Maurizio Speciale

Si dice che non c’è 2 senza 3. Dopo aver salito le vie “Ibex” e “Laubensassa”, il terzo giorno rimaniamo sul tema arrampicatorio, questa volta in piacevole compagnia. Visto che il meteo sembra reggere optiamo per una via lunga per occupare a pieno la giornata. All’unanimità la scelta ricade sulla linea “Maurizio Speciale” al Trapezio del Lagazuoi.

Il primo tiro inizia rimontando una paretina piuttosto verticale che in breve entra nel diedrino dove è posizionato un cordone bianco ad indicare la via. Nonostante le difficoltà dichiarate siano limitate il tratto non è proprio banale e necessita attenta ricerca degli appigli migliori per essere superato. Raggiunto il diedro lo si segue con difficoltà minori fino a che non muta in rampetta che obliqua verso destra. Si segue quest’ultima raggiungendo così una larga cengia che spezza la verticalità e che conduce, verso sinistra, a resti di strutture militari. La via prosegue invece lungo il pilastrino, a destra dell’evidente parete gialla strapiombante, che si segue fino alla sua sommità dove è possibile attrezzare una sosta unendo una coppia di chiodi o sfruttando lo spuntone di destra. 26m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza è estremamente breve ma consente di evitare attriti inutili lungo il tiro successivo. Dalla sosta si inizia a traversare verso sinistra passando un chiodo verso metà del traverso. Raggiunto un secondo la linea si verticalizza ed è possibile sfruttare clessidre e buchi a parete per posizionare ulteriori protezioni. Si punta ad un evidente terrazzino chiuso su 3 lati che si raggiunge senza difficoltà particolari grazie alle numerose prese che si susseguono. Raggiunto il terrazzino si sosta su cordone attorno a masso incastrato eventualmente rinforzabile con friend in fessura. 15m, IV.

Simone all’inizio della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro è, senza ombra di dubbio, il più bello e caratteristico di tutto l’itinerario. Si tratta di arrampicata lungo un muro nero verticale, forse leggermente strapiombante in alcuni punti, estremamente compatto e lavorato a grossi buchi che formano prese piuttosto accoglienti per mani ed ottimi apoggi per i piedi. L’arrampicata è davvero bella e di incredibile soddisfazione, qualcosa che non si scorda facilmente. La direzione da seguire è evidente e segnalata da numerosi cordoni attorno a clessidre, qualcuno distante, eventualmente integrabili con altri visto che la parete abbonda di opportunità, attenzione solo a non farsi prendere troppo la mano perchè i rinvii non sono infiniti! La progressione è fluida, i posti dove riposare non mancano ed in men che non si dica si raggiunge la sosta dove è finalmente possibile guardarsi alle spalle ed apprezzare anche dall’alto questo magnifico tiro. La sosta è aerea ed è composta da una serie di cordoni attorno ad una coppia di solide clessidre. Altre clessidre “libere” possono essere usate come rinforzo. 40m, V.

Martina e Cristiano lungo il bel muro lavorato del terzo tiro, V.

La quarta lunghezza continua sulla falsa riga della precedente ancora lungo muro verticale molto lavorato. Si parte arrampicando leggermente verso destra in direzione del cordone a parete. Una volta raggiunto si continua in verticale senza linea obbligata proteggendosi a dadi, friend e cordoni fino a che la parete inizia ad appoggiarsi. Inizia quindi una flebile rampetta che obliqua verso destra per una decina di metri e che si segue fintanto che si raggiunge il cordone di sosta, da rinforzare a friend. Attenzione lungo la rampa in quanto è presente qualche detrito e lo sfregare della corda potrebbe smuoverlo. 45m, IV.

Monica lungo i metri finali della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro è di collegamento e permette di superare la larga cengia che spezza la verticalità della parete. Dalla sosta si rimontano alcune facili roccette prima di raggiungere la terrazza vera e propria. Questa è piena di sassolini di ogni dimensione e la progressione risulta faticosa ed impegnativa visto il continuo scivolare ad ogni passo. La direzione da seguire è evidente e si punta ad un cordone bianco penzolante sulla parete successiva, leggermente a sinistra rispetto alla sosta precedente. Raggiunto il muro lo si scala per una decina di metri fino a che diviene più verticale. Qui si trova un cordone dove è possibile attrezzare la sosta. 45m, III.

Simone all’inizio del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza torna a salire in verticale lungo muro compatto che ricorda i tiri sulla parte bassa della via. Si segue una fessurina che corre leggermente verso sinistra e che punta a muro più lavorato ma anche più appoggiato. L’arrampicata è molto bella e di soddisfazione e la linea è dettata dai cordoni a parete che si susseguono distanziati. Al termine del pilastro, poco prima di raggiungere una cengia, ci si sposta verso destra ritrovandosi al termine di un canale. Qui si rimonta un ultimo grosso masso prima di arrivare in cengia e sostare. Seguendo la cengia verso destra è possibile uscire dalla via. 50m, IV-.

Martina lungo la sesta lunghezza, IV-.

Il settimo tiro continua oltre la cengia ancora lungo un muretto verticale che canaleggia nella parte superiore giungendo nei pressi di una lunga terrazza detritica. La linea da seguire da qui in poi non è molto evidente ma come riferimento puntare alla placchetta appoggiata visibile sulla sinistra e da lì seguirla verso destra in direzione di un piccolo diedro dentro il quale è presente un chiodo con cordoncino, poco visibile. Superato il diedro ci si sposta ancora leggermente verso sinistra raggiungendo una coppia di spuntoni giallastri, poco rassicuranti, dove si sosta attrezzando su uno di questi ultimi e su friend nell’accogliente fessura di destra. 50m, IV-.

L’ottava lunghezza è molto breve e conduce alla base della paretina chiave della via. Dalla sosta ci si sposta verso sinistra superando gli spuntoni e proseguendo lungo camminatoio fino a raggiungere un canale che si sviluppa verso destra. Continuando verso sinistra si affronta la variante facile che evita il tiro successivo proseguendo lungo facili risalti rocciosi. Verso destra l’arrampicata continua invece dapprima lungo bella fessura proteggibile a friend ed in seguito lungo roccette rotte e frantumose arrampicando al di sotto di un evidente strapiombo. Al termine del canale si aggira lo strapiombo trovando così il cordone di sosta. 22m, IV.

Al termine dell’ottava lunghezza, IV.

Molto bello è il nono tiro che torna a salire in verticale affrontando dapprima un bel traverso seguito da strapiombetto boulderoso prima di raggiungere una simpatica placchetta che conduce alla cengia di sosta soprastante. Si inizia per un paio di metri in verticale fino a rimontare su di una placchetta appoggiata che si segue verso sinistra in direzione del bordo della parete. Qui sono presenti due chiodi a proteggere il passaggio boulderoso che conduce alla placchetta seguente. Il movimento è deciso ma tutto sommato fattibile grazie alle evidenti prese a parete. Superato il tratto ci si sposta leggermente a sinistra prima di affrontare, diritti per diritti, la splendida placconata caratterizzata da listelle piccole. L’arrampicata è prevalentemente di movimento ed equilibrio e la linea è dettata da chiodi rossi a parete. Superate le difficoltà si raggiunge una cengia dove si sosta su cordone rafforzando con una coppia di friend nei buchi limitrofi. 30m, V+.

Monica lungo la bella placca al termine del nono tiro, V+.

Traversando una decina di metri verso sinistra si raggiunge la base di una fessurina strapiombate dove è posta la sosta “originale” del nono tiro. A nostro avviso è meglio fermarsi prima ed arrivarci successivamente per evitare eccessivo attrito delle corde.

La decima ed ultima lunghezza riparte lungo l’evidente fessura strapiombante oltre la sosta che si vince attraverso passaggi atletici e decisi. E’ richiesta un po’ di forza e resistenza èer affrontare questo tratto vista l’inclinazione sfavorevole della fascia rocciosa. La fessura è comunque accogliente. Oltrepassata quest’ultima si procede lungo parete più appoggiata ed in seguito verticalmente lungo un muro lavorato che piano piano muta in pronunciato diedro fessurato. Il diedro è di facile risoluzione ed in breve si raggiunge la sosta sulla cengia soprastante. 25m V/V+.

