La Piccola Verticalità

In una bella temperata giornata di fine novembre ci dirigiamo verso le Coste dell’Anglone per salire “La Piccola Verticalità”, una linea adocchiata da tempo ma che non avevamo ancora avuto modo di arrampicare. Le giornate sono corte e per non rischiare alle 8:30 siamo già a parete pronti ad affrontare le sfide della giornata.

Il primo tiro è piuttosto breve e supera, senza difficoltà rilevanti, le roccette scaglionate che caratterizzano la parte inferiore della parete. Si sale prestando attenzione soprattutto al terriccio che, depositandosi, rende scivolosi gli appoggi per i piedi e nasconde le prese per le mani. Le protezioni sono buone lungo tutta la lunghezza, composte prevalentemente da cordame attorno alle clessidre, e la progressione risulta essere lineare e piacevole. L’unico passo un po’ più ostico lo si trova all’incirca a metà del tiro dove si rimonta un piccolo strapiombetto per poi dirigersi verso sinistra alla base di un secondo. Questo, molto più agevole, conduce al terrazzo di sosta, posizionata sulla destra. 25m, IV+.

Martina lungo il primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza traversa sotto l’evidente tetto soprastante la sosta che si rimonta completamente a sinistra nel suo punto più debole. Prima del traverso ci si alza comunque qualche metro, lungo la rampetta ascendente di destra, attraverso movimenti non immediati e da ricercare per raggiungere le comode prese poste un po’ più in alto. Raggiunta la base del tetto si inizia a traversare. La progressione richiede un po’ di attenzione in quanto la fessurina che segue il tetto inizialmente è stretta e ci entrano solo le punte delle dita mentre i piedi si muovono lungo appoggi che evidentemente iniziano ad usurarsi. Verso la fine del traverso la fessura si allarga e diviene più accogliente e comoda ed anche la parete inizia a strapiombare un po’. Si rimonta quindi il tetto riportandosi verso destra, evitando di alzarsi troppo per non complicarsi la vita, fino al raggiungimento della sosta su cordoni. 20m, VI.

Simone lungo il traverso iniziale della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro continua lungo il muretto grigio oltre la sosta. Si inizia spostandosi leggermente verso destra affrontando la bella placchetta fessurata che ospita i movimenti più duri della lunghezza. Attraverso movimenti in aderenza ci si risposta verso sinistra raggiungendo così una bella lama staccata eventualmente proteggibile con friend grande. Si procede rimanendo tendenzialmente lungo la parete di destra dove si raggiunge un piccolo terrazzino dove è incastrato un dado. Proseguendo ora in verticale si arrampica lungo un bel pilastrino, con movimento non banale per raggiungerlo, prima a sinistra e poi, in corrispondenza di un cordone, verso destra, fino ad arrivare alla comoda cengia di sosta. 40m, VI-.

Jacopo al termine del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza è anch’essa molto breve e non è immediatamente chiara la linea di salita visto che a parete non ci sono protezioni. La parte sinistra della parete, tuttavia, è evidentemente più sporca rispetto a quella di destra ed infatti si procede in quest’ultima direzione. Dalla sosta ci si sposta quindi leggermente verso destra fino a raggiungere una fascia sgombra da vegetazione che si segue attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte sempre però da verificare in quanto abbastanza instabili. Si raggiunge presto una fessurina più compatta dove è possibile inserire qualche protezione prima di proseguire. Oltre la fessura si raggiunge una larga cengia che si segue in direzione della parete successiva dove è posizionata la sosta. 20m, IV.

Martina impegnata sulla quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro riparte lungo il muretto di destra che, attraverso arrampicata continua, conduce alla base della parte superiore della parete caratterizzata da roccia gialla a gocce e grumi e da un susseguirsi di tettini brevi. L’arrampicata si svolge lungo il muro compatto e verticale seguendo la linea di fix non sempre evidenti, almeno lungo la parte inferiore. Qui infatti, oltre ad un fix iniziale, il tiro è abbastanza privo di protezioni incontrando un chiodo solo dopo una decina di metri. Da qui in poi le protezioni risultano più evidenti e così anche la linea da seguire che obliqua verso destra evitando la piccola pancia che ostacola la progressione. Si giunge quindi alla base di un piccolo pilastro che si rimonta verticalmente rimanendo sulla destra dove le prese sono maggiori. Oltre questo è presente il terrazzino di sosta. 30m, VI.

La linea del quinto tiro, VI.

La sesta lunghezza inizia la bella danza verticale che si snoda attraverso i molteplici tettini gialli alla ricerca dei loro punti deboli. Dalla sosta si rimonta, con passo iniziale non semplice, il bel muretto a gocce che in breve porta al primo tettino dove un evidente cordone invita a spostarsi leggermente verso sinistra prima di rimontarlo. Una volta al di sopra si inizia un bel traverso esposto verso destra con le mani sempre su buoni appigli sporgenti mentre i piedi si spostano lungo i numerosi appoggi a cavallo con il limite orizzontale del tetto sottostante. Le protezioni a parete sono numerose e ravvicinate rendendo il tratto piuttosto piacevole da affrontare. Al termine del traverso si rimonta il tetto con passo atletico ma su buone prese che consentono di superare agevolmente le difficoltà e di raggiungere la sosta aerea subito sotto ad un terzo tetto questa volta più pronunciato. 25m, VI.

Simone all’inizio dei tetti della sesta lunghezza, VI.

Il settimo tiro è molto breve ma al contempo intenso. In pochi metri sono infatti concentrate le difficoltà maggiori dell’itinerario che consistono nel superamento del pronunciato tettino soprastante la sosta e nei delicati passi di riassestamento seguenti. Dalla sosta si traversa un paio di metri verso sinistra per raggiungere la parte più debole dello strapiombo attraverso arrampicata esposta ma facile anche se l’usura delle prese in questo tratto risulta essere un po’ fastidiosa. All’altezza del primo fix si affronta il tetto diritti per diritti con passi fisici ed atletici ma eventualmente azzerabili grazie alla distanza ravviciniata delle protezioni. Con un passo verso destra si esce dalla fascia strapiombante a favore di un bel muro verticale lavorato a gocce e grumi che si segue, ora con difficoltà minori, fino ad una stretta cengia dove si sosta. Nonostante le relazioni mettano il passo chiave come A0 in realtà è superabile in libera con difficoltà che a nostro parere si attestano attorno al VII+. 22m, VII+ o VI- e A0.

Cordata Steve e Jacopo superato il passo chiave del settimo tiro, VII+ o VI- e A0.

L’ottava lunghezza riparte lungo il muretto strapiombante oltre la sosta con passaggi piuttosto fisici almeno per quanto riguarda i primi metri. Seguendo l’evidente linea di protezioni a parete si sale verso sinistra sfruttando le discrete prese che tendono a scomparire nel mentre si raggiunge la pancia al termine dello strapiombetto. Qui è presente il passo chiave del tiro che costringe ad un’arrampicata delicata su prese scomode e particolarmente minute. Rimontare la pancia non è semplice ma una volta al di sopra la progressione si fa via via più agevole. Si prosegue ora obliquando verso sinistra seguendo la rampetta che evita il tettino soprastante. Questa conduce ad un bel diedro che si raggiunge con passo da ricercare. Il diedro termina infine su di un minuto terrazzino alberato dove si attrezza la sosta. 40m, VII o VI e A0.

Steve sul passo chiave dell’ottava lunghezza, VII o VI e A0.

L’ultimo tiro è particolarmente lungo ma, volendo, è possibile spezzarlo attrezzando una sosta intermendia. Le difficoltà tuttavia non sono eccessive e se si allungano bene le protezioni si riesce a giungere direttamente in cima alla parete evitando di lottare troppo con l’attrito delle corde. Dalla sosta si supera la facile placchetta compatta che conduce ad una zona caratterizzata da roccette rotte e frastagliate. Oltrepassando una serie di terrazzini facili si giunge ad una larga cengia dove una coppia di cordoni attorno a clessidre invita ad una sosta intermedia prima della paretina finale. Si prosegue dunque lungo bella placchetta fessurata che crea un corridoio attraverso la vegetazione finale. La sezione più difficile è probabilmente quella per giungere in sosta dove terriccio e fogliame la fanno da padroni. Poco prima di giungere al boschetto sommitale si sosta su roccia. 55m, V.

Martina sull’ultima lunghezza, V.

Linea bella e divertente che serpeggia alla ricerca del percorso che presenta meno ostacoli. La prima parte si svolge principalmente lungo placconate e muretti verticali mentre la seconda ospita passaggi più fisici ed atletici. La linea è ben protetta lungo i tiri chiave, è invece necessario integrare con dadi e friends lungo il resto della via. Nel complesso una bella avventura, raccomandabile.

Crono

Torniamo ancora una volta a San Paolo, ora che le giornate non sono poi più così lunghe, per fare qualcosa il più alpinistico possibile. Tra le ultime creazioni della parete spicca la via “Crono” che promette di essere una linea divertente ed ingaggiante il giusto dove, a tratti, è necessario sapersi muovere bene ed inserire qualche protezione.

Il primo tiro rimonta facilmente il muretto basale che antecede la parete principale. Le buone fessure di cui è costellato rendono la progressione semplice e possono essere utilizzate per inserire qualche cordone di protezione nelle clessidre. Oltrte il muretto inizia una breve cengia che conduce direttamente alla parete successiva dove si sviluppa un bel diedro leggermente strapiombante nella parte superiore. L’arrampicata è molto bella e costringe ad utilizzare entrambe le pareti laterali per la progressione. Al termine del diedro si esce sulla destra traversando leggermente fino ad un cordoncino. Qui si torna a salire in verticale fino al raggiungimento di un evidente terrazzino dove si sosta agevolmente. 35m, VI+.

