta essere più agevole. Raggiunta una comoda cengia la linea da seguire diviene meno evidente visto anche che a parete non c’è più nessuna protezione da prendere come riferimento. La sosta è da attrezzare sui grossi arbusti in alto a sinistra che si raggiungono però rimanendo sulla parete di destra, dove è più sgombro da vegetazione, e traversando a sinistra solo all’ultimo. 32m, V.

Martina lungo gli ultimi metri della quarta lunghezza, V.

Breve è l’ultimo tiro che si limita a rimontare le ultime facili roccette prima di uscire nei pressi della “Croce di Ceniga”. Dalla sosta si rimonta lungo la placchetta di destra che si segue fino a che muta in una sequenza di facili terrazzini un po’ erbosi. Questi conducono senza difficoltà alla base di una paretina verticale che si evita piegando verso sinistra e risalendo la rampetta fessurata che conduce alle lavorate roccette sommitali. Si prosegue ora lungo parete appoggiata fino a raggiungere una grande e larga cengia dove si attrezza la sosta finale a piacimento su clessidre. Tiro non molto bello con roccia a tratti da verificare. Le protezioni sono quasi assenti lungo tutta la lunghezza ma non è difficile inserire dadi e friend nelle fessure che si trovano. 30m, IV+.

Martina al termine della via, IV+.

Via corta ma che ospita tiri nel complesso interessanti. Molto difficile è passare in libera lungo la prima lunghezza per via del passo chiave severo e spesso bagnato dopo piogge. Il terzo tiro è il più bello e non è assolutamente da sottovalutare nonostante le difficoltà non siano estreme. L’impegno è continuo fin dai primi metri e lungo il tratto chiave finale si arriva stanchi. E’ comunque possibile azzerare di tanto in tanto anche se al nostro passaggio i cordoni atti allo scopo non vigevano in buone condizioni. Attenzione alla chiodatura lungo la parte alta della via perchè è abbastanza allegra.

Lety

Il sole splende alto nel cielo in questa epifania 2023. Dopo un trio di vie abbastanza semplici per riprendere a mettere le mani sulla roccia dopo le feste decidiamo di salire qualcosa di leggermente più impegnativo anche se sempre contenuto. Ci dirigiamo alla parete di San Paolo sicuri di trovare qualcosa di libero e che non abbiamo ancora avuto il piacere di salire. La linea che scegliamo è una delle ultime arrivate sulla fascia rocciosa: “Lety”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto oltre il nome della via che vince dapprima una bella placchetta ed in seguito una pronunciata pancia che permette di rimontare il pilastro di destra e proseguire, ora su difficoltà minori, lungo l’evidente rampa ascendente. Questa collide con un piccolo strapiombo scalonato. Il primo risalto lo si supera spostandosi verso il fix di destra con passaggio delicato e di movimento. Si prosegue ora verso sinistra aggirando il secondo risalto e rimontandolo, infine, laddove questo oppone meno resistenza. Il passaggio è fisico ma al di sopra del terrazzino è presente, un po’ nascosta, una fessurina che permette di alzare bene i piedi e raggiungere una larga e comoda spaccatura. Con questa tra le mani si rimonta agevolmente trovandosi così al di sopra del comodo terrazzino di sosta. 25m, VI-.

Simone lungo il primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza riparte verso destra attraversando interamente la cengia di sosta fino a raggiungere una fessurina verticale ben segnalata da cordame alla base. Si torna ora a salire in verticale lungo muretto bello compatto che spancia leggermente. L’uscita dalla pancia rappresenta anche il passo chiave del tiro su piccole tacchette per le mani e minuti appoggi per i piedi. La distanza tra le protezioni qui è tale che è possibile azzerare in caso di necessità. Inizia ora un bellissimo traverso verso sinistra che taglia di netto il liscio paretone soprastante. L’arrampicata è sempre di movimento con numerosi appoggi evidenti per i piedi e con mani tutto sommato buone. Raggiunta l’estrema sinistra della parete si torna in verticale per gli ultimi metri che conducono alla sosta posta in cima al pilastro che antecede la parete principale e su cui siamo saliti fino ad ora. Attenzione alla roccia lungo gli ultimi metri visto che suona un po’ a vuoto in alcuni punti. 30m, VI.