Simone all’inizio della decima lunghezza, V/V+.

Per uscire dalla via è necessario ancora un breve tiro di corda che, traversando verso destra lungo la cengia esposta, conduce alla traccia di rientro. A metà del traverso, nel tratto più stretto, è presente una coppia di chiodi. 18m, I.

Via bella e meritevole, soprattutto per il muraglione inferiore e la coppia di tiri finali. Le lunghezza centrali sono piuttosto detritiche e spezzano notevolmente la verticalità ma non danno troppo fastidio. Le protezioni lungo la via sono sufficienti ed è necessario integrare in più punti a dadi, friend e cordoni. Anche la linea da seguire, nei tiri superiori, non è sempre evidente ed è necessario saper leggere bene la parete. Nel complesso un’arrampicata di notevole gratificazione contornata da un panorama stupendo.

Laubensassa

Dopo una bella giornata passata alle pareti del Piccolo Lagazuoi ci fermiamo a dormire al passo Valparola anche per il giorno successivo. Questa volta, complice meteo incerto nel pomeriggio, scegliamo qualcosa di più corto e con possibilità di ritirata, anche se leggermente più difficile della via del giorno precedente. La scelta ricade sulla linea “Laubensassa”, al Sass de Stria.

Il primo tiro ospita i passi chiave dell’itinerario che si concentrano lungo i primi metri della lunghezza. Qui infatti una parete verticale priva di evidenti rese dà il benvenuto all’arrampicatore. Una coppia di fix delinea la linea da seguire. Le prese sono piccole, spesso costituite da buchetti svasi, e anche gli appoggi per i piedi scarseggiano. Un inizio boulderoso insomma. Raggiunta l’altezza del secondo fix iniziano le prese “comode” e la progressione risulta più agevole. Si rimonta un breve terrazzino roccioso oltre il quale è presente un piccolo tettino che si supera atleticamente ma senza troppi problemi grazie alle buone prese sommitali. La via prosegue ora lungo placchetta molto appoggiata che lascia presto spazio a terrazzini arborei. Senza ulteriori difficoltà si punta alla base di un piccolo diedro fessurato dove è presente uno spit dove poter sostare, magari rinforzandolo con il masso incastrato sulla destra. 55m, VI+.

Simone all’inizio del primo tiro, VI+.

La seconda lunghezza riparte lungo il diedro fessurato attraverso arrampicata delicata per via della roccia non ottima. Durante la progressione si tende a rimanere sulla paretina di destra che offre prese migliori. Il tratto è completamente da attrezzare a dadi e friend. Al termine della fessura, sulla liscia parete di sinistra, è presente una coppia di fix, segno che è giunta l’ora di abbandonare il diedro ed iniziare a traversare verso sinistra in direzione di un mughetto. Il tratto superiore è ben appigliato anche se le zolle erbose disturbano un po’ il passaggio. Si giunge infine nei pressi di una nicchia dove si sosta agevolmente. 30m, V.

Simone lungo il diedro della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro si sposta di un paio di metri verso sinistra ripetto alla sosta prima di tornare a salire in verticale. Raggiunto una specie di canale erboso lo si abbandona a favore dello spigolo sinistro della parete arrampicando tra una fessura e l’altra fino a raggiungere un primo fix. Da qui la linea diviene più evidente obliquando verso destra in direzione della protezione successiva. Si continua ancora verso destra per qualche metro prima di tornare a piegare verso sinistra seguendo una terrazzina che rampeggia in direzione della vegetazione. Superati gli ultimi risalti si raggiunge la sosta dopo aver scavalcato un mugo, utilizzabile come protezione, ed oltrepassata una minuta cengia vegetativa. 28m, V+.

L’inizio del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza prosegue verticalmente alla sosta seguendo la fessurina dove è possibile intravedere un chiodo. Superato questo si continua lungo il pilastro di destra che, continuando ad obliquare, conduce ad una serie di placchette solide e verticali. Superato a destra il primo fix si prosegue in verticale per qualche metro arrampicando lungo roccia molto bella e lavorata. Raggiunto un secondo ed un terzo fix si torna verso sinistra in direzione di una lunga serie di spit che identifica la variante di uscita diretta. Poco prima di raggiungere il primo, nei pressi della vegetazione sulla sinistra, è presente la sosta. 25m, V.

La fessura iniziale della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro traversa ora di netto verso sinistra, attraverso il passaggio ricavato tra i mughetti, in direzione di un evidente cordone penzolante alla base di uno spigolo. La linea verticale di spit fa infatti parte della variante di uscita diretta con gradi più sostenuti. Raggiunto il cordone si prosegue verticalmente lungo il muretto fessurato a destra dello spigolo che conduce all’ingresso di un canalino appoggiato che obliqua verso destra. La qualità della roccia in questo tratto non è delle migliori ed è necessario prestare attenzione. Dopo qualche metro il canale si biforca ed è possibile proseguire in entrambe le direzioni anche se quella di destra, a nostro avviso, è più interessante ed ospita roccia più solida. Rimontate le facili roccette seguenti si giunge infine alla sosta. 40m, V.

Simone lungo lo spigolo del quinto tiro, V.

La sesta ed ultima lunghezza continua nel canale prima appoggiato e poi più verticale nella parte centrale. Qui sono concentrate le difficoltà del tiro composte da muretto leggermente strapiombante fenduto da larga fessura laterale. Lungo il primo tratto è necessario fare particolare attenzione visto che i detriti che compongono il canale sono grossi e mobili e non è facile proteggersi. Raggiunto il muretto, protetto a fix, lo si sale incastrandosi dapprima all’interno della fessura di destra e, dopo un paio di metri, uscirne sulla parete di sinistra seguendo una seconda fessura, questa volta orizzontale, che permette di rimontare atleticamente le difficoltà e di uscire su cengia. Si segue ora il canale di destra rimontando una coppia di grossi massi e procedendo con arrampicata più semplice. Anche questo canale è composto da numerosi detriti ed è quindi necessario prestare attenzione a quello che si prende. Giunti in cresta la si segue verso sinistra per qualche metro fino a raggiungere un fix per la sosta da rinforzare, 40m V+.

La linea dell’ultima lunghezza, V+.

Via breve ma carina. La roccia è tendenzialmente buona lungo l’itinerario anche se in alcuni tratti richiede attenzione. La chiodatura è essenziale nelle sezioni più difficili ed in generale necessita integrazione. La linea è logica ed è difficile perdersi mentre i tiri sono tutti godibili e caratterizzati da arrampicata divertente e di movimento. Poche sono le sezioni che impegnano veramente, composte prevalentemente da singoli boulderosi. In ogni caso rimane una via dallo stampo alpinistico da proteggere e non da sottovalutare.

Ibex

Due mesi che non tocchiamo la roccia. La mancanza si sente. Vacanze di ferragosto itineranti ci conducono inizialmente al passo Valparola, pieno di gente, forse troppa. La voglia di arrampicare è comunque molta e, nei dintorni del parcheggio, sono molteplici le linee che non abbiamo ancora avuto il piacere di affrontare. Una di queste corre lungo la parete dello Spianarac: la via “Ibex”.

Il primo tiro parte verticalmente lungo bellissima placconata lavorata e caratterizzata da una serie di colate nere. Le difficoltà sono limitate ma la qualità della roccia è davvero meritevole rendendo il tratto estremamente piacevole da salire. La linea è inizialmente ben delineata da una coppia di cordoni che lasciano spazio a fix lungo i tratti più impegnativi. Nonostante questo il tiro non è da sottovalutare perchè mano a mano che si sale le protezioni diventano più rade ed è necessario integrare per una progressione più sicura. Dopo un tratto tendenzialmente verticale si prosegue lungo cengie detritiche fino alla sosta posta prima di una seconda parete verticale, leggermente a sinistra rispetto alla linea di salita. 55m, IV+.