Martina lungo il primo tiro, VI+.

La seconda lunghezza riparte lungo il muretto successivo seguendo l’evidente spigolo verticale per tutta la sua interezza. Si inizia rimanendo leggermente sulla sinistra dove l’arrampicata risulta essere più semplice grazie alle roccette frastagliate. Si oltrepassa lo spigolo verso la metà di questo dove, sulla parete di destra, penzola un cordoncino. Si sale ora la parete fessurata, ben proteggibile a dadi e friend, fino a che questa collide con un grosso blocco squadrato che si rimonta diritti per diritti fino a che si raggiunge il comodo terrazzo di sosta. 25m, V+.

Simone lungo lo spigolo della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro riparte rimontando il breve muretto oltre la sosta. Evitando di proseguire verticlamente lungo la via “Bon Ton” si piega quasi immediatamente verso sinistra raggiungendo una seconda paretina dove si torna a salire verticalmente fino a giungere alla base di un piccolo strapiombetto che si rimonta atleticamente su buone prese. Si arriva quindi alla base di una placconata appoggiata seguendo l’evidente fessura che si sviluppa in obliquo verso destra con arrampicata semplice vista la pendenza favorevole. Al termine della fessura ci si sposta nuovamente verso sinistra lungo placca e, tramite movimenti in aderenza, si raggiunge infine la sosta posta alla base di un muro verticale. 25m, VI-.

Lo sviluppo del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza traversa ora verso sinistra su muretto verticale. Ignorare la linea di fix che si sviluppa immediatamente sopra la sosta in quanto fa parte della linea “Simpatiche Canaglie”. Il traverso termina in corrispondenza di un cordoncino penzolante dal muretto strapiombante soprastante. Si torna quindi a salire in verticale raggiungendo il cordone e la lama fissata che, attraverso movimento atletico ma piuttosto semplice, permette di superare le difficoltà e ritornare ad arrampicare lungo parete più appoggiata e semplice. Ci si sposta quindi prima verso sinistra ed in seguito verso destra zigzagando attraverso una zona caratterizzata da facili roccette rotte seguendo l’evidente linea di cordoni e chiodi a parete. Si raggiunge quindi un terrazzino alberato dove si attrezza una comoda sosta. 25m, VI.

Il muretto iniziale della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro segue il bellissimo diedro fessurato che si sviluppa in obliquo a sinistra della sosta. Tutta la lunghezza è completamente sprotetta ed è necessario inserire friend lungo le molteplici fessure che si incontrano. La prima è anche la più larga e culmina alla fine del diedro dove ne inizia una seconda che corre lungo la placca di destra. Si sale con bella arrampicata senza difficoltà particolari fino a che anche questa fessura non termina. Qui si segue la fessura di sinistra che forma una specie di rampa e che conduce direttamente alla sosta aerea da attrezzare su anello e cordone. 30m, VI-.

Martina e Jacopo lungo il quinto tiro, VI-.

La sesta lunghezza è la più sostenuta sia fisicamente che mentalmente. Inizialmente segue una fessura larga e rettangolare che spancia fino a raggiungere la pancia di un tetto giallo che si supera, sempre in fessura, proseguendo in verticale fino alla sosta. Si inizia risalendo il breve muretto oltre la sosta che porta alla base della fessura. Questa è molto scomoda da tenere in quanto tende ad incurvarsi verso l’esterno e, contemporaneamente, a spanciare verso l’alto. La soluzione migliore è andare ad incastro fidandosi bene dei piedi sulla placca laterale e proteggendo il movimento con un friend grande ed eventualmente con un cordone attorno ad un sasso incastrato all’interno della fessura, un po’ mobile per la verità. Superato il primo tratto si prosegue agevolmente fino alla base del tetto. Questo si supera atleticamente sfruttando gli appoggi lungo le pareti laterali del diedro che permettono anche di riposare se ci si posiziona bene con il corpo. Da qui in poi l’arrampicata si fa via via più semplice fino a che, un traverso finale verso destra, conduce alla sosta. Bel tiro, da non sottovalutare soprattutto lungo i metri iniziali. 30m, VI+.

Simone impegnato sul tetto della sesta lunghezza, VI+.

L’ultimo tiro prosegue lungo le facili roccette rotte che conducono in cima alla fascia rocciosa. Dalla sosta si riparte verso destra raggiungendo la verticale dei cordoni che si raggiungono facilmente integrando la salita con qualche friend tra le fessure. Si continua senza difficoltà rilevanti finchè non si incontra un piccolo tettino dove sono concentrati i movimenti più complessi della lunghezza. Raccogliendo le ultime forze si rimonta fisicamente sfruttando le fessure sommitali. Una volta superate le difficoltà la parete si appoggia e si continua agevolmente fino alla sommità del pilastro finale dove si attrezza l’ultima sosta. 30m, V+.

Le roccette dell’ultimo tiro, V+.

Via molto carina su roccia sempre buona e con alcuni tiri interessanti. Fondamentale un set di friend per la protezione dei tiri centrali dove le protezioni scarseggiano o sono completamente assenti. Nel complesso un bell’itinerario che merita una salita.

Placca Centrale

Le giornate si stanno inevitabilmente accorciando a vista d’occhio in questa ultima settimana di novembre ma le temperature, nonostante non splenda il sole, rimangono ancora alte per il periodo. La giornata coperta, ma priva di precipitazioni, ci suggerisce di andara a fare qualcosa di non troppo lungo e per l’occasione ci dirigiamo alla parete della Croce di Ceniga per affrontare la via “Placca Centrale”.

Il primo tiro inizia risalendo un breve muretto, con passo iniziale non semplice, che porta ad un primo fix prima di un breve terrazzino che antecede la parete principale. Raggiunta quest’ultima la si sale attraverso passaggi atletici su buone e fonde prese fino a che si raggiunge una placchetta più appoggiata. Qui si ignora la sosta posta sulla verticale di salita, che appartiene alla “Via dell’Arco”, e si inizia un breve traverso in direzione del diedro di sinistra che si raggiunge senza difficoltà rilevanti ma prestando attenzione al fatto che il tratto è sprotetto e l’ultimo cordone è distante. Prima di iniziare il traverso può risultare comodo un friend da inserire nella fessura orizzontale sulla placca. Si sosta comodamente su anello e cordone. 18m, V.

Martina al termine del primo tiro, V.

La seconda lunghezza è quella più continua e sostenuta di tutto l’itinerario visto che si svolge principalmente lungo diedro strapiombante. Dopo un breve traverso iniziale, per spostarsi sotto la verticale del diedro, si torna a salire con arrampicata principalmente di equilibrio su placconata solida. Si raggiunge così il breve diedro che, obliquando verso sinistra, conduce ad una sezione strapiombante. Le rocce lungo il tiro sono molto frastagliate e sono ben evidenti gli interventi ed il loro consolidamento. La parte strapiombante si supera atleticamente senza troppe difficoltà, viste le buone prese a contorno, e dopo un breve traverso verso sinistra si raggiunge una comoda sosta. 25m, VI+.

Simone lungo lo strapiombo iniziale della seconda lunghezza, VI+.

Il terzo tiro prosegue ancora in traverso lungo bella placca compatta e fessurata. Inizialmente l’arrampicata è semplice grazie alla pendenza favorevole della parete che tende ad inclinarsi maggiormente mano a mano che si sale. Piano piano si inizia anche ad obliquare seguendo l’evidente linea di fix e cordoni a parete che conducono al tratto di maggiore esposizione, dove è posto il passo chiave del tiro. Inizia quindi un bellissimo traverso completamente in aderenza lungo placca apparentemente severa ma con inclinazione tale da permettere di spostarsi senza che le mani facciano altro che riequilibrare ogni tanto i movimenti. Attraverso sequenza di pura soddisfazione si raggiunge infine la sosta aerea. 30m, VI+.

La bella placca al termine del terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza risale le belle placconate oltre la sosta attraverso arrampicata principalmente in aderenza, soprattutto sul passo chiave della via. Dalla sosta ci si sposta qualche metro a sinistra per raggiungere la base di una fessurina che corre verticale e che si protegge facilmente a friend. Al termine di questa inizia la placca vera e propria dopo essere rimontati sull’ultima cengetta disponibile. Il passo chiave si vince con decisione tramite movimenti delicati e precisi su appoggi poco marcati sia per mani che per piedi. Superato in qualche modo il primo metro si continua lungo placca più appoggiata che, obliquando verso sinistra, porta alla base di un piccolo strapiombetto che si vince grazie alle comode maniglie soprastanti. Raggiunto il terrazzino sopra il tetto si sosta comodamente. 28m, VII.

Martina lungo la lunghezza chiave, VII.

Il quinto tiro continua risalendo il breve muretto immediatamente chiuso da minuto strapiombetto. Un’evidente linea di clessidre indica la linea da seguire che, spostandosi verso sinistra, raggiunge il punto più debole del tettino che si rimonta ora senza particolari difficoltà. Inizia quindi una bella placca apoggiata e fessurata. La fessura è posta però un po’ in alto e per raggiungerla è necessario qualche passo in aderenza con allungo finale. La parte superiore della placca è invece più semplice ed in breve si raggiunge la sosta poco prima dell’ennesimo tettino. 30m, VI-.

L’inizio del quinto tiro, VI-.