I primi metri della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro attraversa il canalone che divide il pilastro iniziale dalla parete successiva. Questo è molto largo ed è stato creato un evidente camminamento per oltrepassarlo. Raggiunta la parete si tora a salire su roccia seguendo l’evidente rampa che si sviluppa verso sinistra e che conduce, senza difficoltà rilevanti, al cospetto di un muro grigio che si affronta diritti per diritti. Le prese disponibili qui non sono molte e quindi abbastanza obbligate. Il passo per vincere le difficoltà non è di immediata lettura ma una volta superato la parete si appoggia e le difficoltà scemano. Si risalgono senza problemi le ultime roccette che portano ad un terrazzino dove si sosta comodamente. 30m, VI-.

Il passo chiave del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue lungo l’evidente muro rosso e frastagliato che si sviluppa oltre la sosta e che si risale rimanendone leggermente lungo la parete di destra dove la roccia pare essere più sana e solida. Dopo i primi metri leggermente appoggiati si guadagna presto verticalità ma le prese sono molto buone lungo tutto il tiro rendendo la progressione piuttosto rapida. L’unico passo un po’ più sostenuto lo si ha in uscita dal muro dove l’inclinazione della parete costringe ad una arrampicata fisica con ribaltata non banale per raggiungere il terrazzino che spezza a metà la lunghezza. Il secondo muro è molto simile al primo con arrampicata semplice nel primo tratto e passo chiave in uscita. Quest’ultimo è molto bello ed è uno dei pochi punti in cui è veramente necessario inserire un friend a protezione della progressione. Si tratta di un piccolo strapiombetto solcato, nella parte superiore, da accogliente fessura che si usa per rimontarlo. Subito sopra è presente la cengia di sosta. 30m, VI.

I primi metri della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro non è molto lungo e raggiunge senza particolari difficoltà il sentiero di discesa che interrompe la verticalità della parete. Si inizia risalendo la paretina qualche metro prima di iniziare un bel traverso verso sinistra in direzione dello spigolo. Poco prima di raggiungerlo si torna però a salire verticalmente questa volta lungo parete più appoggiata ed estremamente fessurata il che rende la progressione piacevole e spensierata. La roccia solida permette di raggiungere rapidamente il borso superiore del muretto e di rimontare sulla cengia dove si sosta alla base della parete finale. 25m, IV.

Il bel traverso del quinto tiro, IV.

Molto bella è anche la sesta lunghezza, nonostante sia estremamente breve. Risale la prima parte del muretto finale, molto friabile alla base ma che migliora notevolmente mano a mano che si sale. Il primo tratto è infatti composto da roccia scaglionata che si sbriciola facilmente ma che, dopo un paio di metri, torna più compatta. Dalla sosta si obliqua leggermente verso sinistra per evitare il tettino soprastante e che si rimonta solo in seguito una volta raggiunta la parte più debole. Inizia ora un bel traverso verso destra, al di sotto di un secondo tetto, che si svolge su buoni appoggi per i piedi e con le mani che riequilibriano i vari passaggi. Terminato il traverso si segue brevemente un diedro che esce direttamente su sosta aerea con passaggio finale delicato per via delle piccole prese disponibili. 20m, VI/VI+.

Simone prima del traverso della sesta lunghezza, VI/VI+.

L’ultimo tiro riparte severo su piccole listelle ed appoggi appena accennati. La verticalità della parete rende il tratto piuttosto boulderoso ed ostico ma fortunatamente è breve ed in poco tempo si giunge su breve cengia che antecede il muretto finale. Questo è composto principalmente da roccette rotte che rendono la progressione semplice grazie alle numerose prese presenti. Si raggiunge una seconda cengia, ora più grande, dove un’ultima placchetta completamente appoggiata permette di raggiungere la sosta di fine itinerario da attrezzare su albero a pochi passi dal sentiero di rientro. 20m, VI+.