Simone lungo il primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga della prima con una bella placca verticale lungo i primi metri che lascia presto spazio a paretine più appoggiate e sassose. Superato atleticamente il muretto oltre la sosta, molto ben appigliato, si prosegue diritti per alcuni metri fino a che la verticalità scema ed iniziano una serie di rampette ascendenti che si seguono verso sinistra in direzione di un evidente diedro al termine di una larga cengia. Senza raggiungere quest’ultimo si prosegue lungo la rampa, scarsa di protezioni, fino a raggiungere la comoda sosta sopra la cengia. 40m, IV.

Martina in arrivo alla seconda sosta, IV.

Il terzo tiro prosegue verso sinistra rispetto alla sosta in direzione di un cordoncino blu abbastanza malmesso. La parete ora torna a guadagnare verticalità ed uno spit, poco sopra, indica la linea da seguire. Si procede dunque lungo solide colate nere con movimenti piacevoli su belle prese. Ora tendenzialmente diritti incontrando, di tanto in tanto, un fix quà e là. Anche questa volta, lungo gli ultimi metri, la parete si appoggia leggermente e le difficoltà diminuiscono. Si raggiunge infine una terza cengia, poco prima di una paretina evidentemente verticale, dove si sosta tranquillamente. 50m, IV+.

La partenza del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza ospita passaggi molto belli e meritevoli lungo il bel muretto iniziale. La verticalità qui si fa sentire ma le prese ci sono tutte, sia per tirarsi su che per riposare. L’arrampicata è oltremodo gradevole ed il tratto è ben protetto a fix anche se la loro distanza suggerisce qualche integrazione quà e là. Terminato il primo muretto si sormonta una breve cengietta dove parte un secondo muretto, anche questo molto bello sebbene dalle difficoltà più contenute. Si giunge quindi su larga terrazza detritica dove si piega decisamente verso destra in direzione di un fix con cordoncino bianco dove si sosta. 40m, V.

Il bel muro iniziale della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro riparte verso destra obliquando leggermente fino a raggiungere un evidente cordone attorno a clessidra. Superato questo si procede verticalmente fino ad una piccola cengia che spezza la verticalità del tiro. Si riparte ancora diritti in direzione di un primo spit, che si supera, e continuando in seguito fintanto che la parete non si appoggia. Sterzare ora verso sinistra seguendo le rampette ascendenti in direzione di un piccolo pilastro compatto. Poco prima di raggiungerlo, sulla destra, è presente una coppia di spit dove poter attrezzare la sosta. Anche questo tiro come il precedente risulta molto piacevole da salire: roccia ottima a buchi e parete tendenzialmente verticale. 55m, V.

L’inizio del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza inizia spostandosi alla base del pilastro di sinistra che si approccia arrampicando inizialmente lungo il diedro di destra. Si segue questo giusto qualche metro, seguendo la linea delle protezioni a parete, per abbandonarlo a favore del pilastro di sinistra che permette di uscire su piccola cengia. Si vince quindi un breve muretto verticale prima di raggiungere una terrazzina detritica. Proseguendo ancora lungo la parete successiva si obliqua verso sinistra in direzione dello spigolo della parete. Poco prima di raggiungere il canale oltre lo spigolo si sosta scomodamente su coppia di cordoni. 50m, V.

Simone lungo il pilastro della sesta lunghezza, V.

Il settimo tiro prosegue lungo il bello spigolo che ospita, lungo il tratto iniziale, i passi più delicati. Mano a mano che si sale la parete si appoggia e la progressione risulta essere più agevole anche se è necessario prestare particolare attenzione alla qualità della roccia in questo tratto non eccelsa. Si giunge quindi su cengetta che si supera entrando in un evidente diedro che si vince sfruttando le pareti laterali sia con le mani che con i piedi. Una coppia di cordoni indica la linea da seguire. Al termine del diedro si continua verso sinistra in direzione di un secondo diedro più verticale alla cui base è presente la sosta. 50m IV, eventuale sosta intermedia.

Simone nella parte finale del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza prosegue con arrampicata inizialmente fisica lungo il diedro a sinistra della sosta. Un paio di passi boulderosi, su roccia da verificare, consentono di superare le difficoltà e di iniziare un traverso verso destra, abbondonando il diedro dopo una manciata di metri, per evitare i marci strapiombi soprastanti e continuare la progressione dove la roccia è migliore. Superato un fix un po’ nascosto si torna un po’ in verticale obliquando comunque ancora un po’ verso destra fino a raggiungere una larga terrazza detritica che si supera prestando attenzione a non muovere troppi sassi che finirebbero prima nel diedro e poi nei pressi della sosta sottostante. Oltre la cengia la comoda sosta. 30m, IV+.

L’inizio fisico dell’ottava lunghezza, IV+.

Il nono ed ultimo tiro non regala particolari emozioni ma consente di giungere in cima alla fascia rocciosa dove il panorama che si apre merita veramente. Dalla sosta ci si incammina verso sinistra rimanendo più alti possibile fino a raggiungere una traccia che costeggia la parete. Il fondo detritico rende la progressione delicata e faticosa e l’arrampicata si limita ai primi 5 metri della lunghezza. Camminando verso sinistra si raggiungono infine due fix su cui poter attrezzare la sosta. Il camminamento in realtà prosegue ancora per una ventina di metri fino al raggiungimento della vetta. E’ consigliato rimanere legati anche lungo questo tratto allungando il tiro precedente o sostando e proseguire successivamente. 40/60m, III.

Via bella con alcuni passaggi interessanti lungo belle placconate solide e lavorate. Alcuni terrazzini spezzano la continuità ma tutto sommato non danno troppo fastidio. La chiodatura lungo tutto l’itinerario è a cordoni e fix, essenziale dove serve, ma per una progressione sicura è necessario integrare. Buone sono anche le soste. A volte la linea da seguire non è del tutto chiara ma le difficoltà omogenee rendono eventuali “fuori pista” meno drammatici. Consigliata!

Kora

Dopo un maggio ed un inizio giugno assai piovosi, l’estate inizia finalmente a fare capolino e di conseguenza inizia anche la stagione in ambiente. Come prima via di quest’anno scegliamo di seguire la “Cavalcata Alta della Kora”, partendo dal Pilastro Dalai Lama con la via “Kora” e proseguendo poi lungo le torri sommitali. La partenza, come di consueto, è prossima all’alba così da poter sfruttare a pieno la tranquillità della mattinata ed essere avvolti dai suoni della natura.

Il primo tiro inizia lungo bella placchetta compatta con passo iniziale in aderenza ma con mani che accarezzano prese molto buone. Dopo alcuni metri la verticalità si fa meno marcata e si inizia un breve traverso verso destra per aggirare un mughetto poco sopra la verticale. Proseguendo ora diritti si affronta una paretina appoggiata corredata di cordoni a segnalare la linea da seguire i quali rendono la progressione piuttosto sicura. Le difficoltà per questo primo tiro sono oramai concluse ed in breve si raggiunge un secondo mughetto dove si prosegue brevemente verso destra fino ad un minuto terrazzino dove un cordone attorno a pilastro, rinforzato con chiodo, invita alla sosta. 25m, V+.

Simone lungo i primi metri della via, V+.

La seconda lunghezza continua lungo la rampetta che costeggia il canalino a destra della sosta. Terminata quest’ultima si traversa di poco verso sinistra per oltrepassare un secondo canale raggiungendo così la base di una bella placchetta. Al termine della rampa iniziale evitare di andare a destra verso il cordame a parete visto che fa parte della via “AUM”. La placca è molto bella e si vince attraverso arrampicata di movimento seguendo le fessure parallele che obliquano lievemente in direzione dello spigolo sinistro della parete. Particolarmente interessanti sono gli ultimi metri, maggiormente esposti, che culminano su largo terrazzino. Seguendolo lungo l’evidente camminatoio si raggiunge un grosso mugo dove si attrezza infine la sosta. 30m, V.

La linea della seconda lunghezza, V.