L’ultima lunghezza rimonta inizialmente un minuto tettino per poi continuare lungo placca appoggiata fino alla cima della parete. Lo strapiombo è ben appigliato e si rimonta facilmente con un paio di passi belli decisi. L’arrampicata diviene ora più agevole sviluppandosi lungo una coppia di muretti molto fessurati e piacevoli da salire, intervallati da piccola cengia. Seguendo la linea dei cordoni a parete, con diverse possibilità di integrazione, si raggiunge il culmine della fascia rocciosa, a pochi passi dalla Croce di Ceniga, dove è possibile attrezzare la sosta finale su arbusto. 18m, V-.

Simone lungo gli ultimi metri della via, V-.

Via molto bella con la maggior parte delle lunghezze divertenti. Le sequenze lungo la placca centrale, che caratterizza la linea e ne dà il nome, sono particolarmente meritevoli e soddisfacenti. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso anche se è consigliato qualche friend per una progressione più sicura.

Tredicesima Luna

La “Parete Centrale” al “Monte Colt” ospita itinerari sportivi brevi ma interessanti, aperti a metà degli anni ’90 e recentemente rivalorizzati. L’anno scorso avevamo già provato a salire “Tredicesima Luna” ma ci siamo calati dopo il primo tiro per via dell’eccessiva usura. La situzione non è di certo migliorata ma questa volta ce la sentiamo di continuare, e per fortuna col senno di poi, riscoprendo una bellissima salita assolutamente da non perdere!

Il primo tiro inizia risalendo lo spigoletto, totalmente a sinistra rispetto alla falesia, attraverso arrampicata divertente e su buone prese. Qui infatti la roccia è molto frastagliata e facilita notevolmente la progressione. Dopo poco si approccia il muretto di destra dove l’arrampicata diventa più delicata con movimenti obbligati su prese scomode per le mani e i piedi che cercano gli appoggi meno scivolosi. Traversando leggermente verso destra si raggiunge la base di un bel diedro giallo che si segue per tutta la sua lunghezza. La progressione sarebbe semplice ma è resa difficoltosa dall’usura degli appoggi, soprattutto lungo i passaggi obbligati a metà del diedro. Una volta terminato si procede più agevolmente fino a raggiungere la comoda sosta dove un tetto chiude la parete principale. 30m, 6a.

Martina lungo il bel diedro giallo del primo tiro, 6a.

La seconda lunghezza riparte in traverso sulla destra in direzione dell’evidente cordone. Si traversa fino a che si giunge sotto la verticale di una bellissima fessura che va a collidere sul tetto soprastante. Per raggiungerla è necessario proseguire per qualche metro su facile placchetta, ben appigliata, che porta al terrazzino dove parte la fessura stessa. Questa si affronta diritti per diritti sfruttando entrambe le pareti laterali, per i piedi, che offrono sempre buoni appoggi dove poter scaricare il peso. Al termine della fessura si esce sulla parete di destra con passaggio molto bello ed esposto. Attraverso movimenti di equilibrio si rimonta infine il balcone di sinistra dove si sosta comodamente. 25m, 5c.

Martina lungo la fessura della seconda lunghezza mentre Simone la attende in sosta, 5c.

Il terzo tiro è senza ombra di dubbio il più bello di tutto l’itinerario e sale l’aereo spigolo che si sviluppa a sinistra del terrazzino di sosta. Si inzia traversando in direzione dello spigolo raggiungendo prima una breve placchetta fessurata che si supera senza grossi problemi. Il passo per uscirne è forse il più complicato: di equilibrio su bidito rovescio. Si sale ora lungo il bel spigolo che si vince, senza paura, rimanendo lungo il tratto più esposto dove le prese sono decisamente migliori. Superate le difficoltà si rimonta un breve tettino verso sinistra ritrovandosi così al cospetto di una compatta placchetta che si segue in vericale seguendo la linea dettata dai fix a parete, inizialmente nascosti. Con arrampicata in aderenza si vince il muretto e si giunge al comodo terrazzo di sosta. 35m, 6b.

Simone lungo lo spigolo esposto del terzo tiro, 6b.

L’ultima lunghezza prosegue verso destra approcciando la bella e compatta placconata finale che conduce direttamente in cima alla parete. Dopo qualche metro laterale si torna in verticale seguendo una bella fessura prima di raggiungere la placconata principale. Le tasche orizzontali permettono di riposare nel mentre si studia il passaggio chiave del tiro, posto poco più sopra. Qui la parete è completamente liscia e l’unica presa decente si trova parecchio in alto. Attraverso passo molto delicato si alzano i piedi sulle ultime fessure disponibili e, tenendo un piccolo rovescio con la sinistra, ci si allunga al massimo fino alla presa sopra lo spit. Il movimento non è per nulla banale ma è comunque possibile azzerarlo. Superate le difficoltà si salgono verso destra gli ultimi metri che separano dalla vetta dove si sosta comodamente attrezzando su due resinati. 30m, 6a.

Jacopo impegnato sul passo chiave dell’ultima lunghezza, 6a.

Nonostante l’usura dei molteplici passaggi inizi a dare un po’ di fastidio in alcuni punti, soprattutto lungo la prima lunghezza, la via rimane veramente bella e meritevole di essere salita. Le protezioni sono buone lungo tutto il percorso e la progressione risulta essere sempre sicura. Salita consigliata e, visto la brevità, suggerita se concatenata a qualcuna nelle vicinanze.

Amicizia Continua

Dopo la sguazzata del giorno precedente, che fortunatamente si è interrotta ancora in mattinata, scendiamo verso Arco a dare un occhio alla situazione per capire se c’è qualcosa di arrampicabile. Le pareti sono, tutto sommato, piuttosto asciutte e solo qualche colata quà e là annerisce la roccia. Buon segno ma come prevedibile a San Paolo c’è già un gran viavai nonostante la giornata sia appena cominciata. Poco male, di vie ce ne sono tante e qualcuna è ancora poco conosciuta. La scelta ricade sulla linea “Amicizia Continua” che, a discapito del nome, sale abbastanza discontinua passando tra un muretto e l’altro attraverso tratti vegetativi e di congiungimento.

Il primo tiro è corto e rimonta il muretto che antecede la parete principale. Dalla scritta che identifica la via si sale obliquando leggermente verso destra, e passando un cordoncino nero, fino alla base di un piccolo tettino. Questo si supera agilmente spostandosi di poco verso sinistra alla ricerca delle prese più comode che permettono di rimontarlo. Una volta al di sopra ci accoglie un lungo terrazzo che si segue verso destra fino al muretto successivo. Questo, molto appoggiato, si vince facilmente ma è necessario fare particolarmente attenzione alla roccia frastagliata che non è molto solida. Al termine della paretina si sosta sul grande anello. 25m, V.

Simone lungo i primi metri della via, V.

La seconda lunghezza riparte a destra della sosta rimontando subito un piccolo strapiombetto con buone maniglie anche se leggermente distanziate tra loro. Rimontato il pilastrino di destra si giunge alla base di un bel diedro, che obliqua costantemente verso sinistra, completamente sprotetto. Il passo iniziale per immetersi nel diedro è il più ingaggiante: si sfrutta la bella fessura per le mani e con i piedi che spingono lungo il muretto di sinistra si entra in una zona più appoggiata dove si procede sempre con le mani in fessura ma con i piedi che si muovono ora lungo la bella placconata di sinistra. Terminata la parte inferiore del diedro si raggiunge un cordone prima di una piccola cengia dove parte un secondo diedro, questa volta più breve, decisamente più verticale del precedente. Anche questo è sprotetto ma le belle fessure verticali accolgono una coppia di friend medio-piccoli facilmente. Rimontati i primi metri le difficoltà scemano ed in breve si raggiunge la sosta da attrezare. 30m, VI.

Jacopo al termine del secondo tiro, VI.

Il terzo tiro riparte verso sinistra dove si sviluppa un breve traverso che segue i fix a parete. Si procede più facilmente rimanendo un po’ bassi sfruttando la fessurina che permette di terminare il traverso. Si inizia ora a salire in verticale con passo atletico, lungo muretto leggermente strapiombante, e si raggiunge così una bella ed accogliente fessura che si segue per tutta la sua lunghezza. Al termine di questa si ignora la linea di fix che prosegue verso sinistra e che si collega alla sosta della linea limitrofa “Sulle tracce di Dario” ma piuttosto si entra nel diedro fessurato di destra, completamente da proteggere a friend, che in poco tempo conduce al terrazzino di sosta poco prima di un evidente boschetto. 25m, VI.

Simone sul terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza entra nel bosco a destra della sosta seguendo l’evidente corridoio tra gli alberi fino a raggiungere una paretina gialla. Qui la roccia è estremamente frastagliata ed onestamente poco sana il che rende la progressione lenta e delicata. Dopo qualche metro si affronta una placchetta compatta prima di tornare ad arramicare lungo roccette rotte. Seguendo la linea delle protezioni a parete si raggiunge, senza difficoltà rilevanti, la sosta poco prima che la parete torni a verticalizzarsi notevolmente. 50m, V.

Martina lungo il tratto friabile della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro è il più ingaggiante di tutto l’itinerario anche se le molteplici protezioni a parete consentono un agevole azzeramento lungo i tratti più complessi in caso di necessità. Si sale lungo gli strapiombi che si sviluppano oltre la sosta con arrampicata atletica ma su buone prese, qualcuna rinforzata e cementata. Un friend piccolo può essere utile per proteggere l’uscita dal primo tetto oltre il quale è presente il passo chiave della lunghezza. Qui un difficile ribilanciamento consente di raggiungere una tacchetta artificiale e proseguire lungo il muro successivo, anch’esso strapiombante e con movimenti atletici. La sosta è posta subito prima del tetto che chiude la parete. Tiro molto bello e di soddisfazione nonostante qualche presa sia stata creata ad hoc. 20m, VII.