Il muretto leggermente strapiombante dell’ultimo tiro, VI+.

Via piacevole anche se molto discontinua per via dei numerosi terrazzini che spezzano la verticalità. Particolarmente bella è la seconda lunghezza che si svolge lungo solida placconata mentre negli altri tiri è sempre bene verificare quello che si prende. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario e solo in pochi punti isolati è necessario integrare con qualcosa di rapido. Attenzione lungo gli ultimi 2 tiri dove la roccia è quello che è e dove, subito sotto, passa il sentiero di rientro che serve molteplici itinerari.

Guide Alpine

Questi primi giorni del 2023 ci stanno regalando giornate piuttosto miti dal punto di vista delle temperature. Anche oggi il cielo è coperto ma niente ci ferma dal scendere in valle per affrontare qualche ascesa. Ci è giunta voce che di recente è stata aperta qualche semplice linea sul Monte Baone, quale occasione migliore er farci un salto? La via che abbiamo scelto si chiama “Guide Alpine” ed inizia con 4 tiri lungo placca appoggiata per poi verticalizzarsi solamente nel finale.

Il primo tiro inizia rimontando verso sinistra le semplici roccette appoggiate e leggermente instabili che antecedono la paretina principale. Senza grandi difficoltà si raggiunge subito un terrazzino proseguendo poi lungo roccia più compatta. Inizia ora la lunga placconata che ci accompagnerà per i prossimi tiri. Questa, leggermente appoggiata, è molto fessurata e l’arrampicata è sempre facile grazie alle numerose prese che offre la parete ed alle protezioni, principalmente costituite da cordame attorno alle clessidre intervallato da qualche fix, che abbondano lungo tutto il percorso. Risalendo un po’ a destra ed un po’ a sinistra alla ricerca della linea più consona da seguire si rimontano in sequenza una serie di risalti che conducono ad un minuto terrazzino dove si sosta su coppia di cordoni. 32m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza sale sulla falsa riga della precedente sempre in verticale lungo la placchetta fessurata. Molto bello e divertente è il tratto iniziale che si svolge lungo roccia solida e compatta seguendo le naturali conformità della parete. Qui le protezioni potrebbero risultare un po’ distanziate ma è facile integrare con friends e cordoni in caso di necessità. Obliquando prima verso destra e poi verso sinistra si raggiunge una zona caratterizzata da rocce più rotte dove la continuità è spezzata. Il tratto è comunque breve ed in poco tempo si torna a seguire la placca successiva che, attraverso arrampicata analoga a quella precedente, conduce senza difficoltà rilevanti alla terrazza di sosta dopo essersi districati tra le belle fessure che compongono la sezione. 35m, IV.

La placca appoggiata della seconda lunghezza, IV.

Breve è il terzo tiro che si svolge principalmente lungo parete molto appoggiata ed onestamente poco interessante. Si fa spazio lungo il corridoio creatosi tra la vegetazione che si segue fino alla sosta successiva con difficoltà semplici ed omogenee ad eccezione di un singolo passo nel mezzo della lunghezza. Si parte gattonando lungo la sporca rampetta oltre la sosta raggiungendo in breve un arbusto che può essere utilizzato come protezione rapida visto che la prima a parete è posta un po’ in alto. Proseguendo con l’arrampicata si arriva alla base di un minuto risalto che rappresenta il passo chiave della lunghezza e che si rimonta con decisione sfruttando le buone prese sommitali ed alzando bene i piedi. Si prosegue ora verso sinistra lungo facili roccette fino ad incontrare la sosta su larga cengia. 20m, IV.