Ignorando ora il cordone sullo spigolo di destra, facente sempre parte della via “AUM”, si continua verso sinistra discendendo un paio di metri prima di attraversare un largo canale. Ci si trova quindi ai piedi di una bella parete lavorata e leggermente appoggiata dove si torna a salire in verticale seguendo i cordoni a parete che lungo questo tratto risultano inizialmente distanziati. Nonostante le difficoltà siano contenute prestare comunque attenzione visto che non è nemmeno facile proteggersi con materiale proprio. In prossimità del culmine della parete si piega verso destra, ignorando la sosta della via “Vecchie Tracce” sulla sinistra, seguendo i cordoni, ora generosi, che conducono nei pressi dello spigolo destro della parete dove è presente un evidente spuntone. Superato questo si rimontano gli ultimi balzi prima di raggiungere una coppia di chiodi dove si attrezza la sosta. 40m, IV.

Martina in arrivo alla terza sosta, IV.

La quarta lunghezza inizia con il passo più fisico della salita che vince la paretina leggermente strapiombante subito oltre la sosta. Si inizia quindi rimontando una serie di facili roccette fino a giungere alla parete principale che si supera con passo atletico e deciso. Le prese sono piuttosto storte ma in caso di necessità è presente un lungo cordone che permette l’azzeramento. Superate le difficoltà si raggiunge una piccola paretina sulla destra che porta dapprima ad un mughetto ed in seguito lungo una piccola crestina che si segue per qualche metro inizialmente discendendo verso sinistra e risalendo poi verso destra in direzione di un evidente cordone bluastro. Terminato il pilastrino finale si sosta sfruttando uno spuntone ed incastrando qualche friend lungo le fessure. 30m, V+.

L’inizio della quarta lunghezza, V+.

Poco entusiasmante è il quinto ed ultimo tiro che, attraverso una camminata verso destra lungo cengia erbosa, permette di raggiungere il sentiero da dove è possibile rientrare oppure proseguire lungo la “Cavalcata Alta della Kora”. Dalla sosta, seguendo gli evidenti cordoni, si disarrampica facilmente raggiungendo così l’inizio della cengia che si segue in direzione di un arbusto che si supera senza difficoltà finendo sulla seconda parte di cengia, questa volta più larga, che si addentra nel boschetto di destra. Si termina discendendo un paio di metri e raggiungendo così una larga terrazza dove un grosso masso con 2 fix consente di attrezzare l’ultima sosta. 40m, IV.

Martina lungo la cengia finale, IV.

Via simpatica su roccia molto buona. Alterna tratti verticali a sezioni di collegamento che, tuttavia, non disturbano più di tanto la progressione. Le protezioni lungo tutto il percorso sono generose ed abbondanti e raramente è necessario integrare con ulteriore materiale. Le difficoltà sono contenute, sono infatti pochi i passi che impegnano veramente. Nel complesso una via piacevole, buon concatenamento con i torrioni soprastanti.

Manuines

Dopo 2 mesi di stop per motivi traversi torniamo in valle del Sarca per rimettere mani sul caratteristico calcare. Per l’occasione ci dirigiamo alla parete della croce di Ceniga intenti a salire la via “Manuines”, una linea ancora poco frequentata anche se aperta già da un po’. Le informazioni al riguardo effettivamente scarseggiano ma siamo in vena di avventura e di buona mattina, con il sole che inizia a fare capolino, siamo alla base della parete.

Il primo tiro risale inizialmente un muretto fessurato, leggermente strapiombante nella parte finale, che si vince rimanendo sulla paretina di destra fino a che si raggiunge il cordolo dove un movimento deciso permette di rimontare. Inizia ora un breve tratto vegetativo che conduce, senza particolari difficoltà, alla base di una rampetta rocciosa. Qui è possibile attrezzare una sosta intermedia su coppia di cordoni attorno a clessidre oppure affrontare la rampa, per una decina di metri, fino alla sosta vera e propria. La rampa è molto bella ed interessante e si sviluppa verso destra con arrampicata di movimento. Il lavoro dei piedi è semre in aderenza alla ricerca degli appoggi migliori mentre le mani corrono lungo la parete verticale di sinistra dove le prese ci sono ma non sono sempre comode. Alla fine della rampa un vecchio golfaro cementato invita alla sosta. 25m, V+.

Martina lungo la rampa finale del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte con un lungo traverso verso sinistra che aggira gli strapiombetti soprastanti. L’arrampicata è bella e di movimento lungo tutto il tratto e le prese non mancano. Solo verso metà traverso è necessario discendere leggermente qualche passo per seguire gli evidenti appoggi. Una volta terminato si torna a salire in verticale seguendo un simil-diedro che si abbandona quasi immediatamente all’altezza dell’ultimo fix visibile. Ci si sposta ora verso destra e, attraverso movimenti delicati su tacchette, si raggiunge lo spigolo destro della paretina dove si rimontano le difficoltà e si prosegue lungo sezione più semplice ed appoggiata. Continuando lungo il bel pilastro a margine della parete si raggiunge brevemente un terrazzino dove si sosta. 23m, VI.

Il bel traverso della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro prosegue in verticale lungo muro solido e continuo. Dopo un risalto iniziale la parete si verticalizza notevolmente e le difficoltà aumentano. Dopo qualche metro si incontra il passo chiave per raggiungere un’evidente fessura orizzontale. Con movimenti in allungo si raggiunge prima un’orecchia staccata e, rialzando bene i piedi lungo placca, ci si proietta infine verso destra raggiungendo il punto più basso della fessura. Ora, con arrampicata fisica, si segue la fessura verso sinistra sino al termine. Le prese per le mani tendenzialmente ci sono mentre i piedi sono costantemente alla ricerca di qualche appoggio che, trovandosi sempre abbastanza in alto, costringe ad una progressione scomoda e rannicchiata. Al termine della fessura, sulla sinistra, una coppia di cordoni invita alla sosta. 20m, VI+.

Martina impegnata lungo il terzo tiro, VI+.

La quarta lunghezza prosegue ora verso destra traversando lungo placca seguendo la linea di fix a parete. Dopo il primo passo più complicato, per raggiungere l’evidente lama orizzontale, il traverso si svolge più rilassato almeno fino a quando la linea torna a salire in verticale. Qui le belle prese, sia per mani che per piedi, lasciano spazio a tacche più minute e scomode e ad appoggi più rari. I primi metri sono i più difficili ed una volta entrati nel simil-diedro soprastante, all’altezza di un cordone arancio, la progressione diviene più semplice. Si risale quindi l’intero spigolo di destra fino a che termina. Qui lo si oltrepassa verso destra e, attraverso passi delicati e di equilibrio, si agguanta la bella lama che conduce al golfaro di sosta. 20m, VI+.

Simone lungo il passo chiave della quarta lunghezza, VI+.

Il quinto tiro è molto interessante ed ospita un traverso piuttosto delicato circa a metà. Dalla sosta si risale in verticale per qualche metro in direzione dell’unico fix visibile. Si piega ora decisamente verso destra iniziando il traverso all’altezza di un cordone nascosto. I primi metri si svolgono senza particolari problemi ma dopo qualche passo la storia cambia. La parete frontale inizia a strapiombare mentre, al contempo, la cengia dove si muovono i piedi si restringe. Rimanere attaccati al muro è un gioco di puro equilibrio anche considerando il fatto che le prese disponibili sono davvero poche e piccole. Terminato il traverso si rimonta un piccolo strapiombo, questa volta ben appigliato, e si prosegue in verticale lungo placca. Un ultimo passaggio in allungo consente di raggiungere prima una tasca e poi la sosta. 20m, VI+.

Martina lungo il quinto tiro, VI+.

La sesta ed ultima lunghezza non regala emozioni particolari ma permette di raggiungere la vetta a pochi passi dalla Croce di Ceniga. Dalla sosta si traversa leggermente verso destra lungo cengia in direzione dell’evidente fix sullo spigolo che si aggira per ritornare a salire verticalmente. Dopo alcuni semplici balzi la parete torna a guadagnare un po’ di verticalità. La roccia qui è molto fessurata e lavorata dall’acqua e dal tempo e la progressione risulta facilitata. Al termine del muro verticale non rimane che superare gli ultimi risalti prima di raggiungere la sosta in comune con le vie adiacenti: “Catia” e “Super Catia”. 20m, IV.

Gli ultimi metri della via, IV.