Gli strapiombetti iniziali del quinto tiro, VII.

La sesta lunghezza prosegue leggermente verso destra per raggiungere la verticale che consente di uscire dal tetto soprastante nella maniera più agevole possibile. Nel primo tratto il tiro non è molto lineare ed è quindi consigliabile allungare qualche protezione. Usciti dal tetto si segue una bella fessura verticale che culmina su di una placca compatta. Qui un passaggio in aderenza permette di raggiungere il muretto di destra. Con bella arrampicata si segue quest’ultimo fino a che si giunge su larga cengia rossastra dove, sulla parete opposta, è presente la sosta. 25m, VI+.

Jacopo sfoggia una posa plastica prima di giungere alla sesta sosta. VI+.

Il settimo tiro è molto breve ma evita attriti eccessivi visto che la lunghezza corrente, e quella successiva, non sono molto lineari. Dalla sosta si risalgono le roccette che antecedono un diedro appoggiato. Queste sono estremamente fragili ed è quindi necessario procedere delicatamente lungo il tratto iniziale. Raggiunto il diedrino lo si segue giusto per alcuni metri per uscirne subito lungo lo spigolo di sinistra rimontando l’evidente cengia verso la fine del muretto. Attenzione a non tirare il grosso sasso al di sopra di esso perchè è completamente staccato. Si rimonta dunque il pilastro raggiungendo la terrazza sommitale che si segue fino all’anello di sosta. 15m, VI.

Martina impegnata sul pilastro della settima lunghezza, VI.

L’ultima lunghezza inizia terminando la terrazza di sosta raggiungendo così la paretina finale separata da largo fossato. Un breve traverso esposto permette di arrivare alla base del muretto dove si torna a salire in verticale con arrampicata continua su tacche piccole ma abbastanza comode. Più si sale e più le prese sono buone fino a diventare maniglie verso la fine del tiro. Una volta rimontate le roccette finali si raggiunge la boscaglia sopra la parete e quindi la sosta. Volendo il tiro può essere concatenato con il precedente se si ha l’accortezza di allungare le protezioni. 15m, VI.

Jacopo lungo i metri finali della via, VI.

Via piuttosto discontinua e forzata con solo un paio di tiri davvero meritevoli. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario anche se è indispensabile una serie di friend per integrare lungo i tiri con le fessure. Anche la roccia a tratti non è bella ed è spesso necessario verificare bene quello che si tiene. Nel complesso risulta però un buon allenamento in vista di salite più belle.

Concordia

Scendiamo verso San Paolo con l’intento di provare a salire una via poco recensita e darle così un po’ di lustro ma dopo averci messo un’ora a fare il primo tiro decidiamo che “Per Ela” può aspettare. Nell’immediata destra, incredibilmente libera da cordate, sale la variante “Concordia” della via “Giù dalle Brande”, ripiego della giornata.

Il primo tiro inizia risalendo le roccette a destra della scritta oramai sbiadita alla base della parete. I primi metri, fintanto che il muro non guadagna verticalità, sono semplici su simil-rampa che culmina in cima ad un pilastrino dove è presente il primo cordone e dove la via inizia a salire in verticale lungo muretto fessurato e compatto. Dopo qualche metro si torna a piegare verso destra, seguendo la linea delle protezioni a parete, che conducono al tratto chiave del tiro dove il muro strapiomba leggermente e le prese per le mani iniziano a scarseggiare. Qui comincia anche un bel traverso che si sviluppa verso sinistra con movimenti in allungo sul placca priva di appoggi rilevanti. Si raggiunge un evidente cordone dove la linea torna ad obliquare ancora verso destra in direzione di un fix un po’ alto. La pendenza qui è più dolce ed in breve si raggiunge la sosta. 40m, 6a+.

Martina lungo la placca del primo tiro, 6a+.

La seconda lunghezza riparte lungo la solida placchetta fessurata oltre la sosta che si vince senza troppi problemi almeno fino a metà di quest’ultima dove un traverso verso sinistra impegna e non poco. Qui infatti le prese scarseggiano e si lavora principalmente in aderenza attraverso movimenti brevi e ponderati. Si raggiunge così una specie di canale che si segue verticalmente senza ulteriori difficoltà grazie alle buone prese che lo caratterizzano. Dopo poco si raggiunge la comoda sosta posta su di un terrazzino ai piedi della parete successiva. 25m, 5b.

Simone lungo il secondo tiro, 5b.

Il terzo tiro è molto bello ed offre un paio di passaggi interessanti ed impegnativi. Si parte aggirando verso destra lo spigolo oltre la sosta ritrovandosi così ai piedi di una bella placchetta che si segue fino a che un piccolo strapiombetto la chiude. Qui un delicato traverso in aderenza su minute prese permette di raggiungere lo spigolo sinistro che si oltrepassa, rimanendo bassi, con passo ricercato e non semplice. Una rampa si sviluppa ora verso sinistra con la linea da seguire evidente dettata dai cordoni a parete. Può essere utile un friend circa a metà di questa per proteggere l’uscita dallo spigolo del secondo di cordata visto che il cordone successivo è abbastanza lontano. Seguendo la rampa si arriva in cima ad un pilastro dove un ultimo passaggio, un po’ scomodo, porta alla cengia di sosta. 35m, 6a.

Martina in arrivo alla terza sosta, 6a.

La quarta lunghezza riparte esplosiva superando faticosamente la serie di strapiombi che caratterizzano la parete successiva. Le prese ci sono tutte ma la conformità del muo costringe sempre ad un’arrampicata fisica e sostenuta. Dopo il primo tratto verticale si giunge su parete più appoggiata dove inizia un breve traverso verso sinistra che conduce ai piedi dello strapiombo principale. Qui si raccolgono le forze ed alzando il più possibile i piedi ci si proietta verso le comode lame sommitali dove si traziona rimontando le difficoltà. Nemmeno il tempo di tirare il fiato che subito si palesa un secondo tetto, anche questo fisico, che si vince seguendolo verso destra fino a raggiungere il punto più debole dove è finalmente possibile rimontarlo. Senza ulteriori difficoltà si segue la lunga rampa che porta alla sosta ricongiungendosi così alla linea “Giù dalle Brande”. 45m, 6a.

Il muretto vericale all’inizio della quarta lunghezza, 6a.

Il quinto tiro è breve ma intenso. Sale un muretto verticale, e piuttosto privo di appigli, prima di iniziare un trasferimento verso la parete successiva. Dalla sosta si evitano verso sinistra gli alberelli approcciando così il muretto subito oltre. Questo si vince attraverso movimenti da ricercare su prese minute per le mani e piedi che spingono su appoggi obbligati ed oramai usurati che aumentano le difficoltà del passaggio. Superato in qualche modo il tratto iniziale si prosegue aggirando lo spigolo destro ed iniziando così una camminata lungo traccia che porta diettamente alla sosta dopo aver superato un breve e facile muretto finale. 25m, 6a/6a+.

Martina lungo il quinto tiro, 6a/6a+.

La sesta lunghezza supera per tutta la sua interezza un lungo diedro fisico con arrampicata prevalentemente in dulfer e senza punti dove poter veramente riposare. Dopo qualche passo su muretto verticale si raggiunge il diedro vero e proprio che costringe ad un’arrampicata continua e sostenuta attraverso movimenti meccanici: mani nella fessura centrale e piedi che spingono sulla parete di destra per guadagnare metri e su quella di sinistra per scaricare un po’ il peso permettendo così di rialzare le mani. A circa tre quarti il diedro forma un arco verso destra spezzando la monotonia attraverso un breve traversino su placca. Quando il diedro torna verticale lo si segue con passaggio fisico iniziale uscendone in seguito sulla sinistra raggiungendo così la sosta dopo aver attraversato qualche roccetta poco stabile. Tiro nel complesso faticoso con protezioni non sempre vicine e che non consentono quindi l’azzeramento se non integrando con friends. Da non sottovalutare! 25m, 6a/6a+.

Simone lungo il bel diedro della sesta lunghezza, 6a/6a+.

Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta che, chiusa da piccolo tettino, si segue verso sinistra fino ad aggirare lo spigolo. Dalla sosta si sale in verticale fino a raggiungere il rovescio alla base del tetto che si sfrutta per tutta la traversata. In breve si raggiunge lo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale seguendo la fessurina che lo taglia verticalmente. I primi metri sono delicati ma mano a mano che si sale la parete si appoggia fino al breve e facile muretto che permette di raggiungere una cengia alberata. Si rimontano dunque le semplici roccette basali della paretina successiva fino ad arrivare alla sosta non appena questa si verticalizza. 40m, 6a.

L’inizio del settimo tiro, 6a.

L’ultima lunghezza aggira verso destra lo spigolo della parete proseguendo poi in placca per alcuni metri. Terminata la placca rimangono da risalire i gradoni finali con arrampicata non sempre logica viziata da protezioni a parete difficili da raggiungere e che rendono la progressione più complicata di quella che è. Anche la qualità della roccia non è delle migliori in questo tratto, prestare quindi attenzione a quello che si prende. Si giunge quindi in cima alla parete dove si attrezza la sosta su fix. 35m, 5b.

Martina in uscita dalla via, 5b.

Via simpatica, continua nelle difficoltà dall’inizio alla fine e che richiede una certa resistenza. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario ma può essere comodo portare un set di friend per integrare quà e là. Nonostante i gradi dichiarati siano contenuti non è una via da sottovalutare perchè spesso stanno stretti. La progressione risulta invece molto varia e si affrontano placche, strapiombi, diedri e spigoli, ce ne è per tutti i gusti insomma!