Il corridoio tra gli alberi del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue verso destra lungo la bella rampa fessurata. Per raggiungerla è però necessario superare alcuni risalti di non facile interpretazione. Il primo, nello specifico, non offre buone prese e rimontarlo è tutt’altro che banale. Si deve fare infatti affidamento molto sui piedi che spingono lungo gli appoggi e, mantendendo il corpo bello attaccato alla parete, permettono di alzarsi fino a raggiungere le buone prese in alto. Da qui in poi, dopo aver oltrepassato un cordicino nascosto, si prosegue lungo la rampa che caratterizza il tiro, completamente sprotetta ma ben proteggibile a friend. Al termine della rampa si rimontano gli ultimi risalti ritrovandosi così al di sopra di una larga cengia dove si sosta attorno ad arbusto. 22m, IV+.

Martina impegnata sulla rampa della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro torna a salire in verticale lungo bella paretina compatta. Dall’albero di sosta si percorre qualche metro lungo la cengia in direzione di un evidente cordoncino alla base della parete. Si segue ora la bella fessura che corre verticale, e che obliqua leggermente verso sinistra, attraverso arrampicata continua e con qualche movimento fisico. Le prese ci sono comunque tutte sia per mani che per piedi e le protezioni sono sempre ravvicinate. Al termine della fessura inizia un esposto traverso verso destra lungo roccia lavorata a belle gocce taglienti. Per la progressione è meglio rimanere piuttosto bassi così da sfruttare i chiari appoggi per i piedi e le gocce per le mani. L’arrampicata qui è principalmente di movimento e senza particolari difficoltà si raggiunge l’ingresso della rampa finale dove si attrezza una sosta aerea. 20m, V+.

Il bel traverso del quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza prosegue lungo la bella rampa appoggiata che si sviluppa a partire dalla sosta. Superato lo zoccoletto iniziale, prima di raggiungere la rampa vera e propria, ci si trova al cospetto di una larga fessura che taglia orizzontalmente la parete. Rimontata con i piedi la si segue qualche centimetro verso sinistra al fine di raggiungere una coppia di buone prese, una delle quali scavata, che consentono, attraverso passo deciso, di salire sulla rampa. Si prosegue ora, con arrampicata molto bella, lungo il diedro di destra dove sono posizionati tutti i cordoni a protezione della progressione. La roccia è solida ed estremamente porosa ed in breve si raggiunge il culmine della parete che si rimonta senza difficoltà. Si superano ora una serie di facili roccette fino a quando la parete si appoggia ed è necessario proseguire camminando verso destra fino al cordone di sosta posto poco a sinistra rispetto ad un grosso arbusto. 30m, VI-.

Simone lungo l’ultimo tiro, VI-.

Via molto didattica e consigliata a chi muove i primi passi per fare le prime esperienze. La roccia è da buona ad ottima lungo tutto l’itinerario e le protezioni sono abbondanti ed abbastanza ravvicinate. Molto belli sono i 2 tiri finali dove la via guadagna finalmente verticalità lungo roccia ruvida e grumosa. Anche il panorama, che spazia dal castello di Arco al lago di Garda, merita una visita!

Claudia ’22

Oggi è il 2 gennaio 2023 ed è caldo. Raggiungiamo Arco con il termometro che segna gli 8°C alle 8:00 di mattina. Fortuna che il cielo è coperto e le previsioni non mettono sole per la giornata altrimenti sarebbe quasi da stare in maniche corte. L’obiettivo è quello di riniziare a muovere i primi pasi dopo le festività, quindi qualcosa di tranquillo. Ci dirigiamo verso la Parete di Pezol per salire una delle ultime realizzazioni: Claudia ’22.