Partiti con l’incognita di non sapere cosa si sarebbe trovato ne è uscita una piacevole sorpresa. La linea non è diritta ma si fa spazio tra numerosi tettini e strapiombetti alla ricerca delle difficoltà più contenute. Ne esce un itinerario bello e completo con quattro tiri centrali veramente meritevoli su difficoltà continue. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso con molti fix e qualche cordone aggiuntivo, portare comunque una serie di friend medio-piccoli per rafforzare le soste ed integrare nei passaggi più lunghi.

Catia

Le belle giornate in questo inizio 2023 non mancano di certo ed il sole splende anche questo weekend. Le giornate sono comunque ancora corte, a meno che non si sfidi il gelo del primo mattino, ed anche noi non abbiamo voglia di salire vie estremamente lunghe. Ci dirigiamo quindi verso la parete della Croce di Ceniga per affrontare la via “Catia”, un misto tra sportivo ed alpinistico con una lunghezza centrale bella ingaggiante lungo placca di continuità.

Il primo tiro si sviluppa lungo la bella rampa ascendente molto lavorata a gocce e grumi. La progressione è continua e su difficoltà contenute anche se al nostro passaggio un paio di colate d’acqua hanno reso le cose più complicate del dovuto. Strano perchè i giorni precedenti non ha nemmeno piovuto! Si segue la rampa per tutta la sua interezza, costeggiando l’imponente parete verticale a canne dove corrono alcuni recenti monotiri di falesia. Al termine della rampa si inizia a spostarsi verso sinistra seguendo un poco accennato archetto che tende a discendere nei metri finali. Qui una pancia ostacola il passaggio costringendo ad un movimento molto fisico e su prese scomode per essere superata. Il tratto può essere comunque azzerato se non si riesce a passare in libera. Si raggiunge così la sosta posizionata subito oltre la pancia. 25m, VII+/VIII oppure V+ e A0.

La rampa del primo tiro, V+ e A0 oppure VII+/VIII.

La seconda lunghezza prosegue sulla falsa riga della precedente: ancora in traverso verso sinistra lungo rampetta appoggiata. Dalla sosta si arrampica in direzione dell’evidente diedro di sinistra che si raggiunge senza troppe difficoltà anche se le protezioni distanziate e non integrabili richiedono una certa attenzione. Raggiunto il diedro lo si sale per tutta la sua lunghezza uscendone sulla sinistra con passo fisico ma breve. Seguendo la fessura che si sviluppa ora orizzontalmente verso sinistra si giunge su terreno più semplice ed appoggiato che muta in larga cengia in prossimità della sosta all’ombra di un grosso arbusto. 30m, VI-.

L’inizio della seconda lunghezza, VI-.

Il terzo tiro è molto impegnativo, soprattutto lungo la placconata finale, e rappresenta la lunghezza chiave della salita. Inizia lungo roccia giallastra in direzione di un evidente diedro, poco più a destra rispetto alla verticale di sosta, che si raggiunge seguendo le scomode tacche a parete. Una volta alla base lo si segue fino al termine dove, un fastidioso arbusto, ostruisce il passaggio ed è necessario cavalcarlo per proseguire lungo la parete grigia principale. Qui, complice il tettino sottostante, l’esposizione è massima ed inizia un traverso verso destra che evita la verticalità, in questo tratto molto severa. Seguendo la linea di fix e cordame a parete si inizia ad obliquare leggermente in direzione di un piccolo strapiombetto che si raggiunge attraverso passi di aderenza su minute prese, spesso storte. Lo strapiombo si supera fisicamente cercando le maniglie migliori ma che in generale lasciano a desiderare. Rimontate le difficoltà non c’è spazio per respirare in quanto inizia subito una liscia placconata di difficile lettura che conduce molto faticosamente alla sosta dopo una mezza dozzina di metri. Tiro impegnativo e da non sottovalutare, possibili azzeramenti. 26m, VII.

Il tratto iniziale del terzo tiro, VII.

La quarta lunghezza prosegue lungo la fessura che si sviluppa in verticale poco a sinistra rispetto alla sosta. Rispetto al tiro precedente qui le protezioni sono distanziate ed è necessario prestare particolare attenzione vista l’erba ed i rovi che si sono impossessati della fessura. Al termine di questa si giunge su di un terrazzamento dove la linea prosegue ancora in verticale lungo una seconda fessura che archeggia verso destra. Il passo iniziale è il più complicato ma mano a mano che si sale la progressione risulta essere più agevole. Raggiunta una comoda cengia la linea da seguire diviene meno evidente visto anche che a parete non c’è più nessuna protezione da prendere come riferimento. La sosta è da attrezzare sui grossi arbusti in alto a sinistra che si raggiungono però rimanendo sulla parete di destra, dove è più sgombro da vegetazione, e traversando a sinistra solo all’ultimo. 32m, V.

Martina lungo gli ultimi metri della quarta lunghezza, V.

Breve è l’ultimo tiro che si limita a rimontare le ultime facili roccette prima di uscire nei pressi della “Croce di Ceniga”. Dalla sosta si rimonta lungo la placchetta di destra che si segue fino a che muta in una sequenza di facili terrazzini un po’ erbosi. Questi conducono senza difficoltà alla base di una paretina verticale che si evita piegando verso sinistra e risalendo la rampetta fessurata che conduce alle lavorate roccette sommitali. Si prosegue ora lungo parete appoggiata fino a raggiungere una grande e larga cengia dove si attrezza la sosta finale a piacimento su clessidre. Tiro non molto bello con roccia a tratti da verificare. Le protezioni sono quasi assenti lungo tutta la lunghezza ma non è difficile inserire dadi e friend nelle fessure che si trovano. 30m, IV+.

Martina al termine della via, IV+.

Via corta ma che ospita tiri nel complesso interessanti. Molto difficile è passare in libera lungo la prima lunghezza per via del passo chiave severo e spesso bagnato dopo piogge. Il terzo tiro è il più bello e non è assolutamente da sottovalutare nonostante le difficoltà non siano estreme. L’impegno è continuo fin dai primi metri e lungo il tratto chiave finale si arriva stanchi. E’ comunque possibile azzerare di tanto in tanto anche se al nostro passaggio i cordoni atti allo scopo non vigevano in buone condizioni. Attenzione alla chiodatura lungo la parte alta della via perchè è abbastanza allegra.

Lety

Il sole splende alto nel cielo in questa epifania 2023. Dopo un trio di vie abbastanza semplici per riprendere a mettere le mani sulla roccia dopo le feste decidiamo di salire qualcosa di leggermente più impegnativo anche se sempre contenuto. Ci dirigiamo alla parete di San Paolo sicuri di trovare qualcosa di libero e che non abbiamo ancora avuto il piacere di salire. La linea che scegliamo è una delle ultime arrivate sulla fascia rocciosa: “Lety”.

Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto oltre il nome della via che vince dapprima una bella placchetta ed in seguito una pronunciata pancia che permette di rimontare il pilastro di destra e proseguire, ora su difficoltà minori, lungo l’evidente rampa ascendente. Questa collide con un piccolo strapiombo scalonato. Il primo risalto lo si supera spostandosi verso il fix di destra con passaggio delicato e di movimento. Si prosegue ora verso sinistra aggirando il secondo risalto e rimontandolo, infine, laddove questo oppone meno resistenza. Il passaggio è fisico ma al di sopra del terrazzino è presente, un po’ nascosta, una fessurina che permette di alzare bene i piedi e raggiungere una larga e comoda spaccatura. Con questa tra le mani si rimonta agevolmente trovandosi così al di sopra del comodo terrazzino di sosta. 25m, VI-.

Simone lungo il primo tiro, VI-.

La seconda lunghezza riparte verso destra attraversando interamente la cengia di sosta fino a raggiungere una fessurina verticale ben segnalata da cordame alla base. Si torna ora a salire in verticale lungo muretto bello compatto che spancia leggermente. L’uscita dalla pancia rappresenta anche il passo chiave del tiro su piccole tacchette per le mani e minuti appoggi per i piedi. La distanza tra le protezioni qui è tale che è possibile azzerare in caso di necessità. Inizia ora un bellissimo traverso verso sinistra che taglia di netto il liscio paretone soprastante. L’arrampicata è sempre di movimento con numerosi appoggi evidenti per i piedi e con mani tutto sommato buone. Raggiunta l’estrema sinistra della parete si torna in verticale per gli ultimi metri che conducono alla sosta posta in cima al pilastro che antecede la parete principale e su cui siamo saliti fino ad ora. Attenzione alla roccia lungo gli ultimi metri visto che suona un po’ a vuoto in alcuni punti. 30m, VI.