La Piccola Piramide

Con le giornate che iniziano finalmente ad allungarsi si ampia anche la palette di itinerari da poter salire in valle ed in giornata. Ci dirigiamo verso l’affollato Dro e ci incamminiamo decisi a salire la via “Archai” che purtroppo era già presa ripiegando così sulla limitrofa “La Piccola Piramide” che le corre subito a destra. La tranquillità di essere i primi della giornata nonchè il sogno di rimanere gli unici si infrangono al frastuono delle comitive marcianti verso la parete. E’ ora di salire.

Il primo tiro della via inizia obliquando verso destra lungo muretto appoggiato che non presenta particolari difficoltà. Proseguendo in direzione di un piccolo tettino si incontra il primo cordone che si lascia sulla sinistra continuando ancora per un breve tratto prima di rimontare la pancia e proseguire in verticale. Si passa quindi su paretina grigia e compatta, abbastanza appoggiata anche questa, alternando di tanto in tanto qualche breve terrazzino che spezza la continuità. L’arrampicata è prevalentemente di movimento lungo la linea ben delineata dalle protezioni che, nonostante siano distanziate, non è possibile integrare per via della natura della parete che non offre nè clessidre nè fessure. Si arrampica dunque su tacchette sino a giungere ad una seconda pancia che si supera atleticamente sfruttando le buone prese soprastanti. Un ultimo muretto, sempre appoggiato, conduce infine all’ampio terrazzino dove si sosta su arbusto. 35m, V.

Simone lungo il primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue lungo la cengia di sosta fino ad incontrare il prossimo muretto con cordone penzolante. Si sale quindi in verticale giusto un paio di metri prima di iniziare un lungo traverso verso sinistra per tornare sulla verticale della sosta sottostante e superarla in seguito. Qui ci si trova con i piedi al di sopra di una larga fessura che taglia la placca in orizzontale e che si segue almeno fino al primo anello disponibile dove si torna a salire con movimenti in aderenza ed equilibrio su minuti appoggi in direzione di un piccolo tettino. Raggiunto questo ci si sposta ancora verso sinistra fino a cambiare versante dove la linea prosegue rimontando lo strapiombetto attraverso passo delicato. Qui infatti le prese sono poco marcate e la placca soprastante costringe a movimenti lenti e precisi. Superate le difficoltà ci si sposta di poco verso destra fino a raggiungere la sosta da attrezzare su fix ed anello. 25m, V+.

L’inizio della seconda lunchezza, prima del traverso verso sinistra, V+.

Il terzo tiro riparte come si era concluso il precedente: una bella placca d’aderenza conduce ad un primo muro verticale fisico ma ben appigliato. Questo si supera senza troppe difficoltà nonostante le prese unte ed usurate non facilitano di certo la progressione che rimane ad ogni modo piacevole. Il passo più delicato lo si trova al termine del muro dove, al momento dell’uscita, è necessario affidarsi a prese più minute e scomode per la ribaltata sul terrazzino soprastante. Qui sono presenti anche molteplici sassolini instabili che è facile smuovere e far rotolare a valle. Attenzione quindi nel caso ci siano altre cordate lungo la via. Si cammina lungo il terrazzino fino a giungere alla base della parete finale. Anche questa è particolarmente fisica con passo centrale di non facile intuizione per spostarsi verso destra ed agguantare la fessura gialla che corre verticale fino alla sommità della parete. Si esce su rampetta frastagliata, anche questa cosparsa di detriti, che in breve conduce all’albero di sosta con cordone vecchio ed oggettivamente da cambiare. 30m, V+.

Martina lungo la delicata placca al termine della seconda lunghezza, V+.

La quarta lunghezza è una passeggiata di concatenamento lungo marcato sentiero che si sviluppa a destra rispetto la sosta. Sebbene non ci siano pericoli evidenti è sempre consigliato proteggersi in qualche modo e lungo il percorso ci sono giusto 4 arbusti che fanno al caso dove è possibile piazzare qualche cordone. La sosta si trova alla base della parete successiva su grosso albero. 20m, I.

Il marcato sentiero della quarta lunghezza, I.

Il quinto tiro prosegue lungo bellissima placconata fessurata che archeggia verso sinistra e conduce alla base dell’evidente diedro rossastro, protagonista della lunghezza successiva. Dal terrazzino di sosta si rimonta un breve muretto che, con passo ricercato, porta sulla placca. Le fonde fessure che la solcano rendono la progressione piacevole e divertente e, senza quasi accorgersene, si giunge in vista della sosta posta al di sopra di un breve pilastrino giallo. Per raggiungerla si inizia un bel traverso in equilibrio, con i piedi che seguono i naturali buchi della roccia le mani che si appoggiano alla parete a dare stabilità ai movimenti. Terminato il traverso si entra in una specie di canale che si segue senza difficoltà fino al pilastro che si affronta direttamente sfruttando le taglienti gocce che ne caratterizzano la parte superiore. Rimontando questo si attrezza la sosta su 2 fix. Tiro molto bello e ben protetto. E’ possibile sfruttare anche qualche clessidra per integrare alla bisogna. 30m, V+.

Martina sulla bella placca del quinto tiro, V+.

La sesta lunghezza si sviluppa sulla parete di destra del grande e lungo diedro rossastro oltre la sosta. L’arrampicata mai fisica, la varietà di passaggi e la conformità della roccia rendono questo tiro molto interessante e piacevole. Si sale all’interno del diedro giusto qualche metro fino ad arrivare ad un cordoncino arancio dove inizia un breve traverso in obliquo verso destra per spostarsi sulla parete laterale. La parete appoggiata e la roccia grumosa, molto particolare al tatto, facilitano l’operazione ed in breve si torna a salire più verticali. Mano a mano che si prosegue anche la parete si fa via via più verticale ma sono sempre presenti buone prese fonde ad accompagnare la progressione. Per il resto solo qualche isolato passo atletico per rimontare piccoli strapiombetti alternati a resting veramente comodi. In vista degli arbusti sommitali il diedro si restringe costringendo ad abbandonare la parete di destra a favore della fessura centrale che si segue per gli ultimi metri fino a che muta in canalino terroso. Superato questo, con l’aiuto di qualche radice se necessario, sia arriva al terrazzino di sosta. 35m, VI-.

Il bel diedro protagonista della sesta lunghezza, VI-.

Il settimo tiro prosegue a sinistra della sosta rimontando il muretto con passo iniziale non facile. Ci si trova così su di un breve pilastrino leggermente appoggiato che si segue aggirando lo spigolo di destra per cambiare versante ed approcciare il traverso che si snoda al di sotto degli strapiombi e che conduce alla base di una rampetta chiusa da pronunciato tettino. Si segue quindi la rampa rimanendo accovacciati al suo interno per via degli spazi limitati e, con movimenti goffi e maccheronici, si cerca di guadagnare faticosamente metri verso l’uscita del tetto. Lungo questo tratto si avanza prevalentemente ad incastro con i piedi sulla rampa e schiena appoggiata alla fascia rocciosa che la chiude con anche le mani, a pungo, alla ricerca degli incastri migliori lungo la larga fesura orizzontale che corre laddove le pareti si incontrano. Raggiunto il termine della rampa un passetto ostico permette di rimontare finalmente il tetto mettendo così fine all’imbarazzante e tragicomica strisciata del verme. Proseguendo per pochi metri lungo la fessura si giunge alla base di una placchetta appoggiata al centro della quale è presente l’anello di sosta. 25m, V+.

Simone oltrepassata la strettoia del settimo tiro, V+.

L’ottava lunghezza è molto breve e consente di raggiungere la paretina successiva dove la via prosegue. Si tratta di un traverso verso destra lungo terrazzini rafforzati e molto terrosi. Lasciando i primi metri rocciosi si oltrepassa una piccola pancia dove inizia la cengia vera e propria che si segue leggermente in discesa per i primi metri evitando di avventurarsi lungo il corridoio verticale che potrebbe trarre in inganno in quanto parzialmente ripulito e con evidenti segni di potatura. Si continua dunque oltrepassando un arbusto con cordone grigiastro e costeggiando le pareti seguendo lo stretto sentierino che, al netto di un paio di passi scivolosi su terriccio, conduce senza difficoltà alla sosta. 18m, II.

Al termine dell’ottava lughezza, II.

Il nono tiro segue la rampa chiusa da tetto che si sviluppa verso destra oltre la sosta. Lungo i primi metri le difficoltà sono limitate ma più si avanza e più le prese scarseggiano fino a che rimane solamente una sottile fessurina per le dita, bella usurata e scivolosa, ad accompagnare la progressione sul tratto finale. Il passaggio più duro è però quello che permette di guadagnare la base del caminetto successivo. Le prese, benchè buone e marcate, sono storte rispetto al movimento necessario per abbandonare la rampa, costringendo così ad una piccola sbandierata da controbilanciare. All’interno del camino la linea non è evidente in quanto non sono presenti ulteriori protezioni fino alla sosta successiva. Sfruttando principalmente la parete di sinistra, che offre gli appigli migliori, si risalgono i pochi metri che ci separano dalla cengia sommitale senza difficoltà particolari. Alcune relazioni mettono questo camino come VI ma è più verosimile che quella gradazione sia riferita più al passaggio per arrivare alla base più che al camino in sè che a nostro parere non supera il IV grado. Giunti sul terrazzino si sosta agevolmente. 28m, VI.

Simone sul passo ostico del nono tiro, VI.