Il primo tiro è particolarmente breve e consente di superare lo zoccoletto basale e di raggiungere così la parete principale. L’arrampicata è sempre semplice grazie all’inclinazione favorevole e dalle buone prese presenti. Si inizia approcciando la breve placchetta subito a destra della scritta, che identifica la via, che si vince agevolmente grazie alle accoglienti fessure orizzontali ancora un po’ sporche dal terriccio. Superato il primo tratto si prosegue lungo roccette frastagliate prima verso destra, raggiungendo un cordone attorno ad alberello, e poi verso sinistra fino ad arrivare al terrazino di sosta che si rimonta con qualche difficoltà sfruttando anche gli arbusti presenti visto che questo è particolarmente terroso e scivoloso. 15m, III+.

Martina lungo il primo tiro, III+.

La seconda lunghezza riparte lungo la parete principale che si verticalizza offrendo arrampicata interessante su roccia piuttosto solida. I primi metri del tiro sono decisamente i più difficili costringendo ad un delicato traverso verso destra dopo aver inserito il primo rinvio. Le prese qui sono minute ed appena accennate e la placca su cui poggiano i piedi è liscia. Con passo deciso, fidandosi bene dei propri mezzi, si raggiunge il muretto di destra che consente di tornare a salire in verticale. Le prese ora ci sono e sono abbondanti rendendo la progressione più semplice. Potrebbe tuttavia tornare comoda una coppia di friend medio-piccoli visto che le protezioni in loco sono distanziate in questo tratto. Puntando all’ultimo cordone penzolante visibile si vince la verticale giungendo ad un tratto più appoggiato che conduce senza ulteriori difficoltà alla cengia di sosta. 27m, V+.

I primi metri della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro continua lungo il muro fessurato oltre la sosta. Si inizia portandosi di poco sulla sinistra e raggiungendo un primo esile cordoncino attorno a clessidra che si supera ritornando sulla verticale e proseguendo lungo placca compatta e facile. Le molteplici fessure a parete, fonde ed accoglienti, e le protezioni solide e ravvicinate rendono la progressione semplice e piacevole almeno fino alla placchetta finale. Questa rappresenta il passo chiave del tiro e si vince attraverso arrampicata di equilibrio e di aderenza raggiungendo le buone prese sommitali che consentono di rimontare sul terrazzino di sosta. Vista la lunghezza del tiro limitata e la linearità di quello successivo, allungando qualche protezione, si può saltare la sosta e proseguire fino a quella successiva. 20m, V+.

La linea del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza si avventura all’interno del diedro/canale che prosegue fino al terrazzino successivo. Lungo tutto l’itinerario la roccia è frastagliata e la progressione risulta essere sempre semplice anche se la qualità non eccelsa della roccia in questo tratto costringe a rimanere sempre sull’attenti e valutare bene quello che si prende. Dalla sosta ci si immette direttamente nel canale che obliqua verso destra preferendo la parte interna almeno per il tratto inferiore. La linea è ben evidente, grazie alle numerose clessidre adornate da altrettanti cordoncini, ed in breve si raggiunge un arbusto evidentemente potato per permettere il passaggio. Lasciato quest’ultimo sulla destra si prosegue sulla parete compatta alla sinistra del canale dove la roccia è più solida e l’arrampicata più entusiasmante. Senza particolari difficoltà si raggiunge infine il terrazzino di sosta. 28m, V-.

Martina la termine della quarta lunghezza, V-.

Molto bello ed elegante è il quinto tiro che vince la bellissima ed estetica placconata leggermente appoggiata che si estende oltre il terrazzino di sosta. Dopo un movimento in allungo per immettersi sulla placca si inizia a seguire il bordo sinistro che ospita le prese migliori. Si abbandona quest’ultimo dopo qualche metro tornando così ad arrampicare sulla placconata principale seguendo la linea delle protezioni a parete. Passando da una fessura all’altra si raggiunge l’ultimo tratto del muro grigio dove, in un unico movimento, sono concentrate le difficoltà del tiro. Un tagliente bidito permette di agguantare il bordo di una cavità che consente di alzare bene i piedi e, spingendo lungo la liscia placca, proiettarsi all’insopra del terrazzino di sosta. 30m, V.