I primi metri della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro attraversa il canalone che divide il pilastro iniziale dalla parete successiva. Questo è molto largo ed è stato creato un evidente camminamento per oltrepassarlo. Raggiunta la parete si tora a salire su roccia seguendo l’evidente rampa che si sviluppa verso sinistra e che conduce, senza difficoltà rilevanti, al cospetto di un muro grigio che si affronta diritti per diritti. Le prese disponibili qui non sono molte e quindi abbastanza obbligate. Il passo per vincere le difficoltà non è di immediata lettura ma una volta superato la parete si appoggia e le difficoltà scemano. Si risalgono senza problemi le ultime roccette che portano ad un terrazzino dove si sosta comodamente. 30m, VI-.

Il passo chiave del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue lungo l’evidente muro rosso e frastagliato che si sviluppa oltre la sosta e che si risale rimanendone leggermente lungo la parete di destra dove la roccia pare essere più sana e solida. Dopo i primi metri leggermente appoggiati si guadagna presto verticalità ma le prese sono molto buone lungo tutto il tiro rendendo la progressione piuttosto rapida. L’unico passo un po’ più sostenuto lo si ha in uscita dal muro dove l’inclinazione della parete costringe ad una arrampicata fisica con ribaltata non banale per raggiungere il terrazzino che spezza a metà la lunghezza. Il secondo muro è molto simile al primo con arrampicata semplice nel primo tratto e passo chiave in uscita. Quest’ultimo è molto bello ed è uno dei pochi punti in cui è veramente necessario inserire un friend a protezione della progressione. Si tratta di un piccolo strapiombetto solcato, nella parte superiore, da accogliente fessura che si usa per rimontarlo. Subito sopra è presente la cengia di sosta. 30m, VI.

I primi metri della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro non è molto lungo e raggiunge senza particolari difficoltà il sentiero di discesa che interrompe la verticalità della parete. Si inizia risalendo la paretina qualche metro prima di iniziare un bel traverso verso sinistra in direzione dello spigolo. Poco prima di raggiungerlo si torna però a salire verticalmente questa volta lungo parete più appoggiata ed estremamente fessurata il che rende la progressione piacevole e spensierata. La roccia solida permette di raggiungere rapidamente il borso superiore del muretto e di rimontare sulla cengia dove si sosta alla base della parete finale. 25m, IV.

Il bel traverso del quinto tiro, IV.

Molto bella è anche la sesta lunghezza, nonostante sia estremamente breve. Risale la prima parte del muretto finale, molto friabile alla base ma che migliora notevolmente mano a mano che si sale. Il primo tratto è infatti composto da roccia scaglionata che si sbriciola facilmente ma che, dopo un paio di metri, torna più compatta. Dalla sosta si obliqua leggermente verso sinistra per evitare il tettino soprastante e che si rimonta solo in seguito una volta raggiunta la parte più debole. Inizia ora un bel traverso verso destra, al di sotto di un secondo tetto, che si svolge su buoni appoggi per i piedi e con le mani che riequilibriano i vari passaggi. Terminato il traverso si segue brevemente un diedro che esce direttamente su sosta aerea con passaggio finale delicato per via delle piccole prese disponibili. 20m, VI/VI+.

Simone prima del traverso della sesta lunghezza, VI/VI+.

L’ultimo tiro riparte severo su piccole listelle ed appoggi appena accennati. La verticalità della parete rende il tratto piuttosto boulderoso ed ostico ma fortunatamente è breve ed in poco tempo si giunge su breve cengia che antecede il muretto finale. Questo è composto principalmente da roccette rotte che rendono la progressione semplice grazie alle numerose prese presenti. Si raggiunge una seconda cengia, ora più grande, dove un’ultima placchetta completamente appoggiata permette di raggiungere la sosta di fine itinerario da attrezzare su albero a pochi passi dal sentiero di rientro. 20m, VI+.

Il muretto leggermente strapiombante dell’ultimo tiro, VI+.

Via piacevole anche se molto discontinua per via dei numerosi terrazzini che spezzano la verticalità. Particolarmente bella è la seconda lunghezza che si svolge lungo solida placconata mentre negli altri tiri è sempre bene verificare quello che si prende. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario e solo in pochi punti isolati è necessario integrare con qualcosa di rapido. Attenzione lungo gli ultimi 2 tiri dove la roccia è quello che è e dove, subito sotto, passa il sentiero di rientro che serve molteplici itinerari.

Guide Alpine

Questi primi giorni del 2023 ci stanno regalando giornate piuttosto miti dal punto di vista delle temperature. Anche oggi il cielo è coperto ma niente ci ferma dal scendere in valle per affrontare qualche ascesa. Ci è giunta voce che di recente è stata aperta qualche semplice linea sul Monte Baone, quale occasione migliore er farci un salto? La via che abbiamo scelto si chiama “Guide Alpine” ed inizia con 4 tiri lungo placca appoggiata per poi verticalizzarsi solamente nel finale.

Il primo tiro inizia rimontando verso sinistra le semplici roccette appoggiate e leggermente instabili che antecedono la paretina principale. Senza grandi difficoltà si raggiunge subito un terrazzino proseguendo poi lungo roccia più compatta. Inizia ora la lunga placconata che ci accompagnerà per i prossimi tiri. Questa, leggermente appoggiata, è molto fessurata e l’arrampicata è sempre facile grazie alle numerose prese che offre la parete ed alle protezioni, principalmente costituite da cordame attorno alle clessidre intervallato da qualche fix, che abbondano lungo tutto il percorso. Risalendo un po’ a destra ed un po’ a sinistra alla ricerca della linea più consona da seguire si rimontano in sequenza una serie di risalti che conducono ad un minuto terrazzino dove si sosta su coppia di cordoni. 32m, IV.

Martina lungo il primo tiro, IV.

La seconda lunghezza sale sulla falsa riga della precedente sempre in verticale lungo la placchetta fessurata. Molto bello e divertente è il tratto iniziale che si svolge lungo roccia solida e compatta seguendo le naturali conformità della parete. Qui le protezioni potrebbero risultare un po’ distanziate ma è facile integrare con friends e cordoni in caso di necessità. Obliquando prima verso destra e poi verso sinistra si raggiunge una zona caratterizzata da rocce più rotte dove la continuità è spezzata. Il tratto è comunque breve ed in poco tempo si torna a seguire la placca successiva che, attraverso arrampicata analoga a quella precedente, conduce senza difficoltà rilevanti alla terrazza di sosta dopo essersi districati tra le belle fessure che compongono la sezione. 35m, IV.

La placca appoggiata della seconda lunghezza, IV.

Breve è il terzo tiro che si svolge principalmente lungo parete molto appoggiata ed onestamente poco interessante. Si fa spazio lungo il corridoio creatosi tra la vegetazione che si segue fino alla sosta successiva con difficoltà semplici ed omogenee ad eccezione di un singolo passo nel mezzo della lunghezza. Si parte gattonando lungo la sporca rampetta oltre la sosta raggiungendo in breve un arbusto che può essere utilizzato come protezione rapida visto che la prima a parete è posta un po’ in alto. Proseguendo con l’arrampicata si arriva alla base di un minuto risalto che rappresenta il passo chiave della lunghezza e che si rimonta con decisione sfruttando le buone prese sommitali ed alzando bene i piedi. Si prosegue ora verso sinistra lungo facili roccette fino ad incontrare la sosta su larga cengia. 20m, IV.