La decima lunghezza, piuttosto lunga, disegna una ‘C’ allungata ed inizia con un traverso su roccia molto lavorata a gocce. La progressione è piuttosto semplice, complice la parete appoggiata ed i numerosi appoggi naturali lungo il percorso, ma non per questo noiosa e poco interessante. Si raggiunge in breve la base di una placchetta dove una coppia di frecce blu segnalano una diramazione. Verso sinistra si raggiunge l’uscita “alpinistica”, mentre proseguendo in verticale si esce lungo la linea “originale”. Noi seguiamo quest’ultima che affronta diritta per diritta la placca con passi delicati ed in aderenza dapprima su prese minute ed un seguito lungo fessura gialla svasata ed usurata. Al termine della placca si giunge alla base di una lunga rampa appoggiata che si sviluppa verso destra e conduce direttamente alla sosta. Tutto questo tratto è completamente sprotetto ma lungo la fessura che taglia la rampa è possibile inserire qualcosa nel caso non ci si senta sicuri. 40m, VI.

Il lungo traverso della decima lunghezza, VI.

L’undicesimo tiro è breve ma necessario per evitare l’eccessivo attrito delle corde lungo il tratto finale. Parte rimontando fisicamente il tetto oltre la sosta e prosegue verso sinistra seguendolo al di sopra per tutta la sua lunghezza. Dopo qualche metro un pronunciato, ed esteticamente bello, scudo, parzialmente staccato dalla parete principale, costringe ad una circonvallazione completa che inizia discendendo un paio di metri fino ad un comodo terrazzino per i piedi. Qui delle belle canne invitano a proseguire rialzandosi e riprendendo quota piano piano giungendo al livello della sosta che si raggiunge, ancora in traverso, con facili passi. 15m, V+.

Martina al termine dell’undicesimo tiro, V+.

L’ultima lunghezza ospita i passaggi più duri di tutta la linea. Inizia aggirando verso sinistra la nicchia di sosta lungo muretto strapiombante e continuo. L’arrampicata è sostenuta su prese non ottime e spesso distanti dove sono richiesti solidi bloccaggi ed allunghi per raggiungerle. Superati i primi cordoni si raggiunge un anello alla cui sinistra, poco più in basso, è presente una larga cavità rovescia dove riposare prima dell’ultimo passo: accoppiando la presa anche con la mano destra, togliendo ed inserendo qualche dito alla volta, si alzano bene i piedi sugli appigli più alti disponibili caricando bene e lanciando verso le evidenti lame soprastanti, decisamente comode. Si continua quindi in verticale ancora per qualche metro fino a che la vegetazione sommitale chiude il pasaggio ed inizia un traverso verso destra lungo facili roccette compatte. Queste, senza particolari difficoltà, conducono ad una rampetta appoggiata che, adagiandosi, raggiunge il culmine della fascia rocciosa dove si sosta su solido arbusto. Tiro bello sostenuto che richiede resistenza e buona esplosività, decisamente più del VI dichiarato. 30m, VI/VI+.

Martina sguli ultimi passi della via, VI/VI+.

Nel complesso una bella salita, non troppo difficile ma che ospita passaggi e movimenti interessanti. La qualità della roccia è buona lungo tutto il percorso e la chiodatura abbondante anche se c’è ancora spazio per inserire protezioni rapide dove serve. La varietà di stili accontenta tutti: placche, diedri, camini e piccoli strapiombi si alternano per una salita divertente e completa. Occhio soltanto al traffico in parete, evitare i weekend se possibile.

Perla Nera

Il nostro approccio alla via “Perla Nera”, alla Parete Centrale del Monte Colt, è avvenuto in due fasi. Sei mesi fa circa il primo tentativo che si era infranto alla sosta del primo tiro per via delle condizioni avverse del momento: tanto caldo, tanto unto (che per noi puristi senza magnesite crea ulteriori problemi) e relativamente poca voglia. In una mezza giornata di fine marzo decidiamo di ritentare la salita e col senno di poi per fortuna visto che la linea è una vera perla, del resto lo suggerisce anche il nome!

Il primo tiro parte semplice rimontando le facili roccette subito oltre la targhetta che identifica la via. Queste terminano in corrispondenza di un piccolo terrazzino dove la vegetazione disturba un po’ la progressione ma che termina immediatamente al raggiungimento di un diedrino giallo con fix sulla parete di destra. A discapito di ciò si sale però lungo la parete di sinistra che offre appigli migliori e conduce al di sotto di un piccolo tetto. Questo, fessurato alla base, si sviluppa verso sinistra obbligando ad un delicato traverso, su roccia ormai usurata, con le mani in rovescio sotto il tetto ed i piedi che si spostano lentamente alla ricerca degli appigli migliori. Terminato il traverso una serie di buone prese consentono di scaricare la tensione e procedere ora in verticale fino al muretto giallo sotto la sosta. Le belle gocce che lo compongono non sono però taglienti come una volta e tendono a scappare via dai polpastrelli per via dell’usura. Con un ultimo piccolo sforzo si affrontano gli ultimi metri rimanendo di poco sulla sinistra dove una coppia di marcate tacche consente di rimontare sulla cengia ed attrezzare la sosta su catena sostituita di recente. 25m, 5b.

Simone sul primo tiro prima del delicato traverso verso sinistra, 5b.

La seconda lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella di tutta la via. L’usura del primo tiro permane ma non dà assolutamente fastidio e permette un’arrampicata sempre sicura e divertente. Il tiro inizia rimontando atleticamente il piccolo strapiombetto di destra molto ben ammanigliato che conduce ad una placca bella compatta. Si sale questo obliquando leggermente verso destra fino a trovarsi al di sotto di un poco pronunciato tettino dove, rispostandosi ora verso sinistra, si riguadagna la verticale di salita laddove il tetto termina. Qui una bella fessura permette di rimontare atleticamente lo strapiombo e proseguire in verticale lungo il breve diedro che, salito in dulfer, termina su di un breve pulpito. La fessura continua ora sempre in verticale tagliando di netto la compatta placca che precede la sosta. I passi qui sono prevalentemente in aderenza con poche alternative sia per mani che per piedi. Si approccia la paretina sulla destra fino a giungere al punto in cui proseguire risulta difficoltoso. Un marcato appoggio sulla sinistra invita a spostare il peso e spingere bene fino ad arrivare con le mani sul bordo superiore della parete, marcato quel tanto da consentire di alzare i piedi a spalmo in placca e superare le difficoltà. Un ultimo tettino si frappone tra noi ed il termine del tiro. La sommità di questo è stondata ma aderente e con un piccolo rilancio si raggiungono fessure più nette e marcate. Un colpo di reni bello e deciso permette di rimontare e raggiungere la sosta. Bel tiro che ospita passaggi e sezioni di arrampicata interessanti alternati a momenti di scarico. 30m, 6b.

Simone oltre il tettino della seconda lunghezza, 6b.

Il terzo tiro evita il muro strapiombante oltre la sosta traversando verso sinistra lungo l’evidente cengia. Questa corre orizzontalmente rispetto alla parete e non presenta difficoltà particolari. Per raggiungerla si supera un breve muretto compatto e si prosegue poi in traverso, forse leggermente discendente, fino allo spigolo della parete che si aggira trovandosi così alla base di un breve e largo camino giallastro. Dopo qualche metro piuttosto appoggiato si guadagna verticalità sfruttando le pareti laterali fino a raggiungere il termine dove un passo delicato consente di giungere al di sopra del pilastro di sosta. Qui è infatti necessario uscire dal camino sfruttando il culmine frastagliato dello zoccolo di sinistra e qualche presa centrale poco marcata che permettono una ribaltata al di sotto della sosta. 23m, 5a.

Martina alle prese con il camino finale del terzo tiro, 5a.

L’ultima lunghezza inizia aggirando sulla sinistra la nicchia di sosta con quello che con tutta probabilità risulta essere il passo più duro del tiro. Non lasciarsi fuorviare dalla verticalità della linea dei fix a parete ma traversare bassi fino ad oltrepassarla e raggiungere le comode prese che consentono di guadagnare metri e ritornare verso destra in corrispondenza della prima protezione. Si prosegue ora lungo la bella placconata fessurata che, con arrampicata sempre divertente e piacevole, termina una volta raggiunto lo spigolo della parete che si cavalca continuando lungo muro verticale ben manigliato. Il tratto è molto esposto e, nonostante le difficoltà siano limitate, è molto soddisfacente da salire. Seguendo la linea di fix si abbandona lo spigolo a favore del versante di destra dove la linea inizia ad obliquare per evitare la fitta vegetazione soprastante. Anche la verticalità qui lascia spazio a muretti più appoggiati e frastagliati che proseguono fino al termine della fascia rocciosa. L’unico ostacolo è dato da un arbusto subito a sinistra della linea di salita i cui rami disturbano parzialmente il passaggio. Oltrepassato questo in breve si raggiunge la vetta dove si sosta su due fix. 38m, 5c.

La partenza dell’ultima lunghezza, 5c.

Via veramente bella e di soddisfazione. Nonostante risenta pesantemente delle numerose ripetizioni passate rimane una perla della valle da salire almeno una volta. Non importa se è tanto sotto il vostro grado!

Il Cammino dell’Arco

Alla ricerca di tranquillità ci dirigiamo verso posti meno conosciuti e recensiti. Le pareti del Monte Velo le conosciamo abbastanza bene ma fino ad oggi abbiamo messo le mani solo sulle pareti che si affacciano subito sopra Bolognano. Questa volta decidiamo di avventurarci più in quota per vedere cosa offre la parete denominata “Due Sassi”. Tra le vie della fascia rocciosa scegliamo “Il cammino dell’arco”, 7 tiri sulla carta tranquilli e divertenti.