La bella placca del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza prosegue lungo l’evidente corridoio tra gli alberi attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte. Strappo alla regola sono i primi tre metri che si svolgono ancora lungo placca compatta e che costituiscono l’ostacolo maggiore del tiro. Qui infatti le prese non sono particolarmente comode e l’arbusto sulla destra ostacola un po’ il passaggio. Raggiunto il primo cordone la parete si appoggia e l’arrampicata risulta essere più semplice. Si prosegue in verticale fino a che il corridoio è chiuso da vegetazione imponendo una brusca sterzata verso sinistra che, attraverso un po’ di terriccio e cercando di rimanerne al di sopra, porta alla comoda terrazza di sosta. 22m, IV.

Martina sulla sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro è breve e poco entusiasmante. Supera il breve muretto oltre la sosta che conduce ad una larga terrazza detritica che si segue camminando verso destra fino a che si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta a fianco alla scritta “Claudia”. Lungo il muretto iniziale la qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che rimanga in mano più di qualche appiglio. Fortunatamente il tratto è breve e semplice ma è comunque fondamentale prestare attenzione. Un occhio di riguardo anche durante il traverso e quando si recupera la corda perchè è facile smuovere qualche detrito che arriva direttamente sulla sosta sottostante. 22m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza torna a salire in verticale all’interno di un largo diedro composto principalmente da roccette rotte e poco stabili. Prima di giungere nel diedro vero e proprio si rimonta il facile muretto basale e si prosegue mantenendo la parete di sinistra quasi fino al termine. Ignorare ora la linea di protezioni che continua ancora a sinistra (fanno parte della via “Cercando la Trincea”) e spostarsi invece lungo la parete destra del diedro rimontando il pilastro ed oltrepassando l’arbusto posto sul suo culmine. Un breve traverso verso destra porta alla base di una placchetta compatta che si vince verticalmente raggiungendo così il terrazzino di sosta. 24m, V.

Il diedro dell’ottava lunghezza, V.

Molto breve è il nono tiro che, allungando qualche protezione in precedenza, si può decidere di concatenare. Si tratta principalmente di una anonima camminata verso destra che in breve tempo porta all’uscita della via ed al libro di vetta. Solamente gli ultimi 3 metri si svolgono su roccette ma non aggiungono particolari emozioni ad un tiro sostanzialmente di collegamento. Si sosta sulla roccetta al di sotto del libro di vetta oppure, più comodamente, sull’arbusto subito sopra. 18m, II.

Gli ultimi metri del nono tiro, II.

La via si può terminare qui, seguendo il sentiero di sinistra, oppure raggiungere il breve tiro finale che consente di raggiungere la cima del Pezol arrampicando. In questo caso si segue per una decina di metri la traccia di destra fino alla parete successiva. Di seguito la descrizione.

La decima lunghezza è corta ma piacevole e si svolge lungo il muretto che termina poco prima del traliccio dell’alta tensione. Si risale la bella parete fessurata con difficoltà pressochè costanti raggiungendo dapprima un arbusto, da cui penzola un cordone, ed in seguito proseguendo a zig zag lungo la placchetta successiva. Spostandosi prima verso sinistra ed in seguito verso destra si segue la linea delle protezioni che si sviluppa lungo il bel muretto compatto alla ricerca della linea più facile ed intuitiva. Anche qui le fonde fessure aiutano la progressione che termina con un facile traversino verso sinistra che permette di rimontare in vetta. Oltrepassate le ultime roccette, ormai camminando, si raggiunge la coppia di fix che si attrezzano per l’ultima sosta. 25m, V.

Simone lungo l’ultimo tiro, V.

Via semplice e particolarmente didattica. Adatta a chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. Le protezioni sono abbondanti lungo tutto l’itinerario, solo nel secondo tiro può essere utile inserire qualche friend. La roccia è buona anche se in alcuni tratti necessita di una controllata considerando anche che la via è recente e bisogna aspettare ancora qualche salita per il consolidamento.