Il corridoio tra gli alberi del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue verso destra lungo la bella rampa fessurata. Per raggiungerla è però necessario superare alcuni risalti di non facile interpretazione. Il primo, nello specifico, non offre buone prese e rimontarlo è tutt’altro che banale. Si deve fare infatti affidamento molto sui piedi che spingono lungo gli appoggi e, mantendendo il corpo bello attaccato alla parete, permettono di alzarsi fino a raggiungere le buone prese in alto. Da qui in poi, dopo aver oltrepassato un cordicino nascosto, si prosegue lungo la rampa che caratterizza il tiro, completamente sprotetta ma ben proteggibile a friend. Al termine della rampa si rimontano gli ultimi risalti ritrovandosi così al di sopra di una larga cengia dove si sosta attorno ad arbusto. 22m, IV+.

Martina impegnata sulla rampa della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro torna a salire in verticale lungo bella paretina compatta. Dall’albero di sosta si percorre qualche metro lungo la cengia in direzione di un evidente cordoncino alla base della parete. Si segue ora la bella fessura che corre verticale, e che obliqua leggermente verso sinistra, attraverso arrampicata continua e con qualche movimento fisico. Le prese ci sono comunque tutte sia per mani che per piedi e le protezioni sono sempre ravvicinate. Al termine della fessura inizia un esposto traverso verso destra lungo roccia lavorata a belle gocce taglienti. Per la progressione è meglio rimanere piuttosto bassi così da sfruttare i chiari appoggi per i piedi e le gocce per le mani. L’arrampicata qui è principalmente di movimento e senza particolari difficoltà si raggiunge l’ingresso della rampa finale dove si attrezza una sosta aerea. 20m, V+.

Il bel traverso del quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza prosegue lungo la bella rampa appoggiata che si sviluppa a partire dalla sosta. Superato lo zoccoletto iniziale, prima di raggiungere la rampa vera e propria, ci si trova al cospetto di una larga fessura che taglia orizzontalmente la parete. Rimontata con i piedi la si segue qualche centimetro verso sinistra al fine di raggiungere una coppia di buone prese, una delle quali scavata, che consentono, attraverso passo deciso, di salire sulla rampa. Si prosegue ora, con arrampicata molto bella, lungo il diedro di destra dove sono posizionati tutti i cordoni a protezione della progressione. La roccia è solida ed estremamente porosa ed in breve si raggiunge il culmine della parete che si rimonta senza difficoltà. Si superano ora una serie di facili roccette fino a quando la parete si appoggia ed è necessario proseguire camminando verso destra fino al cordone di sosta posto poco a sinistra rispetto ad un grosso arbusto. 30m, VI-.

Simone lungo l’ultimo tiro, VI-.

Via molto didattica e consigliata a chi muove i primi passi per fare le prime esperienze. La roccia è da buona ad ottima lungo tutto l’itinerario e le protezioni sono abbondanti ed abbastanza ravvicinate. Molto belli sono i 2 tiri finali dove la via guadagna finalmente verticalità lungo roccia ruvida e grumosa. Anche il panorama, che spazia dal castello di Arco al lago di Garda, merita una visita!

Occhi di Falco

In una fredda e ventosa mattinata di inizio Gennaio ci dirigiamo in Val d’Adige con l’intento di esplorare zone a noi ancora poco familiari nonostante non siano molto lontane da casa. Arriviamo al paesino di Tessari che il parcheggio è ancora vuoto e ci dirigiamo alla parete della “Roda del Canal”. Il vento soffia fastidiosamente ed il freddo non mette tanta voglia di arrampicare ma stringiamo i denti ed approcciamo la via “Occhi di Falco”.

Il primo tiro parte lungo il muretto grigio e compatto che si sviluppa oltre la scritta rossa che identifica la linea. Il primo fix è posto un po’ in alto ma la chiodatura è buona lungo tutta la salita. Sfruttando le buone fessure orizzontali ed i buchetti quà e là si giunge senza difficoltà rilevanti ad un breve muretto leggermente strapiombante che si vince alzandosi bene alla ricerca delle accoglienti fessure poste leggermente sulla destra rispetto alla verticale fino a questo momento seguita. Rimontato il muretto inizia un bellissimo traversino che conduce direttamente alla prima sosta. Il traverso è abbastanza manigliato a buchi mentre i piedi sono sempre alla ricerca degli appoggi migliori che si trovano piuttosto in basso. Al termine del traverso si torna a salire in verticale obliquando verso destra fino alla sosta che si raggiunge senza ulteriori difficoltà. 23m, 6a.

Martina verso il termine del primo tiro, 6a.

Molto bella è anche la seconda lunghezza che prosegue zig-zagando lungo il muretto verticale oltre la sosta. Si inizia risalendo su buconi leggermente verso destra fino a che questi non terminano. Un bel movimento in aderenza verso sinistra permette di raggiungere le prossime lame verticali dove si torna a salire per qualche metro fino al raggiungimento di uno strapiombetto. Quest’ultimo si vince con passo deciso trovandosi ora all’inizio di un secondo traverso, questa volta verso destra, ancora in aderenza. Il movimento è delicato e consiste in un allungo per agguantare la comoda lama verticale che si usa per riequilibrarsi. Inizia ora un breve muretto ben appigliato che si abbandona dopo pochi metri in favore dell’ultimo traverso del tiro. Buoni buchi per le mani permettono di spingere con i piedi a spalmo in placca e spostarsi piano piano in direzione dell’evidente terrazzino dove si sosta comodamente. Tiro bello e divertente, continuo nelle difficoltà. Assicurarsi di allungare qualche protezione per evitare eccessivo attrito verso il termine. 30m, 6a.

Lo sviluppo della seconda lunghezza, 6a.

Il terzo tiro prosegue lungo le roccette rotte ed appoggiate che giacciono oltre la sosta prima di incontrare nuovamente la verticalità della parete successiva. Senza particolari difficoltà si vincono i primi metri che in breve tempo conducono ad una cengetta. Qui il passo chiave del tiro e dell’itinerario. Il muro si fa ora decisamente verticale e dopo le prime lame rimangono solamente minute tacche taglienti sulle quali fare affidamento. Movimenti rapidi e decisi consentono di raggiungere il bordo superiore della paretina che si rimonta ora con minore deifficoltà. Spostandosi leggermente verso destra si guadagna ancora qualche metro prima di affrontare l’ultimo muretto semplice e goduriosamente lavorato a fonde e taglienti fessure. In poco tempo si raggiunge l’apice anche di quest’ultimo trovando la sosta ad anello su di un masso poco oltre. 30m, 6a+.

Martina superate le difficoltà del terzo tiro, 6a+.

La quarta lunghezza è di collegamento e si limita ad attraversare il boschetto fino a raggaiungere la paretina finale dove si sosta su fix e clessidra. 10m, I.

Il quinto ed ultimo tiro vince la paretina finale molto appoggiata e semplice grazie alle fessurone di cui è composta. Dalla sosta si rimontano una serie di roccette che portano ad una piccola cengia che antecede la parete principale. La linea da seguire è sempre ben evidente visti i numerosi cordoni che penzolano quà e là e che rendono l’arrampicata sicura e spensierata. Nel caso si senta la necessità di integrare è comunque possibile farlo in quanto clessidre libere abbondano così come fessure per dadi e friends. Con bella arrampicata si salgono gli ultimi metri che separano dalla vetta con la parete che tende ad appoggiarsi mano a mano che si sale. Poco prima di raggiungere la terrazza sommitale ci si ferma a fare sosta su due cordoni. 35m, 4b.

I primi metri dell’ultimo tiro, 4b.

Via breve ma molto carina con i primi 2 tiri davvero belli e meritevoli. La chiodatura è buona lungo tutto il percorso e non è necessario portare molto altro. Un’ottima salita soprattutto se concatenata, vista la brevità, con qualche via nelle vicinanze.

Claudia ’22

Oggi è il 2 gennaio 2023 ed è caldo. Raggiungiamo Arco con il termometro che segna gli 8°C alle 8:00 di mattina. Fortuna che il cielo è coperto e le previsioni non mettono sole per la giornata altrimenti sarebbe quasi da stare in maniche corte. L’obiettivo è quello di riniziare a muovere i primi pasi dopo le festività, quindi qualcosa di tranquillo. Ci dirigiamo verso la Parete di Pezol per salire una delle ultime realizzazioni: Claudia ’22.