Il primo tiro affronta subito il diedro ad arco che con ogni probabilità dà anche il nome all’itinerario. E’ senza ombra di dubbio il tiro più solido, bello ed entusiasmante di tutta la via che, purtroppo, oltre a questa, non offre ulteriori lunghezze emozionanti. Si parte risalendo il muretto oltre il nome della via, abbastanza ostico nei primi metri, fino a che un breve traverso verso destra, in aderenza, conduce ad una placchetta verticale. Sfruttando le fessure si procede agevolmente per qualche metro fino a quando la placca si appoggia leggermente e le prese scompaiono. Poche gocce permettono di mantenere l’equilibrio e lavorare con i piedi in aderenza per raggiungere la presa gialla evidente dove la placca collide con la parete verticale successiva. Si rimonta ora in piedi sulla placca, che è quasi appoggiata a terrazzino, e la si traversa raggiungendo il diedro di sinistra. Questo si affronta in maniera decisa con arrampicata fisica ma intrvallata da qualche buon riposo grazie alle parti laterali che offrono spesso buoni appoggi. A metà diedro un passo in dulfer consente di guadagnare la parete superiore dove vi si esce sulla parete di sinistra con passo non semplice e strapiombante. Aggirato lo spigolo è presente la sosta aerea. 25m, 6a+.

Simone lungo il primo tiro, 6a+.

La seconda lunghezza parte con un breve traverso verso sinistra che porta alla base di una paretina verticale dove si trova il passo chiave della lunghezza subito sopra ad un tettino iniziale. Rimontare il tetto non è semplicissimo ma spostarsi bene sulla sinistra aiuta a trovare l’equilibrio necessario per vincere questa prima asperità. Inizia ora una sezione in placca, tutta in aderenza, dove sono poche le prese visibili e la maggior parte di esse sono molto piccole e scomode da tenere. Si lavora bene con la posizione del baricentro e con i pochi grumi a disposizione che consentono di manterenere il corpo attaccato il più possibile alla parete. Dove questa si chiude da un secondo tetto, più pronunciato rispetto al precedente, si inizia a traversare verso destra fino ad incontrare la fine del tetto dove buone prese consentono di riposare. La linea prosegue ora lungo muretto grigio frastagliato, che si sviluppa leggermente verso destra, e che non presenta difficoltà particolari se non fosse che qualsiasi cosa si prende come minimo si muove. Il lavoro di pulizia in questo tratto non è stato infatti eccelso e rende davvero pericolosa la progressione, prestare quindi particolare attenzione. Giunti in prossimità di vecchi chiodi a pressione si piega leggermente verso sinistra rimontando gli ultimi terrazzini che ci separano dalla sosta. L’attrito delle corde è notevole verso la fine della lunghezza ed è quindi bene allungare qualche protezione lungo il tragitto. 35m, 6b.

Martina lungo le rocce frastagliate al termine della seconda lunghezza, 6b.

Il terzo tiro è particolarmente brutto e friabile. Purtroppo qui la verticalità della parete lascia il posto a sequenze di terrazzini ripidi e terrosi dove è spesso necessario procedere cautamente per evitare di scivolare. Dopo un primo muretto grigio ci si sposta verso destra seguendo la linea di cordoni che, attraversando i terrazzini, conduce alla base di una parete più verticale e leggermente più compatta. Qui belle fessure permettono di salire agevolmente i primi metri fino a quando la roccia torna ad essere scadente. Un delicato traverso verso destra su comode prese permette di guadagnare il culmine della paretina dove inizia ad essere visibile la sosta all’interno di una nicchia a sinistra. Raggiungerla è molto difficoltoso e pericoloso per via del terreno e delle rocce particolarmente instabili. Tutto quello che si tocca si muove ed è necessario procedere con piccoli passi delicati. Un alberello verso metà traverso può essere usato come solido appiglio e per proteggere il tratto con un cordone. 30m, 5a.

Il termine del terzo tiro, 5a.

La quarta lunghezza esce dalla nicchia di sosta verso destra affrontando direttamente il marcato strapiombetto atletico. Dopo un breve traverso alla sua base lo si rimonta in maniera atletica e decisa uscendone sul versante di destra, ben ammanigliato grazie alle fonde e comode fessure soprastanti. Si apre ora una bella placconata solida che si segue verticalmente con arrampicata piacevole e difficoltà contenute fino al culmine della paretina. Qui si obliqua leggermente verso sinistra per tornare in corrispondenza dello spigolo della parete che si segue fino al termine. Attenzione in uscita visto che si entra in un largo canale pendente costellato da innumerevoli sassi e sassolini pronti a rotolare. Noi personalmente abbiamo perso il contro di quante volte abbiamo urlato “sasso” perchè ad ogni movimento la corda che strisciava nel canale ne smuoveva qualcuno, con buona pace del secondo di cordata costetto ad arrampicare a testa china e subirsi una doccia di detriti ad ogni recupero. Fortuna che non c’erano cordate sotto di noi! Il canale si sviluppa verso destra e, camminando sull’instabilità del manto roccioso, si raggiunge la sosta posta oltre un solido alberello in corrispondenza della larga cengia che separa le due pareti. 35m, 5b.

L’inizio della quarta lunghezza, 5b.

Il trasferimento verso la fascia rocciosa superiore si svolge lungo pendio di frana con traccia appena accennata che discende leggermente fino a rientrare nel boschetto antecedente la parete. Vista la brevità del tragitto e la pericolosità dello stesso è consigliato procedere legati. La seconda parte della via inizia in prossimità di un grosso arbusto tagliato che fa da base all’assicuratore (nome della via a parete).

Il quinto tiro riparte salendo il bel diedro oltre lo spigolo della parete con difficoltà costanti ma limitate. L’arrampicata è piacevole e la roccia decisamente migliore rispetto ai tiri precedenti. Alla fine del diedro si esce sulla sinistra attraverso un bel passo con incrocio di mani che ci proietta alla base di una placchetta grigia. Questa conduce in breve all’interno di un secondo diedro leggermente più fisico e tecnico che si affronta con decisione in dulfer con le mani in fessura ed i piedi lungo la parete di destra. Il tratto è ben protetto e dopo ogni movimento “duro” è sempre possibile trovare una posizione comoda dove scaricare. Terminato il diedro la parete si appoggia leggermente entrando in una breve sezione caratterizzata da roccette frastagliate che si supera senza particolari difficoltà fino a che si raggiunge la comoda sosta. Dopo qualche tiro scabroso finalmente una lunghezza quantomeno decente. 30m, 6a+.

Martina al termine del quinto tiro, 6a+.

La sesta lunghezza prosegue lungo facili roccette frastagliate ma piuttosto compatte che si sviluppano verticalmente oltre la sosta. La linea si districa attraverso le sezioni rocciose che consentono un’arrampicata continua saltando da un pilastro all’altro. Seguendo l’evidente linea dei fix si rimane quasi sempre lungo lo spigolo sinistro della parete dove la roccia è più solida e l’arrampicata verticale. Senza grosse difficoltà si raggiunge il terrazzo di sosta, non prima di essere usciti da una sbifida pancetta che si supera con ribaltata su piccole tacchette. Qui una fessura con vecchio chiodo rosso conduce alla parete opposta e quindi alla sosta. 25m, 5a.

Martina in uscita dalla sesta lunghezza, 5a.

L’ultimo tiro si snoda lungo una serie di belle fessure fino alla sommità della parete. Dalla sosta non è subito evidente la linea di salita in quanto a parete non sono presenti protezioni. La fessura da raggiungere è quella evidente alla nostra destra ma la placca oltre la sosta appare essere troppo severa per il grado proposto. Si scende piuttosto per circa un paio di metri lungo la rampetta di destra fino ad aggirare la parete e raggiungere quindi la base della fessura che si può ora salire agevolmente. Mano a mano che si sale la linea si fa più evidente e compaiono i primi cordoni a parete. Al termine della prima fessura un brevissimo stacco su placchetta conduce alla base di una seconda fessura, molto più stretta, che si sale in dulfer con arrampicata sostenuta. Questo tratto, molto tecnico, è particolarmente bello da salire, ben protetto ed eventualmente integrabile. Al termine ci si trova al di sopra di un largo terrazzino antecedente la paretina finale. Questa è ben manigliata e non oppone particolare resistenza. Conclusa anche questa si sosta su arbusto e ci si gode l’ampio panorama sul lago di Garda. 40m, 5c.

La bella roccia compatta dell’ultimo tiro, 5c.

Via che nel complesso non regala grandi emozioni. A parte il primo tiro e qualche tratto nella parte superiore l’arrampicata si svolge lungo roccia frastagliata, sporca e pericolante. Probabilmente le ascensioni future miglioreranno e ripuliranno questo itinerario che tutto sommato offre qualche passo interessante qua e la. Al momento non ci sentiamo comunque di consigliarlo se non ad arrampicatori con una certa esperienza e in cerca di avventura.

Roberto

Viste le ultime uscite prevalentemente alpinistiche decidiamo di andare alla parete di San Paolo alla ricerca di qualcosa di più sportiveggiante. Tra le tante classiche della parete ci orientiamo sulla via “Roberto” che pare essere poco frequentata rispetto alle vicine più blasonate.

Il primo tiro sale lungo il muretto oltre la scritta blu che identifica la via con arrampicata piuttosto impegnativa almeno per quanto riguarda i primi metri. Qui infatti si deve vincere un muro abbastanza povero di prese marcate dove la forza nelle dita gioca un ruolo fondamentale per alzarsi da terra. Solo all’altezza del primo fix è presente la prima tasca veramente netta, nascosta dal basso e comunque niente di bellissimo. Consente però di alzarsi leggermente per raggiungere alcune prese migliori sulla sinistra che in breve portano ad una lametta molto comoda su cui riposare un po’. Questa si sviluppa anche lungo lo strapiombino che chiude la parete inferiore e che si affronta in dulfer allungandosi al di sopra di esso dove marcate prese, molto sporche, consentono di rimontarlo. Si prosegue ora con arrampicata semplice lungo la rampa fessurata che curva verso destra fino ad aggirare la parete dove si esce oltrepassando una piccola protuberanza rocciosa che spancia verso l’esterno. Mantenendo le mani in fessura ed i piedi bassi si raggiunge l’altra parete dove un arbusto molesto rende difficoltoso l’ultimo passaggio per arrivare in sosta. 25m, 6b.

Simone sulla prima lunghezza, 6b.

La seconda lunghezza prosegue a destra raggiungendo la fessura verticale che si supera agevolmente grazie alle comode rocce frastagliate soprastanti. Inizia ora un breve traverso verso sinistra lungo solida placconata priva di appigli ma abbastanza corta da riuscire ad “abbracciarla” sfruttando le lame che la perimetrano. I piedi rimangono invece in aderenza dove la pendenza è meno pronunciata. Oltre la placca è possibile proteggere il secondo di cordata con un cordone attorno ad un solido alberello e proseguire ancora verso sinistra lungo un muretto semplice ed appigliato. Obliquando si raggiunge una seconda placchetta, particolarmente sporca, che si approccia in maniera simile alla precedente solo che questa volta le prese sono meno marcate. Passando al di sotto di un arbusto, e tenendo con la mano destra l’unica presa comoda a disposizione, ci si allunga completamente fino ad agguantare la lontana lama che consente di superare le difficoltà riportando il corpo a sinistra e raggiungendo la sosta aerea oltre lo spigolo della parete. 25m, 6b+.

Martina al termine della seconda lunghezza, 6b+.

Il terzo tiro risale un bel diedro in comune con la via “Ischia-Clazà”. Per raggiungerlo si segue lo spigolo del pilastrino che si erge sopra la sosta con passaggio iniziale delicato per arrivare al primo fix. Si aggira ora lo spigolo verso sinistra dove un breve traverso ben appigliato conduce alla base del diedro. La prima sezione si affronta senza particolare difficoltà sfruttando bene entrambe le pareti, ricche di appoggi per i piedi, e l’evidente fessura centrale per le mani. Si giunge in breve alla base di una piccola pancia placcosa e polverosa, vista la natura canalitica del tratto, che si supera in aderenza. Una volta rimontata alcuni facili passi conducono alla base della seconda parete del diedro dove le difficoltà sono maggiori. Si sale rimontando un piccolo strapiombetto protetto da vecchio chiodo e si continua sfruttando, come in precedenza, entrambe le pareti fino a quando il diedro si allarga e curva verso sinistra. Qui una serie di passaggi da ricercare, un po’ ad incastro, consentono di superare faticosamente i primi metri e guadagnare il pilastro di sinistra che, con un ultimo sforzo, conduce al terrazzo di sosta dopo aver attraversato qualche metro di roccette frastagliate e mobili. 35m, 6a+.

Martina al termine del terzo tiro, 6a+.

La quarta lunghezza prosegue lungo il diedro giallo di sinistra, molto ben appigliato e piacevole da salire, con progressione semplie e ben protetta grazie alla coppia di fix che si incontra lungo la salita. In breve si esce su di un lungo terrazzino che si segue giusto per alcuni metri fino a riprendere la verticale in corrispondenza delle protezioni a parete. Inizia ora una sezione su roccette e pilastrini, abbastanza scabrosa, che conduce alla base di un tettino che si affronta sfruttando il diedrino di sinistra che ospita buone prese ma distanziate costringendo a qualche allungo per passare da una all’altra. Usciti dal diedro ci si ritrova sulla stretta cengia dove si sosta abbastanza scomodamente. 20m, 6a.

L’inizio della quarta lunghezza, 6a.

Il quinto tiro aggira verso destra il piccolo strapiombetto sopra la sosta che si rimonta con passo non facile su piccole tacche per le mani e con piedi in aderenza. Una breve sezione appoggiata porta alla base di una paretina strapiombante dove inizia il tratto più difficile dell’intero itinerario. Rinviato il primo fix ci si sposta verso sinistra alla ricerca delle prese migliori che per la loro natura liscia, stondata e consumata, sono maledettamente difficili da tenere ed altrettanto difficile è trovare una posizione comoda che consente di rinviare il fix successivo. Il tratto è azzerabile anche se la distanza tra le protezioni rende questa operazione abbastanza complessa. Proseguendo ora verso destra si raggiunge qualche presa migliore che consente di rinviare il terzo fix e continuare verticalmente, con arrampicata ancora fisica e stancante, fino al termine della parete dove la verticalità termina e grossi massi consentono di riposare. Spostandosi ora verso sinistra si aggira lo spigolo e si raggiunge infine la comoda sosta. Tiro molto delicato e difficile da passare in libera, le prese ci sono ma non sono mai belle e la sequenza di passaggi non è di facile interpretazione. Allo stato attuale il tratto può essere valutato sicuramente oltre il 7a. Anche azzerare non è immediato. 20m, 7a/7a+/A0.

Lo sviluppo del tiro chiave, 7a/7a+/A0.

La sesta lunghezza corre lungo lo spigolo della parete grigia che si sviluppa oltre la sosta. L’arrampicata si svolge in alternata tra il versante di destra e quello di sinistra seguendo le prese migliori. La progressione non presenta difficoltà particolari se si leggono bene i passaggi e solo verso la fine qualche passaggio più ostico permette di guadagnare la sommità della parete. Inizia ora una sezione molto brutta e sporca dove la gran parte delle prese è costituita da massi mobili che danno la fastidiosa sensazione di instabilità e pericolosità al passaggio. Prestare quindi molta attenzione lungo questo tratto. Facendosi spazio tra terra ed arbusti si raggiunge la base di un piccolo tettino che rappresenta l’ultima difficoltà della lunghezza. Una serie di passi atletici ma su prese relativamente buone consentono di superare e raggiungere la comoda fessura subito sopra il secondo fix visibile che sancisce il termine delle ostilità. Sebbene molte relazioni diano questo tratto come A0, è invece molto alla portata (sicuramente più del tiro precedente) con difficoltà che si aggirano attorno al 6c. Proseguendo in verticale ancora per pochi metri si passa attraverso una coppia di arbusti, che chiudono il passaggio, giungendo così al terrazzino di sosta. 35m, 6c/A0.

Simone lungo il primo pilastro della sesta lunghezza, 6c/A0.

Il settimo tiro è una lotta continua con gli arbusti, la terra ed i sassi che ogni due per tre ti rimangono in mano. Tutta la lunghezza è assai sporca e richiederebbe più di una passata di restyling. Si parte affrontando l’unico tratto solido del tiro: una pancetta oltre la sosta che si supera atleticamente grazie alle fonde fessure che la solcano nel punto più alto. Da qui in poi inizia una sequenza di terrazzini alberati, terriccio e roccette alternate a qualche raro passo su brevissime placchette giusto per dare un senso al tiro. La linea si sviluppa prima verso sinistra e poi verso destra seguendo la linea dei fix, che rimangono comunque ben visibili a parete, fino ad uscire su una larga cengia in vista del pronunciato tetto giallo, protagonista del prossimo tiro, che incute timore solo a gurdarlo. Sterzando verso sinistra si prosegue nel corridoio boschivo fino a superare un ultimo muretto che conduce alla sosta da attrezzare su due fix. 38m, 5c.

La partenza del settimo tiro, 5c.

L’ultima lunghezza è senza dubbio la più bella di tutta la salita e sinceramente era ora che un tiro meritasse davvero di essere salito! Sale il pronunciato strapiombo apparentemente molto repulsivo ma che in realtà ospita uno stretto canalino verticale che si affronta fisicamente ma con difficoltà umane. Si parte aggirando la nicchia di sosta verso sinistra e si prosegue in verticale lungo roccia gialla frastagliata che non dà un gran senso di stabilità ma che tutto sommato si muove poco. Obliquando verso destra si costeggia il tetto fino a cambiare versante con passo esposto ma ben manigliato. Ci si trova ora alla base del bellissimo canale che prosegue verticalmente sino al termine della parete. L’arrampicata è sicuramente fisica, visto che la parete strapiomba leggermente, ma tutte le prese sono al posto giusto facendo della resistenza una componente fondamentale al fine di superare agevolmente il tratto. In linea di massima si cerca di rimanere all’interno del canale per buona parte della sua lunghezza ed uscirne sulla sinistra in prossimità della fine dove le prese si fanno meno marcate ed è necessario attingere alle ultime energie per uscire sul terrazzino di sosta. Qui si attrezza un grosso albero e si recupera il compagno. 28m, 6b.

Martina impegnata lungo l’ultimo tiro, 6b.

Via con passaggi interessanti ma nel complesso molto sporca e da ripulire. Le prime tre lunghezze si svolgono su roccia buona e compatta ed offrono stili diversi. Anonimi sono invece i tiri centrali dove la vegetazione sta prendendo il sopravvento, mentre l’ultimo tiro è veramente bello e meritevole. Nonostante la linea sia protetta a fix non è da prendere sottogamba ed offre sicuramente ingaggio per chi vuole mettersi alla prova.