Il primo tiro è particolarmente breve e consente di superare lo zoccoletto basale e di raggiungere così la parete principale. L’arrampicata è sempre semplice grazie all’inclinazione favorevole e dalle buone prese presenti. Si inizia approcciando la breve placchetta subito a destra della scritta, che identifica la via, che si vince agevolmente grazie alle accoglienti fessure orizzontali ancora un po’ sporche dal terriccio. Superato il primo tratto si prosegue lungo roccette frastagliate prima verso destra, raggiungendo un cordone attorno ad alberello, e poi verso sinistra fino ad arrivare al terrazino di sosta che si rimonta con qualche difficoltà sfruttando anche gli arbusti presenti visto che questo è particolarmente terroso e scivoloso. 15m, III+.

Martina lungo il primo tiro, III+.

La seconda lunghezza riparte lungo la parete principale che si verticalizza offrendo arrampicata interessante su roccia piuttosto solida. I primi metri del tiro sono decisamente i più difficili costringendo ad un delicato traverso verso destra dopo aver inserito il primo rinvio. Le prese qui sono minute ed appena accennate e la placca su cui poggiano i piedi è liscia. Con passo deciso, fidandosi bene dei propri mezzi, si raggiunge il muretto di destra che consente di tornare a salire in verticale. Le prese ora ci sono e sono abbondanti rendendo la progressione più semplice. Potrebbe tuttavia tornare comoda una coppia di friend medio-piccoli visto che le protezioni in loco sono distanziate in questo tratto. Puntando all’ultimo cordone penzolante visibile si vince la verticale giungendo ad un tratto più appoggiato che conduce senza ulteriori difficoltà alla cengia di sosta. 27m, V+.

I primi metri della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro continua lungo il muro fessurato oltre la sosta. Si inizia portandosi di poco sulla sinistra e raggiungendo un primo esile cordoncino attorno a clessidra che si supera ritornando sulla verticale e proseguendo lungo placca compatta e facile. Le molteplici fessure a parete, fonde ed accoglienti, e le protezioni solide e ravvicinate rendono la progressione semplice e piacevole almeno fino alla placchetta finale. Questa rappresenta il passo chiave del tiro e si vince attraverso arrampicata di equilibrio e di aderenza raggiungendo le buone prese sommitali che consentono di rimontare sul terrazzino di sosta. Vista la lunghezza del tiro limitata e la linearità di quello successivo, allungando qualche protezione, si può saltare la sosta e proseguire fino a quella successiva. 20m, V+.

La linea del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza si avventura all’interno del diedro/canale che prosegue fino al terrazzino successivo. Lungo tutto l’itinerario la roccia è frastagliata e la progressione risulta essere sempre semplice anche se la qualità non eccelsa della roccia in questo tratto costringe a rimanere sempre sull’attenti e valutare bene quello che si prende. Dalla sosta ci si immette direttamente nel canale che obliqua verso destra preferendo la parte interna almeno per il tratto inferiore. La linea è ben evidente, grazie alle numerose clessidre adornate da altrettanti cordoncini, ed in breve si raggiunge un arbusto evidentemente potato per permettere il passaggio. Lasciato quest’ultimo sulla destra si prosegue sulla parete compatta alla sinistra del canale dove la roccia è più solida e l’arrampicata più entusiasmante. Senza particolari difficoltà si raggiunge infine il terrazzino di sosta. 28m, V-.

Martina la termine della quarta lunghezza, V-.

Molto bello ed elegante è il quinto tiro che vince la bellissima ed estetica placconata leggermente appoggiata che si estende oltre il terrazzino di sosta. Dopo un movimento in allungo per immettersi sulla placca si inizia a seguire il bordo sinistro che ospita le prese migliori. Si abbandona quest’ultimo dopo qualche metro tornando così ad arrampicare sulla placconata principale seguendo la linea delle protezioni a parete. Passando da una fessura all’altra si raggiunge l’ultimo tratto del muro grigio dove, in un unico movimento, sono concentrate le difficoltà del tiro. Un tagliente bidito permette di agguantare il bordo di una cavità che consente di alzare bene i piedi e, spingendo lungo la liscia placca, proiettarsi all’insopra del terrazzino di sosta. 30m, V.

La bella placca del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza prosegue lungo l’evidente corridoio tra gli alberi attraverso arrampicata semplice lungo roccette rotte. Strappo alla regola sono i primi tre metri che si svolgono ancora lungo placca compatta e che costituiscono l’ostacolo maggiore del tiro. Qui infatti le prese non sono particolarmente comode e l’arbusto sulla destra ostacola un po’ il passaggio. Raggiunto il primo cordone la parete si appoggia e l’arrampicata risulta essere più semplice. Si prosegue in verticale fino a che il corridoio è chiuso da vegetazione imponendo una brusca sterzata verso sinistra che, attraverso un po’ di terriccio e cercando di rimanerne al di sopra, porta alla comoda terrazza di sosta. 22m, IV.

Martina sulla sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro è breve e poco entusiasmante. Supera il breve muretto oltre la sosta che conduce ad una larga terrazza detritica che si segue camminando verso destra fino a che si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta a fianco alla scritta “Claudia”. Lungo il muretto iniziale la qualità della roccia non è delle migliori e non è raro che rimanga in mano più di qualche appiglio. Fortunatamente il tratto è breve e semplice ma è comunque fondamentale prestare attenzione. Un occhio di riguardo anche durante il traverso e quando si recupera la corda perchè è facile smuovere qualche detrito che arriva direttamente sulla sosta sottostante. 22m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza torna a salire in verticale all’interno di un largo diedro composto principalmente da roccette rotte e poco stabili. Prima di giungere nel diedro vero e proprio si rimonta il facile muretto basale e si prosegue mantenendo la parete di sinistra quasi fino al termine. Ignorare ora la linea di protezioni che continua ancora a sinistra (fanno parte della via “Cercando la Trincea”) e spostarsi invece lungo la parete destra del diedro rimontando il pilastro ed oltrepassando l’arbusto posto sul suo culmine. Un breve traverso verso destra porta alla base di una placchetta compatta che si vince verticalmente raggiungendo così il terrazzino di sosta. 24m, V.

Il diedro dell’ottava lunghezza, V.

Molto breve è il nono tiro che, allungando qualche protezione in precedenza, si può decidere di concatenare. Si tratta principalmente di una anonima camminata verso destra che in breve tempo porta all’uscita della via ed al libro di vetta. Solamente gli ultimi 3 metri si svolgono su roccette ma non aggiungono particolari emozioni ad un tiro sostanzialmente di collegamento. Si sosta sulla roccetta al di sotto del libro di vetta oppure, più comodamente, sull’arbusto subito sopra. 18m, II.

Gli ultimi metri del nono tiro, II.

La via si può terminare qui, seguendo il sentiero di sinistra, oppure raggiungere il breve tiro finale che consente di raggiungere la cima del Pezol arrampicando. In questo caso si segue per una decina di metri la traccia di destra fino alla parete successiva. Di seguito la descrizione.

La decima lunghezza è corta ma piacevole e si svolge lungo il muretto che termina poco prima del traliccio dell’alta tensione. Si risale la bella parete fessurata con difficoltà pressochè costanti raggiungendo dapprima un arbusto, da cui penzola un cordone, ed in seguito proseguendo a zig zag lungo la placchetta successiva. Spostandosi prima verso sinistra ed in seguito verso destra si segue la linea delle protezioni che si sviluppa lungo il bel muretto compatto alla ricerca della linea più facile ed intuitiva. Anche qui le fonde fessure aiutano la progressione che termina con un facile traversino verso sinistra che permette di rimontare in vetta. Oltrepassate le ultime roccette, ormai camminando, si raggiunge la coppia di fix che si attrezzano per l’ultima sosta. 25m, V.

Simone lungo l’ultimo tiro, V.

Via semplice e particolarmente didattica. Adatta a chi muove i primi passi sulle vie a più tiri. Le protezioni sono abbondanti lungo tutto l’itinerario, solo nel secondo tiro può essere utile inserire qualche friend. La roccia è buona anche se in alcuni tratti necessita di una controllata considerando anche che la via è recente e bisogna aspettare ancora qualche salita per il consolidamento.